lunedì 31 gennaio 2022

I sostenitori dello stimolo monetario sono fuorviati dalla bassa inflazione giapponese

 

 

di Mihai Macovei

Fino a tempi molto recenti, il pesante allentamento monetario e fiscale per stimolare la ripresa economica all'inizio della crisi finanziaria globale non ha avuto ripercussioni inflazionistiche di rilievo, in particolare perché il principale parametro di riferimento è stato l'inflazione favorevole dei prezzi al consumo piuttosto che i prezzi degli immobili e delle azioni. Allo stesso tempo la cosiddetta MMT è diventata molto popolare sia tra gli accademici che tra gli analisti di mercato. La teoria afferma che gli stati possono permettersi di monetizzare ampi deficit di bilancio senza temere conseguenze economiche negative. I problemi di inflazione vengono messi da parte in quanto altamente improbabili e facili da risolvere con successive misure monetarie. Il Giappone è stato l'esempio preferito dai sostenitori della MMT a causa della sua bassa inflazione nonostante i massicci stimoli alla crescita. Tuttavia, date le sue condizioni specifiche, il Giappone è un caso fuorviante e le economie che ne hanno emulato le politiche si trovano ora ad affrontare prezzi al consumo in rapido aumento.


L'insensata lotta del Giappone contro la deflazione

Subito dopo il crollo della bolla dei prezzi degli asset all'inizio degli anni '90, il Giappone è entrato in un periodo prolungato di crescita anemica e bassa inflazione con brevi periodi di deflazione (Grafico 1). Invece di lasciare che i prezzi si riaggiustassero ed una recessione curativa eliminasse gli investimenti sbagliati del boom, come sostenuto dalla teoria Austriaca del ciclo economico, lo stato si è impegnato in massicci stimoli fiscali e monetari per tre decenni. Il Giappone ha cercato di stimolare la domanda fiacca con un programma keynesiano di lavori pubblici ed ampi disavanzi di bilancio con picchi superiori al 10% in rapporto al PIL nel 1998 e nel 2009. Parallelamente il debito pubblico è aumentato di quasi quattro volte, dal 63% del PIL nel 1990 ad un 235% del PIL nel 2019, monetizzato in larga misura dalla banca centrale. Inutile dire che la crescita economica è stata deludente.

Grafico 1: PIL reale del Giappone, indice dei prezzi al consumo ed evoluzione di M2. Fonte: FRED.

La Bank of Japan (BoJ) ha intrapreso una serie di misure politiche non convenzionali sin da subito (FMI, 2020). Nel 1999-2001 è diventata la prima tra le principali economie a sperimentare la politica dei tassi d'interesse a zero e ha introdotto il quantitative easing più o meno nello stesso periodo (Grafico 2). Nel 2013/2014 la BoJ ha fortemente aumentato gli acquisti di titoli di stato giapponesi ed asset rischiosi attraverso un quantitative & qualitative easing e ha sorpreso gli operatori di mercato all'inizio del 2016 con tassi d'interesse negativi su buona parte delle riserve bancarie. A settembre 2016 la BoJ ha avviato un nuovo programma, il controllo della curva dei rendimenti, al fine di aumentare le aspettative di inflazione. Ha iniziato ad acquistare titoli di stato lungo l'intera curva dei rendimenti con un obiettivo dello 0% per il rendimento del decennale e si è impegnata per consentire all'inflazione di "superare" l'obiettivo del 2%. Come risultato di questo esperimento di espansione monetaria, il bilancio della BoJ è passato da circa il 30% del PIL nel 2013 ad oltre il 120% del PIL nel 2019 e le sue partecipazioni in titoli di stato giapponesi hanno raggiunto livelli sbalorditivi del 90% del PIL a marzo 2020 (Grafico 3).

Grafico 2: Storia del quantitative easing in Giappone. Fonte: FMI.
Grafico 3: Dimensioni del bilancio della Bank of Japan rispetto ad altre banche centrali. Fonte: Borrallo Egea e Río López, 2021.


Le condizioni del Giappone erano molto specifiche

Le ragioni per cui l'allentamento monetario decennale del Giappone non si è tradotto in un aumento dell'inflazione dell'indice dei prezzi al consumo sono diverse da quanto hanno pensato gli economisti tradizionali. In primo luogo, come spiega Rothbard, la crisi che segue un boom del credito è accompagnata da una contrazione dell'offerta di denaro, la quale insieme ad un aumento della domanda di denaro provoca un aggiustamento al ribasso dei prezzi. Lungi dall'essere dannoso per la ripresa, ciò porta ad un differenziale di prezzo più ampio, cioè ad un tasso d'interesse "naturale" più alto tra le fasi di produzione, cosa che accelera la pulizia degli investimenti sbagliati e la ricostruzione dei risparmi. Sebbene le autorità giapponesi abbiano fatto del loro meglio per evitare la deflazione ed una recessione curativa, le loro azioni sono riuscite solo a far sopravvivere le società e le banche zombi, cosa che ha prolungato la recessione e la cattiva allocazione dei fattori di produzione. Tuttavia non sono stati in grado di riprogettare un altro boom o raggiungere l'obiettivo di inflazione al 2%, perché il meccanismo di moltiplicazione del credito e il canale di trasmissione monetaria erano ovviamente compromessi. Il Grafico 4 mostra il massiccio differenziale di crescita tra la base monetaria sotto il controllo della banca centrale e l'offerta di denaro più ampia determinata principalmente dall'attività di prestito.

Grafico 4: base monetaria del Giappone (M0) ed offerta di denaro più ampia (M3). Fonte: FRED e Bank of Japan. Si noti che gennaio 1980 = 100.

In secondo luogo, l'impatto dell'aggressivo allentamento monetario della BoJ è stato smorzato da ingenti deflussi di capitali innescati dal contesto di bassi rendimenti e dal peggioramento delle condizioni economiche interne. Sebbene gli esperti mainstream affermino che i dati demografici avversi e la deflazione siano la causa principale dei decenni perduti del Giappone, in realtà sono da biasimare le politiche statali dannose (Macovei, 2020). Poiché le aziende non redditizie sono state mantenute a galla, sprecando risorse e manodopera scarse e aumentando i costi di produzione per tutte le attività, le aziende redditizie hanno trasferito capitali ed investimenti all'estero. In meno di quattro decenni il Giappone ha accumulato la più grande posizione patrimoniale netta sugli investimenti esteri al mondo, circa $3.000 miliardi, ovvero il 60% del PIL (Grafico 5). Solo negli ultimi due decenni la posizione patrimoniale netta del Giappone sugli investimenti esteri è aumentata di ¥225.000 miliardi. Se tale importo fosse stato investito in Giappone, l'offerta di denaro più ampia sarebbe aumentata del 75% invece di circa il 50% in suddetto periodo, con un effetto corrispondente sui prezzi interni. 

Grafico 5: Posizione patrimoniale netta sull'estero del Giappone in percentuale del PIL

In terzo luogo, le aspettative di inflazione, in particolare quelle a breve termine, sono rimaste modeste e molto in linea con l'inflazione effettiva nonostante politiche fiscali e monetarie fortemente espansive (Grafico 6). I guai causati dal rallentamento della ripresa economica, dai fallimenti delle istituzioni finanziarie e dalle preoccupazioni per la fragilità del sistema finanziario nazionale in generale hanno portato ad un calo delle aspettative d'inflazione, tranne che per un picco di breve durata all'inizio dell'Abenomics.

Grafico 6: Aspettative di inflazione a breve termine. Fonte: Borrallo Egea e Río López, 2021.

Inoltre le aspettative di inflazione del Giappone sono state in gran parte modellate dall'inflazione passata, lasciando un ruolo minore da svolgere agli obiettivi legati ad essa. Ciò distingue il Giappone dalle altre economie avanzate, compresi gli Stati Uniti, e riflette un comportamento specifico dei salari (Borrallo Egea e Río López, 2021). Nonostante la carenza di manodopera e la bassa disoccupazione, la crescita salariale è stata debole per molti anni, influenzata dalle distorsioni del mercato del lavoro in Giappone (Grafico 7).

Grafico 7: Crescita salariale in Giappone. Fonte: Borrallo Egea e Río López, 2021.

Dal punto di vista storico l'occupazione permanente e la retribuzione basata sull'anzianità sono emerse come pratica comune nelle grandi aziende giapponesi, sotto la pressione dei sindacati e facilitate dal periodo di forte crescita del Giappone (Moriguchi e Ono, 2004). Non esiste una legge che garantisca l'occupazione a vita, tuttavia diverse decisioni giudiziarie a favore di quest'ultima, anche per i datori di lavoro non sindacalizzati e le imprese più piccole, insieme agli interventi dello stato per sovvenzionare i posti di lavoro, in particolare per i lavoratori più anziani, hanno trasformato le aspettative di sicurezza del lavoro in norme sociali. Oggi il Giappone ha un duplice mercato del lavoro, con la maggior parte dei lavoratori che hanno regolari contratti a tempo pieno e favoriscono la stabilità del lavoro a lungo termine rispetto alla richiesta di aumenti salariali. Di conseguenza durante le negoziazioni salariali annuali, i sindacati si concentrano maggiormente sull'inflazione realizzata piuttosto che su quella prevista.

La retribuzione basata sull'anzianità rende difficile per i lavoratori a metà carriera trasferirsi in un'altra azienda, il che comporterebbe probabilmente perdite salariali. Man mano che i dipendenti invecchiano, i loro salari tendono a salire al di sopra della loro produttività, il che costringe le aziende (oltre l'80% attualmente) a fissare il pensionamento obbligatorio a sessant'anni (Organizzazione per la cooperazione economica allo sviluppo, 2019). Successivamente la maggior parte dei dipendenti anziani viene riassunta con contratti non regolari a salari significativamente più bassi, il che riduce anche la retribuzione dei giovani con un lavoro non regolare. Il rigido sistema salariale ed occupazionale del Giappone riduce non solo la mobilità e la produttività del lavoro, ma anche le pressioni inflazionistiche dovute alle richieste salariali.

Secondo il sondaggio Tankan della Bank of Japan (o Short-Term Economic Survey of Enterprises in Japan), negli ultimi anni c'è stato anche un ampio calo delle aspettative di inflazione a breve e lungo termine delle aziende dall'1,5% all'1% (Borrallo Egea e Río Lopez, 2021). Ciò è dovuto principalmente alla debole domanda dei consumatori, che ha motivato le imprese a cercare di ridurre i costi e limitare l'aumento dei prezzi. Infine un altro fattore che ha ridotto le pressioni inflazionistiche è stato il sistema di welfare più snello del Giappone, il quale ha ridotto la necessità di monetizzare ingenti spese sociali. Nonostante il problema dell'invecchiamento, la spesa sociale pubblica, pari a circa il 22% del PIL, è molto più bassa delle controparti europee come Francia, Finlandia, Danimarca e Belgio, intorno al 30% del PIL (Grafico 8). Ciò riflette sia prestazioni sociali che pensioni più basse, in cui il tasso di sostituzione dai regimi obbligatori è solo del 37% circa per un lavoratore con salario medio a carriera intera, rispetto alla media OCSE del 59% (OCSE, 2019).

Grafico 8: Spesa sociale pubblica. Fonte: OCSE.


Conclusione

Il Giappone è stato considerato dalla MMT un esempio lampante di come l'uso della stampante monetaria per monetizzare i disavanzi di bilancio su larga scala non finisca in una tempesta di inflazione elevata. Questa gente non ha compreso le ragioni fondamentali e specifiche per cui l'inflazione in Giappone è rimasta debole durante tre decenni di pessime prestazioni economiche. Il recente aumento dell'inflazione dell'indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti e in molti altri Paesi è una chiara prova che il Giappone è sempre stato un esempio sbagliato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 28 gennaio 2022

Offerta di denaro e tassi d'interesse in ascesa

 

 

di Alasdair Macleod

L'establishment, compreso lo stato, le banche centrali e la maggior parte degli investitori, sono completamente keynesiani e quest'ultima categoria ha tratto grandi vantaggi negli ultimi decenni. Ma tutto ciò sta per cambiare. Il mondo del sempiterno stimolo keynesiano sta giungendo alla sua inevitabile fine con l'aumento dei prezzi al di fuori del controllo delle autorità. Essendo accecato dalle credenze neokeynesiane, nessuno è preparato per questo fenomeno.

Questo articolo spiega perché i tassi d'interesse saliranno notevolmente in questo nuovo anno. Attinge alle prove della crisi inflazionistica degli anni '70, sottolinea le somiglianze ed il fatto che la svalutazione monetaria oggi è di gran lunga maggiore e più globale rispetto a cinquant'anni fa. Nel Regno Unito la metà dell'attuale tasso d'inflazione monetaria per la metà del tempo – solo per un anno – ha portato il Gilt oltre il 15%. E oggi abbiamo osservatori della FED che possono solo prevedere un tasso sui Fed Funds al massimo al 2%...

Un fattore chiave manderà al macero la narrativa keynesiana, probabilmente sostituita da una tardiva conversione al monetarismo che portò Milton Friedman alla ribalta quando accadde la stessa cosa a metà degli anni Settanta. La consapevolezza che l'inflazione è sempre un fenomeno monetario arriverà troppo tardi affinché i politici possano fermarla.

La situazione è esaminata da vicino in America, soprattutto per il suo debito ed il suo dollaro. Ma i problemi non finiscono qui: i rischi per il sistema globale delle valute fiat e del credito derivanti dal rialzo dei tassi d'interesse e dalle trappole del debito sono seri ovunque.


Introduzione

Chiaramente le prospettive sono per tassi d'interesse in dollari più alti. La FED sta cercando di persuadere i mercati che si tratta di un fenomeno temporaneo e che richiede solo un intervento modesto, mentre l'inflazione, con la quale le autorità intendono l'aumento dei prezzi, sebbene sia inaspettatamente alta, quando le cose torneranno alla normalità tornerà anch'essa a scendere a poco più del 2%. Non c'è bisogno di farsi prendere dal panico e questa visione è ampiamente supportata dall'intero settore degli investimenti.

Sfortunatamente questa narrazione si basa su un pio desiderio piuttosto che sulla realtà. La realtà è che negli ultimi due anni il dollaro è stato drammaticamente svalutato, come mostra inequivocabilmente il seguente grafico.

Da febbraio 2020 M2 è passato da $15.470 miliardi a $ 21.437 miliardi lo scorso novembre, ovvero il 38,6% in soli venti mesi, un tasso d'inflazione medio annuo del 23,2% per quasi due anni. E ciò segue l'incessante espansione ad un ritmo accelerato sin dalla crisi Lehman nel 2008, un aumento inflazionistico del 175% da agosto 2008 a novembre 2021. Se l'IPC è la misura pertinente, allora il suo attuale tasso d'inflazione dei prezzi indicato al 6,8% è solo il inizio delle pressioni al rialzo sui prezzi.

Per ora i mercati stanno ignorando questa realtà, sperando che la FED abbia ancora il controllo, ma possiamo essere certi che presto diventerà evidente che le autorità monetarie hanno un grosso problema per le mani. I tassi d'interesse saranno quindi destinati a livelli significativamente più elevati, non perché vi sia domanda di capitale in un contesto di offerta di risparmio limitata, ma perché chiunque detenga dollari richiederà un compenso per continuare a possederli. Un errore è pensare che con la crescita economica in rallentamento rispetto alla sua ripresa iniziale e con i timori che il mondo possa entrare in recessione, domanda ed offerta torneranno ad un equilibrio ed i prezzi smetteranno di salire.

A parte questi errori, il decennale statunitense, che attualmente sta cedendo l'1,7%, non può continuare a lungo a questi livelli con i prezzi dell'IPC in aumento del 6,8% e oltre. E nei prossimi mesi, con l'aumento dei prezzi alla produzione, dell'energia e dei costi delle materie prime, la pressione per una sostanziale rivalutazione al rialzo dei rendimenti obbligazionari (ovvero un calo catastrofico dei prezzi dei bond) non farà che aumentare.


Flussi degli investimenti internazionali

Questo articolo si preoccupa meno delle implicazioni per i valori degli asset finanziari che di come un tale shock influenzerà la valuta e la fiducia nella politica monetaria. Il dollaro è sovradetenuto da interessi esteri, che con depositi in contanti ed investimenti ora superano i $33.000 miliardi, il 145% dell'attuale PIL statunitense e non troppo lontano dalla stima della Banca dei regolamenti internazionali del debito non finanziario statunitense. Di questa proprietà straniera, quasi $27.000 miliardi sono in titoli a lungo termine e $12.500 miliardi rappresentano azioni statunitensi.

Va tenuto presente che l'interesse estero sulle azioni statunitensi ha in mente solo i profitti: le autorità di regolamentazione potrebbero richiedere agli stranieri di detenere azioni nazionali, ma non esiste tale requisito per le azioni estere. Di conseguenza ci si può aspettare che un rialzo dei tassi d'interesse di un'entità suggerita dalla svalutazione del dollaro inneschi una valanga di vendite all'estero di tutte le classi di asset finanziari. Il fatto che vendano anche il dollaro dipenderà in parte da quanto saranno lasciati salire i tassi d'interesse e in parte dalle opzioni su valute alternative, metalli preziosi e materie prime.

Se mettiamo a confronto gli investimenti esteri con gli asset finanziari in dollari, gli investimenti dei residenti negli Stati Uniti in asset in valuta estera sono di gran lunga inferiori, con solo $651,4 miliardi di depositi in valuta estera ed investimenti a breve termine, un decimo rispetto ai depositi bancari in dollari e proprietà di bond del Tesoro USA. Ma la proprietà degli investitori statunitensi in titoli esteri a lungo termine è di $15.700 miliardi, meno della metà della posizione estera in titoli statunitensi, di cui $12.000 miliardi in azioni. Un mercato ribassista per le azioni statunitensi alimenterà quindi anche la liquidazione delle azioni estere, assicurando che un mercato ribassista azionario negli Stati Uniti diventi veramente globale.

Un altro aspetto da considerare per i detentori stranieri di asset in dollari è la fornitura continua di dollari e credito in dollari. Finora la prospettiva di un'ulteriore svalutazione del dollaro rispetto ad altre valute non si è riflessa sui cambi, perché le altre principali valute devono affrontare esiti simili. Questo potrebbe cambiare: l'euro e lo yen si sono indeboliti in modo significativo di recente con i tassi sui depositi della BCE e della Bank of Japan intrappolati al di sotto dello zero.

L'incapacità dei governi e delle autorità monetarie di sfuggire alla svalutazione monetaria è ciò che alla fine conta, ponendo le basi per l'indebolimento del potere d'acquisto, tassi d'interesse più alti e l'instabilità sistemica. Per ora le prospettive per la valuta di riserva mondiale sono centrali per questi problemi.


M2 rappresenta davvero l'offerta di denaro del dollaro?

A febbraio 2021 la FED ha cambiato le componenti in M1 e M2 e ha iniziato a segnalarle mensilmente anziché settimanalmente. In parole povere, i depositi a risparmio presso le banche sono stati aggiunti a M1, il che ha rappresentato un grande salto nel totale di M1. Gli adeguamenti ai dati precedenti sono stati retrodatati solo da maggio 2020 in poi, rendendolo inutile per confronti con dati precedenti a tale data.

La composizione di M2 è rimasta invariata.

Ci sono due fattori aggiuntivi, che probabilmente dovrebbero essere inclusi in M2. Il primo sono i conti IRA e Keogh presso le banche. Sono esclusi in quanto non prontamente disponibili per la spesa dei consumatori e, se ritirati da una banca, devono essere depositati in un'altra. Ma questo ignora il fatto che fanno parte del denaro in deposito che le banche impiegano per le loro operazioni di credito e che il totale di questi depositi varia. Dovrebbero quindi essere inclusi in qualsiasi definizione dell'offerta di denaro basata sui depositi bancari. L'effetto dell'inclusione di questi saldi è di aumentare M2 di $974 miliardi (novembre 2021).

Il secondo fattore è il trattamento dei pronti contro termine (repo e reverse repo o RRP), che sono strumenti di gestione della liquidità sia tra banche commerciali che tra banche e FED. Non ci occupiamo dei pronti contro termine interbancari, perché non incidono sull'importo complessivo di valuta e credito in circolazione. Ma quando la FED è una controparte, la situazione è diversa.

I lettori potrebbero ricordare la crisi di liquidità nel settembre 2019, quando la FED è intervenuta e ha fornito finanziamenti fornendo pronti contro termine alle banche commerciali. Quando la FED agisce in una transazione repo, acquista asset di alta qualità (di solito bond del Tesoro statunitensi o debito delle agenzie governative) con un accordo per rivenderli a condizioni prestabilite, il che garantirà alla FED un profitto, attualmente fissato ad un tasso annuo dello 0,05%. La banca venditrice utilizza quindi i proventi in contanti per tutta la durata del repo, fino a quando l'operazione non viene completata dalla banca che riacquista la garanzia dalla FED alle condizioni prestabilite, restituendo così il denaro. Poiché queste transazioni sono a breve termine, e di solito forniscono liquidità a livello giornaliero, non ha senso includerle nelle statistiche sull'offerta di denaro.

Un reverse repo è l'altro lato di una transazione repo. Se una banca commerciale ha troppa liquidità in bilancio, può utilizzare un reverse repo per fornirla ad un'altra banca che necessita di liquidità a condizioni redditizie. Ma se la FED è la controparte di una banca o di un'istituzione idonea in un reverse repo, la liquidità viene sottratta alla circolazione generale riducendo l'offerta di denaro a breve termine. Pertanto un aumento del reverse repo book della FED riduce M2 al di sotto di quanto sarebbe altrimenti riportato.

Per la FED repo e reverse repo sono strumenti di gestione della liquidità overnight per consentirle di mantenere il tasso di riferimento entro i limiti stabiliti dall'Open Market Committee. I pronti contro termine vengono implementati per porre un tetto ai tassi d'interesse.

Ma è improbabile che le banche commerciali utilizzino il meccanismo dei reverse repo. L'unico modo in cui una banca sarà incoraggiata ad effettuare un'operazione di reverse repo con la FED è come dealer nel credito. Il rendimento di un RRP deve superare gli utilizzi alternativi della liquidità a disposizione di una banca sul lato dei passivi del suo bilancio. Le banche non intraprenderanno un reverse repo con la FED perché il tasso è fissato allo 0,05%, il quale è inferiore all'interesse pagato sulle riserve in eccesso allo 0,15%.

Ma il 31 dicembre il totale delle operazioni reverse repo della FED si è attestato a $1.905 miliardi (da allora è sceso di $400 miliardi, perché nelle ultime sessioni di trading il rendimento dei bond del Tesoro a 13 settimane è salito allo 0,085%, offrendo un rendimento più alto rispetto a quello offerto dal meccanismo dei reverse repo della FED). Tuttavia i pronti contro termine inversi overnight sono ancora un elemento molto grande. Se le banche commerciali sono disinteressate perché guadagnano di più sulle loro riserve, allora chi sono le controparti della FED? La risposta sono i fondi monetari.

I fondi monetari hanno dovuto affrontare due problemi. Con i tassi d'interesse fissati dalla FED a zero, aumenta il rischio che non siano più in grado di garantire la restituzione del capitale ai loro investitori. Il secondo problema è che le banche commerciali non sono più interessate ad agire come controparti nei mercati monetari assorbendo la liquidità dei fondi monetari. Il problema sono le regole sul rapporto di finanziamento netto di Basilea 3 introdotte il 1° luglio. L'NSFR ha lo scopo di garantire che le banche dispongano di finanziamenti stabili per le loro attività e una banca esposta a grandi depositanti, che potrebbero ritirare i propri depositi con poco o nessun preavviso, ai fini delle regole NSFR non costituisce una fonte stabile di finanziamento. Di conseguenza le banche non sono più interessate ad accettare depositi dai fondi monetari autorizzati a depositare denaro presso di loro attraverso i mercati monetari.

Pertanto tutti i fondi monetari vengono indirizzati verso l'Open Market Trading Desk e guadagnare un misero 0,05% sui propri fondi quando il rendimento dei bond del Tesoro USA a 13 settimane scende verso lo zero. Questa struttura è stata loro aperta specificamente nel marzo 2020, quando la FED ha abbassato il tasso di riferimento allo 0-0,25%. In vista dell'introduzione dell'NSFR nelle normative bancarie statunitensi lo scorso giugno, la struttura di reverse repo del Desk si attestava a pochi miliardi e poi è esplosa fino a $2.000 miliardi la scorsa settimana, in coincidenza con l'introduzione dell'NSFR. E per i fondi monetari limitati alla negoziazione di bond del Tesoro e dei pronti contro termine inversi con la FED, anche i tassi dei bond del Tesoro sono diminuiti. Le conseguenze per le strutture di reverse repo della FED sono illustrate nel seguente grafico.

Ora che le controparti reverse repo della FED sono state identificate, torniamo alla domanda posta sopra: in che modo questo aumento senza precedenti dei pronti contro termine overnight influisce sulla nostra comprensione della quantità di valuta e credito nel sistema?

Non c'è dubbio che, in assenza dell'intervento della FED, il denaro dei fondi monetari collocato presso le banche commerciali verrebbe registrato come parte dell'offerta di denaro basata sui depositi e che, al variare della situazione dei tassi d'interesse, è probabile che si riverserebbe di nuovo in circolazione. I fondi monetari investiti in strumenti del Tesoro USA a breve termine, che sono la maggior parte di essi, si riflettono nei depositi bancari quando vengono spesi dal conto generale del governo.

Pertanto, come i saldi IRA e Keogh, i pronti contro termine inversi della FED distorcono M2 e dovrebbero esservi aggiunti per fornire un quadro più vero della quantità di valuta e credito in circolazione, nonostante le differenze temporali coinvolte. M2 e M2 aggiustato a questi elementi sono mostrati nel grafico di seguito.

M2 così aggiustato sale da $8.300 miliardi del mese in cui è andata in bancarotta la Lehman a quasi $25.000 miliardi di oggi, con un aumento del 200%. Anche il divario tra M2 ufficiale e le nostre cifre aggiustate sale in modo significativo. Nell'introduzione a questo articolo è stato evidenziato che da febbraio 2020 il tasso medio annuo dell'inflazione ufficiale di M2 è stato del 23,2% per venti mesi. Il tasso annuo aggiustato per M2 modificato è salito del 27,7% per lo stesso periodo. Diversamente da quanto si dice, non c'è stato alcun rallentamento della crescita di M2 se opportunamente aggiustato.


Il precedente degli anni '70

Con valuta e credito in aumento a questo ritmo, è solo questione di tempo prima che il governo degli Stati Uniti si ritroverà costi di finanziamento in aumento. Non solo ciò cambierà le prospettive per i suoi piani di spesa, ma c'è il rischio di periodi di interruzione dei finanziamenti. Affidarsi al suo collaudato processo d'asta per i bond potrebbe non essere più saggio.

Vale la pena rivisitare il precedente degli anni '70 per inquadrare meglio le condizioni finanziarie odierne. È stata l'ultima volta che si è verificata una crisi dei finanziamenti legata all'inflazione, ma non fu il governo degli Stati Uniti a soffrire, perché all'epoca aveva disavanzi di bilancio relativamente piccoli rispetto al resto dell'economia: il più grande fu di $74 milioni nel 1976 (rispetto ai $3.131.917 milioni nel 2020, oltre 42.000 volte il disavanzo del 1976!).

Fu il Regno Unito ad avere problemi, ma su scala relativa molto più piccola. La Banca d'Inghilterra, che agisce per il Tesoro del Regno Unito, non fu in grado di finanziare il suo disavanzo di bilancio, il quale raggiunse il picco del 6,9% del PIL nel 1975/76, costringendo l'allora Cancelliere (Denis Healey) a prendere in prestito $3.900 milioni dal FMI per coprire l'intero deficit. A seguito di questo episodio, le restrizioni del FMI sulla spesa pubblica limitarono il deficit di bilancio del Regno Unito a circa il 5% negli anni successivi ed il tasso d'inflazione dei prezzi, che aveva raggiunto il picco del 25% nel 1975, scese all'8,4% nel 1978. Inoltre, nel 1973, c'era stata una crisi combinata di proprietà commerciale e bancaria su una scala mai vista prima nel Regno Unito. E nel mercato ribassista tra il maggio 1972 e la fine del 1974 l'indice azionario FT30 perse oltre il 70%.

Più di ogni altra cosa all'epoca, questo episodio screditava il keynesismo. Per fare un confronto, nel 2020 il rapporto tra deficit e PIL degli Stati Uniti era dell'11,6% e del 10,3% nel 2021, quasi il doppio di quello del Regno Unito al culmine della crisi. Con politiche similmente socialiste che hanno portato ad una crisi della sterlina quarantacinque anni fa, i pericoli per il dollaro, che sono potenzialmente molto maggiori, devono ancora materializzarsi. Ed il FMI non può venire in soccorso degli Stati Uniti, come fece invece per il Regno Unito nel 1976 e la Grecia nel 2010-12.

La Banca d'Inghilterra non disponeva degli strumenti per nascondere la reale portata dell'inflazione monetaria. Repo e reverse repo non sarebbero esistiti nel Regno Unito fino all'inizio degli anni '90. Intenzionalmente o meno, oggi in una certa misura le banche centrali possono torturare i numeri, ma questo non cambia nulla, a parte ingannare i mercati solo per un po' più a lungo.

Nella Gran Bretagna degli anni Settanta, la causa iniziale di una serie di crisi di finanziamento fu che la Banca d'Inghilterra, sotto la pressione dei politici, non accettò le richieste del mercato di tassi d'interesse più elevati. Ciò inviò un messaggio negativo ai detentori stranieri di sterline, indebolendo il tasso di cambio, innescando la vendita di Gilt (le obbligazioni sovrane inglesi) all'estero e sollevando i timori di un'ulteriore inflazione dei prezzi importata.

Nel frattempo la spesa pubblica degenerò rapidamente (come descritto sopra), spingendo in circolazione valuta extra senza che fosse assorbita dall'emissione di debito finanziata con risparmi reali. E poiché la sterlina si indebolì e le cifre dell'offerta di denaro si deteriorarono ad un ritmo crescente, sarebbero stati necessari tassi d'interesse più elevati per convincere le istituzioni d'investimento a sottoscrivere nuove emissioni di Gilt.

Più lungo era il ritardo nell'accettazione della realtà, maggiore sarebbe stato il divario tra le aspettative del mercato e la posizione delle autorità. Solo allora i politici ed i keynesiani nel Tesoro del Regno Unito avrebbero gettato la spugna. La Banca d'Inghilterra aveva quindi l'autorità di finanziare a sua discrezione e schierò quella che divenne nota come la strategia del Grand Old Duke of York. La Banca d'Inghilterra avrebbe lasciato salire i tassi d'interesse ad un livello sufficientemente alto da eliminare dal mercato tutte le aspettative di tassi più elevati, quindi emettere titoli Gilt per assorbire la liquidità degli investimenti repressa prima di incoraggiare i tassi a scendere nuovamente.

La sterlina sarebbe salita, la crisi sarebbe passata e le cifre dell'offerta di denaro si sarebbero corrette. Paul Volcker alla FED fece qualcosa di simile nel giugno 1981 quando lasciò salire il tasso di riferimento fino al 19,1%, tranne per il fatto che l'obiettivo era basato meno sui finanziamenti statali e più sull'abbattimento delle aspettative di inflazione dei prezzi.

Sebbene vengano ignorati, oggi ci sono preoccupanti somiglianze con la posizione della FED. Il disavanzo di bilancio è stato e rimane di gran lunga superiore a quello che costrinse il Regno Unito a ricorrere all'FM. Con un'economia statunitense destinata a risentire del rialzo dei tassi d'interesse, le prospettive non sono di ripresa come previsto dal Congressional Budget Office, ma di un ulteriore deterioramento, cosa che richiederà continui finanziamenti inflazionistici.

La FED è riluttante a riconoscerlo e rischia di perdere il controllo sui tassi d'interesse. È in questo contesto che i pronti contro termine inversi sono venuti in parziale soccorso della FED sopprimendo statisticamente il tasso reale di crescita della valuta e del credito. Tale strategia, però, verrà smobilitata nei prossimi mesi

Un'ulteriore lezione degli anni '70 è stata che iniziarono con il keynesismo in voga e poi venne gradualmente screditato, in particolare sulla scia della crisi del 1976 nel Regno Unito. I monetaristi, come Milton Friedman, acquisirono credibilità e con essa un crescente riconoscimento che "l'inflazione è sempre un fenomeno monetario". Oggi il neokeynesismo appare radicato nelle commissioni adibite alla politica monetaria rispetto ai primi anni Settanta. Possiamo essere ragionevolmente certi che mentre i prezzi, i tassi d'interesse e le quantità di valuta e credito continueranno a crescere, il keynesismo sarà nuovamente screditato e guadagnerà terreno una nuova realizzazione basata sui principi monetaristi.

Quando gli investitori nei Treasury statunitensi inizieranno ad allontanarsi dalle argomentazioni keynesiane e capiranno che il dilemma della FED è in un contesto monetario, non ci possono essere dubbi sul fatto che le aste dei Treasury statunitensi inizieranno ad andare deserte. La risposta della FED sarà cruciale: sarà riluttante a lasciar salire a sufficienza i tassi d'interesse? Quasi certamente la risposta è affermativa, a causa del danno economico alle imprese fortemente indebitate e alle finanze pubbliche.

E nessuno ancora sta contemplando bond del Tesoro USA al 15%, come visto nei Gilt britannici negli anni '70. Il tasso di crescita di M2 negli Stati Uniti è di gran lunga il più alto da quando sono iniziati i tracciamenti, persino maggiore che in qualsiasi momento delle due guerre mondiali e ciò si confronta con un tasso massimo del 13,8% nel febbraio 1976, la metà di quello attuale.


I pericoli del rialzo dei tassi d'interesse

Passiamo ora alle conseguenze del rialzo dei tassi d'interesse sull'offerta di denaro e all'impatto sui finanziamenti pubblici. Fintanto che i tassi dei bond del Tesoro USA rimarranno al di sopra dell'obiettivo minimo sui Fed Funds, i fondi monetari non utilizzeranno più il meccanismo reverse repo della FED. Infatti all'inizio di questa settimana un aumento del rendimento dell'obbligazione a tredici settimane allo 0,085% ha già coinciso con una riduzione di $400 miliardi dei pronti contro termine overnight.

Dal punto di vista dei fondi monetari, il rischio di "mandare in tilt il dollaro" scompare quando il tasso dei Fed Funds si sposta al di sopra dello zero e l'acquisto di bond del Tesoro a breve termine diventa un'alternativa sempre più redditizia. È probabile che questi fondi monetari aumenteranno l'acquisto di tali strumenti finanziari, i quali saranno accreditati sul conto generale del governo federale presso la FED. I fondi guadagnati nel conto generale saranno successivamente prelevati e spesi dal governo federale, finendo poi come depositi bancari che si aggiungeranno a M2.

Con questa fonte di finanziamento a breve termine, c'è il pericolo che il governo federale faccia sempre più affidamento su di essa, rendendo le finanze pubbliche più esposte al rialzo dei tassi d'interesse. E poiché la crescita dei pronti contro termine inversi ha inizialmente rallentato la crescita di M2, il suo successivo rilascio nei depositi mentre il governo federale spende rischierà di accelerarne la crescita in un momento in cui le politiche keynesiane verranno screditate a favore del monetarismo.

Nel marzo 2020 la FED ha accettato di trattare con le controparti dei fondi monetari solo come misura temporanea e garantire che i loro ingenti depositi non affrontassero tassi di deposito negativi mentre il tasso dei Fed Funds era a zero; ma quando i tassi salgono, il problema dei fondi monetari scompare.

Con il rialzo dei tassi d'interesse la FED avrà un problema molto più grande nell'affrontare le ricadute economiche. Siamo tutti d'accordo sul fatto che l'aumento dei tassi d'interesse aumenta l'onere per tutti i mutuatari esposti ai tassi variabili, mentre coloro che hanno tassi fissi si vedono il problema posticipato per la durata dei loro prestiti.


Rialzo dei tassi d'interesse ed aumento del debito pubblico

Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, il debito non finanziario totale per gli Stati Uniti si attestava a $35.200 miliardi alla fine del secondo trimestre del 2021 (altre stime sembrano essere più elevate). L'andamento sin dal 2000 è illustrato nel seguente grafico.

Il debito non finanziario è cresciuto a livelli record tra il 2000 e la crisi finanziaria del 2008-2009, destino diverso invece per gli aumenti salariali che sono rimasti stagnanti e sono stati superati dall'aumento dei prezzi. Il rimborso del debito non finanziario totale, la cui espansione aveva portato al fallimento della Lehman, è stato poi differito grazie alle politiche monetarie espansive e successivamente è aumentato drasticamente nel 2020-21 trainato dall'impennata dei disavanzi pubblici. Il costo economico del rialzo dei tassi d'interesse per gli attori non finanziari è indicato dalla sua ampiezza.

L'aumento del debito non finanziario è un problema globale, con quello degli Stati Uniti al 286% rispetto al PIL, quello dell'Eurozona al 284%, quello del Regno Unito al 290%, quello del Giappone al 416,5%, quello della Svizzera al 308% e quello della Cina al 285% (BRI, dati per il 2° trimestre 2021). Lo scatto delle trappole del debito da parte del rialzo dei tassi d'interesse è destinato a destabilizzare l'intera economia globale. Oltre alla FED, le altre banche centrali diventeranno consapevoli della propria situazione e possiamo stare certi che i ministri delle finanze ed i banchieri centrali del G7 cercheranno di coordinare le politiche sui tassi d'interesse, e con questo intendiamo raddoppiarne la loro repressione. La situazione recente per i governi nazionali altamente indebitati è mostrata nella seguente tabella.

Le economie avanzate hanno un rapporto debito/PIL superiore al 100% da almeno dieci anni, una sbornia sin dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Da allora la posizione debitoria di alcuni di loro si è deteriorata in modo allarmante.

Nel 2010, in un documento congiunto, gli economisti Carmen Reinhart e Ken Rogoff hanno concluso che: "[...] i livelli di debito pubblico/PIL che superano la soglia del 90% sono associati ad una crescita mediana e media inferiore". In altre parole, tutti i i Paesi nella tabella qui sopra troveranno difficile, se non impossibile, uscire da quei livelli di debito in tempo di pace.

I governi nazionali fortemente indebitati, come Belgio, Grecia, Italia, Portogallo e Giappone, di fronte ad un aumento dei tassi d'interesse globali si ritroveranno in prima linea in una crisi dei finanziamenti e sistemica. E le nazioni dell'Eurozona nella tabella qui sopra destabilizzeranno quasi certamente gli stati membri con una minore esposizione diretta alle trappole del debito.

Solo di recente il presidente francese Macron ed il primo ministro italiano Mario Draghi hanno scritto un articolo congiunto chiedendo "la riforma delle regole fiscali dell'UE". Per "riforma" intendono aumento dei livelli di prestito. In altre parole, avendo raggiunto un rapporto debito pubblico/PIL rispettivamente del 128% e del 174%, ora li vogliono aumentare ulteriormente.

La crisi del debito europeo è già abbastanza dura, ma anche la situazione del Giappone è particolarmente allarmante, con gli obblighi del debito pubblico ulteriormente estesi in una politica di soppressione dei premi di rischio sui prestiti alle imprese e di sovvenzione di un'ampia gamma di beni di consumo con il risultato che oltre il 50% dell'indice dei prezzi al consumo è controllato dallo stato. Con tassi d'interesse intrappolati sotto lo zero, un aumento dei tassi globali è destinato a provocare una crisi valutaria per lo yen.

Anche il sistema bancario giapponese è fortemente indebitato, con livelli di debito in rapporto al PIL per tutte le grandi banche di importanza sistemica oltre il 20X. La Cina ha un livello di debito pubblico molto più basso rispetto al PIL, ma il suo settore privato non finanziario, fortemente indebitato, è di circa $27.000 miliardi e le crepe nel sistema stanno già diventando evidenti con la crisi di Evergrande.


Sommario e conclusione

Sembra inverosimile che il legame tra i cambiamenti nelle quantità di valuta e credito, incarnato dalle statistiche monetarie sui depositi, venga totalmente ignorato dai governi, dalle autorità monetarie e dall'intero sistema degli investimenti. Questo perché nessuno sembra aspettarsi molto di più di un aumento di pochi punti percentuali dei tassi d'interesse globali.

Non dovremmo quindi sorprenderci che l'aumento dei prezzi misurato dall'IPC abbia colto alla sprovvista l'intero establishment. Né dobbiamo sorprenderci che la situazione attuale continui ad essere analizzata attraverso una lente neokeynesiana, quando sappiamo che è proprio questa che ci ha portato alla crisi attuale: trappola del debito non solo per il governo degli Stati Uniti, ma per tutte le altre principali giurisdizioni.

La convinzione keynesiana che la gestione economica e monetaria sia superiore al libero mercato è destinata ad essere screditata dalla realtà. I risparmiatori sono stati costretti ad accettare rendimenti negativi sui loro investimenti obbligazionari, ma non può durare. Quando diventerà chiaro che l'inflazione dei prezzi è solo un indicatore della svalutazione monetaria e che questa svalutazione può solo continuare, suddetti tassi profondamente negativi non saranno più disponibili per sovvenzionare la spesa pubblica dissoluta.

L'entità di una crisi dei tassi d'interesse e del mercato obbligazionario sembra essere gravemente sottovalutata. L'improvvisa comparsa di un'inflazione dei prezzi incontrollata ha portato a fare timidi confronti tra la situazione attuale e gli anni '70, ma finora ci sono poche prove che questi confronti siano presi abbastanza sul serio.

Se lo fossero, gli analisti dovrebbero concludere che gli eventi in comune con gli anni '70, che hanno portato a rendimenti obbligazionari nominali elevati e cedole dei Gilt britannici superiori al 15%, sono potenzialmente molto più destabilizzanti oggi di quanto non fossero allora. Stando così le cose, il mondo è sull'orlo di un mercato ribassista degli asset finanziari alimentato dai prezzi delle obbligazioni globali che si stanno normalizzando a livelli che riflettono il deterioramento reale delle finanze pubbliche. Tutti i valori degli asset finanziari saranno indeboliti da questa rettifica.

È sempre più difficile vedere una via d'uscita da queste difficoltà e la speranza keynesiana che la crescita economica risolva il ​​problema del debito è semplicemente ingenua. Nel 2010 stimati economisti (Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff) hanno concluso che con un rapporto debito pubblico/PIL superiore al 90% diventa estremamente difficile per una nazione uscire dal proprio carico di debiti. Con le economie avanzate che hanno in media un rapporto del 125%, Giappone e Grecia oltre il 200% e alcune nazioni dell'Eurozona oltre il 150%, ci sono trappole del debito quasi ovunque pronte a scattare.

Nelle economie a valuta fiat altamente indebitate ci può essere solo un risultato: una volta che uno cade in crisi, gli altri seguiranno. Aspettatevi poi un'accelerazione del deprezzamento delle valute, cosa che porterà anche alla distruzione della fiducia nel denaro fiat. E con un rapporto debito pubblico/PIL del 125%, gli Stati Uniti con i loro dollari trasmetteranno il rischio a tutte le valute che considerano il dollaro la loro principale valuta di riserva .

Si può solo concludere che con l'inizio del nuovo anno è probabile che l'adeguamento alla realtà sarà più violento di quanto visto negli anni '70.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 27 gennaio 2022

E se... avessimo ragione su Bitcoin?

 

 

da Bitcoin Magazine

Visto che siamo ormai nel 2022, dovremmo tutti fermarci e meravigliarci di quanto sia maturato Bitcoin negli ultimi 13 anni. Quello che era iniziato come un white paper è cresciuto ed è diventato un fenomeno globale sano e robusto.

Sullo sfondo di un mondo governato da clown che continua a velocità folle verso nuove vette di pazzia, Bitcoin è diventato un battito cardiaco ed una fonte di verità e sanità mentale per milioni di persone in tutto il mondo. Non si può sopravvalutare l'assoluta importanza di una verità individuale, volontariamente ricercata, collettiva ed oggettiva.

Ma, nonostante i progressi reali, pratici e innegabili che sono stati fatti, ci sono molti che continueranno con la loro incredulità e urleranno contro le nuvole argomenti triti e ritriti anti-Bitcoin.

«E se [inserite notizia FUD infondata proveniente dalla Cina]?»

«Che ne dite di [inserite notizia FUD infondata sull'energia]?»

«Guardate [inserite notizia FUD infondata riguardo l'ennesimo ed inutile grafico]?»

Posso solo immaginare come gli oppositori, i FUDster, i truffatori ed i fanatici del denaro fiat facciano del loro meglio per confondere gli altri e sé stessi nel loro cammino verso l'irrilevanza economica. E sebbene io sia ora immune alla loro stupidità, non posso fare a meno di provare pena per loro, o forse compatirli per la loro mancanza di speranza e fiducia.

Mi ricorda un po' la scena in The Matrix Reloaded in cui il team si prepara ad entrare in matrix in modo che Neo possa incontrare l'Architetto. Morpheus tiene un discorso d'incoraggiamento, ricordando a tutti che dove alcuni potrebbero vedere una coincidenza, lui vede provvidenza.

“Non vedo coincidenze, vedo provvidenza. Vedo scopo. Credo che sia il nostro destino essere qui. È il nostro destino”.

Niobe poi chiede:

“Continuo a pensare, e se ti sbagli? E se tutto questo, la profezia, tutto fosse una stronzata?”

E Morpheus risponde:

“Allora entro domani saremo tutti morti”.

Poi, cosa più importante, conclude così il suo discorso:

“Ora considera l'alternativa. E se avessi ragione? E se la profezia fosse vera? E se domani la guerra potesse finire? Non vale la pena lottare per questo? Non vale la pena morire per questo?”

Questa scena mi ricorda la speranza che Bitcoin rappresenta per tutti: sia per lo stanco pessimismo che affligge la maggior parte delle persone intelligenti ma ben intenzionate, sia per il vuoto nichilismo del resto dell'umanità.

Bitcoin è un nobile tentativo di costruire un mondo parallelo su solide fondamenta, perché l'alternativa, lo status quo, è un disastro.

In nessun modo Bitcoin "aggiusta" tutto, ma legando l'azione umana ad una qualche forma di conseguenza economica reale, allinea il comportamento individuale ad un ordine più "naturale".

In questo modo abbiamo una possibilità decisamente migliore di spostare il mondo non solo più vicino al "paradiso", ma per lo meno fuori dal percorso verso l'inferno verso cui stiamo lentamente scivolando.

Se Bitcoin non avrà successo, siamo alquanto fottuti. La società regredirà fino a quando tutto il capitale che abbiamo costruito nei millenni precedenti non sarà esaurito e la società stessa crollerà, oppure scadrà in distopie sterili e tecnocratiche fino a quando il sistema pianificato centralmente non si frantumerà definitivamente – a quel punto gli esseri umani, come Equality 7–2521 nel romanzo di Ayn Rand Anthem, rinasceranno ancora una volta per ricostruire.

Ad ogni modo, in assenza o fallimento di Bitcoin, il mondo sarà un luogo desolato, oscuro, freddo, vuoto e sterile in cui verrà incentivata la peggiore forma di comportamento parassitario e lo spirito di progresso, diversità e vita si estinguerà sotto le spoglie dell'"uguaglianza."

Ora... pensate all'alternativa.


E se Bitcoin avesse successo?

E se avessimo ragione e l'emergere organico di una forma di denaro sana ed onesta aiutasse a migliorare il comportamento individuale facendolo virare verso la moralità, le preferenze temporali più basse ed una maggiore lungimiranza? E se questo standard monetario introducesse circuiti di feedback più brevi, più rapidi e di maggiore fedeltà per le azioni intraprese da individui, società, città e nazioni?

E se questi cicli di feedback potenziati si trasformassero in correzioni più rapide di decisioni sbagliate, insieme al raddoppio delle azioni che si traducono in un vero progresso? E se tutto questo si trasformasse in giudizi di valore più accurati nell'aggregato in modo tale che la società diventi più prospera, morale e schietta?

E se questa nuova forma di denaro, rigida nell'offerta e nelle sue regole, rendesse l'inflazione un ricordo del passato e determinasse un'era in cui i costi di prodotti, beni e servizi diminuiscono di pari passo con la maggiore efficienza ed efficacia che possiamo produrre?

E se tutto questo si traducesse in una società meritocratica in cui sia possibile la mobilità sociale ed economica, in cui produttività e creazione di valore sono ciò che consente di crescere, mentre spreco, scarso giudizio e parassitismo portano ad un movimento discendente?

E se questo fosse il modo in cui potessimo trasformare la società in una distribuzione organica e dinamica 80/20 invece di una distribuzione cancerosa e statica 99,9/0,01 in cui i poveri non possono mai emanciparsi, l'élite parassitaria non può mai cadere ed il centro produttivo deve portare l'intero carico sulle sue spalle?

Classi statiche e fisse a sinistra. Classi dinamiche e permeabili a destra.

E se l'assenza di prestiti insensati dal futuro, di tassazione forzata e di furti tramite l'inflazione rendesse coloro che governano responsabili delle loro azioni? E se trasformasse il rapporto tra governo e governato in uno in cui il primo è un fornitore di servizi al cliente, invece dell'attuale status quo di sottomesso/padrone?

E se Bitcoin, attraverso il suo effetto sul comportamento umano, avviasse la fase successiva dell'evoluzione naturale nel genere umano? E se nel corso di generazioni di comportamenti più lungimiranti, a basso consumo di tempo e orientati alla produttività, iniziassimo ad inserire la moralità nel nostro DNA e ad evolverci in una specie umana più maestosa e nobile? Homo bitcoinicus, forse?

E se Bitcoin fosse la scoperta più importante dopo il fuoco perché ci permette di codificare il prodotto del nostro lavoro in informazioni ad alta fedeltà e di archiviarlo per sempre o di trasmetterlo alla velocità della luce? E se questa capacità inaugurasse una nuova rinascita di collaborazione, cooperazione e produttività?

E se Bitcoin fosse il nostro percorso attraverso il cosiddetto "grande filtro"?

Non è qualcosa per cui vale la pena lottare? Non è qualcosa per cui vale la pena morire? Non è qualcosa per cui vale la pena vivere?

Lo credo davvero, nel profondo del mio cuore.

Quanti di questi "e se?" sono possibili? Come saranno i vari futuri a breve e lungo termine?

Ovviamente non lo so. Nessuno di noi lo sa. Possiamo usare i principi primi, l'intuizione, l'istinto e l'esperienza per fare delle stime, ma per scoprirlo dobbiamo crearlo e costruirlo.

Questo è il motivo per cui le persone libere, indipendenti, imprenditoriali, orientate alla produttività e alla creazione prospereranno secondo uno standard in cui questo tipo di comportamento è incentivato. In altre parole: con uno standard Bitcoin.

E arrivarci richiederà una grande dose di fiducia e speranza, perché, grazie a Bitcoin, sta emergendo ancora una volta la chiarezza necessaria per formulare giudizi di valore accurati e calcolare i costi economici.

Creatore è colui che produce ciò che ancora non esiste. Per questo il messaggio di oggi è di speranza. Dobbiamo andare avanti e creare un mondo in cui possiamo essere orgogliosi non solo di vivere, ma di lasciarlo in eredità ai nostri parenti. Dobbiamo sperare, e sperare nel senso più alto della parola. Nella sua forma negativa questo concetto può essere visto come una debolezza: qualcosa di flaccido, impotente e che aspetta semplicemente che un altro venga a salvarvi o proteggervi.

La “Speranza” di cui parlo è in maiuscolo. Alla sua luce, è uno dei nostri più grandi punti di forza.

«Speranza, la quintessenza dell'illusione umana, allo stesso tempo la fonte della sua più grande forza e della sua più grande debolezza» .

– L'architetto, “The Matrix Reloaded”

Bitcoin è speranza e voglio prendermi un momento per ringraziare Michael Saylor per aver indirizzato questo concetto verso il suo legittimo significato.

Bitcoin è speranza.

Quindi, per favore, non sprecate il mio tempo o quello di qualcun altro con domande "E se Bitcoin non dovesse funzionare?"; né il pessimismo, né il nichilismo aiutano.

Trascorrete il vostro tempo a lavorare su un nuovo standard basato su Bitcoin, perché anche se dovesse fornire anche una frazione di ciò che ho affermato sopra, sarà un cambiamento monumentale rispetto all'alternativa attuale: una distopia globalista che mescola schiavitù, bugie, insetti, servitù della gleba e sterilità.

Come ha detto Eminem, abbiamo una possibilità, un'opportunità per cogliere tutto ciò che abbiamo sempre voluto. La coglieremo o ce la lasceremo sfuggire?

Quindi unitevi a me, unitevi a noi, mentre ci avventuriamo nel 2022.

Amore, verità e Bitcoin prevarranno! Perché devono prevalere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 26 gennaio 2022

I robot sostituiranno i lavoratori umani? Speriamo di sì

 

 

di Antony Mueller

Negli ultimi duecento anni la tecnologia ha trasformato l'ambiente umano più che nei mille anni precedenti. Fino al 1840 oltre il 70% della forza lavoro americana era impiegata nell'agricoltura, ora è meno del 2%. La manodopera liberata ha trovato impiego prima nel settore manifatturiero e poi in quello dei servizi. Ora, con la robotizzazione, la velocità di sostituzione del lavoro con le macchine accelererà e l'intelligenza artificiale sostituirà sempre più il lavoro nel settore dei servizi.

Anche i lavori sofisticati non offriranno sicurezza occupazionale. Una laurea non è più il biglietto d'ingresso per alti guadagni, ciononostante le nuove tecnologie contengono la soluzione anche a tal problema. Mentre il progresso tecnologico distrugge le vecchie occupazioni, le innovazioni rendono l'economia più produttiva. La ricchezza, giustamente intesa, è produttività ed una produttività in aumento significa che è necessaria meno manodopera per produrre la stessa quantità di beni. Più aumenta la produttività, più diventiamo ricchi.

Grafico 1. Stock mondiale di robotica in migliaia di unità. Fonte: Federazione Internazionale di Robotica (IFR) 2018


La vera minaccia

Il problema che dobbiamo affrontare non è la minaccia della disoccupazione. Il vero problema è che può emergere una resistenza sociale contro la perdita di alcuni posti di lavoro e può prevalere una mentalità anticapitalistica che ostacolerebbe il progresso economico.

Ma in una società libera, la robotizzazione non è una minaccia bensì un vantaggio. Un futuro migliore non richiede solo la continuazione della robotizzazione, ci deve essere anche uno spostamento parallelo verso il capitalismo di libero mercato.

Nelle società che si confrontano con una quota crescente di anziani, la robotizzazione diffusa è la via d'uscita dal dilemma delle pensioni pubbliche; per le economie emergenti, la robotizzazione è il modo per superare la povertà più rapidamente; per l'umanità nel suo insieme, la robotizzazione dell'economia apre la strada ad una vita meno gravosa e ad un tenore di vita elevato (Grafico 2).

Grafico 2. Numero di robot industriali installati per 10.000 dipendenti nell'industria manifatturiera nel 2017. Fonte: International Federation of Robotics (IFR) 2018

I lavori sono solo più fatica e non sono la chiave per un futuro migliore; una maggiore produttività è la chiave. La robotizzazione fornisce la stessa liberazione dal lavoro noioso che la meccanizzazione ha fornito per la fatica nelle fattorie e nelle fabbriche. Allo stesso tempo, la robotizzazione (come tutte le precedenti forme di meccanizzazione) ridurrà ulteriormente il costo dei beni di prima necessità come cibo, vestiti e alloggio. La nostra attuale prosperità è il risultato dell'uso delle macchine che sono arrivate con il capitalismo (Grafico 3).

Grafico 3. Prodotto interno lordo pro-capite (dollari a prezzi 2011). Fonte: Our World in Data


Ridurre il bisogno percepito di uno stato

Il grande vantaggio che potenzialmente offrono i nuovi strumenti tecnologici non è solo quello di liberarci dalle fatiche e dal lavoro spiacevole, ma anche dalla politica. Riducendo notevolmente il costo dei beni e servizi di base, le nuove tecnologie possono rendere obsoleto l'apparato politico e consentire la privatizzazione delle funzioni statali, dalla pubblica amministrazione al sistema giudiziario. In un mondo con una produzione altamente automatizzata, e senza uno stato in senso convenzionale, il costo della vita sarebbe solo una frazione di quello odierno ed i contributi obbligatori richiederebbero solo una parte trascurabile del reddito.

Con lo scioglimento dell'apparato statale, un colossale onere finanziario cadrebbe dalle spalle dell'uomo comune. Il capitalismo di libero mercato, insieme alla riduzione drastica dello stato e all'abolizione della politica, eliminerebbe gli oneri finanziari che affliggono il cittadino moderno.

Un ordine anarco-capitalista aprirebbe la strada alle nuove tecnologie affinché la si possa fare finita con la valanga di politiche e regolamenti pubblici eliminando altresì il sistema attuale, talmente inefficiente, corrotto, ingiusto e che è nella sua essenza anche anti-democratico. Nessun intervento statale nella vita economica porterà alla prosperità; la via verso il benessere è la fine dello stato e la fine della politica.


Robotizzazione & socialdemocrazia

In un'economia libera, la produttività aumenterebbe così tanto che il potere d'acquisto degli stipendi eliminerebbe le ansie sulla sicurezza del lavoro e sul pagamento delle bollette per i bisogni primari. Questa visione di un ordine anarco-capitalista con un'economia altamente produttiva ed una società apolide è in netto contrasto con il sistema di governo socialdemocratico e "liberale" contemporaneo che marcia verso una maggiore spesa pubblica, più debito pubblico e più regolamentazione, minore produttività e minore potere d'acquisto.

Il funzionamento interno dell'attuale sistema socialdemocratico porta a tasse e contributi più elevati. Il debito pubblico continua a crescere. Il punto finale del sistema esistente composta da assistenza sociale e capitalismo di stato non è stabilità, ricchezza e libertà, ma bancarotta, miseria e repressione.

L'agenda politica dominante nella maggior parte delle democrazie moderne afferma che il governo potrebbe prevenire e curare la disoccupazione, le crisi economiche, le recessioni, le depressioni, l'inflazione, la deflazione e la disuguaglianza e che potrebbe fornire istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza sociale a tutti. Le promesse di aumento dei redditi e dell'occupazione dominano le campagne politiche.

Le politiche tradizionali non hanno funzionato e ancor meno funzioneranno nel nuovo millennio. La risposta al futuro non è il passato.

Per evitare un nuovo totalitarismo, la risposta è più capitalismo di libero mercato e meno politica. Un tale ordine libertario eliminerebbe la politica dei partiti attraverso un sistema chiamato "demarchia" o "smistamento", in cui il corpo legislativo è selezionato a sorte. Un sistema politico libero da partiti politici insieme ad un ordine monetario basato sul mercato e sull'offerta privata di leggi e sicurezza minimizzerebbe e alla fine abolirebbe lo stato come organizzazione monopolistica di dominio violento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 25 gennaio 2022

Useranno lo stato sociale per rendere conformi le persone all'obbligo di vaccinazione

 

 

di Ryan McMaken

Un politico democratico dell'Illinois ha introdotto una legislazione che richiede ai residenti non vaccinati di pagare di tasca propria per i servizi sanitari. Fa tutto parte di uno sforzo per trovare modi nuovi e creativi per punire le persone che si rifiutano di iniettarsi il vaccino. La radio WBBM di Chicago ci informa che:

[Jonathan] La legislazione di Carroll modificherebbe il codice assicurativo statale in modo che "una persona che è idonea a ricevere un vaccino COVID-19 e sceglie di non essere vaccinata, deve pagare di tasca propria le spese sanitarie se viene ricoverata in ospedale a causa di sintomi del Covid-19."

In altre parole, Carroll sta cercando di garantire che ai non vaccinati venga negata l'assicurazione sanitaria per le cure Covid, anche nei casi in cui l'assicurazione privata sia già acquistata e pagata. Inoltre in molti casi non sarà nemmeno necessario intervenire con le assicurazioni private, poiché un terzo della popolazione sta già ricevendo assistenza sanitaria finanziata dal governo federale.

Questa linea di politica è piuttosto sbalorditiva visto che arriva da un progressista come Carroll. Dopotutto, sono decenni che sentiamo dalla sinistra che "l'assistenza sanitaria è un diritto umano" e che deve essere fornita a chiunque ed a tutti a spese dei contribuenti. Tutto ciò che manca all'assistenza sanitaria universale sovvenzionata dallo stato, ci è stato detto, è inaccettabile.

Eppure, a quanto pare, i sostenitori dell'obbligo di vaccinazione – che si trovano in gran parte a sinistra, ovviamente – sono così ossessionati da tale obbligo sull'intera popolazione che ora stanno cercando modi per negare l' assistenza sanitaria alle persone.

Ma avremmo dovuto vederlo arrivare. Fino a poco tempo la sinistra ha anche affermato di volere un impiego universale ed un "pollo in ogni pentola". Ma dal momento che l'amministrazione Biden ha covato l'idea di legare l'occupazione ai vaccini all'inizio di quest'anno, i sostenitori dell'obbligo di vaccinazione ora vogliono ridurvi alla fame.

Gli stessi spacciatori dell'obbligo lo hanno anche progettato per garantire che se doveste essere licenziati per esservi rifiutati, non sareste idonei per l'assicurazione contro la disoccupazione. Sebbene in molti casi gli obblighi vengono imposti ai datori di lavoro, i politici locali hanno concluso che rifiutare il vaccino costituisce essere licenziati "per giusta causa". Ciò rende possibile negare l'assicurazione contro la disoccupazione a questi dissidenti (inutile dire che i legislatori progressisti non sono intervenuti per espandere lo stato sociale su questo argomento. Solo i governi statali controllati dai repubblicani hanno preso provvedimenti per garantire l'assicurazione contro la disoccupazione ai dissidenti).

Si scopre che l'assistenza sanitaria, il lavoro ed una "rete di sicurezza sociale" non sono diritti dopo tutto. Ora i sostenitori dell'obbligo di vaccinazione hanno deciso che sia i programmi sociali che i poteri di regolamentazione possono essere cinicamente impiegati per ottenere la conformità dai cittadini.

Da qualche tempo il governo federale vi si sta lentamente avvicinando. Ad esempio, se i sostenitori dell'obbligo di vaccinazione vogliono perseguire uno schema basato sui "permessi di lavoro", non dobbiamo guardare oltre il programma E-Verify promosso a lungo dai sostenitori dell'immigrazione. È un database federale progettato per negare l'impiego a persone sprovviste di documenti di immigrazione adeguati. Non è necessario essere un oracolo per vedere come un'infrastruttura normativa simile potrebbe essere utilizzata per collegare strettamente lo status di vaccinazione all'occupazione.


Un sistema di “credito sociale” basato sullo status di vaccinazione

Una lezione qui è che l'infrastruttura di un potenziale stato di sorveglianza medica è già stata stabilita da programmi e regolamenti che non avevano nulla a che fare con i lasciapassare vaccinali. In tutto questo gli Stati Uniti stanno seguendo le orme di stati più centralizzati in cui le risorse sono pianificate in modo più centralizzato.

Ad esempio, già prima dell'emergenza Covid, il Servizio Sanitario Nazionale nel Regno Unito aveva iniziato a negare le cure mediche ai pazienti in sovrappeso ed ai fumatori. Nel 2017 alcuni "comitati sanitari locali" controllati dallo stato si sono mossi "per vietare l'accesso ad interventi chirurgici di routine o non urgenti nell'ambito del Servizio sanitario nazionale fino a quando i pazienti non miglioravano le loro condizioni di salute". Data la natura dell'assistenza sanitaria britannica, questi pazienti hanno poche opzioni tranne che sottostare agli editti dei burocrati sanitari. Avendo stabilito un monopolio quasi totale sull'assistenza sanitaria nel Regno Unito, il SSN può più o meno dettare chi riceve le cure e chi no.

Allo stesso modo, nello stato di polizia noto come Singapore, il regime ha annunciato lo scorso novembre che avrebbe negato i benefici sanitari pubblici ai non vaccinati qualora avessero avuto bisogno di cure mediche.

Ma forse la notizia più inquietante tra tutti questi tipi di programmi è il sistema di "credito sociale" cinese, che può essere utilizzato per un numero infinito di fini.

Infatti il "lasciapassare vaccinale" sta diventando una versione nostrana del sistema di "credito sociale" cinese in cui l'obbedienza allo stato serve come misura di quante "libertà" sono concesse ad un cittadino. Come riportato dall'Associated Press nel 2019:

Aspiranti viaggiatori sono stati bloccati dall'acquisto di biglietti aerei 17,5 milioni di volte l'anno scorso per reati di "credito sociale", comprese tasse non pagate e multe, in un sistema controverso che secondo il Partito Comunista al governo migliorerà il comportamento pubblico [...].

Le autorità hanno sperimentato il "credito sociale" dal 2014 in aree di tutta la Cina. I punti vengono detratti per aver infranto la legge o, in alcune aree, reati minori come portare a spasso un cane senza guinzaglio.

Come ha evidenziato Eunsun Cho per il Journal of Public and International Affairs, il sistema è un "progetto basato sui dati per monitorare, valutare e modellare il comportamento di tutti i cittadini e le imprese". Originariamente progettato per raggiungere determinati fini economici, come il pagamento delle tasse, il piano si è presto ampliato e

una volta scoperto che un individuo si è impegnato in un comportamento disonesto, dovrà affrontare restrizioni su un'ampia gamma di attività direttamente e indirettamente correlate al comportamento. Ad esempio, la mancata adozione di una sentenza del tribunale può portare a limitazioni non solo sulle domande di sussidi statali o su determinate licenze professionali, ma anche sulla vendita di beni, sulla gestione di attività commerciali, sull'uso dei trasporti e sul consumo di articoli di lusso.

Da notare che lo scopo più ampio del sistema è sempre l'obbedienza. Coloro che dissentono e si rifiutano di obbedire vanno incontro a "sanzioni". Il sistema del credito sociale funge da modello per l'attuale imposizione di lasciapassare vaccinali a livello nazionale. Il fatto che lo stato cinese controlli le pensioni e l'occupazione in una vasta gamma di settori è estremamente utile per lo stato.


Il futuro dello stato sociale: utilizzare i “benefici” per ottenere la conformità

La crescita sia della burocrazia che dello stato sociale ha aperto la strada a nuovi modi per ottenere conformità sui vaccini e potenzialmente su quasi tutto il resto. Aspettiamoci che i poteri di regolamentazione vengano ampiamente utilizzati in qualsiasi area in cui sono già stati confermati. Ad esempio, il membro del Congresso Don Beyer della Virginia ha già introdotto una legislazione che lega il "diritto" di viaggiare in treno o in aereo con la conformità sui vaccini.

Negli Stati Uniti, tuttavia, i limiti ai poteri di polizia ed ai poteri di regolamentazione del governo federale si riveleranno molto probabilmente un ostacolo, pertanto dovremmo aspettarci che esso utilizzi il potere finanziario sugli appaltatori e sui beneficiari sociali, come abbiamo già visto, per ottenere la conformità.

Ma se milioni di americani dipendono anche da assegni del welfare di vario genere, ulteriore regolamentazione non sarà nemmeno necessaria: basterà semplicemente giocare la carta dei "benefici sociali" per ottenere ciò che vuole.

A questo proposito, le potenziali proposte di "reddito di base universale" potrebbero essere particolarmente utili per lo stato. Un programma di reddito di base universale potrebbe essere impiegato come una "carota" per convincere la popolazione ad accettare qualsiasi obbligo e requisiti burocratico. L'equazione è semplice: lo stato deve solo dire "fai questa cosa e riceverai $1.000 al mese".

Questo denaro "gratuito" potrebbe quindi essere legato al rispetto di un numero qualsiasi di obblighi immaginati dalle agenzie governative. Quando la maggior parte della popolazione si affida allo stato per l'assistenza sanitaria o ad un assegno mensile, le possibilità sono praticamente infinite.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 24 gennaio 2022

Come sarà nel 2022 quella bisca clandestina chiamata mercato azionario

 

 

di Sven Henrich

Confido che tutti voi abbiate trascorso buone feste. Prima di parlare di come sarà il 2022 per i mercati azionari, voglio documentare alcune verità chiave che forniranno poi un contesto per il 2022. E sì, a questo punto è difficile definire i mercati qualcosa di diverso da un casinò o un videogioco distaccato dalla realtà. Per ora almeno, perché credo fermamente che la realtà farà sentire di nuovo la sua presenza.

Ma per ora l'indice S&P 500 ha chiuso il 2021 con il suo terzo anno consecutivo di guadagni a doppia cifra chiudendo di nuovo a 4766 prendendo in giro qualsiasi tipo di analisi fondamentale e di nuovo svergognando qualsiasi previsione sui prezzi emessa all'inizio dell'anno.

Quindi gli obiettivi di prezzo di fine anno, come nel 2020, hanno dimostrato ancora una volta di essere un gioco da ragazzi. La presa in giro di qualsiasi tipo di analisi fondamentale, o strategia di diversificazione, si riflette meglio nell'orribile sottoperformance della maggior parte degli hedge fund.

Tutto questo sforzo per niente.

Perché alla fine la liquidità è fluita verso i più grandi che sono cresciuti fino a raggiungere dimensioni in passato insondabili.

Invece il resto del mercato ha vacillato, con il Nasdaq che ha chiuso l'anno con il 62% dei suoi componenti al di sotto della media mobile a 200 giorni nonostante il valoroso sforzo di aumentare le prestazioni alla fine dell'anno.

Quindi, mentre i titoli dei giornali continuano a mostrare livelli record, la verità è che c'è stata molta attività correttiva negli indici. Si potrebbe obiettare che la bolla è già in procinto di scoppiare.

La maggior parte delle persone vorrà legare la crescita degli utili a due cifre del 2021 all'andamento del mercato, ma lasciate che vi dissuada. L'indice S&P 500 ha prodotto una crescita a due cifre nel 2019 quando non c'era crescita degli utili, ha prodotto una crescita a due cifre nel 2020 quando c'era una crescita degli utili negativa a due cifre. L'ultimo anno in cui l'indice $SPX ha mostrato un anno negativo è stato nel 2018, quando la crescita degli utili è stata positiva. L'unica costante distinguibile nell'influenzare la direzione del mercato è stata la Federal Reserve, non gli utili. Questa influenza direzionale è arrivata con un'espansione dei multipli sempre crescente. Ho evidenziato questo punto per molto tempo e lo farò di nuovo oggi perché è importante.

Qualsiasi preoccupazione riguardo valutazioni, colmare i gap tecnici o i ricollegamenti tecnici avessi all'inizio del 2021, non aveva importanza nel 2021. A marzo del 2021 ero praticamente già rassegnato al fatto che la schiacciante liquidità proveniente da stimoli fiscali e monetari avrebbe contenuto eventuali correzioni limitandole al tocco della 50MA e 100MA per poi essere opportunità di acquisto. Utilizzando il terzo trimestre del 2013 come punto di riferimento, queste MA rappresentavano il percorso più prevedibile.

Tre tag sulla 100MA, alcuni tag sulla 50MA, nuovi massimi costanti, nuovi massimi entro la fine dell'anno per il rally di Babbo Natale. Il copione della liquidità.

Voilà, 2021.

Affermo che questo è esattamente quello che è successo, praticamente lo stesso copione.

Infatti 13 mesi di nuovi massimi mensili consecutivi sull'indice $SPX corrispondono ai 13 mesi di nuovi massimi consecutivi sul bilancio della FED.

Le uniche volte in cui ci sono state attività correttive, è stato durante i periodi in cui il bilancio della FED è temporaneamente calato o rimasto costante. L'ultima volta che il bilancio della FED non è riuscito a raggiungere nuovi massimi è stato l'autunno del 2020, in coincidenza con l'ultima correzione del 10% nell'indice $ SPX. Esso infatti è un tracker del bilancio della FED.

È proprio così: “Il QE sta gonfiando i prezzi degli asset. I vantaggi del programma di acquisto di obbligazioni della banca centrale stanno "svanendo", mentre potrebbe causare "un'eccessiva assunzione di rischi”. Non sono le mie parole, anche se ho affermato cose simili nel corso degli anni, ma di un membro del consiglio esecutivo della BCE.

Il risultato di tutti questi eccessi sono valutazioni fuori scala ee non possono essere sostenute senza un continuo afflusso di liquidità. Quindi il casinò nel 2022 dovrà fare i conti con la riduzione e la cessazione definitiva di questi flussi di liquidità.

E per favore, siate tutti consapevoli della natura sconcertante di tutto questo: dal 2019 la FED ha aggiunto $5.000 miliardi al proprio bilancio e la BCE $4.500 miliardi, per un totale di $9.500 miliardi.

Per non parlare dell'offerta di denaro.

Tutto questo con il pilota automatico in totale disprezzo dei dati in entrata. La FED, un tempo autoproclamatasi dipendente dai dati, li ha ignorato tutti quanti e ha continuato inesorabilmente la sua espansione del bilancio nonostante i dati sull'inflazione in rapida esplosione, oltre a mantenere i tassi a zero scollegando completamente la sua politica sui tassi da ogni precedente storico.

L'ovvia analogia è che hanno continuato a gettare benzina sul fuoco insistendo sul fatto che l'incendio sarebbe stato transitorio, un termine che Jay Powell è stato costretto ad abbandonare e optare per un tapering più rapido nel 2022 e quindi aprire la prospettiva di rialzi dei tassi dopo la fine del QE.

Non ci siano dubbi: la FED ha inondato il sistema di denaro. Non solo nel 2020 durante la profonda crisi Covid, ma ha continuato a stampare denaro come mai prima d'ora anche nel 2021, quando i dati sull'inflazione continuavano a salire, con i mercati che producevano continuamente nuovi massimi storici e le richieste di sussidio di disoccupazione scendevano ai minimi degli ultimi 50 anni.

E non ci siano dubbi anche sulle conseguenze: in primo luogo, la più grande disconnessione dei prezzi degli asset finanziari dall'economia, chiudendo l'anno ad un'oscena capitalizzazione di mercato del 210% rispetto al PIL.

La conseguenza? Una curva di disuguaglianza di ricchezza più distorta che mai e la prossima recessione, poiché la FED è ora costretta a combattere l'inflazione che fino a poco tempo fa negava che esistesse.

Il che ci porta al 2022: qualcuna delle azioni delineate dalla FED sta davvero combattendo l'inflazione? No, sono solo parole. Non si può combattere l'inflazione con le condizioni finali più permissive di sempre e tassi reali negativi.

L'idea stessa è ridicola. Quindi i mercati hanno continuato a salire fino alla fine dell'anno perché la FED sta ancora eseguendo politiche estremamente accomodanti; non le ha ridotte gradualmente, non ha lasciato salire i tassi. In breve: non ha fatto assolutamente nulla per combattere l'inflazione. Non una cosa.

E, nonostante il tapering sia stato pronunciato a gennaio, il QE non terminerà almeno fino a marzo e la BCE continuerà ad espandere il proprio bilancio e non ha nemmeno annunciato che si fermerà. Quindi la liquidità sta ancora fluendo ed i tassi reali rimarranno negativi anche nel prossimo futuro. Ma stiamo combattendo l'inflazione... già.

Entro quanto tempo reagirà sul serio il mercato? Dal 2009 la storia suggerisce che i mercati correggano sul serio una volta terminato il QE.

Tuttavia i prezzi sono di nuovo bloccati molto al di sopra delle bande di Bollinger superiori e una riconnessione trimestrale sulla 5 EMA è ancora in vista, così come la riconnessione con la 200MA giornaliera e, a differenza del 2009-2020, l'inflazione è ormai una cosa reale.

Il grafico qui sopra evidenzia anche un'altra importante verità: ogni volta che il mercato reagisce al ribasso dopo la fine della liquidità, le banche centrali reagiscono e di nuovo ribaltano la politica ed il QE riprende di nuovo. È stato il farmaco di riferimento sin dal 2009 ed ai mercati non è mai consentito correggere per più di pochi giorni o settimane. Come mai? Perché i mercati sono diventati troppo grandi e si sono intrecciati con la spesa dei consumatori e la fiducia che qualsiasi correzione più ampia rischi una recessione. E qui sta l'ironia. Il modo più rapido per frenare l'inflazione è lasciare che i mercati correggano ed ecco un'altra brutta verità: mentre alla FED piace usare i problemi delle supply chain come scusa per l'inflazione, un'analisi obiettiva indica che la tendenza delle vendite al dettaglio è stimolata non solo dal rubinetto monetario della FED ma anche dallo stimolo fiscale record che ha inondato il sistema.

Riportate le vendite al dettaglio al trend di lungo termine e l'inflazione è finita. Purtroppo ciò significherebbe una recessione. Vedete, questa è un'altra verità: hanno tutti esagerato. Non esisteva alcun processo scientifico ponderato su quale sarebbe stata la giusta quantità di liquidità per affrontare la crisi Covid. Hanno semplicemente sparato nel mucchio e speravano che avrebbe funzionato; e quando le autorità fiscali hanno lanciato il loro massiccio stimolo, la FED avrebbe dovuto ritirarsi, ma ovviamente non l'ha fatto. E così ora inseguono le loro storie sperando che la bolla non imploda per il rischio sistemico dei TBTF, l'esposizione azionaria record ed il debito a margine record.

Quale sarebbe il valore equo di mercato? Chi può dirlo, il fatto è che le 4 maggiori banche centrali hanno bilanci per oltre $32.000 miliardi, il sistema finanziario globale è già completamente distorto e questi bilanci non possono essere ridotti senza il collasso dei mercati, quindi non li normalizzeranno. Usando P/E normalizzati su liquidità, utili e rapporti storici tra capitalizzazione di mercato e PIL, posso dire un $SPX tra 2500 e 3.800 a seconda del fattore dominante. Come abbiamo visto negli ultimi anni, il valore equo di mercato attualmente non si applica. Forse un giorno sì, ma richiederebbe alle banche centrali di perdere il controllo.

Quindi potete già immaginare la sceneggiatura del 2022, vero? Mentre abbiamo vento favorevole grazie alla liquidità e ottimi rapporti sugli utili per il quarto trimestre del 2021, la festa sta rapidamente volgendo al termine e la FED vorrà frenare l'inflazione senza causare una recessione, il che sarà un'impresa a dir poco ardua. Come cercherà di sfangarla?

Facile: lascerà che i mercati scendano, non tanto da causare un evento sistemico ma abbastanza affinché anno dopo anno i numeri dell'inflazione scendano; dichiarerà vittoria e poi di nuovo invertirà la rotta per prevenire qualsiasi danno grave ai mercati quando il medio termine sarà nella mente di tutti. In breve: seguite il copione stagionale per le elezioni di medio termine.

Perché sappiamo tutti un'altra verità: una volta che la FED capitolerà e Powell invertirà nuovamente la rotta, i mercati toccheranno il fondo e si riprenderanno di nuovo. La FED otterrà 3 nuovi membri nominati da Biden nel 2022 e nessun partito politico vincerà a metà mandato con i bombardamenti a tappeto sui mercati. Poiché la FED si è già trasformata in uno strumento politico da parte di coloro che detengono il potere e Powell ha già dimostrato più volte di reagire alle pressioni politiche, il copione è già scritto: la FED cambierà nuovamente politica nel 2022 quando e se i mercati scenderanno troppo ai suoi occhi. La domanda è quando e quanto.

Prima di chiudere, voglio dare un seguito a quello che considero un importante set di grafici che ho messo in evidenza per tutto il 2021: la volatilità.

Riflettete su questo punto: nonostante tutti i massimi storici, nonostante tutti gli interventi, gli stimoli e le folli quantità di denaro lanciate sull'economia e sui mercati, non si può negare che il $VIX abbia seguito un trend rialzista.

Anche durante l'anno record e senza correzioni del 2021, il $VIX ha mantenuto la sua tendenza costante di minimi più alti sin dal 2017. Inoltre ha superato il suo modello di compressione dai minimi di mercato del marzo 2020. Infatti posso puntare il dito anche a massimi più alti sul $VIX. Tutto ciò suggerisce che il $VIX, una volta libero da perverse iniezioni di liquidità, punterà a livelli più alti nel 2022 rispetto al 2021. Lo scenario da incubo sarebbe una corsa verso la linea di tendenza superiore nel 2022 o nel 2023, che non solo implica una recessione, ma un completo scoppio della bolla.

In generale posso sostenere che il rally di fine anno è riuscito a testare i breakout avvenuti in autunno.

Sia che si tratti delle small cap:

O titoli tecnologici:

Tutto ciò riflette quanto pietosi fossero davvero i massimi di fine anno, come si è visto nei massimi/nuovi minimi degli Stati Uniti:

No, la sinistra verità è che il mercato più ampio sta già correggendo, anticipando la crescita in progressivo rallentamento e la liquidità ridotta che si farà sentire nella prima metà del 2022.

Mentre il grafico sulla stagionalità di medio termine e la liquidità ancora in circolazione insieme agli utili record e ai riacquisti possono rivelarsi fattori favorevoli che consentiranno l'arrivo di ulteriori nuovi massimi nel primo trimestre, la valutazione più ampia, la liquidità ridotta ed i venti contrari dell'inflazione suggeriscono che i rally potrebbero rappresentare opportunità di vendita; salvo poi trasformarsi di nuovo in un'eventuale opportunità di acquisto una volta che i mercati si saranno notevolmente corretti, sarà stata dichiarata vittoria sull'inflazione e la FED invertirà di nuovo la rotta. Le mie aspettative per il 2022 saranno quindi fasce di prezzo molto più ampie negli indici e le cose che non avevano importanza avranno di nuovo importanza. Come sempre, lasceremo che i livelli ed i segnali tecnici siano la nostra guida per navigare attraverso quello che promette di essere un anno molto più volatile. Benvenuti nel 2022.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/