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martedì 19 gennaio 2021

La tragica corsa al ribasso delle valute nazionali

 

 

di Pascal Hügli

Denaro: il potere magico che ha sulle persone è quasi universale. Ma che lo guadagniamo, lo spendiamo o lo risparmiamo, non pensiamo quasi mai alle seguenti domande: cos'è il denaro, perché esiste e come sarà il denaro in futuro? Perché dovremmo? I nostri soldi funzionano. Giorno dopo giorno li usiamo senza troppi sforzi. Allora, qual'è il problema?

Bene, lasciatemi spiegare. Come ha sottolineato August Friedrich von Hayek, noi esseri umani usiamo costantemente cose di cui non sappiamo nulla. È proprio questo fatto che ci rende una specie di successo. Con i soldi non è diverso. Il fatto che non dobbiamo pensare al denaro, ma che possiamo ancora usarlo con successo, è una grande vittoria e una testimonianza di come funzionano bene il nostro mercato e la società della conoscenza.

Nel corso della grande recessione del 2008 e della crisi sanitaria di quest'anno, le domande sul ruolo del denaro sembrano emergere invece con maggiore frequenza. Il denaro sta subendo grandi cambiamenti? Come mostra la storia del denaro, esso non è mai stato qualcosa di dormiente ed immutabile. Il denaro e la sua natura sono sempre stati in uno stato di mutamento. Pertanto ciò che oggi diamo per scontato potrebbe non essere più valido domani. Non è un problema finché non diviene un problema.


Il sistema monetario è ad un bivio

L'ipotesi che l'essenza del denaro, adesso più che mai, sia un flusso dinamico è dovuta ai seguenti fatti: cambiamento tecnologico, iperestensione faustiana del nostro ordine finanziario, vecchie intuizioni riguardo la teoria monetaria, processi di scoperta imprenditoriale che scuotono gli attuali dogmi sul denaro. Proprio perché l'incertezza sul futuro viene avvertita da un numero crescente di individui all'interno della popolazione, vale la pena dare uno sguardo sobrio ai processi, alle tendenze e alle dinamiche attuali.

Oggi associamo il denaro principalmente alle valute nazionali: dollaro, euro, o franco svizzero. Queste valute nazionali sono emesse dai rispettivi stati, o più precisamente dalle loro banche nazionali o centrali. Questi soldi sono anche comunemente indicati come valute fiat. Il termine "fiat" è di origine latina e significa "che sia", con riferimento al fatto che le valute nazionali sono create dal nulla ("ex nihilo") e non hanno alcuna copertura in materia di merci.

La misura in cui questa descrizione è corretta è oggetto di un acceso dibattito. Secondo i chartalisti, il denaro trarrebbe il suo valore dal monopolio statale su denaro e tasse. A loro avviso, lo stato è l'origine del denaro e determina ciò che esiste come denaro. Altri economisti sottolineano la necessità di un'economia funzionante, la cui diversa struttura di produzione rende necessario un mezzo di scambio. Questo gruppo vede il valore intrinseco del denaro derivare dalla produttività di un'area economica. Altri considerano la copertura del denaro il fattore determinante. Storicamente le valute cartacee erano coperte dall'oro, poi nell'agosto 1971 tale copertura è stata abolita con la chiusura della cosiddetta finestra dell'oro. Le valute non facevano più riferimento ad una commodity. In definitiva, da dove proviene davvero il valore del denaro è ancora oggetto di discussione, anche dopo centinaia di anni.


Svalutazione competitiva

Con l'abolizione della copertura aurea, quest'ultima tesi ha perso il suo splendore argomentativo. Le valute statali continuano ad esistere senza un legame reale, tuttavia l'ordine monetario moderno non è andato in crash, ma è passato ad un sistema di tassi di cambio fluttuanti.

La chiusura della finestra d'oro nel 1971 è spesso considerata nei circoli libertari il peccato per eccellenza nella storia monetaria moderna . In realtà questo evento, certamente drastico, ha anche un grande significato psicologico, poiché anche il gold standard di Bretton Woods non aveva quasi nulla a che fare con un vero e proprio gold standard. Quello che era iniziato come uno standard di lingotti d'oro in Inghilterra dopo la prima guerra mondiale continuò con l'inizio del sistema di Bretton Woods come una versione completamente annacquata di un gold standard. Le monete d'oro avevano cessato da tempo di circolare e non potevano più essere convertite in banconote dagli abitanti di un Paese. Solo le banche centrali potevano insistere sulla consegna di oro in cambio di dollari USA.

Nel corso di diversi decenni durante la fine del diciannovesimo secolo, e poi per tutto il ventesimo secolo, ciò che una volta era annotato nei libri di storia come gold standard classico è stato gradualmente eroso. Durante il breve periodo di quello che è probabilmente stato il gold standard più puro di tutti i tempi, il metallo giallo è servito da ancoraggio tra valore e prezzo. Con la sua diluizione decennale, la funzione stabilizzante che l'oro era in grado di fornire è stata sempre più indebolita.

Le valute di carta degli stati, che circolavano sempre più come sostituti dell'oro, sono diventate sempre più importanti. Tra loro è scoppiata gradualmente una battaglia: più a lungo andava avanti, più diventava costosa. I diversi tassi di cambio delle singole coppie di valute hanno portato ad un aumento dei rischi, facendo salire i costi di transazione sul commercio internazionale. Infatti il mondo è afflitto da una sorta di sistema di baratto monetario internazionale.

Imprenditori, aziende e politici hanno reagito a questa situazione. All'interno della sfera politica, il dollaro USA si è sviluppato nell'unità di conto globale per il petrolio e altre materie prime a causa dell'egemonia degli Stati Uniti come la più forte potenza economica del mondo. Ad oggi il dollaro USA continua a funzionare come valuta di riserva internazionale. In questo modo il biglietto verde facilita il commercio globale, ma per la sua importanza permette anche agli Stati Uniti di sfruttare quello che viene chiamato un privilegio esorbitante. Il dominio assoluto del dollaro ed i vantaggi per i mercati statunitensi sono impressionanti.

La risposta imprenditoriale è stata quella di creare derivati ​​e sempre più hedge fund. I primi sono prodotti finanziari il cui obiettivo primario è la copertura contrattuale dei rischi nel tempo e nello spazio. Gli hedge fund, invece, sono entità che trattano questi prodotti finanziari. Non sorprende quindi che oggi le operazioni di copertura per minimizzare i rischi di cambio rappresentino una parte considerevole delle transazioni finanziarie totali.

L'importanza di questi strumenti ed entità è particolarmente evidente nel caso di società attive a livello internazionale. I loro ricavi e costi si trovano spesso in aree monetarie geograficamente diverse. I derivati ​​aiutano a ridurre i rischi: ad esempio l'organizzatore del torneo di Wimbledon riceve pagamenti in dollari per i diritti di trasmissione negli Stati Uniti; tuttavia quasi tutti i costi per il torneo sono sostenuti in sterline. Ciò rende l'organizzatore dipendente dal tasso di cambio sterlina-dollaro. Per un dato prezzo, questo rischio può essere ridotto con i derivati ​​se l'organizzatore del torneo si impegna a vendere i dollari ad un tasso di cambio predeterminato in un certo momento nel futuro.

Il numero sempre crescente di derivati ​​utilizzati oggi è in definitiva una conseguenza degli effetti costosi di questa diversità di valute nazionali. Chiunque desideri inviare denaro oltre i confini nazionali oggi paga ingenti commissioni. Il motivo: la realtà delle diverse aree monetarie richiede il coinvolgimento di istituti bancari e finanziari. Innumerevoli banche, banche partner e fornitori di servizi finanziari di diversi Paesi sono coinvolti e vogliono la loro quota "equa". Quindi, in definitiva, il nostro attuale ordine monetario internazionale assomiglia ad un baratto globale basato su numerose valute fiat. I sistemi legacy ed i requisiti normativi rendono difficile il trasferimento rapido ed efficiente di questi fondi.

Le diverse società fintech di oggi possono quindi essere considerate come una reazione imprenditoriale a questo stato di cose. Le più popolari e di successo tra loro sono quelle che vogliono rimuovere le barriere artificiali nelle transazioni internazionali a causa di questo baratto globale. Ciò che le banche sono riuscite a malapena a fare è ora reso possibile da società emergenti come TransferWise o Revolut.

Mentre l'invio e la ricezione di valute nazionali non solo sta diventando più veloce ma anche più economico, ci si chiede ancora: queste società fintech non stanno combattendo una battaglia in salita che non saranno in grado di vincere? Sebbene stiano cercando di far funzionare meglio il nostro sistema finanziario per le masse, la svalutazione delle valute nazionali va a discapito di tutti noi. Se le fondamenta sono marce, qualsiasi sforzo da parte degli imprenditori è in definitiva come mettere il rossetto ad un maiale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 13 gennaio 2021

Stampate “troppo denaro” ed ecco cosa ottenete: inflazione dei prezzi degli asset e disuguaglianza

 

 

di Pascal Hügli

Agli occhi di molti, il Covid-19 ha davvero accelerato le cose. Gli appassionati di tecnologia si sono rallegrati perché le riunioni virtuali, le chiamate con Zoom e la digitalizzazione in generale all'interno delle aziende hanno visto un forte impulso. Allo stesso tempo, la crisi sanitaria ha accelerato un altro sviluppo di cui le persone generalmente non si preoccupano: l'espansione dell'offerta di moneta.

Sebbene la politica monetaria fosse stata estremamente espansiva anche ben prima che il virus colpisse il mondo, i banchieri centrali stanno alzando di nuovo la posta. Mentre la Federal Reserve ha impiegato quasi sei anni per creare $3.500 miliardi di nuova liquidità, questa volta ci sono voluti solo dieci mesi per scatenare uno tsunami monetario di $3.000 miliardi con la proiezione di altri $1.800 miliardi quest'anno.

Sebbene questi numeri astronomici non dicano niente al grande pubblico, un altro fatto sorprendente è passato sotto traccia: dopo il marzo 2020 il sistema bancario statunitense ha aumentato l'offerta di moneta M1 del 37%. Ciò che questo significa in parole semplici è che il 37% di tutti i dollari e depositi bancari in dollari che siano mai esistiti è stato creato nel 2020. Se si tiene presente che gli aggregati monetari come M0, M1 e M2 oggi non danno più un resoconto accurato di tutto il denaro nel sistema, perché non tengono conto del moltiplicatore del collaterale nel sistema bancario ombra, possiamo supporre che l'entità effettiva dell'espansione monetaria è molto maggiore.


Politica fiscale come politica monetaria mascherata

La liquidità creata dalle banche centrali mondiali viene integrata da misure fiscali da parte degli stati. Il governo degli Stati Uniti ha fatto da apripista, avendo approvato pacchetti di stimolo per migliaia di miliardi, e poi anche altri Paesi si sono indebitati ulteriormente per contrastare la recessione. A causa di tutto questo indebitamento, i livelli del debito globale hanno raggiunto un nuovo record di $277.000 miliardi, secondo una stima dell'Istituto di finanza internazionale. Ciò equivale ad un rapporto debito/PIL del 365%.

Attualmente si sta discutendo chi debba avere la precedenza: se la politica monetaria o fiscale. Questo dibattito, però, è solo un miraggio: oggi la politica fiscale sotto forma di stimoli statali è la politica monetaria. Il debito pubblico è diventato l'asset più popolare e ricercato nelle azioni di politica monetaria. La politica fiscale si è trasformata in politica monetaria sotto mentite spoglie, poiché il debito di nuova creazione è assorbito sempre più dalle banche centrali. La conseguenza inevitabile è che la qualità dei loro bilanci, e quindi la qualità del nostro denaro, si deteriora continuamente.


Le conseguenze dei “troppi soldi”

Fare in modo che le banche centrali conducano una politica monetaria sempre più espansiva basata interamente sul debito è oggi la soluzione preferita dai politici, poiché segna il percorso di minor resistenza. Creare sempre più denaro è conveniente, perché in questo modo praticamente qualsiasi gruppo di interesse può essere sedato finanziariamente.

Il risultato è ovvio: troppi soldi stanno sguazzando in cerca di rendimenti. Governi come quello spagnolo o portoghese, che difficilmente sono noti per essere fiscalmente responsabili e quindi debitori affidabili, attualmente sono in grado di prendere in prestito denaro a costo zero. Questo sembra essere del tutto assurdo se si tiene presente che durante la crisi del debito europeo i loro costi di prestito (nel caso del Portogallo fino al 14% per i suoi titoli decennali) hanno costretto l'Unione Europea ad approvare pacchetti di salvataggio multimiliardari.

I mercati finanziari sono impazziti. Non solo le obbligazioni svizzere e tedesche hanno un tasso d'interesse negativo, ma anche il titolo decennale spagnolo è entrato in territorio negativo per la prima volta, anche se per un breve periodo. L'acquisto di queste nuove obbligazioni è a totale appannaggio della Banca Centrale Europea (BCE), come mostra un'analisi della banca tedesca DZ.

Il mercato obbligazionario europeo è praticamente scomparso. Proprio come l'Europa seguirà gradualmente le orme del Giappone e sperimenterà sempre più le conseguenze sociali dei tassi d'interesse a zero, il suo mercato obbligazionario verrà "giapponesizzato". La Bank of Japan (BOJ) è stata a lungo l'unico offerente per i titoli di stato giapponesi (JGB) e la BCE sta attualmente affrontando lo stesso rischio e sembra davvero non esserci via d'uscita. Proprio come è avvenuto in Giappone, i banchieri centrali europei stanno accumulando sempre più titoli di stato, privando il settore privato di questo tipo di garanzia collaterale e rendendo la politica monetaria sempre più difficile da gestire. Anche a questo proposito, la famosa spirale di interventismo descritta da Mises continuerà a girare man mano che i tecnocrati dovranno trovare nuove "soluzioni" pronte all'uso.


Troppi soldi, troppe disuguaglianze

Paradossalmente, a causa di questo diluvio di denaro nel sistema, l'inflazione dei prezzi degli asset continuerà e farà in modo che l'odierna disuguaglianza di ricchezza aumenti ulteriormente. Gli asset di tutti i tipi hanno registrato un apprezzamento dei prezzi a causa della liquidità di nuova creazione che fluisce in esse. Allo stesso tempo, gli assegni del welfare state alla popolazione statunitense illustrano abbastanza bene come le decisioni politiche in realtà esacerbino le cose creando maggiore disuguaglianza di ricchezza.

Coloro che hanno investito le sovvenzioni governative da $1.200 in Bitcoin, hanno guadagnato $3.749. I destinatari di questi fondi che sono stati abbastanza intelligenti da anticipare tali movimenti nel tempo, molto probabilmente si sono posizionati di conseguenza e ne hanno beneficiato. Alla fine sono gli effetti di secondo o anche di terzo ordine che aumentano la disuguaglianza di ricchezza e ostacolano qualsiasi misura politica che cerchi di ottenere il contrario.


Attenzione ai trader stupidi

Il fatto che ci sia troppo denaro in giro può in definitiva essere considerato il risultato di quella che si chiama istituzionalizzazione della creazione di moneta. Poiché i depositi bancari ed i saldi monetari, sia in una cassaforte che in un salvadanaio, vengono polverizzati di giorno in giorno, sempre più persone comuni si sentono obbligate a partecipare a questo gioco, cioè i mercati finanziari, nella speranza di poter guadagnare qualcosa dall'inflazione dei prezzi degli asset.

L'odierna politica monetaria ultra-espansiva costringe quindi più persone inesperte ad investire nel mercato azionario. Questo fattore di spinta, combinato con la possibilità tecnologica odierna di investire facilmente, porta ad una massa sempre crescente di cosiddetti dumb money nei mercati.

Una parola di cautela: il termine "dumb money" non ha lo scopo di ridicolizzare questi investitori. Riconosce il fatto che molte persone sono attualmente spinte ad investire in asset finanziari di cui hanno poca conoscenza, mentre allo stesso tempo mancano gli strumenti per analizzarle adeguatamente. Proprio come le pecore incapaci vengono condotte al macello, questi investitori sono esposti alle numerose insidie ​​dei mercati finanziari. Quindi le banche centrali oggi non solo creano un sacco di denaro, ma alimentano anche l'afflusso di dumb money.

Lo svantaggio diventa chiaro: poiché gruppi di dumb money stanno inseguendo ogni singolo rendimento infinitesimale, vedendo una finestra di opportunità favorevole per acquistare azioni "a buon mercato" quando i mercati calano, chi va short viene macellato. Sebbene il sell-off di marzo 2020 sia stato un evento redditizio per alcuni di essi, quest'anno molto probabilmente sarà uno degli anni peggiori per gli investitori che cercano di trarre profitto dal calo dei prezzi di mercato.

A giudicare da un'analisi di Hedge Fund Research, un indice di spicco riguardo le posizioni short è in calo del 32% all'anno. Questa non è una vera sorpresa dato che un bazooka di politica monetaria globale è stato sparato tutto l'anno ad un ritmo crescente, trasformando le posizioni short in un'impresa sempre più pericolosa. L'enorme quantità di liquidità che si riflette nei prezzi degli asset sta fabbricando una sorta di stabilità che genera instabilità solo sotto la superficie. Troppi soldi un giorno saranno seguiti da troppe lacrime.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 14 settembre 2020

Gli effetti collaterali, sociali ed economici, dei tassi d'interesse negativi



di Pascal Hugli

Il mondo attualmente soffre di una sorta di schizofrenia acuta. Le banche stanno spingendo come non mai l'impatto degli investimenti sostenibili, le aziende stanno subordinando i loro siti di produzione e catene di approvvigionamento al nobile obiettivo della sostenibilità e sempre più parti della nostra società stanno scoprendo l'ecologismo come religione politica più importante del nostro tempo.

E questo rivela l'entità della schizofrenia, visto che la nostra attuale struttura economica mostra gravi anomalie che sono diametralmente opposte ad una sostenibilità effettiva: in primo luogo i tassi d'interesse negativi, i quali stanno intaccando sempre più la struttura dell'economia e stanno mettendo sottosopra il mondo.

In un mondo di tassi d'interesse negativi, la freccia del tempo scorre all'indietro. Con tassi d'interesse negativi, il presente ha più valore del futuro, l'oggi sembra più desiderabile del domani. L'attrazione di provvedere al futuro sta diminuendo e una volta trascurato il futuro, il presente degenera nella stagnazione.

 

Attività economica controproducente

Di conseguenza i tassi d'interesse negativi promuovono un consumismo dilagante. La propensione sociale di molte persone al consumo tende ad essere esagerata. Il consumo sta diventando uno stile di vita e non solo avviene più frequentemente, ma anche in quantità maggiori, anche perché diventa sempre meno conveniente astenersi, cioè risparmiare nel vero senso della parola. Le preferenze temporali delle persone sono completamente distorte e difficilmente corrispondono ai tassi d'interesse di mercato.

Se le preferenze temporali degli attori di mercato ed i tassi d'interesse di mercato divergono, il risultato logico sono investimenti improduttivi ed allocazione errata del capitale. Le esagerazioni sono più forti ai due poli della struttura del capitale economico: le aree legate ai consumatori e quelle non legate ad essi sono fiorenti. Il clamore temporaneo per i fidget spinner o l'eccessiva offerta di saloni di parrucchiere nelle piccole città svizzere sono esempi del primo fenomeno, mentre il boom edilizio che dura da anni in Svizzera è un esempio del secondo.

I tassi d'interesse da bassi a negativi rendono redditizi quegli investimenti che in precedenza non erano redditizi. Allo stesso tempo, il calo dei tassi d'interesse significa che gli investitori e le società possono contrarre debiti a condizioni "più favorevoli". Il risultato: l'attività economica è alimentata artificialmente ancora di più.

La concorrenza più lapalissiana tra gli attori economici, alimentata dal calo dei tassi d'interesse, è una pressione sempre più accentuata su questi ultimi. Da un lato, gli attori economici si trovano ad affrontare un'intensificazione della concorrenza che riduce i margini di profitto; dall'altro, i tassi d'interesse negativi hanno anche un effetto di distruzione del capitale, che di conseguenza porta a tendenze deflazionistiche, forze che ancora una volta vanno a tormentare la redditività degli attori economici. Di conseguenza le banche centrali si stanno affrettando a “salvare” le società da questa distruzione di capitale rendendo disponibile sempre più liquidità.

Mentre i tassi d'interesse continuano a subire pressioni al ribasso a causa delle continue inondazioni di liquidità, le società zombi vengono tenute in vita artificialmente. Il capitale che è stato utilizzato in modo non redditizio, non viene liberato per essere utilizzato e allocato da società più solide. Rimane in strutture aziendali in difficoltà, cosa che alla fine mette a dura prova l'economia in generale. La concorrenza si è intensificata ad un livello che non corrisponde più alle preferenze degli attori di mercato. Se la loro sovranità come consumatori, investitori e lavoratori non fosse ostacolata dal denaro fiat a iosa e dalla politica dei tassi d'interesse negativi, suddette risorse verrebbero liberate e le società zombi verrebbero lasciate al loro vero destino.

 

Da interessi privi di rischio a rischi senza interessi

L'esistenza di società zombi influisce in ultima analisi sul morale dei dipendenti all'interno di un'economia. È probabile che questo stesso morale diminuisca, soprattutto nell'ambiente di strutture economiche zombificate. Pertanto una percentuale crescente di aziende zombie dà vita ad un numero sempre maggiore di cosiddetti lavori inutili. Questi lavori sono privi di significato, poiché la loro esistenza non è più orientata in base alle preferenze e ai desideri degli attori di mercato, ed esistono solo a causa di iniezioni di liquidità, tassi d'interesse bassi o trasferimenti sociali imposti politicamente.

Inoltre i salari reali dei lavoratori sono esposti ad una svalutazione continua in un contesto di tassi d'interesse negativi. In particolare, l'inflazione dei prezzi degli asset e il conseguente calo del potere d'acquisto dei rendimenti nel corso degli anni sono più significativi di quanto molti sospetterebbero a prima vista.

Alla luce di queste distorsioni, i singoli attori economici sembrano scoprire che i processi economici sfuggono rapidamente di mano. Poiché la loro capacità di prendere decisioni e coordinarsi è indebolita da una liquidità sempre più a buon mercato, gli attori economici, specialmente se si vedono come i perdenti in materia di politica monetaria, si sentono impotenti e frustrati. L'economia è mentalmente impoverita, il che si riflette nel consumo di maggiore capitale umano sotto forma di burnout.

Tuttavia i dipendenti non sono gli unici la cui professione è resa più difficile da tassi d'interesse negativi. Anche il lavoro dell'imprenditore e dell'investitore diventa sempre più difficile e gravoso. L'importante strumento per attualizzare i rendimenti futuri degli investimenti attesi è completamente ridotto all'assurdo. Se il tasso d'interesse è negativo, i valori monetari diventano infiniti e uno sconto ragionevole diventa impossibile. Imprenditori e investitori sono all'oscuro della loro pianificazione intertemporale. Commettono errori che altrimenti sarebbero meno propensi a fare.

Le attività e le merci di tutti i tipi hanno un prezzo errato e saranno inevitabilmente rivalutate ripetutamente dal mercato. Ciò implica una volatilità simile ad uno shock. Alcuni potrebbero essere in grado di trarre profitto da questa volatilità, ma la maggior parte non lo farà, e molti finiranno per essere influenzati negativamente da essa.

Infine i tassi d'interesse negativi offuscano anche le speranze di aggiustamenti strutturali. Consolidano, anzi premiano, l'incapacità di apprendere e indeboliscono le basi sostenibili della produttività. L'economia ed i mercati finanziari stanno diventando sempre più costrutti zombificati, in cui la sostenibilità diventa una farsa e ogni significato per i singoli attori economici viene rapidamente perso. Le distorsioni monetarie e le distorsioni economiche che ne derivano sono principalmente a scapito degli stati mentali dell'essere umano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 8 settembre 2020

I tassi negativi sono uno sviluppo storico naturale?

 

 

di Pascal Hugli

I tassi d'interesse negativi sono diventati da tempo una realtà, ma non stiamo parlando di tassi reali negativi. Questo sarebbe il caso in cui il rendimento di un investimento risulterebbe inferiore al tasso d'inflazione dichiarato ufficialmente. Nel contesto odierno, i tassi d'interesse negativi sono piuttosto tassi d'interesse nominali negativi; ovvero, il tasso d'interesse nominale è inferiore allo 0%.

Questo tipo di tasso d'interesse negativo l'abbiamo visto già una volta negli anni '70. A quel tempo, la Svizzera introdusse una "commissione" del 2% a trimestre sui depositi bancari presso le banche svizzere. Ciò aveva lo scopo di inibire l'afflusso di nuovi capitali in Svizzera. I tassi di cambio fissi del sistema di Bretton Woods impedivano ancora al franco svizzero di apprezzarsi, ma l'offerta di moneta aumentò bruscamente dal 2,1% nel 1966 al 10,9% nel 1968. Ciò fece salire la pressione inflazionistica sulla Svizzera. I tassi d'interesse negativi furono imposti nel 1972, ma furono dichiarati inefficaci e aboliti dopo il 1978.

L'11 giugno 2014, la Banca Centrale Europea (BCE) è diventata la prima grande banca centrale a fissare un tasso sui depositi di –0,1%. La Banca Nazionale Svizzera (BNS) è arrivata prima, nel 2015, e ha imposto un tasso d'interesse sui depositi di –0,75%. Ancora oggi è in vigore, mentre la BCE è prossima a –0,5%. La banca centrale danese ha ora raggiunto anche la banca nazionale svizzera, impostando il suo tasso d'interesse a –0,75%, mentre il tasso obiettivo del Giappone è a –0,1%.

Questi tassi d'interesse chiave, impostati dalle banche centrali, hanno un impatto sui mercati monetari e dei capitali tramite effetti di arbitraggio. Attualmente esistono tassi d'interesse negativi lungo l'intero spettro della curva dei rendimenti. In Svizzera, ad esempio, la maggior parte dei titoli di stato e degli altri titoli, anche i titoli trentennali della Confederazione Svizzera, hanno rendimenti negativi. E anche le obbligazioni societarie stanno attualmente sfoggiando rendimenti negativi.

 

Intervento o forze di mercato?

L'esistenza di tassi d'interesse negativi ha portato ad una discussione sulla loro origine: alcuni li vedono come una misura interventista da parte delle banche centrali, mentre altri sostengono invece che il continuo calo dei tassi d'interesse, fino a diventare negativi, corrisponda al normale corso della storia economica. L'economista di Harvard Paul Schmelzing ha scritto sul declino supersecolare che si sta attualmente manifestando in questo contesto. Alcuni esponenti di questo lato dello spettro addirittura sollevano le banche centrali dalla responsabilità per eventuali conseguenze negative causate dai tassi d'interesse negativi.

Una teoria popolare tra gli economisti che attribuisce i tassi d'interesse negativi ad uno sviluppo storico naturale è quella del cosiddetto "eccesso di risparmi". Poiché sempre più persone nei Paesi occidentali stanno risparmiando oggi, in parte a causa del cambiamento demografico, un eccesso di risparmi riduce costantemente l'utilità marginale dei risparmi aggiuntivi e quindi i loro rendimenti marginali.

È un dato di fatto, nel mondo occidentale abbiamo costruito un enorme capitale economico negli ultimi due secoli. La crescente divisione del lavoro e della conoscenza ha svolto un ruolo importante. Ma maggiori masse di liquidità (finanziaria) sono anche il risultato deliberato dell'azione del sistema bancario centrale. Attraverso decenni di politiche di mercato aperto, hanno creato sempre più liquidità.

Queste operazioni di mercato aperto sono in definitiva equivalenti all'acquisto di titoli di stato. Questa continua domanda da parte delle banche centrali attrae sempre più trader di obbligazioni, che sperano di farne un business. Dopo tutto, possono vendere obbligazioni, acquistate in precedenza, alle banche centrali praticamente senza alcun rischio. Se i prezzi delle obbligazioni aumentano, e questo è accaduto in particolare negli ultimi quattro decenni, i tassi d'interesse su queste obbligazioni scendono.


Contro il buon senso

Ma il fatto che oggi abbiamo tassi d'interesse negativi è difficile da intendere dal punto di vista dell'azione umana. I tassi d'interesse negativi significano che si rinuncia a qualcosa oggi e si otterrà meno domani. Dovrebbe essere il contrario: poiché il presente è più certo, deve avere più valore di fronte ad un futuro incerto. Quindi chiunque rinunci a qualcosa oggi dovrebbe essere ricompensato per il rischio e l'incertezza verso cui è disposto ad avventurarsi.

Un contesto di tassi d'interesse negativi, in cui il presente sta peggio economicamente e materialmente rispetto al futuro, appare controintuitivo e quindi difficilmente può essere uno sviluppo naturale. Sembra piuttosto probabile che i tassi d'interesse negativi debbano essere interpretati come una conseguenza delle politiche interventiste del sistema bancario centrale.

Secondo molti banchieri centrali, questi tassi d'interesse negativi sono uno strumento di politica monetaria. I rappresentanti della Banca nazionale svizzera sostengono che intendono contrastare l'apprezzamento della valuta svizzera. La BCE sostiene che le banche commerciali che hanno depositi di riserva presso la banca centrale dovrebbero essere sollecitate tramite interessi negativi affinché trasferiscano suddette riserve all'economia, concedendo prestiti di ogni tipo.

Ascoltando le stesse banche centrali, sembra più che altro che considerino i tassi d'interesse negativi come uno strumento per guidare e controllare un'area monetaria. Quindi gli stessi banchieri centrali affermano implicitamente che i tassi d'interesse negativi sono uno strumento deliberato e non solo uno sfortunato colpo del destino.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 5 dicembre 2019

Le criptovalute possono far evolvere il sistema bancario svizzero?





di Pascal Hügli


Il fenomeno delle criptovalute è ormai globale. Le reti blockchain pubbliche non sono controllate da alcuno stato né da società e collegano le persone più diverse senza preoccupazione dei confini nazionali.

Tuttavia, nonostante tutta questa non-centralità, alcuni stati stanno cercando di allineare il loro interesse nazionale alle criptovalute e creare punti di contatto, al fine di fornire una casa per questa nuova tecnologia decentralizzata. Tra tutti c'è la Svizzera: all'inizio del 2018 l'ex-ministro dell'economia, Johann Schneider-Ammann, ha proclamato la Svizzera una "cripto-nazione". Ha esortato le università, l'industria e il governo a trasformare questo piccolo Paese in uno dei più importanti crypto hub del mondo.



Bitcoin in Svizzera: un'istantanea

Sono successe molte cose da tale data. Secondo il "Top 50 Report" della società di investimento Crypto Valley Venture Capital, CV VC, le criptovalute in Svizzera possono orgogliosamente vantare le seguenti cifre impressionanti: nei primi sei mesi del 2019 le prime 50 società blockchain hanno raddoppiato la loro valutazione da $20 miliardi a $40 miliardi. Oltre 800 aziende con oltre 4.000 dipendenti sono ora attivamente impegnate in questo settore emergente.

Inoltre sei Unicorni (start-up per un valore superiore a un miliardo di dollari) hanno sede nella Crypto Valley svizzera. L'ultimo momento saliente è arrivato alla fine di agosto: con Sygnum AG e Seba Crypto AG la Svizzera è la prima nazione ad avere due banche crypto ufficialmente approvate dall'autorità di regolamentazione responsabile. Lo scorso luglio Bitcoin Suisse AG ha inoltre richiesto una licenza bancaria e per commercianti di valori mobiliari. Tra gli altri fornitori di servizi finanziari in Svizzera ci sono Crypto Finance AG, Lykke, Token Suisse, Bity e Swiss Crypto Exchange.



Rivitalizzare il settore finanziario della Svizzera

Le criptovalute e le banche del futuro sono viste come una forza importante per aiutare il centro finanziario svizzero a rifiorire. È un dato di fatto: il panorama bancario svizzero non è particolarmente in forma. Il valore aggiunto del settore finanziario svizzero tolte le assicurazioni è sceso da 47 a 30 miliardi di franchi svizzeri negli ultimi dieci anni, mentre il PIL totale è passato da 576 a 668 miliardi di franchi svizzeri.

Anche la borsa svizzera attira l'attenzione con cifre meno piacevoli. Il numero di titoli quotati è in costante calo. Non si può negare che le società pubbliche siano in ritirata, mentre dieci anni fa erano elencate 40 aziende per milione di abitanti, ora invece questa cifra è inferiore a 30.

Chiunque desideri rendere pubblica la propria azienda oggi deve rispettare una serie di norme in materia di pubblicità e contabilità. L'eccessivo numero di regolamenti costa enormi quantità di denaro e rende il mondo degli investimenti sempre più un evento esclusivo per i grandi investitori. E anche le società che sono già quotate in borsa stanno ora perdendo un quarto del loro tempo nella burocrazia di borsa, secondo le stime di uno studio del 2018 del gruppo di consulenza Partners Group. Purtroppo le misure normative volte a proteggere gli investitori dai rischi proteggono anche dai rendimenti.

Grazie alla tecnologia blockchain, alcuni esponenti hanno riacquistato la speranza per il travagliato settore bancario svizzero. La società di Zugo Alethena, ad esempio, sta cercando di portare il mondo delle azioni sulla blockchain. Le piccole e medie imprese, in particolare, dovrebbero beneficiare di questo sviluppo in futuro. In generale si ritiene che il centro finanziario svizzero continui la sua esistenza grazie alle innovazioni intorno a questa nuova tecnologia, anche senza il segreto bancario. Gli ottimisti stanno tornando a vedere un barlume di speranza per questo settore in un futuro non troppo lontano.



Crypto-Nation: una contraddizione con la narrativa di Bitcoin?

Per molti appassionati di Bitcoin e blockchain, la Svizzera è un buon esempio di come un governo e il nuovo mondo decentralizzato possano cooperare e beneficiare l'uno dall'altro. Altri, tuttavia, come i criptoanarchici, si sentono traditi. Secondo il loro punto di vista, la vera tecnologia blockchain non sarà in grado di ripristinare la salute delle banche malate. Al contrario: Bitcoin è nato per fermare le banche e la loro creazione di denaro.

Non può essere negato che abbiano ragione. Per quanto la Svizzera sia aperta al mondo delle criptovalute, gli sforzi di molti fornitori di servizi finanziari dimostrano anche che cercare di mettere insieme denaro fiat e criptovalute è un ossimoro. Un settore bancario svizzero regolamentato è difficile da conciliare con un mondo blockchain decentralizzato. Questa è la verità con cui gli appassionati di criptovalute si confrontano quotidianamente.

Cosa si dovrebbe fare al riguardo? Per gli appassionati delle criptovalute della prima ora, questo significa sopportare le contraddizioni che accompagnano l'indispensabile professionalizzazione e monetarizzazione di questo settore in crescita. Significa addentrarsi in un autentico processo di scoperta: è necessario scoprire dove sono necessarie azioni pragmatiche e pratiche, ma anche dove implementare senza compromessi l'idea originale delle criptovalute.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 8 agosto 2019

Chi trarrà beneficio da Libra: Main Street o Wall Street?





di Pascal Hügli


All'interno del mondo della finanza, Bitcoin è praticamente un argomento che in questi giorni non va tanto più di moda. Almeno questa è l'impressione che si ottiene parlando con banchieri, gestori patrimoniali e trader professionisti che sono entrati nello spazio "Blockchain". Ci sono entrati non a causa di Bitcoin o Ether, ma perché vedono un enorme potenziale nel tokenizzare strumenti finanziari tradizionali.

Per come la vedono, la tokenizzazione cambierà drasticamente il sistema finanziario. Che si tratti di azioni, obbligazioni, proprietà immobiliari, o qualsiasi altro tipo di derivato finanziario, saranno tutti tokenizzati un giorno! I risparmi sui costi e l'aumento dell'efficienza derivanti da una maggiore interoperabilità e da una maggiore liquidità saranno i vantaggi più evidenti per le istituzioni esistenti.

Ciò che fa eccitare ancor di più queste persone è il fatto che considerano la tokenizzazione un grande progresso per la democratizzazione della finanza, perché dovrebbe trasformare asset precedentemente illiquidi in liquidi. In particolare, coloro provenienti da classi a basso reddito investiranno e trarranno profitto, poiché gli investimenti tradizionalmente illiquidi diventeranno più accessibili, i token di piccole dimensioni portano con sé una grande liquidità. Dopo tutto, il settore immobiliare e artistico, così come altri oggetti di lusso, sono diventati molto costosi, motivo per cui solo gli investitori facoltosi hanno la possibilità di sfruttare la propria ricchezza investendo in essi. Di conseguenza si è allargato il divario di disuguaglianza nella ricchezza. Rendendo case, quadri e beni di lusso investibili attraverso i token, gli investitori possono acquistare frazioni di ciascuno, consentendo loro di investire, il che rappresenta un miglioramento rispetto allo status quo!



Tokenizzazione degli asset

Con tutta l'eccitazione attorno alla tokenizzazione, è meglio lasciare spazio anche ad alcuni pensieri cautelativi. Ciò che sembra essere generalmente trascurato oggi è il fatto che immobili, dipinti e altri beni di lusso hanno acquisito uno status così prevalente come asset finanziari, proprio perché la creazione di denaro istituzionalizzato da parte di una partnership pubblico/privato ha generato enormi quantità di liquidità in eccesso. Quasi come uno tsunami, questo eccesso di liquidità sta invadendo ogni angolo del nostro pianeta, alla ricerca disperata di un qualsiasi asset con rendimenti decenti in cui investire.

Certo, potrebbe sembrare giusto lasciare che gli esclusi, le persone medie, partecipino alla festa facendo uso degli strumenti e dei mezzi che la ha da offrire tokenizzazione, ma il problema di fondo dell'odierna espansione istituzionalizzata dell'offerta di moneta, responsabile di una massiccia inflazione dei prezzi degli asset di tutti i tipi, non verrà affatto risolto; anzi nel lungo termine non farà altro che peggiorare. Perché quando sempre più persone sono in grado di investire in tutti i tipi di asset, più liquidità si riversa nei mercati dei capitali e questo ne farà salire inevitabilmente i prezzi.

Quindi il fatto che la tokenizzazione sia promossa anche per asset come opere d'arte e altri articoli che non generano un rendimento passivo è connessa all'espansione delle metriche monetarie più ampie. Nel caso degli immobili, la tokenizzazione potrebbe avere senso nella misura in cui un rendimento passivo venga generato sotto forma di reddito da locazione, che può quindi essere pagato ai titolari dei token.

Questo non è il caso per gli oggetti che non producono un rendimento passivo, dove è esclusivamente la salita del prezzo che dovrebbe incentivare un possessore di token. Il fatto che questo apprezzamento sia avvenuto negli ultimi due decenni è una conseguenza della costante espansione monetaria del nostro sistema monetario. Senza di essa, l'apprezzamento di beni come opere d'arte o altri beni di lusso sarebbe sicuramente inferiore.

Per questo motivo i Bitcoiner, in particolare, sono critici nei confronti della tokenizzazione. Il loro timore è che servirà come distrazione riguardo il problema di come venga attualmente creato il denaro, poiché la tokenizzazione abbassa la soglia per gli investimenti. Su questa scia diventa meno ovvio che in primo luogo è la creazione del denaro istituzionalizzato a rendere irraggiungibile la soglia degli investimenti per un numero sempre maggiore di persone della classe media. I problemi di base rimangono tutti in piedi.



Buone intenzioni, cattivi risultati

Per una ragione simile i Bitcoiner si oppongono anche al concetto di "banking the unbanked". Questa frase è molto popolare tra gli appassionati entusiasti della blockchain, rappresentanti del mondo fintech e banchieri progressisti. Ritengono quindi che sia giusto che i circa due miliardi di persone, non potendosi permettere i servizi bancari secondo i canoni dell'attuale sistema, possano accedere a servizi finanziari di base.

Con la sua nuova moneta digitale chiamata Libra, Facebook sta cercando di fare esattamente questo. Ma per quanto sia benevolo aiutare le persone non abbienti e povere di questo mondo, è probabile che le istituzioni del primo mondo ne trarranno maggior profitto.

Come estensione dell'attuale sistema finanziario, Facebook sta cercando di attingere ai risparmi di coloro che non possono permettersi di tenere i soldi in banca. Se questo sistema è veramente scalabile, potrebbe equivalere ad un enorme motore di trasferimento di ricchezza. Le economie mondiali del primo mondo sarebbero quelle che ne trarranno vantaggio a scapito delle economie in via di sviluppo. Perché?

Per usare Libra le persone dovranno comprare tale stablecoin con il loro denaro fiat. Libra avrà alle spalle un paniere di valute per sostenere i token emessi. Dal lato utente, per la creazione di nuovi token, dovrà esserci un acquisto equivalente di Libra e il trasferimento del denaro fiat nelle riserve. Alla fine i soldi per questa riserva di Libra arriveranno sia dagli investitori iniziali che dagli utenti.

Gli asset utilizzati come riserve per sostenere Libra saranno una serie di asset a bassa volatilità, inclusi depositi bancari, titoli di stato e valute di banche centrali stabili e rispettabili. Questi asset di riserva produrranno ovviamente interessi, ma gli utenti di Libra non riceveranno un rendimento dalla riserva. Secondo le persone dietro il progetto: "Le entrate derivanti da questo interesse andranno innanzitutto a sostenere le spese operative dell'associazione, per finanziare investimenti nella crescita e nello sviluppo dell'ecosistema, sovvenzionare organizzazioni non profit e multilaterali, per la ricerca ingegneristica, ecc. Una volta coperti questi costi, parte dei rendimenti restanti andranno a pagare i dividendi agli investitori iniziali di Libra per i loro contributi di partenza."

Come ha sottolineato Caitlin Long, questo tipo di organizzazione potrebbe subire un cambiamento in futuro. Facebook ha già causato parecchie levate di scudi ed i politici, così come gli intellettuali pubblici, stanno monitorando l'azienda e le sue azioni molto da vicino. Se l'interesse guadagnato dalle riserve viene distribuito esclusivamente tra le società del mondo sviluppato, ci sarà indignazione pubblica per quanto riguarda il suo profitto a scapito dei risparmiatori nel mondo in via di sviluppo. Lo scandalo sarà bello forteo e Facebook dovrà reagire.



Colonialismo monetario

Sia come sia, anche se l'interesse venisse distribuito agli utenti di Libra, la globalcoin di Facebook è in definitiva una tecnologia che consente al primo mondo di estendere la sua politica monetaria espansiva al terzo mondo. Da un punto di vista economico neutro, è piuttosto sciocco pensare che il terzo mondo ne trarrà beneficio a lungo termine. Una volta avevamo il colonialismo territoriale, il cui effetto è stato considerato negativo. Perché il colonialismo monetario ben intenzionato dovrebbe essere diverso?

Quello a cui stiamo assistendo con Libra è l'ennesimo tentativo da parte del mondo industrializzato di far sopravvivere il sistema monetario basato sul debito. Cerchiamo di essere chiari: questo non è un argomento a favore di alcuna cospirazione contro il terzo mondo. Sono solo incentivi e vincoli pratici dovuti alla situazione attuale che spingono le persone verso la direzione sopra menzionata. Di fatto l'utilità marginale del debito, e con essa l'efficacia marginale del nostro sistema monetario moderno, è diminuita; solo se sarà possibile attingere a nuovi risparmi, sarà possibile emettere nuovo debito per far funzionare le cose.

Libra sta facendo esattamente questo: vuole sfruttare tutti i risparmi di coloro che non hanno accesso al sistema bancario, incanalandoli nel debito del primo mondo. Ciò consentirà alle nazioni sviluppate di sfruttare ancora di più il loro potere, aumentando esponenzialmente il loro vantaggio sul mondo meno sviluppato. Nic Carter ha sottolineato questo fatto sostenendo che le valute sovrane ne usciranno danneggiate.

Se Libra sia o meno una criptovaluta è oggetto di accesi dibattiti. Facebook sta cercando di impostare la sua blockchain come rete autorizzata, con l'obiettivo di trasformarla in una versione senza autorizzazione in futuro. Questo è un obiettivo molto ambizioso, probabilmente troppo ambizioso. Avendo assaporato i vantaggi di una struttura centralizzata autorizzata, è improbabile che siano pronti a rinunciarvi liberamente. Nic Carter riassume splendidamente questo punto nel seguente tweet, citando una citazione di Friedrich Engels. Ed è stato Hasu a indicare le forze che rendono la decentralizzazione di Libra una cosa molto difficile da raggiungere.

Ma a parte la discussione sulla sua natura di criptovaluta, ciò che allinea veramente Libra con il denaro fiat è il suo ancoraggio con gli asset più importanti del vecchio sistema: i titoli di stato. Quindi anche se Libra fosse decentralizzata e potesse essere considerata una criptovaluta, al suo interno nasconde ancora la stessa vecchia carta!

Questo ci porta alla conclusione: tutte le chiacchiere su Libra come minaccia per il dollaro e le valute fiat ignorano un fatto chiave, ovvero, la sua base sono i titoli di stato. L'istituzionalizzazione dei titoli di stato ha favorito una delle finzioni più "potenti" del nostro mondo: le obbligazioni sovrane sono asset privi di rischio!

È interessante notare che questa credenza riguardo i titoli di stato deriva da una "innovazione" monetaria molto astuta: la combinazione tra la ricerca del profitto e la coercizione. Poiché i titoli di stato sono alla fine sostenuti dalla coercizione statale, sono sostenuti dal più potente debitore di tutti. Ciò li rende un'opzione molto redditizia per investitori istituzionali e privati ​​che cercano rendimenti!

Con Libra, specialmente se può scalare con un'adozione globale di massa, nascerà una nuova forza che richiederà titoli di stato. (Et voilà! Nuova domanda per la cartaccia obbligazionaria dello zio Sam, che adesso sta venendo scaricata dalla maggior parte delle nazioni, sarà creata dal nulla. NdT) Promuovendo la grande domanda di questi titoli, le valute fiat come il dollaro saranno rafforzate. A breve termine, quindi, Libra sarà sicuramente utile per le valute fiat più popolari al mondo.

A lungo termine, però, Libra probabilmente opterà per quello che un giorno sarà considerato un fossile di un'epoca lontana. Dopotutto rappresenta l'ennesimo tentativo di impedire che l'attuale era del denaro fiat giunga al termine. La nuova era digitale, accompagnata e incoraggiata da Bitcoin, la sta già sostituendo (lentamente ma inesorabilmente)!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/