lunedì 28 settembre 2020

Un'istituzione canaglia ed un pericolo per la libertà in America



di David Stockman

Non abbiamo sentito parole più incomprensibili miste a bugie di quelle pronunciate dal presidente della FED, Powell.

Non c'è altro modo per dirlo: la FED è diventata una pericolosa istituzione canaglia che esercita potere plenario sul sistema finanziario e nel frattempo risucchia la vitalità dall'economia di Main Street.

La teoria è semplice: la FED ritiene che l'inesorabile espansione del credito favorisca una maggiore crescita economica e la piena occupazione. Ritiene che non vi sia alcun limite pratico alla quantità di debito che famiglie, imprese e governo possano tollerare o qualsiasi livello di leva finanziaria.

Tassi d'interesse più bassi favoriscono una maggiore emissione di debito.

E quando la crescita economica vacilla, la prima azione della FED è spingere i tassi ancora più in basso. Questo processo è andato avanti per più di tre decenni ed i tassi d'interesse sono stati completamente spazzati via.

Il grafico seguente prende tutte le oscillazioni di breve periodo dai dati del PIL e mostra la media mobile su 20 anni della crescita annuale.

È illuminante.

Nel 2019 il trend di crescita continua su 20 anni era sceso al 2,1% all'anno, una cifra inferiore al 4,4% in vigore esattamente 50 anni fa.

La triste linea di tendenza qui sopra non era per mancanza di debiti.

Alla fine del 1969 il debito pubblico e privato totale (area blu nel grafico qui sotto) era di $1.540 miliardi e da allora è cresciuto rapidamente fino a, beh, quasi $78.000 miliardi!

In mezzo secolo esatto, il livello del debito che grava sull'economia statunitense attribuibile a tutti i mutuatari (famiglie, imprese, governi e società finanziarie) è aumentato di 51 volte.

Allo stesso tempo, il reddito nazionale o il PIL nominale (area rossa nel grafico sotto) che lo sostiene, è aumentato solo di 21 volte.

Questo da solo indica il cuore del problema.

Il rapporto debito/PIL nel 1969 era pari a 1,47 volte, approssimativamente centrato in quell'area per un secolo sin dal 1870, un intervallo che ha visto la più grande esplosione di crescita economica, prosperità di massa, progresso tecnologico e ricchezza accumulata nella storia.

È avvenuto senza alcun aumento del coefficiente di leva finanziaria nazionale. Per tutto il tempo era rimasta alla media aurea di circa 1,5 volte.

Oggi il rapporto debito totale/reddito nazionale è di 3,47 volte, o esattamente due giri di debito in più rispetto a 50 anni fa.

A dire il vero, due giri in più di debito rappresenta il gergo dei banchieri d'investimento, ma la frase cattura l'essenza del marciume che si trova al cuore del sistema finanziario e dell'economia della nazione.

Quei due giri extra ammontano a $43.000 miliardi di debito incrementale, che costituiscono la macina che schiaccia la crescita economica ed una prosperità sostenibile.

Detto in modo diverso, al rapporto di leva finanziaria nazionale del 1969 di 1,47X, il debito pubblico e privato totale oggi ammonterebbe a $32.000 miliardi, non $75.000 miliardi. Se il coefficiente di leva finanziaria non fosse triplicato nell'ultimo mezzo secolo, il ritmo tendenziale della crescita economica non sarebbe stato dimezzato.

Dopo tutto, la crescita economica aggregata deriva dalla somma delle ore di lavoro impiegate e dei miglioramenti della produttività. Data la massiccia esplosione di innovazione tecnologica introdotta dall'era dei computer sin dal 1969, non sarebbe dovuta mancare.

Oggi impieghiamo appena il 60% delle ore di lavoro per adulti nell'economia degli Stati Uniti. Ciò significa che ci sono più che sufficienti ore di lavoro disponibili per supportare i livelli di crescita precedenti al 1969.

Nel caso del rapporto occupazione/popolazione, anche tenendo conto del fatto che nel 1969 la maggior parte dei posti di lavoro erano a tempo pieno e oggi c'è un enorme elemento part-time, a febbraio di quest'anno esso era del 14% inferiore ad allora.

Quindi, se la produttività e le ore di lavoro potenziali erano lì per sostenere una continuazione del ritmo di crescita storico del 4,0% mostrato sopra, perché è sceso a meno della metà di tal livello durante l'ultimo mezzo secolo?

Come avrebbe detto Dustin Hoffman nel momento iconico del film Il Laureato, uscito alla vigilia del 1969, investimenti sbagliati!

Questo è ciò che ha provocato la massiccia espansione del debito, la sistematica falsificazione dei tassi d'interesse e dei prezzi degli asset finanziari imposti dalla FED.

Il capitale e la tecnologia sono stati allocati male e sprecati; le potenziali risorse di manodopera sono state dispiegate in modo inefficiente o inutile. Le legioni di speculatori nell'economia odierna sono un esempio dei primi; un esempio dei secondi è il fatto che milioni di posti di lavoro si sono spostati offshore a causa dell'inflazione della FED e della struttura interna prezzo/costo/salario.

Jay Powell e la sua allegra banda di saccheggiatori non vogliono vedere i grafici sopra.

Sono così presi dal pensiero di gruppo e dai pregiudizi dei loro ruoli che non sono nemmeno consapevoli di dove la loro perfidia monetaria abbia portato le finanze e le basi economiche della nazione.

Ogni nuova crisi o shock economico li porterà allo stesso spasmo di policy: interessi più bassi, più debiti!

Li ha portati a spacciare una vera e propria menzogna intellettuale, che anche minuscole variazioni verso l'alto dei tassi d'interesse minimi sono una minaccia mortale per l'economia e devono essere soppresse con un intervento ancora più pesante.

Powell l'ha ammesso candidamente, senza se e senza ma, quando etichettò i $2.800 miliardi di nuovi soldi stampati dalla FED dall'inizio di marzo come una specie di "coraggio di stampare" in sintonia con quello di Bernanke.

Quello che diceva allora non è accaduto, nemmeno lontanamente:

Quello che è successo è stato che i mercati hanno smesso di funzionare. Hanno smesso di lavorare e le aziende non potevano prendere in prestito, non potevano rinnovare il loro debito. La gente non poteva prendere in prestito. Le turbolenze ed i malfunzionamenti finanziari, un sistema finanziario che non funziona, possono amplificare notevolmente gli effetti negativi di quello che chiaramente sarebbe stato un grande shock economico. Abbiamo utilizzato i nostri strumenti per ripristinare il funzionamento dei mercati. Penso che alcune di queste cose siano realmente accadute, come ho detto nelle mie osservazioni di apertura, e questa è una buona cosa.

Questa è la stessa gigantesca bugia che Ben Bernanke disse nell'autunno del 2008, portando il bilancio della FED da $900 miliardi (cosa che ha richiesto 94 anni) a $2.300 miliardi in sole 13 settimane

Ci chiediamo da quale picco di montagna Powell pensa che siamo venuti.

Inutile dire che, una volta entrato nel business del controllo dei prezzi nel mercato dei debiti, si finisce nel business del controllo dei prezzi per tutti gli asset finanziari perché il costo dei primi determina il tasso di sconto per le azioni ed altri asset a lunga durata.

È la follia più eclatante mai immaginata.

Concede enormi guadagni all'1% e al 10% più ricco, che detengono rispettivamente il 53% e l'88% delle azioni. Alimenta anche una mania speculativa auto-rinforzante che alla fine crolla sotto il suo stesso peso.

In un sistema saturo di debiti, i massicci acquisti di obbligazioni da parte della FED non fanno uscire quasi mai nulla al di fuori dei canyon di Wall Street. Questa follia della stampa di denaro fa solo salire i prezzi delle obbligazioni e abbassare i tassi di capitalizzazione. Ciò significa inflazione incessante e sistematica dei prezzi degli asset finanziari.

In pratica il 90% più povero non possiede azioni sufficienti e nemmeno obbligazioni statali e societarie per partecipare a questa baldoria speculativa. Invece i magri risparmi che hanno accumulato languiscono in depositi bancari, conto di deposito, o fondi del mercato monetario, guadagnando esattamente ciò che la FED ha decretato: niente!

Quindi quando Powell dice che sta solo cercando di aiutare l'americano medio, dovete chiedervi se è solo uno stupido o il più grande bugiardo che abbia mai occupato la poltrona della FED.

Non importa in realtà, la FED è ora un'istituzione canaglia che rappresenta un pericolo chiaro per il futuro della prosperità e della libertà in America.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 25 settembre 2020

Nonostante tutti gli interventi, il dissesto economico è onnipresente



di Francesco Simoncelli

Le restrizioni sulla scia del virus C ed i successivi disordini economico-sociali causeranno molte più morti di quanto non ne farà mai il Covid-19. Non solo, ma le azioni delle banche centrali continuano a persuadere gli individui che ci sia una sorta di "piano" per fermare il crollo di cui ESSE sono la causa prima. L'unico piano è aumentare il dolore a lungo termine, non hanno alcuna intenzione di prevenire qualsiasi disastro. I lockdown hanno intaccato i risparmi e distrutto le piccole imprese, quindi Main Street ha invocato misure di stimolo sempre maggiori in modo da poter sopravvivere. Le persone e il sistema diventano dipendenti da un unico punto di sostegno: denaro fiat a profusione e welfare. Inutile dire che questa strategia non fa altro che bloccare l'inevitabile nel breve termine. Se l'obiettivo era davvero quello di ridurre il più possibile il dolore dell'epidemia, la strategia doveva essere quella di mantenere l'ambiente economico il più aperto possibile e lasciare che il virus facesse il suo corso. Invece quei Paesi che hanno implementato strategie di lockdown hanno esteso il danno economico nell'arco di anni anziché di mesi.

Disoccupazione, carneficina tra le piccole e medie imprese ed inflazione dei prezzi al di sopra delle statistiche ufficiali sono i cavalieri dell'Apocalisse che stanno imperversando su Main Street. E questo è un ulteriore grattacapo per i pianificatori monetari centrali, perché non hanno più un cuscinetto con cui socializzare le perdite. Quando il settore delle piccole/medie imprese subisce un duro colpo come quello subito negli ultimi mesi, molte di queste imprese e posti di lavoro non torneranno. Ci sono molte ragioni, ma principalmente è una questione di debito. Il proprietario medio di una piccola impresa si carica di debiti per 3-5 anni prima di raggiungere la redditività o di pareggiare l'importo con cui ha avviato la sua attività. Ovviamente presuppone che in tal periodo non ci siano catastrofi economiche.

Con l'epidemia di virus C, le restrizioni, la burocrazia asfissiante, ecc., le imprese dovranno contrarre molti più debiti con poche garanzie di ripresa nei prossimi anni, figuriamoci nei prossimi mesi. I fallimenti aziendali negli Stati Uniti, ad esempio, sono saliti oltre il 26% nella sola prima metà del 2020 (occhio, però, questo è un trend che parte da lontano). Questo è il motivo per cui le grandi banche stanno tagliando i prestiti agli imprenditori ed ai consumatori: sanno esattamente come andrà a finire. Le banche fungono da intermediari per i prestiti, anche quelli "sociali" approvati sulla scia delle misure contro il Covid, ma questi prestiti non arrivano alla maggior parte delle imprese. Le banche hanno anche tagliato i prestiti per le carte di credito negli ultimi mesi e l'attività di prestito generale è crollata. Tutto questo nonostante i bassi tassi d'interesse e gli stimoli della FED. Dove vanno a finire tutti i soldi? Li stanno tenendo per sé, acquistando beni durevoli e sostenendo il mercato azionario.


SEGUIRE IL DENARO

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito al "punta-tacco" del sistema bancario centrale per attenuare le conseguenze degli errori economici spazzati sotto il tappeto dalle loro misure interventiste e arginare in qualsiasi modo la fase completa di bust che avrebbe dovuto portare ad una correzione più profonda nel post-Lehman. Invece, per salvaguardare l'ambiente finanziario, fonte primaria dei disordini economici di cui soffre l'attuale ambiente economico, è stata inaugurata la più grande stampa di denaro tra le varie banche centrali più importanti del mondo. Il problema è che, dopo aver esaurito il potenziale di socializzazione delle perdite su Main Street, la base per continuare a giustificare i continui interventi sui mercati è stata incapacitata severamente. E questo non ha fermato l'ingrossamento del pachiderma rappresentato dalla mole di debito globale. Quindi adesso è arrivato il momento di aiutare in qualche modo anche Main Street, perché altrimenti la socializzazione delle perdite sarà impossibile e di conseguenza spazzare ulteriormente i problemi economici sotto il tappeto. Altrimenti chi pagherà per le sconsideratezze del passato saranno anche i privilegiati (es. Effetto Cantillon) che negli ultimi dieci anni hanno goduto sostanzialmente della manna monetaria delle banche centrali. Già, ma come?

L'obiettivo generale di tutta quella pletora di programmi di welfare è sostituire i flussi di cassa personali e aziendali distrutti dai lockdown. Le intenzioni potrebbero sembrare buone, ma hanno comunque aperto la strada per l'inferno. Gli sforzi per mascherare il calo di ciò che le persone e le aziende guadagnano, non possono mai essere coperti a lungo, soprattutto perché si basano sempre e comunque sulla stampa monetaria per farli funzionare. Nel breve termine sembrano mantenere ciò che si promette, ma non senza conseguenze. Primo, distrugge i soldi guadagnati e risparmiati; secondo, trasforma il mercato azionario in un barometro per l'espansione dell'offerta di moneta. Le conseguenze della svalutazione monetaria sono impossibili da annullare: una volta che il denaro fasullo si mescola con i soldi guadagnati e risparmiati, l'effetto scatenato non può più essere invertito. La veridicità del denaro usato tutti i giorni diventa discutibile e sospetto; e quello che viene dopo può essere riassunto con una parola: "Sempre di più".

Più stimoli monetari, più stimoli fiscali, più programmi di spesa, più indennità di disoccupazione, più salvataggi, più prestiti sovvenzionati dal governo, più offerta di denaro, più acquisti di obbligazioni societarie da parte delle banche centrali, più debiti, più deficit, ecc. Naturalmente più denaro fasullo significa più distorsioni. Il che significa più bolle nei prezzi degli asset, più inflazione, più disuguaglianza di ricchezza, più proteste, più rivolte, più caos. Lentamente questo processo smetterà di funzionare e sempre più persone seguiranno il denaro fino alla sua genesi. Sempre più persone si renderanno conto che c'è qualcosa che non va, che le cose non tornano del tutto. Tuttavia, per molti anni, le divisioni politiche e di classe sono state una grande distrazione per incanalare il loro malcontento. Ma si tratta solo di tempo preso in prestito, il cui tasso d'interesse (costo reale) sta salendo vertiginosamente. Nonostante quasi €3.000 miliardi di asset acquistati finora nell'ambito del programma di quantitative easing della BCE, l'economia europea mostra scarsi segnali di ritorno alla normalità.

Le tre maggiori economie europee, Germania, Francia e Italia, sono tutte bloccate in recessione con poche possibilità che la produzione raggiunga i livelli pre-pandemici nei prossimi tre anni. La domanda, quindi, sorge spontanea: qual è quella componente dell'ambiente economico che farà esplodere l'intera costruzione sbilenca mantenuta in piedi a fatica dal sistema bancario centrale mondiale? Le aziende zombi, la quintessenza dell'apodittismo del mercato sulla presunta onniscienza dei banchieri centrali. Sì, cari lettori, si è sempre trattato di un problema di offerta e non di domanda. Salvando il mercato del credito aziendale, e in particolare il mercato delle obbligazioni spazzatura e il mercato dei prestiti collateralizzati da obbligazioni, le banche centrali hanno permesso alle società zombi di raccogliere nuove risorse dagli investitori e diventare degli zombi ancora più grandi, piuttosto che essere ristrutturati e ripuliti.

E i loro bilanci sovraindebitati stanno ora intasando l'economia, la produttività e la crescita economica. Anche la Banca dei Regolamenti Internazionali usa il termine "società zombi", le quali non sono in grado di servire il debito con i loro utili e finiscono per dover contrarre prestiti per pagare gli interessi sui debiti esistenti. Sono aziende con un indebitamento eccessivo e con un modello di business che non è autosufficiente, il che significa che hanno bisogno di raccogliere costantemente nuovo denaro da nuovi creditori per pagare quelli precedenti. Questo è un processo accettabile per le giovani aziende che ancora non hanno un prodotto, o ancora non hanno vendite sostanziali, oppure iniziano solo da poco ad ingranare la marcia; ma una volta che un'azienda esiste da anni, ha migliaia di dipendenti e miliardi in attivi e passivi, il suo modello di business dovrebbe essere tale che i ricavi coprano tutte le spese operative più gli interessi.

Secondo la BRI, alla fine degli anni '80 meno del 3% delle società statunitensi quotate in borsa erano zombi. Nel 2018 il 19%, compreso quasi l'intero settore del petrolio e del gas di scisto. E non scordiamoci che questa era la condizione in cui si trovavano le aziende quando è arrivata l'epidemia. La BRI ha scoperto che l'ascesa delle società zombi è collegata alla riduzione della pressione finanziaria, il che significa soldi facili a profusione; inutile ricordare che tali aziende sono meno produttive ed impediscono investimenti in imprese più produttive. Il denaro che prendono in prestito permette loro di inglobare risorse scarse che andranno sprecate, ma il debito rimarrà, e non saranno in grado di sbarazzarsene a meno che non lo ristrutturino, con gli azionisti che vengono spazzati via e creditori che subiscono grosse perdite.

Senza il meccanismo di auto-pulizia del libero mercato, il capitalismo non può più funzionare: le cose rischiose devono fallire, gli investitori devono subire perdite e, sì, i mercati devono essere lasciati liberi di agire, il che ricorderà in futuro agli investitori di essere più prudenti. Questo meccanismo fa sì che il capitale venga allocato in base al rischio e alla produttività. Senza tale funzione il sistema economico si impantana, pieno di zombi che barcollano di salvataggio in salvataggio, non ristrutturando mai i loro debiti e facendo pagare agli investitori le perdite. Il denaro facile è una maledizione per il capitalismo.


ARGENTINIZZAZIONE

In questo contesto, poi, si inserisce la nuova politica sull'inflazione della Federal Reserve. Il compromesso al giorno d'oggi è tra inflazione e stabilità finanziaria. Volere più inflazione finirà per creare, anche se lo ha già fatto secondo le stime indipendenti, squilibri finanziari che a loro volta innescheranno un crollo economico. Come già scritto in un precedente articolo, la volontà è quella di mettere in campo le stesse politiche degli anni '70 ma su una scala nettamente superiore. La Federal Reserve sostiene che l'inflazione al consumo è stata costantemente al di sotto del suo obiettivo del 2% e che una bassa inflazione persistente deprime le aspettative d'inflazione, che a sua volta crea inflazione e aspettative d'inflazione sempre più basse, ecc. Anche senza scomodare le stime indipendenti, addirittura le cifre ufficiali non supportano questi argomenti.

Il Bureau of Labor Statistics pubblica l'indice dei prezzi al consumo (CPI) e il Bureau of Economic Analysis (BEA) pubblica il deflatore dei consumi personali (PCE). Il CPI è la misura di base dell'inflazione dei prezzi al consumo, mentre la PCE prende buona parte dei suoi dati dal CPI e include anche articoli o servizi forniti ai consumatori da aziende e governi. Il BEA utilizza molte imputazioni (prezzi non di mercato) per valutare questi articoli e servizi, poiché non vengono "venduti" al consumatore. Nei 4 degli ultimi 5 anni, il CPI core è stato superiore all'obiettivo della FED (2%). L'unico anno degli ultimi 5 anni in cui è sceso poco al di sotto del 2% è stato il 2017 e, inutile dirlo, non è statisticamente significativo e sicuramente non giustifica un cambiamento fondamentale nella linea di politica.

Inoltre la tesi secondo cui un'inflazione bassa stia indebolendo le aspettative d'inflazione al consumo non è supportato dai fatti. Negli ultimi due decenni le uniche volte in cui le aspettative d'inflazione al consumo sono scese al di sotto del 2% sono state durante l'11 settembre e la grande crisi finanziaria. Senza contare che ogni calo nelle aspettative è stato di breve durata.

I cambiamenti nella politica monetaria hanno conseguenze indesiderate e cercare di provocare più inflazione è un errore, soprattutto perché l'inflazione effettiva è andata oltre l'obiettivo in precedenza sbandierato urbi et orbi. Ma il problema più grande è che la nuova politica innescherà più speculazioni e rischi nella finanza in un momento in cui i valori degli asset sono già a livelli da capogiro. Il motivo è ovvio: la FED sta monetizzando il debito facendo salire pesantemente la quantità di denaro. Alla fine di agosto M1 era cresciuta del 40% rispetto allo scorso anno e M2 del 23%. La maggiore quantità di denaro, prima o poi, si rifletterà in prezzi più alti, siano essi prezzi al consumo e/o degli asset. Le politiche sbagliate degli anni '70 alla fine si sono concluse con un crollo economico. Questa volta andrà diversamente? Non credo proprio. La grande differenza oggi rispetto agli anni '70 è che gli Stati Uniti non hanno le difese, con tassi ufficiali a zero e deficit di bilancio oltre i mille miliardi, per attutire la caduta.

Per quanto possa sembrare incredibile, a mio giudizio questo treno in deragliamento sperimenterà dapprima una nipponizzazione dell'economia mondiale e infine una "argentinizzazione". Ho scritto già altri articoli in materia per cercare di far capire come Europa e Stati Uniti condividano questo fato, ma oggi affronterò nuovamente questo aspetto aggiungendo ulteriori dettagli, soprattutto storici. Cento anni fa andare in Argentina non lo si faceva per vacanza, ma per trovare opportunità migliori in una nazione decisamente ricca. Non a caso anche un mio bisnonno andò nelle pampa per trovare fortuna e mantenere la famiglia qui in Italia. La fonte della ricchezza del Paese era proprio la vastità delle pampa: terra piatta, ben irrigata e fertile. Alla fine del XIX secolo i contadini argentini erano tra i più produttivi al mondo, enormi mandrie di pecore e bovini potevano essere nutrite solo con l'erba. Poi, con l'arrivo del trasporto refrigerato, poterono vendere la loro carne ai mercati esteri (principalmente l'Inghilterra) e arricchirsi.

Nel 1900 Buenos Aires era una città spettacolare, molto più impressionante di New York o San Francisco. Strade più ampie, un grande teatro dell'opera, più alberi e parchi, fabbriche e un comodo porto, era una delle città più dinamiche e in più rapida crescita del mondo. Nei suoi quartieri eleganti la gente viaggiava su carrozze eleganti e viveva in sontuose dimore. Spesso avevano anche appartamenti a Parigi, perché apprezzavano il lusso europeo e potevano permetterselo. Nei suoi quartieri poveri la gente arrivava da ogni parte del mondo: italiani, spagnoli, baschi, siriani, palestinesi; Buenos Aires aveva la seconda più grande popolazione ebraica del mondo, superata solo da New York. Non c'era nessuna legge che impedisse loro di arrivare, nemmeno una tassa o una registrazione. Era un Paese libero!

Questo grande afflusso di immigrati, combinato con la ricchezza naturale del Paese, il suo small government, il suo stato di diritto e il rispetto dei diritti di proprietà, permisero al Paese di diventare il sesto più ricco del mondo, con un reddito medio pari a quello dell'Inghilterra. Ora è al numero 80 nella lista delle nazioni più ricche, con un PIL inferiore a $20.000 a persona. Cos'è successo? Cosa ha causato una caduta così violenta dell'Argentina? La risposta è nota come il "paradosso argentino".

Il primo problema era la democrazia stessa. Nel 1905 la legge Sáenz Peña diede il voto a tutti, quindi, per farla breve, il proletariato di Buenos Aires sarebbe stato in grado di superare la vecchia élite più ricca e proprietaria terriera. E data la mole di immigrati che si riversavano nella capitale all'inizio del XX secolo, c'erano molte idee a dir poco malsane.

Negli anni '30 e '40 i movimenti di "riforma" erano popolari in tutto il mondo "europeo": dalle idee di Lloyd George in Inghilterra a quelle di Léon Blum in Francia, si diffuse a macchia d'olio una simpatia per Roosevelt e per il suo modello di welfare state. Purtroppo, come sottolineò anni dopo l'economista Jacques Rueff, era una frode. L'Argentina non venne risparmiata da tali movimenti sociali, ma il suo campione, Juan Perón, seguì un riformatore diverso: prese come modello Benito Mussolini. Come Hitler, Mussolini era un socialista e le sue riforme erano più o meno le stesse di Blum e Beveridge, ma con una "piccola" differenza: mentre Roosevelt, Blum e Beveridge pendevano a sinistra, Mussolini, Hitler e Perón pendevano a destra. Fortunatamente per tedeschi e italiani, i loro "riformatori" furono sconfitti nella seconda guerra mondiale. I peronisti no.

Perón fu eletto presidente nel 1946 e mise in moto le tipiche riforme socialiste: pensioni, assistenza sanitaria, salari minimi, tredicesima, e così via. Il settore più importante dell'Argentina era l'agricoltura, dove c'erano i soldi, e il team di Perón prese il controllo delle esportazioni, riducendo i guadagni degli agricoltori e utilizzando le entrate per finanziare programmi di assistenza sociale per l'acquisto di voti. Successivamente banche e ferrovie furono nazionalizzate, vennero annunciati piani quinquennali, vennero erette barriere commerciali e messi in atto controlli sui prezzi.

Grazie alle sue esportazioni agricole l'Argentina aveva sempre registrato un surplus commerciale, ma nel terzo anno di presidenza di Perón, il 1948, l'avanzo si era trasformato in un deficit. L'inflazione aumentò al 33% nel 1949 e gli scioperi divennero una prassi. In un breve tempo l'economia naufragò, portando un'ondata di disgusto e dissenso, principalmente da parte di dirigenti sindacali e intellettuali. La risposta di Perón fu da manuale: li definì "traditori" e li fece arrestare e torturare. Corruzione e violenza furono il risultato inevitabile, con gli elettori che iniziarono a farsi abbindolare dalle chiacchiere di oratori che parlavano di soluzioni facili e promesse impossibili. Questa corruzione ha gradualmente invaso l'intera società: imprese, governo, cittadini. E oggi, dalla più grande azienda al più umile venditore ambulante, nulla in Argentina è ciò che sembra: disonestà, corruzione, doppiogiochismo, inflazione, insolvenze, tutti fanno parte della vita pubblica argentina.

Mentre Juan Perón imponeva sempre più controlli e pianificazione, l'economia arrancava e cadeva a pezzi. L'inflazione raggiunse il 50% nel 1951 e tra il 1948 e il 1952 la crescita era pari a zero. Juan Perón morì nel 1974, ma il peronismo, la politica da “uomo forte”, pianificazione centrale, elargizioni welfaristiche alle masse, spesa in deficit e stampa di denaro, governano ancora l'Argentina.


TENERE I COCCI INSIEME COL NASTRO ISOLANTE

Traslate ora la storia dell'Argentina a quanto sta accadendo ora. La carneficina e il caos nel mondo sono la sostanza di ciò che vogliono i collettivisti-statalisti. È questo il preludio all'imposizione di un ordine totalitario? Le prove puntano in tal direzione. Le città sono tecnicamente in bancarotta, gravate da promesse di welfare e pensionistiche che non possono essere mantenute. Potrebbero rivolgersi ai rispettivi stati, ma essi non sono in condizioni migliori. Possono creare debito e scambiarlo tra loro, ma nessuna delle due figure può creare un centesimo di produzione o occupazione reale.

Ciò presumibilmente lascia solo un superstato globale, guidato da collettivisti-statalisti, ad imporre il suo ordine. Però un superstato globale e la sua banca centrale che abolisce il contante, emette valuta digitale e monitora le transazioni, avranno ancora lo stesso vecchio problema: nessuno dei due può creare un centesimo di produzione reale o occupazione. Una criptovaluta fiat è pur sempre una valuta fiat e farà la stessa fine di tutte le valute fiat: dalla svalutazione all'annichilimento.

Le persone libere e produttive in un'economia capitalista troveranno sempre modi per migliorare le loro vite; lo statalismo collettivista porta solo povertà, fame, orrore e morte. Sotto la sua retorica questo è ciò che vogliono i suoi sostenitori. È meglio rendersene conto prima che partano i proverbiali carri bestiame socialmente distanziati e muniti di museruole alla moda.

Il potere nasce dalla canna di una pistola, ma la legittimità morale finisce quando quella pistola è puntata contro gli innocenti. Niente di buono è venuto o mai verrà da un tale male. Dostoevskij, ad esempio, sapeva che non è la storia, o un sistema socioeconomico, o un'ideologia politica da cui scaturisce il male, è l'animo umano. È cruciale, quindi, per il tempo a venire saper riconoscere quegli animi malvagi tra di noi...


CONCLUSIONE

Il gioco è quello di ridurre il debito con una inflazione dei prezzi quanto più diffusa possibile. Inutile dire che data la mole che il debito pubblico-privato ha raggiunto oggigiorno, ci vorranno eoni (anche con i tassi d'inflazione registrati da statistiche indipendenti). Ma la domanda davvero importante è fondamentalmente una: cosa fai se gli investitori (un tempo conosciuti come bond vigilantes) cominciano a vendere le loro posizioni obbligazionarie e quindi i rendimenti nominali salgono al di sopra del tasso d'inflazione (il premio al rischio aumenta a fronte dell'incertezza)? Inutile dire che tutta la costruzione teorica finora spacciata dal sistema bancario centrale scoppierà in faccia alle figure presumibilmente onniscienti che lo popolano. E qui si spalancherebbero definitivamente le porte dell'inferno...

Soprattutto perché la maggior parte dei risparmiatori ha una divisione del portafoglio 60-40, in cui il primo numero riguarda le azioni (equities) e il secondo le obbligazioni (fixed income). Chiamiamola gestione controllata del rischio. Ovviamente nell'attuale era di tassi a zero e fame per rendimenti decenti, è un ricordo del passato. Quindi se c'è una fiammata di inflazione "inaspettata" nelle cifre ufficiali ed i grandi player tornano ad indossare il mantello di bond vigilantes, l'unica istituzione in grado di compensare suddette vendite è solo la banca centrale. Sulla scia di un'esplosione nucleare della base monetaria, l'unica opzione rimanente sarebbe quella di un controllo a tavolino della curva dei rendimenti. E se c'è caos sul mercato obbligazionario, quello azionario lo seguirà a ruota (e viceversa). Cari lettori questa è logica: se la banca centrale arriva a controllare la curva dei rendimenti imponendo il prezzo del decennale, diciamo all'1%, per quale motivo gli investitori devono perdere denaro a causa dell'inflation targeting, diciamo al 3%?

Finora il sistema bancario centrale ha ingannato i bond vigilantes con una promessa di rendimenti positivi nel lungo termine, attraverso la cosiddetta "moral suasion", ma varcare anche la soglia della repressione finanziaria conclamata attraverso il controllo diretto della curva dei rendimenti significherebbe sbracare totalmente e darla vinta ai pazzi della MMT. Che lo si voglia o meno, comunque, la trappola è scattata: i disordini di natura finanziaria o monetaria trascineranno a fondo quella poca credibilità che resta al sistema bancario centrale.


giovedì 24 settembre 2020

La guerra al terrorismo ha preparato la strada all'isteria per il virus C

 

 

di James Bovard

La scorsa settimana è stato il 19° anniversario degli attacchi terroristici al World Trade Center e al Pentagono. Dal punto di vista politico l'America non si è mai ripresa da quegli attacchi e le risposte del governo all'epidemia Covid stanno ripetendo molte delle follie commesse nella Guerra al Terrore.

Tre giorni dopo il crollo delle torri del World Trade Center, il presidente George W. Bush promise di "liberare il mondo dal male". Dopo questa promessa stravagante che l'avrebbe per sempre etichettato come uno squinternato, i media e l'élite politica si sono radunati attorno a Bush per dargli potere illimitato in modo da raggiungere tale obiettivo. Il fatto che gli attacchi dell'11 settembre siano stati preceduti dal più grande fallimento dell'intelligence sin dai tempi di Pearl Harbor è diventato irrilevante.

Al giorno d'oggi, invece, i presidenti dovrebbero liberare le nazioni da tutti i rischi. Ai politici che promettono di mantenere i cittadini al sicuro è stato concesso un potere illimitato per chiudere aziende, chiese e quasi ogni altra attività. Il Partito Democratico fa eco a questo tema nel suo messaggio elettorale secondo cui il presidente Trump è praticamente colpevole di aver ucciso 180.000 americani, perché non è riuscito a prevenire l'epidemia di Covid. Il fatto che gli sbalorditivi errori dei Centers for Disease Control e della Food and Drug Administration abbiano aggravato il bilancio delle vittime non ha fermato la fretta di santificare tutti gli esperti assoldati dal governo.

Sia gli attacchi dell'11 settembre che l'isteria per il Covid hanno reso irrilevante la libertà individuale. Dopo che l'amministrazione Bush sospese l'habeas corpus e arrestò in segreto più di mille persone negli Stati Uniti, il procuratore generale John Ashcroft disse che "coloro che spaventano le persone amanti della pace con i fantasmi di una presunta libertà perduta... danno munizioni ai nemici dell'America". I critici erano traditori, indipendentemente da quanti diritti costituzionali venissero calpestati dall'amministrazione Bush.

Le mascherine obbligatorie sono a tutti gli effetti paragonabili all'assolutismo dell'anti-terrorismo. Nel suo discorso alla Convenzione nazionale democratica, il candidato alla presidenza Joe Biden ha dichiarato: "Avremo l'obbligo nazionale di indossare una mascherina, non come un peso ma come un dovere patriottico di proteggerci l'un l' altro". Alla domanda se costringerà tutti ad indossarla, Biden ha risposto: "Non si tratta di libertà, ma di libertà per i vostri vicini". Per Biden qualsiasi presunto beneficio degli editti del governo per frenare le infezioni, rende la libertà irrilevante.

Lo scorso aprile il New York Times ha dichiarato che il virus C "genera più o meno la stessa paura e ansia causate dal terrorismo, ma è nato in natura, non dagli esseri umani". E il compito dello stato è "imparare a spaventare [i cittadini] affinché agiscano per il bene comune". Ma la stragrande maggioranza dei danni inflitti durante questa epidemia è dovuta a editti governativi e allarmismo politico-burocratico, non al virus stesso.

Sia la Guerra al Terrore che l'isteria per il Covid sono stati rapidamente permeati dal "teatro della sicurezza". In oltre 400 aeroporti in tutta la nazione, la Transportation Security Administration ha eretto posti di blocco e ha continuato a molestare viaggiatori americani pacifici. Quando sono scoppiate le proteste contro i body scanner della TSA (che non sono riusciti a rilevare il 95% delle bombe e le armi passate di nascosto), i politici e gran parte dei media hanno difeso l'agenzia. Un titolo di un editoriale del Los Angeles Times proclamava "State zitti e fatevi scansionare", mentre un giornalista del Washington Post sogghignava: "Cresci, America".

Dopo che i politici hanno promesso di sconfiggere il Covid, si sono autorizzati a microgestire le vite degli americani, chiudendo quasi tutte le attività (ad eccezione dei grandi magazzini come Wal-Mart e Target), mettendo fuori legge palestre (ad eccezione dei dipendenti pubblici) e parrucchieri (ad eccezione di quella della presidente della Camera, Nancy Pelosi), vietando a chiunque di lasciare la propria casa per visitare familiari o amici (Michigan), vietando tutti i viaggi ricreativi (Oregon) e chiudendo le spiagge pubbliche (Los Angeles).

Dopo l'11 settembre qualsiasi presunta minaccia terroristica giustificava la presa di potere illimitato da parte dell'amministrazione Bush. Con l'epidemia del virus C, quasi tutti i casi giustificano i politici a vietare ogni tipo di comportamento. Ad esempio nella contea di Montgomery, nel Maryland, lo zar della sanità locale ha cercato di imporre che tutte le scuole private restassero chiuse fintanto che la contea non avesse avuto più di nove nuovi casi di Covid al giorno.

La follia più visibile della guerra al terrorismo di Bush è stata la sua invasione dell'Iraq, che la sua amministrazione ha giustificato sulla base di una serie di affermazioni ridicole, tra cui quella che Saddam Hussein avesse un'arma nucleare. Bush non si è mai scusato per aver usato prove false ed aver portato l'America in una guerra che ha causato più di 4.000 americani morti e decine di migliaia di altri gravemente feriti. Il fatto che la maggior parte degli "esperti" di politica estera abbia sostenuto l'invasione ha reso accettabile la questione, secondo i media dell'establishment.

Allo stesso modo, governatori e sindaci hanno giustificato gli arresti domiciliari di centinaia di milioni di americani sulla base delle previsioni di mortalità dell'Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui erano 50 volte superiori al tasso normale degli Stati Uniti. I lockdown sono serviti solo a distruggere 14 milioni di posti di lavoro piuttosto che prevenire la diffusione del Covid-19. Ma la maggior parte dei media presume ancora che i lockdown fossero legittimi perché basati su "scienza e dati", a prescindere dal fatto che gran parte dei dati fosse falsa e le previsioni epidemiologiche fossero estremamente imprecise.

Dopo l'11 settembre, molti americani hanno provato odio per chiunque avesse protestato contro le repressioni dell'amministrazione Bush o contro la guerra in Iraq. (Ricordate le Dixie Chicks?) Dopo l'inizio dei lockdown, il problema non erano i dati fasulli, ma i manifestanti anti-lockdown che si rifiutavano di abbandonare la loro vita quotidiana. Un candidato democratico al Congresso dell'Indiana ha denunciato i manifestanti come "COVIDIOTI" e ha dichiarato di sperare che il virus li uccidesse uno dopo l'altro. Ma quando sono scoppiate proteste ancora più grandi dopo l'uccisione di George Floyd, più di mille "esperti" di salute pubblica hanno benedetto le riunioni di massa come un rischio utile per promuovere la giustizia sociale.

Sia nella Guerra al Terrore che per l'isteria Covid, la "soluzione" agli errori è stata scatenare una distruzione superiore. Dopo che l'invasione dell'Iraq da parte di Bush scatenò il caos e una guerra civile religiosa, i neoconservatori affermarono che l'unica soluzione era invadere anche l'Iran. Le truppe americane a Baghdad non sarebbero mai state al sicuro fino a quando l'esercito americano non avesse rovesciato il regime di Teheran.

Allo stesso modo, i fanatici del lockdown hanno affermato che l'unica ragione per cui così tanti americani sono morti era perché i politici non hanno chiuso tutto subito, o almeno fino a quando un vaccino non sarebbe stato disponibile. Biden ha detto di recente che, qualora venisse eletto, imporrà una nuova chiusura nazionale se il numero di infezioni da Covid dovesse aumentare di nuovo. I politici britannici si sono spinti ancora oltre, sostenendo il perpetuare severe restrizioni alla vita dei cittadini fino al raggiungimento del "rischio zero". Come ha avvertito Patrick Henningsen, "#ZeroCOVID è la scusa di sciocchi e autoritari per rovinare la società".

La Guerra al Terrore ha ravvivato il modo in cui una singola e vaga risoluzione del Congresso (l'autorizzazione all'uso della forza militare approvata dal Congresso poco dopo gli attacchi dell'11 settembre) abbia scatenato un'aggressione senza fine all'estero, giustificando il bombardamento di Siria, Libia, Somalia e altre nazioni e portando le truppe statunitensi a combattere in 14 nazioni. I precedenti dell'isteria per il Covid potrebbero giustificare nuove chiusure nei prossimi anni ogni volta che politici o burocrati affermano che un nuovo virus renderà necessario porre nuovamente centinaia di milioni di americani agli arresti domiciliari.

Un altro punto in comune tra la Guerra al Terrore e l'isteria Covid è che i politici hanno il diritto di definire il danno collaterale. La maggior parte degli americani ignora la carneficina inflitta dai militari statunitensi ai civili afgani e iracheni. Allo stesso modo, gli "esperti" che approvano le chiusure a fini sanitari ignorano l'aumento dei suicidi e l'aumento vertiginoso dell'abuso di droghe, nonché la perdita di apprendimento per decine di milioni di studenti a causa della chiusura delle scuole.

Le debacle sbalorditive non sono un impedimento ai politici che si presentano come salvatori. George W. Bush si è candidato alla rielezione nel 2004, sbandierando le foto delle macerie del World Trade Center. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, sta strombazzando un nuovo libro, American Crisis: Leadership Lessons from the COVID-19 Pandemic, nonostante il suo dettame prevedesse che le case di riposo ammettessero i pazienti Covid contribuendo così a causare più di 10.000 morti. A livello nazionale, i residenti in case di riposo rappresentano quasi la metà delle vittime del Covid-19 ed i governatori in Pennsylvania, New Jersey e Michigan hanno emesso ordini disastrosi simili a quelli di Cuomo.

Come l'infinita Guerra al Terrore, i lockdown saranno visti come una delle più grandi debacle politiche nella storia americana moderna. Ma molti politici credono ancora che non ci sia problema che non possa essere risolto con un pugno di ferro più pesante. I media continueranno a venerare gli "esperti" fino a quando la libertà e la prosperità non saranno entrambe cancellate?

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 23 settembre 2020

Mistificazioni e tirannia ai tempi del virus C

 

 

di David Stockman

Ci risiamo. Dopo appena tre giorni dall'esplosione di un minimo di sanità mentale a Wall Street, i robot trader ed i RobinHooder sono tornati a sostenere oggi il calo di ieri.

Con quasi tutte le società nell'indice S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del secondo trimestre, gli utili annuali su base GAAP sono stati registrati a $65,00 per azione e sulla base dei cosiddetti "utili operativi" la cifra annuale è $125,40 per azione.

Quindi, al prezzo di chiusura di 3339 di oggi sull'indice S&P 500, l'attuale rapporto PE si attesta a 51,4 volte i guadagni certificati da CEO/CFO pena la prigione, o 26,6 volte la versione dei guadagni curata da Wall Street senza gli oneri di ristrutturazione e altri errori occasionali.

Naturalmente la contabilità GAAP riflette il consumo di risorse aziendali reali, come l'avviamento che viene cancellato quando un accordo di fusione/acquisizione va in fumo o la svalutazione di investimenti in fabbriche, magazzini e negozi che vengono chiusi; e, come tali, diminuiscono nel tempo le risorse aziendali e il patrimonio netto degli azionisti.

Ma da decenni ormai Wall Street ha strappato tutto ciò che odora di "una tantum" dalle dichiarazioni degli utili aziendali alla SEC, tanto che non sa più nemmeno cosa sia la contabilità GAAP; e fa finta che questi debiti (e crediti) siano semplicemente rumore che si uniforma nel tempo.

Peccato che non sia così. Se la rendicontazione ex-item (gli extraordinary item sono ricavi e costi che sorgono da eventi o transazioni che chiaramente sono distinti dalle attività ordinarie della società e  quindi non ci si aspetta che ricorrano frequentemente o regolarmente, ndT) fosse semplicemente un meccanismo di livellamento neutro, gli utili GAAP e gli "utili operativi" sarebbero uguali se aggregati su diversi anni o addirittura su un intero ciclo economico.

Tuttavia negli ultimi 100 trimestri ci sono stati essenzialmente zero casi in cui gli utili GAAP hanno superato gli "utili operativi". Quindi, in termini aggregati, diverse migliaia di miliardi in svalutazioni e perdite aziendali sono state spazzate via sotto il tappeto.

Durante il secondo trimestre del 2020, ad esempio, gli utili GAAP segnalati alla SEC hanno totalizzato $145,8 miliardi per le società nell'indice S&P 500, mentre gli utili ex-item sono stati pari a $222,3 miliardi. Ciò equivaleva alla cancellazione di quasi $77 miliardi di svalutazioni e ha gonfiato il numero degli utili aggregati di oltre il 52%!

Inutile dire che il gioco è tutto incentrato sulla manipolazione degli utili al fine di minimizzare il multiplo PE, supportando così la finzione che le azioni siano ragionevolmente valutate e che non si trovino in bolla, almeno nel mercato rappresentato dall'indice S&P 500.

Tuttavia, valutare il mercato al 51 volte gli utili annuali durante l'attuale momento critico, o anche quasi 27 volte se si vuole dare retta agli ingegneri finanziari ai piani alti delle grandi aziende, è a dir poco folle.

Eppure i giocatori d'azzardo nel casinò azionario ignorano tutto ciò. Wall Street ha già deciso che i risultati dell'anno in corso non contano affatto: i multipli PE finali vengono semplicemente spinti nel buco della memoria con la presunzione che le prospettive ottimiste di una ripresa diventeranno realtà tra 4 trimestri nel futuro; e se non accadrà, una forte dose di ex-item farà aumentare gli utili effettivi quando verranno pubblicati.

Tuttavia se pensate che un multiplo PE futuro di, diciamo, 17,5 volte vada bene e che il flusso di elementi una tantum sia OK, allora avete ancora bisogno di $195 per azione di utili operativi entro il secondo trimestre del 2021 per giustificare il livello dell'indice di oggi.

Inoltre un aumento del 56% degli utili operativi nei prossimi quattro trimestri ($195 per azione nel secondo trimestre del 2021 contro $125 per azione nel secondo trimestre del 2020) non sia semplicemente un compito arduo; è decisamente da pazzi scatenati.

Ecco perché: la volontaria sospensione dell'incredulità che attualmente fa levitare il mercato ad altezze assurde si basa sull'idea che i vaccini Covid funzioneranno come un proiettile d'argento e che dopo circa 15 miliardi di punture (2 per ciascuna persona nel mondo), lo status quo pre-Covid sarà ripristinato completamente e rapidamente.

Ma se accettate di credere a queste favolette, tanto vale credere anche alla fatina dei denti. O in altre parole, l'operazione da $15 miliardi della Casa Bianca è stata paragonata al Progetto Manhattan, ma la probabile somiglianza è che entrambi hanno una bomba alla fine.

Al momento ci sono tre principali candidati tra i vaccini, ma ognuno è irto di rischi considerevoli e potenziali ritardi. Uno è sviluppato da Moderna Inc. in collaborazione con Fauci presso il National Institutes of Health e un altro da Pfizer Inc. e BioNTech con sede in Germania. Un terzo proviene da AstraZeneca e Università di Oxford.

Quest'ultimo è stato temporaneamente sospeso a causa di una "grave reazione avversa" in uno dei pazienti. La causa della sospensione è stata un caso di mielite trasversa, un'infiammazione del midollo spinale che causa sintomi quali lombalgia, debolezza alle braccia e alle gambe, difficoltà a camminare, incontinenza e problemi digestivi. Secondo il National Institutes of Health ogni anno vengono diagnosticati circa 1.400 casi.

Ovviamente l'azienda e tutti i feticisti delle case farmaceutiche stanno dicendo: "Circolare! Non c'è niente da vedere qui", perché tali sospensioni si verificano continuamente per cautela e rigore scientifico. Potrebbe essere vero, ma è anche vero che la maggior parte dei vaccini richiede 5-10 anni per essere svilupparti, non 5-10 mesi.

Ciò che non si nota è che non c'è mai stato un vaccino efficace contro i coronavirus; che quello sviluppato nel 2011 contro un precedente coronavirus si è rivelato LETALE quando testato su soggetti animali; e che i vaccini di Moderna e Pfizer sono nuovi quanto la malattia stessa, cioè, implicano la manomissione dei vostri geni, non l'iniezione di piccoli pezzi di un virus per indurre l'immunità alla malattia attraverso la produzione di anticorpi contro di essa.

Quest'ultimo punto è cruciale perché si scopre che la Casa Bianca sperava di avere un vaccino su vasta scala entro il giorno delle elezioni e le speranze erano proprio riposte sulla disponibilità di questi due nuovi vaccini. Vale a dire, il CDC ha di recente inviato documenti a funzionari statali in cui si delineano vari scenari, inclusa la disponibilità di un numero limitato di dosi dei due vaccini entro la fine di ottobre, ma come ha osservato il Wall Street Journal: "l documento del CDC non nominano i due vaccini che potrebbero diventare disponibili, ma descrive le caratteristiche che corrispondono a quelle dei vaccini Pfizer e Moderna".

Ciò che fanno questi vaccini è iniettare il cosiddetto mRNA (m = messaggero) nel paziente allo scopo di istruire il suo DNA cellulare a generare nuove molecole di Covid-19. Detto in modo diverso, il vostro corpo diventa una fabbrica di virus al fine di ingannare il sistema immunitario e fargli produrre anticorpi per contrattaccare questi agenti patogeni auto-generati.

Questo approccio all'immunità potrebbe rivelarsi una delle più grandi scoperte mediche dell'era attuale, ma è anche vero che non c'è mai stato un vaccino basato sull'ingegneria dell'RNA e del DNA, per non parlare di uno approvato e testato in condizioni di uso di massa.

Oltre a ciò, i vaccini COVID-19 a base di mRNA di Moderna e Pfizer potrebbero incappare in gravi ostacoli sulla catena di approvvigionamento e sulla logistica a causa dei requisiti di manipolazione e conservazione a freddo di entrambi i vaccini. Secondo alcuni esperti, queste condizioni di temperatura estremamente fredda possono diventare "seriamente limitanti" alla capacità dei distributori di spedire le dosi e alla capacità delle cliniche di somministrarle ad un'ampia fascia di pazienti.

E intendiamo super freddo. Il vaccino Pfizer, soprannominato BNT162b2, ha particolarmente sollevato diversi dubbi: secondo quanto riferito, deve essere conservato a -94° Fahrenheit e durerà solo 24 ore se refrigerato a temperature normali tra 35,6° e 46,4°. Allo stesso modo, la versione Moderna richiede temperature di gestione ben al di sotto dello zero Fahrenheit.

Indubbiamente questi requisiti logistici saranno alla fine risolti con lo sviluppo di nuove attrezzature di stoccaggio e infrastrutture di movimentazione, ma ancora una volta, ciò non avverrà dall'oggi al domani e non in un modo che consentirà un aumento di decine di milioni di dosi prima della prossima stagione influenzale.

Vale a dire, i sintomi e il conteggio dei casi ordinari di influenza e polmonite si sono talmente fusi col Covid che c'è quasi una "seconda ondata" garantita di casi e decessi in arrivo durante la stagione influenzale di ottobre-aprile, indipendentemente dal fatto che siano attribuibili strettamente al Covid o meno; e ci sono poche prospettive che il presunto proiettile d'argento (vaccinazioni su vasta scala) arrivi in ​​tempo e nella scala necessaria per cambiare il quadro generale.

E questo è praticamente certo se finiamo con un'elezione sospesa e una situazione di stallo a livello politico, e se nel frattempo i Democratici scenderanno sul sentiero di guerra, come ha già accennato Nancy Pelosi, contro quelli che etichettano "pericolosi vaccini targati Trump".

In termini pratici, quindi, ciò che ci aspetta è un'altra stagione influenzale in cui i feticisti del virus si mobiliteranno ed autorizzeranno ad implementare lo stesso tipo di interventi non farmaceutici (cioè lockdown e ordini di quarantena di massa) che hanno messo in ginocchio l'economia statunitense la scorsa primavera.

Infatti governatori e sindaci di quegli stati governati dai Dem hanno trasformato l'irregimentazione incostituzionale e distruttiva delle loro economie in una forma di virtù anti-Trump che avrà gravi ripercussioni negli anni a venire. Questo perché la maggior parte dei peggiori trasgressori (Cuomo, Murphy, Pritzker, Whitmer, Newsom) non sono in lista per essere rieletti a novembre.

Inoltre, sotto le non dichiarate ragioni anti-Trump per i lockdown, c'è la motivazione implicita che i funzionari statali e locali hanno il diritto e l'obbligo di usare poteri esecutivi mai autorizzati per ordinare forme assolutamente capricciose di legge economica marziale.

Chiamatelo proibizionismo Covid. Infatti l'annuncio di questa settimana da parte del Governatore Cuomo e del sindaco DeBlasio, che i ristoranti di New York City possono riaprire il 30 settembre, è la prova di cui avete bisogno.

Un limite al 25% della capacità e una distanza tra i tavoli di sei piedi (secondo la tabella sotto) è fatale per la maggior parte dei ristoranti della nazione, ma a New York City, dove gli altissimi costi degli immobili fanno sì che tavoli e avventori vengano bloccati in piccoli spazi, è una condanna a morte.

L'ultima volta che abbiamo controllato c'erano circa 26.000 ristoranti a New York, di cui 10.000 nella sola Manhattan. Questi ristoranti, bar e gastronomie danno lavoro a più di 400.000 lavoratori e generano più di $35 miliardi di entrate lorde all'anno. Ma una volta che si debbono rispettare tutte le indicazioni mostrate nella tabella qui sotto, quei numeri si ridurranno drasticamente.

E la devastazione del settore della ristorazione è solo la metà della storia. New York sta rapidamente perdendo il settore finanziario a favore di località remote e modalità di lavoro da casa, e le aziende tecnologiche non hanno bisogno di stabilirsi lì quando hanno luoghi più accomodanti come Austin, Raleigh, Charlotte, Dallas, Boulder, Columbus e Jacksonville.

Quindi New York ha solo due industrie rimanenti, il gigantesco complesso ospedaliero e il turismo, per sostenere l'economia di oltre 8 milioni di cittadini.

Dubitiamo, tuttavia, che il settore sanitario senza scopo di lucro ed a bassa retribuzione possa sostenere la città; e siamo abbastanza certi che con ristoranti, teatri, musei e strutture sportive e di intrattenimento di massa fortemente irreggimentati e gravemente danneggiati, i 65 milioni di turisti annuali della città non saranno ben lieti di tornare e che le sue 120.000 camere d'albergo non si avvicineranno nemmeno ad un tasso di occupazione decente.

Ma ecco il punto: perché l'accoppiata Cuomo/DeBlasio mira a spegnere la linfa vitale economica di una città le cui finanze stanno già scricchiolando sotto un enorme carico di pensioni, stipendi municipali altissimi e welfare state preponderante?

La risposta, ovviamente, è il proibizionismo Covid. Dopo tutto, il numero di nuovi casi, ricoveri e decessi CON Covid è praticamente scomparso da New York e dallo stato di New York.

Infatti il contrasto tra i risultati durante gli ultimi 30 giorni e quelli durante il picco dell'epidemia ad aprile è così evidente da suggerire che i proibizionisti che gestiscono lo stato e la città sono, in senso figurato, determinati ad arrestare ogni speranza nello stato.

Durante l'intervallo tra il 9 agosto e il 9 settembre, l'unica metrica più alta è stata il numero di tamponi. È aumentato di 3,5 volte da 23.180 al giorno ad aprile a 82.220 al giorno durante il periodo di 30 giorni più recente.

Ma nonostante tutto lo sforzo non è uscito molto. In altre parole, nel mese di aprile ci sono stati 7.620 nuovi casi al giorno, pari al 33% di quelli testati. Al contrario, negli ultimi 30 giorni ci sono stati solo 676 nuovi casi al giorno, una riduzione del 91%, solo lo 0,8% di quelli testati.

Per dirla in modo più chiaro, durante l'ultimo mese New York ha eseguito 2.466.520 nuovi tamponi, ma meno dell'1% di essi è risultato positivo per il Covid; e sappiamo anche dall'articolo del New York Times della scorsa settimana che la quota schiacciante di questa minuscola frazione di "positivi" rappresentava cicli di PCR superiori a 30, il che significa che trasportavano cariche virali così piccole da non causare né malattia né contagio.

Ciò è evidente dai dati comparativi di ospedalizzazione e mortalità. Ad aprile si sono verificati in media 2.000 nuovi ricoveri al giorno, pari al 26% dei nuovi casi, mentre negli ultimi trenta giorni non si è registrato alcun aumento netto dei ricoveri e il censimento medio giornaliero dei pazienti Covid è diminuito più del 90%.

Ancora più importante, il tasso di mortalità giornaliera è precipitato del 98,9%. Proprio così, ci sono stati 560 morti al giorno ad aprile, ma solo 6 al giorno negli ultimi 30 giorni.

Quindi New York è una zona franca dal Covid, eppure i Feticisti del Virus hanno deciso di uccidere non solo l'industria della ristorazione di New York City, ma la sua stessa redditività come centro per il turismo e l'intrattenimento. .

Questi fatti mettono in luce la cosiddetta Scienza Fasulla che è alla base dell'isteria per questa malattia e per il lockdown, mania che ha avvolto non solo lo stato di New York, ma gran parte della nazione.

Il fatto è che i ristoranti, il turismo ed i luoghi di intrattenimento di New York non avrebbero mai dovuto essere chiusi in primo luogo, perché la stragrande maggioranza dei loro clienti non è mai stata diffusore del virus o tra le sue vittime. Infatti New York è stato l'epicentro di malattie gravi e morti CON il Covid, ma tra gli anziani nelle case di riposo e coloro che già soffrivano di malattie pregresse.

Ad esempio, tra i 25.377 decessi CON Covid nello stato di New York fino ad oggi, il 14%, o 3.590, si sono verificati tra persone di età pari o superiore a 90 anni, una popolazione che è intrinsecamente gravata da un'alta incidenza di condizioni mediche potenzialmente letali.

Secondo i dati statali, infatti, ci sono stati 6.082 casi tra le prime dieci comorbidità, o 1,7 casi per ogni morte CON Covid. Questi includevano 1.724 casi di ipertensione, il che significa che quasi la metà delle vittime soffriva di pressione alta, nonché 1.133, 702 e 653 casi di demenza, diabete e colesterolo alto, rispettivamente; più altri 2.890 casi come malattie renali, coronariche, delle arterie, polmonari, cancro, ictus, ecc.

Detto in modo semplice, queste vittime erano più di là che di qua. Sarebbe stato troppo disturbo per l'accoppiata Cuomo/DeBlasio dire loro di tenersi lontani dai ristoranti, da Broadway, dal Guggenheim Museum e dai concerti rock al Madison Square Garden?

Allo stesso modo, un altro 26%, o 6.539 dei decessi a New York, era tra la coorte 80-89 anni. Ma ancora una volta ci sono stati 12.700 casi tra le prime dieci comorbidità, o 1,94 per vittima, inclusi 3.645 casi di ipertensione, 2.050 casi di diabete, 1.377 casi di demenza e 697 casi di malattia renale, tra gli altri.

Altri 6.576 decessi (il 26% del totale) sono attribuiti alla popolazione 70-79 anni e anch'essi erano diffusi nelle prime dieci comorbidità. In questa coorte tali condizioni ammontavano a più di 13.000 o una media di 2,0 per vittima, inclusi quasi 4.000 casi di ipertensione e altri 4.000 casi di diabete e demenza.

In tutto, 16.700, o il 66% dei decessi CON Covid nello stato di New York, erano tra una popolazione molto piccola e altamente vulnerabile di anziani e infermi. La coorte di 70 anni e oltre a New York ammonta a 2,32 milioni di persone, o solo l'11,9% della popolazione dello stato, e la sottopopolazione di questo gruppo in strutture di assistenza a lungo termine e/o affetta da comorbidità potenzialmente letali è una porzione ancora più piccola.

Al contrario, la popolazione di New York di 50 anni e meno ammonta a 12,44 milioni, o il 64% della popolazione dello stato, ma rappresentava solo 1.317 morti, o il 5,1% dei decessi Covid.

E anche tra questa popolazione più giovane coloro che sono morti erano affetti da comorbidità. Ad esempio, tra i 2,53 milioni di newyorkesi nella coorte 40-49 anni ci sono stati 870 decessi CON Covid, ma anche 800 comorbidità tra la piccola frazione di questa fascia di età (0,03%).

Nonostante l'elevato numero di morti complessive di New York (25.377), il tasso di mortalità per i 12,4 milioni di anime di 50 anni o meno era solo di 10,5 per 100.000 abitanti, che nello schema dei tassi di mortalità annuale per questa popolazione (300 per 100.000 abitanti) è un mero errore di arrotondamento. È un fattore di rischio di morte che nessuna società razionale dovrebbe tentare di prevenire con blocchi medievali e che una società libera non dovrebbe nemmeno contemplare.

Al contrario, l'11,9% della popolazione di età pari o superiore a 70 anni ha sperimentato un tasso di mortalità CON Covid di 720 su 100.000 abitanti, o 69 volte superiore.

Come abbiamo detto, sarebbe stato troppo lasciare aperte le sedi dell'aggregazione sociale, come ha fatto la Svezia, mentre venivano mobilitate campagne educative e di sensibilizzazione per gli anziani esortandoli a stare lontani da ristoranti, bar, palestre, spettacoli e concerti?

La domanda è retorica, ovviamente. La Svezia, senza aver fatto lockdown, è ora priva di Covid, come dimostrato nel grafico qui sotto. Ha finito per sperimentare un tasso di mortalità CON Covid di 64 su 100.000 abitanti, e più della metà è avvenuto in case di riposo, non tra la popolazione in età lavorativa e in età scolare (c'è stato solo 1 decesso CON Covid tra i suoi 2,2 milioni di persone  tra i 20 anni e meno).

Al contrario, il lockdown dell'accoppiata Cuomo/DeBlasio ha portato ad un tasso di mortalità di 130 su 100.000 abitanti e ha distrutto i lavoratori, le imprese e la base imponibile, e continuerà a farlo per i mesi a venire.

Inutile dire che New York non è un'isola aberrante di follia, ma è semplicemente l'avanguardia di gran parte degli stati controllati dai Dem, e continuerà ad esserlo per i mesi a venire con il ritorno dell'influenza invernale e il proiettile d'argento della vaccinazione di massa.

Quindi, sì, in queste condizioni pagare 51 volte gli utili correnti non è solo delirante; equivale ad un suicidio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 22 settembre 2020

Le bancarotte aumentano nonostante migliaia di miliardi in nuova liquidità

 

 

di Daniel Lacalle

I lockdown hanno distrutto l'economia globale e l'impatto durerà per anni. L'errore della tesi "vite o economia" è evidente a tutti ora, anche a chi lo ignorava di proposito, visto che ci sono stati Paesi come Taiwan, Corea del Sud, Austria, Svezia e Olanda capaci di preservare il tessuto imprenditoriale e l'economia mentre hanno svolto un lavoro migliore nella gestione della pandemia rispetto ai Paesi con lockdown più severi.

Uno dei fatti più allarmanti di questa crisi è il ritmo con cui crescono le bancarotte. Nonostante un'iniezione di liquidità da $11.000 miliardi e aiuti statali, azioni e obbligazioni ai massimi storici e rendimenti sovrani e societari ai minimi storici, le società stanno fallendo al ritmo più veloce sin dalla Grande Depressione. Perché? Perché una crisi di solvibilità non può essere mascherata dalla liquidità.

Migliaia di miliardi di liquidità stanno dando agli investitori e agli stati un falso senso di sicurezza, perché i rendimenti sono bassi e le valutazioni sono alte, ma è un miraggio alimentato dagli acquisti del sistema bancario centrale e che non può mascherare la velocità con cui le aziende hanno a che fare con problemi di solvibilità a lungo termine. Questo è un punto importante, perché l'impennata delle bancarotte e l'aumento delle aziende zombi significa meno occupazione, meno investimenti e una crescita più bassa in futuro.

La liquidità nasconde solo il rischio, non risolve i problemi di solvibilità causati dal crollo dei flussi di cassa mentre i costi rimangono elevati.

Secondo il Financial Times le dichiarazioni di bancarotta da parte di grandi società statunitensi stanno ora procedendo ad un ritmo record e dovrebbero superare i livelli raggiunti durante la crisi finanziaria del 2009. Al 17 agosto, un record di quarantacinque società, ciascuna con un patrimonio di oltre $1 miliardo, hanno presentato istanza di fallimento. In Germania circa cinquecentomila aziende sono considerate insolventi e sono state zombizzate da un'inutile "legge sull'insolvenza" che semplicemente estende il dolore delle imprese tecnicamente fallite. In Spagna la Banca di Spagna ha avvertito che il 25% di tutte le società è sull'orlo della chiusura per insolvenza. Secondo le stime di Moody's, oltre il 10% delle imprese nelle principali economie sono in grave stress finanziario, molte ormai in fallimento tecnico.

Com'è potuto accadere? Dalla crisi del 2008 tutte le azioni politiche sono state mirate a mantenere bassi i rendimenti dei titoli di stato, salvando la spesa pubblica ed i deficit stratosferici; e le massicce iniezioni di liquidità hanno avvantaggiato le grandi società quotate che hanno utilizzato il denaro per proteggere le loro valutazioni attraverso riacquisti ed ingegneria finanziaria a basso costo. Tuttavia il denaro facile ha anche innescato cattivi investimenti, allocazione errata del capitale e livelli di debito superiori al normale. Le piccole imprese non hanno visto i presunti benefici dei massicci programmi di liquidità e deficit, mentre le grandi aziende si sono assuefatte a livelli elevati di debito, scarso ritorno sul capitale impiegato e rapporti di solvibilità troppo bassi in un'economia in crescita.

Denaro facile e salvataggi statali hanno gettato i semi di una crisi di solvibilità innescata dalla decisione irresponsabile di alcuni governi di chiudere intere economie. Se avete un'economia altamente indebitata e con rapporti di produttività e solvibilità bassi, chiuderla per due mesi è l'ultimo chiodo nella bara. E le ripercussioni dureranno per anni.

Salvare le aziende zombi non farà che peggiorare le cose e nuovi lockdown potrebbero essere letali. La soluzione è ciò che nessuno stato vuole fare, perché non cattura i titoli dei giornali né dà l'impressione che i politici stiano salvando il mondo: misure dal lato dell'offerta che attivano i meccanismi di rifinanziamento, ristrutturazione e miglioramento dell'efficienza.

Più politiche dal lato della domanda, piani di stimolo inutili atti a costruire qualsiasi cosa a qualsiasi costo e più iniezioni di liquidità peggioreranno le cose e spingeranno l'economia verso la stagflazione. Il problema successivo sarà quindi una crisi finanziaria mentre le bancarotte aumentano e le valutazioni degli asset bancari scenderanno, poiché i prestiti in sofferenza saliranno nonostante la massiccia azione del sistema bancario centrale.

Gli stati preferiranno seguire la rotta del Giappone: più debito, più salvataggi e massiccia spesa pubblica. Tuttavia ciò porterà solo alla stagnazione ed a squilibri perpetui impossibili da nascondere, soprattutto quando gli stessi errori commessi in Giappone emergeranno nella zona Euro, in Cina e negli Stati Uniti. Non vi è alcun modo in cui le grandi spese e le abbuffate di liquidità produrranno altro che debito più elevato, una crescita più debole e salari reali più bassi.

Per porre fine al problema delle imprese zombi e al rischio di ulteriori salvataggi, abbiamo bisogno di un mercato più aperto, meno burocrazia e meccanismi di ristrutturazione più flessibili. Qualsiasi altra cosa produrrà semplicemente stagnazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 21 settembre 2020

La cospirazione contro la Libia

 

 

di Eric Draitser

Il sole cocente del deserto passa attraverso strette lamelle nella minuscola finestra. Un topo corre sul pavimento di cemento incrinato, lo scalpiccio delle sue minuscole zampe è soffocato dal suono di voci lontane che parlano in arabo. Le loro chiacchiere sono in un dialetto libico occidentale, il quale si distingue peculiarmente rispetto al dialetto orientale parlato a Bengasi. Da qualche parte in lontananza, oltre l'orizzonte scintillante del deserto, c'è Tripoli, il gioiello dell'Africa ora ridotto ad una guerra perpetua.

Ma qui, in questa cella di un vecchio magazzino umido a Bani Walid, non ci sono contrabbandieri, stupratori, ladri o assassini. Ci sono africani catturati dai trafficanti mentre si dirigevano dalla Nigeria, dal Camerun, dal Ciad, dall'Eritrea o da altre parti disparate del continente, alla ricerca di una vita di fuga dalla guerra e dalla povertà, frutto marcio del colonialismo anglo-americano ed europeo. I marchi a fuoco sui loro volti raccontano una storia più tragica di qualsiasi cosa prodotta da Hollywood.

Questi sono schiavi: esseri umani comprati e venduti per il loro lavoro. Alcuni sono destinati ai cantieri, mentre altri ai campi. Tutti affrontano la certezza della servitù forzata, un incubo ad occhi aperti che è diventato la loro realtà quotidiana.

Questa è la Libia, la vera Libia. La Libia che è stata costruita dalle ceneri della guerra USA-NATO che ha deposto Muammar Gheddafi e il governo della Jamahiriya Araba Libica. La Libia ora si è divisa in fazioni in guerra, ciascuna sostenuta da una varietà di attori internazionali il cui interesse nel Paese è tutt'altro che umanitario.

Ma questa Libia non è stata costruita da Donald Trump. No, è stato il grande umanitario Barack Obama, insieme a Hillary Clinton, Joe Biden, Susan Rice, Samantha Power e il loro armonioso circolo pacifico di interventisti liberal a provocare questa devastazione. Con discorsi brillanti sulla libertà e l'autodeterminazione, il Primo Presidente Nero, insieme ai suoi compagni della NATO in Francia e Gran Bretagna, ha scatenato i cani da guerra su una nazione africana in precedenza considerata da gran parte del mondo come un modello di sviluppo economico e sociale .

Ma questo non è un mero esercizio giornalistico per documentare solo uno degli innumerevoli crimini compiuti in nome del popolo americano. No, questi siamo noi, la sinistra negli Stati Uniti contro la guerra, che scrutiamo attraverso le crepe della Washington imperiale – sgretolata com'è dal marciume interno e dal decadimento politico – per far brillare una luce attraverso l'oscurità chiamata Trump.

Ci sono verità che devono essere chiarite affinché non vengano seppellite come i tanti corpi sotto la sabbia del deserto.


La guerra in Libia: una cospirazione criminale

Per comprendere la profondità della criminalità coinvolta nella guerra USA-NATO contro la Libia, dobbiamo svelare una storia complessa che coinvolge tra gli attori sia gli Stati Uniti che l'Europa, i quali hanno letteralmente cospirato per provocare questa guerra, esponendo l'incostituzionale belligeranza del precedente presidente degli Stati Uniti.

Emerge un'immagine che è sorprendentemente in contrasto con la narrativa dominante sulle buone intenzioni e sui presunti dittatori. Infatti, sebbene Gheddafi sia stato presentato come il cattivo per eccellenza in questa storia raccontata dagli scriba dell'Impero, in realtà sono Barack Obama, Hillary Clinton, Joe Biden, l'ex-presidente francese Nicholas Sarkozy, il filosofo e neocoloniale francese Bernard Henri-Lévy e l'ex-primo ministro britannico David Cameron ad essere le vere forze malevole. Sono stati loro, non Gheddafi, ad intraprendere una guerra palesemente illegale con falsi pretesti e per la loro stessa esaltazione. Sono stati loro, non Gheddafi, a cospirare per far precipitare la Libia nel caos e nella guerra civile da cui deve ancora riprendersi. Sono stati loro a battere sui tamburi di guerra mentre proclamavano la pace sulla Terra.

La guerra USA-NATO alla Libia rappresenta uno degli esempi più eclatanti di aggressione militare e illegalità da parte degli Stati Uniti. Ovviamente non hanno agito da soli, poiché i francesi e gli inglesi erano desiderosi di venire coinvolti nella riaffermazione del controllo su una risorsa africana un tempo redditizia e strappata al controllo europeo da Gheddafi. E questo solo pochi anni dopo che l'ex-primo ministro britannico e criminale di guerra in Iraq, Tony Blair, si era incontrato con Gheddafi per inaugurare una nuova era di apertura e collaborazione.

La storia inizia con Bernard Henri-Lévy, filosofo e giornalista francese che si credeva una spia internazionale. Non essendo riuscito ad arrivare in tempo in Egitto per rafforzare il suo ego capitalizzando la rivolta contro l'ex-dittatore Hosni Mubarak, spostò rapidamente la sua attenzione sulla Libia, dove era in corso una rivolta anti-Gheddafi a Bengasi. Come ha raccontato Le Figaro, Henri-Lévy riuscì a partecipare ad un incontro con l'allora capo del Consiglio nazionale di transizione (TNC) Mustapha Abdeljalil, un ex-funzionario di Gheddafi che divenne capo del TNC anti-Gheddafi. Ma Henri-Lévy non era lì solo per un'intervista da pubblicare sul suo giornale, era lì per aiutare a rovesciare Gheddafi e, così facendo, diventare una star internazionale.

Henri-Lévy sollecitò rapidamente i suoi contatti e si mise al telefono con il presidente francese Nicholas Sarkozy per chiedergli, piuttosto schiettamente, se avesse accettato di incontrare Abdeljalil e la leadership del TNC. Pochi giorni dopo Henri-Lévy ed i suoi colleghi andarono ​​al Palazzo dell'Eliseo con la leadership del TNC al loro fianco. Con grande shock dei libici presenti, Sarkozy disse loro che intendeva riconoscere il TNC come governo legittimo della Libia. Henri-Lévy e Sarkozy avevano, almeno in teoria, deposto il governo di Gheddafi.

Ma il piccolo problema delle vittorie militari di Gheddafi e la possibilità concreta che potesse uscire vittorioso dal conflitto complicarono le cose, poiché l'opinione pubblica francese era venuta a conoscenza del piano e giustamente biasimava Sarkozy. Henri-Lévy, da opportunista quale è, alimentò il fervore patriottico annunciando che senza l'intervento francese, la bandiera tricolore che sventolava sugli hotel a cinque stelle di Bengasi si sarebbe macchiata di sangue. La campagna di pubbliche relazioni funzionò quando Sarkozy accarezzò l'idea di un intervento militare.

Tuttavia Henri-Lévy aveva ancora un ruolo ancora più critico da svolgere: portare il colosso militare statunitense nella cospirazione. Organizzò il primo di quelli che sarebbero stati diversi colloqui ad alto livello tra i funzionari americani dell'amministrazione Obama e i libici del TNC. Inoltre Henri-Lévy organizzò l'incontro tra Abdeljalil e il Segretario di Stato Hillary Clinton. Mentre la Clinton era scettica al momento dell'incontro, sarebbe stata una questione di mesi prima che lei e Joe Biden, insieme a artisti del calibro di Susan Rice, Samantha Power e altri, pianificassero la rotta politica, diplomatica e militare verso il cambiamento di governo in Libia.


Gli americani si buttano nella mischia

Non ci sarebbe stata nessuna guerra in Libia se non fosse stato per la macchina politica, diplomatica e militare degli Stati Uniti. Detto in modo più diretto, non ci sarebbe stata nessuna guerra se non fosse stato per la collaborazione attiva dell'amministrazione Obama con le sue controparti francesi e britanniche.

Come ha spiegato Jo Becker del NY Times nel 2016, Hillary Clinton incontrò Mahmoud Jibril, un eminente politico libico che sarebbe diventato il nuovo Primo Ministro della Libia post-Gheddafi, ed i suoi associati al fine di valutare la fazione che stava chiedendo supporto agli Stati Uniti. Il lavoro della Clinton, secondo Becker, era di "misurare i ribelli che sostenevamo", un modo elegante per dire che la Clinton partecipò alla riunione per determinare se questo gruppo di politici che parlava a nome di un gruppo eterogeneo di voci anti-Gheddafi (che andavano da attivisti a favore della democrazia a terroristi veri e propri affiliati a reti terroristiche globali) dovevano essere sostenuti con denaro USA e armi segrete.

La risposta, in definitiva, fu sì.

Ma ovviamente, come per tutte le disavventure bellicose americane, non c'era consenso sull'intervento militare. Come ha riportato Becker, alcuni nell'amministrazione Obama erano scettici sulla vittoria lampo e sul calcolo politico postbellico. Una voce prominente del dissenso, almeno secondo Becker, era l'ex-segretario alla Difesa Robert Gates. Era preoccupato che l'atteggiamento da falco della Clinton e Biden nei confronti della Libia avrebbe infine portato ad un incubo politico in stile iracheno, che senza dubbio sarebbe finito con gli Stati Uniti che avrebbero creato e poi abbandonato uno stato fallito... esattamente quello che è successo.

È importante notare che la Clinton e Biden erano due delle principali voci a favore della guerra. Entrambi hanno sostenuto sin dall'inizio la No-Fly Zone ed entrambi hanno sostenuto l'intervento militare. Infatti i due sono risultati favorevoli in quasi tutti i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti negli ultimi 30 anni, compreso il crimine di Bush contro l'umanità che chiamiamo seconda guerra in Iraq.

Come ha spiegato l'ex-lacchè della Clinton (vicedirettore del personale addetto alla pianificazione delle politiche del Segretario di Stato), Derek Chollet: "[La Libia] sembrava una pratica facile". Chollet, uno dei principali partecipanti alla cospirazione americana per fare la guerra alla Libia, che in seguito ha servito direttamente sotto Obama e presso il Consiglio di sicurezza nazionale, illustra inavvertitamente l'arroganza imperiale del campo interventista Obama-Clinton-Biden. Definendo la Libia una "pratica facile", significa ovviamente che la Libia era un candidato perfetto per un'operazione di cambio di governo il cui principale vantaggio sarebbe stato quello di incoraggiare politicamente coloro che la sostenevano.

Chollet, come molti pianificatori strategici dell'epoca, vedeva la Libia come un'opportunità per trasformare le manifestazioni e le rivolte del 2010-2011, che divennero note come Primavera araba, in capitale politico per l'allora classe dirigente statunitense. Questa divenne rapidamente la posizione della Clinton e presto il consenso dell'intera amministrazione Obama.

 

La guerra di Obama fuori dalle cronache storiche

Uno dei miti più perniciosi della guerra degli Stati Uniti alla Libia era l'idea, propagandata diligentemente dai lobbisti della difesa e dai giornalisti dei principali organi di stampa, che la guerra fosse una piccola guerra a buon mercato e che non costasse quasi nulla agli Stati Uniti. Non ci sono state vite americane perse nella guerra stessa e il costo in termini monetari è stato minimo, per usare la spregevole terminologia imperialista.

Ma mentre il costo totale della guerra è impallidito rispetto ai crimini su vasta scala in Iraq e Afghanistan, i mezzi con cui è stata finanziata sono costati agli Stati Uniti molto più dei dollari; la guerra alla Libia è stata un'impresa criminale e incostituzionale che ha ulteriormente posto le basi per un presidenza imperiale e un potere esecutivo senza vincoli. Come scriveva all'epoca il Washington Post: "Notando che Obama aveva detto che la missione poteva essere pagata con denaro già stanziato al Pentagono, [l'ex-presidente della Camera] Boehner ha insistito sulla richiesta al Congresso di finanziamenti supplementari".

Operazioni militari impreviste che richiedono spese come quelle fatte per lo sforzo libico, normalmente richiedono stanziamenti supplementari poiché sono al di fuori del budget principale del Pentagono. Questo è il motivo per cui i fondi per l'Afghanistan e l'Iraq sono separati dal normale bilancio del Dipartimento della Difesa. I costi aggiuntivi per alcune delle operazioni in Libia sono minimi... ma le spese per armi, carburante e attrezzature perse sono un'altra cosa.

Poiché l'amministrazione Obama non ha cercato stanziamenti del Congresso per finanziare la guerra, c'è ben poco in termini di documenti per fare una corretta contabilità dei costi della guerra. Man mano che il costo di ogni bomba, jet e veicolo di supporto logistico scompariva nell'abisso contabile del Pentagono, lo stesso destino attanagliava anche qualsiasi parvenza di legalità costituzionale. In sostanza, Obama ha contribuito a stabilire una presidenza senza legge che non solo ha avuto poco rispetto per i controlli e gli equilibri costituzionalmente imposti, ma ha ignorato completamente lo stato di diritto. Infatti alcuni dei crimini di cui sono colpevoli Trump e il procuratore generale Bill Barr hanno il loro diretto corollario nel perseguimento della guerra in Libia da parte dell'amministrazione Obama.

Allora da dove sono usciti fuori i soldi e dove sono finiti? Nessuno lo sa davvero, a meno che non siate uno di quei sempliciotti a cui piace prendere alla parola del Pentagono. Come disse un portavoce del Pentagono alla CNN nel 2011: "Il prezzo per le operazioni del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in Libia al 30 settembre [era] di $1,1 miliardi. Ciò includeva operazioni militari quotidiane, munizioni, prelievo di rifornimenti e assistenza umanitaria". Tuttavia, per illustrare la totale impossibilità orwelliana di discernere la verità, il vicepresidente Joe Biden ha raddoppiato quel numero parlando alla CNN: "L'alleanza NATO ha funzionato come era stata progettata, condivisione degli oneri. In totale ci è costato $2 miliardi e nessuna vita americana persa".

Come è dolorosamente evidente, non esiste un modo chiaro per sapere quanto è stato speso se non quello di prendere in parola coloro che hanno perseguito la guerra. Senza la supervisione del Congresso e senza una chiara documentazione registrata, la guerra alla Libia scompare nel buco della memoria e con essa l'idea che ci sia una separazione dei poteri, l'autorità del Congresso e una Costituzione funzionante.


La sporca guerra americana in Libia

Mentre il ricordo della Libia per la maggior parte degli americani è il teatro politico derivato dall'attacco alla struttura statunitense a Bengasi che uccise diversi americani, tra cui l'ambasciatore statunitense Stevens, non è affatto il più importante. L'uso ei gruppi terroristici (e degli insorti che ne sono emersi) come delegati militari è la vera eredità americana da una prospettiva strategica. Mentre i media generalisti presentavano la narrazione di proteste spontanee e rivolte per rovesciare Gheddafi, era in realtà una rete di gruppi terroristici che faceva il lavoro sporco.

Sebbene gran parte di questa storia sia stata sepolta sotto notizie fasulle, creazione di miti da parte dell'establishment e confusione sparsa dai media, all'epoca era ben riportata. Ad esempio, come ha scritto nel 2011 il New York Times riguardo una delle principali forze sul campo sostenute dagli Stati Uniti durante la guerra: "Il Libyan Islamic Fighting Group è stato formato nel 1995 con l'obiettivo di cacciare il colonnello Gheddafi. Spinti sulle montagne o esiliati dalle forze di sicurezza libiche, i membri del gruppo sono stati tra i primi ad unirsi alla lotta contro le forze di Gheddafi [...]. Ufficialmente il gruppo di combattimento non esiste più, ma gli ex-membri stanno combattendo in gran parte sotto la guida di Abu Abdullah Sadik [alias Abdelhakim Belhadj]".

Già a quel tempo c'era un notevole disagio tra i pianificatori strategici di Washington per il fatto che l'amministrazione Obama avesse stretto un'alleanza con un gruppo terroristico con legami noti ad al-Qaeda, cosa che avrebbe potuto rivelarsi un grave errore. "I servizi segreti americani, europei e arabi riconoscono di essere preoccupati per l'influenza che i membri dell'ex-gruppo potrebbero esercitare sulla Libia dopo che il colonnello Gheddafi verrà spodestato, e stanno cercando di valutare la loro influenza e qualsiasi legame persistente con Al-Qaeda", scriveva il NYT.

Naturalmente le varie agenzie di intelligence statunitensi avevano già un'idea abbastanza chiara di chi stessero sostenendo, o almeno degli elementi che sarebbero stati coinvolti in qualsiasi operazione americana. Nello specifico, gli Stati Uniti sapevano che le aree da cui attingevano le forze di opposizione anti-Gheddafi erano un focolaio di attività criminali e terroristiche.

In uno studio del 2007 intitolato "I combattenti stranieri di Al-Qaeda in Iraq: un primo sguardo ai documenti Sinjar", che ha esaminato le origini dei vari gruppi criminali e terroristici attivi in ​​Iraq, il Combating Terrorism Center presso l'Accademia militare degli Stati Uniti a West Point ha concluso che: "Secondo i documenti Sinjar quasi il 19% dei combattenti proveniva dalla Libia. Inoltre la Libia ha contribuito con molti più combattenti pro-capite di qualsiasi altra nazionalità, inclusa l'Arabia Saudita [...]. L'apparente aumento delle reclute libiche in viaggio in Iraq potrebbe essere collegato al rapporto sempre più collaborativo del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) con al-Qa'ida, culminato con l'adesione ufficiale di al-Qaeda al LIFG il 3 novembre 2007 [...]. Le città più comuni che i combattenti chiamavano casa erano Darnah [Derna], in Libia, e Riyadh, in Arabia Saudita, con 52 e 51 combattenti rispettivamente. Darnah [Derna] con una popolazione poco più di 80.000 rispetto ai 4,3 milioni di Riyadh, ha di gran lunga il maggior numero pro-capite di combattenti secondo i documenti Sinjar".

All'epoca si sapeva che la maggior parte delle forze anti-Gheddafi proveniva dalla regione, tra cui Derna, Bengasi e Tobruk (la "Libia orientale"), e che la probabilità che al-Qaeda e altri gruppi terroristici erano tra i ranghi delle reclute statunitensi era molto alta.

Prendiamo il caso della Brigata dei Martiri del 17 febbraio, incaricata dagli Stati Uniti di sorvegliare la struttura della CIA a Bengasi in cui è stato assassinato l'ambasciatore Stevens. Così scrisse il Los Angeles Times nel 2012: "Nell'ultimo anno, mentre erano stati assegnati dalla loro milizia per aiutare a proteggere la missione statunitense a Bengasi, la coppia era stata addestrata dal personale di sicurezza americano nell'uso delle armi, nel proteggere gli ingressi, nell'arrampicarsi sui muri e nel condurre combattimenti corpo a corpo [...]. I miliziani negano categoricamente di sostenere gli assalitori, ma riconoscono che la loro grande forza alleata, nota come Brigata dei Martiri del 17 febbraio, potrebbe includere elementi anti-americani [...]. La brigata del 17 febbraio è considerata una delle milizie più capaci nella Libia orientale".

Ma non sono stati solo LIFG e gruppi criminali affiliati ad al-Qaeda ad entrare nella mischia grazie a Washington.

Una risorsa di lunga data degli Stati Uniti, il generale Khalifa Hifter e il suo cosiddetto esercito nazionale libico, sono sul campo in Libia sin dal 2011 e sono emersi come una delle forze principali in lizza per il potere nella Libia del dopoguerra. Hifter ha una lunga e sordida storia al soldo della CIA nei suoi tentativi di rovesciare Gheddafi negli anni '80, prima di essere reinsediato vicino a Langley, in Virginia. Come riportato dal New York Times nel 1991: "L'operazione paramilitare segreta, avviata negli ultimi mesi dell'amministrazione Reagan, ha fornito aiuti militari e addestramento a circa 600 soldati libici tra quelli catturati durante i combattimenti al confine tra Libia e Ciad nel 1988 [...]. Sono stati addestrati da funzionari dell'intelligence americana in sabotaggio e altre abilità di guerriglia in una base vicino a Ndjamena, la capitale del Ciad. Il piano di utilizzare gli esiliati si adatta perfettamente all'entusiasmo dell'amministrazione Reagan di rovesciare il colonnello Gheddafi".

Hifter, leader di questi tentativi falliti, divenne noto come "uomo di punta in Libia" della CIA, avendo preso parte a numerosi tentativi di cambio di governo, compreso il tentativo abortito di rovesciare Gheddafi nel 1996. Quindi il suo arrivo nel 2011, al culmine della rivolta, ha segnalato un'escalation del conflitto da una rivolta armata ad un'operazione internazionale. Se Hifter stesse lavorando direttamente con l'intelligence statunitense o semplicemente complimentandosi con gli sforzi degli Stati Uniti per aver portato avanti la sua guerra personale pluriennale contro Gheddafi, è irrilevante. Ciò che conta è che Hifter e l'esercito nazionale libico, come LIFG e altri gruppi, sono diventati parte del più ampio sforzo di destabilizzazione che ha rovesciato Gheddafi e ha creato il paesaggio infernale che è oggi la Libia.

Questa è l'eredità della sporca guerra degli Stati Uniti alla Libia.

 

Il passato è un prologo

È settembre 2020. Gli americani sono concentrati su un'elezione tra Trump e un criminale di guerra democratico.

È settembre 2020. La Libia si prepara a entrare nel suo ottavo anno di guerra civile. I mercati degli schiavi come quello di Bani Walid sono all'ordine del giorno quanto lo erano i centri di alfabetizzazione giovanile nella Libia di Gheddafi. Bande armate e milizie esercitano il potere anche in aree sotto il controllo del governo. Un signore della guerra si organizza in Oriente mentre guarda alla Russia, all'Arabia Saudita, all'Egitto e agli Emirati Arabi Uniti per ricevere supporto.

È settembre 2020 e la guerra USA-NATO alla Libia è svanita in un lontano ricordo mentre altre questioni come Black Lives Matter hanno catturato l'attenzione pubblica.

La Libia, un tempo conosciuta come il "gioiello dell'Africa", un Paese che ha fornito rifugio a molti lavoratori migranti dell'Africa subsahariana pur mantenendo l'indipendenza dagli Stati Uniti e dalle ex-potenze coloniali dell'Europa, non esiste più. Al suo posto c'è uno stato fallito che ora riflette il tipo di razzismo contro i neri represso invece con la forza dal governo di Gheddafi.

La Libia è l'esempio globale dello sfruttamento del corpo dei neri.

Se usate un po' l'immaginazione potrete vedere il presidente Joe Biden rimettere insieme la vecchia band. Hillary Clinton nello Studio Ovale come voce influente, qualcuno per consigliare il Comandante in Capo. Derek Chollet e Ben Rhodes che ridono insieme mentre ordinano un altro giro nel loro ritrovo preferito a DC, brindando al ristabilimento dell'ordine a Washington. Barack Obama come éminence grise dietro la rinascita politica della struttura liberal-conservatrice.

Ma in Libia non si torna indietro, non si può aggiustare il passato per sfuggire al presente.

La stessa cosa vale per gli Stati Uniti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/