di Kel Kelly
[Un file audio MP3 di questo articolo, narrato da Keith Hocker, è disponibile per il download.]
Il mercato azionario non funziona come pensa la maggior parte della gente. Una convinzione diffusa — nell'uomo della strada, nonché a Wall Street — vuole che un boom del mercato azionario sia il riflesso di un'economia che progredisce: quando l'economia migliora, le aziende fanno più soldi ed il loro valore azionario sale di conseguenza. Alla base di questa convinzione c'è un presupposto: la fiducia dei consumatori e la spesa al consumo sono i motori della crescita economica.
Un bust del mercato azionario, d'altra parte, si pensa che sia il risultato di un calo della fiducia di consumatori ed imprese e della spesa — a causa dell'inflazione, dei prezzi del petrolio, degli alti tassi di interesse, ecc., o per nessuna ragione al mondo — il quale porta al declino dei profitti aziendali e all'aumento della disoccupazione. Qualunque sia la presunta causa, secondo il punto di vista comune un indebolimento dell'economia coinvolge un calo dei ricavi aziendali e minori aspettative di profitti futuri, con conseguente calo dei valori e delle quotazioni azionarie.
Mentre questi punti di vista vengono sostenuti da accademici, professionisti degli investimenti ed investitori individuali, sono tecnicamente corretti se letti superficialmente, ma sostanzialmente errati perché si basano su una finanza ed una teoria economica fallaci.
In realtà, l'unica vera forza che fa salire il mercato azionario o qualsiasi mercato (e, in larga misura, calare) nel lungo periodo è semplicemente una variazione della quantità di moneta ed il volume della spesa nell'economia. Le azioni aumentano quando c'è inflazione dell'offerta di moneta (cioè, più soldi nell'economia e nei mercati). Questa verità ha molte conseguenze.
Dal momento che i mercati azionari possono cadere — e cadono spesso — a vari livelli e per diversi motivi (tra cui una diminuzione della quantità di moneta e di spesa), il nostro obiettivo qui sarà solo spiegare in che modo salgono in maniera sostenuta nel lungo periodo.
La Fonte Principale dell'Aumento di Tutti i Prezzi
Mettiamo per un momento da parte i prezzi delle azioni ed assicuriamoci di capire prima come aumentano gli aggregati dei prezzi al consumo. In breve, i prezzi in generale possono salire solo se la quantità di moneta nell'economia aumenta più velocemente rispetto alla quantità di beni e servizi. (Nei paesi economicamente arretrati, i prezzi possono aumentare quando l'offerta di beni diminuisce, mentre l'offerta di moneta rimane la stessa, o addirittura aumenta.)
Quando l'offerta di beni e servizi aumenta più rapidamente dell'offerta di moneta — come è accaduto durante la maggior parte del 1800 — il prezzo unitario di ciascun bene o servizio cala, dal momento che una data offerta di moneta deve comprare, o "coprire", un aumento dell'offerta di beni o servizi. George Reisman ci offre la formula per la derivazione dei prezzi di tutta l'economia:[1]
In questa formula, il prezzo (P) è determinato dalla domanda (D) diviso l'offerta (S). La formula ci mostra che è matematicamente impossibile che i prezzi aggregati aumentino per ragioni che non siano
- un aumento della domanda, oppure
- un'offerta in diminuzione; cioè, o più denaro speso per acquistare beni, o meno beni venduti nell'economia.
Nella nostra economia sviluppata l'offerta di beni non è in diminuzione, o almeno non ad un ritmo che fa aumentare i prezzi al tasso usuale del 3-4% l'anno; i prezzi stanno aumentando a causa di maggior denaro che entra nel mercato.
La formula indicata in precedenza può anche essere applicata ai prezzi degli asset — azioni, obbligazioni, materie prime, case, petrolio, arte, ecc. E' pertinente anche per i ricavi e per i profitti aziendali. Come afferma Fritz Machlup:
E' impossibile che i profitti di tutti o della maggioranza delle imprese crescano senza un aumento della circolazione monetaria (attraverso la creazione di nuovo credito o la de-tesaurizzazione).[2]
Ritornando al mercato azionario, si dovrebbe notare che il mercato non può salire continuamente in modo duraturo senza iniezioni di maggior denaro — in particolare credito bancario.
Esistono altri modi per cui il mercato potrebbe salire, ma i loro effetti sono temporanei. Ad esempio, un aumento del risparmio netto, cioè meno denaro speso per beni di consumo e più investimenti nel mercato azionario (con conseguente riduzione dei prezzi dei beni di consumo), potrebbe far salire i prezzi delle azioni, ma solo nella misura specifica dei nuovi risparmi, presumendo che tutti siano reindirizzati nel mercato azionario.
Lo stesso vale in caso di riduzione delle aliquote fiscali. Questi sarebbero effetti temporanei con un conseguente incremento passeggero delle quotazioni azionarie. Anche il denaro che arriva dai "margini" potrebbe far salire il mercato, ma una volta che tutti i soldi al margine finirebbero nel mercato, non ci sarebbero più fondi con cui fare offerte. L'unica fonte perpetua che potrebbe spingere il mercato — qualsiasi mercato di asset — più in alto è il nuovo credito bancario. Come scrive Machlup:
Se non fosse per l'elasticità del credito bancario [...] un boom nei titoli azionari non potrebbe durare più di tanto. In assenza di credito inflazionistico si esaurirebbero presto i fondi disponibili per concedere prestiti con i quali acquistare titoli azionari. L'offerta di fondi proveniente esclusivamente da nuovi flussi di risparmio e da indennità di ammortamento è piuttosto inelastica. [...] Si potrà sviluppare un boom duraturo solo se il credito delle banche (es. credito inflazionistico) o una de-tesaurizzazione su larga scala renderanno altamente elastica l'offerta dei fondi mutuabili. [...] Un aumento nel mercato azionario non può durare molto, a meno che la popolazione sia disposta e in grado di effettuare acquisti maggiori.[3] (Enfasi aggiunta.)
L'ultima riga ci fa capire che né la crescita della popolazione né la fiducia dei consumatori possono da sole far salire i prezzi azionari. Qualunque sia la popolazione, sta utilizzando una quantità limitata di denaro; qualunque sia il sentimento, deve essere accompagnato dalla capacità della popolazione di impegnare ulteriori fondi nel mercato per farlo salire.[4]
Capire che è il flusso di nuovo denaro la forza trainante dei mercati degli asset, ha numerose implicazioni. Il resto di questo articolo ne affronta alcune.
La Connessione tra Economia e Mercato Azionario
Il collegamento principale tra il mercato azionario e l'economia — nel complesso — è rappresentato da un aumento della moneta e del credito che spingono contemporaneamente in alto il PIL ed il mercato azionario.
Un'economia in crescita è quella in cui si producono più merci nel tempo. Vera e propria "roba," non denaro di per sé, che rappresenta la ricchezza reale. Più automobili, frigoriferi, cibo, vestiti, medicine ed amache abbiamo, migliori saranno le nostre vite. Come abbiamo già visto, se le merci sono prodotte ad un ritmo più veloce del denaro i prezzi scenderanno. Con un'offerta di denaro costante, i salari rimarrebbero gli stessi mentre i prezzi scenderebbero, in quanto l'offerta di beni aumenterebbe mentre l'offerta dei lavoratori no. Ma anche quando i prezzi aumentano in risposta al denaro creato più velocemente delle merci, i prezzi ancora diminuiscono in termini reali, perché i salari aumentano più velocemente dei prezzi. In entrambi i casi, se la produttività e la produzione aumentano, i beni sono meno costosi in termini reali.
Ovviamente, un'economia in crescita è costituita da prezzi in calo, non in aumento. Non importa quante merci sono prodotte, se la quantità di denaro rimane costante, quello che può essere speso in un'economia è la quantità di denaro esistente (e la velocità, o il numero di volte in cui viene speso ogni dollaro, potrebbe non cambiare molto se l'offerta di moneta rimane invariata).
Quindi, il PIL non ci dice necessariamente molto sul numero di beni e servizi che sono effettivamente in fase di produzione; ci dice solo che se il PIL (anche reale) è in aumento, anche l'offerta di moneta deve essere in aumento dal momento che un incremento del PIL è matematicamente possibile solo se il prezzo in denaro dei singoli beni prodotti aumenta in una certa misura.[5] In caso contrario, con un'offerta costante di denaro e di spesa, l'importo totale di denaro che guadagnano le aziende — i prezzi di vendita di tutte le merci prodotte — e il PIL rimarrebbero necessariamente costanti anno dopo anno.
Lo stesso concetto si applica al mercato azionario: se ci fosse una quantità costante di denaro nell'economia, la somma totale di tutte le quotazioni delle azioni nel loro insieme (o un indice azionario) non potrebbe aumentare. Inoltre, se i profitti aziendali, nel complesso, non aumentassero, non ci sarebbe un aumento complessivo degli utili per azione.
In un'economia in cui la quantità di denaro sarebbe statica, i livelli degli indici azionari, anno per anno, rimarrebbero più o meno gli stessi, o leggermente inferiori[6] — a seconda del tasso di nuove azioni emesse. E, nel complesso, le imprese venderebbero un volume maggiore di beni a prezzi inferiori, e le entrate complessive resterebbero le stesse. Allo stesso modo, le imprese, nel complesso, acquisterebbero più beni a prezzi inferiori ogni anno, mantenendo più o meno costante il differenziale tra costi ed i ricavi, il che manterrebbe i profitti aggregati all'incirca allo stesso livello.
In queste circostanze, le plusvalenze (acquistare a poco e vendere a tanto) possono essere registrate solo attraverso la scelta delle azioni — investendo in compagnie che espandono la loro quota di mercato, portano sul mercato nuovi prodotti, ecc., e guadagnando più ricavi e profitti a scapito di quelle aziende meno innovative ed efficienti.
Le compagnie che guadagnano vedrebbero aumentare i prezzi delle loro azioni, mentre altri diminuirebbero. Dal momento che l'azione media non aumenterebbe di valore, la maggior parte dei guadagni realizzati dagli investitori arriverebbe sottoforma di pagamenti dei dividendi. Nel mondo di oggi, invece, la maggior parte delle azioni — buone e cattive — aumenta durante i "bull" inflazionistici e scende durante i "bear." Le aziende buone crescono più velocemente di quelle cattive.
I prezzi delle case, avendo un'offerta di moneta costante, calerebbero lentamente — a meno che il loro valore non fosse significativamente aumentato da ristrutturazioni. Le case più vecchie sarebbero vendute per molto meno rispetto a quelle nuove. Per mettere tutto ciò in prospettiva, pensate che se il nostro tasso di inflazione fosse abbastanza alto, le auto usate aumenterebbero di prezzo proprio come le auto nuove, solo ad un ritmo più lento — ma quasi tutto aumenterebbe di prezzo, come avviene nei paesi con un'iperinflazione. In realtà, il cosiddetto "aumento di valore" di una casa nell'arco di 30 anni rappresenta solamente il potere d'acquisto che i dollari in nostro possesso hanno perso: mentre i dollari hanno perso potere d'acquisto, la casa ha conservato il suo potere d'acquisto.
Poiché abbiamo visto che né il mercato azionario né il PIL possono aumentare in modo duraturo senza più soldi che li spingano in su, possiamo comprendere di conseguenza perché un miglioramento dell'economia non consiste né in un aumento del PIL né provoca la salita del mercato azionario globale.
Questo non vuol dire che non esista un legame tra il denaro che le aziende guadagnano ed il loro valore sul mercato azionario, ma che i parametri di tale legame — i rapporti di valutazione, il rapporto degli utili e la capitalizzazione del mercato azionario in percentuale del PIL — sono piuttosto flessibili, e, come vedremo in seguito, cambiano nel tempo. Il denaro a volte scorre di più nelle azioni ed altre volte di più nelle compagnie, cambiando l'equilibrio dei rapporti di valutazione.
Investimento Forzato
Come abbiamo visto, i concetti dietro all'aumento dei prezzi degli asset e agli investimenti azionari sono un'illusione economica. Quello che stiamo vedendo è la nostra moneta che viene svalutata dalla banca centrale. I prezzi delle azioni, delle case, dell'oro, ecc., non stanno salendo in realtà; riescono a conservare meglio il loro valore rispetto alle banconote cartacee ed ai conti correnti digitali, in quanto la loro offerta non sta aumentando tanto velocemente quanto quella delle banconote cartacee e dei conti correnti digitali.
Il fatto che dobbiamo risparmiare per il futuro è, difatti, un oltraggio. Se il denaro non fosse stampato dallo stato e dalle banche, le cose diventerebbero più convenienti nel tempo e non avremmo bisogno di molto denaro per la pensione, perché vivere costerebbe ogni giorno molto di meno rispetto ad ora. Ma siamo costretti ad investire nel mondo manipolato dallo stato per cercare di mantenere costante il nostro potere d'acquisto.
Più ci avviciniamo al successo, più i nostri guadagni sarebbero "tassati." L'inflazione ha il solo scopo di rubare e redistribuire la ricchezza. In un mondo senza stampante e tasse sul patrimonio, non esisterebbero gli eserciti dei consulenti d'investimento, gli amministratori dei fondi pensione, i progettisti immobiliari, gli avvocati ed i commercialisti associati alla pianificazione del futuro. Queste persone si troverebbero invece impiegate in altri settori a produrre beni e servizi che aumenterebbero davvero i nostri standard di vita.
I Fondamentali Non sono i Fondamentali
Se è il denaro fresco di stampa che fa aumentare i prezzi delle azioni e quelli di altri asset, che importanza hanno i cosiddetti fondamentali — ricavi, utili, saldi di cassa, ecc.? Anche nel loro caso, è il denaro della banca centrale che li influenza: i fondamentali finanziari sono determinati in larga misura dai cambiamenti economici.
Ad esempio i ricavi e, in particolare, i profitti, salgono e scendono in base al denaro ed alla spesa. Quando il governo crea nuovo denaro, la nuova moneta aumenta i ricavi delle imprese prima che ne aumenti i costi; quando i ricavi dalle vendite crescono più rapidamente dei costi, aumentano i margini di profitto.
Questo accade perché il nuovo denaro, creato elettronicamente dal governo e prestato attraverso le banche, viene speso dalle aziende che lo prendono in prestito.[7] Le loro spese sembrano bilanciate da nuove vendite. Ma gran parte dei costi associati alle nuove entrate non sono immediati a causa delle procedure contabili, come la ripartizione dei costi degli asset (ammortamento) ed il rinvio dei costi d'inventario fino a che il prodotto non viene venduto (costo dei beni venduti). In questo modo viene falsato il sistema profitti/perdite.
Dal momento che questi costi vengono riscontrati a distanza di mesi o anni, il loro valore monetario diminuisce in base all'inflazione. Ad esempio: se una azienda riscontra costi per $1 milione per del materiale acquistato nel 1999, quel milione oggi vale meno rispetto al 1999; ma dal lato delle entrate i ricavi del presente sono denominati in potere d'acquisto odierno. Pertanto oggi devono essere spesi maggiori ricavi per gli stessi beni di 10 anni (a causa della svalutazione della moneta, ci vogliono più soldi per comprare lo stesso bene).
Un altro modo di vedere le cose presuppone che, con più denaro creato nel tempo, l'ammontare dei ricavi sia sempre maggiore all'ammontare dei costi, poiché la maggior parte dei costi è sostenuta quando c'è meno denaro. Così, a causa dell'inflazione, il valore monetario dei costi aziendali in un determinato lasso di tempo è inferiore al valore monetario dei ricavi aziendali. Se non ci fosse inflazione, i costi sarebbero strettamente pari ai ricavi.
In sintesi, l'espansione del credito aumenta il differenziale tra ricavi e costi, maggiorando i margini di profitto. L'enorme quantità di denaro creata nel 2008 e nel 2009 è responsabile dei fantastici profitti che stanno attualmente registrando le aziende (anche se la quantità di denaro prestata è stata esigua rispetto alla crescita della base monetaria).
Poiché i ricavi delle imprese aumentano prima dei costi aziendali, ad ogni giro di nuovo denaro stampato i margini di profitto delle imprese restano ampi; anche se aumenta il tasso di inflazione. Questa è una ragione per cui i paesi con alti tassi di inflazione hanno elevati tassi di profitto.[8] Durante i periodi economici sfavorevoli, quando il governo smette di stampare moneta ad un ritmo sostenuto, i profitti si riducono, e durante i periodi di deflazione, i ricavi calano più velocemente dei costi.
Inoltre, è il nuovo denaro della banca centrale la causa primaria dietro ai cambiamenti positivi nei principali indicatori economici quali la produzione industriale, la spesa dei consumatori in beni durevoli e le vendite al dettaglio. Mentre viene creato nuovo denaro, queste variabili salgono in base alla nuova domanda monetaria e non a causa di una ripresa della crescita economica reale.
Un ultimo esempio per capire come il denaro influenzi i fondamentali: i tassi di interesse. Si dice che quando i tassi d'interesse scendono il mercato azionario dovrebbe salire, dato che i guadagni futuri dovrebbero essere valutati di più. E' vero sia logicamente che matematicamente. Ma, nel complesso, se non c'è maggior denaro con cui far salire i prezzi delle azioni, è difficile che aumentino; a meno che il tasso di interesse diminuisca in risposta ad un aumento dei tassi di risparmio.
In realtà, l'aiuto per far salire il mercato viene dalla banca centrale che abbassa i tassi di interesse creando nuova moneta, la quale raggiunge i mercati dei fondi mutuabili.
(Io sostengo che la previsione dei valori futuri [calcoli PV], mostrata nei libri di testo e svolta da Wall Street, è un errore. In un mondo con un'offerta di moneta costante e con prezzi in calo, il valore monetario futuro dei ricavi di una compagnia sarebbe lo stesso di quello presente. I valori futuri non dovrebbero essere attualizzati in base alla preferenza temporale [e matematicamente non avrebbe senso], dal momento che di questo se ne occuperebbero i prezzi futuri inferiori. Anche se gli analisti credono che dovrebbero attualizzare i valori futuri, non penso che dovrebbero farlo. Quello che invece dovrebbero attualizzare è l'inflazione degli utili e l'inflazione degli asset, ognuno dei quali cresce a ritmi diversi.)[9]
Inflazione negli Asset vs. Inflazione nei Prezzi al Consumo
Il nuovo denaro stampato influenza di più i prezzi degli asset che i prezzi al consumo. La maggior parte delle persone pensa che la Federal Reserve abbia fatto un buon lavoro per prevenire l'inflazione negli ultimi 20+ anni. La realtà è che ha creato un'enorme quantità di denaro, ed è fluito in modo sproporzionato nei mercati finanziari invece che nell'economia reale, dove avrebbe creato una maggiore inflazione nei prezzi.
E' finito nei mercati finanziari per due ragioni: un cambiamento del sistema finanziario a metà ed alla fine degli anni '80, quando una gigantesca quantità di denaro è uscita sotto forma di credito dal sistema bancario per finire nei mercati finanziari; una variazione del deficit commerciale degli Stati Uniti alla fine degli anni '80 (che poi è diventato più grande), con gli introiti delle esportazioni riciclati dalle banche centrali estere nei mercati degli asset USA.[10] Come dischiara l'economista finanziario Peter Warburton,
una diversificazione nel processo di credito ha progressivamente accantonato i prestiti bancari tradizionali. L'ascesa dei mercati finanziari e la proliferazione dei canali di credito al di fuori del sistema monetario [tradizionale] hanno notevolmente ridotto i legami tra [...] l'espansione del credito e l'inflazione nei prezzi nelle grandi economie occidentali. L'impressionante riduzione dell'inflazione è una pericolosa illusione; è stata ottenuta sostituendo una serie di gravi problemi con degli altri.[11]
E, il guru dei bond Bill Gross ha detto,
quella che ora viene confermata come una bolla immobiliare, è stata gonfiata da quasi $1 bilione di riserve annuali che tornavano nel Tesoro degli Stati Uniti e nei mercati ipotecari a rendimenti sovvenzionati. [...] Questo rimpatrio estero ha prodotto bassi rendimenti artificiali. [...] Esiste una certa unanimità sul fatto che sia responsabile per il pompaggio annuale di quasi $800 miliardi di flussi monetari nei nostri mercati azionari ed obbligazionari.[12]
Le loro spiegazioni dovrebbero essere integrate da un'ulteriore avvertimento: l'enorme quantità di riserve create dalla FED nel 2008 e 2009 — in risposta alla recessione — potrebbero non causare una selvaggia inflazione nei prezzi al consumo una volta che lasceranno il sistema bancario, bensì potrebbero causare una selvaggia inflazione nei prezzi degli asset.
Uno degli effetti della nuova moneta che scorre in modo sproporzionato nei prezzi degli asset è l'incapacità della FED di "far crescere l'economia" come faceva in passato, dal momento che il nuovo denaro tende a sfociare nei prezzi degli asset piuttosto che nel PIL. Poiché il pensiero comune ritiene che la creazione di denaro sia necessaria per una crescita economica, e poiché ritiene che la FED crea domanda reale (invece di sola domanda monetaria), la FED pompa sempre più denaro nell'economia al fine di "farla crescere."
Ciò significa più denaro — in rapporto alle dimensioni dell'economia — nei prezzi degli asset. Il risultato non è un'esplosione nei prezzi degli asset solo negli Stati Uniti, come col NASDAQ e la bolla del mercato immobiliare, ma anche in altri paesi del mondo non appena il nuovo denaro finisce nei mercati degli asset dei paesi esteri.[13]
Come accennato sopra, ciò si traduce in valutazioni azionarie che tendono a salire. Ad esempio: il rapporto tra prezzi delle azioni e guadagni delle azioni (P/E ratio) fa segnare una media di circa 20, mentre prima era di circa 10-15. Ora tocca il fondo ad un livello di 12-16, invece dello storico 5. Lo stesso si applica alla Q di Tobin, una misura per determinare il valore di mercato delle azioni di una compagnia rispetto al suo valore contabile. Ma il recente cambiamento del flusso di nuovo denaro nei prezzi degli asset si vede meglio nel grafico sottostante, dove viene mostrato l'aumento straordinario della capitalizzazione nel mercato azionario in percentuale del PIL (figura 1).
Figura 1: Dimensione del Mercato Azionario Relativa al PIL
| Fonte: Thechartstore.com |
I cambiamenti in questi indicatori valutari rivelano che i legami fondamentali tra i guadagni delle compagnie e la loro valutazione in borsa possono essere alterati dai flussi monetari generati dalla banca centrale.
La Spesa del Governo Può Ravvivare il Mercato Azionario e l'Economia?
La risposta è sì e no. La spesa pubblica non ripristina la domanda reale, ma solo la domanda monetaria nominale. Quest'ultima è completamente estranea all'economia reale, cioè, alla produzione reale, alla creazione di beni e servizi, all'aumento dei salari reali ed alla possibilità di consumare cose reali — al contrario dei numeri del PIL.
La spesa pubblica danneggia l'economia e ne blocca la guarigione. Pensare che stimolare la spesa, cioè prendere denaro dal settore produttivo (decumulo di capitale) e utilizzarlo per consumare beni esistenti o usarlo per direzionare i beni capitali verso impieghi non redditizi, possa creare nuova ricchezza reale — es. beni e servizi reali — è assurdo.
Nelle recessioni, quello di cui ha bisogno l'economia è la possibilità di poter peggiorare — poter spazzare via gli eccessi e tornare a basi solide. La cattiva allocazione delle risorse, a causa di interventi governativi precedenti, danneggia le economie e possono essere guarite solo ristrutturando il naturale equilibrio del sistema economico. Questo processo include un calo dei prezzi ed una diminuzione della spesa del governo e dei consumatori.
Dato che la spesa pubblica non può aiutare l'economia reale, può aiutare l'indicatore specifico chiamato PIL? Sì. Dal momento che il PIL è principalmente una misura dell'inflazione, se le banche sono disposte a concedere prestiti ed i mutuatari sono disposti ad accendere prestiti, allora il nuovo denaro che il governo sta spendendo invaderà lentamente l'economia. Una volta che le banche prestano il nuovo denaro che ricevono, entrerà in gioco il moltiplicatore monetario ed aumenterà l'offerta di moneta, la quale aumenterà il PIL.
Per quanto riguarda l'idea che la spesa pubblica aiuti il mercato azionario, l'analisi è un pò più complicata. La spesa pubblica di per sé non può aiutare il mercato azionario, dal momento che ben poco del denaro speso (o per niente) finirà nei mercati finanziari. Ma quando la banca centrale acquista (indirettamente) nuovo debito pubblico può certamente stimolare il mercato azionario. Se il nuovo denaro creato dalla banca centrale viene prestato attraverso le banche, finirà in gran parte nel mercato azionario ed in altri mercati finanziari, spingendo in su i prezzi.
Sommario
L'indicatore economico e finanziario più importante del mondo è l'offerta di moneta. Cercare di anticipare i movimenti della borsa e del PIL attraverso l'analisi degli indicatori economici e finanziari può portare a previsioni errate. Affidarsi a questi "fondamentali" significa ignorare la gran parte delle forze economiche che influenzano significativamente questi stessi principi fondamentali — in particolare le variazioni nell'offerta di moneta. Pertanto, seguire gli indicatori monetari sarebbe la scelta migliore per prevedere i prezzi futuri delle azioni e la crescita del PIL.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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Note
[1] Consultare G. Reisman, Capitalism: A Treatise on Economics (1996), p.897, per una dimostrazione completa. La maggior parte dei concetti in questo pezzo sono ripresi da principi già enunciati da Reisman. Per maggiori informazioni su questo argomento, consultare Reisman, "The Stock Market, Profits, and Credit Expansion," "L'Anatomia della Deflazione," e "Monetary Reform."
[2] F. Machlup, The Stock Market, Credit, and Capital Formation (1940), p. 90.
[3] Ibid., pp. 92, 78.
[4] Per un punto di vista olistico in termini matematici di come il prezzo di tutti gli elementi in un'economia possono o non possono salire, in dipendenza dalla quantità di moneta, consultare K. Kelly, The Case for Legalizing Capitalism (2010), pp 132–133.
[5] Gli incrementi nei prezzi sono presumibilmente aggiustati, ma i "deflattori" non deflazionano completamente. Anche se i prezzi in aumento sono stati associati ad un deflattore di prezzo, i prezzi continuano a crescere (il PIL reale aumenta lo stesso). Senza un aumento nella quantità di denaro, un tale aumento sarebbe matematicamente impossibile.
[6] Per comprendere al meglio come ci possa essere un guadagno (i dividendi, in questo caso) mentre i prezzi calano, consultare "Free Money Against 'Inflation Bias'" di Thorsten Polleit.
[7] La maggior parte dei prestiti accesi nelle banche viene investita in attività imprenditoriali; solo una piccola quantità viene usata per il consumo. Anche i prestiti per un consumo a lungo termine (es. immobili ed automobili) rappresentano una minoranza dei prestiti totali.
[8] L'altra ragione principale, se il paese è povero, è il fatto che c'è una mancanza di capitale: più capitale c'è, minore sarà il tasso di profitto, e viceversa (sebbene non possa scendere a zero).
[9] Qualunque lettore interessato ad esplorare e segnalare buchi in questa teoria dovrebbe sentirsi libero di contattarmi per discuterne.
[10] Questo riciclaggio è quello che l'amico di Mises, l'economista Francese Jacques Reuff, chiamò "un gioco da ragazzi in cui, dopo ogni turno, i vincitori riportano le loro meraviglie ai perdenti" (come citato da Richard Duncan, The Dollar Crisis (2003), p. 23).
[11] P. Warburton, Debt and Delusion: Central Bank Follies that Threaten Economic Disaster (2005), p. 35.
[12] William H. Gross, "100 Bottles of Beer on the Wall."
[13] Non sono i dollari Americani (sia le banconote di carta che i conti bancari) che girano nel mondo, poiché la maggior parte dei dollari deve rimanere negli Stati Uniti. Per la maggior parte dei dollari ricevuti dagli esportatori esteri, le loro relative banche centrali creano valuta aggiuntiva locale in modo da mantenere i tassi di cambio. Questa nuova valuta estera — la cui creazione è legata alle politiche monetarie "coordinate" tra i paesi — spinge in su i prezzi degli asset nei paesi esteri insieme ai prezzi degli asset interni.
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