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lunedì 1 settembre 2025

I dati “in via di sparizione” della Cina non possono nasconderne il rallentamento economico

L'articolo di oggi è importante per la sua analisi schietta e completa della situazione cinese, ma non dobbiamo scordarci cosa accade sotto la superficie per contestualizzare meglio i fatti che si dipanano sotto i nostri occhi. Le chiacchiere continue durante i passati anni secondo cui la Cina sarebbe stata destinata a superare gli USA erano tutte spacciate dalla stampa generalista guidata dagli interessi inglesi. Infatti la Cina sarebbe dovuta essere la “vittima” successiva della cricca di Davos dopo che gli USA sarebbero stati svuotati della loro ricchezza. Questa gente è paragonabile alle “locuste”: invadono un territorio con capitale a basso costo, lo fanno sviluppare in modo anormale senza seguire la costruzione di un mercato dei capitali capace di sostenerne l'allocazione corretta degli input (si veda il Capitolo 6 del mio libro “L'economia è un gioco da ragazzi”), avviano una razzia delle risorse naturali del Paese target, infine esportano altrove i capitali controllati e fanno sprofondare il Paese nella miseria. Poi si passa all'obiettivo successivo. Con il mercato degli eurodollari incontrollato era una “passeggiata nel parco” portare avanti questo schema; dal 2022, però, le cose sono cambiate. Xi, così come le persone che lo hanno messo lì, erano consapevoli di questo fenomeno... è per questo, infatti, che l'hanno eletto Presidente, allo stesso modo in cui Putin è stato messo lì per salvaguardare la Russia da questo esatto fato. L'uso della “golden power” da parte di quest'ultima per nazionalizzare le aziende occidentali rimaste sul suolo russo dopo il 2022 e l'approvazione di una legge simile al FARA statunitense per tenere sotto controllo la proliferazione incontrollata della ONG, veicolo per eccellenza di infiltrazione estera ostile in un Paese e innesco di rivoluzioni colorate, è stato in un certo senso ricalcato dalla Cina quando ha deciso di tenere chiusi i suoi mercati dei capitali. In sintesi, ha preso i soldi piovuti dall'estero e non li ha fatti più uscire. Non solo, ma da quando la FED ha iniziato il suo ciclo di rialzo dei tassi e sta prociugando il mondo dalla piaga del mercato degli eurodollari a briglie sciolte, la Cina ha iniziato a far collassare consapevolmente tutte quelle aziende che avevano legami con l'estero e che erano veicolo di instabilità economica/finanziaria intenzionale (ovvero strumenti di ricatto). Evergrande è una di queste. Cina, Russia e USA hanno quindi dato vita a un processo di pulizia dalle loro stanze dei bottoni di tutte quelle figure che erano agenti ostili, ridimensionando e, ove possibile, smantellando quella piovra che nel tempo i colonialisti europei hanno costruito per influenzare il mondo e farlo andare laddove ritenevano più opportuno per i loro interessi. Ora, però, il centro del mondo si sposterà sul Pacifico e sull'Artico, dove USA, Russia e Cina detteranno le regole per il mondo di domani. L'UE, nel frattempo, si trasformerà sempre di più nell'URSS, usando i risparmiatori europei come carne da cannone per operare una (futile) resistenza contro l'inevitabile declino del suo progetto socialista.

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di Ethan Yang

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-dati-in-via-di-sparizione-della)

Le informazioni sulla salute economica della Cina sono sempre più difficili da reperire. Sebbene Pechino sia sempre poco trasparente su qualsiasi cosa possa potenzialmente indicare instabilità o debolezza, questo comportamento sta raggiungendo un punto in cui i suoi tentativi di occultamento stanno trasmettendo un messaggio inequivocabile: l'economia cinese è in difficoltà.

Il 4 maggio il Wall Street Journal ha riferito che il Partito Comunista Cinese (PCC) sta “facendo sparire” enormi quantità di dati economici in seguito alle notizie di un crollo delle vendite di terreni, di una crescita stagnante del PIL, di una disoccupazione in aumento e persino di un calo della produzione di salsa di soia. 

“Pechino ha smesso di pubblicare centinaia di statistiche”, ha riportato il quotidiano, “la scomparsa dei dati ha reso più difficile per le persone sapere cosa sta succedendo in Cina in un momento cruciale, con la guerra commerciale tra Washington e Pechino che dovrebbe colpire duramente la Cina e indebolire la crescita globale”.

Il motivo per cui ciò sta accadendo è ovvio: il PCC, e in particolare Xi Jinping, sono preoccupati per le conseguenze che i dati economici negativi potrebbero avere sulla loro credibilità e sulla loro presa sul potere.

Non dovremmo affrettarci a concludere che siamo nel 1989, sul punto di assistere alla caduta del Muro di Berlino; né dovremmo concludere che si tratti semplicemente di una transizione strutturale prima che la Cina diventi una superpotenza tecnologica.

La realtà è probabilmente da qualche parte nel mezzo.

La Cina, come gli Stati Uniti, sta affrontando una miriade di difficoltà politico-economiche che non necessariamente faranno deragliare il Paese, ma preannunciano risultati mediocri in futuro. La differenza principale è che gli Stati Uniti dispongono di un sistema per rimuovere pacificamente i responsabili quando le loro idee falliscono.


La storia della crescita della Cina

La Repubblica Popolare Cinese, dopo una serie di riforme di mercato nel 1978 e l'adesione all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) nel 2001, ha vissuto un miracolo economico, passando dall'essere uno dei Paesi più poveri del mondo alla seconda economia più grande. Le spiegazioni sono molteplici e ampiamente citate, tra queste l'enfasi sulla produzione manifatturiera e su una manodopera a basso costo ma sempre più produttiva, un solido livello di istruzione, una governance stabile e una generale apertura alle imprese, soprattutto nei confronti di un regime comunista. La Cina, inoltre, adotta una linea di politica industriale su larga scala, un grado relativamente basso di libertà economica e un sistema politico che reagisce violentemente a qualsiasi cosa possa minacciare il potere del PCC. Quest'ultimo punto è particolarmente rilevante dopo il 2012, quando Xi Jinping, l'attuale presidente, è salito al potere e ha deciso che il Paese aveva ceduto troppo al presunto caos del settore privato, provocando una drastica riduzione delle libertà politiche ed economiche.

Con il rallentamento della crescita economica, dovuto sia a ragioni naturali che politiche, il governo cinese ha iniziato a diffondere sempre meno informazioni. La Cina, che un tempo vantava tassi di crescita annui a due cifre, ora cresce a un tasso di circa il 3-4%, secondo alcuni esperti. Sebbene questo dato possa essere considerato significativo per un Paese sviluppato come gli Stati Uniti, il PIL pro capite della Cina è di gran lunga inferiore e rimane un margine di crescita sostanziale.


Impedimenti alla crescita 

Parte del motivo di questo rallentamento della crescita è naturale. Con il progredire di un'economia, devono verificarsi determinati cambiamenti strutturali prima che essa raggiunga la fase successiva. Questo fenomeno è noto come “trappola del reddito medio”, uno in cui i Paesi rurali sperimentano una rapida crescita economica man mano che si modernizzano e progrediscono verso un'economia basata meno sull'agricoltura e più sulla produzione e sugli investimenti. Tuttavia la crescita inizia a rallentare perché la fase successiva, oltre la produzione manifatturiera, che non richiede una formazione specializzata, richiede invece determinati livelli di istruzione e infrastrutture. È facile costruire fabbriche e riempirle di lavoratori; creare invece le condizioni per startup tecnologiche, finanza aziendale e un'economia guidata dai consumi richiede più che semplice manodopera e una ragionevole stabilità. La Cina sta affrontando questo problema in questo momento, mentre si confronta con enormi disparità di sviluppo tra le sue ricche città costiere e l'entroterra rurale.

Un altro motivo per cui la Cina sta attraversando un rallentamento economico deriva dalle linee di politica del suo governo centrale. La crescita del PIL sta rallentando per una serie di ragioni, ma alcuni settori dell'economia sono particolarmente ostacolati dall'intervento governativo. Ad esempio, a seguito di un improvviso e aggressivo attacco normativo alle proprie aziende nell'ambito di una campagna nota come “Prosperità Comune” nel 2021, il mercato azionario cinese ha subito un impatto sostanziale e continua a essere in difficoltà.

La Campagna per la Prosperità Comune è stata aggravata dalla continua repressione della società cinese durante l'epidemia di COVID-19 e dall'uso della Strategia Zero COVID. L'indice composito di Shanghai, che monitora tutti i titoli della Borsa di Shanghai, è rimasto relativamente stabile, mentre Alibaba, l'equivalente cinese di Amazon, è trattato a meno della metà del suo massimo di ottobre 2020. La Cina, che aveva iniziato a costruirsi la reputazione di futuro del business, è ora vista dagli investitori come ostile e imprevedibile. Anche la sua dipendenza dal commercio estero per alimentare la sua base manifatturiera è sempre più vista come un difetto, mentre gli Stati Uniti e altri Paesi riequilibrano le loro relazioni con essa per ragioni sia economiche che geopolitiche.

La realtà è che le linee di politica industriali cinesi stanno iniziando a ritorcersi contro di essa. Un importante motore di crescita è sempre stato il settore immobiliare e ora è sull'orlo del collasso a causa degli anni di denaro facile e di pianificazione governativa che hanno lasciato il segno, in particolare con il default del gigante finanziario Evergrande. Le linee di politica industriali volte a sostenere settori specifici (dai semiconduttori ai veicoli elettrici) allocano in modo errato il capitale, causano inefficienze e sconvolgimenti di massa. Nel 2023, ad esempio, i titoli dei giornali erano pieni di resoconti di cimiteri di auto elettriche, poiché le persone hanno ritenuto più conveniente abbandonare completamente le proprie auto piuttosto che cercare di venderle. Il principale fattore scatenante di questo problema sono stati i sussidi sconsiderati che hanno sostenuto le aziende in fallimento e hanno incoraggiato i consumatori ad acquistare auto indipendentemente dal fatto che le loro città disponessero delle infrastrutture adeguate per supportarle.


Cosa significa tutto questo per il futuro?

Il rallentamento della crescita economica della Cina dovrebbe certamente essere visto come un'accusa alle linee di politica di Xi, e più in generale alla linea di politica industriale, e all'incapacità del modello autoritario di Pechino di affrontare adeguatamente le difficoltà strutturali della crescita economica. Ciò non significa necessariamente che la Cina crollerà domani, o che non sarà un contendente geopolitico per gli Stati Uniti. Il settore high-tech cinese continua a crescere, alimentando la crescita di settori strategici come i droni, le terre rare e l'intelligenza artificiale. Sebbene resti da vedere se le linee di politica industriali di Pechino catapulteranno il Paese nella modernità, c'è ancora spazio per la crescita, a un ritmo molto più moderato di quanto desiderato ovviamente. Si può affermare con certezza che troppe cose devono andare per il verso giusto affinché la Cina possa vedere la rapida crescita economica che i fautori della linea di politica industriale ritengono dovrebbe arrivare.

La Cina sperimenterà una crescita economica molto più lenta del previsto, ma il futuro probabilmente non porterà al collasso, bensì alla mediocrità. La domanda da porsi, quindi, è: come affronterà questo dilemma un'entità sempre più paranoica e autoritaria come il PCC?

Il governo cinese adotterà misure radicali per promuovere la libera impresa e ripristinare le relazioni con l'Occidente? Altamente improbabile. Come affronterà Xi Jinping le proposte, benintenzionate, di moderare alcune delle sue linee di politica? Accoglierà silenziosamente le critiche, o ricorrerà a purghe politiche? Ha già fatto entrambe le cose in passato.

Il risultato è probabilmente una via di mezzo. Si tratta di un comportamento sempre più imprevedibile da parte del governo cinese, che cerca da un lato di placare il malcontento popolare e dall'altro di reprimerlo. Il risultato finale è una debole crescita economica nel prossimo futuro e un mandato di Xi Jinping sempre più ansioso e incerto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 25 agosto 2021

Fratture nella grande muraglia, Parte #3: Il fascino della Cina è finito

 

 

di Ethan Yang

Una delle strategie principali della Cina, che risale al periodo della Guerra tra Stati e che precedette la prima dinastia imperiale, è l'uso dell'inganno e del non confronto per salire silenziosamente al potere fino a quando non è troppo tardi per fermarla. La traduzione rozza è non chiedere all'imperatore il peso dei suoi calderoni, cosa che essenzialmente delinea la necessità di non dichiarare le vostre ambizioni all'inizio. La definizione contemporanea dell'idea è "nascondi la tua vera forza e aspetta il momento giusto per sferrare l'attacco".

Dal punto di vista strategico di base, ciò significa essere pazienti, raccogliere le forze, costruire le connessioni, indebolire lentamente il nemico e forse anche arrivare ad un punto in cui è troppo tardi per resistere. Questa è stata la strategia contemporanea della Cina sin dal mandato dell'ex-presidente Deng Xiaoping, un'offensiva di fascino contro l'Occidente, promesse di commercio e sviluppo per i Paesi vicini ed un falso sostegno all'ordine internazionale basato sulle regole.

Speravano, presumibilmente entro il 2049 (100 anni dopo la fondazione della Cina comunista), che sarebbero diventati così economicamente influenti, i loro militari così potenti e la loro posizione internazionale così rispettata da poter dichiarare le loro vere intenzioni e nessuno avrebbe saputo resistere. L'attuale presidente Xi Jinping si è allontanato da questa strategia, forse troppo presto, poiché è stato molto esplicito sulle ambizioni della Cina sulla scena mondiale.

È solo il 2021, le maschere sono cadute il mondo è notevolmente sconvolto.


Le basi dell'offensiva del fascino cinese

I cinesi sono stati maestri nell'esercitare potere mentre facevano crescere lentamente le loro forze armate per spingersi in un nuovo territorio. Un esempio emblematico è la crescente attività militare della Cina nel conteso Mar Cinese Meridionale, un'area in cui rivendicano una manciata di Paesi ed un punto critico del commercio globale. Negli ultimi anni la Cina ha avanzato richieste aggressive ai Paesi della regione, che si tratti del Vietnam, delle Filippine o dell'Indonesia.

Hanno anche costruito strutture militari nella regione. Se la Cina avesse provato a farlo troppo presto, probabilmente avrebbe fatto scattare un campanello d'allarme e le sue forze armate sarebbero state troppo deboli. Oggi, con la sua ritrovata forza sostenuta da decenni di globalizzazione, può ora permettersi di comportarsi in tal modo ed i suoi concorrenti non sanno proprio come rispondere.

Un altro esempio dell'offensiva del fascino della Cina è il suo commercio con l'Occidente. Anche se questo non dovrebbe essere visto come un avallo della disastrosa guerra commerciale dell'amministrazione Trump, non c'è dubbio che fare affari con le aziende occidentali gioca un ruolo chiave nella loro politica estera. In particolare consente loro l'accesso al mercato interno occidentale e poi esigono che servano gli interessi del PCC. Il professor David Jacobson della Cox School of Business della Southern Methodist University, scrive:

Questa non è solo un'ipotesi astratta. La Cina lo ha già fatto, di recente, con Standard Chartered e HSBC, due banche britanniche con attività a Hong Kong e nel continente. Pechino ha dato l'ultimatum: se non avessero espresso pubblicamente sostegno alla legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, avrebbero perso il diritto di continuare a fare affari in Cina. Entrambe le banche hanno aderito, scelta questa criticata dalla comunità internazionale. Ma Pechino non si è fermata qui, ha anche chiesto che entrambe le società reprimessero i clienti che avevano legami con il movimento a favore della democrazia a Hong Kong. Anche su questo punto le banche hanno ceduto.

Abbiamo visto tattiche simili impiegate sulle società statunitensi, come nel caso della pressione della Cina sull'NBA per mettere a tacere le proteste del 2019 a Hong Kong e l'ultimo film di Mulan della Disney girato in Cina. Il PCC è stato anche leader enogastronomico in Sud America ed Europa per raccogliere più simpatie per i suoi obiettivi.

L'America Latina è particolarmente vulnerabile perché non ha la capacità economica di resistere alle richieste cinesi. È così che la Cina ha convinto alcuni Paesi come El Salvador, Repubblica Dominicana e Panama a rompere i rapporti con Taiwan per ricevere investimenti infrastrutturali da Pechino.

L' iniziativa Belt and Road è un altro esempio di un enorme progetto infrastrutturale per acquisire influenza economica, il quale dovrebbe estendersi fino all'Europa. Tutti i Paesi coinvolti nel progetto riceveranno vantaggi esclusivi ed investimenti per migliorare le proprie economie. Questo, ovviamente, può comportare gravi violazioni della loro sovranità in seguito.

È innegabile che questa strategia abbia funzionato bene per i cinesi negli ultimi decenni, specialmente negli ultimi anni, dove ora hanno il potere di avanzare richieste incessanti. Hanno aspettato il loro tempo, hanno aumentato la loro influenza e ora che hanno il potere di cui hanno bisogno stanno iniziando ad usarlo.


I cinesi hanno giocato troppo d'anticipo?

È del tutto possibile che i cinesi abbiano sopravvalutato le loro capacità di sottomettere il mondo. È anche possibile che abbiano capito che la diffusione di idee come i diritti umani e la libertà avrebbero prima o poi richiesto un giro di vite a livello nazionale e all'estero. Forse è un misto di entrambi.

La recente soppressione delle libertà democratiche a Hong Kong è un esempio rappresentativo di questo dilemma. Hong Kong è stata restituita ai cinesi dai britannici nel 1997 dopo più di 150 anni di dominio coloniale inglese. Di conseguenza aveva libertà e norme uniche che i cinesi avevano promesso di rispettare: un Paese, due sistemi. Ciò ha portato la città-stato a diventare estremamente prospera poiché godeva di alcuni dei più alti livelli di libertà economica al mondo, con discrete libertà civili. Tuttavia ciò ha portato anche a forti desideri di indipendenza, maggiori livelli di democrazia ed una generale sfiducia nei confronti di Pechino, culminata in una serie di proteste contro il PCC. In particolare, veglie per il massacro di piazza Tiananmen si sono tenute a Hong Kong ogni anno, cosa estremamente censurata sulla terraferma.

Ciò ha creato un ovvio dilemma, perché questo comportamento aveva il potenziale di diffondersi nella terraferma. Ciò è culminato nella legge sulla sicurezza di Hong Kong nel 2019 la quale ha dissolto la maggior parte dell'autonomia e delle libertà civili della città, il che ha portato a vibranti proteste e ad una repressione che ha scioccato il mondo. Ha frantumato ogni idea di un'unificazione pacifica con Taiwan, che i cinesi speravano di poter realizzare attraverso manovre economiche e politiche.

Hong Kong può certamente essere vista come un esempio figurativo della fine dell'offensiva del fascino della Cina e di come il mondo stia reagendo. Un altro esempio potrebbe essere la stagnazione dell'Iniziativa Belt and Road nei confronti della quale i Paesi nutrono un maggiore scetticismo. E quest'ultimo è del tutto giustificao, poiché lavorare con Pechino su questo progetto significa potenziali violazioni della sovranità, debito paralizzante e devastazione economica mentre l'eccesso di capacità cinese inonda i fragili mercati interni.

In breve, il PCC è passato alla fase successiva: esercitare la sua volontà all'estero. Il mondo non è felice e l'immagine di una Cina benevola e ben educata è finita.


Il mondo è sveglio

In pochi anni la Cina è passata da nazione emergente con opportunità entusiasmanti a nemico pubblico numero uno. L'Europa è diventata molto più esitante a fare affari con la Cina. Negli Stati Uniti confrontarsi con la Cina è una delle poche questioni bipartisan. In Asia c'è un consenso emergente da parte di Giappone, India, Vietnam e persino Australia sul fatto che la Cina sia un problema. Sebbene il modo migliore per contenere le ambizioni autoritarie del PCC sia ancora oggetto di dibattito, soprattutto perché ogni Paese ha i propri interessi e priorità, pochi possono seriamente affermare che le intenzioni di Pechino per il mondo siano benevole.

Le aziende che desiderano avere legami con la Cina ora ci pensano due volte, dovendo bilanciare l'accesso sul mercato da un lato e il contraccolpo popolare dall'altro.

È chiaro che la strategia del PCC di nascondersi e fare offerte è giunta al termine. Forse credevano che la resistenza non sarebbe stata così rigida come s'è dimostrata, e forse avevano bisogno di agire per proteggere la loro presa sul potere. Forse è un mix di entrambi.

Alla fine, Pechino ha risvegliato la comunità globale di fronte alla sua vera natura e ha dato a tutti un assaggio di come sarebbe una Cina egemonica. Sarebbe sicuro dire che la fase della luna di miele del mondo con la Cina è finita e il percorso da seguire vedrà molta più resistenza alle ambizioni dei cinesi. Sembra che il PCC abbia esagerato e non sarebbe assurdo pensare che lo sappiano anche loro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/08/fratture-nella-grande-muraglia-parte-1.html

👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/08/fratture-nella-grande-muraglia-parte-2.html


martedì 17 agosto 2021

Fratture nella grande muraglia, Parte #2: Il paradosso economico della Cina

 

 

di Ethan Yang

Nella prima parte di questa serie di articoli intitolata Fratture nella Grande Muraglia ho discusso alcuni degli indicatori che mostrano che la forza e la stabilità della Cina stanno iniziando ad essere messi in discussione. Ciò è contrario alla narrativa comune che la Cina sia un avversario in ascesa e temibile che in qualche modo sfida le leggi della scienza politica e dell'economia. Questo articolo esplorerà più in dettaglio i difetti che iniziano a formarsi nell'economia cinese.

La Cina si è certamente guadagnata il diritto di affermare di essere una grande potenza globale, poiché è passata da uno dei Paesi più poveri del mondo alla seconda economia mondiale in meno di una vita umana. La spiegazione è abbastanza semplice: la Cina ha attuato una serie di riforme economiche e politiche orientate al mercato aperto, che combinate con una leadership relativamente affidabile, hanno portato ad enormi guadagni. In particolare, la Cina è diventata il polo manifatturiero mondiale che ha fornito innumerevoli posti di lavoro a reddito medio e ha aperto la strada ad un maggiore sviluppo economico. Molti critici si sono lamentati del fatto che l'Occidente sia stato raggirato, consegnando affari preziosi ad una minaccia ormai esistenziale. Sono solo parzialmente corrette.

Per rimanere al potere, il PCC deve mantenere uno stretto controllo sulla vita civile ed economica, ma così facendo bloccherà la crescita e porterà al malcontento popolare. Se la Cina desidera continuare a crescere e mantenere il suo potere nel mondo, deve perseguire un'ulteriore liberalizzazione e globalizzazione, che probabilmente porterà ad una maggiore perdita di potere per il PCC a livello nazionale ed a maggiori disordini sociali a causa di un afflusso di influenze straniere. Questo ovviamente portò al culmine delle proteste di piazza Tiananmen nel 1989, evento che presto divenne un massacro compiuto dallo stato che scosse il Paese fino al midollo.

Questo paradosso rappresenta un'interessante opportunità per l'Occidente ed i suoi alleati da sfruttare per ridurre le ambizioni autoritarie del PCC senza l'uso di guerre commerciali improduttive o escalation militari. Ciò sta esacerbando i crescenti dolori della Cina aumentando il nostro dinamismo economico in patria e sta diversificando le catene di approvvigionamento all'estero.


Comprendere le riforme economiche cinesi

Il primo leader della Cina comunista, Mao Zedong, anche se certamente una figura politica astuta, ha anche supervisionato uno degli atti più brutali di violenza e incompetenza dello stato nell'era moderna. Il cosiddetto Grande balzo in avanti, ad esempio, fu un tentativo assolutamente disastroso di riforma agraria socialista che uccise circa 30-55 milioni di persone dal 1958 al 1961. Per mettere el cose in prospettiva, il bilancio delle vittime militari nella seconda guerra mondiale è stimato a 15 milioni.

Dopo la morte di Mao, nel 1978 il Partito Comunista Cinese intraprese una serie di riforme orientate al mercato per portare la Cina fuori dalla povertà. Ciò ha comportato politiche come l'apertura dell'economia agli investimenti esteri, la rimozione dei controlli sui prezzi, il rafforzamento dei diritti di proprietà e l'aumento della proprietà privata dell'industria.

L'economia cinese ha iniziato una rapida transizione da una società prevalentemente agricola ad una potenza manifatturiera. Questa è la naturale progressione delle economie. Gli Stati Uniti durante la Rivoluzione industriale sono passati dall'essere un'economia agricola ad un'economia manifatturiera, e poi ad un'economia di servizi altamente pagati e altamente qualificati. Di seguito sono riportati i grafici che descrivono in dettaglio l'evoluzione radicale dell'economia cinese dopo la liberalizzazione.

La combinazione di manodopera a basso costo, una popolazione giovane in età lavorativa e nuove opportunità di investimento hanno portato al boom economico iniziale post-1978. Anche se vale la pena notare che le statistiche sulla crescita cinese sono manipolate e gonfiate, la reale portata del progresso è probabilmente inferiore a quella resa disponibile, sebbene sia ancora impressionante e dimostri il potere di una libertà economica anche limitata.

Inoltre una testimonianza del 2001 sui diritti umani in Cina pubblicata dalla Brookings Institution ha anche osservato:

Ci sono prove, ad esempio, che gli esperimenti della Cina nella riforma giudiziaria e nel suo allentamento dei controlli sociali, sebbene limitati, sono più avanzati e più vigorosi di quelli in Vietnam, Laos, Cuba, Corea del Nord e Birmania.

Negli ultimi anni questa tendenza verso maggiori diritti umani e riforme giudiziarie è stata drasticamente invertita, ma vale la pena notare che nondimeno ci sono stati progressi su questo fronte. Alcuni dei maggiori contributori a questo capovolgimento includono le continue violazioni dei diritti umani da parte del PCC, in particolare nello Xinjiang e in Tibet, nonché i recenti appelli per un maggiore allineamento dello stato di diritto con gli obiettivi politici del partito.

Tuttavia i leader cinesi possono certamente affermare di aver portato ad un miglioramento senza precedenti degli standard di vita grazie al loro abbraccio, seppur limitato, della liberalizzazione economica e politica.


La Cina si è scavata da sola una fossa politico-economica

È ora empiricamente dimostrabile che la libertà economica, lo stato di diritto e la libertà civile sono altamente correlati con la prosperità economica. I cinesi non avrebbero adottato tali riforme se non l'avessero saputo, e il loro recente successo non fa che confermare questo punto. Allo stesso tempo, i cinesi stanno iniziando ad aumentare il loro controllo sulla vita economica e sociale, probabilmente in risposta ad influenze esterne che potrebbero indebolire la stabilità politica. Ciò avrà un costo per la crescita economica a lungo termine della Cina, la quale è necessaria per rimanere influente a livello globale e mantenere anche la stabilità interna a lungo termine.

La Cina sostiene ancora una serie di politiche economiche socialiste altamente controproducenti. Una delle questioni più critiche è l'elevata prevalenza di imprese di proprietà statale e le massicce quantità di incentivi al debito che ora sollevano interrogativi su una possibile crisi del debito. China Power, un progetto gestito dal Center for Strategic and International Studies, scrive:

Il numero esatto di imprese di proprietà statale che operano in Cina è sconosciuto. Secondo il China Statistical Yearbook, in Cina ci sono un totale di quasi 19.000 imprese industriali statali, ma le stime estere collocano il numero totale fino a 150.000. Queste imprese sono più concentrate nella produzione chimica, nella produzione di minerali e nella produzione di elettricità e calore. In generale, le imprese di proprietà statale mostrano maggiori livelli di leva finanziaria e minori livelli di redditività rispetto alle imprese private.

Questa è la lezione che abbiamo appreso in Occidente e speriamo di ricordare. Cioè, lo stato non può far funzionare l'economia; l'impresa privata non è solo molto più innovativa, ma anche molto più efficiente. Il miliardario cinese Jack Ma ha criticato il sistema bancario statale cinese mal gestito che non solo continua ad alimentare una massiccia crisi del debito, ma concede prestiti anche a società non competitive. A causa della sua critica è stato costretto a scomparire dalla vita pubblica e il PCC ha scatenato un giro di vite sul settore della tecnologia finanziaria. Il PCC ha di recente frenato quelle società tecnologiche nazionali come Didie quotate nella borsa statunitense. Tale comportamento avrà conseguenze negative per la crescita a lungo termine, poiché è quasi impossibile sviluppare industrie nazionali altamente innovative o anche solo raccogliere capitali esteri in un tale regime.

Infatti un documento dell'American Enterprise Institute cita l'impossibilità di attuare riforme a favore della crescita, insieme al crescente debito e all'invecchiamento della popolazione (in parte dovuto ai controlli sulla popolazione cinese), come le ragioni principali per cui l'economia cinese è destinata a stagnare. Sfortunatamente per il PCC, la stagnazione, specialmente con altri Paesi come l'India che sono in ascesa, significa una perdita di influenza economica all'estero e disordini civili a livello interno.

Infine bisogna ricordare che opprimere i cittadini produttivi è dannoso per la crescita economica e l'innovazione. La grande economista Deirdre McCloskey ha scritto libri su come la diffusa accettazione della libertà individuale e dell'auto-realizzazione abbiano portato all'esplosione di produttività in tutto il mondo. Ogni persona che rimane in silenzio per paura di essere perseguitata, ogni dissidente politico che marcisce in prigione, ogni minoranza religiosa o etnica che viene gettata in un campo di internamento, avrebbe potuto essere una persona molto produttiva per la Cina.


Una corsa economica contro il tempo per la Cina

Sebbene la Cina possa essere la seconda economia più grande del mondo, è arrivata lì solo grazie alle dimensioni della sua popolazione. Nel 2020 la Banca Mondiale ha indicato che il PIL pro capite cinese era di $10.500; per avere un contesto, il PIL pro capite degli Stati Uniti era di $63.500, un calo rispetto al 2019 a causa del Covid-19 e dei lockdown.

Questo perché gli Stati Uniti sono una nazione consumatrice con un'economia orientata ai servizi, come lo sono tutti i Paesi ricchi. La Cina sta cercando di passare a questo stile di vita, il che significa passare dall'essere il produttore mondiale di indumenti e giocattoli ad un centro per la tecnologia, la finanza e altri lavori ben retribuiti. A questo proposito, Bloomberg ha riferito che un funzionario economico cinese ha ammesso che il consumo in rapporto al PIL cinese è destinato a rallentare nel futuro prossimo.

In sostanza, la Cina ha bisogno di farsi strada verso la cima della catena di approvvigionamento globale, il che è estremamente difficile con un'economia statale così ingombrante. Sebbene la Cina possa essere il produttore globale di iPhone, sono semplicemente assemblati in Cina, cosa che potrebbe essere facilmente esternalizzata ad altri Paesi se non stanno già accadendo; i componenti più importanti come i semiconduttori provengono da Paesi più avanzati e molto più liberi come Taiwan e Giappone. Infine il design del prodotto, il passaggio più importante nella catena di approvvigionamento, viene svolto negli Stati Uniti, nazione che abbraccia radicalmente la libera impresa. Sarebbe un eufemismo dire che la Cina deve affrontare formidabili rivali in questo campo, soprattutto dato il suo goffo modello economico autoritario e il bagaglio sempre più pesante associato al modo di fare impresa.

Mentre la Cina sta combattendo una dura battaglia per la transizione verso un'economia più moderna, la fonte originaria della sua prosperità, la manifattura, sta partendo colpi a favore di altri Paesi. I fornitori stanno iniziando ad esternalizzare la loro produzione in Paesi come Vietnam, India e persino in Africa. Ciò è dovuto ad una serie di fattori, che vanno dall'interruzione delle catene di approvvigionamento a causa della recente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, manodopera a basso costo nei mercati emergenti, opportunità di investimento più favorevoli e preoccupazioni sui diritti umani che derivano dal rapporto con il PCC.

Se la Cina sarà o meno in grado di effettuare la transizione verso un'economia avanzata e innovativa con la quantità di controlli economici e sociali controproducenti che mantiene in piedi, è ancora da vedere. Allo stesso tempo, sta affrontando una serie di questioni urgenti come lo sgretolamento della sua base manifatturiera, una crisi del debito a causa dei suoi sconsiderati programmi statali di prestito ed un elenco crescente di potenti scettici geopolitici. Questi problemi potrebbero essere facilmente superati abbandonando il suo modello autoritario, ma ciò significherebbe la fine del PCC.

L'idea che ho appena esposto non è nuova. EC Harwood, il fondatore di AIER, fece la stessa osservazione sull'Unione Sovietica nel suo libro The Counterrevolution circa 50 anni fa. Scrisse che l'URSS, in base al suo modello autoritario, non sarebbe mai stata in grado di superare economicamente l'America e l'Occidente a meno che questi ultimi non avessero perso la fiducia nel libero mercato e avessero copiato i russi. La stessa tesi vale per la Cina di oggi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/08/fratture-nella-grande-muraglia-parte-1.html

👉 Qui il link alla Terza Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/08/fratture-nella-grande-muraglia-parte-3.html


giovedì 12 agosto 2021

Fratture nella grande muraglia, Parte #1: Il partito comunista cinese compie 100 anni

 

 

di Ethan Yang

Il Partito Comunista Cinese ha festeggiato di recente il suo centesimo compleanno, il quale è stato accompagnato da grandi celebrazioni e da un discorso del presidente cinese Xi Jinping. Nel discorso ha raccontato la storia del partito e le conquiste della Repubblica popolare cinese, ha anche ribadito alcune delle principali priorità della Cina come continuare a modernizzare le sue forze armate, mantenere la crescita economica, preservare il suo modello politico e resistere ai tentativi stranieri di cambiare i suoi obiettivi.

Sebbene la Cina abbia sicuramente fatto grandi passi in avanti sia dal punto di vista economico che politico, uno sguardo oltre la retorica rivela più problemi che punti di forza.

Molti esperti cinesi negli Stati Uniti si sono sicuramente allarmati per il discorso di Xi, come Gordan Chang, che è stato citato da Fox News quando ha scritto:

"Xi Jinping ha parlato di come il Partito Comunista Cinese ed il popolo cinese, con il loro coraggio e la loro tenacia, proclamino solennemente al mondo che i cinesi non sono solo bravi a distruggere il vecchio mondo, ma anche bravi a costruirne uno nuovo", ha detto Chang. "Questo è inquietante perché si rifà a ciò di cui Xi Jinping ha parlato per più di un decennio [...] che il mondo dovrebbe davvero essere governato dai cinesi. La mia sensazione è che quello fosse il punto più importante del discorso e che non abbia attirato l'attenzione.

La narrativa di una Cina alla ribalta e minacciosa non è da prendere sotto gamba e ci sono molte prove a sostegno; essa infatti ha anche parzialmente contribuito ad idee politiche controproducenti come la guerra commerciale dell'ex-presidente Trump o l'insistenza del presidente Biden sul fatto che gli Stati Uniti debbano fare di più per emulare il modello di spesa statale cinese.

Non si può negare che la Cina sia certamente salita al potere e rappresenti una notevole minaccia per gli interessi degli Stati Uniti e per il futuro della libertà umana. Tuttavia le tendenze recenti suggeriscono che la Cina ha diversi ostacoli da superare, poiché le conseguenze del comportamento stesso del PCC continuano a perseguitarla.


Più stringi forte, più sabbia scivola via dalle mani

Forse uno dei maggiori indicatori della lotta in arrivo è la crescente presa della Cina sui suoi cittadini, sia economicamente che politicamente, un'inversione delle precedenti tendenze di liberalizzazione. Xi Jinping ha chiesto di recente una maggiore lealtà da parte del settore privato alla linea del partito e ha anche chiesto un maggiore allineamento del suo sistema politico con il partito.

Inoltre il regime della sicurezza si è drasticamente espanso dopo aver visto decenni di contrazione, cosa che il professor Tai Ming Cheung dell'UCSD spiega è dovuta ad una serie di battute d'arresto relative a disordini interni ed instabilità. Il New York Times ha riferito che il PCC ha avviato di recente un giro di vite sulle "organizzazioni no-profit illegali":

La campagna contro il dissenso riflette le preoccupazioni dei massimi leader cinesi secondo cui il partito deve fare di più per rafforzare la lealtà pubblica ed il suo controllo sulla società.

Xi ha a lungo avvertito che il regime comunista potrebbe disintegrarsi se il partito non afferma il controllo su tutta la società, compreso il settore privato, le scuole ed i mezzi d'informazione. Gli organi di partito a livello nazionale e locale ospitano sessioni di studio sulla storia del partito per i quadri. Funzionari militari cinesi affermano che stanno usando il centenario per "forgiare un'assoluta lealtà" al partito ed a Xi.

Quando i regimi stringono il controllo sulle loro popolazioni, in genere significa che le cose non stanno andando bene, specialmente quando si tratta della Cina, la quale ha fortemente limitato la sua popolazione dal mettere in discussione lo status quo. Una repressione del pensiero indipendente può essere solo una reazione agli effetti sovversivi di influenze esterne e richieste di ulteriore liberalizzazione. Questo perché sebbene la Cina sia diventata più ricca e potente attraverso il commercio con altri Paesi, ciò porta anche le idee esterne, come la democrazia, i diritti umani e la libertà economica.

Un esempio emblematico sarebbe la breve scomparsa del miliardario cinese Jack Ma, il quale criticò le prestazioni del sistema finanziario cinese. Tale critica era giustificata, poiché era pesantemente investito in una società fintech nota come Ant Group la quale prometteva di rivoluzionare la finanza. Tuttavia tali sentimenti sono pericolosi per la credibilità a lungo termine del PCC; l'effetto è stata una punizione per Ma e Ant Group.

Tale comportamento da parte della Cina è comprensibile e controproducente. Da un lato, consentire tale dissenso e critica su qualsiasi cosa, anche conversazioni produttive come il miglioramento del sistema bancario cinese, possono portare ad un maggiore dissenso in futuro; allo stesso tempo significa uccidere la gallina dalle uova d'oro poiché la liberalizzazione ed il pensiero dinamico sono ciò che ha portato al progresso.

Inutile dire anche che molte delle grandi ambizioni della Cina stanno iniziando a disfarsi, mentre le conseguenze del suo comportamento autoritario continuano a perseguitarla. Lo sforzo, un tempo celebrato dalla Cina, di ricablare il commercio globale con la Belt and Road Initiative sta iniziando a vacillare mentre i Paesi si rifiutano di accettare le violazioni della sovranità che ne derivano. La crescente aggressività della Cina nella regione indo-pacifica ha innescato nuovi partenariati di sicurezza o rinvigorito quelli esistenti come The Quad per contenere le sue mire espansionistiche. Il Quad è un'alleanza informale tra Stati Uniti, Australia, Giappone e India. Tuttavia vale la pena di notare che anche altri Paesi come la Corea del Sud, il Vietnam e le Filippine, stanno mostrando tutto il loro disappunto per il comportamento della Cina.

Anche l'Europa s'è irrigidita nei confronti della Cina, cosa che ha portato ad una serie di accuse di schiavitù nello Xinjiang ed una delegazione ceca in visita a Taiwan, un gesto offensivo per i cinesi. Infine, tra molti altri problemi, la crescita economica a lungo termine della Cina è in pericolo a causa di una serie di problemi come l'invecchiamento della popolazione ed un'economia poco flessibile. Vale anche la pena di notare che i numeri del PIL cinese sono altamente gonfiati e manipolati, quindi il loro vero successo è probabilmente ben al di sotto dei numeri riportati.


Tra l'incudine ed il martello

Riforme limitate orientate al libero mercato in Cina hanno portato molto successo, rimuovendo milioni di persone dallo status di povertà e trasformandola nell'attore globale che è oggi. Nelle sue zone economiche speciali come Hong Kong (anche se non per molto) e Macao, i quali godono di una libertà economica maggiore rispetto alla maggior parte dei Paesi occidentali, gli standard di vita sono maggiori per ordini di grandezza. Allo stesso tempo, tale apertura e dinamismo invitano anche al libero pensiero, motivo per cui le stesse politiche non sono state attuate per il resto del Paese. Il pensiero libero porta spesso a guardare al mondo esterno e all'esposizione nei confronti di idee più attraenti, come una società libera e aperta. Questo è un problema serio per il PCC.

In particolare, l'attuazione da parte di Pechino della recente legge sulla sicurezza di Hong Kong dissolverà molte delle libertà che hanno reso la città-stato tanto prospera. La mossa è emblematica, perché mette in luce il paradosso cinese: la libertà le permette di crescere e prosperare, ma diffonde anche il dissenso.

Da un lato deve perseguire una maggiore crescita economica, cosa che è assolutamente necessaria poiché molti dei suoi cittadini vivono ancora ben al di sotto degli standard del mondo occidentale (o anche del suo vicino libero Taiwan) e anche per raggiungere i suoi obiettivi di influenza globale. Dall'altro lato c'è il vero pericolo di una maggiore liberalizzazione, specialmente con il mondo che ora è molto critico e rumoroso sugli abusi dei diritti umani in Cina.

Inoltre abbracciare una maggiore liberalizzazione frantumerebbe l'immagine di infallibilità che il PCC si è costruito. Proprio come Jack Ma ha contestato il sistema bancario statale cinese, consentire una maggiore concorrenza economica e lo scambio di idee porterebbe a porre più domande.

Sebbene Xi Jinping e il Partito Comunista Cinese abbiano sicuramente messo in scena un grande spettacolo per il loro centesimo compleanno, proprio come qualsiasi regime autoritario, è stato un gioco di specchi. Non si può negare che la Cina abbia raggiunto molti traguardi in termini di obiettivi economici e politici, allo stesso tempo, però, le sue politiche autoritarie hanno conseguenze ed i nodi stanno venendo al pettine.

Quelli di noi in Occidente dovrebbero certamente prenderne atto, non solo perché si tratta di sviluppi importanti rispetto al nostro principale rivale geopolitico, ma anche per non commettere l'errore di emulare i cinesi. Piuttosto questo dovrebbe essere l'ennesimo motivo per raddoppiare la nostra fiducia nella superiorità di una società libera e aperta, un obiettivo che possiamo tranquillamente perseguire a nostro vantaggio, mentre i cinesi non possono.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/08/fratture-nella-grande-muraglia-parte-2.html

👉 Qui il link alla Terza Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/08/fratture-nella-grande-muraglia-parte-3.html


lunedì 7 giugno 2021

Le premesse farlocche per espandere lo stato amministrativo

 

 

di Ethan Yang

Negli Stati Uniti ci sono due modi in cui il governo esercita il potere sui suoi cittadini. Il primo è attraverso il processo legislativo: i rappresentanti eletti nella legislatura votano un disegno di legge e il presidente lo approva o pone il veto. Questo è principalmente il modo in cui le leggi dovrebbero essere approvate in una democrazia rappresentativa. Poi c'è il processo amministrativo di regolamentazione, gestito principalmente da burocrati non eletti che forniscono un livello di competenza tecnocratica. Tali agenzie includono organizzazioni come l'Environmental Protection Agency, il Department of Education, il Department of Motor Vehicles e così via. Queste agenzie esistono per stabilire regole marginali ed assicurarsi che le leggi approvate dal Congresso, che è composto da rappresentanti democraticamente eletti, adempiano al loro scopo previsto.

Ovviamente oggi non è così. Le agenzie amministrative sono praticamente diventate un organo di governo che opera in modo indipendente, esercitando il controllo sulla popolazione senza responsabilità democratica o trasparenza. Philip Hamburger, nel suo lavoro intitolato Is Administrative Law Unlawful?, osserva che:

Il diritto amministrativo ha ormai sminuito il diritto statutario ed è diventato la modalità pervasiva del governo federale di trattare con il pubblico. Pertanto, piuttosto che un semplice mezzo per completare il lavoro del Congresso e dei tribunali ai margini, il potere amministrativo è diventato centrale.

In un precedente articolo ho riassunto l'ascesa dello stato amministrativo da una manciata di agenzie all'inizio della repubblica alla sua struttura attuale dove ci sono più agenzie federali che funzionari eletti nella Camera dei Rappresentanti. L'ascesa dello stato amministrativo risale alle visioni progressiste di uomini come Woodrow Wilson e Franklin Roosevelt, mentre ha sperimentato una rapida espansione negli anni '70. Gran parte dello stato amministrativo moderno è un prodotto dell'amministrazione Obama. Peter Wallison cita l'illustre giurista Christopher DeMuth quando scrive che:

Negli anni della presidenza Obama, osserva DeMuth, l'espansione del potere esecutivo è diventata essenzialmente illegale: "La partenza più drammatica dal governo esecutivo negli anni successivi al 2008 è stato l'unilateralismo: le agenzie esecutive, e spesso il presidente Obama personalmente, hanno effettuato una serie di cambiamenti in violazione di requisiti legali ragionevolmente chiari, spesso per il fatto che il Congresso non li aveva messi in atto".

L'espansione dello stato amministrativo ne avrebbe inevitabilmente giovato. La crescita dell'apparato normativo si è basata sull'idea che a volte il legislatore è troppo lento e troppo diviso per approvare leggi per una società migliore. In pratica, la sua crescita unilaterale e il suo potere sono semplicemente un modo rapido di stipare un'agenda politica dal più alto livello di governo.

Questa spiegazione è supportata dalla recensione di un libro in difesa dello stato amministrativo, pubblicata dalla Harvard Law Review e che si apre con la seguente dichiarazione:

Parlando alla Yale Law School nel 1938, il preside James Landis espose una potente difesa del New Deal del presidente Franklin Roosevelt, e in particolare della sua innovazione di nuove agenzie amministrative federali. "Il processo amministrativo", dichiarò Landis, "è, in sostanza, la risposta della nostra generazione all'inadeguatezza del processo giudiziario e legislativo".

L'articolo include la contro-argomentazione scrivendo:

L'eminente Dean Roscoe Pound, allora presidente di una commissione speciale dell'American Bar Association che valutava l'ascesa dello stato amministrativo sulla scia del New Deal, considerava la mescolanza di funzioni legislative, esecutive e arbitrali in agenzie come la Securities and Exchange Commission (SEC) – che Landis stesso aveva progettato e poi presieduto – come l'equivalente di un "assolutismo amministrativo".

Oggi, con l'ampia autorità normativa che le agenzie amministrative possiedono, le paure di Dean Pound sini pienamente materializzate. Ecco un articolo pubblicato da Ascent sulla regolamentazione finanziaria:

Il 50% degli intervistati in un sondaggio della Risk Management Association ha dichiarato di spendere il 6-10% delle proprie entrate in costi di conformità. Le grandi aziende riferiscono che il costo medio per continuare ad essere conformi con le norme è di circa $10.000 per dipendente. Le banche commerciali e le grandi società di brokeraggio con oltre 20.000 dipendenti potrebbero finire per spendere oltre $200 milioni in conformità ogni anno [...].

Sebbene sorprendenti, anche questi numeri mostrano solo un'istantanea. Non riescono a catturare l'accelerazione del cambiamento normativo e il livello di complessità normativa, entrambi esplosi nell'ultimo decennio. Il cambiamento normativo è aumentato del 500% sin dalla crisi finanziaria del 2008 e, senza sorprese, ha aumentato i costi normativi nel processo.

E questo solo sulla regolamentazione finanziaria. Lo stato amministrativo continua ad espandersi in vasti settori dell'economia, imponendo regole spesso complicate, costose e controproducenti. In una recensione del libro dello studioso di diritto Richard Epstein, The Dubious Morality of Administrative Law, la Federalist Society scrive:

Questo fallimento è strettamente connesso al moderno clima normativo, in quanto gli statuti federali impongono "sistemi globali di controllo statale sull'ambiente, sullo sviluppo di farmaci, sulle telecomunicazioni e sui rapporti di lavoro, ecc.", dando alle agenzie governative ampi poteri di intervento. Debole tutela dei diritti di proprietà e ampie concessioni di autorità normativa consentono alle agenzie governative di regolamentare ampie aree dell'economia senza un sufficiente riguardo per gli interessi delle entità regolamentate.

Nel suo libro, Simple Rules for a Complex World, Epstein delinea i gravi problemi causati dall'espansione dello stato amministrativo in tutti i settori della vita economica e sociale. Sostiene il passaggio netto ad un insieme più semplicistico di regole primarie (es. protezione dei contratti, degli scambi e dei diritti individuali), consentendo al contempo alla discrezione privata di funzionare ininterrottamente nella misura in cui non viola tali regole. Questo punto di vista è anche congruo con quello del Premio Nobel Elinor Ostrom, il cui lavoro pluripremiato ha coperto il modo in cui la distribuzione condivisa del potere tra attori privati ​​e pubblici porti a risultati di gran lunga migliori rispetto a quando è esercitata da una singola entità. Il governo dovrebbe stabilire alcune regole operative di base, ma il processo decisionale dovrebbe essere ampiamente disperso nel settore privato e lasciato alle interazioni volontarie.


La tesi discutibile per l'espansione dello stato amministrativo

Oggi c'è un dibattito simile a quello che c'era nel XX secolo sul pericolo o sulla necessità di potenziare il braccio burocratico dello stato. Oggi sembra che la necessità di un apparato normativo in continua crescita si riduca di giorno in giorno man mano che il danno si fa più evidente. Per riassumere questa tesi, K. Sabeel Rahman scrive per la Harvard Law Review:

Se siamo nel bel mezzo di una “Terza Ricostruzione” che cerca di realizzare le aspirazioni per l'inclusione economica, razziale e di genere dopo gli alti e bassi del ventesimo secolo, lo stato amministrativo sarà una fonte istituzionale di potere e politica.

È chiaro che lo stato amministrativo non rende la società più efficiente e non la rende più innovativa. Si può sostenere che non lo renda nemmeno più sicura, ma può modellarla in modo "più democratico" e raggiungere gli obiettivi politici.

Questa tesi è viziata in due punti, una pratica e l'altra filosofica. Il difetto pratico è che spesso la maggior parte dei regolamenti non funziona come previsto e non raggiunge l'obiettivo di rendere la società un luogo più equo. In genere inducono solo maggiori costi e difficoltà per gli individui che devono conformarsi, andando invece a beneficio di interessi economici radicati come le grandi società ed i sindacati.

Basta guardare ai sindacati dei taxi per vedere quali pressioni sono state esercitate affinché venissero regolamentate le app come Uber. Questo ha poco a che fare con il miglioramento della sicurezza pubblica e invece serve ad incrementare il potere dello stato amministrativo in modo che elimini la concorrenza a spese della società. Chris Edwards, uno studioso del Cato Institute, cita uno studio condotto dalla National Association of Manufacturers:

Nel settore manifatturiero si è scoperto che i costi normativi per dipendente per le piccole imprese sono del 152% superiori ai costi per le grandi imprese.

Una tale dinamica è emblematica negli effetti regressivi di politiche progressiste. C'è anche la consapevolezza derivante dalla teoria della public choice, secondo cui lo stato non è composto da angeli ma da esseri umani con limitazioni su ciò che possono realizzare e limitazioni sulla loro integrità. Dare un potere sempre maggiore alle agenzie di regolamentazione credendo che raggiungeranno i loro obiettivi e gestiranno la società meglio di quanto si possa gestire da sé è un'idea profondamente sbagliata.

Il secondo, e forse il più importante difetto della tesi secondo cui lo stato amministrativo è necessario per modellare democraticamente la società, è il fatto che un tale mandato non solo è imperfetto, ma non esiste. Lo stato amministrativo è spesso basato sull'idea che gli interessi economici debbano essere combattuti in modo da promuovere l'interesse pubblico; tuttavia il nocciolo della questione è che l'interesse pubblico è solo una parola vuota che invece sottende un interesse politico arbitrario. Non si può assolutamente giustificare l'idea che la vasta espansione dello stato amministrativo nella vita economica e sociale sia nell'interesse del pubblico in generale. Sia che la causa sia l'applicazione della parità di genere o razziale, la ridistribuzione del reddito, lo scoraggiamento del consumo di zucchero, l'obbligo di pregare, il divieto del mentolo o la forzatura delle persone a fare esercizio, tali "interessi pubblici" sono semplicemente l'obiettivo di coloro che sono al potere e dei gruppi con interessi specifici che li sostengono.

Gli interessi politici arbitrari dovrebbero essere messi in atto attraverso il processo legislativo in cui possono essere discussi, controllati e i loro architetti alla fine ritenuti responsabili. Rivolgersi allo stato amministrativo, che può agire come giudice, giuria e carnefice, per far passare la propria visione politica non solo mostra un disprezzo per la vita dei singoli cittadini, ma è anche tirannico. È un segno rivelatore di una prospettiva filosofica che valorizza la democrazia liberale solo nella misura in cui promuove i propri obiettivi politici piuttosto che come un sistema che esiste per costruire consenso nella governance proteggendo la libertà individuale. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 25 marzo 2021

Bitcoin e la sua progressiva adozione di massa

 

 

di Ethan Yang

Al momento della stesura di questo articolo, il valore di Bitcoin si attesta a circa $53.000 dopo essere sceso da $57.000 a circa $43.000 verso la fine di febbraio. Nel 2020 Bitcoin ha visto un aumento vertiginoso da meno di $6.000 a marzo al suo valore attuale.

Mentre Bitcoin si avvicinava ai suoi massimi storici di circa $20.000 nel dicembre del 2020, molti investitori temevano che sarebbe stato semplicemente una ripetizione del 2017 quando salì all'improvviso e poi precipitò quasi altrettanto rapidamente. Tuttavia, a differenza del 2017, la salita di Bitcoin nel 2020 non è stata dovuta al clamore dei consumatori al dettaglio, ma all'interesse degli investitori istituzionali che hanno conferito un enorme grado di stabilità alla traiettoria della valuta virtuale. Anche la tecnologia blockchain e le criptovalute hanno visto un'adozione più ampia sin dal 2017.

L'AIER ha sottolineato questa differenza chiave e importante nel dicembre del 2020, quando Bitcoin si stava avvicinando al suo storico livello di prezzo di $20.000. Abbiamo fatto notare che con l'avvento di investimenti istituzionali su larga scala da parte di società come Square, PayPal, l'approvazione di banche come JPMorgan, combinate con i timori sull'inflazione globale a causa del quantitative easing su larga scala, l'aumento del prezzo di Bitcoin era più che giustificato.


Hype dei media & investimenti in crescita

Un indicatore interessante per dimostrare l'ambiente nettamente diverso tra l'ascesa di Bitcoin nel 2017 rispetto ad oggi è il livello delle ricerche su Google per misurare l'hype generale. Un aumento dei prezzi dovuto ad un'impennata dell'attenzione dei media è molto meno sostenibile di un aumento principalmente alimentato da investitori istituzionali. Di seguito ci sono i grafici delle tendenze di ricerca su Google per Bitcoin e per GameStop, un titolo che ha visto un picco estremo di valore e attenzione da parte dei media prima di crollare proprio come fece Bitcoin nel 2017.

Bitcoin Google Trend Graph
GameStop Google Trend Graph

Come dimostrato dai grafici qui sopra, l'attenzione dei media su Bitcoin ha appena raggiunto la metà di dove era durante il suo improvviso aumento nel 2017, alimentato principalmente dai trader. Bitcoin e la tecnologia blockchain erano un'idea marginale nel 2017 ma, come evidenziato da Nasdaq nel dicembre del 2020:

Le banche tradizionali stanno ora facendo il grande passo e stanno proponendo servizi legati alle criptovalute. Lo spostamento coincide con il prezzo di Bitcoin che ha raggiunto i massimi storici a dicembre.

Le banche potrebbero aver esaminato attentamente le risorse digitali da un po' di tempo, ma sono state nervose nel dire qualcosa in pubblico. Ora sembra che si stiano unendo ad un cambiamento generale nei confronti delle criptovalute nella seconda metà del 2020, il quale ha incluso il gigante dei pagamenti PayPal (PYPL) ed esperti di hedge fund tra cui Paul Tudor Jones e Stanley Druckenmiller.

Con il prezzo di Bitcoin in costante aumento mese dopo mese senza grandi picchi nell'attenzione da parte dei media, c'è motivo di credere che il suo valore possa essere attribuito maggiormente all'adozione istituzionale piuttosto che ad una campagna pubblicitaria al dettaglio.


Aumenta l'adozione mainstream

Prima del 2020 c'era sicuramente interesse da parte degli investitori istituzionali per la tecnologia blockchain e Bitcoin, ma ora quell'interesse si è trasformato in azione. Market Insider ha evidenziato nel febbraio del 2021 che:

Un rapporto di ricerca della Bank of America mostra che i colossi bancari JPMorgan e Citi stanno utilizzando la tecnologia blockchain, mentre altre banche stanno valutando la possibilità di consentire ai clienti di detenere criptovalute nei loro conti.

Un articolo di Coindesk afferma che Goldman Sachs, nel gennaio 2021, ha aggiunto Bitcoin alla sua classifica degli asset globali.

Goldman Sachs, la leggendaria banca di Wall Street, a gennaio ha incluso Bitcoin nella sua classifica settimanale dei rendimenti delle classi di asset, quando la più grande criptovaluta è apparsa silenziosamente in cima al grafico.

Ma da allora la portata di Bitcoin (BTC, +6,6%) rispetto ad azioni, obbligazioni, petrolio, oro, titoli tecnologici e valute si è ampliata.

Dal 4 marzo il rendimento da inizio anno di Bitcoin, a circa il 70%, era circa il doppio di quello del concorrente successivo più vicino, il settore energetico, a circa il 35%, secondo l'ultimo rapporto "US Weekly Kickstart" di Goldman Sachs.

Inoltre Bitcoin.com scrive:

La banca d'investimenti Goldman Sachs sta assistendo ad un'enorme domanda istituzionale di Bitcoin. Un sondaggio sui clienti istituzionali di Goldman mostra che il 61% prevede di aumentare le proprie partecipazioni nella criptovaluta. Nel frattempo il 76% afferma che il prezzo di Bitcoin potrebbe raggiungere i $100.000 quest'anno.

Anche le grandi aziende stanno iniziando a detenere Bitcoin per diversificare i propri asset, proprio come terrebbero l'oro. Un documento SEC di Tesla afferma:

Come parte della nostra linea di politica, ivnestiamo una parte di tale liquidità in determinati asset di riserva alternativi specificati. Successivamente abbiamo investito un totale di $1,50 miliardi in bitcoin nell'ambito di suddetta linea di politica. Inoltre prevediamo di iniziare ad accettare Bitcoin come forma di pagamento per i nostri prodotti nel prossimo futuro.

Possiamo aspettarci che una tale tendenza continui man mano che più aziende e leader aziendali si sentiranno a loro agio nell'investire in Bitcoin.

Di seguito è incluso un grafico che mostra il graduale aumento degli indirizzi Bitcoin attivi sin dal suo picco verso la fine del 2017, il che dimostra che anche l'adozione di massa è in aumento insieme agli investimenti istituzionali.

Secondo un articolo pubblicato da Forbes nel luglio del 2020, circa il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver investito in Bitcoin o Ethereum e circa la metà ha iniziato ad investirvi nel 2020. Per il contesto, circa il 55% della popolazione statunitense ha investimenti in titoli azionari. Queste tendenze dimostrano un crescente interesse e comfort nei confronti di Bitcoin sia sul fronte degli investitori istituzionali che su quello degli investitori al dettaglio. Suggerisce anche che in questo momento Bitcoin ha molto spazio per crescere.


Bitcoin come asset

C'è molto dibattito sul fatto che Bitcoin vedrà l'adozione di massa come valuta e ciò spaventa comprensibilmente molti potenziali investitori, oltre a sollevare domande sul suo valore in ascesa. Questo è un fattore importante da tenere a mente poiché il prezzo può oscillare violentemente nel giro di poche ore e non è chiaro quale parte del valore di Bitcoin sia dovuta ad investimenti istituzionali a lungo termine e investimenti al dettaglio. Sebbene sia probabile che il valore a lungo termine di Bitcoin continuerà ad aumentare, le sue oscillazioni di prezzo a breve termine alimentate dagli investimenti al dettaglio creeranno un notevole livello di incertezza.

Tuttavia il sentimento dominante è che Bitcoin sia una sorta di merce preziosa che si apprezza in valore come l'oro e l'argento, il che non richiederebbe che venga adottato come moneta a corso legale per giustificarne il valore.

Anche se questo non vuol dire che Bitcoin non abbia visto un utilizzo crescente come forma di valuta. Jim Barth del Milken Institute ha dichiarato in un'intervista che il crescente uso di Bitcoin da parte dei consumatori, la sua offerta limitata e la suddetta adozione mainstream sono i principali driver dell'aumento del valore di Bitcoin.

CNBC osserva che il CEO di ARK Investment Management, Cathie Wood, ritiene che Bitcoin potrebbe diventare una raccomandazione nei portafogli, con un'allocazione 60-20-20 (60% azioni, 20% obbligazioni, 20% criptovalute).

Mike McGlone, stratega senior in materie prime presso Bloomberg, ha pubblicato il seguente tweet l'8 marzo 2021.

Sebbene McGlone sia stato eccessivamente ottimista su Bitcoin in passato, a suo merito le azioni legate all'oro come SPDR Gold Trust (GLD) sono scese di valore mentre Bitcoin continua a salire. Inoltre, visto che i rendimenti obbligazionari sono saliti verso l'inizio di marzo 2021, gli investitori hanno ritirato i loro soldi dai titoli azionari tecnologici e da altri asset speculativi, facendoli calare pesantemente. Il prezzo di Bitcoin è rimasto inalterato e continua su una traiettoria ascendente al momento della stesura di questo articolo, il che indica che gli investitori lo vedono come una riserva di valore alternativa, non un titolo speculativo.

Forbes lo ha scritto nell'ottobre del 2020:

Il mercato di Bitcoin è maturato da quando l'amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, lo definì una "frode" nel settembre 2017, aiutato dal prezzo (ancora altamente volatile) e dalla giustificazione come copertura contro l'inflazione insieme all'oro.

Ora JP Morgan ha detto che le buone performance del 2020 potrebbero essere destinato a continuare, sottolineando che il prezzo di Bitcoin ha un "considerevole" potenziale di rialzo a lungo termine in quanto compete meglio con l'oro come "valuta alternativa".

Poiché sempre più grandi investitori ed esperti collocano obiettivi di prezzo nella fascia $65.000-$100.000+, insieme alla crescente adozione e alle comprensibili preoccupazioni sull'inflazione, le ragioni per una crescita di Bitcoin sono piuttosto convincenti. Al momento è ancora una tecnologia emergente, ma la crescente adozione non solo fornisce supporto per il continuo aumento del valore di Bitcoin, dimostra anche un interessante punto di svolta negli affari finanziari.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 16 marzo 2021

I pericoli insiti nello stato amministrativo

L'articolo di oggi, sebbene sia incentrato sugli Stati Uniti, è universale ed applicabile ad ogni burocrazia del mondo. Soprattutto quella italiana. Il cancro del diritto amministrativo è stato già trattato su queste pagine, andando ad evidenziare come sia l'arma per eccellenza con cui lo stato erode libertà e crea clientes tra la popolazione bassa. Le condizioni "straordinarie" dell'ultimo anno l'hanno praticamente reso chiaro anche a coloro che lo ignoravano. Pensate per un momento alla natura della normativa con cui si sono attuate le peggio nefandezze sulla scia del virus C; pensate anche alla natura delle sanzioni ad esse legate. È sempre stato il diritto amministrativo la fonte del "potere" dello stato, è attraverso di esso che vengono create le illusioni per alimentare lo status quo. Una di queste è il desiderio di entrarvi a far parte, perenne specchietto per le allodole con cui si acquistano consensi e si mantengono "buone" le persone. Le ripercussioni sono evidenti: un popolo di schiavi, incapaci di prendersi la libertà e ridotti a "chiederla". La nota positiva è che questo apparato elefantico, sebbene cresca a dismisura, alla fine imploderà sotto il peso delle sue contraddizioni. Una di queste è mantenere in piedi un sistema improduttivo che fagocita risorse economiche scarse e le spreca; l'ultimo esempio in merito è lo SPID in Italia. Se lo scopo è la semplificazione e la digitalizzazione, ciò significa anche il licenziamento e l'alleggerimento di quei dipartimenti che vengono migliorati. Ma questa è solo una foglia di fico a coprire la verità: sono l'obsolescenza, la staticità e la farraginosità gli elementi che fanno prosperare lo stato ed essi verranno sempre promossi.

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di Ethan Yang

I lockdown avrebbero dovuto mostrare ad ogni americano quanto possono essere tirannici e irragionevoli i nostri leader. Gente come il governatore Cuomo che hanno agito come veri e propri tiranni, alienando tutti, anche quelli del suo stesso partito. Poi ci sono i burocrati non eletti che con efficienza tecnocratica scacciano le nostre libertà con un tratto di penna. Questa è ovviamente una riduzione improvvisa e drammatica delle nostre libertà; non sarei sorpreso se con tanta attenzione da parte della popolazione ormai, verrà fatto un qualche sforzo per annullare gran parte di ciò che è stato approvato sinora. Sebbene i lockdown siano certamente una minaccia esistenziale per le nostre libertà, c'è stato un altro spettro sul quale molti esperti hanno lanciato l'allarme per decenni: la crescita dello stato amministrativo.

La narrativa agghiacciante sulla crescita dello stato amministrativo, che è essenzialmente l'apparato normativo del ramo esecutivo, è solitamente limitata alle professioni specialistiche. Il pericolo sempre presente di un apparato di burocrati in lenta espansione ed irresponsabile che minaccia di strappare la vita alla società e di annegarla in un mare di scartoffie, è tipicamente una preoccupazione che tiene svegli la notte solo gli esperti di politica e gli avvocati. Anche se molti avvocati probabilmente celebrano questa visione distopica, perché beneficiano dai tassi di conformità. Lo stato amministrativo non solo minaccia di rendere la società molto più lenta e tetra con il suo zelante slancio nei confronti della regolamentazione, ma ci rende anche più poveri. Robert Samuelson scrive per il Washington Post che:

Nessuno sa veramente da quanto, ma "ci sono tante prove che la regolamentazione si sia espansa e che questa espansione abbia limitato la crescita economica", come hanno scritto di recente Ted Gayer e Philip Wallach della Brookings Institution. Uno studio stima che la regolamentazione abbia ridotto dello 0,8% il tasso di crescita annuale degli Stati Uniti, il che, se confermato da altri studi, sarebbe una cifra enorme.

Lo stato amministrativo fa riferimento ad organizzazioni come l'Environmental Protection Agency, i Centers for Disease Control, la Federal Trade Commission, il Department of Education, il Department of Justice, l'Internal Revenue Service e tutte le altre agenzie governative a Washington, DC. Se volete vedere quanto è lungo l'elenco delle agenzie, date un'occhiata al Federal register, dove ce ne sono 455. Questo numero è assolutamente sbalorditivo e non avete bisogno di una laurea in scienze politiche come me per dire che la società può funzionare senza la loro supervisione. Un documento di Peter Strauss della Columbia Law School rileva che attualmente ci sono oltre 2 milioni di civili impiegati solo nel governo federale, mentre invece in passato:

Il primo Congresso che si riunì una volta che la Costituzione venne ratificata creò un ufficio postale e dipartimenti della guerra, della marina, degli affari esteri e del Tesoro, ciascuno adatto alle proprie responsabilità; questo nuovo governo impiegava pochi funzionari pubblici per gestire tutti i suoi affari. Il primo conteggio serio di funzionari pubblici federali, nel 1816, riferiva che erano 4.837.

La drastica espansione dello stato amministrativo ha avuto un costo non solo per la nostra libertà, che viene lentamente erosa da un mare di scartoffie e regolamenti, ma indebolisce anche la nostra democrazia. Secondo l'articolo 1 della costituzione, il ramo legislativo o il Congresso dovrebbe essere il principale organo legislativo del nostro governo. Questo perché se ci sono cattive leggi o leggi che alla società non piacciono, possiamo ritenere responsabili persone specifiche. Tuttavia è stato trasferito sempre più potere al ramo esecutivo a causa della crescita dello stato amministrativo. Persino il sistema giudiziario sta perdendo potere a favore dello stato amministrativo dopo l'istituzione di una dottrina legale nota come Chevron Deference, la quale vincola il sistema giudiziario a rimettersi all'interpretazione di una norma da parte dell'agenzia amministrativa, non all'interpretazione costituzionale di un giudice in carica. È facile presumere, quindi, che l'interpretazione favorirà le ambizioni dell'agenzia, non l'integrità della costituzione. Queste e altre questioni costituiscono la base dell'affermazione dello studioso di diritto Richard Epstein secondo cui lo stato amministrativo non è congruo con lo stato di diritto.

La parte peggiore di tutto questo è che la società continua a dire a sé stessa che quelli nello stato amministrativo sono semplicemente umili dipendenti pubblici. Anche se sono sicuro che molti di loro lo siano, la dura realtà è che alla fine è una fonte di reddito e di avanzamento per i burocrati, proprio come i lavori nel settore privato lo sono per tutti gli altri. Questa è l'intuizione di base della teoria public choice: la consapevolezza che i funzionari pubblici non sono angeli, sono umani e seguono la natura umana. Ciò significa che sebbene molti di essi possano pensare di servire il Paese, sono limitati dalle proprie capacità come esseri umani e dai loro desideri. Ciò è dimostrato da un fenomeno noto come sindrome del monumento di Washington: quando un'agenzia governativa è minacciata di un taglio di bilancio o di un congelamento delle assunzioni, evita le restrizioni fiscali per proteggere i propri interessi. La "sindrome del monumento di Washington" prende questo nome perché quando il National Park Service ha dovuto affrontare tagli di bilancio, invece di razionalizzare le sue finanze come una normale azienda privata, ha protestato chiudendo il monumento di Washington piuttosto che adottare misure ragionevoli per ridurre i costi. Nel settore privato c'è un controllo naturale su quanto i lavoratori possono richiedere, come la minaccia di cessazione dell'attività; nel settore pubblico non esistono restrizioni di questo tipo. Questo è uno dei motivi per cui la burocrazia cresce e cresce, prendendo la nostra libertà così come la nostra ricchezza.

Infine c'è il fatto, spesso ignorato, delle persone ambiziose nello stato amministrativo che vogliono farsi un nome a spese dei loro concittadini. Se non ci sono problemi da risolvere, i regolatori cercano di scalare la catena gerarchica creando problemi da risolvere prendendo di mira attori privati ​​innocenti o cercando di pompare i loro curriculum con sanzioni non necessarie. Questo problema è ben noto quando si tratta del sistema di giustizia penale, poiché i pubblici ministeri fanno leva sui patteggiamenti per aumentare le proprie statistiche sulla detenzione, indipendentemente dalla colpevolezza dell'imputato e senza dover mai portare un caso in giudizio, che invece è un diritto costituzionale. Tuttavia questo sistema di incentivi perversi per accumulare vittorie a scapito della società è molto presente nello stato amministrativo, così come quelle agenzie governative che pestano i piedi alle imprese che cercano solo di fornire un buon servizio.

Ho avuto un'esperienza personale con questa dinamica quando ho svolto un tirocinio presso uno studio legale che fornisce servizi pro bono ad entità private perseguite da regolatori dal grilletto facile. Il caso su cui ho lavorato è stato FTC v. D-Link Systems, risolto non trovando alcuna responsabilità per eventuali violazioni. La FTC in questo caso affermava che D-Link Systems era impegnata in pratiche ingannevoli. Tuttavia, a seguito delle indagini è venuto fuori che nessuna normativa era stata violata, né erano stati riscontrati reclami diffusi da parte dei consumatori. La FTC stava essenzialmente facendo di tutto, e soprattutto stava facendo leva su regole vaghe, per perseguire una società in nome dell'avanzamento di carriera. Questo perché non ci sono ricompense quando non si fa nulla. Purtroppo non tutte le aziende private hanno le risorse per combattere contro i regolatori statali zelanti. Peggio ancora, si fa poco per controllare i poteri dello stato amministrativo: infatti molti politici lo vedono come un modo per scaricare le proprie colpe.

Se i lockdown sono un attacco improvviso e brutale alle nostre libertà, l'ascesa dello stato amministrativo è l'assassino silenzioso. Si tiene lontano dai riflettori, sollevando solo allarmi per le comunità che colpisce direttamente e per i fanatici della politica che si divertono ad inveire tutto il giorno su tasse e codici federali. Per la persona media lo stato amministrativo non è un problema finché non lo diventa a tutti gli effetti. Ogni anno cresce e cresce, con pochi incentivi a prendersi cura dei problemi che ha causato al resto della società. È la vera incarnazione del leviatano illustrato da Hobbes. Sebbene ci siano un tempo e un luogo per le agenzie di regolamentazione, oggi hanno superato i loro limiti al punto da diventare giudice, giuria e boia non eletti. Quello che all'inizio della repubblica era una manciata di agenzie esecutive è ora diventato un ampio elenco di dipartimenti senza senso, alcuni con le proprie squadre SWAT e sistemi giudiziari. Lo stato amministrativo non solo prosciuga la nostra ricchezza e soffoca la nostra creatività, ma prosciuga il nostro spirito. Se lasciato incontrollato, trasformerà sicuramente questo Paese di ambiziosi innovatori ed imprenditori in uno in cui pullulano scartoffie ed impiegati pubblici.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/