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martedì 21 novembre 2023

Come prevenire il ciclo boom/bust

 

 

di Jon Wolfenbarger

Di recente ho scritto un pezzo in cui mettevo in evidenza il modo in cui la Federal Reserve abbia peggiorato l’economia degli Stati Uniti, molto di più di quanto sarebbe stato senza la pianificazione burocratica centrale del secolo scorso.

Sebbene la cronistoria disastrosa della FED sia ampiamente riconosciuta anche dai suoi apologeti, essi sottolineano che la vita non era perfetta nemmeno prima che venisse creata. Notano correttamente che i cicli economici esistevano anche prima, quindi anche se l’inflazione è stata molto più elevata con la FED ed essa ha contribuito a causare la Grande Depressione e la Grande Recessione, gli Stati Uniti avrebbero comunque avuto crisi economiche.

Questo è vero, tuttavia, nell’ultimo secolo, la FED ha distorto l’economia a tal punto che i cicli economici e l’inflazione sono peggiorati rispetto al passato. In questo articolo, discuterò delle cause del ciclo economico, evidenzierò alcuni di essi prima della creazione della FED e spiegherò il modo semplice per eliminarli in futuro, senza banca centrale


La causa del ciclo boom/bust

Come spiegò Ludwig von Mises più di un secolo fa, il ciclo economico di espansione e contrazione è causato dalle banche a riserva frazionaria che creano denaro dal nulla quando concedono prestiti.

Questo nuovo denaro abbassa artificialmente i tassi d'interesse e incoraggia nuovi prestiti e nuovi progetti d'investimento, il che a sua volta provoca la fase di “boom”. Alla fine la crescita dell’offerta di denaro rallenta, i tassi d'interesse salgono e molti di questi nuovi progetti d'investimento si rivelano insostenibili, il che provoca la fase di “bust”.

Finché le banche a riserva frazionaria creeranno nuovo denaro dal nulla, ci saranno cicli economici di espansione e contrazione.


I cicli economici prima della FED

Nel suo magistrale trattato monetario e bancario, Denaro, credito bancario e cicli economici, l’economista spagnolo Jesús Huerta de Soto descrive in modo dettagliato i principali cicli economici avvenuti prima della fondazione della FED nel 1913.

Nel suo libro Huerta de Soto parla della Firenze dell'inizio del XIV secolo, centro dell'attività finanziaria e commerciale nel Mediterraneo grazie a un boom economico derivante dall'espansione del credito attraverso le banche fiorentine. Tuttavia una serie di eventi – tra cui la bancarotta in Inghilterra, il ritiro dei fondi a Napoli e il crollo delle obbligazioni del Tesoro fiorentino – innescarono difficoltà bancarie diffuse e una forte restrizione del credito (noto anche come mancamento della credenza) e ne risultarono in una massiccia distruzione di ricchezza. “I prezzi degli immobili, che erano saliti alle stelle, crollarono alla metà del loro valore precedente, e anche una tale riduzione del prezzo non fu sufficiente ad attirare un numero sufficiente di acquirenti [...]. Ci vollero trent’anni (dal 1349 al 1379) affinché iniziasse la ripresa”.

Negli anni Sessanta del Cinquecento, l'economia fiorentina era di nuovo in piena espansione e sostenuta da una rinnovata euforia creditizia. Tuttavia una grave contrazione della liquidità colpì l’intero sistema bancario al punto che i banchieri “pagavano solo con l’inchiostro”. La crisi raggiunse il suo apice a metà degli anni Settanta del Cinquecento, con la deflazione e una stretta del credito. Ciò portò a una rapida contrazione degli scambi commerciali e a frequenti fallimenti, facendo precipitare l’economia fiorentina in un lungo processo di declino.

Altre espansioni del credito che portarono a successive crisi economiche includono il fallimento della banca dei Medici nel 1492, i fallimenti bancari del XVI secolo in Spagna che colpirono tutti i banchieri di Carlo V nella piazza di Siviglia e la grave depressione nella Francia nel XVIII secolo derivante dalla crisi di John Law.

Negli Stati Uniti molte crisi hanno seguito uno schema simile.

Il panico del 1819: all’inizio del XIX secolo la neonata Banca degli Stati Uniti produsse una grande espansione economica artificiale, comprendente “un’espansione del credito e dell’offerta di denaro, sia sotto forma di banconote che di prestiti, nessuno dei quali coperto da risparmi reali”. Nel 1819 suddetta banca cessò l'espansione del credito e chiese il pagamento delle cambiali bancarie in suo possesso. Questa stretta del credito portò al panico e a una profonda e diffusa depressione economica che bloccò molti progetti d'investimento e aumentò la disoccupazione.

Il panico del 1873: in seguito alla guerra civile e ai suoi alti costi, negli Stati Uniti iniziò un'espansione del credito che ampliò notevolmente la rete ferroviaria e spinse le industrie del ferro e dell'acciaio a subire un intenso sviluppo. Questa espansione si diffuse in tutto il mondo: in Europa i titoli del settore industriale salirono alle stelle a causa della massiccia speculazione sui mercati azionari. Nel maggio 1873 la crisi colpì prima il continente, seguito rapidamente, in estate, dagli Stati Uniti. Una delle grandi banche americane, Jay Cook and Co., fallì durante questa recessione. La Francia sfuggì al panico e alla depressione astenendosi dalla precedente espansione del credito.

La crisi del 1882: la Francia si unì agli Stati Uniti nell’espansione del credito nel 1878. In Francia “l’emissione di azioni industriali aumentò vertiginosamente e fu introdotto un ambizioso programma di lavori pubblici”. Le banche attirarono i risparmi delle famiglie e concessero massicci prestiti all’industria. Nel 1882, però, l’Union Générale fallì; Crédit Lyonnais, anch’essa sull’orlo del fallimento, dovette far fronte a un massiccio ritiro dei depositi (circa la metà). Negli USA fallirono 400 banche (su un totale di 3.271).

Il panico del 1907: a seguito di una precedente crisi terminata nel 1896, fu nuovamente avviata l’espansione del credito. Invece che nelle ferrovie, questi nuovi fondi mutuabili – creati ex nihilo – furono investiti nell’energia elettrica, nei telefoni, nelle metropolitane e nella costruzione navale, nonché nell’industria chimica e nella nascente industria automobilistica. Nel 1907 arrivò la crisi, che fu particolarmente grave negli Stati Uniti, e molte banche fallirono nuovamente.

Maggiori dettagli sui cicli economici statunitensi prima della creazione della FED possono essere trovati in questo breve articolo.

La conclusione è che tutte queste crisi finanziarie e cicli economici sono stati causati dalle banche che creavano nuovo denaro dal nulla, qualcosa che ai comuni mortali come noi non è consentito fare dalla legge.


La soluzione al problema del ciclo economico

Come spiegò anche Murray N. Rothbard, lo scopo della FED è aumentare i profitti delle grandi banche e lo fa cartellizzando il sistema bancario commerciale e incoraggiando la creazione di denaro dal nulla affinché vengano concessi prestiti nei periodi buoni e salvare le banche nei periodi difficili.

È molto più semplice creare denaro dal nulla e guadagnare di più prestando denaro piuttosto che guadagnarlo creando nuovi beni e servizi. Ecco perché le banche adorano questa attività. Inoltre amano che lo stato venga in soccorso ogni volta che hanno problemi.

Poiché il ciclo boom/bust è causato dalle banche che creano denaro dal nulla, la soluzione è non consentire loro di farlo ancora di più con l’aiuto della banca centrale!

Questa creazione di denaro è ciò che ha portato il dollaro a perdere gran parte del suo valore sin dal 1913, così come i disastri economici senza precedenti della Grande Depressione e della Grande Recessione.

No, la soluzione al ciclo economico è impedire alle banche di creare denaro dal nulla, proprio come viene legalmente impedito di farlo a me e a voi. Le banche dovrebbero essere obbligate per legge a mantenere il 100% delle riserve sui depositi. Potrebbero ancora prendere in prestito sotto forma di depositi vincolati e altri strumenti di debito e continuare a concedere prestiti, ma non potrebbero creare nuove unità monetarie.

È importante sottolineare che i requisiti di riserva del 100% non sarebbero un regolamento burocratico dello stato, ma semplicemente un’applicazione della legge contro le frodi. È generalmente considerato fraudolento avere un contratto dove si scambia qualcosa che non esiste, come gli unicorni. Con la riserva frazionaria, le banche stipulano contratti per fornire denaro su richiesta che non hanno, il che è inaccettabile.

Più denaro non aumenta il tenore di vita nello stesso modo in cui accade quando vengono creati nuovi beni e servizi. Il denaro creato ex novo abbassa il valore di ogni unità monetaria e provoca vaste distorsioni economiche che ci instradano verso il ciclo boom/bust.

Se alle banche fosse richiesto di mantenere riserve al 100% a fronte dei depositi a vista, non avremmo bisogno che i burocrati cerchino di pianificare centralmente l’economia come accadeva ai tempi dei sovietici, e non soffriremmo più per l’inflazione e il ciclo economico.

Questa semplice misura risolverebbe i più grandi problemi economici del nostro tempo, quindi perché non farlo?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 17 ottobre 2023

Il sistema bancario centrale sta devastando l'economia da oltre un secolo

 

 

di Jon Wolfenbarger

Sin dalla sua fondazione nel 1913, ai burocrati non eletti della Federal Reserve è stato concesso l’incredibile privilegio di creare legalmente denaro dal nulla, cosa che ai comuni mortali come noi non è consentito fare. A loro è stata anche affidata l’enorme responsabilità di mantenere (1) la piena occupazione, (2) un livello dei prezzi stabile e (3) tassi d'interesse bassi.

Come se la sono cavata finora?

Dal 1913 i burocrati della FED hanno contribuito a causare:

• un’inflazione dei prezzi superiore al 20% stampando denaro durante la prima guerra mondiale;

• la depressione dei primi anni ’20, con una deflazione dei prezzi superiore al 15%;

• la Grande Depressione degli anni ’30, con il 25% di disoccupazione e un crollo di oltre il 10% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti;

• la “stagflazione” degli anni ’70, con inflazione e tassi d'interesse a due cifre;

• la bolla immobiliare del primo decennio del XXI secolo;

• la Grande Recessione del 2008-2009;

• un aumento del 40% dell’offerta di denaro in risposta alla crisi sanitaria;

• rialzi dei tassi d'interesse nell’ultimo anno che probabilmente causeranno la ventunesima recessione sin dalla fondazione della FED.

Naturalmente ci sono stati cicli economici di espansione e contrazione prima della creazione della FED, a causa delle leggi statali che consentivano alle banche a riserva frazionaria di creare denaro dal nulla, nonché di vari interventi statali nel settore monetario e bancario.

Tuttavia ci viene detto che la FED è stata creata per contribuire ad appianare il ciclo economico e creare un’economia più stabile e prospera.

Di seguito esaminerò alcuni dati economici chiave prima e dopo la creazione della FED per vedere cinque modi importanti in cui essa ha reso l’economia peggiore di quanto sarebbe stata altrimenti.


La disoccupazione è salita molto di più

Sfortunatamente i dati sulla disoccupazione non sono disponibili per la maggior parte del diciannovesimo secolo, ma quelli disponibili mostrano che la disoccupazione era generalmente molto bassa poiché chiunque volesse lavorare poteva farlo se era disposto ad accettare i salari di mercato.

In genere non esistevano restrizioni giuridiche che proibissero le transazioni di lavoro volontario, pertanto i salari potevano fluttuare in base alla domanda e all’offerta, proprio come qualsiasi altro prezzo sul libero mercato, il che generalmente portava alla piena occupazione.

Il grafico seguente mostra i tassi di disoccupazione degli Stati Uniti dal 1890 al 1988. La conclusione è che prima della creazione della FED, la disoccupazione non aveva mai raggiunto i livelli incredibilmente alti osservati durante la Grande Depressione degli anni ’30, avvenuta più di diciassette anni dopo la FED era stata creata per “appianare” il ciclo economico. Non dimentichiamo inoltre che la disoccupazione è salita al 10% o più durante la Grande Recessione del 2008-2009 e il panico Covid del 2020.

Grafico 1: Lavoratori disoccupati e tasso di disoccupazione, Stati Uniti, 1890–1988. Fonte: “Numero annuo di lavoratori disoccupati e tasso di disoccupazione negli Stati Uniti dal 1890 al 1988”, Statista, 8 agosto 2023.


L’inflazione è salita molto di più

L'inflazione è il luogo in cui la cronistoria di fallimenti della FED è più evidente.

Il grafico seguente mostra l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti dal 1775 al 2012. A parte brevi picchi inflazionistici guidati dalla stampa di denaro per finanziare le guerre, l’inflazione era praticamente inesistente prima della creazione della FED nel 1913. Da allora è salita alle stelle, soprattutto dopo che tutti i legami tra il dollaro e l’oro furono recisi nel 1971. Come risultato di questa inflazione dovuta alla creazione di denaro dal nulla, il dollaro ha perso il 97% del suo valore dal 1913.

Grafico 2: Indice dei prezzi al consumo, Stati Uniti, 1775–2012 (livello, 1775 = 1). Fonte: American Economic Association, ristampato in Sam Ro, “CHART: Inflation since 1775 and How It Took Off In 1933”, Business Insider, 6 gennaio 2013.


I tassi d'interesse sono saliti molto di più

Il grafico seguente mostra i tassi d'interesse a lungo termine dal 1790 al 2011. Sebbene siano sempre stati volatili prima della FED, non hanno mai raggiunto i massimi storici raggiunti all’inizio degli anni ’80. Quei tassi d'interesse elevati furono la reazione del mercato all’inflazione a due cifre degli anni ’70 causata dall’aggressiva creazione di denaro da parte della FED.

Grafico 3: Tassi d'interesse a lungo termine, Stati Uniti, 1790–2011. Fonte: dati del tasso d'interesse a lungo termine degli Stati Uniti, dal 1798 a oggi, set di dati, MeasuringWorth, 21 agosto 2023.


La crescita economica è stata molto più lenta

Anche se è difficile confrontare l’economia di secoli diversi, il fatto è che la crescita economica era maggiore prima della creazione della FED. Il grafico seguente mostra la crescita del PIL reale dal 1800 al 2020. La crescita è stata maggiore dal 1800 fino alla creazione della FED nel 1913, come dimostrato dalla pendenza più ripida della crescita del PIL reale prima del 1913 rispetto a dopo.

Grafico 4: PIL reale in dollari del 2012, Stati Uniti, 1800–2020. Fonte: dati del PIL reale degli Stati Uniti, 1790-presente, e PIL reale pro capite degli Stati Uniti, 1790-presente, set di dati, MeasuringWorth, 21 agosto 2023.

Durante questo periodo di libertà economica senza precedenti (a parte gli ovvi mali della schiavitù) e di tassazione minima, gli Stati Uniti passarono dall’essere un Paese arretrato a quello più ricco della storia del mondo.

Anche se altri interventi economici e fiscali da parte dello stato contribuirono a rallentare la crescita a partire dal 1913, la FED ne condivide gran parte delle colpe. Essa ha contribuito a rallentare la crescita economica alimentando il ciclo economico, che causa lo spreco di risorse scarse in investimenti improduttivi, abbassando la produttività dei lavoratori e la crescita dei salari reali al di sotto di quanto sarebbe stato altrimenti.


I deficit e il debito pubblico sono saliti alle stelle

Creando denaro dal nulla per acquistare il debito pubblico americano, la FED consente al governo federale di spendere molto più di quanto incassa con le tasse.

I grafici seguenti mostrano il deficit e il debito pubblico degli Stati Uniti come percentuale del PIL dal 1857. Prima della creazione del 1913, deficit di bilancio considerevoli si verificavano solo durante guerre come quella civile. Ci sono stati surplus di bilancio (sì, surplus!) nella maggior parte degli altri anni.

Tuttavia da quando è stata creata la FED, i deficit di bilancio sono stati la norma, raggiungendo il 30% del PIL durante la seconda guerra mondiale e il 15% durante la crisi sanitaria. Il deficit ammonta attualmente al 5,4% del PIL; prima del 1913 tale livello venne superato solo durante la Guerra Civile.

Come risultato di tutto questo deficit di spesa, il rapporto debito/PIL degli Stati Uniti è salito alle stelle da quando è stata creata la FED. Il rapporto debito/PIL salì al 30% durante la Guerra Civile, per poi scendere allo 0% prima della Prima Guerra Mondiale. È stato superiore al 30% per la maggior parte degli anni dopo il 1913, superando addirittura il 112% durante la Seconda Guerra Mondiale. Il rapporto debito pubblico/PIL è attualmente al 93% ed è in aumento.

Grafico 5: Disavanzi e surplus del bilancio pubblico degli Stati Uniti, nonché debito detenuto dal pubblico (percentuale del PIL), 1857–2023 e proiezioni al 2053. Fonte: “Debito & deficit: qual è la differenza?”, Fondazione Peter G. Peterson, 24 febbraio 2023.

 

Conclusione

Insieme all’Unione Sovietica, la FED ha dimostrato che la pianificazione centralizzata dell’economia da parte di un piccolo gruppo di burocrati non funziona.

Il fatto è che la FED non è stata creata per aiutare l’economia, ma è stata creata dai banchieri per aiutare le banche a riserva frazionaria a creare ancora più denaro dal nulla e salvarle quando si trovano nei guai.

Il denaro e i tassi d'interesse sono la linfa vitale del nostro sistema economico e forniscono segnali chiave ai consumatori e alle imprese. Manipolando costantemente sia l’offerta di denaro che i tassi d'interesse nella convinzione di "saperne di più" rispetto a milioni di persone, la FED crea un’enorme instabilità economica che spreca risorse scarse e abbassa gli standard di vita, in particolare per i più poveri tra noi.

Il denaro è solo un mezzo di scambio per rendere la vita più facile e più produttiva rispetto al baratto. L’offerta di denaro che abbiamo ora permette di portare a termine questo compito; non è necessario modificarla.

Con una riserva bancaria al 100% non dovremmo preoccuparci delle corse agli sportelli, del calo dell’offerta di denaro come negli anni ’30, dell’inflazione e del ciclo economico. Inoltre non avremmo bisogno che i burocrati fingano di poter pianificare l’economia a livello centrale.

Semmai l’economia venisse liberata dalla costante manipolazione monetaria e dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali e delle banche a riserva frazionaria, ciò porterebbe a una stabilità economica e a una prosperità senza precedenti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 18 gennaio 2023

La storia dimostra che l'inflazione di massa può durare anche dieci anni

 

 

di Jon Wolfenbarger

Gli investitori hanno le orecchie drizzate per un qualsiasi segno che porti la FED a invertire l'attuale marcia e torni a tagliare i tassi d'interesse. Dimenticano che le recessioni e i bear market nelle azioni sono arrivati dopo che la FED è tornata a tagliare i tassi e lo spread della curva dei rendimenti è passato da negativo a positivo.

La FED è stata molto chiara sul fatto che ora segue "quella strategia d'altri tempi" dell'ex-presidente Paul Volker: combattere l'inflazione che essa stessa ha creato quando ha gonfiato l'offerta di denaro del 40% dopo il 2020. Ora dice di dover far scendere l'inflazione fino all'obiettivo arbitrario del 2% (che dimezza il valore del dollaro ogni trentaquattro anni) prima ancora che possa prendere in considerazione la possibilità di tagliare i tassi d'interesse. Afferma di aver compreso l'errore degli anni '70 secondo cui tagliare i tassi troppo presto, prima che la battaglia sull'inflazione sia vinta, prolungherà la miseria derivante dall'inflazione di massa.


La domanda da mille miliardi di dollari

La domanda da mille miliardi di dollari è: quando l'inflazione scenderà fino al 2%?

Nessuno può dirlo con certezza, men che meno i burocrati della FED che invece hanno dimostrato la loro incapacità di prevedere qualsiasi cosa. Ma un documento pubblicato di recente dalla società di ricerca sugli investimenti Research Affiliates tenta di rispondere, esaminando periodi storici precedenti. La relazione, intitolata “History Lessons: How 'Transitory' Is Inflation?”, ha analizzato tutti i casi in cui l'inflazione è salita sopra il 4% in quattordici Paesi sviluppati dal gennaio 1970 al settembre 2022.


Lezioni di storia per la FED e gli investitori

Durante suddetto periodo, l'inflazione è salita oltre il 4% in quei quattordici Paesi. In sei di questi casi, l'inflazione è salita oltre il 20% cinquantadue volte; più del 60% delle volte l'inflazione non ha superato il 6%; ma se sale oltre l'8%, com'è successo quest'anno negli Stati Uniti e nella maggior parte dell'Europa, allora arriva al 10% o più nel 70% delle volte.

Il grafico seguente mostra il numero di volte in cui l'inflazione ha superato un determinato livello, con l'ombreggiatura verde che mostra il numero di volte in cui l'inflazione ha raggiunto il picco a quel livello e l'ombreggiatura rossa che mostra il numero di volte in cui è accelerata al livello successivo.

Fonte: Rob Arnott e Omid Shakernia, “History Lessons: How 'Transitory' Is Inflation?”, Research Affiliates, novembre 2022

Il grafico qui sotto mostra il numero medio di anni necessari affinché l'inflazione si dimezzi dopo aver raggiunto un dato livello. L'area ombreggiata mostra l'intervallo per il 60% dei risultati, esclusi il 20% superiore e il 20% inferiore.

Fonte: Rob Arnott e Omid Shakernia, “History Lessons: How 'Transitory' Is Inflation?”, Research Affiliates, novembre 2022

Questo grafico mostra che dopo che l'inflazione supera il 4%, il 20% delle volte scende al 2% entro un anno, ma il 20% delle volte ci vogliono 10 anni affinché ritorni a quel valore. Il tempo mediano è di 2,5 anni. Come sottolineano gli autori dello studio:

Quando l'inflazione stava già superando il 4% nell'aprile 2021 (di cui il 2% nei tre mesi precedenti ed era un tasso annuo dell'8%!), a cosa stavano pensando Powell e la Yellen quando hanno dichiarato che l'inflazione era transitoria? Dovremmo considerare "transitoria" un'aspettativa mediana di 2 anni e mezzo per tornare a un tasso d'inflazione del 2%?

Se l'inflazione supera il 6%, ci vogliono una media di dieci anni per tornare al 2%. Come mostrato nel grafico qui sotto, con un'inflazione compresa tra l'8% e il 20%, ci vogliono in media dai nove ai dodici anni affinché scenda al di sotto del 3%. Ma, come avvertono gli autori: “Questo lungo periodo potrebbe essere sottostimato a causa della manciata di casi mancanti dal nostro set di dati in cui l'inflazione non è riuscita a tornare al 3%”.

Fonte: Rob Arnott e Omid Shakernia, “History Lessons: How 'Transitory' Is Inflation?”, Research Affiliates, novembre 2022

Poiché l'inflazione negli Stati Uniti è salita sopra il 6% un anno fa e sopra l'8% otto mesi fa, la storia dice che il numero medio di anni in cui scende al di sotto del 3% è di dieci anni, con un intervallo percentile del 60% da sei a diciannove anni! Chiaramente la FED e gli investitori non sono preparati a una tale possibilità.

Come mostrato nel grafico qui sotto, dopo che l'inflazione era già vicina al 7% un anno fa, la FED si aspettava ancora che alla fine del 2022 il suo tasso di riferimento rimanesse allo 0,88%! Ora invece si attesta tra il 3,75% e il 4,00% e il tasso del biennale statunitense è al 4,36%. Perché qualcuno dovrebbe ancora dar retta a questa gente?

Fonte: Rob Arnott e Omid Shakernia, “History Lessons: How 'Transitory' Is Inflation?”, Research Affiliates, novembre 2022


La storia dell'inflazione negli Stati Uniti supporta questa conclusione

Il grafico qui sotto mostra l'inflazione degli Stati Uniti da quando la FED è stata creata nel 1913. Il dollaro ha perso il 97% del suo valore sin da allora, poiché l'inflazione cumulata è stata superiore al 2900%. La linea rossa orizzontale mostra cinque periodi prima di adesso in cui l'inflazione è salita ben oltre il 7%. Il primo caso è stato causato dalla stampa di denaro sulla scia della prima guerra mondiale, la quale portò ai più alti tassi d'inflazione nella storia moderna degli Stati Uniti: oltre il 20%. Ci sono voluti circa quattro anni affinché tornasse al 2%. Poi ci sono stati tre casi durante gli anni Quaranta e Cinquanta in cui ci sono voluti dai due ai tre anni ogni volta affinché l'inflazione tornasse al 2%.

Fonte: Bureau of Labor Statistics, FRED

L'ondata d'inflazione più duratura si è verificata negli anni '70 e all'inizio degli anni '80, quando ci sono voluti tredici lunghi anni affinché tornasse al 2%. E per farlo, il presidente della FED, Paul Volker, dovette lasciar salire il tasso di riferimento ben oltre il 15% per due anni e poi ci vollero altri sei anni affinché l'inflazione scendesse sotto al 2%.

L'attuale presidente della FED, Jay Powell, ha la forza d'animo per fare la stessa cosa di fronte a una recessione?


Se il nostro tenore di vita è in calo, i burocrati sono da biasimare

Gli autori dello studio sopraccitato concludono incolpando i burocrati per questo colossale errore, il quale sta abbassando il nostro tenore di vita:

È stato un errore da parte della FED dichiarare l'inflazione transitoria quando stava crescendo rapidamente e quando la storia ci dice che, anche a un tasso relativamente modesto del 4%, spesso non è transitoria. La FED ha inflitto gravi danni, sia alla macroeconomia che alla propria credibilità, seguendo una politica troppo accomodante per una dozzina di anni e poi continuando a parlare di transitorietà mentre l'inflazione superava il 6%, poi l'8%. Lo stesso messaggio continua a essere veicolato oggi, anche se con parole diverse [...]. È possibile che l'inflazione scenda al 4% e poi al 2% nel prossimo anno o due? Certo che è possibile! Ma la storia dice che è improbabile [...]. Le nostre politiche fiscali e monetarie hanno fatto molto più male che bene negli ultimi anni [...]. Percepiamo una resistenza a visioni alternative, sia negli ambienti fiscali che monetari, il desiderio di creare una camera d'eco fatta di punti di vista simili e riluttanza a imparare dagli errori del passato. Siamo sciocchi se permettiamo alle nostre speranze (una rapida dissipazione dell'inflazione) di diventare la nostra aspettativa centrale.


Conclusione

L'inflazione dei prezzi è causata da due fattori: 1) l'offerta di denaro e 2) la domanda di denaro, che è alimentata dalla psicologia inflazionistica. La crescita dell'offerta di denaro è già rallentata dal 40% nel 2021 a meno del 3% ora. Ma la domanda di denaro dipenderà dalla fiducia della popolazione che Powell e i suoi colleghi saranno aggressivi nella loro lotta contro l'inflazione, anche con una recessione probabilmente già iniziata.

Sulla base dei fatti storici probabilmente ci vorrà almeno un anno, e potrebbe essere un decennio o più, prima che l'inflazione torni all'obiettivo del 2%. Le persone devono proteggersi da standard di vita inferiori causati dall'alta inflazione piuttosto che sperare che i burocrati li salvino.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 6 giugno 2022

La FED non può aggiustare niente, mentre invece può rompere

 

 

di Jon Wolfenbarger

La Federal Reserve afferma di "condurre la politica monetaria della nazione per promuovere la massima occupazione, prezzi stabili e tassi d'interesse moderati a lungo termine". Diamo un'occhiata a quanto bene abbia svolto tal compito dalla sua fondazione nel 1913.


Tassi d'interesse economici e a lungo termine

Dal 1913 il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è variato dal 2,5% all'inizio degli anni '50 al 25,0% durante la Grande Depressione. L'inflazione è variata da un 24% a un -16%. L'inflazione è attualmente del 7,9%, ben al di sopra dell'obiettivo del 2% dichiarato. Sebbene la FED abbia una certa influenza sull'offerta di denaro, non ha alcun controllo sulla domanda o su come viene speso il denaro, il che ha un impatto significativo sull'occupazione e sull'inflazione.

L'obiettivo della FED di "moderare i tassi d'interesse a lungo termine" al di sotto dei livelli di mercato è una forma d'imposizione dei prezzi. Dal momento che tale pratica non funziona mai a lungo, non sorprende che la FED non abbia avuto successo in questo compito. Dal 1913 i tassi del Tesoro USA a dieci anni sono variati dallo 0,5% nel 2020 al 16% nel 1981. I tassi d'interesse sono stati molto più volatili rispetto a prima della nascita della FED, come mostrato di seguito.

Fonte: Grafico per gentile concessione di multipl.com, con annotazioni di BullAndBearProfits.com


Offerta di denaro e tassi d'interesse a breve termine

Forse la FED non può controllare l'economia, ma almeno può controllare l'offerta di denaro e i tassi d'interesse a breve termine, giusto? Non proprio.

La FED controlla la base monetaria, che è valuta più i depositi bancari presso di essa. L'offerta di denaro M2 è 3,6 volte più grande della base monetaria e l'offerta di denaro più ampia è alimentata dal desiderio delle banche commerciali di prestare e quello delle persone di prendere in prestito. La FED non ha alcun controllo su queste dinamiche.

La FED controlla anche il tasso sui fondi federali, che è il tasso d'interesse di riferimento al quale le banche commerciali prendono in prestito e si prestano a vicenda. Ma come mostrato di seguito, la FED segue i tassi d'interesse guidati dal mercato, come il tasso del Tesoro USA a due anni (linea rossa), quando imposta il tasso sui fondi federali (linea nera), poiché non ha modo di sapere dove dovrebbero essere i tassi.

Fonte: Grafico per gentile concessione della piattaforma FRED, con annotazioni di BullAndBearProfits.com


Il vero scopo della FED

Il vero scopo della FED è consentire alle banche di concedere prestiti creando denaro dal nulla e poi salvarle quando i loro prestiti vanno a male. Ha avuto un certo successo in tal obiettivo, come abbiamo visto con i salvataggi bancari durante la Grande Recessione.

Come ha spiegato Murray N. Rothbard:

Le banche possono espandersi comodamente all'unisono solo quando esiste una banca centrale, essenzialmente una banca statale, che gode di monopolio e di una posizione privilegiata imposta dallo stato sull'intero sistema bancario.

L'altro scopo principale della FED è aiutare il governo degli Stati Uniti a prendere in prestito. Anche qui ha avuto un certo successo, poiché il rapporto debito pubblico/PIL è più che triplicato negli ultimi quarant'anni, superando il 120%.


La FED riesce solo ad abbassare il tenore di vita

Due delle principali conseguenze negative della creazione di denaro da parte della FED sono l'inflazione dei prezzi e il ciclo economico boom/bust, effetti che abbassano significativamente il tenore di vita. L'inflazione dei prezzi aumenta il costo della vita ed erode i risparmi, mentre il ciclo economico spreca risorse scarse incoraggiandone l'allocazione in cattivi investimenti.

Dalla nascita della FED nel 1913, il dollaro ha perso il 97% del suo potere d'acquisto. Inoltre le politiche della FED hanno aiutato a creare la Grande Depressione degli anni '30 e la Grande Recessione del 2008-2009.

La teoria Austriaca del ciclo economico spiega come il ciclo economico sia causato dalle banche che creano denaro dal nulla, il che porta a un boom insostenibile che alla fine si trasforma in un bust. Quest'ultimo arriva perché il denaro creato ex novo non genera le scarse risorse (terra, lavoro e capitale) necessarie per completare tutti i progetti che le imprese hanno intrapreso con il denaro creato ex novo.

Come ha spiegato Ludwig von Mises:

Il movimento ondulatorio che interessa il sistema economico, il ripetersi di periodi di boom seguiti da periodi di depressione è l'esito inevitabile dei tentativi, ripetuti più volte, di abbassare il tasso d'interesse lordo di mercato attraverso l'espansione del credito.


Previsioni della FED

Dopo aver esaminato i fallimenti della FED, vediamo quanto hanno avuto successo i suoi leader nel prevedere l'economia.

Alan Greenspan è stato presidente della FED dal 1987 al 2006. Ha presieduto il crollo del mercato azionario del 1987, la crisi delle S&L, la recessione dei primi anni '90, la bolla tecnologica della fine degli anni '90, la recessione dei primi anni 2000 e la prima metà della bolla immobiliare degli anni 2000. Naturalmente la stampa lo chiamava “maestro” per il suo lavoro.

Vicino al picco della bolla tecnologica nel gennaio 2000, Greenspan si vantava di aver progettato una lunga espansione economica che non vedeva fine. Come affermò poco prima che l'indice azionario NASDAQ crollasse dell'80% e iniziasse la recessione dei primi anni 2000: "Ci sono pochi segni evidenti di tensione che in genere fanno presagire un'imminente recessione economica".

In risposta alla recessione che non vide arrivare, Greenspan abbassò il tasso sui fondi federali dal 6,50% nel 2000 all'1,00% nel 2003, cosa che contribuì a gonfiare la bolla immobiliare. Poi Greenspan incoraggiò i proprietari di case a stipulare mutui a tasso variabile all'inizio del 2004, appena prima di rialzare il tasso sui fondi federali al 5,25% nei due anni successivi, cosa che innescò il crollo immobiliare.

Nel 2007 Greenspan disse quanto segue riguardo le banche che prestavano a mutuatari subprime: "Sebbene fossi consapevole che molte di queste pratiche erano in corso, non avevo idea di quanto fossero diventate significative fino a quanto non è stato troppo tardi [...]. Non l'ho davvero capito fino alla fine del 2005 e del 2006".

Almeno Greenspan è stato onesto sull'incapacità della FED di prevedere l'economia: "La gente non si rende conto che non possiamo prevedere il futuro. Il numero di errori che ho fatto è a dir poco incredibile". Greenspan ha anche ammesso che i mercati sono molto più ampi e potenti della FED: "Il valore di mercato dei titoli globali a lungo termine si avvicina a $100.000 miliardi [quindi questi mercati] ora sommergono le risorse delle banche centrali".

Ben Bernanke è stato presidente della FED dal 2006 al 2014, quindi ha presieduto la Grande Recessione, la peggiore recessione economica dagli anni '30 fino a quel momento.

Nel 2002, in un discorso intitolato "Deflazione: assicurarsi che non succeda qui", Bernanke si vantava che il diritto della FED di creare denaro dal nulla avrebbe impedito la deflazione: "Il governo degli Stati Uniti ha una tecnologia, chiamata stampante monetaria, che gli consente di produrre tutti i dollari che desidera senza alcun costo [...] in un sistema di cartamoneta, uno stato determinato può sempre generare una spesa maggiore e, quindi, un'inflazione positiva". Naturalmente, data la capacità della FED di controllare l'economia, “è accaduto” nel 2009, con i prezzi che sono scesi del 2% sulla scia della Grande Recessione.

Nel 2006 Bernanke respinse la teoria della curva dei rendimenti invertita, conosciuta praticamente da tutti gli economisti come uno dei migliori predittori di una recessione: "Non interpreterei la curva dei rendimenti, attualmente molto piatta, come un'indicazione di un significativo rallentamento economico in arrivo". Nel giugno 2008, sette mesi dopo la Grande Recessione, Bernanke disse: "Il rischio che l'economia sia entrata in una sostanziale recessione sembra essere diminuito nell'ultimo mese circa".

Janet Yellen è stata presidente della FED dal 2014 al 2018, quindi ha avuto meno tempo per causare gravi danni. Ma fedele al verbo keynesiano, disse che non aveva idea che il bust immobiliare avrebbe portato a una grave recessione: "Non ho visto nulla di tutto ciò fino a quando non è accaduto".

Jerome "Jay" Powell è presidente della FED dal 2018. Ha contribuito a invertire la curva dei rendimenti nel 2019 e ha presieduto al crollo e alla recessione del Covid, nonché ai tassi d'inflazione più alti degli ultimi quarant'anni.

All'inizio di novembre 2021, quando l'inflazione era superiore al 6,0%, Powell e la FED la definivano "transitoria" e causata dal Covid, non dall'aumento del 40% dell'offerta di denaro. A marzo 2022, con l'inflazione in aumento del 7,9%, Powell ha infine iniziato a rialzare il tasso sui fondi federali dello 0,25%, intenzionato a rialzarlo fino al 2,75% entro la fine del 2023. Dato il record storico delle previsioni, Powell pensa di poter rialzare i tassi in modo aggressivo e raggiungere l'elusivo "atterraggio morbido": rallentare l'inflazione senza far finire l'economia in recessione, nonostante la curva dei rendimenti già appiattita.


Conclusione

La Federal Reserve non può controllare l'economia e nemmeno l'offerta di denaro e i tassi d'interesse. I suoi leader non possono prevedere l'economia, anche se i media e Wall Street si aggrappano a ogni loro parola. Ma la FED può abbassare il tenore di vita distruggendo il valore del dollaro e provocando il ciclo di boom/bust. La teoria economica e la storia economica hanno dimostrato che la pianificazione centrale non funziona nel creare stabilità o prosperità e ciò include anche la politica monetaria pianificata a livello centrale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 29 settembre 2021

Quattro motivi per cui la prossima recessione sarà peggiore di quella precedente

 

 

di Jon Wolfenbarger

Con il mercato azionario ai massimi storici e la liquidità apparentemente infinita fornita dalla FED, l'ultima cosa che la maggior parte delle persone può immaginare in questo momento è una grave recessione, in particolare quella che sarà la peggiore sin dalla Grande Depressione degli anni '30!

Ma i fatti che descriveremo in dettaglio in questo articolo mostrano che ciò è del tutto possibile. Questa è una dichiarazione straordinaria, ma stiamo vivendo tempi straordinari!

Ecco i quattro motivi principali per ritenere che la prossima recessione potrebbe essere peggiore della Grande Recessione del 2008-09, il che la renderebbe la peggiore dagli anni '30.


Motivo n°1: valutazioni degli asset estremamente elevate

Gli investitori informati sanno che attualmente siamo in un mercato in cui "tutto è in bolla", schema alimentato dalla creazione massiccia e persistente di denaro da parte del sistema bancario centrale.

Ad esempio, la misura di valutazione preferita di Warren Buffett, e quella che meglio prevede i rendimenti del mercato azionario a lungo termine, è il rapporto tra capitalizzazione di borsa e PIL, mostrato di seguito. Sulla base di questa misura, le azioni vengono trattate al 30% in più rispetto al precedente massimo storico durante il picco della bolla tecnologica nel 2000! Il valore delle azioni dovrebbe scendere di oltre il 60% affinché questo rapporto ritorni ai livelli raggiunti al bottom del mercato azionario nel marzo 2009.

Anche gli immobili sono costosi. Come mostrato nel grafico sottostante dell'indice S&P/Case-Shiller 20-City Home Price, i prezzi delle case sono attualmente del 27% più alti di quanto non fossero al picco della bolla immobiliare nel 2006!


Motivo n°2: fondamenti economici deboli

L'economia statunitense non è così forte come una volta. Questo è certamente vero sulla scia dell'epidemia Covid, ma era un trend già in atto negli ultimi due decenni. Tutte le tasse, i regolamenti e gli altri interventi dello stato nell'economia negli ultimi decenni hanno creato un'economia più debole e fragile che peggiorerà ulteriormente durante la prossima recessione.

Il grafico qui sotto, raffigurante la produzione industriale, mostra che è solo l'8% più alta rispetto al picco del 2000 e l'1% in meno rispetto al picco del 2007. Si è quasi appiattita negli ultimi due decenni. Molto più debole della crescita annuale del 3,9% dal 1920 al 2000.

L'occupazione totale non agricola, mostrata di seguito, è cresciuta a un tasso annuo del 2,5% dal 1940 al 2000. Analogamente alla produzione industriale, l'occupazione non agricola è quasi rimasta stabile negli ultimi due decenni. È aumentata solo del 10% dal picco del 2000 e solo del 6% dal picco del 2007. Purtroppo è ancora quasi il 4% al di sotto del picco di febbraio 2020.

 

Motivo n°3: livelli di debito spropositati

Il grafico seguente mostra che il rapporto debito/PIL totale degli Stati Uniti è vicino ai massimi storici a 3,8 (o 380%), persino più alto dei livelli precedenti durante la Grande Recessione. Anche il debito globale rispetto al PIL è a livelli record, oltre il 300%, così come il debito federale statunitense rispetto al PIL, al 125%.

L'eccesso di debito è stato il problema di ogni crisi finanziaria nella storia a causa della precedente creazione di denaro dal nulla, quindi la prossima promette di finire sui libri di storia, dati questi livelli di debito elevati e senza precedenti. La liquidazione del debito e le insolvenze porteranno ad un deleveraging, come abbiamo visto nella Grande Recessione e ancora di più nella Grande Depressione.


Motivo n°4: opzioni di politica monetaria limitate

Il motivo principale per la crescita economica negli ultimi dodici anni sin dalla fine della Grande Recessione è stata la liquidità fornita in quantità apparentemente infinite dalla Federal Reserve. È quasi come se il denaro crescesse davvero sugli alberi!

Ma il denaro creato dal nulla non genera nuovi beni e servizi che migliorano gli standard di vita. Se lo facesse, un posto come lo Zimbabwe sarebbe il Paese più ricco del mondo. Tuttavia il denaro fiat può fluire in asset finanziari, il che aiuta a spiegare perché i loro livelli di valutazione sono così alti.

Il grafico seguente mostra l'offerta di denaro "Austriaca" (AMS), la migliore misura dell'offerta di denaro che è coerente con questa definizione della Scuola Austriaca di economia (sebbene non includa più i traveller's cheque, che sono stati sospesi nel database della FED a causa dell'uso limitato in questi giorni). L'AMS è salita del 40% da febbraio 2020 ed è salita di un sorprendente 225% da quando la Grande Recessione si è conclusa nel giugno 2009!

Siamo ben al di sopra della crescita dell'offerta di denaro che ha alimentato i ruggenti anni '20 e alla fine portò alla Grande Depressione degli anni '30, come dettagliato nella storia definitiva di quel periodo dell'economista Murray N. Rothbard, America's Great Depression. In quel libro spiegò la causa del ciclo economico di boom/bust:

Il ciclo "boom/bust" è generato dall'intervento monetario sul mercato, in particolare dall'espansione del credito bancario alle imprese [...]. L'espansione del credito bancario mette in moto il ciclo economico in tutte le sue fasi: il boom inflazionistico, caratterizzato dall'espansione dell'offerta di denaro e da investimenti sbagliati; la crisi, che arriva quando cessa l'espansione del credito e si manifestano gli errori imprenditoriali; e la ripresa dalla depressione, il necessario processo di aggiustamento mediante il quale l'economia ritorna ai modi più efficienti di soddisfare i desideri dei consumatori.

Tutta questa creazione di denaro ha consentito alla FED di impostare il tasso sui fondi federali solo allo 0,1%, come mostrato di seguito. Sebbene questa cifra sia al di sopra dei tassi d'interesse negativi prevalenti in alcuni Paesi, non lascia molto spazio alla FED per tagliarli e cercare di prevenire una recessione, in particolare con l'inflazione a oltre il 5% ora. E come mostra il grafico, la FED ha tagliato i tassi durante le tre recessioni precedenti e non è stata in grado di fermarli, dal momento che l'economia è più grande della FED. Ciò lascia l'economia molto vulnerabile alla prossima recessione, senza "reti di sicurezza" per proteggerla.

Infine, per gli economisti keynesiani che credono ancora al dogma secondo cui i deficit di bilancio possono prevenire una recessione, nonostante nessuna prova o teoria logica a sostegno, l'attuale rapporto avanzo/disavanzo di bilancio in rapporto al PIL del -15% è il peggiore sin dalla seconda guerra mondiale, come mostrato di seguito. Dati i livelli record di debito pubblico e deficit, quanta spesa in disavanzo in più saranno disposti a finanziare gli investitori obbligazionari? E a cosa servirà, dal momento che i deficit non hanno impedito la Grande Recessione?


Conclusione

C'è molto di più che si potrebbe dire per dimostrare la nostra tesi, ma si spera che i fatti forniti in questo articolo siano sufficienti per consentire alle persone di comprendere i rischi attuali nell'economia. Sebbene i tempi esatti della prossima recessione siano sconosciuti, data la potenziale entità, ora è il momento per iniziare a prepararsi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/