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giovedì 12 novembre 2015

Le valute fiat dipendono dalla fiducia, l'oro no

Nella loro scandalosa rincorsa alle politiche dello zio Mario, i paesi scandinavi stanno facendo sprofondare la loro popolazione in un incubo senza fine composto da tassi negativi e bolle incendiarie. Infatti, nonostante la propaganda della "lowflation", l'economia reale e i prezzi relativi raccontano tutta un'altra storia. Le bolle immobiliari in Svezia, Danimarca e Norvegia gonfiate attraverso le classiche espansioni monetarie allentate delle rispettive banche centrali sono delle bombe ad orologeria che, nonostante le chiacchiere dei pianificatori monetari centrali secondo cui "non c'è nulla di cui preoccuparsi", esploderanno in faccia a coloro che non vedono i segnali d'allarme. L'euforia li acceca. Tra l'altro, il fatto che la scandinavia, Svezia in particolare, stia diventando una società "cashless" è davvero preoccupante, e non solo per gli altri paesi del mondo che la vorrebbero emulare, ma anche per la popolazione autoctona che non avrà scampo dalle ritorsioni dello scoppio della bolla immobiliare. I pianificatori centrali faranno di tutto per mantenere l'apparenza della solvibilità e far sopravvivere un giorno in più l'attuale sistema a moneta fiat. L'Irlanda è l'ennesimo monito. Ce ne sono altri: Kenya, India, ecc. La distopia à la "1984" in cui sta finendo il mondo, non è altro che il tentativo della pianificazione centrale di mantenere in vita a tutti i costi la staticità obsoleta delle sue trame economiche e sociali, scaraventando a ritmi serrati la popolazione mondiale verso quella che si profila a tutti gli effetti come un'economia di comando. La nota triste è che la popolazione mondiale stessa sta avallando questo sistema, la quale crede scioccamente in un presunto "bene sociale superiore" e in accademici la cui onniscienza è certificata da lauree e master. È veramente mesto notare come degli adulti possano credere ancora alle favole e farsi sfilare da sotto il naso il portafoglio. La memoria storica delle dittature del secolo scorso è già sbiadita nel tempo.
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di Peter Schiff


Nel suo articolo del 17 luglio, Let’s Get Real About Gold, il giornalista del Wall Street Journal, Jason Zweig, ha paragonato l'interesse degli investitori nell'oro con la mania "Pet Rock" degli anni '70, quando i consumatori si convinsero che una roccia in una scatola avrebbe fornito loro una compagnia continua, elevato la loro posizione sociale e dato loro qualcosa di cui parlare alle feste.

Zweig afferma che la fede degli investitori nell'oro, che secondo lui è soltanto l'ennesimo metallo inerte con un buon marketing, è altrettanto irrazionale e ha impedito alle persone d'investire i propri soldi nel mercato azionario molto più redditizio.

Prima di tutto, il paragone di Zweig tra l'oro e i titoli azionari rappresenta una falsa dicotomia. L'oro non è un investimento. E', come dice Zweig, solo un sasso. Ma si tratta di un sasso estremamente scarso, con proprietà fisiche altamente desiderabili che per parecchio tempo è stato utilizzato come moneta. Di conseguenza non dovrebbe essere confrontato con azioni o immobili, ma con altre forme di denaro come il denaro fiat in circolazione oggi.

Ironia della sorte, in un mondo inondato da valute fiat create ad un ritmo sempre crescente, e il cui valore è esclusivamente derivato dalla fiducia nello stato, l'oro è l'unica forma di denaro il cui valore non richiede un atto di fede.

Non ho alcun attaccamento emotivo con l'oro. Non lo uso per coprire le mie mura, non lo faccio scorrere tra le mie dita e rido, non chiedo a mia moglie di poterla dipingere circondata da lingotti.

Quello che so è che prima che il mondo sposasse un sistema monetario fiat nella seconda metà del XX secolo, l'oro era il denaro scelto da quasi tutte le culture in ogni epoca storica. Questa supremazia si basava sulla scarsità dell'oro, la sua versatilità come metallo, le sue proprietà uniche ed utili, la sua bellezza e la sua ampia accettazione culturale come segno distintivo d'amore, di permanenza, di ricchezza e di successo.

Ci sono pochi dubbi: la gente sarà sempre disposta a desiderare e ad accumulare oro... per tutta una serie di motivi. L'unica domanda è quanto sarà disposta a pagare. Su questo punto alcuni hanno opinoni diverse.

Fino al 1971 il dollaro USA è stato sostenuto dalla fiducia che il governo avrebbe rimborsato le proprie banconote in oro. Ma, sin da allora, tale fiducia è stata sostituita da un'altra: gli individui sarebbero sempre stati disposti ad accettare dollari in cambio di beni e servizi. Questo passaggio mise il dollaro USA sullo stesso piano di tutte le altre valute fiat del mondo, il cui valore deriva dalla fiducia nello stato. Nel suo pezzo, Zweig sembra presumere che possedere valute non sia affatto un atto di fede.

La maggior parte degli investitori preferirebbe l'oro al peso argentino, al cedis ghanese, o al bolivar venezuelano. In realtà, ciò che Zweig sta dicendo è che le valute fiat buone non richiedono alcuna fiducia. Ma perché?

Presuppone che la forza del dollaro derivi da un determinato fattore: la fiducia che il governo degli Stati Uniti rimarrà fiscalmente responsabile. Ci sono poche prove a sostegno di questa tesi. Tutti i fattori tradizionali che determinano il valore di una moneta, vale a dire, la bilancia commerciale, i tassi d'interesse, i livelli del debito pubblico, la crescita economica, ecc. dovrebbero scatenare una pressione al ribasso sul dollaro. Il governo americano non ha fatto nulla per risolvere la crisi del debito a lungo termine.

Anche il Congressional Budget Office ammette che il deficit federale aumenterà in media di $35 miliardi l'anno fino alla fine del decennio. Entro il 2025 supereremo i mille miliardi di deficit (e tali proiezioni si basano su ipotesi troppo ottimiste di crescita economica).

Nonostante tutto questo, il dollaro è salito ad un massimo da dieci anni sulla base del Bloomberg Dollar Spot Index. Wall Street l'ha spiegato tirando in ballo i problemi in Europa e in Asia, dicendo che il dollaro ha i suoi problemi, ma è la "camicia meno sporca nella cesta dei panni sporchi". Gli analisti si aspettano tassi d'interesse più alti da parte della FED, il che assicurerebbe una forte domanda per il dollaro mentre le banche centrali di tutto il mondo continuerebbero ad abbassarli. Ma questo risultato deve ancora materializzarsi.

Alla fine del 2014 la maggior parte degli investitori credeva che la FED avrebbe cominciato ad aumentare i tassi nel primo trimestre del 2015. Ma la crescita economica deludente ha portato la FED a ritardare continuamente tale innalzamento. Tuttavia gli investitori continuano a pensare che una tale mossa sia proprio dietro l'angolo. Per giungere a questa conclusione, accettano ciecamente che la nostra economia possa sopravvivere a tassi più elevati quando invece tutti gli elementi oggettivi indicano il contrario.

In realtà, la fiducia nel dollaro si basa esclusivamente sulla convinzione che il dominio degli Stati Uniti sull'economia globale continuerà a tempo indeterminato, non importa quanto profondamente siamo indebitati, quanto in basso possano scendere i nostri tassi d'interesse e quanto possa essere sbilanciato il nostro commercio.

Abbiamo già visto questo film. Quando la fiducia nell'infallibilità dei banchieri centrali è alta, le voci mainstream tendono a mettere da parte l'oro e ripongono fiducia nel giudizio dell'uomo. Nel 1999 Floyd Norris del New York Times scrisse un articolo intitolato: "Chi ha bisogno dell'oro quando c'è Alan Greenspan?" Nonostante la tesi di Norris, la risposta a questa domanda è stata "tutti". Nei 12 anni successivi l'oro sarebbe salito del 650%.

Dal mio punto di vista, i mercati stanno ora riponendo più fiducia (mal riposta) nella saggezza di Janet Yellen. Di conseguenza l'oro è stato evitato come accaduto nel 1999. La propensione di Alan Greenspan per un allentamento della politica monetaria al fine di sostenere i mercati finanziari, ha portato alla creazione di due bolle pericolose: la prima nelle azioni (2000) e poi nel settore immobiliare (2007). Dato che l'allentamento della politica monetaria da parte dei successori di Greenspan è stato molto più grande, si può solo immaginare l'enormità del disastro economico che si profila all'orizzonte.

Quindi, sì, in un certo senso le mie decisioni d'investimento sono basate sulla fiducia, ma non è la stessa del Wall Street Journal. La mia fiducia è che i governi e le banche centrali continueranno ad accumulare debito e a svilire le loro valute, almeno fino a quando la prossima crisi non vi metterà fine.

Non esiste alcun precedente storico che possa portare ad una conclusione diversa. Ho anche fiducia che gli esseri umani preferiranno sempre un pezzo d'oro ad una risma di carta. Separate una moneta cartacea dal suo valore percepito ed avrete solmanete una risma di carta e inchiostro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 4 settembre 2015

L'euro non è ancora morto

Forse l'euro non è ancora morto, ma sicuramente i paesi che lo adottano lo sono. Se la miopia degli investitori li porterà a rivalutare la moneta europea nei confronti del dollaro come protezione ultima, allora il loro risveglio sarà molto più che brusco. È probabile che nel breve periodo possa anche accadere una cosa del genere, ma le bombe ad orologeria economiche all'interno della zona Euro garantiscono un futuro tutt'altro che roseo per coloro che decidono di scommettere sull'euro. Se prendiamo come esempio alcuni dei PIIGS, pare che non abbiano mai conosciuto un bilancio in pareggio (Grecia, Italia, Portogallo). Nonostante il trattato siglato da tutti i paesi della zona Euro impedisse loro di sforare un debito/PIL oltre il 60%, nessuno l'ha rispettato. Francia e Germania in primis. Non è stata applicata alcuna sanzione negativa per questa violazione, perché quindi non continuare? Paesi come la Grecia e l'Italia hanno gozzovigliato con i deficit di bilancio, forti delle credenziali tedesche sulla credibilità dei loro ripagamenti. Hanno quindi risucchiato beni esteri senza produrre alcunché in cambio, mettendo nei guai quei paesi che sono stati fiscalmente responsabili. Azzardi morali e un settore pubblico in espansione hanno corroso sempre di più la loro capacità di creare ricchezza, fino a quando nel 2010 qualcuno s'è accorto dei pre-pensionamenti greci e di come ci potesse essere la "remota" probabilità che gli ellenici stessero truccando i loro conti. Il caos che si generò dal quel punto in poi fu determinato dal fatto che nessuno voleva pagare per i propri errori, ma soprattutto i paesi fiscalmente responsabili non volevano pagare per gli sgarri altrui; ciononostante, il progetto europeo è andato avanti con la Germania che ha ipotecato il futuro della propria nazione per salvare stati falliti e un sistema bancario decotto. Il FMI ha infranto le proprie regole e ha aiutato i greci; la BCE ha infranto la sua presunta rigidità e ha seguito una strada costellata d'interventismi crescenti; le banche commerciali hanno prestato denaro quasi gratis a stati falliti e questi ultimi hanno salvato le banche commerciali decotte spennando i contribuenti. Il salvataggio greco del 2010 è stato seguito da un altro salvataggio nel 2012, e ora siamo arrivati al terzo. Cos'è cambiato? Nulla. La situazione economica e finanziaria dei PIIGS è peggiorata trascinando a fondo anche gli altri paesi della zona Euro. Sebbene i media finanziari stiano tirando un sospiro di sollievo dopo l'implementazione del terzo pacchetto d'aiuti, la Grecia non attuerà alcuna politica d'austerità... come non lo farà nessun altro dei paesi PIIGS. Perché? Perché non esistono sanzioni negative. La farsa di un'uscita di una qualsiasi nazione dall'UE è un teatro Kabuki, nessuno caccerà nessun altro. Sarà gettato fumo negli occhi degli elettori. Il governo portoghese riceverà il messaggio e anche quello dell'Italia: cacciare qualcuno dall'UE innescherebbe una perdita di fiducia nel grande esperimento di centralizzazione pianifacata del NWO inaugurato nel 1919. Quando la Grecia andrà in default, questi problemi verranno a galla. La Merkel si trova sull'orlo di un abisso: sia finanziario che politico. Ha fondi e tempo limitati. Non sa cosa accadrà se si rifiuterà di fornire altri fondi alla dolina finanziaria rappresentata dal governo greco. Le sue opzioni sono limitate: salvare o rifiutarsi di salvare. Continuerà a scegliere la seconda opzione. Anche se l'euro nel breve periodo non morirà, un suo probabile rimbalzo sarà il classico "dead cat bounce".
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di Peter Schiff


Mentre il mondo può contare su decine di valute importanti, quando arriviamo alle discussioni finanziarie serie, il mercato delle valute si riduce ad una lotta tra due contendenti: il dollaro USA e l'euro.

Negli ultimi anni la lotta s'è tramutata in una specie di vittoria a mani basse, con il dollaro che ha preso a pugni l'euro.

Sulla base delle turbolenze create dalla crisi del debito europea e i continui problemi in Grecia e in altri paesi del sud Europa, molti investitori potrebbero essere dell'idea che l'euro alla fine getterà la spugna e l'intero esperimento europeo verrà annullato, lasciando così il dollaro come valuta campione.

Si tratterebbe di una svolta incredibile per una moneta che è nata solo pochi anni fa, anche perché sembrava potesse minacciare lo status del dollaro come valuta di riserva mondiale.

Mettendo da parte il fatto che ci sono molti altri rapporti di cambio importanti oltre a quello euro/dollaro, economisti, giornalisti ed investitori hanno dimenticato la storia dell'euro e di come sia sopravvissuto dopo che molti l'avevano dato per spacciato già in passato.

L'euro è stato creato nel 1992 dal Trattato di Maastricht (che ha creato l'Unione Europea), ma non è diventato unità di conto (non una moneta fisica) fino al gennaio del 1999.

Prima del suo debutto, molti sostenevano che l'euro sarebbe diventato l'erede del marco, la moneta tedesca che aveva guadagnato una certa supremazia dopo la rinascita della Germania a seguito del secondo conflitto mondiale, l'alto tasso di risparmio, la bilancia commerciale invidiabile e l'unificazione post-sovietica.

Con i banchieri tedeschi in una posizione di leadership presso la Banca Centrale Europea e l'Unione Europea, molti speravano che il nuovo euro avrebbe adottato le virtù del marco.

L'euro esordì con un valore di $1.18, ma la festa durò poco.

Quasi immediatamente la negoziazione dell'euro cominciò ad incontrare venti contrari.

Il default russo per il suo debito e la crisi valutaria asiatica alla fine degli anni '90, indussero gli investitori a vendere gli asset dei mercati emergenti e a cercare rifugio nelle economie dominanti.

Questo fu un test cruciale per l'euro, ma la nuova moneta non riuscì ad attrarre gran parte di questo flusso d'investimenti transnazionali.

Invece i mercati degli Stati Uniti e il dollaro statunitense diventarono obiettivi estremamente interessanti.

Nel secondo semestre della presidenza di Bill Clinton, l'America, almeno sulla carta, sembrava molto forte. Nel periodo 1998-2000, sulla base delle cifre del Bureau of Economic Analysis (BEA), la crescita del PIL fu in media del 4.4%, circa quattro volte il tasso che abbiamo visto sin dal 2008.

L'economia in espansione e le relative restrizioni di spesa implementate dall'Amministrazione Clinton e dal Congresso Repubblicano neo-eletto, rifornirono il governo degli Stati Uniti con centinaia di miliardi d'eccedenze annuali, le prime dopo parecchio tempo. Molti economisti conclusero comicamente che le eccedenze sarebbero diventate permanenti (in realtà, sono durate solo pochi anni).

Nel contempo i mercati azionari statunitensi stavano facendo registrare alcuni dei più grandi guadagni della loro storia. Dall'inizio del 1997 fino alla fine del 1999, il Dow Jones salì di circa il 69%. Il Nasdaq, l'epicentro della bolla "dotcom", fece registrare guadagni nel range del 294%.

Di conseguenza il denaro internazionale iniziò a prendere la strada del dollaro, sottraendo il vento alle vele dell'euro. Le valutazioni che avevano spinto le azioni degli Stati Uniti a livelli stratosferici, non alimentarono lo scetticismo degli investitori.

Non solo Wall Street stava diffondendo il vangelo della new economy, dove i guadagni negativi e il debito elevato non contavano più, ma molti erano convinti che le tendenze interventiste della FED guidata da Alan Greenspan avrebbero protetto gli investitori contro le perdite.

Il 27 gennaio 2000 l'euro scese sotto la parità rispetto al dollaro, quando chiuse a 98.9 centesimi di dollaro, un calo del 16% rispetto al suo debutto.

L'otto maggio 2000 l'euro veniva scambiato a soli 89.5 centesimi di dollaro, un ulteriore calo del 9% in soli tre mesi. Ciò fece proliferare storie come questa della BBC: “Was the Euro a Mistake?” Gli economisti e gli investitori cominciarono a chiedersi quanto a lungo sarebbe durata la nuova moneta.

La reputazione dell'euro venne ulteriormente intaccata nel settembre del 2000, quando gli elettori danesi respinsero l'adozione della moneta unica.

L'avversione mostrata da un piccolo paese tenuto in grande considerazione dal mainstream della cultura europea, inflisse un duro colpo all'esperimento dell'euro. Quel pessimismo fece calare la valuta di un altro 6% in un solo mese dopo le elezioni danesi, raggiungendo il 25 ottobre del 2000 quello che sarebbe diventato un minimo storico di soli 82.7 centesimi di dollaro.

A questo livello l'euro era sceso del 30% rispetto alla sua valutazione iniziale. C'era proprio aria di game over. L'euro contro il dollaro si preannunciava come uno scontro tra Bambi contro Godzilla.

Alla fine degli anni '90 l'oro si trovava in un mercato orso che durava da quasi 20 anni. Il sentiment degli investitori nei confronti del metallo giallo, il quale era sempre stato considerato un bene rifugio sicuro, era al minimo di tutti i tempi. Invece molti europei si rivolsero al dollaro per cercare riparo.

A quel tempo l'oro era scambiato al di sotto dei €300 per oncia (FRED, FRB St. Louis). Quelli che scambiarono i loro euro per dollari (quando il valore dell'euro era 83 centesimi), negli otto anni successivi avrebbero visto scendere quelle posizioni del 50%.

Dall'altro lato l'oro sarebbe quasi raddoppiato in termini di euro nello stesso periodo di tempo. Alla pubblicazione di questo articolo, l'oro è scambiato a €1,000 per oncia (anche dopo il recente calo), mentre l'euro si aggira intorno ai $1.10. Quindi gli europei che hanno acquistato e conservato dollari sin dai minimi dell'euro nel 2000, hanno visto scendere le loro quotazioni del 25%; ma coloro che hanno acquistato e conservato oro, invece, hanno visto triplicare le loro quotazioni. (Le performance passate non garantiscono risultati futuri).

Lo scoppio della bolla dotcom a metà del 2000, causò una rottura decisiva con le tendenze d'investimento che avevano predominato negli anni precedenti (si veda il mio recente articolo “The Big Picture“).

Non appena la pseudo-ricchezza delle dotcom cominciò ad evaporare portandosi dietro gli avanzi di bilancio del governo federale, i mercati emergenti iniziarono a riprendersi e il tanto disprezzato euro cominciò ad ottenere una certa attenzione.

Il 5 Gennaio 2001 l'euro raggiunse i 95.4 centesimi di dollaro, uno straordinario rally del 15.3% in poco più di due mesi.

E anche se l'euro zig-zagò nell'anno e mezzo successivo (con una ritirata all'inizio del 2002 e con l'OCSE che si chiedeva se l'euro fosse una Doomed Currency), dalla seconda metà del 2002 sperimentò un trend rialzista che lo portò a raggiungere la parità col dollaro il 15 luglio 2002, 30 mesi dopo che era sceso al di sotto di tale livello.

Il 22 aprile 2008 l'euro era scambiato a $1.60, un prezzo che rappresentava un aumento del 36% rispetto ai livelli del suo debutto e un rally del 93% dal minimo dell'ottobre 2000.

Ma quando la crisi finanziaria raggiunse il picco tra l'agosto, il settembre e l'ottobre del 2008, gli investitori furono presi dal panico come otto anni prima. Alla ricerca di un rifugio sicuro, scelsero di nuovo il dollaro USA (forse motivati dalle basse valutazioni assegnate in seguito al biglietto verde).

Poiché i fondi cominciarono a scorrere dall'euro al dollaro, il primo scese rapidamente. Alla fine d'ottobre l'euro si trovava a $1.26, un calo del 21% dal suo massimo d'aprile.

Ma quando i mercati si stabilizzarono nel corso del 2009, accadde la stessa cosa all'euro. Nei due anni successivi venne tradato all'ombra del dollaro, risalendo a $1.46 il 6 giugno 2011.

Quando iniziò la crisi del debito europeo nel 2011, e i rendimenti sul debito sovrano dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) in rapida ascesa rispetto alle obbligazioni sovrane della Germania, l'euro finì ancora una volta nell'occhio del ciclone.

C'era troppa incertezza sulla possibilità di salvataggi per le banche europee che possedevano debito pubblico potenzialmente tossico. La pressione sull'euro si intensificò a seguito del rallentamento dell'economia dell'Eurozona. Queste forze combinate contribuirono a spingere l'euro verso il basso nel corso del 2012 e del 2013.

Ma la goccia che fece traboccare il vaso arrivò alla fine del 2014, quando divenne chiaro che la Banca Centrale Europea, sotto la nuova guida di Mario Draghi, avrebbe inaugurato un Quantitative Easing (QE) europeo, aggirando le restrizioni anti-salvataggio presenti nel Trattato di Maastricht e le obiezioni dell'establishment finanziario e politico tedesco.

Il programma di QE prevede essenzialmente la creazione di euro dal nulla per acquistare debito pubblico e tenere bassi i tassi d'interesse a lungo termine.

Le aspettative circa il QE europeo arrivano in un momento in cui la maggior parte degli osservatori ha concluso che l'economia statunitense è finalmente sulla strada per una forte ripresa e che la Federal Reserve (che ha già inondato gli Stati Uniti con quasi sei anni di QE) potrebbe cominciare ad aumentare i tassi per la prima volta dopo quasi 10 anni.

Nonostante un'economia che arranca, i mercati degli Stati Uniti hanno fatto registrare rendimenti stellari, con l'indice S&P 500 in aumento del 64% tra il 2011 e il 2014, senza mai sperimentare una correzione oltre il 10%.

Questi movimenti hanno fornito agli investitori una buona ragione per vendere euro e comprare dollari.

Da maggio 2014 a maggio 2015, l'euro è sceso di circa il 20%. Quando ha toccato ha il fondo a $1.05 l'undici marzo 2015, l'euro era sceso del 34% rispetto al suo picco di sette anni prima. Questo ha resuscitato le vecchie opinioni secondo cui l'euro è morto e che il dollaro sarebbe l'unica valuta di riserva reale per il futuro.

Ma cosa succederà se le ipotesi relative ad una ripresa economica degli Stati Uniti e ai rialzi dei tassi si dimostreranno sbagliate?

Gli osservatori potrebbero sbagliarsi circa la traiettoria del dollaro rispetto all'euro come è accaduto nel 2000?

Mentre alcuni avevano avvertito che la bolla dotcom sarebbe finita male, pochi hanno capito quanto fosse profondamente radicata la mania dell'espansione economica e quanto una sua inversione avrebbe severamente intaccato l'intera economia.

Allo stesso modo, pochi avevano previsto i pericoli che la bolla immobiliare e quella dei mutui subprime avrebbero rappresentato per l'economia.

Le contrazioni economiche nel 2000 e nel 2008 avrebbero potuto essere peggiori se la FED non fosse stata in grado di tagliare i tassi d'interesse di quasi 500 punti base (se l'economia si contrae oggi, questa opzione non è più disponibile).

In altre parole, la compiacenza può essere molto pericolosa, soprattutto se non ci sono munizioni per combattere una crisi che arriva in modo inaspettato.

La fiducia è l'unica cosa che sta dietro alle valute fiat moderne, ma la fiducia può essere molto effimera...

Il dollaro può trarre vantaggio dal fatto che l'euro potrebbe essere definito "incapace di funzionare", che l'economia statunitense continuerà a migliorare e che la FED alzerà i tassi nel 2015 e nel 2016. Se queste aspettative non verranno soddisfatte, ci potrebbe essere un'inversione dell'euro.

Quando una tendenza rimane in vigore per un po', la gente tende a pensare che continuerà per sempre. Quando s'inverte, lo shock si diffonde.

Credo che gli speculatori valutari stiano commettendo lo stesso errore commesso nel 2000, quando avevano sovrastimato la forza dell'economia statunitense. Ma l'economia americana è in realtà molto più debole e più vulnerabile di quanto non lo fosse nel 2000.

Se la magia della fiducia che circonda il dollaro andrà in frantumi, s'invertiranno le fortune di altre valute sottostimate.

Questo potrebbe rappresentare un cambiamento epocale nel panorama globale degli investimenti, al quale gli investitori saggi dovrebbero essere preparati.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 21 ottobre 2013

Il Distrattore del PIL





di Peter Schiff


Albert Einstein, un uomo che sapeva una cosa o due riguardo alla meccanica celeste, una volta definì l'interesse composto come "la forza più potente dell'universo." Mentre quell'osservazione era probabilmente più una battuta di spirito (gli astrofisici possono essere esilaranti), mette in luce il fatto spesso trascurato secondo cui i piccoli cambiamenti, nel tempo, possono produrre enormi risultati. Nel corso degli eoni, le piccole insenature possono formare grandi canyon nella roccia viva. Lo stesso fenomeno può accadere nella nostra economia. Una minore, ma persistente, sottostima nel calcolo dell'inflazione utilizzata nel Prodotto Interno Lordo (PIL) può aver creato un quadro distorto della nostra salute economica.

Sarebbe impossibile misurare l'economia senza "tirarsi dietro" l'inflazione. Ecco perché gli economisti sono molto attenti nel separare i rapporti del PIL in due categorie: "nominali" (che non sono aggiustati all'inflazione) e reali (che invece lo sono). Solo i rapporti reali contano. Allora la grande domanda diventa questa: come misuriamo l'inflazione? Proprio come ho riferito la scorsa settimana riguardo agli errori nelle revisioni del PIL, l'intoppo è nei dettagli.

Come si è visto ci sono una serie di indicatori dell'inflazione ufficiale che si contendono la supremazia. La maggior parte delle persone tende a seguire l'Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) che viene compilato dal Bureau of Labor Statistics, una divisione del Dipartimento del Lavoro. Il CPI è considerato come lo strumento di misurazione più ampio, ma è stato cambiato molte volte nel corso degli anni. Le sue formule sono state allentate alla fine degli anni '90 quando la "Commissione Boskin" disse che il CPI sopravvalutava l'inflazione, omettendo di spiegare i cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Credo che quei cambiamenti hanno gravemente compromesso l'affidabilità dell'indice. Ma il CPI stesso deve lottare per la propria visibilità contro un rivale, il "core CPI," che taglie dal calcolo cibo ed energia poiché molti li ritengono troppo volatili per essere calcolati con precisione. Il core CPI è quasi sempre inferiore al numero "ufficiale."

Un'altra serie di dati sull'inflazione, il "Deflatore del PIL," viene compilato dal Bureau of Economic Analysis (parte del Dipartimento del Commercio) ed è usato per il calcolo del PIL. Il deflatore è diverso dal CPI in quanto ha una maggiore flessibilità nella ponderazione e scambia gli elementi che sono nel suo paniere di beni e servizi. Mentre il CPI attira l'attenzione mediatica e politica, è il deflatore che è rilevante se si considera la crescita economica.

Su base trimestrale, i due numeri sono di solito abbastanza vicini da poter sfuggire ad un controllo. (Tuttavia le stime recenti del PIL nel secondo trimestre si basano sull'inflazione annualizzata ad un irrisorio 0.7%!) Ma se si guarda ad un orizzonte temporale più ampio, emerge un modello molto differente.

I set di dati disponibili, sia per il CPI che per il deflatore del PIL, risalgono al 1947. Tale periodo di 66 anni può essere diviso nettamente in due fasi. Dal 1947 al 1977 entrambi i parametri di valutazione si sono spostati insieme in modo quasi identico, aumentando entrambi del 173%. Ma nei successivi 36 anni (fino al 2013), il CPI è aumentato quasi di tre volte (292%) mentre il deflatore quasi solo di due volte (209%). Che il CPI sia aumentato del 40% di più del deflatore del PIL è un fattore estremamente importante. Come è successo? Come si è visto, sin dal 1977 le ipotesi trimestrali di inflazione per il deflatore sono state, in media, più basse dello 0.17% rispetto al CPI. E' un numero piccolo. Ma, come con l'interesse composto, i numeri piccoli si cumulano nel tempo fino a diventare numeri grandi.




Se si sostituiscono i tassi di crescita trimestrale del PIL utilizzando il CPI più alto piuttosto che il deflatore, la nostra economia attuale sarebbe più vicina ai $13 bilioni piuttosto che ai $16.6 bilioni, circa il 28% più piccola. Anche se si dovesse dividere la differenza tra il CPI ed il deflatore, otterremmo ancora un'economia significativamente più piccola di quanto appaia.

Sono stati quei $64,000 ($188,000 aggiustati all'inflazione nei prezzi al consumo sin dal 1977) quelli che nel 1977 hanno fatto divergere il CPI ed il deflatore? Purtroppo i dettagli non sono stati resi pubblici. Quello che sappiamo è che il BEA ha assunto l'incarico nel 1972, e che la separazione è avvenuta alcuni anni più tardi quando l'inflazione ha davvero iniziato ad andare fuori controllo. Sappiamo anche che il deflatore è più flessibile rispetto al CPI e che gli interessi del governo sono meglio soddisfatti se vengono rilasciate segnalazioni di bassa inflazione e di una crescita più elevata. Quindi, in altre parole, il deflatore è probabilmente inferiore per le stesse ragioni per cui i cani si leccano le parti intime: perché vogliono e possono.

Se fossimo cresciuti più rapidamente del PIL ufficiale, perché la nostra forza lavoro si è contratta in modo significativo? Perché sostituiamo continuamente i lavori della classe media con quelli che pagano di meno? Perché utilizziamo a livello nazionale il 3% in meno di energia di quanto non accadeva 10 anni fa, nonostante una crescita dell'8.8% della popolazione? Perché gli americani spendono in necessità di base una percentuale più elevata dei loro redditi di quanto non accadeva 10 anni fa? Queste tendenze non sono conformi alla crescita salutare del PIL. Forse la crescita è in gran parte un'illusione?

Quando si prende in considerazione la probabilità che anche l'inflazione nei prezzi al consumo sia drasticamente sottovaluta, otteniamo un quadro molto più chiaro del vero stato dell'economia degli Stati Uniti. Se vi siete mai chiesti come mai siamo passati dall'essere il più grande creditore del mondo al più grande debitore, nonostante tutta questa crescita economica, ora lo sapete. Così come la crescita era solo un'illusione statistica, siamo stati costretti a prendere in prestito denaro per mantenere uno stile di vita che la nostra economia non può più sostenere.

Così la prossima volta che vedete un rapporto PIL, ricordare a voi stessi che il "deflatore" in realtà dovrebbe essere chiamato il "distrattore." E' lì per distrarvi dalla verità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 2 ottobre 2013

Quello che non uccide l'oro lo rende più forte

Per ogni banca centrale che vendo oro ce n'é un'altra che lo acquista. Ultimamente questo trend si è intensificato, portando il blocco Orientale ad incamerare maggiormente quella cosiddetta "reliquia barbarica" tanto inutile agli occhi di Keynes. L'articolo purtroppo non ci dice se queste stesse banche abbiano acquistato "letteralmente" l'oro fisico oppure hanno aumentato le loro barre presso la NYFED. La Germania c'ha provato, ma s'è vista rispondere con balbettii e frasi imbarazzate: 7 anni. "Il vostro oro è qui, potete riprendervelo quando volete... ma non se lo volete davvero." La Federal Reserve continua a resistere ad un'ispezione approfondita del GAO che potrebbe tracciare seriamente la proprietà reale di quell'oro, esponendo le sue menzogne secolari. Ma alla maggior parte della popolazione pare non interessare, nonostante le valute mondiali continuino il loro scivolamento verso il basso. La loro attenzione viene catturata dagli effetti e non dalle cause dei malanni dell'economia, per questo si appassionano a storie legate ai cosiddetti derivati. Essi sono esistiti sin dal 1800 ma non distorcono il prezzo delle merci sottostanti (es. i contratti forward e futures sono contratti derivati perchè derivano il loro prezzo dalla merce sottostante), bensì le speculazioni al rialzo a cui vengono sottoposti. Come quella immobiliare negli USA ed in Spagna, ad esempio. Allora sorge spontanea la domanda: da dove arriva tutto quel denaro per operare suddette speculazioni? Causa ed effetto in economia contano.
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di Peter Schiff


Per mesi ho sottolineato che l'attuale correzione dell'oro è il risultato del denaro speculativo in fuga da tale mercato, e non un riflesso dei suoi fondamentali di lungo termine. Purtroppo c'è così tanto denaro da fare (e perdere) che le mie precauzioni sono ancora una volta cadute nel vuoto.

Beh, sembra che i cosiddetti "tecnici" stiano iniziando a sostenere la mia teoria, e quindi questo mese ho intenzione di discostarmi dalla mia tipica discussione sui fondamentali di mercato e dare un'occhiata al mercato dei futures dell'oro. Si scopre che gli stessi paper market che hanno contribuito a far scendere il prezzo dell'oro, stanno cominciando a rendersi conto della dura realtà della domanda di oro fisico; la loro inversione può spingere l'oro verso nuovi massimi.



Leggere il Future

Il mondo dei contratti futures è spesso fonte di confusione per gli investitori ordinari. E' soprattutto il dominio delle istituzioni che cercano di proteggersi e di speculatori professionisti. Non consiglio agli investitori comuni di impegnarsi nel trading sui futures, ma è utile per capire come questi strumenti finanziari incidano sul prezzo spot dell'oro.

Nella sua forma più elementare, un contratto futures sull'oro è un accordo in cui viene acquistata una certa quantità di oro al prezzo spot corrente con un delivery (es. consegna) in una data futura. La parte interessante è che non c'è bisogno di pagare il prezzo pieno in anticipo. Si può pagare un acconto su 100 once d'oro oggi, sapendo che si dovrà completare il pagamento quando il contratto arriverà a scadenza. Se il prezzo dell'oro aumenta nel tempo, otterrete un buon profitto perché finirete per pagare il prezzo di oggi per un prodotto che vale di più in futuro. Naturalmente, la persona che vi ha venduto il contratto subisce una perdita per la stessa ragione. La persona che acquista il contratto si dice che va "long" sull'oro, mentre il venditore è in posizione "short."

Uno dei motivi per cui i futures sull'oro sono così rischiosi è l'enorme quantità di oro nelle transazioni. Quando si acquista dal COMEX un solo contratto futures sull'oro, ottenete il controllo – e la responsabilità – di 100 once troy di metallo giallo. Quando lo scorso Aprile si diceva che il mercato dei futures sull'oro avesse visto "grandi mosse," era un eufemismo – il 12 Aprile ha aperto con una vendita di 100 tonnellate di oro!

C'è di peggio. I trader spesso usano la leva finanziaria (prendono in prestito denaro) per acquistare contratti futures, con l'acconto che forniscono noto come "margine di sostegno." Il margine di sostegno minimo per un singolo contratto futures è solo di $8,800. Se l'oro spot è a $1,300, allora un trader può ottenere il controllo di $130,000 di oro con meno di un 7% di acconto! A seconda di una combinazione di fortuna ed esperienza, questa enorme leva finanziaria può portare ad utili incredibili o a perdite devastanti.

Facciamo un esempio, tenendo presente che i miei dati sono molto semplificati perché un contratto futures non è esattamente pari a 100 volte l'attuale prezzo spot dell'oro. La maggior parte del tempo, i prezzi dei futures sono un po' più alti di quelli spot dell'oro.

Diciamo che l'oro sia a $1,300, il che significa che un contratto futures sull'oro conferisce agli investitori il controllo di circa $130,000 di oro. Un trader compra un contratto con un margine di sostegno da $8,800. Se il prezzo dell'oro sale a $1,500, il contratto futures avrebbe ora un valore di $150,000. Il trader può ora vendere quel contratto ed intascare la differenza. Ha appena incassato circa $20,000 con soli $8,800 in capitali di avviamento. Se il trader avesse semplicemente comprato $8,800 di oro fisico, avrebbe guadagnato solo $1,350 nello stesso periodo di tempo. Non è difficile vedere come il trading con i futures possa sembrare eccitante e redditizio.

Ma cosa succede se il prezzo dell'oro scende? Più il prezzo dell'oro scende al di sotto dei $1,300, più l'investitore sarà tenuto ad aumentare il suo margine per mantenere lo stesso rapporto di acconto al valore del prestito. Ciò equivale a fornire una garanzia affinché non abbandoni il contratto. Nel peggiore dei casi, il trader non può presentare i fondi aggiuntivi e l'intera posizione viene liquidata dal suo broker.

Finora questo esempio si concentrava su un trader che "va long" su un contratto futures. Può essere rischioso, ma le perdite potenziali sono niente in confronto a quelle di qualcuno che si posiziona short.

Consideriamo lo stesso scenario, ma questa volta il trader ha un contratto short. Sta disperatamente scommettendo che il prezzo dell'oro scenderà abbastanza affinché possa coprire la sua posizione short (riacquistare il contratto che ha venduto) ad un prezzo inferiore. Dopo tutto non può tenere il contratto fino alla scadenza, poiché in realtà non possiede oro fisico e quindi non sarebbe in grado di consegnarlo al compratore.

La differenza fondamentale tra i trader short e long è che i primi sono costretti a rimpiguare il margine di sostegno quando il prezzo dell'oro sale. Teoricamente non esiste alcun limite a quanto possa andare in alto il prezzo dell'oro, a differenza di un suo calo (che in effetti non può andare tanto in basso). Se qualcuno scommette sulla morte dell'oro con contratti futures short quando l'oro sta per entrare in un grande mercato al rialzo, può finire completamente devastato dalle margin call.

E' abbastanza rischioso usare la leva finanziaria come fanno i trader sui futures, poiché se non capiscono i fondamenti dell'asset sottostante (in questo caso l'oro fisico) possono finire in un sacco di guai e distorcere il prezzo della merce che stanno tradando. Questo è esattamente ciò che sta accadendo ora.



La Stretta sulle Posizioni Short

Quando il prezzo dell'oro ha iniziato il suo calo ad Aprile, abbiamo assistito ad una riduzione di oro cartaceo nel mercato (tra cui un alto deflusso di ETF che avevano raggiunto livelli da record). I money manager più importanti e gli hedge fund hanno iniziato a vendere le loro posizioni in oro, rilasciando previsioni sempre più basse per il suo prezzo. Tutto questo si è trasformato in un segnale importante per i trader in futures affinché si posizionassero short sull'oro.

La vendita si è auto-alimentata poiché i trader hanno cercato di ridurre le loro perdite, o di conservare una parte dei profitti guadagnati durante la salita. A volte la vendita è alimentata dagli "stop loss," che sono ordini che si attivano automaticamente quando i prezzi declinano ad un livello specifico (in molti casi appena sotto i livelli di supporto tecnico). Non appenna vengono innescati questi stop/loss diventano generalmente dei segnali di mercato, i quali accelerano il declino ed innescano ancora più stop/loss mentre i prezzi scendono più in basso. Alcuni stop/loss rappresentano posizioni long che vengono coperte; altri rappresentano nuove posizioni short in procinto di nascere.

Queste continue posizioni short sull'oro hanno costruito un ciclo che si auto-alimenta. Coloro che shortano vedono gli altri darsi alla fuga e così continuano a shortare. Nel frattempo, i fund manager vedono le posizioni short e così continuano a vendere oro.

Questo ciclo è continuato fino al rimbalzo dell'oro – a Luglio, le posizioni short sull'oro hanno raggiunto livelli record.

Quando l'oro ha cominciato a rimbalzare il mese scorso, un numero enorme di posizioni short è rimasto esposto e molte ancora rimangono esposte. Le posizioni short sull'oro sono bloccate con in mano una scommessa perdente poiché l'asset sottostante sta facendo il contrario di quello che avevano anticipato.

Se il rally dei prezzi continua, questi trader saranno spinti a liquidare le loro posizioni short prima che le loro perdite diventino catastrofiche. Questa "stretta sulle posizioni short," come è conosciuta nella finanza, inverte il ciclo vizioso e potrebbe far salire il prezzo dell'oro molto più in alto rispetto a quando è iniziata la correzione.



Un Ecosistema Sbilanciato

Per capire questa stretta sulle posizioni short, immaginate un nuovo predatore che entra in un ecosistema incontaminato. Il nuovo predatore trova un buffet di prede che non hanno mai imparato a correre più veloce, che non sono più furbe, o che evitano questo particolare predatore. In poco tempo, il predatore diventa "invasivo" e comincia a devastare la popolazione naturale grazie alla facilità con cui riesce a catturare le prede. Prosperando sulle nuove risorse, la popolazione del nuovo predatore raggiunge dei massimi – fino al collasso della popolazione predata.

Questo è simile a ciò che è successo con le posizioni short sull'oro negli ultimi tre mesi. Più il prezzo dell'oro (la preda) è stato abbassato, più gli speculatori sull'oro (le specie invasive) sono entrati nel mercato per trarre profitto da questo trend, che è servito solo ad abbassarne ulteriormente il prezzo.

Tuttavia, come in un ecosistema naturale, questo rapporto è insostenibile. Alla fine ci sono tanti predatori che rimangono a corto di prede. Questo porta i predatori alla fame, e alla fine la popolazione scende ad un livello sostenibile, mentre la preda riesce a crescere di nuovo fino ad un naturale equilibrio.

Il problema per le posizioni short è che l'oro che hanno venduto durante la discesa molto probabilmente non sarà in vendita durante la risalita. La mia ipotesi è che gli acquirenti che si sono fatti avanti in precedenza non erano trader di breve termine, come gli speculatori che hanno venduto. Questi erano acquirenti che hanno acquistato oro per conservarlo, non per scambiarlo. Per questi acquirenti, come le banche centrali straniere, l'oro che hanno comprato non è in vendita (almeno non ad un prezzo che gli speculatori si possono permettere di pagare). Tali acquirenti hanno aspettato questa opportunità per anni.

Il risultato di questo calo del prezzo è che l'oro è passato da mani deboli a quelle forti. Inoltre, la debolezza del prezzo dell'oro ha spinto i cercatori d'oro a chiudere le miniere, ridurre le spese di capitale ed a limitare l'esplorazione/sviluppo. Quindi l'oro che una volta era sul mercato è andato, causando una diminuzione dell'offerta futura proveniente da nuova produzione. Quando il mercato si invertirà, le posizioni short come si proteggeranno? Da dove salterà fuori l'oro di cui hanno bisogno? Quando i trader torneranno a comprare ETF, da dove salterà fuori l'oro fisico a copertura di questi contratti? Quanto in alto dovranno salire i prezzi per portare nuova offerta sul mercato? Non ho risposte a queste domande, ma di certo per le posizioni long sarà divertente scoprirlo... mentre sarà doloroso per quelle short.

Quello che voi ed io possiamo veramente sperare è che questa massiccia stretta sulle posizioni short spinga il mercato a focalizzarsi sui fondamentali dell'oro e cominci di nuovo a guidare il metallo giallo verso i suoi massimi precedenti. Se ho ragione, l'oro è ancora gravemente sottovalutato e questo potrebbe essere l'inizio del più grande rally mai visto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 2 marzo 2012

I Keynesiani Tirano Fuori la Pistola dell'Inflazione

Dato che ci sono parecchi imbecilli là fuori che "esultano" per il "misero" aumento del CPI (3.1% come calcolato dal governo) e mettono addirittura in guardia dalla deflazione, vediamo come apparirebbe il CPI se calcolato come nel 1980. Allora si capisce che il debito non è tanto il problema, bensì la risoluzione ad esso: politiche monetarie e fiscali espansive da parte della banca centrale. Sono queste che hanno creato la bolla, ora si sta propagandando che con la loro messa in pratica (stimolo della domanda aggregata) si può salvare il baraccone. No, non funzionerà; si eroderà il bacino dei risparmi reali. "Troppa carta a caccia di troppo pochi beni." Questa è la vera minaccia che si nasconde dietro alla crisi Statunitense e a quella Europea. La domanda è dipendenda dalla produzione, e la banca centrale con la sua politica monetaria e fiscale espansiva non fa altro che redistribuire le risorse spiazzando i generatori di ricchezza. Questa cattiva allocazione di risorse genera ulteriori investimenti improduttivi che eroderanno sempre di più il bacino dei risparmi reali. Quindi, debito o non debito senza tale bacino l'economia mondiale è fottuta.
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di Peter Schiff


I sostenitori dello stimolo del governo stanno cantando inni di vittoria per i recenti sviluppi che sembrano supportare la loro strategia. In particolare, Paul Krugman confronta la debolezza della crescita Europea alla crescita un pò meno lenta degli Stati Uniti per dimostrare che lo stimolo è stato più efficace dell'austerità. Altri economisti stanno utilizzando le misure di inflazione del governo per difendere la politica espansiva del presidente della FED Bernanke. L'unico problema è che stanno cantando vittoria prima che il traguardo sia perfino in vista.

Come al solito, Paul Krugman trascura l'economia di base (che, nonostante il suo Premio Nobel, è una scienza di cui il Sig. Krugman ne sa davvero molto poco). Il motivo dello stimolo è così politicamente popolare che sembra funzionare nel breve termine. Tuttavia, le apparenze spesso possono ingannare, come in questo momento negli Stati Uniti. Lo stimolo non fa altro che addormentare il dolore della contrazione economica, mentre il trauma sottostante peggiora. L'austerità potrebbe rallentare l'economia, ma almeno le ferite sarebbero in grado di rimarginarsi. L'America ha scelto il primo sentiero e l'Europa il secondo, anche se non a grandi dosi come sarebbe necessario. Il fatto che nel breve periodo l'Europa soffrirà più degli Stati Uniti, non è una buona scusa per l'approccio di Washington. Al contrario, questo è esattamente quello che ci si deve essere aspettare.

Quello che stiamo vedendo è una corsa in cui ogni corridore ha una caviglia rotta. Uno ha un allenatore che gli dice di rallentare il ritmo e di non preoccuparsi più di tanto se non vincerà questa di corsa, mentre l'altro allenatore dà al suo corridore una dose di antidolorifici e gli dice di dare tutto ciò che ha. Naturalmente, all'inizio della gara, il drogato correrà lungo la pista come se non ci fosse niente che non va, mentre l'altro corridore potrebbe andare a metà della sua velocità normale. Tuttavia, quando le droghe esauriranno il loro effetto, il corridore rischia di crollare per il dolore, lasciando che a tagliare il traguardo sia il corridore zoppicante.

Il vero test non viene dagli effetti immediati dello stimolo o dell'austerità, ma dai risultati a lungo termine. Per questo motivo, le conclusioni di Krugman sono prive di significato. Il successo apparente dello stimolo scaturisce semplicemente dalla spesa di maggior denaro preso in prestito in programmi di governo e di consumo. Ma non siamo tutti d'accordo che questo è esattamente ciò che ha causato la crisi finanziaria in primo luogo?

Per quanto riguarda l'inflazione, una difesa del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke è altrettanto prematura. Prima di tutto, non è che il Quantitative Easing porterà all'inflazione; il QE è inflazione. In secondo luogo, vi è un ritardo tra il QE e l'aumento dei prezzi al consumo, quindi la giuria sarà ancora riunita quando i prezzi al consumo infine aumenteranno a causa degli errori presenti e passati della politica della FED.

Ma ancor più fondamentale, è assurdo guardare esclusivamente alle misurazioni dei prezzi effettuate dal governo, che sono costruite per sottostimare l'inflazione, e concludere che il QE non ha prodotto un elevato costo della vita. Ad esempio, l'aumento del 2.4% dell'Indice della Spesa per Consumi Personali (PCE) nel 2011 è più un atto d'accusa sulla precisione dell'indice che una difesa di Bernanke. In realtà, tra tutti i modi con cui il governo pretende di misurare l'inflazione, il PCE è forse il più insignificante, in quanto si basa su meccanismi come la sostituzione dei beni per nascondere uno standard di vita più basso. Come esempio di come funziona, immaginate di essere abituati a mangiare burro fresco di fattoria ma diviene necessario passare alla margarina più economica, ma anche meno sana, proveniente da una fabbrica; il PCE direbbe che non state peggio. Questo è esattamente il motivo per cui la FED sceglie di utilizzare questa metrica insolita.

Mark Gertler, professore di economia alla New York University, sostiene che anche l'Indice dei Prezzi al Consumo, che è salito ad un più vigoroso 3.2% nel 2011, dimostra che le critiche a Bernanke sono sbagliate. Secondo Gertler, il CPI è aumentato ad un tasso medio annuo del 2.4% da quando Bernanke è stato al comando, significativamente inferiore alla media del 3.1% sotto Alan Greenspan, e al 6.3% sotto Paul Volcker. Tuttavia, Gertler trascura due punti chiave. In primo luogo, la metodologia utilizzata per calcolare il CPI era molto diversa durante l'era Volcker. Se calcolassimo il CPI come facevamo allora, i numeri sarebbero molto più elevati sia per Greenspan che per Bernanke. In secondo luogo, data la grande contrazione economica che ha avuto luogo sotto Bernanke, i prezzi al consumo sarebbero dovuti calare – in modo significativo. Il fatto che siano aumentati indica comunque un'inflazione tremenda.

Naturalmente, la capacità della FED di stimolare l'economia con l'inflazione funziona solo fintanto che i possessori di bond rimangono ignoranti del suo piano. Per ora, le notizie apparentemente promettenti stanno dando copertura alla FED per continuare a stimolare. Finché il mercato resta convinto che non c'è inflazione, la FED può continuare a crearla. Tuttavia, una volta che gli effetti diventano così pronunciati che anche il PCE non può più nasconderli, la FED sarà davvero in un vicolo cieco.

Pensate di nuovo ai nostri due corridori. Anche dopo che la gara è finita, il tizio che ha scelto la droga avrà probabilmente maggiori lesioni. Potrebbe addirittura dire addio alla sua carriera. Così, lo scatto precedente e l'allegria della folla in quella gara non valgono chiaramente i molti anni di miseria in cui potrebbe incorrere in futuro.

Indipendentemente da ciò che i trionfanti Keynesiani vorrebbero farvi credere, la mia analisi continua ad essere che l'attuale combinazione di stimolo monetario e fiscale ci sta guidando verso il disastro. Invece di una vera ripresa, gli Stati Uniti sperimenteranno una depressione inflazionistica. L'Europa, d'altra parte, soffrirà molto meno, proprio perché non è stata sedotta dal fascino dello stimolo a breve termine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


sabato 10 dicembre 2011

Il Grande Collasso dell'Occidente

Lo zio Mario ha tagliato il tasso di interesse sul denaro di altri 25 punti base, fino al 1,0%. La BCE ha inoltre ridotto il tasso di interesse sui depositi presso la sua struttura allo 0,25% e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 1,75%, portando tutti i tassi a raggiungere i minimi record raggiunti nel 2009. Poi lo zio Mario ha tenuto una conferenza stampa, per ispirare "fiducia". Non ce l'ha fatta. Scriveva così Herbener nel 1999: "Dietro la facciata pubblica dei benefici di una singola moneta, i funzionari della UEM vogliono l'euro allo scopo di coordinare una politica monetaria allentata su tutto il continente. Una singola valuta di carta può essere inflazionata senza il dolore della svalutazione che ne consegue nell'Europa delle molte valute. Come gli asiatici orientali, i russi ed i brasiliani sanno, la svalutazione può essere effettivamente dolorosa. E perfino nei casi in cui l'inflazione monetaria precedente non è sufficiente per causare tale trauma finanziario, la svalutazione contrasta le politiche fiscali e monetarie dei governi."
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di Peter Schiff


Dalla Seconda Guerra Mondiale fino a poco tempo fa, l'Occidente – in particolare Europa e Stati Uniti – era in rotta per una maggiore centralizzazione, una maggiore integrazione ed un maggiore intervento economico. Ma questo consenso si sta sfaldando. In Europa, l'euro è passato dall'aggiungere regolarmente nuovi membri alla prospettiva odierna di dover abbandonare i suoi membri più deboli. In America, la Supercommissione del Congresso degli Stati Uniti ha ufficialmente fallito nel suo mandato di apportare i tagli anche più magri per il deficit sanguinante degli Stati Uniti.

Questo è l'inizio della fine. Sia l'UE che gli USA sono politicamente paralizzati, apparentemente solo in grado di fare compromessi che coinvolgono più spesa, più debito, e più pianificazione centrale. I risultati sono fin troppo prevedibili ai pensatori di libero mercato: salvataggi che portano all'azzardo morale, bassi tassi di interesse che portano ad un debito in crescita, e alla fine una cascata di fallimenti sistemici – che condurranno a maggiori salvataggi.

Ciò è stato confermato ancora una volta Mercoledì scorso, quando i banchieri centrali da entrambe le sponde dell'Atlantico hanno annunciato un'ondata coordinata di nuovo denaro per salvare ancora una volta il sistema bancario Occidentale. Ora, il solo denaro di cui ci si può fidare è l'oro e l'argento nelle vostre tasche.



COME LEMMING DA UNA RUPE

Il veleno del Keynesianismo ha lasciato i politici incapaci di ascoltare le soluzioni del libero mercato. Personalmente, ho scoperto che è quasi impossibile trovare un professore o funzionario Keynesiano con cui dibattere – anche se (o forse proprio perché) ho una carriera fatta di accurate previsioni economiche. Potreste pensare che almeno uno di loro vorrebbe dirmi perché mi sbaglio... per offrire alcune scuse per la loro incapacità di prevedere la bolla dot-com, la bolla immobiliare, o qualsiasi cosa che sia venuto dopo.

Questo è solo un esempio di quello che noi, come investitori e cittadini, ci troviamo ad affrontare. Le stanze del potere, i media, ed il mondo accademico sono completamente chiusi e fuori dalla realtà. Si stanno stringendo alle loro teorie e stanno sperando che non finiranno a dover lavorare per vivere come il resto di noi.



EUROPA

Ho più volte affermato che il fatto che la Germania abbia posto resistenze alla stampa di euro è il principale argomento a favore dell'euro. Naturalmente, il consenso mainstream è l'opposto. Le stesse persone che hanno incitato l'attuazione dei programmi di diritto che le nazioni Occidentali non potevano permettersi, stanno ora sostenendo che l'UE debba usare il potere della stampante per "aiutare" la Grecia, l'Italia, la Spagna e altri in bancarotta. Davvero, questa è solamente una tassa segreta su coloro che hanno scelto di risparmiare per un giorno di pioggia, e porterà l'euro sulla strada della rovina, proprio come il dollaro Statunitense.

Se la Grecia, l'Italia, ed altri, non hanno lo stomaco per l'austerità che è il prezzo per rimanere nell'euro, dovrebbero ritirarsi e vedere come i mercati obbligazionari li tratterebbero senza il sostegno implicito del Nord Europa. In entrambi i casi, devono affrontare le conseguenze del mercato per le loro spese precedenti.

Purtroppo, con l'annuncio di Martedì scorso secondo cui l'UE avrebbe fornito altri $10.7 miliardi per salvare la Grecia e l'annuncio di Mercoledì del salvataggio delle banche, non vi è alcun segno che i politici Europei permetteranno alle forze di mercato di entrare in gioco. Invece, i ripetuti salvataggi faranno in modo che altre economie in difficoltà, come l'Italia o il Portogallo, non facciano i tagli necessari in tempo per evitare di incorrere esse stesse al bisogno di un salvataggo. E nessuno, salvo forse la Cina, può permettersi di tirare fuori dai guai paesi del calibro dell'Italia.

Così, come strappare via un cerotto, i politici hanno prolungato la crisi dell'euro rendendola più dolorosa. Ciò significa più rischio e più volatilità per gli investitori, inducendoli ad abbandonare in massa la moneta sovranazionale.



AMERICA

Abbandonare l'euro sembra un'azione saggia, ma diventa estremamente sconsigliabile quando invece si acquistano dollari. Ricordate, la mia preoccupazione è che l'Europa abbia iniziato un percorso che la porterà al triste stato degli Stati Uniti. Se siete preoccupati che il vostro frigorifero non generi freddo come lo generava una volta, non sposterete le vostre vivande in un altro frigo che nemmeno si accende!

In altre parole, lo stato attuale del dollaro è uno scenario da incubo per l'euro: nessun stato membro sta prosperando significativamente, i salvataggi sono assunti e dati senza un dibattito significativo, e l'offerta di denaro sta crescendo rapidamente per coprire i debiti. Nel peggiore dei casi, l'UE potrebbe andare incontro ad un rimasuglio dell'euro che comprenderebbe le economie sane del Nord o anni di monetizzazione del debito per cercare di "salvare" i PIIGS. Ma gli USA hanno già trascorso decenni a monetizzare il proprio debito e sono ora di fronte ad uno scenario da "game over". Ricordate, l'UE potrebbe acconsentire allo schema più recente di salvataggio bancario, ma la FED Statunitense ne è stata l'avanguardia e gli swap sono denominati in dollari.

Il fallimento della Supercommissione del Congresso mostra quanto ridicola sia diventata Washington – e, in qual misura, il dollaro. La Federal Reserve sta freneticamente acquistando buoni del Tesoro per compensare la domanda in appassimento da parte dei creditori stranieri, tanto che potrebbe presto detenere il 20% di tutti i debito del Tesoro. Nel frattempo, la Supercommissione ha fallito nel suo compito di rallentare la crescita di nuove spese per $100 miliardi l'anno, appena un dente in un deficit annuale che va oltre $1 biliardo l'anno – per non parlare dei $15 biliardi di debiti già accumulati. Il fallimento ha fatto sì che l'agenzia di rating Fitch declassasse il suo outlook sul credito degli Stati Uniti, con l'aggiunta potenziale di S&P nello strappare dagli Stati Uniti la AAA. Forse gli analisti di Fitch si rendono conto che se la FED dovesse smettere di acquistare buoni del Tesoro, ad esempio perché i prezzi al consumo dovessero cominciare a crescere troppo in fretta per essere ignorati, allora i tassi di interesse crescenti aggiungerebbero ulteriori migliaia di miliardi al problema del debito, rendendo il default inevitabile. O forse stanno cominciando a rendersi conto che vedersi restituire dollari senza valore per un intero coupon è solo un'altra forma di default.

In breve, gli Stati Uniti stanno per rimanere impantanati in una depressione economica nel prossimo futuro, senza sforzi di riforma probabile, e così la FED continuerebbe a stampare quanto più potrà per mascherare il problema. Ciò è tremendamente ribassista per il dollaro, ancor più di un euro che perde qualche debole stato-membro.



IL DOLLARO SI FERMA QUI

L'acquisto istintivo di dollari USA, che in questo autunno ha mandato i prezzi dei metalli sulle montagne russe, rappresenta una pura manipolazione del mercato da parte della FED. Gli acquirenti privati ed i governi esteri stavano vendendo dollari e buoni del Tesoro prima che questa refente azione di mercato inviasse segnali confusi. Abbiamo visto una breve ripresa, ma dopo la notizia di Mercoledì scorso sul piano di salvataggio delle banche, è riniziata la vendita di dollari. Nel complesso, la tendenza rimane: la FED continuerà ad acquistare una quota sempre maggiore di debito degli Stati Uniti fino a quando tutta la nuova moneta che ha stampato porterà un'inflazione a doppia cifra.

Così, in un mondo dove le due principali valute di riserva sono entrambe barcollanti, quale asset diventerà la nuova base per il commercio internazionale ed i risparmi personali?

Uno sguardo alla storia vede periodi di svalutazione monetaria e di mania di mercato seguiti da un ritorno a valori più fondamentali. Ogni civiltà che ha avuto successo nella storia si è basata su una moneta sonante per prosperare, sempre sottoforma di metalli preziosi. Con la globalizzazione, viviamo in un mondo in cui gli investitori non devono condividere le scelte sbagliate dei loro governi. Allocare una quota del proprio portafoglio in metalli preziosi significa essere in grado di sedersi in disparte e ridere per la commedia della crisi del debito sovrano. Significa che quando saranno stampati nuovi dollari o euro, i propri metalli saliranno semplicemente di prezzo.

Questa è la risoluzione definitiva di questa crisi. Più banche, istituzioni e singoli investitori si ritireranno dal sistema monetario fiat e faranno affidamento ai metalli preziosi come valuta di riserva. Grazie a questo approccio, il sistema fiat diventerà il più debole possibile per coloro che rimarranno indietro. Dopo questo periodo di incertezza, si formerà sicuramente un nuovo consenso, e la salita del 24% di quest'anno indica che l'oro può giocare un ruolo centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 29 novembre 2011

Quale Miccia E' Più Corta?

9 Dicembre, tutti gli occhi sono puntati su questa data. I cambiamenti previsti per questa data, sono stati fermamente promessi dai leader delle tre maggiori economie d'Europa. Ovvero: tempo di governo totalitario. I tempi a quanto pare devono essere affrettati data la situazione critica che si sta venendo a formare anche in Germania. Infatti, se non entra in gioco la BCE l'euro forse nenache ci arriverà a questa data (ed è per questo che tutt'intorno c'è un latrato affinché zio Mario "si faccia avanti"). Ma dopo la corsa dei decerebrati che si affrettavano a comprare qualche Btp (solo per vederlo perdere di valore man mano che si allontanavano dalla cassa e si dirigevano verso l'uscita della banca), la maggior parte delle persone dimostra di essere pronta per la dittatura e non per la libertà.
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di Peter Schiff


Con le bombe fiscali ad orologeria che ticchettano sia in Europa che negli Stati Uniti, la domanda pertinente ora sembra essere chi esploderà per primo. Per gran parte dei mesi scorsi sembrava che l'Europa stesse per esplodere. Ma il rifiuto di Angela Merkel a sostenere un piano di salvataggio in stile Federal Reserve degli stati Europei e la sua recente dichiarazione per cui non ha un bazooka fiscale in stile Hank Paulson nella borsetta, ha abbassato la tensione. Al contrario, negli Stati Uniti la totale incapacità della Super Commissione del Congresso di avere un briciolo di successo per affrontare i problemi fiscali degli Stati Uniti ha suscitato una rinnovata presa di coscienza secondo cui la miccia dell'America è pericolosamente breve.

La cancelliera Merkel ha posto enfasi sul fatto che ai politici Europei non sarà data una stampella monetaria simile a quella su cui si sono appoggiati i loro omologhi Americani. Il suo obiettivo lodevole, molto deriso sulle pagine del New York Times, è quello di disinnescare la bomba del debito dell'Europa con riforme di bilancio sostanziali, e di conseguenza rendere l'euro "la moneta più forte del mondo." Molto è stato detto sull'asta di oggi dei titoli di Stato Tedeschi andata male, con alcuni che dicono che la mancanza di domanda (che ha spinto i rendimenti dei titoli Tedeschi a 10 anni oltre il 2% – poco indicativo di una vendita da panico) è la prova di un disagio degli investitori per le politiche economiche della Merkel. Direi il contrario: che molti investitori pensano ancora che la Merkel stia bluffando e che alla fine la Germania stamperà e stimolerà come tutti gli altri. E' probabile che per questa ragione i rendimenti sul debito Tedesco siano moderatamente aumentati.

Al contrario, l'intenzione degli Stati Uniti è chiaramente quella di ignorare i suoi problemi di debito. Con il fallimento della Super Commissione di questa settimana, ciò è diventato ufficiale. I politici Americani in nessun caso affronteranno volentieri la nostra crisi del debito. Mentre l'esito della Super Commissione non avrebbe dovuto essere una grande sorpresa, la totale disfunzione mostrata dovrebbe servire come un campanello d'allarme per chi si aggrappa ad illusioni disperate. Alcuni membri del Congresso, come John McCain, hanno anche preso posizione contro i $1.2 biliardi in tagli automatici alla spesa che entrerebbero in vigore nel Gennaio 2013. Aspettatevi che più politici di entrambe le parti seguano vigliaccamente tale l'esempio.

Nel prossimo decennio, il governo Statunitense prevede di spendere più di $40 biliardi. Anche se i $1.2 biliardi in tagli automatici fossero messi in atto, l'importo ammonta a solo il 3% della spesa prevista. In un colpo da maestro di contabilità ipocrita, $216 miliardi di questi "tagli" proposti rappresentano soltanto le riduzioni previste nei pagamenti dell'interesse che deriverebbero da tagli attuali per $984 miliardi. Questi tagli non intaccheranno più di tanto i nostri deficit previsti, poiché se la storia può essere una guida, probabilmente aumenteranno di molto non appena la realtà economica si dimostrerà molto più triste di quanto avessero predetto gli statistici del governo. Infine, i tagli non sono dei tagli nel senso ordinario della parola, dove la spesa viene effettivamente ridotta. Sono tagli di fondo, il che significa che la spesa aumenterà solamente poco di meno di quanto era stato precedentemente pianificato.

Nel frattempo, la prospettiva di default sovrani in Europa sta guidando la domanda per un rifugio "sicuro" verso il dollaro. Quindi in contrasto con il gioco politico dello scaricabarile, i problemi dell'Europa stanno in realtà fornendo uno stimolo temporaneo alla bolla economica Americana. Tuttavia, una risoluzione della crisi in Europa potrebbe invertire tali flussi. E data la disciplina proveniente da Berlino, una soluzione reale non è fuori questione. Se laggiù la fiducia potrà essere ripristinata, ogni volo episodico verso la sicurezza potrebbe concentrarsi sempre di meno sul dollaro Statunitense. Al contrario, gli investitori avversi al rischio potrbbero preferire un paniere di valute ad alto rendimento e più fiscalmente sostenibili.

L'ironia è che l'Europa viene effettivamente criticata per la sua incapacità di seguire l'esempio degli Stati Uniti. Questa critica fuori luogo si basa sulla convinzione che il nostro approccio abbia funzionato. E invece no. Certo, può avere ritardato l'esplosione, ma ne ha assicuarato una molto più grande in futuro. Nel frattempo, molti hanno scambiato il ritardo per il successo.

Tuttavia, se la linea dura della Merkel funzionerà, e ne seguiranno tagli reali, l'Europa sarà lodata per aver illuminato un percorso diverso. Di conseguenza l'euro potrebbe riprendersi e il dollaro affondare. I prezzi delle materie prime saliranno, esercitando una pressione rialzista sempre maggiore sui prezzi al consumo e sui tassi di interesse negli Stati Uniti.

Ogni inversione significativa dell'attuale trend in salita del dollaro potrebbe fornire un catalizzatore a lungo atteso dalle nazioni con grandi riserve in dollari per diversificarle in altre valute. La mia ipotesi è che la Merkel capirà il grande vantaggio di cui gli Stati Uniti hanno goduto come emettitori della valuta di riserva mondiale. Credo che brami questo premio per l'Europa, e basandosi sulla sua strategia, è chiaramente alla sua portata.

C'è un vecchio detto che dice che spesso non si apprezza ciò che si ha fino a che non lo si perde. La stupidità quasi criminale ora in mostra a Washington può finalmente costringere il resto del mondo a cancellare i nostri privilegi di valuta di riserva. Tale perdita potrà dare agli Americani un profondo apprezzamento di questo concetto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 8 ottobre 2010

Peter Schiff risponde a Dudley


E si parte! Con questo piccolo intervento Peter Schiff ci informa che il treno inflazione è ufficialmente in partenza. Siete coattamente tutti invitati a partecipare. Questa notizia infatti aleggiava nell'aria già da un del pò di tempo ed ora si sta lentamente materializzando.

Parola della FED è ora di spingere su di una "moderata" inflazione. Tanto ora non ne risentiremo, giusto? Forse ne risentiranno in un futuro molto lontano, giusto? Bene, se la vostra risposta a queste domande è stata "si", preparatevi a dire addio ai vostri risparmi.
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di Peter Schiff

Le oltraggiose frasi del Presidente della FED di New York William Dudley oggi si uniformano alle recenti esternazioni di altri funzionari della FED e confermano che un massiccio giro di svalutazione del dollaro è pronto a partire.

Apparentemente dalla mattina alla sera la FED pare aver alterato il suo mandato, abbandonando il suo precedente scopo della "stabilità dei prezzi" a favore di una "moderata inflazione nei prezzi". Mentre nessuno si è bevuto la balla che la FED abbia mantenuto stabili i prezzi nell'ultimo secolo, si è visto che i governatori almeno avrebbero fatto finta di combattere l'inflazione. Una bassa inflazione di solito era lo scopo, ora è il nemico.

Sebbene l'inflazione creata dalla FED non si potrebbe palesere immediatamente nell'aumento dei prezzi delle auto o degli affitti, spingerebbe in su i prezzi degli asset in altre aree. Molti cronisti stanno celebrando il "miglior settembre per il Dow Jones e per il S&P in 71 anni", in aumento rispettivamente del 7,7% e 8,8%. Bè è stato anche un settembre proficuo per i semi di soia (su del 9,5%), il riso (su del 10%), l'olio (su del 11%), il grano (su del 12,2%), i succhi d'arancio (su del 13%), il cotone (su del 17,5%) e lo zucchero (su del 19,3%). Infatti l'intero CRB è andato su del 8,7%. Il franco svizzero è andato su del 4,6%, l'euro del 7%, il dollaro australiano del 9%. L'oro vola a massimi mai visti, l'argento a massimi da 30 anni ed il rame a massimi di 3 anni.

In altre parole il barattolo di Uncle Ben nel ripostiglio della mia cucina ha avuto un mese migliore rispetto al Dow Jones. Lo stesso si potrebbe dire per i boxer nel mio armadio. Non potrebbe essere che non è il Dow Jones che sta aumentando, ma il dollaro che sta crollando?

Dudley dice che ci potrebbero volere "diversi anni" prima che l'inflazione ritorni a livelli coerenti con i lmandato della FED. Quando esattamente la FED ha stabilito un livello minimo per "un'inflazione accettabile"? Qual è questo livello minimo: il 2%? (L'indice PCE è attualmente su del 1,4% per quest'anno). Se siamo al di sotto del livello minimo, qual'è il tetto massimo: 3%? 4%? Nel 1971 il presidente Nixon impose il controllo dei prezzi quando l'inflazione raggiunse il 4%. Quel tasso era considerato talmente alto che misure d'emergenza erano necessarie. Anche ora sarebbe il caso? Quanto alti devono diventare i costi per gli americani ormai a corto di soldi, prima che ci si aspetti che la FED tolga il suo piede dall'acceleratore?

Senza una migliore comprensione di quale siano questi parametri secondo la FED, i mercati andranno alla cieca attraverso una nebbia impenetrabile.

Se la FED fosse rimasta leale nel mantenere una stabilità sui prezzi a lungo termine, il che è il suo attuale mandato, avrebbe dovuto permettere ai prezzi di scendere dopo i boom speculativi che aveva aiutato a creare. Come abbiamo visto negli anni ottanta, la disoccupazione si risolve da sola quando il sistema monetario è sicuro, ma nessuno vorrà assumere a causa dell'incertezza della canaglia ed inflazionistica Federal Reserve. Le persone con entrate fisse, sempre più impoverite da bassi rendimenti e prezzi in aumento, rientrano disperatamente nella forza lavoro e vedono la disoccuopazione dirigersi verso vette più alte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/