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mercoledì 20 settembre 2023

La crisi mondiale del credito bancario

 

 

di Alasdair Macleod

A livello mondiale sono ora improbabili ulteriori cali dell’inflazione dei prezzi al consumo e sono previsti ulteriori aumenti dei tassi d'interesse. I rendimenti obbligazionari sono già in aumento e si scatenerà una nuova fase della crisi bancaria.

Questo articolo esamina i fattori che si sono uniti per spingere i tassi d'interesse più in alto, destabilizzando l’intero sistema bancario mondiale. La contrazione del credito bancario è nelle sue fasi iniziali e questo da solo farà aumentare i costi degli interessi per i mutuatari. Abbiamo tra le mani una stretta creditizia vecchio stile.

Una nuova ondata d'inflazione dei prezzi, che più precisamente è un’accelerazione della diminuzione del potere d’acquisto delle valute fiat, porterà anche a tassi d'interesse più alti e ribassi nei valori finanziari e immobiliari.


I rischi bancari a livello mondiale sono in aumento

A poco a poco hanno cominciato a suonare i campanelli d’allarme sul credito. Gli economisti monetaristi e della Scuola Austriaca stanno insistendo sul punto puntando il dito verso le misure ampie dell'offerta di denaro, che quasi ovunque si stanno contraendo. Anche l'economia della Cina sta avendo problemi di credito, con un altro grande promotore immobiliare, Country Garden Holdings, che ha mancato i pagamenti delle obbligazioni.

Una flessione ciclica mondiale del credito bancario è attesa da tempo ed è ciò che stiamo affrontando attualmente. L’evidenza empirica dei cicli precedenti, in particolare nel periodo 1929-1932, è che la paura può diffondersi a macchia d’olio attraverso le banche quando vengono tagliate le linee di credito interbancarie, i prestiti vengono richimati e le garanzie collaterali liquidate. La domanda che ci dobbiamo porre oggi è se l’attuale recessione sia più acuta di quelle affrontate sin dagli anni ’70, o se le tempestive espansioni delle passività delle banche centrali possano nuovamente metterci una pezza.

Il problema con l’utilizzo della politica monetaria per evitare una crisi finanziaria è che arriverà il momento in cui alla fine fallirà, in particolare quando è guidata da burocrati il ​​cui punto di partenza è il presupposto che le banche siano adeguatamente capitalizzate per affrontare una recessione economica. Ciò ignora i debiti improduttivi dei cicli precedenti che si sono accumulati per formare un potenziale tsunami di bancarotte seriali. E con i rendimenti obbligazionari di nuovo in aumento, ci sono buone ragioni per credere che sia ormai alle porte un punto di svolta.

Il credito, che è sinonimo d'imponenti montagne di debito, è tutta una questione di fiducia: nella politica monetaria, nella valuta e nella capacità di una controparte di mantenere gli impegni presi. Prima di esaminare i rischi affrontati dalle valute fiat, vale la pena elencare alcuni dei fattori che possono portare al collasso di un sistema creditizio:

Contrazione del credito bancario. La contrazione del credito bancario è la conseguenza del fatto che i banchieri riconoscono che stanno aumentando i rischi di prestito. È grave quando la leva finanziaria dei bilanci bancari è alta, amplificandone la cancellazione del capitale degli azionisti a causa dei debiti inesigibili. Di conseguenza sia ai mutuatari normali che a quelli sovraindebitati, il cui flusso di cassa è stato colpito da tassi d'interesse più alti, vengono negati i prestiti, o almeno vengono razionati a un costo d'interesse più elevato. Pertanto le prime fasi di una flessione del credito vedono i tassi d'interesse salire ulteriormente portando al fallimento delle imprese. In sostanza, le banche centrali perdono il controllo sui tassi d'interesse.

Rischi di controparte interbancari. Esiste una lunga storia di banche che sospettano che una o più delle loro controparti sia sovraindebitata o mal gestita e costituisca quindi un rischio di controparte. Le banche hanno modelli analitici in comune per determinare questi rischi, quindi c’è il pericolo che la maggior parte delle banche condivida la stessa opinione su una particolare banca, portandola ad essere esclusa dai mercati all’ingrosso. Quando ciò accade, non può finanziare i deflussi di depositi, è costretta a rivolgersi alla banca centrale per ottenere supporto, oppure crolla improvvisamente. Di recente questo è stato il destino di Silicon Valley Bank. Un declassamento da parte di un’agenzia di credito, come S&P o Fitch, potrebbe innescare una crisi dei prestiti interbancari a livello locale o internazionale. E ora questi declassamenti sono iniziati.

Rendimenti obbligazionari in aumento. Le banche di solito accumulano debito pubblico, ridistribuendo i propri attivi quando sono caute nei prestiti al settore privato. Pertanto un aumento delle partecipazioni obbligazionarie tende ad essere anticiclico, con un’esposizione limitata a scadenze di solo uno o due anni. Questo schema è stato interrotto dalle banche centrali che hanno soppresso i tassi d'interesse fino o al di sotto dello zero in un momento di prolungata stagnazione economica. Ancora una volta Silicon Valley Bank serve da esempio di come tutto ciò possa andare terribilmente storto. È stata in grado di finanziare gli acquisti di obbligazioni statunitensi e delle agenzie governative a un tasso di finanziamento prossimo allo zero. Quando i tassi d'interesse sono stati rialzati, il conto profitti e perdite della banca ha subito un duro colpo e, allo stesso tempo, è sceso il valore di mercato dei suoi investimenti obbligazionari erodendone l'equity. La FED si è fatta carico di questo rischio creando il Bank Term Funding Program, in base al quale accetta titoli del Tesoro USA al loro valore di rimborso in cambio di contanti in uno swap di un anno. In sostanza, il problema negli Stati Uniti viene nascosto e si accumula invece nel bilancio della FED, anche se ciò non si riflette nelle pratiche contabili della banca centrale americana. Il ricorso a questa struttura ammonta attualmente a $107 miliardi ed è in aumento.

Stretta monetaria. Le principali banche centrali (FED, BCE, BoJ e PBOC) hanno ridotto i loro bilanci di circa $5.000 miliardi dall’inizio del 2022. Questa stretta monetaria è stata attuata non reinvestendo i proventi del debito pubblico in scadenza. Quasi tutta la riduzione dei bilanci delle banche centrali si riflette nelle riserve delle banche commerciali, ovvero saldi registrati nei loro conti come attivi. Di conseguenza il sistema bancario commerciale nel suo complesso si trova sotto pressione affinché le reinvesta in qualcos’altro, o riduca le sue passività combinate nei confronti di depositanti, obbligazionisti e azionisti. Inizialmente il sistema bancario commerciale può rispondere solo aumentando le disponibilità di buoni del Tesoro a tre e sei mesi, i quali rappresentano una base instabile per i finanziamenti pubblici.

Liquidazione delle garanzie. Tutti i grafici dei rendimenti obbligazionari nazionali ci gridano che stanno continuando a salire, invece di stabilizzarsi e infine scendere come sembra credere la maggior parte dei partecipanti al mercato. Inoltre, con i prezzi del petrolio e di altri prodotti energetici in forte aumento, la prospettiva di tassi d'interesse ancora più alti alimentati dalla contrazione del credito bancario (come spiegato sopra), insieme a una serie di altri fattori discussi in questo articolo, indicano rendimenti obbligazionari significativamente più alti e che innescheranno un mercato ribassista nelle attività finanziarie e nei valori immobiliari. Laddove le banche detengono garanzie collaterali a fronte dei prestiti, vi sarà una crescente pressione su di loro affinché svendano gli asset finanziari prima che il loro valore scenda ulteriormente.

Passività immobiliari. I prestiti bancari per immobili residenziali e commerciali dovranno assorbire sostanziali svalutazioni derivanti dalle conseguenze dei tassi d'interesse spinti al rialzo dall’inflazione dei prezzi e dalla contrazione del credito bancario. La crisi della Lehman riguardava i prestiti e la cartolarizzazione dei debiti ipotecari; questa volta tassi d'interesse più alti aggiungeranno gli immobili commerciali all’equazione.

Sistema bancario ombra. Le banche ombra sono definite come istituzioni che riciclano il credito anziché crearlo e per il quale è richiesta una licenza bancaria. Questo sistema comprende fondi pensione, compagnie assicurative, broker, società di gestione degli investimenti e qualsiasi altra entità finanziaria che presta e prende in prestito azioni o negozia derivati ​​e titoli. Tutte queste entità presentano rischi di controparte per le banche e le altre banche ombra. Alcuni rischi possono emergere da trimestri inaspettati, come dimostrato dal crollo dei fondi pensione nel Regno Unito a settembre dello scorso anno.

Derivati. Le passività in derivati provengono dai mercati regolamentati mondiali, che secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali avevano un open interest di circa $38.000 miliardi lo scorso marzo, oltre a un’ulteriore esposizione nozionale di $60.000 miliardi in opzioni. I mercati dei derivati ​​over-the-counter non regolamentati sono molto più ampi, con una stima di $625.000 miliardi alla fine del 2022, compresi contratti di cambio ($107.600 miliardi), contratti su tassi d'interesse ($491.000 miliardi), titoli azionari ($7.000 miliardi), materie prime ($2.300 miliardi) e credito compresi i default swap ($9.940 miliardi). Tutti i derivati ​​presentano catene di rischio di controparte. Abbiamo visto come una semplice posizione nei titoli del Tesoro statunitense abbia minato Silicon Valley Bank: un fallimento nei mercati dei derivati ​​avrebbe conseguenze molto più ampie, soprattutto perché le autorità di regolamentazione non sono consapevoli della reale posizione di rischio dei derivati OTC dato che non rientrano nel loro mandato normativo.

Mercati pronti contro termine. In tutti i sistemi bancari, alcuni più di altri, le banche dipendono dai contratti di riacquisto per garantire la propria liquidità. Tassi d'interesse bassi e disponibilità delle garanzie collaterali richieste caratterizzano questa forma di finanziamento. In particolare in Europa, secondo l’International Capital Markets Association, le quantità totali dei pronti contro termine in varie valute hanno superato i €10.400 miliardi. Essenzialmente questi importi rappresentano squilibri all’interno del sistema finanziario, che essendo garantiti sono diventati molto più ampi dei tradizionali squilibri overnight regolati nei mercati interbancari. Anche se i pronti contro termine sono garantiti, è probabile che le conseguenze del fallimento di una controparte siano molto più preoccupanti per la stabilità del settore bancario nel suo complesso. E con tassi d'interesse più alti, un mercato ribassista dei valori collaterali è a prosciugare questa riserva di liquidità.

Bilanci delle banche centrali. Le banche centrali che hanno implementato il QE lo hanno fatto in concomitanza con la soppressione dei tassi d'interesse. Il loro successivo aumento ha portato a sostanziali perdite sui mercati, spazzando via più volte il loro capitale. Le banche centrali sostengono che ciò non è rilevante perché intendono mantenere i propri investimenti fino alla scadenza. Tuttavia, in qualsiasi salvataggio delle banche commerciali, il loro fallimento tecnico potrebbe diventare un ostacolo, minando la fiducia nelle relative valute fiat.

Considerando tutte queste potenziali aree di fallimento sistemico, è notevole che il forte aumento dei tassi d'interesse finora non abbia innescato una crisi bancaria più ampia. I fallimenti di Credit Suisse e di alcune banche regionali negli Stati Uniti sono probabilmente solo un riscaldamento prima dell'evento principale, ma quando arriverà quel momento diventerà una questione aperta se le banche centrali e i ministeri del Tesoro perseguiranno le procedure di bail-in o se ricorreranno ai bail-out come richiesto dagli aspetti pratici. La mancanza di coordinamento su questo tema tra le nazioni del G20 potrebbe mettere a repentaglio tutti i tentativi di salvataggio.

Inoltre, mentre i tecnici delle banche centrali hanno una certa conoscenza del credito e degli aspetti pratici del settore bancario, lo stesso non si può pretendere dai regolatori bancari. È raro che abbiano esperienza pratica nel settore bancario commerciale. Elaborano stress test, il cui presupposto di partenza è che le banche da loro regolamentate sopravviveranno, altrimenti mancano ai loro doveri di regolatori. È evidente come le ipotesi economiche alla base delle potenziali tensioni bancarie siano quasi sempre irrealisticamente moderate.

Senza contare che quando il fango viene a galla, l’imperativo burocratico è quello di scaricare tutta la colpa del fallimento sulle stesse banche commerciali e non sulla stessa incompetenza.


I punti deboli del sistema bancario americano

Essendo la valuta di riserva per l’intero sistema monetario monriale, il dollaro e tutto il credito bancario basato su di esso sarà probabilmente l’epicentro di una crisi bancaria globale. Se altre valute si indeboliscono o falliscono, è probabile che si verifichi una fuga temporanea di capitali verso il dollaro prima che il contagio finanziario prenda il sopravvento. Ma se a crollare per primo è il dollaro, falliranno anche tutti gli altri.

La condizione del sistema bancario americano è quindi fondamentale per l’economia mondiale. Ora ci sono segnali che non solo il credito bancario statunitense non stia più crescendo, ma che si stia addirittura contraendo.

Il grafico qui sopra è la somma di tutti i depositi delle banche commerciali più gli accordi di riacquisto inverso presso la FED. Anche se tecnicamente questi ultimi non sono in circolazione pubblica, rappresentano una forma alternativa di depositi per i grandi fondi del mercato monetario che altrimenti si rifletterebbero nei depositi bancari. Di recentemente, dopo essere saliti dal nulla quando la FED aveva consentito ad alcuni soggetti non bancari di aprire conti pronti contro termine nel 2021, fino a un massimo di $2.334,3 miliardi, tali accordi sono successivamente diminuiti di $543 miliardi. Aggiungendo questa variazione ai dati sui depositi bancari, la reale contrazione del credito bancario ammonta a $1.203 miliardi, ovvero il 5,9% dal picco registrato all’inizio di quest’anno.

Se si considerano questi fattori, gli attivi totali non sono ancora significativamente al di sotto del loro picco, il che indica che finora le banche hanno riorganizzato le proprie attività solo con l’obiettivo di controllare il rischio. Pertanto la crisi creditizia è ancora nella sua fase iniziale e potrebbe aumentare in modo significativo.

Il grafico seguente indica perché in un contesto creditizio in peggioramento le banche sono sicure di contrarre i loro totali di bilancio.

Negli ultimi tre decenni il rapporto tra attività totali e capitale di rischio di livello 1 è cresciuto da poco meno di otto volte, valore storicamente considerato normale, a quattordici volte negli ultimi tempi. È questo rapporto di leva finanziaria che minaccia di spazzare via il capitale degli azionisti se il livello combinato di prestiti in sofferenza e svalutazioni mark-to-market sugli investimenti finanziari aumenta da qui in poi.

Un secondo punto debole è la dipendenza degli Stati Uniti dalle riserve estere a breve termine in dollari, compresi i depositi bancari, che secondo il Ministero del Tesoro americano lo scorso maggio ammontavano a $7.122 miliardi. Di questo totale, $2.367 miliardi sono depositi bancari, pari al 13% del totale del sistema bancario statunitense. Ma al totale delle partecipazioni a breve termine si devono aggiungere partecipazioni a lungo termine per $24.788 miliardi, per un totale complessivo di investimenti a breve e lungo termine di quasi $32.000 miliardi. Questa cifra è sostanzialmente superiore al PIL degli Stati Uniti e si è accumulata come risultato di due fattori correlati. Dall’accordo di Bretton Woods del 1944, il dollaro è stata la valuta di riserva mondiale e i prezzi delle materie prime a livello internazionale sono sempre stati quotati e negoziati in dollari.

A memoria d’uomo, già in passato l’accumulo di dollari in mani straniere era diventato eccessivo. Ciò portò alla conversione dei dollari in oro, riducendo le riserve auree statunitensi da 21.682 tonnellate nel 1948 a 9.070 tonnellate nel 1971, quando la corsa all’oro portò il presidente Nixon a sospendere l’accordo di Bretton Woods. Ad oggi il dollaro ha perso il 98% del suo potere d'acquisto misurato in denaro giuridico, ovvero l'oro. A causa del suo status di valuta di riserva e dei persistenti deficit commerciali degli Stati Uniti, la percentuale di proprietà straniera di dollari rispetto al PIL degli Stati Uniti ha continuato a crescere, ma i recenti eventi geopolitici minacciano d'invertire questa tendenza.

Mentre i rendimenti obbligazionari in dollari aumentano, minando il valore del capitale dei $32.000 miliardi di asset finanziari e depositi bancari di proprietà straniera, gli stranieri sono tenuti a vendere i loro asset in dollari per evitare perdite crescenti. E già vediamo che molte nazioni straniere che non sono alleate con l’America iniziano ad intraprendere azioni evasive. È chiaro, quindi, che il dollaro fiat ha quasi fatto il suo corso e il ritiro del credito dall’economia statunitense ne indebolirà la valuta, farà salire i tassi d'inflazione dei prezzi alla produzione e al consumo negli Stati Uniti, e quindi farà salire i rendimenti obbligazionari. Gli asset finanziari e i valori immobiliari che sono diventati dipendenti dalla finanza a basso costo subiranno un duro colpo, incoraggiando ulteriori vendite all’estero di asset non finanziari. Le perdite per le banche, non solo negli Stati Uniti, sono destinate ad aumentare rapidamente.

Indubbiamente queste ultime saranno sotto pressione per salvare il governo americano da un ulteriore deterioramento delle sue finanze in un momento in cui gli stranieri sono più interessati a vendere titoli del Tesoro statunitensi che ad acquistarli. In una certa misura sostituire i prestiti al settore privato con il debito pubblico è attraente per le banche, ma solo con scadenze a brevissimo termine. La conseguenza sarà che il finanziamento pubblico dei titoli del Tesoro in scadenza e delle nuove emissioni sarà facilitato dai bond del Tesoro a 3 e 6 mesi, che possono essere considerati alla stregua dei contanti. Le conseguenze inflazionistiche sono una cosa, ma l’impatto dell’aumento dei tassi d'interesse dovuto alla svendita del dollaro da parte di agenti stranieri intensificherà la trappola del debito aumentandone rapidamente i costi di finanziamento.

Come se ciò non bastasse, il crollo del credito bancario è destinato ad agire negativamente sui derivati. La tabella seguente è un'istantanea degli obblighi OTC per le dodici principali banche statunitensi.

Per il lettore che perde il conto di tutti gli zeri, va notato che per le primi nove la loro esposizione è in migliaia di miliardi. Mentre è vero che alcuni derivati ​​OTC, come i credit default swap, non costituiscono obbligazioni per il loro ammontare nozionale, altri, come i derivati ​​su cambi, materie prime e contratti legati ad azioni ($117.000 miliardi) vengono estinti per l’intero importo. Ma nei bilanci bancari essi vengono registrati solo come valori contrattuali insignificanti. 

Ad esempio, nelle stime della BRI riguardo i derivati ​​citate in precedenza in questo articolo, il valore nozionale dei contratti di cambio OTC lo scorso dicembre era di $107.576 miliardi con un valore di mercato lordo di $4.846 miliardi. È quest'ultima cifra che costituisce la base registrata nei bilanci bancari, ma anche questo viene ulteriormente ridotto essendo elencato come saldo netto di obbligazioni acquistate e vendute, riducendo l’esposizione apparente a una cifra ancora più piccola. In sostanza, vengono fatti scomparire oltre $107.000 miliardi in attivi e passivi.

Secondo l’indagine triennale sui derivati ​​OTC condotta dalla BRI nel 2022, il dollaro costituisce l’88,5% di questa posizione. Fatta eccezione per le negoziazioni offshore tra banche non statunitensi in eurodollari, che rappresentano una percentuale minore del totale, tutti i contratti in dollari hanno come controparti banche statunitensi. Ciò dà origine a due minacce sistemiche: la prima e più ovvia è il fallimento delle controparti con una banca estera o una banca ombra (ovviamente con l’aumento dei tassi d'interesse e il crollo del valore degli asset finanziari in garanzia aumenterà il rischio di fallimento delle controparti esterne al sistema bancario statunitense); la seconda è il fallimento della controparte tra due banche statunitensi o banche ombra.

Possiamo essere certi che i banchieri centrali sono pienamente consapevoli di questi rischi, rifiutandosi di attirare l’attenzione del pubblico su di essi. A conferma di ciò, abbiamo visto la FED salvare AIG nel settembre 2008 con un piano di salvataggio da $85 miliardi. All'epoca AIG era la più grande compagnia assicurativa del mondo e creatrice di credit default swap e altri derivati. C'erano altri fattori coinvolti, come il prestito di titoli, ma il suo salvataggio rispecchiava le preoccupazioni della FED riguardo l'effetto che avrebbe avuto sul mercato dei CDS un potenziale fallimento di AIG.


L'Eurosistema

In comune con le altre principali banche centrali, la BCE e la sua rete di banche centrali nazionali hanno accumulato titoli di stato e altri titoli governativi attraverso il quantitative easing. La misura in cui ha aumentato le dimensioni del bilancio dell'Eurosistema è mostrata nel grafico seguente.

Dopo aver toccato il picco di €8.828 miliardi quindici mesi fa, gli attivi complessivi della BCE e delle banche centrali nazionali sono scesi a €7.167 miliardi. Gran parte dell’aumento è avvenuto attraverso quelli che la BCE chiama programmi di acquisto di asset, altrimenti noti come allentamento quantitativo. Il calo degli attivi totali è stato ottenuto consentendo la maturazione delle scadenze a breve termine e il mancato reinvestimento dei fondi, con conseguente riduzione delle passività verso le banche commerciali.

Tuttavia, sui restanti titoli in portafoglio, che ammontano attualmente a €4.865 miliardi, si registrano perdite significative su base mark-to-market. Ipotizzando una scadenza media di cinque anni e un aumento medio del rendimento dai titoli di stato dell’Eurozona dallo 0% al 3,2%, nell’ultimo anno le perdite nell'Eurosistema ammontano a circa €700 miliardi, quasi sei volte il suo patrimonio netto combinato. Il problema della valutazione è nascosto dalla contabilità europea, la quale valuta le obbligazioni su una base lineare tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso finale.

Presumere che questo non sia un problema perché la BCE può sempre stampare euro è un'illusione. L’unica speranza per l’Eurosistema è che i rendimenti obbligazionari scendano, e quindi i valori salgano, ripristinando l’integrità del bilancio, ma per ora i rendimenti stanno aumentando e sta diventando chiaro che continueranno a salire. Ad un certo punto verrà abbandonata l’ipotesi che l’inflazione ritornerà al livello di obiettivo e che i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari diminuiranno, e si dovrà prendere in considerazione la ricapitalizzazione dell’intero Eurosistema.

Non sarà facile. Indubbiamente sarà necessaria una legge a livello nazionale in molteplici giurisdizioni. Una cosa è che la BCE porti avanti le sue linee di politica inflazionistiche nonostante le proteste dei politici in Germania e altrove, ma chiedere capitale azionario mette la BCE sulla difensiva. Negli ambienti politici sono destinate a sorgere domande pressanti sui fallimenti della politica monetaria e sul perché esistono gli squilibri TARGET2. L’intero processo di ricapitalizzazione potrebbe sfociare in una disputa pubblica, soprattutto perché anche le banche centrali nazionali potrebbero aver bisogno di iniezioni di capitale prima di poter ricapitalizzare la BCE in proporzione ai suoi azionisti.

Tuttavia gli europei fanno affidamento sull'Eurosistema per sostenere l’intera rete bancaria commerciale, le cui banche d'importanza sistemica globale (GSIB) sono ancora più indebitate rispetto alle banche americane. Inoltre è inevitabile che esistano degli equivalenti nascosti nell’Eurozona di Silicon Valley Bank, i cui bilanci sono stati minati fino all’insolvenza dall’inaspettato aumento dei tassi d'interesse e dal crollo del valore delle obbligazioni. Anche il mercato dei pronti contro termine da €10.000 miliardi si trova ad affrontare il collasso dei valori delle garanzie. Le GSIB dell’Eurozona sono fortemente esposte ai rischi di controparte dei derivati. L'Eurosistema stesso è in bancarotta, avendo strapagato per obbligazioni che stanno affondando più velocemente di un sole tropicale al crepuscolo.

È nella natura di una crisi bancaria che diversi fattori si uniscano in una tempesta perfetta inaspettata. Saremo tutti saggi dopo l'evento, ma per ora possiamo solo osservare i diversi filoni che probabilmente si uniranno e distruggeranno l'Eurosistema, le sue banche commerciali e forse l’euro stesso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 29 giugno 2023

Perché Bitcoin rappresenta un credit default swap contro il sistema bancario centrale

 

 

da Bitcoin Magazine

L'ultima lettura dell'indice dei prezzi al consumo è stata uno scioccante 9,1% (9,8% nelle singole città) e molti commentatori economici si aspettavano che il prezzo di Bitcoin schizzasse alle stelle. Quello che è successo è stato l'opposto e l'azione del prezzo di Bitcoin è stata correlata con altre classi di asset. Molti hanno battuto i piedi a terra chiedendosi il motivo: "Pensavo che BTC fosse una protezione contro l'inflazione... quando si parte per la luna?"

Tenete presente che Bitcoin è un asset resiliente con solo 13 anni di effetto di rete. In che senso resiliente? Mentre il dollaro lo scorso anno ha fatto registrare nuovi massimi rispetto alla sterlina, all'euro e allo yen dall'inizio dell'anno, negli ultimi mesi è iniziato a succedere qualcosa di incredibile: il prezzo di Bitcoin (in dollari) ha mantenuto un livello di supporto estremamente forte man mano che il dollaro saliva. Questo è un evento di enorme importanza a mio parere.

L'azione dei prezzi di Bitcoin è frustrante per alcuni investitori al dettaglio, questo perché il mercato non è dominato dalla vendita al dettaglio; è dominato invece da investitori istituzionali. Le istituzioni dominano il mercato, ma sono esse stesse impantanate da regole, normative e regolamenti. In quanto tali, considerano Bitcoin come un asset di rischio e quando l'inflazione si surriscalda allora ci si allontana dal rischio, specialmente quando i tassi d'interesse sono alti (ambiente di quantitative tightening). In generale "cash is king" è un'affermazione comune nella finanza tradizionale e nell'attuale sistema monetario fiat per molti investitori. Quando il DXY sale, le istituzioni vendono i loro asset di rischio (risk-off) e acquistano liquidità (dollari) e azioni cash-flow.

Si noti che l'oro e l'argento sono scesi in modo significativo nelle ultime settimane. Quindi cos'è successo alla loro proposta di riserva di valore sicura? Niente. La proposta stessa probabilmente è ancora valida. Non si tratta degli asset stessi, si tratta di accumulare dollari in questo momento: avere liquidità è meglio per le istituzioni e gli investitori piuttosto che avere un asset prezioso ma illiquido. Ricordate, le istituzioni considerano molto importante la liquidità in tempi di alta inflazione e quantitative tightening.

Bitcoin ha solo 13 anni e ci vuole tempo affinché la vendita al dettaglio e le istituzioni ne comprendano il vero valore. Per ora gli investitori istituzionali continuano a vedere il contante come un punto di riferimento e molte persone nel commercio al dettaglio ancora non capiscono che tipo di denaro sia Bitcoin. Quindi, per ora, siamo ancora bloccati nel mondo monetario delle commissioni delle banche centrali.

La linea di politica del sistema bancario centrale è insostenibile. Loro lo sanno, noi lo sappiamo; non possono e non vogliono smettere di stampare aggiungendo passività ai loro bilanci (debiti che devono essere saldati dalle generazioni future). Qual è la soluzione? Bitcoin è la soluzione. Certo, tra due mesi la liquidità fiat rimarrà ancora re, ma tra due anni tornerà alla sua forma originaria: spazzatura. Nel frattempo Bitcoin continuerà a fare la sua parte e gli investitori (sia al dettaglio che istituzionali) ne comprenderanno appieno il valore.

La seguente affermazione è a dir poco relativa: "Bitcoin è una protezione contro l'inflazione". Lo dico perché per chi ha acquistato bitcoin anni fa (prima del 2017) questa affermazione è vera, ma per qualcuno che li ha acquistati di recente suddetta affermazione si porta dietro un certo carico di scetticismo. A lungo termine è certamente una protezione contro l'inflazione.

Un credit default swap, o CDS, è uno strumento assicurativo che le istituzioni utilizzano quando possiedono un'obbligazione emessa da un'azienda o uno stato. Acquistano un'assicurazione contro il fallimento dell'obbligazione (insolvenza dell'emittente). Per le istituzioni e gli investitori, Bitcoin può e dovrebbe essere il CDS contro il fallimento del sistema bancario centrale. Bitcoin protegge la vostra ricchezza dalla svalutazione e vi protegge come un CDS contro lo stato. Bitcoin è la vostra polizza assicurativa contro l'intera politica monetaria delle banche centrali e il denaro fiat.

Il futuro è digitalizzato e il denaro non sarà diverso. Bitcoin è senza dubbio l'unica soluzione per una forma di denaro digitale solida, immutabile, sicura e che dia alle persone la loro sovranità. Le banche sono controparti; Goldman Sachs, NYSE, Vanguard, Fidelity e altri sono controparti. Con Bitcoin possedete l'asset a titolo definitivo e non l'asset sottostante. Nel sistema odierno la fiducia, o la speranza, è che la controparte mantenga la propria parte dell'obbligo e consegni ciò che vi è dovuto quando deve liquidare un asset. Bitcoin capovolge tutto ciò, utilizzando un elegante sistema di incentivi, crittografia, limite di offerta, decentralizzazione e una rete a cui chiunque può partecipare.

L'aumento del potere d'acquisto viene in secondo luogo. Ovviamente bisogna proteggerlo, e come si fa? Semplice, con Bitcoin.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 31 maggio 2023

Si sta surriscaldando tutto

 


di Alasdair Macleod

Un numero crescente di governi sta abbandonando la sfera d'influenza statunitense. Le opportunità derivanti dal commercio con l'Asia si confrontano favorevolmente con l'aumento dei rischi monetari e bancari in un mondo incentrato sul dollaro.

Contro un sistema bancario imploso nei mercati finanziari, il renminbi cinese sembra un rifugio sicuro. Grazie a un'economia orientata al risparmio, l'inflazione dei prezzi al consumo in Cina è rimasta molto bassa, mentre quelli dell'alleanza occidentale sono saliti alle stelle.

Ora ci troviamo di fronte a una stretta creditizia, mentre le banche fanno fatica a ridurre il loro indebitamento operativo che è diventato alto. Di conseguenza i tassi di finanziamento saranno portati più in alto, togliendo il controllo sui tassi d'interesse dalle mani delle banche centrali. Tassi d'interesse e rendimenti obbligazionari più alti, dovuti a una stretta creditizia, aggraveranno la crisi bancaria, la quale è solo nelle sue fasi iniziali.

Di conseguenza il credito del sistema bancario centrale sarà gonfiato per impedire il collasso della rete bancaria commerciale e per finanziare l'aumento dei deficit di bilancio degli stati. La prospettiva e la realizzazione di queste condizioni porteranno alla fine a un crollo dei valori delle valute fiat e i detentori stranieri di dollari, euro e sterline stanno finalmente iniziando a comprendere il pericolo.


La geopolitica sta indebolendo il dollaro

Nelle ultime settimane la minaccia all'egemonia del dollaro è notevolmente aumentata. Come i topi che abbandonano una nave che affonda, un numero crescente di Paesi sta passando dal dollaro al renminbi cinese e, in misura minore, ad altre valute dei mercati emergenti. La Cina ha mediato un accordo di pace tra Iran e Arabia Saudita e, a sua volta, i sauditi stanno ora migliorando le loro relazioni diplomatiche con la Siria.

Sembra che la politica mediorientale americana del divide et impera sia stata rovesciata. Si dice che anche il Messico sia pronto ad accettare il renminbi in barba alle politiche del suo vicino settentrionale. E il Brasile è sempre stato la B nei BRICS; ora l'Argentina ha chiesto di entrare a farne parte, insieme ad Algeria, Indonesia e Iran.

Si dice che anche l'Arabia Saudita, la Turchia, l'Egitto e l'Afghanistan siano interessati, insieme ad altri probabili contendenti per l'adesione ai BRICS, tra cui Kazakistan, Nicaragua, Nigeria, Senegal, Tailandia ed Emirati Arabi Uniti. Tutti i loro ministri delle finanze erano presenti alla riunione di dialogo sull'espansione dei BRICS tenutasi lo scorso maggio e se si unissero tutti i BRICS+ avrebbero un PIL nominale maggiore del 30% rispetto agli Stati Uniti: rappresenterebbero oltre il 50% della popolazione mondiale e controllerebbero oltre il 60% delle riserve globali di gas.

Dopo il colpaccio diplomatico cinese in Medio Oriente, il presidente francese Macron e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, hanno fatto visita al presidente Xi a Pechino per vedere se poteva convincere i russi a prendere in considerazione un accordo di pace sull'Ucraina. Un vicolo cieco, ma i cinesi sembrano vedere la Francia come un partner commerciale più importante della Commissione europea. Mentre Macron ha ottenuto il pieno trattamento diplomatico, la von der Leyen, che di recente ha pronunciato un discorso aggressivo su Taiwan, è stata messa da parte.

La popolarità di Macron presso la leadership cinese è indubbiamente collegata alla sua politica di lunga data di relazioni diplomatiche e commerciali tra Cina e Francia, con la prima che investe pesantemente nella seconda, ed è stato annunciato di recente che un esportatore francese di GNL in Cina abbia persino accettato pagamenti in renminbi invece che in dollari.

Chiaramente i cinesi hanno tenuto conto di tutto questo quando hanno accolto Macron. Inoltre quest'ultimo ha detto ai giornalisti durante il volo da Pechino a Guangzhou che l'Europa non deve seguire l'agenda degli Stati Uniti riguardo a Taiwan e che le nazioni europee non dovrebbero rimanere invischiate in “crisi che non sono nostre”. Successivamente l'ufficio stampa di Macron ha scatenato una lite cercando di censurare i suoi precedenti commenti.

Questo episodio suggerisce che la Francia stia prendendo le distanze dall'UE sulla politica estera e ci si chiede quanto poco ci vorrà per rompere non solo l'approccio ufficiale dell'UE, che è più in linea con la posizione della von der Leyen, ma anche quello della NATO. E possiamo indovinare ciò che Xi ha detto a Macron sull'Ucraina: difendetevi come europei e non comportatevi come tirapiedi americani. Allora sì che i russi si siederebbero al tavolo delle trattative, ma senza gli americani a quel tavolo. Senza dubbio questo era lo stesso messaggio che Putin ha mandato a Macron quando ha visitato Mosca all'inizio dello scorso anno.

Non solo la Cina è riuscita a garantire successi diplomatici in Medio Oriente, ma è improvvisamente diventata l'egemone di riferimento per gli affari mondiali, da qui la visita di Macron e von der Leyen. Oltre ai BRICS la Cina è direttore comune dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Mentre il PIL della sua economia è secondo solo a quello degli Stati Uniti in termini nominali ($14.700 miliardi rispetto a $20.890 miliardi) su base PPA, quello della Cina è significativamente più grande ($32.000 miliardi contro i $23.000 miliardi degli Stati Uniti).

Inoltre la Cina sta ricominciando a crescere dato il credito bancario in aumento, mentre invece quello negli Stati Uniti è in contrazione. Il segnale inviato ai partner commerciali di tutto il mondo è di allineare i loro interessi con la Cina piuttosto che con l'America, ma coloro ancora neutrali stanno anche osservando lo stato in cui versa il sistema bancario occidentale e molto probabilmente concluderanno che presenta pericoli sistemici che sarebbe saggio evitare.


La posizione reale del sistema bancario statunitense

Lo stato del sistema bancario statunitense è senza dubbio motivo di preoccupazione a livello mondiale. I giorni dei tassi d'interesse artificialmente bassi sono finiti e una valutazione della sopravvivenza del sistema bancario in un contesto di tassi d'interesse in salita viene sicuramente presa in considerazione dagli stranieri. E non sarà sfuggito alla loro attenzione che l'offerta di denaro statunitense, composta principalmente da depositi bancari, si sta contraendo.

In termini percentuali il credito bancario non è ancora diminuito tanto quanto durante la crisi Lehman, ma sembra stia diminuendo in modo più aggressivo. Tuttavia i fattori comuni a tutte le crisi del credito bancario sono la paura che le perdite sostituiscano il desiderio di profitti e il loro impatto sui bilanci bancari altamente indebitati. Il grafico qui sotto, costruito dalle tabelle dei rapporti bancari della FDIC, illustra la posizione reale dal punto di vista di un azionista di banca.

Come approssimazione, possiamo vedere che, in base al rapporto tra attivi e capitale di classe 1, l'intero sistema bancario è significativamente più indebitato di quanto non lo fosse sin dal 1990, quando è iniziata la raccolta delle cifre della FDIC. Il rapporto sta ora diminuendo, probabilmente di più quando le statistiche del primo trimestre del 2023 vogliano dare a vedere.

Ci sono due modi in cui il rapporto può tornare a livelli più normali: o le banche raccolgono più capitale proprio, che in molti casi sarebbe scontato rispetto al valore contabile e quindi indesiderabile, oppure devono ridurre il lato attivo dei loro bilanci. Collettivamente le banche stanno scegliendo quest'ultima strada.

Secondo la FDIC la riduzione degli attivi bancari totali nel 2022 è stata di soli $120 miliardi, quindi le banche non avevano affrontato materialmente il rischio di prestito prima di gennaio. Ma ci sono state alcune importanti tendenze di bilancio: i titoli detenuti sono calati di $362 miliardi, ma all'interno di questo totale la vendita al valore equo è calata di $1.033 miliardi mentre la voce Held to Maturity è salita di $676 miliardi. In parole povere, hanno fatto window dressing per nascondere le perdite. Sono stati venduti anche titoli garantiti da ipoteca per $407 miliardi e i saldi di cassa sono stati ridotti di $981 miliardi.

Dai dati della FDIC possiamo concludere che la riduzione del credito bancario lo scorso anno si è concentrata sugli asset liquidi anziché sull'erogazione del credito per attività non finanziarie. Infatti i prestiti e le locazioni totali sono aumentati di $980 miliardi. Ciò significa che nel corso del 2022 la contrazione del credito bancario ha rispecchiato la minore liquidità del sistema bancario, invece di contenere il rischio; semmai è aumentato il rischio d'insolvenza bancaria.

La FED mette a disposizione informazioni più aggiornate rispetto a quelle della FDIC. I dati seguenti provengono dalla tabella H.8 della FED del 7 aprile.

• Complessivamente il credito bancario è aumentato dell'1,6% su base annua.

• Tutti i titoli di credito bancario sono diminuiti del 6%, a $5.228,6 miliardi. Ciò include titoli del Tesoro e delle agenzie governative (in calo del 4,7% a $ 4.153,4 miliardi), altri titoli (in calo dell'11% a $1.075,2 miliardi). Presumibilmente parte del calo è attribuibile a un aumento dei rendimenti obbligazionari sin dallo scorso aprile piuttosto che all'effettiva vendita di obbligazioni. La posizione reale è nascosta da quantità sconosciute di obbligazioni che vengono riclassificate su una base Held To Maturity piuttosto che valutate a mercato, come abbiamo visto con il fallimento di Silicon Valley Bank.

• I prestiti e le locazioni nel credito bancario sono aumentati del 5,1% rispetto a un anno fa, ma in realtà sono leggermente diminuiti rispetto al mese scorso, a $12.065,3 miliardi. Il sottoinsieme dei prestiti commerciali e industriali è diminuito del 5,4%, a $2.756,1 miliardi. Possiamo presumere che questa cifra rappresenti il credito revolving e che finora sia troppo presto per dire se il credito viene attivamente ritirato dalle attività commerciali non finanziarie.

• I prestiti al consumo continuano ad aumentare del 6,6%, ma le cifre non sono abbastanza grandi da essere rilevanti per i totali di bilancio.

• Le attività riguardanti i contanti sono diminuite del 34%, a $ 3.355,2 miliardi. Questa riga rappresenta il denaro contante, i contanti in corso di riscossione, i saldi dovuti da altre banche e dalla FED. Ciò si riflette anche nei numeri della FDIC.

• Per quanto riguarda le passività i grandi depositi vincolati sono aumentati del 43,9%, a $ 1.843,9 miliardi, ma questa è una cifra relativamente piccola rispetto al calo degli altri depositi, che sono diminuiti di $1.384 miliardi da febbraio 2022. Con il calo della linea Attività riguardanti i contanti sul lato degli attivi, ciò significa un calo significativo della liquidità complessiva, sia dal punto di vista pratico che burocratico.

Questo ci porta a concentrarci sulla variazione della liquidità nell'ultimo anno. Considerando la variazione delle voci a essa connesse, la variazione degli altri depositi e sottraendo l'aumento dei grandi depositi considerati finanziamenti instabili, si ottiene un deterioramento totale di $2.192 miliardi. Tutte queste cifre sono destagionalizzate, e che prese nell'arco di un anno non sono sostanzialmente diverse da quelle effettive, ma nel valutare il sostegno per il lato attivo del bilancio da parte del sistema bancario dobbiamo usare numeri non destagionalizzati.

Mentre gli attivi totali sono aumentati nel corso dell'anno, di $523 miliardi, gli attivi residui meno le passività sono diminuiti di $35,7 miliardi, a $2.158,6 miliardi; ciò equivale a un rapporto tra attivi totali del sistema bancario e capitale nozionale di 10,7 volte. Ma con un coefficiente patrimoniale basato sul rischio di 13,65 volte basato sui numeri della FDIC nel secondo grafico sopra, la copertura azionaria scende a $1.692 miliardi, un dato spaventoso nel contesto delle perdite che potrebbero verificarsi nei prossimi mesi.

Mentre a 13,65 volte questo rapporto è eccessivamente elevato rispetto al passato, è inferiore ai rapporti bancari in altre giurisdizioni. E insieme a questa elevata leva finanziaria, c'è il deterioramento della liquidità del bilancio, un fenomeno altrettanto preoccupante.


I derivati sono l'elefante nella stanza

Molti anni fa un medico aziendale di successo mi disse che non voleva più avere a che fare con quel settore perché non si fidava dei conti, della direzione e della revisione contabile. È un avvertimento ragionevole da applicare alla nostra analisi riguardo il sistema bancario statunitense quando si utilizzano informazioni disponibili al pubblico.

Sappiamo che gli stress test del sistema bancario sono progettati per avere successo, perché nessun regolatore firmerà documenti che confermano il proprio fallimento. Piuttosto che quantificare il rischio d'insolvenza bancaria a livello di sistema, si tratta di fornire al pubblico in generale una sensazione di sicurezza.

Le banche sono commercianti di credito e gran parte della loro attività consiste nel matchare obblighi di deposito che possono essere ritirati con poco o nessun preavviso con asset che non possono essere prontamente ritirati. Ecco perché la liquidità, ovvero la capacità di far fronte ai prelievi sui depositi, è così importante ed è per questo che il deterioramento della liquidità rilevato nella nostra analisi è un segnale di allarme.

Inoltre il fatto che i conti delle banche siano preparati in conformità con l'approvazione delle autorità di regolamentazione significa che dovrebbero essere visti con scetticismo. Ad esempio, perché le obbligazioni derivate non sono adeguatamente contabilizzate nella valutazione della condizione delle singole banche, mentre  lo sono i pronti contro termine, che in fin dei conti sono obbligazioni simili? Le obbligazioni derivate sono molto più grandi per alcune banche dell'intero bilancio dei sistemi bancari combinati e persino del PIL nazionale. La tabella qui sotto mostra l'esposizione in derivati delle venti banche statunitensi più esposte e il rapporto tra derivati e depositi della clientela, i quali rappresentano la loro principale fonte di finanziamento.

Certo, non tutti i rischi dei derivati dovrebbero essere misurati in base al loro importo nozionale. I credit default swap, che dovrebbero predominare nelle attività bancarie, non impegnano i partecipanti a regolare i loro importi nozionali, che sono solo valori di riferimento. Ma i contratti a termine in valuta estera, gli swap e i derivati su materie prime, nonché le opzioni vendute, espongono le banche e gli altri partecipanti al regolamento dei loro importi completi. In un documento recente della BRI l'esposizione in valuta estera per le sole banche statunitensi è stata stimata a oltre $80.000 miliardi, quattro volte il PIL degli Stati Uniti, e che includeva il seguente commento:

Incorporato nel mercato dei cambi (FX) c'è un'enorme e invisibile attività di prestito in dollari. In uno swap FX, ad esempio, un fondo pensione olandese o un assicuratore giapponese prende in prestito dollari e presta euro o yen nella "gamba a pronti", e successivamente rimborsa i dollari e riceve euro o yen nella "gamba a termine". Pertanto uno swap FX, insieme al suo cugino stretto, uno swap monetario, assomiglia a un contratto di riacquisto, o repo, con una valuta piuttosto che un titolo come "garanzia". A differenza dei pronti contro termine, gli obblighi di pagamento di questi strumenti sono registrati fuori bilancio, in un punto cieco. Gli oltre $80.000 miliardi di obbligazioni per pagare dollari USA in FX swap/forward e swap su valute, per lo più a brevissimo termine, superano le scorte di bond del Tesoro USA, pronti contro termine e titoli obbligazionari commerciali messi insieme. Il tasso di abbandono degli accordi si è avvicinato a $5.000 miliardi al giorno nell'aprile 2022, due terzi del fatturato globale giornaliero sul Forex.

Il documento della BRI prosegue sottolineando che i mercati degli swap FX sono vulnerabili alle contrazioni dei finanziamenti e che le banche non statunitensi dovevano $39.000 miliardi nei derivati OTC, vincolandolo a un rischio sistemico mondiale estremamente elevato.

I derivati sulle materie prime hanno cifre simili a quelli in valuta estera e anche le banche statunitensi sono attive in questi mercati, sia nei futures regolamentati che nei derivati OTC. I rischi insiti nei derivati sono considerevolmente maggiori rispetto al mero fallimento contrattuale, con catene di controparti solitamente coinvolte nei mercati OTC e che diffondono il rischio sistemico da tutti i centri finanziari al sistema bancario statunitense e viceversa. La corretta inclusione di queste passività nei bilanci delle banche su base lorda (al contrario di un saldo netto) non solo crea un buco nel sistema normativo, ma allerterebbe il pubblico sulla leva finanziaria reale e quindi sui rischi per il sistema bancario. Non c'è da stupirsi se queste passività siano nascoste alla vista del pubblico.


Affrontare le conseguenze della contrazione del credito

La contrazione del credito e l'effetto sui tassi d'interesse hanno ovvie conseguenze per i singoli mutuatari. Inoltre gli attori economici statunitensi hanno adattato il loro comportamento per trarre vantaggio dai tassi d'interesse fortemente ridotti e della pronta disponibilità di credito. Pochissimi uomini d'affari e consumatori hanno capito di trovarsi in una bolla del credito, che da quando i tassi d'interesse hanno iniziato a salire sta cominciando a scoppiare. Abbiamo assistito ai primi effetti su obbligazioni e asset finanziari, ma per ora l'esplosione della bolla si è fermata, poiché i prezzi dell'energia sono scesi dai loro picchi e il senso di panico iniziale si è attenuato. Malgrado ciò anche senza un'ulteriore contrazione del credito, possiamo vedere che le conseguenze di un riaggiustamento a condizioni di credito più stringenti stanno indebolendo le economie dell'alleanza occidentale.

I pericoli che devono affrontare alcuni settori non finanziari sono già stati segnalati. Ad esempio, secondo il modulo H.8 della FED, i prestiti immobiliari sono aumentati rispetto a un anno fa: da $555 miliardi a $5.385 miliardi. In un momento di aumento dei tassi d'interesse e con il senno di poi, è difficile giustificare il motivo per cui il sistema bancario abbia aumentato i suoi prestiti a questo settore. Le banche ora vedranno l'errore? A che punto capiranno che la contrazione del credito indebolisce i valori delle garanzie a danno sia loro che dei mutuatari?

La risposta a questo e ad altri enigmi simili è che ci si sta gradualmente rendendo conto di tutte le conseguenze della crescente avversione al rischio da parte delle banche.

Quando i tassi d'interesse cominceranno a riflettere correttamente le condizioni di contrazione del credito, andranno in sofferenza i prestiti per gli immobili privati e commerciali. Non solo i costi di finanziamento aumenteranno, ma i finanziamenti necessari per sostenere i valori degli asset non saranno più disponibili. E il ritiro del credito bancario estenderà la crisi anche ai titoli garantiti da ipoteca e ad altri titoli garantiti da asset. Sono le banche regionali e minori a essere maggiormente esposte a questo rischio e già vi è una crescente speculazione sulla possibilità di una crisi nel settore degli immobili commerciali.


Conseguenze per gli investitori esteri

Finora abbiamo visto come i detentori stranieri di dollari siano stati avvertiti della fragilità del sistema bancario basato sul dollaro e che l'accesso ai loro depositi e investimenti dipende dalle autorizzazioni degli Stati Uniti, dalla loro rete d'intelligence e dai membri della NATO. E penseranno anche in anticipo a come la FED, la BCE e le altre principali banche centrali reagiranno se la posizione del sistema bancario commerciale dovesse deteriorarsi ulteriormente. Proporranno i seguenti "e se":

• E se i tassi d'interesse tendessero a salire ulteriormente, spinti dalla contrazione della disponibilità di credito invece che dalle politiche monetarie del sistema bancario centrale? Ciò porterà a ulteriori fallimenti bancari man mano che il credito necessario per sostenere la montagna di derivati si esaurirà?

• E se gli Stati Uniti e i loro alleati affrontassero una recessione? In che modo ciò influenzerà il dollaro e le altre valute, rispetto al renminbi cinese la cui economia è in crescita?

• E se la Cina e la Russia insieme trovassero alternative monetarie più solide al sistema monetario basato sul dollaro? Quale sarà l'impatto sul dollaro e sul suo potere d'acquisto delle materie prime e dei loro derivati?

Fondamentale per comprendere questi risultati sarà anticipare la risposta delle autorità monetarie competenti alla contrazione del credito. Poiché il PIL è quasi interamente regolato da trasferimenti di credito bancario, una riduzione della sua quantità porta automaticamente a un calo del PIL nominale. Le conseguenze attese saranno un aumento della disoccupazione, un calo delle entrate statali e un aumento dei costi del welfare. In altre parole i deficit pubblici aumenteranno e così anche il loro fabbisogno di finanziamenti.

Ciò metterebbe gli Stati Uniti e il dollaro in una posizione scomoda. Negli ultimi decenni gli Stati Uniti sono diventati sempre più dipendenti dall'acquisto estero di debito del Tesoro USA, ma da quando il dollaro è stato utilizzato come arma contro la Russia, tale fonte di finanziamento ha subito un forte rallentamento. Infatti nell'ultimo anno i detentori stranieri hanno ridotto le loro partecipazioni di $253 miliardi e all'interno di questo totale le partecipazioni non governative sono aumentate di $163 miliardi, mentre i governi esteri hanno ridotto le loro di $416 miliardi.

La valutazione di queste partecipazioni verrebbe ulteriormente indebolita dalla contrazione del credito bancario, perché a meno che la domanda di credito non diminuisca più rapidamente della sua offerta, i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari saranno spinti più in alto da una carenza di credito. In queste circostanze un governo deve emettere obbligazioni a rendimenti più elevati per finanziare il suo deficit, indipendentemente dalla politica monetaria della sua banca centrale. E come ha scoperto il Regno Unito nelle sue molteplici crisi di finanziamento negli anni '70, di fronte a questa situazione i detentori stranieri vendono obbligazioni e valuta.

Tutto questo può sembrare ovvio a un detentore straniero di asset statunitensi e del dollaro. Già pronti a ridurre le loro attuali esposizioni a favore del renminbi cinese, la vendita all'estero di dollari (e anche di euro, sterline e yen che affrontano allo stesso modo una combinazione di contrazione del credito bancario, aumento dei tassi d'interesse, insolvenza delle banche commerciali e persino insolvenza del sistema bancario centrale) sembra proprio guadagnare trazione di giorno in giorno. La liquidazione estera delle valute e delle obbligazioni dell'alleanza occidentale si scontrerà quindi con l'escalation dei requisiti di finanziamento dei loro governi a causa delle conseguenze della recessione.

Dalla nostra analisi sul deterioramento della liquidità e sull'elevato indebitamento nel sistema bancario statunitense — non così indebitato, però, come i sistemi bancari in Europa e Giappone — è chiaro che la crisi bancaria è nelle sue fasi iniziali. Inoltre la natura fuori bilancio dei derivati e le perdite in bilancio nascoste da normative contabili suggeriscono che le banche centrali dovranno sostenere in toto i loro sistemi bancari commerciali. I tentativi d'imporre l'azzardo morale in modo selettivo quasi certamente si ritorceranno contro di loro.

Ma avendo anche acquisito obbligazioni e altri asset attraverso il quantitative easing ai prezzi più alti possibili, le stesse banche centrali rimarranno solvibili solo ricapitalizzandosi nel momento peggiore possibile, o espandendo il proprio bilancio per cifre inimmaginabili.

Il mondo sviluppato affronta una tempesta perfetta, destinata a distruggere le sue valute fiat. Al contrario, Cina e Russia hanno messo insieme un piano credibile per l'espansione industriale dell'Asia. Le finanze di entrambi i governi sono stabili, con il sistema bancario cinese orientato al risparmio; ciò significa che i prezzi al consumo sono a loro volta stabili e il renminbi ha le caratteristiche desiderabili di una valuta relativamente forte.

Inoltre la Russia sta valutando la possibilità di riportare il rublo a un gold standard e in mancanza di ciò, o anche in aggiunta ad esso, sta lavorando su una valuta separata coperta da oro o materie prime per scopi di saldo commerciale. Ci sono evidenti vantaggi di una tale mossa: tassi d'interesse e rendimenti obbligazionari denominati in rubli scenderanno nel tempo, dall'attuale 10% a un livello stabile del 2%–3%. E non solo la volatilità dei prezzi dell'energia e delle materie prime verrà sostanzialmente ridotta, con l'ovvio beneficio per la produzione industriale, ma il dollaro instabile sarà bandito dai commerci di Cina e Russia, un'ambizione di lunga data per entrambi i Paesi.

Non sorprende quindi che il mondo non allineato stia gravitando dal dollaro e dall'euro al renminbi e ad altre valute.


L'inflazione dei prezzi nelle economie occidentali non tornerà all'obiettivo designato

I macroeconomisti si aspettano un calo dei prezzi dovuto a un crollo della domanda: in altre parole, anticipano un surplus di produzione, un eccesso malthusiano. Potrebbe esserci un effetto negativo sui prezzi dovuto alla liquidazione delle scorte, ma si tratta solo di un effetto a breve termine e non stabilisce il corso successivo per il livello generale dei prezzi, il quale si rifletterà nel valore di una valuta fiat instabile.

Si presume che il crollo della domanda atteso con il progredire di una recessione sarà dovuto all'aumento della disoccupazione e quindi un numero crescente di consumatori disoccupati avrà meno da spendere. Senza dubbio questo è vero, ma allo stesso tempo c'è anche la produzione che diminuisce e mentre l'equilibrio tra domanda e offerta varierà per i diversi beni e servizi, in alcuni casi la produzione di prodotti diminuirà anche più rapidamente della domanda. Pertanto non si può affermare che una recessione porti a un avanzo generale, infatti la Legge di Say, calunniata da Keynes per aprire la strada alle sue teorie economiche, è chiara in proposito.

Mentre la produzione finanzia il consumo attraverso il denaro e il credito, e viene mantenuto un equilibrio generale tra di essi, è il valore delle merci che porta a un calo dei prezzi, perché ci si aspetta che l'inizio di una recessione porti a un surplus delle merci, prima che le industrie estrattive reagiscano tagliando la loro produzione. Misurati in valute fiat, i prezzi del petrolio e del gas sono particolarmente volatili, ma il rapporto non è così semplice.

Il grafico qui sotto mostra il prezzo del petrolio WTI in dollari e le recessioni. La correlazione tra i due non è chiara, con il prezzo del petrolio che è aumentato all'inizio delle recessioni nel 1990 e nel 2007, mentre è diminuito bruscamente prima della breve recessione nel 2020. Poi è calato dopo che le recessioni del 1991, 2001 e 2008 sono andate avanti. Laddove esiste una correlazione, gli effetti delle recessioni sui prezzi del petrolio e su altre materie prime sono stati probabilmente esagerati dall'attività speculativa sui derivati, la quale nell'aprile 2020 ha persino portato i prezzi WTI in territorio negativo.

Ci sono anche variazioni di prezzo derivanti da cambiamenti nella valutazione della valuta. I prezzi del petrolio WTI sono saliti da sotto lo zero nell'aprile 2020 a un picco di $120 in soli ventitré mesi. Ma anche prima che i russi invadessero l'Ucraina, il prezzo era salito a $90.

Poiché le banche inaspriscono le condizioni di credito e le economie dell'alleanza occidentale scivolano in recessione, il livello generale dei prezzi al consumo non crollerà come previsto dagli organismi ufficiali e di conseguenza le variazioni del livello generale dei prezzi rifletteranno prevalentemente i cambiamenti nel potere d'acquisto delle valute fiat.

L'errore macroeconomico che prevede un eccesso generale è alla base di una relazione dell'FMI la quale prevede che i tassi d' interesse nel Regno Unito torneranno a "livelli estremamente bassi". O meglio, questo era il resoconto sul capitolo 2 del World Economic Outlook dell'FMI, il quale ha cercato di valutare il (fantomatico) tasso d'interesse naturale ipotizzando che l'inflazione dei prezzi sarebbe tornata all'obiettivo designato dalle autorità monetarie. Potete scommetterci che sia sbagliato. Nessun modello matematico può catturare variazioni nel livello di fiducia umana in una valuta.


Conclusione

Tutti i segnali indicano una fine del sistema monetario fiat. E con esso, ci sarà un cambiamento radicale nel sistema bancario centrale. Dato che le banche centrali dell'alleanza occidentale sono tutte tecnicamente in bancarotta, la loro sopravvivenza e quella delle loro valute è tutt'altro che scontata.

Con il sistema monetario fiat se ne andranno i DSP e le riserve monetarie delle banche centrali. Solo una copertura aurea ne garantirà il valore misurato dal livello generale dei prezzi. Creerà notevoli difficoltà per le 1,3 miliardi di persone in Nord America, Europa, Giappone e agli antipodi. A fronte di ciò, i 3,8 miliardi in Asia, così come un ulteriore miliardo in Africa, avranno l'opportunità di una vita migliore.

La misura in cui quelli di noi soffriranno economicamente dipenderà da quanto tempo impiegheranno le nostre istituzioni a riconoscere i loro errori, i limiti pratici dello stato e a persuadere gli elettori che il welfare state non è una panacea. La macroeconomia ci ha portato in uno stato d'illusione e deve essere abbandonata.; deve essere di nuovo abbracciata la filosofia del libero mercato e lo stato ridotto al minimo.

Il modo per rispondere agli egemoni asiatici è incoraggiare il libero scambio ed eliminare il più possibile i dazi. Dobbiamo imitare le loro politiche estere, intervenendo solo per proteggere i nostri interessi diretti. Questo fu l'insegnamento di Lord Liverpool, Castlereagh e Wellington dopo le guerre napoleoniche, stabilendo la rotta affinché la Gran Bretagna diventasse la forza economica più potente del diciannovesimo secolo.

Ma dove possiamo avere qualcosa di superiore a loro è nel rispetto dei diritti di proprietà, perché questo è l'unico grande difetto sia in Russia che in Cina, dove gli interessi statali usano la legge o la forza per privare i cittadini delle loro proprietà e libertà.

Nel frattempo ha senso per noi come individui uscire da un sistema finanziario fiat in fallimento e accumulare denaro sano/onesto (oro e Bitcoin) in difesa della ricchezza che abbiamo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 10 maggio 2023

Tucker Carlson, Blackrock e le istituzioni finanziarie importanti a livello sistemico

 

 

di Tom Luongo

La grande novità di questa settimana è stato il licenziamento senza tante cerimonie di Tucker Carlson da parte di Fox News. Le ragioni del licenziamento non sono ancora chiare e anche l'ultimo comunicato di Tucker non ha fatto nulla per reprimere le ipotesi a riguardo.

Quello che ha fatto è stato sottolineare quanto potere abbia accumulato durante il suo tempo nella fascia oraria di prima serata sulla Fox.

Non sono il primo a farvi notare quante visualizzazioni abbia ottenuto questa cosa, facendo impallidire le sue valutazioni Neilson.

Qualcosa è cambiato dietro le quinte. Nel giro di un'ora Don Lemon è stato scaricato dalla CNN, Susan Rice ha lasciato l'amministrazione Biden e Nate Silver è stato licenziato da ABC News.

Sia Carlson che Lemon sono stati accusati di aver creato "ambienti di lavoro tossici", giusto per dare un minimo di contesto alla mossa.

È un metodo collaudato per "sopprimere" un personaggio pubblico. Non deve essere vero, deve solo sembrare vero.

C'è ogni teoria immaginabile su quello che è successo e tutte hanno un briciolo di verità. Molto probabilmente è solo l'inizio della morte di quella fascia oraria.

Importa chi ci fosse dietro o perché Carlson sia stato estromesso dalla Fox? Non dovevamo essere pronti a una cosa del genere?

Infatti ero stupito che fosse ancora in onda dopo tutto questo tempo. Non penso che questa sia una storia in cui Tucker, nei panni di Icarus, è volato troppo vicino al sole; è qualcosa di molto più grande di Tucker Carlson.

La confluenza di giornalisti e figure politiche importanti che lasciano i loro incarichi, incluso ora il capo della BBC Richard Sharp, in base al vecchio conflitto d'interessi assomigliano più a un rimescolamento di carte piuttosto che a qualcosa di nuovo e inquietante.

Non è mai tardi per cambiare il tabellone di gioco: un tentativo di cambiare completamente la direzione del flusso d'informazioni mentre ci prepariamo per la prossima grande operazione psicologica...

… il passaggio di testimone dell'attuale presidente a quello nuovo.

Perché questa è la migliore possibilità che hanno i democratici a questo punto per riprendersi la presidenza con un certo grado di credibilità, dati i loro indici di approvazione. Anche se credete che le nostre elezioni non siano corrotte (sic!), dovete almeno ammettere che gli eventi attuali rappresentano un modo plausibile per convincersi di questo "fatto".

Naturalmente, come ho detto sopra, qualcuno degli altri "perché" riguardo questi eventi ha importanza? Certo che no, sono statistiche per alimentare i pregiudizi di conferma e impedire qualsiasi compattamento dell'elettorato... per non dire altro.

Questo è stato il vero crimine di Tucker, se qualcuno di noi è onesto con sé stesso.

E, infatti, è la parte meno interessante di tutta la storia, perché l'esca data in pasto alle "persone intelligenti" nei media alternativi è il ruolo di Blackrock.

Certo, questo non è vero ma, ancora una volta, non importa. Detto questo, c'è un punto di vista Blackrock in questa storia, ma non è quello che le persone sono state indotte a credere.

Blackrock ha aumentato la propria quota di proprietà in FOX poco prima di questi eventi e ciò è sintomatico dell'uso di mezzi indiretti da parte di Blackrock per ottenere ciò che vuole.

Larry Fink, CEO di BLK, è noto per le sue buffonate nel costringere i capi di stato e gli amministratori delegati a eseguire i suoi ordini mentre si nasconde dietro la cortina fumogena di "sono solo un tizio che investe il proprio capitale duramente guadagnato per conto vostro e per il bene dell'umanità".

Ora, questa è una scemenza di primo grado.

Blackrock è la principale sussidiaria di Davos nell'indice S&P 500 e nell'Euro STOXXX 50 (il link richiederà la traduzione dal tedesco). Potrebbe anche cambiare il suo nome in Don, ma ci sono alcuni problemi etnici al di fuori del Queens.

Blackrock ha puntato grosso su Obama/Biden per sbarazzarsi di Jerome Powell. Ha sfruttato al massimo il suo potere sul CARES Act per accedere alla finestra di sconto della FED e procurarsi capitale a costo zero per acquistare azioni statunitensi e, per estensione, proprietà immobiliari e tutto il resto.

La crescita dell'azienda è stata potenziata durante la crisi sanitaria, ma prima cresceva già di oltre i $1000 miliardi all'anno.

Il suo AUM — Assets Under Management — è sceso nel 2022, perché il valore degli asset sottostanti è sceso da quando Powell ha rialzato i tassi d'interesse a molti degli "investimenti" di Blackrock. I titoli dei giornali sono stati riempiti da governatori come Ron DeSantis della Florida che hanno lanciato una campagna anti-Blackrock/anti-ESG/anti-Woke che ha contribuito ulteriormente al deflusso di fondi di Blackrock.

Ma questo non è molto di fronte ai $10.000 miliardi di AUM; qualche miliardo è letteralmente un errore di arrotondamento.

No, l'effetto maggiore è arrivato dal portare il Fed Funds Rate dallo 0% al 5% in un anno.

Nelle ultime fasi degli anni ZIRP abbiamo assistito a movimenti forti nei mercati azionari, in particolare dopo la crisi sanitaria quando i soldi del CARES Act si sono fatti strada nell'economia generale. Il demente finanzairio medio che commenta su Twitter parla sempre della FED che sovvenziona il cosiddetto "effetto ricchezza" come argomentazione principale del motivo per cui Powell è "a una sola riunione dall'invertire la rotta" dal suo "tassi più alti per più tempo".

Il cosiddetto "effetto ricchezza" espande non solo l'AUM di Blackrock, ma anche la sua influenza politica. C'è sia coincidenza che causalità secondo me, tra cose come Woke-Cola e genuflessione davanti a ogni malato con un feticcio di genere in testa e l'aumento dell'AUM di Blackrock.

Quindi non c'è da meravigliarsi se il commento standard sulla FED è che QE e ZIRP aumentano i prezzi delle azioni (cosa che fa), ma anche che questo è ciò che la FED vuole sempre!

Questa è la parte con cui non sono d'accordo e, per quasi due anni, sono stato fermo nella mia valutazione del perché.

Powell è stato intrappolato sia dal COVID che dal CARES Act affinché estendesse la follia del QE e della ZIRP per altri due anni. E nel processo ha consegnato a Don Fink le chiavi dell'intero negozio di caramelle per permettere a ciò che stiamo vedendo oggi — la massima distruzione socioeconomica — continui senza sosta.

L'acquisto di un'enorme partecipazione in Fox è solo un altro mattone nel muro dei nuovi mezzi d'informazione per la guerra imminente.

Tutto quello che dovevano fare per concludere l'affare era convincere tutti che l'economia mondiale stesse ancora soffrendo per il COVID e che quindi avessimo bisogno di MOLTA PIÙ SPESA PUBBLICA!! per reflazionare l'economia.

Powell avrebbe dovuto essere deposto e Lael Brainard insediata per garantire la continuità della linea di politica con quella di Janet Yellen, ora in una posizione di potere come Segretario al Tesoro nell'amministrazione Biden.

Questo piano, però, è fallito: la Brainard è fuori dalla FED e si sta preparando a sostituire la Yellen nel secondo mandato di Biden.

La campagna di rielezione da parte di Biden/Harris è stata sincronizzata con la cacciata di Carlson dalla Fox e con colpi di avvertimento sparati contro tutti i principali media affinché si allineassero come mai prima d'ora.

Ora parliamo di cosa stia succedendo davvero con Blackrock alla luce di questo fallimento nel sostituire Powell.

Da qualche anno Janet Yellen ed Elizabeth Warren hanno avanzato l'idea di estendere la definizione di SIFI — istituzione finanziaria importante a livello sistemico — a entità non bancarie, come Blackrock.

Blackrock ha sostenuto per anni che non può essere una SIFI perché:

“Il commissario britannico subentrato a Barnier, Jonathan Hill, voleva che la commissione lavorasse fianco a fianco con i finanzieri e ogni volta che veniva organizzato un dibattito o un'udienza, il personale di BlackRock era presente”, ricorda Daniela Gabor.

“Poi ho capito che non erano più le banche ad avere il potere ma i gestori patrimoniali. Spesso ci viene detto che un manager è lì per investire i nostri soldi per la pernsione, ma c'è molto più di questo. Secondo me BlackRock riflette la rinuncia al welfare state. La sua ascesa al potere va di pari passo con i continui cambiamenti strutturali, cambiamenti nella finanza, ma anche nella natura del contratto sociale che unisce il cittadino e lo Stato”.

Daniela Gabor spiega che la Banca Centrale Europea, che incarica BlackRock di controllare le banche, non ha alcun potere sulla società. “La tesi di BlackRock è semplice: non facciamo leva finanziaria, non agiamo come banche, quindi non abbiamo bisogno di essere regolamentati come istituzione finanziaria sistemica”. {enfasi mia}

Infatti BlackRock sgattaiola via da tutti i radar. “Può essere regolamentata per motivi noti come microprudenziali, per proteggere i propri clienti, ma non come istituto finanziario incaricato di garantire la stabilità finanziaria complessiva”, afferma la Gabor.

Questa "valutazione" va avanti almeno sin dal 2019 ed è riemersa di nuovo questa settimana quando la Yellen ne ha parlato. Perché ne ha parlato se, come ho strenuamente sostenuto, fa parte in tutto e per tutto della cricca di Davos?

Dopotutto non avrebbe dovuto continuare a sostenere il contrario secondo le istruzioni di Blackrock e Don Fink?

Vale quello che ho detto su Blackrock per più di un anno: tutti i suoi AUM si basano su una base di capitale azionario molto sottile, $38,2 miliardi per la precisione.

Come sanno i clienti di lunga data, quando eseguo un'analisi del bilancio di un'azienda elimino cose come "costi di avviamento" e "attività immateriali" dal lato degli attivi, perché sono semplicemente "valore" residuo da precedenti attività di fusione/acquisizione, valore del marchio, ecc., che possono avere o meno un valore reale.

Togliendo i $33,6 miliardi che BLK ha in queste due classi di "asset", ciò lascia Fink con meno di $5 miliardi di capitale azionario proprio.

Non sto dicendo che non ci sia alcun valore, ma è ragionevole pensare che il valore effettivo del bilancio di Blackrock sia da qualche parte tra questi due numeri. Sono persino disposto a intrattenere una valutazione al 100% per amor di discussione.

Deve vedersela anche con oltre $55 miliardi di "Altre passività", molto probabilmente un'esposizione ai derivati ​​​​con cui la società può giocare molto velocemente e perdere poiché era di oltre $90 miliardi nel 2021 e $120 miliardi sia nel 2019 che nel 2020.

Queste sono delle scatole nere piuttosto grandi.

Quindi ecco la domanda che nessuno vuole davvero porre: "Blackrock ha davvero delle azioni oggi?" O è tutta una grande operazione psicologica basata su loro che votano il delegato al posto nostro?

E quando guardiamo al prezzo delle azioni, mi chiedo se anche Wall St. non si stia ponendo questa stessa domanda...

Noto dal grafico il minimo del 2022 a ottobre. Cos'altro ha toccato il fondo nell'ottobre 2022? L'euro a $0,956, mentre l'USD ha raggiunto un massimo. Ma guardate meglio il grafico: un'inversione in due battute a ottobre/novembre, seguita da un triplo massimo intorno a $775 che si trasforma in un'inversione a febbraio, quando Powell ha finalmente girato l'angolo convincendo il mercato che la "Put" della FED era morta.

Ora stiamo assistendo a un possibile "rimbalzo del gatto morto" che ha bisogno di molto aiuto qui per creare un rally.

Quindi se Blackrock è in guai seri a causa del calo dei prezzi degli asset, del contraccolpo ESG, dell'aumento dei tassi e del calo del flusso di cassa, ciò richiederebbe un cambiamento nelle regole per consentirne il salvataggio.

Ricordate, l'anno scorso, quando si sviluppò la crisi delle pensioni nel Regno Unito e che fece fuori il primo ministro Liz Truss costringendo poi la Banca d'Inghilterra a intervenire? Chi è rimasto col cerino in mano riguardo gli asset in fallimento non era altri che Blackrock.

Erano loro in difficoltà che hanno venduto questi CLO a leva — Collateralized Loan Obligations — alle pensioni statali del Regno Unito e che hanno finito i soldi per pagare i pensionati.

Blackrock, che è stata costruita sulla stessa premessa della Silicon Valley Bank, ovvero usare asset non di bilancio per resistere alla regolamentazione come SIFI, finirà in crisi se i rendimenti continueranno a salire?

Chi è protetto dalla grande inversione della curva dei rendimenti USA?

Quindi la Yellen chiede che Blackrock debba essere una SIFI una volta che il panico finanziario che la circonda raggiungerà un picco febbrile. Di chi hanno paura tutti ora? Blackrock.

Perché? Perché "possiede il mondo". 

Perché non è regolamentata come le grandi banche? Perché siede alla Tavola Alta.

Chi viene fregato se va a gambe all'aria? I pesci piccoli.

Di chi sarà la colpa se Blackrock finisce a gambe all'aria? La FED.

Potete già sentire Elizabeth Warren preparare il palcoscenico politico in vista di tutto questo. Dobbiamo proteggere i lavoratori statunitensi dai malvagi di Wall Street, quindi li porteremo sotto l'egida di una maggiore regolamentazione governativa etichettandoli come SIFI.

Chi siede nel Financial Services Oversight Council e chi prenderà questa decisione?

E poi abbiamo lo scenario Ghiaccio-9 di Jim Rickards.

In breve, Blackrock come SIFI diventa un protettorato del dipartimento del Tesoro USA e aggira un fallimento.

Poiché Blackrock è solo un mucchio di AUM in cima a un bilancio relativamente piccolo, può essere suddiviso abbastanza facilmente. Il suo libro degli affari può essere acquistato dal resto di Wall St. leccandosi le labbra al pensiero di tutte quelle spese di gestione patrimoniale e consulenza che generano la parte del leone del flusso di cassa dell'azienda.

Quindi ora Blackrock vuole essere regolamentata come SIFI dopo essersi trasformata nel mostro che è eludendo questa etichetta?

Potete vedere a che gioco stanno giocando: Janet Yellen può costringere Jerome Powell a salvare Blackrock quando il suo bilancio imploderà per davvero, tenendo in ostaggio i buchi nei fondi pensione come ricatto.

Perché dovrebbero farlo? Perché Fink dovrebbe farlo? Bene, se si vuole nazionalizzare il sistema pensionistico statunitense e porre fine al vecchio sistema del dollaro, allora lo si fa durante una grave crisi.

Come hanno legato le mani di Powell durante il COVID e la crisi sanitaria? Il CARES Act.

Come legheranno le mani di Powell durante la crisi del debito sovrano europeo? Rendendo Blackrock una SIFI prima che accada.

Cosa vi aspettereste che accada da qui fino ad allora? Sospensione di qualsiasi importante svendita di titoli del Tesoro USA gestendo gli spread creditizi tra il debito statunitense ed europeo. Questo allevierà la pressione sul bilancio di Blackrock e su quello degli altri.

Ora parliamo dell'esplosione dei tassi di credit default swap negli Stati Uniti e del calo del tasso dei bond del Tesoro USA a 1 mese, creando uno spread storico di 1 mese/2 mesi di oltre 160 punti base. La Yellen ha intensificato la retorica sull'inadempienza degli Stati Uniti una volta che il conto generale del Tesoro USA sarà vuoto.

L'amministrazione Biden e la cricca di Davos sono seriamente intenzionati a fermare qualsiasi tipo di taglio alla spesa, perché vogliono gonfiare il deficit degli Stati Uniti fino alla luna per salvare l'UE. Blackrock è più esposta all'Europa rispetto ai sistemi pensionistici statunitensi, ma è comunque fortemente esposta a entrambi.

Cos'ha messo in campo la Lagarde lo scorso luglio? Il TPI — Transmission Protection Instrument — progettato per proteggere gli spread creditizi all'interno dell'UE, nominalmente, ma anche a livello internazionale.

Cos'è successo durante l'importante rally dell'euro a $1,10 e Powell che ha convinto i mercati che è seriamente intenzionato a non invertire la rotta? Un crollo degli spread creditizi USA/Europa che indica un movimento preferenziale di capitali verso gli Stati Uniti e fuori dall'Europa.

In breve, penso che il deterioramento del bilancio di Blackrock e l'intenzione della Yellen di fregare gli obbligazionisti statunitensi in modo da salvare i pensionati ci stiano preparando per il più grande momento della storia economica in cui Lucy toglie il pallone prima che Charlie possa calciarlo. È la più grande minaccia per la politica dei tassi "più alti più a lungo" di Powell e per il futuro degli Stati Uniti.

E si tratta di giocare duro ben oltre il tetto del debito senza significativi tagli alla spesa. Se ciò accade, la Yellen avrà vinto e a Powell sarà dato scacco matto. Se McCarthy e il partito repubblicano manterranno la linea, gli interessi bancari statunitensi faranno a pezzi Blackrock e porteranno i suoi affari in bancarotta.

Secondo l'analisi di Rickards, rendere Blackrock una SIFI mette completamente in cortocircuito tutto questo e pone l'onere direttamente sul contribuente.

Posso facilmente vedere Blackrock sacrificato sull'altare del Grande Reset una volta che il controllo sugli interessi aziendali verrà ceduto al Tesoro USA e alla BCE.

Infatti la mossa migliore per loro è nazionalizzare tutti i beni che hanno: $9.000 miliardi di AUM sono una grande vittoria per i comunisti.

E Fink, come ho detto, ha già il suo posto alla Tavola Alta.

Questo è il motivo per cui il licenziamento di Tucker Carlson è importante, ma in realtà è uno spettacolo secondario rispetto al resto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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