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venerdì 24 luglio 2026

Trasparenza: anatema di Londra e Bruxelles

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trasparenza-anatema-di-londra-e-bruxelles)

Diversamente dall'armata brancaleone dell'attuale governo italiano, l'amministrazione Trump sa con chi ha a che fare quando di sparla di potere giudiziario. La più recente sentenza della SCOTUS in materia di “ius soli” è l'ennesima prova che, per grande influenza di John Roberts, il potere eversivo del ramo giudiziario negli USA è determinato è scavalcare quello legislativo ed esecutivo. In merito alla questione, si fondono insieme giurisdizione politica e geografica nel modo peggiore possibile (laddove il Congresso può offrire protezione agli immigrati, ma essi sono ancora soggetti alla giurisdizione della loro cittadinanza d'origine) e la magistratura ostracizza potere legislativo ed esecutivo. Qui c'è da smantellare una illusione accuratamente seminata da Hollywood: la Corte Suprema non è quell'organo finale dove vengono finalizzate le controversie. Alla creazione degli USA c'erano le Corti Supreme dei singoli stati americani, le quali hanno appaltato parte dei loro poteri a quella federale. Si tratta di una concessione, non di una scala gerarchica di poteri. Infatti alla sua formazione, il governo federale aveva come compito l'impostazione dei commerci tra gli stati americani, l'impostazione della linea di politica estera e la difesa. Quindi, i dazi ad esempio, erano materia per Presidente e Congresso, la Corte Suprema non doveva metterci becco. Ogni organo aveva i suoi compiti, determinati dal nono e decimo emendamento.

L'eversività della magistratura, in ogni nazione ormai, è il sintomo della conquista esterna di un Paese (così come l'immigrazione incontrollata è una forma di conquista sociale, dato che il mercato dell'eurodollaro non può più essere usato in modo estensivo) e viene usata, negli USA in particolare, per fomentare una guerra civile. Perché è così che funziona. I migranti scaricano a pacchi figli in Florida, ad esempio, e richiedono un certificato di nascita americano. De Santis gli nega quello della Florida, questo significa che questi scalzacani non possono avere documenti validi nello stato della Florida e quindi impossibilitati a vivere. Per di più possono solo spostarsi nei territori americani (es. DC, Guam, ecc.), ma non possono spostarsi negli altri stati americani perché non sono cittadini di quello stato (la Florida nel nostro esempio). Ciò a sua volta permetterebbe allo stato in questione di chiamare in tribunale il governo federale stesso (decimo emendamento), nel qual caso la Corte Suprema potrebbe invocare la Clausola di supremazia per annullare ciò che resta del federalismo americano. Gente come Roberts è pronta a tirare questa spoletta pur di aizzare al punto di non ritorno la guerra civile voluta ardentemente dalla Tavola Alta oltreoceano?

Lo scenario ottimista è quello che più viene preso in considerazione, ma non bisogna scordarsi che l'amministrazione Trump tiene presente anche quello pessimista: una sconfitta alle elezioni di medio termine e una vittoria Dem nel 2029. Uno dei principali scopi adesso, quindi, è quello di degradare quanto più possibile tutti quegli asset americani che possono essere ritorti contro il Paese. Questo significa levare le tende dal Medio Oriente e ridurre drasticamente il numero di basi sul quel territorio in modo da impedire ad agenti esterni di alimentare conflitti; lo stesso lo si può dire degli aiuti a Israele. Il rapporto tra USA e Israele non cambierà, solo che non ci saranno di mezzo soldi “gratis” con cui alimentare un azzardo morale a livello militare e trasformare di nuovo in un proxy di destabilizzazione Israele e altri Paesi mediorientali. Soprattutto adesso che gli USA hanno un canale diretto col governo civile in divenire a Teheran, il quale viene usato per smantellare ciò che rimane degli asset dell'IRGC. 

Facciamola semplice, così anche il più obnubilato da stampa e algoritmi di selezione (che, ricordiamolo, “allena” l'utente stesso) possa capire. Gli inglesi controllavano entrambi i lati della barricata in Medio Oriente, sia in Israele che in Iran. Era solamente questa l'origine della guerra infinita che ha infuriato nella zona. Il Golfo Persico era a loro esclusiva determinazione, dato che controllavano Iran, Qatar (pompa del gas), Emirati Arabi (riciclaggio di denaro), Oman (avamposto dell'MI6 sullo Stretto). Se non si parte da questo assunto, e se non si parte dal fatto che esistono diverse fazioni all'interno di una nazione (compresi anche i cosiddetti “intransigenti” e coloro che portano avanti solo ed esclusivamente una linea dura), allora inevitabilmente si finisce per avere una chiave di lettura insufficiente per leggere gli eventi. E quindi attecchiscono narrative fasulle, o addirittura accuse di irrazionalità nei confronti dell'amministrazione Trump.

Quest'ultima, sin dalla sua prima iterazione, sa che il modo migliore per far uscire allo scoperto infiltrati e situazioni compromesse è quello di rivelare l'agenda che hanno i diversi player sulla scena geopolitica. Siamo adesso arrivati al momento in cui i vari leader (di facciata) mondiali e gli opinionisti influenti devono scoprire le carte e mostrare per chi lavorano davvero o da chi sono finanziati per perseguire una certa linea di politica. L'attacco all'Iran, oltre a disinnescare l'arma di ricatto finanziaria e geopolitica dello Stretto di Hormuz, e trasferire logistica e commercio dall'Europa al continente americano nel suo complesso, è servito a smascherare le agende reali dei capi di stato.

Questa è una questione che va al di là delle singole filosofie politiche, o economiche. Si può odiare lo stato quanto si vuole, ma che dire della rete ombra di intrallazzi, interessi, influenze e ricatti che gli inglesi hanno imparato a padroneggiare nel corso della storia? È un concetto che va ben oltre lo stato e paradossalmente il loro superamento significa anche un oscuramento più intricato di suddette ombre. Qual è quell'asset, decentralizzato e distribuito, che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia? Bitcoin. Qual è quella nazione che sta accogliendo una tale filosofia nelle sue strategie economiche e politiche? Gli Stati Uniti. Questo mi porta a pensare che la nascita dell'asset fosse stata pensata esattamente per un momento del genere, che gli USA abbiano alimentato la sua evoluzione per avere a disposizione un'arma con cui gettare luce su quell'impero delle ombre. Pensateci un momento: la migliore definizione di Bitcoin attualmente è una backdoor a un sistema che ha fatto del dollaro ombra offshore la sua cannuccia con cui succhiare indefinitamente ricchezza dagli USA. L'algoritmo su cui “gira” il protocollo è lo stesso di quello usato dal sistema bancario e finanziario. Ciò spiegherebbe anche perché c'è una pagina di un giornale inglese all'interno del Genesis Block.

E questo spiegherebbe ulteriormente perché Powell e Wall Street hanno dapprima lottato unghie e denti per far avanzare i lavori per il SOFR e poi hanno abbracciato la possibilità di aprire a Bitcoin e alle stablecoin. La chiave di lettura della trasparenza è il miglior modo per intendere l'evoluzione di tutti gli eventi finora accaduti nel mondo, sin dalla prima amministrazione Trump e addirittura fin dalla nascita di Bitcoin stesso. Qui si inserisce anche l'abbandono della politica keynesiana in materia di banca centrale americana nel momento in cui Warsh abiura ufficialmente la Curva di Phillips, linea di politica puramente di matrice inglese. Qui si inserisce anche il dialogo con Mosca e Pechino, e lo spostamento di Washington verso un'economia hamiltoniana (in termini commerciali). Mettendo tutte queste cose insieme si arriva alla conclusione che l'attacco all'Iran è stato il palco finale per ridimensionare definitivamente il flusso finanziario ombra che ha tenuto in piedi l'impero inglese sin dal post-Seconda guerra mondiale.

E la maestria degli inglesi nel ribaltare causa-effetto è prodigiosa, soprattutto quando, tramite la propaganda mediatica, instillano nella mente della maggior parte delle persone che gli USA “si stanno isolando”. Sbagliato: sono gli USA a voler isolare Londra e Bruxelles dal resto del mondo.

Lo spostamento di asset militari americani in Grecia, che adesso è il Paese europeo più armato, rappresenta il proverbiale “bastone” agitato nei confronti della Turchia, mentre la “carota” è la stabilizzazione della lira turca. Erdogan ha sempre giocato la sua partita sul filo del rasoio, tra gli interessi americani e quelli della cricca di Davos/City di Londra (es. Fratelli musulmani). Un gioco pericoloso ma che ha rappresento la carta vincente affinché il Paese non venisse invaso né dall'una, né dall'altra fazione. Trump, comunque, come ha dimostrato anche col Qatar, offre una via per collaborare ed è la stessa offerta che ha di recente presentato allo stesso Erdogan. Ed è anche un modo per effettuare una de-escalation sia in Medio Oriente che in Europa dell'est: Iran e Israele non hanno più bisogno di essere monitorati affinché non causino caos nella regione. Il rifiuto recente israeliano di aiuti americani annuali è un segno che la strategia di distensione in Medio Oriente funziona, soprattutto se ci aggiungiamo i piani per costruire nuove infrastrutture di trasporto del petrolio. E questo l'ha capito anche la Turchia, da qui la fanfara grandiosa che è stata allestita all'arrivo di Trump al recente G7, mentre uno squallido pulmino è stato affibbiato ai “leader” europei.

Puntellare il fronte greco e sguarnire quello polacco è stato anche un modo per dimostrare buona volontà nei confronti di Putin, senza però abbassare la guardia (Stretto del Bosforo). Ciò che emerge da questi rapporti è solo una cosa: forza. Concessioni di buona volontà, senza però depotenziare la propria posizione negoziale. Infatti tutte le connessioni inglesi nel Golfo Persico sono state rovesciate e i piani di Londra e Bruxelles di poter maneggiare le leve geopolitiche mondiali si riducono man mano che il tempo passa. In fondo, la Brexit altro non era che una faida interna alla cosiddetta Tavola Alta per decidere chi dovesse guidare il mondo post-reset.

Ora Washington sta offrendo la sopraccitata “carota” a Erdogan, il quale ne ha davvero bisogno per stabilizzare il mercato della lira. Solo una manciata di mesi fa ha scaricato tutti i suoi titoli del Tesoro americani, una mossa che può essere letta in due modi: o Londra ha richiamato i suoi asset, oppure Ankara continua a fare da ponte per i flussi finanziari ombra inglesi. Perché, ricordiamolo, Ankara è uno dei pochi Paesi che permette alle banche locali di detenere oro come riserve Tier-1 e, sin dal 2013 quando Obama tagliò fuori l'Iran dallo Swift affinché venissero potenziati i flussi finanziari ombra inglesi che passavano da lì, il denaro ombra iraniano è stato riciclato in Turchia tramite l'oro. In questo modo Obama ha finanziato indirettamente l'armamento nucleare iraniano. Riportare l'Iran nello Swift significa gettare luce sui flussi ombra. Ancora una volta trasparenza, l'anatema della City di Londra. Trump ha praticamente fatto capire a Erdogan di scegliere da che parte stare e questa offerta può essere presentata solo da un Leader che sta avendo la meglio sui propri avversari. La stessa offerta che è stata presentata a Israele... che tanto si dice controlla gli stati Uniti... mentre invece Trump ha fatto capire a Netanyahu che può sconfiggere Hezbollah, ma può scordarsi di prendersi mezzo Libano.

L'unione di tutti questi temi rappresenta un piano che gli Stati Uniti stanno portando avanti non per bontà o nobiltà di cuore, ma solo perché la classe dirigente americana è stufa di farsi fregare dalle sue controparti oltreoceano.

Infatti il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano è +32 punti base, mentre tra quello inglese e quello giapponese è +210 punti base. La Banca d'Inghilterra continua a manipolare il lato lungo della curva dei rendimenti americana tramite il carry trade sullo yen e la Banca del Canada, mentre combatte unghie e denti per impedire a Trump di tornare a far avere un mercato ai titoli garantiti da ipoteca (cosa che permetterebbe la riconquista completa della politica sui tassi). La vera guerra è tutta qui: lungo lo spettro dei rendimenti tra i 10 anni e i 30 anni. Ed ecco perché il Giappone deve continuare a rialzare i tassi: i differenziali di rendimento vengono a mancare. A quel punto o la Banca d'Inghilterra lascia correre ancora più in alto il back-end della sua curva (causando una crisi obbligazionaria), o lo abbassa a costo dell'arbitraggio sulla valuta (passando la patata bollente dei bond all'UE). Ueda non è conosciuto per il suo coraggio e se sta resistendo alla pressione mediatica è solo grazie all'appoggio di Bessent, il cui obiettivo è la fine degli arbitraggi sulle valute come arma e la fine dei differenziali di rendimento obbligazionari come arma.

Infatti la fine del carry trade sullo yen ha potenziato il prosciugamento di liquidità in eurodollari nei mercati mondiali. Ciò ha permesso agli USA di dedicarsi ad altre faccende geopolitiche, come il Venezuela e l'Iran, e lasciando la componente economica al Giappone. Questo non ha impedito agli avversari degli USA di attaccarli, come continuano a fare sulla parte meno liquida della curva dei rendimenti (trentennale), e a incamerare bond americani per accedere ai dollari (dato che il SOFR è un tasso collateralizzato a differenza del LIBOR). In questo contesto il margine di manovra della BOJ è abbastanza ampio, dato che può coprire le perdite sulle obbligazioni con il portafoglio di azioni in suo possesso. Alla fine della fiera, gli allarmismi (stampa inglese) sul Giappone non erano direzionati al Paese stesso, ma alle conseguenze che avrebbero causato su quelle economie dipendenti dall'eurodollaro e a cui non avrebbero più avuto accesso privilegiato. Washington sta praticamente liberando il Giappone dalla morsa finanziarista inglese che da tempo immemore ha spremuto il Paese.

I futures sulla benzina, poi, mostrano chiaramente un andamento ribassista per i prezzi futuri della materia. Per le elezioni di medio termine si prospetta infatti un valore di $2.35. Lo stesso per la curva forward del petrolio, in manifesta discesa rispetto alle oscillazioni presenti. Certo, il range rimarrà intorno ai $75-80 per il momento, non rivedremo i $60 molto probabilmente fino all'anno prossimo. La backwardation è sul Brent; il WTI è in contango invece. Ma il primo è un contratto puramente finanziario, mentre il secondo prevede la consegna fisica. E con il Venezuela in supporto alla produzione americana e l'OPEC+ che ha tagliato i prezzi del petrolio più del previsto (spiazzando progressivamente l'Iran), i guai saranno esclusivamente europei. Senza contare che il presunto partner dell'UE, ovvero l'Ucraina, continua ad avere come obiettivo bersagli russi la cui distruzione fa esclusivamente del male alle importazioni di energia europee. Un “curioso” modo per farsi continuare a dare soldi e supporto militare...

Un ricatto interno potremmo chiamarlo, perché non dimentichiamoci di un punto: esistono fazioni “moderate” e disposte al compromesso anche all'interno della cosiddetta cricca di Davos. E così come Trump e i suoi alleati sono costretti a superare linee rosse degli avversari per forzarli a una reazione (bombardare nuovamente l'Iran ha come obiettivo indebolire l'IRGC rispetto ai negoziatori disposti a collaborare con gli USA), lo stesso indebolimento è messo in piedi a livello di City di Londra/cricca di Davos. La strategia regina è sempre stata quella di degradare la capacità dei propri avversari nell'accedere alle fonti di collaterale. Infatti chi è che viene più impattato dalla recente decisione cinese di limitare le esportazioni di elio? Non gli Stati Uniti, i quali sono esportatori di elio. Ovviamente l'Unione Europea. Inutile dire che, per motivi logici, Xi, Putin e Trump non possono mostrare pubblicamente la loro alleanza d'intenti in questo conflitto. La quantità di infiltrati nei loro rispettivi Paesi è incapacitante ancora (basti pensare al Congresso americano e la spasmodica e recalcitrante volontà di finanziare indefinitamente la guerra in Europa orientale se potesse).

Visto che l'IRGC ha scelto chiaramente l'annientamento, e per estensione i burattinai dietro di essi ovvero Londra e Bruxelles, il conflitto in Iran si dimostra ancora una volta lo stadio finale di una strategia volta a rendere gli Stati Uniti i decisori ultimi in cima alla Tavola Alta. In sintesi, si stanno prendendo il ruolo di coloro che imposteranno le decisioni che daranno forma al mondo di domani, al sistema mondiale di domani. Infatti non crediate che Londra, Parigi o Bruxelles stessi siano “amici”; si è sempre trattato di chi avrebbe impostato la linea di politica del nuovo sistema. Washington si sta dimostrando semplicemente un “amministratore” più tollerabile visto che vuole far respirare la classe media, diversamente dai piani di Londra e Bruxelles che vogliono un chiaro annientamento della stessa.

In questo contesto attaccare Teheran è un modo, indiretto ovviamente, di risolvere l'altro scenario di guerra in Ucraina, stringendo il cappio energetico intorno al collo dell'UE. In che modo può rifornire di militari, armamenti e strumenti Kiev se la possibilità di accedere a petrolio e gas a basso costo diventa sempre più esigua? E se non ha più accesso alle risorse energetiche, come farà ad attenuare una crisi sul debito sovrano dato che rifinanziare i debiti dei vari Paesi membri non potrà più essere fatto a costi bassi? La più recente asta di titoli decennali tedeschi è stata un disastro (la quale ha raccolto solo la metà dei fondi che si proponeva di raccogliere). Non dimentichiamoci che il petrolio è il collaterale principale tramite cui scorre il denaro nel sistema finanziario odierno.

Disinnescare l'Iran, quindi, era fondamentale a differenza di ciò che dicono “pacifisti oltranzisti” e propagandisti bannoniani/duginisti (se davvero l'obiettivo di Trump fosse stato quello di annientare l'Iran, gli sarebbe bastato imporre un embargo alle importazioni d'acqua). Contenere l'IRGC, e per estensione le influenze della cricca di Davos/City di Londra in Medio Oriente, ha permesso a Trump di ottenere il supporto di quelle fazioni nelle varie nazioni di quella regione tramite un colpo di stato finanziario: dall'entrata in vigore del SOFR sono principalmente gli Stati Uniti a decidere chi può avere accesso facilitato al mercato dell'eurodollaro e chi no. “Bastone e carota”. Riprendiamo in considerazione la Turchia: l'Europa dell'est non è più una minaccia per essa, così come non lo è più il conflitto a Nord-est tra Azerbaijan e Armenia, e l'Iran non è più una fonte di destabilizzazione contro Israele.

Così come gli asset militari americani sono stati spostati in Grecia dal Nord e dall'Est Europa, anche asset finanziari stanno affluendo in Turchia (sotto forma di capitali di rischio, stablecoin in dollari, Bitcoin, ecc.) per convincerla con la “carota”, senza però nascondere il “bastone”. Non mancherà nemmeno l'intelligence necessaria per stanare tutti quei canali che hanno reso Ankara un potenziale nodo nella rete della cricca di Davos/City di Londra, come doveva esserlo Dubai e Pechino. Infatti quest'ultimo sta ritorcendo contro l'Europa, fungendo da punto di pressione in sintonia con Washington, la devastazione industriale autoinflitta senza essere più quella destinazione che le “locuste” di Davos avevano scelto per avviare una nuova Catena della morte finanziaria.

In questo contesto Londra, Bruxelles e Parigi vengono costrette a rimanere in quelle zone che hanno contribuito a devastare, in grado solo di parassitarle fino all'osso pur di rilanciare in qualche modo il loro piano di sopravvivenza. Non possono forzare un reset adesso senza finire per essere spazzati via come classe dirigente a livello internazionale; la crisi obbligazionaria che ho descritto nel mio libro, Il Grande Default, dovevano pagarla Stati Uniti e Russia affinché il Vecchio Continente emergesse come guida unica nell'impostazione del sistema futuro. Entrambi i Paesi si sono rifiutati di stare al gioco: il primo a livello finanziario, il secondo a livello militare. Così facendo hanno costruito un nuovo equilibrio e impostato la loro presenza alla guida al “tavolo delle decisioni”. Il modo di fare guerra ormai è cambiato, rendendo obsoleti gli armamentari nucleari. Oreshnik e la rimozione chirurgica di Maduro sono stati i punti di svolta. Il mondo finanziario è cambiato, dato il SOFR ha permesso agli USA di riprendere il controllo della valuta e del lato corto della loro curva dei rendimenti.

I grafici qui sotto mostrano rispettivamente il differenziale di rendimento tra il decennale inglese e quello americano, e il differenziale tra le obbligazioni a 2 e 10 anni americane (il benchmark di riferimento delle banche a cui concedere mutui e prestiti). Da quando il Giappone ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi, normalizzazione dei rendimenti obbligazionari e inversione del carry trade sullo yen, questi due grafici si muovono in sincronia. In sintesi, gli inglesi, avendo perso la capacità di manipolare il lato corto della curva dei rendimenti americana, si aggrappano alla manipolazione del lato lungo per disinnescare una crisi del debito sui loro titoli (ecco perché finora hanno fatto in modo che fosse impossibile far uscire fuori dalla conservatorship Fannie Mae & Freddie Mac). E questa semplice descrizione di una delle loro tante manipolazioni è anche il motivo per cui non esistono condizioni di vittoria per l'Ucraina, solo un continuo logoramento per ritardare un redde rationem su quel flusso di prestiti che è stato scaricato nella dolina finanziaria dell'Europa dell'est.


In una qualsiasi partita di GO con più di 4 giocatori è praticamente impossibile costruire una “struttura” stabile con cui vincere il gioco e “l'ideatore” del sistema, chi ne controlla le regole (sistema di estrazione/colonizzazione/divisione conflittuale), vincerà sempre. Oh ma se si bypassa il gioco stesso e si punta direttamente al sistema, le cose cambiano...

Alla fine gli europei non avranno più energia con cui rifornire l'Ucraina e la recente offerta di Trump nei confronti di Zelensky, ovvero quello di fornire Patriot, è stata una buotade. Come può non esserlo se per costruire la fabbrica per produrli richiede come minimo 5 anni per essere costruita e diventare pienamente operativa? Bastone e carota. Trump ha fornito la carota a Zalensky, una via d'uscita, ma quest'ultimo l'ha rifiutata. Così come il MOU è stato rifiutato dalla fazione oltranzista iraniana. L'euristica in questi casi è dannatamente semplice: quando un individuo o un gruppo di individui agiscono diversamente dal loro miglior interesse, e fanno scelte palesemente scellerate, allora qualcuno sta puntando loro una pistola alla testa. Allo stesso modo non basta essere “amici”, o accettare la “carota”, degli Stati Uniti per ottenere più di quello che si merita: non lo otterrà Putin oltre al Donbass e Crimea, non lo otterrà Netanyahu oltre alla distruzione di Hezbollah.

A chi davvero basta sopravvivere per vincere la guerra a questo punto non è l'Iran contro gli USA, bensì alla Russia contro la NATO. I membri europei hanno firmato assegni per sostenere Kiev con collaterale la cui riscossione è ancora intrappolata dietro l'esercito russo. Il cappio, oltre a quello energetico, è anche monetario, stretto intorno al collo dell'UE, e sta soffocando più velocemente le economie europee.

Quali sono quei punti su cui Londra e Bruxelles stanno combattendo più alacremente? Stanno combattendo unghie e denti contro il CLARITY Act, contro la liberalizzazione di Fannie/Freddie, contro l'emancipazione di Canada e Australia come vettori con cui pompare il mercato dell'eurodollaro. Stanno combattendo contro l'eventualità sempre più manifesta della loro mancanza di accesso a garanzie collaterali. Questo è il mosaico dove ha luogo la guerra finanziaria tra la City e Washington, ma se si alterano tutte le cose sopraccitate a livello strutturale allora il sistema risultante sarà molto più durevole. Questo significa rimettere flusso di cassa nelle mani della classe media. Un sistema a due livelli: il governo americano che prende quote in aziende importanti in grado di migliorare la capacità produttiva e il flusso di credito (es. Intel); poi ricostruire il mercato dei mutui trentennali il quale ha permesso alla classe media americana di prosperare come ha fatto, fino alla sua implosione ad hoc nel 2008.

L'idea che dazi e industria manifatturiera siano la fonte della ricchezza, della forza e della sicurezza di una nazione risale ad Alexander Hamilton. Scrivendo poco dopo la Rivoluzione, Hamilton temeva che una nazione di agricoltori ed esportatori di merci non sarebbe stata in grado di resistere a lungo alle grandi potenze europee. Nella sua relazione intitolata, Sul tema delle manifatture, pubblicata nel 1791, scrisse: “Non solo la ricchezza, ma anche l'indipendenza e la sicurezza di un Paese sono materialmente connesse alla prosperità delle manifatture. Ogni nazione, in vista di questi grandi obiettivi, dovrebbe sforzarsi di possedere al suo interno tutti gli elementi essenziali per l'approvvigionamento nazionale. Questi comprendono i mezzi di sussistenza, l'abitazione, il vestiario e la difesa”.

Oppure pensate a Energy Fuels. Il suo impianto di White Mesa, nello Utah, è/era l'unico impianto di lavorazione dell'uranio operativo negli Stati Uniti. Ha una capacità autorizzata di otto milioni di libbre di uranio all'anno. È il principale produttore statunitense di U308, il concentrato necessario per produrre combustibile per le centrali nucleari. È un'attività legata all'uranio, ma è anche un'attività legata alle terre rare. La lavorazione dell'uranio è tossica, in parte perché il minerale è radioattivo e bisogna prendere ogni sorta di precauzione per il residuo generato, oltre a trovarsi in una giurisdizione/area geografica favorevole a tali attività. Lo Utah è uno di questi luoghi. Il mese scorso, il Dipartimento della Guerra ha approvato un prestito condizionato di $720 milioni con Energy Fuels per la lavorazione della monzanite presso l'impianto di White Mesa. Questo potrebbe renderla un produttore nazionale di successo di terre rare. Ciò si integrerebbe perfettamente con la strategia perseguita dall'amministrazione Trump

Questo sistema di incentivi negli Stati Uniti attrarrà capitali, cosa che a sua volta creerà non poche difficoltà alla Banca d'Inghilterra e alla BCE affinché li trattengano sul loro territorio e smettano di interferire nel differenziale di rendimento nei titoli americani a dieci e trent'anni tramite la manipolazione, come suggerito sopra, del differenziale due anni-dieci anni americani e quello tra il decennale inglese e americano.

Come si fa affinché la Tavola Alta metta in gioco i propri di capitali? Si adotta la stessa strategia di logoramento applicata dalla Russia forzando la NATO a tirargli contro uomini e materiali militari. Si tratta di un drenaggio dalla classe fiananziarista alla classe media americana, la quale è stata spremuta da tassi dei mutui alti, alta inflazione, regolamentazione selvaggia, sprechi fiscali/sociali, ecc. 


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mercoledì 22 luglio 2026

L'ultima linea di difesa della NATO?

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Matthew Andersson

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lultima-linea-di-difesa-della-nato)

I critici potrebbero aver interpretato erroneamente il recente vertice della NATO.

A loro sembra che gli Stati Uniti si stiano schierando unilateralmente con l'Europa e contro la Russia.

Il presidente Trump è più astuto: sa chi ha la mano vincente e le sue comunicazioni dirette con i suoi pari, Xi e Putin, non sono sempre pubbliche.

Le critiche iniziali del presidente Trump nei confronti dell'UE e della NATO rimangono valide. Sebbene gli Stati Uniti stiano attualmente offrendo loro una certa cortesia diplomatica e un sostegno limitato, l'Europa è in definitiva circondata da ogni lato da potenze che la rendono irrilevante in termini di influenza mondiale. L'Europa si è messa in questa situazione a causa del proprio declino economico interno, dovuto a scelte politiche errate. Sta usando la guerra come mezzo per risollevare le proprie sorti, ma le sue probabilità di successo sono scarse.

L'UE è economicamente circondata dagli Stati Uniti a ovest, dalla Russia e dalla Cina a est, da un vasto territorio artico a nord che non può controllare e dall'India e da Israele, potenza emergente in Medio Oriente, a sud. L'Europa non ha margini di manovra strategica. Ha scarse prospettive di riemergere come potenza di rilievo e la NATO ha perso da tempo la sua rilevanza e la sua solvibilità.

Fin dal suo primo mandato il presidente Trump ha avuto ragione riguardo alla Russia e alla NATO.

Avere “ragione” significa comprendere l'importanza economica e commerciale a lungo termine della Russia e apprezzarne la potenza militare. Insieme a Cina e Stati Uniti, essa costituisce la triade delle superpotenze. Avere ragione significa anche comprendere che i giorni dell'UE e della NATO sono contati e che il mondo è cambiato senza di esse.

Dopo l'incontro di Anchorage con Trump, il presidente Putin ha invitato il suo omologo a Mosca: la cauta risposta di Trump ha ricordato che, sebbene relazioni produttive possano essere benvenute da entrambi i leader, ognuno di loro opera all'interno di una complessa tradizione di difesa e politica estera che non si fida dell'altro. Alcuni l'hanno definita il “crogiolo della fiducia” e l'esperienza passata è difficile da superare. Il cambiamento avverrà lentamente.

L'Europa fa parte di quella massa continentale eurasiatica condivisa, e della sua sicurezza, ma “l'Europa” non è un unico Paese unificato. Anche all'interno della sua limitata sfera occidentale è stata una regione costantemente impegnata in rivalità e guerre. C'è stato un periodo dopo Napoleone – circa un secolo – in cui si è goduto di una relativa pace, ma il XX secolo è stato l'esatto opposto: una catena quasi ininterrotta di guerre – regionali, rivoluzionarie, mondiali e fredde – e ora, una nuova guerra nel XXI secolo è sempre più vista come inevitabile.

Esistono molteplici spiegazioni di natura politica, sociale e istituzionale, ma il declino economico è al centro della motivazione per cui l'UE è determinata a provocare la Russia (e perché si sta appellando agli Stati Uniti).

Se però Germania, Francia e Regno Unito fossero guidate da una solida crescita industriale interna, avessero confini controllati tramite l'immigrazione e una minore dipendenza energetica dall'estero, se non addirittura sull'orlo del collasso energetico nazionale, un simile conflitto non sarebbe necessario né verrebbe preso seriamente in considerazione.

Nella storia recente basta ripercorrere la disastrosa linea di politica della cosiddetta “energia verde” di Angela Merkel, la deindustrializzazione, le frontiere aperte e la chiusura del centro nucleare tedesco per averne una chiara spiegazione. È caduta completamente nella trappola di un'ingenua ideologia progressista che sostiene che il petrolio non conti più nulla.

E gli Stati Uniti stavano imboccando la stessa strada.

Francia e Regno Unito non sono da meno, con la loro serie di leader deboli, confini incontrollati, violenza interna da parte di culture straniere, deindustrializzazione e delocalizzazione. Non c'è da stupirsi se i “leader” europei siano ora intrappolati economicamente e si stiano rivolgendo alla guerra come disperata forma di ripresa economica.

Il presunto capo della NATO, Mark Rutte, è stato di recente alla Casa Bianca, perorando la causa della guerra e chiedendo il sostegno finanziario degli Stati Uniti, con slide e grafici che sembravano più un piano fallimentare di risanamento aziendale. Il vecchio detto “attenti a ciò che desiderate” potrebbe essere pertinente, dato che la NATO sta agendo da intermediaria per l'Europa occidentale e guarda agli Stati Uniti come al suo garante prima del fallimento. Il presidente Trump ha già visto situazioni simili.

Ovviamente molti altri interessi e attori guidano questa strategia, ma il declino di Germania, Francia e Gran Bretagna potrebbe essere il fattore determinante. La Scandinavia è in qualche modo immune, soprattutto la Norvegia grazie alle sue risorse naturali e ai suoi capitali, ma è vulnerabile alle influenze politiche e di policy europee.

Lo storico dell'economia Walt Rostow, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca sotto i presidenti statunitensi Eisenhower, Kennedy e Johnson, ha fornito un modello economico che contribuisce in larga misura a spiegare perché l'Eurasia e l'Europa siano sempre state instabili e soggette a conflitti. Il suo libro, The Stages of Economic Growth: A Non-Communist Manifesto, illustra come i Paesi si sviluppano attraverso diverse fasi di maturità.

Ma prevede anche come i Paesi ricorreranno alla guerra quando queste fasi saranno messe in discussione, interrotte o, a causa di una leadership inadeguata o di interferenze statali, ristagneranno o regrediranno.  L'Europa è scivolata indietro da potenza industriale e coloniale avanzata a uno Stato sociale con frontiere aperte, guidato da una classe politica debole, priva di piani, idee, impegno e lealtà nazionale.

Il Cremlino russo ha di recente annunciato che la sua operazione militare speciale in Ucraina si è trasformata in una vera e propria guerra. Sebbene prevedere gli sviluppi sia problematico, il vantaggio di potenza della Russia è talmente schiacciante che la NATO non può che essere vista come impegnata in un suicidio di fatto. Data la tendenza culturale europea al pessimismo esistenzialista, forse ciò è comprensibile.

Quando la guerra finalmente finirà, come inevitabilmente accade, di solito porta alla formazione di nuovi confini, relazioni, alleanze e accordi. La NATO e l'Europa sembrano contare sul caos della guerra come via d'uscita dalla propria debolezza.

Gli Stati Uniti potrebbero offrire loro un certo supporto tecnico-militare attraverso la vendita di armi, ma questo potrebbe rivelarsi un'autolesione, un inganno.

Alla fine Stati Uniti, Russia e Cina riprenderanno il loro dominio mondiale e la loro alleanza di potere. L'UE probabilmente crollerà o verrà ridimensionata; la NATO verrà definitivamente smantellata e la vecchia Alleanza Atlantica aggirerà l'Europa per allinearsi economicamente con l'Est e il Sud dell'Eurasia, perché è lì che risiede il potere.

Questo è ciò che prevedono le fasi di crescita.

L'UE sarà ulteriormente eclissata sul piano commerciale e militare da un Medio Oriente in ascesa dominato da Israele, perché quest'ultimo sa cosa vuole, ha un piano e sa come combattere. I burocrati europei come Rutte, Macron, Merz e la von der Leyen non lo sanno, e si troveranno di fronte a un destino fatale quando finalmente si renderanno conto che questa battaglia sarà probabilmente la loro ultima resistenza politica.

I cittadini europei possono tirare un sospiro di sollievo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 21 luglio 2026

Il New Deal marrone dell'Europa

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Dmitry Orlov

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-new-deal-marrone-delleuropa)

Il risultato del Green New Deal è un costante peggioramento del tenore di vita in tutta Europa, dovuto principalmente alla minore disponibilità di energia a prezzi accessibili pro capite. A sua volta è la stabilità apparente, ma il progressivo deterioramento delle condizioni di vita, ben più di una vera e propria crisi, a spingere le popolazioni a ribellarsi e a rovesciare le élite al potere. Le élite europee lo sanno, non gradiscono essere impiccate ai lampioni in tutta Europa e cercano quantomeno di scaricare la colpa su altri o, meglio ancora, di orchestrare una vera e propria crisi che poi potranno fingere di mitigare.

La crisi artificiale che hanno scelto è l'attacco, del tutto fittizio ma imminente, all'Unione Europea da parte della Federazione Russa. La ridicola menzogna usata per sostenere questa tesi è che, se l'esercito ucraino venisse sconfitto e il regime di Kiev cadesse, i carri armati russi invaderebbero l'Europa... proprio come fecero nel 1945! La spinosa questione del perché la Russia dovrebbe essere interessata a una simile avventura viene elusa attraverso il fanatismo anti-russo: il semplice fatto che i russi siano russi viene considerato sufficiente a garantire la loro propensione a un comportamento così folle e autodistruttivo.

Ma noi, non essendo bigotti irrazionali anti-russi, ci prenderemo il tempo per rispondere a questa domanda. Prendiamo in considerazione le richieste dichiarate dalla Russia per l'ex-Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, creata da Lenin e Stalin: la sua denazificazione, smilitarizzazione, neutralità e la garanzia dei diritti della maggioranza russofona (che rimane tale nonostante i tentativi, peraltro molto coercitivi, di costringere la popolazione a parlare ucraino). Si noti che “conquistare tutta l'Europa” o “ristabilire l'URSS” non rientra tra gli obiettivi della Russia.

A quattro anni dall'inizio dell'operazione militare speciale russa, possiamo valutarne i risultati.

Denazificazione: dove sono i battaglioni neonazisti ucraini che sventolavano bandiere e insegne di ispirazione nazista tedesca e i cui membri erano facilmente riconoscibili per le svastiche e i ritratti di Hitler tatuati su arti e torsi? Quelli regolarmente accusati di crimini di guerra sono il Battaglione Azov (ora reggimento), il Battaglione Aidar, il Reggimento Kraken e Settore Destro. Il Battaglione Azov fu fondato dal nazionalista di estrema destra Andrej Biletskij e utilizzava l'Angelo Lupo nazista come emblema. I membri ultranazionalisti del Settore Destro hanno svolto un ruolo di primo piano nella rivoluzione di Euromaidan del 2014 e nella guerra del Donbass del 2014-2015. Il Battaglione Aidar è stato accusato di violazioni dei diritti umani da Amnesty International e Human Rights Watch. Il Partito Svoboda (Libertà) reclutava combattenti usando una retorica ultranazionalista e antisemita. Tutti questi gruppi ebbero una lunga e gloriosa carriera, seminando morte e distruzione, ma ormai gran parte dei loro membri originari è morta e, sebbene i loro nomi siano ancora usati a fini propagandistici dal regime di Kiev, le organizzazioni stesse sono quasi morte. A questo punto i battaglioni nazisti vengono impiegati principalmente come truppe di sbarramento, bloccando la ritirata delle reclute inesperte che si lanciano contro i russi in avanzata e cercando di ucciderle se tentano di arrendersi.

Smilitarizzazione: per il primo anno circa dell'Operazione Militare Speciale, le forze ucraine non hanno avuto carenza di volontari, ma ora non ce ne sono più. Al contrario, gli uomini vengono prelevati dalle strade e arruolati con la forza (a meno che non possano permettersi di pagare una lauta tangente), mentre gli ufficiali di reclutamento si sono arricchiti a dismisura e sono odiati e disprezzati. Inizialmente le truppe ucraine erano armate con armi di epoca sovietica, risalenti alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, o requisite in tutta l'Europa orientale da Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che ora sono membri della NATO. L'esercito ucraino era organizzato e operava secondo manuali e regolamenti di epoca sovietica. E rappresentava una minaccia formidabile, infliggendo notevoli perdite alla parte russa. Le scorte di armi di epoca sovietica sono state gradualmente ridotte e sostituite con armi NATO, che si sono rivelate molto meno efficaci e molto più facili da distruggere per i russi, essendo progettate, come sono, per massimizzare i profitti delle aziende di difesa americane piuttosto che per fornire un'adeguata difesa (dato che nessuno sta attaccando l'America in ogni caso). Anche gli arsenali della NATO sono ormai sostanzialmente esauriti, così come i fondi disponibili per l'acquisto di nuove armi. I leader europei in Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e altrove stanno iniziando a respingere l'idea di ulteriori spese militari a favore del regime di Kiev.

Nel frattempo, in Ucraina, i manuali e i regolamenti di epoca sovietica sono stati sostituiti dagli “standard NATO” e da un addestramento che si è rivelato molto meno efficace di quello sovietico. I membri della NATO hanno appreso la metodologia dagli americani, i quali, a loro volta, l'avevano appresa da ex-ufficiali nazisti tedeschi che, come ricorderete, persero la guerra contro l'Armata Rossa. La NATO, e ora l'esercito ucraino, si affidano quindi a dottrine militari, principi organizzativi e pratiche operative della parte sconfitta. La NATO, composta principalmente dagli americani, è stata in grado di ottenere risultati (sebbene mai una vittoria netta) contro avversari deboli come la Serbia e la Libia, ma la sua tecnica preferita – i bombardamenti indiscriminati – sarebbe inevitabilmente sfociata in uno scambio nucleare semmai fosse stata impiegata contro la Russia.

Si è creata una situazione davvero assurda: gli ucraini, che si atteggiano a nazisti tedeschi, con la NATO a supporto, sono coinvolti in un conflitto convenzionale ad alta intensità contro la Russia, che si atteggia ad Armata Rossa, ottenendo lo stesso risultato finale. Dato che ciò implica un'estrema stupidità, un rapido sguardo ai punteggi del QI nazionale sembra opportuno: la media russa è di 103; quella ucraina è di 95,4, la più bassa d'Europa. Gli Stati Uniti se la cavano un po' meglio con un QI di 99,7, ancora molto indietro rispetto ai 107 della Cina. “Scemo e più scemo vanno in guerra” sarebbe stato un buon titolo per un film, se non fosse per tutto il sangue, la violenza e le fosse comuni dei militari ucraini che si estendono a perdita d'occhio.

Da tutto ciò si può concludere che la Russia sta lentamente ma inesorabilmente raggiungendo gli obiettivi dichiarati della sua Operazione Speciale di Migrazione (SMO), vincendo una guerra di logoramento sia contro l'Ucraina (in termini di uomini) che contro la NATO (in termini di armamenti). Con la maggior parte degli ultranazionalisti ucraini morti, gli arsenali ucraini e della NATO esauriti, e un numero sempre maggiore di soldati ucraini che si rifiutano di combattere, l'operazione militare si concluderà inevitabilmente, il regime di Kiev cadrà, la maggioranza russofona in Ucraina riaffermerà i propri diritti e, se tutto andrà bene, si tornerà all'ordine costituzionale distrutto durante il colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti nella primavera del 2014.

La Russia intende quindi proseguire con ulteriori operazioni militari speciali per denazificare, smilitarizzare e difendere i diritti umani delle numerose minoranze russe che vivono in Estonia, Lettonia, Lituania e Moldavia? La Russia considera la difficile situazione dei russi che ancora risiedono in queste regioni una questione umanitaria piuttosto che militare, assorbendo facilmente l'afflusso. Ad esempio, attualmente in Russia vivono mezzo milione di moldavi, mentre la popolazione totale della Moldavia è di soli due milioni di abitanti ed è in rapido calo. La situazione nei Paesi baltici è simile, sebbene i numeri siano troppo esigui per essere rilevanti.

Ma ognuna di queste ex-repubbliche socialiste sovietiche semi-defunte, create con frammenti dell'Impero russo e alimentate da bolscevichi di mentalità internazionalista, con grande rammarico e disappunto della Russia, presenta anche alcune considerazioni strategiche per la Russia stessa: l'Estonia, insieme alla Finlandia, blocca quasi completamente il Golfo di Finlandia, che fornisce un accesso marittimo di fondamentale importanza a San Pietroburgo e ai vicini porti di Ust-Luga e Primorsk, con un volume totale di merci di circa 170 milioni di tonnellate all'anno. La Lituania costituisce un corridoio terrestre verso l'exclave russa di Kaliningrad. La Moldavia ha una regione separatista, la Transnistria, abitata da mezzo milione di cittadini con passaporto russo, che lo Stato russo è teoricamente tenuto a difendere.

Ma quale di questi problemi la Russia tenterebbe mai di risolvere con un attacco? Un'Europa non completamente folle e squilibrata dovrebbe essere in grado di risolvere tali questioni amichevolmente e senza ricorrere alla violenza. Possiamo solo sperare che una sonora sconfitta della NATO in Ucraina calmi i vertici dell'Alleanza che attualmente cercano di intensificare il conflitto.

Qualora dovesse scoppiare un conflitto militare tra i quattro Paesi sopra menzionati, è importante tenere presente che questi dovrebbero essere difesi da truppe provenienti da altre parti d'Europa. Tutti e quattro questi Paesi sono in gran parte spopolati di giovani: data la scarsità di opportunità lavorative, i giovani emigrano non appena possibile, lasciando dietro di sé Paesi scarsamente popolati... solo pensionati sempre più indigenti, con un numero crescente di edifici scolastici vuoti convertiti in strutture per anziani non più autosufficienti.

A sua volta quanto è probabile che giovani americani, britannici, francesi, tedeschi, spagnoli e italiani vengano arruolati e mandati a morire in un conflitto inutile per difendere Estonia, Lettonia, Lituania (membri NATO e UE) e Moldavia (non membro)? Se solo il 16% degli uomini tedeschi afferma di essere assolutamente disposto a imbracciare le armi per difendere la propria patria, quale percentuale di loro sarebbe disposta ad andare a morire per la Lituania? Possiamo solo fare delle ipotesi, quindi ipotizziamo il 2% – e questi sarebbero i meno sani di mente, quelli con tendenze suicide! Possiamo anche sperare che una società tedesca non completamente folle eserciti una notevole pressione politica per costringere il proprio governo a concedere ai russi tutto ciò che desiderano, che non è molto: corridoi stradali e ferroviari, aperti e sicuri, verso Kaliningrad e rotte marittime e aeree ampliate attraverso il Golfo di Finlandia sarebbero sufficienti a risolvere la questione amichevolmente per quanto riguarda i Paesi baltici.

Attualmente sembra che l'Occidente non abbia alcun interesse a risolvere le questioni in modo amichevole, concentrandosi invece sull'organizzazione di provocazioni. Lo scorso 10 settembre alcuni droni sono entrati nello spazio aereo polacco. Si è poi scoperto che si trattava di droni Gerbera di fabbricazione russa, velivoli esca privi di carica esplosiva, utilizzati per confondere e neutralizzare i sistemi di difesa aerea. Data la loro autonomia limitata, sono stati lanciati dal territorio controllato dal regime di Kiev. Hanno sorvolato parte della Bielorussia, dove alcuni sono stati abbattuti, mentre altri hanno proseguito verso la Polonia. Le autorità bielorusse hanno diramato un avvertimento alle loro controparti polacche: “In arrivo, attenzione!”

Le forze polacche e di altri Paesi NATO hanno fatto decollare i loro aerei da combattimento, ma questi sono inutili per abbattere bersagli così piccoli e lenti. I droni erano di fabbricazione russa, ma non ci sono prove che fossero gestiti da russi. Droni di questo tipo precipitano regolarmente dai cieli ucraini e possono essere riparati, riforniti di carburante, riprogrammati e rimessi in servizio. È possibile che i russi fossero dietro la provocazione, se il loro obiettivo era dimostrare che la NATO è indifesa persino contro droni così primitivi, nel qual caso avrebbero raggiunto il loro scopo, ma è molto più probabile che si trattasse del regime di Kiev che cercava di mantenere viva la narrativa dell'“aggressione russa”.

Sembra che tali dimostrazioni, plausibilmente negabili, si verifichino effettivamente. Ad esempio, c'è stato il pallone meteorologico cinese che ha sorvolato gli Stati Uniti continentali dal 28 gennaio al 4 febbraio 2023. La sua traiettoria di volo ha descritto un bellissimo arco che ha coperto l'Alaska, il Canada occidentale e poi gli Stati Uniti continentali dallo Stato di Washington a Myrtle Beach, nella Carolina del Sud. Ha volato troppo in alto perché l'aeronautica statunitense potesse abbatterlo, ma ha gradualmente perso quota ed è stato abbattuto da un F-22 Raptor a un'altitudine di 18.000 metri. Si è trattato o di un incidente (il pallone è stato deviato dalla rotta), o di una dimostrazione dell'incapacità degli americani di difendere il proprio spazio aereo da... palloni meteorologici!

Appena 10 giorni dopo l'episodio dei droni russi disarmati che volavano indisturbati sulla Polonia, è scoppiato uno scandalo con aerei russi che avrebbero violato lo spazio aereo estone. Secondo le autorità estoni, tre jet russi Mig-31 sarebbero entrati nello spazio aereo estone “senza autorizzazione e vi sarebbero rimasti per un totale di 12 minuti”. Gli aerei erano in viaggio dalla regione di Leningrado a quella di Kaliningrad, seguendo i corridoi aerei sul Golfo di Finlandia e sul Mar Baltico, frequentati dal traffico aereo tra queste due regioni russe e che aggirano i tre Paesi baltici. In particolare, il corridoio di libero passaggio internazionale tra Finlandia ed Estonia è lungo 370 km ma largo solo 11 km ed è teoricamente possibile che i Mig abbiano oltrepassato il limite meridionale estone di tale corridoio. In ogni caso, i Mig-31 viaggiano a una velocità di crociera di 2.500 km/h, ovvero 41 km/min, e in 12 minuti avrebbero percorso 491 km, superando la distanza prevista di circa 122 km. In sostanza, il territorio estone non è sufficientemente esteso da giustificare un'avanzata così lunga.

La parte estone non è riuscita a presentare alcuna prova di tale violazione, mentre il ministero della Difesa russo ha affermato che i jet erano impegnati in un “volo di linea... nel rigoroso rispetto delle normative internazionali sullo spazio aereo e non hanno violato i confini di altri Stati, come confermato da un monitoraggio obiettivo”. La questione avrebbe dovuto chiudersi lì, ma nooo! Valeva la pena far decollare i jet e convocare una conferenza NATO d'emergenza ai sensi del Capitolo 4 della Carta NATO per un evento insignificante, accidentale, o inventato? Solo se l'intento era quello di creare un gran clamore per nulla e una tempesta in un bicchiere d'acqua.

Trascurando i dettagli, tali provocazioni sono necessarie: la transizione dal defunto Green New Deal al nuovo Brown New Deal – ovvero il militarismo europeo – richiede un nemico. Non ci sono altri candidati: la Corea del Nord è troppo pericolosa; l'Iran lo stesso; la Cina ha già in pugno l'economia europea e la soffocherà se non inizierà a comportarsi bene. L'unico nemico sicuro è la Russia, ma anche questo è un problema: non è sufficientemente minacciosa. È quindi necessario inscenare provocazioni per mantenere vivo il mito dell'“aggressione russa” nella mente degli europei, nella speranza di convincerli, e in caso di fallimento, costringerli ad accettare elevati livelli di spesa per la difesa, proprio come hanno accettato elevati livelli di spesa per le energie “verdi” – a beneficio delle élite dominanti europee.

Tuttavia si scopre che le provocazioni poco convincenti non bastano certo a tenere in vita il mito dell'“aggressione russa”, figuriamoci a renderlo abbastanza avvincente da motivare schiere di veri credenti a mettersi in fila nei centri di reclutamento, desiderosi di morire combattendo contro gli aggressivi russi in stile ucraino. Sfortunatamente le provocazioni poco credibili non sono l'unica cosa che l'Occidente nel suo complesso ha da offrire: si stanno anche compiendo sforzi per costruire un'immagine convincente del nemico. Questi sforzi sono piuttosto estesi e complessi e sono in atto da secoli. Includono una fantasiosa riscrittura della storia che relega nell'oblio tutti gli episodi che non dipingono la Russia sotto una luce completamente negativa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 6 luglio 2026

Trump ha smascherato il bluff dell'Europa

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Wolfgang Munchau

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trump-ha-smascherato-il-bluff-delleuropa)

Il piano in 28 punti negoziato dalla Casa Bianca con il Cremlino non è affatto definitivo. È ben lungi dall'esserlo. È solo una bozza, niente di più, niente di meno. In ogni caso, Trump è un personaggio imprevedibile: potrebbe tirarsi indietro da un momento all'altro, ma questa volta non credo che lo farà.

Il piano, inizialmente diffuso su un canale Telegram, non è certo una soluzione ideale per l'Ucraina, ma, allo stesso tempo, non è una “capitolazione” e chi lo ha definito tale in realtà non desidera un accordo. L'Ucraina potrà migliorarlo, ma, a dire il vero, non di molto. “Non hai le carte giuste in mano”, ha detto Trump a Zelensky. Purtroppo, dopo il recente scandalo di corruzione, la sua posizione è più debole che mai.

Negli ultimi tre anni i funzionari statunitensi mi hanno ripetutamente detto che l'Ucraina non aveva alcuna possibilità di vincere la guerra. E dopo che l'America ha ritirato il suo sostegno all'inizio dell'anno scorso, è apparso chiaro che avevano ragione: l'Europa non è in grado di colmare il vuoto. Gli europei potranno anche essere i paladini, con aria di superiorità morale, del rapido collasso dell'ordine mondiale multilaterale, ma la storia ricorderà che, al momento decisivo, non erano pronti a passare dalle parole ai fatti. In media il sostegno totale all'Ucraina si è aggirato intorno ai €4 miliardi al mese durante la prima metà dell'anno scorso. A luglio e agosto è crollato a meno di €1 miliardo al mese, secondo il Kiel Institute. Nessun grande Paese europeo si è dimostrato disposto a tagliare la spesa pubblica o ad aumentare le tasse per finanziare l'Ucraina in modo significativo. La strategia europea, per quanto limitata alle apparizioni fotografiche con Zelensky, era quella di tenere i russi impegnati in combattimento fino a quando non si fossero stancati.

Purtroppo l'America si è stancata per prima e l'Europa non aveva un piano B.

Ora l'Europa è a corto di soldi e di idee... e Trump ha un piano. Ha puntato sul lungo termine. Le sue dure parole contro Vladimir Putin erano solo tattiche, volte a mascherare una strategia a lungo termine per porre fine alla guerra. Come ha suggerito Phillips O'Brien nella sua analisi “Long Con”, anche le sanzioni secondarie sul petrolio imposte da Trump facevano parte di questa manovra. Queste avrebbero dovuto entrare in vigore il 21 novembre scorso, eppure non è successo nulla. India e Cina possono continuare ad acquistare petrolio russo impunemente; le sanzioni non sono mai state una cosa seria.

Trump ha una priorità assoluta: porre fine alla guerra, a qualunque costo. E in questa impresa ha due vantaggi principali. Il primo è la dipendenza militare dell'Ucraina e dell'Europa dagli Stati Uniti. Il secondo è lo status unico dell'America come unica potenza occidentale influente con canali diplomatici diretti con Mosca. Gli europei hanno commesso un enorme errore strategico quando hanno interrotto simultaneamente i colloqui con Vladimir Putin.

Il piano di Trump in 28 punti è stato quindi negoziato da Steve Witkoff con la sua controparte russa, Kirill Dmitriev. A dire il vero dà l'impressione di essere un lavoro in corso: la versione trapelata era scritta in russo e, tradotta in inglese, risulta goffa. È dettagliato, ma non è affatto un testo formalmente concordato.

Ci sono, tuttavia, alcuni elementi non negoziabili. Uno di questi è l'accordo territoriale che darebbe alla Russia una parte dell'Ucraina che non occupa ancora. La Russia controlla già quasi il 90% dell'intera regione del Donbass: tutta Luhansk e circa tre quarti di Donetsk. Il piano di pace di Trump consegnerebbe alla Russia il territorio rimanente di Donetsk, insieme ai 200.000 ucraini che risiedono ancora nelle zone dell'oblast controllate dall'Ucraina. Secondo il piano, il territorio verrebbe smilitarizzato e diventerebbe parte di una zona cuscinetto.

Il team di Trump ha accettato questa condizione perché ha concluso, a mio avviso correttamente, che senza di essa non ci sarebbe alcun accordo. Putin continuerebbe a combattere e alla fine conquisterebbe altro territorio. La Russia ha fatto progressi: è riuscita a occupare la città di Pokrovsk, in prima linea. Potrebbe volerci un altro anno prima che la Russia conquisti la parte restante di Donetsk, prima di puntare al premio più ambito: Zaporizhzhia, una città di circa 700.000 abitanti, capoluogo dell'omonima regione. A quel punto l'indipendenza futura dell'Ucraina non sarebbe più garantita.

Questo accordo di pace non è così unilaterale come sostengono i suoi critici. Riconosce formalmente la sovranità dell'Ucraina e il suo diritto ad aderire all'UE. Consente inoltre all'Ucraina di mantenere un esercito, con un limite ragionevole di 600.000 soldati. Non impedisce inoltre ai Paesi della NATO di fornire ulteriore assistenza, fatta eccezione per alcune categorie di armi come i missili a lungo raggio.

Ma ci sono delle vere e proprie sorprese. Sono quasi caduto dalla sedia quando ho letto il punto 14, che propone di investire $100 miliardi di beni congelati della Russia nella ricostruzione dell'Ucraina, con gli Stati Uniti che si intascherebbero metà dei profitti. Questo è il classico modus operandi di Trump: giocare a giochi commerciali che vanno oltre l'immaginazione dei nostri diplomatici europei. Inoltre l'Europa sarebbe obbligata a versare $100 miliardi in aiuti di tasca propria. Ci sarà un fondo di investimento russo-americano per finanziare progetti congiunti tra Stati Uniti e Russia, con profitti condivisi.

Ma soprattutto l'accordo obbliga l'Europa a sbloccare i $200 miliardi in asset russi attualmente detenuti in conti europei, principalmente in Belgio. Si tratta di una pillola amara; l'Europa sperava di poter utilizzare il denaro russo come garanzia per i prestiti all'Ucraina. Trump non ha l'autorità per costringere l'Europa a sbloccare i fondi – Friedrich Merz ha già respinto questa richiesta – ma potrebbe rendere le cose difficili in caso di rifiuto.

L'unica strategia semi-coerente dell'Europa nei confronti dell'Ucraina era stata quella di trattenere questi asset come leva per future riparazioni: un piano basato sulla finzione che l'Ucraina avrebbe vinto questa guerra.

Ma se Russia e Ucraina dovessero raggiungere un accordo, questo piano risulterebbe impraticabile, poiché costituirebbe uno strumento con cui gli europei potrebbero sabotare l'intesa.

Un altro punto fermo nell'accordo di pace è la graduale revoca delle sanzioni. Riammettere la Russia nel Gruppo dei Sette Paesi industrializzati avanzati – riportandolo alla denominazione di G8 – sarebbe doloroso per gli europei. La Russia fu espulsa nel 2014, dopo l'annessione della Crimea. Un G8 rinato sarebbe di fatto governato da Trump e Putin.

Non sorprende, quindi, se i leader dell'UE continuino a rilasciare dichiarazioni in cui affermano di voler presentare una controproposta, pensata principalmente per ostacolare il piano di Trump. Insistono per un cessate il fuoco, una richiesta inaccettabile.

L'Ucraina, al contrario, ha espresso pareri positivi su una nuova versione dell'accordo. Il Kyiv  Independent ha citato un alto funzionario statunitense secondo il quale il piano era stato elaborato con Rustem Umerov, segretario del Consiglio nazionale e di sicurezza dell'Ucraina e uno dei più stretti collaboratori di Zelensky. A quanto pare Umerov ha approvato la maggior parte dell'accordo, dopo aver apportato alcune modifiche, che ha poi presentato a Zelensky.

Anche gli atteggiamenti interni in Ucraina stanno cambiando. Ho notato un post di Iuliia Mendel, ex-addetta stampa di Zelensky e strenua sostenitrice dell'Ucraina: “Il mio Paese sta sanguinando. Molti di coloro che si oppongono istintivamente a ogni proposta di pace credono di difendere l'Ucraina. Con tutto il rispetto, questa è la prova più evidente che non hanno idea di cosa stia realmente accadendo in prima linea e all'interno del Paese in questo momento”. Ha assolutamente ragione nell'osservare che i più accesi sostenitori dell'Ucraina in Europa sono coloro che non comprendono minimamente la realtà militare sul campo.

Gli europei incoraggeranno quindi Zelensky a continuare a lottare? Sono sicuro che ci proveranno, ma non sono sicuro che ci riusciranno. Alla fine faranno marcia indietro.

Perché se l'Ucraina dovesse rifiutare l'accordo Trump interromperebbe formalmente gli aiuti militari e il supporto di intelligence rimanenti al Paese. L'Ucraina si affida a questi strumenti come sistema di allerta precoce per eventuali attacchi imminenti, nonché per guidare i propri attacchi contro le infrastrutture russe.

Trump potrebbe spingersi persino oltre e rinunciare alla responsabilità degli Stati Uniti per la sicurezza dell'Europa, sostenendo che il continente sta correndo rischi inaccettabili. Gli europei lo sanno, ovviamente. Sebbene esteriormente possano dare l'impressione di sfida, le loro azioni suggeriscono il contrario. Dopo che Trump ha imposto dazi sulle importazioni europee, l'UE ha ceduto e ha accettato un forte aumento della spesa militare. Se l'Europa avesse davvero voluto l'indipendenza dagli Stati Uniti, avrebbe creato un'unione per gli appalti della difesa, con un mandato “Compra europeo”, e avrebbe iniziato a riorganizzare le proprie forze armate. Nulla di tutto ciò è accaduto, né accadrà. Questo è il problema del multilateralismo: si preoccupa troppo delle procedure.

Nei prossimi mesi possiamo aspettarci molte proteste da parte delle capitali europee. I leader insisteranno sul fatto di voler mantenere la sovranità decisionale. Dal punto di vista giuridico, questo è vero. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di decidere il destino degli asset russi detenuti in Europa.

Ma questa non è una disputa legale, bensì politica. L'Europa non ha mai avuto una strategia valida per la guerra, e ora sta diventando chiaro che non ne ha una nemmeno per la pace. Gli europei non hanno altra scelta che scendere a compromessi: non hanno più carte da giocare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 29 maggio 2026

I veri termini della vittoria di Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-veri-termini-della-vittoria-di)

La City di Londra, per quanto potente, non è onnipotente. Appare tale perché è in grado di spostare le attenzioni nella direzione sbagliata e impedire di avere quelle discussioni chiave in grado di arrivare organicamente a ciò che deve essere aggiustato. Se non si ha idea di chi fomenta il caos, chi ha l'incentivo a farlo, allora è impossibile impedire a chi sposta le attenzioni nella direzione sbagliata di smetterla. In questo senso Israele è un'ottima distrazione. È una questione di chi ha vero potere e chi no; chi è un esecutore e chi è il mandante; chi ha la capacità di muovere il mercato del petrolio in su e in giù, insieme ai titoli dei giornali, per trasmettere la percezione che Trump ha perso il controllo e vuole salvare solo sé stesso. Questo stesso gioco è stato portato avanti negli ultimi 4 anni nei confronti di Putin e non è un caso che lui e Trump si siano parlati quando ancora Carlo si trovasse negli USA. E poi ha parlato con Xi. L'Iran in questo contesto è IRRILEVANTE, è solo un nodo in una rete molto più grande, una rete fatta di ombre che viene portata alla luce ed essendo questa l'arma difensiva più importante che ha tale rete, le mosse per preservarla saranno sempre più disperate e manifeste. La pressione che sta montando nel mercato obbligazionario inglese segnala che il governo Starmer possa essere alle battute finali. Qualcosa sta cambiando e se il cambiamento avviene tramite i Gilt, come avvenuto con la Truss, allora sarà un evento in sordina.

Niente di eclatante, soprattutto sulla scia del discorso di Carlo III al Congresso americano. Starmer, così come Carney in Canada, sono stati eletti per distruggere le nazioni da essi governate.

Lo stesso pattern di distruzione è stato imbastito in Medio Oriente. Tutti i Paesi mezionati da Trump riguardo gli Accordi di Abramo erano nell'orbita inglese e francese, usati per riciclaggio di denaro e altre macchinazioni geopolitiche. L'obiettivo, ora, è convincerli che è meglio l'orbita americana di Trump. Soprattutto con Russia e Cina che non supportano più l'Iran, o per meglio dire l'attuale catena di comando il cui vertice è l'IRGC. Ecco perché Trump parla di “cambio di governo”. Cina e Russia, in passato, sono penetrati in Iran per fare da contraltare ai colonialisti europei, i quali tramite il JCPOA e Total Energy hanno permesso a inglesi e francesi di determinare/impostare la linea di politica (ed economica) in Medio Oriente. Non erano lì perché credevano nella causa dell'Iran, ma per ragioni geopolitiche: la Russia otteneva il corridoio nord-sud fino all'Oceano indiano per bypassare lo Stretto del Bosforo e la Cina ampliava la sua Belt and Road Initiative. Chiaramente questa è un'analisi semplificata, ma tutto si riduce a questo: Trump sta riorientando le rotte commerciali/logistiche lontano dal Medio Oriente e dall'Europa, quindi i precedenti obiettivi geopolitici russi e cinesi possono essere abbandonati. Il più grande perdente qui è l'India, una delle ultime e più grandi colonie inglesi. Ecco perché Rubio la scorsa settimana è volato in India: per testare la volontà di Modi, perché sono le navi indiane quelle che si rifiutano di passare a Hormuz. Non solo, ma siglando gli Accordi di Abramo ciò porterà finalmente pace in Medio Oriente, rimuovendo quell'effetto destabilizzante rappresentato dalle macchinazioni anglo-francesi. E Israele potrà finalmente sviluppare la propria economia, uscendo da quella di guerra.

Il soft-power dell'IRGC, ovvero la confusione sull'apertura/chiusura dello Stretto di Hormuz e la propaganda mediatica (le uniche carte rimaste da giocarsi), è come un'opzione dove la funzione tempo rappresenta la variabile “impazzita”. Chi le ha trattate sa di cosa parlo: per tutto il periodo in cui le si possiede trattengono il 95% del loro valore, poi, a 4-5 giorni dalla loro scadenza, crollano in valore. Il tempismo nel roll-over di questo strumento finanziario è tutto, altrimenti piuttosto che una lieve perdita si viene spazzati via completamente. Dovete trattare l'Iran, quindi, o per meglio dire l'IRGC, come un'opzione: sta disperatamente cercando di vendere al mondo una certa percezione della realtà, mentre i burattinai al di sopra (Londra e Bruxelles) li spalleggiano rinforzando una tale illusione. Ma come con le opzioni, c'è una data nel futuro in cui scadono: c'è una data nel futuro in cui questo raggiro scadrà (es. la chiusura dei pozzi petroliferi, il meeting Xi-Trump, la Brexit automatica, il 4 di luglio, le midterm, ecc.). Non lo possiamo sapere in anticipo quale sarà lo “strike day” in questo caso, ma sarà uno di quelli elencati. Tutta questa storia ha senso, e la confusione viene diradata, nel momento in cui si pensa in modo strategico: il blocco statunitense dello Stretto è arrivato quando l'intelligence americana sapeva che l'Iran sarebbe stato costretto a scaricare il petrolio nel Golfo persico, o chiudere i pozzi, e ha calcolato questo evento facendolo coincidere con la data del meeting Trump-Xi. E quando è subentrato questo tipo di dolore alcune linee rosse sono state spostate, soprattutto quando Carlo III è andato via dagli USA: Zelensky e Aragchi hanno smosso, seppur di poco, le loro posizioni intransigenti. Unendo tutti questi puntini, quindi, si capisce che la funzione tempo dell'opzione sta degradando verso lo 0.

Tre sono le cose che contano per essere immuni alla propaganda sull'Iran:

  1. La curva dei rendimenti americana ha assorbito la precedente inversione;
  2. I mercati azionari/obbligazionari americani non sono affatto perturbati;
  3. Il mercato forward del petrolio è bearish.

I persiani hanno inventato il gioco degli scacchi, un gioco dove le informazioni sono sostanzialmente alla luce del sole. Il Texas Hold'em, invece, è un gioco puramente americano, dove le informazioni sono sostanzialmente nascoste. In quest'ultimo caso l'obiettivo è quello di spingere l'avversario a credere di “avere le carte giuste” e puntare più di quello che è disposto a perdere. È così che si fanno i soldi col poker. L'IRGC credeva che attirando gli USA in un confronto (non è una guerra questa) il campo da gioco sarebbe stato quello navale, e lì avrebbe dato loro un bel filo da torcere. Invece Trump, piuttosto che giocare a scacchi, ha preferito giocare a poker (non fraintendetemi, un azzardo anche questo) e ha dato all'IRGC un confronto aereo. È la stessa cosa può ripetersi su Bandar Abbas, con gli eserciti emiratini e sauditi che si prendono quel fazzoletto di terra e gli A10 che lo difendono. Ecco perché l'unica arma rimasta nelle mani dell'IRGC-City di Londra è la guerra di propaganda mediatica e le giravolte nelle trattative di “pace”. Su questa scia, è a dir poco “curioso” come quello che vale per l'Iran non vale “magicamente” per gli USA. E qui solo chi è in malafede dimostra palesemente di esserlo, avvalorando ancora di più la tesi che all'Iran è rimasta solo la propaganda mediatica in questo confronto. Questo a sua volta significa che la stampa e i commentatori sui social si strappano i capelli per il “blocco” iraniano dello Stretto, ma non coprono assolutamente l'efficacia del “contro-blocco” americano; si strappano i capelli per il vantaggio orografico iraniano, ma non applicano la stessa logica agli USA e ai loro alleati (sauditi ed emiratini potrebbero prendere Bandar Abbas e gli americani difenderlo con l'aeronautica, dato che gli iraniani praticamente non hanno più né quest'ultima né una Marina); si strappano i capelli per criticare la presunta assenza di un piano iniziale nel confronto con l'Iran, ignorando ingenuamente (o consapevolmente, se si vuole “pensare male”) che in passato il petrolio ha raggiunto picchi più alti e COME MINIMO era stato messo in conto che il petrolio potesse arrivare ai $150 al barile (salvo poi non arrivarci, o almeno finora non l'ha fatto dato che gli USA sanno cosa stanno facendo); si strappano i capelli per elogiare la presunta lungimiranza della Cina che ha immagazzinato barili di petrolio, dimenticandosi però che un conto è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$65.000 e un prezzo della benzina a ~$4, un altro è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$20.000.

Diffidate, quindi, da chi afferma che gli Stati Uniti sono stati sconfitti dall'Iran, o che a esso basta “sopravvivere” per vincere. Non sono questi i termini reali della vittoria. L'attuale fase di transizione ci porta in un mondo in cui non importa quale sia il prezzo del petrolio. La cosa che conterà davvero, e il vero termine della vittoria americana, è il controllo al margine sulla consegna dei barili di petrolio (qualunque sia il prezzo). E del controllo sul ritmo di consegna, potete star certi, è qualcosa di cui hanno discusso Trump e Xi. Soprattutto perché un altro obiettivo dell'amministrazione Trump è rendere obsoleti le strozzature geografiche mondiali, spostando la produzione di petrolio nel Golfo d'America. In questo modo verranno resi obsoleti i ricatti che potrebbero emergere se QUALCUNO prendesse come ostaggio suddette strozzature. L'unica che conterebbe, sarebbe il Canale di Panama (e i porti americani). Da “price taker” a “price setter” del prezzo del petrolio, ed è nelle città portuali americane che i Democratici sferreranno il loro attacco durante le midterm.

Gli americani iniziano a preoccuparsi delle midterm ad agosto. Quindi tutte quelle chiacchiere che sentite adesso sulla stampa italiana secondo cui Trump sarebbe a rischio a novembre, sono fasulle. Inoltre le recenti elezioni in Ohio ci dicono due cose principalmente. La prima è che gli americani hanno fiducia nelle parole di Trump secondo cui i prezzi della benzina scenderanno, ecco perché non ci sono disordini sociali (soprattutto negli stati rossi). La seconda è che i repubblicani stanno tirando su molti più soldi dei democratici per le elezioni, questi ultimi rimangono all'asciutto soprattutto perché Bessent sta tagliando loro tutti quei finanziamenti ombra tramite ONG e altre organizzazioni no-profit.

Lo stesso copione dell'Ohio l'abbiamo visto ripetersi in Kentucky, a dimostrazione che tutte le preoccupazioni per le midterm sono sentite all'estero e rappresentano un grimaldello per deturpare l'immagine che ha il popolo americano nei confronti di Trump. A ciò bisogna aggiungere che Massie, come altri nel movimento MAGA, ad esempio Marjorie Taylor Greene, sono elementi di divisione inseriti apposta dagli avversari per sabotare dall'interno. Potremmo chiamarla “Operazione Mitt Romney”: essere sempre allineati e votare sempre per le sciocchezze, per le cause ininfluenti e per quelle proposte di leggi “innocue” agli occhi degli avversari degli USA... ma quando si presenta davvero il momento di essere in linea con un cambiamento reale e dannoso per gli agenti esteri, ecco che scatta la trappola e gli asset infiltrati adducono giustificazioni e scuse per essere contrari. Nel suo discorso di concessione alle primarie Massie ha espresso ripudio per la guerra... quale? In Iran sono stati 10 giorni di bombardamento e un blocco tutt'ora in vigore, come a Cuba sostanzialmente, il tutto per riorientare le catene di approvvigionamento e le rotte logistico/commerciali dell'energia. Massie ha poi reiterato lo slogan “End the FED”... come? Non si accorge che già adesso è in corso un processo di trasformazione della stessa? Un ritorno a ciò che era prima del 1935? Davvero non ha idea di cosa Tether stia diventando per il mercato estero e interno del dollaro?

Oppure, la spiegazione più coerente: è sempre stato un asset divisivo che s'è guadagnato la fiducia dell'elettorato repubblicano a suon di “difesa dei principi”, salvo poi effettuare le vere mosse per cui era stato “reclutato”. Non fraintendetemi, alcune leggi da lui sostenute/presentate non erano affatto male (es. filiera della carne), ciononostante proprio questo conferma la tesi asset attivato in caso di necessità prima che si deprezzi definitivamente.

E in questo frangente storico, il deprezzamento degli asset infiltrati corre molto veloce. Soprattutto per un motivo: a chi fa più male un prezzo del petrolio a circa $110? Non agli Stati Uniti, non sono loro ad avere una curva dei rendimenti in sofferenza. Soprattutto non sono loro a rischiare di rimanere a corto di dollari. Senza contare che sono nel bel mezzo di una fase di transizione che li sta portando ad abbandonare il sistema estrattivo-keynesiano a favore di uno produttivo (Hamilton-Clay). Se ci uniamo che col SOFR adesso la FED controlla il front-end della curva dei rendimenti americana, l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie Mae/ Freddie Mac le permetterà di controllare anche il back-end. I guai sono tutti per gli europei, e per estensione canadesi, perché sin dal 2022 hanno portato avanti una “yield curve control” per impostare un tetto ai rendimenti delle loro obbligazioni. Il Canada infatti è un proxy che a mesi alterni vende/compra titoli del Tesoro americani per impedire che il rapporto di leva nel mercato dell'eurodollaro crolli bruscamente. Il problema: è una lenta erosione, man mano che le precedenti “linee rosse” vengono tutte attraversate al rialzo (es. 2,5%, 2,7%, 3%, ecc.). Infatti dov'è il trentennale statunitense? Laddove si trovava al momento del ciclo di rialzi dei tassi di Powell, mentre invece la Lagarde ha perso quasi 100 punti base nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco. Questa è la ragione principale per cui gli USA possono permettersi di “tergiversare” sulla questione Iran.

Quello che molti commentatori faticano a capire è il concetto di tempo integrato nei processi industriali e commerciali. Se prendete ad esempio lo sconquasso causato dai lockdown nella filiera della carne, ciò è stato dovuto alla rottura della catena del rimpiazzo dei capi che necessitano tempo per essere allevati. L'offerta rimane indietro, mentre la domanda riprende e si intensifica: aumento dei prezzi. Ciò vale anche per gli altri settori industriali, poiché l'impegno di capitale per progetti che vedranno i loro frutti nel futuro sembrano nell'immediato carenti. Infatti la re-industrializzazione degli USA è un processo che richiederà come minimo una generazione per vederne i frutti maturi, mentre invece i commentatori parlano nel presente di “fallimenti”, “crisi”, “debiti impagabili” e “disastri economici”.

Nel momento in cui mettiamo insieme due elementi dell'esecutivo americano, come il Project Vault e il Defense Production Act, capiamo che gli sforzi imprenditoriali che vengono incentivati a livello federale vedranno, come minimo, i primi risultati da qui ai prossimi 5 anni. Il vantaggio in questo contesto è il prezzo “di favore” delle materie prime a cui possono accedere le aziende americane. Infatti già il cambiamento di atteggiamento è significativo: non più progetti industriali/imprenditoriali fatti per soddisfare gli appetiti degli azionisti (tipico modello inglese, dove la “mano invisibile” è la loro che tramite la finanziarizzazione dell'economia trattengono parte dei guadagni). Logistica, trasformazione, energia, sono caratteristiche che spingeranno i cambiamenti industriali nel tempo, non nel presente.

Stiamo assistendo allo stesso meccanismo che negli anni '30 Roosevelt usò, tramite i mutui trentennali a tasso fisso, per rilanciare la classe media e l'economia americana. Queste supply chain non possono essere ricostruite senza supporto alla base, senza lo smantellamento della finanziarizzazione che le ha reso eteree e ha allungato oltremodo la produzione di un bene. L'accorciamento del processo produttivo unito alle catene di approvvigionamento non è protezionismo, o autarchia, ma il modo per riorganizzare un'economia che era stata trasformata in un guscio vuoto.

Come ripetuto spesso, uno degli obiettivi di Trump è sbarazzarsi della volatilità del petrolio come arma in mano ai suoi nemici. Infatti il prezzo del petrolio dovrebbe essere l'argomento più noioso di questa Terra. C'è qualcuno che, ad esempio si preoccupa del prezzo del carbone? Solo i produttori e i consumatori. Il carbone è noioso. Perché? Perché nessuno può più inserire un pedaggio, o un punto di strozzatura, nel flusso di carbone. Quest'ultimo non è stato finanziarizzato affinché il mondo girasse attorno a esso come mezzo per influenzare il commercio globale. Non esiste alcun mercato dei futures strutturato sul carbone che abbia davvero importanza! Esiste invece con il Brent e se si ha il controllo su di esso, allora si ha il potere per muovere i mercati, per sbarazzarsi di presidenti, per far cadere governi, per finanziare intermediari e terroristi, ecc. In sintesi, è la base dell'instabilità mondiale... per come vengono gestiti gli affari OGGI. Rimuovete le strozzature geografiche e il petrolio tornerà a essere noioso. Questo è il termine della vittoria REALE perseguito da Trump. Raggiungerlo significa mandare in fumo tutto quel capitale che la City di Londra ha dispiegato in Iran per arrivare a questo momento storico... e questo è un altro termine della vittoria perseguito da Trump.

La manifestazione della superiorità americana si evince anche attraverso un mondo in cui il dollaro è dominante ma secondo i canoni di chi lo emette, non più di chi lo controlla indirettamente tramite il prezzo impostato altrove. Per quanto tutto questo possa sembrare un “far west” monetario, non è altro che ciò che esisteva negli USA prima della FED: banche commerciali con le loro banconote, coperte dall'oro, che facevano riferimento a stanze di compensazione regionali. Un sistema decentrato/distribuito senza un regolatore centrale unico. Per quanto possa sembrare instabile a leggerlo così, le crisi economiche erano ridotte ai minimi termini.

(Nota: il panico del 1907 venne invece gonfiato mediaticamente per dare l'impressione che si necessitasse di una versione americana della Banca d'Inghilterra, e col senno di poi, data anche la presenza di Wilson, sappiamo di chi fosse lo zampino.)

GENIUS Act, STABLE Act e CLARITY Act sono le tre componenti che permetterebbero di tornare a un sistema analogo a quello pre-Federal Reserve (senza contare che anch'essa verrà riformata affinché il suo statuto torni a quello pre-1935). Il percorso inverso dalla moneta puramente fiat a un sistema che potremmo chiamare Bretton Woods 2.0 passa per ovvi motivi da un periodo in cui il presunto “caos” del libero mercato si assesta verso un sistema più affine alla società che lo determina. Internamente, negli USA, ci saranno diversi “dollari digitali” emessi da varie realtà, mentre esternamente ci sarà Tether. Una novità? Niente più niente meno di quanto descritto da Hayek in, A Choice in Currency. Non sarà un mondo perfetto, nemmeno buono... senza dubbio sarà un mondo migliore rispetto a quello attuale. E se ci sono da fare compromessi in quella fase di transizione che porta a un mondo in cui le idee libertarie/Austriache diventeranno dominanti, allora questo è il momento per gettare tali basi. Un momento storico come questo, dove i libertari possono avere una reale occasione per affermare tra il pubblico più ampio le loro idee di miglioramento filosofico/sociale, è fondamentale da sfruttare se si vuole avere DAVVERO una possibilità di vincere. Il percorso è tortuoso, certo; impervio, senza dubbio; ma è la possibilità concreta di avere una strada chiara e definita che parte dal punto A (statalismo “sfrenato”) al punto B (libertarismo “sfrenato”) in cui il processo intermedio è finalmente percorribile.

Le stablecoin hanno il potenziale per essere tanto trasformative per il sistema monetario mondiale quanto lo fu l'abbandono di Bretton Woods. Una stablecoin come Tether, collateralizzata sostanzialmente da oro e Bitcoin, ha la possibilità di raggiungere tutti i Paesi del mondo... che le loro autorità monetarie lo vogliano o meno. Meglio se lo accetteranno volontariamente, perché è nel loro migliore interesse dato che il dollaro rimane la valuta di raccordo commerciale per eccellenza. Certo, forse dovrebbero scegliere l'oro in quanto tale o Bitcoin in quanto tale, ma stanno preferendo trattare tali asset come riserve piuttosto che come circolante. Immaginate un possessore estero di Tether, in particolare in Unione Europea: egli è più “pericoloso” rispetto allo stesso possessore di oro o Bitcoin, perché in questo caso trasferisce potere di leva a Washington a scapito di Bruxelles.

Non solo, ma l'ascesa delle stablecoin, oltre a rappresentare nuova domanda per i titoli del Tesoro americani, permetterà al governo federale di emettere più titoli sul front-end della curva dei rendimenti (rendendo tali titoli più attraenti). Questo è importante perché se il back-end sale, Washington non deve necessariamente pagare tassi alti per ripagare il suo debito. E anche se il back-end dovesse salire, ciò metterebbe pressione sugli altri decennali nel resto del mondo e loro si ritroverebbero in guai molto più seri. I tassi alti fanno male agli USA? Certo, ma stritolano letteralmente il resto del mondo. Vi basti vedere cosa è successo nel 2022: nonostante una flessione economica gli USA ne sono usciti bene, mentre la Cina è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, l'Inghilterra è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, la BCE è dovuta intervenire per salvare il mercato obbligazionario della periferia europea.

Il cambiamento della FED sarà quello da una istituzione monopolistica che emette unità monetarie a una Exim Bank per l'eurodollaro, fino a tornare al suo mandato originale: prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostazione del valore nominale del dollaro all'estero. Questo significa che tra i suoi “compiti” non figurerà più il QE, l'espansione del proprio bilancio, il savataggio di banche così come lo abbiamo visto finora, ecc. In particolar modo, la riduzione ulteriore dell'attuale bilancio sarà importante: maturazione dei titoli garantiti da ipoteca (ormai nel loro ultimo terzo di vita dato che sono vecchi di 18 anni) e maturazione dei titoli di stato americani. Inoltre Warsh è la cosa migliore che potesse capitare ad asset che sono garanzie ed equity, come oro e Bitcoin, dato che una linea di politica attuale e conclamata degli USA è quello di “gestire” gli asset che migliorano gli attivi di bilancio. Infatti questo è l'unico modo efficace per disinnescare le criticità del lato dei passivi. Quindi l'obiettivo di Trump, Bessent e Warsh è quello di “svegliare” tutti questi asset dormienti tramite un fondo sovrano che li valorizzi ai prezzi di mercato, ma questa è un'analisi che sfugge se ci si concentra solo sui debiti e non sugli attivi, ad esempio, o solo sull'offerta di denaro e non sulla domanda.

In sintesi, senza il controllo monetario e senza il controllo sui flussi monetari, in particolare per quanto riguarda il dollaro, il processo di re-industrializzazione americano sarebbe destinato a fallire miseramente. Ecco perché Trump, nel recente viaggio in Cina, è riuscito a staccare un accordo con Xi riguardo la commessa su 200 jet della Boeing (iniziali). Infatti pensate alla filiera industriale necessaria per costruire una macchina complessa come un aereo: dai sedili delle varie classi fino ai singoli chiodi da 1 pollice. E questo è anche il motivo per cui l'automotive è un settore cruciale ed è stato anch'esso riportato in patria: nell'alveo della difesa è imperante la costruzione di veicoli sul proprio territorio, il motivo per cui gli USA hanno avuto un vantaggio nella Seconda guerra mondiale.

Infatti i Bush, gli Obama e in generale i sodali dei globalisti hanno fatto di tutto per distruggere il sistema logistico e dei trasporti americani, in particolare la Marina. 

Il sistema bancario e finanziario inglese nella sfera d'influenza cinese (es. Singapore, Hong Kong, Africa orientale) sono da tempo coinvolti non solo nel riciclaggio dei proventi della droga, ma anche, e soprattutto, nel contrabbando di commodity. Qual è quindi l'interesse della Cina nel Canada in virtù del progetto A(merica)-R(ussia)-C(ina) che si sta sviluppando (e la recente visita di Trump in Cina sta rafforzando)? Condividere informazioni d'intelligence finanziaria. Il fatto che tutti i “pezzi grossi” si siano presentati insieme a Trump nel suo viaggio in Cina dimostra che essi “si parlano”.

Diversamente, quindi, da tutte le chiacchiere che sentite da una certa narrativa sulla stampa e sui canali d'informazione alternativi (gli stessi che gridavano al nemico quando parlavano di Russia e poi Cina), secondo cui la Cina vuole papparsi Taiwan, quello che farà Pechino invece sarà ridimensionare l'influenza inglese nella sua sfera d'influenza. Questo significa che nel mirino ha Hong Kong e Singapore, altro che Taiwan. L'interesse cinese nel Canada, quindi, non vuole un takeover silenzioso del Paese, bensì lo smantellamento sistematico di tutte le strutture finanziarie nel Pacifico e in Asia che fanno riferimento al Canada (e per estensione alla City di Londra). Questo perché il “centro commerciale ed economico” del mondo diventerà il Pacifico e non può diventarlo se prima non viene bonificato a dovere.

Dispiace rovinare i sogni dei commentatori sui social che ci raccontano della trappola di Tucidide che affrontano gli USA nei confronti della Cina. Non è così. Agli USA sta bene che la Cina sia dominante in Asia... fintanto che tale dominio non esca dai confini locali. Se la Cina rappresentasse davvero una minaccia reale nei confronti del primato americano, non si sarebbero fatti buttare fuori dal Venezuela, dall'Argentina, dal Canale di Panama, ecc. I cinesi temono e rispettano ciò che sono diventati gli USA dopo il 2022: un player che difende il dollaro e per estensione il suo primato nel mondo. Un futuro conflitto cinetico tra americani e cinesi è solo propaganda da chi ha più da perdere in questo nuovo contesto geopolitico: Londra e Bruxelles.


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