Visualizzazione post con etichetta James Rickards. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta James Rickards. Mostra tutti i post

mercoledì 3 gennaio 2024

Cinque previsioni per il 2024

 

 

di James Rickards

Ho cinque previsioni per il 2024 per aiutarvi a rimanere al passo con i tempi nel posizionamento del vostro portafoglio d'investimenti.

La mia previsione generale è che il 2024 sarà più tumultuoso del 2023. Con due grandi guerre in corso, un ex-presidente incriminato e un attuale presidente demente, come potrà il 2024 non essere peggio del 2023?

Adesso vi spiegherò il perché.


Un’elezione dalle conseguenze disastrose

È un cliché scrivere che le prossime elezioni presidenziali saranno “le più importanti della nostra vita”, ma quest'anno tale cliché sarà effettivamente vero.

Il divario tra i due partiti è probabilmente il più grande rispetto a un qualsiasi momento della storia politica degli Stati Uniti. La scelta non potrebbe essere più significativa e la posta in gioco non potrebbe essere più alta.

Ecco perché queste elezioni sono così importanti.

Prima di tutto, non penso che Joe Biden sarà il candidato democratico alla presidenza.

Il problema di Biden non è solo la sua età, ma il fatto che è mentalmente e fisicamente compromesso. Non è adatto a diventare presidente, e tutti lo sanno, anche se gli operatori democratici e gli adulatori nei mass media non vogliono dirlo. Ma chi sostituirà Biden?

I sostituti più probabili sono Gavin Newsom, J. B. Pritzker, Gretchen Whitmer e Jennifer Granholm. Tutti e quattro erano, o sono, governatori statali; sono tutti più o meno la stessa cosa a livello ideologico. Dimenticatevi di Kamala Harris, è semplicemente una palla al piede.


La parte repubblicana

Sul versante repubblicano non c'è molto da dire: Trump vuole essere il candidato. Nessuno può ricordare un non-presidente con un così ampio vantaggio nei sondaggi.

È in testa alla classifica con 55 punti o più e negli ultimi sondaggi ora è addirittura avanti a Joe Biden.

Nel frattempo si trova ad affrontare oltre 90 accuse di crimini in due tribunali statali e due tribunali federali. Le accuse penali non fanno altro che aumentare la popolarità di Trump, perché sono chiaramente motivate dalla politica.

Una condanna penale (probabile a mio avviso) consoliderà ulteriormente la base di Trump a causa della sfacciata polarizzazione della giuria, dei procedimenti giudiziari mirati e dell’assenza di un giusto processo.

Il problema più grande è che Trump potrebbe effettivamente essere dietro le sbarre il giorno delle elezioni. Ma va bene così, non esiste alcun divieto legale o di altro tipo sull'elezione come presidente di un criminale incarcerato. Da Terzo mondo, sì; illegale, no.

E questo ci porta agli altri. Ci sono molti candidati che probabilmente divideranno i democratici: RFK Jr., Cornel West e Jill Stein. Non escluderei il senatore Joe Manchin del West Virginia, che ha annunciato che non cercherà la rielezione. Se si candida alla presidenza, probabilmente seguirà la linea del partito No Label.

Credo che questi candidati divideranno il voto democratico, cosa che credo favorirà anche Trump. Quindi questa è la mia prima previsione: Trump riconquisterà la presidenza nel 2024.


Stati Uniti, Cina e recessione globale

La crescita economica cinese è ora a una sola cifra (circa il 4% annuo), un dato in calo rispetto alla crescita a due cifre del periodo 1994-2008.

La Cina ha avuto due “riaperture” fallite (una dopo il COVID nel 2022 e una come risultato degli “stimoli” nel 2023) e sembra diretta verso una terza. Riceve un piccolo impulso da una politica fiscale e monetaria allentata, che svanisce rapidamente però dato che non è possibile uno stimolo reale quando un Paese è pesantemente indebitato come la Cina.

Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare le proprie difficoltà economiche. La Federal Reserve ha rialzato i tassi d'interesse al 5,50% da zero in 20 mesi e ha ridotto il proprio bilancio di oltre mille miliardi di dollari nello stesso periodo, una politica monetaria ancora più restrittiva di quella architettata da Paul Volcker dal 1979 al 1981.

Anche la politica fiscale si sta inasprendo, poiché i sussidi COVID e i periodi di grazia per i prestiti studenteschi sono finiti. La politica fiscale diventerà ancora più restrittiva ora che i falchi del deficit hanno preso il sopravvento alla Camera dei Rappresentanti.

I dati che mostrano che gli Stati Uniti si stanno dirigendo verso una recessione sono abbondanti, anzi potrebbero già essere in recessione. Gli indicatori includono curve dei rendimenti invertite, aumento dei default nel settore immobiliare, calo della produzione industriale, calo della creazione di posti di lavoro e calo dei prestiti bancari.

Ciò mi porta alla mia prossima previsione: Cina, Stati Uniti e Giappone entreranno tutti in recessione nei prossimi mesi. L’UE è già in recessione. Il risultato sarà una rara recessione a livello mondiale nel 2024.


Ucraina

La Russia sta vincendo la guerra. L’Occidente e l’Ucraina non hanno mostrato alcuna volontà di negoziare e non c’è motivo che i russi lo facciano, proprio perché stanno vincendo.

Ciononostante sembra probabile che Joe Biden continuerà ad alimentare la sua scommessa perdente.

I russi non si aspettano che la guerra finisca prima del 2025. Ciò dà a Biden il tempo di consegnare aerei da combattimento F-16, più soldi e di aiutare l’Ucraina con i droni che possono attaccare le navi russe e il ponte di Kerch.

La Russia certamente risponderà a questo tipo di escalation abbattendo gli F-16, aumentando i suoi attacchi missilistici sulle città ucraine e distruggendo le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, cosicché il Paese rimarrà senza elettricità e riscaldamento quest’inverno.

La mia previsione è che la Russia non allenterà la tensione perché sta vincendo; Biden non allenterà la tensione perché è rimbambito, è circondato da guerrafondai e non ha la retromarcia.

Non mi aspetto un’escalation fino al punto delle armi nucleari, ma la probabilità di tale risultato è spiacevolmente alta e non dovrebbe essere ignorata.

La prossima è la seconda parte di queste previsioni...


Israele e Gaza

La guerra tra Israele e Hamas presenta i suoi rischi di escalation. Al momento i combattimenti sono per lo più limitati al nord di Gaza, adiacenti al confine israeliano. Eppure Israele deve affrontare un nemico 10 volte più potente di Hamas: Hezbollah, che ha sede in Libano, al confine settentrionale di Israele, e che è fortemente sovvenzionato dall’Iran in termini di denaro, armi e intelligence.

Hezbollah ha lanciato attacchi missilistici dal Libano al confine settentrionale di Israele, ma non sono stati estesi. Oltre a Hezbollah, i ribelli Houthi nello Yemen stanno lanciando missili contro Israele.

Gli Houthi sono un diretto rappresentante iraniano destinato a minacciare l’Arabia Saudita, ma sono ugualmente capaci di minacciare Israele. Se gli attacchi di Hezbollah e degli Houthi contro Israele dovessero intensificarsi, Israele non limiterà la propria risposta a questi due gruppi: è probabile che lancerà attacchi contro l’Iran stesso, andando alla radice del problema. A quel punto l’Iran potrebbe lanciare missili contro Israele e chiudere lo Stretto di Hormuz.

Per ora le tensioni si sono leggermente allentate, ma se gli scenari di escalation si realizzassero anche solo in parte, ci si aspetta che i prezzi del petrolio raggiungano i $150 al barile o più. Ciò porterà gli Stati Uniti e l’Europa occidentale in una recessione peggiore di quella del 2008 e del precedente shock petrolifero del 1974.

Non escludetelo.


Fase 2 della crisi bancaria

In meno di due mesi, dall’inizio di marzo all’inizio di maggio 2023, abbiamo assistito al fallimento di Silvergate Bank, Silicon Valley Bank, Signature Bank, Credit Suisse e First Republic.

In risposta la FDIC è intervenuta con la madre di tutti i salvataggi. Il problema ora è: una volta che si è garantito ogni deposito e accettato di finanziare ogni obbligazione al valore nominale, cosa resta nella vostra cassetta degli attrezzi? Cosa potete fare nella prossima crisi che non avete già fatto – se non nazionalizzare le banche?

Gli investitori sono rilassati perché credono che la crisi bancaria sia finita. Questo è un errore enorme. La storia mostra che le principali crisi finanziarie si sviluppano per fasi e hanno un periodo di quiete tra la fase iniziale e quella critica.

La mia prossima previsione è che, dopo il periodo di calma che ha prevalso da giugno, si verificherà una Fase 2 della crisi bancaria... più ampia e più acuta. Questa nuova crisi si concentrerà su circa 20 banche con asset compresi tra $200 e $900 miliardi: le cosiddette banche regionali di medie dimensioni che non sono troppo grandi per fallire.

Crisi di questo tipo possono autoalimentarsi e causare perdite che vanno ben oltre le singole banche che potrebbero essere più vulnerabili. Il risultato potrebbe essere una nuova crisi finanziaria globale.


Mercati

Tutte le previsioni di cui sopra implicano turbolenze nella politica interna degli Stati Uniti, nella macroeconomia internazionale, nelle guerre in corso e un potenziale tracollo finanziario a partire dal sistema bancario. Tenuto conto di ciò, le mie previsioni di mercato sono abbastanza semplici:

• Il 2024 sarà un anno difficile per le azioni. Il mercato potrebbe crollare almeno del 30% in caso di recessione, e fino al 50% se la guerra in Ucraina o Israele dovesse intensificarsi, o se emergesse una crisi finanziaria globale.

• I principali settori che sovraperformeranno, anche in un mercato in ribasso, sono quelli dell’energia, della difesa, dell’agricoltura e dell’estrazione mineraria.

• Il 2024 dovrebbe essere un anno eccellente per i titoli di Stato americani. Tutte le scadenze produrranno rendimenti decenti e plusvalenze man mano che i tassi d'interesse diminuiranno entrando in recessione.

• Le materie prime di base come il rame, il ferro, il carbone, i metalli non preziosi e i prodotti agricoli generalmente scenderanno con l’espandersi della recessione. L’oro e l’argento dovrebbero avere buone performance sulla base del calo dei tassi d'interesse e della fuga verso la qualità.

• L’energia sarà volatile. Tenderà a scendere a causa della debolezza economica, ma occasionalmente si rialzerà a causa dei timori geopolitici.

Le scelte d'investimento sono chiare. Sarà un anno negativo per le azioni, un anno positivo per i titoli del Tesoro e un anno negativo per le materie prime, ad eccezione di energia e oro. I vincitori saranno i titoli del Tesoro, l'oro, il petrolio e il Re dollaro.

Allacciate le cinture per una corsa sfrenata quest'anno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

https://opentip.io/freedonia


giovedì 9 dicembre 2021

Il caos nelle supply chain non può far altro che continuare

 

 

di James Rickards

Il quaranta per cento di tutto il carico negli Stati Uniti passa attraverso i porti di Los Angeles e Long Beach. Al largo ci sono migliaia di container accatastati sulle navi in ​​attesa di entrare. Quanti container possono scaricare i porti in un giorno normale?

Senza contare che tanno arrivando nuovi container. Quando verrà eliminato l'arretrato delle catene di approvvigionamento?

La risposta è mai. Se ne arrivano più di quelli che si possono scaricare e c'è un arretrato esistente che sta peggiorando, la risposta ovviamente non può che essere mai.

Ma diciamo solo che senza nuove spedizioni in arrivo, ci vorrebbero 30 giorni solo per scaricare ciò che sta già aspettando al largo. Trenta giorni, tra l'altro, a dicembre e con la corsa del Natale.

E scaricarlo è solo l'inizio perché poi bisogna mettere il carico su un treno o un camion e portarlo in un centro di distribuzione, poi metterlo su un altro camion e portarlo in un negozio.

Ma aspettate, c'è anche una carenza di autotrasporti. Questa è una parte importante del problema delle catene di approvvigionamento. Se si può scaricare la merce ma non trasportarla a causa di una carenza di autotrasporti, a cosa serve?

Quindi la situazione non sta migliorando.

Potreste aver sentito parlare di una carenza di semiconduttori, ma non avete bisogno di un computer, quindi qual è il problema? Beh, no, ci sono semiconduttori in tutto: frigoriferi, lavastoviglie, sistemi di intrattenimento domestico, ecc.

Il punto è che dipendiamo fortemente dalle catene di approvvigionamento, le quali attualmente stanno crollando. Dovrà succedere qualcosa di radicale: ad esempio smettere di importare merci e la Cina potrebbe effettivamente obbligarci, anche se non per questi motivi...

La Cina ora ha quella che viene definita una politica zero-COVID. Ciò significa che non tollereranno nessun caso e se ne vedono uno, intraprenderanno azioni estreme.

Ma quello è un Paese di 1,4 miliardi di persone ed è la seconda economia più grande del mondo: davvero ha zero casi COVID? Mi dispiace, ma non è realistico.

La politica è destinata a fallire. Molte prove indicano che i lockdown non funzionano e le mascherine non funzionano. Il virus va dove vuole, farà il suo corso e poi svanirà, qualunque cosa accada.

Ma se avete deciso che la vostra polizza è zero casi COVID? Beh, chiuderete la vostra economia, o parti di essa: città, hub, reti di trasporto, fabbriche, più o meno casualmente. Ciò andrà a ridurre la produzione economica, ovviamente, ma interromperà anche le catene di approvvigionamento.

E se l'epidemia in particolare facesse chiudere una fabbrica? Certo, è un male per la fabbrica, ma cosa succede se quella fabbrica è un fornitore fondamentale di parti intermedie per un'altra fabbrica che non è chiusa?

Indovinate un po'? L'altra fabbrica sarà inattiva perché non riceverà le parti che le servono.

Quel singolo atto di chiusura si ripercuote a cascata e questo è l'elemento chiave. Il commercio globale è un sistema complesso e dinamico ed è molto efficiente in circostanze normali, ma quello che sappiamo dei sistemi complessi e dinamici è che basta poco per disturbarli. Un evento molto piccolo da qualche parte può causare il guasto dell'intero sistema.

Abbiamo più di un evento del genere, per inciso, e non sono piccoli. Non sorprende quindi che il sistema stia crollando.

La Cina ha una grave carenza di energia in questo momento: ben oltre il 50% della sua produzione totale di elettricità proviene da centrali a carbone. Ottiene la maggior parte di questa materia prima dall'Australia, ma la Cina ha iniziato una guerra commerciale con l'Australia perché quest'ultima chiedeva un'indagine indipendente sull'origine del virus COVID, cosa che la Cina invece non voleva. Il risultato è stata una carenza di carbone in Cina.

Allora cosa ha fatto la Cina? Ha imposto controlli sui prezzi del carbone, ma sappiamo tutti che i controlli sui prezzi non funzionano. È l'ABC dell'economia: quando si limita il ​​prezzo del carbone, se ne ottiene di meno.

La carenza di carbone non sta scomparendo e la Cina la sta affrontando deviando l'energia verso aree residenziali e abitazioni densamente popolate. Questo è comprensibile perché il Partito Comunista Cinese non vuole che la gente si congeli e rimanga al buio, ma è altresì una buona ricetta per disordini sociali.

Ma se c'è una carenza di energia e la si sta deviando per motivi politici, allora chi ne viene privato? La risposta sono le fabbriche. E così chiudono le acciaierie, ad esempio, il che provoca di nuovo un'altra interruzione nelle catene di approvvigionamento. L'effetto a cascata è inevitabile.

Una delle grandi industrie in Cina è l'estrazione del litio. Bene, se si interrompe l'estrazione perché non c'è carbone per far funzionare l'elettricità, dove si prende il litio per produrre le batterie agli ioni di litio e costruire una nuova Tesla?

La risposta è da nessuna parte. Infatti la lista d'attesa per avere una Tesla è di circa sei mesi. Non ho intenzione di entrare in un dibattito su questa azienda, ma se ne volete una, mettetevi l'anima in pace e aspettate.

Quando sommate tutto, c'è un problema serio qui.

Di recente ho parlato con l'amministratore delegato di una grande azienda e mi ha detto: "Jim, quello che devi capire è che ci sono voluti 30 anni per costruire queste catene di approvvigionamento. Le abbiamo mandate al macero in soli tre anni, a partire dal 2018, e non le si può rimettere in piedi. Ci vorranno come minimo 10 anni per ricostruire le filiere se non vogliamo farlo con la Cina e la globalizzazione".

Quindi non pensare che tutto questo caos se ne andrà presto.

La Germania è un altro esempio. A causa della pressione dei gruppi ambientalisti, la Germania si è sbarazzata di tutte le sue miniere di carbone e centrali nucleari. Indovinate un po'? I tedeschi congeleranno al buio quest'inverno, perché dipendono completamente dal gas naturale, che tra l'altro è un combustibile fossile. Non possono fare affidamento su eolico e solare perché sono intermittenti e non possono soddisfare la domanda.

Vladimir Putin controlla il rubinetto dei gasdotti e sta dicendo: "Volete il gas naturale? Preparatevi a pagarmi un sacco di soldi, o niente".

Ciò danneggerà la produzione industriale tedesca, la quale sta già diminuendo. Ancora una volta, ciò si traduce in una maggiore interruzione nelle catene di approvvigionamento.

Ora consideriamo il ruolo degli obblighi di vaccinazione nelle interruzioni delle catena di approvvigionamento...

L'amministrazione Biden sta spingendo forte su questo punto e ci sono anche molti obblighi statali e comunali, specialmente negli stati blu. Più blu è lo stato, in generale, più severi sono gli obblighi.

Questi vaccini sperimentali a mRNA non vi impediscono di contagiarvi o di diffonderlo ad altri, e la loro efficacia svanisce con il tempo, quindi gli obblighi hanno basi scientifiche scadenti. Ma mettete da parte tutte queste considerazioni e concentratevi sui loro effetti pratici.

Date un'occhiata al settore dell'aviazione. Ci sono migliaia, forse milioni, di componenti che entrano nella produzione di un aereo. Questi componenti sono specializzati e sono realizzati in luoghi diversi, quindi vengono spediti e assemblati.

L'industria dell'avionica (elettronica aeronautica) è molto concentrata nelle vicinanze di Wichita, Kansas, per ragioni storiche e di altro tipo. È come la Silicon Valley dell'avionica.

Ma l'industria ha un tasso di partecipazione molto basso riguardo l'obbligo di vaccinazione, il che significa circa il 50%. A livello nazionale circa l'80% ha ricevuto almeno una dose, ma in questo particolare settore, forse perché è più orientato agli uomini, forse perché è più conservatore, il tasso è molto più basso. Il motivo non ha molta importanza.

Ma se ormai non sono vaccinati, probabilmente non lo saranno mai. Non è che non sappiano che le siringhe sono disponibili gratuitamente presso il CVS locale. Dal momento che non obbediranno all'obbligo, si dimetteranno, verranno licenziati, andranno in pensione anticipata, ecc. Ciò significa una carenza critica nell'industria avionica.

Che succede quando le compagnie aeree non possono aggiornare la loro avionica? Gli aerei vanno fuori servizio, potenzialmente, oppure resteranno in servizio ma rimarranno fermi. Stiamo parlando di sei mesi per alcuni dei più sofisticati sistemi di navigazione e comunicazione.

Gli arretrati si stanno già accumulando in tal settore. In che modo questa situazione può aiutare l'economia se gli aerei restano fermi a causa della carenza di componenti?

E guardate l'impatto degli obblighi sui piloti: molti di loro esitano a vaccinarsi perché gli studi indicano che i piloti sono più suscettibili allo sviluppo di coaguli di sangue rispetto alla popolazione generale.

Bene, indovinate qual è un noto effetto collaterale di questi vaccini? Avete indovinato, coaguli di sangue.

Non solo i trombi possono ucciderli, ma potrebbero anche porre fine alla loro carriera perché i piloti devono sottoporsi regolarmente a rigorosi test sullo stato di salute.

Di recente Southwest Airlines ha dovuto cancellare migliaia di voli, poi è stata la volta di American ia cancellare migliaia di voli. A loro piace affermare che sia colpa del meteo, ma come mai il tempo colpisce solo una compagnia aerea alla volta?

Non era il meteo, erano i piloti (ed i controllori del traffico aereo) che conducevano scioperi informali a causa dell'obbligo di vaccinazione.

Oh, e gli obblighi si estendono anche ai grandi vettori aerei come FedEx e UPS che trasportano merci in tutto il mondo. Ulteriori interruzioni nelle catene di approvvigionamento se questi aerei non volano.

Le interruzioni nelle supply chain sono un grosso problema: è pervasivo e non se ne andrà tanto presto perché richiederà la distruzione di decenni di globalizzazione.

Dovrete abituarvi. Quando dico così, non intendo la sfortuna, ma che questo problema continuerà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 27 agosto 2018

Preparatevi ad una maxi-svalutazione cinese





di James Rickards


Per oltre un anno ho sostenuto che le minacce commerciali del presidente Trump dovevano essere prese sul serio, mentre la maggior parte di Wall Street le ha minimizzate. Ora le guerre commerciali sono qui come ci aspettavamo, e peggioreranno prima di essere risolte.

Le guerre tra valute sorgono in una condizione di troppo debito e di crescita troppo scarsa. Le potenze economiche cercano di sottrarre la crescita ai loro partner commerciali svalutando le loro valute per promuovere le esportazioni ed importare l'inflazione.

Ma la Cina non può percorrere molto a lungo la via dei dazi.

Importa solo circa $150 miliardi di esportazioni statunitensi. Alla velocità con cui stanno andando, finiranno le merci su cui imporre dazi. Trump può andare avanti perché gli Stati Uniti importano molto di più dalla Cina.

Ma i cinesi sono ossessionati dal non voler perdere la faccia. Il presidente cinese Xi è appena stato nominato dittatore a vita. Non vuole iniziare il suo nuovo regime dittatoriale facendo marcia indietro da un braccio di ferro con Donald Trump. Quindi ha bisogno di un'altra opzione.

Affinché la Cina continui a combattere, ha bisogno di una risposta asimmetrica; ha bisogno di combattere la guerra commerciale con qualcosa di diverso dai dazi.

La Cina detiene oltre $1,200 miliardi di titoli del Tesoro statunitensi. Alcuni analisti dicono che la Cina può scaricare questi titoli del Tesoro sui mercati mondiali e far aumentare i tassi d'interesse negli Stati Uniti. Ciò farà aumentare anche i tassi dei mutui, danneggerà il mercato immobiliare negli Stati Uniti e potrebbe scaraventare l'economia statunitense in una recessione. Gli analisti la definiscono "l'opzione nucleare della Cina" quando si tratta di combattere una guerra finanziaria con Trump.

C'è solo un problema.

Tale opzione è un disastro. Se la Cina vendesse alcuni dei titoli del Tesoro USA in suo possesso, si auto-danneggerebbe perché qualsiasi aumento dei tassi d'interesse ridurrebbe il valore di mercato di ciò che ha ancora in pancia.

Inoltre ci sono un sacco di acquirenti in giro se la Cina diventasse un venditore. Quei titoli del Tesoro USA verrebbero acquistati dalle banche degli Stati Uniti, o persino dalla stessa FED. Se la Cina perseguisse una versione estrema di questo dumping, il Presidente degli Stati Uniti potrebbe interromperla con una sola telefonata al Tesoro USA.

Questo perché gli Stati Uniti controllano il libro mastro digitale che registra la proprietà di tutti i titoli del Tesoro USA. Potrebbero congelare i conti obbligazionari cinesi e questa sarebbe la fine. Quindi non vi preoccupare quando sentite che la Cina può vendere i titoli del Tesoro statunitensi. La Cina è bloccata. Non ha una cosiddetta opzione nucleare in questo mercato.

Ma se non può vincere una guerra commerciale, può provare a vincere una guerra tra valute invece...

Sebbene la Cina non abbia una cosiddetta "opzione nucleare", questo non significa che non abbia proiettili in una guerra finanziaria. La Cina non può imporre tanti dazi quanto Trump e non può scaricare i titoli del Tesoro USA, ma può contrastare la guerra commerciale combattendo una guerra tra valute.

Se Trump impone dazi del 25% sulle merci cinesi, la Cina potrebbe semplicemente svalutare la propria valuta del 25%. Ciò tornerebbe a rendere meno i cari i prodotti cinesi per gli acquirenti statunitensi. L'effetto netto sul prezzo rimarrebbe invariato e gli americani potrebbero continuare a comprare beni cinesi allo stesso prezzo in dollari.

L'impatto di una tale svalutazione non sarebbe limitato alla guerra commerciale. Uno yuan più economico esporta deflazione dalla Cina verso gli Stati Uniti e rende più difficile per la FED raggiungere il suo obiettivo d'inflazione.

Inoltre le ultime due volte che la Cina ha provato a svalutare la sua valuta, agosto 2015 e dicembre 2015, i mercati azionari statunitensi sono crollati di oltre l'11% nel giro di poche settimane. Quindi se la guerra commerciale dovesse intensificarsi, come mi aspetto, non preoccupatevi che la Cina imponga dazi doganali.

Guardate la valuta, ecco dove la Cina reagirà. Quando lo farà, i mercati azionari statunitensi saranno le prime vittime.

Forse pensate che sia improbabile perché sarebbe una reazione estrema da parte della Cina, ma dovete mettervi nei panni della leadership cinese.

Queste non sono questioni accademiche per i leader cinesi, entrano nel cuore della loro legittimità al governo.

L'economia cinese non si limita a fornire posti di lavoro, beni e servizi. Riguarda la sopravvivenza del Partito Comunista Cinese che affronta una crisi esistenziale se non riesce ad apparire forte. L'imperativo della leadership cinese è quello di evitare disordini sociali.

Se la Cina andasse incontro ad una crisi finanziaria, Xi potrebbe perdere rapidamente quello che i cinesi chiamano "Il mandato dal cielo". Questo termine descrive l'intangibile benevolenza e il sostegno popolare che sono stati necessari agli imperatori per governare la Cina negli ultimi 3,000 anni.

Se il mandato dal cielo è perduto, un governante può cadere rapidamente.

Metà degli investimenti della Cina sono uno spreco totale di capitali; producono lavori ed utilizzano input come cemento, acciaio, rame e vetro, ma il prodotto finito, che sia una città, una stazione ferroviaria o un'arena sportiva, è spesso una cattedrale nel deserto che rimarrà inutilizzata.

Negli ultimi anni la crescita cinese è stata del 6.5-10%, ma in realtà è stata più vicina al 5% o più bassa una volta effettuato un aggiustamento agli sprechi. Il paesaggio cinese è disseminato di "città fantasma" che sono il risultato di investimenti improduttivi e di un modello di sviluppo imperfetto.

Quel che è peggio è che queste cattedrali nel deserto vengono finanziate con un debito che non potrà mai essere ripagato, senza contare la manutenzione necessaria nel caso volessero essere utilizzate in futuro.

Essenzialmente la Cina ha di fronte un dilemma senza una via d'uscita: da un lato, la Cina ha guidato la crescita negli ultimi otto anni con credito in eccesso, investimenti infrastrutturali inutili e schemi di Ponzi.

La leadership cinese lo sa, ma ha dovuto tenere in moto la macchina della crescita per creare posti di lavoro per milioni di migranti che si trasferivano dalle campagne alle città e per sostenere i posti di lavoro per altri milioni già nelle città.

I due modi di sbarazzarsi del debito sono la deflazione (che si traduce in liquidazioni, fallimenti e disoccupazione) o inflazione (che si traduce in furto di potere d'acquisto, simile ad un aumento delle tasse).

Entrambe le alternative sono inaccettabili per i comunisti, perché mancano della legittimità politica per sopportare disoccupazione o inflazione. Entrambe le politiche causerebbero disordini sociali ed innescherebbero una potenziale rivoluzione.

Le contraddizioni interne della Cina sono tante e deve confrontarsi con un sistema bancario insolvente, una bolla immobiliare e uno schema di Ponzi (es. wealth management products, WMP) da $1,000 miliardi che sta iniziando a crollare.

Uno yuan molto più debole darebbe alla Cina un po' di spazio di manovra politico in termini di utilizzo delle sue riserve per risolvere alcuni di questi problemi.

Una maxi-svalutazione della sua valuta è probabilmente il modo migliore per evitare i disordini sociali che terrorizzano la Cina.

Quando ciò accadrà, probabilmente entro la fine di quest'anno in risposta alla guerra commerciale di Trump, gli effetti non saranno limitati alla Cina. Una grande svalutazione dello yuan rappresenterà un evento critico come lo è stato quello dell'agosto e dicembre 2015 (entrambe le volte le azioni degli Stati Uniti sono scese oltre il 10% in poche settimane).

La Cina non ha un'opzione nucleare nella guerra commerciale, ma ha un'arma molto potente che è pronta ad usare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 26 aprile 2018

Lo scacco matto della Russia





di James Rickards


La Russia di Putin non ha mai distolto gli occhi dalla scacchiera. La sua ambizione non è l'egemonia globale, o la conquista europea. Putin cerca ciò che la Russia ha sempre cercato: l'egemonia regionale e una serie di stati cuscinetto nell'Europa orientale e nell'Asia centrale che possano aggiungere profondità strategica alla Russia.

In Siria la Russia ha il porto di Tartus, il quale è importante quando si considera che la maggior parte dei porti russi sono bloccati dal ghiaccio per mesi durante l'anno.

È stata la profondità strategica, la capacità di subire invasioni e sopravvivere grazie alla capacità di ritirarsi in una posizione centrale e di intaccare le linee di rifornimento nemiche, che ha permesso alla Russia di sconfiggere sia Napoleone che Hitler. Putin vuole il minimo rispetto che normalmente accompagnerebbe questo obiettivo geostrategico.

Capire Putin non è molto più complicato di così.

Nel ventunesimo secolo la Russia non agguanta una sfera d'influenza con la conquista, o la subordinazione, nel vecchio stile imperiale o comunista. Viene acquisita intessendo stretti legami finanziari, investimenti esteri diretti, zone di libero scambio, trattati, alleanze e una rete di associazioni che ricordano le precedenti versioni dell'UE.

L'intervento militare russo in Crimea e nell'Ucraina orientale non è stata un'iniziativa russa, ma una reazione russa. È stata una risposta agli sforzi degli Stati Uniti e del Regno Unito di attaccare la Russia spingendo in modo aggressivo e prematuro l'adesione dell'Ucraina alla NATO. Ciò è stato fatto deponendo un alleato di Putin a Kiev all'inizio del 2014.

Questo non per giustificare le azioni della Russia, ma semplicemente metterle in un contesto appropriato. Il tempo per staccare l'Ucraina dalla NATO era il 1999, non il 2014.

La situazione russo-ucraina è un sottogruppo della più ampia relazione tra Stati Uniti e Russia. Qui, l'opposizione viene non solo da oppositori interni, ma dall'élite globalista.

La globalizzazione è emersa negli anni '90 come conseguenza della fine della guerra fredda e della riunificazione della Germania. Per la prima volta dal 1914, la Russia, la Cina ed i loro rispettivi imperi potevano unirsi agli Stati Uniti, all'Europa occidentale e alle loro ex-colonie in America Latina e Africa in un unico mercato globale.

La globalizzazione si basava su frontiere aperte, libero scambio, telecomunicazioni, finanza globale, catene di approvvigionamento estese, manodopera a basso costo e libertà lungo i mari. La globalizzazione esistita dal 1990 al 2007 ha fatto progressi costanti sotto il duopolio di Bush/Clinton negli Stati Uniti e leader di mentalità simile altrove. Il nemico della globalizzazione era il nazionalismo, ma non era affatto in vista.

La crisi finanziaria del 2007-2008 ha messo fine ai guadagni facili grazie alla globalizzazione.

Le stesse élite che hanno creato il disastro finanziario, hanno cercato di "sistemare" la situazione sotto gli auspici del G20. Questo salvataggio globale è iniziato con il primo summit organizzato frettolosamente da George W. Bush e Nicolas Sarkozy, allora Presidente della Francia, nel novembre 2008.

Nonostante i salvataggi finanziari e il quantitative easing del settore bancario centrale, non è mai stata realmente ripristinata una robusta crescita autosufficiente in linea con le tendenze pre-crisi. Invece il mondo ha sofferto per una depressione decennale (definita come una crescita sotto-tendenziale) che continua ancora oggi.

La piccola crescita emersa è stata ad appannaggio dei ricchi, cosa che ha portato a livelli maggiori di disuguaglianza dei redditi registrati in oltre 80 anni.

Il malcontento era palpabile tra la classe media e la classe operaia nelle principali economie sviluppate del mondo. Questo malcontento si è trasformato in azione politica. Il risultato è stata la decisione del Regno Unito di lasciare l'UE, l'elezione di Donald Trump e l'ascesa di politici come Geert Wilders nei Paesi Bassi e Marine Le Pen in Francia, tra gli altri.

Ciò che accomuna questi politici e movimenti politici è il nazionalismo. Questo può essere definito come il desiderio di mettere gli interessi nazionali davanti alla globalizzazione. Il nazionalismo può significare chiudere le frontiere, limitare il libero commercio per aiutare l'occupazione locale, contrastare la manodopera a basso costo con i dazi ed i sussidi commerciali, e respingere gli accordi commerciali multilaterali a favore di negoziati bilaterali.

Questo ci porta al punto cruciale della relazione USA-Russia.

In poche parole, Putin e Trump sono i due nazionalisti più potenti del mondo. Qualsiasi riavvicinamento tra la Russia e gli Stati Uniti è una minaccia esistenziale all'agenda globalista.

Questo spiega gli attacchi al vetriolo, isterici e implacabili su Trump e Putin.

I globalisti devono tenere separati Trump e Putin per avere qualche speranza di far rivivere la loro agenda.

Proprio come Trump e Putin sono i campioni del nazionalismo, il presidente Xi Jinping della Cina e il cancelliere tedesco Angela Merkel sono i campioni del globalismo.

Capire questa dinamica richiede la considerazione dei ruoli paradossali di Xi e della Merkel.

Xi si posiziona come il principale sostenitore della globalizzazione, sebbene la verità sia più complessa.

Infatti il presidente Xi è il più nazionalista di tutti i maggiori leader mondiali. Spinge continuamente gli interessi a lungo termine della Cina senza particolare riguardo per il benessere del resto del mondo.

Ma la relativa debolezza militare ed economica della Cina, e la potenziale instabilità sociale, richiedono che essa collabori con il resto del mondo su commercio, cambiamenti climatici e logistica della supply chain per crescere. Xi è in una posizione paradossale: nazionalista fino al midollo, ciononostante deve indossare un rivestimento globalista per perseguire il suo obiettivo nazionalista di lungo termine.

Anche Angela Merkel è in una posizione paradossale, ma l'opposto del ruolo di Xi. La Merkel sa che la Germania deve abbracciare il globalismo sia per onere storico dato che è stata la fonte di tre grandi guerre (franco-prussiana, prima guerra mondiale e seconda guerra mondiale), sia per la necessità dell'integrazione tedesca con l'UE e la Zona Euro.

Allo stesso tempo, la Merkel ha fatto progredire la sua agenda globalista promuovendo interessi tedeschi attraverso le esportazioni e la manodopera straniera a basso costo.

Per i globalisti, il mondo si divide nella lotta manichea tra i nazionalisti, Trump e Putin, ed i globalisti, Xi e Merkel. I globalisti potrebbero giocare un gioco a due, nazionalisti contro globalisti, ma devono guardare al quadro più ampio per constatare che il mondo di oggi è in realtà un gioco a tre.

Oggi ci sono solo tre superpotenze nel mondo: Russia, Cina e Stati Uniti. Tutte le altre nazioni sono potenze secondarie o terziarie che possono allearsi con una superpotenza, rimanere neutrali o essere indipendenti, ma che altrimenti non hanno la capacità di imporre la propria volontà agli altri.

Alcuni analisti potrebbero rimanere sorpresi nel vedere la Russia nella lista delle superpotenze, ma i fatti sono indiscutibili. La Russia è la dodicesima economia più grande del mondo, ha il più vasto continente, è uno dei tre maggiori produttori di energia del mondo, ha abbondanti risorse naturali oltre al petrolio, ha armi avanzate e tecnologia spaziale, una forza lavoro istruita e, naturalmente, ha il più grande arsenale di armi nucleari di qualsiasi altro Paese.

La Russia ha enormi problemi, tra cui dati demografici negativi, accesso limitato agli oceani, condizioni meteorologiche avverse e terreni fertili limitati. Tuttavia, nessuno di questi problemi annulla i punti di forza della Russia.

Nonostante la prospettiva di migliorare le relazioni, Putin rimane il maestro degli scacchi geopolitico che è sempre stato.

Il suo gioco di lungo termine comporta l'accumulo di oro, lo sviluppo di sistemi di pagamento alternativi e la definitiva scomparsa del dollaro come valuta di riserva globale.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 15 febbraio 2018

La minaccia di un contagio





di James Rickards


Per capire il rischio di contagio, bisogna pensare al marlin del libro Il vecchio e il mare di Hemingway. Il marlin era la preda tanto agognata e infine pescata dal pescatore Santiago, la quale era legata al fianco della sua barca.

Ma, una volta che c'era sangue nell'acqua, ogni squalo nelle vicinanze si avventò sul marlin e lo divorò. Quando Santiago arrivò a riva, non rimase nulla del marlin, solo la coda e alcune ossa.

In questa metafora, il marlin è il XIV. Durante le normali ore di trading di lunedì scorso, non c'era molto sangue nell'acqua. Ma, una volta che i trader hanno visto la ferita al VIX, hanno sentito l'odore di sangue in termini di valore del XIV.

A quel punto, i mercati (gli squali) non hanno trattato più il XIV in relazione ad altri strumenti. Invece i mercati hanno trattato sistematicamente contro il XIV nel tentativo di costringere ogni detentore, sponsor e garante a subire una perdita totale. Volevano divorarlo.

I mercati erano intenzionati a far pressione sul prezzo del XIV fino a quando non ci sarebbe stata una sospensione, un collasso a zero, o in ultima analisi un contenzioso tra i possessori.

Mi scuso se questo possa suonare un po' tecnico. Il punto è che il danno sembra essere stato contenuto.

Ma cosa sarebbe successo se le partecipazioni XIV ETN fossero state concentrate in uno o due hedge fund? Cosa sarebbe accaduto se quegli stessi titolari avessero avuto una forte leva finanziaria e allo stesso tempo avessero perso denaro su azioni e XIV? E se le voci avessero riguardato un "hedge fund in difficoltà?"

Un pericolo ancora maggiore per i mercati è quando questi due tipi di contagio convergono. Ciò accade quando le perdite di mercato si riversano in mercati più ampi, quindi tali perdite generano scambi sistematici contro un particolare strumento o hedge fund.

Quando lo strumento o il fondo presi di mira finiscono in difficoltà, le perdite sui crediti si diffondono ad un gruppo più ampio di controparti, le quali poi finiscono sotto pressione anch'esse. Presto emergerà un panico di liquidità nel quale "tutti rivogliono i propri soldi".

Questo è esattamente quello che è successo durante la crisi Russia/Long Term Capital Management (LTCM) nel 1998. Nell'agosto 1998 c'è stata una crisi di liquidità che ha coinvolto ampie classi di strumenti, ma a settembre era sistematicamente indirizzata a LTCM.

Si trattava di una crisi monetaria internazionale iniziata in Thailandia nel giugno del 1997, diffusasi in Indonesia e Corea, e infine in Russia nell'agosto del '98. Sembrava come la caduta di un domino.

LTCM non era un Paese, ma era un hedge fund tanto grande quanto un Paese in termini di basi finanziarie.

La pressione sistemica su LTCM è continuata fino a quando il fondo non è quasi rimasto al verde. Mentre Wall Street attaccava il fondo, non aveva capito come fosse il creditore del fondo. Mandando in bancarotta LTCM, stava mandando in bancarotta sé stesso. È stato qui che la FED è intervenuta e ha costretto Wall Street a salvare il fondo.

Le persone coinvolte possono dire di aver salvato LTCM, ma se fosse fallito, $1,300 miliardi di derivati ​​sarebbero stati restituiti a Wall Street.

In realtà, Wall Street si auto-salvò.

Il panico del 2008 è stata una versione ancora più estrema di quello nel 1998. Eravamo a giorni, se non ore, dal crollo sequenziale di tutte le maggiori banche del mondo. Pensate ancora al domino. Cos'era successo? C'è stata una crisi bancaria.

Tranne che nel 2008 Wall Street non ha salvato un hedge fund; invece le banche centrali hanno salvato Wall Street.

E oggi il rischio sistemico è più pericoloso che mai. Ogni crisi è più grande di quella precedente. Le banche troppo grandi per fallire sono più grandi che mai, hanno una maggiore percentuale del patrimonio complessivo di tutto il sistema bancario e hanno molto più derivati ​​nei bilanci.

Gli algoritmi di trading automatico moderni, come le tecniche di trading ad alta frequenza utilizzate nei mercati azionari, potrebbero aggiungere liquidità in tempi normali, ma la liquidità potrebbe scomparire istantaneamente in periodi di stress del mercato. E quando il catalizzatore viene attivato e inizia il panico, le dinamiche impersonali prendono vita.

Questi tipi di crash improvvisi e inaspettati che sembrano emergere dal nulla sono del tutto coerenti con le previsioni della teoria della complessità.

In sistemi dinamici complessi come i mercati dei capitali, il rischio è una funzione esponenziale della scala del sistema. L'aumento della scala di mercato si correla con crolli di mercato esponenzialmente più grandi. Ciò significa che le dimensioni maggiori del sistema implicano una futura crisi di liquidità globale e un panico di mercato molto più grande del Panico del 2008.

La capacità delle banche centrali di far fronte a una nuova crisi è fortemente limitata dai tassi d'interesse bassi e dai bilanci gonfiati, che non sono ancora stati normalizzati dopo l'ultima crisi nonostante alcuni movimenti in tale direzione.

Per ora non è chiaro in che modo le cose peggioreranno. I mercati sono ancora in una posizione precaria e la volatilità è elevata. Indipendentemente da quale direzione i mercati vadano da qui, la storia del contagio dal Dow Jones al VIX al XIV è un promemoria inquietante dei collegamenti nascosti nei moderni mercati dei capitali.

La prossima volta potremmo non essere così fortunati.

La soluzione per gli investitori è di spostare parte dei propri asset al di fuori dei mercati tradizionali e al di fuori del sistema bancario.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 31 gennaio 2018

Argento: denaro di oggi e di domani





di James Rickards


La Repubblica di Roma e il tardo Impero Romano avevano monete d'oro chiamate aurei e solidi, ma coniavano anche una moneta d'argento chiamata denario. Un denario era il salario giornaliero dei lavoratori non specializzati e dei soldati romani.

Ovviamente nel tardo Impero l'aureo, il solido e il denario erano stati tutti svalutati mescolando l'oro e l'argento con altri metalli. Il declino dell'Impero Romano andò a braccetto con il declino del denaro sonante.

All'inizio del nono secolo dopo Cristo, Carlo Magno espanse il conio dell'argento per compensare una carenza d'oro. Ciò ebbe successo nello stimolare l'economia del predecessore del Sacro Romano Impero. In un certo senso Carlo Magno inventò il quantitative easing più di mille anni fa. L'argento era la sua forma di denaro preferita.

In base al Coniage Act del 1792, sia l'oro che l'argento erano monete a corso legale negli Stati Uniti. Dal 1794 al 1935 la Zecca degli Stati Uniti emise "dollari d'argento" sotto varie forme; ed erano utilizzate come denaro dagli americani. Il dollaro americano era definito legalmente come un'oncia d'argento.

Il dollaro d'argento americano del tardo diciottesimo secolo era una copia del Real de a ocho coniato dall'Impero Spagnolo all'inizio del sedicesimo secolo. La traduzione dallo spagnolo è "pezzo di un otto", perché la moneta poteva essere divisa in pezzi da un ottavo ciascuno.

Fino al 2001 i prezzi delle azioni nella Borsa di New York erano quotati in otto e sedici, in base alla moneta spagnola d'argento e alle sue otto sezioni.

Fino al 1935 le monete d'argento degli Stati Uniti erano pure al 90%, con il restante 10% fatto di rame e aggiunto per la durabilità. Dopo il Coniage Act del 1965, il contenuto d'argento dei mezzi dollari, dei quarti di dollaro e dei centesimi venne ridotto dal 90% al 40% a causa dei prezzi in ascesa dell'argento e all'accumulo da parte dei cittadini che ritenevano prezioso il contenuto in argento delle vecchie monete.

La nuova legge firmata dal presidente Johnson segnava la fine del vero conio dell'argento negli Stati Uniti. Nel 1968 venne terminata la convertibilità dei vecchi "certificati d'argento" con il metallo grigio.

Successivamente il conio statunitense venne caratterizzato da altri metalli e denaro cartaceo non convertibile in argento (la convertibilità dell'oro venne terminata nel 1933 invece).

Speriamo solo che gli Stati Uniti non stiano seguente le orme dell'Impero Romano in termini di declino politico in coincidenza con una sostituzione nel conio dell'oro e dell'argento con altri metalli.

Nel 1986 gli Stati Uniti introdussero nuovamente un conio dell'argento con un'oncia d'argento pura al .999, chiamata American Silver Eagle. Tuttavia non venne resa a corso legale, sebbene avesse un valore nominale di "un dollaro". Questa moneta è d'argento ed è preziosa per investitori e collezionisti, ma non è denaro.

Chi sano di mente pagherebbe un'oncia d'argento per beni e servizi che valgono un solo dollaro?

In breve, l'argento è un metallo monetario tanto quanto l'oro, ed ha un pedigree altrettanto buono quando si parla di conio. L'argento ha sostenuto le economie di imperi, regni e stati-nazione in tutta la storia.

Non dovrebbe essere una sorpresa se l'aumento o il calo dei prezzi dell'argento e dell'oro denominati in dollari siano strettamente correlati.

L'argento è più volatile dell'oro ed è più difficile da analizzare perché ha più applicazioni industriali rispetto al metallo giallo. L'argento è utile per motori, elettronica e rivestimenti.

L'oro è usato molto meno quando si tratta di usi extra monetari. L'oro ha usi altamente specializzati per i rivestimenti e cavi ultra sottili, ma queste sono porzioni molto limitate del mercato dell'oro.

Sia l'oro che l'argento sono usati in modo esteso nel mondo dei gioielli. Considero questi ultimi "ricchezza indossabile" e molto vicini al metallo puro piuttosto che un segmento separato.

Poiché l'argento ha più usi industriali rispetto all'oro, il prezzo può salire o scendere indipendentemente dalle considerazioni monetarie. Tuttavia, per periodi lunghi di tempo, gli aspetti monetari tendono a soverchiare gli usi industriali e l'argento segue da vicino l'oro in termini di dollari.

Nonostante l'oro e l'argento abbiano una stretta correlazione, quest'ultima non è perfetta. Ci sono volte in cui l'oro performa meglio rispetto all'argento e viceversa. Proprio adesso ci troviamo in un momento propizio per l'argento.

L'oro sta andando bene, e l'argento anche meglio!

Gli ultimi dati mi dicono che i prezzi dell'argento stanno per sperimentare un rally. Questa conclusione si basa in parte su un mercato toro principalmente incentrato sull'oro.

L'oro ha fatto vedere un rally storico dal 1999 al 2011, da circa $250 l'oncia a $1,900 l'oncia, un guadagno di circa il 900% in dodici anni. Sin da allora i  prezzi dell'oro sono scesi seguendo un ritracciamento del 50% (usando come base il 1999) e hanno raggiunto un fondo a $1,050 l'oncia a dicembre 2015.

I massimi ed i minimi di mercati toro e orso sono difficili da vedere anticipatamente, ma diventano evidenti col senno di poi. L'oro è salito di oltre il 23% nel 2016-2017. Dall'inizio del 2018 è chiaro che il mercato orso dell'oro sia finito due anni fa e che sia iniziato un nuovo mercato toro.

L'argento non solo sta seguendo le orme dell'oro, ma sta sfoggiando grande potenziale malgrado la volatilità. I rally di oro e argento sono basati su una combinazione di domanda/offerta, pressione geopolitica crescente e aumento delle aspettative d'inflazione in risposta ad un'erosione della fiducia nel denaro fiat e nel settore bancario centrale.

In aggiunta l'argento ha una formazione tecnica davvero eccellente. L'analista di metalli preziosi Samson Li di Thomson Reuters ha scritto quanto segue il 2 gennaio 2018:

Dal punto di vista tecnico l'argento è pronto per un breakout verso l'alto nel 2018. Le cifre del CFTC mostrano che il COMEX è stato a corto d'argento per tre settimane sin dal 12 dicembre. Non è un segreto, ma è una situazione particolarmente rara per l'argento; l'ultima volta che il COMEX è rimasto a corto d'argento è stato tra la fine di giugno e l'inizio di agosto 2015. Un sentimento d'investimento può oscillare da una parte all'altra e conferire all'argento un'innata volatilità; questa carenza dovrebbe puntare ad un rally dovuto alla scarsità. Guardando indietro al precedente periodo nel 2015, il prezzo dell'argento era di $15.61/oz il sette luglio, ed era la terza settimana consecutiva di carenza. Circa un anno dopo l'argento avrebbe sfoggiato più di $20/oz a luglio 2016 [...]. Il sentimento attuale suggerisce che l'argento potrà essere uno dei metalli preziosi con maggiori possibilità di andare bene nel 2018, superando una qualsiasi crisi che potrebbe bastonare il settore delle commodity escluso l'oro.

La buona notizia è che il rally dell'argento è ancora alle battute iniziali. I guadagni recenti si amplificheranno nei mesi e negli anni a venire.

L'argento performerà meglio dell'oro nel breve termine, e le azioni delle compagnie d'estrazione dell'argento andranno ancora meglio del metallo.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 30 novembre 2017

Avvertimenti dal “China Beige Book”





di James Rickards


Leland Miller, un mio caro amico, è il fondatore e titolare di un servizio di ricerca economica chiamato "China Beige Book".

Il nome "beige book" è preso in prestito dalle indagini condotte dalle banche regionali Federal Reserve sulle condizioni economiche nelle loro regioni. (Nei giorni precedenti Internet, la FED rilasciava opuscoli con copertine di vario colore in base all'oggetto analizzato. Il libretto delle condizioni economiche aveva una copertina beige.)

Leland fa con la Cina ciò che la FED fa nelle sue regioni, tranne che lui copre l'intero Paese. Ha una rete diversificata di oltre 3,000 aziende e imprenditori in tutti i settori di attività. Ottiene le sue informazioni direttamente alla fonte e bypassa i canali del governo centrale. È come un servizio di intelligence privato.

Infatti, la rete di Leland è migliore di quella della CIA quando si tratta di dati economici; infatti la CIA si rivolge a lui per consigli e suggerimenti.

Il servizio di ricerca dettagliato costa circa $100,000 all'anno per un abbonamento. Ma Leland pubblica sintesi su base trimestrale e sono liberamente disponibili. Il suo ultimo sommario non dipinge un bel quadro.

Il China Beige Book, CBB, dice che la Cina ha nascosto i problemi legati alla debole crescita e al debito eccessivo per apparire calma davanti al mondo durante il Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, avuto luogo il mese scorso.

Il CBB chiarisce anche che non è avvenuto il fantomatico "ribilanciamento" dell'economia cinese da investimenti e produzione a consumi e spesa. Invece la Cina ha raddoppiato l'eccesso di capacità per quanto riguarda carbone, acciaio e produzione manifatturiera generale e ha continuato la sua politica di investimenti improduttivi alimentati da debiti impagabili.

È evidente, quindi, che iniziano a comparire le prime crepe nella Grande Muraglia del debito cinese.

La baldoria di debito cinese degli ultimi 10 anni è una storia ben nota. Le società cinesi hanno contratto debiti in dollari per centinaia di miliardi di dollari, la maggior parte dei quali non sono pagabili senza sovvenzioni da Pechino.

Il rapporto debito/capitale della Cina è superiore al 300%, peggio di quello americano (anch'esso pericolosamente alto) e paragonabile a quello del Giappone e di altri grandi debitori. Il mercato cinese della gestione del patrimonio (WMP) è fondamentalmente uno schema di Ponzi.

Nuovi WMP sono utilizzati per riscattare i WMP maturanti, mentre la maggior parte dei prodotti in questo mercato viene semplicemente rinnovata perché i progetti immobiliari e infrastrutturali sottostanti non possono rimborsare i loro debiti.

Un sacco di prestiti aziendali si riduce semplicemente ad un'azienda che presta ad un'altra, che a sua volta presta ad un'altra ancora, dando l'impressione che ogni azienda detiene buone risorse, ma in realtà nessuna può effettivamente pagare i suoi creditori. È un gioco contabile senza soldi veri e nessuna possibilità di rimborso.

Tutto questo è ben noto.

Ciò che non è noto, è il quando finirà. Quando scomparirà la fiducia in modo tale che l'intero castello di carte cada a terra? Quando uno shock geopolitico o una catastrofe naturale innescheranno una perdita di fiducia e accenderanno un panico finanziario?

C'è stata una scarsa prospettiva di un evento simile nell'ultimo anno, perché il presidente Xi Jinping stava mantenendo un coperchio sui guai che ribollivano in patria prima del Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese.

Con questo evento alle spalle, Xi è pronto ad intraprendere la riforma del sistema finanziario, il che significa chiudere le società e le banche insolventi. Ora sono cominciati a comparire i primi fallimenti.

Dandong Port Group, che fa affari nella zona calda vicino alla Corea del Nord, è appena andata in default per il suo debito. Questo può rappresentare il fallimento d'apertura di una grande ondata di bancarotte. La questione è se il presidente Xi possa attuare le sue riforme pianificate e gestire l'insolvenza delle imprese senza trasformare il processo in qualcosa di più pericoloso che può andare fuori controllo.

I primi segnali ci dicono che questo processo di ristrutturazione sarà più difficile di quanto si aspetta Xi e che il potenziale di panico è davvero alto.

Il CBB prevede che o la Cina avrà un rallentamento significativo nel 2018, che a sua volta si ripercuoterà sulla crescita mondiale, oppure dovrà affrontare un debacle ancora più grande. Entrambi i risultati sono notizie negative per l'economia globale.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 27 novembre 2017

Oro, tassi d'interesse e super cicli

In questi giorni il prezzo dell'oro continua a lateralizzare, segnale che suggerisce una certa attesa da parte degli investitori per quanto riguarda la decisione prossima della FED su un eventuale rialzo dei tassi il mese prossimo. In questo contesto è possibile "giocare" con un certo anticipo su questa informazione, perché come documentato spesso su questo blog, la FED sta lasciando che i tassi salgano e non ha controllo su di essi. Il 30 novembre infatti usciranno i dati riguardanti la PCE di base, indicatore preferito dalla FED per quanto riguarda l'impostazione della sua politica monetaria. I numeri della disoccupazione, mascherati dall'ascesa strabordante del part-time, le hanno permesso di cantare vittoria su quel fronte; l'unico che ancora rimane aperto è quello sull'inflazione dei prezzi. Il dato monitorato e preferito dalla FED è la spesa al consumo personale di base (PCE core) misurata annualmente, ed è in questo dato che desidera ardentemente raggiungere il fantomatico 2%. Ora, se giovedì questo dato risulterà superiore o uguale all'1.6%, allora è praticamente sicuro che la FED rialzerà i tassi a dicembre e l'oro continuerà a lateralizzare. Se invece sarà dell'1.3% o inferiore, allora è assai probabile che non ci sarà alcun rialzo dei tassi a dicembre e l'oro vedrà uno spike nel prezzo. Comprare oro adesso e speculare su queste informazioni rappresenta un buon modo per staccare profitti nel breve termine; nel primo caso, invece, è possibile smobilitare la posizione senza paura di perdite. Per quanto riguarda il medio/lungo termine, invece, segnali di un breakout sono tutti presenti oltre a diversi catalizzatori che ne alimenteranno il rally del prezzo.
_________________________________________________________________________________


di James Rickards


Quando la FED ha rialzato i tassi d'interesse lo scorso dicembre, molti credevano che l'oro sarebbe crollato. Ma non è successo.

L'oro ha toccato il fondo il giorno dopo il rialzo dei tassi, poi ha ripreso a muoversi in alto.

Per inciso, la stessa cosa è successa dopo il tightening della FED a dicembre 2015. L'oro poi nel primo trimestre del 2016 avrebbe sfoggiato uno dei suoi migliori trimestri in 20 anni. È stato molto interessante vedere l'oro salire nonostante i venti contrari della FED.

Nel frattempo, l'oro ha retto bene quest'anno.

Normalmente quando i tassi salgono, il dollaro si rafforza e l'oro si indebolisce. Di solito si muovono in direzioni opposte. Com'è possibile, quindi, che l'oro salga di prezzo quando la FED sta assumendo una posizione più ristretta e il dollaro è più forte?

Questo mi suggerisce che ci sono altre storie che si stanno sviluppando dietro le quinte.

Significa che non possiamo limitarci a guardare solo il dollaro. Il dollaro è un importante motore del prezzo dell'oro, senza dubbio, ma lo sono anche i fondamentali economici come l'offerta e la domanda nel mercato dell'oro fisico.

Viaggio costantemente e sono stato a Shanghai per incontrare i più grandi dealer cinesi in oro. Sono stato anche in Svizzera, non molto tempo fa, ad incontrare raffinatori e dealer in oro.

Ho sentito le stesse storie sia in Svizzera che a Shanghai: ci sono carenze di oro fisico e i raffinatori stanno avendo problemi a procurarselo. I raffinatori hanno liste d'attesa chilometriche e non riescono a trovare l'oro di cui hanno bisogno per mantenere le loro operazioni di raffinazione.

E le scoperte di nuovi giacimenti d'oro sono poche e lontane tra loro, quindi la domanda sta superando l'offerta. Ecco perché alcune delle opportunità che abbiamo scoperto tra i cercatori d'oro sono così attraenti in questo momento. Una buona scoperta può far fare fortuna agli investitori.

Il mio punto è che le carenze fisiche sono diventate un problema. Questo è un elemento motore importante per i prezzi dell'oro.

C'è un'altra ragione per credere che l'oro adesso potrebbe essere in un trend rialzista di lungo termine.

Per capirla, dobbiamo prima mettere in prospettiva il lungo calo dei prezzi dell'oro dal 2011 al 2015. La migliore spiegazione che ho sentito è arrivata dal leggendario investitore, Jim Rogers. Secondo lui l'oro arriverà a $10,000 l'oncia, cosa che anch'io ho previsto.

Ma Rogers sottolinea che nessuna commodity passa mai da un minimo ad un massimo senza un ritracciamento del 50% lungo la strada.

L'oro ha toccato il fondo a $255 l'oncia nell'agosto del 1999. Da lì è salito decisamente più in alto e stiamo parlando di una salita del 650% fino a raggiungere un picco vicino ai $1,900 l'oncia nel settembre 2011.

Quindi l'oro è salito di $1,643 l'oncia dall'agosto 1999 al settembre 2011.

Un ritracciamento del 50% di questo rally richiederebbe $821 in meno sul prezzo: $1,077 l'oncia a ritracciamento finito, cifra quasi uguale a quella raggiunta il 27 novembre 2015 ($1,058 l'oncia).

Ciò significa che ci siamo lasciati dietro le spalle il ritracciamento del 50% e l'oro sta percorrendo una strada che l'anno prossimo vedrà nuovi massimi storici.

Perché gli investitori dovrebbero credere che l'oro non finirà nuovamente scaraventato a terra?

La risposta è che c'è una distinzione importante tra l'azione dei prezzi 2011-15 e ciò che sta accadendo ora.

Il calo quadriennale ha seguito un modello chiamato "alti inferiori e minimi inferiori". Mentre l'oro saliva e poi scendeva, ogni picco era più basso di quello precedente e ogni calo era più basso di quello precedente.

Dal dicembre 2016 sembra che questo mercato orso si sia invertito. Ora vediamo "alti più alti e minimi più alti", segnali di un trend rialzista generale.

Il 24 febbraio 2017 il punto massimo di $1,256 l'oncia è stato superiore al precedente massimo del 23 gennaio 2017, pari a $1,217 l'oncia.

Il minimo del 10 maggio a $1,218 l'oncia è stato superiore al precedente minimo del 14 marzo a $1,198 l'oncia.

Il massimo del 7 settembre a $1,353 è stato superiore al massimo del 6 giugno a $1,296. E il minimo del 5 ottobre a $1,271 è stato superiore al minimo del 7 luglio a $1,212.

Naturalmente questa nuova tendenza ha meno di un anno e non è deterministica. Malgrado ciò è un segno incoraggiante, se considerato insieme ad altri fattori rialzisti.

Ma, cosa ancora più importante, l'oro ha mantenuto questo trend nonostante i tassi d'interesse più alti.

Questo fatto mi suggerisce che stiamo assistendo ad una fuga verso la qualità, il che significa che le persone stanno perdendo fiducia nelle banche centrali di tutto il mondo. Si rendono conto che sono a corto di polvere da sparo asciutta. Per otto anni hanno stampato denaro e hanno mantenuto i tassi vicini allo zero o negativi, ciononostante questa strategia non è ancora riuscita a stimolare l'economia nel modo in cui vogliono.

Quindi l'oro è salito in quello che considererei un ambiente difficile con tassi più alti.

La domanda è: dove andrà l'oro da qui?

I mercati scommettono che al 100% la FED rialzerà i tassi il mese prossimo.

Non sono d'accordo. E infatti sono scettico perché i dati sull'inflazione sono deboli. Prima della riunione del 13 dicembre ci sarà la pubblicazione dei dati sulla PCE di base, prevista per il 30 novembre.

Se la cifra è calda, ad esempio, pari all'1.6% o superiore, ciò confermerà l'opinione della Yellen secondo cui la debolezza dell'inflazione era "transitoria" e giustificherebbe un rialzo dei tassi a dicembre.

Dall'altra parte, se questa cifra risulterà debole, ad esempio 1.3% o meno, ci sono buone probabilità che la FED non rialzi i tassi a dicembre. In tal caso, gli investitori dovrebbero aspettarsi un'inversione rapida e violenta dei trend recenti.

I mercati hanno valutato un dollaro forte e prezzi dell'oro e delle obbligazioni più deboli in base all'aspettativa di un rialzo dei tassi a dicembre. Se questo rialzo dei tassi non ci sarà a causa di dati deboli sull'inflazione, assisteremo ad un forte rally in obbligazioni e oro.

L'ultima volta che l'oro è stato venduto furiosamente risale alla notte delle elezioni negli Stati Uniti, quando Stan Druckenmiller ha venduto tutto il suo oro. È naturale che il prezzo scenda quando qualcuno scarica una tale quantità d'oro come quella posseduta da lui.

Questa mossa riflette un cambiamento nel sentimento.

Quello che Stan diceva era molto interessante: "Tutte le ragioni per cui avrei dovuto possedere oro sono sparite, proprio perché Trump è stato eletto presidente".

In altre parole, stava assecondando la teoria secondo cui Hillary Clinton avrebbe rappresentato un danno per l'economia e le politiche di Donald Trump si sarebbero dimostrate utili. Se all'orizzonte stava facendo capolino una forte crescita economica, allora non sarebbe servito oro per proteggersi. Quindi ha venduto il suo oro e ha comprato azioni ipotizzando che l'economia sarebbe cresciuta sotto Trump.

Ma all'inizio di quest'anno Stan ha detto che sarebbe tornato sui suoi passi. Ciò significa che le persone stanno riconsiderando i presunti benefici sventolati da una presidenza Trump. La riforma fiscale è ancora un grande punto interrogativo; e quand'è l'ultima volta che avete sentito una parola sulla spesa per infrastrutture?

Gli investitori torneranno a comprare oro una volta che la realtà non potrà più essere ignorata. Aggiungeteci le crescenti tensioni geopolitiche in Asia e in Medio Oriente, e il futuro dell'oro è davvero luminoso.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 1 novembre 2017

Preparatevi ad una maxi-svalutazione cinese





di James Rickards


La Cina è un'economia relativamente aperta; quindi è soggetta alla Trinità Impossibile. La Cina ha anche cercato di raggiungere l'impossibile negli ultimi anni con risultati prevedibili.

A partire dal 2008 la Cina ha legato il suo tasso di cambio al dollaro USA. La Cina ha anche avuto una bilancia dei pagamenti aperta per consentire uno scambio libero di yuan per dollari e ha preferito una politica monetaria indipendente.

Il problema è che la Trinità Impossibile dice che non si possono avere tutte e tre le cose. Questo modello è stato convalidato diverse volte sin dal 2008, in quanto la Cina è inciampata in una serie di inversioni monetarie.

Per esempio, la Cina ha tentato l'impossibile nel 2008 con un peg col dollaro intorno a 6.80. È stato concluso bruscamente nel giugno 2010, quando la Cina ruppe il peg valutario e permise al tasso di cambio di passare da 6.82 a 6.05 a gennaio 2014 — un apprezzamento del 10%.

Questa rivalutazione dei tassi di cambio è avvenuta in risposta alle lamentele del Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Geithner, sulla "manipolazione valutaria" della Cina attraverso un peg basso col dollaro nel periodo 2008-2010.

Dopo il 2013, la Cina ha invertito il corso e ha perseguito una costante svalutazione dello yuan a partire da 6.05 a gennaio 2014 a 6.95 a dicembre 2016. Alla fine del 2016, lo yuan cinese era tornato dov'era quando gli Stati Uniti urlavano alla "manipolazione valutaria".

Solo adesso c'è una nuova figura a puntare il dito contro la Cina. Il nuovo critico americano non è più il timido Tim Geithner, ma Donald Trump.

Durante tutta la sua campagna elettorale Trump ha minacciato di etichettare la Cina un manipolatore di valuta. Una volta che Trump è stato eletto, la Cina si è impegnata in una politica di riconciliazione monetaria.

La Cina ha sostenuto la sua moneta con un peg leggero. La fascia di negoziazione è stata particolarmente ristretta nella prima metà del 2017, intorno a 6.85.

A differenza del peg 2008-2010, la Cina ha parzialmente evitato la Trinità Impossibile chiudendo la bilancia dei pagamenti e aumentando i tassi insieme alla FED, abbandonando così la sua politica monetaria indipendente.

Questo anche in contrasto con il suo comportamento quando s'è trovata di fronte al fallimento nel voler battere la Trinità Impossibile. Nel 2015 la Cina vi è sfuggita non chiudendo la bilancia dei pagamenti, ma spezzando il peg monetario.

Nell'agosto 2015 la Cina ha progettato una svalutazione improvvisa dello yuan. Il dollaro ha guadagnato il 3% in due giorni.

I risultati sono stati disastrosi.

Le azioni statunitensi sono calate dell'11% in poche settimane. C'era una minaccia di contagio finanziario globale e una crisi di liquidità, evitate però dalla decisione della FED: spostare il "rialzo" del tasso d'interesse degli Stati Uniti dal settembre 2015 al dicembre successivo.

La Cina ha condotto un'altra svalutazione dal novembre al dicembre 2015. Questa volta la Cina non ha perseguito un attacco furtivo, ma ha eseguito la svalutazione a piccoli passi.

I risultati sono stati altrettanto disastrosi, come il precedente agosto. Le azioni statunitensi sono calate dell'11% dal 1° gennaio 2016 al 10 febbraio 2016. Ancora una volta, una crisi è stata evitata solo da una decisione della FED di ritardare il rialzo del tasso d'interesse da marzo e giugno 2016.

L'impatto che queste due precedenti svalutazioni hanno avuto sul tasso di cambio è mostrato nel grafico qui sotto.




A metà di quest'anno, l'amministrazione Trump s'è lamentata ancora una volta della manipolazione della valuta cinese. Ciò parzialmente in risposta alla mancanza di volontà della Cina di aiutare gli Stati Uniti a trattare con la Corea del Nord riguardo i suoi programmi nucleari e missilistici.

Da parte sua, la Cina non ha voluto una guerra commerciale o monetaria con gli Stati Uniti prima del congresso nazionale del partito comunista cinese. Il presidente Xi Jinping gioca un delicato gioco politico interno e non vuole agitare le acque a livello di relazioni internazionali. La Cina s'è nuovamente riconciliata con gli USA consentendo al tasso di cambio di salire da 6.90 a 6.45 la scorsa estate.

La Cina è sfuggita alla Trinità Impossibile nel 2015 svalutando la propria valuta. La Cina vi è sfuggita nuovamente nel 2017 chiudendo parzialmente la bilancia dei pagamenti, aumentando i tassi d'interesse e permettendo allo yuan di apprezzarsi rispetto al dollaro, così da rompere il peg del tasso di cambio.

Il problema per la Cina è che queste soluzioni sono tutte insostenibili. La Cina non può tenere chiusa la bilancia dei pagamenti senza danneggiare gli afflussi di capitale vitali. Chi investirà in Cina se non si possono portare fuori i soldi?

Inoltre la Cina non è in grado di mantenere i tassi d'interesse elevati, perché i relativi costi manderanno in bancarotta le imprese statali insolventi e porteranno ad un aumento della disoccupazione, fatto socialmente destabilizzante.

La Cina non può mantenere uno yuan forte, perché ciò danneggerà le esportazioni, i lavori connessi al settore dell'export e provocherà un'importazione della deflazione attraverso prezzi più bassi delle importazioni. Una moneta artificialmente inflazionata consente inoltre di scaricare le riserve di valuta estera necessarie per mantenere il peg.

Dal momento che la Trinità Impossibile è veramente impossibile nel lungo periodo e poiché le soluzioni correnti della Cina non sono sostenibili, cosa può fare per risolvere il suo triplice problema politico?

Il percorso più ovvio, e quello che probabilmente verrà attuato, è una maxi-svalutazione dello yuan a circa 7.95 o più giù.

Questo percorso interromperebbe i flussi in uscita dei capitali, perché essi sono guidati dalle paure di una svalutazione. Una volta che la svalutazione entra in vigore, non c'è più alcuna urgenza di portare fuori i soldi dalla Cina. Infatti nuovi fondi dovrebbero iniziare ad entrare, per approfittare dei prezzi molto bassi in valuta locale.

Ci sono primi segnali che questa politica di svalutazione sia già in atto. Lo yuan è sceso notevolmente il mese scorso, da 6.45 a 6.62. Questa assomiglia ad una svalutazione furtiva, ma un po' più aggressiva rispetto a quella nel 2015.

Anche la situazione geopolitica è matura per una svalutazione cinese. Una volta che il congresso nazionale del partito terminerà a fine ottobre, il presidente Xi avrà assicurato le sue ambizioni politiche e non avrà più bisogno di evitare di agitare le acque.

La Cina non ha avuto un grande impatto sulle ambizioni nucleari della Corea del Nord. Mentre la guerra tra la Corea del Nord e gli USA si avvicina, né la Cina né gli Stati Uniti avranno un incentivo vicendevole per cooperare tra loro su questioni commerciali bilaterali e monetarie.

Trump e Xi stanno preparando un approccio ad una guerra commerciale e ad una rinnovata guerra tra valute. Una maxi-svalutazione dello yuan è l'arma più potente di Xi.

Infine le contraddizioni interne della Cina stanno raggiungendo il punto di saturazione. La Cina deve affrontare un sistema bancario insolvente, una bolla immobiliare ed un sistema Ponzi di gestione patrimoniale da $1,000 miliardi.

Un yuan molto più debole darebbe alla Cina un certo spazio di manovra, cercando di utilizzare il denaro fiat per attutire alcuni di questi problemi.

Svalutazioni meno pesanti dello yuan hanno portato a crash delle azioni degli Stati Uniti. Cosa significherà una nuova maxi-svalutazione per gli USA?

Potremmo avere una risposta abbastanza presto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 30 ottobre 2017

Quattro catalizzatori per il prezzo dell'oro





di James Rickards


La Federal Reserve vorrebbe continuare a “normalizzare” i tassi d'interesse, ma i dati economici più recenti non giustificano questa azione.

Il 29 settembre sono state rilasciate le cifre annuali dell'inflazione di base della SCP e i dati rispecchiavano esattamente le mie aspettative. L'inflazione annuale ad agosto era solo dell'1.3%, un calo dello 0.6% rispetto alle letture di gennaio a 1.9%; otto mesi consecutivi di letture piatte o basse.

Inutile dire che la FED è lontana anni luce dal suo obiettivo del 2.0%. I prezzi si stanno muovendo nella posizione contraria.

In secondo luogo, un sondaggio della Reuters si aspettava che a settembre l'economia vedesse una salita di 90,000 dei posti di lavoro.

Quale è stata la cifra mostrata dalla relazione sull'occupazione?

Neanche zero, ma meno di zero. L'economia ha perso 33,000 posti di lavoro il mese scorso; la prima volta in sette anni in cui l'economia statunitense ha perso posti di lavoro.

Ciò potrebbe essere stato causato in parte dagli uragani in Texas e Florida, ma arrivando insieme alle debolezze dell'inflazione dei prezzi, darà sicuramente alla FED la ragione per "mettere in pausa" il rialzo dei tassi a dicembre.

Ciononostante i mercati stanno segnalando il 90% di possibilità che ci sarà un rialzo dei tassi a dicembre, in base al CME Fed Funds futures. Tale tasso scenderà significativamente il 13 dicembre quando il FOMC si riunirà di nuovo. (C'è un'altra riunione il primo novembre, ma nessuno si aspetta cambiamenti per allora).

Una volta che il mercato comprenderà lo stato reale delle cose, probabilmente a fine novembre o all'inizio di dicembre, l'attuale tendenza s'invertirà rapidamente. Vedrete il dollaro scendere ed i prezzi dell'oro, delle obbligazioni e dell'euro salire.

Su questo punto uno dei più grandi e più conservativi wealth manager del mondo, Pictet Group, con sede a Ginevra, Svizzera, ci offre un punto di vista molto costruttivo sull'oro.

Lo stratega di Pictet, Luc Luyet, dice che la FED starà calma per il resto del 2017 e la maggior parte del 2018 a causa della disinflazione e del fallimento del presidente Trump di portare sulle scene americane la fantomatica ripresa. Concordo.

Con la FED in modalità espansionistica, il dollaro s'indebolirà e il prezzo in dollari dell'oro si rafforzerà. Questo è un punto fondamentale a favore dell'oro che non prende in considerazione altri vettori positivi come gli shock geopolitici provenienti dalla Corea del Nord o gli assalti al dollaro da parte di Russia e Cina.

Quando un'istituzione conservativa come Pictet Group ha parole gentili per l'oro, il resto del mondo istituzionale non sarà da meno.

Di conseguenza le prossime settimane saranno un eccellente punto d'entrata per quanto riguarda l'oro e le azioni minerarie. Avete la possibilità di trarre vantaggio dal prossimo rally posizionandovi in anticipo.

Un altro fattore positivo per l'oro è il continuo stallo nucleare con la Corea del Nord, come ho detto poco sopra.

Non c'è dubbio che la Corea del Nord e gli Stati Uniti siano ai ferri corti e rischiano di entrare in guerra a meno che la Corea del Nord non ceda, cosa improbabile, o gli Stati Uniti accettino che la Corea del Nord possegga armi nucleari, ipotesi anche questa improbabile.

Arrivati a questo punto è tardi per negoziati o la diplomazia.

Gli Stati Uniti hanno solo due possibilità adesso: non fare niente e convivere col ricatto nucleare della Corea del Nord; oppure attaccare, probabilmente nei prossimi sei mesi, e distruggere il regime di Kim ed i suoi programmi militari.

Trump sicuramente sceglierà la seconda opzione.

In un tale scenario non bisogna nemmeno chiedersi cosa accadrebbe ai prezzi dell'oro: schizzerebbero alle stelle e poi ancora più in alto man mano che emergono le ripercussioni.

Questa è solo l'ennesima ragione per acquisire oro fisico ed azioni minerarie se ancora non l'avete fatto.

Un'altra notizia importante riguarda la Cina, la quale ha aggiornato le sue stime riguardo le sue riserve d'oro a 12,100 tonnellate. Questa affermazione ha generato molta confusione tra coloro che seguono la Cina, la Russia, l'oro e il dollaro statunitense.

Alcuni lettori hanno inteso la parola “riserve” in riferimento alle riserve auree ufficiali della Cina detenute dalla People’s Bank of China e dalla sua entità gemella off-budget, laState Administration of Foreign Exchange (SAFE). Non è del tutto corretto intenderla così.

Le riserve auree ufficiali della Cina ammontano a circa 1,800 tonnellate, ma potrebbero anche totalizzare le 5,000 tonnellate se ci aggiungiamo anche l'oro off-budget. Alcuni pensano che tale cifra sia addirittura superiore.

Ma la relazione fa riferimento a “riserve certe”, concetto geologico familiare alla comunità mineraria. Si tratta di una stima di quanto oro ci sia sottoterra in Cina e quanto potrebbe essere estratto ai prezzi attuali con la tecnologia presente.

12,000 tonnellate è un sacco d'oro, ma ci vorranno 10 anni o più e miliardi di dollari per estrarle e raffinarle. Anche a 1,000 tonnellate l'anno (il doppio dell'attuale tasso di produzione della Cina), l'offerta d'oro aumenterà solo di circa lo 0.5% l'anno. Ciò potrebbe accadere in concomitanza con una diminuzione della produzione d'oro dalle fonti tradizionali, come il Sud Africa.

Quindi l'incremento della produzione d'oro cinese potrebbe sostituire quella sudafricana in diminuzione, ma questo non significa un importante aumento nella produzione globale.

Ciononostante la tempistica è interessante, perché la notizia arriva due settimane dopo che la Cina ha lanciato il suo attacco al petrodollaro con la possibilità di scambiare petrolio per yuan, (e quest'ultimo coperto dall'oro disponibile dallo Shanghai Gold Exchange).

Affinché questo tipo di scambio sia credibile, la Cina deve dimostrare che può consegnare oro fisico senza toccare le riserve ufficiali. La relazione sopraccitata rende chiaro che la Cina avrà a disposizione grandi quantità di oro negli anni a venire. Questo fatto va ad aggiungere credibilità al suo piano di prezzare il petrolio in yuan convertibile in oro.

Se la Cina si basasse esclusivamente sulle sue importazioni di oro, finirebbe per essere soffocata dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti ed i suoi alleati (Canada e Australia) nei confronti della Cina. Invece sembra proprio pronta per perseguire la propria strada. L'ennesimo chiodo nella bara del in petrodollaro.

Inoltre è un fattore estremamente rialzista per l'oro. Qualsiasi sforzo per monetizzare l'oro implica prezzi più alti per evitare la deflazione dati gli attuali rapporti oro/denaro fiat.

Questa è solo un'altra ragione per acquistare oro prima che i buoi scappino dalla stalla.

Infine dobbiamo considerare la difficoltà che ha l'offerta d'oro fisico a tenere il passo con una domanda crescente. L'offerta d'oro globale aumenta solo di circa l'1.6% l'anno, mentre l'offerta fluttuante d'oro ha viaggiato da Zurigo a Shanghai finendo in caveau privati.

I raffinatori non riescono a trovare abbastanza “rottami” d'oro (gioielli scartati) da produrre oro raffinato e soddisfare la domanda. Se quest'ultima inizia a galoppare da adesso in poi, e ci sono molte ragioni per crederlo che lo farà, ci potrà essere solo una soluzione alla carenza d'oro: prezzi più alti.

Questi quattro catalizzatori finiranno per far salire i prezzi dell'oro. Il tempo per acquistare metallo giallo è ora, prima che inizi la sua scalata.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 12 settembre 2017

Stanno accadendo strane cose con l'oro





di James Rickards


La scorsa settimana c'ha proposto due storie insolite sull'oro — una strana e l'altra ancora più strana. Queste storie spiegano perché l'oro non solo sia denaro, ma la forma di denaro più politicizzata.

Ci mostrano che mentre i politici disprezzano pubblicamente l'oro, vi prestano silenziosamente attenzione.

La prima storia strana sull'oro riguarda la Germania...

La Deutsche Bundesbank, la banca centrale della Germania, ha annunciato di aver completato il rimpatrio d'oro a Francoforte dai caveau esteri.

La storia tedesca è il completamento di un processo che ha avuto inizio nel 2013, quando la Deutsche Bundesbank chiese per la prima volta un rimpatrio di parte dell'oro tedesco dai caveau di Parigi, Londra e presso la Federal Reserve Bank di New York.

Questi trasferimenti sono stati completati.

Questo è un argomento che ho sollevato per la prima volta nell'introduzione del mio libro del 2011, Currency War. Dicevo che in extremis gli Stati Uniti avrebbero potuto congelare o confiscare l'oro straniero immagazzinato sul terreno statunitense, utilizzando i poteri ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act, del Trading With the Enemy Act o dell'USA Patriot Act.

Questo è poi diventato un tema politico in Europa con l'agitazione per il rimpatrio chiesto dai Paesi Bassi, dalla Germania e dall'Austria. Gli europei volevano riavere indietro l'oro dagli Stati Uniti e stiparlo nei loro caveau nazionali. Il trasferimento tedesco è stato completato in anticipo; la data iniziale era stata stabilita al 2020.

Ma la banca centrale tedesca non rivuole l'oro perché non c'è un mercato del leasing dell'oro ben sviluppato a Francoforte, o nessuna esperienza nel dare in leasing l'oro in base alla legge tedesca.

L'oro tedesco a New York e a Londra era disponibile per il leasing sotto la legge di New York e del Regno Unito, come parte degli schemi globali di manipolazione dei prezzi. Muovere l'oro a Francoforte riduce l'offerta fluttuante disponibile per il leasing, rendendo più difficile l'attuale manipolazione.

Perché la Germania lo ha fatto?

La forza motrice sia nel 2013 (data dell'annuncio) sia nel 2017 (data di completamento) è che entrambi gli anni sono anni elettorali in Germania. La posizione di Angela Merkel come cancelliere della Germania sarà messa in discussione il 24 settembre 2017. Può essere necessaria una coalizione per rimanere al potere, e c'è un piccolo partito nazionalista in Germania che si agita per il rimpatrio dell'oro.

La Merkel ha gestito questo rimpatrio con la Deutsche Bundesbank sia nel 2013 che questa settimana, strizzando l'occhio a suddetto partito nazionalista. Ecco perché il rimpatrio è stato completato tre anni prima: ha bisogno dei voti ora.

La storia veramente bizzarra proviene dagli Stati Uniti però...

Il segretario del Tesoro USA, Steve Mnuchin, e il capo della maggioranza al senato, Mitch McConnell, hanno visitato Fort Knox per vedere l'offerta d'oro degli Stati Uniti. Mnuchin è il terzo segretario del Tesoro USA della storia che ha mai visitato Fort Knox e questa è stata la prima visita ufficiale di Washington DC sin dal 1974.

Il governo americano ama ignorare l'oro e non richiamare l'attenzione su di esso. Le visite ufficiali a Fort Knox conferiscono all'oro una certa importanza dal punto di vista monetario, cosa che le banche centrali preferiscono evitare.

Perché una visita improvvisata da parte di Mnuchin e McConnell? Perché ora?

Risposta: il Tesoro USA sta rimanendo a corto di denaro e potrebbe andare in bancarotta entro il 29 settembre se il Congresso non aumenta il tetto del debito.

Ma il Tesoro USA potrebbe ottenere $355 miliardi in contanti senza aumentare il tetto del debito rivalutando semplicemente l'oro degli Stati Uniti ad un prezzo di mercato. (L'oro americano è valutato ufficialmente a $42.22 l'oncia sui libri del Tesoro USA rispetto ad un prezzo di mercato di $1,300 l'oncia).

Una volta che il Tesoro USA rivaluta l'oro, può emettere nuovi "certificati d'oro" alla FED e richiedere nuovi fondi sul suo conto presso di essa nell'ambito del Gold Reserve Act del 1934. Poiché questo denaro deriverebbe dalla rivalutazione dell'oro, non andrebbe ad aumentare il debito pubblico e non sarebbe necessaria nessuna normativa sul tetto del debito.

Questo sarebbe un modo per aggirare il tetto del debito, se il Congresso non riuscirà ad aumentarlo in modo tempestivo. Tra l'altro questo strano trucco venne implementato dall'amministrazione Eisenhower nel 1953.

Forse Mnuchin e McConnell volevano solo assicurarsi che l'oro fosse lì prima di rivalutarlo ed emettere nuovi certificati.

Qualunque sia la ragione, questa attenzione ufficiale nei confronti dell'oro è solo un aumento psicologico del prezzo insieme alla posizione espansiva della FED, all'offerta scarsa e al continuo acquisto vorace da parte della Russia e della Cina.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/