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giovedì 30 aprile 2026

Perché Bitcoin è la moneta dei popoli liberi

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Alex Gladstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/perche-bitcoin-e-la-moneta-dei-popoli)

I governi autoritari di tutto il mondo ricorrono sempre più spesso alla repressione finanziaria per neutralizzare i loro oppositori. Sorvegliando e congelando i conti bancari, possono bloccare sul nascere qualsiasi forma di opposizione democratica. Allo stesso tempo le organizzazioni per i diritti umani, dalla Nigeria alla Russia fino a Hong Kong, si stanno rivolgendo a Bitcoin – una valuta digitale resistente alla censura che può essere utilizzata senza collegare le transazioni alle informazioni personali – per ricevere donazioni, pagare gli stipendi e garantire la continuità delle proprie attività, anche se i dittatori volessero censurare tali attività.

Cinquant'anni fa gli stati non potevano monitorare facilmente, o controllare, l'economia a livello individuale. La maggior parte delle transazioni quotidiane in tutto il mondo avveniva ancora in contanti, o al massimo con assegni cartacei, e non veniva registrata immediatamente in un database e non poteva essere utilizzata per modellare il comportamento dei cittadini o sorvegliare i dissidenti. Quel mondo è ormai lontano.

Oggi, con la predominanza della spesa digitale, la maggior parte delle transazioni è immediatamente visibile, o quantomeno facilmente rintracciabile dalle autorità in un secondo momento. Ciò che spendete dice molto di più su di voi di quanto voi possiate dire a parole. Gli stati possono vedere chi compra cosa, chi paga chi e chi dona a quale causa. I nemici dello stato (reali o immaginari) possono essere eliminati con un semplice clic, senza bisogno di un mandato dei tribunali. A volte, come nel caso della Cina, non è nemmeno necessario prendere una decisione per bloccare i finanziamenti a un critico. Uno strumento di intelligenza artificiale automatizza il processo, trasformando in realtà distopica l'idea di “precrimine” dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick.

Peggio ancora, le banconote o i crediti digitali a disposizione di chi vive sotto regimi autoritari sono progettati per svalutarsi drasticamente. I dittatori inflazionano regolarmente le proprie valute nazionali per finanziare stati di polizia, guerre, forze di sicurezza e stili di vita sfarzosi a scapito del tenore di vita dei cittadini comuni. Prendiamo l'Egitto come esempio lampante: Abdel Fattah al-Sisi è noto per aver ricevuto miliardi di dollari in aiuti internazionali, mentre svalutava da un giorno all'altro la sterlina egiziana, che negli ultimi dieci anni ha perso oltre l'85% del suo potere d'acquisto rispetto al dollaro statunitense. Sisi si aggrappa al potere, mentre le classi medio-basse pagano il doppio, o addirittura il triplo, per i beni di prima necessità rispetto a pochi anni fa.

Infine molte vittime della tirannia si trovano ad affrontare l'isolamento finanziario, anche se personalmente non hanno commesso alcun illecito. Le sanzioni internazionali imposte ai Paesi, unite alle linee di politica aziendali che emarginano diverse nazionalità, finiscono per danneggiare milioni di persone innocenti. A causa dei crimini dei loro governanti, i cittadini di Paesi come l'Iran, ad esempio, non godono delle reti di pagamento agevolate, dello shopping online, o dell'accesso a beni e servizi mondiali di cui beneficiamo noi nelle democrazie occidentali.

Nel mondo della promozione della democrazia, la repressione finanziaria non riceve la stessa attenzione riservata alle frodi elettorali, alla censura delle notizie, o ai prigionieri politici. Ciononostante questo tipo di repressione è forse la più profonda: non tutti sono giornalisti, o politici dell'opposizione, ma tutti usano il denaro. Solo circa il 13% della popolazione mondiale gode sia di una democrazia liberale con libertà di parola e diritti di proprietà, sia di una “valuta di riserva”, ovvero un'unità monetaria sufficientemente solida da indurre altri stati ad accumularla nelle proprie riserve. Il restante 87% dell'umanità è nato sotto un regime autoritario, o in un'epoca di crollo di una valuta fiat (emessa dallo stato e non coperta da una materia prima). In poche parole, gli attivisti per la democrazia si rivolgono a Bitcoin perché il sistema attuale non funziona per loro.


Una crisi bancaria per l'attivismo democratico

Il 16 giugno 2025 Ruslan Shaveddinov, attivista russo per la democrazia e responsabile del canale YouTube, Team Navalny, ha dichiarato che la sua “banca preferita”, Revolut, “ha ceduto alle pressioni del governo di Putin e mi ha bloccato i conti”. Anche due suoi colleghi, Dmitry Nizovtsev e Nina Volokhonskaya, sono stati privati ​​dei loro conti. Shaveddinov ha ipotizzato che Revolut avesse ceduto alle pressioni dello stato russo. Poche ore dopo i conti sono stati sbloccati, ma non prima che lo scandalo dimostrasse un punto ovvio: i conti bancari sono politici e possono essere attivati e disattivati a piacimento dai poteri forti. E se questi poteri forti sono le persone che si criticano, o a cui ci si oppone, allora la possibilità di utilizzare i servizi finanziari tradizionali potrebbe essere compromessa.

Gli attivisti in esilio come Shaveddinov devono fare molta attenzione alle loro finanze, ma per gli attivisti che vivono ancora all'interno di dittature è probabilmente già impossibile utilizzare i canali finanziari tradizionali. Secondo la Human Rights Foundation, 5,7 miliardi di persone vivono in regimi autoritari, il che significa che la stragrande maggioranza degli attivisti per la democrazia vive in luoghi in cui i pagamenti, la raccolta fondi e i risparmi sono completamente interrotti.

Consideriamo una semplice operazione logistica per un'organizzazione democratica in un regime autocratico come la Turchia. Se un donatore straniero desidera elargire una sovvenzione di $25.000 a un'organizzazione no-profit turca, effettua un bonifico bancario sul conto corrente dell'organizzazione in Turchia. Supponendo che i fondi vengano effettivamente svincolati dal Paese d'origine (cosa non sempre garantita, dato che le banche occidentali potrebbero considerare alcune destinazioni di pagamento troppo rischiose), la banca turca ricevente vedrà che l'organizzazione donatrice ha inviato $25.000 a un gruppo di attivisti e condividerà quindi tale informazione, in tempo reale o poco dopo, con i funzionari del regime. Nella migliore delle ipotesi i fondi saranno monitorati, o sequestrati; nella peggiore delle ipotesi il beneficiario verrà incarcerato, o addirittura fatto sparire, e l'intera organizzazione potrebbe essere chiusa o identificata come gruppo estremista, traditore, o terrorista.

Anche se i fondi stranieri dovessero raggiungere un gruppo di attivisti all'interno di un regime autocratico, non sarebbero in dollari statunitensi, bensì nella valuta locale: la lira turca, la sterlina egiziana, o la naira nigeriana, tutte valute che negli ultimi anni sono state svalutate di oltre il 50% dai rispettivi regimi. Inoltre è probabile che la transazione richieda settimane, se non addirittura mesi, per essere accreditata sul conto dell'organizzazione non profit, già a corto di risorse e ora, come minimo, sotto la lente d'ingrandimento del regime.

Questa è la routine quotidiana per le organizzazioni non profit che cercano di raccogliere fondi dall'estero, o di pagare il personale, o i fornitori di servizi all'estero. Il sistema bancario tradizionale non funziona più a sufficienza per finanziare il lavoro a favore della democrazia in contesti difficili. Non è abbastanza sicuro, non è abbastanza efficiente e non è abbastanza veloce.

È qui che Bitcoin brilla. Ora immaginiamo lo stesso scenario turco utilizzando la valuta digitale open-source: l'organizzazione no-profit beneficiaria comunica tramite messaggio crittografato con il donatore, fornendo un nuovo indirizzo Bitcoin (una stringa di numeri e lettere generata cliccando su “ricevi” all'interno di un wallet Bitcoin) e tutta la documentazione necessaria. Il donatore invia quindi semplicemente i fondi, che arrivano in pochi minuti (o secondi, se inviati tramite Lightning Network, un metodo per inviare Bitcoin in modo più economico, veloce e privato). Il donatore condivide queste informazioni con il proprio team finanziario (tutte le donazioni devono essere tracciate affinché le organizzazioni benefiche occidentali mantengano lo status di no-profit), ma in questo caso, il governo turco non ha idea che un supporto fondamentale sia arrivato giusto in tempo per il giornalista che indaga sulla corruzione, l'ambientalista che protegge una foresta, il sindacalista che coordina uno sciopero, l'artista che progetta un murale pubblico, o l'osservatore elettorale che si reca al seggio.

La donazione in Bitcoin è ora a disposizione dell'organizzazione no-profit locale, che può utilizzarla senza bisogno di autorizzazione da parte delle autorità. Forse il gruppo userà una piattaforma di scambio peer-to-peer su WhatsApp, o Telegram, per scambiare immediatamente i Bitcoin con banconote; forse pagheranno gli stipendi direttamente in Bitcoin, o acquisteranno beni e servizi presso il crescente numero di commercianti mondiali che accettano Bitcoin. Magari useranno un sito web come Bitrefill per pagare in Bitcoin la spesa, il noleggio auto, gli hotel, gli acquisti online, o le ricariche telefoniche; oppure forse conserveranno i Bitcoin per il futuro, piantando un seme che crescerà come un albero invece di “risparmiare” lire turche, che non germoglierebbero affatto. In ogni caso, dovrebbe essere evidente che Bitcoin, dal punto di vista logistico, rappresenta una rivoluzione per l'attivismo, un'innovazione arrivata proprio al momento giusto per aiutare le organizzazioni no-profit a orientarsi in un'era in cui il sistema bancario non è più adeguato alle loro esigenze.


Andare dove il dollaro non può arrivare

Per molti difensori dei diritti umani il dollaro statunitense non è sufficiente. Prendiamo il caso di Roya Mahboob, l'attivista umanitaria e imprenditrice afghana. Da bambina, a Herat, lei e la sua famiglia furono costrette a fuggire in Iran dopo la presa del potere da parte dei talebani nel 1996. In seguito, dopo l'invasione statunitense dell'Afghanistan nel 2001, i Mahboob tornarono nella loro città natale e Roya iniziò a notare i primi segni di sviluppo tecnologico. Scorse quello che descrisse come “una scatola in grado di comunicare con altre scatole” all'interno di un bar, ma alle ragazze non era permesso usare il computer. Perseverò e riuscì a convincere il proprietario del bar a lasciarglielo usare prima dell'apertura e divenne una preziosa specialista nella riparazione di computer. Fece lo stesso all'università locale e, dopo la laurea, fondò l'Afghan Citadel Software Company, che dava lavoro a donne in tutto l'Afghanistan, aiutandole a pubblicare i loro blog e consentendo loro di svolgere micro-lavori online. I pagamenti, tuttavia, rappresentavano un grosso problema.

Il denaro mobile non si è mai diffuso nel Paese, e PayPal e Venmo non erano disponibili per gli afghani. Il contante era problematico, poiché i parenti maschi lo confiscavano alle donne al loro ritorno a casa, ma molti afghani avevano cellulari e connessioni internet occasionali. Così Roya pensò: perché non provare con Bitcoin? Aveva sentito parlare dell'invenzione di Satoshi Nakamoto da un'amica di New York e decise di tentare. Nell'estate e nell'autunno del 2013, quando iniziò a pagare i suoi dipendenti nella nuova valuta digitale, un Bitcoin passò da un valore di $50 a oltre $1.000. Ma poi, quando il più grande exchange Bitcoin, Mt. Gox, iniziò a crollare e infine dichiarò bancarotta, il tasso di cambio scese in una serie di ribassi sotto i $200. Roya smise di pagare i suoi dipendenti in Bitcoin, ma non riusciva a togliersi dalla testa l'idea di una moneta che chiunque potesse usare, indipendentemente dal sesso.

Una delle prime dipendenti fu costretta a fuggire dall'Afghanistan. Alla fine si stabilì in Germania, dove poté accedere ai suoi Bitcoin utilizzando la sua frase di recupero (simile a una password, una frase di recupero può essere utilizzata per recuperare l'accesso ai propri Bitcoin). Quelle monete, che ora valgono considerevolmente di più, le permisero di rifarsi una vita. La sorella di Roya, Elaha, nel frattempo, riacquistava Bitcoin dalle ragazze che lavoravano nell'azienda di Roya quando queste avevano bisogno di fare acquisti e il commerciante non accettava la nuova valuta. Elaha conservò le monete e in seguito le utilizzò, con un valore venti volte superiore, per finanziare i suoi studi alla Cornell University. Nel 2014 Roya inaugurò l'organizzazione benefica Digital Citizen Fund per insegnare competenze alle giovani donne e ragazze afghane. Si assicurò di includere corsi di formazione su Bitcoin, arrivando a istruire oltre 25.000 donne e ragazze sulla valuta digitale e altre tecnologie.

All'inizio del 2021 Roya si rese conto che il governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti, pur avendo avuto un impatto positivo sulle donne nel suo Paese, non sarebbe durato per sempre. Cercò di convincere i suoi genitori a convertire parte dei loro risparmi in Bitcoin, ma non vollero ascoltarla. Quell'estate Kabul cadde nelle mani dei talebani in poche settimane. La maggior parte delle persone in fuga perse tutto: il denaro non poteva essere trasferito oltre confine e la fuga improvvisa non diede ai cittadini il tempo sufficiente per liquidare e vendere i propri beni. Così i genitori di Roya, come molti altri, subirono una catastrofe finanziaria, ma non lei, né le ragazze che avevano scoperto la valuta digitale, il cui valore era custodito su Internet ed era accessibile tramite una password che poteva essere annotata, nascosta, inviata a un amico all'estero, o persino memorizzata.

Oggi, dopo oltre 1.300 giorni in cui alle ragazze afghane è stato impedito di andare a scuola, Roya continua a finanziare l'istruzione clandestina in Afghanistan con Bitcoin. Le insegnanti, che ricevono i pagamenti direttamente da Roya e dal suo team, possono spenderli sui mercati peer-to-peer, o scambiarli con denaro contante tramite contatti locali. È tecnologicamente impossibile utilizzare il sistema bancario basato sul dollaro per svolgere questo lavoro cruciale, ma con Bitcoin è semplice.


Libertà monetaria

La lotta per la libertà monetaria è profondamente radicata in molti movimenti democratici globali. Nonostante la questione della valuta venga perlopiù ignorata nei rapporti sui diritti umani, i meccanismi monetari sono al centro di alcune delle più grandi lotte democratiche a livello mondiale, sia dal punto di vista ideologico che logistico.

Basti guardare agli 85 anni di lotta per l'indipendenza e la democrazia in Togo, ex-colonia francese nell'Africa occidentale, incastonata tra Ghana e Nigeria. Quando l'impero francese si ritirò dai suoi possedimenti nella regione tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, emerse in Togo una figura tenace a favore della democrazia: Sylvanus Olympio. Leader visionario e fervente sostenitore dei diritti democratici nel Paese appena indipendente, uno degli obiettivi più importanti di Olympio era la libertà monetaria.

Nell'ambito del colonialismo francese, Parigi impose il franco coloniale (CFA) ai suoi sudditi, ottenendo il controllo e la rendita sulla manodopera e sulle risorse di quelle regioni. Olympio voleva porre fine a tale dominio e si fece promotore di una valuta controllata autonomamente per il suo nuovo Paese. Nel gennaio del 1963, pochi giorni prima che questa riforma venisse promulgata, Olympio fu assassinato da sicari paramilitari francesi e al suo posto fu insediato un dittatore di nome Gnassingbé Eyadéma. Gnassingbé avrebbe governato per oltre quarant'anni e suo figlio continua ancora oggi a opprimere il Togo. Gli elementi chiave del dominio della sua famiglia sono il sostegno militare francese e l'utilizzo del CFA da parte del Togo. L'accordo garantisce alla Francia il diritto di prelazione sulle esportazioni del Paese (tra cui petrolio, uranio e legname); storicamente ha permesso alla Francia di custodire e utilizzare come garanzia le riserve auree nazionali del Togo; e offre alla Francia un mercato enorme (il Togo è uno dei quindici Paesi CFA dell'Africa occidentale e centrale, che ospita trecento milioni di persone) per vendere merci a prezzi artificialmente elevati.

Farida Nabourema è un'attivista per la democrazia di terza generazione del Togo e la sua famiglia si batte per la libertà monetaria fin dai tempi coloniali. Suo nonno combatté contro i francesi e suo padre si oppose al regime di Gnassingbé, il che gli causò frequenti arresti e la successiva esclusione totale da qualsiasi servizio bancario, o finanziario. Anche Farida è diventata un'attivista, contribuendo a mobilitare nel 2009 oltre un milione di togolesi nelle piazze, quando era ancora una studentessa universitaria. Anche a lei è stato negato l'accesso ai servizi bancari, come a quasi tutti i membri del movimento democratico togolese. Poiché la dittatura di Gnassingbé controlla il sistema finanziario, il regime può facilmente censurare i “dissidenti”, rendendo molto difficile la mobilitazione e la crescita dei movimenti per i diritti umani e di protesta.

Farida sta contrastando la situazione su due fronti: in primo luogo contro il sistema del franco CFA e la mancanza di libertà monetaria in Togo, e in secondo luogo contro il controllo tirannico dell'attività economica esercitato da Gnassingbé. Lo sta facendo con Bitcoin. Quello che inizialmente era un utilizzo personale della valuta digitale per trasferire denaro sia all'interno del Togo che dall'estero a gruppi che promuovono la democrazia (cosa impossibile con i dollari statunitensi), sotto la guida di Farida si è trasformato in una tattica a livello nazionale per educare e rafforzare il movimento democratico, in modo che il governo non possa più paralizzarlo attraverso il cosiddetto debanking.

Vedendo l'impatto di Bitcoin sulla lotta per la democrazia nel suo Paese, Farida ha voluto condividere queste lezioni in tutto il continente. Nel 2022 ha inaugurato l'Africa Bitcoin Conference. Giunta ormai alla sua quarta edizione, la conferenza riunisce attivisti, educatori e imprenditori nell'ecosistema Bitcoin provenienti da oltre quaranta Paesi africani. I partecipanti condividono consigli e strumenti in un percorso comune per costruire un'economia africana peer-to-peer al di fuori del controllo statale. Per Farida, e per molti altri, non ci sarà democrazia in Togo, o in Africa, finché il denaro non sarà democratizzato e il controllo non sarà nelle mani del popolo. Considerano Bitcoin una delle poche soluzioni che offrono alle persone una via d'uscita sia dal colonialismo che dalla dittatura.


Una rivoluzione silenziosa

Il movimento democratico cubano rimane frammentato, isolato e gravemente sottofinanziato. Ciò è dovuto in parte alla difficoltà di far entrare e uscire denaro dal Paese. Nel 2021 il Partito Comunista iniziò a smantellare il sistema a due livelli del peso cubano, in cui i dipendenti statali guadagnavano pesos cubani, scambiati a un tasso di 24 per dollaro, mentre gli stranieri utilizzavano pesos cubani convertibili, scambiati alla pari con il dollaro. Il sistema di ancoraggio si rivelò insostenibile e il peso fu di fatto lasciato fluttuare liberamente. Questo provocò un'iperinflazione, con il peso che ora viene scambiato a oltre trecento per dollaro, decimando i salari della maggior parte dei lavoratori dell'isola.

Il nuovo piano statale per attrarre valuta estera pregiata è la Moneda Libremente Convertible (MLC), dal nome fuorviante, che funziona un po' come una carta regalo per i cubani, permettendo loro di acquistare articoli di qualità in negozi più raffinati. I commercianti che vendono carne, elettronica, o abbigliamento di buon livello accettano solo MLC. Tuttavia i pesos guadagnati con il tradizionale lavoro statale non sono convertibili in MLC e possono acquistare solo beni di prima necessità, pertanto i cubani devono chiedere a familiari, o amici all'estero, di “ricaricare” il loro conto MLC con euro, real, dollari canadesi e valute simili. Il regime raccoglie la valuta estera pregiata e accredita ai singoli individui la MLC, che possono utilizzare per acquistare ciò di cui hanno bisogno.

Per evitare questa miseria e la ricerca di rendite, un numero crescente di cubani si è rivolto al Bitcoin. Ho intervistato decine di cubani sull'isola che avevano iniziato a usare e risparmiare Bitcoin nel 2020, quando uno veniva scambiato a circa $5.000. Immaginate  di risparmiare il vostro stipendio in una valuta, il peso cubano, che è crollata del 90% rispetto a risparmiare in una valuta che si è apprezzata del 2.000%, se aveste optato per il Bitcoin. Questa è una decisione che moltissimi cubani hanno preso per necessità negli ultimi cinque anni.

Oggi a Cuba esistono scuole clandestine che insegnano ai cittadini come usare Bitcoin in modo sicuro, come spenderli e come educare i commercianti locali ad accettarli. My First Bitcoin, una guida educativa open-source sviluppata inizialmente in El Salvador, è stata trasformata dai cubani in una versione popolare sull'isola, offrendo agli adolescenti (e a chiunque altro) un modo semplice e accessibile per imparare a conoscere la valuta digitale.

Ora, a Cuba, prima che altrove, stanno prendendo piede nuovi strumenti basati su Bitcoin. Un esempio è eCash, una tecnologia per la privacy finanziaria inventata negli anni '80 dal crittografo David Chaum, che ha riacquistato popolarità negli ultimi anni dopo essere stata ricostruita a partire da Bitcoin. L'idea è che i Bitcoin vengano inviati a una “zecca” di eCash, che fornisce agli utenti “denaro digitale” completamente privato, trasferibile istantaneamente ed estremamente economico, spendibile anche in assenza di connessione Internet: una caratteristica molto utile a Cuba. Come funziona? Allo stesso modo delle carte di credito tradizionali: solo il commerciante, che deve ricevere informazioni alfanumeriche dal cliente, ha bisogno di Internet.

Ogni giorno le famiglie all'estero inviano rimesse a Cuba con Bitcoin, gli attivisti per la democrazia spezzano le catene finanziarie con Bitcoin e i comuni cittadini cubani scelgono di abbandonare il corrotto sistema peso-MLC per utilizzare Bitcoin. E il regime non può farci nulla. Questa è una rivoluzione silenziosa e pacifica che, lentamente ma inesorabilmente, sta arricchendo i singoli individui e offrendo loro una via di fuga dalla tradizione comunista del furto di stato.


Un'ancora di salvezza per i movimenti democratici

Negli ultimi cinque anni, in luoghi diversi come Bielorussia, Hong Kong, India, Nicaragua, Nigeria e Russia, i regimi autoritari hanno preso di mira i difensori dei diritti umani con la repressione finanziaria. In Bielorussia la stampa indipendente è stata sistematicamente privata dei servizi bancari; a Hong Kong qualsiasi azienda, o organizzazione affiliata al movimento pro-democrazia, ha visto i propri conti bancari congelati; in India il Primo Ministro, Narendra Modi, ha avviato una campagna di debanking, prendendo di mira il principale partito di opposizione del Paese, nonché ambientalisti, Amnesty International e attivisti contro la schiavitù; in Nicaragua il regime di Daniel Ortega ha privato dei servizi bancari persino la chiesa e le università per consolidare ulteriormente il controllo del dittatore; in Nigeria il governo ha congelato le app fintech utilizzate dalla Feminist Coalition (FemCo), il movimento al centro delle proteste #EndSARS del 2021, per bloccarne l'accesso ai finanziamenti; in Russia importanti organizzazioni a favore della democrazia, tra cui la Fondazione anticorruzione di Alexei Navalny, hanno visto revocato il loro accesso alle banche e i fondi confiscati.

In ogni caso, Bitcoin viene utilizzato a livello locale per sostenere la resistenza democratica, anche quando gli stati cercano di fermarla. In Bielorussia i pagamenti in Bitcoin sono diventati una pratica comune nell'attivismo, ampiamente utilizzati soprattutto da gruppi della società civile guidati da giovani come BYSOL, poiché l'alternativa digitale è più sicura rispetto al trasporto di banconote attraverso il confine. A Hong Kong i prigionieri politici incarcerati durante le proteste contro la Legge sulla Sicurezza Nazionale vengono ora rilasciati, ma a una condizione: non possono aprire conti bancari, pertanto alcune organizzazioni inviano loro sussidi in Bitcoin. In India gli attivisti antischiavitù a cui è stato negato l'accesso ai servizi bancari hanno trovato il modo di far arrivare fondi in Bitcoin ai loro partner all'interno del Paese, e in Nicaragua gli attivisti per la democrazia insegnano da anni a individui e gruppi della società civile come ricevere, risparmiare e spendere Bitcoin in modo che possano continuare il loro lavoro senza conti bancari. In Nigeria FemCo ha raccolto centinaia di migliaia di dollari in Bitcoin attraverso la tecnologia di raccolta fondi open source BTCPay Server, consentendo al gruppo di continuare a sostenere le proteste dopo che il governo ha bloccato i suoi tradizionali canali finanziari.

In tutti questi casi il dollaro non potrebbe funzionare: non può essere utilizzato per attività essenziali a tutela dei diritti umani. Bitcoin, invece, sì, e la sua rilevanza non potrà che aumentare nell'era delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). Le CBDC rappresentano un modo per i governi di riappropriarsi del potere dal settore privato, emettendo moneta digitale direttamente dalle banche centrali, anziché da banche o aziende tecnologiche, come avviene oggi. Le CBDC sono anche un modo per sostituire il contante cartaceo, che tutela la privacy, con una valuta digitale governativa soggetta a sorveglianza.

Secondo il CBDC Tracker della Human Rights Foundation, uno strumento online gratuito, più di 110 governi stanno sperimentando le CBDC, e alcuni regimi autoritari, tra cui Cina e Nigeria, le hanno implementate nella vita pubblica quotidiana. In un futuro dominato dalle CBDC, gli stipendi potrebbero avere tassi di interesse negativi o date di scadenza, e la conoscenza in tempo reale dei flussi finanziari da parte dei governi potrebbe diventare molto più precisa. Il denaro potrebbe persino essere programmato in modo che non sia possibile acquistare determinati beni. Ad esempio, in Thailandia il governo sta distribuendo un prototipo di CBDC con spese limitate a determinati venditori, acquisti ristretti a determinati beni e fondi che scadono dopo sei mesi. Questo è un incubo per le libertà civili, ma che può essere aggirato con Bitcoin.


Bitcoin, non crittovalute o blockchain

Una legittima obiezione sollevata da molti critici delle valute digitali è: che dire di tutte le truffe? Che dire di FTX, o di tutti gli schemi Ponzi legati alle crittovalute? In realtà le “crittovalute” sono, in senso lato, una gigantesca truffa. Delle oltre ventimila “crittovalute” esistenti, a parte Bitcoin e le stablecoin, poche hanno un'utilità reale. Quasi il 100% di questi token è stato lanciato con il solo scopo di arricchire i suoi creatori a spese degli investitori, i quali acquistano i token a un prezzo gonfiato nella speranza di guadagnare. Funziona più o meno così: un gruppo di persone crea “Democracy Coin” e poi convince un importante exchange a quotarla a 5 centesimi per token. Oltre ai costi di marketing, coniare cento milioni di token è praticamente gratuito, e cinquanta milioni vengono venduti agli addetti ai lavori a un centesimo per token. Quindi i creatori hanno già guadagnato $500.000 e i restanti token vengono offerti sul mercato. Il risultato: il token solitamente sale un po' all'inizio fino a essere scambiato a 10 centesimi (permettendo agli insider di guadagnare altri $500.000 o più) prima di crollare fino a frazioni di centesimo. Naturalmente gli insider hanno un prezzo prestabilito al momento della vendita, lasciando gli altri a mani vuote.

Questi imbrogli, ovviamente, non hanno nulla a che vedere con l'attivismo per i diritti umani, né li hanno FartCoin, DogeCoin o TrumpCoin. Sono semplicemente schemi per arricchirsi velocemente. Gli utenti dovrebbero sapere che vengono solo derubati. Ecco perché è fondamentale distinguere le “crittovalute” da Bitcoin, il quale offre una vera decentralizzazione, resistenza alla censura e scarsità digitale.

La prossima volta che qualcuno chiede informazioni su “crittovalute” o “blockchain”, chiedetegli: a quale token si riferisce? Solana? Ethereum? Zcash? Shiba Inu? Questo di solito porta a una conversazione molto più produttiva e specifica. E se non riescono a essere specifici, è un campanello d'allarme, soprattutto in un mondo in cui così tanti emittenti di token cercano di ingannare le organizzazioni non profit per indurle a usare i loro token, in modo da poter vantare una maggiore adozione nel mondo reale.

Bisogna ammettere che le stablecoin hanno effettivamente un'utilità umanitaria a livello globale. In molti Paesi sono persino più popolari di Bitcoin (soprattutto la variante Tether su Tron). Il che è comprensibile: la maggior parte delle persone vive in luoghi dove la valuta fiat è un disastro, con un'inflazione incredibilmente alta e quindi cerca rifugio nel dollaro. Una stablecoin è sostanzialmente un eurodollaro che si può tenere in tasca senza documenti d'identità: in pratica un dollaro offshore emesso al di fuori del sistema bancario statunitense, senza alcuna delle garanzie e protezioni offerte dal sistema bancario americano.

Le stablecoin offrono alle persone accesso al dollaro, il che rappresenta spesso un grande vantaggio rispetto alla valuta fiat locale, ma comporta numerosi rischi. In primo luogo tutte le stablecoin in circolazione oggi sono centralizzate e possono essere, e spesso lo sono, confiscate o censurate. In secondo luogo possono perdere il loro ancoraggio e azzerarsi, come è successo qualche anno fa con TerraLuna. In terzo luogo aumentano il potere statale e l'effetto rete della moneta statale. In prospettiva suggerisco che, nell'ottica di promuovere la democrazia, si considerino le valute digitali in tre modi: Bitcoin, stablecoin e tutte le altre.


Rispondere alle critiche rivolte a Bitcoin

Bitcoin, ovviamente, non è una panacea, ma gli attivisti per la democrazia lo sanno. Sanno come gestire la volatilità della valuta, come scambiarla con valute fiat locali come dollari, euro o pesos, e come utilizzarla con un discreto livello di privacy. O almeno, queste informazioni sono reperibili online ovunque.

La stragrande maggioranza dei critici di Bitcoin vive negli Stati Uniti, o in Europa, ed è accecata da un enorme privilegio finanziario. Ciò significa che la valuta con cui sono nati è accettata in tutto il mondo; per loro è facile acquistare azioni e obbligazioni per proteggersi dalla svalutazione; possono inviare denaro senza problemi ad amici e parenti; i governi locali proteggono i loro risparmi durante una corsa agli sportelli; il denaro non è soggetto a una censura politica così aggressiva. Ma questo vale solo per circa un miliardo di persone che hanno avuto la fortuna di nascere in Paesi con valute di riserva, stato di diritto, libertà di parola e diritti di proprietà. Gli altri sette miliardi di persone sul pianeta sono nate in Paesi con valute al collasso o regimi autoritari. La loro valuta è praticamente inutile al di fuori del loro Paese e il loro strumento di risparmio medio è qualcosa come banconote in declino, lamiere, o bestiame.

Molti intellettuali, giornalisti, accademici e politici occidentali rifiutano Bitcoin perché il loro sistema monetario ha sempre funzionato abbastanza bene per loro e considerano le alternative sciocche, dannose, o uno spreco. Questo ragionamento, basato su privilegi finanziari, svanirà man mano che più persone scopriranno la verità su Bitcoin e sulle falle del sistema monetario globale. Le critiche più diffuse a Bitcoin si dividono principalmente in tre categorie: volatilità e adozione, consumo energetico e criminalità.

Sulla volatilità e l'adozione. A questo punto gli utenti di Bitcoin sanno che il tasso di cambio col dollaro varia ogni giorno e attraversa cicli. Da un centesimo a oltre $100.000, il percorso di Bitcoin non è stato lineare. È meglio considerare Bitcoin come un ottimo strumento di risparmio a medio-lungo termine se si prevede di risparmiare per cinque anni o più. Se l'orizzonte temporale è inferiore, si tratta indubbiamente di un investimento più rischioso. Ma la maggior parte degli operatori per i diritti umani non risparmia capitali per molti anni. Utilizza Bitcoin per le sue altre caratteristiche: come mezzo per trasferire valore da un luogo all'altro al di fuori del controllo governativo. Una volta che Bitcoin raggiunge la sua destinazione, il destinatario può venderlo, scambiarlo con denaro contante o stablecoin, oppure spenderlo.

Gli utenti di Bitcoin in Paesi come Brasile, Costa Rica, Ghana e Kenya possono utilizzare app come Tando per spendere i propri Bitcoin con qualsiasi commerciante o fornitore di servizi. Ad esempio, potreste scendere da un taxi a Nairobi e chiedere se è possibile pagare con il servizio di moneta elettronica M-Pesa, che è lo standard in Africa. Se l'autista acconsente, potete utilizzare l'app Tando per pagare in Bitcoin. L'autista riceverebbe scellini kenioti senza dover sapere nulla di Bitcoin. Queste app stanno crescendo in numero e diffusione in tutto il mondo e, in combinazione con piattaforme di spesa come Bitrefill e Azteco, semplificano notevolmente le operazioni con Bitcoin per gli attivisti. Siamo solo all'inizio dell'adozione da parte degli esercenti. Square, che gestisce oltre quattro milioni di lettori di pagamenti digitali negli Stati Uniti e in altri Paesi, attiverà i pagamenti in Bitcoin a metà del 2025. Questo aiuterà gli attivisti e altri residenti negli Stati Uniti che desiderano integrare pienamente Bitcoin nella loro vita.

Sul consumo energetico. I miner Bitcoin, computer specializzati che utilizzano l'elettricità per proteggere la rete Bitcoin, sono come i veicoli elettrici: nessuno dei due produce emissioni. Come per i veicoli elettrici, ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è il mix energetico dell'elettricità che alimenta i miner. E la realtà è che il mix che alimenta la rete Bitcoin è più ecologico (il 52,4% dei miner utilizza risorse sostenibili) rispetto alla rete elettrica statunitense che alimenta i veicoli elettrici americani (solo il 40% di quell'energia proviene da fonti sostenibili) e sta diventando sempre più ecologico di anno in anno. Il mining di Bitcoin è un settore estremamente competitivo con margini di profitto minimi. I miner cercano incessantemente l'energia più economica sulla Terra e l'energia più economica è sempre l'energia non sfruttata, sprecata, o comunque inutilizzata. I miner non possono competere con gli acquirenti di energia residenziali, o industriali. Fallirebbero.

Al contrario, il mining è sempre più attratto da fonti energetiche di base: idroelettrica, nucleare, o geotermica, dove la domanda non corrisponde completamente all'offerta e l'energia a volte rimane inutilizzata; fonti energetiche intermittenti come l'eolico e il solare, che spesso producono energia in momenti della giornata in cui la domanda non raggiunge il picco; e il metano. In tutti i casi, i miner di Bitcoin sono ben disposti a pagare per consumare energia da queste fonti, riducendo il loro inquinamento praticamente a zero.

Sulla criminalità. Gli oppositori di Bitcoin, ovviamente, cercheranno di screditare qualsiasi utente definendolo “criminale”. E sebbene sia vero che tutti gli attivisti per la democrazia menzionati in questo saggio siano considerati criminali dai loro governi, non è questo il punto. Per comprendere meglio, possiamo paragonare gli utenti di Bitcoin a quelli di un'altra tecnologia open source: Signal. Chiunque può usare Signal, ma conferisce un potere asimmetrico ai singoli individui, non agli stati. Non è così significativo che Putin possa scambiarsi messaggi segreti con sua figlia, ma è significativo che decine di milioni di russi possano scambiarsi messaggi segreti e cospirare contro di lui. Allo stesso modo, non è così importante che i criminali possano usare Bitcoin (la maggior parte non lo fa, poiché è molto difficile acquistare o vendere grandi quantità senza lasciare traccia), dato che le grandi organizzazioni criminali hanno ottimi collegamenti bancari: i cartelli usano HSBC, Hamas usa banche con sede in Qatar, i dittatori controllano le proprie banche e così via.

In definitiva, i dittatori sono i veri criminali, e per loro Bitcoin è una catastrofe. L'invenzione di Satoshi Nakamoto restituisce il denaro al popolo, garantendogli libertà di parola, diritti di proprietà e mercati finanziari aperti. Questo è esattamente ciò che i dittatori temono di più, perché hanno bisogno di censura, confisca e mercati finanziari chiusi per sopravvivere. Ecco perché i tiranni criminalizzano i pagamenti in Bitcoin, a loro non piace il denaro che non possono controllare.


Introduzione a Bitcoin

Per tutti coloro che elargiscono sovvenzioni o che operano in organizzazioni non profit, integrare Bitcoin nel proprio lavoro vi renderà donatori o attivisti più efficaci, e ci sono alcuni passi immediati che potete intraprendere per iniziare. Se vi occupate di erogazioni, iniziate con l'erogazione di piccoli contributi in Bitcoin, anche solo per risparmiare tempo e stress al vostro team. Inviare un pagamento in Bitcoin in un contesto politico difficile richiede pochi minuti, a differenza delle ore o dei giorni che a volte occorrono per trasferire denaro attraverso il sistema bancario da Washington o New York a un Paese come il Sudan o la Birmania. Quando erogate una sovvenzione, chiedete al beneficiario se preferisce un bonifico bancario o Bitcoin: potreste rimanere sorpresi da quanti scelgono quest'ultima opzione. Una volta che i vostri contabili avranno erogato una sovvenzione in Bitcoin anziché tramite bonifico bancario, non vorranno più tornare indietro.

Se siete un'organizzazione della società civile che riceve finanziamenti, la prima cosa da fare è iniziare a usare Bitcoin. È molto più facile di quanto non lo fosse cinque anni fa: le app sono molto migliori e la valuta è più ampiamente accettata e conosciuta. Potete imparare con un libro (come quello che ho pubblicato io, ndT) oppure partecipare a un evento Bitcoin e chiedere aiuto. Un buon obiettivo è acquisire familiarità con la ricezione, la detenzione e la spesa di Bitcoin senza utilizzare servizi di custodia o fornire informazioni personali. Per chi combatte una dittatura, non è sicuro conservare Bitcoin presso un'azienda sotto il controllo del governo o collegare i propri Bitcoin alla propria identità. Tra i wallet per principianti con cui imparare ci sono Muun per Bitcoin on-chain, Phoenix o Wallet of Satoshi per Lightning Network, oppure Fedi o Zeus per eCash.

Il passo successivo consiste nell'imparare a ricevere passivamente donazioni in Bitcoin tramite un widget sul sito web della propria organizzazione, cosa che può essere facilmente realizzata con un software open source come BTCPay Server. I donatori spesso preferiscono donare Bitcoin perché non sono soggetti a imposte sulle plusvalenze quando vengono donati a un ente di beneficenza o a un istituto scolastico registrato. È fondamentale non utilizzare un servizio che preleva immediatamente i Bitcoin e li converte in dollari o euro; è preferibile imparare ad accettare Bitcoin direttamente e a conservarli in modo sicuro (senza affidarsi a un custode di terze parti) con l'aiuto di un'azienda come Casa o Unchained, che offre soluzioni di “custodia collaborativa”. In questo caso, invece che la vostra organizzazione detenga l'unica chiave privata (password) per accedere ai Bitcoin, viene creato un “account” con tre password, di cui due necessarie, ad esempio, per prelevare i fondi. Ciò consente di distribuire il rischio a livello geografico, o sociale, e di custodire i fondi dell'organizzazione in modo tale che le operazioni non vengano interrotte se una persona perde la password o si disconnette.

Una volta che avrete familiarità con la ricezione e la conservazione di Bitcoin, potrete iniziare a utilizzarli per erogare sovvenzioni, pagare gli stipendi, o acquistare beni e servizi nella vostra economia locale. Rimarrete sorpresi da quanti commercianti sono disposti ad accettare Bitcoin se richiesto. Dopodiché quando vi sentirete a vostro agio nell'effettuare pagamenti in un nuovo sistema in cui avete il controllo e nessuno può impedirvelo, sarà il momento di iniziare ad apprendere e integrare altre tecnologie e strumenti di intelligenza artificiale open source.

Leopoldo López, ex-prigioniero politico venezuelano e attivista per la democrazia, sta aprendo la strada a questa innovazione al World Liberty Congress, dove sta mettendo a frutto la sua pluriennale esperienza nella formazione di attivisti per progettare un nuovo tipo di apprendimento online. Gli utenti parteciperanno ai seminari online del World Liberty Congress utilizzando un protocollo sociale decentralizzato chiamato Nostr, accessibile a tutti. A differenza di Zoom o Teams, Nostr non richiede agli utenti di condividere informazioni personali con aziende o governi. Tutto ciò che serve per configurare un'app Nostr è una chiave pubblica e una privata (indirizzo email e password). Da lì si diventa proprietari dei propri dati e della propria identità online, potendo passare facilmente da un client all'altro come Primal o Damus, invece di rimanere intrappolati nel web odierno su YouTube, X o Instagram, impossibilitati a trasferire follower o post da una piattaforma all'altra. Nostr è inoltre integrato con Bitcoin, in modo che, partecipando a un corso online, gli insegnanti possano facilmente inviare piccole quantità di Bitcoin, che possono essere condivise con qualsiasi creatore online, indipendentemente dal luogo in cui si trova, senza bisogno di conti bancari o documenti cartacei.

Come spiega López, X è stato bandito in Venezuela, quindi la possibilità di accedere a una rete di comunicazione che non può essere semplicemente attivata e disattivata è enorme, soprattutto perché connette gli utenti anche a una rete monetaria globale altrettanto inarrestabile. Gli ultimi passi sono gli strumenti di intelligenza artificiale open source e il “vibe coding” per l'attivismo. Quest'ultima è una nuova tecnica, coniata dall'ex-direttore dell'IA di Tesla, Andrej Karpathy, che consente alle persone di utilizzare app basate sull'IA come Replit o Goose per creare nuove app, siti web, presentazioni, o report senza conoscere una riga di codice. Esistono anche agenti di IA che tutelano la privacy, come Maple, i quali possono aiutare i dissidenti in situazioni difficili. Armati di strumenti come Bitcoin, Nostr e vibe coding, gli attivisti di oggi sono più potenti che mai. Possono organizzare, effettuare transazioni e ampliare il loro lavoro senza dipendere da aziende che espongono i loro dati personali.

López non è l'unico attivista di spicco a utilizzare la “tecnologia della libertà”: anche Srdja Popovic, fondatore di Otpor!, il movimento di protesta non violento serbo che ha rovesciato Slobodan Miloševiæ, lo fa. Il suo Centro per le azioni e le strategie non violente applicate (CANVAS) fornisce ai movimenti pro-democrazia non violenti consigli e tattiche per il successo. CANVAS ha integrato la formazione su Bitcoin nel suo lavoro, come hanno fatto molti altri. Un breve elenco si trova sulla homepage della Bitcoin Humanitarian Alliance, un gruppo di una dozzina di organizzazioni non profit che si occupano di diritti umani e lavoro umanitario utilizzando Bitcoin come mezzo per ricevere donazioni, conservare fondi, pagare gli stipendi ed eludere i tiranni.


Denaro libero

Bitcoin è in crescita. Questa tendenza non si riflette solo nelle storie qui raccontate, ma anche nei dati. Quest'estate il Tech Policy Institute della Cornell Brooks School ha avviato il Global Bitcoin Adoption Index, un'iniziativa di ricerca che ha coinvolto 25.000 persone in 25 Paesi per valutare l'adozione di Bitcoin e stablecoin a livello mondiale. I risultati sono significativi: in molti grandi Paesi, comprese democrazie e autocrazie in declino come India, Kenya, Nigeria, Russia e Turchia, oltre un quarto dei cittadini dichiara di utilizzare o di aver utilizzato Bitcoin in passato. Ciò equivale a decine, se non centinaia, di milioni di persone. La curva di adozione ricorda quella di Internet verso la fine degli anni '90, quando molte persone in Paesi come gli Stati Uniti utilizzavano Internet ma ancora con modem a 56k e l'iPhone sarebbe arrivato solo dieci anni dopo.

Le conferenze su Bitcoin stanno proliferando in tutto il mondo in via di sviluppo, dal Sud-est asiatico all'Africa all'America Latina, e sono frequentate da numerosi utenti Bitcoin provenienti da decine di Paesi autoritari. I materiali didattici sono migliori, più diffusi e disponibili in più lingue che mai. Le applicazioni offrono una migliore esperienza utente, più opzioni e una maggiore connettività con il sistema finanziario in generale. Grazie all'avvento di innovazioni come Lightning Network ed eCash, la privacy degli utenti Bitcoin può essere più sicura che mai. E grazie all'aggiornamento di Square che ha permesso ai suoi quattro milioni di lettori di accettare Bitcoin e alle integrazioni di app come Tando in Kenya e Bitcoin Jungle in Costa Rica, decine di milioni di persone possono spendere Bitcoin nelle proprie economie locali senza doverli prima convertire in valuta fiat.

Anche il numero di sostenitori dell'ecosistema Bitcoin è in crescita. Ad esempio, la Reynolds Foundation è una nuova organizzazione benefica la cui missione, in parte, è quella di ridurre il “deficit democratico” nella filantropia. Secondo i suoi dirigenti, solo un dollaro su cento speso a livello mondiale per cause filantropiche è destinato alle libertà civili e al lavoro per la democrazia. E di quel dollaro, meno di dieci centesimi vengono spesi all'interno di regimi autoritari. Se la Reynolds Foundation e altre organizzazioni riusciranno a colmare questo deficit e a orientare la filantropia mondiale maggiormente verso il sostegno alla libertà, avranno bisogno degli strumenti giusti per svolgere un tal lavoro, ed è per questo che hanno iniziato a concedere sovvenzioni a organizzazioni come OpenSats che stanno costruendo l'infrastruttura Bitcoin a livello mondiale.

Presto tutti i finanziatori seri utilizzeranno Bitcoin, forse non per ogni donazione, ma per i finanziamenti che devono essere erogati rapidamente, laddove altri fondi non possono arrivare, soprattutto per sostenere le persone impegnate in attività a favore della democrazia in contesti politici difficili. Proprio come gli attivisti per i diritti umani hanno portato Twitter da nicchia a piattaforma mondiale attraverso eventi come la Primavera araba, essi potrebbero svolgere un ruolo di avanguardia simile nella diffusione dell'uso di Bitcoin. Se consideriamo l'adozione di sistemi di messaggistica privata crittografata (Signal, WhatsApp) da parte degli attivisti, rari nel 2010 ma quasi onnipresenti nel 2020, possiamo ragionevolmente ipotizzare che Bitcoin, che nel 2020 stava appena iniziando a diffondersi tra gli attivisti, diventerà una valuta standard per l'attivismo a favore dei diritti umani e non solo entro il 2030.

I governi, dal canto loro, stanno facilitando l'adozione di Bitcoin da parte delle organizzazioni non profit. Alcuni, tra cui gli Stati Uniti, sono attratti dall'idea di “riserve strategiche di Bitcoin”, in cui i governi potrebbero accumulare Bitcoin per integrare le riserve di hard asset come oro e petrolio. Altri sono interessati a utilizzare Bitcoin come valuta commerciale neutrale, o come mezzo per convertire le riserve energetiche in capitale. Persino leader che non desiderano che la propria popolazione utilizzi Bitcoin come moneta stanno normalizzando Bitcoin nella cultura attraverso le loro parole e azioni.

Le transizioni pacifiche sono molto più efficaci di quelle violente, e non abbiamo mai visto nulla di simile alla protesta mondiale pacifica di Bitcoin. Basta guardare i documenti depositati presso gli exchange (solo Coinbase ha segnalato oltre cento milioni di utenti, molti dei quali utenti Bitcoin, nel 2025), le decine di milioni di download di wallet autocustodial e gli oltre dieci milioni di dispositivi di cold storage venduti, per capire che il passaggio dall'uso del denaro tradizionale a Bitcoin è probabilmente la più grande protesta pacifica della storia. La parte più interessante è che si tratta di un'azione silenziosa e non coordinata, molto meno rischiosa rispetto allo scendere in piazza.

Ogni giorno la portata di Bitcoin è fonte di ispirazione, anche nei luoghi più oscuri. Ha aiutato le persone a sopravvivere sotto assedio ad Aleppo; ha sostenuto le famiglie in Libano; ha portato aiuti a Gaza, in Birmania e in Sudan; e ha persino contribuito a salvare i rifugiati nordcoreani bloccati nella Cina nord-orientale. Bitcoin garantisce diritti di proprietà, connette le persone al mondo e mantiene viva la resistenza, spesso in luoghi dove nient'altro può arrivare. Nel gennaio 2009, quando Bitcoin fu buttato nella mischia, Satoshi Nakamoto probabilmente non avrebbe mai immaginato dove avrebbe portato questa invenzione. Ma oggi possiamo affermare, quantomeno, che si è guadagnato il titolo di “moneta della libertà”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 9 settembre 2025

Come gli inglesi hanno inventato Julian Assange

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Richard Poe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-gli-inglesi-hanno-inventato-5c3)

QUIZ: Come ha fatto a diventare famoso Julian Assange?

RISPOSTA: Nel 2007 Assange e il suo sito web, Wikileaks, contribuirono a destabilizzare il Kenya. Assange interferì nelle elezioni generali della nazione contribuendo a innescare un bagno di sangue che uccise più di 1.100 keniani.

Assange ha ammesso apertamente il suo ruolo nella rivoluzione colorata keniota. Nel 2010 si vantò con il Guardian che Wikileaks aveva “cambiato il risultato” delle elezioni keniote del 2007. Tali operazioni, affermò Assange, facevano parte dell'“importante” “ruolo globale” di Wikileaks.

Naturalmente Assange stava esagerando, sopravvalutando la propria importanza. Ovviamente non cambiò da solo il risultato delle elezioni in Kenya. Assange ottenne questo risultato solo con l'aiuto critico di un governo sovrano. Il Kenya è un'ex-colonia britannica e la sua rivoluzione colorata del 2007 aveva tutti gli aspetti di un'operazione britannica. Consapevolmente o inconsapevolmente, Assange sincronizzò i suoi sforzi con quelli del Ministero degli esteri britannico e di George Soros. Ho già scritto in precedenza dei legami di Soros con l'establishment britannico.


Sagoma britannica?

Il 20 aprile 2019 Martin Minns del The Star (Kenya) scrisse un rapporto investigativo approfondito in cui rivelava, tra le altre cose, che Wikileaks.org era registrato a Nairobi nell'ottobre 2006. Condivideva una casella postale con Mars Group Kenya, una ONG finanziata in parte dal Dipartimento per lo sviluppo internazionale (DFID) del Regno Unito.

Mars Group Kenya è stata fondata da Mwalimu Mati e sua moglie Jayne nel dicembre 2006. Mati aveva precedentemente diretto la sede keniota di Transparency International, un gruppo “anticorruzione” finanziato da Soros con sede a Berlino.

Mati aveva quindi forti legami con il governo britannico e con la rete di ONG di Soros. Era nella posizione ideale per fungere da intermediario, da tramite, tra Assange e gli altri partecipanti all'imminente rivoluzione colorata in Kenya.

Molte prove suggeriscono che questo fu esattamente il ruolo svolto da Mati nell'operazione.


Il rapporto Kroll

Assange si vantava di aver innescato la rivoluzione colorata in Kenya del 2007 pubblicando un rapporto segreto della Kroll Associates UK Limited, una società di intelligence privata con sede a Londra. Il rapporto accusava l'ex-presidente keniota, Daniel Arap Moi, di corruzione su larga scala.

Accusando Moi, il rapporto Kroll gettò un'ombra sul presidente in carica Mwai Kibaki, che si era candidato alla rielezione con l'appoggio di Moi. Wikileaks pubblicò il rapporto Kroll il 30 agosto 2007. Il quotidiano britannico The Guardian pubblicò la notizia il giorno successivo.

Il quotidiano The Star (Kenya) citò poi Assange affermando di aver scelto la data di pubblicazione per “motivi politici”, che il rapporto trapelato “ha influenzato le elezioni” “spostando il voto del 10%” e che Assange credeva che le sue azioni avessero “cambiato il mondo”.


Rivoluzione colorata

Nonostante gli sforzi di Assange, Kibaki ottenne una vittoria risicata nel dicembre 2007. I cospiratori scatenarono quindi una rivoluzione colorata. Il loro candidato favorito, Raila Odinga, denunciò la frode elettorale. Gli inglesi sostennero Odinga; gli Stati Uniti sostennero Kibaki (inizialmente).

A poche ore dal voto, il Ministero degli esteri del Regno Unito e il Dipartimento per lo sviluppo internazionale (DFID) del Regno Unito rilasciarono una dichiarazione congiunta in cui esprimevano “reali preoccupazioni” circa possibili brogli elettorali.

Si trattava dello stesso DFID che in precedenza aveva erogato fondi iniziali al Mars Group Kenya, con cui Wikileaks condivideva una casella postale a Nairobi. Lo stesso Mars Group aveva anche fatto trapelare il rapporto Kroll ad Assange.

Assange avrebbe poi definito il rapporto Kroll il “Santo Graal del giornalismo keniota”, ma quel “Santo Graal” ebbe risultati disastrosi. Dopo due mesi di rivolte, 1.133 persone morirono, migliaia rimasero ferite, torturate, mutilate e stuprate.


Soros smascherato

I manifestanti pro-Odinga vennero finanziati e diretti dall'Open Society Initiative for East Africa (OSIEA) di George Soros, come rivelato in un articolo dell'11 novembre 2010 che scrissi per GlennBeck.com.

Alla fine i cospiratori ottennero ciò che volevano: le elezioni furono annullate. Gli arbitri internazionali negoziarono un accordo di condivisione del potere con Odinga e Kibaki. Il Kenya fu definitivamente destabilizzato, con ogni futura elezione oscurata da minacce di violenza.

Quando denunciai il ruolo di Soros nel massacro in Kenya, Glenn Beck promosse il mio articolo lo stesso giorno su Fox News, a un pubblico di milioni di persone, nel suo programma dell'11 novembre 2010.


Il gruppo di Soros nega il coinvolgimento nella violenza

Due giorni dopo, il 13 novembre, l'Open Society Initiative for East Africa (OSIEA) di Soros rimandò pubblicamente al mittente le mie accuse sul Daily Nation di Nairobi.

Il 20 novembre 2010 Murithi Mutiga, scrivendo sul Sunday Nation di Nairobi, accusò Glenn Beck di aver cercato di danneggiare l'allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, attaccando uno dei suoi principali sostenitori, George Soros.

Lo stesso Mutiga ricopre ora il ruolo di “Direttore del programma per l'Africa” ​​per l'International Crisis Group, una ONG co-fondata e ampiamente finanziata da Soros.


L'enigma di Assange

Voglio essere chiaro. Non ho una teoria ben delineata su Julian Assange. Non so perché sia ​​stato arrestato nel 2010, né riesco a immaginare perché sia ​​stato improvvisamente liberato di recente. Sembra che a un certo punto sia caduto in disgrazia con i suoi referenti britannici; sembra anche che gli inglesi fossero determinati a impedire ad Assange di parlare con gli americani, per qualche motivo. Forse sapeva troppo... Alla fine Assange potrebbe essere diventato un martire della libertà di parola, proprio come lo dipingono i mass media (anche se forse per ragioni diverse). La verità è che non lo so per davvero.

Ciò che posso affermare con certezza è che le origini di Wikileaks sono a dir poco dubbie. I servizi segreti britannici usarono chiaramente la neonata Wikileaks come piattaforma per fomentare la crisi elettorale del 2007 in Kenya. Qualunque sia la strada che Assange ha scelto di seguire negli anni successivi, lui e Wikileaks devono il loro primo grande successo a rapporti segreti con il governo britannico.

Chi volesse approfondire l'argomento farebbe bene a iniziare con un'attenta lettura del rapporto investigativo del 2019 di Martin Minns, già citato, pubblicato su The Star (Kenya).


Guerra psicologica britannica

Quando Assange scelse di intromettersi in quelle elezioni, fu inevitabilmente coinvolto nella sfera operativa di George Soros. Per saperne di più su Soros e le sue rivoluzioni colorate, si veda The Shadow Party che ho scritto insieme a David Horowitz.

Allo stesso modo, l'interesse di Assange per il “cambiamento” rivoluzionario lo ha inevitabilmente trascinato nelle braccia dei servizi segreti britannici. La rivoluzione colorata è una loro vecchia specialità. La praticano da secoli. Una parte fondamentale della strategia britannica è stata quella di reclutare aspiranti rivoluzionari ingenui e creduloni – come Karl Marx e Lev Trotsky – e addestrarli a fungere da agenti di influenza per il loro Impero. Immagino che la carriera di Assange abbia seguito una traiettoria simile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 4 settembre 2025

In che modo l'FMI impedisce l'adozione globale di Bitcoin (e perché lo fa)

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato fuori controllo negli ultimi quattro anni in particolare. Questa una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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da Bitcoin Magazine

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/in-che-modo-lfmi-impedisce-ladozione)

Negli ultimi anni l'FMI ha:

• Ha esercitato pressioni su El Salvador affinché abbandonasse Bitcoin come moneta a corso legale e annullasse altre linee di politica su di esso;

• Ha esercitato pressioni affinché nel 2023 la Repubblica Centrafricana censurasse Bitcoin attraverso gli enti bancari regionali;

• È stato responsabile della mancanza di seguito da parte di Milei riguardo la campagna su Bitcoin in Argentina;

• Ha citato “serie preoccupazioni” riguardo ai piani su Bitcoin in Pakistan;

• Ha costantemente inquadrato le crittovalute come un “rischio” nelle negoziazioni sui prestiti.

Ecco un riassunto:

Come possiamo vedere, le uniche nazioni che sono riuscite a resistere alle pressioni dell'FMI sono state El Salvador, prima di ottenere un prestito dallo stesso, e il Bhutan, che non ha prestiti da questa istituzione.

Ogni Paese che ha ricevuto un prestito dall'FMI e che ha adottato, o tentato di adottare, Bitcoin a livello ufficiale è stato ostacolato.

Com'è possibile che l'FMI sia riuscito a impedire così tanto l'adozione da parte di stati a livello globale, fatta eccezione per il Bhutan, e perché si muove in modo aggressivo per impedirlo?

In questa relazione analizzeremo in dettaglio ciascuna delle tre nazioni in cui l'FMI è riuscito a contrastare con successo l'adozione di Bitcoin e i segnali che indicano che è probabile che riesca a ottenere lo stesso risultato con il Pakistan.

Nell'ultima sezione esamineremo i cinque motivi per cui l'FMI teme Bitcoin e come esso stia ancora prosperando a livello locale nonostante l'abbandono, totale o parziale, da parte di vari stati.


1. Repubblica Centrafricana: quando il denaro coloniale incontra la speranza digitale 

La Repubblica Centrafricana utilizza il franco CFA. Esso non è solo una valuta: è una catena geopolitica, sostenuta dalla Francia e governata dalla Banca degli Stati dell'Africa centrale. Dei suoi 14 Paesi membri, i 6 dell'Africa centrale (inclusa la Repubblica Centrafricana) devono comunque depositare il 50% delle riserve valutarie a Parigi.

Questo controllo sulle riserve favorisce la dipendenza economica, creando al contempo mercati di esportazione per i prodotti francesi a condizioni favorevoli. Nel 1994, ad esempio, il CFA fu svalutato della metà, una linea di politica influenzata dalle pressioni occidentali, in particolare dell'FMI. Ciò causò un aumento vertiginoso del costo delle importazioni, consentendo agli esportatori (principalmente con sede nell'UE) di procurarsi risorse dai Paesi CFA a un costo dimezzato. A livello locale, l'impatto fu devastante, con conseguenti congelamenti salariali, licenziamenti e diffuse tensioni sociali.

Quando la Repubblica Centrafricana annunciò nel 2022 l'adozione di Bitcoin come moneta a corso legale, la Banca degli Stati dell'Africa centrale e il suo organo di regolamentazione COBAC annullarono immediatamente la legge, citando violazioni del Trattato CEMAC, il trattato che istituiva la comunità economica e monetaria dell'Africa centrale. Non si trattava di burocrazia, ma di un avvertimento da parte dei guardiani monetari della Francia.

Perché era importante: ancora oggi l'economia della Repubblica Centrafricana dipende in larga misura dai salvataggi dell'FMI. Con $1,7 miliardi di debito estero (il 61% del PIL), sfidare la Banca degli Stati dell'Africa centrale significava rischiare l'isolamento finanziario.


La campagna silenziosa dell'FMI 

L'FMI si è mosso rapidamente. Nel giro di due settimane (4 maggio 2022) ha condannato pubblicamente il “rischioso esperimento” della Repubblica Centrafricana, citando contraddizioni legali con il divieto alle crittovalute imposto dalla CEMAC. La mossa ha sollevato “importanti sfide legali, di trasparenza e di politica economica”, ha affermato l'FMI, simili alle preoccupazioni in merito all'adozione di Bitcoin da parte di El Salvador: rischi per la stabilità finanziaria, la tutela dei consumatori e le passività fiscali (per contestualizzare, nessuno di questi rischi si è materializzato in El Salvador).

Ma la loro vera arma era la leva finanziaria. In qualità di maggiore creditore della Repubblica Centrafricana, l'FMI ha vincolato la sua nuova Extended Credit Facility (ECF) –  un'ancora di salvezza da $191 milioni – al rispetto delle sue linee di politica.


La linea temporale che racconta tutto 

Questa tabella ripercorre la campagna ombra dell'FMI:

La chiave per affossare le ambizioni Bitcoin della Repubblica Centrafricana è stata assicurarsi che il progetto Sango, un'iniziativa di hub blockchain per vendere “certificati di residenza elettronici” e cittadinanza per $60.000 in bitcoin, non andasse avanti.

 

Il progetto Sango: coincidenza o collusione? 

Nel luglio 2022 la Repubblica Centrafricana ha inaugurato il Progetto Sango, con l'obiettivo di raccogliere $2,5 miliardi (il 100% del PIL).

Il fallimento è stato catastrofico. A gennaio 2023 erano stati raccolti solo $2 milioni (lo 0,2% dell'obiettivo). Mentre i rapporti dell'FMI citano “ostacoli tecnici con una penetrazione di Internet del 10%” come causa del fallimento, la nostra analisi mostra un quadro diverso. Due fattori hanno affondato il progetto.

  1. Fuga degli investitori;
  2. Una sentenza della Corte Suprema della Repubblica Centrafricana ha bloccato il progetto.

Tuttavia, a un esame più attento, entrambi questi fattori suggeriscono un coinvolgimento dell'FMI.

Diamo un'occhiata più da vicino alle prove.


Fuga degli investitori 

Il ruolo dell'FMI in questa fuga degli investitori è circostanziale, ma convincente. Il 4 maggio 2022 l'FMI ha espresso preoccupazione per l'adozione di Bitcoin da parte della Repubblica Centrafricana, affermando che sollevava importanti sfide legali, di trasparenza e di politica economica. Questa dichiarazione, rilasciata prima del lancio del Progetto Sango, ha evidenziato i rischi per la stabilità finanziaria e l'integrazione economica regionale, potenzialmente scoraggianti per gli investitori. Inoltre, nel luglio 2022, durante una revisione del Programma Monitorato dal Personale (SMP), l'FMI ha rilevato “pericoli di recessione economica dovuti all'aumento dei prezzi di generi alimentari e carburante”, i quali avrebbero dovuto accrescere la cautela degli investitori. I rapporti menzionano anche che l'FMI e il COBAC hanno messo in guardia dai rischi intrinseci nell'adozione di crittovalute da parte della Repubblica Centrafricana, accrescendo lo scetticismo.

La tempistica di queste dichiarazioni dell'FMI coincide con la fuga degli investitori osservata, suggerendo che la loro posizione cautelativa potrebbe averne influenzato le percezioni. Sebbene circostanziale, la sequenza degli eventi suggerisce che l'influenza dell'FMI, in quanto istituzione finanziaria rispettata nella comunità degli investitori, abbia giocato un ruolo chiave nella fuga degli investitori.


Sentenza della Corte Suprema 

In superficie, la sentenza della Corte Suprema sembra un evento indipendente, finché non scaviamo più a fondo e troviamo grandi punti interrogativi sull'indipendenza della magistratura della Repubblica Centrafricana, un Paese che si classifica al 149° posto su 180 nel suo indice di percezione della corruzione (estremamente basso).

Come accennato, una settimana dopo che la Repubblica Centrafricana ha annunciato la sua strategia su Bitcoin, l'FMI ha segnalato delle “preoccupazioni”, tra cui rischi per la stabilità finanziaria, la trasparenza, gli sforzi antiriciclaggio e le sfide nella gestione delle politiche macroeconomiche dovute alla volatilità (Bloomberg, 4 maggio 2022).

Il 29 agosto 2022, 117 giorni dopo, la Corte Suprema della Repubblica Centrafricana ha stabilito che il progetto Sango era illegale. Per contestualizzare, la Corte Suprema, che fa parte del sistema giudiziario della Repubblica Centrafricana, è descritta da organismi internazionali per la trasparenza, come il Gan Integrity, come una delle istituzioni più corrotte del Paese, con prove che indicano inefficienza, interferenze politiche e probabile influenza da tangenti o pressioni politiche.

Il crollo del progetto Sango è diventato la prova regina dell'FMI: “La prova che Bitcoin non può funzionare in economie fragili”. Ma la realtà è che la costante espressione di “preoccupazioni” da parte sua ha creato le condizioni affinché il progetto venisse strutturalmente indebolito in anticipo, rendendo inevitabile questa conclusione.

A 8.300 chilometri di distanza, nella piccola nazione del Bhutan, vediamo il netto contrasto con il successo di Bitcoin, reso possibile senza il “coinvolgimento” dell'FMI.


La conclusione non detta: la resilienza di Bitcoin oltre i confini

L'inversione di tendenza della Repubblica Centrafricana non riguardava la sostenibilità di Bitcoin, bensì la forza bruta. L'FMI ha trasformato in armi le unioni bancarie regionali (CEMAC), ha privato la Repubblica Centrafricana di capitali e ha fatto leva su un prestito da $191 milioni per estinguere la minaccia alla sovranità finanziaria. Quando il Progetto Sango ha avuto difficoltà, la trappola si è chiusa.

Eppure questa sconfitta rivela il potere duraturo di Bitcoin. Notate cosa l'FMI non ha distrutto:

• Le rimesse in bitcoin della Nigeria continuano a bypassare i corridoi del dollaro, consentendo di risparmiare milioni di dollari in commissioni;

• Il commercio basato sul BTC in Kenya prospera senza l’approvazione dell'FMI;

• El Salvador continua ad accumulare BTC nonostante 221 menzioni dello stesso nelle condizioni di prestito.

Lo schema è chiaro: dove l'adozione dal basso mette radici, Bitcoin sopravvive. Ma per i Paesi che hanno annunciato manifesti Bitcoin dall'alto e che hanno ricevuto ingenti prestiti dall'FMI, tutti e quattro hanno incontrato livelli di resistenza schiaccianti... El Salvador, Repubblica Centrafricana, Argentina e ora Pakistan.

Il saldo residuo di $115,1 milioni dei prestiti FMI alla Repubblica Centrafricana la rendeva vulnerabile alle sue forti pressioni. In nazioni senza prestiti FMI, come il Bhutan, Bitcoin sfugge alla morsa del Fondo Monetario Internazionale. Ogni pagamento peer-to-peer, ogni transazione su Lightning Network, erode le fondamenta del vecchio sistema.

L'FMI ha vinto la battaglia nella Repubblica Centrafricana, ma la guerra per la sovranità finanziaria è appena iniziata.


2. L'ostacolo da $45 miliardi all'adozione di Bitcoin in Argentina

Se la Repubblica Centrafricana è stata ostacolata nei suoi piani per Bitcoin, l'Argentina non è mai arrivata al traguardo. La retorica pre-elettorale del presidente Milei suggeriva che grandi cose fossero in serbo per Bitcoin... eppure nulla si è materializzato. Si è trattato solo di una retorica politica svanita dopo le elezioni, o c'era qualcos'altro in gioco? Questa sezione svela cos'è realmente accaduto alle aspirazioni abortite dell'Argentina su Bitcoin.

Capire come sta procedendo l'adozione di Bitcoin è come valutare se un razzo raggiungerà la velocità di fuga: dobbiamo considerare sia i fattori di spinta che quelli di resistenza.

Sono ottimista: credo che Bitcoin vincerà, è chiaramente una soluzione migliore al sistema monetario ormai in rovina che abbiamo attualmente. Ma sono anche realista: credo che la maggior parte delle persone sottovaluti le forze radicate che si oppongono a Bitcoin.

Quando gestivo la mia azienda tecnologica, ci siamo imbattuti nella stessa situazione. La nostra tecnologia era 10 volte migliore, più veloce e più conveniente rispetto al sistema legacy che alla fine abbiamo sostituito. Ma non hanno rinunciato facilmente al loro monopolio!


Cosa è successo in Argentina?

Quando il libertario Javier Milei è stato eletto presidente dell'Argentina nel novembre 2023, molti sostenitori di Bitcoin hanno esultato. Un leader che ha definito i banchieri centrali “truffatori”, aveva giurato di abolire la banca centrale argentina (BCRA) e lodava Bitcoin come “la reazione naturale contro i truffatori delle banche centrali”. Il suo caso è diventato una cartina di tornasole per verificare se Bitcoin potesse ottenere l'accettazione da parte del grande pubblico attraverso l'adozione da parte di un governo piuttosto che attraverso la crescita dal basso.

Eppure, a diciotto mesi dalla sua presidenza, la visione di Milei su Bitcoin rimane incompiuta. Il motivo? Un guinzaglio da $45 miliardi tirato dal Fondo Monetario Internazionale.


Il veto dell'FMI su Bitcoin in Argentina

I vincoli erano già stati introdotti al momento dell'elezione di Milei. Il 3 marzo 2022 il precedente governo argentino aveva firmato un accordo di salvataggio da $45 miliardi con l'FMI. Nelle settimane successive sarebbero emersi dettagli secondo cui l'accordo conteneva una clausola insolita: l'obbligo di “scoraggiare l'uso delle crittovalute”. Non si trattava di un suggerimento, bensì di una condizione del prestito documentata nella Lettera d'Intenti dell'FMI, la quale citava preoccupazioni sulla “disintermediazione finanziaria”.

L'effetto immediato:

• La banca centrale argentina ha vietato alle istituzioni finanziarie le transazioni in crittovalute (Comunicazione BCRA A 7506, maggio 2022);

• La linea di politica rimane applicata sotto Milei, nonostante la sua retorica pro-Bitcoin.


L'inversione di marcia di Milei 

Dopo aver assunto l'incarico, Milei ha:

✔ Ridotto l'inflazione dal 25% mensile a meno del 5% (maggio 2024);

✔ Eliminato i controlli valutari (aprile 2025);

✔ Ottenuto un nuovo accordo da $20 miliardi con l'FMI (aprile 2025).

Ma le proposte principali del suo manifesto – l'adozione di Bitcoin e l'abolizione della BCRA (Banca Centrale Argentina) – sono palesemente assenti. I calcoli spiegano il perché: l'Argentina deve all'FMI più di qualsiasi altra nazione, il che conferisce a quest'ultimo una leva finanziaria senza pari.

Ciononostante c'è dell'ironia nel caso dell'Argentina: mentre l'FMI blocca l'adozione ufficiale di Bitcoin, gli argentini lo stanno comunque abbracciando. La proprietà di crittovalute è cresciuta del 116,5% tra il 2023 e il 2024 in Sud America.

Nella regione l'Argentina ha i tassi di proprietà più elevati, pari al 18,9%, una cifra quasi 3 volte superiore alla media mondiale, aumentata poiché i cittadini si proteggono dall'elevata inflazione annuale del 47,3% (aprile 2025), una ribellione silenziosa che l'FMI non riesce a controllare.


Cosa succederà dopo? 

Tutti gli occhi sono puntati sulle elezioni di medio termine dell'ottobre 2025. Se Milei otterrà il sostegno legislativo, potrebbe mettere alla prova le linee rosse dell'FMI. Ma per ora la lezione è chiara: quando le nazioni prendono in prestito dall'FMI, la loro sovranità monetaria ha delle condizioni.

Punti chiave: 

• Il prestito dell'FMI del 2022 ha legato il salvataggio dell'Argentina a linee di politica anti-crittovalute;

• Milei ha dato priorità alla stabilizzazione economica rispetto alla promozione di Bitcoin, per mantenere il sostegno dell'FMI;

• Esistono parallelismi in El Salvador, Repubblica Centrafricana e ora Pakistan che rivelano una strategia coerente dell'FMI;

• Gli argentini aggirano le restrizioni adottando Bitcoin a livello popolare.


3. El Salvador: una vittoria parziale dell'FMI

Quando El Salvador ha reso Bitcoin moneta a corso legale nel 2021, non si è limitato ad adottare una crittovaluta: ha dichiarato la propria indipendenza finanziaria. Il presidente Nayib Bukele l'ha definita una ribellione contro il predominio del dollaro e un'ancora di salvezza per chi non ha accesso ai servizi bancari. Tre anni dopo quella ribellione si è scontrata con un ostacolo da $1,4 miliardi: l'FMI.


Il prezzo del salvataggio 

Per garantire il prestito del 2024, El Salvador ha accettato di smantellare i pilastri fondamentali della sua politica su Bitcoin. Le condizioni rivelano un allentamento sistematico:

• Solo accettazione volontaria: le aziende non sono più tenute ad accettare Bitcoin (mandato del 2021 abrogato);

• Divieto per il settore pubblico: enti governativi a cui è vietato effettuare transazioni in Bitcoin o emettere debito, ciò include il divieto di strumenti tokenizzati legati a Bitcoin;

• Blocco dell'accumulo di bitcoin: tutti gli acquisti governativi sono stati sospesi (oltre 6.000 BTC di riserva ora congelati), revisione completa delle partecipazioni (wallet Chivo, Bitcoin Office) entro marzo 2025;

• Liquidazione del fondo fiduciario: fidebitcoin (fondo di conversione) da sciogliere con trasparenza verificata;

• Chiusura graduale del wallet Chivo: il programma di incentivi da $30 si conclude dopo che i sondaggi hanno mostrato che la maggior parte degli utenti ha scambiato BTC con USD;

• Rollback del pagamento delle tasse: USD diventa l'unica opzione per le tasse, eliminando l'utilità di Bitcoin come pagamento sovrano.


La ritirata calcolata di Bukele 

La conformità di El Salvador ha senso dal punto di vista fiscale:

• Il prestito stabilizza il debito (84% del PIL) in vista del pagamento delle obbligazioni;

• La dollarizzazione rimane intatta (il dollaro statunitense resta la valuta principale).

Eppure la marcia indietro è impressionante, considerando la retorica di Bukele del 2021. La scarsa diffusione del wallet Chivo ha probabilmente reso più facili le concessioni.


Cosa resta dell'esperimento? 

L'FMI non ha ucciso Bitcoin in El Salvador, ma solo l'adozione ufficiale. L'uso popolare persiste:

• Bitcoin Beach (economia circolare locale) è ancora in funzione, anzi prospera;

• Il turismo attrae un numero sempre maggiore di appassionati di Bitcoin.

Ma senza il sostegno dello stato, il ruolo di Bitcoin rischia di ridursi a uno strumento di nicchia piuttosto che a una rivoluzione monetaria, almeno nel breve termine.


La strada da percorrere 

Si delineano due scenari:

  1. Lento declino: Bitcoin diventa una curiosità turistica mentre le condizioni dell'FMI entrano in vigore;
  2. Revival in sordina: il settore privato resta in vita nonostante il ritiro del governo salvadoregno.

Una cosa è chiara: quando l'FMI emette gli assegni, stabilisce anche le regole.

Punti chiave:

• Il prestito dell'FMI ha costretto El Salvador a revocare 6 politiche chiave su Bitcoin;

• Un precedente per le altre nazioni che cercano il sostegno dell'FMI;

• L'uso popolare di Bitcoin potrebbe sopravvivere all'intervento del governo.

El Salvador ha fatto molte concessioni in Bitcoin. Sebbene questo non abbia danneggiato molto la nazione, invia un messaggio forte ad altre nazioni latinoamericane come Ecuador e Guatemala, che stavano osservando El Salvador e pensavano di copiarne le strategie (finché non hanno verificato l'entità del prestito dell'FMI che aveva ricevuto). Quindi, in termini netti, si è trattato di una vittoria parziale dell'FMI e di una vittoria parziale di El Salvador.


4. Bhutan: la storia di successo senza FMI 

Sono ormai trascorsi due anni dall'inizio dell'esperimento Bitcoin in Bhutan.

Ciò significa che ora disponiamo di dati attendibili su come ha influito sull'economia.

L'FMI ha avvertito che l'adozione di Bitcoin da parte delle nazioni avrebbe destabilizzato la loro economia, sarebbero state meno efficaci nell'attrarre investimenti diretti esteri e avrebbero messo a repentaglio le proprie iniziative di decarbonizzazione e tutela ambientale. Ha espresso in particolare preoccupazione per la “mancanza di trasparenza” del Bhutan nell'adozione delle crittovalute.


Cosa dicono i dati? 

  1. Le riserve di bitcoin hanno risposto direttamente a urgenti esigenze fiscali. “Nel giugno 2023 il Bhutan ha stanziato $72 milioni dalle sue riserve per finanziare un aumento del 50% degli stipendi dei dipendenti pubblici”;

  2. Il Bhutan è stato in grado di “utilizzare le riserve di bitcoin per evitare una crisi mentre le riserve di valuta estera si riducevano a $689 milioni”;

  3. Il primo ministro Tshering Tobgay in un'intervista ha affermato che Bitcoin “supporta anche progetti sanitari e ambientali gratuiti”;

  4. Tobgay ha anche affermato che le sue riserve di bitcoin hanno contribuito a “stabilizzare l'economia [della nazione] da $3,5 miliardi”;

  5. Analisti indipendenti hanno ora affermato che “questo modello potrebbe attrarre investimenti esteri, in particolare per le nazioni con risorse rinnovabili inutilizzate”.

Considerando che l'analisi dell'FMI non solo era sbagliata, ma era anche lontana dall'obiettivo, sorge spontanea la domanda: le sue previsioni si sono mai basate sui dati?


5. Cinque motivi per cui l'FMI potrebbe temere Bitcoin 

E se la paura più grande dell'FMI non fosse l'inflazione... ma Bitcoin, e se Bitcoin riuscisse a spezzare la morsa del debito dell'FMI/Banca Mondiale?

Durante la mia recente conversazione con John Perkins, qualcosa è scattato. Alex Gladstein aveva precedentemente denunciato come gli “aggiustamenti strutturali” dell'FMI non abbiano eliminato la povertà, ma di fatto arricchito le nazioni creditrici. Perkins ha integrato questo concetto con i suoi resoconti personali.

Perkins mi ha messo a nudo come il Sud del mondo sia intrappolato in un ciclo di debito, progettato per mantenere il flusso di ricchezza verso Occidente. Ma ecco il colpo di scena: Bitcoin sta già smantellando questo copione in cinque modi chiave.


Ridurre i costi delle rimesse per allentare il cappio del debito 

Le rimesse, ovvero il denaro inviato in patria dai lavoratori migranti, rappresentano spesso una parte significativa del PIL dei Paesi in via di sviluppo. Intermediari tradizionali come Western Union applicano commissioni che possono arrivare fino al 5-10%. Ciò agisce come una tassa nascosta che prosciuga le riserve valutarie. Per Paesi come El Salvador o la Nigeria, ogni dollaro di rimessa che non affluisce nel Paese è un dollaro che la banca centrale deve immagazzinare per stabilizzare le proprie valute. Spesso questa riserva di dollari è fornita dall'FMI.


Bitcoin cambia le regole del gioco 

Con Lightning Network, le commissioni scendono quasi a zero e le transazioni vengono liquidate in pochi secondi. Nel 2021 il presidente di El Salvador, Bukele, aveva previsto (con un certo ottimismo) che Bitcoin avrebbe potuto far risparmiare $400 milioni in rimesse. In realtà ci sono poche prove che abbiano raggiunto anche solo lontanamente quella soglia, tuttavia il potenziale è chiaro: più rimesse in bitcoin portano a maggiori riserve in dollari, il che si traduce in una minore necessità di prestiti dell'FMI.

Non c'è da stupirsi che quest'ultimo abbia menzionato Bitcoin 221 volte nelle condizioni di prestito per El Salvador nel 2025. Inutile dire che vorrebbe rimanere un creditore rilevante.

Bitcoin non è solo più economico per le rimesse, ma aggira completamente il sistema del dollaro. In Nigeria, dove la naira è in difficoltà, le famiglie ora detengono BTC come un asset più prezioso della valuta locale. Non c'è bisogno che le banche centrali brucino le riserve in dollari; nessun salvataggio disperato da parte dell'FMI.

I numeri parlano da soli:

• Il Pakistan perde $1,8 miliardi all'anno in commissioni per le rimesse: Bitcoin potrebbe far risparmiare la maggior parte di questa cifra;

• El Salvador risparmia già oltre $4 milioni all'anno con solo l'1,1% di adozione delle rimesse in bitcoin.

L'adozione non è ancora universale: solo il 12% dei salvadoregni usa Bitcoin regolarmente, mentre oltre il 5% delle rimesse in Nigeria avviene tramite crittovalute. Ma la tendenza è chiara: ogni trasferimento in Bitcoin indebolisce il ciclo di dipendenza dal debito.

L'FMI vede la minaccia. La domanda è: quanto velocemente si diffonderà questa rivoluzione silenziosa?

Le rimesse ammontavano a quasi $21 miliardi nel 2024, rappresentando oltre il 4% del PIL della Nigeria


Elusione delle sanzioni e delle barriere commerciali

L'Iran, il Venezuela e la Russia, Paesi ricchi di petrolio, hanno avuto un accesso limitato al dollaro a causa delle sanzioni statunitensi rispettivamente nel 1979, nel 2017 e nel 2022, con conseguente esportazione di una quantità di barili di petrolio al giorno notevolmente inferiore in ciascun caso.

Che si condividano o meno le ideologie di queste nazioni, Bitcoin interrompe questo circolo vizioso. L'Iran elude già le sanzioni usando Bitcoin come mezzo per “esportare petrolio”, mentre il Venezuela ha  usato Bitcoin per pagare le importazioni, eludendo le sanzioni.

L'Iran è anche in grado di aggirare le sanzioni monetizzando le sue esportazioni di energia attraverso il mining. Questo evita gli ultimatum dell'FMI, “riforme in cambio di denaro”, e, al contempo, mantiene l'economia in funzione.

La presa del petrodollaro si indebolisce, mentre Russia e Iran aprono la strada agli accordi sul petrolio in Bitcoin.

Un'altra nazione che l'ha utilizzato per evitare le difficoltà economiche causate dalle sanzioni è l'Afghanistan, dove gli aiuti umanitari transitano attraverso Bitcoin. ONG come Code to Inspire hanno aggirato il blocco bancario imposto dai talebani e il Digital Citizen Fund ha utilizzato Bitcoin per distribuire aiuti dopo la presa del potere da parte dei talebani, impedendo alle famiglie di morire di fame.

Sebbene la quota di Bitcoin nel commercio sanzionato sia ridotta (meno del 2% per le esportazioni di petrolio di Iran e Venezuela), la tendenza è in crescita.

Le sanzioni sono uno strumento fondamentale per la leva geopolitica, spesso sostenuto dall'FMI e dalla Banca Mondiale attraverso il loro allineamento con le principali economie come gli Stati Uniti. Le nazioni sanzionate che utilizzano Bitcoin riducono il controllo dell'FMI sui flussi finanziari, minacciando allo stesso tempo il predominio del dollaro.


Usare Bitcoin come scudo contro l'inflazione

Quando nazioni come l'Argentina affrontano l'iperinflazione, prendono in prestito dollari dall'FMI per rafforzare le riserve valutarie e stabilizzare la propria valuta, per poi ritrovarsi ad affrontare misure di austerità o la vendita forzata di asset strategici a basso prezzo quando i rimborsi vanno a rilento. Bitcoin offre una via d'uscita, agendo come una valuta globale e non inflazionabile che opera indipendentemente dalla supervisione governativa e il cui valore aumenta.

L'esperimento di El Salvador dimostra come Bitcoin possa ridurre la dipendenza dal dollaro. Detenendo BTC, le nazioni possono tutelarsi dal crollo della valuta senza dover ricorrere ai prestiti dell'FMI. Se l'Argentina avesse destinato solo l'1% delle sue riserve a Bitcoin nel 2018, avrebbe potuto compensare la svalutazione del peso di oltre il 90% di quell'anno, evitando un salvataggio dell'FMI. La neutralità di Bitcoin significa anche che nessuna singola entità può imporre condizioni, a differenza dei prestiti dell'FMI che richiedono privatizzazioni o riforme impopolari.

Bitcoin non ha un debito pubblico, né una lunga storia su cui basarsi per incoraggiarne l'adozione. Tuttavia, grazie all'Effetto Lindy, ogni anno che passa Bitcoin diventa un'alternativa più praticabile. 

Effetto Lindy: più a lungo qualcosa ha avuto successo, più è probabile che continui ad averlo. La longevità di Bitcoin rafforza il suo potenziale di successo.


Mining di Bitcoin: trasformare l'energia in ricchezza senza debiti

Molti Paesi in via di sviluppo sono ricchi di energia ma poveri per i debiti, intrappolati dai prestiti dell'FMI per infrastrutture come dighe o centrali elettriche. Questi prestiti richiedono esportazioni di energia a basso costo o concessioni di risorse in caso di insolvenza. Il mining di Bitcoin capovolge questo scenario trasformando l'energia inutilizzata – come il gas bruciato o l'idroelettrico in eccesso – in ricchezza liquida senza intermediari o costi di trasporto.

Il Paraguay guadagna $50 milioni all'anno dall'attività di mining tramite l'idroelettrico, coprendo il 5% del suo deficit commerciale. L'Etiopia ha guadagnato $55 milioni in 10 mesi. Il Bhutan si distingue: con $1,1 miliardi in bitcoin (il 36% del suo PIL da $3,02 miliardi), la sua attività di mining tramite l'idroelettrico potrebbe produrre $1,25 miliardi all'anno entro la metà del 2025, saldando i suoi debiti da $403 milioni con la Banca Mondiale e $527 milioni con la Asian Development Bank senza austerità o privatizzazioni. A differenza dei prestiti dell'FMI, i bitcoin minati aumentano di valore e possono essere utilizzati come garanzia per prestiti non FMI. Questo modello – monetizzare l'energia senza cedere asset – spaventa l'FMI, poiché riduce la sua influenza sul settore energetico.



Economie Bitcoin: potere dal basso

Bitcoin non è solo per le nazioni, è per le comunità. In luoghi come Bitcoin Beach a El Salvador o Bitcoin Ekasi in Sudafrica, la gente del posto usa già BTC per transazioni quotidiane, risparmi e progetti comunitari come scuole o cliniche. Queste economie circolari, spesso innescate dalla filantropia, mirano all'autosufficienza. In Argentina, dove l'inflazione supera spesso il 100%, nel 2021 il 21% delle persone ha utilizzato le crittovalute per proteggere la propria ricchezza. Se ampliati, questi modelli potrebbero ridurre la dipendenza dai programmi finanziati dal debito nazionale, che è ovviamente l'ultima cosa che l'FMI desidera.


Conclusione

Promuovendo la resilienza locale, Bitcoin indebolisce la “leva delle crisi” dell'FMI. Le comunità fiorenti non hanno bisogno di salvataggi, quindi quest'ultimo non può chiedere la privatizzazione in cambio di prestiti. In Africa, progetti come Gridless Energy – che ha già fatto uscire 28.000 africani dalla povertà energetica utilizzando microreti rinnovabili legate al mining di Bitcoin – riducono la necessità di megaprogetti sostenuti dall'FMI. Se migliaia di città adottassero questa strategia, la carenza di dollari diventerebbe meno importante e gli scambi commerciali potrebbero bypassare i sistemi basati sul dollaro.

Mentre l'FMI si impegna a diffondere disinformazione sul consumo energetico e sull'impatto ambientale di Bitcoin come un modo per ostacolarne l'adozione, il suo strumento preferito e molto più potente è quello di utilizzare la leva finanziaria che ha sulle nazioni indebitate per “incoraggiare fortemente” l'adesione alla sua visione di un futuro senza Bitcoin.

L'FMI ha combattuto l'adozione di Bitcoin in El Salvador, Repubblica Centrafricana e Argentina. Ora sta contrastando l'intenzione del Pakistan di minare Bitcoin. L'aumento di questi sforzi dal basso probabilmente costringerà l'FMI a intervenire in modo sempre più marcato.

Le economie basate su Bitcoin, dal basso, consentono alle comunità di prosperare senza i salvataggi dell'FMI. E c'è bisogno del potere delle persone per trovare modi nuovi e innovativi per contrastare il contrattacco di questa istituzione. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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