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venerdì 31 luglio 2026

Questa è la terza guerra civile inglese (Parte #7)

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di E. M. Burlingame

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/questa-e-la-terza-guerra-civile-inglese-bb8)

Ciò che il mondo scambia per rivalità tra grandi potenze, guerre per procura in Ucraina e nel Levante, bombardamenti che hanno annientato la leadership iraniana, esplosioni del debito e collasso istituzionale, non sono altro che i sintomi terminali di un'unica guerra durata 400 anni. Questi sette articoli hanno smascherato l'illusione, strato dopo strato.

La Prima Parte ha smascherato il conflitto con l'Iran come una guerra tra fazioni interne all'élite del doppio impero capitalistico. La Seconda Parte ne ha rintracciato la genesi nel 1688: non una Rivoluzione Gloriosa, bensì un'ostile acquisizione dello Stato inglese da parte delle corporazioni. La Terza Parte ha definito il belligerante: il finanziario, il cui potere deriva dall'estrazione attraverso il debito e la ricerca di rendite. La Quarta Parte ha individuato il meccanismo nello statuto della Banca d'Inghilterra del 1694: il “peccato originale” che fonde il credito privato con il potere pubblico. La Quinta Parte ha mostrato la Rivoluzione americana come una seconda Guerra Civile inglese: una vittoria politica a Yorktown, ma una sconfitta finanziaria sancita dalla replica della Banca d'Inghilterra nel 1791. La Sesta Parte ha tracciato la mappa dell'occupazione mondiale post-1945: come Bretton Woods e le Legioni del male abbiano trasformato il pianeta in un teatro della faida inglese.

Ora, nella fase finale della crisi del saeculum di Strauss-Howe (anni 2020-2030), la Catena finanziaria della morte si è protratta oltre il limite. Il parassita si muove per divorare il suo ospite. La questione è esistenziale: Washington diventerà la nuova Costantinopoli – sovrana, produttiva e duratura – o la nuova Roma, svuotata in un decadimento irreversibile?

Thomas Jefferson colse l'essenza della questione nel 1816: “Credo sinceramente... che gli istituti bancari siano più pericolosi degli eserciti permanenti; e che il principio di spendere denaro che sarà ripagato dai posteri, con il pretesto di finanziare, non sia altro che una truffa su vasta scala ai danni del futuro”. Questa truffa si è trasformata in un debito da $36.000 miliardi, nel dominio della Federal Reserve, nella deindustrializzazione e in un'infinità di teatri di propaganda. Il DNA del 1688 – banca centrale, debito pubblico perpetuo, fusione del finanziarismo con il potere statale – ha raggiunto la sua fase finale: l'abbandono della base produttiva dei popoli anglofoni.


La diagnosi della crisi terminale

Questa non è geopolitica normale. È il punto d'arrivo logico della Catena finanziaria della morte che opera attraverso i Sette Pilastri. Gli asset finanziari totali superano ora il PIL mondiale con un rapporto superiore a 4:1, livelli mai visti dalla tarda Repubblica Romana, quando la schiavitù del debito consumava i contadini italiani. La disuguaglianza è paragonabile all'era dello sfruttamento del 1688-1788, quando i movimenti di recinzione cacciarono i popolani inglesi dalle loro terre per soddisfare l'appetito degli obbligazionisti. La guerra perpetua è diventata servizio del debito con altri mezzi: i $2.000 miliardi sperperati in Iraq e Afghanistan, le centinaia di miliardi che affluiscono in Ucraina – niente di tutto ciò garantisce la sicurezza della nazione; tutto ciò garantisce le cedole degli obbligazionisti.

Nel 1776 Adam Smith scrisse: “La pratica del finanziamento ha gradualmente indebolito ogni Stato che l'ha adottata. Le repubbliche italiane sembrano averla iniziata... la Spagna... in proporzione alla sua forza naturale, ne è stata maggiormente indebolita”. Ciò che Smith osservò a Genova e in Spagna, l'Inghilterra lo perfezionò nel 1694, e l'America lo ereditò.

Edmund Burke diagnosticò lo stesso fenomeno nel 1770: “Il potere della corona, quasi morto e marcio come prerogativa, è rinato, con molta più forza e molto meno odio, sotto il nome di influenza”. Oggi quell'influenza indossa la maschera della presidenza della FED e della sala riunioni del consiglio di amministrazione della società di gestione patrimoniale.

Il colonnello Thomas Rainborough espresse lo spirito restaurazionista durante i dibattiti di Putney del 1647: “Credo davvero che anche il più povero in Inghilterra abbia una vita da vivere, così come il più ricco... ogni uomo che deve vivere sotto un governo dovrebbe prima di tutto, con il proprio consenso, sottomettersi a quel governo”. Oggi le classi produttive, svuotate dalla delocalizzazione, dall'inflazione e dal debito contratto con gli obbligazionisti, non hanno alcun consenso nel regime finanziarista.

Nel 1689 John Locke fornì le basi filosofiche per la resistenza: “Essendo gli esseri umani... per natura tutti liberi, uguali e indipendenti, nessuno può essere estromesso da questo stato e assoggettato al potere politico di un altro senza il proprio consenso”. Ciononostante il sistema finanziarista vincola ogni generazione senza consenso. Jefferson insistette nel 1813: “La terra appartiene ai vivi, non ai morti... ogni generazione come nazione distinta ha il diritto... di vincolarsi, ma nessuno di vincolare la generazione successiva”. Il meccanismo del 1694 vincola ogni generazione alla mano morta del detentore delle obbligazioni. Ora il ciclo crolla perché deve.


Le linee di battaglia tracciate esplicitamente

All'interno delle élite anglofone si dividono ora in una spaccatura aperta: la stessa frattura che percorse i dibattiti di Putney fino al 1776 e al 1861, ora di portata planetaria.

La fazione dei Restaurazionisti/Produttori – eredi di Alfredo il Grande e della sovranità Tudor, dei ribelli del 1776 e della visione jeffersoniana – trae ispirazione da coloro che creavano ricchezza in modo lecito: manifatturieri, agricoltori a conduzione familiare, nazionalisti sovrani, classi militari. La loro visione del mondo riecheggia la tradizione del diritto comune inglese, la garanzia della Magna Carta di un giudizio da parte dei pari e l'insistenza di Locke sul fatto che il governo esista per il bene pubblico e che le tasse vengano riscosse solo con il consenso del popolo. Tra i portatori moderni di questa visione si annoverano le coalizioni per la reindustrializzazione e i riformatori monetari.

John Milton enunciò il principio restaurazionista nel 1649: “È lecito... chiamare a rispondere delle proprie azioni un tiranno o un re malvagio e, dopo averne accertato la colpevolezza, deporlo e metterlo a morte; se il magistrato ordinario ha trascurato o si è rifiutato di farlo”. Il regime finanziarista è quel tiranno e lo stato, ormai sotto il suo controllo, ha negato la giustizia.

A opporsi a loro c'è la fazione consolidata dei finanziaristi/pretoriani, eredi dei Whig del 1688, della controrivoluzione di Hamilton, della City di Londra e di Wall Street. Il loro potere si basa sull'estrazione illecita: la sovranità del debito, la concentrazione della gestione patrimoniale e le Legioni del male per far rispettare le regole. Essi difendono il meccanismo del debito perpetuo.

Alexander Hamilton rivelò il credo di questa fazione nel 1790: “Un debito nazionale, se non eccessivo, sarà per noi una benedizione nazionale”. Quella benedizione si è trasformata in una maledizione da $36.000 miliardi. Come scrisse il Venerabile Beda a proposito di un'altra civiltà in disgregazione: “Così questo mondo passa, e coloro che un tempo erano amici diventano nemici”.


Strategie di liberazione: il percorso bizantino

La vittoria richiede lo smantellamento graduale della Catena finanziaria della morte e la riconquista dei Sette Pilastri, seguendo i precedenti della riappropriazione dei beni dell'epoca Tudor e del rifiuto delle Leggi Monetarie del 1776. La via non è né rivoluzione né riforma, ma restaurazione: il recupero delle libertà sovrane inglesi dall'occupazione del 1688.

Innanzitutto bisogna stroncare sul nascere l'infiltrazione e la corruzione, riappropriandosi dei pilastri della finanza, dell'intelligence e dell'applicazione della legge. Bisogna sottoporre a verifica il continuo passaggio di personale tra il Dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve e i grandi gestori patrimoniali; bisogna revocare la sovranità implicita di società come BlackRock, Vanguard e State Street; bisogna imporre lo scioglimento dei consigli di amministrazione interconnessi, con pene detentive; bisogna porre fine al monopolio privato della Federal Reserve sulla creazione di moneta; bisogna restituire l'emissione di valuta al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come bene pubblico. Come scrisse John Adams nel 1787: “Nel momento in cui si ammette nella società l'idea che la proprietà non sia sacra quanto le leggi di Dio... iniziano l'anarchia e la tirannia”.

In secondo luogo, bisogna spezzare l'indebitamento e la finanziarizzazione, riappropriandosi dei pilastri dell'economia e della finanza; bisogna porre fine alla creazione di moneta privata; bisogna collegare la ristrutturazione del debito ai mandati di reindustrializzazione: condono del debito in cambio di investimenti nella capacità produttiva americana; bisogna riconvertire gli asset speculativi in ​​garanzie produttive tassando le transazioni finanziarie per finanziare infrastrutture e industria manifatturiera. Andrew Jackson si rivolse direttamente al nostro tempo nel 1832: “È deplorevole che i ricchi e i potenti pieghino troppo spesso gli atti di governo ai propri scopi egoistici... Molti dei nostri uomini ricchi non si sono accontentati di pari protezione e pari benefici, ma ci hanno implorato di renderli più ricchi con un atto del Congresso”. Queste suppliche devono finire.

In terzo luogo, fermare l'estrazione mineraria, riappropriandosi dei pilastri dell'esercito e della diplomazia. Riorientare le forze armate dal recupero del debito globale alla difesa sovrana; verificare e smantellare le Legioni del male, le reti illecite di forze speciali e milizie criminali che operano senza il controllo del Congresso dal 1947; sottoporre tutte le operazioni segrete a stanziamenti trasparenti. George Washington avvertì nel 1796: “La grande regola di condotta per noi nei confronti delle nazioni straniere è, nell'estendere le nostre relazioni commerciali, di avere con esse il minor numero possibile di legami politici”. Non aveva previsto un'economia di guerra permanente al servizio degli obbligazionisti.

Locke ribadì il principio: “Il potere supremo non può sottrarre a nessuno alcuna parte della sua proprietà senza il suo consenso”. Il modello bizantino richiede innanzitutto una ricostruzione interna: autonomia strategica senza isolamento, confronto con le potenze esterne su un piano di parità e ricostruzione della base produttiva interna.


L'esito binario della civiltà

Ora i due futuri divergono.

Percorso di liberazione: Washington come Nuova Costantinopoli, controllo politico riaffermato sulla politica monetaria e del debito; riconnessione della ricchezza alla produzione e alla proprietà privata individuale dei cittadini; ripristino di un governo equilibrato e delle libertà del diritto comune; l'eredità anglofona preservata per altri mille anni. A livello mondiale, fine del sistema tributario parassitario.

Questo percorso richiede la comprensione di una verità profonda: quando il nuovo centro imperiale (Washington) si libera dal controllo finanziarista del vecchio centro (Londra), non abbandona quest'ultima al degrado. Vi ritorna, non come conquistatore, ma come restauratore. L'occupazione del 1688 fu un crimine contro l'intera famiglia inglese, contro il diritto comune, contro la Magna Carta. Quando Washington si libera, deve tornare indietro attraverso l'Atlantico per liberare la vecchia patria: per restaurare Londra non come nido di parassiti finanziari, ma come cuore pulsante della civiltà. Le antiche libertà della City di Londra, corrotte nel 1694, possono essere ripristinate. Il Parlamento sovrano di Westminster, catturato dagli obbligazionisti, può essere riconquistato.

Il cammino del declino: Washington come Nuova Roma, il consolidamento finanziario produce infinite guerre pretoriane, un totale svuotamento e il collasso. I barbari interni – i pretoriani obbligazionisti – portano a termine ciò che le minacce esterne non sono mai riuscite a fare. L'avvertimento di Jefferson diventa epitaffio: un sistema che “truffa il futuro su vasta scala” finché i figli “si svegliano senza casa nel continente che i loro padri hanno conquistato”.

Thomas Paine intuì chiaramente questo schema nel 1796: “Il sistema finanziario... trasferisce la proprietà del possessore allo speculatore... e in tal modo produce una nuova specie di povertà”. Questa nuova specie minaccia ora di travolgere interamente il mondo anglofono.


In conclusione: l'imperativo della vittoria interna

L'arco temporale di 400 anni – dall'acquisizione da parte delle grandi aziende nel 1688, attraverso ogni passaggio di consegne e frattura – ci ha condotti a questa soglia. I finanziaristi non hanno alcun diritto naturale a governare. Come dichiarò Rainborough, il consenso è il fondamento; come insistette Jefferson, la terra appartiene ai viventi; come insegnò Locke, il governo esiste per il popolo e dal popolo.

La finestra è aperta proprio perché la Catena finanziaria della morte ha oltrepassato i limiti. Washington può ancora diventare la nuova Costantinopoli, completare la restaurazione iniziata nel 1776, oppure presiedere alla sua caduta. Ma non se veneriamo il finanziarismo. Non se ci limitiamo a passare da un sistema arcano a un altro, con nuove élite che si appropriano indebitamente della ricchezza al vertice per un altro ciclo di 400 anni. La scelta spetta ai produttori anglofoni che da sempre custodiscono l'anima della civiltà.

Quando la vittoria interna sarà conquistata – quando Washington spezzerà l'occupazione finanziarista e rivendicherà il suo diritto sovrano – dovrà ricordare il suo dovere verso la vecchia patria. La liberazione del nuovo centro è incompleta senza il ripristino del vecchio centro. Londra, una volta liberata dal meccanismo del 1694, potrà tornare a essere la sede del diritto inglese, della libertà inglese, della civiltà inglese. La nuova Costantinopoli dovrà tendere la mano oltre l'Atlantico per restaurare la vecchia capitale. Questo è il compito finale, la riunione definitiva, il compimento di una lotta lunga 400 anni.

La serie si conclude qui. La guerra continua finché le classi produttive di entrambe le nazioni non reclameranno il loro diritto di nascita, non attraverso nuove élite o sistemi arcani, ma ripristinando il principio sancito da Jefferson: la terra appartiene ai vivi, non agli obbligazionisti defunti.


Post-scriptum: un avvertimento dal sangue

Permettetemi ora di parlare non come un analista, non come uno storico, non come uno scrittore che elabora argomentazioni persuasive, ma come ciò che sono: un uomo la cui stirpe scorre ininterrotta nel suolo dell'Inghilterra e della Scozia da più di mille anni, e nel suolo del Nord America da quasi quattrocento. I nomi sul mio albero genealogico non sono astrazioni, sono persone che hanno aperto la strada a Runnymede, che hanno portato le picche a Bannockburn, che hanno perso i figli a Flodden Field, che hanno mantenuto la fede durante la Dissoluzione, che hanno visto i loro mariti salpare per la Virginia, che hanno seppellito i figli in tombe anonime nella frontiera del Massachusetts e l'hanno considerata il prezzo della libertà. Hanno combattuto a Naseby e Marston Moor, dalla parte che la coscienza imponeva; hanno firmato patti, costruito fienili, servito nelle milizie e chiesto solo che i loro discendenti ereditassero le terre e i beni per i quali avevano versato il loro sangue.

Ho ripercorso le loro tracce attraverso i registri parrocchiali e i ruoli di leva, attraverso le concessioni terriere e gli inventari testamentari, attraverso i silenzi che le famiglie custodiscono e le storie che raccontano quando pensano che i figli siano abbastanza grandi da ascoltare. So cosa hanno costruito, so in cosa credevano e so che non hanno impiegato mille anni a forgiare una civiltà in mezzo alla natura selvaggia, alle paludi e alle invasioni straniere affinché i loro discendenti potessero esserne privati ​​in una sola generazione da uomini e donne con registri contabili e conti offshore, senza una patria per cui sarebbero disposti a morire.

La serie, “Questa è la terza guerra civile inglese”, è stata interpretata da alcuni come un esercizio di storia, da altri come un'argomentazione politica, da pochi come una profezia. Sia chiaro: non è nessuna di queste cose. È un avvertimento.

Il regime finanziarista del 1688 governa il mondo anglofono da 338 anni e ha cambiato maschera molte volte – mercante olandese, banchiere londinese, gestore patrimoniale di Wall Street – ma il suo volto è rimasto lo stesso. È il volto dello sfruttamento senza produzione, del debito senza riscatto, del potere senza responsabilità; è il volto che ha guardato alle terre comuni dell'Inghilterra e ha visto recinzioni, alle industrie americane e ha visto delocalizzazione, al sangue dei nostri soldati e ha visto una fonte di guadagno. Non ha mai costruito nulla, ha solo preso.

Noi, il popolo autoctono di lingua inglese, che siamo in tutto o in parte di discendenza irlandese, scozzese, inglese o gallese, che siamo nati nelle Isole o nelle terre in cui il nostro popolo si è insediato in tutto il mondo, abbiamo visto questo regime consumare la nostra eredità. Abbiamo visto le nostre città svuotarsi, le nostre famiglie distrutte dai debiti, i nostri figli imparare che la loro eredità è vergognosa e che i loro antenati erano oppressori. Abbiamo visto coloro che non hanno mai impugnato un martello, piantato un seme o versato il loro sangue su un campo di battaglia arricchirsi oltre ogni immaginazione manipolando il denaro creato dal nostro lavoro. Siamo stati pazienti, abbiamo rispettato la legge, abbiamo creduto che le istituzioni costruite dai nostri antenati si sarebbero alla fine corrette da sole.

Non è accaduto e non accadrà!

Le istituzioni sono asservite e la legge è al servizio degli obbligazionisti. L'urna elettorale offre una scelta tra fazioni dello stesso regime. Non c'è rimedio all'interno del sistema perché il sistema stesso è il danno. È stato progettato per essere irriformabile. Questo fu il genio del 1688: creare una macchina in grado di assorbire qualsiasi opposizione convertendola in un'ulteriore fonte di reddito.

Ma le macchine si rompono e questa si sta rompendo proprio ora.

Che nessuno fraintenda ciò che diciamo. Non stiamo parlando di protesta, non stiamo parlando di riforme, non stiamo parlando di un cambio di amministrazione, di nuove politiche o di un partito diverso al potere. Abbiamo già provato tutte queste soluzioni, eppure il regime continua. Il parassita continua a nutrirsi, l'ospite continua a indebolirsi.

Stiamo parlando di rivoluzione!

Non assomiglierà alle rivoluzioni che avete visto in televisione, non sarà contraddistinta da colori, né approvata da marchi, né gestita da fondazioni. Non sarà guidata dalle celebrità dell'opposizione né finanziata dai miliardari della resistenza. Sarà ciò che la rivoluzione è sempre stata quando un popolo forte e capace è stato spinto oltre il limite: una sollevazione. Un'affermazione, un rifiuto.

Quando arriverà – e arriverà – tutto cambierà. Il debito verrà ripudiato, il sistema bancario centrale verrà sciolto. Ai gestori patrimoniali verranno revocate le licenze e i loro beni restituiti a coloro ai quali erano stati sottratti. Le reti di compromissione e ricatto verranno smascherate e smantellate. Le Legioni del male verranno distrutte e i pochi sopravvissuti dispersi. I Sette Pilastri verranno recuperati.

E quando la polvere si sarà posata, la civiltà inglese sarà restaurata. Non l'impero dello sfruttamento, non il sistema tributario mondiale, non il dominio degli obbligazionisti, ma la civiltà: il diritto comune, il processo con giuria, il consenso dei governati, il diritto di conservare ciò che si è creato, il dovere di difendere ciò che si è ereditato. La sovranità di ogni inglese nativo, che lavori la terra del Kent o le pianure del Kansas, che cresca i figli a Edimburgo, Auckland, o Vancouver. Tutti noi, un solo popolo, un'unica eredità, un solo futuro.

Solo allora l'antico centro imperiale verrà restaurato. Londra non rimarrà la City di Londra, quella fortezza extraterritoriale della finanza mondiale. Tornerà a essere il cuore della civiltà inglese, la sede del diritto inglese, la patria della libertà inglese. La nuova Costantinopoli, una volta liberatasi, tornerà oltre l'Atlantico per liberare l'antica sede del potere, il nucleo del nostro popolo civilizzatore. Non per governarla, non per sfruttarla, ma per restituirla al suo popolo.

Questa non è una minaccia. È una promessa scritta nel sangue di mille anni. I nostri antenati non hanno costruito questa civiltà affinché noi potessimo vederla crollare. Non hanno combattuto a Crécy e Agincourt, a Bunker Hill e Gettysburg, a Vimy Ridge e in Normandia, perché i loro discendenti diventassero servi della gleba al servizio di uomini e donne che non hanno mai impugnato una spada o brandito una falce.

Abbiamo avuto pazienza fin troppo a lungo. La macchina si sta rompendo, il momento è arrivato e quando arriverà, quando inizierà la rivolta, sappiate questo: non ci fermeremo, non accetteremo di contrattare, non ci faremo comprare con promesse né placare con concessioni. Abbiamo visto la nostra eredità rubata pezzo per pezzo per 338 anni, e il debito è giunto al termine.

Il regime del 1688 ha fatto il suo tempo. È finito.

I popoli nativi di lingua inglese stanno restaurando la nostra civiltà, anche a costo di versare sangue, se e dove necessario!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 24 luglio 2026

Trasparenza: anatema di Londra e Bruxelles

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trasparenza-anatema-di-londra-e-bruxelles)

Diversamente dall'armata brancaleone dell'attuale governo italiano, l'amministrazione Trump sa con chi ha a che fare quando di sparla di potere giudiziario. La più recente sentenza della SCOTUS in materia di “ius soli” è l'ennesima prova che, per grande influenza di John Roberts, il potere eversivo del ramo giudiziario negli USA è determinato è scavalcare quello legislativo ed esecutivo. In merito alla questione, si fondono insieme giurisdizione politica e geografica nel modo peggiore possibile (laddove il Congresso può offrire protezione agli immigrati, ma essi sono ancora soggetti alla giurisdizione della loro cittadinanza d'origine) e la magistratura ostracizza potere legislativo ed esecutivo. Qui c'è da smantellare una illusione accuratamente seminata da Hollywood: la Corte Suprema non è quell'organo finale dove vengono finalizzate le controversie. Alla creazione degli USA c'erano le Corti Supreme dei singoli stati americani, le quali hanno appaltato parte dei loro poteri a quella federale. Si tratta di una concessione, non di una scala gerarchica di poteri. Infatti alla sua formazione, il governo federale aveva come compito l'impostazione dei commerci tra gli stati americani, l'impostazione della linea di politica estera e la difesa. Quindi, i dazi ad esempio, erano materia per Presidente e Congresso, la Corte Suprema non doveva metterci becco. Ogni organo aveva i suoi compiti, determinati dal nono e decimo emendamento.

L'eversività della magistratura, in ogni nazione ormai, è il sintomo della conquista esterna di un Paese (così come l'immigrazione incontrollata è una forma di conquista sociale, dato che il mercato dell'eurodollaro non può più essere usato in modo estensivo) e viene usata, negli USA in particolare, per fomentare una guerra civile. Perché è così che funziona. I migranti scaricano a pacchi figli in Florida, ad esempio, e richiedono un certificato di nascita americano. De Santis gli nega quello della Florida, questo significa che questi scalzacani non possono avere documenti validi nello stato della Florida e quindi impossibilitati a vivere. Per di più possono solo spostarsi nei territori americani (es. DC, Guam, ecc.), ma non possono spostarsi negli altri stati americani perché non sono cittadini di quello stato (la Florida nel nostro esempio). Ciò a sua volta permetterebbe allo stato in questione di chiamare in tribunale il governo federale stesso (decimo emendamento), nel qual caso la Corte Suprema potrebbe invocare la Clausola di supremazia per annullare ciò che resta del federalismo americano. Gente come Roberts è pronta a tirare questa spoletta pur di aizzare al punto di non ritorno la guerra civile voluta ardentemente dalla Tavola Alta oltreoceano?

Lo scenario ottimista è quello che più viene preso in considerazione, ma non bisogna scordarsi che l'amministrazione Trump tiene presente anche quello pessimista: una sconfitta alle elezioni di medio termine e una vittoria Dem nel 2029. Uno dei principali scopi adesso, quindi, è quello di degradare quanto più possibile tutti quegli asset americani che possono essere ritorti contro il Paese. Questo significa levare le tende dal Medio Oriente e ridurre drasticamente il numero di basi sul quel territorio in modo da impedire ad agenti esterni di alimentare conflitti; lo stesso lo si può dire degli aiuti a Israele. Il rapporto tra USA e Israele non cambierà, solo che non ci saranno di mezzo soldi “gratis” con cui alimentare un azzardo morale a livello militare e trasformare di nuovo in un proxy di destabilizzazione Israele e altri Paesi mediorientali. Soprattutto adesso che gli USA hanno un canale diretto col governo civile in divenire a Teheran, il quale viene usato per smantellare ciò che rimane degli asset dell'IRGC. 

Facciamola semplice, così anche il più obnubilato da stampa e algoritmi di selezione (che, ricordiamolo, “allena” l'utente stesso) possa capire. Gli inglesi controllavano entrambi i lati della barricata in Medio Oriente, sia in Israele che in Iran. Era solamente questa l'origine della guerra infinita che ha infuriato nella zona. Il Golfo Persico era a loro esclusiva determinazione, dato che controllavano Iran, Qatar (pompa del gas), Emirati Arabi (riciclaggio di denaro), Oman (avamposto dell'MI6 sullo Stretto). Se non si parte da questo assunto, e se non si parte dal fatto che esistono diverse fazioni all'interno di una nazione (compresi anche i cosiddetti “intransigenti” e coloro che portano avanti solo ed esclusivamente una linea dura), allora inevitabilmente si finisce per avere una chiave di lettura insufficiente per leggere gli eventi. E quindi attecchiscono narrative fasulle, o addirittura accuse di irrazionalità nei confronti dell'amministrazione Trump.

Quest'ultima, sin dalla sua prima iterazione, sa che il modo migliore per far uscire allo scoperto infiltrati e situazioni compromesse è quello di rivelare l'agenda che hanno i diversi player sulla scena geopolitica. Siamo adesso arrivati al momento in cui i vari leader (di facciata) mondiali e gli opinionisti influenti devono scoprire le carte e mostrare per chi lavorano davvero o da chi sono finanziati per perseguire una certa linea di politica. L'attacco all'Iran, oltre a disinnescare l'arma di ricatto finanziaria e geopolitica dello Stretto di Hormuz, e trasferire logistica e commercio dall'Europa al continente americano nel suo complesso, è servito a smascherare le agende reali dei capi di stato.

Questa è una questione che va al di là delle singole filosofie politiche, o economiche. Si può odiare lo stato quanto si vuole, ma che dire della rete ombra di intrallazzi, interessi, influenze e ricatti che gli inglesi hanno imparato a padroneggiare nel corso della storia? È un concetto che va ben oltre lo stato e paradossalmente il loro superamento significa anche un oscuramento più intricato di suddette ombre. Qual è quell'asset, decentralizzato e distribuito, che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia? Bitcoin. Qual è quella nazione che sta accogliendo una tale filosofia nelle sue strategie economiche e politiche? Gli Stati Uniti. Questo mi porta a pensare che la nascita dell'asset fosse stata pensata esattamente per un momento del genere, che gli USA abbiano alimentato la sua evoluzione per avere a disposizione un'arma con cui gettare luce su quell'impero delle ombre. Pensateci un momento: la migliore definizione di Bitcoin attualmente è una backdoor a un sistema che ha fatto del dollaro ombra offshore la sua cannuccia con cui succhiare indefinitamente ricchezza dagli USA. L'algoritmo su cui “gira” il protocollo è lo stesso di quello usato dal sistema bancario e finanziario. Ciò spiegherebbe anche perché c'è una pagina di un giornale inglese all'interno del Genesis Block.

E questo spiegherebbe ulteriormente perché Powell e Wall Street hanno dapprima lottato unghie e denti per far avanzare i lavori per il SOFR e poi hanno abbracciato la possibilità di aprire a Bitcoin e alle stablecoin. La chiave di lettura della trasparenza è il miglior modo per intendere l'evoluzione di tutti gli eventi finora accaduti nel mondo, sin dalla prima amministrazione Trump e addirittura fin dalla nascita di Bitcoin stesso. Qui si inserisce anche l'abbandono della politica keynesiana in materia di banca centrale americana nel momento in cui Warsh abiura ufficialmente la Curva di Phillips, linea di politica puramente di matrice inglese. Qui si inserisce anche il dialogo con Mosca e Pechino, e lo spostamento di Washington verso un'economia hamiltoniana (in termini commerciali). Mettendo tutte queste cose insieme si arriva alla conclusione che l'attacco all'Iran è stato il palco finale per ridimensionare definitivamente il flusso finanziario ombra che ha tenuto in piedi l'impero inglese sin dal post-Seconda guerra mondiale.

E la maestria degli inglesi nel ribaltare causa-effetto è prodigiosa, soprattutto quando, tramite la propaganda mediatica, instillano nella mente della maggior parte delle persone che gli USA “si stanno isolando”. Sbagliato: sono gli USA a voler isolare Londra e Bruxelles dal resto del mondo.

Lo spostamento di asset militari americani in Grecia, che adesso è il Paese europeo più armato, rappresenta il proverbiale “bastone” agitato nei confronti della Turchia, mentre la “carota” è la stabilizzazione della lira turca. Erdogan ha sempre giocato la sua partita sul filo del rasoio, tra gli interessi americani e quelli della cricca di Davos/City di Londra (es. Fratelli musulmani). Un gioco pericoloso ma che ha rappresento la carta vincente affinché il Paese non venisse invaso né dall'una, né dall'altra fazione. Trump, comunque, come ha dimostrato anche col Qatar, offre una via per collaborare ed è la stessa offerta che ha di recente presentato allo stesso Erdogan. Ed è anche un modo per effettuare una de-escalation sia in Medio Oriente che in Europa dell'est: Iran e Israele non hanno più bisogno di essere monitorati affinché non causino caos nella regione. Il rifiuto recente israeliano di aiuti americani annuali è un segno che la strategia di distensione in Medio Oriente funziona, soprattutto se ci aggiungiamo i piani per costruire nuove infrastrutture di trasporto del petrolio. E questo l'ha capito anche la Turchia, da qui la fanfara grandiosa che è stata allestita all'arrivo di Trump al recente G7, mentre uno squallido pulmino è stato affibbiato ai “leader” europei.

Puntellare il fronte greco e sguarnire quello polacco è stato anche un modo per dimostrare buona volontà nei confronti di Putin, senza però abbassare la guardia (Stretto del Bosforo). Ciò che emerge da questi rapporti è solo una cosa: forza. Concessioni di buona volontà, senza però depotenziare la propria posizione negoziale. Infatti tutte le connessioni inglesi nel Golfo Persico sono state rovesciate e i piani di Londra e Bruxelles di poter maneggiare le leve geopolitiche mondiali si riducono man mano che il tempo passa. In fondo, la Brexit altro non era che una faida interna alla cosiddetta Tavola Alta per decidere chi dovesse guidare il mondo post-reset.

Ora Washington sta offrendo la sopraccitata “carota” a Erdogan, il quale ne ha davvero bisogno per stabilizzare il mercato della lira. Solo una manciata di mesi fa ha scaricato tutti i suoi titoli del Tesoro americani, una mossa che può essere letta in due modi: o Londra ha richiamato i suoi asset, oppure Ankara continua a fare da ponte per i flussi finanziari ombra inglesi. Perché, ricordiamolo, Ankara è uno dei pochi Paesi che permette alle banche locali di detenere oro come riserve Tier-1 e, sin dal 2013 quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift affinché venissero potenziati i flussi finanziari ombra inglesi che passavano da lì, il denaro ombra iraniano è stato riciclato in Turchia tramite l'oro. In questo modo Obama ha finanziato indirettamente l'armamento nucleare iraniano. Riportare l'Iran nello Swift significa gettare luce sui flussi ombra. Ancora una volta trasparenza, l'anatema della City di Londra. Trump ha praticamente fatto capire a Erdogan di scegliere da che parte stare e questa offerta può essere presentata solo da un Leader che sta avendo la meglio sui propri avversari. La stessa offerta che è stata presentata a Israele... che tanto si dice controlla gli stati Uniti... mentre invece Trump ha fatto capire a Netanyahu che può sconfiggere Hezbollah, ma può scordarsi di prendersi mezzo Libano.

L'unione di tutti questi temi rappresenta un piano che gli Stati Uniti stanno portando avanti non per bontà o nobiltà di cuore, ma solo perché la classe dirigente americana è stufa di farsi fregare dalle sue controparti oltreoceano.

Infatti il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano è +32 punti base, mentre tra quello inglese e quello giapponese è +210 punti base. La Banca d'Inghilterra continua a manipolare il lato lungo della curva dei rendimenti americana tramite il carry trade sullo yen e la Banca del Canada, mentre combatte unghie e denti per impedire a Trump di tornare a far avere un mercato ai titoli garantiti da ipoteca (cosa che permetterebbe la riconquista completa della politica sui tassi). La vera guerra è tutta qui: lungo lo spettro dei rendimenti tra i 10 anni e i 30 anni. Ed ecco perché il Giappone deve continuare a rialzare i tassi: i differenziali di rendimento vengono a mancare. A quel punto o la Banca d'Inghilterra lascia correre ancora più in alto il back-end della sua curva (causando una crisi obbligazionaria), o lo abbassa a costo dell'arbitraggio sulla valuta (passando la patata bollente dei bond all'UE). Ueda non è conosciuto per il suo coraggio e se sta resistendo alla pressione mediatica è solo grazie all'appoggio di Bessent, il cui obiettivo è la fine degli arbitraggi sulle valute come arma e la fine dei differenziali di rendimento obbligazionari come arma.

Infatti la fine del carry trade sullo yen ha potenziato il prosciugamento di liquidità in eurodollari nei mercati mondiali. Ciò ha permesso agli USA di dedicarsi ad altre faccende geopolitiche, come il Venezuela e l'Iran, e lasciando la componente economica al Giappone. Questo non ha impedito agli avversari degli USA di attaccarli, come continuano a fare sulla parte meno liquida della curva dei rendimenti (trentennale), e a incamerare bond americani per accedere ai dollari (dato che il SOFR è un tasso collateralizzato a differenza del LIBOR). In questo contesto il margine di manovra della BOJ è abbastanza ampio, dato che può coprire le perdite sulle obbligazioni con il portafoglio di azioni in suo possesso. Alla fine della fiera, gli allarmismi (stampa inglese) sul Giappone non erano direzionati al Paese stesso, ma alle conseguenze che avrebbero causato su quelle economie dipendenti dall'eurodollaro e a cui non avrebbero più avuto accesso privilegiato. Washington sta praticamente liberando il Giappone dalla morsa finanziarista inglese che da tempo immemore ha spremuto il Paese.

I futures sulla benzina, poi, mostrano chiaramente un andamento ribassista per i prezzi futuri della materia. Per le elezioni di medio termine si prospetta infatti un valore di $2.35. Lo stesso per la curva forward del petrolio, in manifesta discesa rispetto alle oscillazioni presenti. Certo, il range rimarrà intorno ai $75-80 per il momento, non rivedremo i $60 molto probabilmente fino all'anno prossimo. La backwardation è sul Brent; il WTI è in contango invece. Ma il primo è un contratto puramente finanziario, mentre il secondo prevede la consegna fisica. E con il Venezuela in supporto alla produzione americana e l'OPEC+ che ha tagliato i prezzi del petrolio più del previsto (spiazzando progressivamente l'Iran), i guai saranno esclusivamente europei. Senza contare che il presunto partner dell'UE, ovvero l'Ucraina, continua ad avere come obiettivo bersagli russi la cui distruzione fa esclusivamente del male alle importazioni di energia europee. Un “curioso” modo per farsi continuare a dare soldi e supporto militare...

Un ricatto interno potremmo chiamarlo, perché non dimentichiamoci di un punto: esistono fazioni “moderate” e disposte al compromesso anche all'interno della cosiddetta cricca di Davos. E così come Trump e i suoi alleati sono costretti a superare linee rosse degli avversari per forzarli a una reazione (bombardare nuovamente l'Iran ha come obiettivo indebolire l'IRGC rispetto ai negoziatori disposti a collaborare con gli USA), lo stesso indebolimento è messo in piedi a livello di City di Londra/cricca di Davos. La strategia regina è sempre stata quella di degradare la capacità dei propri avversari nell'accedere alle fonti di collaterale. Infatti chi è che viene più impattato dalla recente decisione cinese di limitare le esportazioni di elio? Non gli Stati Uniti, i quali sono esportatori di elio. Ovviamente l'Unione Europea. Inutile dire che, per motivi logici, Xi, Putin e Trump non possono mostrare pubblicamente la loro alleanza d'intenti in questo conflitto. La quantità di infiltrati nei loro rispettivi Paesi è incapacitante ancora (basti pensare al Congresso americano e la spasmodica e recalcitrante volontà di finanziare indefinitamente la guerra in Europa orientale se potesse).

Visto che l'IRGC ha scelto chiaramente l'annientamento, e per estensione i burattinai dietro di essi ovvero Londra e Bruxelles, il conflitto in Iran si dimostra ancora una volta lo stadio finale di una strategia volta a rendere gli Stati Uniti i decisori ultimi in cima alla Tavola Alta. In sintesi, si stanno prendendo il ruolo di coloro che imposteranno le decisioni che daranno forma al mondo di domani, al sistema mondiale di domani. Infatti non crediate che Londra, Parigi o Bruxelles stessi siano “amici”; si è sempre trattato di chi avrebbe impostato la linea di politica del nuovo sistema. Washington si sta dimostrando semplicemente un “amministratore” più tollerabile visto che vuole far respirare la classe media, diversamente dai piani di Londra e Bruxelles che vogliono un chiaro annientamento della stessa.

In questo contesto attaccare Teheran è un modo, indiretto ovviamente, di risolvere l'altro scenario di guerra in Ucraina, stringendo il cappio energetico intorno al collo dell'UE. In che modo può rifornire di militari, armamenti e strumenti Kiev se la possibilità di accedere a petrolio e gas a basso costo diventa sempre più esigua? E se non ha più accesso alle risorse energetiche, come farà ad attenuare una crisi sul debito sovrano dato che rifinanziare i debiti dei vari Paesi membri non potrà più essere fatto a costi bassi? La più recente asta di titoli decennali tedeschi è stata un disastro (la quale ha raccolto solo la metà dei fondi che si proponeva di raccogliere). Non dimentichiamoci che il petrolio è il collaterale principale tramite cui scorre il denaro nel sistema finanziario odierno.

Disinnescare l'Iran, quindi, era fondamentale a differenza di ciò che dicono “pacifisti oltranzisti” e propagandisti bannoniani/duginisti (se davvero l'obiettivo di Trump fosse stato quello di annientare l'Iran, gli sarebbe bastato imporre un embargo alle importazioni d'acqua). Contenere l'IRGC, e per estensione le influenze della cricca di Davos/City di Londra in Medio Oriente, ha permesso a Trump di ottenere il supporto di quelle fazioni nelle varie nazioni di quella regione tramite un colpo di stato finanziario: dall'entrata in vigore del SOFR sono principalmente gli Stati Uniti a decidere chi può avere accesso facilitato al mercato dell'eurodollaro e chi no. “Bastone e carota”. Riprendiamo in considerazione la Turchia: l'Europa dell'est non è più una minaccia per essa, così come non lo è più il conflitto a Nord-est tra Azerbaijan e Armenia, e l'Iran non è più una fonte di destabilizzazione contro Israele.

Così come gli asset militari americani sono stati spostati in Grecia dal Nord e dall'Est Europa, anche asset finanziari stanno affluendo in Turchia (sotto forma di capitali di rischio, stablecoin in dollari, Bitcoin, ecc.) per convincerla con la “carota”, senza però nascondere il “bastone”. Non mancherà nemmeno l'intelligence necessaria per stanare tutti quei canali che hanno reso Ankara un potenziale nodo nella rete della cricca di Davos/City di Londra, come doveva esserlo Dubai e Pechino. Infatti quest'ultimo sta ritorcendo contro l'Europa, fungendo da punto di pressione in sintonia con Washington, la devastazione industriale autoinflitta senza essere più quella destinazione che le “locuste” di Davos avevano scelto per avviare una nuova Catena della morte finanziaria.

In questo contesto Londra, Bruxelles e Parigi vengono costrette a rimanere in quelle zone che hanno contribuito a devastare, in grado solo di parassitarle fino all'osso pur di rilanciare in qualche modo il loro piano di sopravvivenza. Non possono forzare un reset adesso senza finire per essere spazzati via come classe dirigente a livello internazionale; la crisi obbligazionaria che ho descritto nel mio libro, Il Grande Default, dovevano pagarla Stati Uniti e Russia affinché il Vecchio Continente emergesse come guida unica nell'impostazione del sistema futuro. Entrambi i Paesi si sono rifiutati di stare al gioco: il primo a livello finanziario, il secondo a livello militare. Così facendo hanno costruito un nuovo equilibrio e impostato la loro presenza alla guida al “tavolo delle decisioni”. Il modo di fare guerra ormai è cambiato, rendendo obsoleti gli armamentari nucleari. Oreshnik e la rimozione chirurgica di Maduro sono stati i punti di svolta. Il mondo finanziario è cambiato, dato il SOFR ha permesso agli USA di riprendere il controllo della valuta e del lato corto della loro curva dei rendimenti.

I grafici qui sotto mostrano rispettivamente il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano, e il differenziale tra le obbligazioni a 2 e 10 anni americane (il benchmark di riferimento delle banche a cui concedere mutui e prestiti). Da quando il Giappone ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi, normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e inversione del carry trade sullo yen, questi due grafici si muovono in sincronia. In sintesi, gli inglesi, avendo perso la capacità di manipolare il lato corto della curva dei rendimenti americana, si aggrappano alla manipolazione del lato lungo per disinnescare una crisi del debito sui loro titoli (ecco perché finora hanno fatto in modo che fosse impossibile far uscire fuori dalla conservatorship Fannie Mae & Freddie Mac). E questa semplice descrizione di una delle loro tante manipolazioni è anche il motivo per cui non esistono condizioni di vittoria per l'Ucraina, solo un continuo logoramento per ritardare un redde rationem su quel flusso di prestiti che è stato scaricato nella dolina finanziaria dell'Europa dell'est.


In una qualsiasi partita di GO con più di 4 giocatori è praticamente impossibile costruire una “struttura” stabile con cui vincere il gioco e “l'ideatore” del sistema, chi ne controlla le regole (sistema di estrazione/colonizzazione/divisione conflittuale), vincerà sempre. Oh ma se si bypassa il gioco stesso e si punta direttamente al sistema, le cose cambiano...

Alla fine gli europei non avranno più energia con cui rifornire l'Ucraina e la recente offerta di Trump nei confronti di Zelensky, ovvero quello di fornire Patriot, è stata una buotade. Come può non esserlo se per costruire la fabbrica per produrli richiede come minimo 5 anni per essere costruita e diventare pienamente operativa? Bastone e carota. Trump ha fornito la carota a Zalensky, una via d'uscita, ma quest'ultimo l'ha rifiutata. Così come il MOU è stato rifiutato dalla fazione oltranzista iraniana. L'euristica in questi casi è dannatamente semplice: quando un individuo o un gruppo di individui agiscono diversamente dal loro miglior interesse, e fanno scelte palesemente scellerate, allora qualcuno sta puntando loro una pistola alla testa. Allo stesso modo non basta essere “amici”, o accettare la “carota”, degli Stati Uniti per ottenere più di quello che si merita: non lo otterrà Putin oltre al Donbass e Crimea, non lo otterrà Netanyahu oltre alla distruzione di Hezbollah.

A chi davvero basta sopravvivere per vincere la guerra a questo punto non è l'Iran contro gli USA, bensì alla Russia contro la NATO. I membri europei hanno firmato assegni per sostenere Kiev con collaterale la cui riscossione è ancora intrappolata dietro l'esercito russo. Il cappio, oltre a quello energetico, è anche monetario, stretto intorno al collo dell'UE, e sta soffocando più velocemente le economie europee.

Quali sono quei punti su cui Londra e Bruxelles stanno combattendo più alacremente? Stanno combattendo unghie e denti contro il CLARITY Act, contro la liberalizzazione di Fannie/Freddie, contro l'emancipazione di Canada e Australia come vettori con cui pompare il mercato dell'eurodollaro. Stanno combattendo contro l'eventualità sempre più manifesta della loro mancanza di accesso a garanzie collaterali. Questo è il mosaico dove ha luogo la guerra finanziaria tra la City e Washington, ma se si alterano tutte le cose sopraccitate a livello strutturale allora il sistema risultante sarà molto più durevole. Questo significa rimettere flusso di cassa nelle mani della classe media. Un sistema a due livelli: il governo americano che prende quote in aziende importanti in grado di migliorare la capacità produttiva e il flusso di credito (es. Intel); poi ricostruire il mercato dei mutui trentennali il quale ha permesso alla classe media americana di prosperare come ha fatto, fino alla sua implosione ad hoc nel 2008.

L'idea che dazi e industria manifatturiera siano la fonte della ricchezza, della forza e della sicurezza di una nazione risale ad Alexander Hamilton. Scrivendo poco dopo la Rivoluzione, Hamilton temeva che una nazione di agricoltori ed esportatori di merci non sarebbe stata in grado di resistere a lungo alle grandi potenze europee. Nella sua relazione intitolata, Sul tema delle manifatture, pubblicata nel 1791, scrisse: “Non solo la ricchezza, ma anche l'indipendenza e la sicurezza di un Paese sono materialmente connesse alla prosperità delle manifatture. Ogni nazione, in vista di questi grandi obiettivi, dovrebbe sforzarsi di possedere al suo interno tutti gli elementi essenziali per l'approvvigionamento nazionale. Questi comprendono i mezzi di sussistenza, l'abitazione, il vestiario e la difesa”.

Oppure pensate a Energy Fuels. Il suo impianto di White Mesa, nello Utah, è/era l'unico impianto di lavorazione dell'uranio operativo negli Stati Uniti. Ha una capacità autorizzata di otto milioni di libbre di uranio all'anno. È il principale produttore statunitense di U308, il concentrato necessario per produrre combustibile per le centrali nucleari. È un'attività legata all'uranio, ma è anche un'attività legata alle terre rare. La lavorazione dell'uranio è tossica, in parte perché il minerale è radioattivo e bisogna prendere ogni sorta di precauzione per il residuo generato, oltre a trovarsi in una giurisdizione/area geografica favorevole a tali attività. Lo Utah è uno di questi luoghi. Il mese scorso, il Dipartimento della Guerra ha approvato un prestito condizionato di $720 milioni con Energy Fuels per la lavorazione della monzanite presso l'impianto di White Mesa. Questo potrebbe renderla un produttore nazionale di successo di terre rare. Ciò si integrerebbe perfettamente con la strategia perseguita dall'amministrazione Trump

Questo sistema di incentivi negli Stati Uniti attrarrà capitali, cosa che a sua volta creerà non poche difficoltà alla Banca d'Inghilterra e alla BCE affinché li trattengano sul loro territorio e smettano di interferire nel differenziale di rendimento nei titoli americani a dieci e trent'anni tramite la manipolazione, come suggerito sopra, del differenziale due anni-dieci anni americani e quello tra il decennale inglese e americano.

Come si fa affinché la Tavola Alta metta in gioco i propri di capitali? Si adotta la stessa strategia di logoramento applicata dalla Russia forzando la NATO a tirargli contro uomini e materiali militari. Si tratta di un drenaggio dalla classe fiananziarista alla classe media americana, la quale è stata spremuta da tassi dei mutui alti, alta inflazione, regolamentazione selvaggia, sprechi fiscali/sociali, ecc. 


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venerdì 29 maggio 2026

I veri termini della vittoria di Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-veri-termini-della-vittoria-di)

La City di Londra, per quanto potente, non è onnipotente. Appare tale perché è in grado di spostare le attenzioni nella direzione sbagliata e impedire di avere quelle discussioni chiave in grado di arrivare organicamente a ciò che deve essere aggiustato. Se non si ha idea di chi fomenta il caos, chi ha l'incentivo a farlo, allora è impossibile impedire a chi sposta le attenzioni nella direzione sbagliata di smetterla. In questo senso Israele è un'ottima distrazione. È una questione di chi ha vero potere e chi no; chi è un esecutore e chi è il mandante; chi ha la capacità di muovere il mercato del petrolio in su e in giù, insieme ai titoli dei giornali, per trasmettere la percezione che Trump ha perso il controllo e vuole salvare solo sé stesso. Questo stesso gioco è stato portato avanti negli ultimi 4 anni nei confronti di Putin e non è un caso che lui e Trump si siano parlati quando ancora Carlo si trovasse negli USA. E poi ha parlato con Xi. L'Iran in questo contesto è IRRILEVANTE, è solo un nodo in una rete molto più grande, una rete fatta di ombre che viene portata alla luce ed essendo questa l'arma difensiva più importante che ha tale rete, le mosse per preservarla saranno sempre più disperate e manifeste. La pressione che sta montando nel mercato obbligazionario inglese segnala che il governo Starmer possa essere alle battute finali. Qualcosa sta cambiando e se il cambiamento avviene tramite i Gilt, come avvenuto con la Truss, allora sarà un evento in sordina.

Niente di eclatante, soprattutto sulla scia del discorso di Carlo III al Congresso americano. Starmer, così come Carney in Canada, sono stati eletti per distruggere le nazioni da essi governate.

Lo stesso pattern di distruzione è stato imbastito in Medio Oriente. Tutti i Paesi mezionati da Trump riguardo gli Accordi di Abramo erano nell'orbita inglese e francese, usati per riciclaggio di denaro e altre macchinazioni geopolitiche. L'obiettivo, ora, è convincerli che è meglio l'orbita americana di Trump. Soprattutto con Russia e Cina che non supportano più l'Iran, o per meglio dire l'attuale catena di comando il cui vertice è l'IRGC. Ecco perché Trump parla di “cambio di governo”. Cina e Russia, in passato, sono penetrati in Iran per fare da contraltare ai colonialisti europei, i quali tramite il JCPOA e Total Energy hanno permesso a inglesi e francesi di determinare/impostare la linea di politica (ed economica) in Medio Oriente. Non erano lì perché credevano nella causa dell'Iran, ma per ragioni geopolitiche: la Russia otteneva il corridoio nord-sud fino all'Oceano indiano per bypassare lo Stretto del Bosforo e la Cina ampliava la sua Belt and Road Initiative. Chiaramente questa è un'analisi semplificata, ma tutto si riduce a questo: Trump sta riorientando le rotte commerciali/logistiche lontano dal Medio Oriente e dall'Europa, quindi i precedenti obiettivi geopolitici russi e cinesi possono essere abbandonati. Il più grande perdente qui è l'India, una delle ultime e più grandi colonie inglesi. Ecco perché Rubio la scorsa settimana è volato in India: per testare la volontà di Modi, perché sono le navi indiane quelle che si rifiutano di passare a Hormuz. Non solo, ma siglando gli Accordi di Abramo ciò porterà finalmente pace in Medio Oriente, rimuovendo quell'effetto destabilizzante rappresentato dalle macchinazioni anglo-francesi. E Israele potrà finalmente sviluppare la propria economia, uscendo da quella di guerra.

Il soft-power dell'IRGC, ovvero la confusione sull'apertura/chiusura dello Stretto di Hormuz e la propaganda mediatica (le uniche carte rimaste da giocarsi), è come un'opzione dove la funzione tempo rappresenta la variabile “impazzita”. Chi le ha trattate sa di cosa parlo: per tutto il periodo in cui le si possiede trattengono il 95% del loro valore, poi, a 4-5 giorni dalla loro scadenza, crollano in valore. Il tempismo nel roll-over di questo strumento finanziario è tutto, altrimenti piuttosto che una lieve perdita si viene spazzati via completamente. Dovete trattare l'Iran, quindi, o per meglio dire l'IRGC, come un'opzione: sta disperatamente cercando di vendere al mondo una certa percezione della realtà, mentre i burattinai al di sopra (Londra e Bruxelles) li spalleggiano rinforzando una tale illusione. Ma come con le opzioni, c'è una data nel futuro in cui scadono: c'è una data nel futuro in cui questo raggiro scadrà (es. la chiusura dei pozzi petroliferi, il meeting Xi-Trump, la Brexit automatica, il 4 di luglio, le midterm, ecc.). Non lo possiamo sapere in anticipo quale sarà lo “strike day” in questo caso, ma sarà uno di quelli elencati. Tutta questa storia ha senso, e la confusione viene diradata, nel momento in cui si pensa in modo strategico: il blocco statunitense dello Stretto è arrivato quando l'intelligence americana sapeva che l'Iran sarebbe stato costretto a scaricare il petrolio nel Golfo persico, o chiudere i pozzi, e ha calcolato questo evento facendolo coincidere con la data del meeting Trump-Xi. E quando è subentrato questo tipo di dolore alcune linee rosse sono state spostate, soprattutto quando Carlo III è andato via dagli USA: Zelensky e Aragchi hanno smosso, seppur di poco, le loro posizioni intransigenti. Unendo tutti questi puntini, quindi, si capisce che la funzione tempo dell'opzione sta degradando verso lo 0.

Tre sono le cose che contano per essere immuni alla propaganda sull'Iran:

  1. La curva dei rendimenti americana ha assorbito la precedente inversione;
  2. I mercati azionari/obbligazionari americani non sono affatto perturbati;
  3. Il mercato forward del petrolio è bearish.

I persiani hanno inventato il gioco degli scacchi, un gioco dove le informazioni sono sostanzialmente alla luce del sole. Il Texas Hold'em, invece, è un gioco puramente americano, dove le informazioni sono sostanzialmente nascoste. In quest'ultimo caso l'obiettivo è quello di spingere l'avversario a credere di “avere le carte giuste” e puntare più di quello che è disposto a perdere. È così che si fanno i soldi col poker. L'IRGC credeva che attirando gli USA in un confronto (non è una guerra questa) il campo da gioco sarebbe stato quello navale, e lì avrebbe dato loro un bel filo da torcere. Invece Trump, piuttosto che giocare a scacchi, ha preferito giocare a poker (non fraintendetemi, un azzardo anche questo) e ha dato all'IRGC un confronto aereo. È la stessa cosa può ripetersi su Bandar Abbas, con gli eserciti emiratini e sauditi che si prendono quel fazzoletto di terra e gli A10 che lo difendono. Ecco perché l'unica arma rimasta nelle mani dell'IRGC-City di Londra è la guerra di propaganda mediatica e le giravolte nelle trattative di “pace”. Su questa scia, è a dir poco “curioso” come quello che vale per l'Iran non vale “magicamente” per gli USA. E qui solo chi è in malafede dimostra palesemente di esserlo, avvalorando ancora di più la tesi che all'Iran è rimasta solo la propaganda mediatica in questo confronto. Questo a sua volta significa che la stampa e i commentatori sui social si strappano i capelli per il “blocco” iraniano dello Stretto, ma non coprono assolutamente l'efficacia del “contro-blocco” americano; si strappano i capelli per il vantaggio orografico iraniano, ma non applicano la stessa logica agli USA e ai loro alleati (sauditi ed emiratini potrebbero prendere Bandar Abbas e gli americani difenderlo con l'aeronautica, dato che gli iraniani praticamente non hanno più né quest'ultima né una Marina); si strappano i capelli per criticare la presunta assenza di un piano iniziale nel confronto con l'Iran, ignorando ingenuamente (o consapevolmente, se si vuole “pensare male”) che in passato il petrolio ha raggiunto picchi più alti e COME MINIMO era stato messo in conto che il petrolio potesse arrivare ai $150 al barile (salvo poi non arrivarci, o almeno finora non l'ha fatto dato che gli USA sanno cosa stanno facendo); si strappano i capelli per elogiare la presunta lungimiranza della Cina che ha immagazzinato barili di petrolio, dimenticandosi però che un conto è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$65.000 e un prezzo della benzina a ~$4, un altro è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$20.000.

Diffidate, quindi, da chi afferma che gli Stati Uniti sono stati sconfitti dall'Iran, o che a esso basta “sopravvivere” per vincere. Non sono questi i termini reali della vittoria. L'attuale fase di transizione ci porta in un mondo in cui non importa quale sia il prezzo del petrolio. La cosa che conterà davvero, e il vero termine della vittoria americana, è il controllo al margine sulla consegna dei barili di petrolio (qualunque sia il prezzo). E del controllo sul ritmo di consegna, potete star certi, è qualcosa di cui hanno discusso Trump e Xi. Soprattutto perché un altro obiettivo dell'amministrazione Trump è rendere obsoleti le strozzature geografiche mondiali, spostando la produzione di petrolio nel Golfo d'America. In questo modo verranno resi obsoleti i ricatti che potrebbero emergere se QUALCUNO prendesse come ostaggio suddette strozzature. L'unica che conterebbe, sarebbe il Canale di Panama (e i porti americani). Da “price taker” a “price setter” del prezzo del petrolio, ed è nelle città portuali americane che i Democratici sferreranno il loro attacco durante le midterm.

Gli americani iniziano a preoccuparsi delle midterm ad agosto. Quindi tutte quelle chiacchiere che sentite adesso sulla stampa italiana secondo cui Trump sarebbe a rischio a novembre, sono fasulle. Inoltre le recenti elezioni in Ohio ci dicono due cose principalmente. La prima è che gli americani hanno fiducia nelle parole di Trump secondo cui i prezzi della benzina scenderanno, ecco perché non ci sono disordini sociali (soprattutto negli stati rossi). La seconda è che i repubblicani stanno tirando su molti più soldi dei democratici per le elezioni, questi ultimi rimangono all'asciutto soprattutto perché Bessent sta tagliando loro tutti quei finanziamenti ombra tramite ONG e altre organizzazioni no-profit.

Lo stesso copione dell'Ohio l'abbiamo visto ripetersi in Kentucky, a dimostrazione che tutte le preoccupazioni per le midterm sono sentite all'estero e rappresentano un grimaldello per deturpare l'immagine che ha il popolo americano nei confronti di Trump. A ciò bisogna aggiungere che Massie, come altri nel movimento MAGA, ad esempio Marjorie Taylor Greene, sono elementi di divisione inseriti apposta dagli avversari per sabotare dall'interno. Potremmo chiamarla “Operazione Mitt Romney”: essere sempre allineati e votare sempre per le sciocchezze, per le cause ininfluenti e per quelle proposte di leggi “innocue” agli occhi degli avversari degli USA... ma quando si presenta davvero il momento di essere in linea con un cambiamento reale e dannoso per gli agenti esteri, ecco che scatta la trappola e gli asset infiltrati adducono giustificazioni e scuse per essere contrari. Nel suo discorso di concessione alle primarie Massie ha espresso ripudio per la guerra... quale? In Iran sono stati 10 giorni di bombardamento e un blocco tutt'ora in vigore, come a Cuba sostanzialmente, il tutto per riorientare le catene di approvvigionamento e le rotte logistico/commerciali dell'energia. Massie ha poi reiterato lo slogan “End the FED”... come? Non si accorge che già adesso è in corso un processo di trasformazione della stessa? Un ritorno a ciò che era prima del 1935? Davvero non ha idea di cosa Tether stia diventando per il mercato estero e interno del dollaro?

Oppure, la spiegazione più coerente: è sempre stato un asset divisivo che s'è guadagnato la fiducia dell'elettorato repubblicano a suon di “difesa dei principi”, salvo poi effettuare le vere mosse per cui era stato “reclutato”. Non fraintendetemi, alcune leggi da lui sostenute/presentate non erano affatto male (es. filiera della carne), ciononostante proprio questo conferma la tesi asset attivato in caso di necessità prima che si deprezzi definitivamente.

E in questo frangente storico, il deprezzamento degli asset infiltrati corre molto veloce. Soprattutto per un motivo: a chi fa più male un prezzo del petrolio a circa $110? Non agli Stati Uniti, non sono loro ad avere una curva dei rendimenti in sofferenza. Soprattutto non sono loro a rischiare di rimanere a corto di dollari. Senza contare che sono nel bel mezzo di una fase di transizione che li sta portando ad abbandonare il sistema estrattivo-keynesiano a favore di uno produttivo (Hamilton-Clay). Se ci uniamo che col SOFR adesso la FED controlla il front-end della curva dei rendimenti americana, l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie Mae/ Freddie Mac le permetterà di controllare anche il back-end. I guai sono tutti per gli europei, e per estensione canadesi, perché sin dal 2022 hanno portato avanti una “yield curve control” per impostare un tetto ai rendimenti delle loro obbligazioni. Il Canada infatti è un proxy che a mesi alterni vende/compra titoli del Tesoro americani per impedire che il rapporto di leva nel mercato dell'eurodollaro crolli bruscamente. Il problema: è una lenta erosione, man mano che le precedenti “linee rosse” vengono tutte attraversate al rialzo (es. 2,5%, 2,7%, 3%, ecc.). Infatti dov'è il trentennale statunitense? Laddove si trovava al momento del ciclo di rialzi dei tassi di Powell, mentre invece la Lagarde ha perso quasi 100 punti base nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco. Questa è la ragione principale per cui gli USA possono permettersi di “tergiversare” sulla questione Iran.

Quello che molti commentatori faticano a capire è il concetto di tempo integrato nei processi industriali e commerciali. Se prendete ad esempio lo sconquasso causato dai lockdown nella filiera della carne, ciò è stato dovuto alla rottura della catena del rimpiazzo dei capi che necessitano tempo per essere allevati. L'offerta rimane indietro, mentre la domanda riprende e si intensifica: aumento dei prezzi. Ciò vale anche per gli altri settori industriali, poiché l'impegno di capitale per progetti che vedranno i loro frutti nel futuro sembrano nell'immediato carenti. Infatti la re-industrializzazione degli USA è un processo che richiederà come minimo una generazione per vederne i frutti maturi, mentre invece i commentatori parlano nel presente di “fallimenti”, “crisi”, “debiti impagabili” e “disastri economici”.

Nel momento in cui mettiamo insieme due elementi dell'esecutivo americano, come il Project Vault e il Defense Production Act, capiamo che gli sforzi imprenditoriali che vengono incentivati a livello federale vedranno, come minimo, i primi risultati da qui ai prossimi 5 anni. Il vantaggio in questo contesto è il prezzo “di favore” delle materie prime a cui possono accedere le aziende americane. Infatti già il cambiamento di atteggiamento è significativo: non più progetti industriali/imprenditoriali fatti per soddisfare gli appetiti degli azionisti (tipico modello inglese, dove la “mano invisibile” è la loro che tramite la finanziarizzazione dell'economia trattengono parte dei guadagni). Logistica, trasformazione, energia, sono caratteristiche che spingeranno i cambiamenti industriali nel tempo, non nel presente.

Stiamo assistendo allo stesso meccanismo che negli anni '30 Roosevelt usò, tramite i mutui trentennali a tasso fisso, per rilanciare la classe media e l'economia americana. Queste supply chain non possono essere ricostruite senza supporto alla base, senza lo smantellamento della finanziarizzazione che le ha reso eteree e ha allungato oltremodo la produzione di un bene. L'accorciamento del processo produttivo unito alle catene di approvvigionamento non è protezionismo, o autarchia, ma il modo per riorganizzare un'economia che era stata trasformata in un guscio vuoto.

Come ripetuto spesso, uno degli obiettivi di Trump è sbarazzarsi della volatilità del petrolio come arma in mano ai suoi nemici. Infatti il prezzo del petrolio dovrebbe essere l'argomento più noioso di questa Terra. C'è qualcuno che, ad esempio si preoccupa del prezzo del carbone? Solo i produttori e i consumatori. Il carbone è noioso. Perché? Perché nessuno può più inserire un pedaggio, o un punto di strozzatura, nel flusso di carbone. Quest'ultimo non è stato finanziarizzato affinché il mondo girasse attorno a esso come mezzo per influenzare il commercio globale. Non esiste alcun mercato dei futures strutturato sul carbone che abbia davvero importanza! Esiste invece con il Brent e se si ha il controllo su di esso, allora si ha il potere per muovere i mercati, per sbarazzarsi di presidenti, per far cadere governi, per finanziare intermediari e terroristi, ecc. In sintesi, è la base dell'instabilità mondiale... per come vengono gestiti gli affari OGGI. Rimuovete le strozzature geografiche e il petrolio tornerà a essere noioso. Questo è il termine della vittoria REALE perseguito da Trump. Raggiungerlo significa mandare in fumo tutto quel capitale che la City di Londra ha dispiegato in Iran per arrivare a questo momento storico... e questo è un altro termine della vittoria perseguito da Trump.

La manifestazione della superiorità americana si evince anche attraverso un mondo in cui il dollaro è dominante ma secondo i canoni di chi lo emette, non più di chi lo controlla indirettamente tramite il prezzo impostato altrove. Per quanto tutto questo possa sembrare un “far west” monetario, non è altro che ciò che esisteva negli USA prima della FED: banche commerciali con le loro banconote, coperte dall'oro, che facevano riferimento a stanze di compensazione regionali. Un sistema decentrato/distribuito senza un regolatore centrale unico. Per quanto possa sembrare instabile a leggerlo così, le crisi economiche erano ridotte ai minimi termini.

(Nota: il panico del 1907 venne invece gonfiato mediaticamente per dare l'impressione che si necessitasse di una versione americana della Banca d'Inghilterra, e col senno di poi, data anche la presenza di Wilson, sappiamo di chi fosse lo zampino.)

GENIUS Act, STABLE Act e CLARITY Act sono le tre componenti che permetterebbero di tornare a un sistema analogo a quello pre-Federal Reserve (senza contare che anch'essa verrà riformata affinché il suo statuto torni a quello pre-1935). Il percorso inverso dalla moneta puramente fiat a un sistema che potremmo chiamare Bretton Woods 2.0 passa per ovvi motivi da un periodo in cui il presunto “caos” del libero mercato si assesta verso un sistema più affine alla società che lo determina. Internamente, negli USA, ci saranno diversi “dollari digitali” emessi da varie realtà, mentre esternamente ci sarà Tether. Una novità? Niente più niente meno di quanto descritto da Hayek in, A Choice in Currency. Non sarà un mondo perfetto, nemmeno buono... senza dubbio sarà un mondo migliore rispetto a quello attuale. E se ci sono da fare compromessi in quella fase di transizione che porta a un mondo in cui le idee libertarie/Austriache diventeranno dominanti, allora questo è il momento per gettare tali basi. Un momento storico come questo, dove i libertari possono avere una reale occasione per affermare tra il pubblico più ampio le loro idee di miglioramento filosofico/sociale, è fondamentale da sfruttare se si vuole avere DAVVERO una possibilità di vincere. Il percorso è tortuoso, certo; impervio, senza dubbio; ma è la possibilità concreta di avere una strada chiara e definita che parte dal punto A (statalismo “sfrenato”) al punto B (libertarismo “sfrenato”) in cui il processo intermedio è finalmente percorribile.

Le stablecoin hanno il potenziale per essere tanto trasformative per il sistema monetario mondiale quanto lo fu l'abbandono di Bretton Woods. Una stablecoin come Tether, collateralizzata sostanzialmente da oro e Bitcoin, ha la possibilità di raggiungere tutti i Paesi del mondo... che le loro autorità monetarie lo vogliano o meno. Meglio se lo accetteranno volontariamente, perché è nel loro migliore interesse dato che il dollaro rimane la valuta di raccordo commerciale per eccellenza. Certo, forse dovrebbero scegliere l'oro in quanto tale o Bitcoin in quanto tale, ma stanno preferendo trattare tali asset come riserve piuttosto che come circolante. Immaginate un possessore estero di Tether, in particolare in Unione Europea: egli è più “pericoloso” rispetto allo stesso possessore di oro o Bitcoin, perché in questo caso trasferisce potere di leva a Washington a scapito di Bruxelles.

Non solo, ma l'ascesa delle stablecoin, oltre a rappresentare nuova domanda per i titoli del Tesoro americani, permetterà al governo federale di emettere più titoli sul front-end della curva dei rendimenti (rendendo tali titoli più attraenti). Questo è importante perché se il back-end sale, Washington non deve necessariamente pagare tassi alti per ripagare il suo debito. E anche se il back-end dovesse salire, ciò metterebbe pressione sugli altri decennali nel resto del mondo e loro si ritroverebbero in guai molto più seri. I tassi alti fanno male agli USA? Certo, ma stritolano letteralmente il resto del mondo. Vi basti vedere cosa è successo nel 2022: nonostante una flessione economica gli USA ne sono usciti bene, mentre la Cina è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, l'Inghilterra è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, la BCE è dovuta intervenire per salvare il mercato obbligazionario della periferia europea.

Il cambiamento della FED sarà quello da una istituzione monopolistica che emette unità monetarie a una Exim Bank per l'eurodollaro, fino a tornare al suo mandato originale: prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostazione del valore nominale del dollaro all'estero. Questo significa che tra i suoi “compiti” non figurerà più il QE, l'espansione del proprio bilancio, il savataggio di banche così come lo abbiamo visto finora, ecc. In particolar modo, la riduzione ulteriore dell'attuale bilancio sarà importante: maturazione dei titoli garantiti da ipoteca (ormai nel loro ultimo terzo di vita dato che sono vecchi di 18 anni) e maturazione dei titoli di stato americani. Inoltre Warsh è la cosa migliore che potesse capitare ad asset che sono garanzie ed equity, come oro e Bitcoin, dato che una linea di politica attuale e conclamata degli USA è quello di “gestire” gli asset che migliorano gli attivi di bilancio. Infatti questo è l'unico modo efficace per disinnescare le criticità del lato dei passivi. Quindi l'obiettivo di Trump, Bessent e Warsh è quello di “svegliare” tutti questi asset dormienti tramite un fondo sovrano che li valorizzi ai prezzi di mercato, ma questa è un'analisi che sfugge se ci si concentra solo sui debiti e non sugli attivi, ad esempio, o solo sull'offerta di denaro e non sulla domanda.

In sintesi, senza il controllo monetario e senza il controllo sui flussi monetari, in particolare per quanto riguarda il dollaro, il processo di re-industrializzazione americano sarebbe destinato a fallire miseramente. Ecco perché Trump, nel recente viaggio in Cina, è riuscito a staccare un accordo con Xi riguardo la commessa su 200 jet della Boeing (iniziali). Infatti pensate alla filiera industriale necessaria per costruire una macchina complessa come un aereo: dai sedili delle varie classi fino ai singoli chiodi da 1 pollice. E questo è anche il motivo per cui l'automotive è un settore cruciale ed è stato anch'esso riportato in patria: nell'alveo della difesa è imperante la costruzione di veicoli sul proprio territorio, il motivo per cui gli USA hanno avuto un vantaggio nella Seconda guerra mondiale.

Infatti i Bush, gli Obama e in generale i sodali dei globalisti hanno fatto di tutto per distruggere il sistema logistico e dei trasporti americani, in particolare la Marina. 

Il sistema bancario e finanziario inglese nella sfera d'influenza cinese (es. Singapore, Hong Kong, Africa orientale) sono da tempo coinvolti non solo nel riciclaggio dei proventi della droga, ma anche, e soprattutto, nel contrabbando di commodity. Qual è quindi l'interesse della Cina nel Canada in virtù del progetto A(merica)-R(ussia)-C(ina) che si sta sviluppando (e la recente visita di Trump in Cina sta rafforzando)? Condividere informazioni d'intelligence finanziaria. Il fatto che tutti i “pezzi grossi” si siano presentati insieme a Trump nel suo viaggio in Cina dimostra che essi “si parlano”.

Diversamente, quindi, da tutte le chiacchiere che sentite da una certa narrativa sulla stampa e sui canali d'informazione alternativi (gli stessi che gridavano al nemico quando parlavano di Russia e poi Cina), secondo cui la Cina vuole papparsi Taiwan, quello che farà Pechino invece sarà ridimensionare l'influenza inglese nella sua sfera d'influenza. Questo significa che nel mirino ha Hong Kong e Singapore, altro che Taiwan. L'interesse cinese nel Canada, quindi, non vuole un takeover silenzioso del Paese, bensì lo smantellamento sistematico di tutte le strutture finanziarie nel Pacifico e in Asia che fanno riferimento al Canada (e per estensione alla City di Londra). Questo perché il “centro commerciale ed economico” del mondo diventerà il Pacifico e non può diventarlo se prima non viene bonificato a dovere.

Dispiace rovinare i sogni dei commentatori sui social che ci raccontano della trappola di Tucidide che affrontano gli USA nei confronti della Cina. Non è così. Agli USA sta bene che la Cina sia dominante in Asia... fintanto che tale dominio non esca dai confini locali. Se la Cina rappresentasse davvero una minaccia reale nei confronti del primato americano, non si sarebbero fatti buttare fuori dal Venezuela, dall'Argentina, dal Canale di Panama, ecc. I cinesi temono e rispettano ciò che sono diventati gli USA dopo il 2022: un player che difende il dollaro e per estensione il suo primato nel mondo. Un futuro conflitto cinetico tra americani e cinesi è solo propaganda da chi ha più da perdere in questo nuovo contesto geopolitico: Londra e Bruxelles.


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