venerdì 3 febbraio 2023

Un manuale di difesa contro il dispotismo incalzante dei tempi moderni

 

 

di Francesco Simoncelli

Incredibile a dirsi, esiste ancora fiducia nei media generalisti quando si tratta di narrare o riportare la realtà dei fatti. Se c'è una cosa che gli ultimi tre anni avrebbero dovuto esaurire, quella sarebbe dovuta essere la fiducia in questo tipo di comunicazione di massa che, col paravento del solo informare, infarcisce i suoi messaggi di omissis, talvolta menzogne palesi e una caterva di fallacie logiche da far impallidire i regimi iper-socialisti dello scorso secolo. Ovviamente non esiste LA verità, nessun essere umano può arrivare a detenere una simile conoscenza tutta all'interno del suo cervello o della propria catena di ragionamento. La verità di ogni individuo è sempre parziale, poiché apporta col proprio bagaglio di conoscenze linfa vitale al flusso d'informazioni presenti nell'ambiente di mercato. Chiunque si erga a latore supremo d'informazioni è un falsario e un bugiardo, un po' come quando osservate le etichette che i social media hanno tanto amato affibbiare negli ultimi tre anni a chi proponeva tesi opposte a quelle mainstream. Non c'era bisogno di alcuno scandalo Twitter a chi ancora faceva della logica la propria arma di difesa, né ricorsi interni alla piattaforma per far valere le proprie tesi: ognuno di noi ha una visione del mondo parzialmente vera, data la sua impossibilità di arrivare a concepire nel suo toto la verità completa.

Ci possiamo avvicinare a essa, ovviamente, ma nessuno può dire di poter silenziare qualcun altro perché la sua comunicazione è parzialmente vera. Censurare qualcuno in base a questo assunto significa andare contro la stessa realtà delle cose pur di far valere il proprio punto di vista. Un tale atteggiamento è qualcosa di diametralmente opposto a una qualsivoglia "ricerca della verità". Inutile dire che una tale mancanza di ragionamento logico è quella componente principale che ha fatto sprofondare nell'oblio l'umanità negli ultimi tre anni, per quanto fosse un piano presumibilmente ben congegnato da parte dei pianificatori centrali quello di convogliare l'immaginario collettivo ad accettare uno smantellamento dello status quo dato che esso ha raggiunto la proverbiale fine della strada. Dal salvataggio di Bear Stearns al TARP e alla miriade di altri salvataggi tramite i giri di QE, oltre ai tassi d'interesse a zero e all'esplosione del bilancio delle banche centrali, solo negli USA ci sono voluti $10 in interventi monetari per generare $1 di crescita economica. Ora la Federal Reserve sta cercando di svezzare i mercati dal "supporto vitale" e tornare a una sorta di crescita organica. È quello che Powell ha detto a Jackson Hole lo scorso agosto. Una volta che lo stimolo viene rimosso, però, i rendimenti devono tornare alla loro matematica di base: crescita economica + dividendi - inflazione dei prezzi.

Risolvere il problema non sarà indolore, soprattutto perché interrompere la dipendenza da una qualsiasi sostanza che la crea (e il denaro fiat non fa eccezione) non lo è mai. Per questo motivo la cosiddetta strategia della "demolizione controllata" è la via che viene battuta dalla maggior parte degli schieramenti di pianificatori centrali in giro per il mondo, una sorta di compromesso tra il mantenimento della loro egemonia all'interno della società e il soffocamento dell'emersione di nuovi ordini sociali tramite promesse di sollievo attraverso il welfare state. Inutile dire che si tratta di un equilibrio molto precario, il quale può degradare molto presto e molto violentemente mandando al macero qualsiasi obiettivo di controllo che i pianificatori hanno in testa. Per gli Stati Uniti è, quindi, una scommessa, soprattutto sulla resilienza/resistenza della propria classe media (aiutata anche dal flusso di capitali in entrata sottratti dall'Europa attraverso il prosciugamento del bacino degli Eurodollari); per il blocco euroasiatico è anch'essa una scommessa sulla propria classe media, ma altresì un'opportunità di supremazia mondiale futura attraverso una valuta di saldo commerciale internazionale (strategia affiancata, tra le altre cose, dal flusso di capitali in entrata sottratti dall'Europa attraverso il prosciugamento del bacino di energia a basso costo).

Il blocco europeo, invece, ha prevalentemente un'altra strategia ed è quella della cannibalizzazione della propria classe media. In questo momento storico la posizione dell'Europa è nettamente di svantaggio rispetto al blocco euroasiatico e agli Stati Uniti. Al di là degli accordi tra i vari pianificatori centrali di queste nazioni per arginare l'inesorabilità della Legge dei Rendimenti Decrescenti, l'Europa è stata quella realtà che più di tutti ha puntato sulla dipendenza estera per quanto riguarda investimenti finanziari ed energetici. Ecco perché è quella che più di tutti continua a fomentare il conflitto tra russi e ucraini, nella vana speranza che possa arrivare a destabilizzare il governo russo a tal punto da innescare un cambio di governo. Inutile dire che questo è solamente un pio desiderio, ancorato sulla strenue incapacità di capire che l'ambiente in cui viviamo è disseminato d'informazioni frammentate e nessuno le può possedere tutte quante. Hayek lo spiegò bene in The Use of Knowledge in Society e in The Fatal Conceit: l'arroganza dei pianificatori centrali è tale da farli precipitare in una spirale di delirio d'onnipotenza in cui credono di poter direzionare a piacimento l'intero arazzo della società. Come in ogni schema Ponzi che si rispetti, finiscono per credere alle loro menzogne e fanno di tutto per di tenerle in piedi.

La più grande menzogna oggi è quella riguardante la natura dell'inflazione, ma ci arriveremo. Prima è giusto finire d'esplorare il "whatever it takes" delle autorità, chi hanno messo sulla linea del fronte. Certo, inviare armi significa far continuare la guerra, ma il conto delle vite umane è agghiacciante (non che scatenare una guerra sia la risposta ai problemi attuali, ciononostante non dimentichiamo le recenti dichiarazioni della Merkel e di Hollande secondo cui è stata la stessa UE ad alimentare le braci della guerra) e non risolve il problema, anzi lo manda avanti indefinitamente... o almeno fino a quando non finiscono gli ucraini da far macellare. L'autodeterminazione dei popoli vale solo quando fa comodo, a quanto pare, quando è negli interessi propri, mentre è cestinabile quando non c'è niente da guadagnarci. 

Non esiste alcuno spettro di conquista dell'Europa o dell'intera Ucraina: tutta la questione ruota attorno alla volontà d'indipendenza del Donbass e la via diplomatica dovrebbe essere l'unica a dover essere percorsa. Invece, sin dall'inizio, tutti i tentativi di diplomazia sono stati sabotati, oltre alle piroette del presidente ucraino che, in base alle sue azioni e dichiarazioni contraddittorie, ha dimostrato solamente d'essere una marionetta. Ma sulla linea del fronte, sebbene non fisico, ci sono anche i contribuenti europei, in particolar modo quelli italiani, che soffrono economicamente per le scelte tanto consapevoli quanto scellerate di chi si suppone invece li debba condurre verso un futuro migliore. Ingenuità, inconsapevolezza, ignoranza e propaganda si fondono insieme per creare il babbeo perfetto che piuttosto che considerare la propria condizione socioeconomica, sbraita contro nemici invisibili e accoglie con remissione condizione avverse presumibilmente colpa del fato.

Il fato non ha colpe, è una condizione precisamente voluta. Come ho scritto nel mio precedente articolo, i tecnocrati europei intendono creare nuove condizioni di crescita trasferendo o distruggendo la ricchezza reale finora accumulata dalla maggior parte delle persone.

Detto in parole povere la classe media europea deve essere distrutta. Il controllo capillare incalzante è l'arma del delitto. Senza contare poi che qualsiasi discussione sensata su un'espansione economica non può non prendere in considerazione la guerra stessa, la quale è indubbiamente fonte d'incertezza. E mentre gli Stati Uniti hanno puntato molto sull'outsourcing durante gli ultimi venti anni di globalizzazione industriale, l'Europa invece molto meno scegliendo invece di allungare le catene di approvvigionamento e quindi dipendere dal resto del mondo per quanto riguarda semilavorati, materie prime ed energia. Questo significa che gli USA possono richiamare in patria quelle industrie che in passato avevano delocalizzato, con tutto il tempo del caso per la necessaria transizione ovviamente, mentre l'Europa dovrà accorciare le supply chain con tutte le conseguenze del caso a partire dai costi.

E non dimentichiamoci la Cina, la quale sta avviando una transizione riflessiva per quanto riguarda i suoi obiettivi commerciali: abbasseranno la quota d'importazioni dall'UE e abbasseranno altresì anche quella riguardante le esportazioni (strategia alimentata tra l'altro dallo scontro NATO-Cina-Taiwan). La de-industrializzazione risultate per quanto riguarda l'Europa è un risultato scontato dato che le mancherebbero i clienti. Come ricordato anche di recente, l'Europa e l'UE saranno l'epicentro del Grande Default. E fin ad adesso non ho aggiunto all'analisi l'attrito tra USA e UE a livello finanziario, ma che potete approfondire qui. Insomma l'autodistruzione di quella che è diventata a tutti gli effetti l'URSSE passa attraverso la legiferazione compulsiva che, sfornando regole sempre più assurde e vincolanti, crea un cortocircuito burocratico sequenziale in grado di abbattere qualsiasi sogno distopico di tecnocrazia. Per quanto i pianificatori centrali possano essere convinti di poter tenere le redini della società secondo i loro dettami attraverso la spasmodica approvazione di norme da rispettare, il caos pianificato risultante è il sottoprodotto che ottengono ed è quell'elemento che fa crollare il castello di carte.

Le informazioni nell'ambiente economico circolano sempre più confuse e sono incapaci di far comunicare gli attori di mercato, scaturendo in una fucina sempre accesa di errori economici da correggere. L'evidenza di ciò è incarnata nella volontà della BCE, ad esempio, di percorrere un sentiero di rialzo dei tassi, ma al tempo stesso mantiene in posizione tutti quegli interventi monetari che hanno caratterizzato la sua linea di politica dal 2012 fino a oggi. La frantumazione dell'esperimento UE ed euro è già scontato, si tratta adesso d'impedire che gli individui capiscano che esistono alternative. Infatti la deglobalizzazione incalzante offrirà nuove opportunità a livello locale, stimolando la decentralizzazione dei poteri (a tutti i livelli), soprattutto nei piccoli centri. I grandi centri urbani, invece, le cosiddette smart city, saranno conquistate dalla forza opposta, quel bastione di resistenza della burocrazia che tenterà con unghie e denti di mantenere intatti i propri privilegi. Lo scontro tra queste due forze, purtroppo, regalerà all'Europa l'esperienza dei "decenni perduti" che ha già attraversato il Giappone; anche perché non ci si poteva aspettare diversamente dallo stesso Paese che ha adottato il QE per primo e ha funto da cavia da laboratorio per tutti gli altri che hanno adottato la stessa strategia monetaria successivamente.

È qui che ci troviamo adesso: mentre Stati Uniti e blocco euroasiatico trasformano le loro catene di approvvigionamento in accordo con le nuove condizioni commerciali, l'Europa è colta nel fuoco incrociato e non ha altro modo di provare a sopravvivere se non mediante il consumo di ricchezza reale. Gli Stati Uniti, cercando di preservare quanto più possibile la propria classe media, sta cercando di moltiplicare il più possibile le supply chain interne: se prima erano efficientate e allungate fino allo stremo, e sensibili a una qualsiasi perturbazione, adesso le si vuole accorciare e crearne di parallele in modo che se dovesse saltarne una ce ne sarebbe pronta già un'altra in sostituzione. Non sarà un percorso privo di ostacoli e molto probabilmente richiederà un decennio prima che possa essere completato in modo soddisfacente. Lo stesso sta facendo il blocco euroasiatico tramite la Belt and Road Initiative, soprattutto in Africa.

L'Europa, invece, non può fare niente del genere, avviandosi a essere una landa fallita dipendente dal welfare state. I costi aumenteranno e l'inflazione dei prezzi con essa, senza contare che gli interventi monetari torneranno a ruggire dato che i governi nazionali si stanno autodistruggendo e continuano a chiedere a gran voce sempre più fondi. Intensificandosi burocrazia, tasse, inflazione dei prezzi e norme stringenti, il know-how europeo volerà oltreoceano lasciando le macerie nel vecchio continente. La classe media europea è destinata a scomparire sotto i colpi sferzanti della cosiddetta tirannia digitale. I recenti attacchi alla casa, all'automobile e al settore alimentare sono tutti sintomi del sopraccitato piano di cannibalizzazione della classe media europea ad appannaggio dei vertici.

La de-industrializzazione sarà più pronunciata, inutile dirlo, in quei settori che dipendono fortemente dal circuito globale, quelle che hanno bisogno di supply chain complesse per essere alimentate (come il settore automobilistico, ad esempio, e non è un caso che è quello che sta più soffrndo ora).


LA CORRETTA COMPRENSIONE COME ARMA DI DIFESA

In questa situazione non mancheranno alternative, perché per quanto possano essere dettagliati e presumibilmente ben congegnati i piani dei pianificatori centrali, si tratta pur sempre di un manipolo d'individui che tentano d'influenzare la stragrande maggioranza. È un gioco di percezioni. Pensate per un momento all'Agenda 2030 e al Grande Reset del WEF: fino a poco tempo fa si poteva leggere sul proprio sito il seguente articolo in cui si diceva apertamente come sarebbe stato ridotto l'individuo, sacrificato sull'altare della pianificazione centrale per permettere allo status quo di sopravvivere un giorno in più. Oggi la stessa organizzazione lo rinnega, per quanto lo porti avanti di nascosto e con sordida propaganda. Questo precisamente perché dipende tutto dalle scelte degli individui alla fine dei conti e da come percepiscono il mondo: nel momento in cui si accorgono d'essere fregati, smetteranno di seguire le direttive. È un gioco di percezioni, quella attuale è una battaglia per la mente e l'anima delle persone. Inutile dire che la domanda diventa la seguente: quando se ne accorgeranno d'essere fregati?

Pensate per un momento agli ultimi venti anni, in cui la logistica e le catene di distribuzione sono diventate sempre più complesse. Prima abbiamo parlato di fragilità a esse annesse, ma perché? Da dove è saltata fuori? Era insita nella loro natura? No, laddove gli accordi tra operatori erano basati sulla cooperazione spontanea e l'ordine spontaneo dei mercati (es. rapporti vicendevolmente vantaggiosi), i benefici della globalizzazione sono stati palesi. I guai si sono accumulati quando gli stati hanno iniziato a ficcare il naso, a voler predare questa nuova fonte di profitto. In parole povere, a parassitare il bacino della ricchezza reale nel momento in cui ha iniziato a mostrare segni di ripresa dalle precedenti crisi, e lo hanno fatto attraverso le distorsioni burocratiche e le manipolazioni monetarie. Quello che era in precedenza un beneficio collettivo è stato trasformato in un elemento produttivo solo per un gruppo specifico d'individui a scapito di tutti gli altri. Inutile dire che il denaro è l'elemento centrale che ci lega a livello di comunicazione economico/finanziaria: laddove ci possono essere differenze a livello di religione, opinioni politiche, razza, ecc. il denaro funge da collante. E nel sistema fiat moderno, il denaro è l'area più corrotta che esista, soprattutto dal 1914 e l'abbandono del gold coin standard.

Quello che oggi si offre come opportunità d'emancipazione dalla propaganda atta a creare servi, o per parafrasare Hayek non imboccare la via verso la schiavitù, è diventare più esperti in materia capendo i meccanismi di base effettivi. Capire come funziona, capire come ancora nel 2023 esistano differenze economiche sostanziali e come queste si intensificheranno di più con l'avvento delle CBDC. Capire tutto ciò significa rivoltare contro l'avversario la sua stessa tecnica di offesa. Un esempio straordinario da questo punto di vista è El Salvador, la quale da nazione allo sbando grazie a Bitcoin ha iniziato a seguire la via della virtù economica e i risultati si vedono. Ovviamente questa non è l'unica strada, ma una delle tante visto che l'obiettivo dovrebbe essere creare economie parallele a quella "ufficiale". O detto in maniera più schietta, gestire il proprio denaro e non lasciarlo gestire agli altri. Perché sebbene sappiamo che i piani centrali alla lunga falliscono sempre, nel frattempo non possiamo sederci con le mani in mano ad aspettare. I pianificatori non aspetteranno di fallire, bensì cercheranno in tutti i modi di vincere questo scontro.

Infatti, per quanto i piani del WEF stiano fallendo attualmente, all'ultimo loro incontro non hanno fatto altro che chiedere maggiore censura delle opinioni discordanti. Il sistema di controllo negativo funziona fino a quando le bugie possono correre indisturbate. Nel momento in cui vengono svelate per quelle che sono, ovvero fandonie e tentativi di coercizione, le persone seguono un'altra strada. Poi i tentativi d'imporre possono continuare, ovvio, ma la reazione contraria diventa più veemente e l'ostruzionismo più energico. Ciò non toglie che ci saranno ancora tentativi d'implementare il controllo capillare, perché come ci ricorda Frank Chodorov nel suo meraviglioso libro, L'ascesa e la caduta della società, gli esseri umani sono continuamente sedotti da quella pulsione umana atavica del vivere al massimo col minimo sforzo e conservare quei privilegi che permettono un simile stile di vita diventa lo scopo principale della propria esistenza. Ma nel momento in cui gli individui sono correttamente informati, nel momento in cui sono in grado di riconoscere le truffe (come quella alimentare ad esempio e legata al consumo d'insetti), allora la propria voce in capitolo diventa più forte di qualsiasi autorità: premiare economicamente quelle attività che vanno contro una certa narrativa truffaldina e punire invece quelle che si conformano.

Il modo di far restringere la burocrazia, quello più efficace, è smettere di conformarsi. Essa seduce gli individui attraverso l'elargizione di una miriade di pasti gratis, ma ricordate: quando tutto è gratis il prodotto siete voi.


INFLAZIONE: IL PIÙ INCOMPRESO (VOLUTAMENTE) DEI TEMI

Le cose costeranno di più, perché come detto fin qui, mancando una supply chain efficiente come quella di prima, tutto costerà di più. Ma questo non significa avere un'economia disfunzionale. Perché? Perché se smettono gli interventi attivi nell'economia o, meglio ancora, si utilizza uno strumento come Bitcoin che impedisce questo esito, allora le forze di mercato aggiusteranno l'ambiente economico alla nuova situazione e un'economia più locale sarà uno scudo resistente contro l'accentramento artificiale di poteri e ricchezza. Infatti l'incessante deformazione dell'ambiente economico, in maniera più marcata sin dal 2009, ha contribuito enormemente a creare le condizioni attuali in cui l'inflazione dei prezzi è andata fuori controllo. Per quanto i monetaristi possano avere un approccio teorico simile a quello Austriaco, il loro impianto è prettamente meccanico e non prende in considerazione la componente umana. I monetaristi, infatti, iniziano con l'equazione dello scambio quando devono spiegare il fenomeno inflattivo e tralasciano gli attori di mercato in tal contesto, presupponendo una trasmissione lineare dell'input iniziale (aumento artificiale dell'offerta di denaro).

Come accade per qualsiasi altro asset, gonfiare la propria offerta è esso stesso un atto d'inflazione. Le conseguenze che questa azione ha, poi, sulla struttura dei prezzi associata a suddetto asset è definita inflazione dei prezzi ed è, quindi, un fenomeno successivo. Il lag temporale con cui si manifesta poi quest'ultimo fenomeno è impostato dall'utilità marginale dei primi percettori dell'asset artificialmente gonfiato nell'offerta. Noto come Effetto Cantillon, e che ci descrive come coloro che ricevono per primi l'asset gonfiato artificialmente nell'offerta guadagnano un vantaggio competitivo rispetto a coloro che lo riceveranno in seguito o per niente, non riesce ovviamente a catturare l'essenza incerta dell'azione umana, perché per quanto possa essere descrittivamente esaustivo non è in grado di calcolare ogni volta il lag temporale effettivo e quantificarlo. È un parametro, quindi, che cambia sempre e, sebbene si dica che generalmente ci vogliano circa 18 mesi affinché gli effetti dell'inflazione di un asset abbiano pienamente effetto sui suoi prezzi, rimane estremamente volatile.

Di conseguenza la questione cruciale non è la cosiddetta "velocità" con cui l'asset di riferimento percola nell'economia più ampia, bensì la domanda per lo stesso a cui è associata l'utilità marginale degli attori di mercato riguardo tale asset. Se gli attori di mercato, a fronte di un aumento dell'offerta di un asset, aumentano la loro domanda per lo stesso ben oltre l'aumento iniziale dell'offerta, si avrà un effetto sterilizzante: l'inflazione dell'asset non si trasmetterà ai prezzi dell'asset di riferimento. Tenete presente che quanto detto finora si applica a qualsiasi asset, denaro compreso. E infatti, se prendiamo come riferimento il dollaro e l'economia americana, vediamo come la grande domanda di denaro (da parte degli istituti bancari prevalentemente) abbia sterilizzato i vari giri di QE della FED.

A ciò s'è aggiunta anche la domanda di denaro da parte dell'economia più ampia per nuovi fondi mutuabili che è rimasta sostanzialmente piatta negli ultimi dieci anni, salvo poi smuoversi quando le riserve in eccesso hanno visto mutare la loro cifra totale. O per meglio dire, gli istituti bancari hanno cambiato la loro percezione riguardo l'utilità marginale delle riserve a loro disposizione, valutando di più la concessione di prestiti piuttosto che tenerle parcheggiate presso la FED. Il rialzo dei tassi d'interesse di mercato, a differenza di quello di riferimento "monitorato" dalla Federal Reserve, è iniziato ben prima ed è stato trainato dalla sempiterna correlazione mostrata da Alfred Gibson: la domanda per nuovi fondi mutuabili fa da volano all'inflazione dei prezzi. Ma anche qui, il tutto si riduce all'utilità marginale degli attori di mercato i quali trasformano in pochissimo tempo condizioni che potevano essere ritenute "stabili" in condizioni "instabili".

In realtà, quella che viene definita "instabilità" da parte dei commentatori economici mainstream non è qualcosa che ignorantemente viene ricondotto agli "spiriti animali" dei imprenditori e investitori, bensì un fenomeno strettamente legato all'errata allocazione di capitale scarso che devasta la struttura di produzione e crea zombi economici i quali non aggiungono nulla al bacino della ricchezza reale ma al contrario lo consumano. L'accumulo di errori economici che ne deriva è come una cancrena che inghiotte progressivamente i vari settori industriali, fino ad arrivare a un punto di rottura in cui è necessaria una pulizia e che viene chiamata crisi o recessione. Una maledizione per quelle attività clientelari che basano la loro sopravvivenza su un accesso privilegiato a liquidità a buon mercato; una benedizione per il resto dell'economia di mercato perché, dal fallimento degli zombi, possono usare le risorse liberate e metterle a miglior frutto.

Questo processo "lavora" in background e crea le basi per quell'inflazione che possiamo definire galoppante nel momento in cui si raggiunge un punto di rottura. Di conseguenza l'impennata dei prezzi che abbiamo visto sin dalla fine del 2021 era figlia di quella pletora d'interventi massicci che hanno caratterizzato gli ultimi tredici anni e che solo negli ultimi tre anni hanno sconvolto pesantemente domanda/offerta. La rottura delle supply chain, come documentato in precedenza in questo articolo, era un'inevitabilità a causa del livello d'interventi che s'erano accumulati nella loro gestione e quando sono saltate in aria a causa dei lockdown, ciò ha rappresentato l'inizio della correzione. Inutile dire che, come già sottolineato prima, non torneranno come prima. Aggiungete al mix la gigantesca mole di trasferimenti governativi attraverso il welfare state, gli inventari pieni delle aziende, la consegna a domicili a buon mercato e avete la ricetta perfetta per un effetto a cascata inflazionistico. Il canale con cui veniva trasferita la politica monetaria all'economia più ampia è stato temporaneamente ripristinato con una valanga di "pasti gratis", cosa di cui i percettori primi di questa tempesta di denaro si sono affrettati a spendere.

Va da sé che chi ha continuato a godere delle prebende statali ha avuto un vantaggio rispetto a chi ne ha ricevute di meno. Poi quando le sovvenzioni sono finite, si è tornati ad accendere prestiti (si vedano i grafici sopra).

L'inflazione, in sintesi, è una forma di tassazione non vista e chi ha redditi relativamente fissi è colui che dovrà pagare tale tassa.

Malgrado ciò la tesi principale usata ancora oggi per difendere un'espansione artificiale dell'offerta di denaro è che l'inflazione sostiene la "domanda aggregata" a livelli fisiologici, che le persone con il denaro creato ex novo acquisteranno più beni e che le imprese saranno stimolate ad aumentare la produzione e le assunzioni.

Fondamentale in questa tesi è l'idea che il funzionamento del libero mercato sia insufficiente ad assicurare l'occupazione a tutti coloro che desiderano lavorare. In qualche modo "oscuro" non riesce a smistare tutti i beni in vendita (attraverso l'azione non ostacolata del meccanismo dei prezzi) e quindi la domanda aggregata non è in grado d'incoraggiare una maggiore produzione. Questa prospettiva è stata un punto in comune alla maggior parte dei partiti socialisti, ma è diventata un presupposto cardine del pensiero non socialista moderno attraverso gli insegnamenti di John Maynard Keynes nella sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (1936). Keynes si rese conto che una revisione al ribasso del livello dei salari sarebbe stata contrastata dai sindacati e i governi della maggior parte delle democrazie occidentali avrebbero trovato tale strategia politicamente inopportuna. Alla luce del sole, nessuno vuole che i salari scendano, tuttavia se si permettesse all'inflazione di aumentare costi e prezzi, i salari reali scenderebbero senza l'opposizione organizzata del mondo del lavoro. Era chiaro che se i salari reali non fossero scesi, il risultato sarebbe stato la disoccupazione; i lavoratori meno produttivi dovrebbero essere licenziati.

Keynes scrisse il suo libro durante la depressione degli anni '30, ma oggi esiste una situazione analoga: il salario minimo. Il lavoratore a bassa produzione perderebbe il lavoro se i salari reali non scendessero e tale linea di politica ha reso l'inflazione una necessità politica oltre che economica. Alla fine, però, l'errata allocazione di risorse scarse promossa dall'inflazione danneggerà sia i lavoratori che i produttori, poiché i prezzi salgono oltre i mezzi di tutti tranne che delle aziende più influenti (politicamente) e dei membri dei sindacati più forti. Per mantenere le imprese a piena produzione, secondo il vangelo della "nuova economia", mantenendo così la manodopera pienamente occupata, sono necessarie dosi sempre crescenti d'inflazione. Come sottolineò Wilhelm Röpke, è stata proprio questa filosofia della piena occupazione a motivare la pianificazione economica in tempo di pace della Germania nazista, con il conseguente sistema di "inflazione repressa": razionamento, carenze e cattiva allocazione delle risorse.

La nazione che stimola un cosiddetto "boom" inflazionistico ne affronterà inevitabilmente le conseguenze economiche: o inflazione galoppante, o una grave recessione/depressione. Se l'inflazione dovesse cessare, la disoccupazione aumenterà e le precedenti previsioni degli imprenditori (che si basavano sul presupposto di un'inflazione continua) verranno distrutte. Poiché nessun partito politico è ansioso di affrontare alle urne le conseguenze di una depressione, c'è la tendenza a far diventare l'inflazionismo, una volta iniziato, una linea di politica permanente. Gli aumenti delle tasse sono posticipati il più a lungo possibile, la "stretta" monetaria diventa impopolare e i tagli alla spesa pubblica non sono accolti con favore da quei gruppi d'interesse che ne traggono profitto.


CONCLUSIONE

Lo scenario per il 2023 comporterà una moderata ripresa della crescita nei primi mesi dell'anno, il che indurrà la FED a continuare a spingere i tassi d'interesse verso l'alto. I tassi di riferimento reali torneranno finalmente in territorio positivo in primavera e ciò alla fine genererà abbastanza mordente da far cadere l'economia in recessione nel primo trimestre del 2024. Ma mentre gli Stati Uniti hanno i mezzi e la volontà per superare questa fase di perturbazione, l'Europa si sta avviando verso la sua versione di "decennio perduto" in cui la produttività stagnerà e le principali industrie soffriranno, sia per la de-industrializzazione sia perché gli investitori privilegeranno i mercati d'oltreoceano o il blocco euroasiatico. Ci sarà un gigantesco trasferimento di ricchezza e le vecchie élite vedranno trasferire potere e ricchezza verso una nuova generazione di élite. Ecco perché questo, il momento della recessione, è perfetto per cogliere nuove occasioni, per ripensare al proprio lavoro ad esempio.

L'economia parallela, quella della decentralizzazione, che man mano si sta sviluppando nel sottobosco, andrà a sostituire quella mainstream e questo significa ripensare al proprio lavoro e alle modalità con cui lo si svolge. Un'intera generazione di baby boomer è sul viale del tramonto e al contempo scompariranno tutta una serie d'industrie che non hanno motivo d'esistere così come sono pensate oggi, di conseguenza agli attori di mercato verrà presentata una scelta: darsi da fare per acquisire consapevolezza di quanto sta accadendo ora e darsi da fare per studiare la natura delle tecnologie decentralizzate come Bitcoin, oppure continuare a vivere nel torpore dello status quo ed essere dipendente in tutto e per tutto dallo stato. Infatti, per quanto riguarda quest'ultimo caso, il lancio della cosiddetta valuta digitale delle banche centrali (CBDC) sarà accompagnato da un reddito garantito fisso minimo... a patto che chi lo percepisce rinunci a qualsiasi altra cosa (es. alla proprietà dell'automobili, alla proprietà della casa, alla proprietà del conto in banca, ecc.). Chi si allineerà avrà un mezzo di sussistenza... almeno per un certo periodo... e il prezzo da pagare è quello della propria indipendenza; chi non vorrà allinearsi dovrà costruirsi quelle competenze che sono necessarie. Essere preparati, intraprendenti e dinamici rappresenteranno tre caratteristiche fondamentali per non scivolare nelle classi povere ed entrar a far parte di quelle ricche, perché, come sottolineato in precedenza, l'obiettivo attuale dei pianificatori centrali in Europa è la cannibalizzazione delle classi medie le quali, come nella depressione degli anni trenta negli USA, scompariranno.

Chi vuole difendersi da questo assassinio deve imparare a utilizzare nuovi strumenti, come Bitcoin ad esempio (il mio servizio su Calendly prevede anche il trasferimento di questo tipo di conoscenza). Non c'è alcun dubbio sugli obiettivi dei pianificatori centrali, anche perché li hanno dichiarati: il Grande Reset intende riportare indietro le lancette della "sostenibilità" della pianificazione centrale, giunta alla sua data di scadenza ormai, depredando il bacino della ricchezza reale e trasferendolo a proprio appannaggio. L'attacco che viene sferrato agli immobili (es. affitti fissi, revisione rendite catastali, ammodernamento "ecosostenibile", nuovi cavilli sul passaggio di proprietà, tassi dei mutui più alti, ecc.) è diretto a rendere impossibile la vendita degli stessi e la svendita all'unico acquirente a cui sarà possibile vendere; l'attacco che viene sferrato alle automobili (es. limiti di velocità assurdi, prezzi del carburante elevati, ecc.) ha lo stesso scopo. I pianificatori centrali non si fermeranno, a meno che non trovino un'opposizione decisa e una non collaborazione. Le proteste in Sri Lanka contro il divieto ai fertilizzanti chimici sono un esempio calzante a tal proposito.

Bitcoin alimenta e facilita la costruzione di un'economia parallela, alternativa, che può vivere senza il contributo e la necessità dello stato; questa è la miglior garanzia per continuare ad avere una propria autonomia. Il vantaggio che si può acquisire rispetto agli altri, inconsapevoli delle trasformazioni in atto, è muoversi prima e non aspettare l'ultimo momento.


giovedì 2 febbraio 2023

Le prospettive per Bitcoin nel 2023

 

 

di Stephan Livera

Mentre il capitolo del 2022 si è chiuso, è tempo di rivolgere lo sguardo a ciò che accadrà nel 2023. Ecco alcuni temi che ritengo risulteranno importanti per Bitcoin quest'anno.


IPERATTIVITÀ NORMATIVA

La norma sui viaggi della Financial Action Task Force (FATF) sta costringendo gli exchange e i fornitori di servizi Bitcoin a documentare e condividere sempre più informazioni sulle transazioni dei clienti. Stiamo vedendo politici come Elizabeth Warren parlare pubblicamente contro Bitcoin e anche se il suo disegno di legge sugli asset digitali non ha possibilità reali d'essere approvato, prefigura che ci saranno battaglie future su questo tema.

Ma, d'altra parte, dovremmo anche ricordare che gli stati inizialmente erano contrari alle tecnologie di voice over internet protocol (VoIP) (es. Skype, ecc.) e però oggi usano le VoIP. Con Bitcoin sarà lo stesso: Paesi che lo adottano come denaro a corso legale, che lo tengono nelle riserve ufficiali, che forniscono servizi Bitcoin ai cittadini e incoraggiano gli investitori e gli imprenditori a entrare in questo mondo.


CBDC E LA GUERRA AL CONTANTE

La guerra al contante va avanti, con molti Paesi che ritirano dalla circolazione banconote di grosso taglio o vietano le transazioni fisiche in contanti al di sopra di una certa soglia. Ci sono molti Paesi che parlano di valute digitali della banca centrale (CBDC), ma la mia ipotesi è che nel 2023 la maggior parte non avrà la capacità tecnica ed economica per sostenere una CBDC pienamente funzionante.

Il 2023 riguarderà principalmente prove e retorica, in preparazione per le future implementazioni delle CBDC. Gli stati possono comunque costringere le persone a entrare nelle CBDC in quei Paesi in cui lo stato sociale è strabordante, dicendo loro: "Se volete il vostro sussidio, allora lo prenderete sotto forma di CBDC". Proprio come Darth Vader in Star Wars, sarà l'ennesimo caso d'imposizione unilaterale di un accordo nella vana speranza che non sarà poi modificato in futuro.

Un tempo le CBDC potevano essere viste come una "teoria del complotto", ma ormai stanno chiaramente arrivando come una minaccia alla libertà finanziaria e alla privacy. Purtroppo la maggior parte delle persone non vedrà la minaccia fino a quando non sarà troppo tardi e le CBDC saranno ormai una realtà, ma sarà anche il dolore risultante che spingerà più persone a utilizzare Bitcoin.


LA RINASCITA DELL'INTERESSE PER L'AUTO-CUSTODIA

Nuovi massimalisti di Bitcoin nascono mentre i fan occasionali delle "crypto" vengono asfaltati a causa del fallimento di piattaforme come Celsius, BlockFi, FTX, Voyager, Vauld, ecc. In un certo senso si tratta di un ciclo, infatti il bear market del 2014 e 2015 è arrivato dopo la bancarotta di Mt. Gox, e durante quello dal 2018 al 2019 abbiamo assistito in precedenza al crollo di QuadrigaCX. Di conseguenza stiamo solo assistendo all'ennesimo spettacolo in cui le persone devono imparare la lezione nel modo più duro.

Nel 2023 assisteremo a una riscoperta della cultura dell'auto-custodia dato che il dolore del 2022 è più recente. Mezzi per percorrere questa strada già ci sono. Questo non significa estinzione dei futuri cicli e ondate di nuove persone che non saranno così attente, le truffe sui rendimenti e sulle shitcoin torneranno prima o poi sotto un'altra forma, ma sarà un nuovo bacino di persone che soccomberanno a esse.

Stiamo assistendo alla proliferazione di più contenuti e webinar che riguardano l'auto-custodia. Ad esempio, con Swan Bitcoin ho ospitato alcuni webinar sull'ABC dell'auto-custodia e questi webinar hanno avuto il più alto interesse e registrazioni di qualsiasi altro webinar che Swan abbia mai offerto. Offrire una semplice funzione di prelievo indipendente o essere al 100% responsabili dei propri fondi sarà una caratteristica importante per Bitcoin nel 2023.


WALLET E FUNZIONALITÀ MINISCRIPT

Dal sito di Pieter Wuille: “Miniscript è un linguaggio per scrivere (un sottoinsieme di) script Bitcoin in modo strutturato, consentendo analisi, composizione, firma generica e altro ancora”.

Per coloro che non hanno familiarità con questi concetti, Miniscript è un modo per esprimere più facilmente diversi script o condizioni di spesa per Bitcoin. Questa feature potrebbe essere integrata in diversi wallet in modi che consentano una più facile compatibilità tra hardware e software.

Potreste pensare: "Perché dovrebbe interessarmi?" e, all'inizio, avreste ragione a chiedervelo. Ma nel tempo ciò consentirà scenari più sofisticati di auto-affidamento, impresa, o persino pianificazione ereditaria. Volete avere una configurazione multisig tre su tre che degrada fino a una configurazione multisig due su tre dopo 90 giorni? O esistono diverse condizioni di "back out" per un contesto aziendale? Miniscript rende più facile fare queste cose e consentire alle persone di utilizzare il loro software o hardware esistente per questo scopo. Per essere chiari, alcune di queste cose sono già possibili oggi con lo script Bitcoin, ma Miniscript lo rende tecnicamente più fattibile o più facile da realizzare nella pratica.

Ci vorrà del tempo per sviluppare queste soluzioni, ma la funzionalità sembra promettente. Le aziende e i loro clienti potrebbero essere particolarmente interessati a queste cose, perché potrebbe rendere le loro pratiche di auto-custodia più pratiche da eseguire per dipendenti e detentori di chiavi private.

Attualmente ci sono Liana (dello stesso team dietro Revault) e Ledger che hanno annunciato il supporto Miniscript nel loro hardware, e Spectre DIY aveva già abilitato il supporto nel 2021! Rob Hamilton ha anche parlato degli usi di Miniscript nel mondo delle assicurazioni. Prevedo un ulteriore supporto in questo 2023.

Ciò potrebbe aiutare a spingere l'uso di Bitcoin verso direzioni di auto-custodia e lontano dal "vecchio modello" dei servizi finanziari in cui è necessario riporre fiducia nello stato, nelle banche e nelle istituzioni finanziarie canoniche affinché mantengano la loro parola o non degradino la vostra ricchezza.


ESPANSIONE DELLA COMUNITÀ E DEGLI EVENTI BITCOIN

Vedremo più eventi e conferenze di piccole dimensioni in diversi Paesi del mondo. Contrariamente ad alcuni che credono che ci siano troppe conferenze su Bitcoin, il problema è più che altro dare per scontato che voi dobbiate partecipare a tutte!

Dovreste invece partecipare agli eventi e alle conferenze in linea con i vostri interessi e/o la vostra area geografica. Avere più conferenze è una buona cosa, a patto che siano fatte in modo economico ed efficace. Ad esempio, il Bitcoin bush bash è un modello che potremmo vedere replicato in tutto il mondo: partecipazione gratuita, tenuta in una sala o in un'altra area gratuita/economica, nessuna registrazione, raduno di dimensioni ridotte ospitato in un luogo conveniente.

Abbassando le aspettative su cose che in genere costano molto di più (ad esempio, operazioni fantasiose e professionali, live streaming, molti oratori internazionali), i bitcoiner possono far crescere le loro comunità e i loro incontri locali. Questo non è per sminuire i grandi eventi e le grandi conferenze su Bitcoin, poiché anch'essi svolgono un ruolo chiave, ma vedo una "via di mezzo" che può essere occupata da eventi locali a basso costo.


SENTIMENTO GENERALE

Non ho una sfera di cristallo che mi dice come andranno le cose nel 2023, credo che il prezzo in denaro fiat di Bitcoin rimarrà in una tendenza prevalentemente laterale. Dimenticate ciò di cui parlano e postano le persone perennemente rialziste, di solito inseguono le proprie aspettative o si lasciano prendere troppo dalle proprie camere dell'eco. Ci vuole tempo affinché il ciclo tocchi il fondo.

Ma guardiamo il lato positivo: è un ottimo momento per accumulare e costruire qualcosa. Ricordate, nei cicli precedenti non era così chiaro che "Bitcoin sarebbe tornato", mentre ora il mondo si sta lentamente rendendo conto che Bitcoin è qui per restare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 1 febbraio 2023

La guerra dei 77 anni e perché il Partito della Guerra ha demonizzato l'Iran – Parte #2

 

 

di David Stockman

Quando la Guerra dei 77 anni finì nel 1991, la teocrazia sciita insediata a Teheran era uno sfortunato albatross per il popolo persiano, ma non era una minaccia per la sicurezza della patria americana.

L'idea stessa che Teheran sia una potenza espansionista decisa a esportare il terrorismo nel resto del mondo è una gigantesca finzione e un tessuto di bugie inventato dal Partito della Guerra a Washington e da Bibi Netanyahu per ottenere sostegno politico.

Infatti la demonizzazione dell'Iran durata trent'anni è servita a uno scopo: ha permesso a entrambi i rami del Partito della Guerra di evocare un temibile nemico e, a sua volta, questo feticcio viene utilizzato per giustificare politiche aggressive che richiedono una costante mobilitazione militare e il mantenimento di una vasta armata di forze di spedizione che dissanguano le risorse fiscali dell'America ma non fanno assolutamente nulla per la sua sicurezza e incolumità.

Infatti l'Iran non è stato demonizzato per un puro caso. Quando la Guerra Fredda terminò ufficialmente nel 1991, la cabala Cheney/neocon allora domiciliata al Pentagono temeva il tipo di drastica smobilitazione del complesso militare-industriale statunitense giustificata dall'ambiente strategico improvvisamente più pacifico: riduzione delle spese militari come già era accaduto sia dopo la prima che la seconda guerra mondiale, e a ragion veduta.

Dopo anni di Guerre Infinite, oggi non si sa cosa temessero i neoconservatori al tempo del crollo sovietico. È utile allora ricordare cosa è realmente accaduto dopo le grandi guerre della prima metà del Novecento.

Prima guerra mondiale: da un picco di $181 miliardi ($ 2021) nel 1919, la spesa per la difesa degli Stati Uniti scese a soli $11 miliardi nel 1924. Si trattò di un crollo del -94%.

Seconda guerra mondiale: da un picco del 1945 di $1.250 miliardi ($ 2021), la spesa degli Stati Uniti precipitò di un incredibile $1.140 miliardi nel 1948. Anche questo fu un calo del -92% e significò che il complesso militare-industriale dell'epoca venne smantellato, con fabbriche e asset bellici riconvertiti alla produzione civile.

Per evitare una simile contrazione del 90%, o al limite del 50%, alla fine della Guerra Fredda, il Partito della Guerra ha sviluppato una dottrina anti-iraniana che è stata esplicitamente descritta come un modo per mantenere la spesa per la difesa agli alti livelli della Guerra Fredda. Se la temibile Unione Sovietica se n'era andata, doveva essere inventata ed enormemente gonfiata una minaccia proveniente dal minuscolo PIL iraniano di $450 miliardi e dal minuscolo budget per la difesa di $17 miliardi.

Inutile dire che la narrativa che hanno sviluppato a tal fine è una delle grandi bugie mai uscite dalla Beltway. Vi fa venire in mente il tizio che ha ucciso i suoi genitori e poi si getta ai piedi dei tribunali perché è orfano!

Vale a dire, durante gli anni '80 furono i neoconservatori dell'amministrazione Reagan a emettere la fatwa contro la Repubblica islamica dell'Iran e venne basata sulla sua retorica ostile nei confronti dell'America. Quell'inimicizia era stata scatenata dal ventennale sostegno da parte di Washington del regime tirannico e illegittimo dello Scià, e costituiva una narrativa fondante della Repubblica islamica che non era molto diversa dal castigo rivoluzionario dell'America nei confronti di re Giorgio.

Che gli iraniani avessero ragione è fuor di dubbio. Gli archivi aperti degli Stati Uniti ora provano che la CIA rovesciò il governo democraticamente eletto dell'Iran nel 1953 e mise Mohammad Reza Shah Pahlavi, totalmente inadatto e megalomane, sul Trono del Pavone per governare come un burattino per conto della sicurezza degli Stati Uniti e degli interessi petroliferi.

Durante i decenni successivi lo Scià non solo saccheggiò la ricchezza della nazione persiana, ma con l'aiuto della CIA e delle forze armate statunitensi creò anche una brutale forza di polizia segreta, nota come SAVAK. Quest'ultima faceva sembrare civilizzata la Stasi della Germania dell'Est.

Ironia della sorte, tra le sue tante follie lo Scià aveva intrapreso una campagna di energia nucleare civile negli anni '70, la quale prevedeva di pavimentare il paesaggio iraniano con dozzine di centrali nucleari.

Si sarebbero usate le crescenti entrate petrolifere dell'Iran dopo il 1973 per acquistare tutte le attrezzature richieste dalle compagnie occidentali – e anche servizi di supporto al ciclo del combustibile come l'arricchimento dell'uranio – al fine di fornire al regno energia a basso costo per secoli.

Al tempo della rivoluzione, il primo di questi impianti a Bushehr era quasi completato, ma l'intero progetto fu sospeso tra le turbolenze del nuovo regime e l'inizio della guerra di Saddam Hussein contro l'Iran nel settembre 1980. Di conseguenza un deposito di $2 miliardi languiva presso l'agenzia nucleare francese che lo aveva originariamente ottenuto dallo Scià per finanziare un aumento della sua capacità di arricchimento per rifornire le batterie dei reattori.

Infatti, proprio in questo contesto, il nuovo regime iraniano dimostrò di non essere determinato a ottenere bombe nucleari, o qualsiasi altra arma di distruzione di massa. Nel bel mezzo dell'invasione dell'Iran da parte dell'Iraq nei primi anni '80, l'Ayatollah Khomeini emise una fatwa contro le armi biologiche e chimiche.

Eppure, proprio in quel momento, Saddam stava sganciando le sue orribili armi chimiche sulle forze iraniane – alcune delle quali erano composte da ragazzini a malapena armati – con l'aiuto dei satelliti di tracciamento della CIA e il concorso di Washington. Quindi, fin dall'inizio, la posizione iraniana è stata del tutto contraria all'infinita bufera di false accuse da parte del Partito della Guerra sulla sua presunta volontà di usare armi nucleari.

Per quanto oscure e medievali fossero le sue opinioni religiose, la teocrazia che governava l'Iran non consisteva in dementi guerrafondai. Nel fervore della battaglia per la sopravvivenza nazionale erano disposti a sacrificare le proprie forze piuttosto che violare i propri scrupoli religiosi per contrastare le armi chimiche di Saddam.


COME WASHINGTON HA ISPIRATO IL MITO DEL PROGRAMMA SEGRETO DI ARMI NUCLEARI DELL'IRAN

Poi, nel 1983, il nuovo regime iraniano decise di completare la centrale di Bushehr e alcuni elementi aggiuntivi del grande piano nucleare civile dello Scià. Ma quando tentò di riattivare il contratto francese di arricchimento e acquistare le apparecchiature necessarie per la centrale elettrica dai fornitori tedeschi originari, venne bloccato da Washington. E quando cercò di riavere indietro il suo deposito di $2 miliardi, gli venne negato anche quello.

Per farla breve, la storia successiva degli sforzi ripetuti da parte degli iraniani per acquistare attrezzature e componenti sul mercato internazionale, spesso da fonti del mercato nero come il Pakistan, è stata una risposta all'incessante sforzo per bloccare i suoi legittimi diritti come firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare di completare alcune parti del progetto nucleare civile dello Scià.

Allo stesso modo, l'incapacità dell'Iran di riattivare il contratto di fornitura di uranio arricchito con la Francia è stata la ragione per cui alla fine ha tentato di sviluppare la propria capacità di arricchimento.

Inutile dire che non ci sono voluti molti sforzi da parte dei fanatici neocon a Washington, specialmente dopo le elezioni del 2000, per far passare queste strutture di arricchimento come prova di una campagna segreta per ottenere "la bomba".

Le esagerazioni, le bugie, le distorsioni e l'allarmismo scaturiti da questa campagna neocon sono davvero deplorevoli. Eppure hanno iniziato a circolare nei primi anni '90, quando George H. W. Bush contattò il neoeletto governo di Hashemi Rafsanjani per seppellire l'ascia di guerra dopo che l'Iran aveva cooperato per ottenere il rilascio dei prigionieri americani detenuti in Libano nel 1989.

Rafsanjani era un pragmatico che non voleva conflitti con gli Stati Uniti e l'Occidente; e dopo la devastazione della guerra durata otto anni contro l'Iraq, si concentrò sulla ricostruzione economica e persino su riforme di libero mercato dell'economia vacillante dell'Iran.

È una delle grandi tragedie della storia che i neocon siano riusciti a soffocare anche i migliori istinti di Bush senior riguardo un riavvicinamento con Teheran.

Quindi la flebile apertura dopo quel rilascio di prigionieri fu di breve durata, specialmente dopo che il posto di vertice alla CIA fu assunto nel 1991 dallo spregevole Robert Gates.

Era uno dei peggiori burocrati della Guerra Fredda, Gates ha trascorso il resto della sua carriera cercando in tutto il mondo mostri da fabbricare.

In questo caso la motivazione era particolarmente disgustosa. Gates era stato il braccio destro di Bill Casey durante il mandato canaglia di quest'ultimo alla CIA durante l'amministrazione Reagan. Tra i tanti progetti spiacevoli che Gates ha guidato c'era l'affare Iran-Contra che ha quasi distrutto la sua carriera quando è esploso, e per il quale ha incolpato gli iraniani per la sua divulgazione pubblica.

Dal suo incarico di vicedirettore della sicurezza nazionale nel 1989 (e poi di capo della CIA poco dopo), Gates ha fatto di tutto per vendicarsi. Quasi da solo uccise la buona volontà della Casa Bianca nella vicenda rilascio dei prigionieri in Libano e inaugurò il palese mito secondo cui l'Iran stava sponsorizzando il terrorismo e cercando di ottenere armi nucleari.

Infatti è stato Gates l'architetto della demonizzazione dell'Iran, diventato poi un punto fermo della propaganda del Partito della Guerra dopo il 1991. Col tempo ciò si è trasformato nell'affermazione assolutamente falsa secondo cui l'Iran è un aspirante egemone aggressivo e una fonte di terrorismo dedito alla distruzione dello stato di Israele.

Quest'ultima gigantesca menzogna è stata forgiata dai neoconservatori e dalla confraternita di scagnozzi assetati di potere di Bibi Netanyahu dopo la metà degli anni '90. Infatti la falsa affermazione secondo cui l'Iran rappresenta una "minaccia esistenziale" per Israele è un prodotto della politica interna israeliana che ha tenuto Bibi al potere per gran parte degli ultimi due decenni – una piaga per l'umanità.

Ma la verità è che l'Iran ha solo una piccola frazione rispetto alla capacità militare d'Israele. E rispetto alle 100 armi nucleari di quest'ultimo, l'Iran non ha mai avuto nemmeno un programma di armamento nucleare dopo che un programma di ricerca su piccola scala è stato abbandonato nel 2003.

E questa non è la nostra opinione: era la sobria valutazione delle 17 principali agenzie d'intelligence nella National Intelligence Estimates (NIE) nel 2007, e da allora è stata confermata.

È la ragione per cui il piano neocon di bombardare l'Iran alla fine del mandato di George W. Bush non è stato realizzato. Come Dubya ha confessato nelle sue memorie, nemmeno lui riusciva a capire come spiegare al popolo americano perché bisognava bombardare strutture che tutte le sue agenzie d'intelligence avevano detto non esistere.

Inoltre, attraverso un ulteriore studio derivante dall'accordo nucleare internazionale del 2015, che avrebbe messo una camicia di forza anche sul programma civile iraniano ed eliminato la maggior parte delle sue scorte di uranio arricchito se Trump non l'avesse stupidamente ridotto in cenere, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ha anche confermato che l'Iran non aveva un programma segreto di armi nucleari dopo il 2003.

La spaventosa favola delle armi nucleari e della minaccia iraniana era solo propaganda del Partito della Guerra.


ALTRE BUGIE DEL PARTITO DELLA GUERRA – DEMONIZZAZIONE DELLA MEZZALUNA SCIITA

In questo contesto il vaneggiare del Partito della Guerra sulla leadership iraniana sciita è l'ennesima componente del blocco trentennale della Washington imperiale verso la pace. L'Iran non era una minaccia per la sicurezza americana nel 1991 e da allora non ha mai organizzato una coalizione ostile di terroristi che richiedesse l'intervento di Washington.

A iniziare dal sostegno di lunga data dell'Iran al governo di Bashir Assad in Siria, tale alleanza risale all'era di suo padre ed è radicata nella storica politica confessionale del mondo islamico.

Il regime di Assad è alawita, un ramo degli sciiti, e nonostante la brutalità del suo regime, è stato un baluardo di protezione per tutte le sette minoritarie della Siria, inclusi i cristiani, contro una potenziale pulizia etnica a maggioranza sunnita. Quest'ultima si sarebbe sicuramente verificata se ai ribelli sostenuti dagli Stati Uniti e dai sauditi, guidati dal Fronte Nusra e dall'ISIS, fosse stato permesso di prendere il pieno potere.

Allo stesso modo, il fatto che il governo di Baghdad nello stato distrutto dell'Iraq – vale a dire l'intruglio artificiale di popoli messi insieme a forza nel 1916 dalle penne di due diplomatici europei in pantaloni a righe (i signori Sykes e Picot rispettivamente degli uffici esteri britannico e francese) – sia ora allineato con l'Iran è anche il risultato della politica confessionale e della vicinanza geoeconomica.

L'Iraq è stato diviso: i curdi del nord-est hanno dichiarato la semi-indipendenza e negli ultimi anni hanno raccolto le proprie entrate petrolifere e gestito le proprie forze di sicurezza.

E le terre sunnite occidentali dell'alto Eufrate sono state conquistate per la prima volta dall'ISIS con armi americane ($25 miliardi) sottratte allo sfortunato esercito iracheno e finanziate dai proconsoli di Washington in partenza; e poi cancellato durante la feroce campagna di bombardamenti di Obama (e di Trump) progettata per sradicare il male terroristico che la stessa Washington aveva generato.

Di conseguenza ciò che rimane dello stato iracheno è una popolazione prevalentemente sciita che nutre aspri risentimenti dopo due decenni di violenti conflitti con le forze sunnite. Perché, quindi, non dovrebbero allearsi con i loro vicini sciiti?

Allo stesso modo l'affermazione secondo cui l'Iran stia ora cercando di annettere lo Yemen, giustificando così il caos provocato su di esso dalla guerra aerea saudita, è una menzogna. L'antico territorio dello Yemen è stato tormentato dalla guerra civile sin dall'inizio degli anni '70. E una delle principali forze trainanti di quel conflitto sono state le differenze confessionali tra il sud sunnita e il nord houthi (sciita).

In tempi più recenti, la palese guerra dei droni di Washington all'interno dello Yemen contro presunti terroristi e il suo dominio e finanziamento del governo dello Yemen hanno prodotto lo stesso vecchio risultato: l'ennesimo stato fallito e un governo illegittimo che è fuggito all'undicesima ora, lasciando dietro di sé l'ennesimo deposito di armi e attrezzature americane.

Di conseguenza le forze houthi, che ora controllano parti sostanziali del Paese, non sono una sorta di avanscoperta inviata da Teheran, ma sono partigiani che condividono un legame confessionale con l'Iran e che in realtà sono stati armati, per quanto inavvertitamente, da Washington.

Infine c'è il quarto elemento del presunto asse iraniano: le comunità sciite controllate da Hezbollah nel Libano meridionale e la valle della Beqaa nel nord-est. Come ogni altra cosa in Medio Oriente, Hezbollah è un prodotto dell'imperialismo europeo, della politica confessionale islamica e delle politiche di sicurezza spesso fuorvianti e controproducenti d'Israele.

In primo luogo, il Libano non era più un Paese reale di quanto lo fosse l'Iraq quando Sykes e Picot misero su una carta geografica i loro righelli per disegnarne a tavolino i confini. Il risultato è stato un miscuglio di divisioni religiose ed etniche – cattolici maroniti, greco-ortodossi, copti, drusi, sunniti, sciiti, alawiti, curdi, armeni, ebrei e innumerevoli altri – che hanno reso praticamente impossibile la creazione di uno stato stabile.

Alla fine un'alleanza di cristiani e sunniti ha ottenuto il controllo del Paese, lasciando il 40% della popolazione sciita priva di diritti civili e anche economicamente svantaggiata. Ma è stato l'afflusso di profughi palestinesi negli anni '60 e '70 che alla fine ha sconvolto l'equilibrio delle forze settarie e ha innescato una guerra civile che è durata essenzialmente dal 1975 fino alla fine del secolo.

Ha anche innescato una catastrofica e ostinata invasione israeliana del Libano meridionale nel 1982 e una successiva occupazione repressiva di territori prevalentemente sciiti nei successivi 18 anni. Il presunto scopo di questa invasione era cacciare l'OLP e Yasser Arafat dall'enclave nel Libano meridionale che avevano stabilito dopo essere stati cacciati dalla Giordania nel 1970.

Alla fine Israele riuscì a mandare Arafat in Nord Africa, ma nel processo creò un movimento di resistenza militante a base sciita nel sud del Libano che non esisteva nemmeno nel 1982 e che a tempo debito sarebbe diventato la forza singola più forte nei frammentati accordi politici interni del Libano.

Dopo che Israele si ritirò nel 2000, l'allora presidente cristiano del Paese chiarì che Hezbollah era diventato una forza legittima e rispettata all'interno del sistema politico libanese, non un agente sovversivo di Teheran: “Per noi libanesi, e posso dirvi la maggior parte dei libanesi, Hezbollah è un movimento di resistenza nazionale. Se non fosse stato per loro, non avremmo potuto liberare la nostra terra. E per questo abbiamo grande stima per il movimento di Hezbollah”.

Quindi, sì, Hezbollah è parte integrante della cosiddetta Mezzaluna sciita e il suo allineamento confessionale e politico con Teheran è del tutto plausibile. Ma quell'accordo – per quanto scomodo per Israele – non rappresenta un'aggressione iraniana non provocata al confine settentrionale d'Israele, bensì il contraccolpo del rifiuto ostinato dei governi israeliani – in particolare i governi di destra del Likud – di affrontare in modo costruttivo la questione palestinese.

Al posto di una soluzione a due stati nel territorio della Palestina, la politica israeliana ha prodotto uno stato cronico di confronto e guerra con l'enorme fetta della popolazione libanese rappresentata da Hezbollah.

Quest'ultima non è sicuramente un'agenzia governativa pacifica e ha commesso la sua parte di atrocità, ma il punto in questione è che, dati gli ultimi 35 anni di storia e politica israeliana, Hezbollah sarebbe esistito lo stesso come forza minacciosa sul confine settentrionale anche se la teocrazia iraniana non fosse esistita e lo Scià, o il suo erede, fosse ancora sul Trono del Pavone.

Insomma, non c'è un'alleanza terroristica nella Mezzaluna sciita che minaccia la sicurezza americana. Tale affermazione è invece una delle grandi menzogne promulgate dal Partito della Guerra dopo il 1991 e che da allora è stata abbracciata dalla Washington imperiale per mantenere in vita il complesso militare-industriale e giustificare il suo autoproclamato ruolo di poliziotto del mondo.

E per quanto riguarda il suo vero scopo, ovvero mantenere alta la spesa per la guerra, ha avuto un notevole successo. Dopo alcuni piccoli tagli alla difesa in termini reali durante gli anni '90 sotto la presidenza Bill Clinton, il ritorno dello sciame di neocon sull'apparato di sicurezza nazionale sotto la presidenza di Bush junior ha rimosso ogni traccia della smobilitazione post-Guerra Fredda. Il budget per la difesa di $632 miliardi ($ 2021) alla fine della Guerra dei 77 anni nel 1991 è tornato a $650 miliardi nel 2004; e dopo le scriteriate invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq con il pretesto della "guerra al terrorismo", le spese per la difesa hanno raggiunto gli $821 miliardi nel budget finale di Dubya.

Vale a dire, il Partito della Guerra ha promosso un'azione militare mondiale sufficiente per aumentare il budget della difesa del +30% in termini reali rispetto a quando l'Unione Sovietica è scomparsa dalle pagine della storia nel 1991,


IL PUNTO DI VISTA ERRONEO DI WASHINGTON SECONDO CUI IL GOLFO PERSICO È ROBA AMERICANA – LA RADICE DEL JIHADISMO SUNNITA

L'attuale minaccia terroristica è sorta dal lato sunnita, non da quello sciita, della divisione islamica. È stata fomentata da Washington dopo il 1990, alimentata dall'infinita ingerenza degli Stati Uniti nella politica della regione e dai bombardamenti contro i nemici auto-creati dalla stessa Washington.

Alla radice del terrorismo di matrice sunnita c'è l'annoso errore di Washington secondo cui la sicurezza e il benessere economico dell'America dipendono dal mantenimento di un'armata nel Golfo Persico per proteggere i giacimenti petroliferi circostanti e il flusso di petroliere attraverso lo stretto di Hormuz .

Tale dottrina è stata sbagliata dal giorno in cui è stata ufficialmente enunciata da uno dei grandi ignoranti economici americani, Henry Kissinger, all'epoca della crisi petrolifera nel 1973. I 48 anni trascorsi da allora hanno ampiamente dimostrato che non importa chi controlla i giacimenti petroliferi e che l'unica cura efficace per i prezzi alti del petrolio è il libero mercato.

Ogni dittatura, da Muammar Gheddafi in Libia a Hugo Chavez in Venezuela, a Saddam Hussein, ai capi sanguinari della Nigeria, ai mullah medievali e alle fanatiche guardie rivoluzionarie dell'Iran, ha prodotto petrolio, e tutto quello che hanno potuto, perché avevano disperatamente bisogno di entrate.

Anche mentre i barbari dell'ISIS sono stati brevemente al potere nella Siria orientale, mungevano ogni possibile goccia di petrolio dai minuscoli giacimenti sparsi intorno al loro dominio. Quindi non c'è alcun motivo economico per la massiccia presenza militare della Washington imperiale in Medio Oriente.

La verità è che non esiste un cartello OPEC: praticamente ogni membro produce tutto ciò che può e imbroglia quando possibile. L'unica cosa che ricorda il controllo della produzione nel mercato petrolifero mondiale è il fatto che i principi sauditi trattano le loro vaste riserve petrolifere non molto diversamente da Exxon: tentano di massimizzare il valore dei loro 270 miliardi di barili di riserve, ma alla fine non sono più chiaroveggenti nel calibrare il miglior prezzo del petrolio per ottenerlo in un dato momento di quanto lo siano gli economisti della Exxon o dell'Agenzia internazionale per l'energia.

Durante l'ultimo decennio, ad esempio, i sauditi hanno ripetutamente sottovalutato la rapidità e l'ampiezza con cui la soglia dei $100 al barile raggiunta all'inizio del 2008 e di nuovo nel 2014 avrebbe innescato un flusso d'investimenti, tecnologia e debito a buon mercato nella zona di scisto statunitense, nelle sabbie bituminose canadesi, nelle province petrolifere della Russia, nelle acque profonde al largo del Brasile e simili. E questo per non parlare del solare, dell'eolico e di tutte le altre fonti alternative di energia sovvenzionate dallo stato.

Molto tempo fa, quando Jimmy Carter ci diceva di abbassare i termostati e indossare i nostri maglioni cardigan, quelli di noi al Congresso dalla parte del libero mercato dicevano che i prezzi alti del petrolio avrebbero portato essi stessi alla cura. Ora lo sappiamo anche dal punto di vista empirico: è sicuro che è così.

Quindi la Quinta Flotta e i suoi ausiliari palesi e nascosti non avrebbero mai dovuto essere lì, risalendo fino al colpo di stato della CIA contro la democrazia iraniana nel 1953.

Ma avendo trasformato l'Iran in un nemico, la Washington imperiale era appena agli inizi quando arrivò il 1990. Ancora una volta, in nome della "sicurezza petrolifera", ha portato la macchina da guerra americana nelle fessure politiche e religiose del Golfo Persico e lo ha fatto a causa del sopracitato conflitto settario che non aveva alcuna attinenza con la sicurezza dei cittadini americani.

Come disse giustamente l'ambasciatore statunitense Glaspie a Saddam Hussein alla vigilia dell'invasione del Kuwait da parte di quest'ultimo, l'America non aveva niente a che fare con quella storia.

Il Kuwait non era nemmeno un Paese, era un conto bancario situato su una fascia di giacimenti petroliferi che circondavano un'antica città commerciale che era stata abbandonata da Ibn Saud all'inizio del XX secolo. Questo perché Saud non sapeva cosa fosse il petrolio o che ci fosse; e in ogni caso, nel 1913 gli inglesi ne avevano fatto un protettorato separato per ragioni che si perdono nella nebbia della storia diplomatica.

Allo stesso modo, la controversa disputa dell'Iraq con il Kuwait riguardava la sua affermazione secondo cui l'emiro del Kuwait stava "perforando indebitamente" nel campo iracheno di Rumaila. Eppure quello era un confine del tutto elastico, privo di qualsiasi significato.

Infatti la disputa sul giacimento di Rumaila iniziò nel 1960, quando una dichiarazione della Lega Araba segnò arbitrariamente il confine tra Iraq e Kuwait due miglia a nord rispetto alla punta più meridionale del giacimento di Rumaila.

E quel confine appena definito, a sua volta, era arrivato solo 44 anni dopo che la suddetta coppia di diplomatici inglese e francese si era spartita le vincite della fine dell'Impero Ottomano, ponendo sulle mappe un semplice righello. Così facendo hanno contaminato il Paese artificiale dell'"Iraq" con le province mesopotamiche storicamente indipendenti e ostili degli sciiti a sud, dei sunniti a ovest e dei curdi a nord.

Insomma, non importava chi controllava la punta meridionale del campo di Rumaila – il brutale dittatore di Baghdad o l'opulento emiro del Kuwait – da esso non dipendevano né il prezzo del petrolio, né la pace dell'America, né la sicurezza dell'Europa, né il futuro dell'Asia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2023/01/la-guerra-dei-77-anni-e-perche-ancora.html

👉 Qui il link alla Terza Parte: 

👉 Qui il link alla Quarta Parte:


martedì 31 gennaio 2023

Di cosa si preoccupa davvero Jay Powell?

 

 

di Tom Luongo

Con i mercati ancora fermamente convinti che domani la Federal Reserve aumenterà il Fed Funds Rate di soli 25 punti base (0,25%), trovo affascinante che una figura come Mohamed El-Erian, ex-capo di PIMCO, abbia invitato la FED a mantenere la sua attuale rotta e sorprenderà i mercati con altri 50 punti base questa settimana.

Sono d'accordo con lui, completamente.

So che siete scioccati.

Questo articolo è uscito lo stesso giorno dell'ultimo dato sul PIL degli Stati Uniti (quarto trimestre +2,6%), delle vendite di case (rallentamento ma non sostenuto), delle scorte (in calo) e delle richieste di disoccupazione (poco interessanti). Sono stati seguiti dai dati sulla spesa dei consumatori e dall'indicatore d'inflazione preferito dalla FED, il deflatore PCE, che si è raffreddato come previsto, e ora è appena al di sotto del FFR (4,4% contro 4,5%).

Oooh, aspettativa di rendimento reale positiva dello 0,1%. Presto, la FED ha reso possibile risparmiare di nuovo in dollari!

Come si dice in questi casi, roba da non crederci...

El-Erian ha messo in luce una serie di punti che supportano la "normalizzazione" della politica della FED sul controllo dell'inflazione. Sono buoni se ritenete che l'inflazione sia la massima priorità della FED (e non una delle tante priorità):

• Sebbene l'inflazione continuerà a scendere nell'immediato futuro, i suoi principali driver si sono spostati sul settore dei servizi, aumentando così il rischio di pressioni sui prezzi quando il mercato del lavoro rimane solido.

• Con la sorprendente crescita mondiale al rialzo, la finestra per aumenti dei tassi più ordinati è diventata più ampia.

• Le condizioni finanziarie si sono notevolmente allentate negli ultimi mesi e, secondo alcune misure, sono intorno ai livelli che prevalevano lo scorso marzo, quando la FED ha avviato questo ciclo di rialzi.

• Un viaggio più veloce verso il tasso di picco che è già stato segnalato, e ribadito più volte dai funzionari della FED, riduce le complessità di collegare il percorso a una destinazione variabile.

Ci sono anche forti argomenti di gestione del rischio a favore di un altro aumento di 50 punti base prima di scendere a 25 punti base.

Mi piacciono di più il secondo e il terzo punto di El-Erian, perché supportano la tesi che porto avanti secondo cui non ci sarà una recessione nel 2023.

Molto probabilmente nel 2024, ma molto improbabile nel 2023.

È improbabile che la crescita mondiale diventi negativa con questi fattori favorevoli:

• Un inverno mite in Europa implica minori costi energetici per quest'estate;

• Un rally in controtendenza dell'euro che alimenta proprio un "costo dell'energia inferiore";

• La Cina pone fine alla sua politica Zero-COVID in concomitanza con il tetto al prezzo del petrolio russo voluto da Janet Yellen, il che implica che la Cina esca dal periodo di lockdown pronta a esplodere, specialmente con uno yuan sotto a ¥6,8 e la PBoC ha spazio per "espandere" il bilancio;

• La Yellen sta implementando una variazione dell'operazione Twist per contrastare il QT di Powell e spendere il saldo del Tesoro americano presso la FED;

• I $1.200 miliardi in creazione di nuovo credito a livello nazionale hanno alimentato ogni tipo di spesa;

• Aumento della spesa per la difesa da parte dell'amministrazione “Biden”;

• Un mercato del lavoro ristretto che continuerà a ruotare dalle risorse umane mascherate da lavori tecnologici e di nuovo al movimento delle cose.

Tutti questi dati hanno spinto i ragazzi di Zerohedge a impegnarsi in un po' di proiezioni, dicendo che Powell è perplesso dai dati sul mondo del lavoro.

Questo non è il quadro che Powell sperava, dato la stretta senza precedenti della politica monetaria che ha scatenato nell'ultimo anno. Non c'è nulla in questi dati che giustifichi una "pausa" da parte della FED.

Sì, avete ragione, la FED non ha bisogno di fermarsi.

E, no, siete voi quelli perplessi perché la vostra premessa di base continua ad essere sbagliata. La FED non può combattere questa inflazione perché non è un'inflazione da domanda di credito, che è ciò su cui i tassi d'interesse hanno il maggior controllo.

Questi dati danno a Jerome Powell più munizioni per fare ciò che El-Erian e io lo stiamo esortando a fare: aumentare di 50 punti base e spostare un'altra tranche di investitori fuori dalla fase di "contrattazione" e verso la "depressione", e infine verso l'"accettazione": la proverbiale "FED Put" è morta.

Ora i mercati sono finalmente passati dalla fase di "negazione" (per la maggior parte) a quella della "rabbia".

La realtà è che dovrebbero avvicinarsi all'"accettazione" del fatto che qui sta succedendo qualcos'altro oltre alla semplice FED che cerca di domare l'inflazione.

C'è stato un netto cambiamento nel sentimento del mercato dopo i dati sul PIL: i rendimenti delle obbligazioni statunitensi hanno iniziato a salire, l'oro si è fermato e le azioni non hanno fatto granché. Questa non è l'immagine fiduciosa di una FED accomodante.

Anche i dati sull'inflazione non confermano la necessità di rallentare le cose. Ciò che mi infastidisce di più di tutto questo circo è che per così tanto tempo la FED è stata criticata per non aver rialzato i tassi e poi, quando finalmente lo fa, tutti si lamentano dicendo "Ma invertirà la rotta al primo segno di difficoltà"; l'assurdità è stata trattenersi al primo rialzo di 25 bps lo scorso marzo.

I primi segnali di difficoltà sono già qui: insolvenze sui prestiti auto, rallentamenti nel mercato immobiliare, aumento dell'utilizzo delle carte di credito, prezzi delle auto in calo insieme agli utili aziendali, licenziamenti annunciati nel settore tecnologico, ecc. Quindi la FED ha resistito molto di più di quanto abbiano fatto Bernanke e la Yellen.

Eppure il discorso dell'inversione di rotta è ancora di gran moda.


Aver ragione o essere onesti... Sceglietene uno

Sapete, ogni volta che mi trovo di fronte a una situazione come questa, mi viene in mente la mia primissima intervista su Newsmax.

La persona che sarebbe diventata il mio redattore di linea, e mi avrebbe insegnato a scrivere di queste cose, mi chiese: “Preferiresti aver ragione o essere onesto?”

L'implicazione era che di tanto in tanto avrei sbagliato, quindi avrei potuto sopportare di ammetterlo pubblicamente e accettarne la responsabilità? Immagino di aver risposto correttamente, perché ottenni il lavoro. Ma non mentivo: se sbaglio, sbaglio.

Oggi, se mi sbaglio su Powell e lui rialza i tassi di soli 25 punti base, mi prenderò le mie responsabilità.

Troppo di ciò che vedo oggi nei commenti finanziari sono brave persone che non riescono ad ammettere di aver sbagliato su questo ciclo dalla FED. Hanno paura per la loro reputazione e per i loro affari.

Ehi, lo so bene. Davvero pensate che neanche io senta la stessa cosa? Tutti ci sentiamo così. Questo è un lavoro difficile perché significa navigare a vista con dati imperfetti, se non intenzionalmente manipolati, e quindi fare dichiarazioni audaci.

Applaudo quando chiunque ci prova.

Ma, detto questo, sbagliare per anni finché non si ha ragione non è una virtù. Dare di voi l'impressione di un orologio fermo è disonesto.

Quindi, ai miei fratelli nel mondo dell'informazione finanziaria alternativa: volete continuare a "parlare del vostro copione" riguardo un cataclisma economico innescato dalla FED piuttosto che accettare una tesi diversa?

Il mio punto è, in definitiva, che persone come quelli di Zerohedge che hanno scritto quel pezzo sopra trascorrono tanto tempo a perorare le loro causa che non passano mai un minuto a chiedersi se c'è una causa diversa o migliore che dovrebbero invece perorare.


Non i miei eurodollari, non il mio circo

Il che mi porta a Jeff Snider e a tutto ciò che riguarda gli eurodollari. Snider è il tizio che ha reso popolare l'analisi dell'eurodollaro nella politica monetaria della FED. E gli dobbiamo tanti ringraziamenti.

Il problema, come ho sottolineato in precedenza, è che Snider non è un tipo da analisi geopolitica. Nella migliore delle ipotesi, non vede il quadro più ampio del motivo per cui la FED sarebbe disposta a rompere la presa del mercato dell'eurodollaro sulla sua linea di politica.

Nel peggiore dei casi sta sostenendo indirettamente la cricca di Davos, perché ritiene che il sistema dell'eurodollaro sia la risposta del libero mercato alla pianificazione centrale della FED. La verità è probabilmente qualcos'altro.

Il suo ultimo sproloquio è che è impossibile rompere il sistema dell'eurodollaro.

Questo va bene, significa che le mie tesi stanno costringendo le persone a reagire e a rinforzare le loro posizioni.

Indipendentemente dal motivo, Snider continua a ribadire la sua opinione secondo cui la FED è sia incompetente che malvagia. Fermatemi se avete già sentito questa tesi.

Non c'è alcuna volontà d'impegnarsi in qualcosa che si avvicini minimamente a una ristrutturazione della situazione. Solo la solita analisi del pilota automatico che, francamente, è stata sbagliata per ormai due anni.

Snider non si sbagliava sui mercati dell'eurodollaro quando Bernanke e la Yellen erano alla FED. Aveva ragione ed era una voce molto preziosa nello spazio dell'informazione finanziaria alternativa. Ho ascoltato molto attentamente. Le inversioni dei futures sull'eurodollaro hanno sempre significato che l'economia mondiale si sarebbe bloccata nel punto esatto di tale inversione.

E oggi l'inversione dei futures sull'eurodollaro è centrata su giugno 2023. Ma l'anno scorso era centrata sul terzo/quarto trimestre del 2022. Quindi la tesi dell'inversione è giusta o sbagliata? Chiaramente all'inizio del 2022 il mercato dei futures sull'eurodollaro aveva un prezzo errato. Potrebbe accadere la stessa cosa per il secondo/terzo trimestre di quest'anno, dove sta segnalando un'inversione di marcia da parte della FED?

È una buona domanda.

Ma quegli "eventi sull'eurodollaro", come li chiama Snider, si sono verificati a causa del potere dei mercati dell'eurodollaro (che ora secondo Snider non sono nemmeno più dollari, solo crediti denominati in dollari) o perché Bernanke e la Yellen sono legati ai globalisti che hanno costruito il sistema dell'eurodollaro durante la ricostruzione dell'Europa sotto il Piano Marshall?

Questo sistema "bancario ombra" è diventato la coda che scodinzola del cane (FED). È stato solo a grazie a strutture di mercato radicate che questo tipo di potere è stato sostenuto e perpetuato. In altre parole, la tesi dell'eurodollaro di Snider era costruita su una variabile indipendente o dipendente? E non ha fatto altro che descrivere condizioni di mercato di un passato che oggi non esiste più?

A causa di questo pregiudizio intrinseco nei dati (uno in cui gli eurodollari sono supportati dal LIBOR e da un Congresso/FOMC disponibile) ha addestrato un sacco d'investitori ad analizzare i mercati sulla base di tale ipotesi e credendo che sia un FATTO, incapace di mutamento.

Io sono solo il tizio che cerca di attirare l'attenzione di tutti affinché prendano in considerazione quanto segue:

Tutto ciò che minaccia il sistema dell'eurodollaro deve essere eliminato e l'uso dei futures sull'eurodollaro per manipolare la finanza mondiale, utilizzando una FED compiacente, deve essere preservato a tutti i costi.

Ecco qual è la realtà ed è stato possibile capirlo grazie alle azioni di Powell e John Williams alla FED di New York i quali hanno messo fine all'uso del LIBOR come tasso d'indicizzazione del debito primario statunitense. Questa è la cornice di tutte le mie tesi riguardo i principali obiettivi della FED in questo ciclo.

Una tesi ruota attorno all'uso degli eurodollari per finanziare l'impero USA e l'Unione Europea, mentre la vera storia è che l'Europa vuole avere il controllo su entrambi.

Snider ha detto che è una soluzione di "libero mercato" al male della FED.

Veramente? LIBOR = un mercato libero. Come si suol dire: "Ok, Boomer".

Lascio a voi decidere chi ha inquadrato meglio ciò che rappresentano gli eurodollari. E per la cronaca, non sono amareggiato o arrabbiato. Sono una testa di cavolo e, come Powell, ho la "faccia da brutto ceffo", quindi posso capire la confusione.

Uno di noi avrà "ragione", ma l'obiettivo non è battersi il petto, bensì trovare la verità.

Perché solo così possiamo prendere buone decisioni per quanto riguarda i nostri soldi e il nostro tempo.


Considerazioni sul futuro

Ora torniamo al problema centrale dell'eurodollaro che la FED sta affrontando.

Oggi l'inversione dei futures sull'eurodollaro è centrata per il prossimo giugno e un punto d'inversione per la FED al 5%.

Cos'altro finisce a giugno? L'utilizzo del LIBOR in dollari per tutto il debito originato negli Stati Uniti. Hmmm, conveniente eh? Un'importante banca canadese, TD North, tra l'altro, si è appena unita al treno SOFR per l'indicizzazione del debito in dollari. Quindi tal mercato diventerà solo più profondo e più liquido.

Chiaramente c'è una scommessa sui mercati del credito: la fine del LIBOR segnerà un punto di svolta nella linea di politica della FED. E a quel punto, se date retta all'analisi di Snider, il sistema dell'eurodollaro prenderà a schiaffi l'arrogante FED per aver pensato di avere un qualche controllo sulla politica monetaria degli Stati Uniti.

Ora, pensiamo a questo punto per un minuto. Perché i mercati dell'eurodollaro sono ossessionati dal 5% come punto d' inversione per la FED?

Non ho una risposta precisa, ma supponiamo che qualcosa di vitale in Europa si rompa se l'FFR supera il 5%. Non vi aspettereste di vedere lo stesso istrionismo che abbiamo finora sulla stampa per la cricca di Davos?

Pertanto possiamo considerare una tale ossessione una necessità di mantenere la FED al di sotto del 5%. La massiccia sopravvalutazione dei dati economici alimenta solo quella narrativa secondo cui la FED ha già rotto il mondo e deve fermarsi prima che rompa qualcos'altro.

Ma sappiamo che non è così. I dati non sono neanche lontanamente negativi come ci viene detto.

Per carità, la FED non ci ha nemmeno concesso un quarto di rendimenti reali positivi sul debito a 2 anni per compensare gli ultimi quindici anni di erosione dei bilanci di quasi tutti tranne di chi trae direttamente beneficio dall'effetto Cantillon.

Non so voi gente, ma ho guardato il mio conto di risparmio presso la mia banca e indovinate qual è il mio rendimento?

4%? 3%? 2%? 

No. È ancora 0,015%. 

Se volete un rendimento decente sui vostri soldi, dovete ancora vincolarli per 9-24 mesi. E, a proposito, se le opinioni mainstream risulteranno corrette e l'inflazione scenderà ulteriormente (una pessima ipotesi), allora anche un conto di deposito a 12 mesi con APR del 3% perderà ancora potere d'acquisto.

La FED non è vicina alla fine della sua strategia ed El-Erian ha ragione sul fatto che c'è ancora un enorme divario di credibilità.

Danielle Dimartino Booth lo ha fatto notare nella sua intervista durante la seconda metà del 2022, dicendo che Powell era arrabbiato con il suo staff per averlo fuorviato sull'inflazione e per averlo reso ridicolo con quella idiozia "dell'inflazione transitoria" nel 2021.

Il discorso "l'inflazione è transitoria" da parte della FED era semplicemente una conseguenza dell'attacco politico senza precedenti alla sua leadership, guidato nientemeno che da Lael Brainard, che era stato preparato da Obama per essere il sostituto di Powell.

Pensate ancora che non ci sia un occhio alla geopolitica nella linea di politica della FED? Se sì, potreste essere tanto obnubilati quanto Jim Cramer.


Dammi il consenso su questo! 

Quindi, mentre tutto sta urlando che la FED rialzerà di 25 punti base questa settimana, ci sono tesi molto forti che hanno poco a che fare con i "dati" e più con "il quadro generale", secondo cui il FOMC ci sorprenderà.

Sono sicuro che vi state stancando di vedere questo grafico, ma questo è il grafico che conta. Se la FED rialzerà i tassi di soli 25 punti base e la BCE di 50, non assisteremo a uno cambiamento significativo come a dicembre?

Con l'inflazione dell'Eurozona molto più alta di quella degli Stati Uniti, perché il mercato continua a non credere a Powell, che è stato schietto con i mercati per un anno, pur accettando che la Lagarde abbia tutto sotto controllo anche se continua ad essere inconsapevole di ciò che la circonda?

Ecco la domanda migliore in risposta a un ottimo articolo su Wolf Street:

Il punto di questo grafico è mostrare che la Lagarde sta perdendo la fiducia dei mercati, ha smosso cielo e terra per sopprimere gli spread creditizi interni e ora stanno crollando rapidamente. La curva dei futures sull'eurodollaro si sta appiattendo. L'inversione giugno/settembre è scesa a soli 6,5 punti base, in calo rispetto ai 17 punti base dell'ultima riunione del FOMC.

Se Powell acconsente a soli 25 punti base nel prossimo incontro, sarà molto più difficile per lui tornare a 50 punti base in futuro, indipendentemente dai dati sull'inflazione, dai dati economici, o altro.

Ci sarà sangue in acqua e gli squali gireranno in cerchio. Darà alla BCE un'ancora di salvezza che non merita. 25 punti base non servono ad alcun interesse che si sovrapponga alla sopravvivenza della FED (inclusi i neocon decisi alla guerra con la Russia).

Questo è l'enigma che la FED sta affrontando. E la domanda è se le sue priorità sono cambiate ora che ha ripulito il tavolo da gioco per il programma di quantitative tightening. Powell ha costretto i troll della cricca di Davos, come il segretario del Tesoro Yellen, a combattere la sua linea di politica e la Lagarde a gestire gli spread del credito e ad ammettere di non essere riuscita a contenere l'inflazione.

L'obiettivo è ancora il ritorno della FED al centro della politica monetaria del dollaro, altrimenti verrà spianata la strada verso l'oblio della MMT voluta dalla cricca di Davos, guerra e carestie, come negli anni '30, e la fine della politica monetaria nazionale/sovrana così come l'abbiamo conosciuta.

Questo è il motivo per cui non si tratta solo di combattere l'inflazione, come l'ha inquadrata El-Erian. La cosiddetta "normalizzazione" è una copertura. Mentre l'inflazione è un grosso problema per la FED, affinché possa conservare la sua credibilità, sta anche cercando di monitorare la geopolitica, contrastare la de-dollarizzazione da parte del Sud del mondo, impedire il collasso dei mercati del credito costruiti in suo nome senza distruggere la creazione di capitale in patria.

Non è un'impresa da poco. Non credo che avrà pieno successo, ma non penso nemmeno che ne abbia bisogno. Dopo aver portato allo scoperto i pregiudizi di tutti, ha la possibilità di spostare le priorità per alcune settimane, ancora una volta fino a quando i dati sull'inflazione non le forniranno la copertura perfetta per continuare lungo la linea di politica "tassi più alti ancora per molto".

E, mentre mi piacerebbe avere ragione e vedere un aumento di 50 bps, anche se saranno 25 non è la fine del mondo per la FED. Significa solo che ha il suo bel da fare per riguadagnare una certa credibilità perduta.

Tuttavia ciò apre lo stesso alla possibilità di rivederci a marzo con il più grande "ve l'avevo detto" nella storia della politica monetaria. In altre parole, darà a Powell l'opportunità di dire: “Vi ho dato quello che volevate e guardate dove ci ha portato”.

Pensate che la narrativa a supporto non sia stata già preparata? La scorsa settimana Nick Timiraos ci ha assicurato che questo mese sarebbero stati 25 punti base.

Ci ha avvertiti che i membri del FOMC sono preoccupati per il ritorno dell'inflazione entro la fine dell'anno.

Due settimane fa la BCE era convinta che i rialzi dei tassi fossero finiti. Poi sono arrivati ​​i dati sull'inflazione e ora tutti di aspettano 50 bps dalla Lagarde.

In questo ambiente, creato usando gli austro-libertari come utili idioti per sopravvalutare l'incompetenza e la malvagità della FED, la cricca di Davos ha fatto della FED il capro espiatorio di tutti.

Qualunque cosa accada, la FED sarà ora incolpata per le crisi.

In realtà, se vi fermate a pensarci, è geniale, ma è anche facilmente contrastabile.

Tutto ciò che Powell & Co. devono fare è ignorare i desideri dei mercati e portare a termine ciò che hanno iniziato.

Quindi, Jay, se stai leggendo, vai di 50 e segnalane altri 50.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/