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giovedì 1 agosto 2024

Cosa potrebbe significare una presidenza Trump per Bitcoin

 

 

di Mark Jeftovic

“Solo perché qualcosa è inevitabile non significa che sia imminente.”

~ Douglas Casey

Per molto tempo chiunque avesse prestato un minimo di attenzione sapeva che le banche centrali che stampavano denaro dal nulla, poi lo prestavano agli stati e lo immettevano nell’economia avrebbero inesorabilmente portato a una tale disparità di ricchezza che la società sarebbe crollata.

Si sarebbe arrivati al punto in cui le rivolte popolari avrebbero minacciato di sopraffare la posizione dell’élite, coloro che troneggiano su questo sistema che ha creato valore ex nihilo e ha fatto sì che, attraverso l’inflazione, la stragrande maggioranza della ricchezza andasse a beneficio delle “classi alte” della società...

Una delle mie battute preferite è: alla fine arriva sempre prima di quanto tutti si aspettino.

Sono passati più di tre anni da quando ho pubblicato il Crypto Capitalist Manifesto e in esso ho esposto la mia tesi d'investimento di base secondo cui il “Grande Reset” non aveva in realtà nulla a che fare con il cambiamento climatico o con nessuno degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tutto ciò con cui aveva a che fare era il debito:

“NON POSSIEDERAI NULLA E SARAI FELICE”

I messaggi provenienti dalle élite globali come il World Economic Forum, la cricca di Davos, il Fondo monetario internazionale e persino da luoghi disparati come il Vaticano e Hollywood si rivolgono tutti allo stesso tema: voi, la classe media, la classe inferiore, le masse – dovrete abituarvi a uno standard di vita inferiore.

Il vero motivo non è il cambiamento climatico, o addirittura il COVID: è il debito. Il mondo ha infine esaurito le sue possibilità di calciare il barattolo quando l’economia globale minaccia di cadere in recessione, o quando le precedenti bolle scoppiano. Tutti quei decenni di vita al di sopra delle nostre possibilità hanno infine raggiunto il limite.

Gli stati hanno speso oltre le loro possibilità per decenni e ora i conti sono arrivati a scadenza. L’unico modo per ripagarli includerà l’inflazione e l’austerità. Una demolizione controllata dell’intera classe media. Il modo più semplice per farlo sarà trasformarla in una classe dipendente dallo stato sociale attraverso lockdown infiniti, programmi di reddito di base universale e passaporti sanitari obbligatori.

Tuttavia il “Grande Reset” è fondamentalmente un riavvio monetario. Un modo per ristrutturare l’eccesso di debito globale e trasformare il “denaro” in lubrificante tecnocratico per attuare grandiosi progetti d'ingegneria sociale: la maggior parte di essi mira ad abbassare il tenore di vita delle masse del mondo sviluppato e a sopprimere il tenore di vita dei tanti Paesi sviluppati nel Terzo Mondo.

Il “Grande Reset” e “Build Back Better” hanno tentato di gettare le basi per l’eventuale (e ancora in qualche modo inevitabile) passaggio dal denaro fiat alle valute digitali delle banche centrali (CBDC). Quasi certamente saranno fusi con sistemi di credito sociale denominati in quote d'impronta di anidride carbonica – e quindi un meccanismo per attuare l’austerità forzata nelle economie sommerse dal debito, con il risultato di una sorta di “apartheid monetario”.


Cosa ho sbagliato nel mio Manifesto

A parte il fatto che gli eventi che presumevo si sarebbero verificati nel corso di decenni si sono verificati in 18 mesi, c'era un altro difetto nella mia analisi: ho scoperto Bitcoin per la prima volta durante la crisi bancaria di Cipro nel 2013, quando le persone iniziarono a capire che “sicuro come il denaro in banca” non significava più quello che significava prima.

I ciprioti sono stati colpiti con un “bail-in” del 10%, ma ancora più inquietante – le disposizioni sul bail-in hanno cominciato a spuntare un po' ovunque:

Mentre il bail-in veniva pianificato ed eseguito nel marzo 2013, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, disse agli intervistatori che Cipro sarebbe servita da modello per le future ristrutturazioni bancarie nella zona Euro.

Nell'aprile 2013, nel mio Paese natale, il Canada, emerse l'idea di sancire un quadro normativo per i bail-in con il governo conservatore Harper.

Le disposizioni di bail-in sono state preservate anche dopo che i liberal sotto Justin Trudeau hanno assunto l’incarico nel 2015. Nel 2018 è diventato ufficialmente il regolamento di conversione della ricapitalizzazione bancaria (bail-in).

In Australia il disegno di legge di modifica della legislazione sul settore finanziario (poteri di risoluzione delle crisi e altre misure) del 2017 ha conferito al governo australiano il potere di facilitare i bail-in.

E nel caso ve lo stiate chiedendo, gli Stati Uniti sono stati in prima fila nella codifica in legge del bail-in: il disegno di legge Dodd-Frank approvato nel 2010, apparentemente per riformare il settore bancario dopo la crisi finanziaria globale, contiene disposizioni per i “Bail-In” e ricapitalizzare le banche “di importanza sistemica” che finiscono nei guai.

Infatti, nel 2014, nuove leggi sovranazionali sul bail-in sono entrate in vigore in tutto il G20.

È stato durante il bail-in di Cipro che Bitcoin è salito sopra i $100 per l'ultima volta. Non sarebbe stato mai più scambiato a un livello a doppia cifra.

Anche così non avrei mai pensato che Bitcoin sarebbe diventato la  valuta di riserva mondiale, o addirittura una componente di ciò che sarebbe successo dopo l’era post-post-Bretton Woods in cui viviamo ora.

Il mio modello mentale per Bitcoin, fino al 2022, era come una sorta di “Notgeld” a livello globale – un termine tedesco nato durante l’iperinflazione di Weimar degli anni ’20 e tradotto in inglese come “denaro di emergenza”.

In Germania, le singole città iniziarono a stampare la propria tessera, durante l’iperinflazione dello Zimbabwe, le persone iniziarono a utilizzare carte telefoniche e benzina prepagate. Ogni iperinflazione ha il suo Notgeld e, fino all'inizio del 2022, questo era quello che pensavo fosse Bitcoin a livello globale.


Sono successe due cose che mi hanno fatto cambiare idea 

  1. Gli Stati Uniti hanno sequestrato le riserve di asset estere di due stati – non importa chi fossero o cosa abbiano fatto per “meritarselo”.
  2. Durante il #FreedomConvoy il governo canadese ha dichiarato la legge marziale e ha sequestrato i conti bancari dei camionisti e di tutti i cittadini che li sostenevano.

La prima sequenza di eventi ha cambiato per sempre il calcolo che le nazioni avrebbero utilizzato per decidere come allocare e mantenere la propria ricchezza sovrana.

La seconda ha cambiato le cose per i singoli cittadini. Da sola ha cambiato l'opinione di Robert F Kennedy Jr. che un anno dopo avrebbe fatto di Bitcoin una questione elettorale negli Stati Uniti, aprendo il suo storico intervento al Bitcoin 2023 a Miami con le parole: “Sono diventato un bitcoiner quando ho visto cosa ha fatto il governo canadese ai camionist”.

Da quel momento in poi Bitcoin si è trasformato dall’essere “Notgeld” – denaro di emergenza nel mezzo di un evento iperinflazionistico globale a lenta evoluzione – a diventare una componente inevitabile del sistema monetario futuro.


Il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà un bitcoiner

Non importa cosa pensate di Donald Trump, o se siete più imparziali e obiettivi, resta il fatto che una valanga di voti per il Partito repubblicano è quasi inevitabile per il 5 novembre.

Come RFK Jr., Trump è saltato saldamente sul carro di Bitcoin. È diventato un bitcoiner.

Trump ha dichiarato che “vuole che tutti i futuri bitcoin vengano minati negli Stati Uniti”. Certo, non funziona proprio in questo modo, ma ha continuato a ribadirlo, così come il diritto all'autocustodia, alla Convention Nazionale Repubblicana.


Il grande annuncio arriverà il 27 luglio

Quest'anno Trump terrà il discorso programmatico al Bitcoin 2024 a Nashville, in Tennessee. Sarà presente anche RFK Jr. Entrambi i candidati sono fermamente d'accordo su Bitcoin, anche se uno è destinato alla presidenza più dell'altro (mi aspetto che RFK approderà da qualche parte all'interno dell'amministrazione Tump nel gennaio 2025).

La notizia è che in quel discorso programmatico, Trump dovrebbe annunciare la sua intenzione di creare una riserva strategica di Bitcoin per il Tesoro degli Stati Uniti.

Farlo potrebbe essere semplice come un tratto di penna il giorno dell’inaugurazione, dato che gli Stati Uniti hanno già circa $5 miliardi equivalenti in BTC.

Una volta che ciò accadrà, saremo in una situazione completamente nuova. La teoria dei giochi di Bitcoin cambierà irrevocabilmente a livello mondiale e gli stati saranno incentivati a seguirne l’esempio.

Indipendentemente da come andrà a finire, Bitcoin ha già attraversato il proverbiale Rubicone. È qui per restare, non è una sorta di “denaro d'emergenza” per eludere temporaneamente il disfacimento in corso del fiat standard: ora fa parte dell'impianto idraulico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


mercoledì 20 settembre 2023

La crisi mondiale del credito bancario

 

 

di Alasdair Macleod

A livello mondiale sono ora improbabili ulteriori cali dell’inflazione dei prezzi al consumo e sono previsti ulteriori aumenti dei tassi d'interesse. I rendimenti obbligazionari sono già in aumento e si scatenerà una nuova fase della crisi bancaria.

Questo articolo esamina i fattori che si sono uniti per spingere i tassi d'interesse più in alto, destabilizzando l’intero sistema bancario mondiale. La contrazione del credito bancario è nelle sue fasi iniziali e questo da solo farà aumentare i costi degli interessi per i mutuatari. Abbiamo tra le mani una stretta creditizia vecchio stile.

Una nuova ondata d'inflazione dei prezzi, che più precisamente è un’accelerazione della diminuzione del potere d’acquisto delle valute fiat, porterà anche a tassi d'interesse più alti e ribassi nei valori finanziari e immobiliari.


I rischi bancari a livello mondiale sono in aumento

A poco a poco hanno cominciato a suonare i campanelli d’allarme sul credito. Gli economisti monetaristi e della Scuola Austriaca stanno insistendo sul punto puntando il dito verso le misure ampie dell'offerta di denaro, che quasi ovunque si stanno contraendo. Anche l'economia della Cina sta avendo problemi di credito, con un altro grande promotore immobiliare, Country Garden Holdings, che ha mancato i pagamenti delle obbligazioni.

Una flessione ciclica mondiale del credito bancario è attesa da tempo ed è ciò che stiamo affrontando attualmente. L’evidenza empirica dei cicli precedenti, in particolare nel periodo 1929-1932, è che la paura può diffondersi a macchia d’olio attraverso le banche quando vengono tagliate le linee di credito interbancarie, i prestiti vengono richimati e le garanzie collaterali liquidate. La domanda che ci dobbiamo porre oggi è se l’attuale recessione sia più acuta di quelle affrontate sin dagli anni ’70, o se le tempestive espansioni delle passività delle banche centrali possano nuovamente metterci una pezza.

Il problema con l’utilizzo della politica monetaria per evitare una crisi finanziaria è che arriverà il momento in cui alla fine fallirà, in particolare quando è guidata da burocrati il ​​cui punto di partenza è il presupposto che le banche siano adeguatamente capitalizzate per affrontare una recessione economica. Ciò ignora i debiti improduttivi dei cicli precedenti che si sono accumulati per formare un potenziale tsunami di bancarotte seriali. E con i rendimenti obbligazionari di nuovo in aumento, ci sono buone ragioni per credere che sia ormai alle porte un punto di svolta.

Il credito, che è sinonimo d'imponenti montagne di debito, è tutta una questione di fiducia: nella politica monetaria, nella valuta e nella capacità di una controparte di mantenere gli impegni presi. Prima di esaminare i rischi affrontati dalle valute fiat, vale la pena elencare alcuni dei fattori che possono portare al collasso di un sistema creditizio:

• Contrazione del credito bancario. La contrazione del credito bancario è la conseguenza del fatto che i banchieri riconoscono che stanno aumentando i rischi di prestito. È grave quando la leva finanziaria dei bilanci bancari è alta, amplificandone la cancellazione del capitale degli azionisti a causa dei debiti inesigibili. Di conseguenza sia ai mutuatari normali che a quelli sovraindebitati, il cui flusso di cassa è stato colpito da tassi d'interesse più alti, vengono negati i prestiti, o almeno vengono razionati a un costo d'interesse più elevato. Pertanto le prime fasi di una flessione del credito vedono i tassi d'interesse salire ulteriormente portando al fallimento delle imprese. In sostanza, le banche centrali perdono il controllo sui tassi d'interesse.

• Rischi di controparte interbancari. Esiste una lunga storia di banche che sospettano che una o più delle loro controparti sia sovraindebitata o mal gestita e costituisca quindi un rischio di controparte. Le banche hanno modelli analitici in comune per determinare questi rischi, quindi c’è il pericolo che la maggior parte delle banche condivida la stessa opinione su una particolare banca, portandola ad essere esclusa dai mercati all’ingrosso. Quando ciò accade, non può finanziare i deflussi di depositi, è costretta a rivolgersi alla banca centrale per ottenere supporto, oppure crolla improvvisamente. Di recente questo è stato il destino di Silicon Valley Bank. Un declassamento da parte di un’agenzia di credito, come S&P o Fitch, potrebbe innescare una crisi dei prestiti interbancari a livello locale o internazionale. E ora questi declassamenti sono iniziati.

• Rendimenti obbligazionari in aumento. Le banche di solito accumulano debito pubblico, ridistribuendo i propri attivi quando sono caute nei prestiti al settore privato. Pertanto un aumento delle partecipazioni obbligazionarie tende ad essere anticiclico, con un’esposizione limitata a scadenze di solo uno o due anni. Questo schema è stato interrotto dalle banche centrali che hanno soppresso i tassi d'interesse fino o al di sotto dello zero in un momento di prolungata stagnazione economica. Ancora una volta Silicon Valley Bank serve da esempio di come tutto ciò possa andare terribilmente storto. È stata in grado di finanziare gli acquisti di obbligazioni statunitensi e delle agenzie governative a un tasso di finanziamento prossimo allo zero. Quando i tassi d'interesse sono stati rialzati, il conto profitti e perdite della banca ha subito un duro colpo e, allo stesso tempo, è sceso il valore di mercato dei suoi investimenti obbligazionari erodendone l'equity. La FED si è fatta carico di questo rischio creando il Bank Term Funding Program, in base al quale accetta titoli del Tesoro USA al loro valore di rimborso in cambio di contanti in uno swap di un anno. In sostanza, il problema negli Stati Uniti viene nascosto e si accumula invece nel bilancio della FED, anche se ciò non si riflette nelle pratiche contabili della banca centrale americana. Il ricorso a questa struttura ammonta attualmente a $107 miliardi ed è in aumento.

• Stretta monetaria. Le principali banche centrali (FED, BCE, BoJ e PBOC) hanno ridotto i loro bilanci di circa $5.000 miliardi dall’inizio del 2022. Questa stretta monetaria è stata attuata non reinvestendo i proventi del debito pubblico in scadenza. Quasi tutta la riduzione dei bilanci delle banche centrali si riflette nelle riserve delle banche commerciali, ovvero saldi registrati nei loro conti come attivi. Di conseguenza il sistema bancario commerciale nel suo complesso si trova sotto pressione affinché le reinvesta in qualcos’altro, o riduca le sue passività combinate nei confronti di depositanti, obbligazionisti e azionisti. Inizialmente il sistema bancario commerciale può rispondere solo aumentando le disponibilità di buoni del Tesoro a tre e sei mesi, i quali rappresentano una base instabile per i finanziamenti pubblici.

• Liquidazione delle garanzie. Tutti i grafici dei rendimenti obbligazionari nazionali ci gridano che stanno continuando a salire, invece di stabilizzarsi e infine scendere come sembra credere la maggior parte dei partecipanti al mercato. Inoltre, con i prezzi del petrolio e di altri prodotti energetici in forte aumento, la prospettiva di tassi d'interesse ancora più alti alimentati dalla contrazione del credito bancario (come spiegato sopra), insieme a una serie di altri fattori discussi in questo articolo, indicano rendimenti obbligazionari significativamente più alti e che innescheranno un mercato ribassista nelle attività finanziarie e nei valori immobiliari. Laddove le banche detengono garanzie collaterali a fronte dei prestiti, vi sarà una crescente pressione su di loro affinché svendano gli asset finanziari prima che il loro valore scenda ulteriormente.

• Passività immobiliari. I prestiti bancari per immobili residenziali e commerciali dovranno assorbire sostanziali svalutazioni derivanti dalle conseguenze dei tassi d'interesse spinti al rialzo dall’inflazione dei prezzi e dalla contrazione del credito bancario. La crisi della Lehman riguardava i prestiti e la cartolarizzazione dei debiti ipotecari; questa volta tassi d'interesse più alti aggiungeranno gli immobili commerciali all’equazione.

• Sistema bancario ombra. Le banche ombra sono definite come istituzioni che riciclano il credito anziché crearlo e per il quale è richiesta una licenza bancaria. Questo sistema comprende fondi pensione, compagnie assicurative, broker, società di gestione degli investimenti e qualsiasi altra entità finanziaria che presta e prende in prestito azioni o negozia derivati ​​e titoli. Tutte queste entità presentano rischi di controparte per le banche e le altre banche ombra. Alcuni rischi possono emergere da trimestri inaspettati, come dimostrato dal crollo dei fondi pensione nel Regno Unito a settembre dello scorso anno.

• Derivati. Le passività in derivati provengono dai mercati regolamentati mondiali, che secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali avevano un open interest di circa $38.000 miliardi lo scorso marzo, oltre a un’ulteriore esposizione nozionale di $60.000 miliardi in opzioni. I mercati dei derivati ​​over-the-counter non regolamentati sono molto più ampi, con una stima di $625.000 miliardi alla fine del 2022, compresi contratti di cambio ($107.600 miliardi), contratti su tassi d'interesse ($491.000 miliardi), titoli azionari ($7.000 miliardi), materie prime ($2.300 miliardi) e credito compresi i default swap ($9.940 miliardi). Tutti i derivati ​​presentano catene di rischio di controparte. Abbiamo visto come una semplice posizione nei titoli del Tesoro statunitense abbia minato Silicon Valley Bank: un fallimento nei mercati dei derivati ​​avrebbe conseguenze molto più ampie, soprattutto perché le autorità di regolamentazione non sono consapevoli della reale posizione di rischio dei derivati OTC dato che non rientrano nel loro mandato normativo.

• Mercati pronti contro termine. In tutti i sistemi bancari, alcuni più di altri, le banche dipendono dai contratti di riacquisto per garantire la propria liquidità. Tassi d'interesse bassi e disponibilità delle garanzie collaterali richieste caratterizzano questa forma di finanziamento. In particolare in Europa, secondo l’International Capital Markets Association, le quantità totali dei pronti contro termine in varie valute hanno superato i €10.400 miliardi. Essenzialmente questi importi rappresentano squilibri all’interno del sistema finanziario, che essendo garantiti sono diventati molto più ampi dei tradizionali squilibri overnight regolati nei mercati interbancari. Anche se i pronti contro termine sono garantiti, è probabile che le conseguenze del fallimento di una controparte siano molto più preoccupanti per la stabilità del settore bancario nel suo complesso. E con tassi d'interesse più alti, un mercato ribassista dei valori collaterali è a prosciugare questa riserva di liquidità.

• Bilanci delle banche centrali. Le banche centrali che hanno implementato il QE lo hanno fatto in concomitanza con la soppressione dei tassi d'interesse. Il loro successivo aumento ha portato a sostanziali perdite sui mercati, spazzando via più volte il loro capitale. Le banche centrali sostengono che ciò non è rilevante perché intendono mantenere i propri investimenti fino alla scadenza. Tuttavia, in qualsiasi salvataggio delle banche commerciali, il loro fallimento tecnico potrebbe diventare un ostacolo, minando la fiducia nelle relative valute fiat.

Considerando tutte queste potenziali aree di fallimento sistemico, è notevole che il forte aumento dei tassi d'interesse finora non abbia innescato una crisi bancaria più ampia. I fallimenti di Credit Suisse e di alcune banche regionali negli Stati Uniti sono probabilmente solo un riscaldamento prima dell'evento principale, ma quando arriverà quel momento diventerà una questione aperta se le banche centrali e i ministeri del Tesoro perseguiranno le procedure di bail-in o se ricorreranno ai bail-out come richiesto dagli aspetti pratici. La mancanza di coordinamento su questo tema tra le nazioni del G20 potrebbe mettere a repentaglio tutti i tentativi di salvataggio.

Inoltre, mentre i tecnici delle banche centrali hanno una certa conoscenza del credito e degli aspetti pratici del settore bancario, lo stesso non si può pretendere dai regolatori bancari. È raro che abbiano esperienza pratica nel settore bancario commerciale. Elaborano stress test, il cui presupposto di partenza è che le banche da loro regolamentate sopravviveranno, altrimenti mancano ai loro doveri di regolatori. È evidente come le ipotesi economiche alla base delle potenziali tensioni bancarie siano quasi sempre irrealisticamente moderate.

Senza contare che quando il fango viene a galla, l’imperativo burocratico è quello di scaricare tutta la colpa del fallimento sulle stesse banche commerciali e non sulla stessa incompetenza.


I punti deboli del sistema bancario americano

Essendo la valuta di riserva per l’intero sistema monetario monriale, il dollaro e tutto il credito bancario basato su di esso sarà probabilmente l’epicentro di una crisi bancaria globale. Se altre valute si indeboliscono o falliscono, è probabile che si verifichi una fuga temporanea di capitali verso il dollaro prima che il contagio finanziario prenda il sopravvento. Ma se a crollare per primo è il dollaro, falliranno anche tutti gli altri.

La condizione del sistema bancario americano è quindi fondamentale per l’economia mondiale. Ora ci sono segnali che non solo il credito bancario statunitense non stia più crescendo, ma che si stia addirittura contraendo.

Il grafico qui sopra è la somma di tutti i depositi delle banche commerciali più gli accordi di riacquisto inverso presso la FED. Anche se tecnicamente questi ultimi non sono in circolazione pubblica, rappresentano una forma alternativa di depositi per i grandi fondi del mercato monetario che altrimenti si rifletterebbero nei depositi bancari. Di recentemente, dopo essere saliti dal nulla quando la FED aveva consentito ad alcuni soggetti non bancari di aprire conti pronti contro termine nel 2021, fino a un massimo di $2.334,3 miliardi, tali accordi sono successivamente diminuiti di $543 miliardi. Aggiungendo questa variazione ai dati sui depositi bancari, la reale contrazione del credito bancario ammonta a $1.203 miliardi, ovvero il 5,9% dal picco registrato all’inizio di quest’anno.

Se si considerano questi fattori, gli attivi totali non sono ancora significativamente al di sotto del loro picco, il che indica che finora le banche hanno riorganizzato le proprie attività solo con l’obiettivo di controllare il rischio. Pertanto la crisi creditizia è ancora nella sua fase iniziale e potrebbe aumentare in modo significativo.

Il grafico seguente indica perché in un contesto creditizio in peggioramento le banche sono sicure di contrarre i loro totali di bilancio.

Negli ultimi tre decenni il rapporto tra attività totali e capitale di rischio di livello 1 è cresciuto da poco meno di otto volte, valore storicamente considerato normale, a quattordici volte negli ultimi tempi. È questo rapporto di leva finanziaria che minaccia di spazzare via il capitale degli azionisti se il livello combinato di prestiti in sofferenza e svalutazioni mark-to-market sugli investimenti finanziari aumenta da qui in poi.

Un secondo punto debole è la dipendenza degli Stati Uniti dalle riserve estere a breve termine in dollari, compresi i depositi bancari, che secondo il Ministero del Tesoro americano lo scorso maggio ammontavano a $7.122 miliardi. Di questo totale, $2.367 miliardi sono depositi bancari, pari al 13% del totale del sistema bancario statunitense. Ma al totale delle partecipazioni a breve termine si devono aggiungere partecipazioni a lungo termine per $24.788 miliardi, per un totale complessivo di investimenti a breve e lungo termine di quasi $32.000 miliardi. Questa cifra è sostanzialmente superiore al PIL degli Stati Uniti e si è accumulata come risultato di due fattori correlati. Dall’accordo di Bretton Woods del 1944, il dollaro è stata la valuta di riserva mondiale e i prezzi delle materie prime a livello internazionale sono sempre stati quotati e negoziati in dollari.

A memoria d’uomo, già in passato l’accumulo di dollari in mani straniere era diventato eccessivo. Ciò portò alla conversione dei dollari in oro, riducendo le riserve auree statunitensi da 21.682 tonnellate nel 1948 a 9.070 tonnellate nel 1971, quando la corsa all’oro portò il presidente Nixon a sospendere l’accordo di Bretton Woods. Ad oggi il dollaro ha perso il 98% del suo potere d'acquisto misurato in denaro giuridico, ovvero l'oro. A causa del suo status di valuta di riserva e dei persistenti deficit commerciali degli Stati Uniti, la percentuale di proprietà straniera di dollari rispetto al PIL degli Stati Uniti ha continuato a crescere, ma i recenti eventi geopolitici minacciano d'invertire questa tendenza.

Mentre i rendimenti obbligazionari in dollari aumentano, minando il valore del capitale dei $32.000 miliardi di asset finanziari e depositi bancari di proprietà straniera, gli stranieri sono tenuti a vendere i loro asset in dollari per evitare perdite crescenti. E già vediamo che molte nazioni straniere che non sono alleate con l’America iniziano ad intraprendere azioni evasive. È chiaro, quindi, che il dollaro fiat ha quasi fatto il suo corso e il ritiro del credito dall’economia statunitense ne indebolirà la valuta, farà salire i tassi d'inflazione dei prezzi alla produzione e al consumo negli Stati Uniti, e quindi farà salire i rendimenti obbligazionari. Gli asset finanziari e i valori immobiliari che sono diventati dipendenti dalla finanza a basso costo subiranno un duro colpo, incoraggiando ulteriori vendite all’estero di asset non finanziari. Le perdite per le banche, non solo negli Stati Uniti, sono destinate ad aumentare rapidamente.

Indubbiamente queste ultime saranno sotto pressione per salvare il governo americano da un ulteriore deterioramento delle sue finanze in un momento in cui gli stranieri sono più interessati a vendere titoli del Tesoro statunitensi che ad acquistarli. In una certa misura sostituire i prestiti al settore privato con il debito pubblico è attraente per le banche, ma solo con scadenze a brevissimo termine. La conseguenza sarà che il finanziamento pubblico dei titoli del Tesoro in scadenza e delle nuove emissioni sarà facilitato dai bond del Tesoro a 3 e 6 mesi, che possono essere considerati alla stregua dei contanti. Le conseguenze inflazionistiche sono una cosa, ma l’impatto dell’aumento dei tassi d'interesse dovuto alla svendita del dollaro da parte di agenti stranieri intensificherà la trappola del debito aumentandone rapidamente i costi di finanziamento.

Come se ciò non bastasse, il crollo del credito bancario è destinato ad agire negativamente sui derivati. La tabella seguente è un'istantanea degli obblighi OTC per le dodici principali banche statunitensi.

Per il lettore che perde il conto di tutti gli zeri, va notato che per le primi nove la loro esposizione è in migliaia di miliardi. Mentre è vero che alcuni derivati ​​OTC, come i credit default swap, non costituiscono obbligazioni per il loro ammontare nozionale, altri, come i derivati ​​su cambi, materie prime e contratti legati ad azioni ($117.000 miliardi) vengono estinti per l’intero importo. Ma nei bilanci bancari essi vengono registrati solo come valori contrattuali insignificanti. 

Ad esempio, nelle stime della BRI riguardo i derivati ​​citate in precedenza in questo articolo, il valore nozionale dei contratti di cambio OTC lo scorso dicembre era di $107.576 miliardi con un valore di mercato lordo di $4.846 miliardi. È quest'ultima cifra che costituisce la base registrata nei bilanci bancari, ma anche questo viene ulteriormente ridotto essendo elencato come saldo netto di obbligazioni acquistate e vendute, riducendo l’esposizione apparente a una cifra ancora più piccola. In sostanza, vengono fatti scomparire oltre $107.000 miliardi in attivi e passivi.

Secondo l’indagine triennale sui derivati ​​OTC condotta dalla BRI nel 2022, il dollaro costituisce l’88,5% di questa posizione. Fatta eccezione per le negoziazioni offshore tra banche non statunitensi in eurodollari, che rappresentano una percentuale minore del totale, tutti i contratti in dollari hanno come controparti banche statunitensi. Ciò dà origine a due minacce sistemiche: la prima e più ovvia è il fallimento delle controparti con una banca estera o una banca ombra (ovviamente con l’aumento dei tassi d'interesse e il crollo del valore degli asset finanziari in garanzia aumenterà il rischio di fallimento delle controparti esterne al sistema bancario statunitense); la seconda è il fallimento della controparte tra due banche statunitensi o banche ombra.

Possiamo essere certi che i banchieri centrali sono pienamente consapevoli di questi rischi, rifiutandosi di attirare l’attenzione del pubblico su di essi. A conferma di ciò, abbiamo visto la FED salvare AIG nel settembre 2008 con un piano di salvataggio da $85 miliardi. All'epoca AIG era la più grande compagnia assicurativa del mondo e creatrice di credit default swap e altri derivati. C'erano altri fattori coinvolti, come il prestito di titoli, ma il suo salvataggio rispecchiava le preoccupazioni della FED riguardo l'effetto che avrebbe avuto sul mercato dei CDS un potenziale fallimento di AIG.


L'Eurosistema

In comune con le altre principali banche centrali, la BCE e la sua rete di banche centrali nazionali hanno accumulato titoli di stato e altri titoli governativi attraverso il quantitative easing. La misura in cui ha aumentato le dimensioni del bilancio dell'Eurosistema è mostrata nel grafico seguente.

Dopo aver toccato il picco di €8.828 miliardi quindici mesi fa, gli attivi complessivi della BCE e delle banche centrali nazionali sono scesi a €7.167 miliardi. Gran parte dell’aumento è avvenuto attraverso quelli che la BCE chiama programmi di acquisto di asset, altrimenti noti come allentamento quantitativo. Il calo degli attivi totali è stato ottenuto consentendo la maturazione delle scadenze a breve termine e il mancato reinvestimento dei fondi, con conseguente riduzione delle passività verso le banche commerciali.

Tuttavia, sui restanti titoli in portafoglio, che ammontano attualmente a €4.865 miliardi, si registrano perdite significative su base mark-to-market. Ipotizzando una scadenza media di cinque anni e un aumento medio del rendimento dai titoli di stato dell’Eurozona dallo 0% al 3,2%, nell’ultimo anno le perdite nell'Eurosistema ammontano a circa €700 miliardi, quasi sei volte il suo patrimonio netto combinato. Il problema della valutazione è nascosto dalla contabilità europea, la quale valuta le obbligazioni su una base lineare tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso finale.

Presumere che questo non sia un problema perché la BCE può sempre stampare euro è un'illusione. L’unica speranza per l’Eurosistema è che i rendimenti obbligazionari scendano, e quindi i valori salgano, ripristinando l’integrità del bilancio, ma per ora i rendimenti stanno aumentando e sta diventando chiaro che continueranno a salire. Ad un certo punto verrà abbandonata l’ipotesi che l’inflazione ritornerà al livello di obiettivo e che i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari diminuiranno, e si dovrà prendere in considerazione la ricapitalizzazione dell’intero Eurosistema.

Non sarà facile. Indubbiamente sarà necessaria una legge a livello nazionale in molteplici giurisdizioni. Una cosa è che la BCE porti avanti le sue linee di politica inflazionistiche nonostante le proteste dei politici in Germania e altrove, ma chiedere capitale azionario mette la BCE sulla difensiva. Negli ambienti politici sono destinate a sorgere domande pressanti sui fallimenti della politica monetaria e sul perché esistono gli squilibri TARGET2. L’intero processo di ricapitalizzazione potrebbe sfociare in una disputa pubblica, soprattutto perché anche le banche centrali nazionali potrebbero aver bisogno di iniezioni di capitale prima di poter ricapitalizzare la BCE in proporzione ai suoi azionisti.

Tuttavia gli europei fanno affidamento sull'Eurosistema per sostenere l’intera rete bancaria commerciale, le cui banche d'importanza sistemica globale (GSIB) sono ancora più indebitate rispetto alle banche americane. Inoltre è inevitabile che esistano degli equivalenti nascosti nell’Eurozona di Silicon Valley Bank, i cui bilanci sono stati minati fino all’insolvenza dall’inaspettato aumento dei tassi d'interesse e dal crollo del valore delle obbligazioni. Anche il mercato dei pronti contro termine da €10.000 miliardi si trova ad affrontare il collasso dei valori delle garanzie. Le GSIB dell’Eurozona sono fortemente esposte ai rischi di controparte dei derivati. L'Eurosistema stesso è in bancarotta, avendo strapagato per obbligazioni che stanno affondando più velocemente di un sole tropicale al crepuscolo.

È nella natura di una crisi bancaria che diversi fattori si uniscano in una tempesta perfetta inaspettata. Saremo tutti saggi dopo l'evento, ma per ora possiamo solo osservare i diversi filoni che probabilmente si uniranno e distruggeranno l'Eurosistema, le sue banche commerciali e forse l’euro stesso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 7 luglio 2023

L'Eurosistema è messo di fronte al proprio fallimento

 


di Alasdair Macleod

In questi giorni di canicola, c'è un rinnovato senso di compiacimento per lo status finanziario ed economico dell'Eurozona: l'inflazione è scesa, le azioni bancarie sono salite e la fine di ulteriori rialzi dei tassi d'interesse è in vista.

La tregua dalle cattive notizie nasconde una situazione in via di deterioramento. In comune con altri mercati, i rendimenti obbligazionari dell'Eurozona stanno salendo e le banche stanno ora visibilmente cercando di ridurre il loro indebitamento in eccesso. Questa situazione è destinata a portare a carenze di credito nei prossimi mesi, mantenendo o addirittura facendo salire i tassi d'interesse. La contrazione del credito potrebbe portare anche a carenze di finanziamenti per i governi dell'Eurozona, tutti impantanati nelle loro trappole del debito.

A presiedere tutto questo c'è una BCE che va alla cieca: tanta retorica ma poca sostanza economica. Inoltre, anche se riducesse il suo bilancio di mille miliardi di euro, le perdite nascoste nell'Eurosistema ne cancellerebbero di molte volte il capitale. Come può ricapitalizzarsi e salvare il resto della baracca in un sistema bancario commerciale in via di deterioramento?

È una ricetta per il fallimento sistemico.

Definizioni: l'Eurozona comprende le nazioni europee che hanno adottato l'euro come valuta. L'Eurosistema è la rete combinata di banche centrali, comprendente la stessa BCE e le banche centrali nazionali.


Introduzione

Ci sono buone notizie sul fronte dell'inflazione per alcuni Paesi dell'Eurozona. l'IPC in Spagna è tornato al 2,9%, in Germania è sceso al 6,1% dal 7,2% di aprile e in Francia è sceso al 5,6%. I tassi annuali stanno diminuendo, principalmente perché i forti aumenti dei prezzi stanno scomparendo dal back-end delle statistiche. Ma con il sostanziale calo dei prezzi dell'energia (il gas naturale è sceso del 74% su base annua e il petrolio per il riscaldamento è sceso del 44%, entrambi in termini di dollari) gli economisti mainstream sono sempre più fiduciosi che la tendenza al ribasso continuerà e che il mostro dell'inflazione sia stato ucciso.

Invece le loro preoccupazioni ora riguardano più la prospettiva di una recessione, con la speranza di un calo dei tassi d'interesse ora che l'inflazione sta diventando parte del passato. In questo contesto molti guardano all'offerta di denaro e nel primo trimestre di quest'anno M3 dell'Eurozona si è contratto di €140 miliardi sin dallo scorso settembre, a poco più di €16.000 miliardi. Ma in un'altra statistica la rete dell'Eurosistema, che comprende la BCE e le banche centrali nazionali, ha ridotto il suo bilancio collettivo di poco più di €1.000 miliardi nello stesso lasso di tempo.

Pertanto la contrazione monetaria è avvenuta a livello di sistema bancario centrale, riducendo le disponibilità di titoli di stato dell'area Euro e riducendo di conseguenza gli asset delle banche commerciali. La contrazione del bilancio non è andata molto a scapito dei depositi bancari, che sono la componente principale di M3; invece le banche hanno collettivamente ridotto altre passività, ovvero pronti contro termine, mercati interbancari e altre fonti di finanziamento, per compensare la riduzione delle loro riserve nell'Eurosistema.

Gli economisti sottolineano che aggiustata all'IPC, l'offerta reale di denaro si sta contraendo seriamente. La loro opinione è che il rallentamento della crescita monetaria sia una chiara indicazione di un rialzo eccessivo dei tassi d'interesse, cosa che porterà a una recessione. Hanno ragione, ma non necessariamente per ragioni diverse dall'evidenza empirica che citano. Il motivo per cui questo è vero è che il PIL nominale è semplicemente la somma totale delle transazioni (ammissibili) in un periodo di tempo definito. Il credito bancario misurato dai depositi è lo stock di valuta/credito per tutte le attività economiche, comprese le voci PIL e non PIL. Supponendo che ci sia un piccolo cambiamento nel livello delle attività diverse dal PIL, un calo dei depositi bancari deve alimentare direttamente un calo del PIL.

Ma il calo dei bilanci delle banche dell'Eurozona non è tanto nei depositi, ma dovuto al quantitative tightening, dato che  la riduzione delle riserve bancarie detenute presso le banche centrali non è in circolazione pubblica. Al margine alcuni depositi potrebbero essere distrutti dalla riduzione dei bilanci bancari, il che probabilmente spiega il minuscolo calo di M3. Stando così le cose, dovremmo concludere che le attuali preoccupazioni circa una recessione a causa del rallentamento del PIL sono per il momento sovrastimate.

Vale la pena sottolineare questo punto per stabilire dove si posiziona l'Eurozona nel ciclo del credito bancario. Sebbene i monetaristi non comprendano gli elementi motore alla base del loro approccio matematico, possiamo presumere che fino a quando i rischi della leva finanziaria nei bilanci bancari non saranno adeguatamente affrontati, il credito bancario in connessione col PIL ristagnerà o addirittura si contrarrà, portando a una contrazione anche l'attività economica.


La condizione delle grandi banche dell'Eurozona

Confermato dall'indebitamento delle banche giapponesi, una conseguenza dei tassi d'interesse negativi è stata l'eccessivo indebitamento di bilancio per le GSIB dell'Eurozona, ovvero le banche d'importanza sistemica mondiale. Indubbiamente ciò è dovuto alla compressione del margine di credito a causa delle linee di politica sui tassi d'interesse da parte della BCE e del tentativo di suddette banche di coprire i profitti degli azionisti. Molti anni di tassi d'interesse in calo e la mancanza di un effetto stimolante sull'IPC hanno portato a una convinzione che la BCE potesse continuare a mantenere i tassi d'interesse soppressi, pari o inferiori allo zero, senza conseguenze inflazionistiche. Pertanto non si prevedeva alcun pericolo significativo di un rialzo dei tassi d'interesse, inducendo i dirigenti delle banche a credere che i livelli record di leva finanziaria fossero giustificati. Inoltre i banchieri agiscono come una coorte, scambiandosi opinioni nei club e in altri forum in tutti i principali centri bancari. E se la Banca A mantiene con successo i suoi profitti avendo sottoposto a leva le sue attività di bilancio (es. oltre venti volte), allora le Banche B, C, D ed E seguiranno l'esempio.

Questo pensiero di gruppo spinge ogni ciclo del credito bancario a livelli pericolosi fino a quando le condizioni di prestito non cambiano. Di solito emergono una diversa serie di prove che portano i banchieri a credere che i rischi di prestito stiano aumentando, non si tratta di eventi specifici. E quando ciò accade, la coorte bancaria agisce sempre in sincronia, cercando di contrarre gli attivi dei propri bilanci. Questo è quello che è successo al culmine dell'ultimo ciclo, quando improvvisamente si sono resi conto dei rischi derivanti dai prestiti garantiti da obbligazioni coperte da altri prestiti. Questa volta è un po' diverso e le sanzioni contro la Russia hanno rappresentato un campanello d'allarme per i banchieri in Europa, a causa dell'impatto sui prezzi dell'energia e dei generi alimentari.

Infatti i tassi d'interesse misurati dai rendimenti obbligazionari lungo tutta la curva delle scadenze stavano già salendo prima delle sanzioni alla Russia, e anche i prezzi al consumo stavano cominciando a salire. Inizialmente i banchieri si sono bevuti la storiella dell'inflazione transitoria, poi però hanno appreso che c'erano crescenti rischi di prestito sia per gli asset finanziari che per quelli non finanziari. E mentre l'inflazione al consumo sta scendendo, all'unisono gli economisti mainstream stanno ora prevedendo un peggioramento delle prospettive economiche.

La conseguenza è che il credito bancario non è più in espansione e, con lo sviluppo di condizioni recessive, le linee di credito alle imprese comportano costi d'indebitamento più elevati. Inizialmente ciò porta a un miglioramento dei margini di prestito e il vantaggio per i profitti bancari si riflette nel seguente grafico di un ETF legato ad azioni bancarie europee.

I margini di prestito migliorati stanno incoraggiando alcuni analisti a rimanere positivi. Leggiamo cosa scrive ZeroHedge in merito:

Alcuni investitori mantengono una visione positiva. “Abbiamo ancora una certa propensione verso le banche europee, poiché riteniamo che il pieno impatto dei tassi d'interesse più alti debba ancora manifestarsi”, afferma Helen Jewell, vice CIO di BlackRock EMEA Fundamental Equities. Comprende la necessità di essere selettivi data la recente volatilità del settore bancario.

Dal minimo del mercato ribassista di marzo 2020, l'ETF nel grafico sopra è raddoppiato. Ma questo è un effetto iniziale, che serve solo a giustificare ulteriori riduzioni della leva finanziaria mantenendo un livello di redditività mirato. Non incoraggia le banche ad aumentare i prestiti. Con tutte le banche guidate dalla stessa motivazione, possiamo osservare un fattore ciclico che si sviluppa con uno stallo della crescita dei prestiti seguito da una contrazione del credito bancario e tassi d'interesse ostinatamente alti che riflettono la scarsità di credito.

Tuttavia ridurre la leva finanziaria sul proprio bilancio non è semplice, perché una volta creati i depositi nell'intero sistema bancario non possono essere facilmente cancellati. E dal lato dell'attivo, la negazione del capitale circolante alle imprese minaccia di provocare la loro insolvenza, aumentando i prestiti in sofferenza e la cancellazione del debito, il cui effetto sul patrimonio netto è amplificato dal rapporto tra attivi ed equity. Le linee di minor resistenza sono il ritiro da impegni futuri, come le offerte di finanziamento ipotecario e la svendita di titoli di stato con scadenza oltre i pochi anni sostituendoli con obbligazioni del Tesoro a breve termine. Con i tassi d'interesse in aumento e le curve dei rendimenti ora negative, la vendita di obbligazioni a scadenze più lunghe ha senso dal punto di vista del conto profitti/perdite, ma spesso comporta significative cancellazioni sui bilanci, come ha dimostrato la bancarotta di Silicon Bank in America.

Come mostrato nei grafici sopra, i rendimenti obbligazionari dell'Eurozona stanno già salendo di nuovo e senza dubbio questa tendenza riflette le banche che riducono i rischi dei loro bilanci in un momento di presunta inflazione decrescente. Ma ci sono delle anomalie, con il rendimento del titolo di stato greco a 10 anni al 3,8% simile al suo omologo negli Stati Uniti; il Portogallo è al 3,2%, la Spagna al 3,5% e l'Irlanda al 2,86%. La probabile spiegazione è che gli stranieri hanno venduto i mercati obbligazionari più grandi, perché son quelli che possiedono per la maggiore. E quando gli stranieri iniziano a vendere, i detentori nazionali seguono l'esempio quasi sempre. Una crisi finanziaria per alcune o tutte queste nazioni è destinata a ripresentarsi quando i rischi sistemici saranno adeguatamente ponderati.

Collettivamente le banche dell'Eurozona stanno riducendo i loro depositi presso le banche centrali (riserve in eccesso), ma questi non vengono conteggiati come depositi nell'offerta di denaro. Banche che riducono attivamente le proprie passività, diverse da quelle nei confronti dei propri azionisti, è un'azione che può essere inizialmente intrapresa solo a scapito della liquidità, ad esempio riducendo i pronti contro termine o non novando le passività di deposito degli stranieri (i quali ritirano i loro depositi per vendere euro in cambio di divise estere). In breve, a parte le riduzioni dei saldi dovute alla stretta creditizia della BCE, le banche con un indebitamento eccessivo sono più o meno intrappolate. E questo spiega perché i direttori delle grandi banche sovraindebitate non hanno affrontato i rischi che invece hanno dovuto fronteggiare i loro azionisti.

L'attuale posizione della leva finanziaria per le GSIB dell'Eurozona è illustrata nella tabella qui sotto.

La leva finanziaria totale degli azionisti illustra la straordinaria rischiosità delle banche d'importanza sistemica mondiale dell'Eurozona. Queste sono designate come GSIB ai sensi delle regole di Basilea e sono tenute a mantenere riserve di liquidità per alleviare il rischio di controparte a causa della loro esposizione internazionale. Ma mentre implementa un coefficiente netto di finanziamento stabile per proteggere la liquidità, Basilea 3 presta scarsa attenzione alle responsabilità dei dirigenti delle banche nei confronti dei loro azionisti, e ciò si vede in quelle cifre.

Seguita da Deutsche Bank, Société Generale ha il prezzo più basso in fatto di price to book: al 27,5%. In altre parole, valutando queste azioni con enormi sconti rispetto all'equity, il mercato ci sta dicendo che le possibilità che Société Generale e Deutsche Bank falliscano e debbano essere salvate sono significativamente più alte delle loro possibilità di sopravvivenza. Mettendo da parte il punto di vista del mercato, vediamo che l'indebitamento di bilancio per tutte le GSIB è alquanto elevato, con la sola eccezione di Unicredit che non è molto superiore al limite massimo di 10-12 volte solitamente osservato al culmine dei cicli del credito bancario. E nel caso di Credit Agricole questo rapporto è stratosferico. Le autorità di regolamentazione bancaria non possono essere totalmente cieche di fronte a questa situazione, nel qual caso stanno deliberatamente sopprimendo le informazioni sulla solvibilità delle banche in modo da non essere direttamente incolpate per aver mancato al loro dovere.

Vi è una notevole varianza nei rating di mercato per queste banche, con rapporti prezzo/valore contabile che non sempre riflettono la leva cui sono sottoposti i loro bilanci. È un qualcosa che possiamo attribuire a diversi fattori, come il mix di operazioni di prestito finanziarie e non finanziarie, l'esposizione fuori bilancio ai derivati, la liquidità per il finanziamento delle passività e la contabilità "creativa". Pertanto l'esposizione al rischio mostrata dai rapporti di bilancio è probabilmente meno indicativa per gli azionisti rispetto ai rapporti prezzo/valore contabile.

Tuttavia il fallimento di una di queste banche avrebbe conseguenze inimmaginabili per le altre, a causa dei rischi di controparte all'interno dell'Eurozona e oltre. Tutte sono interconnesse l'una all'altra, in particolare negli obblighi di derivati ​​e pronti contro termine. Il rating per l'istituto di credito olandese ING, il cui rating è fuori pericolo, dovrebbe riflettere il rischio sistemico per le altre GSIB, per quanto solida possa sembrare tale banca.


TARGET2 e il problema del mercato pronti contro termine

Il grafico qui sotto illustra gli squilibri nel sistema TARGET2 tra le banche centrali nazionali e tra queste e la BCE. Si sono leggermente ridotti negli ultimi mesi, ma sono ancora estremamente elevati per Germania e Lussemburgo sul lato del credito e BCE, Spagna e Italia sul lato del debito.

La Germania e il Lussemburgo hanno un credito netto di €1.377 miliardi; Italia e Spagna insieme sono in debito di €1.130 miliardi e la BCE deve alle banche centrali nazionali €370,5 miliardi. L'effetto del disavanzo della BCE, che sembra derivare dagli acquisti di obbligazioni effettuati per suo conto dalle banche centrali nazionali nei loro mercati locali, è quello di ridurre artificialmente i saldi TARGET2 dei debitori. Mettendo da parte gli acquisti di obbligazioni della BCE, i debiti combinati di Italia e Spagna nei confronti delle altre banche centrali nazionali superano facilmente i €1.300 miliardi.

In teoria questi squilibri non dovrebbero esistere e il fatto che esistano, e che dal 2015 siano in aumento, è dovuto in parte all'accumulo di crediti inesigibili sulla scia della crisi bancaria europea, quando Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, Irlanda e Cipro hanno avuto difficoltà a finanziare il proprio debito o a salvare le proprie banche.

I regolatori locali erano stati incentivati a dichiarare in bonis i crediti bancari in sofferenza, in modo che potessero essere utilizzati come collaterale per operazioni di pronti contro termine con la banca centrale locale. Ciò ha avuto l'effetto di ridurre le sofferenze a livello nazionale, favorendo l'idea che il problema fosse stato risolto, in particolare in Italia e in Spagna. Ma il problema è stato semplicemente rimosso dai sistemi bancari nazionali e spostato nell'Eurosistema. E il fatto che non ci sia una spiegazione ufficiale del motivo per cui la Bundesbank sia diventata un creditore così grande nel sistema TARGET2 ha probabilmente portato alle dimissioni del suo presidente, Jens Weidmann, nel 2021.

La domanda di garanzie a fronte delle quali ottenere liquidità ha portato a una significativa espansione del credito, con il mercato dei pronti contro termine che non agisce come un fornitore marginale di liquidità (come invece accade in altre giurisdizioni), ma come un'offerta accumulata di credito grezzo. Ciò è mostrato nel seguente grafico, il risultato di un'indagine condotta dall'International Capital Markets Association su 61 uffici d'istituzioni primarie dell'Eurosistema.

Il totale per questa forma di finanziamento a breve termine è cresciuto fino a €10.370 miliardi entro dicembre 2022. Le garanzie comprendono di tutto, dai titoli di stato al debito preconfezionato delle banche commerciali nazionali. Secondo l'indagine, il doppio conteggio è minimo per cui i pronti contro termine sono compensati dai pronti contro termine inversi. Questo è importante se si considera che un pronti contro termine inverso è l'altra faccia della medaglia di un pronti contro termine, quindi con questi ultimi che si aggiungono ai primi, la somma è una misura valida della dimensione del mercato. Il valore dei pronti contro termine negoziati con le banche centrali nell'ambito delle operazioni ufficiali di politica monetaria non è incluso nell'indagine, ma potrebbe essere leggermente diminuito rispetto ai livelli rilevati nelle indagini precedenti, a causa della riduzione delle garanzie obbligazionarie nei bilanci dell'Eurosistema. Ma sono inclusi i pronti contro termine con le banche centrali nel corso ordinario dei finanziamenti.

A fine dicembre il saldo netto tra pronti contro termine e pronti contro termine inversi era pari a €617 miliardi. Ciò rappresenta la liquidità aggiuntiva fornita alle banche commerciali nel mercato dei pronti contro termine, parte della quale proverrà dal sistema bancario ombra. Ma come sottolinea l'indagine ICMA, questa cifra potrebbe riflettere i cambiamenti nei finanziamenti delle banche centrali, come notato sopra. Tuttavia, in un momento in cui l'espansione dell'offerta di denaro è rallentata, sembra che il finanziamento pronti contro termine delle passività bancarie sia una fonte alternativa di fondi, andando a confondere il quadro generale.

Negli ultimi anni l'espansione del mercato dei pronti contro termine è stata una caratteristica significativa, accompagnata da tassi d'interesse in calo e negativi. Prima dei pronti contro termine, i mercati monetari erano costituiti da prestiti interbancari, che non erano garantiti. Di conseguenza gli squilibri tra le banche erano relativamente modesti, al massimo di qualche milione. Il boom dei pronti contro termine è arrivato perché l'attività bancaria ha avuto una tendenza verso maggiori squilibri quotidiani, dato che le banche sono passate dalla creazione di prestiti ad intraprendere attività puramente finanziarie, in particolare nei derivati, nel market making e nel trading di obbligazioni. Le banche che detengono garanzie di alta qualità sono state felici d'impegnarle in operazioni pronti contro termine, raccogliendo denaro per ulteriori speculazioni finanziarie. In tal senso la crescita del mercato dei pronti contro termine è stata coerente con i banchieri che hanno allontanato dalle loro menti i rischi sistemici e di mercato. In un'Eurozona sempre più finanziarizzata, l'espansione dei bilanci si è concentrata su funzioni puramente finanziarie per le quali i pronti contro termine hanno fornito liquidità. Ora che le banche commerciali stanno temendo una leva finanziaria eccessiva in un contesto di tassi d'interesse diverso, è probabile che i mercati dei pronti contro termine si contraggano a livello mondiale, facendo emergere tensioni nell'intero sistema bancario e abbassando i valori degli asset finanziari.

I mercati dei pronti contro termine in euro differiscono dai mercati dei pronti contro termine in dollari, dato che questi ultimi utilizzano solo garanzie di alta qualità (obbligazioni del Tesoro, obbligazioni statunitensi e debito delle agenzie governative). In Europa le variazioni nella qualità delle garanzie per i pronti contro termine sono mostrate di seguito.

Le obbligazioni prive di rating e le obbligazioni con rating BBB o peggiore costituivano il 42,3% del totale delle garanzie a dicembre 2022. Ciò espone il mercato a rischi crescenti se i tassi d'interesse saliranno ulteriormente, o se l'economia dell'Eurozona entrerà in recessione.

Oltre a una minoranza di banche alla ricerca di liquidità in questi tempi difficili, la coorte delle banche commerciali ridurrà il proprio coinvolgimento nelle operazioni pronti contro termine in futuro. Il tasso di crescita nel 2022 stava già rallentando ed è probabile che diventino più difficili da reperire operazioni di pronti contro termine inverse, in base alle quali un prestatore acquisisce garanzie a fronte di crediti in contanti, poiché è probabile che vengano accettate solo garanzie di prestito di alta qualità (principalmente debito pubblico a breve scadenza). Per le banche più deboli, il finanziamento pronti contro termine potrebbe effettivamente essere interrotto, portando a una crisi di liquidità nella rete bancaria commerciale dell'Eurozona, in particolare se una banca ha difficoltà a trattenere i depositi.

A breve termine, è probabile che ciò venga risolto dalle banche centrali nazionali che intensificano le loro linee di liquidità. Dobbiamo ancora vedere i risultati dell'ultima indagine ICMA (condotta questa settimana e pubblicata a settembre), ma sarà interessante confrontarli con quelli di dicembre 2022 e verificare se è in corso una contrazione.


L'intero Eurosistema è insolvente

In comune con altre grandi banche centrali, la BCE e la sua rete di banche centrali nazionali, insieme all'Eurosistema, hanno accumulato titoli di stato e altri titoli attraverso l'allentamento quantitativo. La misura in cui ha accresciuto le dimensioni del bilancio è mostrata nel grafico qui sotto.

Dopo aver toccato un massimo di €8.828 miliardi esattamente un anno fa, gli attivi della BCE e delle banche centrali nazionali sono scesi a €7.713 miliardi. La maggior parte dell'aumento dall'ultima crisi finanziaria al picco è avvenuto attraverso quelli che la BCE chiama programmi di acquisto di asset, altrimenti noti come quantitative easing. Il calo degli attivi totali è stato ottenuto consentendo la maturazione di asset a breve termine e non reinvestindo i fondi, ma riducendo le passività nei confronti delle banche commerciali.

Tuttavia, sulle restanti posizioni in titoli, per un totale attuale di €5.067 miliardi, si registrano perdite significative su base mark-to-market. Ipotizzando una scadenza media di cinque anni, e un rialzo medio del rendimento dallo 0% al 3% per i titoli di stato dell'Eurozona, nell'ultimo anno le perdite dell'Eurosistema ammontano a circa €700 miliardi. Quasi sei volte il suo patrimonio netto.

Supporre che questo non sia un problema perché la BCE può sempre stampare euro è solo una scusa. L'unica speranza per l'Eurosistema è che i rendimenti obbligazionari scendano e quindi i valori salgano ripristinando l'integrità del bilancio. Ma per ora i rendimenti stanno salendo e con le banche commerciali che limitano l'espansione del credito, la prospettiva è che i rendimenti obbligazionari continuino a salire. Ad un certo punto l'ipotesi che l'inflazione possa tornare all'obiettivo del 2% e che i tassi d'interesse e i rendimenti obbligazionari possano scendere verrà abbandonata, e si dovrà quindi prendere in considerazione la ricapitalizzazione dell'intero Eurosistema.

Non sarà facile. Indubbiamente sarà necessaria una legislazione a livello nazionale in più giurisdizioni. Una cosa è che la BCE porti avanti le sue linee di politica inflazionistiche nonostante le proteste dei politici in Germania e altrove, ma l'elemosina per il suo capitale azionario mette la stessa BCE in grande difficoltà. È inevitabile che negli ambienti politici vengano sollevate domande sui fallimenti della politica monetaria e sul perché esistano gli squilibri TARGET2. L'intero processo di ricapitalizzazione potrebbe sfociare in una scellerata farsa, soprattutto perché anche le banche centrali nazionali potrebbero aver bisogno di iniezioni di capitale prima di poter ricapitalizzare la BCE in proporzione alle loro posizioni da azionisti.

Tuttavia ci affidiamo all'Eurosistema affinché sostenga l'intera rete bancaria commerciale. Il modo in cui ciò deve essere fatto è ulteriormente complicato dal fatto che la maggior parte delle nazioni della zona Euro (se non tutte) ha approvato la legislazione sul bail-in, il che significa che in caso di fallimento bancario i grandi depositanti e i detentori di obbligazioni saranno spazzati via prima dei piccoli depositanti.

Inoltre ci saranno sicuramente equivalenti di Silicon Valley Bank nell'Eurozona, i cui bilanci sono stati minati fino all'insolvenza dall'inaspettato aumento dei tassi d'interesse e dal crollo dei valori obbligazionari. C'è un mercato pronti contro termine che sta affrontando una marea calante e le GSIB con una forte esposizione ai rischi di controparte dei derivati. Tuttavia lo stesso Eurosistema è in bancarotta, avendo pagato caro per obbligazioni che poi sono affondate molto velocemente. È nella natura di una crisi bancaria che diversi fattori si uniscano in un'inaspettata tempesta perfetta. Ora possiamo solo osservare i fili disparati che probabilmente si uniranno e distruggeranno l'Eurosistema, le sue banche commerciali e forse l'euro stesso.


I governi dell'Eurozona sono messi di fronte a una crisi dei finanziamenti

Con un sistema bancario commerciale di fronte alla contrazione del credito e all'aumento del costo dei prestiti, l'impatto sui finanziamenti pubblici sarà sicuramente profondo. La BCE ha già perso il controllo sui tassi d'interesse, essendo stata costretta a rialzarli contro la sua volontà e contro la sua filosofia economica. Ha dovuto ridurre le proprie disponibilità di titoli di stato e troverà praticamente impossibile invertire il suo quantitative tightening fintanto che l'inflazione rimarrà significativamente al di sopra dell'obiettivo del 2%. Inoltre è probabile che i prezzi dell'energia ricominceranno a salire mentre l'Europa dovrà rifornirsi di gas naturale prima del prossimo inverno. Anche i prezzi del petrolio potrebbero salire, poiché le riserve strategiche statunitensi non possono essere utilizzate per sopprimere il prezzo ancora per molto e gli speculatori sembrano aver venduto l'energia allo scoperto.

L'aumento dei tassi d'interesse ha fatto scattare le trappole del debito sui governi di tutta l'Eurozona. La tabella seguente quantifica la posizione attuale: l'ultima colonna mostra il debito pubblico rispetto al PIL con riferimento alla base imponibile del settore privato, mostrando il vero onere di uno stato sui suoi cittadini.

Sulla carta la situazione è migliorata per tutte queste nazioni a seguito della crisi sanitaria. A quel tempo, la spesa pubblica era schizzata ai livelli più alti rispetto al PIL, mentre quest'ultimo era sceso. Da allora c'è stata una ripresa generale del PIL, con riduzione sia della spesa pubblica in proporzione ad esso, sia del rapporto debito/PIL. Tuttavia, credendo alla favoletta secondo cui i soldi crescono sugli alberi, ora è politicamente impossibile per queste nazioni sfuggire alle loro trappole del debito.

Consigliati dai loro economisti neo-keynesiani, c'è un'aspettativa che non solo l'inflazione sarà domata, ma che i tassi d'interesse scenderanno e che i deficit e le obbligazioni in scadenza possano continuare a essere rinnovati come prima. Questo si rivelerà un errore costoso.

Come notato sopra, i rendimenti obbligazionari in alcuni mercati del debito pubblico sono diventati fuori linea rispetto a dove ci si potrebbe aspettare. Con un debito rispetto al PIL del 171% e una spesa pubblica al 52,5% del PIL, è ridicolo che il decennale della Grecia renda solo il 3,8%, lo stesso del governo degli Stati Uniti. Ad un certo punto il mercato rifiuterà di prestare fondi al governo greco a un rendimento simile. Quando l'arbitraggio tra i diversi mercati obbligazionari dell'Eurozona sarà sospeso, cosa che accade sempre quando le considerazioni sul rischio diventano il fattore principale, il debito greco e altri debiti nazionali diventeranno semplicemente impossibili da finanziare. Il Portogallo è un altro caso disperato e, durante una crisi finanziaria, lo diventerà anche l'Irlanda.

E come faranno questi stati indebitati e le loro banche centrali nazionali a sostenere il loro sistema bancario in fallimento, composto da banche commerciali sovraindebitate e una rete di banche centrali profondamente impantanate in un patrimonio netto negativo?

Solo il tempo ce lo dirà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 3 maggio 2023

La Grande Inversione e il semi “pivot” di Powell

 

 

di Alasdair Macleod

Siamo tutti ormai consapevoli di quanto sia estremamente fragile il sistema bancario mondiale. A guidare le bancarotte delle banche c'è la contrazione del credito, fattore che a sua volta fa salire i tassi d'interesse. Sebbene non sia generalmente compreso, le banche centrali non sono riuscite a sopprimerli.

Alcune banche regionali sono fallite negli Stati Uniti e la corsa agli sportelli di Credit Suisse ha costretto le autorità svizzere a forzare un riluttante salvataggio da parte di UBS; man mano che la grande liquidazione del credito andrà avanti, ci saranno altri salvataggi.

In queste prime fasi di una crisi bancaria, alcune domande trovano risposta. Possiamo escludere i bail-in quando invece saranno privilegiati i bail-out e possiamo presumere che quasi tutte le banche saranno salvate: devono esserlo per prevenire un contagio sistemico.

In questo articolo quantifico la posizione delle banche di rilevanza sistemica globale (le G-SIB) e sottolineo come le banche centrali che dovrebbero sostenerle sono esse stesse in bancarotta.

Poiché anche un piccolo fallimento nel sistema bancario potrebbe minare l'intero sistema mondiale, il tanto annunciato "pivot" è già arrivato, ma non in bella vista. Poiché le banche centrali hanno perso il controllo sui tassi d'interesse, l'obiettivo di preservare i mercati finanziari alla base del sistema bancario si è spostato sulla soppressione dei rendimenti obbligazionari. Questo è il motivo per cui la FED ha introdotto il suo Bank Term Funding Program, struttura che probabilmente verrà copiata in altre giurisdizioni.

È un semi "pivot" da parte di Powell: la sua linea nella sabbia. È l'ultimo disperato lancio dei dadi e dipende interamente dal fatto che l'inflazione sia transitoria e che i tassi d'interesse non salgano molto di più.

Il prezzo di una conservazione del sistema bancario è la distruzione delle valute fiat, perché il quadro generale è ancora quello della più grande bolla creditizia della storia che sta scoppiando; e tal processo è iniziato solo di recente.


La Grande Inversione accelera

Ora che tutti nel mondo finanziario sanno che c'è una crisi bancaria, prevale il cinismo. Quando un banchiere centrale o un ministro del Tesoro cerca di rassicurare la popolazione, non viene creduto. Il rischio per un sistema bancario estremamente fragile è che se tale inaffidabilità riguardo le dichiarazioni pubbliche si diffonde dal mondo finanziario alla popolazione in generale, il sistema è condannato. Tutto il credito si basa solo ed esclusivamente sulla fiducia.

È ancora troppo presto per dire che la fiducia è stata irrimediabilmente scossa, ma due mesi fa UBS è stata involontariamente costretta dalle autorità svizzere a rilevare Credit Suisse con uno scambio di azioni (valutate a circa 70 centesimi). Ciò ha portato le azioni di Credit Suisse a essere scontate del 94% rispetto al valore contabile. Certo, questa cifra non è affidabile quando i depositi vengono ritirati e non si tiene conto dell'intero valore dei derivati ​​di cambio, ma getta un'ombra sulle valutazioni di tutte le altre banche europee d'importanza sistemica mondiale: le G-SIB sono tutte interconnesse, quindi se una fallisce, lo stesso fato si scaglierà sulle altre. Forse dovrebbero essere tutte valutate allo stesso modo.

Molto probabilmente i banchieri centrali non avrebbero mai pensato che si sarebbe arrivati a questo. Dopo tutto le autorità di regolamentazione hanno condotto spesso stress test e tutte le principali banche li superano regolarmente a pieni voti, ma come ha affermato Kevin Dowd, professore di finanza ed economia alla Durham University in una delle sue numerose revisioni critiche della regolamentazione bancaria:

Lo scopo del programma di stress test dovrebbe essere quello di evidenziare la vulnerabilità del nostro sistema bancario e la necessità di ricostruirlo. Invece ha ottenuto l'esatto contrario, dipingendo come forte un sistema bancario debole. È come avere un sistema radar navale che non è in grado di rilevare un iceberg in bella vista.

Mentre il sistema bancario dell'UE entra in una nuova crisi, il sistema bancario del Regno Unito non è in grado di resistere alla tempesta. Una volta che il contagio si diffonderà dall'Italia alla Germania, e poi al Regno Unito, avremo una nuova crisi bancaria, ma su scala molto più ampia rispetto a quella del 2007-08.

La Banca d'Inghilterra è di nuovo addormentata al volante e torneremo a banchieri assediati che implorano salvataggi; il contribuente verrà derubato ancora una volta, ma questa volta più in grande.

Sfortunatamente sono l'analisi e la conclusione del professor Dowd che hanno superato la prova del tempo. E nulla, ripeto nulla, è stato fatto per modificare questa situazione. Di recente il presidente della BCE ha dimostrato questo punto rilasciando la seguente dichiarazione ufficiale:

Accolgo con favore l'azione rapida e le decisioni prese dalle autorità svizzere. Sono strumentali per ripristinare condizioni di mercato ordinate e garantire la stabilità finanziaria. Il settore bancario dell'area Euro è resiliente, con solide posizioni patrimoniali e di liquidità. In ogni caso, il nostro strumentario è completamente attrezzato per fornire sostegno al sistema finanziario dell'area Euro, se necessario preservare la regolare trasmissione della politica monetaria.

Il pensiero di gruppo sugli stress test si basa su parametri arbitrari comunemente concordati tra le banche centrali e le autorità di regolamentazione e sul loro desiderio di essere visti adempiere ai propri doveri piuttosto che basarsi sulla realtà. Stando così le cose, ciò che abbiamo visto in Svizzera, e che ha portato Credit Suisse a essere valutata solo al 6% del suo valore contabile, è un messaggio importante non solo per la regolamentazione bancaria europea, ma anche altrove.

Quali che siano le loro rassicurazioni, le banche centrali ora devono essere molto preoccupate. La Banca nazionale svizzera ha deciso che, nell'ambito del salvataggio di Credit Suisse, ci sarebbe stato un bail-in delle obbligazioni di rango più elevato, cancellando S₣17 miliardi. Che gli azionisti debbano ottenere qualcosa mentre i creditori senior no è una parodia del diritto societario. Il tutto è avvenuto solo pochi giorni dopo che il presidente della BCE ha rilasciato la dichiarazione formale di cui sopra, esaltando le autorità svizzere per le loro azioni.

È probabile che le conseguenze della cancellazione dei creditori senior da parte della Banca nazionale svizzera non siano solo l'imposizione di perdite ad altre banche che si trovano esse stesse in uno stato fragile e non possono permettersi che il loro debito senior venga ridotto in questo modo, ma anche che il finanziamento obbligazionario futuro delle banche sarà più difficile. Inoltre le banche, le compagnie assicurative e i fondi pensione rivaluteranno la loro esposizione al rischio nei confronti di tutte le obbligazioni denominate in franchi svizzeri, fino al punto di avere un impatto su UBS, il soccorritore di Credit Suisse.

Le dispute legali e il declassamento del rating probabilmente iniziano qui e nessuno ne uscirà senza danni alla propria reputazione. E come già notato sopra, il credito dipende interamente dalla fiducia. Si può solo presumere che ciò porterà le banche centrali e le loro autorità di regolamentazione ad abbandonare il concetto di bail-in nei loro tentativi di garantire la sopravvivenza dei loro sistemi bancari commerciali. La maldestra gestione della crisi di Credit Suisse da parte delle autorità svizzere sta mettendo a rischio la sua reputazione nazionale di probità e stabilità finanziaria.

Il problema più grande è che la fiducia nel settore bancario sta iniziando a essere pubblicamente indebolita. Non si tratta solo d'individuare gli anelli più deboli, ma sta diventando un problema sistemico di vaste proporzioni. L'illusione del controllo da parte delle banche centrali viene infranta dalla grande liquidazione del credito, di conseguenza la priorità sta passando dal mandato inflazionistico alla pura sopravvivenza. E come abbiamo visto dalle autorità svizzere, il margine di errore è abissale.


Il pasticcio G-SIB

La legislazione sul bail-in non è stata l'unica risposta del G-20 alla crisi della Lehman. La terza iterazione del regolamento del Comitato di Basilea, ancora non pienamente attuata, è stata il contributo della Banca dei Regolamenti Internazionali alla riforma bancaria post-Lehman creando la designazione di una nuova categoria di banche: quelle d'importanza sistemica mondiale, o G-SIB. Le G-SIB sono tenute a disporre di riserve di capitale aggiuntive per far fronte ai rischi sistemici a cui sono esposte dalle controparti internazionali rispetto alle banche regionali nazionali.

Ecco alcuni fatti rilevanti. Ai tassi di cambio correnti, gli attivi di bilancio delle G-SIB sono di $63.978 miliardi, supportati da soli $4.444 miliardi di patrimonio netto di bilancio, con un rapporto tra asset/equity netto di 14,4 volte. Ma questo rapporto non è distribuito uniformemente, con le sette G-SIB dell'Eurozona in media a 19,7 volte e le tre G-SIB del Giappone a 23 volte. All'estremità inferiore della scala, le otto G-SIB statunitensi hanno una media di 11,4 volte e le quattro banche cinesi a 12,0 volte. Tutti questi rapporti si traducono in una leva finanziaria inaccettabile quando il credito viene liquidato e i tassi d'interesse salgono, minacciando d'innescare livelli di prestiti in sofferenza in rapido aumento.

Ciò è riconosciuto almeno in parte nei mercati azionari, dove le azioni G-SIB generalmente presentano sconti significativi rispetto al valore contabile. Solo quattro delle ventinove G-SIB quotate hanno rapporti prezzo/valore contabile superiori a 1. Sulla base dei prezzi recenti delle azioni, il prezzo medio per le G-SIB dell'Eurozona è a uno sconto del 56%, per il Giappone al 47%, per la Cina al 54% e per gli Stati Uniti al 7% (JPMorgan Chase e Morgan Stanley sono le uniche due banche statunitensi che sono trattate a un premio ragionevole rispetto al valore contabile). C'è una notevole variazione all'interno di queste cifre, ma il messaggio dai mercati è chiaro: qualunque cosa dicano le autorità di regolamentazione e le banche centrali, e nonostante le loro riserve di capitale extra, le G-SIB sono ancora un investimento rischioso.

Queste statistiche, però, non raccontano tutta la storia. Come abbiamo visto con il fallimento di Silicon Valley Bank, vengono usati metodi contabili per nascondere le perdite sugli investimenti obbligazionari. Al 31 dicembre 2022, SVB aveva investimenti per circa $120 miliardi, principalmente obbligazioni di alta qualità, come titoli del Tesoro statunitensi e debito delle agenzie governative. Secondo il modulo 10-K depositato a febbraio, la banca aveva solo $74 miliardi di prestiti ai mutuatari, pertanto i suoi investimenti erano significativamente maggiori dei suoi prestiti. Dei $120 miliardi d'investimenti, $91 miliardi erano classificati come investimenti “detenuti fino alla scadenza” e non sono stati riportati al valore equo in ogni periodo di rendicontazione. Sono stati invece iscritti al costo ammortizzato, al netto di eventuali fondi per coprire il rischio di credito secondo i principi contabili.

SVB originariamente acquistava le sue obbligazioni quando la curva dei rendimenti era positiva: il costo del finanziamento a breve termine era inferiore al rendimento delle scadenze più lunghe acquistate da SVB. Ma quando la FED ha rialzato il suo tasso di riferimento, la curva dei rendimenti è diventata nettamente negativa con due conseguenze per SVB. In primo luogo, i suoi costi di finanziamento a breve termine hanno iniziato a salire; in secondo luogo il valore capitale delle obbligazioni è iniziato a calare. Il suo capitale sociale in bilancio è stato spazzato via e i tentativi tardivi di correggere la situazione hanno semplicemente acuito i problemi di SVB, portandola alla sua scomparsa.

Ci sono altre banche regionali negli Stati Uniti e altrove che sono cadute nella stessa trappola. E non sarà un problema limitato alle banche regionali. Si può ipotizzare che l'incentivo ad acquistare obbligazioni con scadenze più lunghe di quelle che le banche detengono normalmente nei propri bilanci fosse più forte nelle giurisdizioni che imponevano tassi d'interesse negativi. Una banca dell'Eurozona o giapponese ha avuto un costo di finanziamento a breve termine nullo o addirittura leggermente negativo nei rispettivi mercati monetari, incoraggiandola ad acquistare titoli di stato a più lunga scadenza. E come SVB, saranno travolte da un forte aumento dei tassi a breve termine.

Questo ci porta a ragionare su quante perdite simili possano essere nascoste nel sistema G-SIB. Sono tali da spazzare via il capitale sociale di tutte le G-SIB, che sappiamo essere di $4.444 miliardi?

Ma questo problema non è nemmeno la madre di tutti gli elefanti nella stanza: tal premio va ai derivati. La partecipazione delle G-SIB a futures regolamentati e derivati over-the-counter è valutata nei loro bilanci ai valori netti mark-to-market, che sono frazioni molto piccole dei loro valori nominali. Tuttavia i futures regolamentati sono impegni di credito per l'intero ammontare e dovrebbero essere valutati come tali. Analogamente le opzioni vendute sono impegni per i loro importi esercitabili, mentre le opzioni acquistate no. Gli importi di open interest alla fine del 2022 erano valutati dalla Banca dei regolamenti internazionali a $36.630 miliardi per tutti i futures regolamentati e ulteriori $43.182 miliardi per le opzioni. Ma questo è solo un aspetto dell'open interest, mentre quello più importante è rappresentato dall'esposizione bancaria come market maker, trader e investitore per i propri clienti.

Nei derivati OTC i contratti su cambi e commodity sono passività per il loro intero ammontare, mentre i credit swap no. A fine giugno 2022 i contratti in valuta estera ammontavano a $109.587 miliardi, con ulteriori $12.951 miliardi in opzioni. I contratti sulle commodity aggiungevano altri $2.341 miliardi. Possiamo escludere la categoria dei credit default swap, poiché i loro valori lordi sono puramente figurativi. Queste esposizioni rappresentano solo un lato degli impegni di credito, l'altro è distribuito tra istituzioni finanziarie non bancarie, hedger, speculatori e altri istituti finanziari. Dal punto di vista del bilancio collettivo delle G-SIB, dovrebbero essere tutti inclusi a valore pieno.

Lo scorso dicembre Claudio Borio, capo del dipartimento monetario ed economico della BRI, ha persino scritto un articolo su questo argomento. Borio ha affermato che “le posizioni di swap in valuta estera indicano oltre $80.000 miliardi di debito nascosto in dollari [parte dei $109.587 miliardi di cui sopra] riportati fuori bilancio. Il volume delle transazioni giornaliere in valuta estera soggette al rischio di saldo rimane ostinatamente elevato nonostante i meccanismi per mitigare tali rischi”. Infatti Borio ha confermato che per un apprezzamento reale del rischio bancario globale, i valori lordi OTC per i contratti di cambio dovrebbero essere registrati su entrambi i lati dei bilanci delle banche, e non solo come valori netti dei contratti mark-to-market.

Tra derivati regolamentati e non regolamentati, stiamo quindi parlando di ulteriori $210.000 miliardi di passività di bilancio, da aggiungere ai $64.000 miliardi di bilanci G-SIB totali ufficialmente registrati, il tutto supportato da soli $4.444 miliardi di fondi degli azionisti. E mentre le G-SIB statunitensi sembrano essere meno indebitate rispetto ai loro omologhi nell'Eurozona e in Giappone, va notato che, come sottolinea Borio, la grande maggioranza dell'esposizione OTC è in contratti denominati in dollari, per i quali le G-SIB statunitensi sono le controparti.

Se solo una G-SIB fallisce, i suoi rischi di controparte potrebbero facilmente minare tutte le altre. Come ha sottolineato Borio, il rischio di saldo rimane ostinatamente elevato e questo spiega perché la FED era pronta a presentare così rapidamente linee di swap per la Banca nazionale svizzera in modo da aiutarla nel suo tentativo di sostenere Credit Suisse. E ciò ci permette di trarre un'ulteriore conclusione: l'espansione del credito a livello di sistema bancario centrale per garantire la sopravvivenza del sistema finanziario mondiale porrà l'onere maggiore sul dollaro, essendo la valuta in cui viene regolata la maggior parte di questi derivati.


Le banche centrali possono davvero gestire una crisi del credito?

Avendo investito in titoli di stato e altri titoli al picco dei mercati, le banche centrali sono ora in bancarotta a meno che non si ricapitalizzino. Per tutte loro, ad eccezione della BCE, è teoricamente facile da fare, ma è meglio farlo prima che le banche commerciali abbiano bisogno del loro sostegno.

Il modo più semplice per ricapitalizzare una banca centrale consiste nell'espandere i suoi attivi di bilancio a favore del patrimonio netto anziché di altre passività. Queste ultime continueranno ad ammassarsi man mano che il credito delle banche commerciali continuerà a contrarsi, perché è la contrazione del credito che fa salire il livello reale dei tassi d'interesse. La Banca del Giappone ha già accumulato asset finanziari a rendimenti negativi, tanto che basta un piccolo aumento dei rendimenti affinché le sue perdite rispetto allo scorso anno supereranno quattromila volte il suo capitale di bilancio di soli ¥100 milioni. Prima o poi la sua credibilità sarà messa in discussione se non riuscirà a risolvere questo problema.

Ma tra tutte le banche centrali, la BCE è probabilmente la più difficile da ricapitalizzare. Gli azionisti della BCE non sono un singolo stato, ma le banche centrali nazionali dei venti Paesi membri (compresa la Croazia che ha aderito all'Eurosistema lo scorso gennaio). Purtroppo anche le banche centrali nazionali dell'Eurosistema hanno tutte bisogno di essere ricapitalizzate.

Pensate solo agli ostacoli legislativi. La Bundesbank, diciamo, presenta un caso al Bundestag per approvare una legislazione che le consenta di ricapitalizzarsi e di sottoscrivere più capitale nella BCE. Immaginiamo che i ministri delle finanze siano persuasi dal fatto che non ci sia alternativa a una tale proposta, solo che poi i politici farebbero notare che la Bundesbank ha un credito di oltre €1.100 miliardi nel sistema TARGET2. Quasi certamente si sosterrà che tali crediti debbano essere pagati alla Bundesbank, in modo da non passare attraverso ricapitalizzazioni interne.

Se solo fosse così semplice... Chiaramente non è nell'interesse della Bundesbank coinvolgere i politici negli affari monetari: il dibattito pubblico rischierebbe di andare fuori controllo, con conseguenze forse fatali per l'intero Eurosistema. Sarebbe una lite nel peggior momento possibile e con tutte le altre banche centrali nazionali che affrontano ostacoli simili, i loro contributi al rifinanziamento della BCE richiederebbero il consenso unanime per le sottoscrizioni proporzionali in conformità con le loro chiavi di capitale.

Oltre alla confusione su bail-in e bail out che ora speriamo sia stata risolta, rimane ancora un enorme punto interrogativo sul fatto che le banche centrali abbiano i mezzi per assolvere l'onere potenzialmente enorme dei salvataggi. In ogni caso ci sarà bisogno di enormi quantità di ulteriore credito in tutte le valute rilevanti per sostenere i vari sistemi monetari/finanziari. La distruzione dei bilanci sia a livello di banche centrali che commerciali rafforza il punto: è probabile che le banche centrali spostino la loro attenzione dai tassi d'interesse a breve termine ai rendimenti obbligazionari che possono ancora influenzare. È probabile che vengano ideate diverse versioni del Bank Term Funding Program e questo si tratterà di un semi “pivot”.


Il semi “pivot”

In una classica crisi bancaria, i bilanci delle banche diventano eccessivamente estesi e i banchieri diventano cauti nel concedere prestiti, limitando l'espansione del credito. La carenza di credito porta a tassi d'interesse più elevati per i pochi mutuatari ritenuti meritevoli di credito e in grado di ripagarli. Ne risentono sia i produttori che i consumatori. La carenza di credito e l'aumento dei costi d'indebitamento provocano il fallimento delle imprese e ne consegue un crollo dell'attività economica. Questo porta a sua volta al problema identificato da Irving Fisher, il quale la descrisse come teoria della deflazione del debito. Secondo Fisher, quando il ciclo del credito bancario vira verso la fase di bust, le banche sono spinte a richiamare i prestiti, liquidare le garanzie e far scendere ulteriormente i valori di queste ultime. La natura di questo fenomeno approfondisce la crisi e porta a fallimenti bancari.

Il saggio di Fisher venne pubblicato sulla scia del numero record di fallimenti bancari in America tra il 1930 e il 1933; e va anche notato che sin da allora ha formato ogni economista statalista. La paura di una crisi esacerbata dalla liquidazione delle garanzie è nella mente di ogni economista, ma finora non sono emerse molte prove di una scarsità del credito tale da minare l'economia non finanziaria. Presumibilmente le flessioni dell'espansione del credito riflesse nelle statistiche generali sull'offerta di denaro hanno rispecchiato il ritiro delle banche dagli asset finanziari, quindi il colpo all'attività non finanziaria deve ancora arrivare. Ciononostante la questione del calo dei valori delle garanzie identificata da Fisher è riemersa nei problemi creati dagli stessi policymaker, perché l'improvviso aumento dei tassi d'interesse ha avuto lo stesso effetto.

Questo è il motivo per cui ora stiamo assistendo al passaggio dal controllo dell'inflazione alla conservazione del sistema bancario commerciale. Il pericolo di un fallimento sistemico è più insito nel DNA dei banchieri centrali che in quello dell'inflazione e, francamente, si sono comunque dimostrati abbastanza ignoranti riguardo la gestione dei tassi d'interesse. Sono pronti a fare "tutto il necessario" per preservare sia i valori del mercato finanziario che lo status quo, ma le cose sono cambiate rispetto al famoso aforisma di Mario Draghi. Non più solo una volontà a parole, qualunque cosa serva rischia di minare il potere d'acquisto delle valute; qualunque cosa serva ora è un impegno a tempo indeterminato qualunque possa essere il costo.

Non c'è dubbio che passare dalla paura dell'inflazione alla paura di una crisi bancaria indebolisca le valute, ma i banchieri centrali sembrano avere difficoltà ad ammetterlo pubblicamente. La soluzione della FED è quella di accettare tutti i titoli del Tesoro USA, il debito delle agenzie governative, i titoli garantiti da ipoteca e "altri asset idonei come garanzia" alla pari in cambio di liquidità per un anno. Inoltre, con gli stranieri che non sono più acquirenti netti di titoli del Tesoro, c'è anche un problema di finanziamento da affrontare.

La FED ha dichiarato che il suo nuovo programma di finanziamento a termine (BTFP)

[...] metterà a disposizione finanziamenti aggiuntivi per gli istituti di deposito idonei in modo da garantire che le banche abbiano la capacità di soddisfare le esigenze di tutti i loro depositanti. Questa azione rafforzerà la capacità del sistema bancario di salvaguardare i depositi e garantire l'erogazione continua di denaro e credito nell'economia. La Federal Reserve è pronta ad affrontare qualsiasi pressione di liquidità che possa eventualmente emergere.

È una linea di politica che potrebbe essere stata scritta dal fantasma di Irving Fisher. La durata di un anno dello strumento mostra che la FED considera questo come un problema temporaneo e che quando la situazione migliorerà l'inflazione tornerà verso il suo obiettivo del 2%. Sì, tutte le previsioni sono fiduciose che l'inflazione sia transitoria, solo che ci vorrà solo un po' più di quanto si pensasse inizialmente.

Il BTFP è un QE sotto mentite spoglie e il termine di un anno si trasformerà molto presto in perpetuo. Qualsiasi obbligazione a sconto può essere collateralizzata al valore di rimborso finale, indipendentemente dal suo attuale valore di mercato. Ciò ha già portato il rendimento del decennale statunitense al di sotto delle sue principali medie mobili, indicando che sono in arrivo ulteriori cali del rendimento.

Chiaramente questa è una struttura che probabilmente porterà a un'espansione massiccia e aggiuntiva del bilancio della FED, ma mettendo una durata del prestito di un anno la FED si sentirà giustificata a ignorare la perdita automatica che il BTFP crea sulla base del fatto che le obbligazioni acquistate verranno semplicemente restituite ai venditori e che poi ripagheranno il denaro preso in prestito. Sarà trattato come un contratto di riacquisto a lungo termine.

Sapendo che questo pronti contro termine si rivelerà perpetuo, l'uso da parte delle banche del BTFP consentirà alla FED di ridurre le perdite sulle sue posizioni obbligazionarie esistenti man mano che i rendimenti di quest'ultimi caleranno ulteriormente. E, cosa importante, il deficit del governo continuerà a essere finanziato.

La crisi bancaria esiste in modo simile in altre giurisdizioni, quindi è probabile che le altre principali banche centrali introdurranno le proprie versioni del BTFP. Tutto ciò che serve è una malsana dose di pensiero di gruppo: il mostro dell'inflazione si ritirerà nella sua caverna, facendo quindi scendere i rendimenti obbligazionari. Ad alimentare questa speranza c'è il vantaggio per i bilanci delle banche centrali: se i loro attivi fossero valutati correttamente, le metterebbero tutte in un patrimonio netto profondamente negativo.[1]

Se funziona, la pressione sulle banche con obbligazioni etichettate come "detenute fino alla scadenza" diminuirà e la situazione potrebbe diventare più gestibile. Malgrado ciò permane il problema della contrazione del credito, che non se ne andrà. La FED riuscirà a sopprimere sufficientemente i rendimenti obbligazionari quando il costo reale del prestito, alimentato dalla contrazione del credito, continuerà a salire? Il BTFP sembra la scommessa finale della FED.


Il rifugio per eccellenza da questa crisi del credito è l'oro

Questo saggio ha tentato di spiegare il vero stato in cui langue il credito mondiale. Tutto sembrava andare bene, fino a quando la FED si è resa conto che stava perdendo il controllo sui tassi d'interesse e ha dovuto rialzarli. Altre banche centrali hanno seguito l'esempio, con la sola eccezione della Bank of Japan. Di conseguenza la bolla del credito che aveva gonfiato i valori degli asset finanziari negli ultimi quarant'anni è ora scoppiata.

Chi analizza spassionatamente le condizioni del credito deve giungere a questa conclusione. Inoltre, lungi dall'essere uno shock inaspettato, stiamo assistendo solo all'inizio di una grande inversione che continuerà a imporre crescenti tensioni sul sistema bancario mondiale. Anche al primo ostacolo è diventato chiaro che le principali banche centrali del mondo faranno tutto il possibile per preservare lo status quo, ma le conseguenze sono che la credibilità delle valute fiat continuerà a essere minata man mano che si procederà con un salvataggio dopo l'altro.

Si è iniziato con una crisi bancaria e adesso si proseguirà con l'economia non finanziaria, poiché gli investimenti sbagliati e i consumatori troppo indebitati sono esposti, portando a ulteriori liquidazioni a livello bancario. E infine toccherà gli stati stessi, travolti dall'aumento dei costi del welfare e dal crollo delle entrate fiscali. C'è solo un esito probabile: essendo solo credito, le valute fiat alla fine perderanno la loro credibilità.

Il credito bancario bancario dipende per il suo valore da un'altra forma di credito: le banconote. Ma all'insaputa della maggior parte delle persone, una banconota non è denaro: è una passività di una banca centrale. Come abbiamo visto, il marciume del sistema creditizio non si limita a poche mele marce nel sistema bancario: l'intero contenuto del paniere del credito è marcio.

Per gli individui c'è solo una via di fuga dall'inevitabile distruzione del valore del credito e questo significa uscire del tutto dal sistema creditizio fiat. Il collasso può sembrare lento oggi, ma in una fase indefinibile nel futuro diventerà improvviso. Non saranno solo gli scettici e i cinici a trovare difetti nel sistema, ma la popolazione in generale perderà fiducia nelle proprie valute. E quando accadrà, il punto di non ritorno sarà superato.

La forma di credito corporea, opposta a quella incorporea, è l'oro. È credito senza alcuna controparte; è credito solo nel senso che è il prodotto non speso del lavoro e del profitto. Questa distinzione ci permette di definire l'oro come un mezzo stabile di scambio, o denaro giuridico. L'oro è stato denaro sin dalla fine del baratto. Nel sistema monetario odierno è denaro giuridico da quando è nata la moneta romana, che secondo il giurato romano Gaio è identificabile con l'epoca delle Duodecim Tabularum, le Dodici Tavole ratificate dall'Assemblea della Centuria nel 449 a.C. Il credito va e viene, ma l'oro rimane per sempre.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] La Banca d'Inghilterra ha un accordo in base al quale tutti i profitti e le perdite verrebbero trasferiti al Tesoro inglese, quindi è l'unica grande banca centrale che può giustificare il non ammettere perdite sui bond statali inglesi acquistati attraverso il QE.

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