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martedì 30 giugno 2026

Canada e Regno Unito guidano la discesa dell'Occidente verso l'autoritarismo digitale

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Sonia Elijah

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/canada-e-regno-unito-guidano-la-discesa)

“Il Grande Fratello vi osserva”.

Queste agghiaccianti parole tratte dal capolavoro distopico di George Orwell, 1984, non sono più solo finzione, ma stanno diventando una triste realtà nel Regno Unito e in Canada, dove le misure distopiche digitali stanno sfilacciando il tessuto della libertà in due delle più antiche democrazie occidentali.

Con il pretesto della sicurezza e dell'innovazione, il Regno Unito e il Canada stanno implementando strumenti invasivi che minano la privacy, soffocano la libertà di espressione e promuovono una cultura di autocensura. Entrambe le nazioni stanno esportando i propri sistemi di controllo digitale attraverso l'alleanza Five Eyes, una rete segreta di condivisione di informazioni di intelligence che unisce Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, istituita durante la Guerra Fredda.

Allo stesso tempo il loro allineamento con l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare con l'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG), che prevede un'identità giuridica universale entro il 2030, supporta una linea di politica mondiale per le identità digitali, come la Brit Card proposta nel Regno Unito e il Programma di Identità Digitale del Canada, che convogliano i dati personali in sistemi centralizzati con il pretesto di “efficienza e inclusione”. Sostenendo normative digitali estensive, come l'Online Safety Act nel Regno Unito e il disegno di legge C-8 in Canada, le quali privilegiano la “sicurezza” definita dallo Stato rispetto alle libertà individuali, entrambe le nazioni non solo abbracciano l'autoritarismo digitale, ma accelerano la spirale discendente di cui è preda ormai l'Occidente.


La rete digitale del Regno Unito

Il Regno Unito si è a lungo affermato come leader mondiale nella sorveglianza. L'agenzia di spionaggio britannica, il Government Communications Headquarters (GCHQ), gestisce il programma di sorveglianza di massa, un tempo segreto, nome in codice Tempora, operativo sin dal 2011, che intercetta e memorizza enormi quantità di traffico internet e telefonico mondiale sfruttando i cavi in fibra ottica transatlantici. La sua esistenza è emersa solo nel 2013, grazie ai documenti esplosivi trapelati dall'ex-collaboratore dei servizi segreti della National Security Agency (NSA) e informatore, Edward Snowden. “Non è solo un problema degli Stati Uniti. Il Regno Unito ha un ruolo determinante in questa vicenda”, ha dichiarato Snowden al Guardian in un articolo del giugno 2013. “Loro [il GCHQ] sono peggio degli Stati Uniti”.

A ciò si aggiunge l'Investigatory Powers Act (IPA) del 2016, anche soprannominato “Snooper's Charter”, che impone ai fornitori di servizi internet di conservare la cronologia di navigazione, le email, i messaggi di testo e le telefonate degli utenti per un periodo massimo di un anno. Le agenzie governative, tra cui polizia e servizi di intelligence (come MI5, MI6 e GCHQ), possono accedere a questi dati senza mandato in molti casi, consentendo la raccolta massiva di metadati relativi alle comunicazioni. Questa pratica è stata criticata in quanto permette una sorveglianza di massa su una scala che viola la privacy quotidiana.

Le recenti espansioni previste dall'Online Safety Act (OSA) conferiscono alle autorità maggiori poteri per richiedere l'installazione di backdoor nelle app crittografate come WhatsApp, consentendo la scansione dei messaggi privati alla ricerca di contenuti definiti “dannosi” in modo, però, molto vago: una mossa che critici come Big Brother Watch, un gruppo di difesa della privacy, denunciano come una porta d'accesso alla sorveglianza di massa. L'Online Safety Act, che ha ricevuto l'assenso reale il 26 ottobre 2023, rappresenta un'ampia normativa del governo britannico volta a regolamentare i contenuti online e a “proteggere” gli utenti, in particolare i minori, da “materiale illegale e dannoso”.

Implementata gradualmente da Ofcom, l'autorità britannica di controllo delle comunicazioni, la legge impone obblighi a una vasta gamma di servizi internet, tra cui social media, motori di ricerca, app di messaggistica, piattaforme di gioco e siti con contenuti generati dagli utenti, obbligando alla conformità attraverso valutazioni del rischio e pesanti sanzioni. A luglio 2025 l'Online Safety Act era considerata “pienamente in vigore” per la maggior parte delle sue principali disposizioni. Questo regime pervasivo, in linea con le tendenze mondiali in materia di sorveglianza promosse dall'Agenda 2030 per il controllo digitale, rischia di consolidare una rete di sorveglianza digitale sancita dallo Stato, privilegiando la “sicurezza” rispetto alle libertà fondamentali.

La piattaforma X di Elon Musk ha avvertito che la legge rischia di “violare gravemente” la libertà di parola, con la minaccia di multe fino a £18 milioni, o al 10% del fatturato annuo mondiale, in caso di inadempienza, incoraggiando le piattaforme a censurare contenuti legittimi per evitare sanzioni. Musk ha usato X per esprimere la sua opinione personale sul vero scopo della legge: “La soppressione del popolo”.

A fine settembre Imgur (una piattaforma di hosting di immagini popolare per meme e contenuti multimediali condivisi) ha deciso di bloccare gli utenti del Regno Unito piuttosto che conformarsi alle rigide normative dell'Online Safety Act. Ciò sottolinea l'effetto dissuasivo che tali leggi possono avere sulla libertà digitale.

Lo scopo dichiarato della legge è quello di rendere il Regno Unito “il luogo più sicuro al mondo per navigare online”. Tuttavia i critici sostengono che si tratti di un'audace manovra di potere da parte del governo britannico per incrementare la censura e la sorveglianza, mascherata da una nobile crociata per “proteggere” gli utenti.

Un altro sviluppo cruciale è il Data (Use and Access) Act 2025 (DUAA), che ha ricevuto l'assenso reale lo scorso giugno. Questa legge di ampia portata semplifica le norme sulla protezione dei dati per stimolare la crescita economica e i servizi pubblici, ma a scapito delle garanzie sulla privacy. Consente una maggiore condivisione dei dati tra agenzie governative ed enti privati, anche per analisi basate sull'intelligenza artificiale. Ad esempio, abilita i “sistemi di dati intelligenti” in cui le informazioni personali provenienti dai settori bancario, energetico e delle telecomunicazioni possono essere accessibili più facilmente, apparentemente a vantaggio dei consumatori, come i servizi personalizzati, ma sollevando timori di una profilazione incontrollata.

I miglioramenti alla sicurezza informatica ampliano ulteriormente le misure pervasive di sorveglianza del Regno Unito. Il prossimo disegno di legge sulla sicurezza e la resilienza informatica, annunciato nel discorso del Re di luglio 2024 e la cui presentazione è prevista entro la fine dell'anno, estende il Regolamento sui sistemi di rete e informativi (NIS) alle infrastrutture critiche, imponendo la segnalazione delle minacce in tempo reale e l'accesso del governo ai sistemi. Ciò si basa su strumenti già esistenti come la tecnologia di riconoscimento facciale, ampiamente utilizzata ormai negli spazi pubblici. Nel 2025 le sperimentazioni in città come Londra hanno integrato telecamere con intelligenza artificiale in grado di scansionare la folla in tempo reale, collegandosi a database nazionali per l'identificazione istantanea, evocando di fatto uno stato di polizia biometrico.

Il New York Times ha scritto: “Le autorità britanniche hanno di recente ampliato la supervisione dei discorsi online, tentato di indebolire la crittografia e sperimentato l'intelligenza artificiale per esaminare le richieste di asilo. Queste azioni, accelerate sotto il governo del Primo Ministro Keir Starmer con l'obiettivo di affrontare i problemi sociali, rappresentano una delle più ampie forme di sorveglianza digitale e regolamentazione di Internet mai adottate da una democrazia occidentale”.

A peggiorare ulteriormente la situazione, secondo il Times, la polizia britannica arresta oltre 30 persone al giorno per tweet e messaggi online “offensivi”, spesso in base a leggi vaghe, alimentando i giustificati timori di una polizia del pensiero orwelliana.

Eppure tra tutte le misure distopiche digitali del Regno Unito, nessuna ha scatenato maggiore indignazione della “Brit Card”, la carta d'identità digitale obbligatoria voluta dal Primo Ministro Starmer: un sistema basato su smartphone che di fatto trasforma ogni cittadino in un'entità tracciabile.

Annunciata inizialmente lo scorso 4 settembre come strumento per “contrastare l'immigrazione clandestina e rafforzare la sicurezza delle frontiere”, la Brit Card ha rapidamente ampliato il suo raggio d'azione, estendendosi a servizi essenziali quotidiani come assistenza sociale, servizi bancari e accesso ai luoghi pubblici. Questi documenti d'identità, memorizzati su smartphone contenenti dati sensibili come foto, nomi, date di nascita, nazionalità e status di residenza, vengono venduti “come la porta d'accesso a ogni tipo di attività quotidiana”, un punto di vista sostenuto dal Tony Blair Institute for Global Change e ripresa dalla Segretaria al Lavoro e alle Pensioni Liz Kendall, membro del Parlamento, nel suo discorso dello scorso 13 ottobre.

Questo sistema di catene digitali ha scatenato una forte resistenza in tutto il Regno Unito. Una lettera durissima, promossa dal deputato indipendente Rupert Lowe e sottoscritta da quasi 40 parlamentari di diversi partiti, denuncia la proposta del governo di introdurre una carta d'identità digitale obbligatoria, la “Brit Card”, definendola “pericolosa, invasiva e profondamente anti-britannica”. Il deputato conservatore David Davis ha lanciato un severo monito, dichiarando che tali sistemi “sono profondamente pericolosi per la privacy e le libertà fondamentali del popolo britannico”.

Davis ha intensificato le sue critiche citando una multa di £14 milioni inflitta a Capita dopo che degli hacker avevano violato i dati personali dei risparmiatori previdenziali: “Questo è l'ennesimo esempio del perché le carte d'identità digitali siano una pessima idea”. All'inizio di ottobre una petizione contro la proposta aveva raccolto oltre 2,8 milioni di firme, a testimonianza dell'ampia indignazione pubblica. Il governo inglese, tuttavia, ha respinto queste obiezioni, dichiarando: “Introdurremo un'identità digitale entro la fine di questa legislatura per contrastare l'immigrazione clandestina, semplificare l'accesso ai servizi governativi e migliorare l'efficienza. Presto ci consulteremo sui dettagli”.


L'aumento della sorveglianza in Canada

Dall'altra parte dell'Atlantico l'ondata di sorveglianza in Canada sotto il Primo Ministro Mark Carney, ex-governatore della Banca d'Inghilterra e membro del consiglio del World Economic Forum, rispecchia la traiettoria distopica del Regno Unito. Carney, con la sua agenda globalista, ha supervisionato una serie di leggi che privilegiano la “sicurezza” rispetto alla sovranità. Si pensi al disegno di legge C-2, una legge di modifica della legge doganale, presentata il 17 giugno 2025, la quale consente l'accesso ai dati riguardo le frontiere senza alcun mandato e la condivisione con le autorità statunitensi tramite accordi CLOUD Act (Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act), consegnando di fatto la vita digitale dei cittadini canadesi a potenze straniere. Nonostante le proteste dell'opinione pubblica che hanno portato a proposte di modifica in ottobre, il suo cuore – il monitoraggio rafforzato delle transazioni e delle esportazioni – rimane suscettibile di abusi.

A complemento di ciò il disegno di legge C-8, presentato per la prima volta il 18 giugno 2025, modifica la legge sulle telecomunicazioni per imporre obblighi di sicurezza informatica a settori critici come le telecomunicazioni e la finanza. Conferisce al governo canadese il potere di emettere ordini segreti che obbligano le aziende a installare backdoor o indebolire la crittografia, compromettendo potenzialmente la sicurezza degli utenti. Tali ordini possono imporre l'interruzione dei servizi internet e telefonici a specifici individui senza bisogno di mandato o supervisione giudiziaria, con la vaga motivazione di proteggere il sistema da “qualsiasi minaccia”.

L'opposizione a questo disegno di legge è stata feroce. In un discorso parlamentare, il deputato conservatore canadese Matt Strauss ha denunciato gli articoli 15.1 e 15.2 del disegno di legge, affermando che conferirebbero al governo un “potere incredibile e senza precedenti”. Ha paventato un futuro in cui gli individui potrebbero essere esiliati digitalmente, tagliati fuori da email, servizi bancari e lavoro, senza spiegazioni né possibilità di ricorso, paragonando la situazione a un “gulag digitale”.

La Canadian Constitution Foundation (CCF) e i difensori della privacy hanno fatto eco a queste preoccupazioni, sostenendo che il linguaggio ambiguo del disegno di legge e la mancanza di un giusto processo violano i diritti fondamentali sanciti dalla Carta, tra cui la libertà di espressione, la libertà personale e la protezione contro perquisizioni e sequestri irragionevoli.

Il disegno di legge C-8 integra l'Online Harms Act (disegno di legge C-63), presentato per la prima volta a febbraio 2024, il quale imponeva alle piattaforme di eliminare contenuti come lo sfruttamento minorile e l'incitamento all'odio entro 24 ore, rischiando la censura a causa delle vaghe definizioni di “dannoso”. Ispirato all'Online Safety Act del Regno Unito e al Digital Services Act (DSA) dell'UE, il C-63 è naufragato a seguito delle forti critiche per il suo potenziale di favorire la censura, violare la libertà di parola e per la mancanza di un giusto processo. Il CCF e Pierre Poilievre, definendolo “autoritarismo woke”, hanno guidato una petizione nel 2024 con 100.000 firme. La petizione è decaduta durante la sospensione dei lavori parlamentari nel gennaio 2025, dopo le dimissioni di Justin Trudeau.

Questi disegni di legge si basano su un precedente allarmante: durante l'era Covid l'Agenzia canadese per la salute pubblica ha ammesso di aver tracciato 33 milioni di dispositivi durante il lockdown – quasi l'intera popolazione – con il pretesto della salute pubblica, una palese violazione smascherata solo grazie a un'attenta e costante attività di controllo. Il Communications Security Establishment (CSE), autorizzato dal disegno di legge C-59, in vigore da tempo, continua la raccolta massiva di metadati, spesso senza un'adeguata supervisione. Queste misure non sono isolate; derivano da un problema più profondo, in cui i controlli dell'era pandemica sono stati normalizzati e integrati nelle politiche quotidiane.

Il Programma canadese di identità digitale, presentato come uno strumento “conveniente” per un accesso agevole ai servizi governativi, emula la Brit Card del Regno Unito ed è in linea con l'obiettivo 16.9 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. È tuttora in fase di sviluppo e sperimentazione, con un lancio nazionale completo previsto per il 2027-2028.

“Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”. Il romanzo 1984 di Orwell ci avverte che dobbiamo resistere a questa deriva verso l’autoritarismo digitale – attraverso petizioni, proteste e richieste di trasparenza – prima che venga eretto un Grande Firewall occidentale, replicando la morsa cinese che controlla ogni tasto premuto e ogni pensiero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 29 maggio 2026

I veri termini della vittoria di Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-veri-termini-della-vittoria-di)

La City di Londra, per quanto potente, non è onnipotente. Appare tale perché è in grado di spostare le attenzioni nella direzione sbagliata e impedire di avere quelle discussioni chiave in grado di arrivare organicamente a ciò che deve essere aggiustato. Se non si ha idea di chi fomenta il caos, chi ha l'incentivo a farlo, allora è impossibile impedire a chi sposta le attenzioni nella direzione sbagliata di smetterla. In questo senso Israele è un'ottima distrazione. È una questione di chi ha vero potere e chi no; chi è un esecutore e chi è il mandante; chi ha la capacità di muovere il mercato del petrolio in su e in giù, insieme ai titoli dei giornali, per trasmettere la percezione che Trump ha perso il controllo e vuole salvare solo sé stesso. Questo stesso gioco è stato portato avanti negli ultimi 4 anni nei confronti di Putin e non è un caso che lui e Trump si siano parlati quando ancora Carlo si trovasse negli USA. E poi ha parlato con Xi. L'Iran in questo contesto è IRRILEVANTE, è solo un nodo in una rete molto più grande, una rete fatta di ombre che viene portata alla luce ed essendo questa l'arma difensiva più importante che ha tale rete, le mosse per preservarla saranno sempre più disperate e manifeste. La pressione che sta montando nel mercato obbligazionario inglese segnala che il governo Starmer possa essere alle battute finali. Qualcosa sta cambiando e se il cambiamento avviene tramite i Gilt, come avvenuto con la Truss, allora sarà un evento in sordina.

Niente di eclatante, soprattutto sulla scia del discorso di Carlo III al Congresso americano. Starmer, così come Carney in Canada, sono stati eletti per distruggere le nazioni da essi governate.

Lo stesso pattern di distruzione è stato imbastito in Medio Oriente. Tutti i Paesi mezionati da Trump riguardo gli Accordi di Abramo erano nell'orbita inglese e francese, usati per riciclaggio di denaro e altre macchinazioni geopolitiche. L'obiettivo, ora, è convincerli che è meglio l'orbita americana di Trump. Soprattutto con Russia e Cina che non supportano più l'Iran, o per meglio dire l'attuale catena di comando il cui vertice è l'IRGC. Ecco perché Trump parla di “cambio di governo”. Cina e Russia, in passato, sono penetrati in Iran per fare da contraltare ai colonialisti europei, i quali tramite il JCPOA e Total Energy hanno permesso a inglesi e francesi di determinare/impostare la linea di politica (ed economica) in Medio Oriente. Non erano lì perché credevano nella causa dell'Iran, ma per ragioni geopolitiche: la Russia otteneva il corridoio nord-sud fino all'Oceano indiano per bypassare lo Stretto del Bosforo e la Cina ampliava la sua Belt and Road Initiative. Chiaramente questa è un'analisi semplificata, ma tutto si riduce a questo: Trump sta riorientando le rotte commerciali/logistiche lontano dal Medio Oriente e dall'Europa, quindi i precedenti obiettivi geopolitici russi e cinesi possono essere abbandonati. Il più grande perdente qui è l'India, una delle ultime e più grandi colonie inglesi. Ecco perché Rubio la scorsa settimana è volato in India: per testare la volontà di Modi, perché sono le navi indiane quelle che si rifiutano di passare a Hormuz. Non solo, ma siglando gli Accordi di Abramo ciò porterà finalmente pace in Medio Oriente, rimuovendo quell'effetto destabilizzante rappresentato dalle macchinazioni anglo-francesi. E Israele potrà finalmente sviluppare la propria economia, uscendo da quella di guerra.

Il soft-power dell'IRGC, ovvero la confusione sull'apertura/chiusura dello Stretto di Hormuz e la propaganda mediatica (le uniche carte rimaste da giocarsi), è come un'opzione dove la funzione tempo rappresenta la variabile “impazzita”. Chi le ha trattate sa di cosa parlo: per tutto il periodo in cui le si possiede trattengono il 95% del loro valore, poi, a 4-5 giorni dalla loro scadenza, crollano in valore. Il tempismo nel roll-over di questo strumento finanziario è tutto, altrimenti piuttosto che una lieve perdita si viene spazzati via completamente. Dovete trattare l'Iran, quindi, o per meglio dire l'IRGC, come un'opzione: sta disperatamente cercando di vendere al mondo una certa percezione della realtà, mentre i burattinai al di sopra (Londra e Bruxelles) li spalleggiano rinforzando una tale illusione. Ma come con le opzioni, c'è una data nel futuro in cui scadono: c'è una data nel futuro in cui questo raggiro scadrà (es. la chiusura dei pozzi petroliferi, il meeting Xi-Trump, la Brexit automatica, il 4 di luglio, le midterm, ecc.). Non lo possiamo sapere in anticipo quale sarà lo “strike day” in questo caso, ma sarà uno di quelli elencati. Tutta questa storia ha senso, e la confusione viene diradata, nel momento in cui si pensa in modo strategico: il blocco statunitense dello Stretto è arrivato quando l'intelligence americana sapeva che l'Iran sarebbe stato costretto a scaricare il petrolio nel Golfo persico, o chiudere i pozzi, e ha calcolato questo evento facendolo coincidere con la data del meeting Trump-Xi. E quando è subentrato questo tipo di dolore alcune linee rosse sono state spostate, soprattutto quando Carlo III è andato via dagli USA: Zelensky e Aragchi hanno smosso, seppur di poco, le loro posizioni intransigenti. Unendo tutti questi puntini, quindi, si capisce che la funzione tempo dell'opzione sta degradando verso lo 0.

Tre sono le cose che contano per essere immuni alla propaganda sull'Iran:

  1. La curva dei rendimenti americana ha assorbito la precedente inversione;
  2. I mercati azionari/obbligazionari americani non sono affatto perturbati;
  3. Il mercato forward del petrolio è bearish.

I persiani hanno inventato il gioco degli scacchi, un gioco dove le informazioni sono sostanzialmente alla luce del sole. Il Texas Hold'em, invece, è un gioco puramente americano, dove le informazioni sono sostanzialmente nascoste. In quest'ultimo caso l'obiettivo è quello di spingere l'avversario a credere di “avere le carte giuste” e puntare più di quello che è disposto a perdere. È così che si fanno i soldi col poker. L'IRGC credeva che attirando gli USA in un confronto (non è una guerra questa) il campo da gioco sarebbe stato quello navale, e lì avrebbe dato loro un bel filo da torcere. Invece Trump, piuttosto che giocare a scacchi, ha preferito giocare a poker (non fraintendetemi, un azzardo anche questo) e ha dato all'IRGC un confronto aereo. È la stessa cosa può ripetersi su Bandar Abbas, con gli eserciti emiratini e sauditi che si prendono quel fazzoletto di terra e gli A10 che lo difendono. Ecco perché l'unica arma rimasta nelle mani dell'IRGC-City di Londra è la guerra di propaganda mediatica e le giravolte nelle trattative di “pace”. Su questa scia, è a dir poco “curioso” come quello che vale per l'Iran non vale “magicamente” per gli USA. E qui solo chi è in malafede dimostra palesemente di esserlo, avvalorando ancora di più la tesi che all'Iran è rimasta solo la propaganda mediatica in questo confronto. Questo a sua volta significa che la stampa e i commentatori sui social si strappano i capelli per il “blocco” iraniano dello Stretto, ma non coprono assolutamente l'efficacia del “contro-blocco” americano; si strappano i capelli per il vantaggio orografico iraniano, ma non applicano la stessa logica agli USA e ai loro alleati (sauditi ed emiratini potrebbero prendere Bandar Abbas e gli americani difenderlo con l'aeronautica, dato che gli iraniani praticamente non hanno più né quest'ultima né una Marina); si strappano i capelli per criticare la presunta assenza di un piano iniziale nel confronto con l'Iran, ignorando ingenuamente (o consapevolmente, se si vuole “pensare male”) che in passato il petrolio ha raggiunto picchi più alti e COME MINIMO era stato messo in conto che il petrolio potesse arrivare ai $150 al barile (salvo poi non arrivarci, o almeno finora non l'ha fatto dato che gli USA sanno cosa stanno facendo); si strappano i capelli per elogiare la presunta lungimiranza della Cina che ha immagazzinato barili di petrolio, dimenticandosi però che un conto è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$65.000 e un prezzo della benzina a ~$4, un altro è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$20.000.

Diffidate, quindi, da chi afferma che gli Stati Uniti sono stati sconfitti dall'Iran, o che a esso basta “sopravvivere” per vincere. Non sono questi i termini reali della vittoria. L'attuale fase di transizione ci porta in un mondo in cui non importa quale sia il prezzo del petrolio. La cosa che conterà davvero, e il vero termine della vittoria americana, è il controllo al margine sulla consegna dei barili di petrolio (qualunque sia il prezzo). E del controllo sul ritmo di consegna, potete star certi, è qualcosa di cui hanno discusso Trump e Xi. Soprattutto perché un altro obiettivo dell'amministrazione Trump è rendere obsoleti le strozzature geografiche mondiali, spostando la produzione di petrolio nel Golfo d'America. In questo modo verranno resi obsoleti i ricatti che potrebbero emergere se QUALCUNO prendesse come ostaggio suddette strozzature. L'unica che conterebbe, sarebbe il Canale di Panama (e i porti americani). Da “price taker” a “price setter” del prezzo del petrolio, ed è nelle città portuali americane che i Democratici sferreranno il loro attacco durante le midterm.

Gli americani iniziano a preoccuparsi delle midterm ad agosto. Quindi tutte quelle chiacchiere che sentite adesso sulla stampa italiana secondo cui Trump sarebbe a rischio a novembre, sono fasulle. Inoltre le recenti elezioni in Ohio ci dicono due cose principalmente. La prima è che gli americani hanno fiducia nelle parole di Trump secondo cui i prezzi della benzina scenderanno, ecco perché non ci sono disordini sociali (soprattutto negli stati rossi). La seconda è che i repubblicani stanno tirando su molti più soldi dei democratici per le elezioni, questi ultimi rimangono all'asciutto soprattutto perché Bessent sta tagliando loro tutti quei finanziamenti ombra tramite ONG e altre organizzazioni no-profit.

Lo stesso copione dell'Ohio l'abbiamo visto ripetersi in Kentucky, a dimostrazione che tutte le preoccupazioni per le midterm sono sentite all'estero e rappresentano un grimaldello per deturpare l'immagine che ha il popolo americano nei confronti di Trump. A ciò bisogna aggiungere che Massie, come altri nel movimento MAGA, ad esempio Marjorie Taylor Greene, sono elementi di divisione inseriti apposta dagli avversari per sabotare dall'interno. Potremmo chiamarla “Operazione Mitt Romney”: essere sempre allineati e votare sempre per le sciocchezze, per le cause ininfluenti e per quelle proposte di leggi “innocue” agli occhi degli avversari degli USA... ma quando si presenta davvero il momento di essere in linea con un cambiamento reale e dannoso per gli agenti esteri, ecco che scatta la trappola e gli asset infiltrati adducono giustificazioni e scuse per essere contrari. Nel suo discorso di concessione alle primarie Massie ha espresso ripudio per la guerra... quale? In Iran sono stati 10 giorni di bombardamento e un blocco tutt'ora in vigore, come a Cuba sostanzialmente, il tutto per riorientare le catene di approvvigionamento e le rotte logistico/commerciali dell'energia. Massie ha poi reiterato lo slogan “End the FED”... come? Non si accorge che già adesso è in corso un processo di trasformazione della stessa? Un ritorno a ciò che era prima del 1935? Davvero non ha idea di cosa Tether stia diventando per il mercato estero e interno del dollaro?

Oppure, la spiegazione più coerente: è sempre stato un asset divisivo che s'è guadagnato la fiducia dell'elettorato repubblicano a suon di “difesa dei principi”, salvo poi effettuare le vere mosse per cui era stato “reclutato”. Non fraintendetemi, alcune leggi da lui sostenute/presentate non erano affatto male (es. filiera della carne), ciononostante proprio questo conferma la tesi asset attivato in caso di necessità prima che si deprezzi definitivamente.

E in questo frangente storico, il deprezzamento degli asset infiltrati corre molto veloce. Soprattutto per un motivo: a chi fa più male un prezzo del petrolio a circa $110? Non agli Stati Uniti, non sono loro ad avere una curva dei rendimenti in sofferenza. Soprattutto non sono loro a rischiare di rimanere a corto di dollari. Senza contare che sono nel bel mezzo di una fase di transizione che li sta portando ad abbandonare il sistema estrattivo-keynesiano a favore di uno produttivo (Hamilton-Clay). Se ci uniamo che col SOFR adesso la FED controlla il front-end della curva dei rendimenti americana, l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie Mae/ Freddie Mac le permetterà di controllare anche il back-end. I guai sono tutti per gli europei, e per estensione canadesi, perché sin dal 2022 hanno portato avanti una “yield curve control” per impostare un tetto ai rendimenti delle loro obbligazioni. Il Canada infatti è un proxy che a mesi alterni vende/compra titoli del Tesoro americani per impedire che il rapporto di leva nel mercato dell'eurodollaro crolli bruscamente. Il problema: è una lenta erosione, man mano che le precedenti “linee rosse” vengono tutte attraversate al rialzo (es. 2,5%, 2,7%, 3%, ecc.). Infatti dov'è il trentennale statunitense? Laddove si trovava al momento del ciclo di rialzi dei tassi di Powell, mentre invece la Lagarde ha perso quasi 100 punti base nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco. Questa è la ragione principale per cui gli USA possono permettersi di “tergiversare” sulla questione Iran.

Quello che molti commentatori faticano a capire è il concetto di tempo integrato nei processi industriali e commerciali. Se prendete ad esempio lo sconquasso causato dai lockdown nella filiera della carne, ciò è stato dovuto alla rottura della catena del rimpiazzo dei capi che necessitano tempo per essere allevati. L'offerta rimane indietro, mentre la domanda riprende e si intensifica: aumento dei prezzi. Ciò vale anche per gli altri settori industriali, poiché l'impegno di capitale per progetti che vedranno i loro frutti nel futuro sembrano nell'immediato carenti. Infatti la re-industrializzazione degli USA è un processo che richiederà come minimo una generazione per vederne i frutti maturi, mentre invece i commentatori parlano nel presente di “fallimenti”, “crisi”, “debiti impagabili” e “disastri economici”.

Nel momento in cui mettiamo insieme due elementi dell'esecutivo americano, come il Project Vault e il Defense Production Act, capiamo che gli sforzi imprenditoriali che vengono incentivati a livello federale vedranno, come minimo, i primi risultati da qui ai prossimi 5 anni. Il vantaggio in questo contesto è il prezzo “di favore” delle materie prime a cui possono accedere le aziende americane. Infatti già il cambiamento di atteggiamento è significativo: non più progetti industriali/imprenditoriali fatti per soddisfare gli appetiti degli azionisti (tipico modello inglese, dove la “mano invisibile” è la loro che tramite la finanziarizzazione dell'economia trattengono parte dei guadagni). Logistica, trasformazione, energia, sono caratteristiche che spingeranno i cambiamenti industriali nel tempo, non nel presente.

Stiamo assistendo allo stesso meccanismo che negli anni '30 Roosevelt usò, tramite i mutui trentennali a tasso fisso, per rilanciare la classe media e l'economia americana. Queste supply chain non possono essere ricostruite senza supporto alla base, senza lo smantellamento della finanziarizzazione che le ha reso eteree e ha allungato oltremodo la produzione di un bene. L'accorciamento del processo produttivo unito alle catene di approvvigionamento non è protezionismo, o autarchia, ma il modo per riorganizzare un'economia che era stata trasformata in un guscio vuoto.

Come ripetuto spesso, uno degli obiettivi di Trump è sbarazzarsi della volatilità del petrolio come arma in mano ai suoi nemici. Infatti il prezzo del petrolio dovrebbe essere l'argomento più noioso di questa Terra. C'è qualcuno che, ad esempio si preoccupa del prezzo del carbone? Solo i produttori e i consumatori. Il carbone è noioso. Perché? Perché nessuno può più inserire un pedaggio, o un punto di strozzatura, nel flusso di carbone. Quest'ultimo non è stato finanziarizzato affinché il mondo girasse attorno a esso come mezzo per influenzare il commercio globale. Non esiste alcun mercato dei futures strutturato sul carbone che abbia davvero importanza! Esiste invece con il Brent e se si ha il controllo su di esso, allora si ha il potere per muovere i mercati, per sbarazzarsi di presidenti, per far cadere governi, per finanziare intermediari e terroristi, ecc. In sintesi, è la base dell'instabilità mondiale... per come vengono gestiti gli affari OGGI. Rimuovete le strozzature geografiche e il petrolio tornerà a essere noioso. Questo è il termine della vittoria REALE perseguito da Trump. Raggiungerlo significa mandare in fumo tutto quel capitale che la City di Londra ha dispiegato in Iran per arrivare a questo momento storico... e questo è un altro termine della vittoria perseguito da Trump.

La manifestazione della superiorità americana si evince anche attraverso un mondo in cui il dollaro è dominante ma secondo i canoni di chi lo emette, non più di chi lo controlla indirettamente tramite il prezzo impostato altrove. Per quanto tutto questo possa sembrare un “far west” monetario, non è altro che ciò che esisteva negli USA prima della FED: banche commerciali con le loro banconote, coperte dall'oro, che facevano riferimento a stanze di compensazione regionali. Un sistema decentrato/distribuito senza un regolatore centrale unico. Per quanto possa sembrare instabile a leggerlo così, le crisi economiche erano ridotte ai minimi termini.

(Nota: il panico del 1907 venne invece gonfiato mediaticamente per dare l'impressione che si necessitasse di una versione americana della Banca d'Inghilterra, e col senno di poi, data anche la presenza di Wilson, sappiamo di chi fosse lo zampino.)

GENIUS Act, STABLE Act e CLARITY Act sono le tre componenti che permetterebbero di tornare a un sistema analogo a quello pre-Federal Reserve (senza contare che anch'essa verrà riformata affinché il suo statuto torni a quello pre-1935). Il percorso inverso dalla moneta puramente fiat a un sistema che potremmo chiamare Bretton Woods 2.0 passa per ovvi motivi da un periodo in cui il presunto “caos” del libero mercato si assesta verso un sistema più affine alla società che lo determina. Internamente, negli USA, ci saranno diversi “dollari digitali” emessi da varie realtà, mentre esternamente ci sarà Tether. Una novità? Niente più niente meno di quanto descritto da Hayek in, A Choice in Currency. Non sarà un mondo perfetto, nemmeno buono... senza dubbio sarà un mondo migliore rispetto a quello attuale. E se ci sono da fare compromessi in quella fase di transizione che porta a un mondo in cui le idee libertarie/Austriache diventeranno dominanti, allora questo è il momento per gettare tali basi. Un momento storico come questo, dove i libertari possono avere una reale occasione per affermare tra il pubblico più ampio le loro idee di miglioramento filosofico/sociale, è fondamentale da sfruttare se si vuole avere DAVVERO una possibilità di vincere. Il percorso è tortuoso, certo; impervio, senza dubbio; ma è la possibilità concreta di avere una strada chiara e definita che parte dal punto A (statalismo “sfrenato”) al punto B (libertarismo “sfrenato”) in cui il processo intermedio è finalmente percorribile.

Le stablecoin hanno il potenziale per essere tanto trasformative per il sistema monetario mondiale quanto lo fu l'abbandono di Bretton Woods. Una stablecoin come Tether, collateralizzata sostanzialmente da oro e Bitcoin, ha la possibilità di raggiungere tutti i Paesi del mondo... che le loro autorità monetarie lo vogliano o meno. Meglio se lo accetteranno volontariamente, perché è nel loro migliore interesse dato che il dollaro rimane la valuta di raccordo commerciale per eccellenza. Certo, forse dovrebbero scegliere l'oro in quanto tale o Bitcoin in quanto tale, ma stanno preferendo trattare tali asset come riserve piuttosto che come circolante. Immaginate un possessore estero di Tether, in particolare in Unione Europea: egli è più “pericoloso” rispetto allo stesso possessore di oro o Bitcoin, perché in questo caso trasferisce potere di leva a Washington a scapito di Bruxelles.

Non solo, ma l'ascesa delle stablecoin, oltre a rappresentare nuova domanda per i titoli del Tesoro americani, permetterà al governo federale di emettere più titoli sul front-end della curva dei rendimenti (rendendo tali titoli più attraenti). Questo è importante perché se il back-end sale, Washington non deve necessariamente pagare tassi alti per ripagare il suo debito. E anche se il back-end dovesse salire, ciò metterebbe pressione sugli altri decennali nel resto del mondo e loro si ritroverebbero in guai molto più seri. I tassi alti fanno male agli USA? Certo, ma stritolano letteralmente il resto del mondo. Vi basti vedere cosa è successo nel 2022: nonostante una flessione economica gli USA ne sono usciti bene, mentre la Cina è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, l'Inghilterra è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, la BCE è dovuta intervenire per salvare il mercato obbligazionario della periferia europea.

Il cambiamento della FED sarà quello da una istituzione monopolistica che emette unità monetarie a una Exim Bank per l'eurodollaro, fino a tornare al suo mandato originale: prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostazione del valore nominale del dollaro all'estero. Questo significa che tra i suoi “compiti” non figurerà più il QE, l'espansione del proprio bilancio, il savataggio di banche così come lo abbiamo visto finora, ecc. In particolar modo, la riduzione ulteriore dell'attuale bilancio sarà importante: maturazione dei titoli garantiti da ipoteca (ormai nel loro ultimo terzo di vita dato che sono vecchi di 18 anni) e maturazione dei titoli di stato americani. Inoltre Warsh è la cosa migliore che potesse capitare ad asset che sono garanzie ed equity, come oro e Bitcoin, dato che una linea di politica attuale e conclamata degli USA è quello di “gestire” gli asset che migliorano gli attivi di bilancio. Infatti questo è l'unico modo efficace per disinnescare le criticità del lato dei passivi. Quindi l'obiettivo di Trump, Bessent e Warsh è quello di “svegliare” tutti questi asset dormienti tramite un fondo sovrano che li valorizzi ai prezzi di mercato, ma questa è un'analisi che sfugge se ci si concentra solo sui debiti e non sugli attivi, ad esempio, o solo sull'offerta di denaro e non sulla domanda.

In sintesi, senza il controllo monetario e senza il controllo sui flussi monetari, in particolare per quanto riguarda il dollaro, il processo di re-industrializzazione americano sarebbe destinato a fallire miseramente. Ecco perché Trump, nel recente viaggio in Cina, è riuscito a staccare un accordo con Xi riguardo la commessa su 200 jet della Boeing (iniziali). Infatti pensate alla filiera industriale necessaria per costruire una macchina complessa come un aereo: dai sedili delle varie classi fino ai singoli chiodi da 1 pollice. E questo è anche il motivo per cui l'automotive è un settore cruciale ed è stato anch'esso riportato in patria: nell'alveo della difesa è imperante la costruzione di veicoli sul proprio territorio, il motivo per cui gli USA hanno avuto un vantaggio nella Seconda guerra mondiale.

Infatti i Bush, gli Obama e in generale i sodali dei globalisti hanno fatto di tutto per distruggere il sistema logistico e dei trasporti americani, in particolare la Marina. 

Il sistema bancario e finanziario inglese nella sfera d'influenza cinese (es. Singapore, Hong Kong, Africa orientale) sono da tempo coinvolti non solo nel riciclaggio dei proventi della droga, ma anche, e soprattutto, nel contrabbando di commodity. Qual è quindi l'interesse della Cina nel Canada in virtù del progetto A(merica)-R(ussia)-C(ina) che si sta sviluppando (e la recente visita di Trump in Cina sta rafforzando)? Condividere informazioni d'intelligence finanziaria. Il fatto che tutti i “pezzi grossi” si siano presentati insieme a Trump nel suo viaggio in Cina dimostra che essi “si parlano”.

Diversamente, quindi, da tutte le chiacchiere che sentite da una certa narrativa sulla stampa e sui canali d'informazione alternativi (gli stessi che gridavano al nemico quando parlavano di Russia e poi Cina), secondo cui la Cina vuole papparsi Taiwan, quello che farà Pechino invece sarà ridimensionare l'influenza inglese nella sua sfera d'influenza. Questo significa che nel mirino ha Hong Kong e Singapore, altro che Taiwan. L'interesse cinese nel Canada, quindi, non vuole un takeover silenzioso del Paese, bensì lo smantellamento sistematico di tutte le strutture finanziarie nel Pacifico e in Asia che fanno riferimento al Canada (e per estensione alla City di Londra). Questo perché il “centro commerciale ed economico” del mondo diventerà il Pacifico e non può diventarlo se prima non viene bonificato a dovere.

Dispiace rovinare i sogni dei commentatori sui social che ci raccontano della trappola di Tucidide che affrontano gli USA nei confronti della Cina. Non è così. Agli USA sta bene che la Cina sia dominante in Asia... fintanto che tale dominio non esca dai confini locali. Se la Cina rappresentasse davvero una minaccia reale nei confronti del primato americano, non si sarebbero fatti buttare fuori dal Venezuela, dall'Argentina, dal Canale di Panama, ecc. I cinesi temono e rispettano ciò che sono diventati gli USA dopo il 2022: un player che difende il dollaro e per estensione il suo primato nel mondo. Un futuro conflitto cinetico tra americani e cinesi è solo propaganda da chi ha più da perdere in questo nuovo contesto geopolitico: Londra e Bruxelles.


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venerdì 13 febbraio 2026

Senza esclusione di colpi: dinamiche geopolitiche ed economiche scremate dal rumore di fondo

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/senza-esclusione-di-colpi-dinamiche)

Così come gli USA stanno riguadagnando il controllo sul rubinetto dei flussi di dollari all'estero, insieme alla Cina stanno sostituendo le vecchie potenze industriali (UE e UK) nel controllo del rubinetto dell'energia. Nell'attuale assetto mondiale le potenze del XVIII secolo sono anacronistiche. Questo significa a sua volta che la Cina continuerà ad avere accesso al petrolio venezuelano, ma ai termini degli USA: non nelle quantità per costruire una riserva strategica ed eventualmente essere in grado di muovere guerra. E questo rappresenterà una svolta nella guerra in Ucraina, permettendo ai russi di non essere più i subordinati dei cinesi. Gli effetti a cascata li avete già osservati con la ritirata di Carney, con tanto di coda tra le gambe, quando aveva ventilato l'idea di aprire le porte commerciali canadesi alla Cina. Se poi i tre stati sulla costa occidentale del Canada secederanno e aderiranno agli USA, allora i globalisti si potranno tenere il resto di questa nazione allo sfascio.

Ricordate poi la presunta tesi della stampa generalista e dei canali di informazione alternativa secondo cui Trump e Powell sarebbero ai ferri corti? Ennesimo esempio, questo, che Powell e Trump invece sono in sintonia. La dichiarazione di Powell fa eco a quella di Trump secondo cui se i Dem dovessero prevalere alle elezioni di medio termine, accadrebbero “cose brutte”. Ovvero lassismo fiscale, stop ai tagli alla spesa pubblica e annacquamento dell'attuale sinergia tra Dipartimento del Tesoro e Federal Reserve. Per capire, prendiamo come esempio la Apple. Ha talmente tanti soldi da potersi comprare il mondo, ciononostante emette corporate debt per finanziarsi. Perché? Per mantenere alto il suo rating di credito e perché a volte è più economico seguire questo schema quando gli interessi sono ridicoli. Sovrapponete questo esempio al bilancio degli Stati Uniti. Immaginate il modello di finanziamento degli USA allo stesso modo: nonostante la nazione incassi tanto denaro, viene emesso nuovo debito per mantenere alto il rating di credito e mantenere il mercato dei titoli di stato come asset di riserva, oltre a tenerlo liquido. Per questo motivo, anche, Powell ha cestinato l'inflation targeting al 2%, in netto contrasto col proverbiale doppio mandato originale della FED. Altrimenti non avrebbe potuto tenere alti i tassi d'interesse di riferimento, ridare slancio al mercato dei titoli sovrani americani e far abbassare i rendimenti di tali titoli.

Tutte le dichiarazioni fatte finora, tutte le linee di politica perseguite a livello fiscale e monetario, tutte le leggi sulle stablecoin, tutti i dazi, tutte le attenzioni sul mercato immobiliare convergono verso un'unica strada: la ricapitalizzazione delle piccole/medie banche, la ricapitalizzazione della classe media e la riforma della FED alle sue azioni pre-1935 (supporto al commercial paper market interno, impostazione del valore nominale del dollaro all'estero e cessione della supervisione del mercato dei titoli di stato americani). La tokenizzazione dei titoli di stato americani, oltre a far entrare questi asset nel mondo digitale di domani e semplificarne flussi/gestione, nasconde un obiettivo ben più critico: riformare e rimpicciolire il ruolo della FED nell'economia. Per chi non se ne fosse accorto, stiamo già percorrendo la strada “End the FED”, ma ai termini degli USA, fatta con criterio e senza aprire il fianco a un takeover ostile da parte di banche centrali estere. Infatti il caos del 2008, in retrospettiva, non è stato altro che un tentativo (riuscito) di prendere il completo controllo della curva dei rendimenti americana e dei tassi di riferimento. Questo tentativo ebbe origine con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro e formalizzato con gli Accordi del Plaza da cui nacque poi il LIBOR. La demolizione controllata di Bear Stearns e successivamente Lehman Brothers furono l'innesco per stringere la presa ancora di più su un sistema che stava andando fuori controllo data la quantità di leva finanziaria caricata in esso nel corso del tempo.

La discesa negli inferi della ZIRP e l'impostazione del carry trade sullo yen erano dispositivi pratici per prendere il controllo sul front-end della curva dei rendimenti americana; la nazionalizzazione di Fannie/Freddie, e il salvataggio di AIG, la presa di controllo sul back-end della curva dei rendimenti americana. Obama, Bernanke, Yellen... tutti figuranti il cui unico compito era canalizzare ricchezza reale dagli USA e trasferirla all'estero mentre si faceva collassare il mercato americano. Tutta la regolamentazione bancaria approvata sin dal 2008, come il Dodd-Frank Act, è servita a nazionalizzare l'accesso alla ricchezza reale da parte della classe media americana, mentre Obama ha fatto impennare i costi della sanità e offuscato la prevedibilità imprenditoriale nei mercati dei capitali industriali. Questo a sua volta ha distrutto tutte quelle fonti da cui la classe media riusciva a prosperare, con la ZIRP che ha fatto lievitare inflazione dei prezzi e tutte quelle forme di indebitamento dall'auto, all'università fino alla casa. Ma la devastazione più importante è avvenuta a livello di mutui trentennali a tasso fisso.

Parallelamente a questa rapina ce n'era un'altra: quella tramite il carry trade sullo yen. Il Giappone, dal punto di vista storico, ha avuto il “permesso” di svilupparsi industrialmente perché in questo modo forniva un sistema di supporto al rapporto di leva da implementare nel mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che questa architettura è ciò che fondamentalmente ha tenuto in piedi finora gli Stati sociali ipertrofici europei e allungato i tentacoli finanziari della City di Londra. Il suo smantellamento è iniziato con l'avvento del SOFR e il passo indietro del protetto di Kuroda quando lui ha lasciato la carica di governatore della BOJ. Poi Ueda, dopo un inizio di mandato in sordina, inizia a rialzare i tassi di riferimento giapponesi nell'agosto 2024. Banca d'Inghilterra, BCE e Banca del Canada sono costrette a vendere posizioni seguendo la normalizzazione della politica monetaria giapponese, concentrandosi principalmente sulla vendita di titoli del Tesoro americani: gli asset più liquidi, la principale fonte di dollari e la principale fonte di pressione ricattatoria a loro disposizione. Infatti nel secondo trimestre dell'anno scorso la curva dei rendimenti americana sale di 60 punti base mentre quella giapponese scende di 80 punti base.

Nonostante le “profezie di sventura” sull'esito della normalizzazione giapponese, Ueda raggiunge i 75 punti base nei tassi di riferimento della BOJ senza “rompere niente” e gli Stati Uniti vedono man mano abbassarsi i tassi di rendimento dei loro titoli di stato. Poi nel 2025 Bessent e Trump avviano un'operazione “dollaro debole” e si spostano sul mercato del metallo giallo per “mettere sotto pressione” la LBMA. Ciò va avanti fino al giorno esatto in cui la Von der Leyen fa visita a Trump in Scozia per stringere infine un accordo commerciale; da lì in poi il pair EUR/USD si muove lungo una banda ristretta, ma il pair EUR/YEN continua invece a salire. La pressione sull'Europa rimane e quest'anno mi aspetto che Ueda continui a rialzare i tassi della BOJ fino al 2%, mentre il carry trade dell'UE con il franco svizzero risulterà un patetico surrogato rispetto a quello con lo yen. Nonostante la BNS sia tornata al limite zero dei tassi di riferimento, l'economia svizzera non è affatto profonda quanto quella giapponese. Questo a sua volta significa che è la BCE quella che sarà costretta a tornare al limite zero dei suoi tassi di riferimento per tenere in piedi il continente.

Quello che vogliono gli USA ora è che il valore dell'oro in dollari salga. Perché? Perché sono la prima nazione al mondo per possedimento d'oro e ciò compensa il loro lato dei passivi, oltre a riportare a livelli sostenibili i rapporti di leva interna. Attualmente questi ultimi sono di 6:1 e dovranno scendere come minimo della metà (semmai dovessero arrivare a 1:1, come immaginava il compianto Jim Sinclair, ciò significherebbe oro a $20.000 l'oncia, argento a $400 l'oncia e Bitcoin a $1 milione). E infatti questa dinamica non inficerà affatto il ruolo del dollaro. Anzi... Tether infatti ha dato vita a USAT, una stablecoin che circolerà solo negli USA per rendere più liquida l'economia intera. Queste due cose si traducono in uno abbandono del finanziamento tramite il debito di matrice inglese e uno spostamento verso un sistema di capacità produttiva americana. E con USAT la proprietà del debito americano viene trasferita dai possessori esterni a quelli interni; senza dimenticare gli hard asset sul bilancio di Tether.

Parallelamente a ciò corre il Project Vault annunciato lo scorso 2 febbraio, quello che è a tutti gli effetti un fondo sovrano americano la cui missione è quello di ampliare gli attivi della nazione attraverso i metalli coinvolti nell'operazione. Project Vault sarà capitalizzato attraverso un modello di finanziamento misto: circa $2 miliardi saranno forniti da partecipanti del settore privato, mentre $10 miliardi saranno erogati come prestito dalla U.S. Export-Import Bank. La struttura è degna di nota in quanto istituisce una riserva centralizzata e accessibile privatamente, senza richiedere ai produttori di registrare individualmente le scorte nei propri bilanci. Funzionerà invece come una riserva comune, disponibile ai partecipanti secondo termini contrattuali predefiniti. L'amministrazione Trump ha concepito Project Vault come un analogo industriale della Riserva Petrolifera Strategica, adattato a un contesto di supply chain in cui la Cina è il principale produttore e trasformatore di terre rare e altre risorse minerarie essenziali. La riserva si concentrerà su terre rare e altri metalli come gallio e cobalto, materiali utilizzati nei settori aerospaziale, elettronico, dei sistemi energetici e della tecnologia di consumo. Questi input sono parte integrante di prodotti che vanno dai motori a reazione agli smartphone.

Aggregando la domanda e coordinando gli approvvigionamenti, il progetto mira a ridurre l'esposizione a improvvisi picchi di prezzo, mantenendo al contempo l'accesso fisico durante i periodi di stress geopolitico o logistico. Project Vault integra gli sforzi degli Stati Uniti per espandere la produzione e la capacità di lavorazione dei metalli a livello nazionale ed è inoltre in linea con gli accordi bilaterali e multilaterali già annunciati con Australia, Giappone e Malesia. Questo progetto rappresenta un cambiamento nel modo in cui gli Stati Uniti affrontano i materiali strategici, come discusso lo scorso dicembre quando venne presentato l'NSS. E qui si inserisce anche la recente dichiarazione di Vance secondo cui alcuni metalli etichettati come “critici” per la linea di politica dell'amministrazione Trump vedranno impostato un price floor.

Parallelamente a nessuno interessa se l'euro sale, perché qualunque valuta prima di implodere sale molto in valore.

La cricca di Davos, in questa fase di transizione, non ha intenzione di cedere il proprio potere di leva sulle istituzioni mondiali. O perlomeno la sua fazione “hardcore”. Non conoscono limiti alla propria “forza di persuasione” per rimanere laddove sono arrivati, faranno quindi di tutto. Come inserisce questo comportamento nei fatti accaduti a Minneapolis e soprattutto come si opera una de-escalation? Alla cricca di Davos non importa quante persone moriranno, così come non interessa alla piovra Dem. Sono psicopatici senza morale, quindi faranno in modo che ci siano più morti possibile; tutto in nome della loro causa. Di conseguenza quando accadono cose come quelle in Minnesota c'è l'amministrazione Trump che guarda i fatti accadere e si deve ingegnare per percorrere la strada della de-escalation e rinforzare le istituzioni della società civile, senza superare la linea rossa dell'esercito per le strade. In qualsiasi momento avrebbe potuto chiamare in ballo l'Insurrection Act. Ma che messaggio avrebbe lanciato? Debolezza, fatto che poi sarebbe stato propriamente strumentalizzato per rinforzare la narrativa del “fascismo in America”.

E ovviamente non è questo il modo per arrivare alla fonte della corruzione, senza contare che il Minnesota è stato protagonista di queste vicende per il suo particolare tipo di socialismo/comunismo (Minnesota Farmer-Labor Party) e per la sua geografia (vicinanza al Canada). Il modo è quello di seguire il denaro e il sentiero conduce al riciclaggio di denaro tramite le banche canadesi.

L'ICE è stato usato strategicamente da Trump per spingere al limite la situazione in Minnesota, adesso che è inverno, perché si sarebbe trasformato nell'epicentro delle proteste a livello nazionale (con molta probabilità a giugno). Solo così è potuto scoppiare tutto il bubbone di Minneapolis (soldi fantasma ai somali, chat di Signal, ecc.). Poi domenica 25 gennaio è arrivato il fallito colpo di stato della fazione di Davos in Cina (Hu Jintao) ed è iniziata la de-escalation con Walz che è tornato nei ranghi e i numeri di agenti ICE diminuiti nello stato. Carney, una settimana prima, era andato in visita a Pechino e successivamente ha fatto il gradasso a Davos contro Trump... piuttosto singolare se non ci fosse il sospetto che fosse a conoscenza del colpo di stato sopraccitato. C'è tutto questo dietro il presunto “passo indietro” di Trump.

Suddetto sospetto, poi, è stato ulteriormente rafforzato nel momento in cui è arrivato lo sciacquone sui prezzi dei metalli. Questa è una guerra senza esclusioni di colpi. Le raffinerie, a causa della backwardation, non riescono a stare dietro agli ordini e sono state costrette a sospendere gli ordini. I rivenditori, poi, non riescono a ottenere nuove linee di credito da ALCUNE banche in particolare. Dopo le emorragie subite l'anno scorso dalla LBMA, non poteva permettersi di vedere chiudere gennaio con oro sopra i $5000 l'oncia e l'argento sopra i $100. In sintesi, si tratta di un tentativo di restringere artificialmente l'offerta fisica per demoralizzare le persone, dato che stiamo parlando di un'offerta sintetica di contratti nell'ordine dei 20,000 per ogni oncia di metallo che ha. Questo significa aumentare i requisiti di margine, manipolare il prezzo il giorno della scadenza di suddetti contratti, precludere le linee di credito affinché non si abbia altra scelta che vendere metallo fisico e vendere Bitcoin per coprire le proprie posizioni. I rallentamenti delle raffinerie sono la scusa perfetta affinché le barre della LBMA non vengano consegnate, perché altrimenti devono essere allegate al saldo del contratto e una volta chiuso quest'ultimo gli asset sottostanti devono essere ricalcolati mark-to-market. Ciò a sua volta significa mutazione dei tassi dei prestiti e delle operazioni di re-hypothecation. Dopo il rally dell'argento, in particolar modo, i buchi di bilancio sarebbero stati consistenti (facendomi pensare che chi ha voluto coprire i propri short sono banche americane come Citigroup, BofA e NY Mellon).

Sul lato metallo giallo, lasciate stare inflazione, tassi d'interesse o altro quando si tratta di capire quale sarà la prossima mossa dell'oro. Il metallo giallo si muove in base allo stress geopolitico. L'ultima lateralizzazione, infatti, c'è stata durante la tregua tra Iran e Israele. Senza contare i rendimenti obbligazionari (es. Germania, Regno Unito, ecc.) che segnalano una crisi del debito sovrano che ribolle. Come ultimo elemento possiamo aggiungerci i controlli di capitali che vengono eretti in Europa per impedire a quanto poco rimane dei flussi finanziari sul continente di lasciarlo. Chiaramente il mercato dell'oro non può essere ridotto a una spiegazione così ristretta, ma elementi come questi sono i driver che JP Morgan probabilmente ha attenzionato per impostare la sua previsione di $6.300 l'oncia entro fine anno. Il cosiddetto “triangolo della morte” per i metalli preziosi si è rotto. Ormai l'unica a tentare di manipolare i flussi rimane la LBMA, a corto di metallo fisico. Più andrà avanti questo drenaggio, più le tensioni geopolitiche e i disordini sociali per le strade aumenteranno.

Infatti non è un caso che la scorsa settimana l'Arabia Saudita abbia (presumibilmente) dato luce verde all'Iran di attaccare le basi militari sul suo territorio. O per meglio dire gli inglesi hanno fatto sapere tramite terze parti che è necessaria questa escalation? Nessuna nazione è un sistema monolitico. Qui c'è una lotta nel sottobosco dell'Iran tra ayatollah, IRGC, religiosi e militari, affinché tutto cambi per non cambiare niente. Strategia inglese, se dovesse tornare Pahlavi. L'obiettivo dell'amministrazione Trump è quello di smantellare il cosiddetto “asse del male”, ovvero tutte quelle influenze inglesi che da decenni creano consapevolmente il caos in Medio Oriente e servono per i loro scopi geopolitici. Se ci pensate è piuttosto “curioso” che da quando Trump ha iniziato a stringere accordi commerciali e sponsorizzare accordi di pace in tuta la penisola arabica e nel Sud-est asiatico, Cina e Russia non abbiano fatto altro che rimanere a guardare. Certo le dichiarazioni di rito sulla stampa non sono mancate, ma formalmente sono rimaste a guardare. Finché la cricca di Davos aveva il controllo sul destino degli USA, questi erano destinati a un suicidio ritualistico. I cinesi stavano approfittando della situazione, avendo operazioni in Canada e sulla costa occidentale americana... oltre ad avere un piede nel Partito Democratico.

Ciononostante adesso vengono trattati come rivali, non nemici. E hanno rispetto di questo. Infatti non hanno messo becco, nell'effettivo, nemmeno nel repulisti americano in Sud America e più di recente nel Canale di Panama. Lo stesso vale per la Russia, dove Putin ha ribadito in recenti dichiarazioni che non interverrebbe in un eventuale scontro tra Iran e Stati Uniti, anzi è disposto a mediare con Teheran per fargli abbassare i toni, e ha indirettamente lasciato intendere che un attacco di Israele non genererebbe alcun intervento russo in rappresaglia (affermando che sarebbe sciocco bombardare siti nucleari dedicati all'energia).


CONCLUSIONE

Canada, Groenlandia, Canale di Panama: si tratta di serrare i ranghi sull'emisfero occidentale (una vera linea di politica America Fortress) e ripudiare l'NDAA del 2022. Non più la preparazione, quindi, di una guerra su due fronti contro Russia e Cina, bensì la creazione di una roccaforte in un tutto l'emisfero americano dal nord al sud America. “Strano”, infatti, che il pezzo del WSJ non vada a fondo sulle importazioni di fentanyl da Vancouver per conto cinese, sui cartelli a Caracas che riciclavano denaro della droga per conto russo, ecc. L'obiettivo degli USA è quello di buttare fuori dall'emisfero americano i colonizzatori europei e trattare con rispetto i propri rivali. Questo a sua volta significa che se, ad esempio, alcune frange della CIA smettono di lavorare insieme all'MI6 a Hong Kong per destabilizzare la Cina, allora è molto probabile che essa smetta di effettuare operazioni simili negli Stati Uniti (col fentanyl e il suo surrogato sintetico, le mire sul Canale di Panama, ecc.).

Se poi si esegue un semplice esercizio, ruotando il mappamondo e prendendo come riferimento il Pacifico, l'isolazionismo di cui parla il WSJ è propaganda europea/inglese per mascherare la loro progressiva irrilevanza. Stesso discorso per Brasile, India e Sud Africa: colonie europeo/inglese tenute in piedi da cricca di Davos/City di Londra per mantenere la loro influenza nei cosiddetti BRICS. Non si tratta di potenze de facto o aspiranti tali, ma colonie usate per motivi geopolitici e di destabilizzazione (es. immigrazione indiana, profluvio di permessi H1-B, ecc.). Togliete BIS ai BRICS, aggiungete A, e avrete il vero assetto mondiale emergente: America, Russia e Cina.

Inutile dire che chi sta rimanendo indietro su tutto è l'UE. L'uragano di censura europea è il sintomo di un'altra malattia: l'UE continua a rimandare lo scontro con la realtà, ovvero cambiare il suo modello di business anacronistico basato sulla colonizzazione e l'estrazione di risorse. Quando Trump ha parlato a Davos di Europa come partner importante per gli USA, si stava riferendo a tutti quegli oligarchi che sono spuntati fuori da questo “modello di business” e che hanno “skin in the game” nel vecchio sistema. Una proposta di accordo, i termini della resa più che altro, come presentati anche a Carlo III la scorsa estate, affinché possano avere ancora un ruolo di spicco nel nuovo assetto mondiale in evoluzione. Se tali oligarchi avranno la meglio sulla fazione “hardcore” è ancora da vedere.

Ciononostante il sopraccitato tsunami di censura, iper-regolamentazione e contrazione economica sembrano non creare alcun effetto a livello di esperienza di prima mano. Sembra tutto come ieri, perché preoccuparsi quindi? Ma i processi lavorano in background e quando si vedono i risultati macroscopici è ormai troppo tardi per un'inversione. Nel frattempo la maggior parte degli europei vive dissociata dalla realtà, in un mondo parallelo costruito nelle loro teste e abbellito dalla stampa generalista. Tutto sommato le cose procedono abbastanza bene, qualche criticità in più rispetto al giorno precedente... ma chi non si adatta? Questo stato di auto-suggestione è quello che io descrissi nel capitolo finale, “La favola dei semi”, del mio primo libro. Non c'è più creazione di ricchezza reale in Europa, solo una continua e progressiva erosione del bacino esistente. La capacità di generazione della ricchezza è già distrutta, la produttività della ricchezza è azzerata e rimane solo l'erosione del patrimonio accumulato.

L'unico esito possibile per questa situazione è un incontro ravvicinato un muro di solidi mattoni e la sincronizzazione con la realtà: l'UE non può sopravvivere a sé stessa e nemmeno l'euro. E su una cosa potete star certi: l'euro si romperà.... male.


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martedì 3 febbraio 2026

Come l'unica influenza del Canada sull'America è scomparsa in un istante

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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da The Epoch Times

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-lunica-influenza-del-canada)

Oggi vorrei parlare dei recenti eventi in Venezuela, in particolare dal punto di vista economico, e di chi sono i veri vincitori e vinti.

Cominciamo dall'ovvio. L'operazione Venezuela è una vittoria per l'America e per il popolo venezuelano. I consumatori e le aziende americane beneficeranno di prezzi più bassi, mentre le compagnie petrolifere avranno la possibilità di realizzare profitti maggiori.

Anche i venezuelani trarranno beneficio dall'aumento degli investimenti, dei posti di lavoro e dei profitti nel loro Paese. Ecco perché il loro mercato azionario è balzato del 50, 60, 70 e 80 percento dopo l'acquisizione da parte degli Stati Uniti.

E se ricordiamo che la sicurezza economica è sicurezza nazionale, allora il nuovo ordine in Sud America sostiene contemporaneamente la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, minando al contempo il nostro più grande rivale, la Cina. In guerra un accesso affidabile al petrolio è importante quanto un accesso affidabile alle armi cinetiche.

L'accesso a flussi di petrolio abbondanti e affidabili rappresenta un interesse strategico fondamentale. Rimuovere uno di questi flussi dalla sfera d'influenza cinese e portarlo nella nostra rappresenta un enorme passo in avanti verso questo obiettivo. Ma il più grande perdente di tutti non sono la Cina o la Russia, bensì il Canada.

Il Canada occidentale invia oltre quattro milioni di barili al giorno di greggio pesante alle raffinerie americane, attrezzate per gestire questo tipo di petrolio. Ma ora, con l'accesso agli ingenti flussi di greggio venezuelano, simile a quello canadese, gli Stati Uniti non hanno più bisogno di fare affidamento sul Canada per mantenere le raffinerie del Golfo d'America operative a piena capacità.

Invece le spedizioni di petrolio che in precedenza erano dirette in Cina vengono già reindirizzate alle raffinerie americane: decine di milioni di barili per un valore di pochi giorni dopo la cattura di Maduro. E mentre gli Stati Uniti stanno pagando il prezzo di mercato per quel petrolio, non sorprendetevi se i prezzi dell'oro nero inizieranno a scendere a causa di questo reindirizzamento.

Dopotutto l'aumento dell'offerta esercita una pressione al ribasso sui prezzi. Con gli investimenti americani che ricostruiscono l'infrastruttura petrolifera venezuelana, gravemente trascurata, possiamo aspettarci che la produzione e le esportazioni verso gli Stati Uniti non faranno che aumentare, a vantaggio sia del popolo americano che di quello venezuelano.

Ecco perché si tratta di una vittoria economica importante per le famiglie e le imprese americane, le quali beneficeranno di prezzi più bassi, grazie a maggiori forniture di energia. E poiché l'energia influenza il prezzo di tutto il resto in un'economia, i prezzi più bassi per prodotti come la benzina eserciteranno una pressione al ribasso su innumerevoli altri prezzi, offrendo sollievo dopo quattro anni di inflazione durante l'amministrazione Biden.

Quando andate al supermercato, pensate a quanto il prezzo del cibo che acquistate dipenda dai prezzi dell'energia. Innanzitutto agricoltori e allevatori alimentano i loro trattori e altri veicoli con gasolio e benzina; utilizzano anche fertilizzanti sintetici creati con gas naturale.

Ma come hanno fatto un gallone di latte, un cartone di uova, o un sacchetto di pane ad arrivare al supermercato? Ci sono arrivati ​​su un rimorchio alimentato a petrolio. Quello che voglio dire è che sottovalutiamo seriamente quanto il prezzo dell'energia influisca su tutto ciò che facciamo e su tutto ciò che acquistiamo.

Abbassare i prezzi dell'energia significa esercitare una pressione al ribasso sui prezzi dell'intera economia. Questa è una vittoria sia per i consumatori che per le imprese americane.

E il controllo statunitense sul Venezuela rappresenta anche una seconda possibilità per le compagnie petrolifere americane di trarre nuovamente profitto da circa un quinto delle riserve petrolifere accertate del mondo.

Anni fa quelle stesse aziende riversarono investimenti in Venezuela per modernizzare l'intera industria locale. Queste compagnie petrolifere, però, si videro confiscare i loro beni materiali e copiare la loro proprietà intellettuale, mentre i comunisti “nazionalizzavano” il petrolio venezuelano.

Naturalmente il regime comunista s'è rivelato un disastro, come è successo ovunque, e l'industria petrolifera languì a causa del degrado delle infrastrutture, del calo degli investimenti e della produzione ben al di sotto del suo potenziale. Oggi il Venezuela pompa molto meno petrolio rispetto a venticinque anni fa, ma la situazione è destinata a invertirsi.

Il Venezuela riceverà sicuramente miliardi di dollari di investimenti dalle compagnie petrolifere americane, molte delle quali non vedono l'ora di riconquistare l'accesso alle più grandi riserve del mondo. Ciò significherà una manna dal cielo di posti di lavoro e reddito per il popolo venezuelano, che avrebbero potuto essere tutti del Canada e il che ci riporta alla storia del più grande perdente economico in tutta questa storia.

Non avrebbe dovuto essere così per il cinquantunesimo stato, ma invece di accogliere investimenti in petrolio e gas dagli Stati Uniti e costruire infrastrutture preziose come gli oleodotti, il Canada ha preferito dare priorità alle cause dell'estrema sinistra e a un programma anti-energetico.

Dopo i recenti eventi il Canada non solo sta perdendo il suo principale cliente di greggio, ma sta anche perdendo la sua unica vera leva nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti. Questa è una realtà economica che pochi esperti sembrano aver colto.

Per essere chiari, l'ondata di greggio venezuelano a basso costo non arriverà negli Stati Uniti dall'oggi al domani. Ci vorrà tempo, anni in realtà, per ricostruire l'infrastruttura petrolifera venezuelana e aumentare realmente la produzione e sostituire la maggior parte delle importazioni canadesi di greggio. Ma il destino è segnato.

Per una volta gli Stati Uniti sono saldamente al posto di guida e padroni del proprio destino (e del proprio emisfero).

La situazione economica qui va ben oltre il petrolio, sebbene sia questo ad aver attirato la maggior parte dell'attenzione. Il Venezuela è una vera e propria miniera d'oro di altre risorse naturali come terre rare, legname, bauxite (la principale fonte di alluminio), gas naturale e altro ancora. Il Canada ha appena perso non solo la sua influenza sul petrolio, ma anche quasi tutte le sue esportazioni.

Poiché l'economia canadese dipende molto di più dalle esportazioni rispetto a quella statunitense, e poiché quasi tutte le esportazioni canadesi sono dirette negli Stati Uniti, mentre relativamente poche delle nostre sono dirette in Canada, il rallentamento degli scambi commerciali tra i nostri due Paesi ha effetti molto diseguali.

In breve, si tratta di un danno gigantesco per il Canada e sarà devastante a lungo termine; qui in America, invece, è poco più di un ostacolo lungo il percorso.

Il presidente Donald Trump ha di fatto chiuso le porte al Canada, che avrà poche alternative all'apertura completa di tutti i suoi mercati alla libera e leale concorrenza.

Naturalmente il Canada può sempre scegliere di sprofondare ulteriormente nell'irrilevanza e nell'impoverimento economico continuando ostinatamente a snobbare i produttori, gli agricoltori e i lavoratori americani.

Vorrei concludere dicendo che se la Dottrina Monroe metteva in guardia gli europei dall'entrare nell'emisfero occidentale e il corollario di Roosevelt stabiliva l'intervento americano, allora il corollario di Trump ha posto un punto più sottile e più economico sulla questione, che può essere riassunto al meglio in cinque parole: l'America prima di tutto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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