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martedì 9 luglio 2024

Come uno stato minimo diventa uno stato amministrativo senza limiti

Di recente una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha intaccato i poteri amministrativi della burocrazia federale. Il caso Loper Bright Ent. contro Raimondo ha in gran parte ribaltato la sentenza Chevron del 1984, la quale aveva consolidato il potere della burocrazia di interpretare le leggi a suo piacimento. Invece di necessitare di sentenze di giudici federali, la Corte Suprema allora stabilì che i burocrati federali potessero decidere da soli come avrebbero dovuto essere interpretate le leggi del Congresso. Ovviamente ciò non ha fatto altro che creare nuovi e vasti poteri per la burocrazia e ha anche cancellato il confine tra il potere esecutivo e quello giudiziario. Cioè, se un ente amministrativo poteva interpretare le leggi da sé, allora si arrogava i poteri riservati al potere giudiziario. Naturalmente la sentenza nel caso Loper è solo un piccolo passo in un compito molto più grande di tenere a freno il potere amministrativo. Lo stato amministrativo è ben lungi dall'essere privato della maggior parte delle sue innumerevoli e pericolose prerogative. Il pericolo rappresentato dai poteri dello stato amministrativo era prevedibile ed è dimostrato dal seguente estratto dal libro, The People's Pottge. Garrett, un acuto saggista della “Old Right”, sottolinea come lo stato amministrativo, creato durante il New Deal di Roosevelt, abbia distrutto la “separazione dei poteri” che riservava l'autorità legislativa al ramo legislativo. Lo stato amministrativo americano, attraverso i suoi poteri di “regolamentazione”, scrive leggi de facto e interpreta statuti, tutti limiti una volta imposti dalla Costituzione. Questa è ciò che Garrett chiama una “rivoluzione nella forma” in cui la realtà di un governo repubblicano limitato viene abolita mentre rimane un guscio vuoto, ovvero il testo della Costituzione americana.

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di Garet Garrett

In The Grandeur That Was Rome Stobart dice che per molto tempo dopo che la Repubblica era diventata un Impero, un repubblicano poteva ancora credere di essere governato dal Senato; a poco a poco, però, con lo sviluppo di una burocrazia imperiale, il Senato diventò insignificante. Fu proprio la burocrazia a governare il mondo romano e a strangolarlo partendo dalle buone intenzioni. Il suo ampliamento fu allo stesso tempo sintomo e causa del crescente potere esecutivo. Il trionfo di questo sistema fu l'Editto dei Prezzi, emanato da Diocleziano, che fissava i prezzi per ogni tipo di merce e i salari per ogni tipo di lavoro.

La cosa triste del lavoro della Commissione Hoover era che si doveva dare per scontato la necessità di un governo esecutivo di questa stessa portata. Ciò significa che la Commissione non aveva il mandato di criticare l'estensione del governo esecutivo o di suggerire che una qualsiasi delle sue attività potesse essere interrotta, il limite del suo compito era dire come avrebbero potuto essere organizzati per una maggiore efficienza. Uno stato più efficiente; non meno stato. Una burocrazia efficiente, anche se può costare meno, è ovviamente più pericolosa per la libertà rispetto a una burocrazia pasticciata; inoltre si può supporre che qualsiasi burocrazia, concedendole tempo ed esperienza, tenderà a diventare più efficiente.

L’esaltazione del principio esecutivo dello stato avviene in diversi modi, principalmente questi:

  1. Per delega. È così che il Congresso delega uno o più dei suoi poteri costituzionali al Presidente e lo autorizza a esercitarli. Tale procedura toccò un culmine durante il lungo regime di Roosevelt, quando un compiacente Congresso delegò al Presidente, tra gli altri poteri, quello più cruciale di tutti, cioè il potere sulle finanze pubbliche, che fino ad allora era appartenuto esclusivamente alla Camera dei Rappresentanti, come dice la Costituzione.

  2. Per reinterpretazione del linguaggio della Costituzione. Ciò viene fatto dalla Corte Suprema.

  3. Per innovazione. È cosìa che, in questo mondo che cambia, il Presidente fa cose che non sono espressamente vietate dalla Costituzione perché i Padri fondatori non ci avevano mai pensato.

  4. Per comparsa nell'ambito del governo esecutivo di quelle che vengono chiamate agenzie amministrative, con il potere di emanare norme e regolamenti che hanno forza di legge. Questa procedura toccò un punto culminante anche nel regime di Roosevelt. Si tratta di una delega diretta del potere legislativo da parte del Congresso. Queste agenzie hanno creato un ampio corpus di leggi amministrative a cui le persone sono obbligate a obbedire. E non solo fanno le proprie leggi, le applicano agendo come pubblico ministero, giudice e giuria; e l'appello contro le loro decisioni ai tribunali ordinari è difficile, perché essi sono obbligati a considerare definitive le loro conclusioni sui fatti. In tal modo viene completamente persa la separazione costituzionale dei tre poteri governativi, vale a dire il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario.

  5. Per usurpazione. Questo avviene quando il Presidente mette di fronte il Congresso a quello che in politica viene chiamato il fatto compiuto – una cosa già fatta – e che il Congresso non può ripudiare senza esporre il governo americano al pubblico ludibrio. Potrebbe trattarsi, ad esempio, di un accordo esecutivo con Paesi stranieri dove si crea un organismo internazionale per governare il commercio, come il Trattato dell’Organizzazione internazionale del commercio che il Senato probabilmente non avrebbe mai approvato. Questo utilizzo di accordi esecutivi, che entrano in vigore quando il Presidente li firma, al posto dei trattati, che invece richiedono un voto di due terzi del Senato, è un modo per aggirare il Senato. Ciò solleva una serie di questioni giuridiche che non sono mai state risolte. Il punto è che la Costituzione non vieta espressamente al Presidente di stipulare accordi esecutivi con nazioni straniere; prevede solo i trattati. In ogni caso, una volta firmato un accordo esecutivo il Congresso è restio a umiliare il Presidente davanti al mondo ripudiandone la firma. O potrebbe trattarsi di entrare in guerra in Corea in accordo con le Nazioni Unite senza il consenso del Congresso, o inviare truppe per unirsi a un esercito internazionale in Europa in accordo con l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico.

  6. Infine i poteri del governo esecutivo sono destinati ad aumentare man mano che il Paese è sempre più coinvolto negli affari esteri. Ciò è vero perché, sia tradizionalmente che secondo i termini della Costituzione, la competenza degli affari esteri appartiene in un senso molto speciale al Presidente. In questo campo agisce con grande libertà. Solo il Presidente può ricevere gli ambasciatori stranieri; è solo il Presidente che può negoziare i trattati. Le limitazioni sono due. La prima: quando ha firmato un trattato questo deve essere approvato con i due terzi dei voti del Senato. Questo ostacolo, come abbiamo visto, può talvolta essere evitato stipulando con l’estero accordi esecutivi in ​​luogo dei trattati. La seconda: quando il Presidente nomina ambasciatori all'estero questi devono essere approvati dal Senato; può inviare rappresentanti personali per commissioni all'estero. La forza frenante di queste due limitazioni è importante solo nelle mani di un Congresso forte e ostile. Il fatto determinante è che sia il potere di stipulare trattati che la responsabilità di condurre le relazioni estere del Paese appartengono esclusivamente al Presidente; inoltre, sia in pace che in guerra, è il comandante in capo delle forze armate degli Stati Uniti. Lo scopo di inserirlo nella Costituzione era quello di rendere l’autorità civile suprema rispetto al potere militare.

Questo per quanto riguarda l’ascesa del potere esecutivo a una dimensione colossale, tutta nel nostro tempo. Non è più un potere co-eguale; è la potenza dominante nel Paese, come richiede un Impero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 14 gennaio 2022

Il dominio del denaro pianificato a tavolino

Esattamente sessant'anni dopo che Garrett scrisse questo magistrale pezzo, il progetto di Satoshi Nakamoto vedeva la luce. Nessuna proposta di legge, nessun Congresso, nessuna disposizione "ordinata" da parte di una commissione o gruppo di individui, solo il libero mercato che ha iniziato a polarizzare la sua attenzione nei confronti di un mezzo di scambio che non solo incarna tutte le caratteristiche dell'oro ma ne aggiunge altre che lo rendono migliore sia in termini di mezzo di scambio che di resistenza alla censura dello stato. Bitcoin, infatti, è uno degli asset con le migliori prestazioni nella storia umana, anche quando vengono presi in considerazione i suoi forti ribassi. Bitcoin porta la politica monetaria fuori dalla sfera dell'influenza politica e la protegge con regole senza tempo, immutabili e protetta matematicamente. Ho voluto tradurre questo articolo non solo perché contestualizza cristallinamente la necessità di un qualcosa come Bitcoin e si aggiunge al suo Teorema della Regressione, ma, ex post, sappiamo che tutti i tentativi indirizzati a ripristinare il denaro sano ed onesto sono falliti. Perché? Fondamentalmente perché concentravano le loro forze sul far cambiare idea ai governi e all'apparato statale in particolare. Ma, come diceva Bastiat: "Ho un bel guardare, leggere, osservare, interrogare; non vedo un solo abuso, che si eserciti su scala abbastanza ampia, che sia cessato per la volontaria rinuncia di coloro che ne traggono profitto".

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di Garet Garrett

“Il denaro pubblico è come l'acqua santa. Ognuno approfitta della sua abbondanza.”

~ Proverbio italiano

Mentre il dollaro affamato divora il proprio potere d'acquisto, potreste pensare che scopriremo cosa è successo al mitologico serpente che ingoia sé stesso. E invece no, perché anche se accadesse non aggiungeremmo niente alla saggezza umana.

C'è una lunga storia di esperienza monetaria e ci dice che lo stato è in fondo un falsario quindi non ci si può fidare che controlli il denaro; questo è vero sia per un governo autocratico che per uno democratico. Il record è cumulativo dall'invenzione del denaro. Tuttavia non si crede.

Possiamo ricordarci le lezioni dal denaro sano ed onesto, ma se vengono ignorate cosa si può concludere se non che le illusioni monetarie sono, per qualche strana follia, ricorrenti ed incurabili?

C'è stato un secolo di denaro sano ed onesto. Durante i cento anni che precedettero la prima guerra mondiale, lo stato toccò il denaro solo per stabilire standard di peso e misura, stabilire le leggi sulla responsabilità ed autorizzare i banchieri.

In quel secolo la ricchezza del mondo aumentò più che in tutti i tempi precedenti della storia umana.

In quel secolo erano gli affari a controllare con leggi proprie il denaro, le banche ed il credito; e per questo semplice fatto lo stato era limitato.

In quel secolo fu confinato lo stato e liberata l'impresa, con il risultato che, al di là del prodigioso aumento della ricchezza, mai prima di quel periodo l'essere umano era stato così libero.

In tutta quell'era di libero scambio, prezzi liberi e denaro sano ed onesto c'erano due cose che gli stati responsabili non facevano.

La prima cosa è che non creavano denaro – o se lo facevano, era chiamato denaro fiat e andava male così velocemente che nessuno stato che aveva riguardo per il suo credito poteva permettersi di farlo di nuovo. Andava male perché, in primo luogo, non rappresentava nulla di valore e perché, in secondo luogo, doveva circolare in concorrenza con il denaro sano ed onesto. Il risultato di quella competizione fu che per ogni cosa c'erano due prezzi: un prezzo monetario fiat ed un prezzo monetario sano. Per esperienza, quindi, in quel secolo lo stato apprese il modo migliore: quando aveva bisogno di denaro oltre le sue entrate doveva prenderlo in prestito dalle banche come i comuni mortali, o prenderlo in prestito direttamente dalla gente al tasso d'interesse prevalente e poi ripagare il tutto.

La seconda cosa era che gli stati di quel secolo non manipolavano denaro e credito. Termini come denaro pianificato o valuta gestita erano sconosciuti. Meglio spiegare un po' meglio questo punto.

Poiché la quantità di denaro necessaria per essere in circolazione ed effettuare lo scambio ritmico delle merci non era una quantità fissa – e ciò per il fatto che ci sono maree nel volume degli affari – ne conseguì che l'offerta di denaro, anche nel gold standard, doveva essere in qualche modo gestita. Qualcuno doveva fare in modo che la quantità in circolazione si allargasse e si contraesse al variare del bisogno. Durante quel secolo di denaro sano ed onesto era il banchiere privato a svolgere tale compito. Potreste pensare a lui seduto che dice di no al mutuatario col pollice verso, riducendo così l'offerta di denaro a credito, o, quando il pollice era all'insù, rilasciava credito aumentando così l'offerta di denaro come stimolo per le imprese. Tale era la condotta in un sistema economico libero coordinato privatamente.

Ma poiché le persone venivano sempre più a fare affari con denaro a credito, cioè assegni, non erano mai contente del modo in cui i banchieri gestivano il denaro.

Dicevano: "Guardate cosa fanno questi banchieri. Con un tratto di penna sui loro libri contabili, quando gli fa comodo, creano denaro. Di nuovo, quando gli fa comodo, con un altro tratto di penna cancellano quel denaro. Così fanno sì che il denaro sia abbondante ed a buon mercato o scarso e caro, con conseguenze che toccano tutti gli affari economici sia nel bene che nel male. Questo è più potere di quanto si possa ragionevolmente affidare ai privati. Il controllo del denaro è propriamente una funzione dello stato, da esercitare per il benessere del popolo. Inoltre questi banchieri privati, come dimostra la cronaca, fanno del male. Ci portano da un boom all'altro e non è loro il denaro che mettono a rischio".

C'era molta plausibilità in questi pensieri. Era vero che spesso i banchieri facevano le cose male. Boom e bust erano fenomeni alternati, ma mentre i banchieri raramente, se non mai, venivano incolpati per l'estasi del boom, venivano invece amaramente redarguiti per le miserie del bust. Ciò di cui le persone si lamentavano davvero la potremmo chiamare la "funzione punitiva" del denaro. Se tale funzione viene sospesa, o se non c'è un'autorità disposta e in grado di esercitarla, allora un'economia monetaria è destinata ad esplodere. Perché? Perché l'immaginazione insita nella ricerca del guadagno è sconfinata. Le aspettative sono infinitamente espandibili. Se poi non ci sono limiti all'offerta di denaro, l'inflazione sarà incontrollabile fino al disastro. Tutti sanno che questo è vero; eppure non c'è mai stato un mutuatario che difendesse la propria bolla e che non credesse che se solo avesse potuto prendere in prestito di più avrebbe potuto salvarla. Ecco perché la deflazione è sempre dolorosa. Uno degli usi del denaro sano ed onesto è produrre quel dolore nel corpo economico; il dolore gli dice che con l'eccesso e il modo sbagliato di vivere sta facendo un danno alla sua salute.

La prima differenza tra la gestione del denaro da parte dei banchieri e la gestione di esso da parte dello stato è che il banchiere non è così libero come sembra. È vincolato dalla necessità di mantenere solvibile la sua banca; deve essere sempre pronto a soddisfare le richieste dei suoi depositanti, il cui denaro ha accettato in via fiduciaria con l'intesa che mentre non lo usano lo presterà. È vero che con un tratto di penna può creare denaro e credito, ma con quello stesso tratto non può ripagare i suoi depositanti.

Crea denaro a credito scrivendo nel suo libro contabile un credito sul vostro conto; e quando attingete a quel credito firmando assegni per pagare i vostri conti, essi servono come denaro. Diciamo che quello che fa il banchiere in questo caso è monetizzare il credito. L'ammontare del credito monetario così creato arriva a miliardi, ma contro di esso in ogni momento il banchiere deve mantenere nella sua cassa una certa riserva di denaro reale. Se porta troppo lontano la monetizzazione del credito, arriva un giorno in cui qualcuno arriverà e vorrà un dollaro di denaro reale, e se non può pagarlo su richiesta, la sua banca dovrà chiudere. La quantità di denaro a credito che il banchiere può creare è quindi decisamente limitata dalla quantità di denaro reale che ha in riserva. Quando si trova a superare quel limite, non solo deve interrompere il prestito, ma deve allo stesso tempo invitare i mutuatari a ripagare i loro prestiti. Questa è deflazione, la "funzione punitiva" del denaro.

Ma quando il potere di creare denaro a volontà finisce nelle mani dello stato, la "funzione punitiva" viene sospesa. Le ragioni sono ovvie. In primo luogo, non è politicamente fattibile per lo stato forzare la deflazione e quindi bucare le bolle. Dopo la prima guerra mondiale il Federal Reserve System lo fece per ridurre il costo della vita e le persone le cui bolle furono fatte scoppiare in quel momento non glielo perdonarono mai. In secondo luogo, perché lo stato dovrebbe forzare la deflazione? Non ha solvibilità da mantenere. Non è il caso del banchiere che non deve mai dimenticare che qualcuno può arrivare da un momento all'altro e richiedere un dollaro di denaro contante e che se non lo ha è in bancarotta. Lo stato non si trova mai in tale difficoltà. Se le persone vengono alle sue porte in cerca di dollari, può stamparli. Che si tratti di denaro reale o meno, lo stato può dire che c'è il corso legale e la gente deve considerarlo come se fosse reale.

C'è ancora un'altra differenza e questa è cruciale in senso politico.

Fintanto che lo stato, come qualsiasi altro mutuatario, deve andare in banca per i fondi, pagare il tasso d'interesse vigente e dare garanzie per il rimborso di ciò che prende in prestito, i suoi progetti saranno limitati sia in pace che in guerra. Ma una volta che ottiene il controllo del meccanismo monetario in modo da poter controllare il tasso d'interesse e creare denaro, è completamente gratuito. Il controllo parlamentare del governo mediante il controllo del portafoglio ha senso solo fintanto che la quantità di denaro è limitata; cessa di avere senso quando lo stato stesso controlla l'offerta di denaro e può riempire il proprio portafoglio.

Quando iniziò la prima guerra mondiale c'erano banchieri che pensavano che la durata si potesse contare in settimane, perché il costo sarebbe stato spaventoso. Non riuscivano ad immaginare come si potessero trovare tanti soldi per portarla avanti a lungo. Questo modo di pensare apparteneva ai vecchi tempi di guerra, quando uno stato in guerra, avendo bisogno di più denaro di quello che aveva risparmiato per quello scopo, doveva andare sul mercato monetario privato per i fondi, prendere in prestito lì, fornire garanzie e pagare gli interessi.

Ma non fu per mancanza di denaro che la prima guerra mondiale si fermò. Fu allora che lo stato, superati i misteri del credito bancario, fece una profonda scoperta: monetizzare il debito pubblico. Ciò significa trasformare il debito pubblico in denaro. Per capire cosa succede in tal caso, non è necessario comprendere le tecniche di procedura bancaria. Si noti innanzitutto che quando uno stato vende obbligazioni alla gente è, in senso stretto, un mutuatario: prende in prestito denaro da loro sulla sua promessa di restituirlo e, poiché non può prendere in prestito più di quanto le persone siano in grado di prestare, l'importo che può prendere in prestito in base alle sue obbligazioni è limitato. Ma non c'è limite all'ammontare di debito pubblico che può essere monetizzato. In questo processo lo stato non vende i suoi titoli al popolo. Invece con una mano "vende" le sue obbligazioni alle banche e poi con l'altra crea e fornisce il denaro che le obbligazioni richiedono.

La differenza tra questo tipo di denaro e il denaro fiat puro è una questione di percezione. Ci sono due pezzi di carta invece di uno. Il denaro fiat puro è un pezzo di carta su cui è impresso la promessa dell ostato di rimborsarlo e, poiché non rappresenta nulla di valore né alcun aumento di beni acquistabili, il suo destino è essere distrutto da un aumento dei prezzi; alla fine sarà parzialmente o totalmente ripudiato. Nel caso del denaro creato dalla monetizzazione del debito pubblico, si hanno due pezzi di carta: uno è la cauzione su cui è impressa la promessa dello stato di rimborso ed il secondo è la cartamoneta che passa di mano in mano assicurata dall'obbligazione.

Nella misura in cui questa nuova valuta non rappresenta nulla di valore, né alcun aumento nell'offerta di beni acquistabili, produce lo stesso effetto del denaro fiat, cioè farà aumentare i prezzi e, all'aumentare dei prezzi, diminuirà il suo potere d'acquisto. Ma ora gustatevi il punto principale che fa della monetizzazione del debito pubblico il meraviglioso dispositivo che è. Lo scandalo del ripudio, che è il seguito storico del denaro fiat, viene splendidamente evitato. Come? In questo modo: la promessa dello stato di rimborsare l'obbligazione è una promessa di ripagare il debito in che cosa? Denaro fiat, quindi un pezzo di carta è garanzia per un altro. L'obbligazione protegge il denaro fiat ed il denaro fiat protegge l'obbligazione. Quindi potete proteggere un cane legandolo alla sua stessa coda. Ma finché funziona, nessuno stato deve più preoccuparsi dei soldi.

Questa è la scoperta che ha reso così facile finanziare la prima guerra mondiale. Tuttavia lo scetticismo aleggiante intorno al discorso solvibilità erano troppo forte per essere distrutto tutto in una volta.

Dopo la prima guerra mondiale il vecchio ordine, sebbene alquanto danneggiato, fu restaurato. L'Inghilterra tornò al gold standard e ci fu una deflazione intenzionale. Oro e cartamoneta tornarono ad essere liberamente intercambiabili e il debito pubblico cominciò ad essere ripagato con le tasse. Anche la Germania, dopo aver ripudiato la sua cartamoneta, fu fornita dai suoi ex-nemici dell'oro su cui basare una nuova moneta aurea, e questo perché altri Paesi potessero nuovamente commerciare con lei.

Era certo, tuttavia, che lo stato non avrebbe mai dimenticato cosa significasse essere libero dalle frustrazioni del denaro sano ed onesto. Era certo anche che alla prossima occasione sarebbe stata pronta la nuova intellighenzia economica con una dottrina plausibile del controllo derivata dall'esperienza della prima guerra mondiale.

Prima, però, bisognava sbarazzarsi del gold standard. Finché denaro e credito erano, per legge e consuetudine, collegati ad una riserva aurea, uno stato non poteva manipolare l'offerta di denaro con perfetta libertà, né aumentarla all'infinito, e la grande scoperta di come monetizzare il debito pubblico era di utilità limitata. Ogni stato, quindi, era un nemico per il gold standard.

Nel secondo anno della Grande Depressione, l'Inghilterra lo abbandonò con la motivazione che sostenerlo le era già costato troppa deflazione. Poco dopo il governo americano, senza alcuna necessità, avendo di fatto più oro del necessario, ripudiò le obbligazioni in oro e allo stesso tempo prese il controllo del denaro, del credito e delle banche, il che significa che prese definitivamente due poteri:

  1. il potere di manipolare il denaro come strumento di politica sociale;
  2. il potere di creare denaro mediante la monetizzazione del debito pubblico in tempo di pace come in tempo di guerra.

Il semplice rovesciamento del gold standard non era sufficiente. Era necessaria un'altra cosa: rendere illegale il denaro sano ed onesto. Il denaro pianificato dallo stato doveva essere l'unica forma di denaro legale, perché se non lo fosse stata si sarebbe trovata in concorrenza con l'oro o con il denaro aureo. E così la proprietà privata dell'oro fu distrutta. Il possesso privato di oro fu considerato un crimine e fu approvata una legge che affermava che qualsiasi contratto che prevedeva il pagamento in qualsiasi tipo di denaro diverso da quello pianificato dallo stato era illegale.

Questo fu il risultato supremo del New Deal: rendere illegale il denaro sano ed onesto. L'assioma di Gresham fu quindi bypassato: quando due forme di denaro, una migliore e una peggiore, sono in circolazione insieme, il denaro migliore tende a scomparire perché la gente lo accumulerà. Il New Deal rese impossibile quel tipo di competizione. Ci doveva essere una sola forma di denaro ed era quella prevista dallo stato. Tutto quello che poteva succedere dopo era un mercato nero per l'oro.

Va notato che ciò che fece il New Deal fu popolare. Lo stato ed il popolo si presero la mano. Anche in Gran Bretagna, quando in modo simile il denaro pianificato prese il posto del denaro sano ed onesto. Ciò che lo stato guadagnò fu una vasta estensione del potere nella dimensione economica, e ciò che le persone guadagnarono – o pensavano di aver guadagnato – fu l'immunità esterna dalla "funzione punitiva" del denaro. Mai più la gente avrebbe dovuto soffrire per mancanza di denaro, vale a dire per mancanza di potere d'acquisto. Lo stato avrebbe sempre potuto fornirne abbastanza. Mai più ai banchieri sarebbe stato permesso di sacrificare il benessere sociale sull'altare della solvibilità. Mai più un banchiere avrebbe potuto dire: "I mutuatari devono pagare i loro prestiti e tutti devono vendere di più e comprare di meno, perché stiamo finendo i soldi".

Per un po' funziona. Infatti per un po' e per molti funziona così bene che ci si può chiedere se non ci sia una sorta di logica diabolica in quelle che chiamiamo illusioni monetarie. Un'abbondanza inesauribile di denaro pianificato a basso costo offre l'immunità dalla liquidazione, sostenendo anche l'idea illusoria di stabilità. L'alternanza di boom e bust doveva essere abolita, perché se nessuno avrebbe dovuto mai più subire la deflazione per mancanza di denaro, non c'era motivo per cui ci sarebbe dovuto essere ancora un bust.

Ciò che ne risulta è una fantasia di boom perpetuo. Il principio correttivo del denaro sano ed onesto, che abbiamo chiamato il "principio punitivo", consiste nell'indurre la vendita e la liquidazione in determinate circostanze. Quando tale funzione del denaro viene sospesa, esiste solo la funzione positiva, che è quella di indurre all'acquisto, ed il meccanismo monetario agisce come un orologio senza pendolo, facendo salire i prezzi sempre più velocemente. E questo andrà avanti fino alla fine, cosa accadrà poi nessuno lo sa. È una calamità da rimandare il più a lungo possibile.

Nel frattempo arriva il momento in cui lo stato stesso diviene impotente, anche se volesse fermare l'inflazione. La teoria del denaro pianificato dice che il pendolo può essere rimesso quando necessario. Questa è la dottrina dell'inflazione controllata. Ma quando arriva il momento di agire, lo stato si trova di fronte non ad una teoria, ma ad una realtà politica: non osa sgonfiare l'economia ripristinando la "funzione punitiva" del denaro. Non era per questo che il banchiere veniva insultato? Ora lo dovrebbe fare lo stato in sua vece? Se sì, che fine fa l'illusione secondo cui una volta che lo stato avrà controllato e pianificato il denaro, la gente sarà ricca per l'eternità?

Una fonte di confusione è l'idea che il costo spaventoso della guerra sia stata la causa principale di questa inflazione. La guerra forniva lo spettacolo vulcanico, ma il fuoco stava già bruciando. Iniziò negli anni '30 quando gli stati rovesciarono il gold standard con il pretesto che frustrava le aspirazioni sociali delle persone e presero il controllo del denaro. Molto prima della guerra gli stati si erano liberati dai limiti del denaro sano ed onesto. Avevano trovato un modo per socializzarlo ed una conseguenza fu l'enorme costo della guerra.

Quindi ora l'incomparabile illusione arriva ad un seguito: il denaro pianificato ha fatto il suo corso così bene che oggi non esiste più un prezzo comprensibile per niente, né esiste più una forma di denaro con cui le persone sono disposte, nel modo normale, a scambiare i loro beni; invece regna l'accaparramento delle cose, il mercato nero, il disordine della produzione, un commercio internazionale sempre più incline ai principi del baratto.

I mali dell'inflazione assumono ora le proporzioni di un flagello universale. Tuttavia, nella mente dello stato l'unico pensiero è quello di trattare questi mali come effetti — mediante editti che li proibiscono o mediante nuovi meccanismi di controllo e prelievi sul capitale — invece di agire sulla causa. Come agire sulla causa, come ripristinare nel mondo il principio di solvibilità, come tornare ad un tipo di denaro di cui la gente si fida, che smetterà di accumulare, che distruggerà i mercati neri e libererà le forze della libera impresa è un problema per il quale non esiste una soluzione indolore.

Dall'ascesa dell'economia moderna non era mai successo prima che il denaro in tutto il mondo fosse inflazionato tutto in una volta. Mai prima d'ora era impossibile testare il valore del denaro inflazionato con il semplice metodo di valutarlo in oro. Anche ai tempi del Greenback – cioè nel periodo della Guerra Civile – la valuta fiat poteva essere valutata in oro. Il prestigio finanziario dello stato soffrì a causa del declino del dollaro. Nel punto più basso valeva 35 centesimi e alla fine fu reso rimborsabile in oro al valore nominale completo.

Ma ora l'oro come denaro è stato messo fuori legge dallo stato. Il libero mercato è stato soppresso. Dove testerete il valore del dollaro americano o della sterlina britannica offrendolo in cambio di oro? Il Fondo Monetario Internazionale fissa il valore del dollaro in termini della sterlina ed il valore della sterlina in termini del dollaro.

Se questo fosse tutto, avreste solo un problema monetario. Ma c'è molto di più: il problema è morale. Di tutte le principali nazioni del mondo non ce n'è una che non abbia svalutato la propria divisa o ripudiato le promesse sui suoi obblighi. La sfiducia nel denaro, quindi, è sfiducia nella parola dello stato.

La Francia ora sta lottando con questo problema morale. È l'unico Paese che avrebbe dovuto saperlo meglio. La sua esperienza con l'inflazione è storica, tuttavia ha portato la monetizzazione del debito pubblico ad un punto in cui il franco è cartastraccia. Così alla fine ha deciso di svalutarlo per editto e allo stesso tempo di consentire quello che ha definito un libero mercato dell'oro e dei dollari.

Il Fondo Monetario Internazionale l'ha supplicata di non farlo. La paura era che avrebbe distrutto la sua ragnatela di parità artificiale dei cambi ed esposto il vero valore del denaro fiat, specialmente la sterlina britannica, la quale viene venduta sul mercato nero a circa la metà di quello che il Fondo Monetario Internazionale ha detto che valeva.

Ciononostante, per egoistica disperazione, la Francia non ha dato retta all'FMI, con il risultato che invece di risolvere da sé qualsiasi problema ha aggravata la confusione generale. Il popolo francese sapeva benissimo che il nuovo valore del franco era arbitrario e provvisorio, perciò ne diffidavano. Inoltre la nuova legge monetaria è stata interpretata secondo il suo vero senso: il governo francese si riservava il diritto di fare tutto ciò che vuole col denaro, anche confiscarlo.

Per quanto riguarda il libero mercato in dollari e oro, era libero non di per sé ma su licenza, solo per vedere cosa sarebbe successo. Il governo francese è stato così ingenuo da credere che se fosse stato consentito il libero commercio dell'oro per poche ore ogni giorno, il premio su di esso avrebbe indotto i contadini francesi a cedere i loro famosi tesori; ma i contadini francesi non sono stati minimamente persuasi a scambiare il loro oro con qualsiasi tipo di cartamoneta, nemmeno con dollari di carta.

La debacle morale ora è tale che quando e se gli stati decideranno di disinflazionare le loro valute, la fiducia nel denaro non verrà ripristinata. Perché? La parola dello stato non vale niente, soprattutto quando si tratta di denaro. Chi può essere sicuro che le nuove promesse siano migliori di quelle che sono state infrante? Solo il tempo può dirlo... e non c'è più tempo. La necessità di ripristinare il ritmo degli scambi nel mondo è estremamente urgente. Non può essere ripristinato fino a quando la gente non sentirà di nuovo il suono del denaro sano ed onesto.

L'oro farebbe quel suono; ma sebbene ci sia più oro che mai nel mondo, il suo uso come denaro è proibito. Passa tra gli stati, per lo più sotto forma di lingotti, e tutti sono ansiosi di possederlo, poiché ora è l'unica misura di valore di cui anche gli stati possono fidarsi; ma sia la moneta d'oro che la cartamoneta convertibile in oro su richiesta sono scomparse dalla circolazione in tutto il mondo. Un individuo che vuole accumulare oro deve prima trovarlo nei mercati neri di Bombay, Il Cairo o in Cina, e poi portarlo via di nascosto, perché è soggetto a confisca, e l'individuo trovato in possesso del metallo giallo viene sanzionato.

Il fatto curioso è che allo stesso tempo gli stati stessi lo stanno accumulando e lo fanno perché non possono più fidarsi del proprio denaro pianificato.

Sotto il New Deal, il governo americano approvò una legge che rendeva reato il possesso di oro da parte di un cittadino americano. Quindi, dopo aver confiscato l'oro del popolo, lo seppellì a Fort Knox. Di tanto in tanto questo tesoro viene rimpinguato, fino ad ora rappresenta più della metà di tutto l'oro monetario del mondo. Eppure l'esistenza di questo oro non è la vera ragione per cui il dollaro americano è il tipo di denaro pianificato nei cui confronti si dovrebbe essere meno diffidenti. È il potere produttivo dell'America che sostiene il dollaro, non il tesoro d'oro a Fort Knox.

Si dice che questo Paese abbia uno "standard monetario aureo internazionale", se sapete cosa significa; si dice che il dollaro americano sia "legato" all'oro; si dice che a copertura della cartamoneta pianificata che avete in tasca ci sia una "riserva aurea". Queste sono solo costruzioni monetarie. A che serve sapere che a copertura della vostra cartamoneta c'è una riserva d'oro quando è illegale possederlo e quando anche il banchiere che tiene quella che viene chiamata una riserva d'oro non ha il metallo fisico?

Nessuna banca ha oro. Nessuna banca è autorizzata a possedere oro. Quello che ha la banca è un certificato d'oro emesso dallo stato. Questo certificato non può essere convertito in oro fisico, se non con il permesso dello stato, e solo a condizione che l'oro sia richiesto allo scopo di effettuare un pagamento internazionale. E questo certificato d'oro, che costituisce ciò che chiamiamo riserva d'oro a copertura del nostro denaro, non è né legalmente né moralmente migliore del bellissimo certificato d'oro giallo che avevate in ​​tasca qualche anno fa su cui c'era scritto: "Questo è per certificare che una quantità uguale di moneta d'oro è stata depositata nel Tesoro degli Stati Uniti ed è rimborsabile al portatore su richiesta".

Quello era il certificato d'oro che lo stato vi obbligava a consegnare sotto pena di multa o reclusione. Nel fare ciò non solo trascurava le parole incise su di esso, ma ripudiava una ricevuta legale per l'oro che era stato depositato da individui nel Tesoro degli Stati Uniti. Vale a dire, confiscava l'oro che deteneva in custodia per il popolo.

Quindi un certificato d'oro non era oro fisico. Se non era oro nelle mani dell'individuo non poteva essere nemmeno oro nelle mani di una banca. Nessuna parola solenne incisa sulla carta da uno stato che poi l'avrebbe infranta poteva essere considerata oro. Solo l'oro è oro. Ne consegue che a copertura di tutti i dollari cartacei ora in circolazione, i soldi nelle nostre tasche, nell'intero sistema bancario non c'è un dollaro di riserva aurea.

In tutta questa confusione di fatti e finzione, l'unica cosa che luccica è l'oro. Per alcuni il suo luccichio è il malocchio del basilisco, che richiama le persone al capitalismo del XIX secolo; per altri è la luce del giorno alla fine del tunnel in cui siamo finiti.

Così ora gli economisti si dividono. E se superate la loro linea di demarcazione, che è come la linea di uno scisma religioso, con i modernisti da una parte ed i fondamentalisti dall'altra, vedrete che arriva un punto in cui si smette di parlare di soldi. L'argomento cessa di basarsi su principi monetari, che possono essere provati o smentiti, e vira su convinzioni politiche, che generalmente sono fuori discussione.

Gli economisti che credono in un'economia pianificata credono anche nel denaro pianificato, perché quando lo stato si impegna a pianificare la vita economica per fini sociali deve saper pianificare anche il denaro. Altrimenti le sue intenzioni sociali cadranno a pezzi.

D'altra parte, gli economisti che credono in un'economia libera ed in uno stato limitato credono anche nel denaro sano ed onesto, perché quest'ultimo è, tra tutti gli strumenti, quello che ha vinto con maggior successo l'istinto totalitario dello stato.

Questi sono i fondamentalisti. Con una voce crescente ora chiedono un ritorno al gold standard e questo non solo per ragioni monetarie, ma sulla base del fatto che non c'è altro modo per salvare un'economia libera ed una società libera dall'ingestione totale da parte dello stato. La moneta aurea è l'unica cosa che lo stato non può ingoiare.

Ma la strada per tornare al denaro sano ed onesto è difficile. Era già abbastanza difficile quando non c'era che un ostacolo naturale, cioè il potere della fallacia, che sta sempre dalla parte del denaro pubblico perché ce ne sarà in abbondanza e ogni uomo, secondo il proverbio, ne approfitterà.

Ma oltre questo primo ostacolo ce ne sono altri due.

Il secondo è la resistenza dello stato, con il suo controllo radicato sull'offerta di denaro. Questo è un potere a cui non rinuncerà senza lottare.

Il terzo ostacolo è il tipico economista keynesiano, il quale sostiene l'economia pianificata in parte per motivi di convinzione sociale e in parte, si può sospettare, per motivi di vantaggio, poiché in un'economia pianificata è elevato agli onori del clero. L'influenza di questo economista keynesiano è grande, sia sullo stato che sul pensiero economico, e nel suo campo visivo non c'è immagine più odiosa del gold standard.

Al Congresso l'idea di tornare al gold standard è guidata da Howard Buffett, il quale ha presentato un disegno di legge che propone di "ripristinare il diritto dei cittadini americani di possedere liberamente oro e monete d'oro; restituire il controllo sulle finanze pubbliche alle persone" e "per frenare l'ulteriore deterioramento della nostra valuta". I paragrafi essenziali sono due:

L'unità monetaria standard degli Stati Uniti d'America è il dollaro d'oro di quindici e ventuno centesimi di grani. Le monete d'oro di taglio non inferiore a $10 e le denominazioni più grandi che il Segretario del Tesoro ritenga desiderabili devono essere coniate ed emesse su richiesta.

Tutti gli altri soldi degli Stati Uniti saranno mantenuti alla parità con il dollaro d'oro standard mediante libertà di scambio alla pari con l'oro standard.

Parlando della sua proposta di legge, Buffett ha detto:

Le persone parsimoniose e frugali decideranno che privarsi del godimento immediato risparmiando dollari non è saggio. Come le popolazioni di molti Paesi europei, questi lavoratori non ripongono più la loro fiducia in una cartamoneta irredimibile.

Se il Congresso non affronterà presto il problema in modo efficace, questo pericolo potrebbe non essere troppo lontano. Un abbandono di massa delle abitudini di risparmio del dollaro sarebbe una grave calamità, soprattutto perché quasi sicuramente seguirebbe una fuga di massa dal dollaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 11 febbraio 2015

Una discussione sulla natura distruttiva dell'interventismo statale

Gli scribacchini presso la stampa mainstream non ci fanno mai mancare spunti di ilarità tracotante. Soprattutto quando si guarda questo pezzo di Bloomberg in cui anche i giornalisti si arrovellano il cervello per trovare una scappatoia a quella che pare essere diventata la malattia del secolo: inflazione sotto la "media". Con "media" si intende, ovviamente, una cifra scelta arbitrariamente dai banchieri centrali. Allora facciamoci un giro sul sito della St. Louis FED e osserviamo questo grafico. Rappresenta il potere d'acquito dei consumatori per i beni e servizi esistenti. E' letteralmente colato a picco. "Strano", l'ultima volta che ho controllato questo è esattamente l'effetto che l'inflazione ha sulla moneta. Ai giornalisti di Bloomberg, a quanto pare, pare superfluo porsi certe domande... non che la pigrizia intellettuale non abbia colto anche le menti presso la Reuters e il WSJ. Il mantra dell'inflazione al 2% è stato ripetuto talmente tante volte dai faccendieri della FED, che ormai è stato assorbito per osmosi dalla maggior parte dei commentatori e giornalisti. Non fanno caso alle orde di persone che popolano i negozi della Apple ogni volta che sfornano un qualche nuovo marchingegno infernale. Non fanno caso alle orde di persone che prendono d'assalto ogni maledetto giorno le filiali di Walmart. E nonostante ciò continuano a parlare di deflazione "mortale". Aspettare che i prezzi calino ancora in una spirale "mortale"? Sciocchezze buone solo per la propaganda senza senso di pennivendoli e pianificatori centrali che pensano al loro tornaconto. Ma oltre alla retorica e alla propaganda, questi pazzi scatenati hanno altre armi a loro disposizione per manipolare il mercato, e ne discuteremo in questo saggio che comprende tre articoli (1, 2, 3) di Shostak e Garrett fusi insieme.
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di Frank Shostak


Gli ordini di beni capitali non militari sono aumentati dello 0.6% ad agosto, dopo un calo dello 0.2% a luglio, attestandosi a $73.2 miliardi. Si osservi che dopo aver chiuso a $48 miliardi a maggio 2009, gli ordini di beni capitali hanno seguito un trend rialzista.

La maggior parte dei commentatori considera questo rafforzamento come una prova che le aziende stanno investendo sia nella sostituzione dei beni capitali esistenti sia in nuovi beni capitali per espandere la loro crescita.



Rispondere al Mercato o alla Banca Centrale?




Non c'è dubbio che un aumento della qualità e della quantità di strumenti e macchinari, ovvero beni capitali, sia la chiave per l'espansione di beni e servizi. Ma è sempre un bene per la crescita economica? E' sempre un bene per il processo di generazione di ricchezza?

Si consideri il caso in cui la banca centrale è impegnata in una politica monetaria allentata, cioè un pompaggio monetario e un abbassamento artificiale della struttura dei tassi di interesse. Tale politica imposta la base per varie attività non produttive, o bolle.

Per sopravvivere queste attività richiedono finanziamenti reali, i quali vengono deviati per mezzo di una politica monetaria allentata. (Una volta messa in campo tale politica, si permette l'emersione di varie attività in bolla.)

Si noti che i vari individui impiegati in queste attività sono i primi destinatari del denaro; ora possono deviare a loro vantaggio i vari beni e servizi dal bacino della ricchezza reale.

Questi individui stanno praticamente impegnandosi a scambiare nulla per qualcosa. (Gli individui nei settori in bolla non producono ricchezza reale, invece tramite il denaro pompato ne sottraggono una porzione al bacino della ricchezza reale. Ancora una volta bisogna notare che questi individui non stanno affatto contribuendo all'espansione di questo bacino.)

Anche le attività in bolla richiedono strumenti e macchinari, ovvero beni capitali. Quindi i vari beni capitali generati per tali attività rappresentano solamente uno spreco di ricchezza reale, dal momento che gli strumenti e le macchine che vengono generati verranno impiegati nella produzione di beni e servizi che, senza il pompaggio monetario della banca centrale, non sarebbero mai stati richiesti. (Sono state crete infrastrutture inutili.)

Queste attività non espandono il bacino della ricchezza reale, lo prosciugano. (Ciò equivale ad un impoverimento economico.) Più è aggressiva la posizione monetaria allentata della banca centrale, più il sopra citato bacino verrà drenato e meno ricchezza reale verrà lasciata a disposizione dei creatori di ricchezza reale. Se tale politica persisterà per troppo tempo, questo potrebbe rallentare o addirittura ridurre il bacino della ricchezza reale e mettere in moto una grave crisi economica.



Un Rafforzamento negli Acquisti di Beni Capitali Punta ad una Bolla

Suggeriamo che il forte rimbalzo negli ordini di beni capitali sin dal maggio 2009, è stato causato da una politica monetaria allentata della FED. Da notare le fluttuazioni selvagge nella nostra misura monetaria AMS, dopo un lasso di tempo seguito da forti oscillazioni negli ordini di beni capitali.

Un aumento della dinamica di crescita della moneta è stato seguito dalla crescita negli ordini di beni capitali per sostenere l'incremento delle varie attività in bolla. Al contrario, un calo della dinamica di crescita dell'offerta di moneta segnerà anche un calo negli ordini di beni capitali.




Suggeriamo che un rallentamento della dinamica di crescita dell'offerta di moneta sin dall'ottobre 2011, sia attualmente in procinto di far valere la sua posizione dominante. Ciò significa che le varie attività in bolla rischiano di finire sotto pressione. La crescita monetaria più lenta rallenterà la deviazione di ricchezza reale dalle attività creatrici di ricchezza.

Di conseguenza gli ordini di beni capitali finiranno sotto pressione nei prossimi mesi. (L'accumulo di un'infrastruttura inutile rallenterà – sarà costruito un minor numero di "piramidi".)


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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E' generalmente ritenuto che un economista, affinché possa valutare lo stato dell'economia, necessiti di indicatori macroeconomici che gli diranno che cosa sta succedendo. La domanda che ci poniamo è questa: perché è necessario conoscere lo stato dell'economia globale? A che scopo possono servire tali informazioni?

Un attento esame di questi problemi dimostra che in un contesto di libero mercato non ha molto senso misurare e pubblicare vari indicatori macroeconomici. Questo tipo di informazioni è di scarsa utilità per gli imprenditori. L'unico indicatore a cui qualsiasi imprenditore presta attenzione è il profitto. Più è alto il profitto, più benefici una determinata attività concederà ai consumatori.

Prestare attenzione ai desideri dei consumatori significa che gli imprenditori devono organizzare quella struttura di produzione che più si adatta a tale scopo. Seguire vari indicatori macroeconomici sarà di poco aiuto in questo sforzo.

Un imprenditore cosa dovrebbe farsene di informazioni circa il tasso di crescita del prodotto interno lordo (PIL)? Come può aiutarlo a realizzare un profitto l'informazione che il PIL è cresciuto del 4%? O quale possibile utilizzo può farsene di dati che dimostrano che la bilancia dei pagamenti nazionale è in deficit? O quale uso può farsene di informazioni sul livello dell'occupazione o il livello generale dei prezzi?

Quello di cui un imprenditore necessita non sono macro-informazioni, ma piuttosto informazioni specifiche sui desideri dei consumatori riguardo un prodotto o una gamma di prodotti. I macro-indicatori statali non saranno di grande aiuto per gli imprenditori. Questi ultimi dovranno stabilire la propria rete di informazioni relativa ad un particolare progetto. Solo un imprenditore sa che tipo di informazioni sono necessarie per riuscire nell'impresa. A questo proposito, nessuno può sostituire l'imprenditore.

Se la valutazione di un uomo d'affari sulla domanda dei consumatori è corretta, allora farà profitti. La valutazione errata si tradurrà in una perdita. Il quadro economico penalizza, per così dire, le imprese che hanno giudicato male le priorità dei consumatori e premia coloro che hanno azzeccato una certa valutazione. Il quadro economico fa in modo che le risorse siano sottratte da quegli imprenditori che non prestano attenzione alle priorità dei consumatori e finiscano nelle mani coloro che lo fanno.

In un contesto di libero mercato privo di interferenze dello stato, "l'economia" non esiste in quanto tale. Un ambiente di libero mercato è popolato da individui, i quali sono impegnati nella produzione di beni e servizi necessari per sostenere la loro vita e il loro benessere, vale a dire, la produzione di ricchezza reale. Inoltre, in un'economia di libero mercato ogni produttore è anche un consumatore. Per comodità possiamo etichettare l'interazione tra produttori e consumatori come l'economia. Tuttavia deve essere compreso che in nessun caso la cosiddetta "economia" ha una vita propria o è indipendente dagli individui.

Mentre in un contesto di libero mercato "l'economia" è solo una metafora e non esiste in quanto tale, tutto ad un tratto lo stato dà vita ad una creatura chiamata "economia" attraverso il suo costante riferimento statistico ad essa, utilizzando, ad esempio, un linguaggio come "l'economia è cresciuta in tale percentuale", o "l'ampliamento del deficit commerciale minaccia l'economia". "L'economia" viene presentata come un essere vivente avulso dagli individui.

Secondo il modo tradizionale di pensare, bisogna distinguere tra le attività degli individui e l'economia nel suo complesso, vale a dire, tra micro e macro-economia. E' anche ritenuto che ciò che è bene per gli individui, potrebbe non essere un bene per l'economia e viceversa. Secondo questo modo di pensare viene assegnata "all'economia" un'importanza fondamentale, mentre gli individui vengono a malapena menzionati.

In effetti si ha l'impressione che sia "l'economia" che produca beni e servizi. Una volta che la produzione è stata sfornata "dall'economia", ciò che rimane da fare è la sua distribuzione tra gli individui in modo più equo. Inoltre si prevede che "l'economia" segua il percorso di crescita delineato dai pianificatori centrali. Così ogni volta che il tasso di crescita scivola al di sotto del percorso delineato, lo stato dovrebbe dare una spinta adeguata "all'economia".

Al fine di convalidare il successo o il fallimento dell'interferenza statale, sono stati concepiti vari indicatori statistici. Un indicatore forte viene interpretato come un successo, mentre accade il contrario per un indicatore debole. Periodicamente, però, i funzionari governativi avvertono che "l'economia" si surriscalda, cioè, "cresce" troppo in fretta.

Altre volte i funzionari avvertono che "l'economia" si è indebolita. Così ogni volta che "l'economia" cresce troppo velocemente, i funzionari statali dichiarano che è compito del governo e della banca centrale evitare l'inflazione. In alternativa, quando "l'economia" sembra essere debole, gli stessi funzionari dichiarano che è dovere del governo e della banca centrale quello di mantenere un elevato livello d'occupazione.

In questo modo gli statistici governativi creano un'entità inesistente chiamata "economia" che deve essere accudita da funzionari statali e banchieri centrali. (In realtà i beni e i servizi non sono prodotti in totalità e sotto la supervisione di un essere supremo. Ogni individuo si preoccupa della sua produzione di beni e servizi).

Possiamo quindi concludere che i cosiddetti indicatori macroeconomici sono artifizi che vengono utilizzati dagli stati per giustificare il loro intervento. Questi indicatori possono dirci molto poco sulla formazione di ricchezza e quindi sul benessere degli individui.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di Garet Garrett


Il welfare state perfetto deve infine razionare il reddito nazionale, e, quando lo fa, il denaro diviene come una tessera annonaria in tempo di guerra. In un primo momento lo stato deve prendere in prestito parecchio denaro. Per trasferire ricchezza dai pochi ai molti — la ricchezza nella sua forma moderna, in gran parte imponderabile e non portabile — deve essere in grado di prendere in prestito e spendere: le persone che hanno risparmi da prestare devono credere nello stato e avervi fiducia, altrimenti tali azioni sono impossibili. Se non è possibile prendere in prestito per spendere, la rivoluzione andrà in bancarotta sin dall'inizio. È per questo che nel secondo e terzo mese, con il Tesoro vuoto, il New Deal fu costretto a vendere titoli di stato sotto la falsa promessa di ripagare gli interessi e rimborsarli in dollari d'oro — una promessa che si stava preparando a ripudiare.

Beh, il resto è semplice da spiegare perché il metodo era semplice.

Per un po', e fino a che è stato possibile sfruttare la credulità degli individui, il New Deal ha continuato a dire che il bilancio federale sarebbe stato pareggiato. Nel mese di luglio del primo anno [il presidente Roosevelt] disse: "Un governo può sembrare incoerente se taglia le spese regolari e al tempo stesso prende in prestito e spende miliardi per una situazione d'emergenza. Ma non è incoerente, perché una grande parte del denaro d'emergenza è stata acquisita sotto forma di prestiti che saranno rimborsati dal Tesoro; e per coprire il resto, abbiamo imposto nuove tasse per ripagare gli interessi sul debito."

Se fosse stato vero, avrebbe significato un governo solvente con un bilancio in pareggio; ma non era vero.

All'inizio del secondo anno, mentre si recava al Congresso con un bilancio che cancellava tutte le idee consolidate in materia di finanza pubblica, il presidente rinviò blandamente il pareggio di bilancio per due anni, e in seguito disse: "Il bilancio è talmente chiaro che siamo in grado di guardare avanti nel tempo, tra due anni, quando ci auguriamo che il governo avrà sicuramente una base finanziaria equilibrata e potremmo dare il via alla riduzione del debito pubblico." E qui veniva tracciata una linea, oltre la quale c'era una realtà parallela.

Utilizzando il dispositivo europeo della doppia contabilità, possiamo affermare che gli USA avevano due bilanci. Quello che rappresentava le spese ordinarie del governo era in pareggio. L'altro, che rappresentava le spese straordinarie per la ripresa e così via — sarebbe stato considerato in modo separato. Sarebbe stato equilibrato una volta che sarebbe stata agguantata la fantomatica ripresa, in modo che tale sforzo sarebbe stato sostenuto dal reddito nazionale. Questa doppia contabilità andò avanti per parecchi anni.

Poi c'era l'idea dell'investimento di stato. Lo stato sprofondava nella spesa in deficit, con enormi enormi conseguenze per quanto riguardava il debito pubblico. Per quanto possa sembrare paradossale, il debito era bilanciato da attivi. Lo stato stava investendo i propri fondi presi in prestito non solo nelle cose che si potevano vedere ovunque — cose belle e socialmente utili che non c'erano prima; stava anche investendo nel campo della salute, del benessere e della felicità futura di tutta la popolazione. Se ci fosse stato un investimento migliore di quello, o uno per pagare dividendi più grandi, quale poteva essere? In un lampo tale strategia si usurò, e anche se non venne mai abbandonata fu sostituita.

Non dobbiamo dimenticare la dottrina inventata e promulgata dagli economisti del New Deal — la dottrina del debito pubblico illimitato. Che differenza faceva quanto grande fosse il debito? Non era affatto come un debito verso creditori stranieri. Era qualcosa che dovevamo solo a noi stessi. Pagare o non pagare significava solo spostare o non spostare i soldi da una tasca all'altra. E comunque, se davvero avessimo voluto pagare, il problema si sarebbe risolto con un aumento del reddito nazionale.

Molte persone infuriate sprecarono il loro tempo opponendosi a questa dottrina definendola una fallacia economica. Errore o no, era tutta una questione di punti di vista. Per coloro che consideravano il New Deal come il feticcio della solvibilità, era un errore. Per coloro che sostenevano la tecnica scientifica rivoluzionaria era perfettamente sano, addirittura ortodosso. Secondo quest'ultimo punto di vista il debito pubblico non era un problema di finanza pubblica. Bisognava considerarlo solo in relazione al fine. Un debito perpetuo e illimitato rappresenta la spesa in deficit come un principio sociale, una ridistribuzione progressiva della ricchezza per volontà del governo fino a quando non vi è più niente da condividere; dopo di che arriva un razionamento del reddito nazionale. Alla fine si arriva alla svalutazione del denaro e quindi all'inflazione, come se la classe media venisse economicamente uccisa nel sonno. Nell'arsenale della rivoluzione, l'arma perfetta è l'inflazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 31 ottobre 2011

Keynes e la Classe Dirigente

Dopo l'articolo di ieri sono emerse delle "lamentele" sul presunto legame spesa a deficit e Keynes."In ogni periodo lo Stato deve regolare il livello della spesa pubblica in modo da portare la domanda globale al livello che assicura la piena utilizzazione delle risorse disponibili". Questa è la giustificazione esatta di tale politica. La quantità di denaro assorbita dai burocrati che amministrano programmi di spesa è sempre enorme. L'amministrazione di tali programmi risucchia quantità sempre più ingenti di risorse. Nessuno vuole che smettano di esistere: sono un flusso di voti e di denaro. Potere da un lato, briciole dall'altro. Nessuno si azzarderebbe a terminarli: ad esempio, il welfare. La politica deve favorire i gruppi con interessi speciali, ma ha bisogno della "foglia di fico" davanti le persone comuni: il consenso.
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di Garet Garrett


[American Affairs, 1947]


Il lavoro inefficientemente intitolato, The General Theory of Employment, Interest and Money, ora comunemente abbreviato a The General Theory, è stato pubblicato nel 1936. Aveva dunque solo dieci anni quando l'autore, John Maynard Keynes, morì lo scorso Aprile. Probabilmente nessun altro libro ha mai prodotto in così poco tempo un effetto analogo. Ha tinto, modificato e condizionato il pensiero economico in tutto il mondo. Su di esso è stata fondata una nuova chiesa economica, completamente arredata con tutte le caratteristiche proprie di una chiesa, come una rivelazione di sé, una dottrina rigida, un linguaggio simbolico, una propaganda, un clericalismo, e una demonologia. La rivelazione, anche se brillantemente scritta, era tuttavia oscura e difficile da leggere, ma sebbene ci si sarebbe aspettato che questo fatto avesse ostacolato la diffusione della dottrina, ebbe un risultato contrario e servì ai fini della pubblicità, dando origine a scuole di esegesi ed a controversie che erano interminabili perché niente poteva essere risolto. Non c'era alcuno stato della società esistente in cui la teoria potesse essere dimostrata o smentita dalla dimostrazione — né ce n'è ancora una.

Il momento del libro è stato molto fortunato. Per una società pianificata di cui stavano parlando, i Socialisti erano in disperato bisogno di una formula scientifica. Allo stesso tempo il governo aveva bisogno di una razionalizzazione della spesa a deficit. L'idea del welfare del governo che era in crescita sia qui che in Gran Bretagna — qui sotto il segno del New Deal — si trovava in cattive acque. Non aveva risposta per coloro che continuavano a chiedere: "Da dove arriveranno i soldi?" Era vero che il governo aveva preso il controllo della moneta come strumento sociale e che la tirannia restrittiva dell'oro era stata rovesciata, ma il feticcio della solvibilità è sopravvissuto e ha minacciato di frustrare le grandi intenzioni sociali.

Proprio in questa crisi storica della politica sperimentale, con i Socialisti persi in un deserto da qualche parte tra l'Utopia ed il totalitarismo, e con i governi alla deriva in un mare di denaro gestito centralmente, impaurito ad andare avanti ed incapace di tornare indietro, l'aspetto della teoria di Keynes era come una risposta ad una preghiera. La sua impresa è stata duplice. Per i pianificatori Socialisti ha offerto una serie di strumenti algebrici, che, se utilizzati secondo il manuale di istruzioni, avrebbero garantito una piena occupazione, un equilibrio economico, ed una giusta redistribuzione della ricchezza, tutti e tre in una volta e con una sorta di regolo di precisione — alla sola condizione che la società doveva davvero volere la salvezza. E la stessa teoria in virtù delle sue implicazioni logiche salvò il welfare del governo dalla minaccia dell'insolvenza. Quella parola — insolvenza — non avrebbe più avuto alcun significato per un governo sovrano. Il pareggio di bilancio era uno spauracchio capitalista. La spesa a deficit non era quello che sembrava. Era infatti un investimento; ed il suo uso era quello di riempire un vuoto degli investimenti — un vuoto creato dalla tendenza cronica ed incorreggibile della gente di risparmiare troppo. "C'è stata", disse, "una tendenza cronica nel corso della storia per la propensione al risparmio piuttosto che un forte incentivo ad investire. La debolezza dell'incentivo ad investire è stata in ogni momento la chiave del problema economico." Con investimento intendeva l'uso del capitale in uno spirito di avventura.

Questa idea era la base stessa della teoria. Dall'eccessivo risparmio e dallo scarso investimento scaturisce la disoccupazione. E quando da questa causa appare la disoccupazione, come era normale che accadesse, in primo luogo periodicamente e poi come un male permanente, l'unica cura per il governo è quella di spendere denaro. Tra gli strumenti algebrici c'era il famoso moltiplicatore con l'uso del quale gli esperti sarebbero in grado di determinare con precisione quanto il governo avrebbe dovuto spendere per creare la piena occupazione.

In breve, quindi, la teoria diceva che quando le persone non stavano investendo abbastanza nel loro futuro per mantenersi tutti al lavoro il governo avrebbe dovuto farlo al posto loro. Dove e come il governo avrebbe preso il denaro? Beh, in parte tassando i ricchi, che notoriamente risparmiano troppo; in parte prendendo in prestito dai ricchi, e, se necessario, come ultima risorsa, stampandolo — e tutto sarebbe andato per il meglio, perché con la piena occupazione la società in generale sarebbe diventata sempre più ricca. In ultima analisi le soddisfazioni della vita economica sarebbero diventate sporcizia a buon mercato, il tasso di interesse sarebbe sceso a zero, e la conseguenza sarebbe stata l'estinzione indolore della classe redditiera, cioè coloro che vivono di interessi e non producono nulla.

Se ho ragione [disse] nel supporre che sia relativamente facile rendere i beni capitali così abbondanti in modo che l'efficienza marginale del capitale sia pari a zero, questo potrebbe essere il modo più sensato di sbarazzarsi gradualmente di molte delle caratteristiche discutibili del capitalismo. Una breve riflessione mostrerà quali enormi cambiamenti sociali deriverebbero dalla progressiva scomparsa di un tasso di rendimento sulla ricchezza accumulata. Un uomo sarebbe ancora libero di accumulare il suo reddito al fine di spenderlo in un secondo momento. Ma la sua accumulazione non crescerebbe. Egli sarebbe semplicemente nella posizione del padre del Papa, il quale, quando si ritirò dagli affari, portò con sé una cassa di ghinee nella sua villa a Twickenham e soddisfò le sue spese domestiche con queste.

E in cosa il governo dovrebbe spendere il denaro? Preferibilmente, come ovvio che sia, per la creazione di opere produttive, cioè, ulteriore produzione delle cose che soddisfano i bisogni umani; ma tale era l'importanza di mantenere tutti nella piena occupazione che sarebbe stato meglio investire il denaro in monumenti e piramidi piuttosto che non spenderlo affatto.

L'antico Egitto [disse] era doppiamente fortunato, e senza dubbio doveva a ciò la sua ricchezza favolosa, in quanto possedeva due attività, cioè, la costruzione di piramidi come anche la ricerca di metalli preziosi, i cui frutti, dal momento che non potevano servire i bisogni dell'uomo attraverso la loro consumazione, non diventavano stantii tramite l'abbondanza. Nel Medioevo si costruirono cattedrali e venivano cantati canti funebri. Due piramidi, due mausolei per i defunti, sono sempre meglio di una; ma non è così per due ferrovie da Londra a New York. Siamo così sensibili, abbiamo insegnato a noi stessi a raggiungere una tale parvenza di finanzieri prudenti, esigendo un'attenta riflessione prima di aggiungere oneri finanziari ai posteri con la costruzione di case in cui possono viverci, che non abbiamo una via di fuga facile dalle sofferenze della disoccupazione. Dobbiamo accettarle come il risultato inevitabile dell'applicazione alla condotta dello Stato di massimi che sono ben calcolati per arricchire un individuo permettendogli di accumulare diritti di cui godere che non intende esercitare in un momento preciso.

Raramente i Keynesiani fanno riferimento a questo passaggio, forse perché non sono mai stati sicuri che lo intendesse con un accento di serietà. Potrebbe benissimo essere un Keynes in uno dei suoi stati d'animo maliziosi.

E' significativo ricordare che la prima applicazione precisa e consapevole della teoria è stata fatta dal New Deal; e quando nel terzo anno Roosevelt cominciò a dire che la spesa a deficit del governo doveva essere considerata come un investimento per il futuro del paese, stava prendendo le parole direttamente dalla teoria di Keynes. I risultati promessi non scaturirono; la disoccupazione non fu curata. Questa delusione, dicono i credenti, non fu colpa della teoria, ma semplicemente e solo per il fatto che la spesa a deficit non andò abbastanza lontano. I deficit avrebbe dovuto essere coraggiosamente maggiori.

E' forse ancor più significativo che nel suo paese era considerato come un luminare pericoloso e che il governo Britannico non potè avvalersi del suo genio fino a quando non venne il tempo in cui esso stesso si trovò in una posizione pecuniariamente difficile. Aveva già divorziato dal gold standard, fingendo di averlo fatto secondo una morale; e poi, non appena la mentalità Britannica cambiò da creditore a paese debitore, quello di cui il Tesoro aveva bisogno era qualcuno che potesse coprire le nudità dell'eresia finanziaria con un vestiario plausibilmente non trasparente e allo stesso tempo dare alla sterlina gestita centralmente uno scintillio per sostituire il lustro perduto della sterlina d'oro. E così accadde che il signor Keynes fu preso nel Tesoro Britannico come il suo principale consigliere, seduto nel consiglio della Banca d'Inghilterra, ed elevato alla nobiltà come Barone Keynes di Tilton.

Tutti i pianificatori prendono Keynes come il loro profeta. Ma nel grande test dei suoi poteri profetici fallì storicamente. Rappresentava il Tesoro Britannico alla realizzazione del Trattato di Versailles. Poco dopo, si dimise dal suo posto al fine di attaccare il trattato e scrisse un libro intitolato The Economic Consequences of the Peace, il cui effetto politico, a posteriori, risultò disastroso. La sua tesi era che la Germania non avrebbe mai potuto ripagare le riparazioni che le erano state richieste, e che anche se avesse potuto permettersi di pagarle i suoi creditori non sarebbero riusciti a riceverle. In considerazione di quello che la Germania fu in grado di fare in preparazione alla Seconda Guerra Mondiale, era una sciocchezza dire che non poteva pagare le riparazioni della Prima Guerra Mondiale, e se non fosse stata scaricata, non ci sarebbe stata una Seconda Guerra Mondiale, o almeno non ancora.

La letteratura fondata su Keynes è dogmatica. Keynes stesso non lo era. Alla fine del suo libro, improvvisamente si chiedeva se avesse funzionato. Le sue idee erano "una speranza visionaria?" Erano correttamente radicate "nei motivi che governano l'evoluzione della società politica?" "Saranno in contrasto con interessi più forti e più evidenti rispetto a quelli che serviranno?" Non fece alcun tentativo per rispondere alle sue domande. Ci sarebbe voluto un altro libro, disse, per indicare le risposte anche a grandi linee.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/