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giovedì 26 febbraio 2026

I burattinai

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Roberto Rios

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-burattinai)

Per quattro mesi i trader di crittovalute hanno assistito allo stesso film ogni mattina: Bitcoin sale durante la notte, durante le sessioni asiatiche ed europee, guadagna slancio e poi crolla intorno alle 10:00 ora orientale, all'apertura del mercato azionario statunitense. Centinaia di milioni di dollari in posizioni lunghe a leva liquidati e guadagni notturni cancellati.

I trader iniziarono a impostare delle sveglie per questo evento e lo chiamano adesso “Slam delle 10 del mattino”.

Oggi? Silenzio, nessun crollo. Bitcoin ha superato i $66.300 mentre l'indice Fear & Greed si attestava a 11: paura estrema. Oltre $323 milioni in posizioni a leva sono stati liquidati, ma questa volta sono stati gli short a essere stati schiacciati, non i long.

Il tempismo non è scontato. Due giorni fa l'amministratore fallimentare di Terraform Labs, Todd Snyder, ha intentato una causa di 83 pagine presso il tribunale federale di Manhattan contro Jane Street Group, accusando l'azienda di insider trading, front-running e manipolazione del mercato durante il crollo da $40 miliardi di Terra/Luna. La stessa Jane Street che la crypto community su Twitter ha passato mesi ad indicare come l'artefice della soppressione quotidiana di Bitcoin alle 10 del mattino.

Il rapporto tra Jane Street e Terraform risale al 2018. L'attività è aumentata nel 2022, quando Bryce Pratt, un ex-stagista di Terraform entrato in Jane Street nel settembre 2021, avrebbe creato una chat di gruppo privata intitolata “Bryces Secret” con un ingegnere software di Terraform e il responsabile dello sviluppo aziendale. La causa definisce questo un canale secondario per informazioni materiali non pubbliche.

7 maggio 2022: Terraform ritirò segretamente 150 milioni di UST da Curve3pool, il principale pool di liquidità a supporto dell'ancoraggio col dollaro. Nessun annuncio pubblico. Nel giro di dieci minuti un wallet presumibilmente collegato a Jane Street prelevò altri 85 milioni di UST dallo stesso pool: $235 milioni prelevati in dieci minuti. I comuni trader non ricevettero alcun preavviso.

Il prelievo combinato distrusse quella pool, UST perse l'ancoraggio, LUNA venne iperinflazionato da oltre $80 a $0 in pochi giorni e $40-50 miliardi vennero bruciati. Il contagio si propagò a Three Arrows Capital e Voyager Digital, e contribuì alla reazione a catena che poi fece crollare FTX.

Il 9 maggio, con l'accelerazione del disancoraggio, Pratt inviò un messaggio di gruppo ai rappresentanti di Do Kwon e Jane Street, esprimendo interesse a fare offerte su Luna o Bitcoin. Kwon rispose che il co-fondatore di Jump Trading, Bill DiSomma, avrebbe dovuto contattarli in merito a una raccolta fondi per Terraform. Più che un'offerta di salvataggio, quella sembrava un'azienda che si posizionava tenendo tutte le carte in mano.

I procuratori di Manhattan hanno esaminato le chat di Telegram tra Jump, Jane Street e Alameda in merito a un progetto di salvataggio in UST. Nel dicembre 2025 Snyder ha intentato una causa separata da $4 miliardi contro Jump Trading, sostenendo che avrebbero “sfruttato attivamente” Terraform tramite un accordo segreto prima di ritirare il supporto. Jump sarebbe presente nella nuova denuncia contro Jane Street, accusata di aver divulgato informazioni privilegiate.

La causa non mette in discussione la colpevolezza di Kwon, ma se Jane Street, sapendo che il crollo era imminente, abbia sfruttato il vantaggio interno per trarre profitto prima del crollo da $40 miliardi e del successivo contagio.

L'autorità di regolamentazione dei titoli azionari indiana l'ha esclusa dai mercati lo scorso luglio per aver manipolato l'indice Bank Nifty. La stessa Jane Street che funge da principale partecipante autorizzato e market maker per IBIT di BlackRock, il più grande ETF spot su Bitcoin al mondo.

Un insider su Twitter, specializzato in crittovalute, ha affermato che Jane Street è stata costretta a bloccare i suoi algoritmi di trading. Jane Street ha definito le accuse “affermazioni infondate e opportunistiche”, ma il video racconta una storia diversa. Come ha osservato Coinpedia, la pressione di vendita delle 10 del mattino si è interrotta il giorno dopo l'archiviazione della causa, e Bitcoin ha fatto registrare un'impennata.

Questo non è un dato isolato. È un filo conduttore di un modello che si estende su tre continenti, diverse classi di asset e buona parte di un decennio, da una singola azienda che ha generato oltre $10 miliardi di ricavi netti dal trading in un solo trimestre.

Tiriamo le fila adesso.

La maggior parte delle persone al di fuori del mondo della finanza non ha mai sentito parlare di Jane Street. È una scelta intenzionale.

Non siamo al pari di Goldman Sachs, con gli amministratori delegati che fanno servizi sulla CNBC e stringono la mano ai senatori. Jane Street opera al 250 di Vesey Street, nella Lower Manhattan, senza un amministratore delegato, senza una gerarchia standard, senza un volto pubblico. L'azienda funziona come una “comune anarchica”, governata da 30-40 dirigenti che insieme gestiscono una macchina che genera più ricavi dal trading della maggior parte delle blue chip di Wall Street.

I numeri sono impressionanti. Nel 2024 $20,5 miliardi di ricavi netti dal trading, $13 miliardi di utile netto, superando sia l'intero trading desk di Bank of America che di Citigroup. Poi è arrivato il 2025: solo nel secondo trimestre un record di $10,1 miliardi, superando tutte le principali banche di Wall Street, inclusa JPMorgan, con $8,9 miliardi; terzo trimestre: altri $6,83 miliardi.

Nei tre trimestri precedenti $24 miliardi all'inizio dell'anno, superando il record dell'intero 2024. Jane Street impiega circa 3.000 persone; JPMorgan ne impiega oltre 300.000. Il calcolo del fatturato per dipendente è quasi incomprensibile.

Fondata nel 1999 da quattro ex-trader di Susquehanna, Jane Street ha iniziato a negoziare ADR prima di espandersi in ETF, obbligazioni, futures, materie prime e opzioni. Nel 2024 la società rappresentava il 41% del volume totale di scambi di ETF obbligazionari negli Stati Uniti ed era negoziata in oltre 200 sedi in 45 Paesi.

La rete di ex-studenti ci racconta una storia. Sam Bankman-Fried ha lavorato presso Jane Street fino al 2017 prima di fondare Alameda Research e FTX, fallite per una frode da $32 miliardi. Anche Caroline Ellison, amministratrice delegata di Alameda, proveniva da Jane Street.

Sam Bankman-Fried convogliò persino $400 milioni da Alameda a Modulo Capital, un hedge fund fondato da due ex-trader di Jane Street. La società non era direttamente coinvolta nella frode di FTX, ma è servita da scuola di perfezionamento per chi ha poi causato danni catastrofici nei mercati delle crittovalute.

Quando BlackRock presentò la domanda S-1 per un ETF spot su Bitcoin alla fine del 2023, due nomi comparvero come partecipanti autorizzati: JPMorgan Securities e Jane Street.

I partecipanti autorizzati sono le uniche entità che possono creare e riscattare azioni ETF. Si collocano tra il mercato spot di Bitcoin e i miliardi che fluiscono attraverso IBIT. Ogni paniere richiede la consegna di circa 22,72 bitcoin. L'account payable era l'impianto idraulico.

Il documento 13F di Jane Street del quarto trimestre 2025 ha rivelato 20,3 milioni di azioni in IBIT (circa $790 milioni), dopo aver aggiunto 7,1 milioni in azioni ($276 milioni) solo nel quarto trimestre. Al picco di esposizione, quasi $2,5 miliardi in IBIT. Un documento 13F mostra solo alcune posizioni azionarie lunghe, non rivela posizioni corte, portafogli di opzioni, o coperture future. Come ha affermato l'analista Nik Bhatia: Jane Street possiede IBIT in modo che possa “scrivere opzioni, fare arbitraggio e fare tutto ciò che un trading quantitativo fa per fare soldi velocemente”.

Il ruolo di account payable offre a Jane Street visibilità in tempo reale sui flussi di creazione e rimborso, la possibilità di effettuare arbitraggi tra spot BTC e ETF NAV, e la capacità strutturale di influenzare il prezzo nell'ora di maggiore liquidità della giornata di negoziazione.

Si tratta dello stesso vantaggio strutturale che i market maker degli ETF sull'oro sfruttano da anni; la differenza è che il trading 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e l'ambiente a leva finanziaria estrema di Bitcoin rendono il potenziale di sfruttamento ancora maggiore.

(Nota: Coinbase Custody è il vero custode dei bitcoin per IBIT. Jane Street non ne detiene, ma in quanto account payable e principale market maker, non ne ha bisogno... controlla il flusso. È la differenza tra possedere il caveau e possedere l'unica strada per raggiungere il caveau.)

Quando BlackRock ha lanciato IBIT, il mondo delle crittovalute ha celebrato l'adozione istituzionale.

Ciò che non avevano considerato era ciò che caratterizza l'infrastruttura istituzionale: partecipanti autorizzati, market maker e desk HFT che operano simultaneamente su spot, futures, ETF e opzioni. La stessa categoria di aziende che per decenni è stata scoperta a manipolare oro, argento, tassi di interesse e indici azionari, ora è al centro della determinazione del prezzo di Bitcoin.

Da novembre 2025 a gennaio 2026 gli ETF spot su Bitcoin hanno perso circa $6,18 miliardi in capitale netto, la più lunga serie di deflussi sostenuti dal lancio. Il patrimonio gestito totale è diminuito del 30,5% da gennaio, passando da circa $117 miliardi a $81,3 miliardi. Il costo medio di base per i detentori di ETF si attesta intorno ai $90.200; con BTC a metà dei $60.000, praticamente tutti gli acquirenti di ETF sono in difficoltà. Questo dovrebbe essere un anno rialzista, un anno dopo l'halving. L'oro è sopra i $5.000, l'argento è in forte crescita e le banche centrali stanno accumulando asset durevoli a un ritmo record. Bitcoin dovrebbe partecipare a questo andamento.

Il fatto che non lo stia facendo, mentre l'entità con il maggior potere strutturale sulla determinazione dei prezzi è accusata di manipolazione in tre giurisdizioni, ci dice qualcosa di fondamentale sulla nostra posizione nel ciclo.

L'oro è stato soppresso per decenni tramite il London Gold Pool e le vendite allo scoperto delle bullion bank. La divisione metalli preziosi di JP Morgan è stata condannata a otto anni di reato di spoofing, cosa che ha portato alla reclusione dei suoi responsabili di Global Precious Metals e Gold Trading rispettivamente a uno e due anni. Il fallimento della soppressione ha causato violenti riprezzi.

Dopo il crollo del London Gold Pool nel 1968, l'oro balzò da $35 a $850 in dodici anni. Quando la moderna repressione si è incrinata nel 2024, l'oro è passato da $2.060 a oltre $5.000 in meno di due anni. Più lunga è la repressione, più violenta è la rivalutazione in tutti i mercati e in tutti i periodi.

Poi c'è MicroStrategy. Nello stesso documento del quarto trimestre Jane Street ha incrementato le partecipazioni in MSTR del 473%, accumulando 951.187 azioni (circa $121 milioni), mentre BlackRock e Vanguard disinvestivano. MSTR funge da proxy Bitcoin con leva finanziaria, detenendo oltre 717.000 BTC. Perché vendere Bitcoin all'apertura della borsa ogni mattina, accumulando al contempo una posizione long con leva finanziaria sullo stesso asset?

La risposta ha senso solo se è possibile influenzare il prezzo di ingresso.

A partire da novembre 2025 circa, i trader hanno documentato un andamento quasi giornaliero: Bitcoin in rialzo durante le sessioni asiatiche ed europee, per poi essere schiacciato entro 30-60 minuti dall'apertura del mercato statunitense.

Nel dicembre 2025 BTC è sceso da circa $89.700 a $87.700 in pochi minuti dall'apertura, liquidando $171 milioni in posizioni lunghe con leva finanziaria. Il 12 dicembre BTC è sceso di $2.000 in 35 minuti, bruciando $40 miliardi dalla sua capitalizzazione di mercato.

Ma prendiamo in considerazione la meccanica. Bitcoin è scambiato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, mentre IBIT è scambiato solo negli orari degli Stati Uniti.

Ciò crea una finestra giornaliera in cui l'ETF deve “recuperare” i movimenti spot overnight. Se un partecipante autorizzato conosce i flussi, può vendere in modo aggressivo all'apertura, attivare stop-loss e liquidazioni sull'intero complesso di posizioni lunghe con leva finanziaria (oltre $93,5 miliardi di open interest sui futures su crittovalute questa settimana), riacquistare a un prezzo inferiore, eseguire ordini di creazione al prezzo ribassato e intascare la differenza. Un calo del 2% liquida centinaia di milioni di dollari. Per un'azienda con un bilancio come quello di Jane Street, pianificare un tal calo in un momento prevedibile è routine.

Bitcoin ora è a $68.400.

Lo “slam delle 10 del mattino” non è arrivato oggi.

La pressione di vendita potrebbe aver appena perso il suo partecipante più importante.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


venerdì 13 febbraio 2026

Senza esclusione di colpi: dinamiche geopolitiche ed economiche scremate dal rumore di fondo

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/senza-esclusione-di-colpi-dinamiche)

Così come gli USA stanno riguadagnando il controllo sul rubinetto dei flussi di dollari all'estero, insieme alla Cina stanno sostituendo le vecchie potenze industriali (UE e UK) nel controllo del rubinetto dell'energia. Nell'attuale assetto mondiale le potenze del XVIII secolo sono anacronistiche. Questo significa a sua volta che la Cina continuerà ad avere accesso al petrolio venezuelano, ma ai termini degli USA: non nelle quantità per costruire una riserva strategica ed eventualmente essere in grado di muovere guerra. E questo rappresenterà una svolta nella guerra in Ucraina, permettendo ai russi di non essere più i subordinati dei cinesi. Gli effetti a cascata li avete già osservati con la ritirata di Carney, con tanto di coda tra le gambe, quando aveva ventilato l'idea di aprire le porte commerciali canadesi alla Cina. Se poi i tre stati sulla costa occidentale del Canada secederanno e aderiranno agli USA, allora i globalisti si potranno tenere il resto di questa nazione allo sfascio.

Ricordate poi la presunta tesi della stampa generalista e dei canali di informazione alternativa secondo cui Trump e Powell sarebbero ai ferri corti? Ennesimo esempio, questo, che Powell e Trump invece sono in sintonia. La dichiarazione di Powell fa eco a quella di Trump secondo cui se i Dem dovessero prevalere alle elezioni di medio termine, accadrebbero “cose brutte”. Ovvero lassismo fiscale, stop ai tagli alla spesa pubblica e annacquamento dell'attuale sinergia tra Dipartimento del Tesoro e Federal Reserve. Per capire, prendiamo come esempio la Apple. Ha talmente tanti soldi da potersi comprare il mondo, ciononostante emette corporate debt per finanziarsi. Perché? Per mantenere alto il suo rating di credito e perché a volte è più economico seguire questo schema quando gli interessi sono ridicoli. Sovrapponete questo esempio al bilancio degli Stati Uniti. Immaginate il modello di finanziamento degli USA allo stesso modo: nonostante la nazione incassi tanto denaro, viene emesso nuovo debito per mantenere alto il rating di credito e mantenere il mercato dei titoli di stato come asset di riserva, oltre a tenerlo liquido. Per questo motivo, anche, Powell ha cestinato l'inflation targeting al 2%, in netto contrasto col proverbiale doppio mandato originale della FED. Altrimenti non avrebbe potuto tenere alti i tassi d'interesse di riferimento, ridare slancio al mercato dei titoli sovrani americani e far abbassare i rendimenti di tali titoli.

Tutte le dichiarazioni fatte finora, tutte le linee di politica perseguite a livello fiscale e monetario, tutte le leggi sulle stablecoin, tutti i dazi, tutte le attenzioni sul mercato immobiliare convergono verso un'unica strada: la ricapitalizzazione delle piccole/medie banche, la ricapitalizzazione della classe media e la riforma della FED alle sue azioni pre-1935 (supporto al commercial paper market interno, impostazione del valore nominale del dollaro all'estero e cessione della supervisione del mercato dei titoli di stato americani). La tokenizzazione dei titoli di stato americani, oltre a far entrare questi asset nel mondo digitale di domani e semplificarne flussi/gestione, nasconde un obiettivo ben più critico: riformare e rimpicciolire il ruolo della FED nell'economia. Per chi non se ne fosse accorto, stiamo già percorrendo la strada “End the FED”, ma ai termini degli USA, fatta con criterio e senza aprire il fianco a un takeover ostile da parte di banche centrali estere. Infatti il caos del 2008, in retrospettiva, non è stato altro che un tentativo (riuscito) di prendere il completo controllo della curva dei rendimenti americana e dei tassi di riferimento. Questo tentativo ebbe origine con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro e formalizzato con gli Accordi del Plaza da cui nacque poi il LIBOR. La demolizione controllata di Bear Stearns e successivamente Lehman Brothers furono l'innesco per stringere la presa ancora di più su un sistema che stava andando fuori controllo data la quantità di leva finanziaria caricata in esso nel corso del tempo.

La discesa negli inferi della ZIRP e l'impostazione del carry trade sullo yen erano dispositivi pratici per prendere il controllo sul front-end della curva dei rendimenti americana; la nazionalizzazione di Fannie/Freddie, e il salvataggio di AIG, la presa di controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana. Obama, Bernanke, Yellen... tutti figuranti il cui unico compito era canalizzare ricchezza reale dagli USA e trasferirla all'estero mentre si faceva collassare il mercato americano. Tutta la regolamentazione bancaria approvata sin dal 2008, come il Dodd-Frank Act, è servita a nazionalizzare l'accesso alla ricchezza reale da parte della classe media americana, mentre Obama ha fatto impennare i costi della sanità e offuscato la prevedibilità imprenditoriale nei mercati dei capitali industriali. Questo a sua volta ha distrutto tutte quelle fonti da cui la classe media riusciva a prosperare, con la ZIRP che ha fatto lievitare inflazione dei prezzi e tutte quelle forme di indebitamento dall'auto, all'università fino alla casa. Ma la devastazione più importante è avvenuta a livello di mutui trentennali a tasso fisso.

Parallelamente a questa rapina ce n'era un'altra: quella tramite il carry trade sullo yen. Il Giappone, dal punto di vista storico, ha avuto il “permesso” di svilupparsi industrialmente perché in questo modo forniva un sistema di supporto al rapporto di leva da implementare nel mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che questa architettura è ciò che fondamentalmente ha tenuto in piedi finora gli Stati sociali ipertrofici europei e allungato i tentacoli finanziari della City di Londra. Il suo smantellamento è iniziato con l'avvento del SOFR e il passo indietro del protetto di Kuroda quando lui ha lasciato la carica di governatore della BOJ. Poi Ueda, dopo un inizio di mandato in sordina, inizia a rialzare i tassi di riferimento giapponesi nell'agosto 2024. Banca d'Inghilterra, BCE e Banca del Canada sono costrette a vendere posizioni seguendo la normalizzazione della politica monetaria giapponese, concentrandosi principalmente sulla vendita di titoli del Tesoro americani: gli asset più liquidi, la principale fonte di dollari e la principale fonte di pressione ricattatoria a loro disposizione. Infatti nel secondo trimestre dell'anno scorso la curva dei rendimenti americana sale di 60 punti base mentre quella giapponese scende di 80 punti base.

Nonostante le “profezie di sventura” sull'esito della normalizzazione giapponese, Ueda raggiunge i 75 punti base nei tassi di riferimento della BOJ senza “rompere niente” e gli Stati Uniti vedono man mano abbassarsi i tassi di rendimento dei loro titoli di stato. Poi nel 2025 Bessent e Trump avviano un'operazione “dollaro debole” e si spostano sul mercato del metallo giallo per “mettere sotto pressione” la LBMA. Ciò va avanti fino al giorno esatto in cui la Von der Leyen fa visita a Trump in Scozia per stringere infine un accordo commerciale; da lì in poi il pair EUR/USD si muove lungo una banda ristretta, ma il pair EUR/YEN continua invece a salire. La pressione sull'Europa rimane e quest'anno mi aspetto che Ueda continui a rialzare i tassi della BOJ fino al 2%, mentre il carry trade dell'UE con il franco svizzero risulterà un patetico surrogato rispetto a quello con lo yen. Nonostante la BNS sia tornata al limite zero dei tassi di riferimento, l'economia svizzera non è affatto profonda quanto quella giapponese. Questo a sua volta significa che è la BCE quella che sarà costretta a tornare al limite zero dei suoi tassi di riferimento per tenere in piedi il continente.

Quello che vogliono gli USA ora è che il valore dell'oro in dollari salga. Perché? Perché sono la prima nazione al mondo per possedimento d'oro e ciò compensa il loro lato dei passivi, oltre a riportare a livelli sostenibili i rapporti di leva interna. Attualmente questi ultimi sono di 6:1 e dovranno scendere come minimo della metà (semmai dovessero arrivare a 1:1, come immaginava il compianto Jim Sinclair, ciò significherebbe oro a $20.000 l'oncia, argento a $400 l'oncia e Bitcoin a $1 milione). E infatti questa dinamica non inficerà affatto il ruolo del dollaro. Anzi... Tether infatti ha dato vita a USAT, una stablecoin che circolerà solo negli USA per rendere più liquida l'economia intera. Queste due cose si traducono in uno abbandono del finanziamento tramite il debito di matrice inglese e uno spostamento verso un sistema di capacità produttiva americana. E con USAT la proprietà del debito americano viene trasferita dai possessori esterni a quelli interni; senza dimenticare gli hard asset sul bilancio di Tether.

Parallelamente a ciò corre il Project Vault annunciato lo scorso 2 febbraio, quello che è a tutti gli effetti un fondo sovrano americano la cui missione è quello di ampliare gli attivi della nazione attraverso i metalli coinvolti nell'operazione. Project Vault sarà capitalizzato attraverso un modello di finanziamento misto: circa $2 miliardi saranno forniti da partecipanti del settore privato, mentre $10 miliardi saranno erogati come prestito dalla U.S. Export-Import Bank. La struttura è degna di nota in quanto istituisce una riserva centralizzata e accessibile privatamente, senza richiedere ai produttori di registrare individualmente le scorte nei propri bilanci. Funzionerà invece come una riserva comune, disponibile ai partecipanti secondo termini contrattuali predefiniti. L'amministrazione Trump ha concepito Project Vault come un analogo industriale della Riserva Petrolifera Strategica, adattato a un contesto di supply chain in cui la Cina è il principale produttore e trasformatore di terre rare e altre risorse minerarie essenziali. La riserva si concentrerà su terre rare e altri metalli come gallio e cobalto, materiali utilizzati nei settori aerospaziale, elettronico, dei sistemi energetici e della tecnologia di consumo. Questi input sono parte integrante di prodotti che vanno dai motori a reazione agli smartphone.

Aggregando la domanda e coordinando gli approvvigionamenti, il progetto mira a ridurre l'esposizione a improvvisi picchi di prezzo, mantenendo al contempo l'accesso fisico durante i periodi di stress geopolitico o logistico. Project Vault integra gli sforzi degli Stati Uniti per espandere la produzione e la capacità di lavorazione dei metalli a livello nazionale ed è inoltre in linea con gli accordi bilaterali e multilaterali già annunciati con Australia, Giappone e Malesia. Questo progetto rappresenta un cambiamento nel modo in cui gli Stati Uniti affrontano i materiali strategici, come discusso lo scorso dicembre quando venne presentato l'NSS. E qui si inserisce anche la recente dichiarazione di Vance secondo cui alcuni metalli etichettati come “critici” per la linea di politica dell'amministrazione Trump vedranno impostato un price floor.

Parallelamente a nessuno interessa se l'euro sale, perché qualunque valuta prima di implodere sale molto in valore.

La cricca di Davos, in questa fase di transizione, non ha intenzione di cedere il proprio potere di leva sulle istituzioni mondiali. O perlomeno la sua fazione “hardcore”. Non conoscono limiti alla propria “forza di persuasione” per rimanere laddove sono arrivati, faranno quindi di tutto. Come inserisce questo comportamento nei fatti accaduti a Minneapolis e soprattutto come si opera una de-escalation? Alla cricca di Davos non importa quante persone moriranno, così come non interessa alla piovra Dem. Sono psicopatici senza morale, quindi faranno in modo che ci siano più morti possibile; tutto in nome della loro causa. Di conseguenza quando accadono cose come quelle in Minnesota c'è l'amministrazione Trump che guarda i fatti accadere e si deve ingegnare per percorrere la strada della de-escalation e rinforzare le istituzioni della società civile, senza superare la linea rossa dell'esercito per le strade. In qualsiasi momento avrebbe potuto chiamare in ballo l'Insurrection Act. Ma che messaggio avrebbe lanciato? Debolezza, fatto che poi sarebbe stato propriamente strumentalizzato per rinforzare la narrativa del “fascismo in America”.

E ovviamente non è questo il modo per arrivare alla fonte della corruzione, senza contare che il Minnesota è stato protagonista di queste vicende per il suo particolare tipo di socialismo/comunismo (Minnesota Farmer-Labor Party) e per la sua geografia (vicinanza al Canada). Il modo è quello di seguire il denaro e il sentiero conduce al riciclaggio di denaro tramite le banche canadesi.

L'ICE è stato usato strategicamente da Trump per spingere al limite la situazione in Minnesota, adesso che è inverno, perché si sarebbe trasformato nell'epicentro delle proteste a livello nazionale (con molta probabilità a giugno). Solo così è potuto scoppiare tutto il bubbone di Minneapolis (soldi fantasma ai somali, chat di Signal, ecc.). Poi domenica 25 gennaio è arrivato il fallito colpo di stato della fazione di Davos in Cina (Hu Jintao) ed è iniziata la de-escalation con Walz che è tornato nei ranghi e i numeri di agenti ICE diminuiti nello stato. Carney, una settimana prima, era andato in visita a Pechino e successivamente ha fatto il gradasso a Davos contro Trump... piuttosto singolare se non ci fosse il sospetto che fosse a conoscenza del colpo di stato sopraccitato. C'è tutto questo dietro il presunto “passo indietro” di Trump.

Suddetto sospetto, poi, è stato ulteriormente rafforzato nel momento in cui è arrivato lo sciacquone sui prezzi dei metalli. Questa è una guerra senza esclusioni di colpi. Le raffinerie, a causa della backwardation, non riescono a stare dietro agli ordini e sono state costrette a sospendere gli ordini. I rivenditori, poi, non riescono a ottenere nuove linee di credito da ALCUNE banche in particolare. Dopo le emorragie subite l'anno scorso dalla LBMA, non poteva permettersi di vedere chiudere gennaio con oro sopra i $5000 l'oncia e l'argento sopra i $100. In sintesi, si tratta di un tentativo di restringere artificialmente l'offerta fisica per demoralizzare le persone, dato che stiamo parlando di un'offerta sintetica di contratti nell'ordine dei 20,000 per ogni oncia di metallo che ha. Questo significa aumentare i requisiti di margine, manipolare il prezzo il giorno della scadenza di suddetti contratti, precludere le linee di credito affinché non si abbia altra scelta che vendere metallo fisico e vendere Bitcoin per coprire le proprie posizioni. I rallentamenti delle raffinerie sono la scusa perfetta affinché le barre della LBMA non vengano consegnate, perché altrimenti devono essere allegate al saldo del contratto e una volta chiuso quest'ultimo gli asset sottostanti devono essere ricalcolati mark-to-market. Ciò a sua volta significa mutazione dei tassi dei prestiti e delle operazioni di re-hypothecation. Dopo il rally dell'argento, in particolar modo, i buchi di bilancio sarebbero stati consistenti (facendomi pensare che chi ha voluto coprire i propri short sono banche americane come Citigroup, BofA e NY Mellon).

Sul lato metallo giallo, lasciate stare inflazione, tassi d'interesse o altro quando si tratta di capire quale sarà la prossima mossa dell'oro. Il metallo giallo si muove in base allo stress geopolitico. L'ultima lateralizzazione, infatti, c'è stata durante la tregua tra Iran e Israele. Senza contare i rendimenti obbligazionari (es. Germania, Regno Unito, ecc.) che segnalano una crisi del debito sovrano che ribolle. Come ultimo elemento possiamo aggiungerci i controlli di capitali che vengono eretti in Europa per impedire a quanto poco rimane dei flussi finanziari sul continente di lasciarlo. Chiaramente il mercato dell'oro non può essere ridotto a una spiegazione così ristretta, ma elementi come questi sono i driver che JP Morgan probabilmente ha attenzionato per impostare la sua previsione di $6.300 l'oncia entro fine anno. Il cosiddetto “triangolo della morte” per i metalli preziosi si è rotto. Ormai l'unica a tentare di manipolare i flussi rimane la LBMA, a corto di metallo fisico. Più andrà avanti questo drenaggio, più le tensioni geopolitiche e i disordini sociali per le strade aumenteranno.

Infatti non è un caso che la scorsa settimana l'Arabia Saudita abbia (presumibilmente) dato luce verde all'Iran di attaccare le basi militari sul suo territorio. O per meglio dire gli inglesi hanno fatto sapere tramite terze parti che è necessaria questa escalation? Nessuna nazione è un sistema monolitico. Qui c'è una lotta nel sottobosco dell'Iran tra ayatollah, IRGC, religiosi e militari, affinché tutto cambi per non cambiare niente. Strategia inglese, se dovesse tornare Pahlavi. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di smantellare il cosiddetto “asse del male”, ovvero tutte quelle influenze inglesi che da decenni creano consapevolmente il caos in Medio Oriente e servono per i loro scopi geopolitici. Se ci pensate è piuttosto “curioso” che da quando Trump ha iniziato a stringere accordi commerciali e sponsorizzare accordi di pace in tuta la penisola arabica e nel Sud-est asiatico, Cina e Russia non abbiano fatto altro che rimanere a guardare. Certo le dichiarazioni di rito sulla stampa non sono mancate, ma formalmente sono rimaste a guardare. Finché la cricca di Davos aveva il controllo sul destino degli USA, questi erano destinati a un suicidio ritualistico. I cinesi stavano approfittando della situazione, avendo operazioni in Canada e sulla costa occidentale americana... oltre ad avere un piede nel Partito Democratico.

Ciononostante adesso vengono trattati come rivali, non nemici. E hanno rispetto di questo. Infatti non hanno messo becco, nell'effettivo, nemmeno nel repulisti americano in Sud America e più di recente nel Canale di Panama. Lo stesso vale per la Russia, dove Putin ha ribadito in recenti dichiarazioni che non interverrebbe in un eventuale scontro tra Iran e Stati Uniti, anzi è disposto a mediare con Teheran per fargli abbassare i toni, e ha indirettamente lasciato intendere che un attacco di Israele non genererebbe alcun intervento russo in rappresaglia (affermando che sarebbe sciocco bombardare siti nucleari dedicati all'energia).


CONCLUSIONE

Canada, Groenlandia, Canale di Panama: si tratta di serrare i ranghi sull'emisfero occidentale (una vera linea di politica America Fortress) e ripudiare l'NDAA del 2022. Non più la preparazione, quindi, di una guerra su due fronti contro Russia e Cina, bensì la creazione di una roccaforte in un tutto l'emisfero americano dal nord al sud America. “Strano”, infatti, che il pezzo del WSJ non vada a fondo sulle importazioni di fentanyl da Vancouver per conto cinese, sui cartelli a Caracas che riciclavano denaro della droga per conto russo, ecc. L'obiettivo degli USA è quello di buttare fuori dall'emisfero americano i colonizzatori europei e trattare con rispetto i propri rivali. Questo a sua volta significa che se, ad esempio, alcune frange della CIA smettono di lavorare insieme all'MI6 a Hong Kong per destabilizzare la Cina, allora è molto probabile che essa smetta di effettuare operazioni simili negli Stati Uniti (col fentanyl e il suo surrogato sintetico, le mire sul Canale di Panama, ecc.).

Se poi si esegue un semplice esercizio, ruotando il mappamondo e prendendo come riferimento il Pacifico, l'isolazionismo di cui parla il WSJ è propaganda europea/inglese per mascherare la loro progressiva irrilevanza. Stesso discorso per Brasile, India e Sud Africa: colonie europeo/inglese tenute in piedi da cricca di Davos/City di Londra per mantenere la loro influenza nei cosiddetti BRICS. Non si tratta di potenze de facto o aspiranti tali, ma colonie usate per motivi geopolitici e di destabilizzazione (es. immigrazione indiana, profluvio di permessi H1-B, ecc.). Togliete BIS ai BRICS, aggiungete A, e avrete il vero assetto mondiale emergente: America, Russia e Cina.

Inutile dire che chi sta rimanendo indietro su tutto è l'UE. L'uragano di censura europea è il sintomo di un'altra malattia: l'UE continua a rimandare lo scontro con la realtà, ovvero cambiare il suo modello di business anacronistico basato sulla colonizzazione e l'estrazione di risorse. Quando Trump ha parlato a Davos di Europa come partner importante per gli USA, si stava riferendo a tutti quegli oligarchi che sono spuntati fuori da questo “modello di business” e che hanno “skin in the game” nel vecchio sistema. Una proposta di accordo, i termini della resa più che altro, come presentati anche a Carlo III la scorsa estate, affinché possano avere ancora un ruolo di spicco nel nuovo assetto mondiale in evoluzione. Se tali oligarchi avranno la meglio sulla fazione “hardcore” è ancora da vedere.

Ciononostante il sopraccitato tsunami di censura, iper-regolamentazione e contrazione economica sembrano non creare alcun effetto a livello di esperienza di prima mano. Sembra tutto come ieri, perché preoccuparsi quindi? Ma i processi lavorano in background e quando si vedono i risultati macroscopici è ormai troppo tardi per un'inversione. Nel frattempo la maggior parte degli europei vive dissociata dalla realtà, in un mondo parallelo costruito nelle loro teste e abbellito dalla stampa generalista. Tutto sommato le cose procedono abbastanza bene, qualche criticità in più rispetto al giorno precedente... ma chi non si adatta? Questo stato di auto-suggestione è quello che io descrissi nel capitolo finale, “La favola dei semi”, del mio primo libro. Non c'è più creazione di ricchezza reale in Europa, solo una continua e progressiva erosione del bacino esistente. La capacità di generazione della ricchezza è già distrutta, la produttività della ricchezza è azzerata e rimane solo l'erosione del patrimonio accumulato.

L'unico esito possibile per questa situazione è un incontro ravvicinato un muro di solidi mattoni e la sincronizzazione con la realtà: l'UE non può sopravvivere a sé stessa e nemmeno l'euro. E su una cosa potete star certi: l'euro si romperà.... male.


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venerdì 16 gennaio 2026

Il primo anno di Trump



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-primo-anno-di-trump)

Sto iniziando a maturare l'idea che il disastro del 2008 sia stato lasciato accadere, nonostante tutte le criticità accumulate dal sistema eurodollaro e che infine avrebbero portato a una inevitabile rottura. Il 2008 è stato un evento che distrutto la liquidità negli USA e il loro accesso al capitale produttivo a svantaggio delle banche americane rispetto al resto del mondo. L'introduzione della Supplemental Leverage Ratio, Basilea 3, il Dodd-Frank Act e la conservatorship di Fannie/Freddie, sulla scia della Grande crisi finanziaria, puntano vistosamente in tale direzione. Ecco perché sono propenso a credere che gli USA siano sulla soglia di un boom del credito, nonostante la riorganizzazione/reindustrializzazione abbiano bisogno di ulteriore tempo per guadagnare trazione. Anche perché basta guardarsi un attimo intorno: chi è in condizioni economiche migliori di quelle statunitensi? Non che quelle statunitensi siano ottime su tutta la linea, anzi. In termini nominali ci sarà un rally, ma in termini reali saranno necessari altri 4-6 anni per rimettersi in piedi prima di poter muovere passi concreti in avanti. Questo articolo è di 4 anni fa, ma dà l'idea dello sfascio presente nel mercato immobiliare americano. Il private equity, sulla scia dei tassi bassi e la normativa a ripetizione sfornata dopo il 2008, ha fatto spesa di immobili e poi se le sono rivendute tra di loro facendo aumentare i prezzi, impedendo alla classe media di possedere una casa, costruire una famiglia e, peggio di tutto, di accedere al credito al consumo.

La rinascita della classe media americana passa per forza di cose dal mercato immobiliare: aggiustare il mercato dei mutui trentennali a tasso fisso, con copertura di equity credibile come oro, Bitcoin, flussi di cassa aziendali e titoli di stato americani. Un passo in avanti significativo è stato fatto quando la CFTC ha dichiarato ammissibili come garanzia per i prestiti Bitcoin e Tether. I QE, la ZIRP, il Dodd-Frank Act e tutte le altre storture/deformazioni economiche partorite da una FED popolata da vandali, così come il Congresso e le precedenti amministrazioni presidenziali, erano direzionati a distruggere/sabotare la capacità di formazione di ricchezza generazionale negli Stati Uniti. Un sabotaggio consapevole, tutto per mantenere liquido il mercato degli eurodollari disfunzionale (es. leva finanziaria spropositata) a vantaggio di Regno Unito ed Europa principalmente. In cambio è stata venduta all'americano medio la favoletta dei pasti gratis come l'università gratis o il sistema sanitario gratis, un'utopia progettata per trarre in inganno gli sprovveduti e risucchiare ulteriormente capacità produttiva dagli USA. E non è un caso che, proprio la settimana scorsa, Trump abbia preso contromisure contro il private equity esattamente in questo settore.

L'economia americana adesso sta tirando grazie anche agli enormi investimenti che si stanno facendo nel settore dell'intelligenza artificiale e, sebbene non si possano sapere in anticipo la portata dei ritorni, non è una situazione analoga a quella della bolla delle dot-com. Allora quel tipo di aziende che navigavano quel mercato non avevano clienti e il loro modello era tutto da dimostrare; i fornitori odierni di servizi di intelligenza artificiale hanno già clienti per i loro servizi e stanno costruendo infrastrutture che andranno a fornire servizi aggiuntivi che sono già richiesti. Quindi c'è una dinamicità complessiva che potrebbe dare una spinta agli USA nei prossimi 3 anni. Inoltre c'è un altro fatto: la costruzione di centrali energetiche per alimentare questa richiesta crescente, per alimentare i data center e rifare buona parte della rete elettrica nazionale necessita di molti lavori nell'alta manovalanza in quelle aree industriali che erano state in precedenza accantonate. Ecco perché i numeri della disoccupazione americana non spaventano, dato che la contrazione la stanno subendo i settori pubblico e quello dei colletti bianchi. Questa è una buona notizia perché viene progressivamente minimizzato il crowding out delle risorse da parte di coloro che sottraggono ricchezza reale, potenziando invece coloro che la creano. Come? Permettendo loro di avere una famiglia, ad esempio, una casa accessibile, finanziamenti a basso costo, ecc.

In questo senso la legge sulle stablecoin è stata fondamentale. Sulla scia dell'avvio del SOFR le banche americane sono tornate a ponderare il rischio di credito in base alla salute dell'economia interna, non a quella esterna. Come ho documentato nel mio libro, Il Grande Default, i vari giri di quantitative easing che hanno caratterizzato l'azione della FED nel corso dei 12 anni dal 2009 al 2021, in particolar modo, non sono stati altro che uno svuotamento dell'economia americana dalla sua essenza produttiva per tenere vivo un sistema decadente e al collasso che risiedeva altrove: Londra e Bruxelles. In questo senso le banche americane si sono trincerate nella liquidità finanziaria e hanno abbandonato al suo destino Main Street. Con questo nuovo assetto a livello di tassi di interesse e la rottura della catena del rischio che, tramite il LIBOR, teneva ancorati gli Stati Uniti al resto dei guai economici altrui, le banche possono tornare a fidarsi dell'operosità della classe media americana.

Ed è qui che si inserisce la nuova terminologia che bisogna affibbiare alla stagflazione: sgonfiamento del settore finanziario (necessità critica dato lo stress che si legge in diversi indicatori chiave) ed estensione del settore industriale (riportando in patria lavori e fabbriche definite chiave e strategiche). L'illusione dei beni di consumo a basso prezzo provenienti dalla Cina o di beni durevoli provenienti dall'Europa, con relativo appalto della produzione industriale a questi due player, ha indebolito progressivamente la capacità americana di creare ricchezza reale. Il Paese, come dicevo sopra, è stato svuotato. L'eccessiva dipendenza dall'estero s'è rivelato un potente anestetico di quella che era in realtà una demolizione controllata dall'interno. Questo era il compito ereditato delle 3 amministrazioni Obama, se prendiamo come riferimento gli ultimi vent'anni.

I dazi di Trump hanno rappresentato un monumentale “basta!”: la strada verso la chiusura di quell'arbitraggio nella bilancia commerciale che ha sempre rifiutato di chiudersi (fenomeno innaturale, quindi voluto ad hoc) e che faceva volare dollari facili all'estero.


IL QUADRO GENERALE

Ormai è inutile nasconderlo: un reset è in corso, ma non è quel reset che originariamente era stato preparato dalla cricca di Davos. Per molti anni è stata questa cerchia di individui che ha fatto da segnapasso a un cambiamento distopico della società e ha guadagnato l'onere dei riflettori. Il suo picco massimo è stato quando Powell ha iniziato a drenare il mercato degli eurodollari nell'estate del 2021 rialzando di 5 miseri punti base i tassi nei mercati dei pronti contro termine intermediati dalla FED. L'amministrazione Biden (oppure dovremmo dire Obama 3.0), non avendo il controllo di tale istituzione, ha usato il Dipartimento del Tesoro americano come proxy attraverso cui tenere liquido (per i player oltreoceano) suddetto mercato: lo scandalo USAID, lo scandalo (partito) in Minnesota dei centri scuola somali, lo scandalo delle ONG, la crisi conseguente dell'accesso alla sanità e alla casa, la rottura delle supply chain, ecc. Questo copione, se avesse avuto successo fino in fondo, avrebbe visto Kamala Harris o Nikki Healey al comando del Paese con conseguente distruzione definitiva degli USA come nazione prospera, la legittimazione dell'UE come centro di comando mondiale e l'uso dell'esercito americano come “strumento di persuasione” contro la Russia affinché venisse cacciata dall'Ucraina.

Tutto questo sarebbe stata l'apoteosi del sogno inglese, 300 anni anziano ormai, di rompere e penetrare l'impero russo (desiderio messo nero su bianco da Mackinder quando elaborò la sua tesi dell'Isola del Mondo, il cui vero obiettivo era impedire una fusione commerciale tra USA e Russia). Ora, un anno dopo l'insediamento di Trump, il mondo è completamente diverso. Il 2025 è stato di una importanza immensa: tumulti sociali in estate disinnescati, esplosione al rialzo di oro e argento, sobrietà fiscale nei conti federali, difesa degli interessi americani nel commercio mondiale e il “Grande Reset” dell'intero sistema monetario lontano dalle mani della City di Londra. Fortunatamente l'amministrazione Trump è stata brava abbastanza da resistere alle rappresaglie della cricca di Davos e portare avanti la sua agenda di guarigione della nazione.

Ma questa gente non se ne sta ferma a guardare in attesa di vedere sgretolarsi la quantità di privilegi e potere accumulati nei decenni. La “rivoluzione colorata” negli Stati Uniti, la guerra civile sostanzialmente, non è affatto finita, anzi si sta metastatizzando in forme diverse: Mamdani che liquida la città di New York fornendo riparo al private equity nel settore immobiliare (come abbiamo visto sopra) e alimentando le proteste di strada, il sindaco di San Francisco che vuole dare $5 milioni in sussidi alle “comunità disagiate” (nonostante la città abbia un bilancio di $1 milione), il governatore del Minnesota che chiama in causa la Guarda Nazionale contro gli agenti dell'ICE per aver fatto il loro lavoro, Portland che dopo Minneapolis potrebbe diventare la prossima in linea in quanto a caos sociale, ecc. Il fil rouge che collega tutte questi eventi è la guida Dem delle città coinvolte e degli stati coinvolti, nonché covo di cellule Antifa, gruppi conniventi con tali cellule e attivisti di associazioni “no profit” di sinistra. Mi fa ridere, poi, che tutto questo liquame putrido abbia la sfacciataggine di definirsi “spontaneo” e “no profit”, quando invece ci sono le PROVE che ottengono fondi ombra e sono capillarmente organizzati/direzionati/ scatenati dall'alto. Ecco perché è stato cruciale togliere fondi a tutta quella costellazione di parassiti che hanno pasteggiato con soldi pubblici e hanno minato dall'interno gli Stati Uniti.

Inutile girarci intorno: quella a cui stiamo assistendo negli USA, adesso, è un tentativo di rivoluzione colorata attivata tramite i canali di sinistra.

Ma questo va ben oltre i Dem e la sinistra, perché sappiamo benissimo chi è l'artefice di questi cambi al vertice: gli inglesi. Quest'anno sarà cruciale per l'amministrazione Trump, in vista soprattutto delle elezioni di medio termine. Il sentimento popolare la farà da padrone ed ecco perché egli spesso aggiusta il tiro nelle sue dichiarazioni: deve portare lentamente gli americani dalla sua parte e far vedere ciò che vede lui nelle deformazioni che emergono dalle profondità dello Stato profondo. Esso è popolato da una serie di infiltrati che per decenni hanno remato contro gli USA. E fortunatamente gli americani sono recettivi e stanno rispondendo positivamente, nonostante i media generalisti vogliano far credere il contrario e spaccino la scemenza “Trump è all'angolo”.

Bonificare questa palude significa soprattutto disinnescare la rete di potere che i Dem hanno costruito nel tempo e che è una propaggine di Londra. Non sarà facile, dato che gli animi si fanno sempre più tesi man mano che la cricca di Davos è costretta a mettere sul tavolo i propri di capitali per far sopravvivere la rete di privilegi e potere che ha acquisito nel tempo. A scapito degli USA, ovviamente. Il rischio che corre Trump quest'anno in particolare è l'attivazione infine del cosiddetto “Piano Podesta”: guerra civile e chiusura dei canali di sbocco marittimo negli stati a guida Dem. Facciamo un passo indietro e spieghiamo cos'è questo piano. Quando Hillary Clinton venne sconfitta alle elezioni presidenziali del 2016, Podesta, consulente del Partito democratico, aveva elaborato un progetto secondo cui alcuni stati a gestione democratica avrebbero dovuto avviare una secessione, o minaccia della stessa, dagli Stati Uniti. Gli stati sarebbero dovuti essere quelli verso cui fluisce gran parte del traffico mercantile navale. Se questo dovesse accadere e si staccherebbe tutto il filone occidentale e una parte di quello orientale (e gli sforzi in tal senso sono incarnati dalle varie proteste e manifestazioni represse anche con l'intervento militare), gli stati repubblicani e che difendono Trump si troverebbero isolati. Per questo motivo l'amministrazione Trump ha bisogno del supporto del settore militare, sia perché deve far piazza pulita nel Pentagono (infiltratissimo da agenti esteri), sia perché vuole avere il tempo di costruire degli approdi commerciali alternativi in Texas e Florida principalmente... e da qui capite tutte queste attenzioni sul Golfo d'America, sul canale di Panama, sul Venezuela e sulla Groenlandia.

Perché si stanno intensificando proprio ora queste proteste? Il fatto che ci stiano finendo di mezzo gli agenti dell'ICE è solo la scusante del momento, dato che qualsiasi motivazione sarebbe stata buona se si comprende la causa di fondo che rende virulenta l'opposizione a Trump: il mercato dell'eurodollaro.

L'inizio del 2026 ha portato anche un'ulteriore consapevolezza: la LBMA ha perso il controllo del prezzo dell'oro e dell'argento. E presto seguiranno a questi anche i prezzi di altre commodity intermediate dalla LME.


“IL GRANDE RESET”?

Le grandi potenze industriali del diciottesimo e diciannovesimo secolo erano Europa e Regno Unito. Quando erano tali avevano tutte le ragioni per impostare il meccanismo di prezzo di tutti gli input industriali. In quanto potenze industriali era la norma, potremmo aggiungere. Peccato solo che al giorno d'oggi non viviamo più in quel periodo storico. Gli Stati Uniti oggi sono la principale potenza industriale del mondo e le voci di una sua dipartita in tal senso (guarda caso provenienti dalla stampa inglese) sono estremamente esagerate. La disintermediazione del meccanismo di prezzo dei metalli preziosi innanzitutto e delle relative catene di approvvigionamento, per poi passare al resto degli altri metalli di base. Il pensiero strategico dell'amministrazione Trump si basa principalmente su questo modello: gli USA sono la potenza industriale del mondo, quindi dovrebbero essere loro a impostare i prezzi degli input. Se questa premessa è vera, allora il 2025 che ha visto Scott Bessent drenare la LBMA di metalli preziosi fisici acquista di senso compiuto.

Il dollaro è stato svalutato consapevolmente nella prima metà dell'anno scorso e con essi sono stati comprati lingotti fisici. Non solo, ma la debolezza del dollaro è stata perseguita anche per mettere pressione sull'UE affinché accettasse i termini del nuovo assetto commerciale mondiale e ingoiasse i dazi. Infatti, non appena la Commissione europea ha ceduto su tutta la linea, la svalutazione del dollaro si è arrestata. Gli USA non sono soli in questa linea di condotta, dato che la Cina si avvicenda a essi quando c'è bisogno di far continuare il deflusso di metalli preziosi dall'Inghilterra. Poi l'attenzione si sposterà sul rame e su tutte le altre principali commodity industriali.

Cos'è anche successo nella seconda metà dell'anno scorso? Quasi tutti gli occhi sono rimasti puntati sulla FED che non ha tagliato i tassi per 3/4 dell'anno scorso e ha buttato dalla finestra la pazzia dell'inflation targeting al 2%, mentre i proventi dei dazi sono fluiti nelle casse dello zio Sam e hanno abbassato i deficit commerciali. Cos'è passato in secondo piano? La fine della vecchia politica monetaria del Giappone. Questo evento storico non sarebbe potuto accadere se prima la FED non fosse riuscita a riprendere il pieno controllo della propria politica monetaria passando al SOFR. Ciò a sua volta ha significato il controllo del front-end della curva dei rendimenti americana e, con la fine prossima della conservatorship di Fannie/Freddie, anche il controllo sul back-end. Inutile dire che entrambi, prima, erano pesantemente influenzati dal LIBOR e quindi dalla City di Londra. Trump, nel frattempo, vola in Asia e pone fine alla guerra tra Cambogia e Thailandia, parla con Xi (e l'argento sale di prezzo) e infine fa visita al Giappone.

Prima di proseguire nel discorso un breve appunto sulla telefonata con Xi. Nel 2011, al top dell'argento di allora, due notizie segnarono la exit liquidity dei manipolatori: l'aumento dei requisiti di riserva da parte del COMEX e l'uccisione di Bin Laden. Se valessero anche oggi le stesse regole, dove Londra, New York e SLV/GLD gestivano il triangolo della rehypotecation dell'offerta sintetica dei metalli preziosi, oro e argento sarebbero stati abbattuti nel prezzo. Invece accade il contrario. Questo ci suggerisce che le azioni di Trump sono in opposizione al “vecchio sistema”. Il modo in cui si contiene la City di Londra, e la si costringe “a più miti consigli”, è attraverso la consegna di metallo fisico, fenomeno che si fa più preoccupante per gli inglesi dato che la sterlina intermedia ancora un parte importante del sistema finanziario mondiale. E con entrambi i metalli in backwardation, il leasing degli stessi per gonfiarne l'offerta fisica è improponibile. Anche la Cina fa parte di questo schema e l'ipotesi ARC (America, Cina, Russia) non è un'alleanza, bensì una collaborazione commerciale laddove si può collaborare e una competizione (vagamente antagonistica) laddove non ci saranno accordi. I BRICS non hanno niente in comune tra di essi e sono nati per creare un'alternativa a un Occidente “unito” sotto il vessillo della cricca di Davos, ovvero le “vecchie regole”.

Torniamo alla visita di Trump in Giappone. Il nuovo Primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, è una sovranista, così come lo è la Meloni, ed entrambe sono ben viste dall'amministrazione Trump. Il Giappone, sotto questi auspici, sta ricostruendo il suo esercito, vuole seriamente aprire un canale diplomatico con la Russia per porre fine alle sue ostilità con essa risalenti ancora alla Seconda guerra mondiale e abolire la Camera dei consiglieri (creata dagli alleati affinché avesse potere di veto su qualsiasi legge l'esecutivo volesse approvare... molto inglese come clausola). Non solo, ma anche Bessent è volato in Giappone per parlare con Ueda, governatore della BOJ, per dirgli di normalizzare la politica monetaria e affrontare le aspettative d'inflazione. In questo contesto Powell ha tagliato i tassi di 25 punti base lo scorso dicembre, mentre Ueda li ha rialzati dello stesso ammontare... l'unica banca centrale a rialzarli. In questo modo il famoso carry trade sullo yen viene smantellato pezzo dopo pezzo dopo pezzo.

È fondamentale che venga terminato perché anche se gli USA avevano introdotto il SOFR, coi tassi a zero lo yen poteva essere usato come mezzo indiretto per accedere alla liquidità in dollari e quindi tornare a influenzare il front- end della curva dei rendimenti americana. Questo è un reset enorme perché se il carry trade sullo yen finisce e finalmente arriva la IPO di Fannie/Freddie, che ricordiamolo è stata ritardata a causa dello shutdown voluto dai Democratici, l'indipendenza finanziaria americana da Londra sarà completa. Ciò che mi aspetto dal 2026 è una normalizzazione del debito americano e giapponese, man mano che il prossimo governatore della FED taglierà fino al 3% i tassi di riferimento e Ueda farà piccoli passi fino ad arrivare a una situazione in un cui il differenziale tra i due tassi di riferimento, quello americano e giapponese, sarà di una forchetta tra 25 e 50 punti base. Già adesso, con un rendimento intorno al 3%, il trentennale giapponese val la pena di essere comprato; lo stesso discorso vale per il decennale intorno al 2%. Finalmente stiamo parlando di ritorni reali! E che succede quando il decennale giapponese scavalcherà la sua controparte tedesca? I flussi di capitali voleranno in Giappone.

Sono ormai 3 anni che la Lagarde sta portando una yield curve control in Europa e ogni volta che succedono casini, si affretta a comprare i decennali tedeschi per impedire che i bund non vengano più considerati gli asset “più sicuri” in Europa. Ma ciò che si sta sviluppando nel sottobosco di questa linea di politica insostenibile nel lungo periodo, e che la farà emergere come fallimentare alla fine, è la pressione dei mercati dei capitali e la linea di politica della FED. C'è un grande avvicendamento in atto. Infatti se guardate al differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello italiano siamo arrivati a 65 punti base di differenza. Solo 3 mesi fa era a 80. Tutti i bond di quelle nazioni che fomentano la guerra stanno finendo in difficoltà.

Il gioco della Meloni per il momento è solo quello di sopravvivere (non aspettatevi grandi riforme quindi) e questo a sua volta significa che i vandali in Italia al soldo della cricca di Davos, anche nel suo governo, si scateneranno.

Se io fossi Scott Bessent non mi preoccuperei degli attacchi esteri contro il back-end della curva dei rendimenti americani arrivati a questo punto, perché per mantenere il differenziale di rendimento tra il debito americano e quello europeo, a cui è ancorato il 90% del mercato dell'eurodollaro, la BCE deve lasciar salire i rendimenti tedeschi. Per di più, chi sano di mente comprerebbe debito tedesco con la sua economia in caduta libera? E notate anche un'altra cosa: non c'è stato alcun “Lunedì nero” sulla scia dei rialzi dei tassi da parte della BOJ. Chi si è strappato i capelli finora annunciando la morte del Giappone se la BOJ avesse continuato lungo il suo percorso, era chi aveva preso in prestito debito giapponese per poi accedere alla liquidità in dollari e tutte le strade portano inevitabilmente alla City di Londra. Il Giappone non è affatto in pericolo.

Quella a cui stiamo assistendo è una liberazione, a livello finanziario, dalla colonizzazione inglese. Questo è il “reset” di Trump e dei NY Boys.


PROSCIUGARE GLI AFFLUENTI, BONIFICARE LA PALUDE

Questo significa altresì staccare la spina alle influenze ombra di Londra e Bruxelles che ancora oggi infestano il Congresso, portando quest'ultimo dalla parte di Trump. E porre l'occhio di bue sopra gli agenti ICE, così come la denuncia di tutte le frodi finora scoperchiate come quella somala in Minnesota, serve semplicemente a guadagnare consensi tra la popolazione affinché non si faccia fuorviare dai canali mediatici controllati principlamnete da Londra.

L'immigrazione illegale è importante perché ci si libera delle frodi e ci si libera di persone che hanno posto una tremenda pressione sotto forma di domanda su case, assistenza sanitaria, auto, cibo, ecc. L'immigrazione illegale era la porta sul retro che giustificava sussidi a pioggia a ONG e associazioni noprofit. Una volta che si rimuove suddetta pressione, la Legge dei rendimenti marginali decrescenti, la Legge della domanda/offerta e tutti gli altri dispositivi della teoria economica permettono di vedere chiaramente come i prezzi delle case fossero anelastici, ad esempio, in relazione alla domanda al margine. In luoghi come il Texas, la rimozione della sopraccitata pressione ha fatto scendere gli affitti per gli appartamenti da una media di $2.000 a circa $1.200.

Per contrastare il ribilanciamento degli Stati Uniti, tutte le altre principali banche centrali del G7 (esclusa la BOJ) hanno tagliato i tassi più aggressivamente rispetto alla FED. In questo modo hanno stimolato la crescita del credito stampando le loro divise per comprare dollari, in un mondo in cui Powell ne sta prosciugando l'offerta ombra, mentre il Dipartimento del Tesoro americano ha usato parte dei proventi incamerati dagli accordi commerciali e dal Treasury General Account (gonfiato durante lo shutdown) per comprare oro e Bitcoin. I dollari “stampati” dalla FED, diversamente da quello che dicevano i media generalisti e la “controinformazione” online, sono stati sterilizzati.

L'obiettivo principale della cricca di Davos/City di Londra è quello di collassare il sistema attuale delle democrazie liberali che hanno ordito a costruire negli ultimi 400 anni. L'immigrazione e la violenza incontrollate sono il segno distintivo. L'amministrazione Trump e gli oligarchi dietro di essa, le grandi banche commerciali americane, hanno deciso di intraprendere un approccio diverso: “salvare” le democrazie liberali e non cedere il passo al nazionalsocialismo/totalitarismo. Questo esito lo si ottiene minimizzando la violenza internamente e non operando “cambi di governo” all'estero (uno sport prettamente di stampo inglese) bensì smantellando quei network nel sottobosco degli stati che alimentano “rivoluzioni colorate”. Questo a sua volta significa che le persone possono ancora fidarsi delle istituzioni, soprattutto se possono essere “riformate”. In questa direzione va la più recente “incriminazione” di Powell, ad esempio. Gli Stati Uniti sono gli unici a poter contrastare e “correggere” i piani della cricca di Davos/City di Londra, in particolar modo perché oltre ad avere capitale sviluppato (liquidità in entrata) hanno anche quello “ancora da sviluppare” (input delle materie prime).

In questo contesto la cattura di Maduro potrebbe benissimo essere assimilabile all'ipotesi che il sopraccitato progetto ARC abbia anche tra i suoi obiettivi non solo lo smantellamento della rete d'influenza finanziaria della City di Londra, ma anche quella politico-sociale.

Il Venezuela è solo un tassello in un mosaico più grande. Il riciclaggio di denaro del narcotraffico passa soprattutto dalle banche canadesi. Il Canada è la nazione in cui gli inglesi si rifugiarono quando persero la guerra d'indipendenza. E chi lo guida ora? Inoltre ricordate il documento National Security Strategy del mese scorso? Uno dei punti trattati in esso era lo smantellamento dell'architettura di quei “poteri ostili” nel suo emisfero. Di primo acchito si poteva pensare a Iran, Cina e Russia. Invece l'obiettivo reale sono le banche ombra offshore, i centri in cui viene riciclato il denaro per finanziare operazioni ostili agli USA e la rete di contrabbando di droga/armi che alimenta “settori” deviati dell'intelligence americana. E con questa chiave di lettura si capisce anche perché Russia e Stati Uniti, ad esempio, si stanno avvicinando dal punto di vista commerciale e collaborano in sordina per minimizzare le eruzioni di tumulti sociali incontrollati che potrebbero sfociare in guerre.

Esfiltrare Maduro ha significato mettere sabbia negli ingranaggi dello Stato profondo internazionale che s'era sviluppato in Venezuela: riciclaggio di denaro, traffico di esseri umani, traffico di droga, manipolazione del prezzo delle commodity. Ma ecco un altro punto: significa anche il prosciugamento di finanziamenti ombra per i servizi segreti inglesi e (in parte) per la CIA (che non dimentichiamocelo è ancora infiltrata da agenti ostili esteri). Oltre a ciò l'estromissione della Machado, pedina della cricca di Davos. Alla luce di quanto detto finora credo sia chiaro che Trump non voleva affatto un cambio di governo in Venezuela, bensì estromettere Maduro dal sopraccitato network criminale, una pistola continuamente puntata indirettamente alla tempia degli Stati Uniti. E per lo stesso motivo Bessent ha elargito la linea di swap in dollari da $40 miliardi all'Argentina, così facendo si chiude a tenaglia il Brasile (palesemente schierato col WEF, altro che BRICS). Perché, quindi, Maduro ha accettato di essere esfiltrato? Perché adesso? Perché è consapevole che Trump sta avendo la meglio sui suoi avversari.

Florida, Louisiana, Mississippi e l'Alabama possono quindi respirare ora che il Golfo d'America viene messo in sicurezza e bonificato dalle ingerenze sotterranee che vorrebbero portare a compimento il Piano Podesta, destabilizzando per il proprio tornaconto e sopravvivenza gli Stati Uniti. Il mio compito, come avrete notato cari lettori, è quello di mettere insieme i vari pezzi del puzzle sparpagliati e fornirvi il quadro generale così come nessun altro riesce a proporlo. E vedendo le cose in questa ottica tutte le azioni, le minacce e le vicissitudini diventano chiare, logiche e coerenti, mentre restano un enigma per tutti coloro che seguono la stampa generalista o ascoltano canali d'informazione che vogliono trasmettere una visione del mondo di come dovrebbe essere piuttosto di come È. E sebbene le molte sfaccettature, il mio focus su quella inglese è determinata dalla volontà dell'attuale amministrazione Trump di ridimensionarne i tentacoli sotterranei dato che è diventata una questione esistenziale per Washington.

E chissà se la prossima esfiltrazione non sia l'attuale famiglia reale inglese durante i festeggiamenti dei 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza americana. 


CONCLUSIONE

Il declino di Bruxelles e della City di Londra è inevitabile, e il primo anno di Trump ha messo in evidenza questa inevitabilità. L'Unione europea, in particolare, è partita con l'idea di essere un'unione commerciale; poi è arrivata l'unione monetaria che è stata completata a metà. La restante metà è stata presa in prestito da Stati Uniti (salvataggi tramite FED ed eurodollaro) e Giappone (carry trade sullo yen). Lo stallo dal punto di vista industriale non è altro che un accartocciamento dovuto all'uscita di scena di Washington e Tokyo in veste di “zii ricchi” da sfruttare. Il fatto che la digitalizzazione dell'economia e la ricerca tecnologica sia andata avanti principalmente negli USA e in Cina, ha svelato il segreto di Pulcinella: Bruxelles ha coltivato una linea di politica di estrazione dai territori che controllava direttamente e indirettamente (tramite la legislazione sul digitale, ad esempio). Puro e semplice colonialismo. Non è un caso che la cricca di Davos abbia come riferimento il Superstato dell'UE: sono locuste che invadono un determinato di territorio di capitali, fagocitano voracemente risorse e ricchezza reale, infine tirano fuori i capitali immessi fino a quel momento. Ora riserva tale trattamento alla popolazione autoctona, affinché la classe dirigente possa sopravvivere.

L'Unione europea si trova in un cul de sac perché l'industria digitale, salvo sporadiche eccezioni che non fanno testo nel contesto mondiale, è indietro di 30 anni come minimo, senza contare che s'è tagliata fuori da risorse energetiche a buon mercato. L'UE sarà addirittura superata dai Paesi arabi. Inoltre senza un'unione fiscale e obbligazionaria l'euro è destinato al fallimento, i surrogati sotto forma di bond SURE sono un palliativo per calciare il proverbiale barattolo. Senza contare che già da un po' i singoli stati membri dell'UE stanno impostando le proprie linee di politica dal punto di vista monetario tramite le proprie banche centrali nazionali e i pronti contro termine. Gli Stati Uniti faranno accordi con i singoli stati e solo alcuni all'interno dell'UE; l'Italia è uno di questi, sia per la sua posizione strategica sul Mediterraneo, sia per la presenza della Città del Vaticano. Una frattura importante la si vedrà inevitabilmente nel mercato monetario dove a fronte di un euro digitale rimandato dalla BCE, e che a tutti gli effetti sarà una CBDC, emergerà nel frattempo la concorrenza (guarda caso sponsorizzata da Unicredit) e che, sebbene all'apparenza innocua nei confronti dell'euro fisico stesso, tale versione digitale rappresenterà quella spaccatura in due dell'UE di cui ho spesso parlato.

Anche dal punto di vista commerciale questa frattura è evidente, contando il fatto che il commercio mondiale si sta spostando sulle rotte dell'Oceano Pacifico e su quelle dell'Artico (da qui le attenzioni sulla Groenlandia da parte degli USA, oltre alla sua posizione strategica in termini militari). Il commercio mondiale passa principalmente attraverso le vie d'acqua, soprattutto perché le vie di terra sono facilmente sensibili al sabotaggio. Tra Stati Uniti e Russia ci sono discorsi di futura collaborazione economica e degli interessi reciproci. I russi hanno tutto l'interesse ad avere un'alternativa alla Cina ora che l'Europa è fuori gioco, perché per loro quest'ultima verrà ignorata per almeno una generazione; infatti la Russia è stata costretta a “finire tra le braccia della Cina”, come disse a suo tempo Peskov, a causa delle linee di politica scellerate dei governi americani ed europei quando la cricca di Davos aveva ancora il sopravvento su di essi. Russi e cinesi non hanno niente in comune.

Di conseguenza l'impianto geopolitico del futuro non saranno i BRICS (Brasile e Sud Africa sono a marchio WEF, mentre l'India è uno “swing state” oltre al fatto che gli USA stanno facendo più affari con il Pakistan riguardo le terre rare ad esempio), bensì il modello ARC: America, Russia e Cina. Tutti e tre, pur restando avversari in una certa misura, cercano di collaborare per riequilibrare le rispettive economie e anche per riequilibrare i rapporti militari reciproci. Il punto di convergenza, quindi, diventerebbe il Pacifico e l'Artico (il Giappone avrebbe un ruolo fondamentale in questo contesto). In questo nuovo assetto l'Europa avrebbe un ruolo marginale.

Il declino inevitabile della City di Londra, invece, è marchiato a fuoco da ciò che succede nei mercati dei metalli preziosi. La soppressione dei prezzi dei metalli preziosi era un modo per colonizzare indirettamente le industrie minerarie situate nei luoghi ricchi di minerali da estrarre. In questo modo i trader a Londra erano gli unici a fare davvero i soldi vendendo le commodity, mentre le industrie minerarie ottenevano briciole. I consumatori, pur non ritrovandosi alla fine di questa catena del disvalore, erano intrappolati nelle grinfie dei trader londinesi. Questi “intermediari” nei mercati dei futures erano i soli a risultare i vincitori. È una novità? No, lo sappiamo da cento anni, come minimo.

Esempio: il nickel. Il prezzo all'ingrosso è 90 centesimi a libbra. Sul mercato viene venduto da Rio Tinto a $2.50. E questa istituzione è una delle più grandi al mondo e ha la base nella City di Londra. Senza contare tutte le relazioni/connessioni bancarie che ha con le industrie minerarie nel Sud-est asiatico, in Indonesia e in Australia: esse, infatti, devono rivolgersi a banche come Standard Chartered, HSBC, o Barclays per ottenere prestiti e avviare le loro operazioni. Anche qui: indovinate chi ci guadagna su questi prestiti e sui profitti della produzione delle industrie minerarie per i primi 5-7 anni? E poi c'è quella che io chiamo “la porcata”: nel momento in cui viene concesso il prestito, queste banche aprono posizioni short sui metalli! Questa è colonizzazione finanziaria tramite il sistema bancario inglese e i mercati dei futures intermediati a Londra.

Uno dei motivi per cui i metalli preziosi, ultimamente, stanno esplodendo al rialzo è che questo circolo vizioso è stato progressivamente disinnescato. Grazie a compagnie come Franco Nevada, Wheaton Precious Metal, ecc. che hanno permesso il bypass del settore bancario per i finanziamenti in cambio di royalty su esplorazione e produzione (senza contare che sono molto più capaci nella valutazione del rischio delle compagnie minerarie). In questo modo le royalty vengono pagate solo quando si avvia la produzione, mentre non c'è il peso del servizio del debito durante le fasi di esplorazione. È un rischio d'investimento quello che corrono Franco Nevada et similia, ma almeno diventano partner ed è una situazione “win-win” per tutti dato che guadagnano dal flusso di cassa futuro una volta avviata la produzione. Diversamente dalle banche inglesi, il cui unico interesse è se l'azienda fallisce o meno, queste royalty company VOGLIONO che le aziende di cui sono partner abbiano successo.

Questo modello, sin dal 2005 circa, è cresciuto nel tempo e con il cambio di marcia intrapreso dagli USA negli ultimi 3 anni ha finalmente guadagnato trazione, emarginando gli intermediari e le relative connessioni bancarie a essi legati che avevano buttato in un fosso gli azionisti delle industrie minerarie, le industrie minerarie stesse e i dipendenti di queste. E diversamente da quello che raccontano i media generalisti, questo non è il classico schema “pump and dump”. Quando l'argento raggiunse il picco massimo precedente, a circa $50 l'oncia, quel fine settimana gli USA diedero l'annuncio di aver ucciso Osama Bin Laden e il COMEX annunciò un ampliamento dei margini di copertura per le posizioni long. Segnale, quello, che le bullion bank avrebbero protetto sé stesse e che avrebbero “ucciso” i long. Con quell'annuncio il prezzo crollò immediatamente di $5: vennero sentenziati a morte i prestiti a leva, mentre uno squeeze si portava via alcuni grossi player. Era il 2011 e sin da allora il COMEX, la LBMA e l'SLV hanno rappresentato un “triangolo della morte” per il prezzo dell'argento: il primo forniva il collaterale alla seconda affinché potesse avere la base attraverso cui supportare prestiti a leva e microgestire il prezzo dell'argento tramite un'offerta sintetica dello stesso. Almeno fino pochi mesi fa... cos'è cambiato? Cosa si è rotto? L'argento è in backwardation, c'è scarsità del metallo e i tassi di leasing a esso collegati sono schizzati in alto. Questa, come quella del 2011, è una battaglia tra giganti e le formiche devono fare attenzione a non essere schiacciate nel frattempo. È una questione di chi ha più soldi da gettare nel mercato per scavalcare gli avversari, soprattutto le posizioni short. E a questo giro, però, le scommesse e i contratti stipulati richiederanno la consegna dell'asset sottostante.

Sarà diverso stavolta? Dal punto di vista tecnico ce lo ha detto la soglia degli $83 l'oncia per l'argento. Dal punto di vista strategico le nuove soluzioni commerciali di Trump e le nuove soluzioni di collaterale per il dollaro di Bessent (metalli + Bitcoin) ce lo stanno dicendo, insieme anche a Cina, Russia e addirittura India. Non dimenticando, al contempo, che il mercato sintetico dell'argento è una fonte di introiti importante per la City di Londra.

Per ulteriori approfondimenti, poi, su questi temi a livello tecnico e orientativo, c'è sempre il servizio di consulenze del blog.


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