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martedì 11 dicembre 2012

Come i Ricchi Comandano

La manipolazioni corrono veloci nei mercati quando esistono enti centrali che possono, in un modo o nell'altro, influenzare gli esiti di determinate operazioni al fine di farle risultare vantaggiose per l'establishment. Una delle manipolazioni che spesso viene spacciata per "dato reale" è il tasso di disoccupazione. Nell'ultimo report ufficiale del BLS apprendiamo che gli USA hanno guadagnato 146,000 posti di lavoro e di conseguenza il tasso di disoccupazione è sceso al 7.7%. Quello che ogni volta viene trascurato è il tasso dei lavoratori scoraggiati, e coloro che non cercano lavoro per più di un anno "magicamente" scompaiono. Non solo, non vengono conteggiati nemmeno coloro che pianificano di tornare a scuola e che riescono a vivere grazie alle indennità di disoccupazione. Inoltre, le persone dipendenti dal welfare sono in aumento e vi resteranno fintanto che sarà loro possibile. Questa è la verità dietro i numeri che vengono spacciati come salvifici. Questi sono i trucchi impiegati dall'establishment per perpetuare il suo bluff nel tempo. Non fatevi ingannare, l'economia è in una ripresa illusoria grazie agli artifici della FED. Ma questa politica sta già generando i suoi "effetti collaterali." Anche nel settore immobiliare in fase di reflazione grazie allo zio Ben. Finirà male.
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di Sheldon Richman


ERNEST HEMINGWAY: Credo di iniziare a capire i ricchi.

MARY COLUM: L'unica differenza tra i ricchi e gli altri è che i ricchi hanno più soldi.

Il critico letterario Irlandese Mary Colum si sbagliava. Il valore patrimoniale netto non è l'unico modo per cui i ricchi differiscono dal resto di noi — almeno non in un'economia corporativista. Più importanti sono l'influenza e l'accesso al potere, la capacità di subordinare le persone normali alle organizzazioni politiche e aziendali.

A dire il vero, il denaro può comprare tale accesso, ma solo in alcuni ambienti istituzionali. In una società in cui lo stato e l'economia sarebbero separati (assumendo che questo sia anche concettualmente possibile), o meglio ancora in una società senza stato, la ricchezza non rappresenterebbe il tipo di minaccia che rappresenta nel nostro sistema corporativista (rispetto ad un libero mercato decentrato).

Adam Smith, nel famoso La Ricchezza delle Nazioni, scrisse che: "[le persone] che svolgono il medesimo mestiere si incontrano di rado, anche per divertimento e svago, ma la conversazione finisce in una cospirazione contro la popolazione, o in qualche espediente per aumentare i prezzi." Molto meno conosciuto è questo pezzo: "E' impossibile prevenire tali riunioni, attraverso una legge che sia possibile applicare o che sia coerente con la libertà o la giustizia. Ma se la legge non può ostacolare l'incontro di persone che svolgono lo stesso mestiere, non dovrebbe fare nulla per facilitare tali riunioni; tanto meno renderle necessarie."

Il fatto è che il governo dello stato corporativista facilita i "complotti" contro la popolazione che altrimenti non potrebbero aver luogo. In più, a causa di questa agevolazione, è ragionevole pensare che la disparità di reddito che si pone naturalmente in virtù delle differenze tra gli esseri umani è drammaticamente esagerata. Siamo in grado di identificare le diverse fonti di questa accumulazione di ricchezza innaturale.

Una fonte primaria è il sistema finanziario Americano, che sin dal 1914 è ruotato intorno al cartello bancario centrale sponsorizzato dal governo, la Federal Reserve. Per capire questo, dobbiamo affermare anzitutto che, in un'economia di mercato avanzata con una divisione del lavoro ben sviluppata, il mercato dei capitali diventa il "punto centrale nel processo decisionale imprenditoriale," come dissero Walter E. Grinder e John Hagel III, entro il punto di vista della scuola Austriaca, nel loro lavoro del 1977, “Toward a Theory of State Capitalism: Ultimate Decision-Making and Class Structure.

Grinder e Hagel, sottolineando il ruolo cruciale dell'imprenditorialità nello scoprire e diffondere la conoscenza e il coordinamento dei diversi modelli di produzione e consumo, scrivono: "L'evoluzione delle economie di mercato [...] suggerisce che l'attività d'impresa può diventare sempre più concentrata all'interno del mercato dei capitali, poiché la specializzazione funzionale dell'economia diventa sempre più pronunciata."

Ciò suona minaccioso, ma fino a quando il mercato è privo di interferenze del governo, questa "concentrazione" non rappresenta una minaccia. "Nulla in questa analisi deve essere interpretato come un'insidia di monopolizzazione del processo decisionale nell'ambito del sistema di mercato non statale," scrivono.

I fattori di mercato [vale a dire, la concorrenza libera e aperta] escludono la possibilità che il processo decisionale imprenditoriale possa essere monopolizzato dalle istituzioni finanziarie. [...] Il processo decisionale in seno al mercato dei capitali opera entro i limiti severi imposti dal processo di mercato competitivo e questi vincoli assicurano che il processo decisionale contribuisca alla ripartizione ottimale delle risorse economiche all'interno del sistema.

Tutto cambia, tuttavia, quando interviene lo stato. Il ruolo centrale del sistema bancario in una economia avanzata non solo viene ingrandito, ma trasformato attraverso il suo "isolamento [...] dalle pressioni concorrenziali inerenti ad un libero mercato." Solo lo stato può erigere barriere all'entrata e fornire altri vantaggi agli interessi privilegiati che sono irraggiungibili sul mercato.

Qui è importante la teoria originale della classe formulata nel XIX secolo dagli economisti classici e liberali Francesi. Furono questi radicali del laissez-faire che sottolinearono che emergono due classi più o meno rigide non appena lo stato inizia la distribuzione dei frutti del lavoro attraverso l'imposizione fiscale: i contribuenti e i consumatori di tasse. Nasce quindi la ricerca della rendita.

Non occorre molta immaginazione per vedere che gli individui più ricchi — molti dei quali, nella storia Anglo-Americana, arrivarono nella loro posizione attraverso la recinzione dei beni comuni, concessioni terriere, e sussidi mercantilisti — avranno un vantaggio sugli altri sfruttando il controllo dell'apparato statale. (Il teorico economico Kevin A. Carson definisce il beneficio continuo di questo vantaggio iniziale come "sovvenzione della storia.") E in effetti ce l'hanno.

"Sembra ragionevole supporre che gli individui [nella classe dei consumatori di tasse] che condividono interessi oggettivi tenderanno a far emergere una "coscienza di classe" comune," scrivono Grinder e Hagel. (Karl Marx riconobbe il suo debito nei confronti degli economisti Francesi per la sua, fondamentalmente diversa, analisi della classe.)

Non sorprende che in un'economia di mercato basata sul denaro, il settore finanziario (con il suo ruolo centrale) sarà di particolare interesse per i governanti e per i loro associati nel settore "privato." "Storicamente, l'intervento dello stato nel sistema bancario fu una delle prime forme di intervento nel sistema di mercato," scrivono Grinder e Hagel. Sottolineano come questo intervento giochi un ruolo fondamentale nel cambiare la tacita ideologia di una popolazione:

Negli Stati Uniti, questo intervento coinvolgeva inizialmente misure sporadiche, sia a livello federale e statale, le quali generavano una distorsione inflazionistica della massa monetaria ed interruzioni cicliche dell'attività economica. Le perturbazioni che accompagnavano il ciclo economico erano un fattore importante nella trasformazione dell'ideologia dominante negli Stati Uniti, da un'adesione generale alla dottrina del laissez-faire ad un'ideologia del capitalismo politico che considerava lo stato come uno strumento necessario per la razionalizzazione e la stabilizzazione di un ordine economico intrinsecamente instabile.

In breve, l'intervento finanziario per conto dei gruppi benestanti e ben collegati genera recessioni, depressioni e disoccupazione di lunga durata, che a loro volta generano lavoro vulnerabile e classi medie che, ignoranti di economia, sono disposte ad accettare uno stato più potente, che genera più interventi per conto dei ricchi, e così via in un circolo vizioso.

Il denaro fiat, le banche centrali, e la spesa a deficit promuovono e rafforzano la plutocrazia in una varietà di modi. Il debito pubblico offre opportunità per la speculazione da parte degli insider e dà luogo ad un settore fondato sulla tratta redditizia dei titoli del Tesoro. Questo settore avrà interessi di profitto affinché lo stato diventi più grande e la spesa a deficit cronica.

Il debito pubblico rende l'inflazione dell'offerta di denaro una politica interessante per lo stato e la sua banca centrale — per non parlare delle parti principali nel sistema finanziario. Negli Stati Uniti, il Tesoro prende in prestito denaro con la vendita di buoni fruttiferi. Quando la Federal Reserve vuole espandere l'offerta di moneta, per esempio, anima l'economia, acquista le obbligazioni dalle banche e da agenti di cambio con denaro creato dal nulla. Ora la FED diventa l'obbligazionista, ma per legge deve ridare la maggior parte degli interessi al Tesoro, concedendo così al governo un prestito praticamente senza interessi. Con i suoi costi sugli interessi ridotti in questo modo, il governo è in grado di prendere in prestito e spendere ancora più soldi — per il militarismo e per la guerra, ad esempio — e il processo può ricominciare. (In questi giorni la FED ricopre anche un nuovo ruolo come allocatore centrale del credito ad imprese e industrie specifiche.)

Nel frattempo, il sistema bancario riceve i soldi appena creati, e qui risiede un altro vantaggio a scapito di tutti noi. L'inflazione monetaria sotto le giuste condizioni produce inflazione nei prezzi, poiché le banche piramidano i prestiti in cima delle riserve fiat. (Questo può essere compensato, e oggi lo è in gran parte, se la FED paga le banche affinché conservino la nuova moneta nei loro conti fruttiferi presso la FED piuttosto che concedere prestiti.)

Ma la scuola Austriaca da tempo va sottolineando due aspetti trascurati dell'inflazione. In primo luogo, la nuova moneta entra nell'economia in punti specifici, piuttosto che essere distribuita in modo uniforme attraverso "l'effetto elicottero." In secondo luogo, il denaro non è neutro.

Dal momento che il denaro creato dalla FED raggiunge gli interessi privilegiati prima di filtrare in tutta l'economia, i percettori primi — banche, commercianti di valori mobiliari, imprenditori legati allo stato — hanno il vantaggio di un potere d'acquisto maggiore prima di un aumento dei prezzi. La maggior parte dei lavoratori salariati e le persone a reddito fisso, d'altra parte, vedono prezzi più elevati prima che possano ricevere maggiori redditi nominali o benefici della Previdenza Sociale. I pensionati senza adeguamenti al costo della vita sono pesantemente svantaggiati.

La non neutralità della moneta significa che l'inflazione nei prezzi non fa salire in modo uniforme il "livello generale dei prezzi," lasciando invariata l'economia reale. Piuttosto, l'inflazione cambia i prezzi relativi in risposta alla spesa da parte dei percettori primi della moneta, deviando la produzione verso tali beneficiari privilegiati. Considerando quanto siano essenziali i prezzi nel coordinamento della produzione e del consumo in un libero mercato, l'inflazione rende il sistema economico meno efficiente nei confronti della massa dei consumatori. Così l'inflazione, scrisse l'economista Murray Rothbard, "cambia la distribuzione del reddito e della ricchezza."

L'inflazione nei prezzi è nota per favorire i debitori perché i prestiti sono rimborsati in denaro con meno potere d'acquisto. Questo in un primo momento va a beneficio delle persone a basso reddito e di altri debitori, almeno fino a quando i tassi di interesse sulla carta di credito aumentano. Ma anche le grandi imprese sono grandi mutuatari — specialmente in questi giorni di attività ad elevata leva finanziaria — e quindi anche loro traggono beneficio dall'inflazione. Anche se le banche e i creditori sono i perdenti, le grandi banche ce la fanno vendendo titoli di stato ad un premio e piramidando i prestiti sopra i depositi degli agenti di cambio.

Quando le persone realizzano che il loro potere d'acquisto è in calo a causa della tassa nascosta rappresentata dall'inflazione, vorranno intraprendere strategie per preservare la loro ricchezza. Chi è in una posizione migliore per assumere consulenti affinché lo direzioni verso strategie esoteriche, i ricchi o le persone modeste?

Il risultato è la "finanziarizzazione," in cui i mercati finanziari e le banche svolgono un ruolo sempre più grande nella vita delle persone. Ad esempio, la politica inflazionistica della FED che prevede bassi tassi rende inutili i risparmi tradizionali per preservare ed accrescere la propria ricchezza. Dove una volta una persona con mezzi modesti poteva mettere il proprio denaro in un conto di una banca locale a circa il 5% di interesse composto, oggi quel conto guadagna circa l'1%, mentre l'indice dei prezzi al consumo sale di circa il 2%. I risparmiatori sono così costretti a ripiegare in certificati di deposito meno liquidi o fondi del mercato monetario meno familiari (sorti perché negli anni '70 lo stato ridusse gli interessi sui libretti di risparmio). La politica della FED alimenta in tal modo l'attività nel settore finanziario.

L'inflazione è anche colpevole per il ciclo economico, che non è una caratteristica naturale dell'economia di mercato. La politica della FED volta a ridurre i tassi di interesse, una politica particolarmente favorita da imprese ad alta intensità di capitale lontane dall'ambiente dei beni di consumo, distorce la struttura temporale della produzione. In un libero mercato, bassi tassi di interesse segnalano un aumento dei risparmi, cioè una propensione per il consumo futuro rispetto a quello presente, ed alti tassi segnalano il contrario. Ecco la funzione coordinativa del sistema dei prezzi: il consumo differito abbassa i tassi di interesse, rendendo la produzione più economica— ad esempio la ricerca e lo sviluppo, e le industrie estrattive — nelle prime fasi. Risorse e lavoro possono opportunamente spostarsi da beni di consumo a beni di capitale.

Ma cosa succede se i tassi di interesse non calano perché le preferenze dei consumatori sono cambiate, ma perché la FED ha creato credito? Gli investitori saranno indotti a pensare che sono disponibili nuove risorse per la produzione, così devieranno risorse e manodopera verso di essi. Ma i consumatori sono ancora orientati al consumo presente. Dal momento che le risorse non possono essere impiegate in entrambi gli scopi, la situazione non può durare. Al boom segue il bust. Pensate a tutti quei lavoratori disoccupati nel settore edile e alle "risorse inattive" che sono state impiegate nel settore immobiliare.

Mentre alcune persone ricche possono essere danneggiate dalla recessione, sono molto meglio posizionate per proteggersi e riprendersi rispetto ai lavoratori che vengono licenziati dai loro posti di lavoro. Inoltre, anche dopo la ripresa, la consapevolezza della minaccia di recessione può rendere la forza lavoro più docile. Il ciclo economico indebolisce quindi il potere contrattuale dei lavoratori, consentendo ai capi di trattenere più frutti da una maggiore produttività.

Morale della favola: l'inflazione e il ciclo economico incanalano la ricchezza dai poveri ai ricchi.

Il sistema finanziario non è l'unico modo con cui i ricchi si avvantaggiano a spese di tutti gli altri. L'élite corporativa ha un migliore accesso alle agenzie di regolazione e a coloro che scrivono le leggi rispetto al resto di noi. (L'economista dell'Università di Chicago George Stigler l'ha definito la "presa normativa.") La ricchezza, inoltre, fornisce all'élite un percorso più chiaro verso i politici e i candidati alle cariche pubbliche, i quali saranno suscettibili a politiche che renderanno felici i contribuenti ricchi, come sussidi, salvataggi e altre misure che socializzano i costi e privatizzano i profitti extra-mercato. La "riforma" sui finanziamenti in campagna elettorale non cambia questi aspetti, e anche le campagne elettorali finanziate dalle tasse fanno solamente passare in secondo piano il quid-pro-quo.

Infine, una fonte importante di distribuzione della ricchezza verso l'alto è la proprietà intellettuale. Trattando idee ed informazioni come se fossero oggetti di proprietà, le leggi sulla proprietà intellettuale privano la popolazione dei benefici che un mercato competitivo socializzerebbe naturalmente.

La comprensione tradizionale di ricchi e poveri, di capitalismo e socialismo, è profondamente fuorviante. Un'economia corporativa e mista istituzionalizza il privilegio finanziario in modi che sono trascurati nella quotidianità del dibattito politico — in parte a causa delle deformazioni ideologiche create dal sistema stesso. Come il macroeconomista e Austriaco Steven Horwitz ha sottolineato in una conferenza di quest'anno, non c'è bisogno di essere un Marxista per vedere che lo stato è davvero la commissione esecutiva della classe dirigente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 10 ottobre 2012

Libertarismo Non Vuol Dire Egoismo

Spesso la chiarezza delle cose viene snobbata per fare spazio al semplice "sentito dire." O peggio ancora alla consuetudine. Non manca volta , quindi, che si senta un'obiezione simile: "Perché il capitalismo è avido ed egoista?" Risposta: perché la maggior parte delle persone non capisce che i valori sono soggettivi. Se si considerasse il mondo secondo dei valori oggettivi (proprietà, lavoro, o altre entità ragionando quindi secondo una Teoria del Valore del Lavoro) sarebbe facile concludere che la maggior parte degli scambi dovrà produrre: 1) uno scemo che si ritroverà con un oggetto di valore inferiore2) un capitalista avaro/egoista che si ritroverà con un oggetto di valore superiore.
In un mondo simile, anche gli scambi volontari sarebbero basati sullo sfruttamento (il capitalista sfrutterebbe una seconda parte, clienti o lavoratori, per raggiungere un profitto). Considerata la situazione in questo modo, secondo un gioco a somma zero, gli scambi volontari non creerebbero ricchezza ma la trasferirebbero semplicemente dai perdenti ai capitalisti ingordi/egoisti il cui profitto sarebbe la prova regina del loro sfruttamento. Ed è qui che lo stato si insinua affermando che attraverso la regolamentazione persegue gli interessi della parte perdente e che non c'è niente di male nella manomissione di altri parametri dell'economia per "proteggere" le parti deboli. Non è così. Lo scambio è volontario perché ognuna delle parti considera di suo interesse l'elemento in possesso dell'altro individuo, ed incontrandosi tentano di raggiungere un accordo. Alla fine dello scambio entrambe le parti restano soddisfatte poiché vedono realizzati i loro desideri, traendone un beneficio reciproco. La soggettività del valore permette di scardinare, quindi, quelle menzogne (egoismo, avarizia, sfruttamento) che sono state ingiustamente affibiate ad uno dei sistemi economici più efficienti della storia dell'uomo: il capitalismo.
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di Sheldon Richman


Il libertarismo ed uno dei suoi pilastri, l'economia del libero mercato, vengono accusati ingiustamente per la loro presunta preoccupazione della ricerca della ricchezza. E' ingiusto perché, mentre la ricchezza e la crescita economica sono importanti, la filosofia lo è molto di più: lo sviluppo umano attraverso la libertà ed il suo prodotto naturale, la cooperazione sociale.

Una fonte di confusione è l'interesse indubbio del libertarismo nell'economia. Purtroppo, l'economia è comunemente intesa come la disciplina alla cieca ricerca di beni materiali. L'economia mainstream incoraggia questa convinzione. Peccato.

Questo equivoco può essere rintracciato negli economisti classici, che altrimenti diedero importanti contributi alla disciplina. In The Economic Point of View, Israel Kirzner osserva che "questo approccio 'materiale' nei confronti dell'economia. . . per un periodo prolungato di tempo sembra aver avuto una sorta di fascino per un certo numero di economisti, vale a dire, il punto di vista secondo cui l'economia è essenzialmente interessata alle merci necessarie a garantire la sussistenza fisica del genere umano."

L'oggetto di studio era l'homo oeconomicus (l'uomo economico; il termine venne dapprima usato dalla critica). Kirzner continua: "Questo punto di vista sembra essere la forma più estrema della concezione materialistica degli affari economici. La caratteristica distintiva di tutte le concezioni dell'economia come scienza della ricchezza o dei beni materiali, rispetto alle concezioni alternative della disciplina, consiste nell'identificazione della stessa con una sorta di scopo speciale dell'azione umana. Non tutta l'azione è soggetta alla legge economica, ma solo l'azione diretta verso una classe più o meno ben definita di oggetti, cioè, ricchezza o beni materiali."

Così siamo arrivati a questo punto. L'economia viene considerata da molti come la sola ricerca egoistica ed individuale della ricchezza massima, o di beni materiali. Altre attività sono considerate al di là dell'economia. I libertari vedono l'economia come essenziale per la comprensione del mondo. Pertanto il libertarismo deve in gran parte essere la ricerca egoistica della ricchezza individuale, o dei beni materiali.



Concezioni Alternative

Ma notate che Kirzner disse che ci sono "concezioni alternative della disciplina." La più importante di queste è la scuola Austriaca. Un'altra è un approccio simile preso dall'economista Britannico Philip Wicksteed, conosciuto come "l'Austriaco Britannico." Come differisce il loro approccio dalla scuola classica? In tale contesto, differiscono poiché assegnano all'economia un campo d'applicazione molto più ampio. Per loro l'economia è il perseguimento dei fini di per sé. Tutta l'azione propositiva — insieme al processo spontaneo ordinato che genera — è oggetto dell'analisi economica.

Wicksteed (1844-1927) fu l'autore di The Common Sense of Political Economy (1910). Secondo Kirzner,

Questo Britannico contemporaneo di [Austriaci come] Menger, Böhm-Bawerk e Wieser sembra non aver avuto alcun contatto diretto o corrispondenza con nessuno di loro. La sua biografia, che fornisce descrizioni dettagliate dei viaggi di Wicksteed all'estero, non fa alcuna menzione del fatto che abbia mai visitato Vienna. Il suo lavoro sembra non aver avuto alcun impatto diretto sul lavoro dei suoi contemporanei Austriaci; egli, a sua volta, mentre ha certamente menzionato il loro lavoro, sembra non aver tratto alcuna delle sue idee principali da loro.

Eppure vi è sovrapposizione notevole nei loro approcci all'economia, soprattutto nella materia dello scopo. Proprio nella sua introduzione Wicksteed dichiarò:

Dovremmo osservare che le relazioni economiche costituiscono un macchinario con cui gli uomini incanalano le loro energie al perseguimento immediato dei propri obiettivi al fine di garantire la loro realizzazione finale, indipendentemente da ciò che tali finalità possano essere, e quindi a prescindere dalla natura egoistica o altruistica dei motivi che li determinano e degli sforzi che li stimolano per essere realizzati.

Nel suo primo capitolo, discutendo dell'ubiquità degli esseri umani che scelgono tra le alternative, Wicksteed osservò:

Senza rendercene conto, siamo passati dalla concezione limitata del prezzo come quantità di denaro alla concezione generalizzata del prezzo che rappresenta le condizioni alle quali tutto ciò che vogliamo può essere acquistato o tutto ciò che evitiamo può essere evitato. La fraseologia corrente riconosce questa più ampia applicazione del linguaggio del mercato e delle spese pecuniarie. "Spendere," "permetterselo," "rifiutare," "valere," "prezzo," sono termini universalmente applicabili a tutti i tipi di risorse materiali e immateriali ed agli oggetti del desiderio o a cui si è avversi, che si tratti di latte, denaro, tempo, dolore, o energie vitali. . . . Il "prezzo," quindi, in senso stretto di "soldi coi quali si può ottenere una cosa materiale, un servizio o un privilegio," è semplicemente un caso particolare del "prezzo" nel senso più ampio di "condizioni alle quali ci vengono offerte le alternative"; e la valutazione se una cosa vale il prezzo che viene chiesto, consiste nell'esaminare se il suo possesso è più desiderabile di qualsiasi cosa che possiamo avere al suo posto, e se ci compenserà per tutto quello che dobbiamo fare con essa. La selezione tra le alternative, quindi, è la forma più generalizzata in cui possiamo contemplare gli atti ordinari della gestione delle risorse, sia nel mercato, in casa, o altrove; e, ovviamente, il prezzo o le condizioni alle quali vengono offerte le alternative (quanto di questo rispetto a quanto di quello?) devono spesso essere un fattore determinante nella nostra scelta tra di esse. [Enfasi aggiunta.]

(Una citazione più lunga di Wicksteed è qui.)



Citato da Mises

Kirzner non è sorpreso che Ludwig von Mises avesse citato Wicksteed su questo punto "quando, nel 1933, Mises espose la sua visione dell'economia come una semplice branca di una 'scienza universalmente valida dell'azione umana,' [prasseologia] e sosteneva che la 'leggi della catallattica sono valide per ogni scambio indipendentemente dal fatto che coloro coinvolti abbiano agito saggiamente o imprudentemente o se erano spinti da motivi economici o non economici. . . '"

Il libro che Kirzner aveva in mente era Epistemological Problems of Economics, in cui Mises scrisse:

Tutto ciò che possiamo dire sull'azione è indipendente dai motivi che la provocano e dagli obiettivi verso cui si direziona nel singolo caso. Non fa differenza se l'azione scaturisce da motivi altruistici o egoistici, da una nobile o da una disposizione di base; se è diretta verso il conseguimento di fini materialistici o idealistici, se nasce dalla deliberazione esaustiva ed accurata o se segue gli impulsi e le passioni fugaci . [Enfasi aggiunta.]

L'analisi economica, quindi, non si limita alla ricerca dei beni materiali, e tanto meno dei propri interessi personali, o "dell'egoismo." (Non che ci sia qualcosa di sbagliato nel perseguire l'interesse personale.) In un mondo di risorse scarse e poco tempo, ognuno deve fare delle scelte in ogni momento, cercando di raggiungere gli obiettivi più importanti, determinati soggettivamente, prima di quelli meno importanti, determinati per minimizzare i costi (denaro ed altro) in modo che la maggior parte dei propri scopi più importanti possano essere raggiunti. Questo era vero tanto per Madre Teresa quanto per Donald Trump.

Al centro del libertarismo e dell'economia di libero mercato, quindi, non c'è la ricchezza, ma la libertà — la libertà delle persone di cooperare nel perseguimento di valori diversi, alcuni "egoistici," altri no. La ricchezza è solo una parte di una storia molto più grande. I critici dovranno trovare un'altra linea di attacco.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/