venerdì 9 dicembre 2022

La Grande Inversione, Parte II

 

 

di Alasdair Macleod

Con l'aumento incontrollato dell'inflazione dei prezzi e il forte aumento dei tassi d'interesse, l'ambiente economico/finanziario per le banche commerciali è cambiato radicalmente. Con i crediti inesigibili che incombono e i prezzi delle obbligazioni al ribasso, la procrastinazione è ora nemica dei banchieri.

Siamo all'inizio della cosiddetta Grande Inversione e questo articolo prosegue il discorso iniziato con la prima parte.

L'imperativo per i banchieri di rispondere a queste condizioni prevale su tutte le altre questioni, se le loro attività devono sopravvivere. Stiamo entrando nella fase di bust del ciclo del credito bancario, la quale promette di essere catastrofica e i pianificatori monetari centrali presso le banche centrali non possono fare nulla per fermarlo.

Dopo aver delineato la portata dei problemi affrontati da ciascuna banca d'importanza sistemica globale nella parte precedente, questa guarda al futuro della montagna da $600.000 miliardi in derivati. È sorta dal calo a lungo termine dei tassi d'interesse sin dalla metà degli anni ottanta, era terminata lo scorso anno. È quasi interamente distribuita attraverso banche e banche ombra.

La domanda da affrontare è: qual è il futuro per la montagna dei derivati ora che la tendenza al ribasso dei tassi d'interesse è terminata? E quali saranno le conseguenze economiche?


Se foste voi ad avere per le mani la patata bollente...

Immaginate, per un momento, di essere l'amministratore delegato di una banca commerciale coinvolta nel prestito alle imprese e con centri di profitto che agiscono in una serie di attività finanziarie. In qualità di amministratore delegato, siete responsabili nei confronti del consiglio di amministrazione per le prestazioni della banca e, in ultima analisi, degli azionisti per il mantenimento e l'aumento del valore delle loro azioni.

Inoltre, collochiamo questo esercizio immaginario nel presente. Questi sono i problemi che dovrebbero tenervi svegli la notte:

• In comune con i vostri concorrenti, il rapporto tra gli attivi di bilancio e il patrimonio netto totale è quasi il più alto nella storia della banca, in molti casi per altre banche oltre venti volte.

• L'inflazione ufficiale, misurata dall'IPC, è a circa il 10% e i prezzi alla produzione stanno crescendo un po' più velocemente. La vostra banca centrale prevede un ritorno all'obiettivo del 2% tra due o tre anni, ma i vostri contatti presso suddetta istituzione vi hanno ammesso in privato che non possono immaginare le circostanze in cui ciò sarebbe realizzabile senza una profonda recessione.

• I rendimenti obbligazionari sono in aumento e le perdite iniziano a incidere sugli investimenti della vostra banca. Avete un'esposizione diretta alle obbligazioni societarie e alle azioni, ma sono comunemente detenute come garanzia rispetto ai prestiti ai clienti.

• In che modo i tassi d'interesse più elevati incidono sulla qualità del portafoglio prestiti della vostra banca? Avete sostenuto i vostri clienti durante la crisi sanitaria, la quale ha aumentato l'indebitamento di tutti loro. Ciò espone la vostra banca a un rischio critico d'insolvenza se i tassi aumentano ulteriormente.

• L'attività di prestito è stata redditizia per decenni, ma adesso la vostra banca sta iniziando a vedere un aumento sostanziale delle insolvenze. Se le garanzie sui prestiti non sono disponibili da parte delle agenzie governative, potreste dover chiudere questa attività.

• Quale impatto avranno i tassi d'interesse più elevati sull'esposizione ai derivati della vostra banca? Quali sono i rischi di controparte nelle catene di derivati? I derivati che coinvolgono controparti non adeguatamente capitalizzate dovrebbero essere venduti o, ove abbiate la possibilità di farlo, chiusi.

Il problema di fondo è che sono cambiate le condizioni che hanno portato la vostra banca ad essere sempre più coinvolta in attività diversificate, come l'investment banking, il trading e la gestione degli investimenti. Sin dalla deregolamentazione finanziaria negli anni '80, la vostra banca si è espansa in queste aree redditizie. L'intero settore è passato dalla negoziazione del credito alla generazione di entrate da commissioni. La crescita di questo tipo di ricavi può essere direttamente correlata al ribasso artificiale dei tassi d'interesse che, al di là d'interruzioni quali gli eccessi delle dot-com e la crisi della Lehman, ha stimolato la crescita di corporate finance, underwriting, investment management e trading in titoli finanziari. L'espansione di queste attività, a sua volta, ha portato a una massiccia espansione dei mercati dei derivati, con l'ideazione di nuovi strumenti, come i credit default swap e gli swap sui tassi d'interesse.

Se, e questo è ciò che dovrebbe preoccuparvi davvero, la tendenza a lungo termine del calo dei tassi d'interesse mondiali è terminata ed è ora destinata a invertirsi, non solo temporaneamente ma per il resto di questo decennio e forse oltre, allora le ragioni che giustificano l'espansione della vostra banca lontano dalla sua attività principale di prestito è giunta al termine. In qualità di amministratore delegato, come sciogliere gli interessi dipartimentali profondamente radicati e mantenere gli azionisti in gioco?

È tempo che l'intero esecutivo venga coinvolto con urgenza in un dibattito ad ampio raggio su quanto gravi possano essere queste minacce e su dove dovreste agire per proteggere gli interessi degli azionisti. Dato l'elevato livello di leva finanziaria, la sopravvivenza della vostra banca è in pericolo se si agisce in modo indeciso o troppo lentamente. State guardando negli occhi la spiacevole prospettiva della Grande Inversione.


Rapporti di bilancio

Ci sono due rapporti che interessano maggiormente ai banchieri. Il primo è il rapporto tra attività liquide e illiquide rispetto alle fonti di finanziamento del bilancio. Questi sono stabiliti dalle autorità di regolamentazione attraverso i regolamenti di Basilea, ora alla loro terza iterazione. Le banche sono tenute a presentare periodicamente i dettagli dei loro bilanci alle autorità di regolamentazione bancaria in conformità con la formula "requisito di finanziamento stabile netto" stabilita da Basilea III.

Il secondo rapporto è di minore importanza per le autorità di regolamentazione, ovvero il rapporto tra il capitale di classe 1 e il bilancio totale, che i regolamenti di Basilea indicano come il coefficiente massimo di leva finanziaria: il capitale di classe 1 non deve essere inferiore al 3% degli attivi della banca. In altre parole, a determinate condizioni, una banca può teoricamente sottoporre a leva i suoi attivi rispetto al patrimonio netto fino a trentatré volte. Va però notato che all'interno di tale coefficiente di leva finanziaria, una banca è autorizzata a compensare determinate classificazioni di credito, riducendo la sua apparente dimensione di bilancio. I seguenti sono esempi di forme nascoste di attivi e passivi di bilancio:

• Le operazioni di finanziamento tramite titoli, che includono pronti contro termine e altri derivati, possono essere compensate se sono tra la stessa controparte e hanno la stessa scadenza. Per un quadro contabile onesto, il bilancio di una banca dovrebbe riflettere crediti e debiti su entrambi i lati del suo bilancio fino alla loro estinzione.

• I derivati su crediti lunghi e corti possono essere compensati a condizione che non vi siano disallineamenti nelle scadenze. Ancora una volta, tutti gli oneri dovrebbero riflettersi su entrambi i lati del bilancio e i metodi di valutazione danno alle banche un enorme margine di manovra, un problema che le autorità di regolamentazione non sono in grado di affrontare adeguatamente.

• Gli elementi fuori bilancio sono solo parzialmente riconosciuti attraverso fattori di conversione del credito standardizzati. Se una banca ha attivi fuori bilancio, questi dovrebbero opportunamente riflettersi nei suoi conti.

Pertanto la leva reale di un bilancio bancario può essere notevolmente maggiore di quanto una banca conforme alle normative di Basilea dichiarerà nei suoi conti certificati. Ma pur rispettando le regole di Basilea, il consiglio di amministrazione di una banca ha un dovere primario, spesso dimenticato anche da alcuni amministratori delegati, nei confronti dei propri azionisti: sono i cambiamenti nel rapporto tra gli attivi di una banca e il suo patrimonio netto che alimentano il ciclo di espansione e contrazione del credito bancario, che a sua volta alimenta il ciclo economico.

Sebbene abbiano una competenza specifica nella valutazione del rischio di prestito, i banchieri sono pur sempre esseri umani. Quando percepiscono una diminuzione del rischio di credito, aumentano la quantità di credito offerto, iscritto come attivo nei loro bilanci, senza aumentare il patrimonio netto. La loro fiducia è sincronizzata attraverso l'intelligence di mercato delle singole banche e le informazioni comunemente disponibili sulle condizioni di prestito. C'è una cosa di cui pochi banchieri si rendono conto: è l'espansione della loro attività di prestito a creare la stessa fiducia nelle condizioni di prestito osservate.

Il vantaggio per la banca si accresce ampliando il rapporto tra il totale dell'attivo di bilancio e il patrimonio netto. Un margine di prestito lordo del 2% diventa il 20% per gli azionisti in un bilancio con una leva dieci volte superiore. Tuttavia ciò dipende dal mantenimento dei margini, il che, quando le banche competono tra loro per l'attività di prestito, è improbabile. Inoltre la tendenza al ribasso dei tassi nel corso degli ultimi decenni a causa delle politiche lassiste delle autorità monetarie ha portato a un aumento generale della leva finanziaria mentre le coorti bancarie hanno cercato di mantenere alta la redditività.

Sappiamo tutti che questo assetto ha di recente raggiunto una posizione estrema, con tassi d'interesse innaturalmente negativi imposti dalle banche centrali principalmente in Giappone, Eurozona e Svizzera. In risposta ai tassi fortemente compressi, le grandi banche commerciali dell'Eurozona hanno fatto leva sui pronti contro termine per compensare i margini di prestito ridotti. Il mercato europeo dei pronti contro termine ha superato i €9.000 miliardi.

Per questi motivi le G-SIB (banche d'importanza sistemica mondiale) con la leva finanziaria più elevata si trovano nell'Eurozona e in Giappone. La tabella di seguito mostra la leva finanziaria del loro bilancio, dal più alto al più basso (la terza colonna), e il rating del prezzo in base al quale il mercato ne valuta il rischio.

Con le G-SIB dell'Eurozona e del Giappone in testa alla lista delle banche con la maggiore leva finanziaria, la domanda che ci si pone è: ora che i tassi d'interesse stanno salendo, come faranno queste banche ad adeguare i loro rapporti di bilancio a livelli più normali (tra otto e dieci volte o anche meno)? In ogni caso, è probabile che l'indebitamento di bilancio reale sia molto, molto più elevato, principalmente a causa del trattamento contabile delle obbligazioni derivate. Queste sono le stesse banche che sono maggiormente coinvolte nel mercato dei pronti contro termine, hanno posizioni significative in derivati, hanno derivati su crediti, cambi esteri e commodity e indicano solo parzialmente le obbligazioni fuori bilancio mediante fattori di conversione del credito standardizzati.

In termini generali, nel nuovo contesto dei tassi d'interesse, le banche sono quasi certe di limitare il rischio di controparte riducendo la loro esposizione verso altre banche; e questo per due motivi. In primo luogo, la contrazione dei bilanci in tutto il settore bancario aumenta significativamente il rischio sistemico e un numero significativo di banche nella tabella qui sopra ha un'elevata probabilità di andare in bancarotta. In secondo luogo, come coorte i banchieri sono motivati ad agire allo stesso modo e per le stesse ragioni allo stesso tempo, anche quelle banche senza esposizione ai derivati. La contrazione e le conseguenze degli obblighi interbancari non vanno ignorate.


I problemi dell'aumento dell'inflazione, dei tassi d'interesse e dei rendimenti obbligazionari

Dopo decenni d'inflazione minima dei prezzi, le banche centrali sono state colte di sorpresa quando i prezzi al consumo hanno iniziato a salire e hanno continuato a farlo. Inizialmente hanno detto che era una situazione transitoria; quando poi sono stati sconfessati dalla realtà, hanno ritardato di un anno il ritorno al fantomatico 2% d'inflazione dei prezzi. Il grafico qui sotto, raffigurante l'attuale previsione dell'Office for Budget Responsibility del Regno Unito, è il classico esempio in merito: l'OBS si aspetta ancora che torni al 2% a breve. Ammettere il contrario significa riconoscere un completo fallimento della politica monetaria.

Il Congressional Budget Office degli Stati Uniti è altrettanto irrealisticamente ottimista sulle prospettive riguardo l'inflazione dei prezzi al consumo.

Ma con i prezzi al consumo già in aumento negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa a un ritmo del 10%, e molto probabilmente continueranno a salire nei prossimi mesi, la disconnessione dei tassi d'interesse è sostanziale e può essere colmata solo con tassi d'interesse che raddoppiano o addirittura triplicano da qui. Anche se si limitassero a raddoppiare, i piani aziendali di tutti i produttori e fornitori di servizi andrebbero a carte quarant'otto; inutile dire che sulla scia di questa catastrofe i crediti inesigibili per le banche schizzerebbero alle stelle.

L'effetto sui titoli finanziari non sarà meno devastante. Sebbene le banche generalmente limitino la loro esposizione obbligazionaria a scadenze più brevi, in genere inferiori a un anno, è probabile che le banche nell'Eurozona e in Giappone abbiano una certa esposizione a scadenze più lunghe; potrebbero avere anche una certa esposizione alle obbligazioni societarie e alle obbligazioni di debito garantite, anch'esse a rischio a causa dell'aumento dei tassi d'interesse. Ciò non deve essere ignorato e l'evidenza di un calo della disponibilità di credito per le imprese è già emerso nelle indagini dei funzionari addetti ai prestiti. Il nostro prossimo grafico, sul sentiment delle banche statunitensi nei confronti dei mutuatari aziendali, conferma che la contrazione del credito è già in corso.

Chiaramente il credito bancario è destinato a contrarsi fortemente e, insieme a tassi d'interesse più elevati, è probabile che porti a un'escalation di crediti inesigibili, insolvenze e aumento della disoccupazione. È probabile che queste condizioni si sviluppino prima che i tassi d'interesse possano riflettere adeguatamente la svalutazione delle principali valute, riflessa nell'aumento dei prezzi al consumo.

Gli economisti mainstream presumono che la recessione in via di sviluppo limiterà la domanda dei consumatori, portando a un miglioramento del problema dell'inflazione dei prezzi al consumo. Inoltre alcune catene di approvvigionamento stanno ricominciando a funzionare, in particolare per quanto riguarda i chip per computer. Ma prima di considerare in che modo un calo della domanda influisce sui prezzi, dovremmo ricordare che l'effetto di mercato iniziale di una contrazione del credito bancario è sempre quello di far salire i tassi d'interesse a causa dell'accelerazione della domanda di credito derivante dalle mancate vendite e dall'accumulo di scorte mentre le banche cercano di ridurre i propri oneri.

Poiché la quasi totalità delle transazioni registrate che compongono il PIL sono regolate con il credito bancario, la sua contrazione ridurrà anche il PIL. Poiché i bilanci delle banche sono fortemente indebitati e l'aumento dei tassi d'interesse determinerà una grave contrazione del credito, l'effetto non sarà banale: se un banchiere deve mantenere il controllo sulle cancellazioni delle sofferenze, non deve tardare a ridurre la sua esposizione.

È per questo motivo che il ciclo del credito bancario è come una serie di aumenti graduali seguiti da forti flessioni; inoltre quanto più esagerata è la salita, tanto più catastrofica è la discesa.


E i mutui?

Salta fuori, poi, che la crisi dei mutui subprime nel 2007-2009 è stata un'inezia se si prende in considerazione la crescita dei prestiti bancari nella proprietà degli immobili residenziali. Ma l'America con Fanny Mae e Freddy Mac è diversa da altre giurisdizioni, dove le banche sono diventate promotrici attive nel settore dei mutui.

Dati i loro brutti ricordi coi tassi d'interesse, i mutuatari hanno costantemente optato per mutui a tasso fisso piuttosto che a tasso variabile. Circa l'80% dei mutui residenziali nel Regno Unito sono a tasso fisso per un periodo compreso tra due e cinque anni prima di essere rimodulati. Fino a poco tempo fa, infatti, optare per tassi fissi era una decisione sbagliata. Le banche hanno fatto grandi fortune non tanto prestando a lungo e prendendo in prestito a breve, ma coprendo i mutui a tasso fisso con swap su tassi d'interesse.

Per una banca la bellezza di questa attività risiede nelle dimensioni della transazione e nell'amministrazione minima; e con i prezzi delle case in continuo aumento, la garanzia sottostante era al sicuro. Ma ora la situazione è cambiata radicalmente, con i tassi dei mutui in aumento e i prezzi delle case in calo. La precedente minoranza fortunata che ha optato per i tassi variabili ora vede la propria casa a rischio e probabilmente i tassi d'interesse hanno solo iniziato a salire.

Dal punto di vista di un banchiere, questa situazione si sta trasformando in un pessimo affare. È certo che i mancati pagamenti aumenteranno rapidamente, non solo per quelli a tasso variabile, ma anche per quelli a tassi fissi. Un tasso fisso inferiore al 2% deve affrontare un rinegoziamento e potrebbe salire oltre tre volte tanto. E nessun banchiere vuole farsi cattiva pubblicità pignorando i proprietari di case e sfrattando le loro famiglie.

In ogni caso, quando un gran numero di proprietari di case affronta lo sfratto, il problema è più dei creditori in realtà. Sia dal punto di vista politico che pratico è impossibile per i creditori sfrattare intere famiglie e mettere in vendita le loro case. Sostanzialmente i valori degli immobili residenziali crollerebbero sotto il peso combinato di costi di prestito più elevati (se i mutui sono ancora disponibili) e una crescente offerta di titoli immobiliari liquidati. Vi basta guardare a cosa è successo ai prezzi degli immobili in città come Atlanta nel 2007-2010, quando i prestiti vennero cancellati. Tutto ciò che accade dal punto di vista della banca è che anche i mutuatari solvibili verrebbero spinti in un patrimonio netto negativo.

Le difficoltà nella gestione di queste questioni politicamente tossiche non saranno l'unico problema che dovranno affrontare i banchieri. I mutui a tasso fisso sono stati coperti tramite credit default swap, che sono validi solo quanto le controparti di una banca sono in salute. Se, ad esempio, una banca inglese ha come controparte una banca dell'Eurozona altamente indebitata, presto penserà al rischio di controparte in modo più mirato. Dove può, dovrebbe cercare di novare questi obblighi con controparti più sicure, ma ovviamente tutto questo ha dei costi.

In un contesto di tassi d'interesse in aumento, questo business presumibilemnte facile non sarà affatto facile.


Un approfondimento sui derivati

Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, lo scorso dicembre il mercato dei derivati OTC ammontava a $600.000 miliardi. Basandosi solo su settanta dealer in dodici Paesi, quella cifra non racconta tutta la storia, catturando una media stimata del 94% e che copre altre trenta nazioni.

A questo si possono aggiungere altri $40.000 miliardi dei mercati regolamentati di futures e opzioni, in cui le banche svolgono un ruolo di controparte importante. Per dare un'idea della portata di queste attività, il PIL globale è stimato a circa $100.000 miliardi.

La natura creditizia dei derivati OTC è poco conosciuta e quindi ampiamente ignorata dai commentatori mainstream. Si tratta tuttavia di obbligazioni creditizie che si estinguono solo dopo che sono state soddisfatte le condizioni dei singoli contratti derivati. Ma essendo puramente finanziari, si differenziano da un contratto che ha da una parte la consegna di un bene o di un servizio, e dall'altra una liquidazione in credito bancario. Una transazione finanziaria, sia essa un settlement a termine, uno swap o l'esercizio di un'opzione, comporta sia obblighi di debito che di credito. E poiché il debito è sinonimo di credito perché uno bilancia sempre l'altro nei libri contabili di entrambe le parti, fino a quando un'obbligazione finanziaria non viene regolata, c'è il doppio del credito figurativo coinvolto.

L'esempio più semplice da osservare è quello dei pagamenti differiti, come i cambi a termine. In questi casi ci sono due parti nel contratto: c'è l'accordo iniziale, in base ai cui termini può esserci o meno un pagamento parziale del margine dovuto immediatamente, e la seconda parte è la soddisfazione dell'intero contratto con il suo completamento.

A un valore nozionale di $104.000 miliardi – la cifra della BRI per la metà del 2021 – i contratti di cambio estero sono il secondo segmento più grande del totale dei suddetti $600.000 miliardi in OTC. Il 10% di quei $104.000 miliardi sono opzioni. Secondo l'indagine triennale della BRI, solo l'84% dei contratti di cambio viene catturato nelle statistiche semestrali, quindi una cifra più vera è di $124.000 miliardi.

Alla scadenza si dividono l'80% fino a un anno, il 15% da uno a cinque anni e il resto su cinque anni. Non si tratta, quindi, di un semplice caso di settlement del giorno dopo, ma di obbligazioni creditizie di durata rilevante.

Lo stato in cui versano le opzioni è diverso dai settlement a termine, i quali potrebbero non aver luogo. L'acquirente dell'opzione non ha ulteriori obblighi di credito oltre al pagamento iniziale di un premio al venditore dell'opzione, ma quest'ultima parte ha un'obbligazione di credito continuativo che non è in suo potere estinguere prima che sia finalmente maturata. Poiché tutti i contratti di cambio sulle statistiche della BRI rappresentano solo un lato, l'intero ammontare di $124.000 miliardi è sicuramente credito, la maggior parte del quale, escludendo solo le opzioni, è duplicata abbinando gli obblighi di credito per le altre controparti. Pertanto il credito totale dei derivati su cambi in migliaia di miliardi è pari al doppio degli importi nozionali meno una parte delle opzioni nozionali. Ciò equivale a $236.000 miliardi.

Secondo la BRI, il valore di mercato lordo di questo credito è di $2.548.000 miliardi. La BRI definisce il valore di mercato lordo come “la somma dei valori assoluti di tutti i contratti derivati con valori di sostituzione positivi o negativi valutati ai prezzi di mercato prevalenti alla data di settlement”. In altre parole, nella misura in cui il sistema bancario è controparte di questi derivati OTC, in totale i loro bilanci rifletteranno tale cifra, e non impegni creditizi, che invece sono quasi cento volte maggiori.

È in questo contesto che va considerato il rischio di controparte: è una scommessa che la consegna di un'obbligazione di credito potrebbe non avvenire e la cifra rilevante rispetto ai soli impegni in valuta estera per valutarla è di $236.000 miliardi. Come indicazione dell'entità di tali obbligazioni creditizie, la BRI segnala che il totale del credito bancario mondiale al settore non finanziario ammontava a $226.300 miliardi alla data delle sue ultime statistiche sui derivati, analogamente all'entità del credito derivato in valuta estera.

In cifre tonde, tutti gli altri derivati OTC nelle statistiche BRI ammontano a circa cinque volte il totale dei cambi registrati. Negli importi nozionali della BRI ci sono:

• Contratti su tassi d'interesse: $475.200 miliardi

• Contratti legati ad azioni: $7.280 miliardi

• Contratti su commodity: $2.200 miliardi

• Derivati sul credito: $9.060 miliardi

• Credit default swap: $8.800 miliardi

• Non classificati: $337 miliardi


Derivati sui tassi d'interesse

I derivati su tassi d'interesse costituiscono la maggior parte di tutti i derivati OTC, con l'importo nozionale degli swap sui tassi d'interesse pari a $397.110 miliardi e contratti a termine sempre sui tassi che aggiungono ulteriori $39.440 miliardi. Uno swap è un derivato finanziario in cui due parti concordano di scambiarsi flussi di pagamento basati su un importo nozionale specifico per un periodo di tempo specifico. E un forward rate agreement è un contratto in cui il tasso da pagare o ricevere su un'obbligazione specifica è per un determinato periodo di tempo, che solitamente inizia in un momento futuro.

Ciò che ci interessa qui sono le conseguenze di una tendenza al rialzo dei tassi d'interesse per i valori di questi contratti. I forward rate agreement potrebbero continuare a prosperare se le relazioni sui tassi d'interesse lungo le curve dei rendimenti lo consentissero, ma un contesto di crescente rischio di controparte potrebbe essere un ostacolo troppo alto da superare per le banche in gioco. Una considerazione molto più importante è il futuro degli swap sui tassi d'interesse.

A differenza dei contratti di cambio sopra descritti, gli importi nozionali degli swap su tassi d'interesse non sono obbligazioni di credito bancario. Gli impegni di credito di entrambe le parti sono solo per i flussi di reddito su un importo nozionale. Un cedente, di solito una banca, finanzia un flusso d'interessi fissi da un tasso variabile, piuttosto che il contrario.

Un indizio sulla relazione tra il valore di mercato lordo di questi contratti e i tassi d'interesse è illustrato di seguito: gli swap su tassi d'interesse originati solo in dollari.

Il grafico conferma quello che ci saremmo aspettati: forti abbassamenti del Fed Funds rate stimolano il valore di mercato lordo degli swap sui tassi d'interesse; invece l'aumento del suddetto tasso porta corrispondentemente a cali del loro valore lordo. Da ciò confermiamo che il calo dei tassi d'interesse porta a profitti per le banche che accettano tassi variabili e offrono tassi fissi. Questa è la protezione che i clienti, dai fondi pensione ai proprietari di case, cercano da tassi più elevati. Mentre i tassi d'interesse a lungo termine erano in calo, gli swap sui tassi d'interesse erano una forma redditizia di assicurazione offerta dalle banche. E ora possiamo vedere che con tassi d'interesse in forte salita, non solo questi profitti svaniranno, ma le banche sono destinate a uscire completamente da questo mercato.

Questo è il cuore della cosiddetta Grande Inversione. Sarà una sorpresa per gli osservatori mainstream vedere crollare le statistiche sui derivati OTC della BRI con l'ulteriore aumento dei tassi d'interesse. I contratti esistenti possono essere chiusi acquistando controparti, stipulando swap di compensazione, vendendo lo swap a un'altra controparte, o inserendo un'opzione su swap di compensazione, ma queste soluzioni per una banca che si ritira dagli obblighi di swap sui tassi d'interesse saranno molto costose, se disponibili, poiché l'intera coorte bancaria tenterà di allontanarsi da questo mercato.

Indubbiamente ne risulteranno ingenti perdite, minacciando l'intera rete bancaria mondiale attraverso un aumento del rischio sistemico.


Derivati e Bretton Woods III

Il fatto che stiamo entrando in un ambiente bancario e finanziario completamente nuovo è stata una tesi inizialmente avanzata da un analista del Credit Suisse, Zoltan Pozsar, all'inizio di quest'anno. Pozsar ha sostenuto che dalla fine di Bretton Woods, una nuova era finanziaria ha dominato i mercati finanziari, descritta come Bretton Woods II. Ha affermato che la tendenza al ribasso dei tassi d'interesse è ora terminata, che le catene di approvvigionamento mondiali verranno rimpatriate e che l'era del petrodollaro è finita. Bretton Woods III sarà l'era delle valute basate sulle materie prime.

Alla base della sua argomentazione c'era l'imposizione di sanzioni monetarie contro la Russia. Nel suo articolo del 3 marzo, si è posto la seguente domanda: il mercato dei derivati OTC sulle materie prime è il proverbiale elefante nella stanza? La sua preoccupazione verteva sulle richieste di margine che avrebbero dovuto affrontare produttori e altri player all'interno dei mercati delle commodity tramite posizioni short all'interno dei mercati dei futures. Un esempio in merito è stato Trafigura, il grande trader in materie prime, il quale ha dovuto essere rifinanziato poche settimane dopo l'uscita della nota di Pozsar avendo ricevuto massicce richieste di margine sulle sue posizioni OTC.

Sin dalla nota di Pozsar, l'Arabia Saudita ha segnalato la morte del petrodollaro allineandosi con l'asse Russia-Cina e dovrebbe entrare a far parte dell'organizzazione BRICS il prossimo anno. I membri dell'Unione economica eurasiatica stanno progettando una nuova valuta di settlement commerciale, che si dice sia collegata almeno in parte alle materie prime. E Mosca sta istituendo una nuova borsa dell'oro per gestire il metallo giallo raffinato in patria e da altre nazioni, che quasi certamente adotterà lo standard cinese delle barre da un chilo.

Il movimento verso valute legate alle materie prime, il declino dell'egemonia del dollaro e dei mercati finanziari occidentali avranno un impatto importante sulle banche commerciali. Ci si chiede quante delle banche svezzate dalle attività finanziarie possano tornare al prestito tradizionale. E se le catene di approvvigionamento mondiali appartengono al passato, saranno pronte a fornire il credito per gli investimenti nella produzione di componenti sostitutivi nelle economie avanzate?

Come sottoinsieme di derivati sulle materie prime, i contratti a termine della London Bullion Markets erano stimati a $781 miliardi il 31 dicembre 2021, di cui contratti a termine e swap su oro rappresentavano $528 miliardi. A quella data questo era l'equivalente di 8.975 tonnellate rispetto alle 1.595 tonnellate del principale contratto d'oro sul COMEX, un rapporto di 5,6 a 1.

L'altro lato delle posizioni in derivati delle banche LBMA sono i conti non allocati dei clienti, originariamente concepiti e ampliati come mezzo per deviare la domanda di oro che altrimenti ne avrebbe fatto salire il prezzo spot. È probabile che la tendenza all'aumento delle quantità d'oro sintetico rispetto a quello fisico si inverta, perché la soppressione del prezzo dell'oro sta ora portando a un'accelerazione della domanda per lingotti fisici.

Mentre i gestori di hedge fund keynesiani affermano che tassi d'interesse più elevati sono dannosi per il prezzo dell'oro, l'aumento dei tassi d'interesse è destinato a rendere il trading in derivati non redditizio per le banche che sono posizionati short sia sui derivati sia sui conti non allocati. Così velocemente come si sviluppò il mercato dei lingotti a Londra negli anni '80, è probabile che altrettanto velocemente si invertirà con l'aumentare dei tassi d'interesse.


Conseguenze economiche della contrazione del credito bancario

Oggi la priorità per le banche commerciali è ridurre i loro bilanci a livelli più normali e prudenti nell'interesse dei loro azionisti. Senza considerare i fattori secondari, le probabili conseguenze di una grave contrazione del credito per il PIL nominale potrebbero essere una sua riduzione di un terzo o più nelle principali giurisdizioni. Le banche centrali non avranno altra scelta che finanziare le perdite di gettito fiscale e l'aumento degli oneri assistenziali, i quali ricadono sulle spalle del loro rispettivi governi. L'espansione monetaria e del credito da parte del sistema bancario centrale sostituirà la contrazione del credito delle banche commerciali.

L'evidenza empirica suggerisce che una popolazione è più attenta alle implicazioni inflazionistiche dell'espansione del credito da parte del sistema bancario centrale rispetto a quella delle banche commerciali. In sostanza, se la popolazione ritiene che la valuta sia stabile, risponderà a prezzi più alti moderando la spesa; ma se la considera instabile, varierà di conseguenza la sua spesa e quindi le sue riserve di liquidità.

L'imperativo politico sarà sostituire il credito del sistema bancario commerciale perduto con il credito di quello del sistema bancario centrale. Né si possono escludere i proverbiali "helicopter money" nel tentativo di stimolare la ripresa. Ma dopo aver provato queste misure durante la crisi sanitaria, la reazione edlla popolazione alla svalutazione monetaria in una profonda recessione sarà quasi certamente meno tollerante.

Le banche centrali, che stanno già cedendo il controllo dei tassi d'interesse alle forze di mercato, scopriranno che essi continueranno a salire mentre il potere d'acquisto delle valute continuerà a scendere.


Conclusione

Gli economisti Austriaci hanno capito da tempo che il ciclo economico è guidato da un ciclo del credito bancario e la radice di quest'ultimo è stata ignorata dagli economisti statalisti e dai politici che rispondono sopprimendo le prove. Ciò è andato avanti sin dagli anni '80, quando la FED di Paul Volcker ruppe con la soppressione dei tassi d'interesse per uccidere il drago dell'inflazione degli anni '70.

Sin da allora l'era della stabilità dei prezzi pre-Bretton Woods è stata sostituita dal dollaro fiat come valuta di riserva, la cui domanda è stata ingegnerizzata dal Dilemma di Triffin: bilanciare l'esportazione di dollari attraverso i deficit di bilancio e commerciali con la domanda mondiale. L'espansione dei mercati dei derivati è servita a nascondere gli effetti inflazionistici spostando l'offerta di credito in dollari verso i mercati finanziari, lontano dalle attività non finanziarie. Ciò ha attenuato le conseguenze dell'espansione monetaria sui prezzi di beni e servizi, consentendo alle autorità monetarie di sopprimere i tassi d'interesse senza apparenti effetti negativi.

Quel periodo è ora terminato ed è iniziata la Grande Inversione di tutte le distorsioni accumulate negli ultimi quattro decenni. Nessuno stato o banca centrale l'ha visto arrivare, e continuano a negarlo.

I banchieri commerciali stanno diventando profondamente consapevoli dei pericoli per i loro modelli di business. Al momento hanno solo una crescente paura delle conseguenze di tassi d'interesse apparentemente fuori controllo. Essendo state protette dal libero mercato dalle banche centrali e dai loro regolatori, questa perdita di controllo è immensamente preoccupante per loro.

Ora i banchieri commerciali si stanno rendendo conto di essere stati lasciati con un pugno di mosche in mano, con bilanci sovraindebitati, attività di prestito che si deteriorano rapidamente, garanzie di prestito in calo e una giostra di derivati ​​che sta per implodere. Devono smetterla di assecondare le autorità di regolamentazione e l'opinione pubblica, proteggendo invece i propri azionisti dalla Grande Inversione scaricando gli oneri di credito il più rapidamente possibile.

Dalla deregolamentazione bancaria a metà degli anni Ottanta, ci sono voluti quasi quattro decenni per arrivare a questo punto. La Grande Inversione, invece, potrebbe richiedere solo una manciata di mesi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2022/11/la-grande-inversione-parte-i.html


giovedì 8 dicembre 2022

Se Bitcoin muore, con lui muore anche la libertà

 

 

da Bitcoin Magazine

La comunità Bitcoin è uno dei gruppi di persone più appassionati, idealisti e motivati ​​su Internet. Oltre all'amore per le capacità e l'etica di Bitcoin, la maggior parte dei bitcoiner è estremamente ottimista sul fatto che alla fine prospererà fino a raggiungere la piena adozione.

Un tale entusiasmo non è affatto ingiustificato. Sin dal 2013 il prezzo di Bitcoin è quasi raddoppiato ogni anno. Le grandi aziende lo stanno aggiungendo ai loro bilanci; il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, sembra avergli dedicato la sua vita; ed El Salvador ne ha persino fatto una valuta nazionale ufficiale.

Eppure Bitcoin non è un asset scoperto, sebbene ci siano una miriade di forze mondiali in gioco che sostengono il fallimento del protocollo.

E mentre il "fallimento" per Bitcoin può essere definito in vari modi, l'unica ragione per cui sopravviverà è che ci sono una pletora di problemi che solo lui può risolvere. Se neanche questa tecnologia riuscirà a risolvere i numerosi problemi che affliggono l'umanità, probabilmente non ce ne sarà mai un'altra migliore capace di garantire diritti e libertà di tutti.

Il modo migliore per apprezzare qualcosa è sapere cosa perderemo senza di essa. A questo proposito, ci sono cinque tipi di crisi che possiamo aspettarci in un futuro senza Bitcoin.


COSA SUCCEDE SE BITCOIN MUORE?

1. LA PRIVACY VIENE MENO

Bitcoin è una rete monetaria aperta e neutrale. Chiunque può iscriversi, impostare un indirizzo pubblico e sfruttare le sue funzionalità, senza autorizzazione e gratuitamente. In quanto tale, la rete non ha bisogno di conoscere né memorizzare alcuna informazione sui suoi utenti. Non discrimina tra partecipanti buoni e cattivi, esegue semplicemente ciò per cui è stata creata.

Confrontatela con le reti sociali e finanziarie su Internet. Da YouTube a Facebook a Twitter, anche quelle reti che dichiarano una "libertà d'accesso" richiedono agli utenti di creare profili personali che si collegano a varie forme d'informazioni sull'utente. Quest'ultimo, quindi, "paga" le piattaforme fornendo loro dati preziosi sul comportamento di consumo, comprese tutte le azioni che intraprendono sul sito. Lo scandalo dei dati di Facebook è un ottimo esempio in materia.

Le reti finanziarie sono anche peggiori, poiché sono legalmente obbligate a raccogliere dati privati ​​dai propri utenti a causa dell'antiriciclaggio (AML) e conoscere i dati dei propri clienti (KYC). Queste società ottengono informazioni sensibili e d'identificazione personale da chiunque acceda ai loro servizi, in nome della lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

Il risultato? Secondo uno studio recente meno dello 0,1% di tutte le finanze criminali è effettivamente influenzato da tali leggi, le quali recuperano meno fondi rispetto al costo di attuazione. Nel frattempo agli utenti vengono richiesti dati AML e KYC e devono rinunciare a ogni parvenza di privacy finanziaria. Prima di Bitcoin, non esisteva un'alternativa affidabile per il trasferimento di denaro.

Questo non significa che Bitcoin sia una soluzione perfetta, dopotutto la sua blockchain è letteralmente un libro mastro pubblico che tiene traccia di ogni transazione avvenuta sulla rete. Anche i sostenitori di Bitcoin lo considerano una soluzione non ottimale per la privacy e la sovranità degli utenti, non ultimo dei quali Edward Snowden.

La blockchain di Bitcoin è pseudoanonima, perché gli indirizzi non si collegano direttamente a individui o gruppi. Inoltre aggiornamenti come Taproot, insieme a soluzioni di pagamento Layer 2 come Lightning Network, contribuiscono a rendere più difficile la tracciabilità dei fondi.

2. LA CENSURA VINCE

Gli stessi social media e reti finanziarie che violano la privacy degli utenti sono ora noti per aver violato la libertà di parola e la sovranità finanziaria degli utenti.

Coloro che sposano opinioni disapprovate dai media generalisti possono essere banditi da ogni piattaforma social. Allo stesso modo, coloro che desiderano sostenere cause ritenute immorali o illegali dai governi, potrebbero scoprire che questi ultimi possono ordinare alle piattaforme di pagamento di bloccare o sequestrare i loro fondi.

Bitcoin risolve questo problema. In quanto rete di pagamento veramente peer-to-peer, nessun intermediario può scegliere d'impedire ai bitcoin di raggiungere la loro destinazione, né può essere spinto dai governi a farlo.

Questo non è solo un problema nelle nazioni in via di sviluppo. La polizia di Ottawa, in Canada, ha collaborato con la popolare piattaforma di crowdsourcing, GoFundMe, per bloccare le donazioni dei manifestanti del Freedom Convoy. In modo simile un giudice della Corte Suprema dell'Ontario ha ordinato al sito di raccolta fondi, GiveSendGo, di non distribuire fondi a suddetto movimento. Su entrambe le piattaforme si parlava di oltre $19 milioni in donazioni che i governi hanno tentato di bloccare contro la volontà dei mittenti.

Bitcoin risolve questo problema e una miriade di bitcoiner canadesi lo sapeva già. Una nuova piattaforma di crowdfunding nativa di Bitcoin, chiamata Tallycoin, è stata utilizzata per raccogliere quasi $1 milione per il Freedom Convoy.

A differenza di altri siti, Tallycoin viene utilizzato solo per collegare donatori e cause, ma non per pagamenti tramite intermediari. In quanto rete peer-to-peer e mondiale, è Bitcoin che vi sta alla base e gli utenti hanno inviato denaro direttamente ai camionisti senza la minaccia di sequestro o censura.

Se uno supporta o meno un movimento specifico è fuori questione. Protezione della proprietà significa protezione della proprietà per tutti, e Bitcoin la garantisce crittograficamente in maniera indiscriminata.

3. LO STATO VINCE

Per coloro che hanno prestato attenzione alla discussione sulla regolamentazione relativa a Bitcoin, è chiaro che è diventata una questione di parte. Mentre i legislatori repubblicani, come Wendy Rogers e Cynthia Lummis, sono entusiasti di Bitcoin, i democratici lo temono per il suo utilizzo nella finanza illecita e come minaccia per il dollaro.

Questa divisione ha senso. I repubblicani sono in genere per stati più piccoli e mercati più liberi; i democratici sono spesso per uno stato relativamente più grande, restrizioni di mercato e ridistribuzione della ricchezza. Bitcoin potenzia la visione repubblicana e limita quella democratica, come già descritto.

Se adottato come valuta, il tetto di 21 milioni di bitcoin limita l'irresponsabilità dello stato quando si tratta di stampa di denaro. Costringerebbe gli stati a reperire fondi solo attraverso le tasse.

In un paradigma come quello attuale, i cittadini "pagano" il costo della stampa di denaro attraverso l'inflazione dei prezzi. Con più soldi che inseguono una quantità inalterata di prodotti, i prezzi di questi ultimi iniziano ovviamente a salire.

Tuttavia questo effetto richiede spesso alcuni mesi per manifestarsi, pertanto i cittadini non sono in grado di collegare la responsabilità dei costi dell'inflazione direttamente al processo decisionale dello stato e della banca centrale. Per questo motivo le autorità hanno spazio di manovra per offuscare l'origine dell'inflazione dei prezzi, dando la colpa agli effetti come i problemi nelle catene di approvvigionamento e la carenza di manodopera.

Al contrario, quando i cittadini devono pagare le tasse, sanno che il costo è solo dello stato e conoscono l'importo esatto. È una forma di pagamento molto più trasparente a cui possono opporsi concretamente e di cui rendere responsabili i loro politici.

Saifedean Ammous, economista indipendente e autore del libro The Bitcoin Standard, spiega bene come la generosità dello stato derivante dalla stampa di denaro danneggi la produttività economica: il capitale viene allocato erroneamente in industrie che il mercato non ha interesse a far sopravvivere. L'industria bellica è un potente esempio nel contesto americano.

«Allo stato attuale un gran numero di aziende in tutte le economie avanzate è specializzato nella guerra come attività commerciale e quindi fa affidamento sulla sua perpetuazione affinché possano continuare a operare. Vivono esclusivamente della spesa pubblica e la loro esistenza dipende dal fatto che ci siano guerre perpetue che richiedano una spesa sempre maggiore.

Questo, più di qualsiasi operazione strategica, culturale, ideologica o di sicurezza, spiega perché gli Stati Uniti sono stati coinvolti in così tanti conflitti in parti del mondo che non avevano alcuna influenza sulla vita dell'americano medio. Solo con denaro instabile queste aziende possono crescere a un livello così enorme da poter influenzare la stampa, il mondo accademico e i gruppi di riflessione affinché suonino continuamente i tamburi di guerra.» – Saifedean Ammous

Per riassumere: le decisioni politiche diventerebbero molto più trasparenti e consequenziali in un Bitcoin standard. Il mercato allocherebbe le risorse in modo molto più efficiente e senza l'interferenza dello stato.

4. LE BANCHE CENTRALI VINCONO

Le banche centrali esistono dal XVII secolo come una sorta di "banca dei banchieri" e come acquirenti di debito pubblico. Molte detenevano già allora il monopolio sull'emissione della valuta nella loro nazione, cosa che detengono ancora oggi.

Tuttavia fu solo nel 1913 che l'istituzione del Federal Reserve System ridefinì il mandato delle banche centrali di tutto il mondo. Queste autorità sono ora responsabili non solo della stabilizzazione della valuta di una nazione, ma anche della sua intera economia. Quest'ultimo obiettivo richiede teoricamente una moneta più “elastica” (inflazionistica) e quindi va a scapito della stabilità monetaria.

I risultati non sono stati belli. In seguito a questa transizione, la prima metà del XX secolo è stata caratterizzata dalle due più grandi guerre che l'umanità abbia mai visto e dalla fine definitiva del gold standard.

Di fronte a quest'ultima restrizione, il governo degli Stati Uniti ha dimostrato di non essere stato leale con i propri cittadini. Nel 1933 il presidente Franklin D. Roosevelt firmò l'Executive Order 6102, il quale vietava la proprietà privata dell'oro da parte dei cittadini statunitensi. Li costrinse a riscattare i propri possedimenti a un tasso di $20,67 l'oncia presso la Federal Reserve, solo per vederli rivalutati a $35 l'oncia con l'approvazione del Gold Reserve Act l'anno successivo.

La ricchezza dei cittadini statunitensi venne sottratta con la forza, in modo che il loro governo potesse finanziare qualsiasi programma desiderasse per "stimolare" l'economia. Nel frattempo la capacità dei cittadini di resistere alle pressioni inflazionistiche detenendo l'oro venne vietata fino al 1974, quando l'Executive Order 6102 venne abrogato. Lo stesso oro del valore di $20 l'oncia, confiscato ai cittadini, ora vale oltre $1.700 l'oncia.

Bitcoin risolve questo problema non solo essendo non inflazionistico, ma anche non confiscabile. Finché si conosce la propria chiave privata, uno stato non può impossessarsene, nemmeno con la forza. In cambio Bitcoin "costringe" il denaro della banca centrale a competere contro una forma di denaro più solida, permettendo alle persone di evadare da una svalutazione monetaria onerosa e forzosa.

5. LA TRANSIZIONE ENERGETICA FALLISCE

Bitcoin è spesso criticato per essere dispendioso, devastante per il pianeta e offensivo per l'ambiente. Il suo processo di mining ad alta intensità energetica ha indotto persone altrimenti entusiaste a prenderne le distanze, spinti da preoccupazioni ESG (ambientali, sociali e di governance). Stiamo parlando del CEO di Tesla, Elon Musk, e del sindaco di New York City, Eric Adams, tra gli altri.

A lungo termine si dimostrerà vero il contrario: la PoW, che ora consuma più energia all'anno della Finlandia, aiuterà il mondo a passare a uno standard di energia più verde e rinnovabile.

Come? Man mano che il prezzo di Bitcoin salirà, la domanda di unità appena coniate si rafforzerà. Con una capitalizzazione di mercato di oltre $700 miliardi oggi, il mining non è solo un gioco, ma un settore industriale e con l'industria arriva l'innovazione.

Lo scorso anno uno studio condotto in collaborazione da Square e Ark Invest ha dimostrato che il mining di Bitcoin può incentivare la produzione di energia rinnovabile. Agendo come acquirente di energia di prima e ultima istanza, può stabilizzare le reti elettriche con domanda e offerta di energia variabili attraverso un caso d'uso completamente nuovo ed economicamente produttivo.

Ciò è particolarmente importante per le fonti energetiche rinnovabili. Il solare, ad esempio, produce una domanda molto eccessiva durante il giorno, mentre non produce nulla di notte. L'energia eolica è ancora meno prevedibile. Il mining può assorbire l'energia in eccesso che queste tecnologie producono in determinati momenti, rendendole così più redditizie.

In definitiva, questo aiuterà anche a far fronte alla carenza di energia in tutto il mondo. Gli sviluppatori saranno disposti a costruire più fonti di energia in aree con domanda instabile, sapendo di poter sovvenzionare l'energia in eccesso attraverso il mining di Bitcoin quando la domanda è bassa; in questo modo saranno sempre pronti per consegnarla quando la domanda è alta.

Il governatore del Texas, Greg Abbott, l'ha capito: l'anno scorso la rete del suo stato è stata sopraffatta dalla domanda, portando a blackout che hanno causato centinaia di morti. Attualmente sta spingendo il mining di Bitcoin il più velocemente possibile per aiutare a stabilizzare la sua rete a lungo termine. A breve termine, i miner di Bitcoin vengono pagati per cessare le operazioni durante i periodi di picco della domanda.

Bitcoin presenta una soluzione di libero mercato per lo sviluppo e l'adozione di energia rinnovabile. È diverso dai tentativi coercitivi dello stato d'imporre l'uso di energie rinnovabili, tassare le non rinnovabili e danneggiare l'economia in generale per ottenere energia più pulita. Con Bitcoin, un futuro verde può essere realizzato senza mettere più denaro e potere nelle mani dello stato.


CONCLUSIONE

Bitcoin non deve fallire. Più che una semplice strada per fare soldi, la rete promette libertà, privacy e protezione della proprietà come nessuna tecnologia o governo abbia fatto prima di essa.

Quelle forze che perderanno se Bitcoin avrà successo, cercheranno senza dubbio di fermarlo. Tuttavia se la rete è così potente e sicura come crediamo, i loro tentativi si riveleranno inutili. La rete è stata costruita per durare: durevole in mezzo allo stress, una minaccia per i regimi autoritari e un vantaggio economico per le società libere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 7 dicembre 2022

È arrivata la controrivoluzione negli Stati Uniti?

 

 

di Tom Luongo

Non c'è eresia più grande, a questo punto della storia, che suggerire che gli Stati Uniti non siano la principale fonte di malvagità nel mondo. C'è stato un tempo in cui era esattamente il contrario.

Oggi, mentre la guerra infuria in Ucraina e tutti in Occidente affermano di volere la pace, in realtà continuano a spalare denaro e armi nel conflitto. Il messaggio è chiaro: vogliamo questa guerra, abbiamo bisogno di questa guerra e non importa cosa vuole davvero la gente comune.

Questa guerra, quindi, continuerà.

Ma ecco un'altra eresia: non sono solo gli Stati Uniti che vogliono questa guerra. Però gli "Stati Uniti", come attore globale, esistono ancora?

Stiamo metabolizzando l'escalation più irresponsabile mai vista fare "dall'Ucraina": un attacco di droni su una base aerea strategica all'interno della Russia, il quale ha danneggiato bombardieri strategici in grado di fornire testate nucleari.

Questa è una linea rossa esplicita per la Russia.

Indipendentemente da quale lato della linea vi trovate, Ucraina o Russia (o rifiutate persino di definire dove sia una linea), in questa guerra quello attuale è un momento che dovrebbe essere considerato un punto di svolta nella guerra... e non per il meglio.

Escalation come questa sono un segno di debolezza. Equivalgono a supplicare la Russia di reagire in modo eccessivo, di forzare la mano a Putin e colpire l'Ucraina senza pietà, cosa che sembra abbia fatto in risposta.

L'Ucraina ha oltrepassato il limite in cui la Russia sarebbe libera di usare armi nucleari secondo la loro dottrina, visto che è stata attaccata la loro capacità di deterrenza nucleare.


Controparti

Il muro di Berlino e la fine dell'Unione Sovietica erano freschi nelle nostre menti quando i RUSH registrarono il loro album Roll the Bones. Il 1991 doveva essere un periodo di speranza, giusto? La guerra fredda era finita, il mondo libero aveva nuovamente trionfato sul totalitarismo.

Un trionfo del nostro sistema sul loro.

Ma a che prezzo?

Gli Stati Uniti iniziarono la rapida ascesa all'impero, rifuggendo le umili direttive di politica estera dei Padri Fondatori. L'Unione Europea iniziò la sua trasformazione in un colosso politico ed economico, introducendo l'euro mentre i suoi agenti all'interno del Regno Unito rovesciavano una, giustamente ostinata, Margaret Thatcher per riportare il Regno Unito all'ovile.

Queste istituzioni occidentali avrebbero dovuto essere la promessa di una vita migliore per l'ex-Patto di Varsavia... beh, tranne la Serbia, ma solo gli "apologeti di Putin" ne parlano.

I costi della Guerra Fredda erano evidenti a tutti a est del muro di Berlino, ma i costi per l'Occidente furono altrettanto sostanziosi. Per combattere la Guerra Fredda gli Stati Uniti sono stati trasformati in un enorme incubo statalista: la sicurezza giustificata a ogni passo e il nostro sistema monetario di denaro forte smantellato.

Quella controrivoluzione ha trasformato gli Stati Uniti dal Paese con il bilancio più pulito del mondo, nel più grande debitore che il mondo abbia mai visto... e probabilmente vedrà mai. Il mondo libero è stato schiavizzato dall'arroganza dei suoi leader e la gente è stata comprata con denaro a buon mercato e beni usa e getta, uno stratagemma per placare l'ansia delle persone e attenuare il danno psicologico arrecato a due generazioni che hanno vissuto sotto la minaccia della guerra nucleare.

Ora possiamo aggiungere altre due generazione a quelle precedenti grazie "all'Ucraina".

Poi, quando il sistema si è rotto nel 2008, abbiamo insabbiato i peccati del sistema bancario, siamo diventati completamente scemi con la stampante monetaria e abbiamo inaugurato l'era irresponsabile dei tassi d'interesse a zero. L'espansione coordinata dei bilanci delle varie banche centrali ha reso ipertrofico lo stato, il tutto giustificato dalla solita "necessità di sicurezza" e dalla "speranza e cambiamento" per un mondo inclusivo per transessuali e pedofili.


Non sparate

Dovevamo essere al di là del "mondo grigio e opaco dell'ideologia", ma l'ideologia è tutto ciò che ci rimane dopo aver venduto le nostre anime a poco. Come sottolinea Alastair Crooke nel suo ultimo articolo, l'Occidente soffre di un pregiudizio ideologico che impedisce a qualsiasi altro di poter coesistere sul pianeta.

È così che Putin e il suo omologo cinese, Xi Jinping, sono diventati eretici: hanno detto NO all'agenda dell'Occidente incentrata sul cambiamento climatico. Non solo, hanno anche detto NO a quel quadro ideologico occidentale secondo cui il sistema prevale sulla civiltà.

Ogni argomentazione avanzata da leader europei, come la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, è pervasa da questo pregiudizio ideologico, questa correttezza del nostro sistema rispetto a qualsiasi altro. E non esiste eccezione.

L'UE è quella che fornisce il quadro ideologico affinché la guerra contro la Russia vada avanti; gli Stati Uniti stanno solo cinicamente fornendo le armi.

Sono piselli nello stesso baccello collettivista.

Ecco perché è in arrivo un nono pacchetto di sanzioni ed è per questo che stanno formando tribunali per crimini di guerra in tribunali non riconosciuti dalla Russia, oltre a cercare mezzi legali per rubare tutti i beni russi all'interno dei loro confini geografici.

Questo non è altro che un saccheggio bello e buono e va ben oltre le violazioni iniziali del diritto internazionale di cui anche il sostenitore più incallito dell'Ucraina può accusare la Russia per l'invasione del 24 febbraio.

Questa guerra sarebbe dovuta finire a marzo, ma il Regno Unito non voleva che finisse e ha fatto saltare i colloqui di pace di Ankara. Tutto ciò che è accaduto da allora può essere deposto ai piedi dell'Occidente. E intendo proprio tutto.

Le escalation hanno un solo tema: togliere le opzioni al presidente russo Vladimir Putin fino ad arrivare al momento impensabile.

Per aver osato dire di no all'UE e alla NATO, per aver negato loro il controllo sul futuro della Russia e per averli messi in imbarazzo ricordando al mondo il coinvolgimento della NATO nella disgregazione della Jugoslavia, Putin deve fare la fine di Milosevic.

E la parte peggiore è che dire che sono vassalli di un folle governo statunitense deciso a dominare il mondo è, di per sé, un'eresia. L'UE ha avuto molte possibilità di fermare questa guerra, ma ha scelto ogni volta di rincarare la dose. Ora dovrà vedersela con l'ondata di ucraini giustamente in fuga.

Queste escalation hanno uno schema: ignorare tutte le preoccupazioni della Russia riguardo la propria sicurezza, metterla all'angolo e usare ogni mossa che fa come giustificazione per una maggiore aggressione fino a quando non si finisce nel momento in cui siamo stati preparati per mesi, ovvero la decisione di Putin di passare infine alle armi nucleari.

Quindi cosa sta succedendo davvero qui? Come si è arrivati ​​a questo?

Crooke ci ricorda un discorso del 2013 di Xi proprio su questi temi.

Nel suo discorso Xi ha attribuito la disgregazione dell'Unione Sovietica al "nichilismo ideologico": gli strati dominanti, ha affermato Xi, avevano smesso di credere nei vantaggi e nel valore del loro "sistema", ma mancavano di altre coordinate ideologiche per sostituire il loro pensiero, quindi le élite scivolarono nel nichilismo:

“Una volta che il  Partito perde il controllo dell'ideologia, sosteneva Xi, una volta che non riesce a fornire una spiegazione soddisfacente per il proprio governo, obiettivi e scopi, si dissolve in un partito di individui vagamente connessi, legati solo da obiettivi personali di arricchimento e potere”. “Il Partito cade poi preda del 'nichilismo ideologico'”.

Questo, tuttavia, non è il risultato peggiore. Secondo Xi il risultato peggiore è quando lo stato viene conquistato da persone senza alcuna ideologia, ma con un desiderio di governare in modo del tutto cinico ed egoistico.

I neoconservatori e gli inglesi hanno cercato di rivolgere questa critica a Putin, ma chiaramente non è così. Putin, come vi dirà qualsiasi analista sobrio, rappresenta l'ala moderata in Russia. Questi pazzi non vogliono che venga deposto perché credono che farà saltare in aria la Russia, ma piuttosto vogliono che Putin se ne vada in modo che il suo sostituto sia un estremista e attacchi con armi nucleari qualcuno.

Perché questo è l'unico modo per raggiungere i loro obiettivi: avere la guerra di cui hanno bisogno per ripristinare il loro sistema in fallimento.

Ancora una volta, con questi ultimi attacchi di droni dall'Ucraina, un tale scenario è ora sul tavolo.

Putin si trova in una posizione insostenibile, non per la sua stessa debolezza, ma per l'inesorabile nichilismo ideologico dei globalisti occidentali che temono la propria perdita di potere e hanno bisogno di questa guerra.

Cos'altro si può concludere mentre perseguono linee di politica che possono portare solo alla morte di centinaia di milioni di persone?


Tracce evanescenti

Il loro pieno sostegno all'Ucraina ha raggiunto il suo apice religioso con il tetto massimo al prezzo del petrolio, cosa che causerà ulteriori turbolenze in un mercato che non ne ha bisogno. Il burattino della cricca di Davos a Kiev, Zelensky, sta ora mettendo fuori legge la chiesa ortodossa e minacciando apertamente le mani che nutrono ciò che resta del suo regime.

Ci dicono che il "futuro della democrazia" è in bilico in "Ucraina", un luogo dove non esiste democrazia, sono in vigore leggi simili all'apartheid per i russi ed è supportata solo dai dollari dei contribuenti statunitensi che finanziano attacchi di droni su una centrale nucleare.

Chi rende le cose più difficili se non eurocrati come la Von der Leyen?

Per salvare la democrazia dobbiamo abolirla; per salvare la libertà di parola dobbiamo porre fine alla disinformazione.

Zelensky sa che il suo tempo è breve. La Russia sta facendo carne trita del suo Paese e questo attacco di droni sulla base aerea di Engels dovrebbe essere visto come un ultimo disperato tentativo per garantire il futuro coinvolgimento della NATO. La guerra aperta tra NATO e Russia è chiaramente l'obiettivo finale di questo attacco.

Con i successivi attacchi alle petroliere russe stiamo rapidamente raggiungendo il punto di non ritorno.

Il messaggio è quello che è sempre stato: non c'è scampo dalla terra promessa della tecnocrazia dell'UE e dal nichilismo ideologico della cricca di Davos.

Detto questo, ecco la prossima eresia. Per quanto le cose vadano male, ci sono ancora forze che vedono dove si sta andando a parare e stanno lavorando diligentemente per mantenere aperte le opzioni di Putin.

Gli attacchi alla cricca di Davos attraverso i rialzi dei tassi della FED, l'acquisto di Twitter da parte di Elon Musk e il gioco intelligente di Giorgia Meloni in Italia stanno avendo i loro effetti. Mi rendo conto che tutte queste cose sono aperte a molteplici interpretazioni e molti credono che io stia inseguendo una nuvola di fumo in una tempesta di vento, ma tutti gli incentivi si allineano qui.

Ricordate, in geopolitica non ci sono alleati, solo interessi.

Solo i più ideologicamente nichilisti seguirebbero la strada della cricca di Davos. Solo quelli con un odio per l'umanità, nato da una profonda sorgente d'amore per tutte le cose malthusiane, ci porterebbero a questo punto. E negare che dalla nostra parte del nuovo muro di Berlino non ci sia nessuno in grado di opporsi, è solo una resa mascherata abilmente da cinismo.

Per capire quanto sia davvero fragile la cricca di Davos, ve lo spiegherò così: con poche centinaia di punti base la FED ha forzato un colpo di stato nel Regno Unito, ha forzato la BCE in un ciclo di rialzo dei tassi e maggiore controllo della curva dei rendimenti, probabilmente ha fatto saltare in aria FTX e il suo schema Ponzi basato su un cripto-dollaro offshore, e ha costretto la Banca nazionale svizzera a intervenire contro la corsa agli sportelli su Credit Suisse.

Queste sono le principali armi che sono state sparate. Quattro armi principali e nessuna può essere ricaricata. E tutto ciò che hanno ottenuto è stato far guadagnare all'UE qualche altro mese (settimana?) d'immeritata forza dell'euro.

Powell & Co., d'altra parte, hanno ancora più munizioni per inasprire ulteriormente le cose, dato che il decennale statunitense è trattato al 3,5% ora e le azioni statunitensi stanno facendo registrare un rally di fine anno. Infatti la BNS ha probabilmente fatto alla FED il più grande regalo di Natale che potesse ricevere intervenendo sul mercato del franco svizzero per aiutare Credit Suisse.

La triade del controllo della cricca di Davos, ovvero il controllo sui mercati delle materie prime e delle valute, il controllo sulle forze armate statunitensi attraverso l'amministrazione "Biden" e il controllo della narrativa attraverso i media generalisti, ha subito un colpo molto più grande di quello che "l'Ucraina" ha inferto ai bombardieri strategici della Russia.

La guerra in Ucraina e le sanzioni esagerate dell'Occidente hanno cristallizzato il Sud del mondo contro di loro. Non stupitevi di sapere, quindi, che l'Arabia Saudita sta arrivando in soccorso di Credit Suisse acquistando una partecipazione importante nel suo investment banking.

Adesso i media stanno trattando Elon Musk al pari di come trattavano Donald Trump per avere avuto l'ardire di credere che una società libera si basi su una comunicazione aperta. Le mosse di Musk, dall'acquisto di Twitter, indicano tutte il vero obiettivo: acquistare il database dei messaggi diretti di Bluechecked Sneetches e rilasciare le prove della pressione del governo statunitense su Twitter affinché censurasse i discorsi perfettamente legali su ogni importante operazione perpetrata dalla cricca di Davos contro l'umanità.

Sapevamo che lo stavano facendo, ma ora abbiamo anche le prove. La risposta iniziale è stata prevedibile: negare, strillare, prendere in giro, minimizzare e attaccare personalmente Musk e i suoi agenti come Matt Taibbi. Il risultato è stato dimostrare ulteriormente che sono stati colti in flagrante.

La risposta della cricca di Davos è sempre quella di rincarare la dose, è la via dello psicopatico. Continuano a comportarsi come se nulla avesse importanza, come se fossero intoccabili. E devono farlo, sarebbe un'eresia fare il contrario poiché l'intero fragile edificio narrativo crollerebbe come una torre Jenga fatta di polistirolo sotto una brezza estiva.

Questi attacchi di droni all'interno della Russia hanno lo scopo di cercare d'indebolire ulteriormente Putin, dare spina dorsale ai "falchi" russi e forzare le cose più vicino all'impensabile.

E questa è la vera eresia qui, la pressione proveniente dall'interno dell'Occidente sta aiutando Putin a mettere in atto la sua strategia fuori dal campo di battaglia: forzare l'Armageddon monetario sui nemici della Russia attraverso il controllo sui prezzi delle materie prime.

La strategia di Putin sul campo di battaglia è stata quella di prosciugare le casse occidentali di munizioni e corpi caldi per riempire trincee sempre più fredde lungo il fiume Dnepr. Non sto dicendo che Putin stia vincendo questa guerra, ma questa è chiaramente la strategia adottata.

Ha permesso ai neocon impazziti di Whitehall, Pentagono e K-Street di pensare di poter battere la Russia una volta che la NATO sarebbe stata ufficialmente coinvolta in questo conflitto? Sì.

È una strategia ad alto rischio a questo punto? Sì. Putin avrebbe potuto giocare meglio? Assolutamente sì.

Ma questo è il mondo che abbiamo ora e la vera eresia è non riconoscere la complicità di tutti nell'avergli permesso di arrivare a questo tragico momento.

È in corso una controrivoluzione. L'unica domanda ora è: maturerà in tempo per fermare questo treno che viaggia all'orario della cricca di Davos?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/



martedì 6 dicembre 2022

Le multinazionali agrochimiche e la trasformazione del cibo

 

 

di Birsen Filip

Lo scorso luglio il governo canadese ha annunciato la sua intenzione di ridurre “del 30%, entro il 2030, le emissioni derivanti dall'applicazione di fertilizzanti rispetto ai livelli del 2020”. Il mese precedente il governo dei Paesi Bassi ha dichiarato pubblicamente che avrebbe attuato misure volte a ridurre “del 70%, entro il 2030, l'inquinamento da azoto in alcune aree”, al fine di soddisfare le disposizioni del "Green New Deal" europeo, il quale mira a “rendere le politiche climatiche, energetiche, dei trasporti e fiscali dell'UE idonee a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55%, entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990”.

In risposta “le organizzazioni agricole olandesi hanno affermato che gli obiettivi non erano realistici e hanno iniziato a protestare”, cosa che ha portato gli agricoltori e i loro sostenitori a insorgere in tutto il Paese. Il Green New Deal è uno degli obiettivi dell'Agenda 2030, adottata nel 2015 da 193 stati membri delle Nazioni Unite (ONU).

Oltre alle Nazioni Unite, l'Agenda 2030 è sostenuta anche da tutta una serie di altre organizzazioni e istituzioni internazionali, tra cui l'Unione Europea, il World Economic Forum (WEF) e le istituzioni di Bretton Woods (Banca mondiale, Fondo monetario internazionale Fondo e Organizzazione mondiale del commercio). È anche approvato da alcune delle più potenti multinazionali agrochimiche del mondo, come BASF, Bayer, Dow Chemical, DuPont e Syngenta, che, insieme, controllano oltre il 75% del mercato mondiale dei fattori di produzione agricoli. Negli ultimi anni “l'acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina e la fusione di Bayer e Monsanto hanno rimodellato l'industria mondiale delle sementi”. Inoltre “DuPont de Nemours è stata costituita nel 2017 dalla fusione di Dow Chemical e DuPont”. Tuttavia “dopo 18 mesi dalla fusione, la società è stata suddivisa in tre società quotate in borsa con focus su quanto segue: agricoltura con Corteva, scienza dei materiali con Dow e prodotti speciali con DuPont”.

Negli ultimi anni tutte queste società hanno rilasciato dichiarazioni secondo cui il settore agricolo subirà grandi cambiamenti nei prossimi tre decenni e si sono impegnate a fare la loro parte per accelerare la transizione verso le cosiddette politiche verdi. Di conseguenza chiedono agli stati di reindirizzare le finanze pubbliche lontano dall'agricoltura convenzionale e verso l'agricoltura rigenerativa e le fonti proteiche alternative, tra cui l'allevamento di insetti e le carni coltivate in laboratorio.

Inoltre BASF, Syngenta e Bayer sono membri della "European Carbon+ Farming Coalition", la quale comprende una serie di “organizzazioni e parti interessate lungo la catena del valore alimentare”, come COPA-COGECA, Crop In, European Conservation Agriculture Federation (ECAF ), European Institute of Innovation & Technology (EIT) Food, HERO, Planet Labs, Swiss Re, University of Glasgow, Yara, Zurich and the World Economic Forum. In origine questa “coalizione è nata come una partnership tra la piattaforma 100 Million Farmers del World Economic Forum e il suo CEO Action Group per il Green New Deal europeo”.

Il suo obiettivo è “decarbonizzare il sistema alimentare europeo” accelerando la trasformazione dell'agricoltura e delle pratiche agricole. In particolare la European Carbon+ Farming Coalition mira a raggiungere “l'espansione lorda zero della superficie coltivata per la produzione alimentare entro il 2025, la riduzione dei territori totali utilizzati per l'allevamento di circa un terzo entro il 2030 e la conseguente liberazione di quasi 500 milioni di ettari di terreno per il ripristino dell'ecosistema naturale entro la stessa data”. Secondo il WEF, oltre a portare benefici all'ambiente, tali cambiamenti saranno anche vantaggiosi dal punto di vista economico, in quanto “cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo cibo potrebbe creare $4.500 miliardi all'anno in nuove opportunità commerciali”.

Per accelerare la trasformazione dell'agricoltura nei prossimi decenni, BASF chiede che “gli agricoltori riducano il loro impatto ambientale” abbassando “del 30% le emissioni di CO2 per tonnellata di raccolto” e applicando “tecnologie digitali a oltre 400 milioni di ettari di terreno coltivabile”. BASF supporta anche l'ampio utilizzo di una serie di nuovi prodotti, tra cui prodotti per la gestione dell'azoto, erbicidi, nuove varietà di colture, inoculanti biologici e soluzioni digitali innovative in modo da rendere gli agricoltori “più efficienti in termini di emissioni di anidride carbonica e resilienti alle condizioni meteorologiche avverse”. Si stima che tali cambiamenti “contribuirebbero in modo significativo all'obiettivo del Gruppo BASF di €22 miliardi di vendite entro il 2025”.

Nel frattempo Syngenta, la seconda più grande impresa agrochimica al mondo (dopo Bayer) e che è di proprietà di una società statale cinese chiamata ChemChina, si concentra su “un'agricoltura carbon neutral” con il pretesto di “combattere il cambiamento climatico”. Più precisamente, sostiene “la fornitura di tecnologie, servizi e formazione agli agricoltori”, nonché l'ulteriore sviluppo di nuovi semi geneticamente modificati che ridurrebbero le emissioni di CO2. Secondo Syngenta, le “colture geneticamente modificate” saranno ampiamente utilizzate e coltivate in tutto il mondo “entro il 2050”.

Questa azienda promuove anche “una trasformazione verso un'agricoltura rigenerativa”, che si sostiene “porterà a più cibo coltivato su meno terra, riduzione delle emissioni di gas serra nell'agricoltura, aumento della biodiversità e una migliore salute del suolo”, sebbene ci siano scarse prove scientifiche o dati a lungo termine a sostegno di queste affermazioni. Tuttavia Syngenta sostiene che il mondo ha bisogno di “stati e media [...] per incoraggiare l'adozione diffusa” di pratiche rigenerative da parte del maggior numero possibile di agricoltori.

Anche Bayer sostiene l'agricoltura rigenerativa per aiutare “gli agricoltori a ridurre significativamente la quantità di gas serra emessi dalle loro operazioni, rimuovendo anche anidride carbonica dall'atmosfera”. Afferma inoltre che è necessario “passare a un approccio rigenerativo e rendere le colture più resistenti agli impatti climatici”. Inoltre, proprio come Syngenta, Bayer sostiene lo sviluppo di “nuove tecnologie di modifica genetica” al fine di ridurre “l'impronta ambientale dell'agricoltura mondiale”. Guardando al futuro, Bayer prevede che “in agricoltura la biotecnologia sarà un fattore fondamentale” il quale verrà utilizzato per “nutrire i 10 miliardi di persone che saranno sul pianeta entro il 2050, combattendo allo stesso tempo l'impatto del cambiamento climatico”.

Analogamente a Bayer, BASF e Syngenta, anche DuPont cerca di contribuire a ridurre “la dipendenza dai combustibili fossili e a proteggere la vita e l'ambiente”. La sua risposta si concentra principalmente sulla facilitazione della produzione e del consumo di fonti proteiche alternative in grado di riprodurre “la consistenza e l'aspetto delle fibre di carne ed essere utilizzate per estendere o sostituire carne o pesce”. DuPont ha sottolineato che “nel 2016 gli americani hanno consumato circa 26 kg di carne bovina pro capite, di cui almeno la metà consumata sotto forma di hamburger. Sostituire solo la metà della carne degli hamburger americani con la proteina SUPRO® MAX”, che ha un'impronta di anidride carbonica fino a ottanta volte inferiore rispetto alle proteine ​​del latte e della carne , equivale a rimuovere “più di 15 milioni di auto di medie dimensioni dalla strada”.

Alcune delle multinazionali agrochimiche più potenti del mondo hanno beneficiato immensamente di accordi commerciali internazionali che mettono i loro interessi al di sopra di quelli delle piccole/medie aziende agricole, così come delle masse, quando si tratta di trasformare il settore agroalimentare. In particolare, l'accordo dell'Organizzazione mondiale del commercio sugli aspetti relativi al commercio dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPS), adottato nel 1994, ha svolto un ruolo importante nel distruggere i mezzi di sussistenza di molti agricoltori, rivelandosi redditizio per i giganti dell'agrochimica come BASF, Bayer, Dow Chemical, DuPont e Syngenta. Ciò è dovuto principalmente al fatto che il TRIPS ha consentito la brevettazione di sementi e piante.

Di conseguenza erbe e piante autoctone in un certo numero di Paesi, molte delle quali erano state precedentemente coltivate per generazioni, sono diventate proprietà esclusiva di potenti multinazionali agrochimiche. Dopo che le piante e le erbe sono state brevettate, agli agricoltori locali è stato vietato d'impegnarsi nelle pratiche tradizionali e di lunga data relative all'immagazzinamento e semina dei propri semi. Invece sono tenuti a pagare le società detentrici di brevetti per gli stessi semi che avevano precedentemente prodotto, immagazzinato, ripiantato e scambiato gratuitamente.

Potenti multinazionali agrochimiche hanno anche promosso i propri interessi e programmi esercitando un'influenza senza precedenti sulla ricerca e lo sviluppo nell'industria alimentare, ignorando qualsiasi scoperta che dimostrava come le loro pratiche commerciali erano dannose per l'ambiente. In particolare, alcune di queste grandi società agrochimiche hanno concentrato i loro sforzi e le loro risorse sullo studio degli “organismi geneticamente modificati (OGM), sulla creazione di pesticidi e fertilizzanti sintetici più forti e sulla difesa delle prestazioni di questi prodotti”.

Hanno anche sostenuto l'espansione delle colture OGM con la consapevolezza che la loro coltivazione comporta “l'applicazione di maggiori quantità di fertilizzanti sintetici e pesticidi”, cosa che ha portato grandi quantità di sostanze chimiche tossiche a contaminare il suolo e le fonti d'acqua. Queste società agrochimiche sono state in gran parte responsabili della creazione di molti degli stessi problemi ambientali che ora sostengono debbano essere risolti con urgenza attraverso l'Agenda 2030.

Esiste una reale possibilità che le trasformazioni radicali e su larga scala dell'intera industria alimentare e delle abitudini alimentari umane, spinte dagli ingegneri sociali dell'Agenda 2030, stiano portando le masse verso un drastico calo del tenore di vita. Le lezioni dei regimi totalitari del ventesimo secolo hanno rivelato che è molto difficile correggere i grandi errori attribuiti alla pianificazione centrale degli ingegneri sociali, perché farlo spesso richiede “grandi trasformazioni sociali” o il “rimodellamento dell'intera società”, cosa che può provocare conseguenze o eventi imprevisti diffusi, esiti distruttivi e “disagio per molte persone”, tanto per usare le parole di Karl R. Popper.

L'intenso e coordinato sforzo internazionale per facilitare una trasformazione progettata artificialmente dell'industria alimentare mondiale, e basato sull'Agenda 2030, è una testimonianza del fatto che stiamo assistendo all'involuzione della civiltà in molte società avanzate, dove lo sforzo per raggiungere un ambiente confortevole per la propria la vita potrebbe essere sostituito da una lotta per lo stretto necessario, cosa che non dovrebbe verificarsi in società avanzate.

È necessario far capire alle masse che gli ingegneri sociali dell'Agenda 2030 sono "falsi profeti", che li stanno fuorviando al punto in cui saranno "perseguitati dallo spettro della morte per fame". Ciò potrebbe far nascere "dissensi inconciliabili all'interno della società", dove le rivolte per il cibo, i conflitti e la violenza risulterebbero inevitabilmente "in una completa disintegrazione di tutti i legami sociali", come spiegò Ludwig von Mises.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/