venerdì 18 settembre 2020

È il virus C l'innesco di un nuovo ordine mondiale economico?

 

 

di Patrick Henningsen

Ricordo quando dicevano che "tutto è cambiato dopo l'11 settembre". È così, ma certamente non in meglio e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto.  Ricordo come tutti abbiano rinunciato ai propri diritti e agli aspetti chiave della democrazia, tutto in nome del "tenerci al sicuro".

All'epoca le decisioni che hanno cambiato il mondo vennero prese in reazione ad una minaccia esagerata, con l'adozione di leggi e "misure di emergenza" radicali. Di solito non scaturisce nulla di buono quando un governo prende decisioni e formula politiche permanenti, sospende costituzioni e diritti, imponendo il tutto ad una popolazione in preda al terrore.

A gennaio, come un leviatano emerso dai titani Oceano e Ceto dell'antica Grecia, è nata l'epidemia globale di coronavirus. Come l'11 settembre, è stato un evento dirompente, ma questa volta su una scala inimmaginabile. Indipendentemente dal fatto che si creda o meno che si tratti di un agente patogeno naturale o di ingegneria biologica, è fuori discussione che questa "crisi'' è e sarà usata per promuovere un'agenda globalista su più fronti, probabilmente caratterizzata da guerre tra le grandi potenze.

L'uomo moderno sta ora entrando in regni di distopia solo immaginati prima da artisti del calibro di Aldous Huxley, George Orwell e Philip K. Dick. Ciò che rende tutto questo difficile per così tanti è che l'improvvisa transizione è stata praticamente istantanea, lasciando le persone in uno stato di smarrimento, a chiedersi cosa fosse appena successo alla loro vecchia vita.

Non importa da che parte vada questa situazione, è quasi certo che la vita non sarà più la stessa.


Crisi sanitaria

Ormai dovremmo avere familiarità con la storia: un nuovo coronavirus, scientificamente noto come SARS-CoV-2, o COVID-19, si è fatto strada in tutto il pianeta, infettando milioni di persone e facendo registrare oltre 100.000 morti (al momento in cui viene scritto questo pezzo) in 180 Paesi. Le vittime di questo focolaio sono le persone anziane di età superiore ai 70 anni e le persone in cure palliative, la maggior parte delle quali soffre di condizioni mediche gravi e croniche.

Questo è un evento dirompente su una scala che il mondo moderno non ha mai visto prima. Lo shock e lo stupore sono iniziati nel momento in cui le cose sono iniziate ad andar male nella città cinese di Wuhan, nella provincia di Hubei. La poplazione globale è stato inondata di immagini di autorità cinesi che indossavano tute biologiche, sanificavano l'esterno degli edifici e si mettevano in quarantena nei loro appartamenti. Quindi venne avviato un programma in stile medievale, approvato dallo stato, che i media ed i politici occidentali hanno chiamato "lockdown", un termine preso in prestito dal complesso industriale delle prigioni.

Wuhan è stato uno spettacolo indimenticabile che ha avuto un certo impatto sulla psiche dell'Occidente, tanto che quando il coronavirus è arrivato sulle coste europee e nordamericane, la popolazione era talmente condizionata da aspettarsi una risposta in stile cinese dai propri governi. Non sorprende che questo sia esattamente ciò che ha ottenuto e, infatti, era ciò che chiedeva.

Il 12 marzo il primo ministro britannico Boris Johnson ha convocato una conferenza stampa di emergenza durante la quale è salito sul podio, affiancato dai suoi due principali consiglieri scientifici, Sir Patrick Vallace e Chris Whitty, per spiegare il piano d'azione del governo incentrato sul concetto epidemiologico comunemente noto di "immunità collettiva". La loro strategia era familiare, perché è stata l'ortodossia nella moderna epidemiologia: consentire ad un virus di attraversare circa il 60-80% della popolazione e svilupparne l'immunità, estinguendolo naturalmente in una sola stagione.

Ma Johnson ha commesso l'errore di sovrastimare grossolanamente il tasso di mortalità, una stima che avrebbe lasciato il Paese con circa 52 milioni di infetti e 500.000 vittime. Certo, col senno di poi, questi numeri erano pura finzione, ma all'epoca tutti erano così terrorizzati che credevano agli "esperti". Tuttavia l'approccio dell'immunità collettiva era più o meno identico all'approccio "senza lockdown" adottato da altri Paesi europei, come Svezia e Islanda, nonché Bielorussia, Messico e Giappone. Ciò avrebbe comportato test su campioni casuali a livello nazionale e per coloro che presentavano sintomi. Agli anziani e alle persone vulnerabili sarebbe stato detto di isolarsi per un certo periodo di tempo, mentre venivano condotti gli studi.

Il "Piano A" non è durato a lungo. Il 24 marzo Johnson è andato sulla TV nazionale, questa volta senza il suo team scientifico, per annunciare un lockdown a livello nazionale, un arresto effettivo della società e della maggior parte dell'economia del Paese. Il Regno Unito stava ora seguendo gli altri membri della NATO, Francia, Italia, Spagna, ecc., che avevano già imposto blocchi nazionali draconiani, comprese nuove e rigorose linee guida di "distanziamento sociale" che impedivano alle persone di riunirsi.

Sembrava che l'improvvisa svolta a 180° di Johnson fosse stata in parte provocata da una relazione allarmistica pubblicata da uno dei team di "esperti" governativi dell'Imperial College di Londra, guidato dal controverso Neil Ferguson, che in precedenza era stato responsabile della crisi "Foot and Mouth" nel 2001, una debacle che si è conclusa con l'abbattimento non necessario di circa sei milioni di capi di bestiame in Gran Bretagna.

A questo giro Ferguson e il suo team, con la loro magia di modellazione, sono arrivati a dire che ci sarebbero stati circa mezzo milione di morti per coronavirus se il governo non avesse implementato "un allontanamento sociale intenso e altri interventi ora in atto".

Sebbene la cifra fosse completamente fittizia, i media se ne sono impadroniti, così come i funzionari governativi, e hanno alimentato paura e panico. Spaventata e insicura, la popolazione ha accettato le misure autoritarie, ma il governo britannico non ha mai dato una data di fine alla quarantena; a discrezione della confraternita scientifica del governo inglese.

Una volta che questa bolla di paura era stata sufficientemente gonfiata, un blocco in stile medievale era diventato realtà in numerosi Paesi, tra cui Australia e Nuova Zelanda. L'impatto di una quarantena nazionale completa è ancora sconosciuto, ma sta già diventando chiaro che sarà a dir poco catastrofico per quei Paesi che hanno accettato l'autodistruzione volontaria delle loro economie e la sospensione indefinita della democrazia.

Vale la pena di notare che questa non è la prima volta che le Nazioni Unite, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'Imperial College hanno provato ad evocare un panico globale per un virus influenzale. Nel 2005 l'ONU lanciava moniti riguardo il virus dell'influenza aviaria H5N1, il quale "avrebbe potuto causare morti tra i cinque ed i 150 milioni di persone". Anche allora i funzionari governativi si rivolsero al profeta di sventura dell'Imperial, Neil Ferguson, il quale se ne uscì con un bilancio delle vittime completamente immaginario di 200 milioni di persone. La sua equazione matematica a livello di scuola superiore era mozzafiato nella sua eccessiva semplicità:

"Circa 40 milioni di persone sono morte nell'epidemia di influenza spagnola nel 1918", ha detto il prof. Ferguson. "Ci sono sei volte più persone sul pianeta ora, quindi potreste scalare fino a circa 200 milioni di persone probabilmente".

Quella previsione portò all'abbattimento di decine di milioni di uccelli nel Sud-est asiatico, ma la pandemia non si è mai realmente materializzata. Alla fine le vittime umane erano state un centinaio in tutto il mondo. Fu sostanzialmente un non evento.

Numeri insignificanti simili hanno seguito l'hype globale sull'influenza suina H1N1 nel 2009. Grazie al lavoro della giornalista investigativa, Sharyl Attkisson, il Center for Disease Control (CDC) negli Stati Uniti è stato sorpreso a gonfiare eccessivamente il numero dei casi; una mossa fraudolenta che ha avuto gravi implicazioni per la politica del governo e ha alimentato una paura pubblica infondata.

Con il COVID-19, il complesso medico/industriale globalista, guidato dall'OMS, sperava di ripetere le precedenti campagne di pubbliche relazioni proponendo il nuovo coronavirus come la nuova influenza spagnola. Questa volta hanno avuto un'opportunità straordinaria grazie alla Cina, che ha dato vita ad un'incredibile performance mediatica e "dimostrazione di forza" nel mese di gennaio "bloccando" Wuhan, ispirando i leader occidentali e altri a provare lo stesso approccio.

Tuttavia i risultati si sono rivelati economicamente disastrosi per i Paesi occidentali "bloccati".


Crollo economico

Tutto ciò è certo che avrebbe innescato una recessione globale contrassegnata da almeno 12 mesi di crescita negativa, con ripercussioni economiche e sociali mai viste prima. La decisione di Paesi come Regno Unito, Francia, Italia, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti di far implodere volontariamente le loro economie e porre la maggior parte delle loro popolazioni agli arresti domiciliari, avrà un impatto duraturo non solo sulle economie nazionali ma anche sull'economia globale per gli anni a venire.

In termini di scala, i danni causati ai mercati e all'industria hanno già superato la crisi finanziaria del 2008 e non c'è fine in vista.

Per "combattere il coronavirus" i vari governi hanno distrutto le loro economie reali e le hanno sostituite con finanziamenti statali destinati a ciascuna sezione dell'economia. Questa trasformazione di emergenza è la stessa di una mobilitazione di un'economia in tempo di guerra, con una forte attenzione al complesso industriale, medico e farmaceutico, alle forze armate e ai partner aziendali selezionati con cura dallo stato. Questa dura fusione di interessi statali e aziendali è il classico corporativismo o fascismo. In tale ambiente brutale e limitato, queste sono alcune delle poche istituzioni abbastanza forti da rimanere vitali.

L'effetto netto di inserire immediatamente milioni di lavoratori nel welfare statale e di spingere centinaia di migliaia di piccole e medie imprese (PMI) al fallimento sarà il più grande consolidamento e trasferimento di ricchezza nella storia moderna. Quelli con abbastanza capitale da uscire dalla crisi saranno in grado di acquistare società, e persino interi settori, a pochi centesimi. Monopoli come Amazon, Google e giganti delle telecomunicazioni consolideranno e solidificheranno le loro quote di mercato, mentre i concorrenti moriranno gradualmente. Gli appaltatori precedentemente indipendenti dipenderanno dall'assistenza dello stato, sovvenzioni e prestiti di "soccorso". Le grandi società avranno gli stati che copriranno il costo dei loro libri paga per tutta la durata della crisi.

Non vi è alcun modello economico valido per giustificare la stampa di somme di denaro record da coprire l'enorme costo dei lockdown. Per un Paese ricco come gli Stati Uniti, la Federal Reserve andrà in modalità overdrive, creando migliaia di miliardi di dollari per i vari "piani di stimolo" e salvataggi. La FED di New York sta ora pompando migliaia di miliardi di nuovi dollari nelle banche, oltre a prestiti "ponte" direttamente alle imprese. Questo non è mai successo prima. Gli Stati Uniti stanno anche acquistando quantità senza precedenti di azioni societarie per mantenere a galla Wall Street. Con questi livelli di quantitative easing, ci sono rischi di iperinflazione e altri problemi sistemici come prezzi del cibo più elevati a causa della carenza di approvvigionamento e salari stagnanti a causa di sovrabbondanze nel mercato del lavoro sulla scia delle politiche economiche interne. Il risultato finale di tutti questi salvataggi (se mai finiranno) sarà esattamente come per qualsiasi guerra nella storia: un rapido trasferimento di potere, controllo e proprietà allo stato e al cartello delle banche centrali.

Per gli individui e le famiglie, questo significa che i loro risparmi verranno spazzati via, la loro proprietà crollerà di valore e le loro prospettive future si indeboliranno, almeno nel breve e medio termine, e non avranno altra scelta che indebitarsi per sopravvivere.

Prima di questa crisi abbiamo visto il più grande divario di ricchezza nella storia moderna dalla Gilded Age (1870-1900), con l'1% più ricco che ora possiede più della metà della ricchezza mondiale. Dopo la prima fase di questa crisi, suddetto divario potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare. Con le PMI spazzate via, gli unici posti di lavoro disponibili saranno nello stato o con una manciata di mega-società.

Come spesso accade dopo una guerra, è probabile che i Paesi sviluppati e in via di sviluppo diventino dipendenti dalle linee di credito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) o degli stessi Stati Uniti, che disporranno di molti dollari e buoni del Tesoro statunitensi in vendita o in prestito a tassi d'interesse prossimi allo zero percento.

La chiusura delle compagnie aeree mondiali, insieme alla biosicurezza e alla stagnazione finanziaria che colpirà alcune sezioni del commercio globale, danneggerà gravemente il sistema dominante della  globalizzazione. Ciò senza dubbio incoraggerà i blocchi commerciali regionali già esistenti, come l'ASEAN nel Sud-est asiatico e l'Unione africana, facendo leva sui loro interessi per creare reti commerciali più regionalizzate e resilienti. Poiché il commercio fisico e le relazioni sono codificate a livello regionale, la globalizzazione aumenterà nella sfera digitale online e con il commercio elettronico internazionale, l'apprendimento online e il social networking.

Con una massiccia recessione economica segnata da livelli record di disoccupazione e debito, la de-globalizzazione di rotte precedentemente aperte e scarsità delle risorse, il tutto sotto un ampio mantello di insicurezza biologica, il suolo è fertile per uno smantellamento definitivo della democrazia e un aumento dei regimi fascio-comunisti, in particolare in Occidente. La tendenza andava già in questa direzione prima della crisi, ma ora non farà che accelerare.

Dal punto di vista storico, la scena è ora pronta per un'altra guerra mondiale in cui il vincitore stabilirà l'agenda per un "nuovo ordine mondiale" nel XXI secolo.


Dominio a spettro completo: un piede nella guerra mondiale

Proprio come nel 1914 e all'inizio della prima guerra mondiale, il 2020 sarà un importante punto di svolta per l'inizio del XXI secolo e dovrebbe essere visto come un preludio tangibile ad una nuova guerra mondiale. Ci sono una serie di ragioni per cui questo è un esito probabile.

È vero che si possono attuare più cambiamenti in due anni di guerra che in vent'anni di pace. Nel caso della crisi del Covid, quei due anni sono stati ridotti a due mesi. Attualmente gli eventi vengono inquadrati dalle potenze occidentali come la "lotta globale contro un nemico invisibile", ma la crisi Covid ha creato una serie di nuovi paradigmi, alcuni dei quali sono i classici precursori di una guerra. Il primo e più ovvio è il fatto che praticamente dall'oggi al domani i Paesi occidentali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno mobilitato tutti gli aspetti della loro economia e ristrutturato la società per riflettere sia un'economia di guerra che uno stato di legge marziale.

I Paesi del blocco occidentale sono ora pronti ad una lunga guerra, se necessario.

La minaccia di un agente biologico presenta alcuni problemi per un esercito a livello globale come quello americano. Gli Stati Uniti hanno già dovuto annullare le principali esercitazioni NATO in Europa e ritirare parte della loro flotta navale a causa del coronavirus e dei timori di infettare un gran numero di personale militare. Altri Paesi potrebbero avere problemi simili. In questo senso, la malattia ha gravemente rallentato i combattimenti in tutto il mondo, uno dei benefici più inaspettati, sebbene graditi, della crisi.

La prima scelta ovvia delle potenze occidentali per istigare una guerra calda o fredda è la Cina, insieme ai suoi alleati. Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si riferisce al COVID-19 come "il virus cinese", sta segnalando alla sua base elettorale e ai falchi della guerra nel Partito Repubblicano che la Casa Bianca sta preparando uno scontro. La retorica anti-cinese e la propaganda mediatica sono aumentate notevolmente negli Stati Uniti dall'inizio della crisi sanitaria, con molti americani, in particolare la destra, che ora incolpano i cinesi per aver rilasciato questa pestilenza nel mondo.

Dopo qualche altro mese di distruzione economica, malessere sociale e un numero crescente di morti negli Stati Uniti, i nuovi ranghi di disoccupati chiederanno un capro espiatorio per le loro terribili sofferenze, momento in cui una guerra con la Cina potrebbe diventare più praticabile per Washington. Ciò potrebbe assumere la forma di una guerra on-off, caldo-freddo, della durata di 30 o 40 anni, e attirerà altre grandi potenze usando campi di battaglia in Paesi terzi.

Per l'impero statunitense, un obiettivo primario nel confronto con la Cina sarebbe quello di interrompere e possibilmente far deragliare l'infrastruttura storica di Pechino e lo sviluppo economico noto come Belt and Road Initiative, progettata per collegare l'Europa con l'Asia lungo varie rotte via terra e mare. In caso di successo, il centro di gravità globale si sposterà dagli Stati Uniti verso l'Eurasia. In caso di depressione globale, gli Stati Uniti saranno geopoliticamente ben posizionati per resistere alla tempesta poiché hanno il controllo sia degli oceani Atlantico e Pacifico. La Belt and Road della Cina potrebbe ribaltare i piani di Washington, dominando tutti i mercati globali durante questa nuova epoca tumultuosa.

In un certo senso, la crisi ha interrotto l'emergere di un nuovo mondo multipolare, ma l'imperativo del multipolarismo potrebbe anche essere spinto dalla de-globalizzazione economica e dal fatto che gli Stati Uniti continueranno a ritirare le proprie risorse militari da avamposti come il Medio Oriente. Qualsiasi ritiro degli Stati Uniti dalla scena mondiale sarà riempito da altre potenze emergenti come Russia, India, Turchia e forse Giappone. Molte di queste potenze emergenti richiedono risorse e materiali, quindi la corsa per stabilire rotte commerciali in Africa sarà una caratteristica post-crisi sanitaria.

Questa crisi fornisce anche una comoda copertura per il lancio delle reti 5G in tutto il mondo, la spina dorsale di un nuovo stato di sorveglianza globale in grado di monitorare e registrare tutto in tempo reale.


Una sanità mondiale e legge marziale sanitaria

L'attuale "stato di guerra" si estende a livello internazionale, con restrizioni ai viaggi già in vigore. Sembra esserci una rapida spinta ad istituire un sistema globale semplificato di tracciamento digitale obbligatorio, implementato sotto gli auspici della "salute globale" e guidato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). A loro si uniscono i governi partecipanti e le società transnazionali che implementeranno questi nuovi sistemi di "sorveglianza sanitaria".

La vera domanda che rimane senza risposta è: cosa accadrà una volta che tutte le misure di "lockdown" saranno allentate e i viaggi aerei internazionali ripartiranno a pieno regime?

Ci sono già voci provenienti da governi e organizzazioni che chiedono ai cittadini di superare una qualche forma di "test di immunità" affinché venga concessa loro la libertà di movimento all'interno della società, portando un "passaporto di immunità" o un certificato digitale memorizzato su un microchip o uno smartphone.

Ciò si combina con la rapida spinta verso una società senza contanti. A causa dei timori del contagio, la cartamoneta e le monete vengono stigmatizzate come "sporche" e molti punti vendita si rifiutano di accettarli. Una volta adottato questo sistema a livello nazionale, ne consegue che queste stesse restrizioni verranno estese ai viaggiatori internazionali. Inutile dire che questo avrà gravi implicazioni per la libertà personale e la privacy.

Se consentito, questo nuovo regime biologico diventerà per la popolazione un governo mondiale de facto. Il fondatore di Microsoft, Bill Gates (patrimonio netto di $97,8 miliardi), ha chiesto un sistema nazionale di tracciamento dei vaccini negli Stati Uniti, finanziato in parte da circa $100 milioni di dollari che lui e la moglie hanno donato per combattere il coronavirus. Gates ha già investito pesantemente nella ricerca, sviluppo e produzione di vaccini e, con sua moglie, sono un motore primario nella proliferazione di questi farmaci a livello globale. Gates dice che sosterrà l'investimento per sette nuove fabbriche di vaccini in tutto il mondo, e come ha detto al presentatore del Daily Show, Trevor Noah: "Finché non avremo vaccinato tutto il mondo".

"L'unica cosa che ci consentirà davvero di tornare completamente alla normalità e di sentirci bene seduti negli stadi con molte altre persone, è creare un vaccino e non solo prenderci cura del nostro Paese, ma portarlo alla popolazione mondiale", ha detto Gates.

Da oligarchi come Gates, multinazionali farmaceutiche ed ufficiali governativi, l'avvertimento è chiaro: non vi sarà permesso riprendere la "vita normale" finché non accettate il vaccino. E non aspettatevi che l'elenco delle nuove vaccinazioni richieste finisca con il nuovo coronavirus. Una volta stabilito questo primo precedente, i Paesi dipendenti dai viaggi e dal commercio internazionali saranno costretti ad adottare il quadro normativo di questo nuovo complesso di "sanità unica mondiale". Viene quindi tracciata la strada per un flusso costante di requisiti per "combattere" varie epidemie e "minacce biologiche", siano esse esagerate o meno.

E non dimentichiamoci di dichiarazioni autoritarie fatte da zar auto-nominati, come il dottor Michael Ryan direttore esecutivo dell'OMS, il quale di recente ha detto che i membri delle famiglie potrebbero essere prelevati dalle loro case con la forza. "La trasmissione che sta avvenendo attualmente in molti Paesi, sta avvenendo a livello familiare [...]. In un certo senso, la trasmissione è stata tolta dalle strade e respinta nelle unità familiari. Ora dobbiamo andare a vedere le famiglie per trovare quelle persone che potrebbero essere malate ed isolarle in modo sicuro e dignitoso", ha detto Ryan.

L'ovvio pericolo qui è che questo nuovo regime statale-corporativo discriminerà ed emarginerà i cittadini sulla base dei loro registri di immunità, richiedendo loro di inocularsi un nuovo vaccino per ricevere diritti e privilegi. Questa sarebbe una completa abrogazione della libertà personale e dei diritti umani, riportando indietro l'orologio di centinaia di anni. Il tutto basato su ciò che molti importanti medici ed epidemiologi concordano non è più una minaccia significativa per la salute pubblica, in termini di infezioni e decessi, rispetto ad una qualsiasi influenza stagionale.


Un Green New Deal targato COVID?

Uno dei principali beneficiari di una chiusura globale è stata la lobby del cambiamento climatico.

Chiudendo con la forza milioni di aziende e ritirando decine di milioni di auto dalla strada e costringendo a terra le compagnie aeree mondiali, la crisi ha fornito alla giovane Greta Thunberg le prove di cui lei e i suoi sostenitori avevano bisogno per dimostrare le virtù di un mondo a zero emissioni di carbonio.

Ciò accelererà anche l'adozione di un cosiddetto "Green New Deal" a livello internazionale, che potrebbe avere meno a che fare con il salvataggio dell'ambiente o il "cambiamento del clima" e più con la creazione di una nuova bolla finanziaria globale basata sul mercificazione e finanziarizzazione dell'ecosfera terrestre. Si tratta essenzialmente di un nuovo mercato monetario, obbligazionario e dei derivati ​​"in salsa green".

Greta non è apparsa dal nulla nel 2018. Lei e chi la gestisce sono stati incaricati di una missione, e ora sono molto vicini alla realizzazione della loro agenda, la quale combacia anche con gli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.


Chi vince: globalismo o nazionalismo?

Un altro sottoprodotto inaspettato di questa crisi è stato il fatto che un certo numero di stati membri dell'Unione Europea ha tirato per la giacchetta Bruxelles per non aver reagito abbastanza velocemente e per non aver rilasciato fondi sufficienti per le istituzioni pubbliche e le imprese in difficoltà. Di conseguenza Paesi come l'Italia e la Polonia stanno esercitando pressioni sulla risposta relativamente debole e inefficace di Bruxelles.

Allo stesso tempo, questa nuova griglia di controllo globale si presta all'implementazione di una struttura di governo mondiale da utilizzare per regolare e giudicare i problemi, nonché per gestire i futuri "focolai". Alla fine di marzo l'ex-premier britannico e cancelliere, Gordon Brown, ha chiesto ai leader mondiali di creare un ente governativo globale provvisorio al fine di affrontare l'epidemia di coronavirus e gestire il collasso economico globale.

Quali che fossero le agende geopolitiche e di ingegneria sociale già in atto prima della crisi, potete star certi che il coronavirus ne ha accelerate molte.

In termini di prese di potere, questa è l'incarnazione del motto "mai lasciare che una buona crisi vada sprecata".

Oh, e non dimenticate: è tutto fatto solo ed esclusivamente per il vostro bene. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 17 settembre 2020

I costi reali delle aziende zombi e del denaro facile

 

 

di Ali Mecklai

I dati recenti pubblicati da Yardeni Research Inc., Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), Institute of International Finance (IIF) e dal database dei dati economici della Federal Reserve Bank of St.Louis (FRED), ci offrono una panoramica della portata reale delle azioni delle banche centrali prima e durante l'epidemia Covid-19.

Le implicazioni possono essere viste attraverso diverse dimensioni critiche, ma prima dobbiamo capire la natura distruttiva del sistema bancario centrale.

Se ne accettiamo la premessa principale, ovvero il ruolo di prestatore di ultima istanza, ne consegue che in quest'ultimo caso il sistema bancario centrale deve avere un bacino di ricchezza da cui prestare. Dopotutto, per effettuare un prestito bisogna possedere qualcosa di valore. In questa situazione il sistema bancario centrale stampa denaro, il luogo da cui ricava il suo bacino di asset per il prestito, prelevando dalle persone tramite l'inflazione. In sostanza il sistema bancario centrale presta alle banche rubando alla gente, mentre ci si aspetta che queste ultime restituiscano tali soldi alle persone. Questo furto è subdolo, non un'imposta diretta o una confisca immediata, ma la distruzione di risparmi reali e potere d'acquisto.

Dall'inizio di quest'anno fino a giugno, gli attivi totali delle principali banche centrali (FED, BCE, BOJ, PBOC) sono saliti di quasi $6.000 miliardi. È probabile che questa rapida ascesa continuerà nel corso dell'anno. Allo stesso modo, nel primo trimestre di quest'anno il debito globale è salito a $258.000 miliardi, arrivando al massimo storico del 392% del PIL. Famiglie, imprese e governi stanno contraendo più debiti nella speranza di compensare i dolori economici della crisi, ma il falso sedativo del debito presto svanirà, rivelando il dolore reale dietro tutte queste distrazioni. Non fatevi ingannare, ciò che viene fatto dagli stati e consentito dalle banche centrali equivale a pagare un debito con un altro debito.

Questi dati dovrebbero allarmarvi e la domanda immediata dovrebbe essere: chi pagherà e chi ne trarrà vantaggio? Nel bizzarro mondo dei tassi d'interesse negativi, la questione diventa ancora più complicata.

I tassi d'interesse artificialmente bassi hanno consentito la bull run più lunga nella storia degli Stati Uniti (2009-20). L'indebitamento a basso costo ha sostenuto le società zombie che fanno affidamento su altri prestiti per rimborsare i prestiti passati. In concomitanza con gli sforzi di quantitative easing, l'indice S&P 500 non solo si è ripreso dal crollo dello scorso marzo, ma ha superato il suo massimo storico.

I tassi d'interesse artificialmente bassi hanno reso più conveniente ipotecare una casa, finanziare un'auto e pagare il debito degli studenti... a lungo termine,però, ha reso tutto questo più costoso. Consentendo l'accensione di prestiti a basso costo per finanziare la spesa, in particolare su attività come l'edilizia abitativa e il mercato azionario, le banche centrali hanno infuso tali mercati con una domanda artificiale che a sua volta fa salire i prezzi alle stelle.

Monetizzando e svalutando indirettamente il valore reale del debito, le banche centrali hanno tagliato i cavi del freno dalla spesa pubblica.

Fonte: Edward Yardeni e Mali Quintana, banche centrali: bilanci mensili (Yardeni Research Inc., 27 agosto 2020).

Non è una coincidenza che nel momento in cui la FED ha iniziato a ridurre il suo bilancio nel 2018, i mercati sono impazziti. Quando la FED ha ridotto i propri attivi di appena il 6% tra l'inizio del 2018 e il febbraio 2019, il mercato è crollato due volte.

Il crollo più recente a marzo è stato un indicatore di imminenti difficoltà economiche. Tuttavia la FED ha invertito il suo percorso di riduzione del bilancio, acquistando $500 miliardi in titoli del Tesoro USA e $200 miliardi in titoli garantiti da ipoteca per fornire la cosiddetta "liquidità di emergenza".

Infatti le azioni della FED hanno dirottato le risorse scarse dai settori produttivi per monetizzare il debito pubblico, gonfiare una bolla degli asset e inviare il conto a tutti gli altri. È importante sottolineare che questo ha creato un vasto gap tra ricchi e non abbienti. Quindi, sebbene i cosiddetti politici conservatori si stiano grattando la testa per l'ascesa del socialismo, dovremmo davvero essere così sorpresi?

Il vero segno della ripresa economica non dovrebbe essere misurato nominalmente in dollari e centesimi, ma in termini di tassi d'interesse reali. Quando i mercati, non burocrati e banchieri centrali, impostano i tassi d'interesse, i mercati stimolano efficienza produttiva ed allocativa delle risorse scarse. Il vero segno di un'economia in crescita e sana dovrebbe essere un tasso d'interesse reale positivo impostato dalle forze di mercato.

I tassi d'interesse reali positivi indicano che gli investimenti/risparmi stanno producendo rendimenti positivi e quindi ricchezza reale. Ciò significa che le persone, le imprese ed i governi vengono ricompensati per il risparmio. Nel mondo dei tassi d'interesse negativi, è vero il contrario.

Quando i tassi d'interesse reali sono negativi, creano distorsioni nei mercati. Tra il 23 marzo e oggi, quasi tutti gli asset popolari degli Stati Uniti si sono gonfiati. Azioni come il NASDAQ e l'indice S&P 500 sono salite rispettivamente del 61% e del 50%, Bitcoin dell'81% e l'oro del 36%. Attraverso la manipolazione e la svalutazione della valuta, questa inflazione degli asset dovrebbe essere un avvertimento per tutti, non perché gli asset valgono necessariamente di più, ma perché i dollari valgono di meno.

Questa inflazione degli asset ha coinciso con un forte aumento dell'offerta di moneta M2 (circa il 20% anno su anno).

Tuttavia, quando i tassi d'interesse reali sono negativi, possiamo aspettarci solo bolle. Dall'inizio della crisi Covid, i rendimenti delle obbligazioni a dieci anni indicizzati all'inflazione sono crollati, anche al di sotto dell'1%.

Fonte: FRED 10-Year Treasury Inflation-Indexed Security, Constant Maturity [DFII10], https://fred.stlouisfed.org/series/DFII10.

Non sorprende che questi tassi siano scesi così in basso, non particolarmente perché il loro rendimento è negativo, ma perché l'inflazione è superiore ai rendimenti.

Questo è qualcosa che l'IPC (Indice dei prezzi al consumo) non riuscirà a mostrare. L'uso di panieri irrilevanti di beni di consumo, come viaggi aerei, discoteche e hotel tra le altre cose, dipinge un quadro falsificato. Ora più che mai c'è più denaro che insegue meno beni, con molte attività chiuse e assegni sociali in arrivo. Il recente aumento dell'offerta di moneta farà quindi salire l'inflazione reale ancora più in alto e farà scendere i tassi d'interesse reali.

Fonte: Fred M2 Money Stock [M2], https://fred.stlouisfed.org/series/M2.

I tassi reali negativi servono ad accelerare l'indebitamento globale e a consolidare la zombificazione. Man mano che i bilanci delle banche centrali crescono, crescono anche i sussidi indiretti alle società inefficienti. Accettando prestiti ad un tasso d'interesse reale inferiore allo zero, le società zombie riescono a farsi pagare dal loro prestatore in realtà. Mantenendo in vita gli attori inefficienti, agli imprenditori innovativi viene impedito di creare ricchezza e vengono innalzate barriere all'ingresso attraverso un lento e costante assorbimento di risorse scarse, favorendo una disuguaglianza di ricchezza senza precedenti attraverso la monopolizzazione della banca centrale.

Nel 2019 la BRI ha riportato che oltre il 10% delle aziende quotate in borsa in quattordici Paesi sviluppati erano zombie. La mia valutazione è che entro la fine di questa crisi la cifra sarà molto più alta. Negli Stati Uniti è quasi del 20% secondo Deutsche Bank Securities.

Quando prendere in prestito denaro è così economico (in effetti, vi pagano!), la zombificazione è un processo inevitabile. Analizzando i dati trimestrali dal 1998 al 2020, l'8% della varianza dei livelli del debito aziendale come percentuale del capitale proprio può essere attribuita direttamente alle variazioni dei livelli M2. Utilizzando l'analisi di regressione, l'ipotesi nulla di questa relazione (che le variabili non siano correlate) ha un valore p di 0,0000 e un punteggio t di 588; in altre parole c'è una probabilità quasi del 100% che la relazione tra queste due variabili sia statisticamente significativa.

Il Giappone è la patria storica delle ziende zombi e sta ancora soffrendo per la sua crisi degli anni ottanta. Nel 2018 le società giapponesi avevano contratto prestiti per $4.590 miliardi, l'ammontare più alto sin dal 1997. La miriade di problemi economici del Giappone non include solo la zombificazione delle sue aziende, ma anche quella della sua gente, che tra le altre cose deve affrontare un invecchiamento incalzante. Poiché il suo bilancio supera il 100% del PIL, la BOJ sta sostanzialmente raddoppiando le sue politiche fallimentari del passato.

Fonte: Edward Yardeni e Mali Quintana, banche centrali: bilanci mensili (Yardeni Research Inc., 27 agosto 2020).

Mantenere in vita aziende zombie inefficienti può aumentare l'occupazione a breve termine, evitando il turnover generale di quote di mercato aziendali, tuttavia nel lungo termine prosciugano le risorse e bloccano i futuri datori di lavoro. La BRI scrive:

In particolare, i risultati della stima suggeriscono che un aumento di 1 punto percentuale nella quota ristretta di zombi in un settore riduce il tasso di spesa in conto capitale (capex) delle imprese non zombi di circa 1 punto percentuale, una riduzione del 17% rispetto al tasso medio di investimento. Allo stesso modo, la crescita dell'occupazione è inferiore di 0,26 punti percentuali, con una riduzione dell'8%. Tuttavia in entrambe le definizioni troviamo che le società non zombi investono di più e registrano una maggiore crescita dell'occupazione.

Dopo la crisi del 2008, FED, BOC (Bank of Canada), BCE (Banca centrale europea) e altre banche centrali hanno fatto esperimenti coi tassi d'interesse, portandoli addirittura in territorio negativo. Ora le risorse che in precedenza erano disponibili per combattere le recessioni sono state completamente esaurite per combattere l'ultima recessione. Combattere il debito con il debito è irresponsabile e ingiusto nei confronti delle generazioni future.

L'interazione tra l'aumento dei livelli del debito, i tassi d'interesse reali negativi e la zombificazione dovrebbe riguardare tutti noi, specialmente nel contesto dei lockdown. Ma non si dovrebbe incolpare il capitalismo per questa crisi. Al contrario: dovremmo incolpare il sistema bancario centrale e le sue azioni economiche distruttive.

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 16 settembre 2020

Inflazione dei prezzi: un treno in deragliamento

 

 

di Alasdair Macleod

Se pensate che l'inflazione dei prezzi si aggiri intorno all'1,6%, siete caduti nella trappola dell'IPC del BLS. Due analisti indipendenti che utilizzano metodi diversi, Chapwood Index e Shadowstats.com, dimostrano che i prezzi stanno aumentando ad un ritmo molto più rapido, più del 10% all'anno e l'hanno dimostrato sin dal 2010.

Questo articolo discute le conseguenze della soppressione dell'inflazione dei prezzi, in particolare alla luce del discorso di Jerome Powell a Jackson Hole, quando ha declassato l'importanza dell'inflazione dei prezzi negli obiettivi politici della FED a favore dell'occupazione.

Conclude poi che la riconciliazione tra la cifra dell'IPC e il tasso reale dell'inflazione dei prezzi è inevitabile e sarà catastrofica per la politica della FED (sopprimere i tassi d'interesse, massimizzazione del cosiddetto "effetto ricchezza" e per il dollaro) e per il dollaro stesso.


L'inflazione monetaria decolla

La scorsa settimana si è tenuta una conferenza virtuale a Jackson Hole, in cui Jerome Powell ha declassato l'obiettivo dell'inflazione a favore dell'altro mandato della FED, la piena occupazione. E Andrew Bailey, governatore della Banca d'Inghilterra, ha affermato: "Non siamo assolutamente senza potenza di fuoco [...] ad essere onesti, siamo stati troppo cauti riguardo alla nostra potenza di fuoco rimanente pre-Covid".

Entrambe le figure pubbliche stavano strappando i copioni precedenti. Dal momento che probabilmente strapperanno anche questi di oggi, non ha senso esaminarli ulteriormente. Il fatto è che tutte le principali banche centrali sono intrappolate in problemi di propria creazione, e da tempo hanno perso il controllo del proprio destino. Il Grafico 1 riassume il problema.

In 28 anni M1 è cresciuto ad un ritmo medio annuo dell'8,8% annuo. Dal 2008 allo scorso febbraio, a seguito della crisi Lehman, è cresciuto ad un ritmo medio annuo del 16,6%; negli ultimi sei mesi è cresciuto del 34%, un tasso medio annuo del 68%. Quello che Powell ha ammesso a Jackson Hole è che la crescita annualizzata di M1 non era sufficiente per garantire la ripresa dell'economia statunitense. Ha dovuto minimizzare l'effetto sui prezzi per creare margine di manovra per ulteriori aumenti del ritmo di crescita monetaria.

La FED è intrappolata nelle sue politiche inflazionistiche. E il Bureau of Labor Statistics, che calcola gli indici dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, dovrà lavorare ancora di più per sopprimere l'evidenza dell'inflazione dei prezzi. Negli ultimi dieci anni ha riprotato un tasso medio annuo di inflazione dei prezzi all'1,69% (CPI-U), e per la prima metà del 2020 dice che fosse dello 0,83%, o 1,66% annualizzato. Mantenere in piedi questa finzione è stata una notevole impresa di manipolazione statistica, se confrontata con i cinquanta dati sulle città raccolti dal Chapwood Index. Il Grafico 2 mostra il divario tra l'IPC del BLS e le stime non adulterate del Chapwood Index.

Non è nostro scopo implicare che il Chapwood Index sia una rappresentazione accurata dell'inflazione dei prezzi. Possiamo parlare del livello generale dei prezzi in senso teorico, ma in pratica non può essere misurato perché ogni consumatore ha un'esperienza di prezzo diversa. È solo quando si sottoscrive la versione macroeconomica dell'economia e si parla di aggregati che si calcola una cifra. Ma se rimuovete le modifiche ai metodi di calcolo del BLS, scoprirete un tasso di inflazione dei prezzi simile a quello del Chapwood Index, confermato anche da John Williams su Shadowstats.com.

Ora riconsideriamo i discorsi a Jackson Hole di Jay Powell e Andrew Bailey sotto questa luce. Invece di un tasso medio di inflazione annuale dei prezzi negli ultimi dieci anni all'1,69%, il Chapwood Index ci dice che quella media è del 10,1%, con variazioni significative del 13,4% a Sacramento e del 7,1% ad Albuquerque. È in questo contesto che Powell propone di declassare il mandato di inflazione della FED. Dato che l'inflazione monetaria M1 è stata in media del 16% tra la crisi della Lehman e lo scorso febbraio (Grafico 1), l'effetto sui prezzi registrato dal Chapwood Index non è affatto sorprendente. Ma c'è di peggio: se accettiamo i numeri del Chapwood Index come realistici e li usiamo per sgonfiare il PIL nominale, possiamo vedere che l'economia statunitense è stata in crisi negli ultimi dieci anni. Infatti il PIL aggiustato in tal modo si è contratto del 65% sin dal 2010. Ciò è illustrato nel Grafico 3.

L'unico compenso è il tanto decantato effetto ricchezza della FED derivante dalla speculazione sugli asset finanziari. Ma tale sollievo è solo per gli investitori americani e per coloro che lavorano nei servizi finanziari e affini, a svantaggio dei poveri e dei disoccupati che popolano Main Street, ovvero l'economia non finanziaria. È in questo contesto che dobbiamo considerare gli attuali disordini civili e conflitti razziali in America.


Guardare in faccia la realtà

Nessuno nei media generalisti, per non parlare della FED, sembra comprendere l'entità delle distorsioni statistiche e le conseguenze. Possiamo contarli tutti, compresi professori di economia e figure di alto livello nel mondo degli investimenti, tra i 999.999 del proverbiale milione che non capiscono il denaro e le conseguenze della sua svalutazione.

L'altro aspetto del crollo del PIL reale illustrato nel Grafico 3 è il trasferimento di ricchezza da produttori e consumatori nell'economia non finanziaria. Se, come implica un deflatore come il Chapwood, il PIL è sceso del 65% in termini reali sin dalla crisi Lehman, allora possiamo dire che ci fornisce un'approssimazione del trasferimento di ricchezza netta attraverso l'inflazione monetaria: da produttori e consumatori allo stato, alla FED, alle grandi banche commerciali e ai loro clienti.

Se i macroeconomisti pensano che l'inflazione stimoli la domanda, a parte forse gli effetti iniziali artificiali e catastrofici finali, si sbagliano: la uccide. Le risorse economiche scarse sottratte al settore produttivo non finanziario, insieme a tutte le tasse, vengono sprecate perché uno stato produce poco più che interferenze in un'economia altrimenti funzionante. Il vero scopo dell'inflazione monetaria non è migliorare le nostre vite, ma finanziare i deficit pubblici.

Il credito bancario che finisce ai clienti privilegiati del sistema bancario, costituiti principalmente dalle grandi corporazioni zombi, svantaggia le imprese più dinamiche tra i settori di piccole e medie dimensioni nella misura in cui vengono negate condizioni di credito simili. L'inflazione monetaria che finisce per alimentare la speculazione nell'economia finanziaria degrada saldi di liquidità e guadagni all'insaputa di produttori e consumatori. L'inflazione monetaria è praticamente impossibile da rilevare per chi viene derubato, non essendo riportata dai metodi contabili.

Nonostante l'accelerazione dell'offerta di moneta M1, la deflazione rimane una paura comune, indotta senza dubbio dalla riluttanza delle banche commerciali ad estendere il credito in un momento di aumento del rischio di prestito. Ma la FED è già preoccupata che le banche commerciali non trasmetteranno le sue politiche monetarie, motivo per cui le aggira acquistando obbligazioni societarie e titoli garantiti da ipoteca attraverso BlackRock. Altri schemi simili seguiranno sicuramente, ma equivale sempre a sostenere attività di ieri che altrimenti i mercati avrebbero giudicato i fallimenti di oggi.

Qualsiasi tendenza alla contrazione del credito bancario sarà contrastata dalla FED attraverso un'ulteriore espansione dell'offerta di moneta, per la quale Powell stava preparando la strada a Jackson Hole. Potrebbe portare ad un ritmo di crescita di M1 ancora più rapido rispetto al 68% annualizzato da febbraio. Coloro che si preoccupano della deflazione del credito bancario sono quindi ingenui e ovviamente credono nell'inflazione monetaria come panacea economica. Ma in termini reali l'economia degli Stati Uniti si sta già contraendo, perché l'inflazione monetaria sta portando ad aumenti dei prezzi molto più rapidi di quanto si pensi generalmente. L'inflazione monetaria come linea di politica peggiorerebbe solo le cose.

Tra l'altro è un mito che l'inflazione monetaria sia utile per le imprese. Mentre un abbassamento artificiale e temporaneo dei costi di produzione interni viene lodato dai neo-keynesiani, le imprese hanno bisogno di stabilità monetaria per calcolare il valore dei pagamenti futuri: un'economia sana dipende da calcoli aziendali che si basano sulla certezza della stabilità dei prezzi. Non è sufficiente dire che la soppressione dei tassi d'interesse avvantaggia le imprese: è vero solo per le imprese zombi sovraindebitate che con gli aiuti di stato possono sopravvivere un po' più a lungo. Ma questa è una spinta artificiale alle loro fortune a scapito di una tassa nascosta su tutti gli altri. Non solo l'inflazione unita alla soppressione dei tassi d'interesse promuove e sostiene questi fallimenti commerciali, ma così facendo ostacola anche la ridistribuzione di tutte le forme di capitale ad un uso più produttivo.

Se gli effetti dell'inflazione monetaria diventano evidenti agli attori dell'economia non finanziaria, iniziano un processo di riduzione della loro liquidità monetaria, sapendo che il denaro acquisterà meno in futuro rispetto al presente. Fino ad ora gli attori economici sembrano attribuire maggiore credibilità ai dati sull'inflazione del BLS rispetto alla loro esperienza diretta; ma non può durare. Quando l'effetto sui prezzi di un'espansione annualizzata di M1 al 68% diventa evidente, è probabile che indebolirà la compiacenza diffusa. E quando le persone si renderanno conto che il livello generale dei prezzi sta aumentando nonostante il crollo dell'attività economica, inizieranno a scaricare tutte le forme di liquidità che possiedono in cambio di beni, spingendo l'inflazione dei prezzi anche più in alto di quanto suggerirebbero le varie offerte di moneta più ampie. La transizione dalla falsa stabilità dei prezzi misurata dalle statistiche ufficiali ad un crack-up boom, non richiede molto tempo: tutto ciò di cui ha bisogno è un innesco.

Chiudere gli occhi su questa realtà non ha senso. E quando i mercati saranno agitati, la FED non sarà in grado di contenere i rendimenti del Tesoro degli Stati Uniti ai livelli attuali storicamente bassi. Se prendiamo i dati sull'inflazione dei prezzi del Chapwood Index per quest'anno, il rendimento attuale dei titoli del Tesoro USA a 10 anni è -9,45%, un record negli annali della storia monetaria degli Stati Uniti.

Supponiamo, per un momento, che i mercati finanziari si adeguino ai tassi d'inflazione dei prezzi più vicini ai dati del Chapwood Index, con una media annua del 9,6% per il 2019 e del 10,1% nella prima metà del 2020. Inizialmente i rendimenti del Tesoro USA salirebbero sul lato sinistro della curva dei rendimenti per riflettere suddette cifre. Con il deficit di bilancio del governo federale che sicuramente supererà i $3.000 miliardi nell'anno fiscale in corso (fino a ottobre) e forse il doppio in quello successivo, il conto degli interessi per il 2019 a $383 miliardi sul debito esistente e il tasso più elevato per i rimborsi dei titoli del Tesoro USA più gli interessi sul nuovo debito, avremmo che i costi di finanziamento annuali si avvicinerebbero rapidamente ai mille miliardi di dollari. È una trappola del debito che si è chiusa e gli investitori ne terranno conto.

Deficit di bilancio fuori controllo continueranno ad essere finanziati attraverso il quantitative easing, non c'è altro modo. Ma un aumento dei rendimenti obbligazionari avrà anche un effetto catastrofico sulle azioni, sulle loro valutazioni come asset finanziari, sul costo del debito societario (nuovo e rinnovato) e sulle valutazioni delle garanzie sui prestiti. Il tanto decantato effetto ricchezza, che ha nascosto il crollo del PIL reale dalla crisi Lehman, svanirà rapidamente. Poiché la FED è andata all in utilizzando l'inflazione monetaria per sostenere una bolla finanziaria, ha anche legato ad essa il futuro del dollaro, quindi il suo scoppio è destinato ad avere un effetto profondamente negativo sul potere d'acquisto del dollaro stesso.


Il problema dell'inflazione sta per peggiorare

Abbiamo stabilito che la FED si è impegnata ad accelerare l'aumento della quantità di moneta. Abbiamo anche stabilito che le sue politiche monetarie, insieme alla manipolazione statistica dei prezzi, hanno avuto l'effetto opposto di quello previsto, tanto che dalla crisi Lehman l'economia statunitense si è contratta in termini reali di oltre la metà; e come vi dirà qualsiasi sociologo competente, tutto ciò porta a disordini civili. Abbiamo raggiunto il culmine della follia macroeconomica.

E le cose stanno per peggiorare.

Nonostante l'accelerazione dell'offerta di moneta post-Lehman, lo scorso settembre il mercato dei pronti contro termine è esploso il giorno in cui Deutsche Bank ha venduto il suo prime brokerage a BNP, la banca francese di rilevanza sistemica mondiale, una G-SIB. Potrebbe essere stato o meno il fattore scatenante i problemi attuali nel mercato dei pronti contro termine, ma in quel momento c'erano chiaramente problemi di liquidità nel sistema finanziario e bancario degli Stati Uniti.

Un problema, il suddetto, che si è aggiunto alla contrazione del commercio internazionale dello scorso anno, dovuta in larga misura alle tensioni commerciali tra America e Cina con effetti a catena per i partner commerciali di quest'ultima, come la Germania. Compagnie di assicurazione, fondi pensione e hedge fund avevano accumulato ingenti posizioni in swap FX, puntando sui differenziali di interesse tra euro/yen da un lato e dollaro in salita dall'altro. Le G-SIB, in particolare JPMorgan, non avevano riserve disponibili per finanziare ulteriori speculazioni in questo mercato. La svolta nel ciclo di espansione del credito è stata innescata da questi problemi di liquidità, invece del classico rischio crescente di prestito. Tuttavia, a causa del Covid-19, il rischio di prestito sta salendo rapidamente.

L'indice S&P 500 è crollato di un terzo tra la metà di febbraio e il 23 marzo, quando gli investitori istituzionali si sono improvvisamente resi conto delle conseguenze deflazionistiche della carenza di liquidità nel sistema bancario. Ci sono voluti il ​​taglio dei tassi dall'1% allo 0% il 16 marzo e la dichiarazione della FED il 23 marzo, quando ha promesso un nuovo QE e un supporto monetario infinito per le imprese e le famiglie, per alleviare il problema della liquidità.

Allo stesso tempo sono arrivati ​​i lockdown per il Covid-19. La Cina ha imposto un lockdown nella provincia di Hubei a gennaio, ma dall'inizio di marzo il resto del mondo ha iniziato a seguire l'esempio, con il Regno Unito che è entrato in lockdown il 23 marzo. Negli Stati Uniti un certo numero di stati ha annunciato il lockdown dal 17 marzo, con chiusura di New York il 22 marzo. Le azioni della FED, il taglio dei Fed Fund il 16 marzo e l'annuncio di un QE infinito il 23 marzo, sono stati sia tempestivi che uno spartiacque finanziario.

In tutto questo caos è stato facile dimenticare che il crollo della liquidità era già una crisi in evoluzione da sei mesi, segnando una svolta ciclica nell'espansione del credito bancario. A differenza del caso Lehman, che rifletteva un ciclo di speculazione immobiliare eccessiva, il momento attuale ha le sue radici in una flessione del commercio globale e ora interno, nonché in uno squilibrio monetario globale a favore del dollaro. Secondo i dati TIC del Tesoro statunitense, a fine giugno 2019 (le più recenti stime disponibili) gli stranieri possedevano $20.534 miliardi in titoli statunitensi. A ciò si devono aggiungere cambiali e contanti, che sul più recente documento TIC (giugno 2020) hanno totalizzato ulteriori $6.227 miliardi. Pertanto, mettendo da parte le diverse date e le valutazioni azionarie più elevate oggi, la proprietà straniera di dollari è di circa $27.000 miliardi, che equivale al 125% del PIL degli Stati Uniti nel 2019.

La proprietà straniera rappresenta una cifra così grande rispetto al PIL a causa dello status di riserva del dollaro, della partecipazione straniera nel finanziamento dei deficit di bilancio degli Stati Uniti e dell'anticipazione di un'espansione del commercio futuro. Ma come abbiamo visto, il commercio globale ha iniziato a contrarsi nel 2019, il che, se il fenomeno persiste, ridurrà la necessità di detenere dollari. E possiamo essere certi che se i possessori stranieri ritengono che l'economia statunitense sia in crisi, al di là delle loro esigenze di liquidità marginale non c'è motivo che detengano dollari perché possono sempre acquistarli quando effettivamente necessario.

Di conseguenza gli Stati Uniti sono vulnerabili alla liquidazione estera di titoli, comprese tutte le obbligazioni statali USA. Finora gli stranieri sembrano hanno interrotto, o rallentato, l'acquisto netto di titoli statunitensi e dollari. Alcune posizioni saranno state liquidate dagli hedge fund statunitensi e da altre entità che operano nel mercato degli swap FX piuttosto che dagli stranieri, spingendo il dollaro il dieci per cento lontano dal suo massimo del 23 marzo. Ma gli stranieri sembrano non aver ancora iniziato a vendere dollari in quantità significative. Quando lo faranno, venderanno titoli del Tesoro USA e obbligazioni societarie, e liquideranno anche i loro portafogli azionari. E se lo faranno in un momento in cui non ci sono acquirenti interni sufficienti per assorbire le loro vendite, questi mercati crolleranno insieme al dollaro, che sarà anch'esso venduto.

A breve termine, l'andamento dei prezzi degli asset finanziari e del valore di cambio del dollaro sarà determinato in larga misura dai non americani. [Come nota a margine, l'ultima volta che una valuta e asset finanziari sono diventati così intrecciate è stato durante la bolla Mississippi. Il banchiere irlandese-francese, Richard Cantillon, fece la sua seconda fortuna nel 1719, shortando la valuta livre prima del picco delle azioni alla fine del febbraio 1720. Un modello simile potrebbe emergere oggi nel rapporto tra moneta fiat e asset finanziari, con l'indebolimento del dollaro prima degli asset finanziari statunitensi.]


Pungere la bolla

Sappiamo che le due versioni dell'inflazione dei prezzi, quella del BLS e quella del Chapwood Index (che si accorda con Shadowstats.com), sono molto distanti. Il settore finanziario valuta gli asset finanziari sulla base dell'IPC del BLS e quindi accetta la politica monetaria della FED di mantenere i tassi d'interesse a breve termine vicini allo zero. Ma l'aumento dei prezzi di oro e argento indica che le politiche di soppressione dell'inflazione dei prezzi e dei tassi d'interesse sono in difficoltà.

Sappiamo, quindi, che la bolla degli asset finanziari è agli sgoccioli e il suo scoppio è solo una questione di tempo. Possiamo identificare alcuni motivi chiave che potrebbero innescarlo:

• Una crescente consapevolezza che i lockdown si aggiungono al ciclo del credito e ai problemi di liquidità emersi a settembre 2019, e che una ripresa post-Covid-19 sarà seguita da una recessione più profonda.

• I problemi di liquidità nel sistema bancario e in quello non finanziario, insieme all'escalation delle sofferenze, stanno portando a fallimenti bancari. Fortunatamente le banche statunitensi sono generalmente meno indebitate rispetto a quelle altrove. Ma le banche G-SIB dell'Eurozona, del Giappone, della Cina e dell'Inghilterra pongono rischi sistemici significativi, rendendo improbabile la loro sopravvivenza come banche commerciali indipendenti oltre il breve termine.

• Vendita estera di asset finanziari statunitensi e rimpatrio dei proventi.

I primi due punti garantiranno un'ulteriore escalation del tasso d'inflazione monetaria, mentre il partenariato tra banche centrali e dipartimenti del Tesoro tenterà disperatamente di contenere una situazione in peggioramento. Ma il rimpatrio estero dei proventi colpirà più duramente il dollaro, facendogli perdere potere d'acquisto nei confronti di altre valute. L'euro, lo yen e lo yuan cinese appariranno forti per un breve periodo, con le loro banche centrali che cercheranno disperatamente di contenere i rialzi delle proprie valute.

La vastità dell'inflazione del dollaro significherà anche che i prezzi mondiali delle materie prime saliranno, segnalando il calo conclamato del potere d'acquisto del dollaro.

L'evidenza empirica in queste situazioni indica che una valuta in salita viene colpita dapprima nelle borse estere, prima che la popolazione nazionale scopra cosa sta succedendo ai loro soldi. Segue poi un crescente panico tra gli utenti domestici. Nei crolli monetari meglio documentati, come quello della Germania del 1923, il denaro viene sempre più domandato per essere speso il prima possibile e il Venezuela di oggi ci suggerisce che ciò è ancora vero. Tuttavia i sistemi finanziari più sofisticati hanno eliminato il contante per la maggior parte delle transazioni, sostituendolo con carte di credito e di debito e altre forme di moneta elettronica. L'Internet banking e lo shopping online accelerano ulteriormente il processo di scambio di denaro e merci.

Ciò ha l'effetto di accelerare in modo significativo il processo di spesa, portando ad una perdita più rapida del potere d'acquisto rispetto ad una valuta che viene ancora usata fisicamente. Inoltre una generazione di millennial esperti in criptovalute è stata avvertita delle conseguenze dell'inflazione del denaro fiat e si è preparata ad abbandonarlo prima di quanto i loro equivalenti sarebbero stati in passato.

Tenendo conto di questi fattori, il crollo del potere d'acquisto di una valuta che è stata impiegata per salvare asset finanziari e ha fallito, una volta che la popolazione comprenderà finalmente le conseguenze, sarà sorprendentemente rapido. Nel 1923, in Germania, il crollo finale durò circa sei mesi. Nel 2020, in America, potrebbero volerci anche poche settimane.

Altre valute che fanno riferimento al dollaro per i loro valori relativi subiranno sicuramente la stessa sorte, non aiutate dal fatto che le loro banche centrali hanno perseguito politiche monetarie simili e coopereranno tra loro fino alla fine.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 15 settembre 2020

Il 2020 sarà l'anno dei record per i debiti... ma quanto ancora può durare?



di Ryan McMaken

Il deficit è sceso durante il mese di luglio, dopo mesi di carenze record nelle entrate fiscali federali. Nei mesi di aprile, maggio e giugno di quest'anno i disavanzi sono aumentati a livelli senza precedenti quando l'attività economica si è arrestata, i lavoratori sono stati licenziati e il pagamento delle tasse è stato posticipato.

Tuttavia, secondo l'ultimo rapporto del Dipartimento del Tesoro sulle entrate fiscali e sugli esborsi federali, il divario tra entrate fiscali e spesa federale si è ridotto notevolmente nel mese di luglio. Sebbene le spese siano aumentate a $626 miliardi nel mese di luglio (un aumento del 68% rispetto a luglio 2019), le entrate fiscali sono aumentate oltre i $563 miliardi.

Negli ultimi mesi le entrate fiscali sono state, nella migliore delle ipotesi, anemiche, con totali che vanno da $173 miliardi a $249 miliardi da marzo 2020. L'impennata delle entrate a luglio non indica un miglioramento dell'economia. Normalmente le entrate fiscali raggiungono il picco ad aprile, ma a causa del panico sanitario di quest'anno, le scadenze fiscali sono state posticipate e tali entrate differite hanno iniziato a comparire nei dati del Tesoro USA a luglio.


Aspettatevi una maggiore crescita dei deficit

I totali degli incassi di luglio riflettono l'attività economica prima dei lockdown e del calo dell'attività economica a causa del "distanziamento sociale". In altre parole, è probabile che le entrate peggioreranno in modo significativo con l'avvicinarsi della fine dell'anno fiscale, il quale termina il 30 settembre.

In tal caso, possiamo aspettarci che il deficit federale cresca ancora di più, portandolo ad un nuovo massimo storico per l'anno fiscale 2020.

Infatti per questo anno fiscale fino a luglio, il deficit federale è aumentato di oltre il 200% dal 2019, raggiungendo i $2.800 miliardi. Per lo stesso periodo nel 2019 (da ottobre a luglio), il deficit è stato di $866 miliardi. L'ultima volta che si è solo avvicinato alla cifra attuale è stato quando ha superato i $1.200 miliardi nell'anno fiscale 2009.


Migliaia di miliardi in nuovi prestiti

Pronti ad aggiungere più di $3.000 miliardi al debito nazionale solo nel 2020, gli Stati Uniti stanno prendendo in prestito più che mai nonostante un debito di circa $25.000 miliardi.

Quindi che tipo di ripagamento stiamo esaminando? Anche prima che arrivasse il Covid-19, il Congressional Budget Office stimava che gli Stati Uniti avrebbero pagato più di $400 miliardi nel 2020 (rispetto a circa $650 miliardi per il budget della difesa). Ora, però, gli Stati Uniti stanno pagando circa $2.000 miliardi in più di quanto previsto dalle stime dello scorso anno.

Inoltre è improbabile che gli Stati Uniti possano sfoggiare tanto presto eventuali eccedenze di bilancio. È praticamente sicuro che i deficit continueranno a crescere e con essi ulteriori pagamenti di interessi sul debito.


“I deficit non contano”

La maggior parte degli americani non sembra particolarmente preoccupata per questo.

Un recente sondaggio del Pew Research Center suggerisce che  meno della metà degli americani considera il deficit federale "un problema importante". E perché dovrebbero? L'esperienza suggerisce che i deficit, per usare le parole dell'ex-vicepresidente Dick Cheney, "non contano". Dopotutto negli ultimi anni l'amministrazione Trump ha accumulato disavanzi sempre più grandi, superando i mille miliardi di dollari nel 2019, ed è improbabile che molti americani vedano una connessione tra deficit e malessere economico.

Però il problema dell'enorme quantità di spesa in deficit è più subdolo di questo.

In alcuni casi i problemi diventano evidenti solo quando i pagamenti degli interessi sul debito crescono notevolmente e iniziano a consumare il resto del bilancio.

Per ora pare che il Tesoro stia pagando "solo" circa $400 miliardi, ma questo è in gran parte dovuto al fatto che gli Stati Uniti pagano un tasso d'interesse bassissimo sul debito. Infatti i tassi d'interesse sul debito degli Stati Uniti sono ai minimi storici, con l'obbligazione trentennale sotto l'1,5% e le obbligazioni a breve termine a tassi ancora più bassi.

I tassi sono insolitamente bassi e persino il Congressional Budget Office prevede che saliranno considerevolmente nei prossimi anni.

E se i tassi d'interesse salissero anche solo al 3%? Se ciò dovesse accadere, il servizio del debito totale potrebbe salire oltre i mille miliardi di dollari. È un importo simile al totale pagato ogni anno in prestazioni previdenziali. Se ciò dovesse accadere, il Congresso dovrebbe trovare quei soldi da qualche parte. Per pagare gli interessi, dovrebbe tagliare i fondi della previdenza sociale, della difesa, della spesa per le infrastrutture, del Medicare o di qualche altro altro progamma.

Man mano che gli assegni del governo federale si riducono negli importi, la popolazione inizierà finalmente a comprendere il problema dei deficit.


Trasformare il debito in inflazione dei prezzi

Inoltre più gli Stati Uniti devono prendere in prestito denaro, più inondano il mercato di obbligazioni, cosa che tenderebbe a far salire il tasso d'interesse pagato. Dopotutto, se uno stato sforna obbligazioni senza fine, dovrà pagare più interessi per convincere gli investitori a continuare ad acquistarle.

Ma c'è una ragione per cui anche ora, mentre gli Stati Uniti aggiungono altri $3.000 miliardi al deficit, i tassi d'interesse non salgono.

Questo motivo è la banca centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve. Piuttosto che affrontare il dolore economico di dover pagare tassi più alti e tagliare la spesa federale per farlo, la banca centrale sta aiutando a mantenere bassi i tassi d'interesse.

La FED lo fa acquistando nuovo debito sul mercato aperto. Ciò aiuta a mantenere alta la domanda di strumenti di debito statunitensi e tiene bassi i tassi d'interesse.

In parte questo è anche il motivo per cui il bilancio della FED ora supera i $7.000 miliardi. La FED ha acquistato il debito dello Zio Sam, tra gli altri asset, per mantenere bassi i tassi d'interesse.

Ovviamente questo non significa che il problema sia risolto. La banca centrale generalmente effettua questi acquisti con denaro di nuova creazione e ciò significa che l'offerta di moneta cresce, con conseguente inflazione dei prezzi sia degli asset che dei beni di consumo, a parità di tutte le altre condizioni.

In altre parole, il rovescio della medaglia di deficit enormi e crescenti è un aumento dei prezzi delle case, un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e un aumento generale del costo della vita.


Peggiorare la disuguaglianza di reddito

Niente di tutto questo è un problema particolarmente grave per le persone che sono già benestanti. Infatti per chi lavora nel settore finanziario è una manna, ma per tutti gli altri, come le giovani coppie che cercano di comprare la prima casa o i genitori single che cercano di sbarcare il lunario, le cose vanno peggio; questa inflazione implacabile è davvero un grosso problema.

Dal punto di vista politico questo schema può essere mantenuto in piedi fino a quando il dollaro USA continuerà ad essere la valuta di riserva mondiale. Quando il dollaro non avrà più questo vantaggio, gli Stati Uniti dovranno infine affrontare una crisi del debito sovrano.

Ma alcuni osservatori pensano che ciò possa ancora essere evitato. Un recente articolo su The Hill  mostra il tipo di ingenuità che ancora pervade gli osservatori della politica americana:

"Finora abbiamo preso in prestito $2.800 miliardi, il triplo rispetto allo scorso anno", ha affermato Maya MacGuineas, presidente del Comitato per un bilancio federale responsabile. [...] a questo dovranno far seguito misure per ridurre il debito una volta che l'economia si sarà ripresa", ha aggiunto.

Fino a quando gli Stati Uniti non assisteranno ad un movimento mondiale per scaricare il dollaro come valuta di riserva, o fino a quando i tassi d'interesse negli Stati Uniti non inizieranno davvero a salire, non ci saranno "misure per ridurre il debito". Ci troviamo in un circolo vizioso di debiti e l'unica domanda è quanto tempo durerà prima che il paziente soccomba.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 14 settembre 2020

Gli effetti collaterali, sociali ed economici, dei tassi d'interesse negativi



di Pascal Hugli

Il mondo attualmente soffre di una sorta di schizofrenia acuta. Le banche stanno spingendo come non mai l'impatto degli investimenti sostenibili, le aziende stanno subordinando i loro siti di produzione e catene di approvvigionamento al nobile obiettivo della sostenibilità e sempre più parti della nostra società stanno scoprendo l'ecologismo come religione politica più importante del nostro tempo.

E questo rivela l'entità della schizofrenia, visto che la nostra attuale struttura economica mostra gravi anomalie che sono diametralmente opposte ad una sostenibilità effettiva: in primo luogo i tassi d'interesse negativi, i quali stanno intaccando sempre più la struttura dell'economia e stanno mettendo sottosopra il mondo.

In un mondo di tassi d'interesse negativi, la freccia del tempo scorre all'indietro. Con tassi d'interesse negativi, il presente ha più valore del futuro, l'oggi sembra più desiderabile del domani. L'attrazione di provvedere al futuro sta diminuendo e una volta trascurato il futuro, il presente degenera nella stagnazione.

 

Attività economica controproducente

Di conseguenza i tassi d'interesse negativi promuovono un consumismo dilagante. La propensione sociale di molte persone al consumo tende ad essere esagerata. Il consumo sta diventando uno stile di vita e non solo avviene più frequentemente, ma anche in quantità maggiori, anche perché diventa sempre meno conveniente astenersi, cioè risparmiare nel vero senso della parola. Le preferenze temporali delle persone sono completamente distorte e difficilmente corrispondono ai tassi d'interesse di mercato.

Se le preferenze temporali degli attori di mercato ed i tassi d'interesse di mercato divergono, il risultato logico sono investimenti improduttivi ed allocazione errata del capitale. Le esagerazioni sono più forti ai due poli della struttura del capitale economico: le aree legate ai consumatori e quelle non legate ad essi sono fiorenti. Il clamore temporaneo per i fidget spinner o l'eccessiva offerta di saloni di parrucchiere nelle piccole città svizzere sono esempi del primo fenomeno, mentre il boom edilizio che dura da anni in Svizzera è un esempio del secondo.

I tassi d'interesse da bassi a negativi rendono redditizi quegli investimenti che in precedenza non erano redditizi. Allo stesso tempo, il calo dei tassi d'interesse significa che gli investitori e le società possono contrarre debiti a condizioni "più favorevoli". Il risultato: l'attività economica è alimentata artificialmente ancora di più.

La concorrenza più lapalissiana tra gli attori economici, alimentata dal calo dei tassi d'interesse, è una pressione sempre più accentuata su questi ultimi. Da un lato, gli attori economici si trovano ad affrontare un'intensificazione della concorrenza che riduce i margini di profitto; dall'altro, i tassi d'interesse negativi hanno anche un effetto di distruzione del capitale, che di conseguenza porta a tendenze deflazionistiche, forze che ancora una volta vanno a tormentare la redditività degli attori economici. Di conseguenza le banche centrali si stanno affrettando a “salvare” le società da questa distruzione di capitale rendendo disponibile sempre più liquidità.

Mentre i tassi d'interesse continuano a subire pressioni al ribasso a causa delle continue inondazioni di liquidità, le società zombi vengono tenute in vita artificialmente. Il capitale che è stato utilizzato in modo non redditizio, non viene liberato per essere utilizzato e allocato da società più solide. Rimane in strutture aziendali in difficoltà, cosa che alla fine mette a dura prova l'economia in generale. La concorrenza si è intensificata ad un livello che non corrisponde più alle preferenze degli attori di mercato. Se la loro sovranità come consumatori, investitori e lavoratori non fosse ostacolata dal denaro fiat a iosa e dalla politica dei tassi d'interesse negativi, suddette risorse verrebbero liberate e le società zombi verrebbero lasciate al loro vero destino.

 

Da interessi privi di rischio a rischi senza interessi

L'esistenza di società zombi influisce in ultima analisi sul morale dei dipendenti all'interno di un'economia. È probabile che questo stesso morale diminuisca, soprattutto nell'ambiente di strutture economiche zombificate. Pertanto una percentuale crescente di aziende zombie dà vita ad un numero sempre maggiore di cosiddetti lavori inutili. Questi lavori sono privi di significato, poiché la loro esistenza non è più orientata in base alle preferenze e ai desideri degli attori di mercato, ed esistono solo a causa di iniezioni di liquidità, tassi d'interesse bassi o trasferimenti sociali imposti politicamente.

Inoltre i salari reali dei lavoratori sono esposti ad una svalutazione continua in un contesto di tassi d'interesse negativi. In particolare, l'inflazione dei prezzi degli asset e il conseguente calo del potere d'acquisto dei rendimenti nel corso degli anni sono più significativi di quanto molti sospetterebbero a prima vista.

Alla luce di queste distorsioni, i singoli attori economici sembrano scoprire che i processi economici sfuggono rapidamente di mano. Poiché la loro capacità di prendere decisioni e coordinarsi è indebolita da una liquidità sempre più a buon mercato, gli attori economici, specialmente se si vedono come i perdenti in materia di politica monetaria, si sentono impotenti e frustrati. L'economia è mentalmente impoverita, il che si riflette nel consumo di maggiore capitale umano sotto forma di burnout.

Tuttavia i dipendenti non sono gli unici la cui professione è resa più difficile da tassi d'interesse negativi. Anche il lavoro dell'imprenditore e dell'investitore diventa sempre più difficile e gravoso. L'importante strumento per attualizzare i rendimenti futuri degli investimenti attesi è completamente ridotto all'assurdo. Se il tasso d'interesse è negativo, i valori monetari diventano infiniti e uno sconto ragionevole diventa impossibile. Imprenditori e investitori sono all'oscuro della loro pianificazione intertemporale. Commettono errori che altrimenti sarebbero meno propensi a fare.

Le attività e le merci di tutti i tipi hanno un prezzo errato e saranno inevitabilmente rivalutate ripetutamente dal mercato. Ciò implica una volatilità simile ad uno shock. Alcuni potrebbero essere in grado di trarre profitto da questa volatilità, ma la maggior parte non lo farà, e molti finiranno per essere influenzati negativamente da essa.

Infine i tassi d'interesse negativi offuscano anche le speranze di aggiustamenti strutturali. Consolidano, anzi premiano, l'incapacità di apprendere e indeboliscono le basi sostenibili della produttività. L'economia ed i mercati finanziari stanno diventando sempre più costrutti zombificati, in cui la sostenibilità diventa una farsa e ogni significato per i singoli attori economici viene rapidamente perso. Le distorsioni monetarie e le distorsioni economiche che ne derivano sono principalmente a scapito degli stati mentali dell'essere umano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 11 settembre 2020

Mai sprecare una buona crisi



di Francesco Simoncelli

Mai sprecare una buona crisi... così recita il vangelo del socialismo. Con il caos sanitario dovuto al virus C abbiamo assistito all'ennesimo spettacolo in salsa statalista, dove si conquista politicamente un fenomeno e lo si sventola come un feticcio davanti agli occhi allampanati delle persone in modo da mandare avanti un'agenda che non ha nulla a che fare col benessere generale. Ho dedicato diversi post all'argomento, in particolare a come lo scientismo abbia sostituito la scientificità e al terrorismo mediatico per spargere la narrativa di una Peste Nera 2.0, e ciò che emerge è una volontà di strumentalizzare il morbo per raggiungere determinati obiettivi di politica. Non è un caso che, sulla scia del caos sociale che ne è scaturito, la sola figura che ne è uscita rafforzata sia lo stato. Siamo di fronte ad un cambio epocale di rotta, soprattutto in considerazione del fatto che tutte le politiche implementate dai pianificatori centrali finora per far sopravvivere lo status quo si stanno ritorcendo loro contro.

È ingenuo pensare che il sistema monetario fiat durerà per sempre, soprattutto in virtù di ciò che si prospetta all'orizzonte a livello sociale e geopolitico. Ciò che sta succedendo, infatti, non può essere ricondotto a dieci o venti anni fa, ma si tratta di un super-ciclo iniziato esattamente cento anni fa quando il gold coin standard venne bandito dal sistema monetario. Da quel momento in poi è stato chiaro che i pianificatori centrali erano entrati in scena per prendere definitivamente il controllo sul denaro. I loro tentativi erano iniziati un secolo prima, con la Prima e la Seconda Banca degli stati Uniti, ma vennero formalizzati con la nascita della FED. L'attacco all'oro non era altro che l'implementazione della loro agenda collettivista-socialista.

La fine della strada si presentò nel 1969 quando le portaerei della Francia minacciavano gli USA, intente ad eseguire gli ordini di De Gaulle nel voler riprendersi l'oro parcheggiato in custodia presso i caveau dello Zio Sam. Nixon rispose con la chiusura definitiva della finestra dell'oro ed il default ufficioso del dollaro. Cosa rimandò l'ufficialità di questa cosa? Un mondo che andava verso la globalizzazione e la mancanza di concorrenti a livello mondiale. Nonostante una crisi seria ed una potenziale perdita di controllo sull'economia da parte della FED, Paul Volcker riuscì a riabilitare temporaneamente la fiducia nel dollaro. Fino al 1982 gli USA passarono attraverso un periodo turbolento, inflazione a due cifre e tassi d'interesse che arrivarono al 20%. Bastarono queste politiche a ridare credibilità all'economia USA? Ovviamente no, perché nel 1987 si ripresentarono le conseguenze che tutti credevano erano state seppellite sotto il tappeto.

In questo contesto non bisogna dimenticare come l'accumulo di capitale e flussi di risparmio negli USA li abbiano aiutati enormemente ad attutire i colpi di cicli economici in progressivo ravvicinamento tra di essi. Questo vuol dire che i pianificatori centrali potevano contare su un bacino dei risparmi reali pingue per poter socializzare le perdite e mettere quindi in campo politiche economiche/monetarie anti-cicliche. In parole povere, salvare gli amici degli amici e scaricare il dolore economico sull'economia più ampia.

In questo contesto Greenspan ha rappresentato un altro spartiacque, come possiamo anche vedere dal grafico qui sotto, il quale rappresenta il debito totale negli USA diviso per il PIL. Guardate come parte per la tangente alla fine degli anni '80, momento della proverbiale Greenspan put all'indomani del crash di Wall Street nell'ottobre del 1987. Attenzione però a credere che fosse bastata una cosa simile per tenere in piedi le finanze dello Zio Sam, perché in realtà la promessa implicita nelle azioni di Greenspan non era solo sostenere il settore finanziario. Nessuno avrebbe appoggiato i mercati statunitensi sulla base di questa unica premessa. No, il vero obiettivo era quello di esportare indefinitamente l'inflazione scatenata dalla FED al resto del mondo grazie allo status di valuta di riserva mondiale di cui gode il dollaro. Di conseguenza gli USA, da potenza nell'ambito manifatturiero, si sono trasformati in un gigantesco mulino che scambiava foglietti di carta verdi con la produzione del resto del mondo.

Gli americani, per un intero decennio, hanno creduto che non esistevano limiti alla quantità di debito che potevano contrarre senza produrre alcunché di valore. Nel frattempo l'outsourcing di industrie andava a far crescere il dragone cinese, che dopo aver liberalizzato la sua economia sulla scia dell'esempio di Deng nel 1979, ha spopolato le risaie per riempire le industrie che dall'Occidente fluivano sul suo territorio. Gli americani si riempivano le tasche di prodotti reali e in cambio davano ai cinesi cartastraccia sotto forma di dollari e titoli denominati in dollari. Poi è successo quello che succede sempre quando i banchieri centrali e commerciali pensano di aver bandito da questo mondo il ciclo economico: le bolle alimentate dalle loro stampanti monetarie scoppiano. Perché? Perché non esistono pasti gratis e la deviazione di risorse reali scarse verso il loro spreco ha un prezzo.

La bolla dot-com ha cambiato poco nell'assetto socio-economico statunitense, perché ancora Main Street riusciva a reggere il colpo. Ovvero, le perdite sono state socializzate nell'economia più ampia attraverso la reflazione della bolla precedente, questa volta nel settore immobiliare. I banchieri centrali non hanno fatto altro che raddoppiare le loro azioni scellerate, senza lasciare che un minimo di deleveraging ripulisse gli errori economici del passato. Inutile sottolineare che suddetto raddoppio è avvenuto sulle spalle di Main Street e sul bene su cui il 90% della popolazione invece per il suo futuro: il mattone.

La FED, sin dal 2004, ha sempre negato che ci fosse una bolla nel settore immobiliare, nonostante gli Austriaci ammonissero del contrario. Poi è scoppiata e, come possiamo vedere dal grafico qui sopra, il flebile deleveraging che possiamo osservare è interamente a carico di Main Street che ha tirato i remi in barca essendo arrivato al proverbiale Picco del Debito. Cosa è successo sin da allora? Le principali banche centrali hanno fatto cose che anche gli economisti mainstream non potevano immaginare prima del 2008: hanno stampato vagonate di denaro. I numeri coinvolti non possono far altro che far pensare a Repubbliche delle Banane, eppure abbiamo assistito a sfilate di giustificazioni una più imbarazzanti dell'altra. Dai fallimenti del mercato al voler salvare il capitalismo da sé stesso, sono stati inventati arzigogoli matematici per giustificare la follia in cui sono cadute le banche centrali.

Più che follia è l'esito naturale in cui finiscono tutte le economiche che si spostano sempre più verso il comando/controllo. Dov'è finito tutto questo denaro? Non nelle tasche di Main Street, che a causa del suddetto Picco del Debito non ha voluto prendere più in prestito, oltre al fatto che le banche stesse sono state riluttanti a prestargli denaro. Quindi, mentre il canale della trasmissione della politica monetaria nell'economia più ampia è risultato rotto, quello nel sistema finanziario è rimasto vivo e vegeto (a sottolineare la reale politica della FED, ovvero, salvare lo stato, grandi banche commerciali e grandi imprese). Infatti non è un caso che l'indebitamento generale in questo settore non solo è salito, ma è schizzato alle stelle. Un esempio in merito è il fatto che i titoli spazzatura sono arrivati a rendere rendimenti ai minimi storici. L'ingegneria finanziaria ha corso freneticamente, con fusioni/acquisizioni, LBO, riacquisti di azioni, ecc. che hanno truccato il mercato azionario e obbligazionario societario. Insomma, sono stati ingolfati i bilanci delle grandi imprese a questo giro, dopo che erano stati ingolfati fino a scoppiare quelli  di Main Street. Problema: i bilanci delle grandi imprese sono una frazione rispetto a quelli di Main Street.

Non solo, la fame per rendimenti decenti ha praticamente accelerato la morte dei Trust Fund alla base del sistema previdenziale/pensionistico. La frenesia nel mondo azionario/obbligazionario ha distorto a tal punto tali mercati che sono definitivamente disconnessi dalla realtà.

Il cuore del problema qui è solo uno: le politiche anti-cicliche hanno fatto il loro corso, eppure ci vengono vendute sotto steroidi. È sempre e comunque un problema di domanda, ci viene detto, e così la sconsideratezza viene giustificata. Basti pensare all'ultimo esempio in ordine cronologico: il caos nei mercati repo dello scorso settembre ha visto la FED ansiosa di trovare una giustificazione per intervenire pesantemente dopo che aveva provato ad abbozzare una sorta di exit strategy dall'era del QE. Il virus C non poteva capitare in un momento migliore per i pianificatori monetari centrali, visto che ne hanno approfittato per scatenare la più grande campagna di stampa monetaria mai vista. E, ancora, una volta ci è stata venduta la favoletta del problema della domanda. Peccato che questa gente non riesce, o non vuole, capire che è un problema di offerta.

La valanga di aziende zombie tenute in piedi artificialmente nel corso del tempo dalle azioni stesse delle banche centrali hanno continuato a risucchiare risorse economiche scarse, a sprecarle, e ad inondare i mercati con un'offerta che in realtà era di scarsa priorità nella lista dei desideri degli attori di mercato. Questa struttura non ha fatto altro che metastatizzarsi e, attraverso il credito concesso dalle banche commerciali, ha invaso settori più ampi dell'economia. Le banche commerciali, infatti, non è un caso che siano in prima linea per il ruolo di protagoniste nella prossima crisi. Le aziende zombi sono in realtà dei crediti inesigibili sui bilanci delle banche, rappresentando delle bombe ad orologeria finanziaria.

Sembra quasi di rivedere il disastro giapponese al rallentatore, con il gigantismo industriale che ha praticamente risucchiato la linfa vitale del settore produttivo del Paese. Nessun QE è riuscito a risanare la situazione, portando lentamente alla deriva l'economia giapponese. A questo giro abbiamo tutto il mondo come protagonista e soprattutto un particolare che differenzia questa crisi da quelle precedenti: Main Street non è in grado di fungere da rete di sicurezza per il settore finanziario e quindi accollarsi le perdite altrui. Infatti qui non solo le banche centrali non hanno la minima idea di come invertire le politiche di QE, ma anche gli stati adesso non sanno come staccare la spina agli interventi assistenzialisti a supporto della popolazione nel suo complesso. Lo tsunami di disoccupati farà impallidire quelli della Grande Depressione degli anni '30... ma al tempo stesso, chi paga per il loro welfare state?

Non c'è alcun dubbio che siamo di fronte ad un socialismo nazionalista sanitario, ormai. Ovvero, un controllo capillare di ogni aspetto dell'economia da parte dello stato, di una de-globalizzazione, il tutto venduto con la paura farlocca di un temibile virus. Questa fu la tesi del libro degli anni '50 di Mises, in cui egli descriveva con dovizia di particolari che la cosiddetta economia mista sarebbe perita sotto il peso delle sue contraddizioni: spostamento progressivo verso il comando/controllo. Da quando Trump ha approvato le sanzioni contro la Cina, il movimento del mondo verso blocchi economici separati era una certezza. L'accelerante è stato il virus C. Ora, ogni blocco economico commercerà in base alle sue disposizioni e questo significherà accettare in cambio qualsiasi tipo di denaro si vuole. Il fatto che gli USA vogliano una Guerra Fredda 2.0 e quindi distaccarsi dalla Cina, significherà spaccare il mondo in diversi blocchi commerciali e non è così scontato che tutti vorranno commerciare col dollaro.

Ma non è questo l'oggetto di questo articolo, bensì che la crisi verrà utilizzata per spingere ancora di più politiche fiscali e monetarie sconsiderate portando quindi ad un'inflazione galoppante per ripulire l'ambiente economico degli errori del passato. Un esempio è stato il recente discorso di Powell a Jackson Hole, il quale ha detto senza mezzi termini che il mandato della FED adesso è stato esteso ad un terzo obbligo: inflation targeting, o per meglio dire, sgonfiare il debito esistente attraverso una maggiore diluizione del potere d'acquisto della valuta fiat. Un altro esempio è l'idea di pensione figurativa proposta in Italia, dove i contributi vengono pagati per i lavoratori disoccupati attuali spingendo ancora di più sulla spesa pubblica. Chi paga? A quale costo? Leggete tra le righe Draghi, perché in questi giorni si sta sforzando di dirlo.

In realtà è dal 2012 che lo dice, ma l'Italia ha sempre fatto orecchie da mercante. E continuerà a farlo. Qui abbiamo ormai Main Street che è assuefatta a politiche di welfare generose, quindi come si farà a fargli capire che il denaro proveniente dal recovery fund sarà destinato ad altro? Non solo, abbiamo il compartimento imprenditoriale assuefatto agli incentivi artificiali partoriti dallo stato, quindi come si farà a fargli capire che il denaro proveniente dal recovery fund sarà destinato ad altro? In sintesi, il problema qui è e rimarrà la spesa pubblica utilizzata come strumento anti-ciclico in ogni occasione. E adesso portato a livelli da capogiro, non solo in Italia, ma anche negli USA. Si vuole ritornare indietro nel tempo al mondo degli anni '70 attraverso una progressiva de-globalizzazione. Peccato che questo esperimento di pianificazione centrale capillare sia destinato a fallire. Ciononostante verrà implementato lo stesso: nazional-socialismo sanitario.


ECONOMIA MISTA: UN FALLIMENTO ANNUNCIATO

L'economista austriaco, Carl Menger, fu uno dei tre scopritori (insieme a Walras e Jevons) della teoria marginale dei prezzi durante la decade del 1870. Menger dimostrò che i prezzi sono puramente soggettivi, impostati dalle preferenze dei consumatori e spetta al produttore anticiparli e poi rispondervi. Il libero mercato funziona sulla base della proprietà e del suo libero dispiegamento per la produzione di beni e servizi. È un mito socialista che la proprietà privata dia ai capitalisti il ​​potere sulle persone: è vero che i capitalisti hanno il comando delle risorse, ma i loro padroni sono i consumatori che devono soddisfare organizzando efficacemente le risorse economiche scarse. In termini economici, è la forma più pura di democrazia. In linea di principio, dunque, è sbagliato sostenere che il libero mercato non avrebbe fornito standard di prodotto più elevati in assenza di regolamentazione statale, perché è nell'interesse di ogni produttore sfornare il miglior prodotto per il mercato... a meno che qualcuno non lo protegga dalla concorrenza.

L'onere burocratico sui settori consolidati che producono beni e servizi è diventato sempre più gravoso. Essendo costrette a soddisfare le autorità di regolamentazione anziché i clienti, le aziende si concentrano sempre meno sui clienti. La burocrazia sostituisce completamente il cliente nella scala d'importanza, perché a chi fornisce beni o servizi viene garantito un margine sui costi e garantito un monopolio. Queste imprese estendono il controllo dello stato sul consumatore e, sebbene nel settore privato solo a livello di facciata, ai fini dell'analisi economica dovrebbero essere considerate come parte dello stato.

La maggior parte delle imprese è molto più oppressa dal controllo burocratico di quanto generalmente si pensi. Di conseguenza sempre più imprenditori cedono al credo keynesiano per una vita facile di entrate "sicure", dove non devono esprimere giudizi ma solo amministrare regolamenti senza ulteriori pensieri o responsabilità per le loro azioni. Conviene, quindi, credere che tutti i problemi economici siano di domanda. Mises, in Economic Calculation in the Socialist Commonwealth, dimostrò perché la proprietà pubblica dei mezzi di produzione è sempre destinata a fallire. Al centro della sua tesi c'era l'incapacità dell'apparato statale di effettuare i calcoli necessari per allocare correttamente i mezzi di produzione, una funzione che può essere soddisfatta solo da imprenditori indipendenti che mettono in gioco le proprie risorse. Infatti la spesa pubblica distorce progressivamente l'economia, una spesa che altrimenti non ci sarebbe stata in un ambiente non ostacolato e nemmeno l'uso dispendioso di tutte le forme di capitale che altrimenti sarebbero state impiegate in modo più efficiente.

Le attività economiche che agivano in base ai principi del libero mercato, dove gli imprenditori cercano di trarre profitto anticipando i bisogni e i desideri dei consumatori, sono ora fortemente regolamentate. I burocrati controllano le forme e le caratteristiche dei beni e dei servizi offerti dai produttori. Affermano di proteggere il consumatore da profittatori capitalisti senza scrupoli. Non solo, adesso si stanno spingendo oltre invadendo spazi vitali sempre più intimi. La capillarità del controllo è proporzionale alla disperazione della pianificazione centrale di sopravvivere alla Legge dei Rendimenti Decrescenti, quindi deve invadere settore sempre più ampi dell'economia in modo da inglobare tutte quelle risorse che non può creare da sola e utilizzarle per i propri scopi. La sua è una lotta persa in partenza, ma nel processo il dolore economico percepito aumenterà proporzionalmente alla capillarità del controllo implementato.


COME ANDRÀ A FINIRE?

Abbiamo quindi ricordato ai lettori perché l'economia mista, dove lo stato possiede i mezzi di produzione non può avere successo, è fallimentare dato che non può effettuare un calcolo economico in accordo col mercato. Può solo ricorrere alla forza. Con le economie moderne gravate da inefficienze economiche derivanti dagli investimenti improduttivi, capitale scarso sprecato e manipolazione dei prezzi, si stanno dirigendo verso lo stesso destino che ha caratterizzato le economie di comando/controllo. Un simile crollo è stato finora solo rimandato dalla parziale apertura verso i mercati, ma il progressivo aumento del trasferimento di ricchezza da produttori e consumatori attraverso la tassazione per sostenere l'apparato statale rappresenta un chiaro monito riguardo il suo imminente arrivo.

Quando i pianificatori centrali esauriscono le persone da derubare con la tassazione aperta, allora si buttano a capofitto sull'inflazione monetaria. Negli ultimi quarant'anni l'economia è stata finanziarizzata: le risorse economiche sono passate dall'economia non finanziaria a quella finanziaria. È la conseguenza delle riforme finanziarie degli anni '80, come abbiamo visto nella sezione iniziale di questo articolo. Il costo di questa finanziarizzazione è stato la stagnazione economica nelle attività non finanziarie, mentre le banche sono diventate dipendenti dalla speculazione finanziaria per i loro profitti. Ora stanno fallendo nel loro mandato originale di sostenere le attività non finanziarie.

Il Covid-19 ed i lockdown hanno messo in luce la fragilità dell'intero sistema, facendo fallire le imprese e rendendo le banche riluttanti a concedere prestiti. Qualsiasi osservatore indipendente può solo giungere ad una conclusione logica: il finanziamento dell'espansione economica con il credito bancario è finalmente giunto al termine e diventerà impossibile evitare i fallimenti delle banche.

L'entità dell'inflazione monetaria che deve ancora venire è di gran lunga superiore a quella vista finora e quindi destinata ad indebolire radicalmente il potere d'acquisto delle valute fiat. Ci si può, quindi, aspettare che l'inflazione dei prezzi sia più alta e che ciò conferisca ai mercati azionari un ulteriore slancio al rialzo. L'euro sta diventando più attraente rispetto al dollaro, almeno fino a quando non avrà avuto luogo un aggiustamento della strategia anche nella zona Euro. Le banche centrali non si preoccupano delle regole, loro fanno le regole. Sono in simbiosi con gli stati sovraindebitati che finanziano. Nella situazione attuale le banche centrali devono mantenere bassi i tassi d'interesse e accelerare la stampa monetaria per tenere a galla i debitori. Dopo Jackson Hole quello che possiamo aspettarci è una maggiore discrezionalità e l'inflazione è inevitabile.

La dipendenza degli stati dal finanziamento inflazionistico è destinata ad aumentare al punto in cui verrà persa tutta la fiducia nelle valute fiat.