martedì 31 marzo 2020

La BCE continua a tirare una situazione già al limite





di Fabrizio Ferrari


Quando il mandato di Mario Draghi si stava avvicinando alla fine, ho detto che la Banca Centrale Europea (BCE) avrebbe avuto bisogno di un governatore più intransigente; quindi non ero affatto entusiasta quando il suo successore è stata Christine Lagarde, una persona accomodante, come si può dedurre dalla sua vicinanza ideologica ad un famoso keynesiano come Olivier Blanchard.

Tuttavia sono qui per difendere la posizione assunta con il suo discorso del 12 marzo, in cui, affrontando le turbolenze economiche provocate dalla crisi del coronavirus, ha dichiarato che non era compito di un banchiere centrale prevenire i movimenti degli spread sui mercati finanziari. Inutile dire come questa posizione sia stata duramente attaccata dai media e dai politici italiani, oltre che dal presidente italiano Sergio Mattarella. Ci sono tre ragioni per cui ritengo che il punto di vista della Lagarde sia giusto. Queste ragioni sono basate sulla politica monetaria, sul quadro istituzionale dell'Unione Europea e sull'attuale situazione dell'economia italiana.



I limiti della politica monetaria

In primo luogo, dobbiamo capire che ciò che Lagarde ha affermato (che non è compito suo impedire che i prezzi dei titoli di stato nell'Unione Monetaria Europea (UEM) divergano) è assolutamente corretto da un punto di vista tecnico. Infatti, se consideriamo l'approccio teorico al ruolo della banca centrale come prestatore di ultima istanza concepito sia da Walter Bagehot che da Henry Thornton (entrambi riconosciuti e rispettati anche dagli economisti neoclassici), scopriamo che la politica monetaria non dovrebbe influenzare i prezzi relativi degli asset. Infatti il ruolo di una banca centrale (cioè, prestatore di ultima istanza in un sistema bancario a moneta fiat e riserva frazionaria) dovrebbe essere quello di concedere liquidità a banche commerciali temporaneamente illiquide, ma solventi, cioè strutturalmente solide. La politica monetaria non dovrebbe in alcun modo essere coinvolta nella gestione (e pasticciare) dei prezzi degli asset, come purtroppo è accaduto nell'UEM sin dall'inizio del QE nel marzo 2015, poiché le interferenze delle banche centrali distorcono la naturale formazione dei prezzi sul mercato, imbastendo il cosiddetto Effetto Cantillon che va ad alimentare investimenti improduttivi (riduzione generale dei rendimenti degli asset e risparmiatori che investono in quelli più rischiosi).

È evidente che la BCE è già stata una banca centrale estremamente interventista; basti pensare che attualmente il bilancio della BCE rappresenta circa il 40% del PIL dell'UEM e che il sistema bancario europeo è già inondato con €1.500 miliardi di riserve in eccesso. Quindi è difficile vedere come un ulteriore spazio per l'interferenza della politica monetaria potrebbe essere giustificabile, anche volendo dar retta ai keynesiani miopi convinti che l'attuale shock del coronavirus sia puramente demand-side, cosa che assolutamente non è.



Il quadro istituzionale dell'Unione Europea

Qui l'argomento è piuttosto semplice. Prima di tutto dobbiamo ricordare che l'UEM è un'unione monetaria in cui gli stati nazionali europei mantengono la propria sovranità fiscale. Il problema con tale quadro è che i nazionalisti monetari italiani, i keynesiani, gli MMTer ed i politici interpretano questo accordo internazionale come segue: "Gli oneri dovrebbero essere messi insieme e affrontati con uno strumento comune (cioè la valuta che condividiamo tutti, l'euro), mentre i benefici dovrebbero essere goduti privatamente dagli Stati membri". Infatti non vedono (o fingono di non vedere), anche in un paradigma keynesiano, che l'unico modo in base al quale la politica monetaria potrebbe essere utile in tale crisi sarebbe se il livello della politica fiscale fosse uguale a quello della politica monetaria.

Questo è esattamente il motivo per cui l'attuale quadro istituzionale dell'UEM, sviluppato nel mondo in cui viviamo, cioè con moneta fiat, riserva frazionaria e macroeconomia keynesiana, fornisce già l'OMT (transazioni monetarie definitive), cioè una rete di sicurezza per quei governi (come quello italiano) che chiedono uno scudo per coprire i costi del loro debito. Tuttavia, dato che l'euro è la valuta di tutti gli europei (e non solo degli italiani), il quadro normativo dell'OMT richiede che lo stato richiedente firmi un memorandum d'intesa, che sostanzialmente trasferisce la sua sovranità fiscale a livello europeo. Quindi è evidente che lo strumento a disposizione del governo italiano per ridurre i suoi costi di finanziamento esiste già e può essere attivato ogni volta che i politici italiani vogliono.

Il problema è che i politici italiani vogliono sperperare la dote di ogni europeo (cioè l'euro, la cui immensa iniezione sbilanciata causerebbe distorsioni dei prezzi) senza attuare quelle riforme fiscali e istituzionali che da sole sarebbero sufficienti a migliorare le loro finanze pubbliche ed a ridurre il costo del finanziamento del debito. In altre parole, gli italiani vogliono essere salvati dall'UE senza essere soggetti ad alcuna condizione. In secondo luogo, non dobbiamo dimenticare che la BCE ha già aiutato molto i governi italiani: il Public Sector Purchasing Program (dicembre 2019) finora ha acquistato circa €370 miliardi in obbligazioni italiane e €530 miliardi di quelle tedesche; tuttavia il PIL tedesco è ora quasi il doppio di quello italiano, il che significa che in termini di percentuale di acquisti di titoli di stato rispetto al PIL nazionale l'Italia ha avuto un enorme privilegio (530/370 = 1,4) attraverso un sostegno sproporzionato di politica monetaria per il costo del finanziamento del suo debito.



La situazione attuale dell'economia italiana

Per dirla senza mezzi termini, non c'è niente che la politica monetaria possa fare ora per la situazione italiana. L'Italia è un esempio di economia che consuma capitali, in cui il livello degli investimenti è crollato (Grafico 1) e la produttività del lavoro ristagna (Grafico 2). Inoltre la demografia sfavorevole (quasi un italiano su quattro ha più di 65 anni) e la natalità decrescente (in media circa la metà dei bambini nati negli anni '50 e '60 nati ogni anno) mettono ulteriormente in rilievo il fragile sistema pensionistico, peggiorato negli anni '70 e '80.

In altre parole, non esiste un trucco monetario o finanziario che possa salvare l'Italia ora: l'unico percorso disponibile è ridurre le spese pensionistiche (che sono le seconde più alte in proporzione al PIL tra i membri dell'OCSE, immediatamente dopo la Grecia) e impiegare queste risorse nella sanità e nella riduzione delle tasse. Tuttavia queste sono tutte politiche che non riguardano il sistema bancario centrale, e sono esattamente le politiche che altri partner europei richiederebbero all'Italia di attuare per poter usufruire dell'OMT.


Fonte: OCSE (2020), PIL per ora di lavoro (indicatore). Accesso 13 marzo 2020. DOI: 10.1787/1439e590-it.

Concludendo, la Lagarde potrebbe essere sembrata indifferente nel suo discorso; tuttavia la sostanza è giusta. L'Italia non può continuare a lamentarsi e sperare in un aiuto esterno: deve gestire il suo destino e deve imboccare una strada, sebbene socialmente e politicamente dura, che ha evitato finora. Le economie crescono, come insegna la teoria Austriaca del ciclo economico, solo se gli attori di mercato sono disposti a rinunciare al consumo oggi e a risparmiare e investire al fine di avere una produzione più elevata (grazie ad una maggiore produttività) domani. Non ci sono scorciatoie.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 30 marzo 2020

Perché Taiwan non ha chiuso la sua economia

Credevo che le persone ci avessero fatto "l'abitudine", invece mi sbagliavo. Negli ultimi 20 anni abbiamo avuto diverse crisi legate alla "nascita" di nuovi virus che avrebbero potuto sconvolgere la vita delle persone, salvo poi scoppiare tutti in una bolla di sapone. Infatti i virus in questione sono tutti andati via, ciò che è rimasto è il potere che lo stato ha guadagnato da ogni crisi e non l'ha più mollato. Ciò che è chiaro ora è che il terrorismo dei media ha infettato gran parte della popolazione col virus dello statalismo. Non ho dubbi sul fatto che quando ci si renderà del danno economico arrecato, gli stessi stati interverranno di nuovo per "salvarci" dalla crisi. Stiamo vedendo come le attività dei burocrati ci stanno portando sulla strada dell'autodistruzione economica. Perché? In una situazione di crescente panico la ragione e la razionalità di solito vanno a farsi friggere, mentre regna quello che Ludwig von Mises descrisse come "caos pianificato". Come i virus che mutano e di cui gli esseri umani sono pieni, anche le burocrazie temporanee tendono a mutare, moltiplicarsi e trovare nuovi ospiti in cui insediarsi. Sappiamo benissimo che dopo l'attuale "crisi del virus" ci saranno altri virus. Ma visto che gli stati hanno già assaporato il potere della regolamentazione, sperimenteremo un altro lockdown economico e uno stato di emergenza durante la stagione influenzale 2020-2021? Ecco perché bisogna dare quanto più risalto possibile ad esempi come quello taiwanese o israeliano, i quali ci permettono di vedere come esista una alternativa alla retorica velenosa del "è per il nostro bene", impedendo allo stato di ottenere più poteri di quelli che già ha (sebbene l'obiettivo cruciale sarebbe quello di spogliarlo di tutti quelli che ha già acquisito visto che ne abusa costantemente e fallisce in ogni proposito che si prefigge).
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di Javier Caramés Sanchez & William Hongsong Wang


Come dimostra la Scuola Austriaca quando parla di calcolo economico e socialismo, nessun ente di pianificazione centrale ha la capacità di organizzare la società sulla base di mandati coercitivi. Il motivo principale è che il pianificatore centrale non è in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie per organizzare la società in questo modo, poiché le informazioni hanno qualità soggettive, creative e soprattutto sono disperse nell'ambiente economico. Questo principio può essere pienamente applicato al contenimento di una pandemia. La responsabilità individuale e la trasparenza delle informazioni sono fondamentali per fermare una pandemia e Taiwan è un ottimo esempio di come l'individualismo e le società volontarie funzionino bene in tal contesto.



Vicino al continente cinese, ma poche persone infette

A Taiwan l'infezione è stata completamente contenuta nonostante fosse uno dei Paesi con il più alto rischio di subire gli effetti della pandemia, dato che la Repubblica di Cina (ROC) è molto vicina alla terraferma cinese (la Repubblica popolare cinese). Fino a gennaio c'erano ancora voli tra la capitale di Taiwan, Taipei, e l'epicentro a Wuhan. Tuttavia al 21 marzo c'erano solo 153 infetti, mentre l'Europa, lontana dalla terraferma cinese, ha più di diecimila contagiati dal coronavirus. A Taiwan e in altre parti dell'Asia, tra cui Singapore e Hong Kong, finora non è stata applicata una quarantena o un contenimento obbligatorio.

In che modo Taiwan c'è riuscito?



Trasparenza

La prima ragione del successo di Taiwan è la trasparenza delle informazioni, la quale ha fermato la rapida crescita dell'infezione. Il contenimento a Taiwan è stato effettuato con una elevata trasparenza. Già il 31 dicembre dello scorso anno il Ministero della Salute e del Benessere di Taiwan ha iniziato a prendere sul serio il potenziale pericolo della polmonite di Wuhan, informando ogni giorno i cittadini sulle tendenze in evoluzione dell'infezione e sul suo stato. Le informazioni fornite dall'autorità taiwanese includevano anche la possibilità di infetti a Taiwan che avessero contratto la malattia a causa di input esteri, cosa che ha aiutato le persone ad adottare misure tempestive per proteggersi. Nelle costanti conferenze stampa il governo di Taiwan ha offerto diverse opzioni e raccomandazioni che le persone potevano scegliere di adottare volontariamente, senza che fossero imposte in modo coercitivo. Le informazioni fornite continuamente hanno permesso alle persone di prendere le proprie decisioni nonostante l'incertezza. Al contrario, i governi dei Paesi dell'Unione Europea hanno reagito lentamente e fino a febbraio non hanno fornito informazioni sufficienti sulla potenziale pandemia, rendendo la situazione difficile da gestire.



Processo decisionale volontario e cooperazione tra individui e settori privati

Il tipo di quarantena stabilito dal governo taiwanese è stato l'auto-quarantena. Il governo di Taiwan ha capito quanto fosse importante fare affidamento sulle azioni volontarie delle persone affinché potessero resistere alla pandemia. Come scritto sopra, la maggior parte dei casi di contagio a Taiwan è provenuta dall'esterno e quasi sempre sono stati rilevati al confine. L'auto-protezione volontaria delle persone taiwanesi ha soppresso la diffusione del coronavirus nel loro Paese e le sporadiche quarantene forzate sono servite più che altro per i casi gravi, ad esempio i taiwanesi infetti evacuati dalla terraferma cinese.

Uno dei problemi con il coronavirus è stato il mantenimento di un equilibrio tra attività economica e contenimento dell'infezione. A differenza di quanto fanno i Paesi dell'Europa meridionale come l'Italia e la Spagna, la politica del governo di Taiwan non è stata quella di adottare misure preventive chiudendo le attività economiche. Prendendo come esempio le scuole, l'inizio delle lezioni è stato ritardato di due settimane. Attualmente la politica nelle scuole è quella di misurare la temperatura di studenti, insegnanti ed inservienti. Se c'è presenza di febbre, le lezioni in quella scuola vengono sospese, ma non c'è alcuna sospensione totale delle scuole. Allo stesso tempo viene incoraggiato l'insegnamento online, ma non viene forzato dal governo. In molte università di Taiwan viene promosso l'insegnamento online per consentire a coloro che non sono in grado di frequentare le lezioni di persona di seguire i corsi. Anche se è vero che l'istruzione online come mezzo per evitare le infezioni è già stata adottata in altri Paesi, la peculiarità di Taiwan sta nel fatto che non è stata imposta dal governo. Non tutti sono tenuti a studiare online o in telelavoro, ma c'è stato un forte incoraggiamento a farlo. La trasparenza delle informazioni del governo ha anche dato alle imprese taiwanesi il tempo necessario per prepararsi ed adottare volontariamente il telelavoro. Altri Paesi invece hanno chiuso molte aziende attraverso ordini statali obbligatori, come ha fatto la Spagna il 13 marzo, senza dare alle imprese e ai loro lavoratori il tempo di prepararsi per la quarantena.

Il governo di Taiwan sta controllando la diffusione dell'infezione con politiche flessibili, che lasciano molto spazio agli individui affinché possano prendere le proprie decisioni. Ogni individuo può adottare le misure più appropriate per la propria situazione, avendo a disposizione tutti gli incentivi per essere cauti. Allo stesso modo, il fatto che i cittadini taiwanesi siano stati avvertiti sin dall'inizio dell'infezione ha creato una consapevolezza generalizzata affinché si potessero effettuare i preparativi necessari e ha concesso ai cittadini il tempo sufficiente per apportare eventuali cambiamenti nella loro vita per evitare di essere infettati.

Questa flessibilità nelle politiche di contenimento e la trasparenza hanno portato ad un alto grado di responsabilità individuale. Prova di ciò non è solo nella tendenza della popolazione ad indossare mascherine, che può essere osservata in qualsiasi mezzo di comunicazione, ma anche l'adottare nuovi modi di mandare avanti le attività quotidiane in modo da evitare il contagio. Anche i settori privati ​​hanno intrapreso azioni rapide per proteggere i propri clienti. La maggior parte degli edifici residenziali ha almeno un distributore di alcol etilico in modo che chiunque entri possa disinfettarsi le mani. Ad esempio, l'alcol etilico è stato disponibile nelle auto Uber per diverse settimane.



Conclusione

Per concludere, con trasparenza e diligenza il governo di Taiwan ha evitato molti problemi. La chiave è che il governo di Taiwan e il popolo di Taiwan comprendono che la responsabilità e le azioni degli individui sono essenziali per sopprimere la pandemia di coronavirus, non un lockdown obbligatorio. Questo è ciò che il mondo deve imparare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 27 marzo 2020

L'Unione Europea e l'euro hanno esalato il loro ultimo respiro





di Francesco Simoncelli


Com'era prevedibile, il virus C si becca tutte le cause del disastro economico che i pianificatori monetari centrali hanno generato nel corso degli ultimi dieci anni (in maniera più aggressiva). Davvero conveniente, eh? Una scusa da non farsi scappare per bypassare la cinghia di trasmissione della politica monetaria tra banca centrale e Main Street che, negli ultimi dieci anni, si è inceppata a causa del Picco del Debito del secondo. Con il nuovo TLTRO è arrivato in città l'helicopter money.

Siamo entrati in una nuova era, signori e signore, i tassi negativi (anche nominali) sono una realtà adesso. Roba che Keynes prendeva in giro nientemeno che Gesell quando proponeva la stessa assurdità. Ma cosa può fare la BCE e non proseguire ciecamente lungo la stessa via finora intrapresa? Cosa succede quando il tasso di emissione dei titoli di stato supera i suoi programmi di acquisto? Cosa succede se dovesse ancora una volta espandere tali programmi, come ha fatto la scorsa settimana, e le emissioni risultano ancora superiori? Cosa ancora più importante, cosa succede quando i trader smettono di fare front-running agli acquisti della BCE? Perché uno scenario del genere si sta configurando proprio adesso in tutta Europa, in Italia in particolare. Infatti c'è stata perplessità tra gli utenti dopo aver letto che sono stati "attivati" €350 miliardi visto che la cifra iniziale rimbalzata tra i media è sempre stata €25 miliardi. Come è possibile? Magie della leva finanziaria. Stiamo parlando di un rapporto di quasi 1:15. Questa in realtà non è nemmeno un'idea originale di questi pagliacci, visto che è stata scopiazzata dal Piano Juncker di qualche anno fa che partendo da €8 miliardi voleva mettere in campo €315 miliardi. Come? Attraverso la Banca degli Investimenti Europea che avrebbe fornito altri spiccioli più un'emissione gigantesca di obbligazioni. A supporto di cosa? Cattedrali nel deserto (tanto che poi scese in campo lo zio Mario a spazzolare gli ABS di suddette società improduttive per non mandarle fallite).

Stesse chiacchiere, stessi fallimenti, stessa aria fritta anche oggi con questi numeri gonfiati. Il problema rimane sempre uno: chi compra questa spazzatura obbligazionaria di un Paese sul lastrico? Chi vuole accollarsi il rischio di un Paese morente, ben prima del virus, che ha succhiato ormai via tutta la linfa vitale del tessuto industriale? Chi vuole accollarsi il rischio di un Paese che può rappresentare la Ground Zero di un contagio sistemico a livello europeo? Perché le porcate fatte da questi inetti non sono mancate durante questa "emergenza", ultima in ordine cronologico Alitalia. Con quale credibilità possono presentarsi sul mercato e chiedere fondi con un Paese che ha ucciso molteplici settori produttivi? Senza contare che se non ha funzionato con Juncker che aveva il backstop di Draghi, non funzionerà nemmeno adesso con il backstop della Lagarde. Senza contare, inoltre, che questo significherebbe ulteriore debito su una pila già gravosa e denaro gratis per le strade (ma come ben sappiamo non esistono pasti gratis, perché ciò non farebbe altro che muovere il punto zero dei prezzi più in alto).

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che solo il mese scorso la Commissione Europea metteva in guardia l'Italia sul finanziamento del suo debito.
"La necessità di rinnovare ingenti quantità di debito, pari a circa il 20% del PIL all'anno, espone le finanze pubbliche italiane ad improvvisi aumenti dell'avversione al rischio dei mercati finanziari", ha affermato la Commissione. "Gli elevati costi del servizio del debito riducono anche lo spazio fiscale per attuare politiche anticicliche e di miglioramento della crescita".

Questo vuol dire che per quanto si possa dire cose, le chiacchiere stanno a zero: la credibilità dell'Italia è a zero. Così anche quella dell'Unione Europea nel suo complesso. Coronavirus o no, l'Europa è tornata di nuovo sullo stesso precipizio del 2012. Proprio come allora l'economia europea non si era ripresa dalla precedente recessione nel 2008-09, otto anni dopo non si è ancora ripresa da entrambe. Anche la risposta della politica monetaria è sostanzialmente la stessa: è stata irrilevante allora e lo sarà anche adesso. Perché? Uno stato non è un'entità che crea ricchezza: più spende, più risorse deve sequestrare da chi crea ricchezza. Ad esempio, se un governo prevede di spendere €25 miliardi e finanzia questi esborsi per mezzo di €20 miliardi in tasse, ci sarà un deficit €5 miliardi. Quindi oltre alle tasse il governo deve ricorrere ad altri mezzi di finanziamento, come prendere in prestito o stampare denaro, o nuove forme di tassazione.

Un aumento della spesa pubblica, deficit o non deficit, rappresenta sempre una deviazione della ricchezza reale da coloro che la creano a coloro che la sprecano, portando ad un impoverimento economico. Lo stato si limita a ridistribuire la ricchezza reale e utilizzarla per sviluppare determinati progetti, ma il fatto che il settore privato non li abbia intrapresi in precedenza indica che occupano un posto molto basso nelle priorità dei consumatori. Lo stato non è un produttore di ricchezza, deve quindi imporre tasse a coloro che la creano (quegli individui che producono beni e servizi in conformità con le priorità più importanti dei consumatori) al fine di sostenere la realizzazione dei loro progetti.

Il punto cruciale è che gli scambi devono essere liberi e quindi riflettere le priorità dei consumatori, perché le tasse sono invece una coercizione: costringono i produttori a separarsi dalla loro ricchezza in cambio di progetti per cui non c'è domanda. Maggiore è la quantità di tali progetti, maggiore sarà la ricchezza reale sottratta a coloro che ne dovrebbero produrre di nuova. Attenzione, però, perché lo stato non può rendere produttivi suddetti progetti. Col passare del tempo l'onere che imporranno all'economia sotto forma di livelli di tassazione più elevati indebolirà il benessere delle persone e renderà questi progetti ancora più gravosi. Infatti non è un caso che una delle prime cose che il governo italiano ha fatto è stata quella di nazionalizzare Alitalia, una gigantesca dolina economica che da anni ormai consuma ricchezza reale.



SOSTENIBILE È, CHI SOSTENIBILE FA

Infatti è proprio questo ragionamento che ci permette di capire perché, nonostante tutto lo tsunami di credito facile e denaro fiat a profusione, l'economia europea sia costantemente scivolata in recessione. In un panorama economico che richiede €5 di debito per creare €1 di crescita, i rapporti di leva esigono tassi d'interesse bassissimi oppure tutto il castello di carte viene giù. Questo significa bandire il fallimento dai libri contabili e la pianificazione centrale diventa una gigantesca IRI di nostrana memoria che raccatta cocci ovunque. Inutile dire, comunque, che la forbice tra debito-crescita è destinata ad aumentare in proporzione alle politiche monetarie scellerate finora messe in campo.


Inutile dire che, nonostante le varie occasioni che si sono susseguite nel corso del tempo, mettere i conti a posto e tagliare gli sprechi non è mai stata una priorità. L'Italia è l'esempio più fulgido, soprattutto se consideriamo il recente caos nella sanità di cui il sottoscritto metteva in guardia già tempo fa. Invece di porre i riflettori su questi aspetti, i pianificatori centrali hanno continuato a sostenere una cricca di clientes che hanno fatto il bello e cattivo tempo in tale settore, andando invece a sacrificare materiale e personale davvero importanti. La socializzazione pervasiva del settore sanitario ha portato sempre più persone a dover effettuare una doppia spesa quando si trattava di cure mediche, dovendo mantenere in piedi un carrozzone artificiale di parassiti e nullafacenti raccomandati dallo scudo della politica. E, adesso, con l'emersione di una emergenza sanitaria tutta la sconsideratezza del passato è esplosa prepotentemente. Gli ignoranti in economia, che non sanno distinguere causa ed effetto, hanno subito dato la colpa all'emergenza facendo passare in secondo piano la negligenza e la scelleratezza dell'attuale governo e di quelli passati.

Non solo, ma hanno anche avallato misure draconiane dimostrando come sia facile rinunciare alle proprie libertà in cambio di risposte rassicuranti... da parte degli stessi imbecilli che hanno affossato il Paese. Come se non bastasse, poi, i suddetti ignoranti continuano a belare di radiose riprese post-malattia, come se bastasse un clic a far ripartire l'economia nel suo complesso. Inutile sottolineare come il pecorame assortito non sia altro che lo specchio di chi ha mandato al potere, incapaci di inanellare un ragionamento sensato basato sui fatti e non sui sogni. In questo contesto, quindi, il denaro a pioggia non renderà affatto virtuosa l'Italia, bensì andrà ad accentuare l'azzardo morale.  Sebbene negli ultimi decenni le politiche inflazionistiche delle banche centrali si sono tradotte principalmente in un aumento dei prezzi degli asset, e non in forti aumenti dei prezzi al consumo, tale esito erode lo stesso il potere d'acquisto della moneta.

E badate bene, l'effettiva perdita del potere d'acquisto sia (molto) superiore a quanto suggerito dalle statistiche sui prezzi dei beni di consumo. Ad esempio, dal 2000 al 2019 l'euro ha perso il 35% del suo potere d'acquisto rispetto ai prezzi dei beni di consumo. In altre parole, le persone devono spendere più oggi rispetto a vent'anni fa (a parità di altre cose), oppure devono risparmiare il doppio del tempo o prendere in prestito il doppio.


La principale conseguenza dell'emissione di denaro fiat sono i cicli di boom/bust. L'aumento dell'offerta di credito non coperta da risparmi reali spinge il tasso d'interesse di mercato ad un livello artificialmente basso, il che a sua volta scoraggia il risparmio, aumenta i consumi e alimenta ulteriori investimenti in base ad calcolo economico sballato. Questo boom porta ad un consumo eccessivo e ad investimenti improduttivi; in parole povere, le persone vivono oltre i propri mezzi: consumano di più e risparmiano di meno rispetto a quanto avrebbero fatto se il tasso d'interesse di mercato non fosse stato abbassato artificialmente. Le imprese cavalcano investimenti che in condizioni di mercato normali non sarebbero stati redditizi.

Fintanto che i tassi d'interesse di mercato restano bassi mediante iniezioni di liquidità, il boom resta in piedi e consuma risorse scarse e preziose. Se l'afflusso di credito aggiuntivo si prosciuga, e il tasso d'interesse di mercato ritorna al suo livello normale, il boom si trasformerà in un bust. Alla gente piace il boom e detesta il bust, quindi le banche centrali possono contare sul sostegno di politici, banche commerciali, imprese, sindacati, dipendenti e persino pensionati per adottare tutti i tipi di misure per mantenere in piedi l'illusione di prosperità. Nessuno vuole pagare il conto. Di conseguenza la banca centrale porta i tassi d'interesse a livelli sempre più bassi e immette sempre più credito e denaro nel sistema. Una tale politica ingannevole può continuare per un po', ma ci vorranno "misure sempre più aggressive" per ottenere risultati.

Non ci vuole molto per capire cosa comporti questa struttura di incentivi perversi: inflazione perenne. La banca centrale cercherà di continuare ad inflazionare i prezzi degli asset, perché in questo modo andrà a tenere in piedi la percezione di un boom e se la caverà: le persone non si lamentano dell'inflazione dei prezzi degli asset e non danno la colpa alle politiche monetarie delle banche centrali. La lezione da imparare è questa: il denaro fiat, che si tratti di euro, dollari, renminbi, sterlina, franco svizzero, ecc., continuerà a perdere il suo potere d'acquisto nel tempo. Alcune divise più velocemente, altre forse meno. Ma le persone dovrebbero essere consapevoli che il denaro fiat non è una riserva affidabile di valore e che perseguire una inflazione perenne è un pio desiderio.



LA FRANTUMAZIONE DELL'UE

La realizzazione di quest'ultimo punto è esattamente  il luogo in cui ci troviamo adesso, con la BCE praticamente ancorata allo zero bound ed incapace di effettuare manovre credibili che possano dare sollievo ai mercati. Inutile dire che per tal ragione l'euro è fortemente a rischio e su tale preoccupazione si sta cercando di stringere i tempi per approvare il MES, in modo da poter sì dare liquidità alle nazioni in difficoltà ma essa sarà collateralizzata dai contribuenti che dovranno sganciare tali soldi. Inutile dire che tale mossa è stata pensata per accentrare ancora di più i poteri in un super-stato europeo. La tanto decantata unione bancaria europea sarà una realtà quando questo meccanismo sarà approvato in tutti i Paesi membri.

Il MES viene presentato come il cuore della visione futura del funzionamento finanziario dell'Europa, una volta che l'unione bancaria e dei mercati dei capitali sarà completa e si sarà formato il sistema comune europeo di assicurazione dei depositi bancari (EDIS). Questa visione implica un unico regolatore delle finanze dell'UE che, tramite il meccanismo di vigilanza unico (SSM) garantirà la risoluzione ordinata delle banche in difficoltà. Tale risoluzione potrebbe essere una liquidazione dopo il salvataggio dei creditori o, se tale banca è in grado di presentare piani di ristrutturazione credibili, una ricapitalizzazione con fondi forniti dal MES. Di conseguenza il MES è un'istituzione permanente con un capitale versato di €80 miliardi e autorizzato a prestare €700 miliardi.

Nel luglio 2011 sarebbe stato molto difficile per la BCE salvare direttamente la Grecia. Quindi venne organizzata una cartolarizzazione sintetica in cui l'EFSF svolse il ruolo chiave dell'intermediario. Acquistò bond greci, considerati dai mercati altamente tossici, non a valori reali (pochi centesimi sull'euro) ma a pieno valore nominale. Supportato da garanzie degli stati membri dell'area Euro, l'EFSF ottenne rating AAA dalle principali agenzie di rating e fu quindi in grado di emettere obbligazioni ai tassi d'interesse ridicoli. Dei €440 miliardi di garanzie, €228 miliardi erano stati promessi da Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Cipro. Il salvataggio indiretto da parte della BCE è stato ulteriormente facilitato da un approccio rilassato alle valutazioni contabili. Tutti gli asset vennero dichiarati acquistabili a valori "equi" poiché l'esistenza di questo accordo di cartolarizzazione sintetica tra la BCE e l'EFSF è riuscita a prevenire eventuali default e, pertanto, è svanito il rischio di un "evento creditizio" , un termine che le agenzie di rating hanno sostituito a "default".

Avrete notato, quindi, in questa breve esposizione, di come i trucchi contabili abbiano semplicemente allungato il brodo di una entità arrivata al fine corsa. Le banche della zona Euro hanno aperto i loro bilanci al finanziamento dei deficit pubblici, a scapito dei loro flussi di cassa. E gli unici altri beneficiari sono state le grandi imprese che attraverso i programmi di acquisto di ABS da parte della BCE, hanno potuto emettere titoli per finanziarsi trovando sempre un acquirente disposto a sborsare e ad ignorare il rischio. Inutile ricordare come questa "strategia" abbia aumentato il debito improduttivo a spese dei risparmiatori, prevalentemente tedeschi; ma il problema grave ora sarà la capacità della BCE di sostenere la bolla dei titoli di stato.

Il coronavirus ha scoperchiato un vado di vermi che fino ad adesso la BCE aveva cercato in tutti i modi di tenere chiuso. La produzione nell'economia reale sta crollando e gli shock nella supply-chain non possono essere riassorbiti con uno schiocco di dita, come molti pensano ingenuamente. Le implicazioni per i prestiti pubblici sono estremamente preoccupanti, visto che questa volta il rapporto debito/PIL della Grecia va oltre il 180%, quello dell'Italia al 135%, Spagna al 95%, Portogallo 122% e Francia 98%. La situazione è semplicemente insostenibile.

Non solo le banche dovranno affrontare una rapida escalation di prestiti in sofferenza ed entrate nulle, ma ogni sotterfugio messo in campo negli ultimi 11 anni per mascherare gli enormi problemi economici latenti andrà a frantumarsi, uno su tutti il TARGET2. Grandi banche commerciali e BCE dovranno far fronte a perdite sostanziali sulle loro posizioni obbligazionarie a causa dell'allargamento degli spread. Né l'Eurozona è immune agli sviluppi altrove. Qualunque sia il modo in cui si vogliano analizzare queste dinamiche, la bolla obbligazionaria europea non ha più margine di crescita e quindi scoppierà, portandosi dietro anche la valuta comune.



LIBERTÀ FINANZIARIA

Sebbene il momento per preparasi fosse già da un pezzo, come spesso documentato da questo blog, i ritardatari devono capire come sia cruciale per loro prendere il controllo del proprio futuro finanziario. Un modo per farlo è con Bitcoin. Con questo tipo di tecnologia vengono letteralmente eliminate le "manomissioni di sistema", come invece accade oggi con le banche centrali e la riserva frazionaria delle banche commerciali. Niente più frodi. Non c'è da meravigliarsi che queste istituzioni siano spaventate. In un mondo Bitcoin, non ne avremmo più bisogno.

Il creatore/creatori di Bitcoin lo hanno progettato per essere una rete decentralizzata, quindi non si basa su un punto di controllo centrale. Questo modello è sicuro perché i dati sono distribuiti su una rete globale di 10.000+ computer, rendendo le informazioni impossibili da manomettere. Un vantaggio delle reti distribuite è che sono immuni al controllo centrale. Ad esempio, nessun governo o banca centrale può "bandire" la rete di Bitcoin. Un altro vantaggio è che quest'ultimo offre ai suoi possessori il controllo delle proprie risorse. Finché siete i possessori unici delle vostre chiavi private, avete il possesso effettivo dei vostri fondi

Quasi tutti gli altri investimenti (a parte i metalli preziosi) si affidano alla fiducia di terzi. Bisogna fidarsi delle banche per i conti correnti, delle società di intermediazione per le azioni e dei governi per i documenti di proprietà. Il problema è che banche, broker e governi hanno dimostrato di violare sistematicamente la fiducia. Questa è l'opportunità per Bitcoin di cambiare il mondo.



CONCLUSIONE

I seguenti grafici rappresentano le ultime tendenze riguardo il sentimento pro/contro Unione Europea secondo gli ultimi sondaggi di Eurobarometro. Inutile sottolineare la persistenza e l'allargamento di una certa sfiducia nei confronti delle istituzioni, soprattutto la BCE, e nei confronti dell'economia. Dato che questa frattura si è aperta ancora di più all'indomani della Brexit e l'Europa ha quindi iniziato il suo declino, viene da chiedersi se il panico infondato e gli inviti ad essere isterici fomentati dai media non siano altro che un tentativo maldestro di riunire il gregge che stava accarezzando l'idea di scappare dai recinti. In cambio della resa dei propri propositi di fuga, la possibilità di sforare i deficit fregando quei fessi le cui barre blu dei grafici qui sotto superano quelle rosse.


Gente, le banche centrali sono impotenti di fronte ai casini che hanno creato in questi ultimi dieci anni. Ecco perché la situazione è grave. I nodi infine stanno venendo al pettine. Una volta che si inizia a spingere sul pedale dell'inflazione c'è una finestra in cui, con un'azione decisa e risoluta, si può annullare il danno e tornare ad un'economia più o meno sana. Questo è quello che fece Paul Volcker nel 1980.

Ora però è troppo tardi. Quando un'economia diventa completamente dipendente dallo stimolo di denaro fasullo, non si può rimuoverlo. Il dolore economico per l'astinenza è così forte che, dal punto di vista politico, è impossibile accettarlo: le imprese indebitate fino al collo falliranno, i ricchi collaboratori delle campagne elettorali chiuderanno i loro portafogli, gli elettori urleranno per più pasti gratis proprio mentre le entrate fiscali diminuiscono ed i deficit salgono alle stelle, e gli economisti mainstream vi diranno che sarebbe sciocco "ritirare lo stimolo" quando l'economia ne ha più bisogno.

Ciò è particolarmente preoccupante se lo si accoppia con quanto dichiarato da Philip Lane, capo economista della BCE e stretto consigliere della Lagarde, il quale ritiene che la banca "non abbia raggiunto il limite di ciò che può fare con la politica monetaria". Un'economia che dipende dall'inflazione monetaria è intrinsecamente instabile. I pianificatori monetari centrali, per far sopravvivere il loro giocattolo, devono alzare l'asticella sempre di più, ma non possono sfuggire ad una realtà ormai conclamata: l'Unione Europea e l'euro hanno ormai esalato il loro ultimo respiro.


giovedì 26 marzo 2020

La lezione





di Sven Henrich


La lezione in tutto questo? La lezione è che le lezioni non vengono apprese. Naturalmente la specie umana ha un problema di vecchia data: siamo tutti nati con un foglio bianco e torniamo sempre ad imparare tutto da zero. Sarebbe utile però se gli anziani potessero istruire le nuove generazioni sugli errori passati...

Invece no e quindi continuiamo a fare gli stessi stupidi errori.

Ed eccoci qui: solo quattro settimane dopo i massimi storici nei mercati, l'America si sta nuovamente trasformando in una nazione da salvare.

Sì, il coronavirus è uno shock imprevisto. E allora?

Dovremmo essere in grado di gestire uno shock. Dovremmo essere preparati. Dovremmo avere risparmi e grandi bilanci. Dopo una ripresa di 11 anni e una corsa al rialzo del mercato basata su soldi facili, le cose non dovrebbero andare bene e non dovremmo essere ben preparati di fronte la prossima recessione?

È davvero troppo quello che sto chiedendo?

Apparentemente sì.

Non possiamo nemmeno stare 4 settimane senza che la FED non tagli i tassi a zero, approvando $700 miliardi in QE, rendendo disponibili finestre di sconto e approvando $500 miliardi per i pronti contro termine.

Non possiamo nemmeno passare 4 settimane senza che il governo approvi un pacchetto di incentivi da $850 miliardi, tagli alle tasse, assegni da $1.000 agli americani e suggerendo salvataggi per $BA e $GE.

Ecco come sono fragili le cose, altrimenti il ​​sistema sarebbe stato in grado di gestire uno shock temporaneo.

Ma non può. Perché?

Beh, la nostra (presunta) grande economia non ha mai avuto la stragrande maggioranza degli americani che vive di stipendio per stipendio come accade ora invece.
Questo è un problema sistemico. Sicuramente si possono incolpare le persone per vivere al di là delle loro possibilità, ma in generale la maggior parte delle persone non ha il potere economico di stare al passo con l'aumento dei costi mediani, dei prezzi delle case e di tutti gli altri elementi che la FED non tiene conto nei numeri dell'inflazione. Quanto sono ignoranti! Deflatore della PCE... ma per favore!

E poi ovviamente la stessa lezione non viene appresa prima di ogni bust: avidità e più avidità.

Quando è mai stata una buona idea inseguire azioni fino al 150% della capitalizzazione di mercato rispetto al PIL o anche più in alto?

La risposta è: mai. Eppure i trader si erano convinti che questa volta fosse diverso. Notizia flash: non lo era.

Una lezione non appressa ed ecco che si è ripresentata. Il grafico gridava insostenibilità da tutti i punti. Ed eccoci qui adesso, 4 settimane dopo, al 109,5% della capitalizzazione di mercato rispetto al PIL.

Reversion to the mean e alla fine potrebbe andare molto peggio. Ho mostrato lo stesso grafico in "La scogliera dei tori" a febbraio e ho detto: "Gli investitori continuano ad accumulare denaro in questo mercato a prezzi folli. [...] Le banche centrali possono negare tutto ciò che desiderano, di non essere responsabili dell'inflazione dei prezzi degli asset, ma tutti lo sanno meglio. Le smentite non sono solo goffe, ma pure e semplici bugie. E avendo creato l'effetto pavloviano che ora vediamo nella comunità degli investimenti, stanno spingendo gli investitori ad abbandonare ogni senso di rischio quando invece aumentano sempre di più intorno a noi, mentre i multipli di valutazione e gli utili continuano ad espandersi a causa della politica monetaria. E quindi si può dire che i banchieri centrali hanno condotto gli investitori sull'orlo della scogliera."

Molto bene. Qualcuno ha ascoltato? Sì, ma la maggior parte no. E ora soffrono tutti e molto anche.

Non scordiamoci che gli investitori hanno abbandonato ogni forma di raziocinio e hanno scelto di inseguire azioni come $TSLA.

Sempre a febbraio sottolineavo come $TSLA fosse un disastro ferroviario al rallentatore: "Acquisti in preda al panico, è fondamentalmente un disastro ferroviario al rallentatore tecnicamente parlando. Questo comportamento qui è simile a quello durante le dot.com. Prezzi alle stelle, capitalizzazione di mercato aggiuntiva da decine di miliardi ogni giorno senza profitti a supporto, proiezioni future super ottimistiche, ecc. Quello che sto dicendo è che le impennate verticali come questa non sono sostenibili e ci sarà dolore economico quando si invertirà. "


Bene, eccoci qui qualche settimana dopo:


Gli investitori hanno commesso gli stessi errori che hanno commesso nel 2000 e nel 2007. Hanno inseguito i mercati a valutazioni completamente irrealistiche e ora il coronavirus è il più brutale degli inneschi. Brutale perché la FED ha alimentato gli eccessi con le sue politiche monetarie sconsiderate l'anno scorso. E ora il dolore è più profondo di quanto sarebbe stato.

Senza contare che ora sta facendo ancora di più tentando disperatamente di arrestare il crollo dei mercati.

Ma la parte migliore deve ancora venire. Salviamo aziende come Boeing. Tutto questo non emana un grosso tanfo?

Perché dovremmo salvare Boeing? La società è stata responsabile di importanti difetti di progettazione sui propri aerei ed è finita sui giornali lo scorso anno. A ragion veduta direi. Dopo tutto, l'azienda stava tagliando i costi a destra e a manca. Perché? Perché era a corto di soldi? No.

Negli ultimi 8 anni la società ha investito quasi $45 miliardi in riacquisti di azioni proprie.


Loro scelta. E nel processo si sono caricati di più debito. Perché dovremmo salvare società così sconsiderate? Il mio consiglio:

Pensavo che tutto ciò si chiamasse capitalismo. Socialismo male, capitalismo buono... no, sono tutte chiacchiere.

Non ci sono capitalisti durante una crisi:
Ora l'ex-partito dei "deficit sono cattivi e dobbiamo tenere il debito sotto controllo", già con un deficit da migliaia di miliardi prima di questa nuova crisi, sta spingendo per un pacchetto di stimolo da $850 miliardi in un'economia che verrà colpita da una massiccia recessione.

Non sono contrario al governo che interviene per aiutare in caso di emergenza. Ecco perché abbiamo un governo. Ciò a cui mi oppongo è l'hype, l'ipocrisia e gli eccessi che l'hanno preceduta. Le persone erano diventate avide e comprato azioni a valutazioni assurde. Le aziende che non hanno risparmiato o si sono preparate per una crisi, si sono invece concentrate su guadagni a breve termine per aumentare i prezzi delle loro azioni. Aziende come Boeing che hanno tagliato i costi e fatto esplodere i riacquisti di azioni proprie per arricchire il management e gli azionisti.

Che vadano al diavolo. Se non si apprende la lezione del passato, bisogna viverne le conseguenze. E chi paga in definitiva per le conseguenze?

Abbiamo già visto questo film.

E così ecco la lezione che nessuno vuole apprendere: continuiamo a creare cicli economici alimentati dal debito e dal denaro facile, e le conseguenze si fanno sempre più evidenti perché non affrontiamo mai le cause alla radice. Le mascheriamo con un debito sempre maggiore e denaro sempre più facile e speriamo per il meglio.

E in questo momento continueranno a stampare e ad annunciare sempre più misure fino a quando non avranno i mercati sotto controllo e si rialzeranno di nuovo. Ma state pur sicuri che quando tutto ciò è stato detto e fatto finiremo con $2000 miliardi di deficit, tassi a zero ed un enorme onere di debito pubblico.

Oh aspettate... abbiamo già tutto questo. E stiamo andando ben oltre a sole 4 settimane dai massimi storici e 11 anni di (pseudo)ripresa:



La lezione? Non abbiamo imparato niente. Continuiamo a commettere gli stessi errori con la scusa che siano privi di conseguenze.

Bene, alcuni hanno appena finito un costoso corso di 4 settimane sulla storia del mercato. Vediamo se stavolta la lezione verrà appresa. Non sto trattenendo il respiro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 25 marzo 2020

Una crisi epistemica





di Jeffrey Tucker


Questa crisi legata al virus C non riguarda solo la salute e l'economia; stiamo anche vivendo un crollo epistemico. La questione principale riguarda la conoscenza, l'informazione in generale e l'Informazione accurata. Quali sono i rischi? Infezione e tassi di mortalità? La demografia? La geografia della diffusione? Quanto contagiosa, quanto mortale, come possiamo saperlo e come possiamo scoprirlo? Di chi possiamo fidarci quando là fuori ci sono opinioni così divergenti?

Ognuno sta facendo del proprio meglio per esaminare i dati che abbiamo e possono accedervi grazie ai media digitali, luoghi come OurWorldinData, semplicemente perché la pagina ufficiale del governo presso il CDC non fornisce dati sufficienti e i suoi dipendenti non lavorano il fine settimana. Sulla base di ciò che vediamo, i tassi di infezione stanno diminuendo, in barba alle previsioni peggiori. Ma i dati sono incompleti: i test non sono universali, i tassi di incubazione sono incerti (da 5 a 14 giorni) e i dati in generale si basano sulla raccolta, che è essa stessa un'impresa non scientifica.

Ma pensate a quanto segue: la prima domanda che le persone si pongono in questa crisi è "Ho il Coronavirus?". Questa più che altro è la preoccupazione centrale. Sorprendentemente gli americani non lo sapevano e non avevano i mezzi per scoprirlo. Il motivo è ora chiaro: i Centri per il controllo delle malattie avevano precedentemente nazionalizzato tutti i test sulle malattie. Una burocrazia come qualsiasi altra. Non sorprende che sia finito in un completo flop.

È stato già spiegato su queste pagine come ad un ricercatore privato, finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, sia stato impedito con la forza di produrre e distribuire un test valido. Il CDC ha detto di no.

Ora stanno arrivando ulteriori dettagli su come tutta la faccenda sia stata gestita male, grazie anche agli intrepidi giornalisti indipendenti che hanno sentito puzza di bruciato. Il CDC nella prima settimana di febbraio ha inviato 160.000 test ai laboratori di tutto il Paese. I test erano errati e hanno prodotto risultati confusi. Sono stati ritirati proprio mentre i laboratori privati stavano cercando di metterci una toppa.

Tuttavia non è stata data l'approvazione ai laboratori privati ​​per produrre i nuovi test. I più curiosi possono leggere le varie storie su laboratori privati ​​che chiedevano la possibilità di fare qualcosa per risolvere il problema. La burocrazia, la confusione, le lotte di potere ed i blocchi delle informazioni vengono documentati di giorno in giorno.

Il Washington Post scrive:
Gli sforzi degli Stati Uniti per distribuire un test di lavoro si sono interrotti fino al 28 febbraio, quando i funzionari federali hanno rivisto il test CDC e hanno iniziato ad allentare le regole della FDA che avevano limitato chi poteva sviluppare test diagnostici per il coronavirus.

I divieti CDC/FDA su test privati ​​sono stati fatti in nome della salute e della sicurezza. Quello era il periodo in cui il panico ha avvolto la nazione. Nessuno lo sapeva. Non avevamo mezzi per scoprirlo. Abbiamo sostituito la conoscenza con la follia.

F. A. Hayek aveva ragione nel dire che l'uso della conoscenza nella società è la questione centrale nell'organizzazione economica e sociale. Siamo stati tagliati fuori dal flusso di conoscenza che altrimenti sarebbe stato nostro se avessimo lasciato questo problema interamente al settore privato, il quale avrebbe prodotto un test per il coronavirus il più rapidamente possibile... come ordinare una pizza.

Invece non c'è stata altro che confusione.

Mancando questa conoscenza, i funzionari pubblici sono impazziti: state a casa, mantenete le distanze, ecc. Tutti sono diventati sospetti, chiunque poteva essere positivo. Alzate le barricate!

È stato questo, insieme al panico totale da parte dei funzionari pubblici, a far crollare i mercati. Dopo tutto, non si può avere un'economia se le persone non possono comunicare e commerciare, non possono andare al lavoro, non possono distribuire beni e servizi e fare investimenti.

E qui troviamo la chiave per capire perché questo coronavirus ha prodotto una calamità sociale ed economica, mentre l'H1N1 (influenza suina) di dieci anni fa è a malapena ricordata dalla maggior parte delle persone. Ha richiesto un grande costo per la salute (infezioni: 57 milioni; decessi 12.469) ma per il resto non ha avuto ripercussioni. La differenza fondamentale era che il CDC lavorò con laboratori privati ​​e strutture mediche per eseguire il test. Alcune scuole pubbliche chiusero per qualche giorno, ma non c'è stato panico, nessuna grande perdita economica. Potete leggere la risposta qui.

In mezzo a tutto questo panico, queste ipotesi, questa confusione di massa, questo desiderio caotico di conoscere, una cosa è certa: gli stati a tutti i livelli hanno deciso di agire. Come se conoscessero il corso giusto delle cose! E hanno agito con estrema forza e il loro messaggio era sempre lo stesso: fermate qualunque cosa stiate facendo e non fate nulla.

Questa era ed è la massima espressione del nichilismo, il caos che segue l'ignoranza, l'incapacità e l'inettitudine. I funzionari statali di questo Paese hanno deciso di chiudere la società, come se fosse possibile, in sostituzione di una conoscenza affidabile, utilizzabile e attuabile che ci è stato impedito di acquisire quando ne avevamo maggiormente bisogno.

È la classica "pretesa di conoscenza" di qualcosa di cui lo stato stesso non ha idea. Hanno cercato di pianificare senza segni o segnali affidabili. Questa è una ricetta per decisioni politiche caotiche, affrettate, a casaccio ed internamente contraddittorie, tutte spinte dalla necessità di mantenere l'apparenza di una risposta ufficiale.

Tali circostanze fanno spuntare in ogni dove gli abusi. Quando è emerso per la prima volta il problema è stato censurato, e ora altri governi stanno cercando di coprire le loro stesse colpe. Poi arrivano tutti gli avvoltoi, cercando di aggiungere alla risposta ufficiale i loro progetti politici per il parco buoi: gente autoritaria come Cuomo e de Blasio invocano uno stato di polizia o chiedono la nazionalizzazione delle industrie; Bernie lo usa per fare valere lo slogan "Medicare for All"; i fanatici del reddito di cittadinanza per trasformare questa crisi in uno stimolo economico; i nazionalisti chiedono la chiusura del commercio globale.

In questo momento c'è un grande dibattito in questo Paese su quanto sia grave il coronavirus. Alcune persone dicono che saremo tutti infetti e molti moriranno. Altri affermano che questa storia sia stata completamente esagerata e che le autorità hanno reagito in modo eccessivo, il virus se ne andrà col caldo e le vittime saranno poche. Il problema qui è che non abbiamo avuto accesso a informazioni affidabili e scientificamente valide in modo da evitare il panico e comportarci in modo razionale.

Il paragone con la Corea del Sud, dove le infezioni sono scese, è sorprendente. Non ci sono stati arresti, né quarantene, né panico. La società è rimasta aperta, la vita è andata come al solito, ma per prima cosa le persone hanno avuto accesso ai test, vale a dire, hanno avuto accesso alle informazioni essenziali e più importanti che erano necessarie al momento.

Questo non è accaduto con gli Stati Uniti.

Ed è una delle principali fonti del problema: l'informazione è critica per la sopravvivenza della vita economica, esattamente come disse F. A. Hayek nel XX secolo. Le informazioni a cui viene impedito di fluire liberamente, per qualsiasi motivo e in qualsiasi forma, portano al caos e alla distruzione.

La speranza è che nei prossimi giorni saranno distribuiti test affidabili e questo risolverà la grande crisi epistemica creata dal CDC/FDA. C'è speranza e luce alla fine di questo tunnel buio dell'ignoranza.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 24 marzo 2020

Le voci della morte di Bitcoin sono estremamente esagerate





di Wendy McElroy


Secondo Bitcoin Obituary Page, Bitcoin è morto 379 volte tra il 2010-2019 per una serie infinita di cause. Il numero è senza dubbio sottostimato poiché si basa su un campione limitato di necrologi. Nonostante l'allegria con cui è contemplato il cadavere di Bitcoin, esso prospera perché continua a soddisfare il bisogno umano di privacy e controllo finanziario.



Bitcoin è antifragile

La struttura di Bitcoin è robusta. L'economista Nassim Taleb ha sviluppato il concetto di "antifragilità" nel suo libro Antifragile. Taleb ha distinto il concetto dalla resilienza: le cose antifragili "traggono beneficio dagli shock; prosperano e crescono quando esposti a volatilità, casualità, disordine e fattori di stress e amano l'avventura, il rischio e l'incertezza [...]. L'antifragilità va oltre la resilienza o la robustezza. Il resiliente resiste agli shock e rimane lo stesso; l'antifragile migliora".

Le criptovalute sono considerate antifragili e in un post del 2018 su Medium Taleb ha spiegato il perché. Le banche centrali sono "una monocultura perfetta" che operano tutte con lo stesso modello centralizzato, mentre Bitcoin funziona in modo "distribuito" o decentralizzato. Taleb ha citato la difesa della decentralizzazione sostenuta da Friedrich Hayek, la quale si basava sulla superiorità della conoscenza distribuita: "Beh, sembra che non abbiamo nemmeno bisogno di quella cosa chiamata conoscenza affinché le cose funzionino bene. Né abbiamo bisogno della razionalità individuale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la struttura".

La struttura della blockchain non ha alcun proprietario, nessuna autorità centralizzata, nessuna necessità di trattare con una terza parte di fiducia. La libertà da queste ultime offre a Bitcoin un netto vantaggio rispetto ad altre valute private, come l'oro. "Le banche controllano i custodi e gli stati controllano le banche [...]. Quindi Bitcoin ha un enorme vantaggio rispetto all'oro nelle transazioni: l'autorizzazione non richiede un custode specifico. Nessuno stato può controllare quale codice si sta pensando".

Il controllo distribuito "della folla" non solo elude l'autorità centralizzata, ma offre anche una diversa innovazione con cui Bitcoin migliora. Il decentramento è la sua antifragilità. L'eccesso di fiducia sarebbe comunque un errore. I nemici, potenti e fortemente motivati, ​​vogliono distruggere le criptovalute e non dovrebbero essere sottovalutati.



Come uccidere le criptovalute

Lo stato e un attacco tecnologico compiuto da attori malevoli sono le due maggiori minacce alle criptovalute di libero mercato. Il secondo è il meno preoccupante. La blockchain di Bitcoin è quasi inattaccabile e lo sviluppo può affrontare altri problemi tecnici che si presenteranno. Al contrario, lo stato sa dove vivete e a volte non c'è scampo.

Un articolo di Morgen Peck del MIT Technology Review del 24 aprile 2018 si intitola "Let's Destroy Bitcoin". L'opzione uno è etichettata come "Government takeover" e si riferisce alla creazione di una valuta digitale nazionale. Peck immagina un futuro distopico in cui le tasse verranno pagate attraverso "un algoritmo" che "fa automaticamente un prelievo dal vostro portafoglio elettronico in una valuta chiamata Fedcoin". Fedcoin sarebbe una valuta digitale emessa dalle banche centrali con la blockchain amministrata dallo stato o dalle istituzioni sotto la sua autorità.

Peck descrive il sistema Fedcoin: "Ogni banca è responsabile di una serie di indirizzi sulla blockchain. Quando arrivano nuove transazioni, la banca le convalida in un nuovo blocco e le invia alla FED. Quest'ultima funge quindi da arbitro finale, controllando le voci e unificando i blocchi in una versione principale della blockchain che rende pubblica".

Per accedere al sistema, una persona deve dimostrare la propria identità ed aprire un wallet con la Federal Reserve o un istituto finanziario approvato. Inizialmente i Fedcoin potrebbero essere acquistati in contanti; quando le persone si sentirebbero a proprio agio con la nuova valuta, essa avrebbe potuto sostituire interamente i contanti. Una società senza contanti consentirebbe allo stato di tassare ed imporre la politica monetaria in modo più efficiente. Le nuove valute digitali potrebbero essere coniate a volontà, per esempio. Le liste nere potrebbero escludere persone e organizzazioni discutibili dalla partecipazione al sistema finanziario autorizzato ed unico.

Il Fedcoin ucciderebbe la visione di Satoshi Nakamoto di una valuta privata e decentralizzata attraverso la quale gli individui possono essere la propria banca. O no?



Lo stato può distruggere Bitcoin?

Probabilmente no.

Per prima cosa, un divieto effettivo delle criptovalute di libero mercato richiederebbe uno sforzo mondiale che sarebbe molto difficile da coordinare. Le risposte nazionali alle criptovalute variano ampiamente. Diverse nazioni le hanno vietate, mentre altre si affrettano ad abbracciarle come proposta per fare soldi. Gli utenti tendono a trasferire i propri soldi verso lidi propizi. I tentativi globali di controllare le criptovalute si trasformerebbero in un gioco "colpisci la talpa" mondiale.

D'altra parte, sebbene lo stato possa dare la caccia a miner o utenti, non può distruggere un'idea. E questo è ciò che sta alla base di Bitcoin: un'idea, un protocollo. Anche se il white paper di Satoshi fosse stato censurato nel 2008, la tecnologia non avrebbe potuto essere soppressa. Al massimo, avrebbe potuto essere ritardata. Quando inevitabilmente sarebbe poi emersa, avrebbe avuto un vantaggio immediato perché sarebbe stata più veloce e più adattiva della legislazione.

Una conseguenza comune della censura o dei divieti è stata quella di rafforzare l'obiettivo, non eliminarlo. Ci sono diverse ragioni. L'illegalità di solito aumenta il prezzo di un articolo, ad esempio le droghe, ma l'oggetto continua ad essere facilmente disponibile. Aumentano i contrabbandieri di sostanze stupefacenti perché esse diventano molto redditizie.

Saifedean Ammous, autore di "Il Bitcoin Standard", è tra coloro che credono che i tentativi di soppressione incoraggino le criptovalute di libero mercato. "La gente pensa che se uno stato dovesse approvare una legge che vieta Bitcoin", ha spiegato Ammous, "allora Bitcoin scomparirà. In realtà accadrebbe il contrario". Un divieto aumenterebbe la consapevolezza pubblica di due realtà: se gli utenti sono disposti a rischiare la reclusione, allora la criptovaluta deve essere preziosa e utile; e lo stato è in guerra contro la libertà finanziaria. Entrambe queste affermazioni favoriscono le criptovalute.

Anche la punizione severa degli utenti di criptovalute non scoraggerà necessariamente qualsiasi attività illegale che lo stato possa sbandierare come giustificazione. Ross Ulbricht, creatore di Silk Road, è un esempio emblematico. Arrestato nel 2013 è stato infine condannato a due anni di reclusione senza possibilità di libertà vigilata. Ciononostante le darknet ancora sono qui con noi. Il tentativo di repressione mirato di autori di "reati" renderà più attraente la libertà offerta dalle criptovalute, accelerando la conversione della ricchezza da beni fisici in beni digitali.

La migliore possibilità di uno stato di monopolizzare le valute digitali è un attacco su tre fronti.
  1. Emettere la propria valuta digitale in competizione con le altre, offrendo vantaggi legali agli utenti e mantenendo alcuni vantaggi pratici di quelle di libero mercato, come la velocità di trasferimento.
  2. Demonizzare costantemente le criptovalute private come veicoli ad alto rischio di criminalità e immoralità. Invece di una censura tout court, lo stato conduce una campagna di propaganda.
  3. Vietare o regolamentare rigorosamente le criptovalute di libero mercato. Queste ultime diventerebbero mercato nero e giustificherebbero quindi una presa sempre più stretta da parte dello stato.

"Il modo affinché possano uccidere Bitcoin è offrire una tecnologia migliore, che possa ovviare alla necessità di Bitcoin", secondo Ammous. "O almeno, devono provarci." In realtà lo stato deve solo convincere le persone che le criptovalute di libero mercato siano pericolose e che quelle statali siano un rimpiazzo sicuro, indipendentemente dal fatto che sia vero. In breve, un monopolio monetario = sicurezza e moralità; libertà = rischio e condotta immorale.

Lo stato deve convincere le persone velocemente, perché sta scadendo il suo tempo. La cosiddetta "Everything Bubble", una gigantesca bolla in una grossa categoria di asset, scoppierà e quelle entità che hanno giovato dalla sua inflazione faranno la stessa fine. Un nuovo sistema valutario e di pagamento potrebbe dare alle banche un'aria di efficienza e progresso, facendo guadagnare tempo allo stato.

Ammous ha ragione. Lo stato deve "provare" a ricreare le criptovalute come veicolo del potere statale. Il tentativo potrebbe riuscire temporaneamente e in una certa misura, ma la criptovaluta emessa dallo stato alla fine fallirà perché non va a vantaggio degli utenti. In tal caso, la criptovaluta di stato non richiederebbe la forza della legge. A titolo di esempio, la blockchain di Bitcoin è progettata per distribuire potere attraverso un sistema peer-to-peer che non consente ad un'autorità centrale di riscrivere arbitrariamente le regole. Questo è un controllo essenziale sull'integrità del sistema. Se un'autorità centrale controlla la blockchain, diventa un database che serve gli interessi dello stato. La blockchain perde il suo "valore d'uso" di libero mercato, che è il trasferimento privato e conveniente di denaro a distanza. Invece la blockchain e le sue coin acquisiscono un "disvalore d'uso", che è il loro costo in termini di sorveglianza e tasse, compresa l'inflazione.

Le voci sulla morte di Bitcoin sono esagerate, ma non dovrebbero essere ignorate. Saper evitare un pericolo significa sapere qual è e dov'è.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 23 marzo 2020

L'economia aspetta il salvataggio da parte della FED nel bel mezzo del panico da coronavirus





di Bill Bonner


RANCHO SANTANA, NICARAGUA - La buona notizia è che Elizabeth Warren ha abbandonato la corsa alla presidenza USA, oltre anche a Mike Bloomberg, Amy Klobuchar e quell'altro tizio con il nome impronunciabile.

La cattiva notizia è che Bernie Sanders e Joe Biden sono ancora in corsa... e Donald Trump corre senza opposizione tra i repubblicani. Il meglio che si può dire su ognuno di loro è che almeno hanno nomi facili da pronunciare.

Nel frattempo il Dow ha perso altri 969 punti ieri. Le azioni sono scese in Europa questa mattina. Su questa base, sarà anche un'altra giornata difficile negli Stati Uniti.

Tutti vogliono di più: più entrate, più soldi, più vendite, più PIL, più posti di lavoro e più sesso.

Ma una pandemia porta a meno in ogni categoria sopraccitata. La gente resta a casa, smette di guadagnare... e spendere. Il PIL scende, i debitori hanno difficoltà a pagare le bollette.

Le scuole chiudono. Ora anche i genitori devono restare a casa. Niente più viaggi d'affari.

Conferenze di importanza internazionale vengono cancellate: "Hanno paura che la gente non verrà."

E un investitore di nostra conoscenza che sarebbe dovuto andare ad una di esse ci ha detto: "Non sono preoccupato di ammalarmi. Sono solo preoccupato di tornare a casa. "

L'industria dei viaggi è sprofondata a causa del virus C. Flybe, una compagnia aerea europea, è stata la prima a "schiantarsi".

In un mondo normale, di meno è ciò che si ottiene una volta ogni tanto. Le cose rallentano, le correzioni avvengono, ci sono "shock per il sistema" ed inversioni impreviste.

Gli incendi eliminano i detriti secchi dal suolo della foresta. I forti venti abbattono gli alberi marci.

Le recessioni liberano l'economia dalle aziende che perdono denaro. I crash spazzano via gli speculatori spericolati, spostando il capitale prezioso da mani deboli a mani più forti.

E gli argomenti che si prendono la mattina a colazione vi ricordano di fare attenzione a dove camminate.

Le battute d'arresto sono una parte della vita.

Il coronavirus non rappresenta una minaccia esistenziale per la razza umana e sembra che i bambini vengano risparmiati, quindi il futuro è al sicuro. Anche le persone sane hanno molte più probabilità di sopravvivere che di morire.

Invece la malattia sembra prendersela con gli alberi decrepiti... i vecchi, i deboli e quelli con "sistema immunitario compromesso".

Il vero problema è che il coronavirus espone le debolezze che si trovano in tutto il sistema... in particolare le fragilità causate dal denaro fasullo.

Infatti i pianificatori centrali hanno compromesso il sistema immunitario dell'intera economia.

Di cosa si ha bisogno in una battuta d'arresto? Dei risparmi. Ma i tassi d'interesse bassissimi della Federal Reserve hanno penalizzato i risparmi negli ultimi 10 anni, scendendo ai livelli più bassi della nostra storia.

Invece di risparmiare denaro, le persone sono state incoraggiate ad "investirlo". Questo, a sua volta, ha fatto salire i prezzi degli asset d'investimento ai massimi livelli storici. Cosa non si vuole possedere in una battuta d'arresto? Asset speculativi troppo cari, ovviamente.

E nel sostenere i mercati statunitensi... e l'economia americana... la FED ha dato alla gente l'impressione che le battute d'arresto fossero un ricordo del passato. Qualunque cosa fosse successa, sarebbe stata lì... o arrivata lì giusto in tempo. "Di più" sarebbe diventata una caratteristica permanente della vita.

Ogni volta che il mercato azionario cercava di correggere, ad esempio, arrivavano i pompieri della FED con tubi giganti pieni di "liquidità".

E ogni volta che l'economia ha cercato di prendersi una pausa, stessa cosa. Il sollievo è sempre appena in tempo da parte dei pianificatori monetari centrali.

"Perché preoccuparsi?" è diventata una strategia d'investimento, in cui gli investitori più sans souci... affogando in investimenti sempre più spericolati... hanno fatto più soldi.

Invece di fare il duro lavoro e sviluppare nuovi prodotti e servizi, i CEO hanno visto che potevano aumentare i prezzi delle loro azioni prendendo in prestito a tassi molto bassi e usando i soldi per riacquistare le proprie azioni. Ora hanno una montagna di debiti e un prezzo delle azioni in calo.

Invece di impegnarsi a fondo per trovare quelle società che stavano davvero facendo soldi, gli investitori hanno scoperto che potevano semplicemente acquistare un ETF.

Oppure, se si sentivano belli carichi, potevano semplicemente acquistare azioni di una grande azienda che inizia per A (Apple, Alphabet, Amazon) e sarebbero saliti in cima alla lista delle performance d'investimento.

E invece di fare il duro lavoro per ottenere un buon lavoro, i giovani, appena usciti dal college con $120.000 di debito studentesco e una laurea in scienze delle comunicazioni, hanno scoperto che potevano far quadrare i conti nell'economia dei concerti, a montare palchi... sedendosi poi da Starbucks nel tempo libero con i loro computer portatili e sognando una nuova killer-app che avrebbero potuto presentare con una IPO l'anno successivo.

Bene, ora il tizio al tavolo accanto sta tossendo, la donna al bancone starnutisce ed i concerti sono improvvisamente meno attraenti.

Ma cosa devono fare? Non possono prendersi un congedo per malattia, non hanno risparmi e devono adempiere al prossimo pagamento del contratto di locazione della loro macchina.

CEO, famiglie, investitori, tutti sono stati compromessi. E tutti ora contano sulla cavalleria del sistema bancario centrale affinché arrivi giusto in tempo.

Ma aspettate un momento, anche la FED ha compromesso il proprio sistema immunitario: "ha speso" i suoi tagli dei tassi per proteggere gli speculatori dai propri errori. Ora non ha quasi nessun tasso da tagliare.

Per quanto riguarda il governo federale, quando i tempi sembravano abbastanza propizi avrebbe dovuto avere eccedenze (risparmi) in modo da avere un certo margine di manovra quando sarebbero arrivate le battute d'arresto. Invece ha aumentato la spesa e ha sfoggiato un deficit da $1000 miliardi.

E anche il team di Trump: prometteva di far tornare di nuovo grande l'America, ma ha sprecato la sua opportunità (semmai ne avesse avuta una). Invece di pareggiare il bilancio e bonificare la Palude, ha aumentato la spesa al doppio del ritmo di Obama e ha reso la parte più profonda della palude del Deep State, il Pentagono, più profonda che mai.

E adesso? Gli elettori affrontano una scelta miserabile, con melma che fuoriesce da entrambi i lati della politica. Nessuna delle parti ha alcun piano o idea oltre a quelli che hanno compromesso il loro sistema immunitario in primo luogo.

Le famiglie, le società e lo stato sono arrivati alla fine della strada, vivono alla giornata, con poche riserve per poter attraversare una vera crisi.

E l'economia è stata così sconvolta dal denaro fasullo che ora trema e sibila come un fragile novantenne all'avvicinarsi di un microscopico "insetto".

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 20 marzo 2020

Come il COVID-19 porterà ad una crisi bancaria come quella del 2008

Mises aveva ragione: quando si inizia a manipolare un determinato parametro economico, si finisce sempre per allargare la sfera d'influenza e intaccare settori ampi dell'economia. La BCE e la BOJ stanno massacrando i fondamentali economici delle economie che supervisionano, impossibilitati ad agire ormai in caso di recessione conclamata. La FED, spronata dalle invettive di Trump, ha deciso di fare lo stesso. È decisamente ironico come la storia ripresenti situazioni analoghe nel corso del tempo: una grave crisi negli anni '70 spinse Nixon a fare la voce forte su un Burns, allora capo della FED, senza spina dorsale; oggi ci sono le stesse condizioni economiche e la stessa scena si ripete con Powell e Trump. Davvero questa gente crede che un taglio dei tassi da 50bps sia sufficiente ad indirizzare secondo vie prestabilite un'economia da $22.000 miliardi? Tutto questo interventismo si riverserà solo ed esclusivamente nei canyon di Wall Street, perché il canale di trasmissione della politica monetaria tra la banca centrale e Main Street è rotto: Picco del Debito. Inoltre, avendo legato il fato del dollaro alle performance delle azioni, mantenerle a galla è una prerogativa. Ecco, quindi, l'intervento di emergenza della FED di questa settimana. Il sistema bancario centrale è destinato ad estinguersi sotto il peso delle sue contraddizioni e distorsioni. Quando accadrà lascerà un vuoto. Quello sarà il momento di bitcoin di entrare in scena su scala mondiale come sistema affidabile e solido per sostituirlo.
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di Patrick Watson


Il virus COVID-19 sta fornendo la classica spintarella ad un'economia che era già sull'orlo del baratro. Cadrà giù?

Probabilmente e il cavo di sicurezza della Federal Reserve non sarà abbastanza forte da tenerla.

Devo ammetterlo, non lo avevo previsto. Sei settimane fa ho detto che probabilmente il 2020 avrebbe portato ad una crescita bassa e prolungata, sottolineando diversi fattori che avrebbero potuto causare gravi problemi. Ma questo tipo di innesco non era nella mia lista.

Ma poi, usando l'impeachment come esempio, ho aggiunto:
Questa cosa Ucraina/Biden è venuta fuori dal nulla solo pochi mesi fa. Anche qualcos'altro potrebbe uscire allo stesso modo. E potrebbe non essere a Washington.

È un po' quello che è successo. In quel frangente il COVID era solo un problema cinese, ma ora è anche il nostro problema.

E potrebbe avere conseguenze a livello economico molto importanti...



Trimestre perduto

In questo momento tutti sono preoccupati per la propria salute. Vediamo anche prezzi delle azioni più bassi e questa non è una coincidenza.

Per capire perché, dobbiamo osservare come cadono i pezzi di un domino.

Il governo cinese ha risposto all'eruzione iniziale della malattia a Wuhan con misure di contenimento, ordinando la chiusura temporanea di molte aziende. La produzione e l'attività economica sono fortemente diminuite: le navi che normalmente esportano merci in Occidente non hanno più lasciato i porti a cui erano ancorate.

Questo era un problema, e lo è ancora. Molte aziende statunitensi dipendono da parti e componenti cinesi e se non riescono a trovare sostituti, potrebbe anche essere necessario chiudere. Ma questo finora è accaduto lentamente e non è stato l'unico impatto.

Milioni di piccole imprese cinesi (e alcune grandi) hanno passato settimane con un flusso di cassa limitato o nullo.

Alcune non saranno in grado di recuperare il tempo perduto. Una stanza d'albergo non prenotata o la cui prenotazione è stata cancellata rappresenta un'opportunità perduta in modo permanente. Lo stesso vale per un tavolo al ristorante, un posto al teatro o una corsa in taxi.

Quindi queste aziende hanno perso vendite che non possono recuperare, ma i loro costi sono tutti ancora lì: mutui, manutenzione, salari.

E anche se fossero in grado di eliminare i salari dall'equazione, questo non eliminerà il problema. Significherebbe spostarlo semplicemente ai lavoratori, anche loro con i propri costi sulle spalle.

A tempo debito, la Cina tornerà al lavoro, ma solo dopo aver perso l'attività economica di un intero trimestre. Questo è un grave problema nelle economie fortemente indebitate e la Cina non è l'unica. Ciò influisce sugli utili aziendali, quindi i prezzi delle azioni calano.



Scuole chiuse

Ora parliamo degli Stati Uniti. I cambiamenti stanno avvenendo rapidamente, quindi perdonatemi se questo post non è aggiornato.

Mentre scrivo, abbiamo notizie della malattia sia sulla costa orientale che occidentale. Molti altri sono probabilmente infetti, ma non lo sappiamo perché finora i test sono stati piuttosto limitati.
  • Le persone che pensano di poter essere costrette a casa si affollano nei negozi per acquistare beni essenziali.
  • Alcune grandi aziende stanno dicendo ai lavoratori di annullare i viaggi non indispensabili.
  • Le persone sfortunate che sono venute in contatto con una persona positiva al COVID sono isolate, temporaneamente rimosse dall'economia.
  • Almeno una scuola è stata chiusa a causa di un membro del personale infetto.

In Giappone hanno chiuso tutte le scuole per almeno un mese. Ciò limita i genitori che lavorano, il che significa che loro o i loro datori di lavoro perderanno denaro. E recuperare il tempo perso quando tutto questo sarà finito interromperà altri piani.

Il Giappone è un'economia avanzata con assistenza sanitaria moderna, servizi igienico-sanitari eccellenti e un buon controllo delle malattie. Eppure il COVID lo sta colpendo duramente.

Non vedo alcun motivo per pensare che gli Stati Uniti andranno meglio. Il virus è qui e si sta diffondendo. Anche se moriranno poche persone, controllarlo potrebbe comunque far chiudere molte aziende.

La mia ipotesi migliore è che siamo un paio di settimane indietro rispetto al Giappone. In tal caso, il debito che ha spinto gran parte della nostra crescita ci si ritorcerà contro.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere i problemi legati alla supply-chain della Cina, che avrebbero influenzato seriamente gli Stati Uniti anche se il virus non fosse arrivato qui.

Il che ci porta alle banche.



Perdite a profusione

Come dice il vecchio detto, non si può ottenere sangue spremendo una rapa. Cosa succede quando milioni di debitori improvvisamente non riescono a pagare i loro prestiti?

Non è un'idea folle. È del tutto possibile se gli Stati Uniti si ritroveranno così tanti problemi a controllare il coronavirus come la Cina, impedendo alle persone di lavorare per settimane.

Tenete presente che circa il 40% degli adulti statunitensi non può gestire una spesa imprevista di $400. Se, ad esempio, siete un cameriere o un assistente di volo che viene licenziato perché le persone stanno a casa e non viaggiano, perderete reddito. Molte delle persone colpite resteranno indietro sui loro debiti.

Le banche presumono che un determinato numero di prestiti risulterà inadempiente. Hanno riserve a tale scopo, ma poiché anche le banche stesse sono indebitate, troppe inadempienze in breve tempo possono bruciare suddette riserve. E allora?

In Cina il governo sta permettendo (o forse ordinando) alle banche di ignorare il problema e di smettere di riconoscere i crediti inesigibili.

Potrebbe succedere anche qui? Può darsi. Posso immaginare i regolatori che concedono alle banche maggiore "flessibilità" nella gestione dei loro portafogli di prestiti. La Federal Reserve può anche prestare denaro alle banche che ne hanno bisogno.

Ma tali misure non cambieranno la realtà. Il debito sarà ancora lì e le perdite abbonderanno. per chi?

La Cina lo farà nel modo comunista: collettivizzerà il dolore.

Il resto di noi potrebbe essere diretto verso qualcosa di simile alla crisi finanziaria del 2008, con un settore bancario fortemente indebitato che detiene un gran numero di prestiti in sofferenza. Ma questa volta:
  • La FED non può tagliare molto i tassi se non vuole dirigersi in territorio negativo.
  • Qualsiasi stimolo fiscale si aggiungerà ad un deficit federale già gigantesco.
  • Tutti potrebbero avere a che fare con una gigantesca crisi sanitaria, oltre ad una recessione.
  • Tra tutte le persuasioni politiche, le persone non amano i salvataggi bancari e non vorranno vederli di nuovo.

E tutto ciò si svolgerà in un anno elettorale già controverso.

Non so dove stiamo andando. Forse la FED estrarrà un coniglio dal suo cappello, forse le paure del virus sono esagerate e tutto ciò passerà rapidamente.

In caso contrario, avremo una bella gatta da pelare per le mani.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/