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giovedì 22 gennaio 2026

La legge di Gresham: Bitcoin salverà il mondo!

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Mark Thornton

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-legge-di-gresham-bitcoin-salvera)

Cosa spiega Bitcoin? Perché esiste e perché il presunto “niente” vale invece $90.000+ l'uno? Inoltre ci sono milioni di possessori di Bitcoin e altre crittovalute, eppure, relativamente parlando, avvengono poche transazioni reali. Che relazione c'è tra questo, lo status di riserva del petrodollaro e la guerra al denaro contante?

Il mio vero scopo qui è parlare della Legge di Gresham, uno dei principi più antichi e influenti della società umana moderna. Non è più insegnata nelle aule universitarie da quando i socialisti hanno preso il controllo dell'istruzione circa un secolo fa, ma è il fattore determinante più influente degli eventi socioeconomici, della geopolitica e dei libri di storia.

Parlerò sia dell'antichità di questa Legge sia di come si applica a Bitcoin e risolverò alcuni degli enigmi a esso correlati, ma prima parlerò della Legge stessa.

La Legge di Gresham si basa sul detto “la moneta cattiva scaccia quella buona”, con il tono anticapitalista che rimarca di come la concorrenza scaccia la “moneta buona” e promuove l'uso di quella “cattiva”, implicando che una corsa al ribasso sia una conseguenza del capitalismo stesso.

Niente di più lontano dalla verità. Si applica solo al controllo governativo sulla moneta. In genere si applica quando sia la moneta buona, ovvero l'oro, deve competere con quella cattiva, ovvero la cartamoneta, sia quando si crea un campo di gioco “livellato” in cui i commercianti sono tenuti ad accettare entrambe allo stesso prezzo per i loro prodotti. Ecco alcuni esempi, in ordine storico crescente, di incompetenza e malvagità statale:

  1. I dollari d'argento usurati scacciano i nuovi dollari d'argento, quindi ci si ritrova con denaro alterato e sottopeso in circolazione.

  2. Gli stati ci tassano in termini di peso pieno delle monete, ma poi le tosano per ricavarne monete extra, ma più leggere, da spendere; questo era uno dei trucchi preferiti dai governi prima della stampante monetaria, che ha portato alla produzione di monete più piccole e leggere. I bordi sfrangiati o rigati dei quarti erano il tentativo moderno da parte degli stati di dimostrare la qualità delle proprie monete, ovvero che non erano state smussate.

  3. Gli stati nel corso della storia hanno svalutato la monetazione e portato alla caduta di grandi imperi, come Roma. In questo caso venivano aggiunti metalli vili a basso costo alle monete d'oro e d'argento, e cacciato quelle buone, lasciando in circolazione solo le monete “cattive” e “annacquate”. Gli Stati Uniti fecero lo stesso nel 1965, cacciando dalla circolazione tutte le monete d'argento.

  4. Il presidente Franklin Roosevelt ritirò dalla circolazione le monete d'oro nel 1933, aumentando il prezzo dell'oro da $20 a $35 l'oncia e rendendo illegale il possesso di oro!

  5. Con nient'altro che cartamoneta inflazionistica da usare, gli americani ritirarono dalla circolazione tutti i penny di rame. Ora contengono tre centesimi di rame e sono stati ritirati dalla circolazione; persino gli attuali penny di zinco rivestiti di rame e i nickel in rame-nickel stanno uscendo dalla circolazione perché il metallo vale più delle monete stesse.

  6. Si applica anche alle valute fiat buone e cattive. Prima dell'euro, greci e italiani preferivano detenere marchi tedeschi e spendere le loro valute locali altamente inflazionistiche, la dracma e la lira. Le persone nei Paesi del Terzo Mondo preferiscono detenere dollari e spendere le loro valute locali.


Bitcoin e la Legge di Gresham

In un mondo di valute cartacee fiat, le persone si sono orientate verso il dollaro e l'euro. Le persone risparmiano la valuta più stabile e spendono quelle in deprezzamento, in conformità con La legge di Gresham.

È qui che entrano in gioco Bitcoin e altre crittovalute. Non solo il mondo era inondato di cartamoneta fiat, ma persino la migliore, come il dollaro, aveva la garanzia, da parte della sua banca centrale, la Federal Reserve, di deprezzarsi intorno al 2% annuo! Poi quando la crisi finanziaria e i massicci salvataggi bancari hanno fatto seguito alla Grande Crisi Finanziaria, sulla scia della bolla immobiliare, sono stati inventati e introdotti Bitcoin e le crittovalute.

Bitcoin è stato un enorme successo che ha travolto l'economia mondiale e vale migliaia di miliardi di dollari. Il suo successo come nuova moneta concorrente si basa sul fatto che viene prodotta sul libero mercato, come l'oro e l'argento. È costoso da estrarre e l'estrazione diventa più difficile nel tempo, proprio come in un gold standard. Ciò ha reso questa moneta più preziosa nel tempo e ha attratto un mercato mondiale sempre più ampio verso di esso.

La gente si lamenta del fatto che Bitcoin non sia denaro “reale”, ma d'altra parte, anche il dollaro e l'euro non sono denaro reale: sono un sostituto del denaro reale, imposto dallo stato, che può essere prodotto con arbitrio, non dal mercato.

La gente si lamenta del fatto che Bitcoin non venga utilizzato come denaro nelle transazioni quotidiane, ma sia più simile a un investimento e utilizzato nei trasferimenti di denaro. Tuttavia questo ignora la Legge di Gresham! Naturalmente le persone non spendono molto in crittovalute, preferiscono detenerle piuttosto che spenderle. Spendono prima il denaro inflazionistico. Questo È la Legge di Gresham!

Nel lungo termine Bitcoin è in lotta con il denaro fiat. I Paesi hanno combattuto guerre monetarie per mantenere quello che l'economista Barry Eichengreen ha definito il “privilegio esorbitante” degli Stati Uniti di stampare denaro che altri devono detenere e utilizzare. Al momento l'oro è in prima linea nella battaglia con il denaro fiat, ma in futuro una crittovaluta – probabilmente denominata in oro o argento – combatterà una battaglia epica contro gli stati e le loro banconote, e per il bene dell'umanità. Speriamo tutti che la moneta cattiva perda e che lo stato-leviatano venga distrutto per sempre.

Gresham stesso visse all'inizio del 1500, ma questa Legge monetaria era nota fin dai greci e dai romani, e il grande matematico polacco, Copernico, riconobbe e spiegò la Legge prima di Gresham stesso. L'eternità e la potenza di questa Legge mi dicono che la moneta buona è una buona scommessa per il nostro futuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 1 luglio 2024

La fallacia di Montaigne

 

 

di Mark Thornton

Con il mondo che si muove sempre più nella direzione del protezionismo commerciale e della guerra, vale la pena ricordare l’origine degli errori su cui si basano questi movimenti.

A Michel Montaigne, politico e scrittore del XVI secolo, viene attribuita la visione illogica secondo cui il commercio e lo scambio fanno sì che una persona vinca e l’altra perda. Oggi questa visione è chiamata “pensiero a somma zero”. L’errore è alla base delle linee di politica commerciali protezionistiche dell’ex-presidente Donald Trump e delle linee di politica commerciali protezionistiche del presidente Joe Biden, nonché di tutta una serie di linee di politica governative irrazionali, dalla “protezione dei posti di lavoro” alla guerra.

Montaigne visse ai tempi d’oro del re Luigi XIV, del ministro dell’economia francese Jean Baptiste Colbert e del periodo d’oro del mercantilismo, un miscuglio di protezionismo, colonialismo, schiavitù e ascesa del potere statale centrale. In quanto “filosofo”, Montaigne era uno scettico che non credeva nel potere della ragione e della logica umana, nella possibilità della verità, nella bontà della natura o nell’esistenza di qualsiasi tipo di Dio. Nonostante la sua “filosofia”, credeva nelle apparenze della religione e nel monopolio della Chiesa cattolica, nonché nel potere completo e illimitato dello stato.

Senza accesso alla ragione umana e senza speranza di scoprire la verità sulla natura dell'essere umano, come ci si potrebbe opporre a qualcosa nell'ordine esistente delle cose? L'obbedienza cieca era la sua regola. A quanto pare lo status quo è sempre perfetto e non potremmo mai sapere nient’altro.

Non sorprende che fosse anche un convinto machiavellico. Mentre tutti possiamo vedere che la menzogna e l’inganno sono una parte normale e deplorevole della politica e dello stato, Montaigne vedeva tali vizi in una luce positiva come “il filo che tiene insieme la nostra società” e come “veleni per preservare la nostra salute”.

Considerava le interazioni volontarie quotidiane delle persone come battaglie mortali e morali, e il commercio tra le nazioni come atti di guerra. Il suo scritto più famoso, il Saggio numero 22, è provocatoriamente intitolato “La situazione difficile di un essere umano è il vantaggio di un altro”. Non importa se la conclusione filosofica più ovvia e più generalizzabile sia quella in cui dallo scambio emergono vantaggi e benefici reciproci.

Nell'errore di Montaigne l'impresario di pompe funebri trae un vantaggio a spese delle persone che muoiono, il contadino trae vantaggio dagli affamati, i medici traggono vantaggio dai malati e i sarti traggono vantaggio da coloro che sono nudi.

Montaigne e il suo errore fanno un grande salto illogico rispetto a due fatti: nessuno di questi uomini d’affari crea problemi come la fame e la morte, e invece aiutano le persone ad affrontare o risolverli. Non è una somma zero tra vincitori e vinti; entrambe le parti traggono beneficio, guadagno, profitto e sono soddisfatte da tali scambi.

Il mondo “cane mangia cane” di Montaigne è in realtà un mondo di cooperazione diffusa e di reciproco vantaggio.

Al grande economista austriaco Ludwig von Mises viene spesso attribuito il merito di aver etichettato il pensiero a somma zero come il “dogma o errore di Montaigne”. Egli spiegò l’errore in termini “non filosofici” in modo che tutti potessero facilmente comprenderlo:

Ciò che produce il profitto di un essere umano nel corso degli affari all'interno di una società di mercato senza ostacoli, non è la condizione e l'angoscia del suo concittadino bensì il fatto che egli allevia o rimuove completamente ciò che causa il sentimento di disagio in quest'ultimo. Ciò che fa male al malato è la peste, non il medico che cura la malattia. Il guadagno del medico non è il risultato delle epidemie, ma dell'aiuto che offre alle persone colpite. La fonte ultima dei profitti è sempre la previsione delle condizioni future. Coloro che riescono meglio degli altri ad anticipare gli eventi futuri e ad adattare le proprie attività alla futura situazione del mercato ne traggono profitto, perché sono in grado di soddisfare i bisogni più urgenti della popolazione.

La sua logica è molto convincente in termini di rapporti quotidiani, ciononostante è importante ricordare che Mises era più preoccupato per l’errore di Montaigne a livello internazionale, dove le parole illogiche possono rapidamente trasformarsi in guerre.

Rimproverando Voltaire, Mises scrisse: “L'affermazione secondo cui il vantaggio di un essere umano è il danno di un altro è valida per quanto riguarda la rapina, la guerra e il saccheggio. Il bottino del ladro è il danno della vittima derubata, ma la guerra e il commercio sono due cose diverse”.

Lo spirito di conquista applicato al commercio è stato abbracciato dai leader politici e i loro sostenitori hanno impedito un ordine mondiale veramente pacifico e prospero. “È mostruoso che l'imperatore Napoleone III abbia scritto: 'La quantità di merci che un Paese esporta è sempre direttamente proporzionale al numero di proiettili che può scaricare sui suoi nemici ogni volta che il suo onore e la sua dignità lo richiedono'”. Le argomentazioni a favore del protezionismo di vario tipo sono spesso allettanti, infatti l’inganno e l’offuscamento sono risultati telefonati quando c'è da guadagnarci per coloro che sfruttano una posizione di privilegio governativa. Le allusioni al patriottismo, ai lavori ben pagati e agli stranieri che fanno il doppio gioco possono essere subdoli, ciononostante efficaci nel convincere e fuorviare le persone.

La soluzione inizia con il nostro impegno personale nei confronti dell’ideologia liberale della pace e di un libero mercato.

Con entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti saldamente attaccati al dogma di Montaigne, non dobbiamo illuderci riguardo al risultato, ma piuttosto dovremmo prepararci a seguire il consiglio di Mises: “Svelare le fonti della popolarità di questa (fallacia) e altre illusioni ed errori simili”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 10 gennaio 2023

Austerità: una soluzione concreta per far guarire l'economia

 

 

di Mark Thornton

L'austerità funziona. Sappiamo cos'è e non ci piace, ma funziona. Di solito significa tagliare i consumi e le spese, saldare i debiti, impegnare beni e lavorare più ore per ripristinare la propria situazione economica.

Potreste aver bisogno di "austerità" perché avete perso il lavoro, la vostra casa è bruciata, o avete un figlio inaspettato in arrivo. Potreste intraprendere azioni simili se l'economia fosse in crisi: è essenzialmente la stessa cosa che tagliare le spese per risparmiare per un acconto su una casa, pagare per l'istruzione di un figlio, o accumulare un fondo per la pensione.

Le aziende fanno lo stesso: ritardare espansioni, licenziare lavoratori, tagliare le spese, lavorare più ore e vendere beni. L'aspetto contabile del problema è semplice: tagliare le spese, aumentare le entrate, saldare i debiti e pareggiare il bilancio.

Negli ultimi decenni il termine è stato sempre più applicato a quegli stati che reagiscono a carenze di entrate, debiti in crescita, declassamenti del credito e mandati dei creditori. Anche se dolorosa, l'austerità funziona bene per individui e aziende, ma può esserci un grosso problema quando viene applicata allo stato. Questo articolo spiega come funziona l'austerità per risolvere i problemi economici e come politici e burocrati minano il processo e l'economia per il loro arricchimento personale. Il nostro compito, quindi, è inquadrare il significato in modo corretto affinché gli oppositori dell'austerità, che invece traggono profitto direttamente dalle prebende statali, possano essere confutati. L'austerità è la forza dietro il processo di ripresa economica.


L'economia dell'austerity

Rob Parenteau di The Richebacher Letter ha coniato l'espressione "economia dell'austerity" per descrivere la propensione verso tali linee di politica, come il taglio del bilancio e la deflazione, che sono spesso sostenute dagli economisti della Scuola Austriaca. Paul Krugman, l'araldo del keynesismo moderno, usa regolarmente suddetta espressione e la considera un'illusione, un'ideologia pericolosa e una tesi fallimentare. Iperboli a parte, l'espressione è un tentativo di rimproverare i sostenitori con un gioco di parole che combina linee di politica orientate all'austerità con la Scuola Austriaca, i cui economisti sostengono tale strategia correttiva.

La maggior parte dei burocrati, economisti e politici detestano l'idea di tagliare i bilanci pubblici e preferiscono sempre aumenti di bilancio. La normale riluttanza, e persino l'imbarazzo dell'austerità individuale, si trasforma in una calamità contro l'umanità quando applicata agli stati. Ciò che l'individuo realizza come un percorso di auto-miglioramento, è considerato intollerabile da politici e burocrati.

La visione contraria all'austerità trae vigore direttamente dall'interesse personale, non dalla scienza. Ancora più importante, l'efficacia di una tale linea di politica dipende dal tipo di austerità applicata. Gli interessi di politici e burocrati pregiudicano le misure utilizzate per pareggiare il bilancio e questo ha un impatto negativo sull'efficacia dell'austerità nel riportare l'economia alla prosperità. In nome dell'"austerità", i politici promuoveranno linee di politica inefficaci e distruttive, indebolendone l'efficacia percepita.

Ad esempio, le politiche di "austerità" possono comportare tagli e aumenti delle tasse. Gli sgravi fiscali portano ad un aumento della produzione di beni economici, come il cibo; al contrario gli aumenti delle tasse possono portare a un incremento delle entrate nel breve periodo e potrebbero incrementare la produzione di beni non economici, come le navette spaziali, ma indeboliscono la ripresa economica e il tenore di vita. Gli aumenti possono persino far salire il prodotto interno lordo (PIL) nel breve periodo, come durante le guerre, ma i tagli delle tasse aumenteranno la produzione di beni, la prosperità e il tenore di vita, cosa che si rifletterà sul PIL nel lungo periodo.

Un adeguato pacchetto di linee di politica improntate all'austerità contiene riduzioni fiscali, ma non aumenti fiscali o nuovi tipi di tasse. Se lasciato a politici e burocrati, tale pacchetto tenderà ad essere ricco di aumenti delle tasse e povero di riduzioni fiscali.

Tutte le linee di politica incentrate sull'austerità comportano tagli alla spesa, ma che tipo di spesa viene tagliata e di quanto? Ad esempio, i tagli permanenti che eliminano alcune funzioni dello stato avranno un effetto economico salutare sulla liberazione delle risorse, il potenziamento della concorrenza, l'aumento dei posti di lavoro produttivi e la riduzione dei rischi per gli imprenditori. Ciò è particolarmente vero per i giovani, i quali giustamente si preoccupano se i loro sforzi e il loro capitale vengono distrutti da tasse più elevate e inflazione. Piccoli tagli temporanei alla spesa non risolvono il problema di fondo e non risolvono i problemi critici a lungo termine.

Per quanto riguarda la spesa, politici e burocrati si concentreranno su tagli temporanei e mirati ai servizi statali. I soliti noti qui includerebbero il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti, l'accesso ai parchi nazionali e i servizi legati a licenze e passaporti. Gli stati massimizzeranno il dolore per i cittadini affinché possano incamerare più entrate e salvare i posti di lavoro dei burocrati e le spese a favore dei clientelisti. È una situazione più simile a un ricatto che a un razionale dibattito sul bilancio.

Una delle mie esperienze che illustra questo punto si è verificata quando ero uno studente di economia. Il budget dell'università doveva essere tagliato durante l'anno fiscale, perché lo stato stava registrando flussi di entrate inferiori a quelli previsti per far fronte alle spese preventivate. Ciò significava un congelamento delle nuove assunzioni, ma non si potevano toccare i dipendenti attuali, la loro retribuzione e i benefici ricevuti. L'unico elemento non esentato dal blocco della spesa era la carta per le fotocopie. Essa, però, era l'unica cosa tangibile di cui il dipartimento di economia necessitava per testare e valutare gli studenti!

Chi si oppone all'austerità dirà quindi che tagliare la spesa pubblica sia controproducente. Si sostiene altresì che ridurrà la domanda aggregata, il PIL e le entrate fiscali, aggravando il problema esistente. Si descrive la spesa pubblica come necessaria per tenere a bada gli "spiriti animali" nei mercati finanziari. I deficit sono "investimenti" che fanno crescere l'economia, l'investimento pubblico ha un effetto moltiplicatore, coma una sorta di oca dalle uova d'oro. Questa è tutta propaganda keynesiana, come ha anche spiegato il professor Salerno.


Ciò che fa davvero funzionare l'austerità

Si vuole che l'austerità sia efficace? Allora bisogna iniziare con ampi e permanenti tagli di bilancio che si traducono poi nell'eliminazione di posti di lavoro, attività, programmi, interventi e partecipazioni patrimoniali da parte dello stato. Immaginate i dipendenti pubblici che lasciano scrivanie e computer e interi edifici pubblici svuotati: una culla di opportunità e produttività.

Questa mentalità da "terra bruciata" è ciò che fa funzionare davvero l'austerità. Mette a disposizione grandi quantità di manodopera, riduce la spesa pubblica per beni/servizi e aumenta la quantità di terreni/immobili disponibili precedentemente controllati dallo stato. I tagli programmatici alla spesa possono persino richiedere ulteriori riduzioni fiscali che andranno ad aumentare ulteriormente la produzione.

Le risorse vengono liberate e riallocate al settore produttivo e le persone si trasformano da “consumatori di tasse” a “contribuenti”. Le ex-risorse statali saranno più efficienti nella gestione di profitti/perdite e più produttive con l'introduzione d'incentivi e l'eliminazione delle garanzie statali artificiali. Il potere della sovranità dei consumatori porterà a un aumento della produzione e a miglioramenti nei servizi, e maggiori livelli di soddisfazione dei consumatori, ampliando allo stesso tempo la base imponibile potenziale.

La riallocazione dei dipendenti pubblici sul mercato aumenta l'offerta di lavoro, oltre ad aumentarne la disponibilità e a ridurne il prezzo. Tagli alla spesa pubblica per arredi per uffici, elettricità, computer, parcheggi, carta, ecc. faranno salire anche la disponibilità di tali risorse e ridurranno il prezzo di quegli articoli che usano anche le aziende. Infine lo stato è il più grande proprietario di terreni, immobili e strutture, la maggior parte dei quali ha usi produttivi nel settore privato. Anche il più piccolo livello di esperienza su come funzionano lo stato e i mercati vi farà capire che questo non è un semplice trasferimento con benefici a somma zero, ma un vantaggio per la società.

L'abbassamento del prezzo delle risorse economiche è di grande aiuto per il settore privato. Quest'ultimo le utilizza in modo efficiente e ne aumenta la produttività, oltre a fornire prodotti di valore superiore rispetto al prezzo (cosa che lo stato non può fare). Le aziende sperimenteranno un aumento iniziale dei profitti, ma i risultati a lungo termine includeranno una maggiore concorrenza e prezzi più bassi, una maggiore efficienza e produttività e, naturalmente, un aumento della produzione, delle vendite e del consumo. La proverbiale torta economica diventerà più grande e le relative fette premieranno i contribuenti (lavoratori, capitalisti, proprietari di risorse e imprenditori) mentre meno verranno ridistribuite artificialmente per decreto (burocrati, politici, appaltatori statali e beneficiari del welfare). Ciò ovviamente stimola la produzione ed è più equo.


Le prove

La validità della tesi a favore dell'austerità per risolvere i problemi economici mi sembra schiacciante, dato che praticamente tutti quelli che conosco hanno dovuto "tirare la cinghia" in diverse occasioni e alla fine ce l'hanno fatta. Anche le aziende lo fanno regolarmente: adeguare la propria forza lavoro, vendere beni, interrompere le linee di produzione, tagliare i dividendi, ecc. Raggiungere gli obiettivi aziendali e sopravvivere.

Può funzionare anche nel caso degli stati. Ci sono molte ragioni per cui essi falliscono e diventano problemi economici da risolvere. Conoscete la storia: lo stato cresce rispetto all'economia che lo ospita, diventa sempre più radicato e disfunzionale, favorisce il clientelismo e chi non fa bene, attacca il successo e ospita i fannulloni, ricorre all'indebitamento e all'inflazione per il proprio finanziamento. Tutte queste tendenze alla fine sfociano in una crisi economica creata dalla spesa pubblica fuori controllo.

Che tipo di austerità funziona con lo stato? Il libro degli economisti di Harvard, Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi, Austerity: When It Works and When It Doesn't, esamina migliaia di misure fiscali attuate da sedici economie avanzate sin dal 1970. Dividono questi vari piani di austerità in quelli che si basano principalmente sugli aumenti delle tasse e quelli che si basano principalmente sui tagli alla spesa. Scoprono, quindi, che quei piani basati sull'aumento delle tasse sono profondamente recessivi a breve/medio termine e sono inefficaci nell'affrontare i problemi del debito; i piani basati sulla riduzione della spesa non sono profondamente recessivi a breve/medio termine (in termini di statistiche sul PIL) e sono efficaci nell'affrontare i problemi del debito, promuovendo al contempo la crescita economica.

Le prove supportano la tesi dell'austerità per individui, aziende, organizzazioni e stati. Non lasciatevi ingannare dagli espedienti, l'austerità comporta significativi tagli alla spesa e il difficile processo decisionale sulle priorità da finanziare o eliminare. Nel caso di uno stato in crisi economica, ci sarà molta sofferenza nel breve periodo distribuita su coloro che hanno legami con il suddetto, ma anche capitalisti, imprenditori, proprietari di risorse e manodopera.

A lungo termine ci saranno grandi vantaggi per tutti. Le linee guida per il successo sono una riduzione della portata dello stato e maggiori opportunità economiche da catturare successivamente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 28 dicembre 2022

Eliminare le crisi economiche

 

 

di Mark Thornton

Non sarebbe bello liberarci definitivamente delle crisi economiche? In un precedente articolo ho dimostrato che gli sprechi nel boom e i costi durante il bust sono brutali anche se si fa ricorso alle migliori linee di politica disponibili. Oggi descriverò il motivo del ciclo boom/bust e come eliminare definitivamente la fase di crisi nel ciclo.

La maggior parte delle persone pensa che il ciclo economico, che necessariamente finisce con una crisi, sia inerente al capitalismo. Karl Marx pensava che avremmo avuto crisi sempre più forti e che avrebbero contribuito a realizzare il suo comunismo; John Maynard Keynes credeva che il ciclo economico fosse un problema psicologico che coinvolgeva gli "spiriti animali"!

Le vere "crisi economiche" si sono verificate solo negli ultimi quattro secoli. La maggior parte delle crisi nei quattromila anni precedenti sono state causate da cose come guerre, invasioni, schiavitù, malattie e cambiamenti climatici. Queste crisi hanno avuto conseguenze economiche significative, ma non provenivano dall'interno dell'economia e non erano cicliche; erano riconducibili a eventi singoli, o condizioni strutturali a lungo termine.

Affinché si verifichi una crisi economica, devono già esserci commercio, denaro e integrazione economica affinché possano scatenarsi gli effetti di un innesco. Quindi Marx aveva ragione a metà, perché ci deve essere un'interazione di molti individui anche solo per pensare in termini macroeconomici, figuriamoci per sperimentare e scatenare crisi economiche.

Marx aveva torto nel pensare che il problema fosse intrinseco al capitalismo. Quello che gli mancava era l'ingrediente chiave del capitalismo: il denaro. Quest'ultimo, e persino le monete, esistono da almeno alcune migliaia di anni, tuttavia il furto spagnolo di oro e argento dal Nuovo Mondo monetizzò rapidamente le economie europee durante un periodo storico di libertà emergente.

Nonostante le crescenti libertà e il riconoscimento dei diritti di proprietà in alcuni luoghi, durante suddetto periodo l'Europa stava anche sperimentando l'ascesa dello stato, il colonialismo, le guerre in tutto il continente e gli enormi debiti e tasse a livello statale. Tutto ciò alimentò manipolazioni monetarie da parte dello stato per finanziare le proprie guerre. Le conseguenti inflazioni e svalutazioni monetarie furono l'inizio del problema del ciclo boom/bust, compresa la bolla dei tulipani in Olanda e le prime bolle economiche.


È il denaro l'elemento che conta davvero

La chiave per capire la fase di crisi nel ciclo è il denaro, il nostro mezzo di scambio. La manipolazione del denaro è il fatto saliente di ogni ciclo economico. Gli storici possono rimuginare su speculazioni, spiriti animali, manie e depressioni, ma dietro a tutto c'è la manipolazione monetaria per scopi politici. La manipolazione del denaro e del credito esiste ormai da così tanto tempo che la valuta scoperta, i depositi a vista scoperti e la microgestione del denaro e dei tassi d'interesse da parte dello stato sembrano normali piuttosto che artificiali.

Nel suo status naturale, il denaro è una merce altamente commerciabile e ha notevolmente aiutato lo sviluppo della società umana. Nessuno ha inventato il denaro, sebbene persista ancora oggi l'opinione secondo cui un re o uno stato abbiano creato per primi lo strumento denaro. Mancano una logica chiara e prove convincenti a supporto di una tale tesi.

Nella società monetaria, cose come i numeri, la scrittura, la lingua, la monetazione e la contabilità sono state tutte migliorate e notevolmente ampliate. Il denaro è cresciuto con il commercio: da cereali, animali e sale a metalli preziosi come bronzo, rame, argento e oro. La monetazione ha notevolmente facilitato l'uso del denaro.

Il ruolo determinante del denaro come mezzo di scambio ha aggirato i problemi del baratto e ha facilitato nuove funzioni come fornire un'unità di conto, una riserva di valore e una base per pagamenti a lungo termine (es. contratti, affitti e tasse). L'emergere del denaro è probabilmente lo sviluppo più importante nel progresso umano e uno dei meno apprezzati.

La maggior parte delle persone, anche molti economisti e storici, non hanno mai avuto un pensiero solido in questo senso. Al contrario gli stati, i falsari e infine gli alchimisti si resero conto che la loro posizione e il loro potere avrebbero potuto essere notevolmente ampliati se fossero riusciti a prendere il controllo del denaro. La documentazione storica è chiara sul fatto che più gli stati hanno il controllo sul denaro, più sono distruttivi e peggio sta la società.


Porre fine al sistema bancario centrale

Ludwig von Mises fornì la prima integrazione teorica del denaro nei mercati, un'analisi completa sul denaro e sull'inflazione e la prima teoria del ciclo economico. Suggeriva la rimozione del denaro, del credito e del sistema bancario commerciale dalle grinfie dello stato, definendola come la più importante riforma dell'economia. Ciò avrebbe eliminato l'inflazione dell'offerta di denaro da parte dello stato e avrebbe impedito alle banche di emettere surrettiziamente mezzi fiduciari scoperti (sostituti del denaro non completamente coperti dalla base monetaria) come la valuta fiat.

Mises dimostrò che il free banking veramente competitivo avrebbe impedito alle banche di emettere importi non banali di mezzi fiduciari. Il suo allievo, Murray Rothbard, offrì la soluzione legalistica di vietare del tutto la riserva frazionaria, definendola una frode.

Per comprendere il problema dell'inflazione e della riserva frazionaria, si può guardare alla storia o guardare al presente. Lo stato ora controlla strettamente e irreggimenta il sistema per garantire che ottenga il maggior bottino possibile dal sistema monetario e bancario.

Il sistema fornisce allo stato risorse e potere; aiuta a ripagare il debito pubblico; fornisce profitti non guadagnati a banchieri, appaltatori statali e altri che ne beneficiano personalmente e quindi sostengono lo stato.

Ci viene detto che l'enorme apparato che lo stato ha escogitato per controllare il denaro e le banche, il sistema bancario centrale, lavora per la nostra sicurezza e stabilità economica. La verità è che lo stato governa l'intero sistema per fornire a sé stesso risorse economiche e sostegno politico. Questa è la fonte del "perpetuo ripetersi" del ciclo boom/bust ed è per questo che la fase di crisi nel ciclo si "autogenera". I nuovi regolamenti progettati per prevenire la prossima crisi, come il Glass-Stegall e la Dodd-Frank, sono solo un arzigogolo politico.

La soluzione, quindi, è porre fine al sistema bancario centrale e ripristinare il gold standard; eliminare tutti i regolamenti, i sussidi e i salvataggi per banche e depositanti; consentire la concorrenza tramite il laissez-faire. Una tale soluzione, però, richiede che la popolazione comprenda il problema e sia unita da un'ideologia anti-statale.

Non dovrebbero essere poste barriere su nuovi fondi e banche, comprese le criptovalute, nuove tecniche di transazione e nuove fonti di finanziamento per i prestiti. Il denaro e le banche possono essere come qualsiasi altro mercato, come quello del carbone, dei magazzini, degli esami dentistici, delle scarpe e dei popcorn.

Tali riforme possono essere raggiunte: oltre a porre fine all'inflazione e alle crisi cicliche, l'eliminazione del controllo statale sul denaro e sul sistema bancario limiterebbe anche il flusso di risorse allo stato stesso, fermerebbe l'innaturale distribuzione della ricchezza e ostacolerebbe l'espandersi delle attività più distruttive, comprese la guerra e il colonialismo. Queste riforme inaugurerebbero una nuova era di prosperità per l'umanità.

La guerra e i disastri naturali potrebbero ancora causare crisi di tipo diverso, ma è molto meno probabile che stati privi di potere monetario si impegnino, ad esempio, in guerre contro altri stati. Allo stesso modo, un capitalismo più stabile fornirà le risorse e le infrastrutture, in particolare in termini di scienza e tecnologia, per respingere la collera occasionale della natura, un fatto che ammette anche il cambiamento climatico.[1]


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] I fanatici del cambiamento climatico si rendono conto che se molte delle loro peggiori paure, come l'innalzamento del livello degli oceani e condizioni meteorologiche avverse, si avvereranno, saranno meno disastrose nei Paesi capitalisti avanzati piuttosto che nelle nazioni primitive e sottosviluppate.

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martedì 20 dicembre 2022

La VERA soluzione alla crisi incalzante

 

 

di Mark Thornton

Il mio precedente articolo ha dimostrato come il libero mercato risolva una crisi boom/bust ed è l'unica soluzione, la cui efficacia dipende dall'entità della crisi e, cosa più importante, da quanto lo stato interviene in risposta. Più grande è il problema creato dal sistema bancario centrale, più grande sarà la crisi; più lo stato interviene, e più lenta sarà la ripresa dell'economia.

Oggi prendiamo in considerazione come il mercato funziona nel modo più efficace, con l'efficienza del processo massimizzata dall'interventismo politico. Come la maggior parte delle malattie, le recessioni possono essere "curate" con il riposo, l'idratazione, l'alimentazione e l'aria fresca, piuttosto che con interventi chirurgici e farmaci pericolosi.

La soluzione inizia eliminando le cause monetarie iniziali e consentendo agli attori di mercato, in particolare agli imprenditori, di adattarsi alle nuove condizioni. Gli imprenditori riallocheranno le risorse in base alle attuali preferenze dei consumatori e lontano dalle precedenti allocazioni politiche. Non esiste un copione facile e diretto da consultare per un singolo imprenditore. Un ristorante o pizzeria dovrebbe rimanere aperto un'ora dopo, o utilizzare autisti interni? Il proprietario potrebbe capirlo, ma i policymaker non avrebbero idea di dove cominciare a rispondere a tali domande.

Di conseguenza essi affrontano il problema con un alto livello d'ignoranza. I loro "strumenti" politici sono semplicistici, aspecifici e quasi uniformemente controproducenti. Pertanto qualsiasi tentativo di mitigazione politica non farà che peggiorare e prolungare gli impatti negativi della crisi. Come ha concluso Murray N. Rothbard: “L'ostacolo rappresentato dallo stato aggrava e perpetua la depressione”.

Tuttavia la mente burocratica dei funzionari pubblici a "dover" intervenire e questo è il grande pericolo. Non hanno idee o strumenti politici che funzionino. I costi che impongono e l'agonia che creano sono dolori che non essi stessi sopportano, creando enormi fardelli e distruggendo risorse nel processo.

I funzionari pubblici potrebbero essere lodati per i loro sforzi nel voler "fare qualcosa" per affrontare la crisi, ma non fanno altro che indebolire gli sforzi correttivi e di ripresa. Il "New Deal" di FDR nella Grande Depressione fu in realtà un decennio di triste fallimento che poi portò alla catastrofe economica, quindi dobbiamo capire la crisi e la soluzione corretta per evitare il disastro.


Laissez-Faire

La politica corretta per affrontare la crisi economica si chiama laissez-faire. Il marchese d'Argenson usò questa locuzione per la prima volta nel 1751. Fu pronunciata per la prima volta anni prima da un imprenditore francese al famoso ministro delle finanze e mercantilista francese, il "Grande Colbert", in risposta a una domanda su ciò che lo stato poteva fare per aiutare l'economia (la Francia ignorò il consiglio e un secolo dopo la società francese fu fatta a pezzi dall'interventismo statale e dall'iperinflazione).

La locuzione significa "lascia fare a noi", o più senza mezzi termini, "lasciateci in pace". Ci sono molte linee di politica che migliorano la ripresa economica e la crescita, ma questa cura autonoma per la crisi richiede semplicemente una posizione dello stato non interventista. In tal modo si consente al processo curativo del mercato di funzionare nel modo più rapido, efficace, efficiente e umano possibile per risolvere la crisi.

Questa soluzione è così insoddisfacente per la mente burocratica che alcuni dettagli sono d'obbligo. Qui prendiamo in prestito alcune delle raccomandazioni di Rothbard sulla depressione.

Primo, smettere di gonfiare l'offerta di denaro e astenersi dall'intervenire sui mercati del credito. Idealmente i mercati dovrebbero essere allertati che questa posizione neutrale è solo la fase iniziale di una riforma monetaria a più lungo termine, la quale comporta la chiusura della banca centrale e l'eliminazione di tutti i sostegni alla politica monetaria, come il denaro fiat, la riserva frazionaria e la Federal Deposit Insurance Corporation.

I primi riformatori monetari consideravano il denaro con sospetto e si aggrapparono all'idea che esso fosse la chiave delle disparità di ricchezza. È vero che durante la transizione dal baratto al denaro, le economie completamente monetizzate andarono molto meglio rispetto alle economie primitive. Fu solo quando Richard Cantillon e David Hume ne scrissero che il denaro fu riconosciuto come mezzo di scambio. La ricchezza e l'aumento dei salari sarebbero stati visti come il risultato della formazione del capitale, della produzione e, naturalmente, dell'imprenditorialità, non più denaro di per sé. L'errore mercantilista secondo cui il denaro è uguale alla ricchezza divenne la base del denaro fiat e delle banche centrali.

In secondo luogo, non fornire sovvenzioni o salvataggi alle imprese in difficoltà e lasciare che falliscano di propria iniziativa. Per quanto crudele possa sembrare, il "gruppo di errori imprenditoriali" e la sua risoluzione devono procedere per conto proprio. Invece di fissarsi sui salvataggi, le aziende dovrebbero concentrarsi sulla ristrutturazione delle loro operazioni verso la redditività o procedere verso la bancarotta. Riallineare la proprietà e le risorse verso la redditività è la via più salutare per capitale, lavoro e consumatori.

Non imporre alcuna "barriera in uscita", come sussidi e salvataggi, è un requisito primario per la "concorrenza", che è vista dalla maggior parte degli economisti come un motore del progresso. Questo è certamente vero per gli economisti Austriaci, i quali richiedono solo che i mercati non abbiano barriere in ingresso o in uscita. Gli economisti mainstream che riconoscono l'importanza della concorrenza includono presupposti aggiuntivi nella loro definizione di "concorrenza perfetta". Le loro ipotesi fanno sì che l'economia basata sulla matematica generi i loro risultati politici preferiti, ma sono inutili e imprudenti nel mondo reale. Di conseguenza tutte le politiche di monopolio dovrebbero essere interrotte.

In terzo luogo, il risparmio dovrebbe essere incoraggiato perché fornisce la materia prima per l'aggiustamento, la protezione e il progresso dell'individuo e del mercato. Gli individui e le aziende con risparmi possono sostenersi e apportare i necessari aggiustamenti di mercato. I risparmi mitigano i problemi di calo della domanda, disoccupazione e ricerca di lavoro. I risparmi sono anche la materia prima dell'imprenditorialità, sia che si tratti di aprire un chiosco di hot dog o di una grande fabbrica.

Al contrario, gli economisti mainstream vedono il consumo come il motore dell'attività economica, ritenendo che l'aumento del consumo si manifesterà nei futuri rapporti sul prodotto interno lordo (PIL). Pertanto considerano i risparmi come "perdite" che impediscono o bloccano la ripresa economica. Questa convinzione errata non riesce a far comprendere loro il processo di crescita economica (risparmio => investimento => formazione di capitale => aumento dei salari => aumento dei consumi = aumento del PIL). Devono esserci risparmio e capitale, così come lavoro e produzione, prima che possa iniziare il consumo. Le persone non decidono semplicemente di consumare di più!

In quarto luogo, i prezzi, i salari, gli affitti, i tassi d'interesse e i profitti devono potersi adeguare alle mutevoli condizioni di mercato. Alcuni economisti mainstream afferrano la saggezza del libero mercato, ma perdono la presa su di essa quando si tratta di crisi economiche. Il fatto che prezzi, salari, affitti e profitti scendano precipitosamente durante una crisi li innervosisce e aumenta la pressione sul processo politico per impedire che i prezzi scendano, sventolando il temuto feticcio della deflazione.

Questa reazione fobica al calo dei prezzi nasconde numerosi errori e contraddizioni. Perché tenere alti i prezzi (cosa che scoraggia i consumi e spreca le eccedenze) cercando allo stesso tempo di incoraggiare i consumi? Perché mantenere alti i salari cercando allo stesso tempo di ristabilire la piena occupazione? Perché mantenere in funzione una fabbrica quando i consumatori non vogliono i suoi prodotti, o non sono disposti a pagarli al prezzo attuale? Tali risorse potrebbero essere utilizzate meglio altrove.

I prezzi in calo sono la caratteristica principale delle correzioni del mercato. Alcune persone non credono nella legge dei mercati di Say perché non riescono a credere (capire) agli effetti migliorativi del taglio dei prezzi e dei salari, ovvero la deflazione.

Dovrebbe essere chiaro che i ricchi hanno più da perdere in una crisi economica e dovranno fare il maggior numero di aggiustamenti dolorosi, almeno in un'economia di mercato libera dall'interventismo statale. Tuttavia i costi di una crisi economica sono condivisi da capitalisti, lavoratori, proprietari di risorse, imprenditori e persino da quegli spettatori innocenti non direttamente coinvolti nell'economia, come bambini e anziani. Coloro che hanno acquisito e risparmiato il minor numero di risorse durante il boom incappano inevitabilmente in varie difficoltà economiche durante il bust.

A mio avviso, nessuno di questi gruppi deve essere incolpato. Il libero mercato non ha causato la crisi, ma adattarsi alla crisi è la soluzione. L'approccio interventista alle crisi economiche fa poco per alleviare tutte queste sofferenze e molto per peggiorarle e prolungarle. Il modo migliore per mitigare i costi di una crisi economica è questo approccio basato sul mercato. L'approccio interventista fallisce e aggrava i costi nel tempo.


Soluzioni concrete

La soluzione del libero mercato alle crisi porta a una rapida risoluzione dei problemi nell'economia in generale. Ciò è particolarmente vero per i problemi altamente complessi associati al ciclo economico. Le distorsioni monetarie vengono filtrate attraverso il mercato dei fondi mutuabili, i mercati dei beni di consumo e le decisioni di produzione, investimento e tecnologia di quegli imprenditori che tentano di soddisfare le aspettative dei consumatori in un ambiente con molteplici segnali fasulli. Se un pianificatore centrale non può dirigere razionalmente un'economia stazionaria, allora non c'è da meravigliarsi che i politici non possano ricostruire razionalmente un'economia in base alle nuove condizioni emergenti.

Per evidenziare con forza e oggettività le quattro linee guida di una soluzione laissez-faire alle crisi economiche, fornirò un paio di esempi di ciò che dovrebbe essere fatto in termini concreti.

Primo, niente salvataggi statali. Le aziende, le industrie, le organizzazioni no profit e le organizzazioni governative/non governative chiedono costantemente sussidi statali, sussidi indiretti e protezionismo. Le crisi incoraggiano tutti loro a cercare fonti di finanziamento statali sempre più grandi e permanenti. Dovrebbero essere informati immediatamente, e senza mezzi termini, che non sono previsti salvataggi, in contanti o altro. È particolarmente importante che venga detto a tutti i livelli che non ci saranno salvataggi. Ciò è necessario per evitare che i governi locali estendano le loro responsabilità finanziarie oltre le loro massime priorità. In sotsnaza, individui, aziende, organizzazioni e altre realtà connesse non devono essere schermate dalla bancarotta.

Il Giappone è l'esempio più lampante dei problemi con i salvataggi statali. Per più di un decennio dopo la bolla del mercato azionario degli anni '80, lo stato e la Banca del Giappone hanno volutamente tenuto a galla una moltitudine di società zombi con vari sussidi e politiche di credito agevolate. Gli zombi inducono una serie d'inefficienze legate al capitale, al lavoro e alla tecnologia e riducono la crescita economica e salariale.

In secondo luogo, non sovvenzionare la disoccupazione. L'eliminazione dell'indennità contro la disoccupazione dovrebbe essere una priorità. I lavoratori dovrebbero avere ogni incentivo naturale per ottenere un impiego e un salario. L'indennità contro la disoccupazione è ben nota per causare ritardi dannosi nell'ottenere e mantenere un impiego. Al contrario, i posti di lavoro nel mercato creano reddito e produzione e sono una componente vitale della ripresa economica. Uno dei ricordi dei lockdown è stato rappresentato dagli alti costi sociali dovuti ai salvataggi nel mondo del lavoro.

A questo proposito, l'abrogazione della legge sul salario minimo rafforzerebbe il messaggio politico del laissez-faire: il lavoro e la produzione sono la via d'uscita dalla crisi. Potreste chiedere: "Se il salario minimo è ora fissato al di sotto dei livelli di compensazione del mercato e la disoccupazione risultante è pari a zero, allora che tipo di messaggio verrebbe mandato?" Sarebbe un riconoscimento dell'inutilità del salario minimo per "aiutare" il mondo del lavoro, la comprensione che tale misura danneggia i posti di lavoro più "a rischio", che i salari potrebbero diminuire vertiginosamente in una crisi e che le persone potrebbero aver bisogno/volere un lavoro retribuito nonostante la mancanza di esperienza lavorativa, abilità, formazione o persino forza fisica.


Conclusioni

Le crisi economiche, come quelle rese inevitabili dal ciclo boom/bust, sono eventi sfortunati per la maggior parte delle persone. La politica del laissez-faire è l'unico modo per curarle razionalmente. Le misure interventiste non fanno che ritardare e peggiorare la crisi e il suo impatto negativo sulle persone. La storia fornisce numerose prove riguardo agli esiti ampiamente divergenti di questi due sistemi politici.

La velocità di ripresa è una considerazione importante. Il laissez-faire dà risultati rapidi, mentre l'interventismo la ritarda molto più a lungo, accumulando opportunità perdute nel corso degli anni, a volte arrestando lo sviluppo per intere generazioni e rendendo molte persone incapaci di realizzarsi. Al contrario, le riprese economiche stimolate dal laissez faire rendono le persone più indipendenti, più resilienti e più propense a raggiungere risultati.

Naturalmente anche il laissez-faire più intelligente, risoluto e rigoroso avrà difficoltà politiche ed emotive a rimanere saldo di fronte alla fame, ai fallimenti, ai pignoramenti e alla disoccupazione di massa. Le richieste di soccorso sono già forti nell'America moderna di oggi. Quando il tasso di disoccupazione salirà, le richieste saranno ulteriormente amplificate da quello che un tempo passava per giornalismo. È importante inquadrare queste richieste secondo la seguente ottica: qualsiasi aiuto pubblico per aziende o individui danneggerà e ritarderà gli interessi a lungo termine della società, compresi coloro oggetto di soccorso. Sollievi di tal genere sono meglio forniti dalla carità privata.

Se non siete dei socialisti o progressisti e ritenete che questo tipo di rimedio sia insufficiente o inaccettabile, concluderò con una nota ottimistica: il libero mercato è l'unica soluzione alla crisi economica e relativamente rapida, ma è anche importante riconoscere che le crisi economiche legate al ciclo economico sono un problema che può essere risolto in modo permanente. Questo è un argomento che affronterò in un prossimo articolo. Infatti una ripresa dalla crisi odierna grazie al laissez-faire potrebbe spingere i riformatori a risolvere problemi istituzionali a lungo termine come quelli legati alla politica monetaria e alla finanza pubblica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 22 agosto 2017

Perché è importante comprendere la roundaboutness





di Mark Thornton


Prima di lasciare l'argomento problemi/benedizioni della roundaboutness concernente la produzione e della struttura della produzione, sarà molto utile esporre un suo esempio concreto. Sarà quindi più facile comprendere quei casi innaturali che implicano mal investimenti.

Rendere i processi di produzione più indiretti significa una maggiore produzione in termini di quantità prodotta e un costo più basso per unità. Gli imprenditori non renderebbero i processi produttivi più indiretti a meno che non pensassero di raccogliere più profitti. Un produzione più indiretta richiede più tempo, più fasi e una più ampia divisione del lavoro. Sono anche coinvolte nuove tecnologie.

Gli imprenditori commettono errori, naturalmente, ma gli unici errori sistematici che commettono sono quando vengono ingannati nella riorganizzazione della produzione a causa di tassi d'interesse artificiosamente bassi e condizioni di credito più allentate. Quando la banca centrale abbassa i tassi d'interesse di riferimento, allenta anche le condizioni di credito in quanto le banche commerciali creeranno un maggior volume di prestiti, il che significa abbassare i loro standard di prestito per facilitare un maggior volume dei prestiti.

Un buon esempio di un processo produttivo molto diretto, in contrasto con quello più indiretto, è un contadino che va nel suo fienile, munge una mucca e poi torna in casa per bere il latte.

Un esempio un po' più complesso, anche se ancora molto diretto, proviene dalla mia infanzia. Vivevo ai margini di una piccola città. Appena oltre la nostra casa c'erano campi e granai. Le mucche da latte si nutrivano dell'erba nei campi, poi alla fine della giornata sarebbero tornate nei granai per essere munte. Il latte sarebbe stato poi trasportato a breve distanza — un paio di chilometri — da un piccolo camion cisterna a una delle tre piccole latterie della mia città natale. Lì il latte sarebbe stato processato e confezionato. La mattina successiva un uomo in abito bianco sarebbe arrivato a casa nostra ed avrebbe collocato diverse bottiglie di latte fuori dalla nostra porta posteriore ed avrebbe portato via le bottiglie usate che avevamo messo lì. Se avessimo voluto un gelato, saremmo dovuti andare alla latteria durante le ore di vendita.

Al tempo della mia maturità liceale, l'intero sistema era cambiato. Le piccole fattorie di latte erano state sostituite da aziende agricole più grandi. I piccoli camionisti su quattro ruote erano stati sostituiti da grandi cisterne su diciotto ruote. Un'autocisterna su 18 ruote portava il latte fresco dalle aziende agricole al caseificio a circa trenta miglia dalla nostra casa e un camion frigorifero su 18 ruote portava le scatole di latte, gelato e burro al supermercato. La precedente filiera venne sostituita da questa nuova: grandi caseifici a molte miglia da casa nostra. Invece di veder consegnate le bottiglie di latte direttamente a casa nostra, acquistavamo prodotti lattiero-caseari presso il supermercato locale, un'istituzione che era anche un fenomeno relativamente nuovo.

Il sistema industriale dei prodotti lattiero-caseari è un processo di produzione molto più indiretto. Richiede più tempo. Il latte percorre un viaggio di andata e ritorno di oltre sessanta miglia rispetto al viaggio di quattro miglia del passato. C'è una maggiore quantità di capitale e di tecnologia avanzata, e c'è anche molto meno lavoro per unità di latte. Il costo complessivo del latte è più basso, e con la concorrenza tra grandi grossisti e supermercati, anche il prezzo.

Per raggiungere un processo di produzione più indiretto, ci sono diversi requisiti. C'è bisogno di imprenditori con una visione dell'azione più redditizia tra tutte le azioni possibili. C'è bisogno di investire in più beni strumentali e nuove tecnologie. Naturalmente tutta questa riorganizzazione della produzione richiederà molto tempo e ancora più tempo per essere redditizia.

Pertanto gli imprenditori devono avere accesso ai risparmi. Devono poter accedere ai propri risparmi o a quelli di altri per poter procedere. Di conseguenza occorre avere più risparmi totali in un'economia, affinché si possa raggiungere una maggiore produzione circolare e tutti i vantaggi che essa comporta. I risparmiatori devono avere preferenze temporali più basse ed essere disposti a rinunciare ad un certo consumo nel presente. I risparmiatori saranno ricompensati con un reddito d'interesse, con il quale saranno in grado di effettuare una maggiore quantità di acquisti in futuro ed a prezzi più bassi grazie all'incremento della produzione di beni. L'intero processo è regolato dal tasso d'interesse, dal sistema dei prezzi e dal sistema profitti/perdite.

Questo processo è talvolta definito come economie di scala. Ma mentre in questo esempio ci sono economie di scala, l'intero processo produttivo è cambiato. L'approccio di successo non era conosciuto in passato. Tutta la ricetta, o tecnologia, della produzione è cambiata. Tutti i beni strumentali — tra cui le macchine per la mungitura, i camion e le macchine all'interno delle latterie — sono diverse. Notate inoltre che la modifica dell'industria lattiera indurrà cambiamenti in altre industrie, tra cui la tecnologia e gli investimenti nell'industria delle macchine per la mungitura meccanica. Tutto ciò richiede un attento processo di sincronizzazione, ovviamente al di là della portata della pianificazione centrale. Il processo è guidato dal tasso d'interesse.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

mercoledì 9 aprile 2014

La fine dell'austerità?

Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali il debito globale ha sforato i $100 bilioni. +$30 bilioni sin dall'inizio della Grande Recessione, e gli stati mondiali sono i responsabili principali. Proprio quelli che più si diceva fossero stati colpiti dall'austerità? Se questa è "austerità" ho paura a considerare il suo opposto. I bassi tassi di interesse forniti dalle politiche delle banche centrali hanno aiutato a creare questa situazione. Tenendo in vita attività decotte ed inutili per la prosperità del resto della popolazione, esse stanno lentamente erodendo il bacino della ricchezza reale da cui trae vigore il mercato, condannando ad una stagnazione perenne tutti coloro al di fuori della cerchia degli "amici degli amici." Ma al pubblico viene venduta un'altra storia. Tra gli oneri da ripagare basta togliere l'ammontare di interessi dovuti e "magicamente" le condizioni finanziarie degli stati migliorano. Solo i truffatori possono pretendere che un tale ragionamento possa contare.
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di Mark Thornton


Il presidente Barack Obama ha pubblicato di recente il suo bilancio in cui richiede la "fine dell'austerità." Si tratta di una dichiarazione davvero sorprendente, soprattutto perché arriva da un presidente il cui governo ha speso la più alta percentuale di PIL nella storia e ha accumulato più debito di tutti gli ex-presidenti messi insieme. Cosa intendeva dire con austerità?

In tutto il mondo ci sono dimostrazioni giornaliere di austerità. E' definita un veleno in tempi di crisi economica, mentre altri la definiscono come l'elisir delle depressioni economiche.

Il rifiuto dell'austerità da parte del presidente rappresenta la visione keynesiana che rifiuta l'austerità ed abbraccia un approccio alla recessione fatto di "spesa e prestiti" — aumento della domanda aggregata. Ciò che sta davvero rifiutando, sono i tagli infinitesimali al ritmo di aumento della spesa e gli ostacoli politici che si frappongono ai nuovi programmi di spesa.

Mentre i bilanci 2009-2012 sono risultati relativamente piatti, restano ancora superiori del 15% rispetto a quello del 2008 e del 75% superiori rispetto a quelli del decennio precedente. Questo balzo quadriennale della spesa è stato finanziato con $5 bilioni di aumento del debito nazionale. E questa si chiamerebbe austerità?

Il tipo di austerità che attira l'attenzione quotidiana della stampa di tutto il mondo è quella promossa dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. Questo approccio "austero" prevede tagli ai servizi pubblici ed aumenti delle tasse in modo da rimborsare, a tutti i costi, i creditori corrotti del governo. Questo approccio pro-bankster, esasperato dai media, non fa altro che generare manifestazioni di piazza violente.

Gli economisti della scuola austriaca rifiutano sia l'approccio keynesiano sia quello tutto-tasse del FMI. Anche se gli "austriaci" vengono spesso soprannominati "austerici," essi sostegno un'austerità vera. Quest'ultima comporta il taglio dei bilanci pubblici, riducendo stipendi, benefici salariali e prestazioni pensionistiche. Comporta anche la vendita di beni pubblici ed il ripudio del debito pubblico. Invece di aumentare le tasse, l'approccio austriaco sostiene una diminuzione delle tasse.

Nonostante tutto il trambusto in paesi come la Grecia, non c'è stata affatto austerità... tranne che nei paesi dell'Europa orientale. Ad esempio, la Lettonia è il paese più austero dell'Europa e anche una delle economie in più rapida crescita. L'Estonia ha attuato una politica di austerità che è dipesa in gran parte da tagli agli stipendi statali. Al contrario, non c'è un'austerità significativa nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale o negli Stati Uniti. Come spiega il professor Philipp Bagus: "Il problema dell'Europa (e degli Stati Uniti) non è troppa austerità, ma troppo poca — o una sua assenza."

Austerità vera significa vivere secondo uno stile di vita molto limitato. L'esempio migliore è il monaco che vive mangiando lo stretto necessario per sopravvivere, che indossa abiti semplici, che possiede una mobilia costituita da pochi pezzi, e che utilizza solo gli utensili necessari. I suoi giorni sono caratterizzati da lunghe ore di lavoro e di preghiera, senza tempo libero da dedicare a hobby o ad altre attività di svago.

L'austerità applicata ad un intero paese non deve necessariamente essere così dura e ascetica. Significa semplicemente che il governo deve vivere all'interno dei propri mezzi.

Se il governo dovesse adottare uno stile di vita come il "monaco libertario" di sopra, allora dovrebbe ridurre semplicemente le spese per la difesa, senza eserciti permanenti e armi nucleari. Il debito nazionale verrebbe totalmente ripudiato. Ciò comporterebbe alcune difficoltà di breve periodo, anche se la prosperità di lungo periodo sarebbe maggiore.

In realtà, l'austerità tipica non è poi così severa. I dipendenti del governo vedrebbero tagli a salari, benefici salariali e prestazioni pensionistiche, misure necessarie per equilibrare il bilancio. I maggiori tagli cadrebbero su politici, nominati e burocrati di alto livello. Dato che tali riduzioni arriverebbero quando la maggior parte della popolazione si troverebbe a dover affrontare tagli e difficoltà, e dato che i dipendenti pubblici sono in genere molto ben compensati, non è irragionevole aspettarsi che loro sopportino la maggior parte del carico di una politica di austerità.

Un settore particolarmente adeguato per i tagli è la regolamentazione del governo. Quest'ultima è un onere sui contribuenti, scoraggia l'imprenditorialità e ci rende meno sicuri. Un recente studio empirico ha scoperto che la regolamentazione è estremamente costosa e che "l'eliminazione del posto di lavoro di un unico regolatore farebbe crescere l'economia americana di $6.2 milioni e creerebbe quasi 100 posti di lavoro nel settore privato ogni anno."

L'austerità vera funziona meglio con tagli fiscali. Per aiutare la crescita bisogna comprendere che alcune imposte sono molto scoraggianti per la produzione. I tagli fiscali su investimenti e capitali stimolano l'attività economica e la produttiva.

Gli aumenti delle imposte suggeriti dal FMI non hanno alcun senso. In tempi duri, le politiche di governo dovrebbero essere guidate dall'idea di aumentare la produzione, non renderla più onerosa tramite tasse più alte. Un po' come se il nostro monaco asceta costringesse i cittadini comuni a seguire i suoi doveri e oneri.

Il presidente Obama ha anche suggerito una maggiorazione delle imposte (di nuovo), proponendo di rimuovere le "agevolazioni fiscali" per i pensionati ricchi. Questo sarebbe il primo passo verso un raid nei nostri conti IRA. Alcuni hanno persino suggerito che "l'austerità" dovrebbe estendere le tasse agli enti di beneficenza e alle organizzazioni no-profit ed altri hanno suggerito di togliere loro le esenzioni fiscali, che non rappresenterebbe altro che un aumento sottobanco delle tasse. Questi sono alcuni dei suggerimenti più stupidi, soprattutto nelle crisi economiche, e non rappresentano affatto un'austerità vera.

L'austerità non significa, per esempio, tagli di bilancio che eliminerebbero la raccolta dei rifiuti o il licenziamento dei vigili del fuoco, lasciando intatti l'esercito, l'istruzione e lo stato spione. Questa è solo una forma di estorsione che non risolve il problema. Rivela solo la vera natura e gli intenti di chi lavora nel governo.

Lo stimolo keynesiano non funziona. Neanche l'approccio del FMI funziona. Solo l'austerità vera funziona. Questo significa tagliare i redditi, i benefici salariali e le prestazioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. Questo da solo dovrebbe incoraggiarli ad avere una nave più piccola in futuro. Licenziare i regolatori, eliminare i regolamenti, tagliare le tasse e vendere gli asset del governo sarebbero tutte strategie utili nel processo di ripresa.

Il presidente Obama e il Congresso dovrebbero darsi da fare per decidere ciò che è meglio per l'economia e la popolazione americana, invece di arricchire se stessi e coloro che mangiano nella mangiatoia pubblica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 31 gennaio 2013

La Sindrome della Bolla Immobiliare di Oslo





di Mark Thornton


La sindrome di Stoccolma è un fenomeno psicologico in base al quale gli ostaggi sviluppano una simpatia irrazionale verso i loro rapitori fino al punto di difenderli nelle successive indagini e nei processi penali. Anche se vale per singoli o per piccoli gruppi, la sindrome di Oslo si potrebbe applicare alla popolazione di una nazione.

In The Oslo Syndrome: Delusions of a People under Siege (Smith and Kraus Global, 2005), Kenneth Levin descrive la "risposta psicologica comune tra le popolazioni cronicamente sotto assedio, o tra le minoranze oggetto di diffamazione, discriminazione e aggressione oppure tra piccole nazioni sotto continuo attacco dei loro vicini. Le persone che vivono in tali condizioni di stress, spesso accettano per oro colato le accuse che li piovono addosso nella speranza di sfuggire alla loro situazione."[1]

In realtà, la sindrome di Oslo affligge tutte le persone che vivono negli stati socialisti. Lo stato dice alle persone cosa fare, le forza nelle scuole pubbliche affinché siano indottrinate, dice loro cosa possono e non possono consumare, usa il potere della polizia, le punisce se non fanno quello che viene detto loro, e le getta in carcere se scelgono di vivere nel modo che preferiscono. Il sistema statale schiaccia la maggior parte delle persone affinché accettino le cose come sono, come se fosse l'unico modo possibile di vivere.

Dato che la sindrome di Oslo affligge un popolo intero e che la Norvegia sta vivendo quella che si spera che sarà l'ultima bolla immobiliare di questo ciclo, ho ritenuto opportuno traslare il fenomeno psicologico a quello delle bolle immobiliari, la "sindrome della bolla immobiliare di Oslo." Questo fenomeno psicologico è la risposta "irrazionale" di coloro che vivono in una bolla economica. Ignorano o trascurano gli effetti di una bolla e invece attribuiscono la loro buona fortuna (es. prezzi delle case più alti) a "fattori fondamentali" che a prima vista supportano i prezzi elevati nel settore immobiliare o azionario.

Non fraintendetemi. Il ciclo economico non è un fenomeno psicologico. Tuttavia, ha un impatto sulla psicologia di tutti. Se una banca centrale ha intenzione di espandere l'offerta di moneta con una politica di denaro facile, allora alcuni banchieri concederanno prestiti aggiuntivi e cercheranno nuovi clienti a cui prestare denaro. I banchieri saranno premiati ed i loro clienti saranno felici. Durante il boom, le persone fanno registrare grandi guadagni, sono euforiche e persino maniacali. Il boom alla fine si trasforma in bust. Per molte delle persone che prima intascavano grandi guadagni, ora i loro profitti si trasformeranno in perdite, o anche in pignoramenti o in fallimenti. Di conseguenza, diventano depressi.

La ragione per cui i boom si trasformano in bust è che l'espansione artificiale del credito spinge gli imprenditori ad avviare nuovi progetti di investimento che ampliano la struttura della produzione. Questi progetti finiranno per generare nuove restrizioni allo sviluppo e questa è una situazione che non può essere prevista dagli imprenditori. In primo luogo, tutti questi nuovi progetti di investimento andranno ad intaccare la disponibilità delle risorse e degli input di produzione. Di conseguenza, i loro costi aumenteranno rispetto a quanto potevano prevedere. (Ad esempio, il prezzo del petrolio e dei salari della manodopera specializzata crescono man mano che la bolla raggiunge il proprio picco.) In secondo luogo, mentre salgono i prezzi del cibo, dell'energia, e di altri prodotti insieme alla domanda anelastica, i clienti si ritrovano meno reddito disponibile per acquistare i prodotti. In terzo luogo, mentre questi progetti di investimento vengono portati avanti e cominciano a sfornare i loro prodotti, si trovano ad affrontare una maggiore concorrenza, ancora una volta più di quanta avrebbero potuto prevedere. Il risultato è che ora si trovano ad affrontare un aumento dei costi, meno clienti, e più concorrenti. Questa è una ricetta per il disastro.

Se l'economia della vostra nazione non sperimenta da molti anni una bolla, non sorprende se le persone restano scioccate quando la bolla scoppia. Tuttavia, i norvegesi hanno sicuramente notato quanto è successo negli Stati Uniti e coi PIGS, o anche più vicino a casa loro, in Irlanda, nel Regno Unito, e in Islanda. Nonostante quello che hanno visto, ci sono ancora quelli che sostengono che i prezzi delle case in Norvegia sono genuini. I norvegesi, in un certo senso, sono stati "condizionati psicologicamente," e, come per le sindromi di Stoccolma e di Oslo, stanno facendo esattamente l'opposto di quello che dovrebbero fare. Un fenomeno simile è accaduto negli Stati Uniti, intorno al 2005, quando le persone dicevano spesso che "i prezzi delle case non scenderanno mai" o che "non si può perdere denaro investendo nel settore immobiliare."

Sembra che ci siano bolle immobiliari in tutta Europa, ad eccezione dei PIIIGS (Portogallo, Islanda, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), ma la bolla norvegese sembra la più grande. Il grafico seguente mostra che i prezzi delle case in Norvegia sono aumentati di circa il 300% negli ultimi venti anni.


2012 © Statistics Norway


Dal grafico dovrebbe essere chiaro che l'aumento dei prezzi delle case non è il risultato dell'aumento dei costi di produzione o dell'inflazione nei prezzi, entrambi relativamente bassi dato l'incremento nel settore delle costruzioni e l'espansione generale dell'economia norvegese.


2012 © Statistics Norway


Ciò che spiega il forte aumento dei prezzi è un aumento della domanda per gli immobili. Parte di questo incremento è rappresentato da persone che non vogliono mettere le case sul mercato a fronte di prezzi in persistente salita. L'aumento dei prezzi degli immobili è andato avanti per molto tempo e questo pare sostenere l'idea che gli aumenti di prezzo siano basati su fattori fondamentali. Negli Stati Uniti, i prezzi delle case sono aumentati molto meno e per un periodo di tempo più breve. Secondo un'analisi condotta dalla Federal Reserve, negli Stati Uniti i prezzi sono scesi di circa il 40% rispetto al picco del 2006. Da quel momento, i prezzi delle case in Norvegia sono aumentati di un altro 30%.


Real House Price Index

Fonti: Shiller (2005) e Eitrheim e Erlandsen (2004, 2005)


Gli Stati Uniti hanno molti difetti nei fondamentali della loro economia: un grande deficit del governo, un enorme deficit commerciale, un debito nazionale in espansione, passività non finanziate connesse alla sanità e alle pensioni. La Norvegia, al contrario, non ha questi problemi e diversi fattori suggeriscono che l'economia norvegese è fondamentalmente sana. Dispone di un ampio avanzo commerciale e di un surplus nel bilancio del governo (entrambi si sono attestati in media a circa il 14% del PIL) grazie a sostanziali redditi petroliferi, i quali stanno anche finanziando un fondo sovrano molto grande. Il fondo si avvicina ai $700 miliardi (la popolazione norvegese è di circa 5 milioni).

Il tasso di disoccupazione in Norvegia è stato in media del 3%, ben al di sotto del "tasso di disoccupazione naturale" degli Stati Uniti (si presume che sia pari al 6%). Pertanto, la Norvegia ha uno dei migliori tassi di disoccupazione nella sua regione (Europa) e anche a livello globale. Il C.P.I. norvegese è rimasto intorno all'1%, ancora una volta uno dei migliori al mondo. La crescita reale del G.D.P. è stata del 3% circa e si prevede che continuerà su questa strada anche in futuro. E' quasi troppo bello per essere vero.

Così il quadro dei fondamentali supporta l'impressione che i prezzi delle case siano reali. Un altro fattore a favore di questo punto di vista è che ad Oslo, la capitale con quasi 1/5 della popolazione della nazione, ci sono restrizioni sull'uso del suolo che impediscono l'edificabilità in certe aree. Questa è la stessa cosa che è avvenuta nella grave bolla immobiliare a Las Vegas: il governo impedì l'utilizzo di alcuni terreni. I prezzi delle case a Oslo, però, non sono aumentati di molto rispetto all'incremento medio. I maggiori aumenti si sono registrati in aree associate con il petrolio e con l'esplorazione petrolifera.

Anche se non possiamo sapere con certezza se la Norvegia stia sperimentando una bolla, i sospetti rimangono. La florida economia norvegese non è il risultato di una buona politica, ma di proventi petroliferi che vanno a sovvenzionare il governo socialista. La Norvegia si classifica al quarantesimo posto nell'Indice della Libertà, sotto il Belgio (38) e l'Armenia (39), e solo al di sopra di paesi come El Salvador (41) e Perù (42). Un drastico calo nel prezzo del petrolio assesterebbe un duro colpo alla sua economia. Ma dato che i proventi petroliferi continuano a fluire nel bilancio statale e nel fondo sovrano, sembra che l'economia norvegese sia tutta rose e fiori.

La Norvegia è un caso particolarmente interessante rispetto ad altre economie mondiali. Tutte le principali economie del mondo (es. Stati Uniti, Unione Europea, Cina, Giappone) un giorno sì e l'altro pure sembrano dover cadere da un baratro. Le valute continuano ad indebolirsi data la politica di Bernanke fondata su un quantitative easing "coordinato" tra le varie banche centrali. L'euro è considerato più a rischio a causa di una potenziale scoordinamento valutario, e tale minaccia ha portato ad un calo della domanda di euro e ad un aumento della domanda per valute alternative, come il franco svizzero e la corona norvegese.

Invece di permettere alla corona di aumentare di valore in risposta a questo aumento della domanda, la banca centrale norvegese, la Norges Bank, ha invece replicato con un aumento dell'offerta. Ha intenzionalmente fissato i tassi di interesse ad un punto artificialmente basso e il tasso sui depositi è stato fissato al 1.5% sin dal Dicembre scorso. Sta cercando di evitare che la corona si apprezzi in valore, ma i suoi sforzi non hanno avuto del tutto successo. Prevenire questo apprezzamento della corona ha lo scopo di proteggere gli esportatori, compreso il settore petrolifero nazionale. Tuttavia, contribuisce anche a gonfiare la bolla immobiliare.

L'inflazione monetaria, misurata dalla M2 norvegese, è pari all'8%. Durante la crisi economica, 2007, era al 20%. Dal 2008 ad oggi l'inflazione monetaria è stata in media il 7.5%.[2]

Il risultato è che la Norvegia sta vivendo una bassa inflazione nei prezzi, eccetto nel settore immobiliare, e c'è ancora una pressione al rialzo sul valore della corona. Con le banche centrali di tutto il globo che abbassano scandalosamente i tassi di interesse, per la Norges Bank è difficile lasciarli aumentare. Tassi di interesse più elevati aiuterebbero a sgonfiare la bolla immobiliare, ma non è riuscita ad implementare tale politica.[3] Con i banchieri centrali che si incamminano in un marcia funebre inflazionistica, la Norges Bank continua ad assecondare una politica di tassi di interesse ultra bassi e l'inflazione monetaria.

Dato che la Norvegia ha scelto di mantenere la propria indipendenza monetaria e rimanere fuori dalla zona euro, potrebbe agire diversamente.

Se la banca centrale avesse alzato i tassi di interesse ed avesse permesso alla sua moneta di fluttuare, la corona si sarebbe apprezzata ed i risparmiatori norvegesi ne avrebbero beneficiato poiché il valore dei loro risparmi sarebbe aumentato. Ciò li avrebbe incoraggiati a lavorare di più ed a risparmiare di più, facendoli diventare più ricchi. Ogni corona avrebbe acquistato più beni provenienti da tutto il mondo ed avrebbe acquistato più beni domani rispetto a oggi. Questo apprezzamento valutario avrebbe danneggiato gli esportatori (es. esportatori di petrolio e formaggio), ma avrebbe soprattutto fermato ed invertito la bolla immobiliare prima che le cose peggiorino e diventino più distorte.

Come al solito, quando si ha a che fare con le decisioni politiche un popolo finirà per diventare più ricco o povero. Nel caso della sindrome della bolla immobiliare di Oslo, finirà per essere "più povero."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Oslo syndrome symptoms, The Washington Times.

[2] "Decreased money supply growth" da "Statistics Norway."

[3] "Norway Central Bank Delays Plans to Tighten Monetary Policy," Bloomberg.com.

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giovedì 23 giugno 2011

Il Piano Lehman Brothers

Sul precedente articolo un utente ha avanzato una domanda assolutamente legittima cghe può essere utilizzata per completare il quadro generale di analisi "problema->soluzione" dell'attuale crisi. La domanda, infatti, verteva fondamentalmente sulla possibilità di risolvere questa tempesta che continua a far naufragre ogni possibile aspettativa sul futuro. Ebbene, ecco un articolo dove viene spiegato in poche righe come si dovrebbe agire per rimettere in sesto l'economia sconquassata. Un piano doloroso (dato che é stato continuamente rimandato), ma necessario per trovare l'uscita da questo tunnel.
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di Mark Thornton


Le persone di solito mi chiedono: "Cosa pensi che avrebbe dovuto fare il governo al posto del QE?" La mia risposta di riserva é che il governo non avrebbe dovuto provare a combattere la depressione con la spesa di governo ed il credito a basso costo. Provare a fermare la correzione, da parte del mercato, degli errori del passato ritarda solo le conseguenze e le rende peggiori.

Il governo dovrebbe bilanciare il suo budget. Non ci dovrebbe essere nessun'altra espansione del credito da parte della Federal Reserve. Più importante, il governo non dovrebbe immischiarsi nei mercati per tentare di addolcire le conseguenze della correzione. Nello specifico ciò vuol dire niente salvataggi, niente pacchetti di stimolo, o niente nuovi progetti di lavori pubblici. Non sorreggere i salari. Permettere alla competizione di abbassare i prezzi della terra, del lavoro e del capitale. I soli passi positivi che il governo dovrebbe operare sono tagliare la spesa e le tasse, eliminare le regolamentazioni e permettere il libero commercio.

Ora, ho un nome per questa politica. E' chiamata "Piano Lehman Brothers", dopo che alla Lehman Brothers, la grande azienda finanziaria di Wall Street, é stato permesso di andare in bancarotta nel settembre 2008. Questo piano si basa nel permettere alle grandi imprese di fallire. Se fosse stato perseguito questo piano fin dall'inizio, avrei qualche dubbio che la crisi sarebbe finita già ora, ma non avremmo aggiunto ulteriore debito a quello esistente.

Henry Lehman entrò in affari nel 1844 con un negozio di tessuti a Montgomery, Alabama. Dopo che i suoi due fratelli si unirono a lui l'anno successivo, rinominarono l'attività Lehman Brothers. Accetavano cotone grezzo in cambio dei loro beni. Ciò incrementò il volume dei loro affari perché le persone avevano più cotone che denaro, e ciò aumentò il loro margine di profitto perché fecero soldi vendendo i loro beni, e poi fecero più denaro vendendo il cotone. In seguito aprirono un ufficio a New York e crearono la New York Cotton Exchange nel 1870. In seguito entrarono nella Borsa di New York ed incorporarono compagnie come Sears, Macy's, B.F. Goodrich, Woolworth's e Studebaker vendendo azioni sull'offerta pubblica iniziale. Fu una grande storia di successo americano proveniente dagli Stati del sud.

Sfortunatamente all'inizio del ventunesimo secolo, la Lehman Brothers era pesantemente coinvolta nel mercato dei mutui sub-prime ed anche se ne uscì velocemente per andare verso nuova spazzatura, ancora deteneva nei propri libri grandi quantità di titoli di bassa qualità e ad alto rischio. E' rimasta con un pugno di mosche in mano. E' andata in bancarotta, i suoi asset venduti ad altre imprese per adempiere agli obblighi della compagnia verso i creditori. Questi ricevettero indietro una parte del loro denaro, ma non incapparono in perdite. I clienti rimasero ampiamente indenni, eccetto da quelle perdite sostenute in generale nel mercato. I grandi perdenti sono stati gli azionisti, sopportando la maggior parte del dolore insieme a coloro che gestivano la Lehman Brothers — le stesse persone che hanno fatto tonnellate di denaro durante il boom. Il mondo non finisce qui.

A questo punto un economista mainstream si lamenterà che se si permettesse la liquidazione, risulterebbe in un contagio e in una deflazione galoppante, e l'economia entrerebbe in un buco nero. Diamo uno sguardo al ruolo della deflazione durante una crisi.

Primo, in deflazione i prezzi dei beni capitali diminuiscono drasticamente. Ciò accade inizialmente con i prezzi delle azioni in brusca caduta, ma infine anche i prezzi di uffici, magazzini, negozi al dettaglio, ecc. cadono.

Secondo, il prezzo del lavoro cadrà mentre il tasso di disoccupazione aumenterà. I saggi salariali saranno in un certo senso "vischiosi" se paragonati ai prezzi delle azioni ed ai tassi di leasing per spazi commerciali, ma anch'essi tenderanno a diminuire in termini reali se non sono sostenuti dall'intervento del governo e dall'indennità di disoccupazione.

Terzo, anche i prezzi dei beni al consumo cadranno — ma non tanto. La domanda per beni di consumo non sarà elastica. Cose come il latte, la farina, il tabacco, l'elettricità, l'asilo nido e le applicazioni per l'iPhone hanno quello che gli economisti chiamano "domanda non elastica rispetto alle entrate", perché non si cambia la loro quantità acquistata anche quando le proprie entrate aumentano o diminuiscono. In passato, per esempio, la quantità richiesta di margarina aumentò quando le nostre entrate scesero.

Ciò vuol dire che in un processo correttivo deflazionistico, i prezzi della terra, dei beni capitali, delle merci e del lavoro scendono in relazione ai beni di consumo. Ciò fornisce opportunità potenziali di profitto per gli imprenditori che acquistano queste risorse altamente deprezzate in modo da realizzare prodotti da vendere al consumatore. In altre parole il processo deflazionistico é più simile ad un assorbitore di shock che ad un buco nero immaginato dagli economisti mainstream.

Non solo emergono opportunità di profitto, ma le opportunità di un lavoro salariato sono più scarse e meno attrenti. Entrambe le cose incoraggiano il comportamento dell'imprenditore, e ciò é un fattore chiave in un qualsiasi processo correttivo di ripresa.

Seguendo il piano Lehman Brothers si avrà una contrazione delle attività generate dalla bolla ed un'espansione delle attività generate dal consumatore. Il risparmio aumenterà in relazione al consumo. Le grandi imprese si restringeranno oppure andranno in bancarotta, mentre le piccole imprese si espanderanno e cattureranno il resto del mercato. Le nuove imprese saranno iniziate per trarre vantaggio dalle opportunità di profitto — e per rispondere alla mancanza di opportunità di occupazione. E' un fatto ben conosciuto che le piccole imprese creano la maggior parte dei lavori — tuttavia, quello che non é ben conosciuto é che le nuove piccole imprese creano la maggior parte dei lavori.

Ricordate che durante la mini-depressione del 1980-1982, Paul Volcker alzò il tasso dei fondi federali al 20%, facendo terminare la stagflazione degli anni settanta ed entrando in uno dei periodi più prosperi della storia americana. Questo periodo fornì anche un ricco ambiente economico con risorse a basso costo da cui la Microsoft trasse vantaggio per divenire un'azienda di enorme successo nel mercato del PC. Da notare anche che il tracollo tecnologico ha fornito lo stesso ambiente per Google da cui trarre vantaggio in modo da divenire il re del mercato delle ricerche.

L'approccio Bernanke/Bush/Obama avrà come conseguenza solo miseria ed un debito del governo in crescita. Il piano Lehman Brothers ribilancerebbe i piatti della bilancia tra il gatto grasso rappresentato dalle corporazioni "troppo grandi per fallire" e gli imprenditori che ci aiuterebbero a formare il nostro futuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/