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giovedì 12 dicembre 2019

La nascita di un mostro





di David Howden


Le porte della Federal Reserve sono ormai aperte da cento anni. Nello spiegare la creazione di questa macchina per fare soldi (la FED consegna al Congresso circa $100 miliardi in profitti ogni anno) la maggior parte delle persone cade dalle nuvole.

Ci sono coloro che sono propensi a vedere la FED come un'istituzione utile, la quale promuove la stabilità finanziaria in un mondo di capitalisti inclini all'errore; spiegano la creazione della FED come un'evoluzione naturale e salutare del sistema bancario nazionale. L'utilità della FED è stata a dir poco discutibile nella migliore delle ipotesi, e in un recente libro curato da Joe Salerno e da me, The Fed at One Hundred, vari collaboratori delineano molte (anche se non tutte) delle sue carenze nel corso del secolo scorso.

Altri, per lo più quelli con un certo scetticismo nei confronti del sistema bancario centrale, trattano la sua creazione come una intromissione del governo nei mercati (come in The Creature from Jekyll Island di G. Edward Griffin) o del capitalismo clientelare (come in The Case Against the Fed di Murray Rothbard ).

Nel Capitolo del succitato libro cerco di sondare la possibilità che esistano connessioni tra questi gruppi (puoi scaricare il capitolo in pdf qui). La creazione della FED è un caso di affari congressuali a porte chiuse e la vittoria finale del grande sistema bancario sulla popolazione americana. Nessuno di questi fatti è emerso dal nulla, perché i fatidici eventi che accaddero nel 1910 a Jekyll Island furono il risultato evolutivo di oltre cinquant'anni dello stato che si intrometteva negli affari monetari. In quanto tale, la FED è un'evoluzione naturale (sebbene terribile) di un sistema monetario sempre più imperfetto e repressivo.



Prima della FED

Consentitemi di fornire un breve schizzo biografico degli eventi che hanno portato alla creazione di un mostro nel 1914.

A differenza di molte leggi e politiche controverse del governo americano, come l'Affordable Care Act, il Troubled Asset Relief Program, o la War on Terror, il Federal Reserve Act venne approvato in assenza di una protesta pubblica consistente. Strano anche per un settore cartellizzato, infatti l'establishment bancario diede il benvenuto alla FED a braccia aperte.

All'inizio del XX secolo il sistema bancario americano era in rovina. Le banche a riserva frazionaria dovevano affrontare continue corse agli sportelli (piuttosto erano semplicemente le banche ad avere liquidità insufficiente per soddisfare le richieste di prelievo giornaliere) e si trovavano spesso a sospendere i rimborsi in contanti, o emettevano note di credito da redimere presso le stanze di compensazione. Questi certificati erano un sostituto del denaro che utilizzava le riserve dell'intero sistema bancario detenute da grandi stanze di compensazione.

Entrambe queste "soluzioni" alle corse agli sportelli erano illegali, in quanto consentivano ad una banca di ridefinire i termini del contratto di deposito originale. Ciononostante il governo degli Stati Uniti chiuse un occhio, poiché l'alternativa (fallimenti bancari diffusi) era peggiore.

La creazione della FED, la conseguente centralizzazione delle riserve e la creazione di un'offerta di moneta più elastica, venne accolta dal governo come un modo per eliminare quelle fastidiose e illegali (ma permesse) attività bancarie: sospensioni dei rimborsi ed emissione di certificati delle stanze di compensazione. La FED pareva restituire legittimità alle leggi naturali: andava a sopire la paura del governo USA che la mancata applicazione di una legge avrebbe sollevato proteste più ampie sullo stato di diritto.

La FED fornì una soluzione rapida ai depositanti, riducendo i casi di sospensione dei loro conti; il settore bancario vedeva la FED come un modo per servire meglio i clienti senza incappare in costi esosi (meno gestioni bancarie) e allo stesso tempo coordinare le sue attività per espandere il credito all'unisono e massimizzare i propri profitti.

In breve, il Federal Reserve Act pareva avere una soluzione per tutti.

Prima del 1914 erano le stanze di compensazione private a ricoprire i ruoli della FED e lo facevano molto meglio. Infatti la creazione della FED non era altro che uno sforzo per rendere legali le pratiche illegali delle stanze di compensazione mediante istituzionalizzazione statale.



Perché le stanze di compensazione avevano così tanto potere?

Durante la fine del XIX secolo, le stanze di compensazione utilizzavano ogni nuova crisi bancaria per introdurre un nuovo tipo di politica, avvicinandole sempre di più ad essere una banca centrale. Non direi che questi erano esempi di prese di potere, ma piuttosto risposte razionali ai problemi fondamentali in un sistema bancario americano travagliato.

Quando si verificavano corse agli sportelli, dopo un po' iniziò ad essere introdotto il certificato della stanza di compensazione, inizialmente nel 1857, ma si limitò al mercato interbancario. Le transazioni potevano essere compensate in metalli preziosi, ma in mancanza di riserve sufficienti, una banca in difficoltà poteva utilizzare i certificati. Tali certificati erano garantiti congiuntamente da tutte le banche del sistema di compensazione attraverso le loro riserve aggregate. Questa garanzia congiunta era accolta con favore da banche instabili con posizioni di riserva scadenti e imponeva un costo a quelle banche gestite con maggiore prudenza (come avviene oggi con l'assicurazione sui depositi). Una banca prudente poteva lamentarsi, ma se voleva utilizzare i servizi di una stanza di compensazione e raccogliere i vantaggi in termini di costi, doveva conformarsi alla politica di raggruppamento delle riserve.

Con l'intensificarsi delle crisi bancarie, le stanze di compensazione iniziarono a consentire alle banche di emettere i certificati direttamente al pubblico (a partire dal panico del 1873) per arginare ulteriormente il drenaggio delle riserve. (Queste emissioni erano equivalenti a sostituti illegali del denaro, sebbene fossero tollerati come sottolineato sopra.)



Riserva frazionaria e bust durante il periodo del Free Banking

Il 1857 fu un anno po' strano affinché questi certificati facessero la loro prima apparizione. Dopotutto erano trascorsi vent'anni dall'esperimento americano con la riserva frazionaria. Questo sistema bancario fu in grado di funzionare stabilmente per un certo periodo, soprattutto rispetto a periodi più regolamentati o con sistemi bancari centrali. Tuttavia la disconnessione tra le attività di deposito e di prestito mise in moto un boom alimentato dal credito che culminò nel panico del 1857.

Questo boom e bust aveva tutte le caratteristiche di un ciclo economico Austriaco. Le banche si erano esposte eccessivamente per finanziare le industrie in forte espansione durante l'avanzata verso ovest, principalmente con le ferrovie. La speculazione sulla terra era dilagante e poiché i profitti realizzati erano inferiori alle aspettative, gli investitori diventarono scettici e iniziarono a ritirare denaro dalle banche. Le banche in difficoltà si rivolgevano alla stanza di compensazione di New York istituita per promuovere la stabilità. Alcuni diritti erano stati volontariamente abrogati in cambio di una garanzia sulla loro solvibilità.

Il peccato originale del periodo del free banking fu la riserva frazionaria. Con la sola possibilità di finanziare l'attività di prestito con la loro base di deposito, le banche non avrebbero mai finanziato il boom nella misura in cui sarebbe diventato un fattore destabilizzante. L'espansione verso ovest e gli investimenti sarebbero avvenuti lo stesso, ma in modo più sostenibile e finanziati attraverso investimenti azionari e prestiti. (Questi tipi di finanziamento erano utilizzati anche allora, ma di meno di quanto non sarebbe stato il caso se non fosse stata disponibile la riserva frazionaria.)

In conclusione la FED non è nata dal nulla nel 1913. Il mostro era l'evoluzione naturale di un sistema bancario sempre più problematico. Nella ricerca del problema originale che ha messo in moto gli eventi culminanti nella creazione della FED, si deve considerare il panico del 1857 come la scintilla che ha messo in moto politiche sempre più destabilizzanti. Quel panico è stato un esempio da manuale di un ciclo economico Austriaco, causato dalle attività di prestito delle banche a riserva frazionaria. Questo peccato originale del sistema bancario si concluse con la nascita di un mostro nel 1914: la Federal Reserve.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 7 luglio 2016

I tassi d'interesse non torneranno più normali: l'intima relazione tra il Tesoro USA e la FED





di David Howden


L'anno scorso è stato un anno difficile per gli investitori. L'oro è sceso del 10%. Il Dow Industrials è sceso del 2.5% e la maggior parte degli indici obbligazionari è andata giù dello stesso ammontare.

Un istituto la cui performance nel 2015 è risultata molto buona, è stata la Federal Reserve. Ha fatto registrare il suo anno più redditizio. I $100 miliardi in reddito netto sfoggiati l'anno scorso hanno rappresentato un leggero miglioramento rispetto all'anno precedente. Stiamo parlando di una cifra circa tre volte superiore a quella sfoggiata a partire dal 2007, l'ultimo anno prima che la FED avviasse i suoi programmi di quantitative easing a seguito della crisi finanziaria.

Dal momento che la FED non esiste per generare profitti, alcuni potrebbero essere confusi quando si trovano di fronte notizie del genere.

Ecco come funziona. Ogni volta che la FED amplia l'offerta monetaria, acquista un asset. Tipicamente si tratta di un titolo finanziario, come un bond del Tesoro USA, e le controparti in genere sono le grandi banche. La Figura 1 fornisce uno sguardo semplificato al bilancio della FED alla fine del 2015 e a come s'è evoluto nel corso dell'anno:


Figura 1: Stato patrimoniale della FED semplificato (in milioni di dollari)


Rispetto agli anni precedenti, il 2015 è stato relativamente tranquillo per la FED. Dopo aver completato il processo di tapering dei suoi programmi di quantitative easing nell'ottobre 2014, gli asset detenuti dalla FED sono rimasti costanti nel corso dell'anno. Ciò è stato in netto contrasto con i sei anni precedenti, durante i quali la FED ha acquistato $3,500 miliardi in asset. La FED guadagna interessi sui suoi asset, ma la maggior parte delle sue passività sono infruttifere, come i $1,400 miliardi di banconote nelle tasche dei cittadini o nei nostri materassi. La FED paga interessi sulle riserve in eccesso depositate presso le altre Reserve Bank, ma l'attuale 0.5% rappresenta una goccia nel mare rispetto alle sue entrate complessive.



Ma la FED cosa ci fa coi sui proventi?

Ogni anno la FED riconsegna al Tesoro degli Stati Uniti il ​​suo utile netto, e quindi rappresenta un'importante fonte di finanziamento per il governo federale. La Figura 2 ci mostra come questa cosa si sia evoluta sin dal 2001.


Figura 2: Interessi del Tesoro e Riconsegne della FED (in miliardi di dollari)


Una decina di anni fa, quando la FED aveva uno stato patrimoniale più piccolo, le riconsegne erano abbastanza costanti, circa $20 miliardi l'anno. Tutto questo è cambiato dopo il 2008, quando i programmi di quantitative easing hanno aumentato la quantità di asset fruttiferi generanti fondi da trasferire di nuovo al Tesoro. La cifra di quest'anno, $97.7 miliardi, è quattro volte superiore all'importo trasferito circa dieci anni fa, un tasso di crescita annuale di oltre il 16%. (Almeno qualcosa sta crescendo rapidamente in questa economia.)



Pesca grossa per il Tesoro USA

Per il Tesoro degli Stati Uniti le riconsegne della FED sono equivalenti ad un pasto gratis. Quando qualcuno compra un bond del Tesoro, il governo deve pagargli gli interessi. Questo vale anche per la FED, ma poi a fine anno quest'ultima riconsegna gli interessi al Tesoro.

Il governo federale ha pagato $223 miliardi d'interessi l'anno scorso. La FED ha riconsegnato quasi $100 miliardi, portando le spese nette per gli interessi a circa $125 miliardi. Non solo i tassi d'interesse storicamente bassi stanno rendendo più facile per il Tesoro USA contrarre più prestiti, poiché se l'avesse fatto chiunque altro sarebbe stato classificato come subprime; la FED sta interferendo in tutti i modi possibili immaginabili.

Nella Figura 2 viene anche mostrata la percentuale della spesa per gli interessi federali che viene riconsegnata dalla FED. Nel 2015 questa cifra si avvicinava al 45% e rappresenta un buon modo per raffigurare il pasto gratis che la FED fornisce al Tesoro USA.

In tempi più "normali" (cioè, prima del 2008) la FED ridava al Tesoro USA circa il 10-15% della spesa per interessi. Questa cifra è cresciuta fino a quasi quattro volte tale importo nel corso degli ultimi sette anni e non sembra che questo trend s'invertirà tanto presto.



Le implicazioni per “l'indipendenza” della FED

Per quanto gli economisti possano parlare d'indipendenza della FED rispetto al Congresso, queste riconsegne rappresentano un forte legame. In realtà, dal momento che incentivano la spesa federale, creano una forma di politica parafiscale nelle mani della FED, oltre alle sue opzioni di politica monetaria più comuni.

Dal momento che il debito del Tesoro non è quasi mai ripagato in termini netti (le vecchie emissioni sono sostituite con nuove emissioni di debito), il vero costo nel finanziare il debito del governo degli Stati Uniti non è l'ammontare lordo del debito, ma la spesa annua per gli interessi. Vista in questo modo, lo scorso anno quasi la metà del debito del Tesoro è stata finanziata dalla FED. Senza queste riconsegne della FED, il Congresso o avrebbe dovuto trovare una fonte di finanziamento alternativa (non sono sicuro che ci sarebbero stati molti acquirenti per i $2,500 miliardi di IOUSA in mano alla FED), oppure avrebbe dovuto tagliare seriamente la spesa pubblica.

Quanto è grave? Il bilancio operativo della NASA è stato di circa $18 miliardi l'anno scorso, quindi una mancanza di riconsegne della FED avrebbe costretto il Tesoro USA a tagliare circa cinque programmi di dimensioni equivalenti a quelli della NASA. Il Supplemental Nutrition Assistance Program (precedentemente conosciuto come "buoni pasto") è costato $70 miliardi nel 2014. Senza le riconsegne della FED, il Congresso avrebbe dovuto smettere di sussidiare tutti i destinatari di tal programma.

Più importante nei cuori di molti americani, è l'assegno mensile della previdenza sociale. Nel 2014 sono stati spediti circa $830 miliardi in assegni della previdenza sociale. Senza le riconsegne della FED, i pensionati avrebbero visto un taglio del 12% sui loro assegni previdenziali.

Tutti coloro che sono preoccupati per la dimensione crescente del governo federale, mettere fine alle riconsegne della FED significherebbe mettere un freno alle finanze pubbliche e forzare una riflessione seria su quali programmi statali tagliare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/



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di Bill Bonner


BALTIMORE – Vediamo... gli utili societari statunitensi sono scesi per tre trimestri di fila.

Il reddito medio familiare è più basso di quanto non fosse 10 anni fa.

E ora JPMorgan Chase ha aumentato la sua stima del rischio di una recessione.

Queste cose potrebbero far riflettere gli investitori sobri: è un buon momento per acquistare azioni quando i loro prezzi sono i più alti nella storia degli Stati Uniti?

A quanto pare, non ci pensano minimamente...

Ieri le azioni degli Stati Uniti sono salite di nuovo, dopo che la FED ha annunciato l'ennesimo ritardo nella "normalizzazione" dei tassi d'interesse.

Il Dow è salito di 156 punti, arrivando in territorio positivo per il 2016.

Evviva! Gli investitori – almeno quelli che hanno monitorato passivamente l'indice – si sono rimessi in pari. E con ulteriori intromissioni della banca centrale, forse riusciranno a tenere la testa fuori dall'acqua per il resto del 2016. Buona fortuna!

Potreste ricordare la nostra previsione: la FED non tornerà MAI PIÙ ad un tasso d'interesse "normale".

Perchè no?

Molti analisti di Wall Street dicono che la mossa della FED, portare i tassi d'interesse ad un livello più normale – dopo sette anni di ZIRP – era "troppo affrettata".

Noi riteniamo, invece, che fosse troppo tardi. La FED ha già distorto troppe cose per troppo tempo.

La sua politica di denaro facile ha creato speculazioni, errori e cattiva allocazione delle risorse.

Le piante finanziarie che sono cresciute in questo ambiente – mutanti grotteschi che richiedono enormi dosi di liquidità – non possono sopravvivere ad un cambiamento delle stagioni.

Ma queste piante sono grandi. E potenti.

Washington... il settore sanitario... quello immobiliare... Wall Street... controllano il governo degli Stati Uniti, la burocrazia e i maggiori settori economici – in particolare il settore della sicurezza nazionale da $1,000 miliardi l'anno.

Ciò di cui hanno bisogno – ciò di cui l'intera economia ha bisogno – è una correzione. Il debito in eccesso dev'essere eliminato. È per questo che esistono i cicli del credito, i fallimenti e le depressioni.

"Normale" significa correzioni. Ma i federali non possono lasciare che accada.

Hanno fondato le loro carriere – e le loro fortune – sul mito che il ciclo del credito possa essere domato... così da prevenire gravi battute d'arresto. Non rinunceranno proprio ora, ammettendo la sconfitta. Non lasceranno andare in rovina i loro amici clientelisti.

Sì, i federali hanno creato questo bizzarro mondo finanziario. Non possono risolvere il problema perché vogliono che rimanga irrisolto. Quindi se non migliora la vita delle famiglie, che cosa fanno? Migliorano quella LORO – quella di federali e dei loro clietelisti nello Stato Profondo. E questo è ciò che conta davvero.

Su queste pagine abbiamo dimostrato come il sistema sia diventato "estrattivo" piuttosto che produttivo.

In un'economia normale e sana, le persone lavorano, risparmiano, investono e creano ricchezza reale un dollaro alla volta. Ma il dollaro di oggi è diverso. E anche l'economia è diversa. Funziona col credito, non col risparmio reale; accumula debiti, non ricchezza.

Invece d'incoraggiare il risparmio – che è quello che serve per fare progressi – penalizza la parsimonia. Nel corso degli ultimi 10 anni, i risparmiatori statunitensi hanno perso quasi $8,000 miliardi, estorti da loro mediante la ZIRP della FED.

Mentre i risparmiatori sono stati puniti, i mutuatari sono stati premiati.

Dal 1980 l'economia degli Stati Uniti ha accumulato circa $50,000 miliardi di debito – ben oltre la produzione reale che poteva sostenerlo.

Questi $50,000 miliardi non sono usciti dal lavoro onesto e dal risparmio. Invece sono usciti dalle banche – dal nulla.

E ora l'economia produttiva di Main Street deve pagare gli interessi... e il capitale... su quel debito – si estrae ricchezza reale dall'economia reale e viene inviata a Wall Street e agli altri settori privilegiati.

La truffa è così elegante che nemmeno una persona su 1,000 capisce come funziona. L'abbiamo studiata per anni, e siamo ancora in soggezione. Ma il risultato è evidente: le persone oneste lavorano e lottano per rimanere nello stesso posto, mentre la ricchezza reale va alle élite.

Le persone normali potrebbero non comprenderlo, ma a loro non piace. E contano su Donald J. Trump affinché faccia qualcosa.

Ma anche le migliori truffe alla fine vengono scoperte. Il peso del debito schiaccia l'economia reale. I settori produttivi affondano nel fango. La manifattura scompare. Gli affari rallentano. Il commercio rallenta. I prestiti rallentano.

E presto i federali pagheranno le persone affinché prendano in prestito! Circa un terzo del debito pubblico dei paesi sviluppati – per un valore di circa $7,000 miliardi – è ora trattato a rendimenti negativi.

E poi, ancor più eleganza...

Con l'economia mondiale che rallenta, le banche centrali si adattano al mondo che hanno creato.

Come?

Con politiche più truffaldine.

"I rischi globali spingono la FED ad agire...", leggiamo sul Financial Times di oggi...

La Federal Reserve ha ridimensionato le sue previsioni per il rialzo dei tassi d'interesse, avvicinandosi alle aspettative del mercato che prevedono un rialzo di 25 bps a causa dei rischi per gli Stati Uniti provenienti dagli sviluppi globali, finanziari ed economici.

Capite come funziona?

Le banche centrali distruggono l'economia reale con denaro a buon mercato e le cosiddette politiche estrattive. Poi, mentre l'economia crolla, devono portare le loro politiche in linea con l'economia stagnante. Devono giurare di smettere d'aumentare i tassi per riportarli alla normalità.

E dal momento che le loro politiche non potranno mai produrre una prosperità vera, non potranno mai produrre un'economia in grado di supportare tassi d'interesse normali.

Normalizzazione?

Dimenticatevela.

Alla fine la normalità ritornerà, ma non perché la vuole la FED. Invece i mercati si normalizzeranno – brutalmente – sul cadavere della FED...

...che è l'unico modo che ci piace.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 28 novembre 2014

Le politiche delle banche centrali e la possibilità di diventare insolventi

La pubblicazione di oggi è un esame approfondito di come e se le banche centrali possono diventare insolventi, senza tralasciare le eventuali conseguenze. Shostak, Howden e Murphy sono gli autori che si alternano in questo post. E ora che il programma di QE negli Stati Uniti è ufficialmente in "pausa", il Giappone e l'Europa stanno prendendo il sopravvento. Le principali banche centrali mondiali si stanno sincronizzando per darsi il cambio nel ruolo di "stampatori folli". Il feticcio è quello deflazione (uno spauracchio INESISTENTE, tra l'altro), con il quale si sta alimentando una bomba ad orologeria devastante. Ad ogni modo, finirà male.
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di Frank Shostak


La Federal Reserve può continuare a stimolare l'economia degli Stati Uniti perché l'inflazione è una minaccia incombente, questo è quanto ha detto il presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis, Kocherlakota. "Mi aspetto un tasso di inflazione al di sotto del 2% nei prossimi quattro anni, fino al 2018. Ciò significa che c'è più spazio per una politica monetaria allentata in modo da stimolare la domanda senza incappare nell'insidia di generare troppa inflazione."

Il tasso annuo di crescita dei prezzi al consumo (ICP) si è attestato all'1.7% ad agosto, rispetto al 2% di luglio. Secondo la nostra stima, il tasso annuale di crescita dell'ICP potrebbe chiudere all'1.4% a dicembre. Entro dicembre del prossimo anno prevediamo un tasso annuo di crescita dello 0.6%.




La Domanda Crea Più Offerta?

Il presidente della FED di Minneapolis sostiene che un aumento della domanda di beni e servizi mediante un pompaggio monetario aggiuntivo, possa rafforzare la crescita economica. Ritiene che attraverso il rafforzamento della domanda di beni e servizi, la loro produzione subirà un netto miglioramento. Ma perché?

Se per mezzo di un pompaggio monetario si può rafforzare la crescita economica, allora ciò implica che per mezzo del pompaggio monetario è possibile creare ricchezza reale e generare una prosperità economica eterna.

Ciò significherebbe anche che la povertà in tutto il mondo sarebbe dovuta sparire molto tempo fa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei paesi ha banche centrali che possiedono l'abilità di pompare denaro. Eppure la povertà nel mondo persiste ancora.

Nonostante il massiccio pompaggio monetario sin dal 2008 e il tasso di interesse intorno allo zero, i responsabili della FED sembrano infelici della cosiddetta ripresa economica. Si noti che il bilancio della FED, che si attestava a $0.86 bilioni nel gennaio 2007, è salito a $4.4 bilioni a settembre di quest'anno – un pompaggio monetario di quasi $4 bilioni.




La Produzione Precede la Domanda

Suggeriamo che non esiste una categoria indipendente chiamata domanda. Prima che un individuo possa esercitare la sua domanda per beni e servizi, lui/lei deve produrre altri beni e servizi utili. Una volta che questi beni e servizi vengono prodotti, gli individui possono esercitare la loro domanda per i prodotti che desiderano. Questo risultato è ottenuto attraverso lo scambio tra cose prodotte e denaro, che a sua volta può essere scambiato per altri beni. Si noti che il denaro serve come mezzo di scambio – non produce assolutamente nulla. Permette lo scambio di qualcosa con qualcos'altro. Qualsiasi politica che si traduce in pompaggio monetario, porta ad uno scambio di niente per qualcosa. Ciò equivale ad un indebolimento del bacino della ricchezza reale – e quindi prospettive ridotte per l'espansione di questo bacino.

Per stimolare la crescita economica – la produzione di ricchezza reale – è necessario rimuovere tutti quei fattori che indeboliscono il processo di generazione di ricchezza. Uno dei principali fattori negativi che indeboliscono la generazione di ricchezza reale è la politica monetaria espansiva della banca centrale, la quale aumenta la domanda senza una previa produzione di ricchezza. (Una volta che viene arrestata la creazione di denaro dal "nulla", si ferma la deviazione di risorse dai produttori di ricchezza reale verso attività non produttive. Ciò lascia più finanziamenti reali nelle mani dei produttori di ricchezza – consentendo loro di rafforzare il processo di generazione di ricchezza, cioè permette loro di far crescere l'economia.)



La Domanda Stimolata Artificialmente Distrugge la Ricchezza

Il rafforzamento artificiale della domanda mediante il pompaggio monetario, porta alla deplezione del bacino della ricchezza reale. Significa aumentare il numero di individui che attingono dal bacino della ricchezza reale senza che essi aggiungano nulla in cambio – un impoverimento economico.

Più a lungo dura la politica allentata della FED, più diventa difficile per i produttori di ricchezza creare ricchezza reale e impedire un restringimento del bacino della ricchezza reale.

Infine, il fatto che il tasso annuale di crescita dell'ICP sia in declino non significa che il pompaggio monetario della FED sarà innocuo. Indipendentemente dall'inflazione dei prezzi, il pompaggio monetario rappresenta uno scambio di niente per qualcosa (cioè, un impoverimento economico).


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di David Howden


Le autorità monetarie centrali godono di una posizione privilegiata nel sistema monetario. Le persone tendono a considerare gli economisti e i politici in queste istituzioni come dei semidei; individui che se in possesso di abbastanza risorse, possono garantire che l'economia continui su un sentiero di costante progresso economico. Tuttavia, a differenza dei semidei greci di un tempo, i banchieri centrali di oggi sono comuni mortali che devono lavorare entro i confini e i vincoli dell'istituzione che dirigono.

Mentre sfoderano un'aura di invincibilità, la verità è che l'efficacia delle loro politiche ha dei limiti severi.

Di norma una banca centrale persegue l'obiettivo della stabilità dei prezzi regolando l'offerta di moneta per alterare indirettamente il tasso di sconto, rendendo, di conseguenza, i prestiti più o meno attraenti. La recente crisi richiama l'attenzione su una funzione secondaria di queste banche — vale a dire, come prestatori di ultima istanza.

Dopo il crollo della Lehman Brothers nel settembre 2008, le banche centrali di tutto il mondo sono intervenute in uno sforzo congiunto per scambiare asset deteriorati e illiquidi del settore bancario privato con debito pubblico di qualità superiore. Mentre questo processo procede senza ostacoli nelle sue fasi iniziali, le banche centrali si ritrovano ben presto con un bilancio in carenza di debito di qualità superiore da scambiare. L'unico strumento rimasto loro per combattere la crisi di liquidità è stata un'espansione quantitativa — aumentare l'offerta di moneta e quindi mettere nuova liquidità a disposizione del sistema bancario per ripianare le sue passività.

Grazie a questa espansione qualitativa, le banche centrali sono state in grado di salvare i sistemi bancari interni che erano pesantemente indebitati in valuta nazionale. Tuttavia altre economie che facevano affidamento su finanziamenti esteri non sono state altrettanto fortunate. L'insolvenza della Banca Centrale d'Islanda alla fine dell'anno scorso, ha sollevato la questione; diverse banche centrali sono ancora a rischio.

Le banche centrali che sono solo in grado di gonfiare l'offerta di moneta nella propria valuta nazionale, devono affrontare sfide significative quando si trovano di fronte a sistemi bancari fortemente indebitati in passività monetarie denominate in valuta estera. Come ha dimostrato il recente esempio islandese, la possibilità di insolvenza della banca centrale crea l'opportunità di riformare veramente il sistema bancario.



Quando le Banche Centrali Vanno in Bancarotta

Murray Rothbard, nel suo libro The Case Against the Fed, sostiene che un settore bancario privato e libero è disciplinato dalla minaccia di una corsa agli sportelli, cosa che impedisce un accumulo eccessivo di ​​passivi rispetto agli attivi. Un sistema a riserva frazionaria non è sottoposto a tale vincolo. Il denaro fiat concede all'autorità monetaria centrale un vantaggio fondamentale: i propri passivi — in primo luogo la base monetaria — non saranno mai riscattati in qualcosa di diverso dalle stesse unità nominali in cui sono denominati.

Guido Hülsmann spiega questa particolarità con la sterlina britannica:

Fino al 1914, e poi tra il 1925 e il 1931, la Banca d'Inghilterra redimeva le sue banconote da £20 in una quantità di oro che fu chiamata "la somma di £20". Oggi redime queste banconote in altre banconote dello stesso tipo. Il punto è che in passato l'espressione "la somma di £20" aveva un significato giuridico diverso da quello che ha oggi. All'epoca dava accesso a circa cinque once d'oro. Oggi significa qualcosa di diverso. La sospensione dei pagamenti ha trasformato l'espressione "la somma di £20" in una tautologia autoreferenziale — ora corrisponde a £20 banconote di carta.[1]

Il risultato è che i passivi possono essere ritirati gonfiando l'offerta di moneta, e non attraverso il sacrificio di risparmi reali. La capacità della banca centrale di svalutare i passivi nazionali attraverso l'inflazione monetaria, ha dato luogo alla sua funzione spesso citata come prestatore di ultima istanza. Di conseguenza se le banche si trovassero di fronte ad una crisi di liquidità, gli imprenditori presumono che la banca centrale sia in grado di muoversi in fretta per espandere l'offerta di moneta e scongiurare una crisi.

Oggi i mercati monetari globali hanno assunto un tono più riservato, poiché la turbolenza economica ha fatto in modo che molte istituzioni finanziarie sperimentassero un problema di liquidità. Molte banche centrali hanno quindi assunto il ruolo di market maker in modo da garantire che la liquidità rimanesse abbastanza alta e impedire che le aziende di fronte a suddetto problema non finissero in bancarotta.

Ignoriamo per il momento se debbano essere sostenute artificialmente quelle aziende che hanno fatto un errore imprenditoriale in passato e che ora sono di fronte all'insolvenza. La domanda davvero interessante è questa: è possibile in tutti i casi, come affermano comunemente gli imprenditori?

Di recente la FED ha sfiorato l'insolvenza poiché ha usato i propri attivi per salvare un sistema finanziario vacillante. Mentre la FED ha scambiato debito pubblico di alta qualità per debito subprime di cui era gravato il settore bancario commerciale, la banca centrale ha esaurito una grande quantità dei suoi attivi e si è avvicinata al proprio vincolo di finanziamento.

A questo punto la FED ha adottato una soluzione semplice: ha ampliato l'offerta di denaro a disposizione del settore bancario commerciale, permettendo così di ritirare i suoi passivi denominati in dollari. Dal momento che le passività erano denominate in valuta nazionale, ha potuto ritirarle espandendo semplicemente l'offerta di moneta. In questo modo la FED ha evitato una crisi di liquidità senza difficoltà significative (lasciando da parte i danni nascosti associati a tutte le espansioni di denaro).



Un Problema Globale

Che cosa succede se un sistema bancario non è gravato da debito denominato in valuta nazionale, ma piuttosto da debito denominato in una valuta estera?

In questo caso l'autorità monetaria centrale è limitata nel suo ruolo di prestatore di ultima istanza. Può emanare modifiche normative che interessano obblighi di riserva, coefficienti di adeguatezza patrimoniale, ecc. Può perseguire operazioni di mercato aperto con le sue attività di bilancio per compensare le operazioni. In alternativa, può gonfiare la propria offerta di moneta. I suoi attivi posseduti in passività estere diventano il fulcro per conservare la solvibilità del sistema bancario in questione.

Quando la liquidità globale è seriamente ristretta, le economie fortemente denominate in valuta estera percepiscono rapidamente dolore economico. Il sistema bancario islandese è l'esempio più recente di questo problema. La Banca Centrale d'Islanda non poteva far altro che inflazionare la corona nazionale; di conseguenza il settore bancario islandese — che era fortemente indebitato in passività estere (principalmente yen giapponesi e franchi svizzeri) — ha ceduto all'insolvenza.

Mentre la liquidità evaporava nell'autunno 2008, le istituzioni globali, abituate a rinnovare continuamente i debiti, affrontavano la sfida del doverli ripagare. Tuttavia dovevano farlo senza poter compensare contemporaneamente le loro posizioni di debito (cioè, un prolungamento delle scadenze rinnovando il debito esistente). Tali passività erano dovute in valuta estera, e così il sistema bancario islandese non è stato in grado di adempiere ai propri obblighi.

La banca centrale ha provato a ricoprire il ruolo di prestatore di ultima istanza, ma aveva poche opzioni. Mancava di asset esteri con cui finanziare il settore finanziario in difficoltà. Alla fine il sistema ha sfruttato currency swap e linee di credito da parte delle nazioni amiche per scongiurare un collasso finanziario devastante. Di conseguenza, nel XXI secolo la Banca Centrale d'Islanda è diventata la prima banca centrale di un paese sviluppato ad essere insolvente.[2]

L'Islanda aveva un rapporto debito/PIL tra il 60% e il 70% durante il picco del suo boom. Diversi paesi oggi sono caratterizzati da livelli simili, tra cui molti Paesi dell'Europa orientale — soprattutto Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Serbia — i quali devono affrontare rapporti di debito/PIL in denominazione estera superiori al 66%.

La maggior parte di questi paesi ha già ricevuto prestiti dal FMI per alleviare le pressioni causate da questi squilibri. Un nuovo scoppio di turbolenze finanziarie può aggravare il vincolo di liquidità generato da questo debito estero. Questi paesi possono divenire insolventi se i loro sistemi bancari risultano essere troppo esposti ad un debito estero troppo sottoposto a leva finanziaria.



Conclusione

Le banche centrali godono di una certa riverenza nelle discussioni sulle questioni monetarie. A loro disposizione hanno una serie apparentemente infinita di strumenti e armi pronte a correggere qualsiasi "squilibrio" di mercato che minaccia la stabilità economica. Tuttavia queste istituzioni sono tanto utili quanto gli asset che rappresentano. Le politiche monetarie espansive non possono risolvere tutti i problemi che una banca centrale deve affrontare. I Paesi i cui settori bancari sono fortemente indebitati in passività monetarie denominate in valuta estera, scopriranno alla fine che la banca centrale (che li ha attirati verso queste posizioni) è impotente.

Jésus Huerta de Soto dimostra, nella sua opera magistrale Money, Bank Credit, and Economic Cycles, che il sistema bancario attuale gode del privilegio giuridico di poter trattare i conti di deposito come se fossero prestiti. Il settore bancario centrale sostiene questo sistema a riserva frazionaria, assicurando che le banche commerciali illiquide otterranno liquidità in tempi di crisi.

La possibilità che una banca centrale vada in bancarotta supera la questione se essa stessa debba essere abolita, poiché in casi simili è come se si auto-abolisse. I sistemi fortemente indebitati in valuta estera sono particolarmente vulnerabili a questa possibilità, proprio perché le banche centrali sono solo in grado di salvare obbligazioni denominate in valuta interna.

Un noto adagio recita: "Non metterci le mani se funziona". Gli economisti hanno a lungo sostenuto che i pianificatori centrali sono necessari per garantire la stabilità economica. I loro fallimenti incombenti potrebbero finire per esporre la sterilità di questa stessa funzione.

Speriamo che una volta che queste autorità monetarie verranno riconosciute come inutili, saranno rimosse in funzione delle reali esigenze e richieste di un ordine economico prospero. Il free banking, che opera in base ai principi giuridici di una produzione privata di denaro, farà in modo che un settore bancario di dimensioni aberranti non si venga mai a creare. Né invocherà la fallacia di un'autorità monetaria centrale onnipotente sempre in guardia e pronta a salvare il capitalismo dai propri eccessi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Jörg Guido Hülsmann, The Ethics of Money Production (Auburn: Ludwig von Mises Institute, 2008), p. 162.

[2] Nei Paesi in via di sviluppo possiamo trovare esempi di banche centrali andate in bancarotta. La Reserve Bank of Zimbabwe è un esempio calzante. Di recente anche la National Bank of Tajikistan si è ritrovata ad essere insolvente. Mentre quest'ultimo caso è stato causato dalla corruzione interna piuttosto che da condizioni economiche, esistono altri casi in cui la trappola dell'insolvenza scatta anche per le banche centrali.

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di Robert P. Murphy


Alla luce dei piani di Bernanke per l'acquisto di $600 miliardi di debito pubblico a lungo termine, molti economisti accademici stanno cominciando a preoccuparsi: la Federal Reserve può diventare insolvente? In questo articolo spiegherò queste paure e sosterrò come la FED, con la sua stampante monetaria, non può fallire nel modo in cui falliscono altre società.

Tuttavia se la FED dovesse diventare insolvente da un punto di vista contabile, sempre più persone inizierebbero a rendersi conto di quanto sia nichilista il sistema a denaro fiat della nostra banca centrale. In questo senso, ulteriori cicli di "quantitative easing"[3] sono davvero rischiosi per la FED.



Lo Stato Patrimoniale di una Banca Centrale

Per capire cosa sta succedendo con la Federal Reserve nella vita reale, è più facile lavorare con un esempio semplificato. Supponiamo che il seguente sia il bilancio di una banca centrale:

Hypothetical Central-Bank Balance Sheet, Initial
ASSETS
LIABILITIES + SHAREHOLDERS' EQUITY
$1 trillion in one-year government bonds (with yield of 0.25%)
$500 billion in paper currency notes held by the public at large


$150 billion in paper currency notes held in commercial-bank vaults as reserves


$250 billion in commercial-bank electronic reserves on deposit with the central bank


$100 billion in shareholders' equity
Sum: $1 trillion
Sum: $1 trillion

Sul lato sinistro dello stato patrimoniale ci sono gli attivi della nostra ipotetica banca centrale. In particolare, la banca detiene $1 bilione (secondo l'attuale valutazione di mercato) in titoli di stato che maturano ad un anno. Il rendimento a scadenza di questi titoli è attualmente dello 0.25%.

Sul lato dei passivi, la banca centrale ha tre importanti elementi. In primo luogo ci sono $500 miliardi di pezzi di carta verdi posseduti dalla popolazione nei propri portafogli e portamonete, cassette di sicurezza, materassi.

In secondo luogo le banche commerciali in questo Paese ipotetico hanno $150 miliardi in moneta di carta immagazzinata nei loro bancomat e caveau. Quando i clienti delle banche commerciali si presentano, cercando di ritirare "contanti" dai loro conti correnti, questi $150 miliardi sono la prima linea di difesa.

In terzo luogo ci sono $250 miliardi di depositi presso la banca centrale. La banca centrale è una "banca della banca", per così dire. Proprio come Joe Smith può avere un conto corrente con Banca Acme, anche quest'ultima a sua volta può avere un conto corrente presso la banca centrale. La tabella qui sopra illustra che se si dovessero sommare tutte le voci elettroniche su quanto ogni banca commerciale ha in deposito presso la banca centrale, il totale sarebbe $250 miliardi.

E' importante rendersi conto che quest'ultima categoria di passività non corrisponde (attualmente) a moneta fisica. I $250 miliardi che Banca Acme et al. hanno in deposito presso la banca centrale, sono costituiti interamente da voci contabili elettroniche. A differenza di Banca Acme — che deve mantenere in cartamoneta parte del denaro "in riserva" al fine di soddisfare le richieste di prelievo dei clienti — la banca centrale non ha bisogno di accumulare una scorta di cartamoneta.

La ragione è molto semplice: la stampante del governo è a disposizione della banca centrale. Se, per esempio, la Banca Acme decide che vuole irrobustire le proprie dotazioni di cartamoneta, può dire alla banca centrale: "Vorremmo prelevare $1 miliardo da nostro conto con voi." In tal caso, la banca centrale sottrarrà $1 miliardo dal conto elettronico della Acme e farà sfornare al Bureau of Engraving and Printing $1 miliardo in nuove banconote.

(In questo semplice scenario — dove la Acme ha ritirato $1 miliardo dal suo conto — le passività della banca centrale cambierebbero, non nel totale, ma solamente nella composizione. Ora ci sarebbero $151 miliardi in riserve detenute come cartamoneta nei caveau delle banche, mentre ci sarebbero solo $249 miliardi in riserve elettroniche in deposito presso la banca centrale.)

Infine si noti che le tre passività raggiungono solo $900 miliardi. Poiché gli attivi della banca centrale sono $1 bilione, i restanti $100 miliardi rappresentano patrimonio netto. (E' importante ricordare che la Federal Reserve, anche se è una creatura del governo, è di proprietà di azionisti privati​​.) In termini di principio contabile, tale banca centrale ipotetica è solvibile; i suoi attivi superano le passività.



Un Giro di Quantitative Easing

Ora supponiamo che il capo della nostra ipotetica banca centrale voglia far uscire la sua economia da una recessione espandendo il bilancio di $600 miliardi. Normalmente si sarebbe impegnato in "operazioni di mercato aperto" e avrebbe acquistato titoli di stato a breve termine per abbassare i tassi di interesse a breve termine.

Purtroppo per il nostro stimolatore, i tassi a breve termine sono già a livelli bassissimi. Pertanto il banchiere centrale decide di acquistare obbligazioni dal suo governo che maturano a dieci anni (anziché ad uno).

Ecco come si presenterà il bilancio dopo il giro di quantitative easing:

Hypothetical Central-Bank Balance Sheet, After Q.E.
ASSETS
LIABILITIES + SHAREHOLDERS' EQUITY
$1 trillion in one-year government bonds (with yield of 0.25%)
$500 billion in paper currency notes held by the public at large
$600 billion in ten-year government bonds (with yield of 2%)
$150 billion in paper currency notes held in commercial-bank vaults as reserves


$250 $850 billion in commercial-bank electronic reserves on deposit with the central bank


$100 billion in shareholders' equity
Sum: $1.6 trillion Sum: $1.6 trillion

Come è avvenuto questo processo nell'effettivo? E' stato abbastanza semplice. La banca centrale ha firmato assegni per acquistare dal mercato secondario $600 miliardi di titoli di stato a dieci anni.

Quando i bond dealer nel settore privato depositano questi assegni nei propri conti correnti con la Banca Acme, i saldi di quest'ultima con la banca centrale aumentano di conseguenza. Nella tabella qui sopra ho mostrato il cambiamento: le passività della banca centrale sotto forma di riserve bancarie elettroniche ammontano ora a $850 miliardi — rispetto ai precedenti $250 miliardi.

A questo punto gli azionisti della banca centrale hanno ancora lo stesso patrimonio netto. Ma ora la loro impresa è più sottoposta alla leva finanziaria, in quanto il rapporto tra passività e patrimonio netto è cresciuto da 9:1 a 15:1. In un certo senso — e questa è una descrizione che molti economisti hanno utilizzato ultimamente — la banca centrale ha "preso in prestito a breve termine" al fine di "prestare a lungo termine".

Cioè, la banca centrale ha indirettamente prestato denaro a lungo termine al governo (acquistando i titoli a dieci anni), prendendo in prestito denaro "a breve termine" dal sistema bancario/popolazione.[4]

Quali che siano i presunti benefici del nostro ipotetico acquisto di asset per $600 miliardi, pongono innegabilmente la banca centrale ad un rischio maggiore.



La Banca Centrale Va in Bancarotta?

Supponiamo che l'inflazione dei prezzi inizi a salire nel nostro mondo ipotetico, quindi i tassi di interesse ad un anno saliranno all'1% mentre i rendimenti decennali salteranno all'8%. Questo fa crollare il valore di mercato del portfolio obbligazionario della banca centrale. Ora il bilancio si presenterà così:

Hypothetical Central-Bank Balance Sheet, After Interest Rates Spike
ASSETS
LIABILITIES + SHAREHOLDERS' EQUITY
$993 billion in one-year government bonds (with yield of 1%)
$500 billion in paper currency notes held by the public at large
$355 billion in ten-year government bonds (with yield of 8%)
$150 billion in paper currency notes held in commercial-bank vaults as reserves


$850 billion in commercial-bank electronic reserves on deposit with the central bank


($152 billion) in shareholders' equity
Sum: $1.3 trillion
Sum: $1.3 trillion

Come illustra la tabella, il picco dei tassi di interesse fa sì che la banca centrale perda $7 miliardi sui suoi asset a breve termine, ma $245 miliardi sulle sue obbligazioni a lungo termine. Poiché si è incautamente esposta a maggiori rischi sul tasso di interesse, la nostra ipotetica banca centrale è ora tecnicamente insolvente. Cioè, le sue passività superano l'attivo di circa $152 miliardi.



A Chi Importa?

Anche se la nostra banca centrale sembra essere insolvente, cosa potrebbe ostacolare il suo funzionamento in pratica? Le passività sono denominate in denaro fiat nazionale. Se qualcuno entra in una filiale della banca centrale, tira fuori una banconota da $20 e dice: "Voglio redimerla!", il cassiere può tranquillamente rispondere: "Vuole due banconote da $10, o quattro da $5?"

Le cose si fanno più complicate per una piccola banca centrale che ha passività denominate in altre valute. Ma per quanto riguarda la Federal Reserve — con passività denominate in dollari — è difficile vedere quali ostacoli effettivi si troverebbe ad affrontare se i suoi commercialisti dovessero annunciarne improvvisamente l'insolvenza. Anche se ci fosse una "corsa agli sportelli della FED", in cui tutte le banche commerciali vogliono ritirare nello stesso giorno le loro riserve elettroniche, i banchieri centrali non dovrebbero andare nel panico: possono ordinare al Tesoro di accendere la stampante per scambiare la cartamoneta in voci su libretti degli assegni elettronici. (Questo è un trucco disponibile per i soli banchieri commerciali.)

Tuttavia, se la banca centrale dovesse diventare davvero insolvente, sarebbe una cosa scandalosa. Il governo probabilmente dovrebbe "prenderne il controllo", a meno che non voglia che la popolazione si renda conto di come il sistema sia una gigante operazione di contraffazione legalizzata.

A mio parere, è questa la preoccupazione principale dei banchieri. A loro certamente non piace che migliaia di economisti scrivano sulla possibilità che la FED vada in bancarotta, perché sempre più persone vengono portate a riflettere sulla logica del nostro folle sistema bancario.



Conclusione

Ora sarà interessante guardare il dibattito accademico sul "QE2". Sebbene siano focalizzati sulla questione della solvibilità, economisti e altri analisti si stanno lentamente rendendo conto che la "exit strategy" di Bernanke potrebbe fallire se e quando i tassi di interesse saliranno bruscamente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[3] Dovrei evidenziare che alcuni osservatori attenti della FED, come Jeffrey Rogers Hummel, pensano che Bernanke non stia avviando un "QE2" e che non intende espandere il bilancio della FED.

[4] Specialmente se la banca centrale paga interessi alle banche commerciali affinché tengano le loro riserve ferme nei depositi (piuttosto che ritirarle in valuta); questo ragionamento ha una certa plausibilità.

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lunedì 12 maggio 2014

L'indice della taccagneria





di David Howden


Arthur Okun ha elaborato "l'indice della miseria," un indicatore economico per vagliare il benessere di un paese. Incorporando i tassi di disoccupazione e di inflazione, l'indice è un indicatore delle difficoltà causate dalla mancanza di posti di lavoro e dall'aumento dei prezzi.

L'indice della miseria potrebbe essere un buon modo per sondare le difficoltà economiche nel presente, ma che dire del futuro? Per darvi un'idea, propongo qui "l'Indice della Taccagneria."

Per il momento accettate la generalizzazione secondo cui il vostro benessere è determinato dal reddito che avete. Come dice un vecchio proverbio: "Le cose migliori della vita sono gratis." Anche se non possiamo dare un prezzo all'amore, possiamo aumentare significativamente le nostre opzioni di trovarlo con un po' di denaro. Aggiungete poi la salute, l'istruzione, le vacanze, il modo di vivere e le possibilità offerte da un reddito maggiore, e scoprirete che i soldi fanno effettivamente girare il mondo.

Quali fattori diminuiscono il vostro reddito? Soprattutto le tasse, ma anche l'inflazione. Che dire dei debiti pubblici? Un giorno o l'altro dovranno essere ripagati, quindi è meglio pensare al giorno della resa dei conti. Quest'ultimo punto è quello che noi chiamiamo equivalenza ricardiana – l'idea che la spesa pubblica non sia un " pasto gratis," per così dire, e che infine sarà ripagata attraverso l'inflazione o le tasse.

L'Indice della Taccagneria (IT) rappresenta tutti e tre questi fattori, e ci dà una misura di quanto essi siano determinanti per il futuro della vostra vita. In breve, l'IT è la somma di 1) tasso di inflazione, 2) tax rate medio, e 3) valore attuale dei ripagamenti che sarebbero necessari per cancellare l'onere del debito pubblico (tutti espressi in percentuali).

In questo modo tutte e tre le variabili sono percentuali che influenzano il reddito, e tutte e tre possono essere sommate. Questo è uno dei vantaggi principali del mio IT rispetto alla sua controparte, al punto che l'Indice della Miseria presenta due variabili con diverse unità, vale a dire, la percentuale di persone che non lavorano e l'aumento in percentuale dei prezzi.

Pertanto l'Indice della Taccagneria comprende la somma delle percentuali di reddito perse a causa dell'inflazione, delle tasse e, infine, del ripagamento del debito corrente (e deficit attesi). Possiamo vedere i risultati per alcuni paesi della zona euro nella figura 1.


Figura 1: Indice della Taccagneria per alcuni paesi della zona euro


Ogni singolo paese è più infelice rispetto a prima che arrivasse l'euro. In alcuni casi è molto evidente. Il cittadino greco medio può aspettarsi di perdere il 70% del suo reddito a causa di una combinazione di rimborso del debito, inflazione e tasse. (Il calo improvviso dal 2011 è solo il risultato degli haircut imposti su grandi aree del debito pubblico greco.) In Irlanda abbiamo un fenomeno simile. La crisi dell'euro ha richiesto un tributo pesante alla Spagna: nel 2007 uno spagnolo poteva aspettarsi di conservare oltre il 60% del suo reddito futuro, oggi questa cifra è scesa a circa il 45% ed il problema è stato amplificato dai continui deficit pubblici e dalle basse prospettive di crescita.

La Germania è l'unico paese il cui l'IT non è cambiato significativamente dal 2000. Oggi il tedesco medio può ancora contare sulla perdita di circa il 47% del suo reddito futuro come dazio per l'inflazione, le tasse ed il rimborso del debito pubblico. Eppure, come chiarisce la figura 2, conta anche come saranno ripagate queste spese future.


Figura 2: Componenti dell'Indice della Taccagneria (2012)


Dal momento che l'IT è solo un'estrapolazione delle condizioni attuali, in tutti i paesi la minaccia di inflazione (che deruba i cittadini del potere d'acquisto) rimane bassa. Con l'inflazione intorno al 2% nella maggior parte dell'Europa, il cittadino medio ha poco di cui allarmarsi. Almeno non in relazione a minacce incombenti più grandi.

Le tasse sono la principale causa di preoccupazione. Infatti, un tedesco è minacciato quasi esclusivamente da tasse future. Alcuni paesi sperimenteranno un grande dolore economico per ripagare i debiti contratti nel corso degli ultimi anni. Nel modo in cui stanno andando le cose in Grecia, il 25% del reddito futuro dovrà essere dedicato a ripagare i debiti del paese. La Germania è un esempio all'altra estremità dello spettro, soprattutto il risultato di piccoli deficit insieme ad alti tassi di crescita che diminuiscono i costi futuri di rimborso del debito.

Offro questo caso di studio in tono scherzoso, in modo da misurare l'infelicità futura a causa di stati spendaccioni. Eppure, ci sono ancora alcune lezioni importanti da apprendere.

In primo luogo, i conti prima o poi dovranno essere ripagati. Nel breve periodo avere deficit elevati potrebbe dare l'illusione che le cose vadano bene, ma alla fine dovranno essere ripagati – o attraverso una maggiore inflazione, o attraverso le tasse. In secondo luogo, in molti paesi il livello di tassazione è così alto da essere la più grande preoccupazione per i cittadini. Infine, e forse più importante, ci sono i costi attesi per l'inflazione futura. La recessione ha avuto il vantaggio di coincidere con bassi tassi di inflazione. Questo non per una mancanza di volontà da parte delle banche centrali del mondo di avviare le rotative ed iniettare grandi quantità di liquidità nei mercati. La bassa inflazione non è qualcosa che dura per sempre. Ciascuno di questi paesi non ha un'inflazione superiore al 3.3% (Italia). Da un punto di partenza così basso, qualsiasi segno di rialzo dell'inflazione avrebbe effetti drastici, andando a ridurre la quantità di reddito futuro che i lavoratori possono aspettarsi di guadagnare. Se questo accade, il futuro dell'Europa potrebbe essere ancora più funesto di quanto pensiamo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 14 gennaio 2014

L'inflazione non ha curato i malanni economici dell'Islanda

Lo scorso dicembre è stato approvato dall'Ecofin quello che su questo blog si era già detto tempo prima: Cipro sarebbe stato un modello. E' quantomeno strano vedere come la normativa bancaria abbia bisogno di tutte queste riunioni e decisioni, diversamente da qualsiasi altro settore industriale il quale se dovesse vedere andare in bancarotta una sua unità non ci sarebbero tutte queste "discussioni." Cosa cambia? Il cartello ovviamente. Il settore bancario deve continuare a sostenere un settore pubblico in continua espansione; il quale, a sua volta, deve stare dietro alle sue spese crescenti attraverso una tassazione progressivamente soffocante; la quale serve (in parte) per avere un fondo con cui salvare il settore bancario. Gli investimenti improduttivi non possono essere liquidati perché questo significherebbe il collasso del settore bancario e del settore pubblico, entrambe le soluzioni sgradite all'establishment. In breve, l'interventismo ha tirato troppo la corda. In questo panorama il denaro quasi-gratis a disposizione dei primi ricevitori non invade l'economia più ampia e resta in gran parte vincolato al circuito finanziario. Così le banche non prestano e il settore privato tende a non accendere nuovi prestiti, ed è per questo che i tassi di interesse restano paradossalmetne bassi. Al momento l'inflazione dei prezzi è scongiurata, mentre la bolla monetaria viene lentamente sgonfiata. Questo produce un effetto benefico: deflazione dei prezzi. La BCE garantisce passivamente le banche sul suolo europeo, spalleggiata dalla FED e dagli acquisti obbligazionari del Giappone, mentre sgonfia la propria bolla monetaria. In Italia, ad esempio, questo ha significato lo scoppio della bolla immobiliare, ma la popolazione non può giovare del beneficio della deflazione dei prezzi a causa della tassazione selvaggia dello stato che ne controbilancia gli effetti (l'indice HICP nell'arco temporale 2010-2013 è passato da 108.3 a 120.1). Al momento la bolla del debito obbligazionario sta consegnando una boccata d'aria dopo le crisi del 2008 e 2010, ma presto finirà sott'acqua. I rendimenti ridicoli dei titoli di stato europei fanno a pugni con le crescenti sofferenze bancarie (es. italiane e spagnole). Non è stato risolto nulla, solo rimandato nel tempo; ma il muro di illusioni inizia ad avere dei cedimenti.
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di David Howden


Negli ultimi cinque anni nessun argomento ha polarizzato l'attenzione dei commentatori come quello sulle politiche post-crisi in Islanda e Irlanda.

In un articolo pubblicato su Economic Affairs (disponibile qui in formato PDF) contrasto le politiche messe in atto da Islanda e Irlanda, forse i due paesi più colpiti dal congelamento della liquidità nel 2008. Una conclusione che si sente spesso sostiene che un paese ha fatto tutto bene e l'altro ha fatto tutto male, ma io appoggio un approccio più pragmatico. Ci sono alcuni aspetti positivi in entrambi i casi, e altri aspetti di cui possiamo fare a meno.

A rischio di semplificare eccessivamente le loro situazioni, le differenze politiche fondamentali sono:

  1. L'Islanda ha permesso il collasso di ampie aree del suo settore finanziario (per lo più società estere sul suolo interno) mentre l'Irlanda ha promesso garanzie in bianco per tenere a galla il suo settore finanziario.

  2. L'Islanda ha rapidamente inflazionato la sua corona nel tentativo di recuperare la competitività internazionale attraverso la svalutazione. Essendo chiusa nell'euro, l'Irlanda non era in grado di seguire un percorso simile ed invece ha dovuto diventare più attraente per gli stranieri abbassando i prezzi sul mercato interno (cioè, disinflazione o deflazione).

  3. L'Islanda ha ostacolato una fuga di capitali attuando controlli monetari volti a mantenere gli investimenti all'interno del paese. Facendo parte dell'Unione Europea, l'Irlanda ha mantenuto il suo impegno con i mercati dei capitali liberi, e gli investitori sono stati in grado di entrare o uscire a loro piacimento.

Ci si potrebbe chiedere quale soluzione sia stata più efficace. L'Islanda sembra aver ammorbidito il colpo della sua recessione, ma l'attuale crescita dell'Irlanda è più forte. In modo simile, la disoccupazione in Islanda è stata ed è inferiore.

Per i nostri scopi, mi concentrerò solo sugli effetti delle rispettive politiche monetarie e come i guadagni di breve termine della risposta inflazionista dell'Islanda ora impallidiscono di fronte alla risposta più sommessa dell'Irlanda.


Figura 1: PIL nominale (2008 = 100 ) Fonte: Federal Reserve Bank di St. Louis


La Figura 1 mostra la storia comune. La politica inflazionistica dell'Islanda ha stimolato le esportazioni, ha inondato di denaro fiat alcuni crediti inesigibili e in generale ha permesso di uscire dalla tempesta relativamente indenni. Al contrario, l'Irlanda sta languendo in una crescita lenta e cinque anni più tardi il reddito del paese è ancora il 10% inferiore rispetto al picco pre-bust.

Tale analisi trascura gli effetti perniciosi dell'inflazione per l'economia islandese. Questa politica ha aumentato l'offerta di moneta di quasi il 20% solo nel 2008, e ha portato ad un immediato aumento dei prezzi.


Figura 2: PIL reale (2008 = 100) Fonte: Federal Reserve Bank di St. Louis


Con la figura 2 capiamo meglio come la situazione era percepita dall'islandese o dall'irlandese medio. Mentre la Banca Centrale d'Islanda inflazionava l'offerta di moneta, l'inflazione dei prezzi infuriava. Gli islandesi continuavano a percepire che la loro sicurezza finanziaria peggiorava, mentre il loro potere d'acquisto crollava. Questo non era evidente per il resto del mondo, fissato com'era sui prezzi nominali dell'economia islandese. Con il suo nadir alla fine del 2010, il reddito aggiustato all'inflazione in Islanda è sceso oltre il 35%.

In Irlanda questo calo è stato ammutolito dalla deflazione dei prezzi. Dato che i prezzi interni sono diminuiti, i cittadini irlandesi hanno visto declinare ulteriormente i loro redditi nominali. Nel suo momento peggiore, l'economia irlandese è crollata meno del 10% in termini reali.

Questo sembra suggerire che l'Irlanda abbia implementato la soluzione migliore nel non perseguire una politica monetaria inflazionistica. Alcuni noteranno, tuttavia, che la ripresa dell'Islanda sin dal 2010 è stata abbastanza forte.

In effetti se guardiamo al calo del tasso di occupazione in entrambi i paesi, molto probabilmente proveremmo più simpatia per le masse di disoccupati irlandesi.


Figura 3: Tasso di occupazione (2008 = 1) Fonte: Federal Reserve Bank di St. Louis


Scavando più a fondo, però, scopriamo che non tutto è come sembra. Molti islandesi fanno due lavori per sbarcare il lunario. Questo effetto è diventato sempre più pronunciato con la recessione, poiché l'inflazione ha reso la vita più difficile con un solo stipendio. Come conseguenza, molti islandesi hanno perso un posto di lavoro durante la recessione ma le statistiche sulla disoccupazione non lo riflettevano poiché essi risultavano ancora impiegati altrove. Questo non è il caso dell'Irlanda, dove non solo un lavoro è la norma, ma il calo dei prezzi ha reso più facile per un lavoratore dipendente sbarcare il lunario.

Un modo migliore per valutare la situazione occupazionale è quello di esaminare i cambiamenti nelle ore lavorative.


Figura 4: Ore di lavoro annuali (2008 = 100) Fonte: Federal Reserve Bank di St. Louis


Qui possiamo vedere che la situazione è invertita. Con la recessione del 2010 il numero di ore lavorative dell'islandese medio è sceso del 6%, mentre in Irlanda il corrispondente calo è stato solo del 3.5% — quasi la metà.

Entrambi i paesi hanno ancora problemi. I controlli monetari islandesi stanno soffocando gli investimenti necessari, mentre l'Irlanda è gravata da un grande debito per aver salvato le sue banche, e questo rappresenta uno stallo per la crescita. Una cosa è chiara — gli effetti della politica monetaria sono severi ed i benefici conclamati della politica inflazionistica dell'Islanda sono stati contrastati dall'inflazione dei prezzi che ne è seguita.

Non lasciate che una buona crisi vada sprecata; impariamo qualcosa. Come dimostra la storia di questi due paesi, inflazionare la propria valuta può dare l'apparenza di una ripresa, ma la verità è un po' meno rosea.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 20 dicembre 2013

Come diminuire la disuguaglianza di reddito





di David Howden


E' da tanto che il Globe and Mail combatte contro il crescente divario di ricchezza in Canada, o almeno contro una tale percezione. Come parte della sua serie chiamata Wealth Paradox, l'edizione di questo fine settimana ha esaminato alcune politiche volte a ridurre le disuguaglianze di reddito nel paese.

Prima di valutare se queste misure ridurranno le disparità di reddito – e quindi preservaranno ciò che il Globe definisce il valore "caro" ai canadesi di "uguali opportunità per tutti" – dovremmo guardare in che misura la disuguaglianza di reddito è in aumento.

Un modo per misurarla è attraverso l'indice di Gini. Questo indice esamina la dispersione statistica dei redditi. Il valore di uno indica una disuguaglianza massimale di reddito, come accadrebbe se un canadese guadagnasse tutti gli stipendi del paese. Il valore zero indica l'assenza di disuguaglianza, e può essere pensata come se tutti guadagnassero lo stesso ammontare. Un po' di tempo fa Stephen Gordon di Worthwhile Canadian Initiative ha pubblicato questo grafico:




Risaltano due fatti. Il primo è che la maggior parte della crescente disuguaglianza in Canada si è verificata prima del 1995, ed è stata relativamente costante sin da allora. (Anche un po' in calo.) La seconda è che la tendenza in Canada sembra parallela ad altri paesi, come il Regno Unito e la Svezia. Tutti e tre i paesi, e più in particolare l'ultimo, hanno dei welfare state ben sviluppati mirati a livellare la società attraverso la ridistribuzione della ricchezza e del reddito.

Questo grafico causerà disagio ad alcuni poiché vi è una chiara percezione che la disuguaglianza di reddito è in crescita e qualcuno ha una marcia in più rispetto al resto di noi. Questa percezione è parzialmente supportata dall'aumento dei prezzi che ci rende più poveri, e in parte da un'anomalia statistica. Alcuni stanno diventando sempre più ricchi a scapito di tutti gli altri canadesi, ma il gruppo è così piccolo da avere poco effetto sulla misura più ampia della dispersione del reddito.

James Mirtle del Globe dice che il prezzo dell'hockey è in costante aumento, tanto che il passatempo nazionale ora rischia di diventare un'opzione solo per la classe più alta. Eppure quello che trascura Mirtle, e che molti commenti all'articolo sottolineano, è che l'hockey è sempre stato uno sport costoso.

Il fatto che sia più costoso ora di quanto non fosse in passato può essere spiegato in tre modi.

In primo luogo, decenni di inflazione duratura della Banca del Canada hanno fatto scendere il valore del Loonie. Di conseguenza dobbiamo pagare di più per tutti i beni e servizi che acquistiamo – hockey incluso. In secondo luogo, con un lieve aumento della ricchezza in alcune aree si nota un cambiamento delle preferenze. L'effetto ricchezza fa aumentare la spesa per alcune attività all'aumentare dei redditi: il prezzo delle vacanze e delle bistecche è aumentato molto negli ultimi 25 anni, ma non leggo tanti articoli a sostegno di questo tema come un problema legato alla disparità di reddito. Infine, i canadesi hanno meno figli ed uno dei risultati è che i genitori sono in grado di spendere di più per coccolarli. Il tasso di fecondità in Canada si attesta oggi all'1.63 figli per coppia. Comparatelo con il 3.81 del 1960 e vedrete che la coppia media canadese è ora in grado di dedicare più denaro allo sviluppo del proprio figlio. Questo significa che sono disposti e in grado di pagare prezzi più elevati, e dovremmo aspettarci che i prezzi di alcune attività – come l'hockey – aumenteranno di conseguenza.

Come parte della sua serie, il Globe ha ospitato un sondaggio per determinare quali politiche avrebbero meglio ridotto gli effetti della disuguaglianza di reddito. Nessuna delle politiche va a fondo della crescente disparità, e la maggior parte avrebbe il risultato opposto.

  1. Ripristinare l'equità nel sistema fiscale. E' vero che l'attuale sistema fiscale, con il suo insieme complesso di deduzioni, esenzioni, crediti e trasferimenti, avvantaggia i ricchi. Dopo tutto, chi ha più probabilità di permettersi un commercialista o un avvocato fiscalista per navigare in questo labirinto complesso? Gli ultimi 50 anni hanno visto un costante aumento dell'uso di crediti, esenzioni e deduzioni per ridurre le disparità di reddito, eppure questa resta ancora lì. I genitori, oggi più che mai, possono rivendicare maggiori deduzioni e ricevere più crediti d'imposta per i figli. Se aumentare l'equità davanti al sistema fiscale avrebbe in qualche modo ripristinato la parità dei redditi, non pensate che sarebbe stata già raggiunta? (Come ho sostenuto in precedenza, ci sono alcuni criteri che è possibile utilizzare per valutare se una tassa è giusta – in molti casi l'imposta stessa è la causa di iniquità o redistribuzione indebita, e non la sua soluzione.)

  2. Emulare l'approccio della Germania per quanto riguarda la formazione delle competenze. Forse questo avrebbe potuto funzionare, a patto che si riescano ad identificare quali siano le competenze migliori e come dovrebbero essere promosse. In questo momento i governi federali e provinciali cercano di promuovere l'istruzione attraverso sovvenzionamenti e borse di studio. Eppure gli studenti si laureano con un insieme di abilità che hanno poco a che fare con quelle richieste dalle imprese. Come possiamo fidarci di una nuova politica volta alla formazione delle competenze, quando i tentativi precedenti – come ad esempio le politiche d'istruzione generali – non hanno avuto successo?

  3. Potenziare il sostegno ai lavoratori poveri. L'economista Miles Corak spiega che dare più soldi ai lavoratori poveri (attraverso un supplemento per quelli a basso reddito) potrebbe aiutare le persone della classe inferiore a muoversi più in alto sulla scala sociale. Ricordiamo quali sono due dei principi più elementari in economia: 1) gli incentivi contano, e 2) cercare le conseguenze non intenzionali di un'azione. Cosa vi fa pensare che incentivare le persone ad essere lavoratori a basso salario ridurrà le disparità di reddito spingendoli più in alto sulla scala sociale e non spingendo più in basso coloro con salari alti? Infatti gli economisti citano l'indennità di disoccupazione e le leggi sul salario minimo come esempi di politiche che promuovono la disoccupazione o la sottoccupazione. Perché sforzarsi di migliorare se si ha garantito quasi lo stesso risultato con il minimo sforzo?

  4. Migliorare l'istruzione nella prima infanzia. Si veda il punto 2 qui sopra. Oggi abbiamo la popolazione giovanile più istruita della storia del Canada. I bambini hanno assistito allo sbocciare di una miriade di opzioni mai viste decine di anni fa per la prima infanzia. Se questa era la soluzione al problema, perché è perdurato nonostante i notevoli progressi in questi tipi di politiche? In effetti, lo stesso problema si ripresenta per quanto riguarda tutte le politiche statali – come determinare quali competenze siano necessarie e utili.

  5. Creare un nuovo "contratto sociale." Jamison Steeve del Globe ci spiega che l'introduzione di sostegni sociali più ampi, come l'assistenza sanitaria garantita (in aggiunta a quella pubblica?) e le pensioni, rappresenterebbero una politica costosa seppur necessaria per aiutare i lavoratori a tempo determinato e part-time a salire sulla scala del reddito. In realtà si avrebbe probabilmente l'effetto opposto, come è accaduto in altri paesi con sistemi ben sviluppati ma simili. Più si è costosi da licenziare, più si è costosi da assumere. I nuovi "contratti sociali" che dovrebbero presumibilmente aumentare la certezza di un posto di lavoro per coloro che attualmente non ce l'hanno, finiscono tipicamente per farglielo perdere. Perché un'azienda dovrebbe essere costretta ad assumersi il rischio di un nuovo dipendente? In Spagna l'attuale tasso di disoccupazione per quelli sotto i 30 anni si aggira intorno al 50%. Se i lavoratori spagnoli non hanno i migliori contratti di lavoro al mondo, ci vanno molto vicino; essi includono garanzie in materia di previdenza sociale ed ostacoli al licenziamento. Ciò potrebbe sembrare fenomenale, ma solo se si ha un lavoro. Le imprese che affrontano incertezze e costi alti nel licenziare i dipendenti, sono riluttanti ad assumere. Di conseguenza ci sono meno opportunità di lavoro per i giovani e gli inesperti.

  6. Non fare nulla, non c'è nessun problema importante.

Se avete letto fino a questo punto, potreste pensare che sono più in sintonia con questo suggerimento finale. In realtà no. Sebbene abbia i miei dubbi che la crescente disparità di reddito sia un risultato così disastroso come molti credono, mi rendo conto che alcuni saranno lasciati indietro.

Tuttavia, quelli che si trovano avanti rispetto al resto di noi non costituiscono un gruppo tanto grande come si viene indotti a credere. Dal punto di vista statistico sappiamo che la disparità di reddito non è in aumento, o almeno non tanto quanto siamo portati a credere (si veda la discussione sull'indice di Gini qui o qui). Percepiamo che il divario si allarga perché c'è un piccolo gruppo di canadesi che è sempre avanti rispetto al resto degli altri, anche se la stragrande maggioranza di noi ha assistito ad un miglioramento della qualità della vita rispetto al passato. Automobili, computer e telefoni sono tutti migliorati rispetto a 10 anni fa, e la gente tra i più bassi gradi di reddito generalmente non deficita di tanti beni materiali, come poteva accadere diversamente in passato.

Se c'è qualcosa da fare, tuttavia, è quella di fermare il vantaggio che un certo gruppo ha sugli altri canadesi. Questo gruppo io lo definisco come l'establishment bancario. Banche e banchieri hanno un piede sul resto di noi in due modi.

In primo luogo, sono in grado di utilizzare una fonte di finanziamento che non è disponibile al resto di noi. Nell'ambito di un sistema bancario a riserva frazionaria, le banche fanno uso dei depositi per finanziare le loro attività di prestito. A nessun altro business è consentito utilizzare gli asset dei propri clienti per trarre profitto. Di conseguenza le banche possono svolgere un'attività che al resto di noi non è concesso di fare. Non solo, ma la fonte di finanziamento è quasi a costo zero. Considerate il tasso di interesse che la banca paga sul vostro conto di deposito rispetto a quello che guadagna sul suo credito ipotecario – la discrepanza è parte del profitto di cui la banca gode utilizzando il vostro deposito per finanziare le sue attività di prestito.

In secondo luogo, gli effetti redistributivi della politica monetaria genera vincitori e vinti. Quando la Banca del Canada aumenta l'offerta di moneta, il risultato è un aumento dei prezzi. Questi prezzi non aumentano in modo uniforme o tutti nello stesso monento, ma lo fanno come un'onda. Coloro che ricevono per primi il denaro e lo spendono, fanno aumentare i prezzi. Questa spesa aumenta anche il reddito di coloro che ricevono subito dopo il denaro, anche se ne beneficiano meno degli utenti iniziali poiché i prezzi sono aumentati un po'. Mentre questo processo continua, possiamo vedere che l'ultima persona che ottiene il nuovo denaro ci perderà perché i suoi aumenti nominali di reddito sono stati compensati dai prezzi già aumentati. I debitori vincono, mentre i creditori e quelli a reddito fisso perdono.




Nel 2012 la Banca del Canada ha aumentato l'offerta di moneta di circa $80 miliardi. Sono circa $2,500 per uomo, donna e bambino in questo paese. Se appartenete ad una famiglia di quattro persone, spero che abbiate ricevuto il vostro assegno da $10,000.

Naturalmente non l'avete ricevuto, né siete venuti a contatto (con molta probabilità) con questi dollari di nuova creazione. Ma sapete cosa? Ognuno di questi dollari è passato per forza di cose da una banca (alcuni sono stati probabilmente spesi per le partite di hockey dei figli dei banchieri, spingendo verso l'alto le tariffe di noleggio delle piste). Dopo tutto, l'establishment bancario è il punto di ingresso del nuovo denaro nell'economia canadese. Potreste quasi pensare ai banchieri come gli scagnozzi della Banca del Canada che fanno il lavoro sporco. (Probabilmente la maggior parte dei banchieri non se ne rende conto.)

L'esito è che questo nuovo denaro è stato speso da qualcuno prima di chiunque altro. Se esiste una fonte di disuguaglianza di reddito, è qui che dobbiamo guardare. L'uso del denaro è una grande forza di bilanciamento nella nostra società. Esso ci permette di segnare i punti in modo rapido e senza sforzo, e di vedere chi serve meglio i clienti. Ma quando la Banca del Canada altera l'offerta di moneta, cambia artificialmente le regole del gioco. Le aziende non guadagnano più profitti servendo al meglio i clienti, ma mettendosi in prima linea per utilizzare questo nuovo denaro prima di chiunque altro, e quindi approfittarne prima che i prezzi inizino a salire.

Se esiste un gruppo davanti a chiunque altro in questo momento, è la classe bancaria. Porre fine al regno della Banca del Canada sull'offerta di moneta aiuterebbe molto a ridurre le forze che ampliano il divario di reddito tra i banchieri e il resto di noi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/