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venerdì 22 novembre 2019

Incolpare la vittima: il libero mercato





di Francesco Simoncelli


Sulla scia del caos che sta eruttando in tutto il mondo, non mancano commentatori che incolpino il libero mercato per ciò che vedono accadere. Argentina, Hong Kong, India, Venezuela, Turchia e Cile sono solo gli ultimi esempi. Non è un caso poi che in tutti questi Paesi in tumulto, sebbene ci siano ancora illusi che vogliono "ribellarsi" attraverso le urne (come in Argentina dove è stata rimandata indirettamente al potere la Kirchner, la prima colpevole del perdurare del caos in Argentina) vendendo l'anima al primo imbonitore di passaggio, Bitcoin abbia incrementato la sua popolarità e il suo utilizzo. Come più volte dimostrato su queste pagine, Bitcoin è emerso come ordine spontaneo dallo stesso ambiente che molti oggi denigrano. Il libero mercato, vivo e vegeto nelle singole azioni degli attori di mercato, crea gli anticorpi a quelle situazioni di comando estremo dell'economia che sovente mi ritrovo a commentare.

A parte le proteste a Hong Kong, in tutti gli altri esempi elencati qui sopra ritroviamo perennemente quelle componenti che fanno andare in malora qualsiasi economia. Le suddette ci vanno più velocemente a causa degli errori economici passati e del bacino dei risparmi reali già gravemente intaccato. Il Cile, infatti, è un esempio calzante perché dopo una politica di stampo liberale classico fino al 2010, le grinfie della pianificazione centrale sono tornate a graffiare: deficit di bilancio, spesa pubblica in ascesa, tasse, stampa di denaro. Questo soprattutto accade quando un'economia si fossilizza su un settore industriale (il rame nel caso del Cile, il petrolio nel caso del Venezuela) e tende a non diversificare, sfruttando solamente quel settore durante il suo ciclo favorevole.

Non sarebbe un male se successivamente si lasciasse al mercato il compito di ripartire le risorse di capitale mal sfruttate in settori con più necessità. Nel caso dell'economia pianificata in cui viviamo oggi, invece, vengono subito attuate misure anticicliche che finiscono per erodere quel poco di risparmio reale che aveva iniziato a fluire di nuovo. Inutile dire che l'insorgere di nuove crisi in così poco tempo in stati visibilmente fragili è un sintomo grave: il bacino dei risparmi reali è ad un livello infimo. E senza una determinazione onesta dei prezzi e soprattutto la coordinazione genuina data da un tasso d'interesse scevro da manipolazioni, è impossibile aspettarsi un risultato diverso da una recessione.



IL GRANDE DIBATTITO

Il fatto che ancora non abbiamo visto nulla di simile in Occidente è dovuto solo ad un bacino dei risparmi reali di gran lunga superiore a quello dei Paesi summenzionati. Stiamo pur sempre parlando di nazioni che sono state protagoniste della Rivoluzione Industriale, come gli Stati Uniti, e che nel secondo dopoguerra hanno continuato a grandi linee a seguire un percorso improntato sul liberalismo classico. L'inversione da questa tendenza è stata palesemente attuata nel 1971, con la chiusura definitiva della finestra dell'oro, e da quella data in poi le politiche monetarie e le politiche fiscali sono passate dall'essere incentrate da un cosiddetto "tocco leggero" ad un "tocco pesante". Nel corso del tempo, ad esempio, abbiamo visto come le banche centrali abbiano cambiato costantemente i loro "punti di riferimento" per (cercare di) direzionare l'economia più ampia.

Dai bond decennali al Libor (trimestrale), passando per diverse giustificazioni ed intervenire sui mercati (es. Curva di Phillips, Taylor Rule, Humprey-Hawkins Act), adesso siamo arrivati ai tassi giornalieri. Inutile dire come questo sia il segno evidente che le banche centrali stanno progressivamente perdendo il controllo. Cosa ha a che fare, quindi, un monopolista e un cartello con un libero mercato? Nulla. Soprattutto perché sappiamo che il sistema bancario centrale non è nato dal mercato, bensì è nato per decreto. Non è emerso spontaneamente dalle azioni degli attori di mercato come accaduto con Bitcoin invece.

La realtà dei fatti è che la crisi economica del 2008 non è mai finita. Il numero di posti di lavoro è migliorato e le imprese hanno smesso di andare fallite, quindi, in un certo senso, le condizioni economiche sono migliorate. Ma è accaduto solo quando il CAPE ratio è tornato ai livelli pericolosi prima dell'inizio della crisi. I prezzi delle azioni sono stati gonfiati affinché le persone si sentissero meno timorose a spendere, ma a costo di un crollo dei prezzi ben più profondo in futuro.


Quindi la crisi economica non è mai finita, è stata solo rimandata. Se l'economia andasse a gonfie vele con i prezzi delle azioni a livelli ragionevoli, allora si potrebbe anche concedere che i bei tempi siano tornati. Purtroppo è illusoria come condizione, perché alle spalle delle valutazioni da capogiro non c'è assolutamente niente (come vedremo anche più avanti in questo post). I posti di lavoro creati sono stati maggiormente nel settore della ricreazione, quindi part-time, e quelli da capofamiglia (a malapena al di sopra del periodo pre-crisi) sono stati risucchiati da aziende che invece di investire nella R&S si sono date alla pazza gioia con l'ingegneria finanziaria. Questo vuol dire che quando suddette aziende falliranno, i lavoratori dovranno essere ricollocati in altri settori e molto probabilmente la domanda per le loro mansioni potrebbe essere fortemente anelastica.

In sostanza la Federal Reserve, ma in generale tutte le banche centrali, sono intervenute sperando in un "effetto ricchezza a cascata": permettendo alle grandi aziende di finanziarsi a tassi ridicoli, hanno sperato che in questo modo assorbissero le risorse di capitale che erano state liberate durante la breve recessione del 2008. In questo modo speravano che tutta la sovraccapacità sarebbe stata riassorbita, cogliendo due piccioni con una fava. Il problema di questo approccio è ormai ben noto: si tratta di un percorso artificiale che prevede il sovvenzionamento dell'obsolescenza a scapito delle forze genuine di mercato. Attività che sarebbero dovute fallire sono rimaste in gioco e di conseguenza hanno continuato  a sprecare il bacino dei risparmi reali, trattenendo asset che sarebbero stati messi a miglior frutto in assenza di interventi centrali.

Peggio ancora, attraverso l'ingegneria finanziaria hanno assorbito ulteriori risorse di capitale e hanno praticamente creato una corsa all'innovazione "spicciola": essere notati da una qualche grande azienda solo per essere poi assorbiti. Minima creatività, massima resa. Infatti a parte Bitcoin, sul mercato non esiste nessun asset che sia così disruptive da poter essere considerato la miglioria del secolo. O talmente valido da essere valutato con multipli PE da capogiro. Ancora una volta, questa non è opera di mercati liberi, ma di una incessante volontà di mantenere all'apice del sistema economico un ente parassitario: lo stato. Il QE, infatti, ha visto un rastrellamento seriale delle obbligazioni statali a qualsiasi scadenza nei bilanci delle varie banche centrali del mondo.

I Primary Dealer hanno fatto front-running alle banche centrali e, accaparrandosi quanti più bond possibili, li hanno rivenduti alle banche centrali in cambio di denaro creato ex novo. La maggior parte di quest'ultimo è finito nelle cosiddette riserve in eccesso, dove è andato a soddisfare i nuovi criteri di Basilea III e dei rapporti di capitale in sintonia con una percezione di sicurezza. La scarsità artificiale che hanno visto le obbligazioni è stata epocale e mai vista prima, andando a gonfiare deficit on e off budget degli stati (aumentando di conseguenza l'erosione del bacino dei risparmi reali). Questo a sua volta ha lasciato un mercato affamato di rendimenti decenti, visto che improvvisamente gli asset "sicuri" erano scarsi. Di conseguenza è partita una corsa per inglobare nei propri bilanci tutti quei titoli che ancora avevano un rendimento positivo, fino ad esaurire quest'ultimo e a portare i relativi prezzi alle stelle. Ecco com'è cresciuto il mercato azionario ed ecco com'è cresciuto addirittura il mercato obbligazionario spazzatura. Ovviamente non senza effetti collaterali.

A questo punto credo sia palese che di libero in quanto descritto ci sia poco o niente, sconfessando coloro che vorrebbero affibbiare le storture economiche odierne ai presunti fallimenti del mercato.



COSA HANNO SEMINATO LE BANCHE CENTRALI

Sulla scia di queste distorsioni artificiali sono state gonfiate diverse bolle, una più pericolosa dell'altra. In Europa le banche della periferia e quelle nel cuore dell'Eurozona differiscono per esigenze di finanziamento e liquidità in eccesso. Queste ultime dispongono già di tanta liquidità, infatti le banche situate in Francia e Germania detengono il 61% della liquidità depositata nell'Eurosistema; ma beneficiano solo del 28% dei prestiti LTRO e TLTRO concessi dalla BCE alle banche. Al contrario le banche situate nella periferia dell'area Euro hanno un livello molto basso di liquidità depositata, infatti le banche in Spagna e in Italia detengono solo il 9%% della liquidità depositata nell'Eurosistema; ma beneficiano del 56% dei prestiti LTRO e TLTRO.


Questa discrepanza è presto spiegata dal seguente grafico, il quale mostra la quantità di prestiti non performanti all'interno dei vari sistemi bancari commerciali dell'area Euro.


Tale spazzatura è il retaggio di vecchie scelte sbagliate del settore che grazie alla generosità della BCE non ha mai dovuto correggere. Anzi, è aumentata. Ecco perché sin dall'inizio della crisi finanziaria i fondi sono migrati dai Paesi periferici a quelli centrali. Questi flussi finanziari sono stati causati da vari fattori, tra cui una generale sfiducia nei sistemi bancari dei Paesi periferici.

Nei paesi creditori c'è anche il timore che, nel caso di una rottura dell'euro, le banche centrali dei Paesi uscenti diventino inadempienti sulle passività TARGET2 denominate in euro. Di conseguenza, la BCE subirebbe enormi perdite che sarebbero imputate alle restanti banche centrali nazionali. Il presidente della BCE ha infatti dichiarato ufficialmente che "se un Paese dovesse lasciare l'Eurosistema, i crediti o le passività della sua banca centrale nazionale nei confronti della BCE verrebbero saldati per intero". Ma alle banche centrali nazionali dei Paesi uscenti mancheranno sicuramente le riserve necessarie in euro per estinguere le passività nei confronti della BCE.


A peggiorare le cose c'è la presenza di bolle alimentate dal credito facile ed imprese che risucchiano risorse economiche scarse solo per sprecarle (erodendo progressivamente il bacino dei risparmi reali). Dal settore auto in declino possiamo apprendere come proceda il ciclo del credito e come si cerchi di applicare a tutti i costi qualsiasi misura di ingegneria finanziaria per soddisfare gli "spiriti animali" piuttosto che eliminarli. La definizione di settore strategico è solo dovuta al fatto che la sua struttura rappresenta una delle ultime vestigia del vecchio mondo, quando la concentrazione del lavoro manuale era molto alta e incarnava un bacino di consensi apparentemente sempreverde allo status quo. La staticità della pianificazione centrale cerca in tutti i modi di preservare questo tipo di mondo, mentre nel frattempo la decentralizzazione fa il suo corso. Infatti la dinamicità del mercato sta facendo eruttare tutti i problemi legati al settore. Inizialmente sovvenzionato dal credito facile, qualsiasi persona capace di appannare uno specchietto retrovisore è stata in grado di accendere un mutuo auto.

Non solo, ma i cattivi creditori sono stati di nuovo capaci di rifinanziare vecchie posizioni permutando vetture svalutate come se fossero nuove. Inutile sottolineare come tutto ciò sia stato possibile grazie alla "generosità" monetaria delle banche centrali. Che sia stato attraverso l'espansione monetaria tout court o l'acquisto di ABS, il settore auto è stato sovvenzionato artificialmente. Così come accaduto nel 2002-2007 con le case, le persone hanno iniziato a trattare come bancomat le proprie auto. Ma leggi economiche non vengono abolite, e così abbiamo sovrabbondanze artificiali che erodono piano piano la redditività del settore. L'ingegneria finanziaria, attraverso fusioni di case automobilistiche e riacquisti di azioni, funzionano fin quando il credito scorre o si arriva ad un punto di rottura tale da richiedere un hard landing (tassi negativi).

Ecco perché, come ricordato già diverse volte, la prossima bolla subprime è quella nel settore auto. Una grande concentrazione di capitale (lavoro e risorse) è stata catturata da questo settore e dovrà essere inevitabilmente liberata.



E come dicevamo prima, non sono escluse le valutazioni odierne nel mercato azionario. Ciò ci conferma come non sia stata l'innovazione a trainare la potente ascesa dei vari indici azionari, bensì la speculazione selvaggia, l'annichilimento del rischio e la caccia a rendimenti decenti tutti abilitati dalle politiche "non convenzionali" delle banche centrali. Le parole di Masayoshi sono l'equivalente di quelle pronunciate dal carpentiere nella storiella raccontata da Mises per far capire al grande pubblico come funziona il ciclo del credito. A causa della distorsione della struttura del capitale, il carpentiere pensa di poter costruire più case con un dato bacino di mattoni e invece sarà costretto a rendersi conto dell'errore di calcolo quando si ritroverà i mattoni esauriti e nessuna casa propriamente finita. Allo stesso modo, il credito facile delle banche centrali ha fatto credere agli imprenditori che si poteva scommettere su una qualsiasi idea e finanziarla. Quando la liquidità facile sarebbe scomparsa, "sicuramente" quella idea avrebbe ripagato i loro sforzi.

Invece sono spuntate fuori cose come WeWork e Beyond Meat, le quali non hanno fatto altro che riempire la pancia degli investitori con azioni gonfiate e che non valgono nulla, e i bilanci dei creditori con voci in attivo che presto scompariranno e spingeranno invece quelle dei passivi. Aziende come quelle sopraccitate non hanno nulla di rivoluzionario e non faranno mai quello che Amazon ha fatto ai negozi fisici o Google alle pagine gialle. La distorsione del rischio mediante il credito facile ha alimentato giudizi errati riguardo gli investimenti produttivi. Visto che lo tsunami di liquidità ha interessato il circuito finanziario, è rimasto catturato dentro le sue maglie andando a finanziare solo quelle compagnie che potevano permettersi di porre in garanzie enormi flussi di cassa (all'inizio della manna monetaria perlomeno).

Adesso invece è un lungo fiume rosso, ingrossato ulteriormente da aziende zombi come Caterpillar, che ha catturato al suo interno beni capitali e li ha sprecati (tempo, manodopera, risorse, risparmi). Ciò ha lasciato ovviamente meno spazio a quelle aziende che davvero avrebbero innovato e per cui c'è domanda genuina nei mercati. Inutile dire che ci sarà una correzione importante di questi errori e la sua magnitudine sarà proporzionale alle distorsioni finora messe in campo e ad eventuali altre. Ormai è una consapevolezza comune.

In sintesi, quindi, il sistema bancario commerciale, il sistema del credito e le grandi aziende soffrono tutti di problemi irrisolti che stanno lentamente mandando in cancrena l'ambiente economico.



CRESCITA INESISTENTE

Il libero mercato è di conseguenza meno libero a causa degli imbrogli del sistema bancario centrale e gli elettori abbozzeranno perché i politici insistono sul fatto che non ci sono alternative. La crescita economica sarà più lenta e la recessione durerà più a lungo a causa di questi interventi reiterati. Gli investimenti improduttivi verranno sovvenzionati artificialmente e le passività non faranno altro che accumularsi. I progetti che non potranno essere completati si moltiplicheranno e la perdita di denaro e competitività sarà l'unico risultato possibile. Infatti chi crede che il mercato azionario rappresenti la salute dell'economia date le sue attuali vette è un povero imbecille.




Quando lo stato e lo stuolo di suoi banchieri centrali interviene per "stabilizzare" le condizioni economiche, anziché far rispettare i contratti, la crescita economica ne risente. Il potere decisionale dei mercati liberi viene contaminato dai capricci dei pianificatori monetari centrali, che poi insistono su quanto sia necessario estrarre più denaro attraverso le tasse dai contribuenti per salvare il sistema e più potere normativo. Prima di Bitcoin non esisteva un'opposizione organizzata a questa espansione di potere, avallata da economisti monetaristi e keynesiani attraverso un mantra costantemente ripetuto: la necessità di una banca centrale. La Scuola Austriaca ha sempre sottolineato la falsità di questa affermazione. Ha più volte mostrato come questa gente creda che il libero mercato non sia in grado di sviluppare un sistema monetario basato sulla scelta dei consumatori e sull'applicazione dei contratti.

Bitcoin ha dimostrato che si sbagliavano. Questo articolo dimostra che si sbagliavano. È possibile dimostrare ulteriormente questo punto ricorrendo ad un piccolo esempio tratto dalla vita reale. Il BLS ci dice che lo stipendio medio di un cittadino americano medio è di circa $23 l'ora e per comprare un'auto media ha bisogno di lavorare per circa 1100 ore. Cinquanta anni fa poteva acquistare un'auto lavorando poco più la metà di tal tempo. Ma usando la matematica come un biglietto per un mondo fantastico, gli economisti di oggi dicono che il motivo è... "vale di più". Come fanno a saperlo? Usano la stessa tecnica del BLS: "aggiustamenti edonici", in cui i prezzi sono sgonfiati da ciò che gli esperti definiscono "miglioramenti".

Anche il BLS ritiene di sapere quanto valgono tali miglioramenti, soprattutto perché i geni al suo interno decidono loro quali siano, distorcendo il valore reale delle informazioni dei prezzi. Concludono quindi che le persone, in termini di tempo, sono in grado di acquistare più agevolmente i "prodotti di base" dell'IPC. Il problema è che persone non acquistano prodotti di base. Comprano prodotti finiti, come le macchine, e lo fanno con i salari che guadagnano, non con i salari abbelliti da studi sul valore del tempo o da aggiustamenti edonici.

Non fermiamoci qui, esploriamo più in profondità questo cortocircuito. Gli economisti mainstream dicono che le automobili sono composte da materie prime di base che sono calate del 64% in termini di valore temporale negli ultimi 40 anni. Ciò dovrebbe significare che una macchina oggi dovrebbe richiedere 200 ore per essere acquistata e tra qualche altro decennio sarà gratuita. Invece costa già il doppio delle ore rispetto a 50 anni fa. In termini di denaro e in termini di tempo l'uomo medio sta diventando più povero.

Attenzione, però, perché questo ragionamento non riguarda solo le auto. Cinquanta anni fa costava $25.000 mettersi un tetto sopra la testa; oggi ce ne vogliono in media $200.000. Parliamo di case "migliori"? Sicuramente più grandi e con più gadget. Molte persone vivono ancora in case costruite prima degli anni '70. E cosa sono se non cumuli di "materie prime di base"? Quindi una tipica casa di oggi, costruita cinquant'anni fa, dovrebbe costare il 64% in meno rispetto al 1970. Buona fortuna a trovarla. E le cure mediche? Il National Health Statistics Group ci dice che costavano circa $350 a persona 50 anni fa; oggi circa $10.000.

In conclusione, la presunta lungimiranza delle banche centrali ha affossato l'economia reale e ha cercato di soffocare quanto più possibile il libero mercato per permettere alle entità protette dal suo cartello di sopravvivere. E la cosa davvero sorprendente è che nonostante la maggior parte delle persone sia più povera, continua a credere alle frottole spacciate dai pianificatori monetari centrali.



CONCLUSIONE

Ogni volta che c'è un dissesto nei mercati finanziari e che c'è caos per le strade, il libero mercato è il primo ad essere incolpato. Quasi nessuno incolpa il capo della banca centrale della nazione, la banca centrale stessa, o la struttura normativa che ha creato questo mostro. Vengono bruciati in piazza i classici feticci: la deregolamentazione, i capitalisti avidi, ecc. I capitalisti sono sempre avidi, allora perché la loro avidità porta a disastri finanziari in un determinato momento nel tempo? La risposta è la politica monetaria ed è qualcosa che la teoria Austriaca del ciclo economico spiega molto bene. Ma pochi si prendono la briga di studiare, perché se lo facessero, già da domani il sistema bancario centrale verrebbe chiuso e altresì verrebbe smantellata l'intera struttura normativa statale sui mercati finanziari.

Quindi non mi sorprende che sia stato avallato un altro giro di salvataggi. La recessione si intensificherà, ci saranno più bancarotte ed i Dipartimenti del Tesoro dei vari Paesi occidentali continueranno a chiedere più soldi, insistendo sul fatto che il peggio è passato, che questa volta sarà diverso. Il peggio non è affatto passato e la prossima volta non sarà diverso.

Gli elettori non lo capiscono. Il sistema normativo e il sistema bancario centrale sono stati deliberatamente resi complessi, il che impedisce agli elettori di afferrarne l'essenza mendace e predatoria. Nonostante ciò queste istituzioni sono considerate sacrosante e non vediamo alcuna critica al loro operato, a coloro che le gestiscono... come sei loro predecessori non fossero la causa principale del disastro che gli stati ora dovrebbero aggiustare con i soldi dei contribuenti.

Attenzione, però, non credo che stiamo andando incontro la fine della prosperità. La criptoeconomia sta offrendo un mondo e un modo nuovo di fare le cose, sta fornendo un'opportunità a tutte quelle risorse di capitale che dovranno essere ricollocate a seguito della recessione. Quest'ultima, infatti, infrangerà i sogni di milioni di persone che si cullavano nel mito dello stato paternalista "buono" e del "libero mercato" avido e cattivo. Il più grande sogno ad essere infranto sarà la pensione. Il sistema pensionistico è condannato dal punto di vista statistico e lo è sempre stato. È stato un sogno fantastico per chi è riuscito ad incassarlo i primi tempi, ma man mano si è trasformato in un incubo. La maggioranza ha sempre fatto affidamento su questa promessa, ma è stata una frode statistica sin dal primo giorno.


venerdì 17 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #4





di David Stockman


La direzione di Caterpillar ha commesso un peccato imperdonabile durante la teleconferenza della società nel primo trimestre di quest'anno: ha ammesso che i fagioli, se piantati, non fanno crescere piante che arrivano fino al cielo.

CAT aveva ventilato la possibilità dell'ennesimo trimestre "alla grande", secondo quello che si poteva leggere dagli algoritmi di trading. Nell'istante in cui questo "bip" ha attraversato le pagine della stampa, le azioni di CAT, già orribilmente sopravvalutate, sono balzate di un altro 2%, solo per scendere vertiginosamente quando il suo CFO, Brad Halverson, ha pronunciato tre parole ("high water mark") riguardo ai risultati del primo trimestre.

Ciò sarebbe costato $7 miliardi di capitalizzazione di mercato. Inutile dire che uno dei grandi mali della pianificazione monetaria centrale è che ha trasformato Wall Street in una petulante ed esigente orda di giocatori d'azzardo che credono che i prezzi delle azioni possano crescere fino al cielo; e che hanno il diritto di "comprare" sempre i segnali, che le notizie siano vere o meno.

Ad esempio, un team di gestione si è mai focalizzato sul tasso di riduzione del numero delle azioni proprie e ha riconosciuto che, prendendo in prestito denaro o deviando il flusso di cassa per finanziare tali riacquisti, stava creando rischi, per non parlare di pericoli, per le prestazioni future?

Qualche CEO indaffarato a pompare il suo ultimo contratto di fusione/acquisizione, ha mai riconosciuto che la tanto strombazzata "sinergia dei risparmi" potrebbe altrettanto facilmente ridurre le vendite, compromettere le prestazioni operative, o ritardare l'innovazione futura del prodotto, nonostante aumenti i margini ed i guadagni?

E soprattutto, quale compagnia ha mai ammesso che nonostante gli sforzi diligenti del management per migliorare ed eccellere, alla fine rimane sempre una creatura del ciclo economico? E che non vi è alcun ciclo economico nella storia registrata che non sia finito per un motivo o per un altro?

Ecco perché crediamo che la verità di CAT sia emblematica del momento attuale. Su base statistica, il ciclo attuale è diventato ottuagenario; e su una base fondamentale, ha vissuto di tempo preso in prestito tempo e denaro preso in prestito.

Tra le altre cose, questo significa che il guadagno a due cifre strombazzato nei guadagni del primo trimestre dovrebbe essere preso con le pinze. Come nel caso illustrativo dei risultati di McDonald's, dove il guadagno pubblicizzato del 22% era in realtà gonfiato in termini economici (vedi Parte 2), la schiacciante quota dei guadagni del primo trimestre è dovuta a fattori una tantum come il taglio delle aliquote fiscali per le aziende, i riacquisti di azioni proprie e la valuta.

I primi due fattori sono ovvi, con le aliquote fiscali effettive che sono scese di 10-20 punti percentuali rispetto allo scorso anno e il conteggio delle azioni S&P 500 è diminuito del 2-3%. Ma l'impatto dei cambi sui guadagni dell'indice S&P è quasi altrettanto incisivo, dato che oltre il 50% degli utili è attribuibile alle operazioni estere.

Nel terzo trimestre del 2014, il tasso di cambio del dollaro ha toccato un minimo di 20 anni a poco meno di 103, secondo il grafico qui sotto. Allo stesso tempo, i guadagni annuali segnalati per le società dell'indice S&P 500 hanno raggiunto un massimo post-recessione di $106 per azione, in parte grazie ai forti guadagni concessi dal pattern del dollaro.

Poi le cose sono cambiate, com'è evidente nel grafico qui sotto: il dollaro si è rafforzato notevolmente nel corso dei tre anni successivi, salendo di oltre il 25% a 129 all'inizio del primo trimestre 2017.

Nel frattempo anche i prezzi del petrolio e delle materie prime e gli utili sono diminuiti drasticamente, il che significa che, in combinazione con un dollaro in aumento, gli utili dell'indice S&P hanno affrontato una battuta d'arresto. A metà 2016, gli utili annuali erano scesi a $87 per azione, o del 18%.

Poi è arrivata una breve risalita degli utili dell'indice S&P 500. Le materie prime ed il ciclo commerciale sono rimbalzati sotto la spinta di un gigantesco impulso di credito emanato dallo Schema Rosso di Ponzi, mentre lo scorso ottobre Pechino ha gonfiato di più la sua montagna di debiti in preparazione dell'incoronazione di Xi Jinping come governante a vita.

Ciò ha notevolmente aumentato gli utili dell'indice S&P nei settori dei materiali ed industriali. Allo stesso tempo, il dollaro ha subito una brutta caduta dal picco del gennaio 2017. È crollato del 10% ad un minimo di 115 alla fine di gennaio 2018, aggiungendo così ulteriori utili segnalati tramite i guadagni nella conversione.

Di conseguenza i guadagni nell'indice S&P 500 sembravano aver raggiunto i $117 per azione su base annuale a marzo 2018, un aumento del 17% rispetto ad un anno fa e del 36% rispetto al minimo a metà del 2016.

Ma, attenzione, perché il dollaro sta già invertendo la tendenza e con i rendimenti dei titoli statunitensi in aumento e la falsa "crescita sincronizzata" che sta crollando all'estero, il biglietto verde non ha altro posto in cui andare se non in alto. E anche se l'attuale forte rimbalzo del dollaro andrà in stallo, ha poche prospettive di un ulteriore calo del 10% su base trimestrale come avvenuto nel primo trimestre di quest'anno.

Ancora più importante, il giro degli utili nell'indice S&P negli ultimi quattro anni ammonta a solo un aumento del 2.4% annuo, e anche questa non è un'aberrazione.

Oltre alla possibilità che il CFO di Caterpillar fosse stato chiaroveggente, gli utili dell'indice S&P 500 sarebbero cresciuti ad un tasso del 3.0% annuo per l'intero decennio dal massimo pre-crisi di $85 per azione nel giugno 2007.

Detto in modo diverso, il ciclo economico è ora più vecchio di 42 mesi rispetto al picco provvisorio del settembre 2014; la crescita del PIL globale e interno sta di nuovo rallentando, mentre lo Schema Rosso di Ponzi lotta per evitare di capovolgersi sotto il suo massiccio debito; ed i margini di profitto stanno già scendendo su base aggregata.

Quindi dimenticatevi dei delta. In verità, il primo trimestre del 2018 è in realtà un momento cruciale per esaminare i fondamentali di un ciclo di affari e profitti che si scontra con la vecchiaia statistica.


Il flusso e riflusso dei risultati finanziari di CAT nell'ultimo decennio segue da vicino il viaggio del mercato più ampio verso il suo attuale declino, anche se in forma leggermente più drammatica e amplificata ciclicamente.

Inutile dire che tutto inizia con l'esplosione dei bilanci delle varie banche centrali globali da $2,000 miliardi a $22,000 miliardi negli ultimi due decenni. Questo aumento senza precedenti di credito fiat ha consentito un'eruzione ancora maggiore di debito globale ed un'espansione del PIL alimentata dal debito.

Durante i due decenni che hanno avuto inizio nel 1994, quando la Cina ha svalutato la sua valuta del 60% e Greenspan ha aperto i rubinetti monetari della FED, il debito globale è cresciuto a dismisura: +$185,000 miliardi, un tasso di aumento del 9.0% annuo.

Ciò ha fatto sì che anche il PIL globale si espandesse, passando da $28,000 miliardi a $78,000 miliardi. Eppure questo ha rappresentato un tasso di crescita sostanzialmente più modesto (5.3%), il che significa che il rapporto di leva del pianeta ha fatto un balzo sorprendente.

Il rapporto debito globale/reddito è salito dall'1.45X nel 1994, che rappresentava la media storica per i rapporti d'indebitamento a livello generale, al 2.90X nel 2014 e da allora ha continuato a salire più in alto.


Va da sé che il debito a buon mercato e la robusta crescita del PIL sono una combinazione paradisiaca dal punto di vista dei fornitori nell'industria delle spese in conto capitale.

Sono state necessarie attrezzature pesanti per estrarre metalli e combustibile dal sottosuolo, trasportarli in tutto il mondo, erigere nuove capacità di conversione ed infrastrutture, costruire nuove strutture di produzione e distribuzione, e favorire i guadagni in entrata con una vasta espansione degli edifici commerciali e residenziali.

Non sorprende se la spesa in conto capitale globale abbia avuto un'età dell'oro, quasi quintuplicata negli ultimi due decenni. Eppure ha raggiunto il picco nel 2012-13 e c'è un motivo innegabile.


In una parola, quello era il momento in cui l'enorme impulso di credito post-recessione proveniente dallo Schema Rosso di Ponzi ha raggiunto il picco, portando così la domanda globale di spese in conto capitale, e in particolare delle grandi macchine gialle di CAT, ai massimi storici.

Tuttavia quando Pechino ha schiacciato il freno a mano monetario poco dopo per far raffreddare la baldoria risultante di scavi, cotruzioni, investimenti scriteriati e speculazioni, i tassi di attività sono diminuiti drasticamente... solo per innescare un nuovo ciclo di espansione del credito e domanda globale che ha raggiunto il picco all'inizio del 2014.

Il ridimensionamento successivo nel 2015 e nel 2016 si è rivelato particolarmente intollerabile per i Suzerain Rossi di Pechino. Questo perché minacciava di rovinare la festa del 19° Congresso del Partito Comunista (che si tiene ogni 5 anni) nell'ottobre 2017 e l'ascesa pianificata di Xi al ruolo di Leader Supremo con più potere di qualsiasi altro oligarca comunista dopo Mao Zedong.

È stata la successiva impennata dell'impulso di credito della Cina, seguita da un'impennata di investimenti e produzione interna, che hanno riacceso la domanda ed i prezzi globali delle materie prime, nonché la produzione ed il commercio industriale mondiale durante la seconda metà del 2016 e fino al 2017.

Questa è diventato nota come "crescita globale sincronizzata" a Wall Street ed è stata il carburante che ha spinto il mercato azionario al suo picco nel gennaio 2018 e ha aiutato i guadagni a rimbalzare come sopra delineato.

Ma non è stato l'inizio di una perenne espansione globale; era solo una parentesi che serviva a Pechino e ora si sta rapidamente invertendo. Gli indicatori del sentiment delle imprese in Germania, che vivono per la domanda cinese di beni capitali e di automobili di lusso, sono la testimonianza di questa verità.


Inutile dire che al disfacimento dello Schema Rosso di Ponzi seguirà anche quello delle grandi macchine gialle.

Le vendite di CAT hanno raggiunto un picco di $66.3 miliardi nel giugno 2012, così come il suo reddito netto a $6 miliardi. Da allora in poi è stato un lungo scivolone, mentre il boom storico e irripetibile degli investimenti cinesi dopo la crisi finanziaria globale si è raffreddato rispetto al picco del 2012.

Data la lunga catena di inventari CAT attraverso la sua rete di rivenditori globali, le sue spedizioni sono diminuite per quattro anni consecutivi, con vendite che hanno toccato il fondo a settembre 2016 a $40 miliardi. Questo crollo del volume, a sua volta, ha comportato una severa compressione dei margini in un'attività altamente ciclica con enormi costi fissi.

Di conseguenza il reddito netto è crollato dell'83% a solo $1 miliardo a settembre 2016.

Ma ecco il punto: l'incoronazione di Xi nel 2016-2017 ha rappresentato un bottom per il mercato globale delle spese in conto capitale. Di conseguenza CAT ha iniziato a ricostituire gli inventari, gonfiando così le vendite ed i margini operativi registrati negli ultimi sei trimestri.

E questo, a sua volta, ha causato la lettura errata da parte degli algoritmi di trading a Wall Street. Tra l'inizio del 2016 e il picco del gennaio 2018, le azioni di CAT sono salite da $60 per azione a $170 per azione, con un aumento di $65 miliardi nella capitalizzazione di mercato.

Inutile dire che lo Schema Rosso di Ponzi non ripeterà il momento pirotecnico economico 2008-2012, ma gli analisti non hanno avuto problemi a spiegare un ritorno a $66 miliardi di vendite e $6 miliardi di reddito netto.

Ahimè, questo è solo un pio desiderio. Ma le vendite hanno ritracciato solo del 31% dal loro picco nel 2012 e l'utile netto ha recuperato solo il 24% del suo terreno perduto.


Inutile dire che qui sta la morale della favola.

Durante il trimestre appena conclusosi, il reddito netto annuale di CAT e il flusso di cassa operativo sono stati rispettivamente di $2.2 miliardi e $2.5 miliardi. Ciò si traduce in multipli di valutazione rispettivamente del 46X e 40X, al picco del gennaio 2018, e solo leggermente più bassi al prezzo attuale di $144 (rispettivamente 38X e 34X).

Nessuno sano di mente pagherebbe multipli così ridicolmente alti per un business violentemente ciclico che ha raggiunto il suo picco.

Inoltre il casinò di Wall Street non è né un libero mercato, né gli speculatori ed i robo-trader sono intenzionati a rappresentarlo.

La prova è nel grafico qui sotto. Nel corso degli ultimi quattro anni il flusso di cassa operativo di CAT è crollato del 58%, da $6 miliardi a soli $2.5 miliardi.

Allo stesso tempo, la sua capitalizzazione di mercato è aumentata di $40 miliardi, o del 67%, al picco del 26 gennaio all'inizio di quest'anno, ed è ancora in aumento del 40%.

C'è solo un modo in cui il "giù" diventa "su", e questo avviene attraverso un'enorme espansione dei multipli.

Infatti il multiplo del flusso di cassa di CAT è triplicato rispetto a quello storico del 11-12X: a quasi 34X al momento attuale.


Rimanete sintonizzati. Pensiamo che il casinò inizierà presto a pregare che queste cifre non siano un precursore dell'ennesimo ciclo in stile 2008-2009.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_20.html


venerdì 24 novembre 2017

Il tramonto del denaro fiat





di Francesco Simoncelli


Quando un qualsiasi articolista usa la parola "tramonto" nel pezzo che si prepara a stendere, intende molto probabilmente la fine di un'era. Con essa giungono al termine tutte quelle pratiche che vi erano annesse e che eravamo soliti seguire. Ci si appresta a cambiare registro. Ci si appresta a voltare progressivamente pagina, trasformando le vecchie abitudini in reliquia del passato, buona solamente da ammirare in qualche film nostalgico che apparirà qualche tempo dopo. Nel nostro caso, stiamo assistendo alla lenta fine dell'eredità del ventesimo secolo. Molti privilegi e consuetudini sono stati costruiti su tal secolo, ma il tempo sta erodendo costantemente le basi su cui erano stati eretti. Il denaro fiat, in particolar modo, diventerà una reliquia di questo passato. Ad essere pignoli, lo è già adesso data la massiccia digitalizzazione attuata finora tra conti correnti e carte di credito; ma questo è solo l'ultimo sussulto di uno strumento che è stato inserito a forza nella società, insieme al sistema pensionistico, grazie anche a due guerre mondiali. Pensate che ce ne vorrà una terza per farlo rimanere? Pensate male. Immaginate che venga dichiarata una guerra e nessuno si presenta per combatterla. In tutto il panorama economico stanno emergendo alternative a quelle istituzioni praticamente venerate nel ventesimo secolo: scuola, guerra, sicurezza statale, servizi statali, ecc.

Un esempio tratto dal passato per far capire meglio come stanno iniziando ad essere combattute le guerre. Si pensa comunemente che l'antica Roma sia caduta sotto i colpi inerti dagli eserciti dei barbari. Non è così. A lungo i romani hanno respinto le invasioni barbariche, fieri della propria cittadinanza e lealtà nei confronti dell'impero romano. Nel tempo, però, le istituzioni che governavano Roma divennero sempre più corrotte e decadenti, offrendo sempre meno sicurezza alla popolazione. Ciò andò avanti fino a quando le invasioni barbariche non divennero una prospettiva migliore del dominio romano sul territorio. Infatti, con l'ultima ondata conquistatrice, i barbari vennero accolti a braccia aperte poiché avrebbero offerto una tassazione del 10% dei redditi ed il ripristino dell'ordine, mentre l'impero romano li tassava al 20% ed offriva disordine. Roma implose e il resto è storia. Se non impariamo dai nostri errori la storia si ripete, ed è quello che sta accadendo anche oggi: l'impero statunitense-europeo sta cadendo a pezzi, abbattuto dalle stesse politiche promosse a tenerlo in piedi. Non è un caso che molti attori abbiano preso la cittadinanza russa attratti dalla flat tax russa. E non è nemmeno un caso che sempre più pensionati si trasferiscono all'estero per scappare alla scure del fisco. Non sono notiziole scandalistiche, sono il trend alla base di suddetto cambiamento.

È così che viene combattuta la guerra al giorno d'oggi e vince quella fazione che non deve sparare nemmeno un colpo. E dal punto di vista finanziario Stati Uniti ed Europa sono alquanto fragili. Nonostante la corsa delle azioni statunitensi appaia praticamente inarrestabile, annidati in essa ci sono una serie di fratture che fino ad adesso si sono allargate. A lungo su questo blog s'è discusso dei potenziali inneschi di una correzione dei mercati, e per quanto siano critici all'interno del panorama finanziario, le cose sono andate avanti. Malgrado la classe media sia stata annientata dall'Effetto Cantillon e la ridistribuzione della ricchezza abbia favorito una i primi riceventi il denaro fiat, e in particolar modo il mondo finanziario, le cose sono andate avanti. La fiducia, la vera merce più commerciata al giorno d'oggi, ha continuato ad essere scambiata. Questo vuol dire a sua volta che si continua a salire lungo la scala della credibilità ed ogni piolo diventa una trappola.




Prendete ad esempio le valutazioni degli utili aziendali: esse escono fuori da proiezioni future più l'aggiunta di un multiplo. Problema: i multipli sono ai massimi storici, quindi non rimangono altro che le proiezioni degli utili. Quest'anno sono risultate lievemente in crescita perché l'anno scorso erano deboli, di conseguenza come mostrare un miglioramento se quest'anno era già un anno "buono" e tutt'intorno c'è solo terreno bruciato? È una domanda questa che si sta ponendo anche la stampa mainstream. Come ripeto spesso, ricordando Herbert Stein, quando qualcosa non può più andare avanti si ferma. L'esempio per eccellenza è la Caterpillar, la quale non ha fatto altro che sfoggiare trimestri deludenti e s'è tenuta in piedi grazie soprattutto all'ingegneria finanziaria. Presto le banche commerciali dovranno tirare i remi in barca e smettere di concedere prestiti a quelle imprese che potevano sacrificare il proprio bilancio per ottenere nuove linee di credito. Infatti il tessuto economico s'è fatto talmente sottile che qualsiasi altro strattone potrebbe romperlo.

Il settore bancario commerciale, infatti, potrebbe presto finire nel ciclone a causa della prossima bolla subprime: prestiti per automobili. Oltre ai prestiti sono stati realizzati strumenti derivati (CLO, CDO) attraverso i quali cercare di staccare profitti in un ambiente arido dal punto di vista dei rendimenti. Ora il settore automobilistico è saturo di debiti, equity negative, prezzi folli e redditi della popolazione stagnanti. Una correzione è inevitabile.




Questi sono solo potenziali inneschi, ciononostante fanno parte di quel grande e variegato arazzo di eventi imprevedibili che infine porteranno l'economia mondiale lungo i binari della prossima recessione. Aspettatevi quindi una normalizzazione non solo dei numeri folli riguardanti i multipli di valutazione delle azioni e degli utili aziendali, ma anche una correzione del mercato azionario. Se pensate che questo scenario vedrà come protagonisti solo gli Stati Uniti, vi sbagliate di grosso. Vi basti pensare che negli ultimi due trimestri di quest'anno la Banca Nazionale Svizzera ha praticamente stampato nuovo denaro per comprare azioni statunitensi, possedimenti che adesso arrivano a $87.8 miliardi e rappresentanti un nuovo record rispetto al secondo trimestre di quest'anno.




Il gioco della BNS è sempre il solito: mercantilismo. Ciò sorprende se si considera che stiamo parlando di un Paese tenuto in grande considerazione negli anni passati grazie alla sua storia di credito. In realtà, tale sorpresa dovrebbe durare non più di una manciata di secondi visto che il denaro fiat lascia aperta la finestra della corruzione dei comportamenti. Invade tutti i settori della società, e nonostante si voglia mettere un freno al dilagare di questa corruzione, come il referendum sull'oro di qualche anno fa, la strada verso l'implosione è praticamente un senso unico. Di conseguenza la BNS, volendo star dietro alle follie dello zio Mario, ha iniziato a svalutare il franco svizzero e a comprare azioni e obbligazioni. Quindi tutti coloro che parlano di "mercato azionario ai massimi", dovrebbero tenere in considerazione la manipolazione massiccia da parte delle banche centrali. Senza contare che la BNS sta agendo peggio della BOJ: sebbene quest'ultima abbia intrapreso lo stesso percorso di svalutazione e acquisti, almeno lo percorre entro i propri confini; la BNS sta praticamente influenzando il mercato azionario statunitense.

Diamo un'occhiata alle azioni che sono state più acquistate dalla banca centrale svizzera.




In questo modo è un gioco da ragazzi fare front running ai mercati seguendo semplicemente la traccia lasciata dalla BNS. Il rischio viene azzerato e chi può permettersi grandi investimenti nel mercato azionario viene premiato. Soprattutto diventa ridicolo quando si consiglia agli investitori di seguire un determinato percorso d'investimenti in base a numeri fasulli. Le grandi aziende incluse nell'indice Nasdaq 100 non stanno sfornando niente di innovativo; il settore della R&S è praticamente deserto. Le valutazioni delle loro azioni, dei multipli annessi e delle previsioni future degli utili aziendali sono tutte influenzate dalla manipolazione dei mercati da parte delle banche centrali e dell'ingegneria finanziaria che ne deriva.

Di conseguenza un calo improvviso e "imprevisto" del mercato azionario statunitense si ripercuoterebbe anche altrove e man mano il panico si diffonderebbe a tutto il mondo. Questo perché negli ultimi nove anni le banche centrali hanno attuato una strategia d'azione condivisa attraverso lo stimolo monetario sincronizzato, cercando di correggere errori economici che essi stessi hanno causato attraverso politiche espansive precedenti. Le munizioni monetarie sono praticamente nulle, e con bilanci aggregati delle principali banche centrali sfoggianti $20,000 miliardi e tassi d'interesse ai minimi storici, l'attuazione di politiche anticicliche è pressoché nulla. È chiaro quindi il motivo per cui la FED voglia lasciare che i tassi d'interesse continuino a salire, la BCE abbia diminuito l'ammontare dei suoi acquisti di asset mensili, la BOE e la Banca del Canada vogliano "rialzare" i tassi. Niente di tutto ciò a accadrà, o almeno non per molto. Le eventuali inversioni di politica saranno presto seguite da un rinnovato giro di quantitative easing/ZIRP/NIRP.

Sin dal 2008 è stato chiaro a tutti chi è stato il protagonista: le banche centrali. Sono nel mirino della colpa. Finché niente smuove le acque, nessuno le accuserà. Ma il genio è uscito dalla lampada, la loro esposizione nella guida delle economie mondiali è chiara alla maggior parte delle persone. Sebbene la Scuola Austriaca abbia contribuito a smascherare le distorsioni che hanno sempre causato attraverso il denaro fiat, in realtà si sono messe alla berlina da sole. Perché? Perché questa è l'inevitabile conclusione a cui porta il denaro fiat. L'economia ha leggi apodittiche che non possono essere violate. Temporaneamente aggirate, ma non violate. Più si cerca di aggirarle, più si diventa ciechi alle conseguenza a cui si va incontro. Al giorno d'oggi i banchieri centrali sono più ciechi che mai.



IL PARADOSSO GRECO E ITALIANO

A questo punto, è decisamente chiaro quanto sia interconnesso al giorno d'oggi il sistema finanziario globale. Questo vuol dire che, oltre al fatto che le passività di un istituto sono l'attivo di un altro, il default anche di una realtà apparentemente insignificante può dare inizio ad un domino distruttivo. Non è un caso ad esempio che MPS non sia stata lasciata fallire. Lo stesso vale alle banche venete. Infatti, come fa notare anche Bloomberg, la fiducia nelle banche commerciali italiane continua a scemare. Inutile sottolineare come esse rappresentino una fucina di investimenti improduttivi che necessitano una correzione, e il loro salvataggio nel tempo sventolando il feticcio della salvaguardia dei depositanti non farà altro che acuire suddetta correzione. Proprio così, quei depositanti che si vuole tanto salvaguardare alla fine finiranno per essere immolati sull'altare delle politiche anticicliche. Gli elettori del Partito Democratico e di Forza Italia, in base al grafico nell'articolo di Bloomberg, sono tra quelli che molto probabilmente rimarranno col cerino in mano. Non riescono a leggere la proverbiale scritta sul muro. Cosa dice la scritta?




Gli squilibri dei saldi TARGET2 per quanto riguarda l'Italia sono ai massimi. A differenza della propaganda europea, questi squilibri rappresentano una fuga di capitali e debiti che non saranno mai ripagati. A settembre l'Italia doveva ai propri creditori €432.5 miliardi. Non è un caso infatti che la fiducia nelle banche italiane stia calando e che gli squilibri TARGET2 stiano aumentando; così come non è un caso che la maggior parte delle importazioni italiane arrivi dalla Germania. Per capire meglio cosa sia questo meccanismo transfrontaliero di pagamento, facciamo un esempio: l'Italia importa beni tedeschi, ma in cambio la Germania non riceve né nuovi beni né nuovo capitale. L'unica cosa che acquisisce è un IOU emesso dalle banche italiane alla Banca d'Italia in cambio del pagamento. Questo meccanismo comprende anche i depositi che vengono spostati da una banca nazionale ad una estera. Il risultato inevitabile di questa situazione è il controllo dei capitali, come accaduto in Grecia.

Se l'Italia dovesse mai lasciare l'UE, i membri rimanenti dovrebbero sobbarcarsi il fardello di questi debiti in base al loro peso all'interno dell'Unione. Per dirla in altro modo, semmai qualche stato membro dovesse lasciare l'UE sarebbe game over istantaneo per il progetto europeo. Ovviamente queste notizie non vengono affatto menzionate nei discorsi ufficiali dei vari saltimbanchi politici, i quali preferiscono pavoneggiarsi con le inutili statistiche del PIL. Vorrei giusto ricordare un paio di cosette riguardanti questa metrica ridicola: il PIL è una statistica che guarda al valore dei beni ultimi e dei servizi prodotti durante un determinato intervallo di tempo, costruita sull'opinione che il motore dell'economia non sia la produzione di ricchezza ma il suo consumo. Considera quindi la crescita non in base a ciò che si è in grado di produrre, ma a ciò che si consuma.

Questo perché il consumo dei beni può essere stimolato artificiosamente con la creazione di moneta quando questo consumo dovesse calare. Più soldi saranno generati dalla banca centrale e dal settore bancario, maggiore sarà la spesa monetaria. Questo a sua volta significa che il tasso di crescita di ciò che si identifica con l'economia reale rispecchierà molto da vicino l'aumento nella riserva monetaria. Così non c'è da stupirsi se nel contesto del PIL, la banca centrale può causare uno sviluppo economico reale e la maggior parte degli economisti che seguono questa logica credono che sia così. Gran parte della cosiddetta ricerca economica produce un “sostegno scientifico” per la diffusa opinione che, per mezzo del pompaggio monetario, la banca centrale possa far crescere l'economia. Tutti questi studi trascurano il fatto che nessun'altra conclusione può essere raggiunta una volta compreso che il PIL è un parente stretto della massa monetaria.

Per mezzo del PIL, il governo ed i funzionari della banca centrale danno l'impressione di poter guidare l'economia. Secondo questo mito, ci si aspetta che “l'economia” segua il percorso di crescita descritto da onniscienti funzionari. Così ogni volta che il tasso di crescita slitta al di sotto del previsto percorso di sviluppo, ci si aspetta che i funzionari diano una spinta adeguata “all'economia”. Per contro, ogni volta che “l'economia” sta crescendo troppo velocemente, ci si aspetta che i funzionari facciano un passo indietro per raffreddare il suo tasso di crescita. Come gli Austriaci ben sanno, se un vandalo rompe una finestra ed essa deve essere sostituita, il PIL sale. Più concretamente, se lo stato spende vagonate di denaro per cattedrali nel deserto e altri progetti improduttivi, il PIL sale.

In questo contesto, vi dice nulla spesa pubblica e quantitative easing targato zio Mario? Benché i politici italiani si stiano prendendo il merito per un rinnovato barlume di salita nei numeri statistici del nostro Paese, la realtà ci dice che essi sono stati gonfiati artificialmente dagli interventi ripetuti della BCE. Perché se davvero dovessimo parlare di "ripresa economica" secondo gli standard mainstream, allora le tasse dovevano essere state abbassata già da un bel pezzo. Invece ci ritroviamo gravati da un peso erariale crescente, come gli ultimi esempi ci dimostrano. Se la BCE non avesse comprato pattume obbligazionario italiano, ad esempio, nel suo programma di stimolo, l'insostenibilità degli errori economici avrebbe fagocitato questo Paese e tutte le sue ridicolaggini burocratiche. Allo stesso modo, se la BCE non avesse intermediato gli swap di debito della Grecia, a quest'ora la dolina finanziaria ellenica si sarebbe portata dietro non solo l'UE ma anche il FMI.





Come possiamo osservare da questi due grafici, la presunta ripresa è inconciliabile col fatto che i rendimenti dei decennali di entrambi i Paesi siano scesi nonostante l'ammontare di debito sia vertiginosamente salito. E guarda caso questo paradosso s'è iniziato a sviluppare dal 2012, anno in cui lo zio Mario ha lanciato il suo ukase. Ma a detta dello stesso Draghi, la BCE dovrebbe iniziare a diminuire la consistenza dei suoi acquisti mensili dall'inizio dell'anno prossimo. Questo vuol dire che non appena arriveranno le elezioni italiane a marzo, inizierà una baldoria senza fine riguardo il futuro del Paese semmai dovesse uscire dall'UE. Che rimanga o meno dentro, l'Europa è destinata a fallire. Detto ciò la diminuzione degli acquisti di bond sovrani dal parte della BCE farà ritornare in vita qualche bond vigilantes e probabilmente un rapporto P/E reale, non quello fittizio mostrato fino ad ora.

Ci sarà incertezza sui mercati. I politici punteranno il dito gli uni contro gli altri cercando di seminare paura tra la popolazione affinché vada a votare. Non fatevi ingannare, perché il vero colpevole del disastro finanziario e del recente raggio di sole nei numeri statistici è solo uno: la banca centrale. L'aumento dei tassi dei decennali rimarcherà solamente il fatto che questo Paese sarebbe dovuto andare in bancarotta venti anni fa. Draghi ha solo rimandato l'inevitabile fornendo una rete di sicurezza temporanea.



CONCLUSIONE

La teoria del ciclo economico enunciata dalla Scuola Austriaca ci spiega come la fase euforica, guidata da un'espansione artificiale dell'offerta di denaro, sia il prodotto di tassi d'interesse estremamente bassi influenzati dalle banche centrali. In questo modo progetti d'investimento con un'efficienza marginale bassa sembrano redditizi e vengono finanziati col credito a basso costo creato dal settore bancario commerciale. I prezzi delle azioni salgono, proprio perché i profitti di banche ed imprese in generale aumentano, mentre i tassi dei depositi scendono ed i saggi salariali rimangono indietro fino a quando la maggior parte delle capacità inattive non vengono impiegate. Non appena i salari iniziano a salire, le imprese aumentano i prezzi e l'inflazione dei prezzi inizia a galoppare. La banca centrale, per tentare di tenere sotto controllo l'inflazione dei prezzi, lascia che i tassi si normalizzino verso il punto indicato dalle forze di mercato e gli investimenti con una bassa efficienza marginale vanno a gambe all'aria.

Col passare del tempo, però, la teoria ha avuto bisogno di nuovi innesti a margine per spiegare come l'intensificarsi degli invertenti dei banchieri centrali, a seguito di crisi più violente e misure anticicliche altrettanto massicce, c'abbia condotti alla situazione attuale. L'espansione monetaria è stata confinata principalmente al settore finanziario facendo salire a livelli vertiginosi i prezzi dei titoli azionari/obbligazionari, mentre scarsa influenza ha avuto sui beni. Ma questa politica ha avuto serie conseguenze. In primo luogo gli investimenti con un'efficienza marginale bassa sono stati tenuti in vita durante le recessioni, smorzando e paralizzando una qualsiasi emersione di entità di mercato in grado di prendere il loro posto in accordo con le volontà genuine degli attori di mercato. In parole povere le banche zombie, che sopravvivono grazie alla liquidità garantita dalle banche centrali, possono estendere credito ad imprese zombie le quali, attraverso l'ingegneria finanziaria, possono rimanere a galla.




In secondo luogo non esiste più l'effetto ricchezza a cascata con cui le precedenti espansioni finivano anche tra le mani di Main Street. Dal momento che la liquidità viene dapprima trasferita ad istituti finanziari e persone facoltose, sono i primi a poterne approfittare grazie ai loro possedimenti di asset. La permanenza del semi-boom va ad incidere anche i tassi dei depositi, ovviamente, i quali rimangono nel seminterrato della storia scoraggiando il risparmio.

Dal momento che le politiche monetarie allentate deprimono il differenziale di rendimento tra prestiti e depositi, il mercato dei finanziamenti fine sotto pressione e tale attività finisce per concentrarsi nelle mani dei big player nel settore bancario commerciale. Le banche piccole/medie finiscono nei guai e sono praticamente costrette a fondersi con quelle grandi. Questo effetto penalizza le piccole e medie imprese, mentre invece quelle grandi hanno accesso diretto ai mercati dei capitali e potendo raccogliere fondi a tassi ultra bassi, sono altresì in grado di penalizzare la concorrenza e costringere le piccole/medie imprese a non avere altra scelte se non fondersi.

Quelle aree in cui la presenza di piccole/medie imprese soffrono particolarmente di più rispetto a quelle in cui la concentrazione di grandi imprese è superiore. Di conseguenza gli individui che vivono nelle prime aree sono costretti a spostarsi nelle seconde, dove troveranno solamente lavori a salari bassi dato che la carenza di produttività impedisce la salita dei salari reali. Senza contare, quindi, che sono impossibilitati a costruire una famiglia ed avere una casa di proprietà a causa delle interferenze nei mercati da parte delle banche centrali. In conclusione, il risultato dell'azione delle banche centrali è l'instabilità economica e non il contrario.

Non saranno le banche centrali a far scoppiare il caos finanziario, ma l'ambiente economico che hanno modellato finora: disconnessione tra economia reale e finanziaria, assenza di rischio, segnali economici offuscati, cartolarizzazioni crescenti, confusione tra passivi/attivi, assenza di volatilità, burocrazia contraddittoria e opprimente, tasse, ecc. I semi della prossima crisi sono stati piantati ed i germogli sono tutt'intorno a noi. Tutto ciò che rimane è la fiducia (si veda qui, qui e qui) e una volta scomparsa il denaro fiat perderà la sua raison d'être.


venerdì 10 marzo 2017

Ciclo economico e vulnerabilità sistemiche





di Francesco Simoncelli


Un lettore del blog, in un messaggio privato qualche giorno addietro, ha praticamente messo il dito nella piaga quando chiedeva delucidazioni sul problema dei prestiti non performanti all'interno dell'ambiente economico moderno. In un articolo precedente mostravo come essi fossero un grosso problema per Popolari di Bari, ad esempio. Ma questo era solamente un modo per presentare ai lettori come la grana dei prestiti non performanti (NPL) sia uno dei problemi più incipienti sulla lista di quelli da risolvere da parte delle banche commerciali. Essi non sono altro che l'inevitabile risultato del sistema bancario a riserva frazionaria. L'incentivo ad espandere il proprio bilancio piramidando prestiti sulle riserve detenute in deposito, è il modo attraverso il quale la maggior parte delle banche cerca di staccare profitti nel minor tempo possibile. L'espansione monetaria delle banche centrali non dura per sempre, quindi si tratta di una questione di tempistica: incassare i profitti ed uscire.

Peccato, però, che le banche commerciali rimangano vittime del loro stesso gioco, poiché incapaci di uscire quando sarebbe più opportuno. Solo poche ci riescono attuando, di solito, richieste di margin call mirate a scappare dai carboni ardenti rappresentati da una inevitabile liquidazione degli eccessi di debito e leva finanziaria. Durante la fase espansionistica del ciclo economico l'incentivo a ricorrere all'ingegneria finanziaria per gonfiare artificialmente asset in realtà di dubbio valore, è il metodo che hanno perseguito le banche commerciali per cercare di stimolare i loro profitti. Inondate inoltre da dividendi inattesi da parte delle misure allentate delle banche centrali, s'immergono in attività finanziarie sempre più rischiose per velocizzare i ritorni nei loro bilanci. Non è un caso, ad esempio, se i junk bond durante i periodi espansivi sfoggino rendimenti pressoché ridicoli.




Le società che emettono questo tipo di obbligazioni sembrano acquistare ogni giorno che passa sempre più valore, ingrandendo quindi l'attività ed impegnandosi in progetti esponenzialmente dispendiosi. Non solo, ma il credito a buon mercato stimola altre pratiche d'ingegneria finanziaria, come il riacquisto d'azioni proprie e, nel caso in cui iniziassero a palesarsi difficoltà di gestione dei costi, fusioni & acquisizioni. Ovviamente tutto ciò quando le banche centrali spingono con veemenza il pedale dell'acceleratore. Una volta che invece passano ai freni, le cose cambiano visto che i prestiti a buon mercato per sovvenzionare pratiche simili non ci sono più. La manomissione del tasso del mercato monetario, quindi, porta ad una catena di eventi che infine si conclude con buchi di bilancio, crediti inesigibili, fallimenti e, infine, il bust.

È la crescita fittizia dell'ambiente economico che infine conduce inevitabilmente lungo il pendio scivoloso della recessione. Tale punto, sebbene possa sembrare scontato, stenta ad essere compreso dal mondo accademico moderno, con parecchi soloni convinti che invertire causa ed effetto in economia possa risultare un ottimo modo per identificare i problemi che soventi si presentano alla porta delle varie economie mondiali. Questo è un punto in particolare che ritroviamo, ad esempio, nella descrizione di Friedman della crisi degli anni '30, il quale è stato ripreso e santificato da banchieri centrali quali Draghi e Bernanke. Si pensa che dare ampio margine d'azione alle banche centrali, sia l'espediente ultimo col quale impedire alla società di "cadere preda" delle crisi economiche. Ciò equivarrebbe a dire che imbottirsi di farmaci è la giusta strada da percorrere per non ammalarsi mai.

Invece è proprio l'attivismo del settore bancario centrale che mette in moto il ciclo boom/bust. Perché? Perché inficia la crescita e successivamente erode il bacino della ricchezza reale. Quest'ultimo, infatti, è composto sostanzialmente da beni di consumo i quali vanno a sostenere la struttura di produzione del presente e la struttura di produzione impegnata a valorizzare le infrastrutture. Quella parte del bacino della ricchezza reale che viene messa da parte e destinata ad usi futuri, è nota come risparmio reale; mentre la sua allocazione in progetti imprenditoriali, è nota come investimento. La dimensione del bacino della ricchezza reale determina, quindi, il livello dell'investimento di capitale, e di conseguenza la crescita della produttività.

L'inflazione artificiale dell'offerta di moneta da parte delle banche centrali, ingrandita dalla riserva frazionaria praticata delle banche commerciali, si traduce in un aumento artificiale del consumo presente, poiché vengono alterate le preferenze temporali degli attori di mercato e la loro capacità di finanziare spese supplementari. Questo significa falsi segnali economici in tutto l'ambiente economico, cosa che suggerisce erroneamente agli attori di mercato che esistono fondi da cui attingere per estendere il loro orizzonte temporale riguardo gli investimenti. Di conseguenza vengono intraprese attività i cui rendimenti si paleseranno più in là nel tempo (es. costruzione di case, automobili, ecc.). Questo equivale ad un carpentiere che, nel dover costruire un edificio, ritiene d'aver più mattoni di quelli che realmente possiede. Una volta che comprende la realtà delle cose, e vedendo di non poter finanziare ulteriormente la sua opera, deve dichiarare bancarotta. E, a catena, gli istituti di credito che gli avevano concesso prestiti, si ritrovano buchi di bilancio.

In parole povere, l'inflazione monetaria artificiale e l'allocazione distorta delle risorse creano una vulnerabilità, la cui ciclicità si estende a macchia d'olio nell'ambiente economico man mano che le distorsioni economiche introdotte dalla banca centrale vanno avanti. Di conseguenza si viene a creare una sensibilità sistemica a qualsiasi riduzione dello stock di moneta e rallentamento dell'erogazione del credito. Finché il bacino della ricchezza reale continua ad espandersi, le politiche monetarie allentate danno l'impressione che l'attività economica sia in salute; i veri problemi sorgono, infatti, quando esso diventa stagnante o, peggio, inizia a declinare.

Ed un pompaggio di denaro più aggressivo non annullerà la discesa dell'economia verso il baratro, in quanto il denaro, essendo un mezzo di scambio, non può sostituire i beni di consumo finali. Una tale strategia non farà altro che trasformare le vulnerabilità da cicliche a strutturali. L'erosione del bacino della ricchezza reale rende più difficile generare quei profitti su cui le imprese basavano il ripagamento dei prestiti, ed i costi le mandano in bancarotta. In un certo senso si tratta di un processo endogeno, ma innescato da eventi esogeni e artificiali messi in moto dalle banche centrali e banche commerciali. Il declino dei profitti, e in molti casi utili che si trasformano in perdite, costringe le banche ad aumentare le garanzie o richiedere il rimborso completo dei prestiti. Da qui in poi accade ciò che è stato descritto in precedenza: fallimenti di aziende, contrazione del credito ed ulteriore contrazione dell'attività imprenditoriale.





La Caterpillar è un esempio emblematico che ripropongo spesso, al fine di far capire come la creazione di ricchezza reale sia importante all'interno dell'ambiente economico, poiché in assenza della quale non esiste intervento centrale che possa continuare ad allungare la fase di semi-boom del ciclo economico. Nonostante i risultati pessimi sfoggiati dall'azienda in questione, ancora riesce a sopravvivere grazie all'accesso che può avere al credito facile. Dopo l'artificialità dei suoi guadagni durante il boom immobiliare cinese, il suo bilancio è calato drammaticamente man mano che la locomotiva rossa ha perso vapore e di riflesso ha dovuto prosciugare le spese in conto capitale in quelle nazioni asiatiche che rappresentavano la catena di approvvigionamento (es. materie prime) della Cina.

Attraverso il credito facile ha potuto finanziare operazioni di ingegneria finanziaria che hanno lo scopo di effettuare un "window dressing" del bilancio (es. riacquisti di azioni proprie). In un ambiente economico del genere la creatività viene seppellita dal clientelismo e dalla foga di accumulare profitti, lasciando l'innovazione e la ricerca al palo. In questo modo è come se esistessero barriere all'ingresso nel mondo dell'impresa, permettendo alle grandi realtà di sopravvivere e consumare risorse reali. Un esempio simile ce lo abbiamo proprio in casa nostra, con l'acquisizione di Generali da parte di Intesa San Paolo.

Considerate ora che entrambe le realtà possiedono circa €160 miliardi di bond del Tesoro italiani, il 7% del totale di quelli esistenti. Riuscite a sillabare "ritorno tonante dei bond vigilantes"? Non solo, ma data la scarsa diversificazione di titoli offerti da questi istituti e la scarsa alfabetizzazione finanziaria da parte degli italiani, è altamente probabile che una parte sostanziale di suddetta cifra sia detenuta in conto terzi. Riuscite a sillabare "torce e forconi per le strade"?

Ma le banche centrali stanno impedendo la conclusione del ciclo economico, mettendo in campo tutte le misure presumibilmente anti-cicliche a loro disposizione.



IL GIGANTESCO LBO FAVORITO DALLE BANCHE CENTRALI

Finora le banche centrali sono state l'ultimo baluardo contro una pulizia dei mercati dagli errori economici del passato e del presente. Sventolando il feticcio della stabilità dei prezzi e dell'ambiente economico nel suo complesso, si sono lanciate in una campagna monetaria che non ha precedenti nella storia in tempo di pace. Infatti, perseverando lungo la via del cosiddetto "effetto ricchezza a cascata", hanno inondato i mercati mondiali con denaro gratuito affinché si potesse reflazionare la bolla appena scoppiata. Avendo Main Street raggiunto la condizione di Picco del Debito, sono stati i piani alti delle grandi aziende (come abbiamo visto con la Caterpillar, ad esempio) ad offrire in sacrificio sull'altare della ZIRP i bilanci delle loro aziende.





Chiunque potesse fornire come garanzia denaro contante, in virtù delle nuove regole post-2008 impostate per impedire una "speculazione rampante", avrebbe potuto accedere a nuovi prestiti. Questo significa che sono state principalmente le grandi aziende e gli operatori nel mercato finanziario che hanno potuto accedere al denaro di nuova creazione da parte delle banche centrali. Immaginiamo, quindi, un manager finanziario in grado di prendere in prestito €100 milioni ad un tasso ridicolo d'interesse (es. 1%) ed investirli in un'azienda il cui rendimento è del 5% al netto delle tasse. Stiamo parlando di un ritorno netto del 4%, ovvero, €4 milioni. Ma perché accontentarsi dal momento che la disponibilità di credito facile è praticamente infinita? Di conseguenza potrebbe vendere il 70% dell'azienda acquistata a fondi pensione o altri istituti per l'ammontare del prestito iniziale (es. €100 milioni) ed intascare il restante 30%.

Stiamo parlando di €30 milioni, ad esempio, senza che si creasse produzione reale nel frattempo. Coloro in grado di accedere al mercato dei fondi mutuabili potrebbero facilmente spiazzare tutti coloro che, mancando di risorse monetarie, avrebbero buone idee in linea con una domanda genuina di mercato ma che purtroppo non potrebbero realizzare. Allo stesso tempo, l'azienda precedentemente acquistata, in virtù dell'afflusso di nuovi capitali, potrebbe sostenersi accendendo a sua volta nuovi prestiti. Ma piuttosto che utilizzarli in settori cruciali come la R&S, continuerebbe a gonfiare il suo valore per sopravvivere in un ambiente di mercato in cui i fondamentali economici sono distorti o per rendersi appetibile ad operazioni di fusione & acquisizione.




Quindi è stata creata una maggiore diseguaglianza nell'ambiente economico, ma è nata da schemi centrali e non dalle decisioni dei consumatori di premiare o punire le varie realtà imprenditoriali. È in corso un'erosione di ricchezza reale e la classe media ne sta subendo le più aspre conseguenze. E la sta pagando la gente comune, vedendosi applicare tassi sui mutui che dovrebbero essere applicati all'intero ambiente economico poiché riflettenti le preferenze temporali reali degli individui. Non esiste giustificazione alla mole esorbitante di leva finanziaria e prestiti nelle sale finanziarie, visto che il flusso di risparmi si sta assottigliando sempre di più. Si tratta, quindi, di prestiti scoperti.





Main Street è tornata a spendere alla vecchia maniera: in base al reddito guadagnato. Ciononostante, a causa della progressiva erosione del bacino della ricchezza reale, notiamo come la quantità di risorse scarse venga consumata da attività che le sprecano e costringono il resto del panorama economico a vivere di ciò che avevano messo da parte. E questo è possibile riscontrarlo anche nel settore immobiliare, il quale è stato reflazionato, ma non attraverso gli acquisti di case da parte della gente comune, bensì dalla trasformazione delle banche in proprietari di immobili da affittare. Se all'inizio del bust del 2008 queste erano considerate delle passività dimezzate di valore, quelle famiglie che hanno visto pignorata la loro casa dovevano pure vivere da qualche parte. Questo ha scatenato praticamente una caccia ad abitazioni in cui spostare le poche cose trattenute ed ottenere un affitto decente.

Questo aspetto ha scatenato i giocatori d'azzardo nel casinò e gli istituti di credito, buttandosi a capofitto in questo mercato e reflazionandolo. Se si considera l'esempio del manager finanziario di prima, il quale può prendere in prestito con particolare semplicità e accedere ad una leva finanziaria spropositata, che speranze hanno gli individui di Main Street di comprare una casa al giorno d'oggi senza essere costretti a sborsare cifre gonfiate artificialmente? I seguenti grafici parlano da soli.






Come ho accuratamente documentato nel mio trio di articoli, Sulla scia di una perdita di fiducia, Sulla scia di una perdita di fiducia: potenziali inneschi, Sulla scia di una perdita di fiducia: i movimenti dell'oro, al giorno d'oggi la merce più commerciata è la fiducia e si sta consumando al consumarsi del bacino della ricchezza reale. Nonostante il fatidico "rialzo dei tassi" il bilancio della FED è ancora gonfio a $4,400 miliardi; nonostante le proiezioni, i tassi dei fondi federali sono stati "rialzati" di 50 miseri bps; la BCE, negando all'inizio il suo coinvolgimento in un QE, s'è infine contraddetta e l'ha lanciato nel 2015; nonostante esistessero regole ben precise in Europa, le nazioni europee e la BCE le hanno violate tutte. Negli articoli citati qui sopra è stato esposto il pericolo che corrono le banche centrali qualora dovessero chiudere del tutto i rubinetti monetari, ma se non lo fanno l'esito sarà peggiore.

Le politiche monetarie non convenzionali non hanno fatto nulla per stimolare una crescita economica sostenibile, invece hanno alzato l'asticella dell'azzardo morale contribuendo ad erodere un bacino della ricchezza reale già depresso a causa degli errori economici del passato. Questo significa che alla fine il denaro creato ex novo dalle banche centrali finirà per invadere l'economia più ampia, conducendo ad una tempesta inflazionistica che non riusciranno a tenere a bada. È quello che sta accadendo in Inghilterra, ad esempio, con l'inflazione dei prezzi che si prospetta salire fino al 4% quest'anno. A seguito del referendum, la BoE di Carney ha arroventato la stampante monetaria portando la sterlina a svalutarsi del 20% rispetto all'euro e al dollaro sin dalla Brexit. Nel contempo i costi del lavoro inglesi stanno aumentando rispetto ad una produttività stagnante, mentre l'indebitamento delle famiglie (es. prestiti personali +10.6% annuo, mutui +3.1% annuo) è aumentato rispetto ad una situazione reddituale che resta al palo.

Se le pressioni inflazionistiche indurranno la BoE ad innalzare i tassi d'interesse, l'onere di servire il debito si scaglierebbe sulle famiglie causando un panico in stile 2008. Inoltre, data l'interconnessione dell'attuale sistema economico, significherebbe un contagio sistemico assicurato.



VULNERABILITA' SISTEMICHE E MISURE DISPERATE

L'esito sarà una cascata di margin call tra i vari istituti di credito, i cui prodotti tossici hanno invaso l'ambiente economico. Perché dico tossici? Perché rappresentano doline finanziarie che non faranno altro che drenare ricchezza reale, visto che sono state salvate da un alluvione di denaro e credito gratuito. Ma come abbiamo visto nelle sezioni precedenti di questo articolo, alla fine i nodi vengono al pettine. Addirittura c'è uno stato che, rinomato per il suo prestigio finanziario, è finito nei guai a causa della sconsideratezza economica. Sto parlando di San Marino, che avendo cavalcato l'onda dell'espansione monetaria pre-Grande Recessione, adesso si ritrova giganteschi buchi di bilancio a livello statale ed a livello delle sue banche commerciali. Per queste ultime stiamo parlando di prestiti non performanti al 47% di quelli totali.

La presunta prosperità svanita nel nulla nello stato di San Marino, era figlia di quelle meccaniche che sono state fin qui spiegate: espansione monetaria artificiale e riserva frazionaria. I figli finanziari deformi fuoriusciti da questa diabolica coppia sono il veleno che alla fine manderà all'aria i piani presumibilmente ben congeniati dei pianificatori monetari centrali. Adesso siete a conoscenza delle dinamiche alla base dei mercati in cui l'intervento centrale distorce segnali economici e prezzi, inducendo in errore gli attori di mercato. Il PIL è una misura fuorviante della presunta ricchezza economica, così come il VIX è una misura fuorviante per determinare la rischiosità dei mercati. Voglio dire, le distorsioni delle banche centrali mascherano lo stato di salute reale delle varie realtà economiche e bisogna unire vari puntini prima di scovare il marciume nell'attuale sistema economico.

Unicredit, la prima banca italiana per grandezza, ha fatto registrare a fine 2015 un book equity di €50 miliardi. Il prezzo per azione, invece, è di circa €3; e con circa 6,000 azioni in circolazione, la capitalizzazione di mercato di Unicredit è di circa €20 miliardi. Monte dei Paschi ha un book equity di circa €10 miliardi e una capitalizzazione di mercato di circa €2 miliardi. Questo significa che i mercati non ritengono che il patrimonio di Unicredit valga tanto quanto quello dichiarato dalla banca stessa, ovvero, non €50 miliardi ma €20 miliardi. E le maggiori banche italiane sono nelle stesse condizioni. Oltre a ciò c’è la gigantesca mole di prestiti non performanti che il nuovo fondo salva-banche dovrebbe disinnescare (nonostante quasi la metà dei propri fondi siano andati a Popolare Vicenza). Ma i mercati stanno facendo call ad Unicredit, portando quest'ultima a mostrare la verità dietro l'inconsistenza dietro il presunto fondo salva-banche.

E adesso aspettatevi sicuramente un maggiore intervento da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Si presume che tale agenzia governativa sia in grado di spendere oltre le sue capacità, e quindi non fare deficit, per finanziare gli investimenti in cui decide di lanciarsi. Davvero è possibile una cosa del genere? Se ci si gira dall’altra parte, tutto è possibile. Il deficit della CDP non viene conteggiato on-budget, ma off-budget. Ebbene sì, se davvero dobbiamo berci la favoletta dello stato-imprenditore, allora con essa dobbiamo sciropparci il pacchetto completo, compresa la possibilità d’avere una doppia contabilità. Tutti gli stati hanno una doppia contabilità; le loro passività si estendono ben oltre il debito che viene riportato sovente nelle statistiche economiche ufficiali. L’Italia non fa eccezione. Sebbene si dica che il suo deficit ufficiale sia inferiore al 3%, quello reale è ben più profondo. Basta solo cambiare le regole del gioco per far sembrare tutto lecito.

Ma ecco la parte importante, perché qui entrano in gioco i depositi postali e, più in generale, i risparmi degli italiani. Infatti, la CDP finanzia gli investimenti in cui decide di puntare attraverso gli stessi depositi che i correntisti pensano siano al sicuro in cassette di sicurezza e sfornino magicamente interessi. Ciò che non sanno è che, sebbene possano ritirare contanti qualora ne avessero bisogno, il denaro depositato è sparito. È stato prestato per finanziare un qualche progetto sponsorizzato dallo stato. Il problema con questi progetti è che hanno lo scopo di soddisfare desideri clientelari e spesso sono improduttivi, lasciando un buco all’interno del bilancio del creditore.

Se stessimo parlando di un libero mercato, non esisterebbe una cosa del genere, perché secondo le regole del diritto commerciale quell’entità che avesse investito denaro frodando i propri correntisti e poi l’avesse perso, avrebbe dovuto rispondere davanti alla giustizia delle sue malefatte. Nel nostro caso non è possibile portare lo stato in tribunale. Non solo: esso può tamponare temporaneamente i buchi di bilancio delle sue agenzie facendo rifornimento dal suo bancomat pressoché illimitato. È per questo che le tasse non diminuiscono. In passato sono stati commessi errori economici che infine devono esseri pagati. Rimandarli nel tempo acuirà solamente la loro portata e il dolore economico risultante.

La CDP, quindi, rimane nell’ombra. Questo le permette di muoversi come meglio crede sfruttando il meccanismo della riserva frazionaria per sfornare favori clientelari. La prova? Le tasse non sono diminuite. Il debito non è diminuito. Le spese non sono diminuite. Questo a riprova di uno stato in bancarotta come l’Italia che tenta di dare l’illusione di prosperità fornendo guadagni inattesi a tutti quei capitalisti clientelari che si abbeverano alla sua fonte. Ora i bilanci delle famiglie sono saturi; i bilanci delle banche commerciali continuano a essere disastrati e pingui di sofferenze.

Quindi è stato dapprima necessario l’ukase di Draghi nel 2012 per permettere all’illusione di continuare e poi il QE. Misure implementate solo per guadagnare tempo, calciare un po’ più in là il barattolo e cercare di nascondere una verità ovvia: l’Europa e l’Italia in particolare sono in bancarotta. Ma l’invadenza della BCE sta cercando di ritardare quanto più possibile quest’esito inevitabile, diventando a tutti gli effetti un market maker nel mercato obbligazionario statale. Questo influisce anche sui buoni fruttiferi postali che, emessi da CDP e garantiti dallo stato italiano, rappresentano il modo attraverso il quale sequestrare nel modo più legale possibile risorse dal mercato e consegnarle nelle mani di un gruppo di sperperatori cronici e irresponsabili finanziari. Non a caso le obbligazioni statali sono le uniche che hanno una tassazione al 12.50%, diversamente da altri asset. Inoltre, il denaro raccolto da queste obbligazioni finisce per finanziare progetti improduttivi che o non vedranno mai la luce o saranno inutili una volta finiti.

L’esuberanza irrazionale nei mercati obbligazionari, alimentata dalla BCE, ha creato per l’ennesima volta l’illusione che stavolta le cose andranno diversamente. Non è così. Non è mai andata diversamente. Le azioni contenute nel libero mercato, rappresentate dalle migliaia di miliardi di scelte operate ogni singolo giorno dagli attori di mercato, garantiscono un esito avverso a quello presupposto dai pianificatori centrali. Ora avete un motivo per non far più rimanere nell’ombra questo pachiderma statale.



CONCLUSIONE

Le banche centrali sono all'angolo: normalizzando la politica monetaria causeranno un crollo deflazionistico; assecondando ulteriormente una politica monetaria allentata causeranno un crollo inflazionistico. Queste sono dinamiche imprescindibili, nonostante i tempi vengano dilatati attraverso interventi centrali sempre più invadenti. Sebbene forniscano sollievo temporaneo, lo prendono in prestito dal futuro esponendo la società ad una correzione più severa. Come? Deviando risorse scarse verso quelle attività che sprecheranno ricchezza piuttosto che crearla. I vari giri di allentamento quantitativo da parte delle principali banche centrali del mondo hanno avvantaggiato solo quelle realtà più vicine al rubinetto monetario: grandi banche commerciali e trader finanziari.

Ma le leggi dell'economia possono essere aggirate, ma non violate. Infatti il bacino della ricchezza reale è stato continuamente eroso, creando vulnerabilità sistemiche che alla fine esploderanno inesorabilmente. L'attuale panorama economico è composto da vari tasselli vacillanti, e benché i pianificatori centrali metteranno in campo interventi sempre più invadenti, s'avviearà un domino inarrestabile.

A quanto pare è finito l'effetto dei prezzi bassi del petrolio sulla maggior parte dei beni di consumo. Adesso arriva il momento in cui resterà in gioco un solo parametro: il denaro creato ex novo dalla BCE inizierà ad inondare lentamente l'economia più ampia. Sebbene la maggior parte sia rimasta confianta nel circuito finanziaria, esso, in un modo o nell'altro, troverà la sua strada verso l'economia più ampia. Questi sono solo i primi effetti. Lo zio Mario tirerà il freno della stampante monetaria a seguito di questi sviluppi inflazionistici nei prezzi? Se lo farà la prima a capitolare sarà l'Italia, e torneranno i fantomatici short-seller tanto amati dalla Consob.