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lunedì 22 giugno 2015
Le guerre tra valute del ventesimo secolo
Ricordo a tutti i lettori che è in vendita il mio libro "L'Economia E' un Gioco da Ragazzi". Manoscritto incentrato sulla diffusione delle idee della Scuola Austriaca attraverso spiegazioni e analisi semplificate e dirette. Una presentazione adatta ad un vasto pubblico, a dimostrazione che per capire l'economia non è necessario un gergo tecnico ma solo logica e buon senso. Il libro è disponibile sia su Lulu.com sia su Scribd.
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di Addison Wiggin
Jim Rickards non è un manager di hedge fund come tutti gli altri. Un sacco di tizi possono vantare una carriera di 35 anni a Wall Street.
Solo Rickards, però, è stato anche il capo negoziatore del salvataggio di Long-Term Capital Management nel 1998 — in cui 14 delle più grandi banche del mondo sborsarono $3.6 miliardi per evitare un tracollo finanziario globale. E solo Rickards è stato un consulente del Pentagono che ha fatto da guida a strateghi militari anziani durante la loro prima "guerra finanziaria".
Il suo libro best-seller, Currency Wars, si apre con un resoconto lungo due capitoli su questa guerra — diretta presso il Warfare Analysis Laboratory a Laurel, Maryland, una strategy room in cui ci sono "14 schermi al plasma per esercizi di difesa" e "scenari e visualizzazioni 3-D".
La guerra finanziaria si è intensificata dal momento che è scoppiata tra il panico finanziario del 2008 e l'inizio del '09. Non vorremmo rivelarvi troppo; è sufficiente aggiungere che la Russia ha annunciato che avrebbe accettato solo oro in cambio di petrolio e gas — non dollari. Poi la Cina ha fatto la propria mossa "stringendo il cappio intorno al collo del dollaro".
Poi Vladimir Putin ha dichiarato: "La moneta di riserva globale è diventata un pericolo per l'economia mondiale: ormai è evidente a tutti."
Rickards crede che la vera e propria guerra tra valute presagita da Putin sia iniziata nei primi mesi del 2010. L'ha etichetta come la Terza Guerra tra Valute.
"Le guerre tra valute", scrive Rickards, "si combattono a livello globale in tutti i principali centri finanziari, 24 ore al giorno, da banchieri, trader, politici e sistemi automatizzati — e il destino delle economie e dei loro cittadini rimane in bilico."
Le due guerre tra valute precedenti hanno entrambe avuto luogo nell'ultimo secolo. La Prima Guerra tra Valute è scoppiata dalle ceneri della prima guerra mondiale, nel 1921, quando la Germania iniziò la sua epica svalutazione del marco — dove le foto di persone con carriole di cartamoneta per acquistare una pagnotta di pane hanno fatto il giro del mondo.
Il resto delle nazioni mondiali si unì alla battaglia svalutando le proprie valute in modo da rimanere "competitive". La Francia aprì le danze nel 1925, svalutando il franco. La Gran Bretagna abbandonò il gold standard nel 1931. Nel 1933 gli Stati Uniti svalutarono il dollaro rispetto all'oro — da $20.67 l'oncia a $35. Francia e Inghilterra svalutarono di nuovo.
"Round dopo round di svalutazioni e di default," scrive Rickards, "le maggiori economie del mondo hanno compiuto una race to debase, causando massicce interruzioni di scambi, perdite di produzione e distruzione di ricchezza."
La Prima Guerra tra Valute finì in un gemito, nel 1936, con un accordo a tre tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. La Germania invece stava preparando i tamburi di guerra.
La Seconda Guerra tra Valute esplose nel 1967, quando la Gran Bretagna svalutò la sterlina nei confronti del dollaro. Ben presto quest'ultimo finì sotto pressione — situazione ancora più critica se teniamo in considerazione che il dollaro era ancora legato all'oro nel commercio internazionale.
Il resto è storia monetaria: la Francia inviò le sue navi in America per rimpatriare il proprio oro, ma non fu l'unica nazione. L'offerta d'oro del Tesoro USA diminuì da 20,000 tonnellate nel 1950 ad appena 9,000 tonnellate quando il presidente Nixon "chiuse la finestra dell'oro" nel 1971. Il mondo intero era ormai finito in uno standard a moneta fiat.
Il dollaro affondò durante gli anni '70, ma risalì nei primi anni '80 grazie soprattutto al presidente della Federal Reserve Paul Volcker. Le altre valute principali, lo yen giapponese e il marco della Germania occidentale, timbrarono i biglietti per una corsa sulle montagne russe. Gli Accordi del Plaza nel 1985 furono deleterei per il dollaro e gli Accordi del Louvre nel 1987 riportarono un certo equilibrio — più o meno.
"C'è stata una certa pace nelle questioni monetarie internazionali," scrive Rickards, "ma questa pace poggiava sulla fiducia nel dollaro come riserva di valore, su un'economia degli Stati Uniti in crescita e su una politica monetaria stabile da parte della FED."
Questa fiducia è andata in frantumi all'inizio del 2010.
Il 27 gennaio 2010 il presidente Obama ha fatto scoppiare la Terza Guerra tra Valute nel suo discorso sullo Stato dell'Unione: l'introduzione del National Export Initiative, il cui scopo era quello di raddoppiare le esportazioni statunitensi in cinque anni.
"Il modo tradizionale e veloce per aumentare le esportazioni è sempre stato quello di svalutare la moneta," scrive Rickards in Currency Wars. E tutti nel mondo lo sapevano.
Sempre nel 2010, la Federal Reserve è intervenuta con un secondo giro di "QE". "Utilizzando il quantitative easing per generare inflazione all'estero, gli Stati Uniti hanno aumentato la struttura dei costi di quasi tutte le principali nazioni esportatrici."
E così è cominciata un'altra race to debase, un nuovo ciclo di svalutazioni competitive. "Siamo nel bel mezzo di una guerra monetaria internazionale," ha dichiarato il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega nel settembre del 2010, "un indebolimento generale della valuta."
Nessuno uscirà illeso dalla Terza Guerra tra Valute, ma Rickards dice che i teatri di guerra sono essenzialmente tre. In due dei teatri, i combattenti hanno obiettivi comuni. Il terzo è la fonte di conflitto più probabile.
Il teatro atlantico rappresenta l'equilibrio tra gli Stati Uniti e la zona Euro. "L'euro e il dollaro," scrive Rickards, "sono due passeggeri sulla stessa nave... si muovono alla stessa velocità e si dirigono verso la stessa destinazione."
L'euro ha raggiunto un picco di $1.59 nel luglio 2008 e ha toccato un fondo a $1.10 nel giugno 2010. Mentre stiamo scrivendo è a $1.29 — in sostanza dove si trovava all'inizio del 2007 e di nuovo all'inizio del 2011.
Questa stabilità relativa non è un caso: Washington mira a sostenere l'euro, anche perché nel 2008 la FED ha escogitato un salvataggio segreto delle banche europee — $3,080 miliardi in prestiti, storia diventata pubblica solo nel 2011.
Il teatro eurasiatico, nel frattempo, è l'equilibrio tra Europa e Cina. "La Cina ha un interesse vitale in un euro forte," scrive Rickards — anche perché l'Unione Europea è il partner commerciale principale della Cina, mentre gli Stati Uniti devono accontentarsi del secondo posto.
Morale della favola: "Europa, Cina e Stati Uniti sono uniti nei loro sforzi per evitare un crollo dell'euro nonostante le loro varie motivazioni e posizioni contraddittorie in altre arene."
Il che ci porta al Teatro del Pacifico — il grande spettacolo.
Il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina era poco meno di $50 miliardi nel 1997. Nel 2006 si è gonfiato a $234 miliardi. I politici hanno puntato il dito contro i lavoratori cinesi che a loro avviso "hanno rubato i posti di lavoro" degli americani e hanno accusato i leader cinesi di "manipolare" la loro valuta.
Non importa se la prova che collega il valore della valuta ai posti di lavoro sia esile. Anche se lo yuan raddoppiasse in valore, Rickards afferma che un produttore di mobili cinese intascherebbe $236 al mese — e un produttore di mobili in North Carolina ancora non sarebbe competitivo.
Se avessimo avuto un gold standard — o anche un sistema come Bretton Woods tra il 1944/1971 — tali gap commerciali non si sarebbero mai verificati. I flussi d'oro tra nazioni debitrici e creditrici — riportate alla mente il nostro esempio all'inizio dell'articolo — avrebbero mantenuto un certo equilibrio.
Nel frattempo, la manipolazione è una strada a doppio senso: "La politica cinese di ancoraggio dello yuan al dollaro," scrive Rickards, "si basava sulla vacua speranza che la FED non avesse abusato dei suoi privilegi monetari."
Si può venir fregati una volta, ma la seconda...
"Data la scelta," scrive Rickards, "tra inflazione incontrollata con conseguenze impreviste e una rivalutazione controllata dello yuan, a partire dal giugno 2010 i cinesi hanno preferito la seconda opzione."
Potete vedere il risultato nel grafico qui sotto. Nel 2010 ci volevano 6.8 yuan per comprare un dollaro. Ma con la decisione consapevole di rafforzare la moneta cinese, ora ci vogliono appena 6.1 yuan per comprare un dollaro.
"Gli Stati Uniti hanno vinto una battaglia nella guerra tra valute." Ce ne saranno di più nel futuro prossimo.
"Il dollaro salirà o scenderà? Beh, rispetto a cosa? E' questo quello che si fa nelle guerre tra valute ed è a questo che dobbiamo guardare. Sono queste dinamiche che dobbiamo comprendere. Dobbiamo essere consapevoli che due valute qualsiasi sono un gioco a somma zero."
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
mercoledì 17 settembre 2014
Il giorno in cui gli Stati Uniti si rifiutarono di pagare i loro debiti
di Addison Wiggin
L'anno era il 1944. Per la prima volta nella storia moderna venne raggiunto un accordo internazionale per gestire la politica monetaria tra le nazioni. C'era la possibilità di creare una valuta internazionale stabile e garantire la stabilità monetaria una volta per tutte. In totale, 730 delegati provenienti da 44 nazioni si riunirono per tre settimane in un hotel a Bretton Woods, New Hampshire.
Fu un'opportunità significativa, ma non raggiunse il vero potenziale che conteneva. Tuttavia, rappresentò lo stesso un punto di svolta nella storia monetaria.
Il risultato di questo incontro internazionale, l'accordo di Bretton Woods, aveva lo scopo originario di rimarginare le ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale attraverso una serie di programmi di stabilizzazione delle valute e prestiti infrastrutturali alle nazioni devastate dalla guerra. Nel 1946 il sistema era in piena attività, grazie anche alla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS, la Banca Mondiale) ed al Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Ciò che rende così interessante l'accordo di Bretton Woods è il fatto che il piano per la politica monetaria internazionale si basava su nazioni che accettavano di aderire ad un gold standard globale. Ogni paese che firmò l'accordo promise di mantenere il valore della sua moneta all'interno di uno stretto margine connesso al valore dell'oro. Il FMI venne istituito per occuparsi degli squilibri di pagamento temporanei.
Questo sistema ha funzionato per 25 anni, ma era viziato nelle sue ipotesi sottostanti. Agganciare una valuta internazionale all'oro ad un cambio fisso di $35 l'oncia, non prese in considerazione la variazione del valore reale dell'oro sin dal 1934. Il dollaro aveva perso potere d'acquisto durante e dopo la seconda guerra mondiale, e mentre le economie europee si riprendevano, il crescente drenaggio delle riserve auree degli Stati Uniti condannò l'accordo di Bretton Woods.
Questo problema è stato descritto da un ex-vice presidente della Federal Reserve Bank di New York:
Fin dall'inizio, l'oro è stato il punto vulnerabile del sistema di Bretton Woods. Eppure l'impegno assunto dal governo degli Stati Uniti ai sensi della legislazione di Bretton Woods è facilmente comprensibile, tenuto conto delle circostanze eccezionali del momento.
Alla fine della guerra, il nostro ammontare di oro era pari a $20 miliardi, circa il 60% del totale delle riserve auree ufficiali. Nel 1957 le riserve auree degli Stati Uniti superarono, con un rapporto di 3 ad 1, le riserve totali in dollari di tutte le banche centrali estere. Il dollaro cavalcava i mercati dei cambi come un colosso.
Con l'esaurimento delle sue riserve auree nel 1971, gli Stati Uniti sganciarono la loro moneta dal gold standard e Bretton Woods non fu più praticabile.
Per certi aspetti, le idee alla base del sistema monetario di Bretton Woods erano molto simili ad un'economia da nazioni unite. La combinazione della depressione mondiale del 1930 e la seconda guerra mondiale furono cruciali nel condurre tante nazioni ad un vertice economico di tale portata.
La scusa fu che le barriere commerciali ed i costi elevati causarono una depressione mondiale, almeno in parte. Inoltre, in quel periodo era pratica comune usare la svalutazione della moneta per incidere sulle importazioni dei paesi limitrofi e ridurre i disavanzi di pagamento.
Purtroppo tale pratica portò a deflazione, a disoccupazione cronica, e ad una riduzione del commercio internazionale. Tra le lezioni apprese nel 1930 (ma poi dimenticate da molte nazioni) c'era la comprensione che l'uso della moneta come strumento economico tattico provoca sempre più problemi di quanti ne risolva.
La situazione è stata riassunta bene da Cordell Hull, Segretario di Stato degli Stati Uniti dal 1933 al 1944, che scrisse:
Il commercio senza ostacoli combacia con la pace; le tariffe elevate, le barriere commerciali e la concorrenza economica sleale combaciano con la guerra [...]. Se potessimo ottenere più libertà nel flusso del commercio [...] in modo che un paese non divenisse geloso di un altro e il tenore di vita di tutti i paesi potesse salire, eliminando così l'insoddisfazione economica che genera la guerra, potremmo avere una ragionevole possibilità di una pace duratura.
Il suggerimento di Hull, secondo cui la guerra ha spesso una radice economica, è ragionevole data la posizione della Germania e del Giappone negli anni '30. L'embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti contro il Giappone, inteso specificamente a ridurre l'espansione giapponese, può essere stata una delle cause principali per l'atteggiamento belligerante del Giappone.
Un altro osservatore ha concordato con questa posizione, dicendo che i rapporti economici scadenti fra le nazioni "si traducono inevitabilmente in guerra economica che sarà un preludio ad una guerra militare su scala più vasta."
Bretton Woods aveva l'intenzione originaria di appianare il conflitto economico, in riconoscimento dei problemi che provoca la disparità economica. Le nazioni alla riunione sapevano che questi problemi economici erano in parte responsabili della guerra stessa, e che la riforma economica avrebbe aiutato a prevenire guerre future.
A quel tempo, gli Stati Uniti erano senza dubbio la nazione più potente del mondo, sia militarmente che economicamente. Dato che i combattimenti non ebbero luogo sul suolo americano, il paese costruì la sua potenza industriale durante la guerra vendendo armi ai suoi alleati. La produzione nel 1945 era due volte quella dell'intero quadriennio 1935-1939.
Grazie al loro predominio economico, gli Stati Uniti ottennero la leadership a Bretton Woods. E' anche importante notare che gli Stati Uniti all'epoca possedevano l'80% delle riserve auree del mondo. Di conseguenza gli Stati Uniti avevano ogni motivo per accettare l'uso del gold standard al fine di organizzare le valute del mondo e di creare e favorire il libero scambio. Il gold standard si è evoluto nel corso di un periodo di centinaia di anni, passando attraverso varie forme: pianificato da una banca centrale, dal governo, o da un comitato di imprenditori.
Durante la maggior parte del XIX secolo, il gold standard ha dominato il cambio delle valute. L'oro ha creato un tasso di cambio fisso tra le nazioni. L'offerta di moneta era limitata alle riserve auree, così le nazioni prive di oro erano tenute a prendere in prestito denaro per finanziare la produzione e gli investimenti.
Quando era in vigore il gold standard, è vero che la somma netta del surplus e del deficit commerciale era pari a zero, perché i conti infine venivano saldati in oro — ed anche il credito era limitato. Nel sistema monetario fiat di oggi è il credito (e non l'oro) che determina la quantità di denaro che un paese può spendere. La potenza economica non viene più dettata dalle riserve auree, ma dal potere di indebitamento di un paese. Il deficit commerciale ed il surplus commerciale sono "in equilibrio" solo in teoria, perché la disparità tra le due parti è finanziata con il debito.
I tassi ancorati — il valore della valuta al valore dell'oro — mantenevano ragionevole la politica economica, la quale era basata sulla produttività e sulle riserve d'oro di una nazione. A seguito di Bretton Woods, il tasso ancorato venne formalizzato da un accordo tra le principali potenze economiche del mondo.
Il concetto era buono. Tuttavia, il dollaro divenne la valuta internazionale e le altre nazioni ancorarono le loro valute al dollaro piuttosto che al valore dell'oro. Il risultato effettivo di Bretton Woods fu quello di sostituire il gold standard con il dollar standard. Una volta che gli Stati Uniti legarono il dollaro all'oro al valore di $35 l'oncia, l'intero sistema si stabilizzò, almeno per un po'. Dal momento che il dollaro era convertibile in oro e le altre nazioni ancorarono le loro valute al dollaro, si venne a crare uno pseudo-gold standard.
L'economista britannico John Maynard Keynes rappresentava la Gran Bretagna a Bretton Woods. Keynes preferiva istituire un sistema che avrebbe favorito una crescita economica piuttosto che un sistema ancorato all'oro. Preferiva la creazione di una banca centrale internazionale e forse anche una moneta mondiale. Propose alla conferenza di perseguire tale obiettivo: "Trovare una misura comune, uno standard comune, una politica comune, accettabile da tutti e che non infastidisca nessuno."
Le idee di Keynes non vennero accettate. Gli Stati Uniti, nella loro posizione economica di primo piano, preferirono il piano offerto dal loro rappresentante, Harry Dexter White. La posizione degli Stati Uniti aveva lo scopo di creare e mantenere la stabilità dei prezzi, piuttosto che una crescita economica. Di conseguenza, il progresso del Terzo Mondo sarebbe stato raggiunto attraverso prestiti e investimenti nelle infrastrutture attraverso il FMI, che venne incaricato di gestire i deficit commerciali al fine di evitare la svalutazione della moneta.
Unendosi al Fondo Monetario Internazionale, ad ogni paese veniva assegnata una quota di commercio per finanziare lo sforzo internazionale, preventivato in origine a $8.8 miliardi. La disparità tra i paesi doveva essere gestita attraverso una serie di prestiti. Un paese poteva prendere in prestito dal FMI che avrebbe agito come una banca centrale.
L'accordo di Bretton Woods non conteneva alcuna disposizione per la creazione di riserve. Si pensava che la produzione di oro sarebbe stata sufficiente per continuare a finanziare la crescita e che eventuali problemi di breve termine sarebbero stati risolti attraverso i prestiti.
Anticipando un volume elevato di domanda per tali prestiti, i partecipanti a Bretton Woods formarono la BIRS, elargendo ulteriori $10 miliardi (che sarebbero stati sborsati dai paesi membri). Gli accordi e le istituzioni che emersero da Bretton Woods, non erano adeguati per i problemi economici dell'Europa del dopoguerra. Gli Stati Uniti sperimentavano enormi surplus commerciali mentre il fardello del debito bellico europeo si faceva più pesante. Le riserve statunitensi erano enormi ed in crescita ogni anno.
Nel 1947 divenne chiaro che il FMI e la BIRS non avrebbero risolto i problemi economici del dopoguerra europeo. Per aiutare ad affrontare il problema, gli Stati Uniti istituirono un sistema per stimolare la ripresa economica tra i paesi europei.
L'European Recovery Program (meglio conosciuto come Piano Marshall) fu organizzato per dare sussidi ai paesi in modo che potessero portare avanti la ricostruzione. I problemi delle nazioni europee, secondo il segretario di Stato George Marshall: "Sono molto più grandi della loro attuale capacità contributiva, quindi devono ricevere un aiuto sostanziale o affrontare il deterioramento economico, sociale e politico."
Tra il 1948 ed il 1954, gli Stati Uniti diedero a 16 nazioni dell'Europa occidentale $17 miliardi in sovvenzioni. Credendo che gli ex-nemici Giappone e Germania sarebbero diventati i mercati futuri per le esportazioni degli Stati Uniti, vennero emanate politiche per favorire la crescita economica. Durante questo periodo, fece la sua comparsa la guerra fredda e la relativa corsa agli armamenti. L'URSS aveva firmato l'accordo di Bretton Woods, ma si rifiutò di aderire al FMI.
Pertanto le riforme economiche proposte si trasformarono, in parte, nella lotta tra il capitalismo ed il comunismo.
Divenne sempre più difficile mantenere l'ancoraggio del dollaro all'oro a $35 l'oncia. C'era un mercato aperto per l'oro a Londra, e le crisi ne influenzarono il valore. Il conflitto tra il prezzo fisso dell'oro fra le banche centrali ed il suo valore di mercato aperto, dipendevano dal momento. Durante la crisi dei missili di Cuba, per esempio, il valore dell'oro sul mercato aperto era di $40 l'oncia. La fede nel gold standard da parte dei leader degli Stati Uniti, iniziò a vacillare.
Il presidente Lyndon B. Johnson disse nel 1967 che:
L'offerta mondiale di oro non è sufficiente a far funzionare l'attuale sistema — perché l'uso del dollaro come valuta di riserva è essenziale al fine di creare la liquidità internazionale necessaria per sostenere il commercio mondiale e la crescita.
Nel 1968 Johnson approvò una serie di misure volte a ridurre il deflusso di oro dagli Stati Uniti. Nonostante ciò, il 17 marzo del 1968 una corsa all'oro fece chiudere il London Gold Pool in modo permanente. A questo punto era ormai chiaro che mantenere il gold standard sotto la configurazione di Bretton Woods non era più pratico. O il sistema monetario cambiava o il gold standard doveva essere rivisto.
Durante questo periodo, il FMI istituì i Diritti Speciali di Prelievo (DSP) per utilizzarli nel commercio tra i paesi. L'intenzione era quella di creare un tipo di sistema con oro cartaceo, sgonfiando la pressione sugli Stati Uniti in modo che potessero continuare a ricoprire il ruolo di banchieri centrali del mondo.
Tuttavia, ciò non risolse il problema; l'esaurimento delle riserve auree degli Stati Uniti andarono avanti fino al 1971. A quel tempo, il dollaro USA era sopravvalutato in relazione alle riserve auree. Gli Stati Uniti detenevano solo il 22% della copertura in oro delle riserve valutarie. I DSP agirono come un paniere di valute nazionali per scongiurare gli inevitabili squilibri commerciali.
Tuttavia Bretton Woods mancava di un qualsiasi meccanismo efficace per controllare la crescita delle riserve. Solo l'oro e l'asset degli Stati Uniti erano considerati seriamente come riserve, ma la produzione di oro era in ritardo. Di conseguenza, le riserve in dollari dovettero espandersi per compensare la mancanza di oro, causando un crescente deficit delle partite correnti negli Stati Uniti. La soluzione, si sperava, sarebbero stati i DSP.
Mentre nascevano questi strumenti, la loro efficacia di lungo termine poteva solo essere oggetto di discussione. Oggi i DSP costituiscono circa l'1% delle riserve non auree dei membri del FMI, e quando nel 1971 gli Stati Uniti uscirono dal gold standard, Bretton Woods smise di funzionare come un organismo monetario centrale.
In teoria i DSP — usati oggi su una scala molto limitata di transazioni tra il FMI ed i suoi membri — potrebbero rappresentare l'inizio di una moneta internazionale. Anche il nostro amico Jim Rickards pensa che sia probabile. Ma dato l'ampio uso del dollaro come piolo per tante valute in tutto il mondo, è improbabile che possa verificarsi un tale cambiamento prima che le circostanze la rendono l'unica scelta.
Il sistema di Bretton Woods crollò, in parte a causa dell'espansione eccessiva delle capacità di finanziamento degli Stati Uniti e di altri paesi membri in relazione alla quantità d'oro disponibile. In sostanza, gli Stati Uniti avevano dichiarato implicitamente il default.
Come ci ha detto Lewis Lehrman in una intervista nella sua casa nel Connecticut, co-autore di Case for Gold insieme a Ron Paul, il presidente Nixon: "Approvò un ordine esecutivo il 15 agosto 1971 ed annunciò 'Mi dispiace, noi non pagheremo i nostri debiti'."
Per i prossimi due minuti smettete di fare quello che state facendo e guardate il video qui sotto, ne vale davvero la pena. Vedrete il vero intento di Nixon nel voler rimuovere le "manette d'oro" dal polso degli Stati Uniti, in modo da poter spendere i vostri soldi...
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
giovedì 10 luglio 2014
L'oro ha aiutato l'Iran a non essere sconfitto dagli USA
Circa due anni fa la Germania, o per meglio dire la Bundesbank, ha chiesto alla FED di New York di poter vedere il proprio stock di oro depositato presso i suoi edifici. La risposta è stata: "Il vostro oro è qui, non preoccupatevi, pensate ad altro; tranquilli ci occuperemo di tutto noi, non c'è bisogno che vediate niente." Al che, come logica e buon senso comanderebbero in casi simili, i tedeschi hanno richiesto il rimpatrio di 300 tonnellate di oro rispetto alle 1,500 circa detenute presso la NYFED. Allora quest'ultima ha assicurato la consegna, ma... dopo sette anni! Nel 2014 sono state riconsegnate solo 5 tonnellate. E il resto? L'oro depositato presso la NYFED (come anche quello italiano) è stato dato in pegno in cambio di prestiti. Ma questo processo non è avvenuto solo una volta, ma così tante volte che adesso è impossibile sbrogliare la matassa di crediti e debiti. Il trucco finanziario che permette questa pratica si chiama rehypothecation, ed è stata sfruttata un'infinità di volte che togliere l'oro sottostante potrebbe scatenare delle margin call in grado di distruggere in un colpo solo l'intero sistema finanziario. Sono 60 anni che non c'è un audit delle riserve auree presso Fort Knox e presso il caveau della NYFED. Il messaggio è sempre stato questo: "Fidatevi di noi." Al che i tedeschi, per salvare la faccia, hanno infine risposto: "Nessun problema."
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di Addison Wiggin
Nel 2012-13 gli Stati Uniti e l'Iran hanno combattuto una guerra finanziaria. Con il senno di poi, secondo il nostro amico Jim Rickards, è finita in pareggio.
Abbiamo documentato questa guerra su queste pagine e ora Rickards ci ha aiutato a riempire i buchi in un breve passaggio tratto dal suo nuovo libro The Death of Money: The Coming Collapse of the International Monetary System.
Prima di tutto, facciamo un passo indietro. A marzo 2012 gli Stati Uniti e l'Unione Europea imposero sanzioni economiche contro l'Iran, chiudendo il paese fuori dalla rete globale dei pagamenti chiamati SWIFT. Inoltre, sempre nello stesso mese, le esportazioni di oro dalla Turchia all'Iran raddoppiarono rispetto al mese precedente — superiori di 37 volte ai numeri del marzo 2011.
"Non è stato difficile unire i puntini", abbiamo scritto sulla nostra newsletter a pagamento Apogee Advisory: "Il gas naturale è la fonte di quasi tutta l'elettricità in Turchia. Più del 90% delle esportazioni di gas dell'Iran finiscono in Turchia. L'Iran fornisce il 18% del gas naturale alla Turchia. Senza l'Iran, la Turchia dipenderebbe quasi interamente da un unico fornitore di gas — la Russia. Con le sanzioni, la Turchia non può pagare per il gas iraniano con dollari o euro. Così paga con l'oro."
Anche l'India ha pagato con l'oro il petrolio iraniano. L'Iran poteva quindi utilizzare l'oro per comprare cibo o manufatti da Russia e Cina.
"Gli Stati Uniti", scrive Rickards, "hanno innescato un crollo valutario (iperinflazione) e una corsa agli sportelli e hanno causato una scarsità di beni alimentari, benzina e beni di consumo quando hanno tagliato fuori l'Iran dal sistema dei pagamenti globali." L'oro era diventato un'àncora di salvezza per l'Iran.
A luglio 2013 il Tesoro americano l'aveva capito... e così ha cominciato ad accelerare l'imposizione di un divieto di vendere oro all'Iran — "un tacito riconoscimento da parte degli Stati Uniti che l'oro è denaro", aggiunge seccamente Rickards.
Con la chiusura del viale dell'oro, l'Iran ha amplificato le sue operazioni in valuta estera con le banche non soggette all'embargo. "L'Iran poteva spedire petrolio in India e ricevere rupie indiane depositate sul suo conto in banche indiane", spiega Rickards a titolo di esempio. Scomodo, certo, ma il risultato era assicurato.
"L'Iran utilizza anche le banche cinesi e russe per operazioni di facciata in modo da aggirare le sanzioni", scrive Rickards. "Prima che fossero approvate le sanzioni, ha accumulato grandi depositi nelle banche cinesi e russe. Quelle banche hanno poi condotto normali bonifici attraverso lo SWIFT a favore dell'Iran, senza rivelare che esso fosse il beneficiario effettivo."
"L'Iran", scrive Rickards, "ha anche dimostrato come la guerra finanziaria e la guerra informatica possano essere combinate in un attacco asimmetrico ibrido."
A maggio dello scorso anno, gli esperti hanno ritenuto che alcuni hacker iraniani abbiano fatto irruzione nei sistemi informatici che controllano oleodotti e impianti di gas naturale. "Manipolando questo software", scrive Rickards, "l'Iran non solo ha potuto devastare la catena di approvvigionamento fisico, ma anche i mercati dei derivati energetici che dipendevano dall'offerta fisica e dalla domanda di price discovery." Panico accidentale nei mercati, capito?
Verso la fine dello scorso anno, l'Iran e gli Stati Uniti hanno deciso di riprendere i negoziati sul programma nucleare dell'Iran. Nell'ambito di tale accordo provvisorio, il presidente Obama ha rimosso le sanzioni sugli acquisti di oro da parte dell'Iran — uno dei pochi modi con cui poteva alleviarle senza il consenso del Congresso.
"Per il momento", conclude Rickards, "l'Iran ha combattuto gli Stati Uniti e siamo arrivati ad un punto morto in questa guerra finanziaria, nonostante gli enormi disagi per l'economia iraniana. La guerra finanziaria statunitense-iraniana 2012-13 illustra come le nazioni che non possono competere militarmente con gli Stati Uniti, potrebbero rivelarsi un osso duro sul campo finanziario o elettronico."
Anzi. Ci piacerebbe fare un ulteriore passo. Quando l'Iran ha accettato di riprendere i colloqui sul nucleare, la presunzione di Washington è stata quella di dire che "le sanzioni hanno funzionato".
Non è così, dice l'ex-ambasciatore William Miller, che era di stanza in Iran nel corso degli anni '60 ed è in contatto con l'attuale regime. "Le sanzioni li hanno solamente resi più sprezzanti", riferisce il Los Angeles Times.
Volete una prova? L'Iran ha messo sul tavolo la stessa offerta del 2003 — quando venne respinta dagli Stati Uniti. In realtà, era un'offerta migliore dal punto di vista di Washington. Allora l'Iran aveva solo 164 centrifughe nucleari; nel 2013 ne aveva 19,000.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di Addison Wiggin
Nel 2012-13 gli Stati Uniti e l'Iran hanno combattuto una guerra finanziaria. Con il senno di poi, secondo il nostro amico Jim Rickards, è finita in pareggio.
Abbiamo documentato questa guerra su queste pagine e ora Rickards ci ha aiutato a riempire i buchi in un breve passaggio tratto dal suo nuovo libro The Death of Money: The Coming Collapse of the International Monetary System.
Prima di tutto, facciamo un passo indietro. A marzo 2012 gli Stati Uniti e l'Unione Europea imposero sanzioni economiche contro l'Iran, chiudendo il paese fuori dalla rete globale dei pagamenti chiamati SWIFT. Inoltre, sempre nello stesso mese, le esportazioni di oro dalla Turchia all'Iran raddoppiarono rispetto al mese precedente — superiori di 37 volte ai numeri del marzo 2011.
"Non è stato difficile unire i puntini", abbiamo scritto sulla nostra newsletter a pagamento Apogee Advisory: "Il gas naturale è la fonte di quasi tutta l'elettricità in Turchia. Più del 90% delle esportazioni di gas dell'Iran finiscono in Turchia. L'Iran fornisce il 18% del gas naturale alla Turchia. Senza l'Iran, la Turchia dipenderebbe quasi interamente da un unico fornitore di gas — la Russia. Con le sanzioni, la Turchia non può pagare per il gas iraniano con dollari o euro. Così paga con l'oro."
Anche l'India ha pagato con l'oro il petrolio iraniano. L'Iran poteva quindi utilizzare l'oro per comprare cibo o manufatti da Russia e Cina.
"Gli Stati Uniti", scrive Rickards, "hanno innescato un crollo valutario (iperinflazione) e una corsa agli sportelli e hanno causato una scarsità di beni alimentari, benzina e beni di consumo quando hanno tagliato fuori l'Iran dal sistema dei pagamenti globali." L'oro era diventato un'àncora di salvezza per l'Iran.
A luglio 2013 il Tesoro americano l'aveva capito... e così ha cominciato ad accelerare l'imposizione di un divieto di vendere oro all'Iran — "un tacito riconoscimento da parte degli Stati Uniti che l'oro è denaro", aggiunge seccamente Rickards.
Con la chiusura del viale dell'oro, l'Iran ha amplificato le sue operazioni in valuta estera con le banche non soggette all'embargo. "L'Iran poteva spedire petrolio in India e ricevere rupie indiane depositate sul suo conto in banche indiane", spiega Rickards a titolo di esempio. Scomodo, certo, ma il risultato era assicurato.
"L'Iran utilizza anche le banche cinesi e russe per operazioni di facciata in modo da aggirare le sanzioni", scrive Rickards. "Prima che fossero approvate le sanzioni, ha accumulato grandi depositi nelle banche cinesi e russe. Quelle banche hanno poi condotto normali bonifici attraverso lo SWIFT a favore dell'Iran, senza rivelare che esso fosse il beneficiario effettivo."
"L'Iran", scrive Rickards, "ha anche dimostrato come la guerra finanziaria e la guerra informatica possano essere combinate in un attacco asimmetrico ibrido."
A maggio dello scorso anno, gli esperti hanno ritenuto che alcuni hacker iraniani abbiano fatto irruzione nei sistemi informatici che controllano oleodotti e impianti di gas naturale. "Manipolando questo software", scrive Rickards, "l'Iran non solo ha potuto devastare la catena di approvvigionamento fisico, ma anche i mercati dei derivati energetici che dipendevano dall'offerta fisica e dalla domanda di price discovery." Panico accidentale nei mercati, capito?
Verso la fine dello scorso anno, l'Iran e gli Stati Uniti hanno deciso di riprendere i negoziati sul programma nucleare dell'Iran. Nell'ambito di tale accordo provvisorio, il presidente Obama ha rimosso le sanzioni sugli acquisti di oro da parte dell'Iran — uno dei pochi modi con cui poteva alleviarle senza il consenso del Congresso.
"Per il momento", conclude Rickards, "l'Iran ha combattuto gli Stati Uniti e siamo arrivati ad un punto morto in questa guerra finanziaria, nonostante gli enormi disagi per l'economia iraniana. La guerra finanziaria statunitense-iraniana 2012-13 illustra come le nazioni che non possono competere militarmente con gli Stati Uniti, potrebbero rivelarsi un osso duro sul campo finanziario o elettronico."
Anzi. Ci piacerebbe fare un ulteriore passo. Quando l'Iran ha accettato di riprendere i colloqui sul nucleare, la presunzione di Washington è stata quella di dire che "le sanzioni hanno funzionato".
Non è così, dice l'ex-ambasciatore William Miller, che era di stanza in Iran nel corso degli anni '60 ed è in contatto con l'attuale regime. "Le sanzioni li hanno solamente resi più sprezzanti", riferisce il Los Angeles Times.
Volete una prova? L'Iran ha messo sul tavolo la stessa offerta del 2003 — quando venne respinta dagli Stati Uniti. In realtà, era un'offerta migliore dal punto di vista di Washington. Allora l'Iran aveva solo 164 centrifughe nucleari; nel 2013 ne aveva 19,000.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
venerdì 27 giugno 2014
Preparatevi alla morte dei petrodollari
di Addison Wiggin
[La prima parte di questo saggio, Il boom energetico degli Stati Uniti metterà fine allo status di valuta di riserva mondiale del dollaro, è stata pubblicata ieri.]
"Poniamo che gli Stati Uniti non vogliano più importare tanto petrolio arabo", dice Erik Townsend facendo un esperimento mentale. "Beh, se così fosse, è davvero difficile capire perché gli arabi dovrebbero continuare a prezzare il loro petrolio in dollari; i loro maggiori clienti sarebbero in Cina e in Brasile e nei paesi che non hanno alcun motivo di trattare in dollari."
Siamo in debito con Townsend per averci aiutato a capire come si potrebbe dipanare la fine dei petrodollari. Erik ha sfruttato la fortuna della sua prima carriera, come imprenditore di software, per avviare la sua seconda carriera come manager di hedge fund che conosce il mercato dei futures del petrolio.
Pensateci: dov'è l'incentivo a mantenere i prezzi del petrolio in dollari e mantenere grandi riserve in dollari se gli Stati Uniti non sono più il vostro più grande cliente?
"Il crollo del sistema dei petrodollari, dove il petrolio non verrebbe più pagato in dollari a livello internazionale, rappresenterebbe in sostanza la campana a morto per il dollaro come valuta di riserva. Significa che gli USA non potranno più contrarre prestiti forti di “privilegi esorbitanti”, e significa che il mercato del Tesoro degli Stati Uniti sperimenterà un'impennata fuori controllo dei tassi di interesse."
Improvvisamente il fatto che gli USA abbiano bisogno di minori importazioni risulta ininfluente quando "il resto del mondo non userà più dollari come mezzo di scambio."
Gli sceicchi arabi produttori di petrolio, hanno più dollari di quanti ne possano usare. Nei tre decenni prima del 2000, le entrate totali delle esportazioni di energia dal Medio Oriente ammontavano a $3.5 bilioni. Nei 13 anni successivi, il totale è salito a più di $8 bilioni. Secondo una stima degli esperti, nelle mani del Medio Oriente giacciono circa $8-10 bilioni di saldi in valuta (in gran parte dollari).
Quanto a lungo vorranno conservare tutti quei dollari? Soprattutto quando l'Asia e il Pacifico rappresentano ormai un terzo del consumo mondiale di petrolio e gli Stati Uniti solo il 20%...
Nel frattempo, il primo importatore di petrolio al mondo — la Cina ha preso questa corona dagli Stati Uniti lo scorso autunno — sta facendo la sua parte per indebolire i petrodollari. Negli ultimi anni la Cina ha stretto accordi con molti dei suoi partner commerciali per fare affari con le loro valute. Cina e Russia, Cina e Brasile, Cina e Australia, anche Cina e il suo nuovo/vecchio nemico Giappone — tutti hanno fatto ricorso a currency swap e altri accordi per bypassare il dollaro.
Lo scorso novembre lo Shanghai Futures Exchange stava pensando di prezzare i suoi contratti futures sul petrolio greggio sia in yuan che in dollari, con l'obiettivo di rendere tale disposizione il nuovo punto di riferimento asiatico. "Lo yuan è diventato più internazionale e più riconosciuto che mai nel mercato finanziario", ha detto a Reuters il capo di una ditta di commercio cinese.
Ma mentre gli arabi si agitano per il valore dei loro dollari... ed i cinesi si muovono attivamente per diversificarsi dal dollaro... i russi potrebbero sferrare il colpo finale.
"Martedì 4 marzo, secondo me, è stato come la crisi dei missili di Cuba per la storia del mondo", afferma Erik Townsend, con un presagio inquietante di eventi futuri.
In superficie, il peggio della crisi tra Ucraina e Russia sembrava essere passato. I mercati si stavano calmando mentre il presidente russo Putin parlava sul tema per la prima volta — promettendo che avrebbe usato la forza in Ucraina solo come "ultima risorsa" se la popolazione russofona fosse stata in pericolo.
Poi ci sono stati altri due interventi di funzionari russi che hanno ricevuto poca attenzione.
L'assistente economico al Cremlino Sergei Glazyev ha detto che di fronte a sanzioni occidentali, la Russia potrebbe cercare di evitare il dollaro per le transazioni internazionali. "Troveremmo un modo non solo per ridurre la nostra dipendenza dagli Stati Uniti, ma anche per ottenere grandi benefici per noi stessi."
"Annunciare sanzioni finirebbe per ritorcersi contro il sistema finanziario degli Stati Uniti, cosa che causerebbe la fine della loro dominazione sul sistema finanziario globale."
Iperbole? Sì. Glazyev è una figura di basso spessore? Certo . Ma poi, come per sottolineare queste osservazioni, il portavoce del Ministero degli Esteri Alexander Lukashevich ha detto: "Dovremo rispondere... se provocati da azioni irresponsabili da parte di Washington... e non necessariamente in modo simmetrico."
Sì, è solo un portavoce... ma parla a nome del ministro degli esteri Sergei Lavrov. E mentre andiamo in stampa, ha ancora il suo lavoro.
"E' uno dei linguaggi più forti che io abbia mai sentito da un diplomatico", dice Erik Townsend. "E' come se la Russia stesse dicendo: “Stati Uniti, se volete giocare a questo gioco, se volete venire a dirci cosa possiamo fare nel nostro paese, perché siete gli Stati Uniti e pensate che potete ignorare il diritto internazionale, perché avete un'innata arroganza — se è questo quello che pensate, premeremo un pulsante e scaraventeremo il vostro paese in una crisi valutaria e obbligazionaria che metterà fine alla vostra egemonia economica nel mondo, e noi abbiamo il potere di farlo”."
"Non sarei sorpreso se qualcuno in Cina l'avesse sentito e ora sentisse squillare il telefono."
"Se questi due paesi uccidessero la valuta di riserva mondiale, le cose cambierebbero improvvisamente. Quindi, se voi foste nei loro panni, perché non accordarsi per farlo? Immaginate se potessero introdurre una valuta tutta loro. Cina e Russia che creano una nuova moneta e dicono: “Non abbiamo intenzione di usare lo yuan cinese. Cereeremo questa nuova moneta. Si chiama Asiabuck o qualcosa del genere, ed è sostenuta da qualcosa di reale, preferibilmente l'oro ”."
Dovete capire che questa è una possibilità, non una previsione. Ma quasi nessuno se n'è accorto.
Sin da quel giorno, c'è stata poca tregua per i russi. A fine aprile il sito web Voice of Russia — precedentemente noto come Radio Moscow — ha pubblicato un articolo intitolato “Time Is Running out for the U.S. Dollar.”
Citava il commento di un economista russo: "Gli Stati Uniti non hanno molto tempo per prepararsi ad un serio indebolimento del dollaro sulla scena mondiale e, viceversa, ad un serio rafforzamento del ruolo delle altre valute. La quantità massima di tempo su cui possono contare è 18 mesi."
Dal punto di vista dei russi, 18 mesi potrebbero essere un pò ottimisti.
"Dubito che possa scatenarsi una crisi valutaria e obbligazionaria sotto gli occhi di Obama", afferma Erik Townsend. "Gli restano solo un paio di anni di mandato; ci stiamo avvicinando. Ma tra otto e più anni — supponendo che il prossimo presidente riceva due mandati — penso che avremo l'occasione di veder saltare in aria il mercato obbligazionario USA, per un motivo o un altro."
"Questo significa che il nostro prossimo presidente presiederà al disastro finanziario più grande e complesso della storia. Il 2008 sarà un pic-nic rispetto a quello che ancora ci aspetta."
Offerte di lavoro perse, case perse, speranza persa... e poi?
In quel momento i leader americani si siederanno con i loro vari "partner" commerciali e diranno loro che la Cina e la Russia diventeranno le potenze mondiali più grandi e più cattive — a meno che l'Occidente non unisca le forze per dare vita ad una nuova valuta di riserva globale. "Assisteremo all'unione del dollaro e dell'euro, e di qualsiasi altra valuta voglia salire a bordo."
"Cosa fareste se gli Stati Uniti dicessero una cosa simile: “Guardate, non possiamo vivere in quell'altro nuovo mondo. E' troppo radicale. Significherebbe la fine della vita come la conosciamo. Pertanto tutti i paesi che non sono allineati con la Cina e la Russia, devono essere dalla nostra parte.” E quello che faranno sarà fornire alle élite politiche una via di fuga, ma tutti gli altri saranno fregati."
Cioè, ci sarà un tasso di conversione tra il dollaro e la nuova valuta per le élite... e un altro per tutti gli altri.
Rivolta per le strade? Forse sì, forse no. Townsend suggerisce che il meccanismo di conversione sarà così complicato che solo pochi riusciranno a comprenderlo e ancora di meno riusciranno a capire quello che sta accadendo intorno a loro — proprio come i salvataggi del 2008. "Il governo è molto bravo a rendere le cose complicate al fine di oscurare ciò che sta realmente accadendo."
E pensare che tutto è iniziato con la ritrovata prosperità americana causata da abbondanti scoperte energetiche sul suolo USA.
Quando arriverà il Giorno del Giudizio? Quando i sauditi o i russi o i cinesi staccheranno la spina ai petrodollari?
Townsend dice che non accadrà sotto la presidenza Obama. Sembra una previsione credibile.
Forse il momento arriverà quando l'America sarà abbastanza indipendente dalle forniture di petrolio straniero — il momento in cui i petrodollari saranno poco necessari per ungere gli ingranaggi del commercio internazionale. Quello sarà il momento in cui gli sceicchi e gli oligarchi si dirigeranno verso le uscite.
Riportiamo alla mente il grafico di ieri:
Siamo passati dall'importare il 60% del nostro fabbisogno di petrolio nel 2005, al 40% attuale. Nei prossimi cinque anni, questo numero si ridurrà ulteriormente al 30%.
Questa "soglia del 30%" potrebbe rappresentare benissimo la proverbiale scritta sul muro: la crisi è vicina. Nessuna garanzia, ovviamente... ma non è difficile credere che qualcuno a Riyadh o a Mosca o a Pechino stia guardando questi stessi dati mentre l'US Energy Information Administration li mette online ogni mese.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
giovedì 26 giugno 2014
Il boom energetico degli Stati Uniti metterà fine allo status di valuta di riserva mondiale del dollaro
di Addison Wiggin
Austria, 1920-1921: il governo stampò soldi per coprire i suoi debiti della prima guerra mondiale.
I costi di cibo e carburante schizzarono fino alle stelle. Le banche invitarono i loro clienti a convertire le corone austriache in una moneta più stabile... anche se era contro la legge.
Una vedova rispettosa della legge vide evaporare la sua fortuna durante una corsa agli sportelli. Nel libro di Adam Fergusson, When Money Dies, è stata riportata una voce del suo diario…
"Perché non pensa che la corona si riprenderà di nuovo?" [Ho chiesto al mio banchiere.]
"Riprendersi!" ha detto con una risata... "provi solo a pensare alla promessa su questa banconota da 20 corone e cerchi di ottenere, ad esempio, 20 corone d'argento in cambio."
"Sì, ma le mie sono garantite dallo stato: sicuramente non ci può essere niente di più sicuro, giusto?"
"Mia cara signora, dov'è lo stato che garantisce queste banconote? E' morto."
Abbiamo già raccontato questa storia. La ripetiamo ancora per due ragioni. In primo luogo per ricordare che la maggior parte degli squilibri che hanno causato il Panico del 2008 sono ancora presenti. Ma questo forse lo sapevate già.
C'è un'urgenza in più per raccontare questa storia: davvero il dollaro USA rappresenta la panacea di tutti i mali come dicono gli esperti? Potrebbe rivelarsi la rovina definitiva del dollaro. Corse agli sportelli bancari, controlli sui capitali, default per il debito nazionale — e tutto a causa della "prosperità" di cui stiamo godendo adesso.
I nostri sospetti sono stati sollevati nel mese di gennaio... quando due politicanti "opposti" si tenevano per la mano e cantavano in dolce armonia in merito al boom dell'energia degli Stati Uniti.
"Il gas naturale a buon mercato ci permette di riportare la produzione sul suolo interno", dice il sindaco di Chicago ed ex-capo dello staff di Obama Rahm Emanuel. Come risultato, la produzione "ritornerà in modi che possiamo a malapena anticipare", dice l'ex-candidato repubblicano alla presidenza Steve Forbes. Entrambi erano alla CNBC per pubblicizzare un evento chiamato “Reinventing America Summit”.
Non che non siamo d'accordo: sembra tutto molto familiare, come se si stesse seguendo la tesi di "Rinnovare l'America" del nostro Byron King enunciata più di due anni fa. Prima era troppo radicale. Ora è saggezza convenzionale.
Malgrado la prosperità di questo boom dell'energia... alla fine farà da anfitrione alla prossima grande crisi economica. Anzi, intaccherà lo status del dollaro come "moneta di riserva" mondiale una volta per tutte.
Lo diciamo sapendo che ci attireremo l'ira della saggezza convenzionale...
- "La rivoluzione petrolifera statunitense, che si sta tranquillamente svolgendo dietro le quinte, ha iniziato ad esercitare un'influenza diretta sui mercati dei cambi — a vantaggio del dollaro", dice un report di UBS
- "Lo status di valuta di riserva mondiale, accoppiato ad una minore dipendenza dagli investitori stranieri, stimolerà la moneta nei prossimi cinque anni", dice uno strategist di Société Générale
- A causa dei "progressi tecnologici che consentono di estrarre petrolio e gas dallo scisto", dice il fund manager David Donora di Threadneedle Investments, "il dollaro godrà probabilmente di un periodo di forza."
Giusto. Almeno fino a quando non è così.
La cosa che sta contribuendo a sostenere il dollaro ora, abbatterà in ultima analisi tutti quei puntelli che supportano il biglietto verde ed il suo status di valuta di riserva mondiale. Non domani e neanche l'anno prossimo, ma la destinazione è impostata... e il nostro arrivo è certo. Non sarà esattamente come Vienna nel 1921... ma sarà altrettanto orribile.
Quindi allacciatevi le cinture: alcuni dei temi che tratteremo potrebbero sembrarvi vecchi... ma vi prometto che mai prima d'ora avete collegato i puntini in questo modo.
Nel 2013 la produzione di petrolio degli Stati Uniti ha raggiunto una media di 7.5 milioni di barili al giorno. L'incremento rispetto al 2012 ha rappresentato una grande notizia per gli Stati Uniti. Infatti è il quarto aumento annuo più grande rispetto a qualsiasi altro paese... e l'Arabia Saudita detiene i primi tre posti.
E non finisce qui. L'anno del picco della produzione di greggio degli Stati Uniti è stato il 1970 — un pò timido, 10 milioni di barili al giorno. Come si vede dal grafico qui sotto, il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti proietta che la nazione toccherà ancora una volta quel numero entro il 2019.
Nel 2005 — solo nove anni fa — gli Stati Uniti hanno importato il 60% del loro fabbisogno di petrolio. Nel 2012 questo numero è crollato al 40%. Guardate il grafico qui sotto e vedrete che la percentuale è destinata a ridursi ancora di più nel prossimo quarto di secolo. Ricordatevelo — perché torneremo su questo grafico più avanti.
Mentre andiamo in stampa, un barile di petrolio cosa $100, prendere o lasciare. Ogni milione di barili al giorno di nuova offerta, significano $100 milioni di petrolio non importato ogni anno. La riduzione dei costi di importazione, un deficit commerciale più basso, meno dollari che scorrono all'estero — una grande notizia per il dollaro, eh? Va tutto bene, giusto?
Beh, sì... solo che adesso l'intera struttura che per 40 anni ha supportato il sistema finanziario globale sta cominciando a disintegrarsi.
Dal 1974 il mondo ha vissuto coi "petrodollari".
I petrodollari sono spuntati fuori dalle ceneri del sistema di Bretton Woods, dopo che nel 1971 il presidente Nixon recise l'ultimo legame del dollaro con l'oro.
Negli anni post-seconda guerra mondiale, Bretton Woods rese il dollaro la moneta di riserva mondiale — la valuta per le transazioni transfrontaliere. Se voi foste stati un governo straniero o una banca centrale, avreste considerato il dollaro tanto buono quanto l'oro — per ogni $35 che si restituivano al Tesoro degli Stati Uniti, si otteneva in cambio un'oncia d'oro.
Probabilmente conoscete il resto della storia: gli stranieri si resero conto che Washington stava stampando troppi dollari, i francesi volevano più oro di quanto gli USA fossero disposti a rinunciare e Nixon "chiuse la finestra dell'oro". Ma senza l'oro, cosa avrebbe continuato a cementare la posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale?
Dopo lo "shock petrolifero" del 1973-74, in cui i prezzi del petrolio andarono da $3 al barile a $12, il Segretario di Stato Henry Kissinger ebbe un'idea e convinse la famiglia reale saudita a farne parte.
L'affare era questo: l'Arabia Saudita avrebbe prezzato il petrolio in dollari statunitensi ed avrebbe usato la sua influenza per spingere altre nazioni dell'OPEC a fare lo stesso. In cambio, il governo americano avrebbe accettato di proteggere l'Arabia Saudita ed i suoi alleati contro gli invasori stranieri e le ribellioni interne.
La Casa di Saud ne era davvero allettata — il peso delle forze armate statunitensi avrebbe consentito a 7,000 capi di famiglia di vivere nello stile a cui erano abituati.
Il vantaggio per Washington era più sottile — ma non meno importante. Chiunque avesse voluto acquistare petrolio, avrebbe avuto bisogno di dollari. Ciò significava una domanda perenne di dollari ed un ciclo come questo...
- I dollari utilizzati per comprare petrolio sono depositati nel sistema bancario per sostenere il credito internazionale;
- Tale credito supporta l'acquisto di beni americani — tutto, dagli aerei Boeing al mais dell'Archer Daniels Midland. Oh, e anche il debito del Tesoro degli Stati Uniti. Impossibile dimenticarlo.
"Questo accordo fornì al dollaro un posto speciale tra le valute mondiali, e in sostanza il biglietto verde era “coperto” dal petrolio", ha spiegato nel 2006 Ron Paul in un discorso lungimirante alla Camera. "L'accordo fornì al dollaro un vigore artificiale, con benefici finanziari enormi per gli Stati Uniti. Ci permise di esportare la nostra inflazione monetaria, comprando ad un grande sconto petrolio ed altri beni (all'aumentare dell'influenza del dollaro)."
Poi fece una previsione: "La legge economica richiede che lo scambio onesto necessiti solo di cose con valore reale. Il caos che un giorno risulterà dal nostro esperimento con il denaro fiat, richiederà un ritorno al denaro con un valore reale. Sapremo che quel giorno si sta avvicinando, quando i paesi produttori di petrolio richiederanno oro, o il suo equivalente, in cambio del loro petrolio, piuttosto che dollari o euro."
Strano come stiano evolvendo le cose... il grande boom energetico americano sta velocizzando l'arrivo di quel giorno. Domani continueremo a parlarne...
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
lunedì 25 novembre 2013
Il regalo dell'oro alla vigilia dell'Ora Zero
di Addison Wiggin
Mentre il prezzo dell'oro rimane nel range tra i $1,290-1,420 sin dalla fine di luglio, restiamo a guardare la prova di quella che abbiamo etichettato come "Ora Zero." Quello sarà il momento in cui un importante scambiatore di merci esaurirà l'oro con cui saldare un contratto e lo salderà invece in contanti — un default. In quel momento, il prezzo dell'oro fisico si emanciperà "dall'oro cartaceo."
Mentre andiamo in stampa, sono già evidenti nel sistema segnali di stress — in particolare nel GLD, il gigante degli ETF che rappresenta un proxy per il prezzo dell'oro. Non abbiamo mai amato il GLD. Presenta troppi "rischi di controparte" — il classico rischio che chiunque stia facendo affari con voi non vuole, o non può, essere all'altezza delle sue promesse.
Tra le tante promesse c'è questa: gli investitori stra-ricchi possono scambiare le loro azioni GLD per metallo vero — l'opzione non è disponibile per voi, piccoli investitori. Ma ora anche i grandi investitori non possono commerciare le loro azioni per il bene reale. "Le persone hanno cercato di portare fuori il loro oro da quell'ETF," dice John Hathaway, responsabile del Tocqueville Gold Fund, "e non sono riuscite a farlo."
Il racconto di Hathaway è confermato da Grant Williams, consulente in un hedge fund con sede a Singapore. Il problema? L'enorme squilibrio tra contratti futures al Comex di New York e l'inventario di metallo reale che il Comex ha a disposizione per la consegna. Williams calcola che ci sono 55 once di "oro cartaceo" per ogni oncia di bene reale.
"Abbiamo visto che l'oro è stato drenato fuori dal Comex quasi ininterrottamente quest'anno," ha detto di recente Williams al conduttore radiofonico Eric King, "di certo sin dalla richiesta di rimpatrio della Bundesbank. E non ha ancora avuto alcun effetto evidente, ma in realtà è una molla che viene compressa continuamente, e ad un certo punto scatterà. E quando lo farà, con tutte queste pretese disparate su ogni oncia d'oro, ne vedremo delle belle."
Dall'inizio del 2013 fino a metà settembre, gli inventari del Comex sono diminuiti del 36 % — da 11.059 milioni di once a 7.034 milioni. Questo è il flusso d'oro da Occidente ad Oriente che abbiamo documentato per tutto l'anno in 5 Min. Forecast. L'oro viene drenato dai caveau di New York e finisce in Cina, dove la banca centrale e la gente comune lo stanno accumulando a prezzi visti l'ultima volta nel 2010.
Il calo nell'inventario del Comex "oggi vale la bellezza di $9.66 miliardi," scrive Mark O'Byrne di GoldCore, "nel senso che una manciata di miliardari o solo una potente nazione creditrice con grandi riserve di valuta estera, come ad esempio la Russia, potrebbero mettere all'angolo il mercato dell'oro del Comex e causare un default."
L'Ora Zero s'avvicina.
Ecco un altro vaso di vermi scoperto sempre da Grant Williams. Di seguito viene presentato un grafico del prezzo dell'oro fino a tre anni fa — e vengono evidenziate due date precise.
La prima: quando Hugo Chavez ha chiesto il rimpatrio di 160 tonnellate di oro detenute all'estero, prevalentemente presso la Banca d'Inghilterra. La seconda: quando la banca centrale tedesca ha chiesto la restituzione di 674 tonnellate di oro detenute presso la FED di New York e la Banque de France — per le quali è stato detto ai tedeschi di aspettare sette anni.
In entrambi i casi, "una movimento iniziale verso l'alto si è rapidamente trasformato in un movimento verso il basso" per quanto riguarda il prezzo dell'oro, scrive Williams. E dato che la Germania ha chiesto indietro più di quattro volte i lingotti richiesti dal Venezuela, il movimento verso il basso è risultato molto più consistente.
Williams è daccordo con Eric Sprott, il fund manager canadese che lo scorso febbraio ci ha aiutato a sviluppare lo scenario dell'Ora Zero. Le banche centrali occidentali hanno dato in affitto il loro oro alle grandi banche commerciali a tassi di interesse inferiori all'1%, e le banche commerciali hanno venduto quell'oro (soprattutto in Cina) seminando poi i proventi in attività fruttifere superiori all'1%.
"Penso che le banche centrali abbiano dato in affitto il loro oro per decenni alle bullion bank," scrive Williams nelle sua newsletter gratuita Things That Make You Go Hmmm... "ed ora si trovano in una posizione piuttosto precaria nel dover reclamare quello che si suppone sia di loro proprietà, prima che venga fatta notare tale mancanza."
L'abbattimento del prezzo dell'oro cartaceo "è stato specificamente progettato per scuotere coloro che lo possedevano con una certa titubanza," prosegue Williams, "e per un certo verso ha funzionato, ma solo tra i titolari più deboli, i quali tendono ad 'affittare' l'oro piuttosto che possederlo."
"Penso che le mani più forti abbiano continuato a reclamare la consegna del loro oro il più velocemente possibile; e le banche centrali di paesi come Cina, Russia e tutto il resto dell'Asia e del Sud America hanno cercato di acquistare e, soprattutto, di prendere in consegna l'oro fisico per quanto li fosse possibile."
L'Ora Zero s'avvicina.
Lo stesso Sprott sarebbe d'accordo. "L'offerta d'oro non è salita," ha detto di recente in un'intervista a Mineweb. "In effetti è diminuita l'anno scorso, e sono sicuro che diminuirà quest'anno, e sono sicuro che diminuirà anche il prossimo anno. Quindi come è possibile avere questi nuovi operatori che entrano nel mercato ed acquistano tanto oro nonostante il prezzo continui a scendere?"
"E' sempre stata mia opinione che la domanda di oro è ben al di sopra dell'offerta mineraria, che sono le banche centrali occidentali a fornire l'oro."
"Penso che il declino dell'oro sia stato progettato per provare a tirare fuori un po' di oro fisico dal mercato, cosa a cui GLD e altri ETF hanno risposto in proporzione enorme. C'è stata una svendita di circa 700 tonnellate di oro fisico in circa sei mesi. Beh, si tratta di quasi 1,400 tonnellate l'anno. E vorrei sottolineare che si tratta di circa due terzi della produzione mineraria di Cina e Russia."
Consideratelo un regalo mentre l'Ora Zero si avvicina. Nel 2013 è possibile acquistare il metallo giallo ai prezzi del 2010.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
lunedì 15 luglio 2013
L'Oro e "l'Ora Zero"
di Addison Wiggin
E' Domenica notte, Ottobre 2013. I genitori si assicurano che i figli abbiano fatto i compiti. Gli appassionati di football si stanno preparando per la partita di NFL. La squadra di Baltimora sta per perdere e si sta per scatenare l'inferno nei mercati dei metalli preziosi.
Qualche momento prima dell'apertura del trading elettronico, il Commodity Exchange Inc. — il Comex — annuncia di voler risolvere un grande contratto in contanti e non in oro. Tanto per essere franchi, significherebbe che il il Comex è inadempiente per quel contratto. Improvvisamente, tutti quelli con un gold contract — o un silver contract — inizierebbero a chiedersi se sono loro i prossimi sulla lista a venire truffati.
L'oro, che ha concluso quella settimana d'autunno a $1,715 l'oncia, inizia a rombare selvaggiamente... ma per lo più in su. Il Lunedi mattina, passa a $1,800. Ma buona fortuna nel cercare di ottenere quel prezzo — o qualcosa che ci si avvicini — da un rivenditore di monete o da un rivenditore online. In circostanze normali, un prezzo spot dell'oro a $1,800 significherebbe Gold Eagles intorno ai $1890 — con un premio del 5%.
Ma in quel giorno gli acquirenti — disperati nel voler mettere le mani sul metallo fisico perché la fiducia nel sistema sta collassando — spingerebbero il prezzo al di sopra dei $2,000.
Questa è "l'ora zero" — il giorno da segnare sul calendario in cui il prezzo del metallo si staccherà per sempre dal prezzo quotato sulla teleborsa di CNBC. E' il giorno in cui sarete grati di possedere metallo fisico e non un proxy come il GLD exchange-traded fund (ETF) (NYSE:GLD).
Sembra inverosimile? Oggi vi mostreremo perché è inevitabile...
I Vestiti Nuovi dell'Imperatore: Perché Ora E' il Momento Peggiore per Rinunciare all'Oro
"L'ora zero" è quel momento in cui l'imperatore noterà di essere nudo. Il racconto del XIX secolo di Hans Christian Andersen, I Vestiti Nuovi dell'Imperatore, è diventato un punto di riferimento nel XX e XXI secolo per le ovvie verità trascurate dalle masse. E' quasi un cliché, ma è singolarmente appropriato per l'articolo di oggi.
"L'imperatore" qui è rappresentato dalle banche centrali, dalle banche commerciali, dalle banche di investimento e dagli scambiatori di materie prime. Il giorno in cui tutti li vedranno nudi come vermi — o in questo caso, spogliati dell'oro che sostengono di avere — sarà il giorno in cui sarete felici di aver acquistato oro, sebbene fosse affondato dai $1,900 del Settembre 2011 a meno di $1,500 mentre andiamo in stampa.
Avete tenuto duro, non è vero?
Beh, almeno potete "comprarlo mentre tocca il fondo."
Attenzione: ciò che stiamo proiettando qui è quasi l'ultimo di una serie di eventi fattail. E' il prodotto di una ricerca approfondita di uno dei più informati luminari nel mercato dell'oro... oltre alla nostra ipotesi.
Ma state tranquilli: l'ora zero — sotto forma di un default del Comex per i metalli preziosi, o forse del London Bullion Market Association (LBMA) — arriverà prima o poi.
"Le probabilità che accada sono circa del 100%," afferma Eric Sprott.
Sprott sovrintende $10 miliardi all'interno dell'asset management canadese che porta il suo nome. Tra tali asset c'è lo Sprott Physical Gold Trust (NYSE:PHYS) — il nostro veicolo consigliato se si sceglie di mantenere una parte dei propri averi in oro in un conto di intermediazione. Per capire perché è una certezza dobbiamo scendere in profondità nella tana del bianconiglio... nei sotterranei delle banche centrali del mondo. Tenete duro...
12 Anni e Ancora: La Domanda Supera l'Offerta
Noi non vogliamo rendere le cose più complicate di quanto non lo siano. L'ora zero arriverà quando tutti sapranno che l'offerta d'oro non potrà più soddisfare la domanda.
"Quando guardo i dati fisici che posso vedere riguardo l'oro," ci ha detto Sprott in una recente intervista, "il mercato dell'oro in 12 anni non ha visto cambiamenti nei suoi fondamentali dell'offerta. E' rimasta piatta." Aggiungeteci la fornitura da nuove miniere e da scarti d'oro riciclati — per lo più vecchi gioielli — ed il calcolo del World Gold Council secondo cui l'offerta è ferma a circa 3,700 tonnellate l'anno.
E per quanto riguarda la domanda? Poiché l'oro ha iniziato la sua corsa al rialzo nel 2000, è venuto alla ribalta un numero enorme di nuove fonti di domanda.
- Le banche centrali, che sono state venditori netti di oro negli anni '80 e '90, sono diventate acquirenti netti
- Gli exchange-traded fund come GLD ed i trust come PHYS neanche esistevano prima del 2004
- Le vendite annuali di monete d'oro da parte delle zecche degli Stati Uniti e del Canada sono cresciute di quattro volte
- Il consumo cinese di oro è quasi quadruplicato
- Il consumo indiano (misurato dalle importazioni) è cresciuto del 30% a partire da un livello già alto.
"La semplice combinazione di sole cinque fonti separate di domanda," scrive Sprott in un report recente, "si è tradotta in una variazione netta da 2,268 tonnellate nella domanda di oro fisico nel corso degli ultimi 12 anni — il che significa che oggi vi è una domanda annua di circa 2,268 tonnellate che non esisteva 12 anni fa," quando l'offerta e la domanda erano più o meno in equilibrio.
E questi sono solo i dati ufficiali. "Ci sono un sacco di altri compratori d'oro di cui non ho i dati," ha affermato nella nostra intervista.
"Per esempio, quando qualcuno compra fisicamente un lingotto d'oro, che si tratti di David Einhorn [gestore di hedge fund] o dell'Università del Texas o di qualcuno di simile, non c'è posto in cui io possa andare per vedere quante barre sono state acquistate. Non c'è documentazione pubblica se i miliardari russi stanno comprando oro." Per ogni storia che fa notizia, come nel caso di Einhorn o della UT, ce ne potrebbero essere 10 che avvengono senza che nessuno lo sappia.
Riassumendo, ogni anno entrano quasi 2,300 tonnellate (ufficialmente) di nuova domanda in un mercato in cui l'offerta è ancora bloccata a circa 3,700 tonnellate. "Allora, da dove salta fuori l'oro?" si chiede Sprott retoricamente. "Chi sta fornendo questo oro?"
Dopo un progetto di ricerca che è andato avanti fino a quando è andato avanti il mercato al rialzo dell'oro, ha una sola spiegazione plausibile — quella che rende inevitabile il default delle principali borse merci.
"Le banche centrali occidentali," ci dice, "stanno surrettiziamente fornendo oro affittando quello che hanno."
Il Gioco delle Tre Carte delle Banche Centrali: "E 'qui... No, non è qui"
"Aspettate un attimo," starete chiedendo. "Avete appena detto che le banche centrali sono diventate compratori netti di oro negli ultimi dieci anni."
Vero... ma tutti gli acquisti sono partiti da paesi in via di sviluppo come la Russia, la Cina, l'India ed il Kazakistan.
Nel frattempo, i numeri dei grandi paesi industrializzati — Stati Uniti inclusi — sono rimasti statici.
Tenete a mente il motivo principale per cui le banche centrali sono in attività — per avvantaggiare le loro grandi e potenti banche.
E ciò che è vantaggioso per le banche statunitensi ed europee è il leasing dell'oro. Le banche di investimento e commercilai danno in affitto l'oro di una banca centrale a prezzi stracciati — di solito a meno dell'1% l'anno. Poi vendono l'oro nel mercato privato e raccolgono i ricavi... beh, qualsiasi cosa produca più dell'1%. E' un buon affare se siete un banchiere.
"Ma poi l'oro è andato, giusto?" Sì. Se la banca centrale rivuole il suo oro dalle banche commerciali e di investimento, queste ultime dovrebbero comprare oro sul mercato aperto — facendo salire il prezzo. Questo non è un buon affare se siete un banchiere.
Quindi di solito c'è una tacita intesa: le banche centrali non chiedono indietro il loro oro, e le banche commerciali e di investimento rinnovano i propri contratti di locazione dell'oro. Fintanto che guadagnano più dell'1%, il servizio del debito è facilissimo.
Ma se una banca centrale chiede indietro il suo oro, è game over.
"Possono farla franca [con il leasing]," spiega Sprott, "perché sui loro bilanci, quella dicitura che hanno per l'oro dice 'crediti in oro e oro.' Un credito non è oro vero, oro fisico... e non esiste una ripartizione tra i crediti ed il fisico."
Date un'occhiata qui sotto e vedrete con quale astuzia i banchieri centrali tendono a concedere i loro "possedimenti" di oro, i quali non si limitano a delle barre in un caveau.
"Non fornirebbe molta credibilità ad una banca centrale," scrive Sprott, "se ammettesse di aver dato in affitto le sue riserve d'oro a delle 'bullion bank' le quali avrebbero a loro volta venduto questo oro alla Cina, per esempio."
"Ma i numeri suggeriscono fortemente che questo è esattamente ciò che è successo. L'oro delle banche centrali è probabilmente andato, e le bullion bank che lo hanno venduto non hanno alcuna possibilità di riaverlo."
Sommate il tutto e scoprirete che siamo molto più vicini all'ora zero.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
sabato 20 ottobre 2012
Una Formula per l'Oro a $12,000
«Insieme all'oro, l'argento è stato considerato denaro per migliaia di anni. Nell'antica Roma, ad esempio, il Denario d'argento venne dapprima coniato nel terzo secolo a.C. Conteneva circa 4.5 grammi d'argento ed avrebbe un valore odierno di circa $5.
Abbiamo parlato molto in questo spazio circa l'importanza di possedere metalli preziosi... e spesso per motivi di convenienza, ho accomunato oro ed argento nella stessa categoria. Ma mentre i due metalli condividono simili caratteristiche come protezione contro l'inflazione e riserva di valore, l'argento ha dei fondamentali unici che vale la pena considerare.
Per cominciare, nonostante il mercato dell'oro è piccolo, quello dell'argento è più piccolo. Ed è proprio per questo che l'argento è molto volatile ed è molto più suscettibile dell'oro a tremende oscillazioni di prezzo. Questo vuol dire che, in un boom, l'argento aumenterà più rapidamente dell'oro. In un bust, l'argento scenderà più rapidamente. [...]
Come ho scritto la settimana scorsa, la mia forma preferita di argento fisico è rappresentata dalle monete Americane pre-1965... conosciute nel settore come "junk." Il junk silver è un investimento.
In un panico finanziario le persone che hanno procrastinato l'acquisto di denaro vero (metalli preziosi) tentano di rimediare a questa mancanza con risultati prevedibili. Improvvisamente vogliono oro e argento, ed il junk silver è abbastanza popolare. [...]
Quando la domanda sale, anche i premi salgono. Durante l'ultimo panico nel 2008, i premi per il junk sono andati da 29 centesimi a $4 quasi subito. Ecco la strategia di base, ho scambiato junk silver per denaro, il denaro per un contratto future, il contratto future per una barra da 1,000 once, e la barra per junk silver. Non mi interessava se nel frattempo il prezzo dell'argento andava su o giù... alla fine stavo come avevo iniziato, solo che ora avevo un grosso premio nelle mie tasche.»
~ What Form Of Silver Should You Hold?, Simon Black, Sovereign Man blog, 12 ottobre 2012.
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di Addison Wiggin
L'oro è costantemente avanzato nel corso degli ultimi 60 giorni da $1,600 ai $1,767 di questa mattina. Cosa che sta rendendo un po' nervose alcune persone.
Per esempio: "Può commentare," chiede un lettore, "cosa pensa possa accadere al prezzo dell'oro se Romney verrà eletto?"
Risponderemo a questa domanda oggi mentre esamineremo alcune tendenze di lungo periodo che si riveleranno immuni a tutto ciò che accadrà [sto controllando il calendario] 25 giorni da oggi [grazie a Dio].
Uno dei gold fund manager più stimati vede l'oro in grado di raggiunge un nuovo record all'interno dei prossimi 12 mesi.
Nel suo ultimo bollettino d'informazione, Tocqueville Gold Fund, il capo John Hathaway basa tale previsione sulla continuazione dei tassi d'interesse reali negativi: Cioè, fintanto che le banche centrali spingono i tassi di interesse al di sotto del tasso d'inflazione, l'andamneto dell'oro sarà buono.
"Alcuni suggeriscono," scrive Hathaway a titolo di risposta alla domanda di un lettore, "che una vittoria Repubblicana a Novembre sarebbe un punto di svolta per l'oro. Potrebbe portare al licenziamento di Bernanke, all'addomesticamento dei deficit di bilancio, all'eliminazione indolore della liquidità in eccesso nei bilanci gonfi delle banche centrali ed al ripristino di una robusta crescita economica."
[Pausa mentre me la rido di gusto...]
"Tutto questo," prosegue Mr. Hathaway, "dovrebbe avvenire entro i quattro anni di legislazione della nuova amministrazione, mentre gli elettori attenderebbero pazientemente che la magia abbia effetto. Anche se questo roseo scenario è possibile, crediamo che è una cosa improbabile."
"Per questo, consideriamo ogni possibile debolezza pre-elettorale nell'oro e nei titoli minerari sulla base di tale possibilità come un'opportunità d'acquisto."
Alcuni analisti tradizionali, che ci crediate o no, stanno andando oltre le considerazioni di Mr. Hathaway.
Bank of America e Merrill Lynch hanno messo insieme un grafico intrigante che tiene traccia dell'espansione del bilancio della Federal Reserve fin dal primo round di "quantitative easing" nei primi mesi del 2009... e del prezzo dell'oro. Il grafico prevede un obiettivo sia per la prossima estate sia per la fine del 2014.
Questi numeri potrebbero rivelarsi conservativi. "Questo obiettivo non tiene in considerazione il love trade," scrive il capo dell'US Global Investors di Vancouver Frank Holmes, che ha portato il grafico alla nostra attenzione.
Il "love trade" è il suo termine per l'affinità secolare che i Cinesi e gli Indiani hanno avuto per l'oro, in contrasto con la mentalità Occidentale del "fear trade."
Negli ultimi mesi, la domanda Indiana è scesa poiché la valuta locale si è indebolita, guidando il prezzo dell'oro in rupie ai massimi storici. Ora la tendenza sta cominciando ad invertirsi: Il tasso di cambio è di nuovo dove era sei mesi fa, e UBS riporta che la domanda Indiana per l'oro è ai massimi da cinque mesi.
"Inoltre," dice Mr. Holmes, "nel mese di Novembre sarà celebrato il Diwali. Il Festival delle Luci è la festa più grande e più importante dell'anno in India e viene celebrata da quasi 1 miliardo di Indù in tutto il mondo. Tradizionalmente, il primo giorno del Diwali è considerato di buon auspicio per pulire la casa ed acquistare oro."
E che dire della Cina, l'altro elemento motore dei mercati emergenti per la domanda d'oro?
Le importazioni d'oro dalla Cina attraverso Hong Kong — una misura imperfetta, ma è tanto trasparente quanto i Cinesi su queste cose — sono scese del 29% tra Luglio e Agosto. Ma è la tendenza anno su anno che conta... ed a 53.5 tonnellate è in crescita del 22%.
Un altro modo di vedere le cose: Nei primi otto mesi di quest'anno, la Cina ha importato 512 tonnellate d'oro — più del totale dell'anno scorso, 428.
"Quello che sta succedendo ai metalli preziosi," dice Gary Dugan, "è che stanno diventando sempre più mainstream."
Mr. Dugan è il capo dell'ufficio investimenti per l'Asia e il Medio Oriente a Coutts — un ramo della Royal Bank of Scotland.
Dieci anni fa, gli investitori raramente possedevano oro nei loro portfoli. Ora, dice a Reuters, "Stiamo tornando alla normalità, e la normalità è che i metalli preziosi sono la parte fondamentale del vostro portfolio."
"Alcuni dei clienti chiedono dove andranno i prezzi dell'oro, e dico loro di non pensarci. E' una riserva di valore." Musica per le nostre orecchie...
Ecco un altro modo di vedere a come l'azione della FED sta spingendo l'oro: Si chiama rapporto di copertura in oro.
Misura la quantità di oro in deposito presso la banca centrale rispetto all'offerta di moneta totale. "Questo rapporto," scrive il capo dell'ufficio investimenti Scott Minerd di Guggenheim Partners, "tende a muoversi in modo sorprendente e cala durante i periodi di disinflazione o relativa stabilità dei prezzi."
Potreste non pensare di vivere in un periodo di "relativa stabilità dei prezzi," ma consideriamo le parole di Mr. Minerd: Il rapporto di copertura in oro è attualmente ad un minimo storico del 17%... aprendo la via a due possibilità allettanti.
"La media storica per il rapporto di copertura in oro," scrive Minerd, "è circa del 40%, il che significa che il prezzo attuale dell'oro dovrebbe più che raddoppiare per raggiungere la media."
C'è di meglio: "Il rapporto di copertura in oro è salito oltre il 100% due volte nel corso del XX secolo," soprattutto di recente col picco dell'oro nel 1980. "Se questo dovesse accadere oggi, il valore di un'oncia d'oro sarebbe superiore ai $12,000."
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
Abbiamo parlato molto in questo spazio circa l'importanza di possedere metalli preziosi... e spesso per motivi di convenienza, ho accomunato oro ed argento nella stessa categoria. Ma mentre i due metalli condividono simili caratteristiche come protezione contro l'inflazione e riserva di valore, l'argento ha dei fondamentali unici che vale la pena considerare.
Per cominciare, nonostante il mercato dell'oro è piccolo, quello dell'argento è più piccolo. Ed è proprio per questo che l'argento è molto volatile ed è molto più suscettibile dell'oro a tremende oscillazioni di prezzo. Questo vuol dire che, in un boom, l'argento aumenterà più rapidamente dell'oro. In un bust, l'argento scenderà più rapidamente. [...]
Come ho scritto la settimana scorsa, la mia forma preferita di argento fisico è rappresentata dalle monete Americane pre-1965... conosciute nel settore come "junk." Il junk silver è un investimento.
In un panico finanziario le persone che hanno procrastinato l'acquisto di denaro vero (metalli preziosi) tentano di rimediare a questa mancanza con risultati prevedibili. Improvvisamente vogliono oro e argento, ed il junk silver è abbastanza popolare. [...]
Quando la domanda sale, anche i premi salgono. Durante l'ultimo panico nel 2008, i premi per il junk sono andati da 29 centesimi a $4 quasi subito. Ecco la strategia di base, ho scambiato junk silver per denaro, il denaro per un contratto future, il contratto future per una barra da 1,000 once, e la barra per junk silver. Non mi interessava se nel frattempo il prezzo dell'argento andava su o giù... alla fine stavo come avevo iniziato, solo che ora avevo un grosso premio nelle mie tasche.»
~ What Form Of Silver Should You Hold?, Simon Black, Sovereign Man blog, 12 ottobre 2012.
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di Addison Wiggin
L'oro è costantemente avanzato nel corso degli ultimi 60 giorni da $1,600 ai $1,767 di questa mattina. Cosa che sta rendendo un po' nervose alcune persone.
Per esempio: "Può commentare," chiede un lettore, "cosa pensa possa accadere al prezzo dell'oro se Romney verrà eletto?"
Risponderemo a questa domanda oggi mentre esamineremo alcune tendenze di lungo periodo che si riveleranno immuni a tutto ciò che accadrà [sto controllando il calendario] 25 giorni da oggi [grazie a Dio].
Uno dei gold fund manager più stimati vede l'oro in grado di raggiunge un nuovo record all'interno dei prossimi 12 mesi.
Nel suo ultimo bollettino d'informazione, Tocqueville Gold Fund, il capo John Hathaway basa tale previsione sulla continuazione dei tassi d'interesse reali negativi: Cioè, fintanto che le banche centrali spingono i tassi di interesse al di sotto del tasso d'inflazione, l'andamneto dell'oro sarà buono.
"Alcuni suggeriscono," scrive Hathaway a titolo di risposta alla domanda di un lettore, "che una vittoria Repubblicana a Novembre sarebbe un punto di svolta per l'oro. Potrebbe portare al licenziamento di Bernanke, all'addomesticamento dei deficit di bilancio, all'eliminazione indolore della liquidità in eccesso nei bilanci gonfi delle banche centrali ed al ripristino di una robusta crescita economica."
[Pausa mentre me la rido di gusto...]
"Tutto questo," prosegue Mr. Hathaway, "dovrebbe avvenire entro i quattro anni di legislazione della nuova amministrazione, mentre gli elettori attenderebbero pazientemente che la magia abbia effetto. Anche se questo roseo scenario è possibile, crediamo che è una cosa improbabile."
"Per questo, consideriamo ogni possibile debolezza pre-elettorale nell'oro e nei titoli minerari sulla base di tale possibilità come un'opportunità d'acquisto."
Alcuni analisti tradizionali, che ci crediate o no, stanno andando oltre le considerazioni di Mr. Hathaway.
Bank of America e Merrill Lynch hanno messo insieme un grafico intrigante che tiene traccia dell'espansione del bilancio della Federal Reserve fin dal primo round di "quantitative easing" nei primi mesi del 2009... e del prezzo dell'oro. Il grafico prevede un obiettivo sia per la prossima estate sia per la fine del 2014.
Questi numeri potrebbero rivelarsi conservativi. "Questo obiettivo non tiene in considerazione il love trade," scrive il capo dell'US Global Investors di Vancouver Frank Holmes, che ha portato il grafico alla nostra attenzione.
Il "love trade" è il suo termine per l'affinità secolare che i Cinesi e gli Indiani hanno avuto per l'oro, in contrasto con la mentalità Occidentale del "fear trade."
Negli ultimi mesi, la domanda Indiana è scesa poiché la valuta locale si è indebolita, guidando il prezzo dell'oro in rupie ai massimi storici. Ora la tendenza sta cominciando ad invertirsi: Il tasso di cambio è di nuovo dove era sei mesi fa, e UBS riporta che la domanda Indiana per l'oro è ai massimi da cinque mesi.
"Inoltre," dice Mr. Holmes, "nel mese di Novembre sarà celebrato il Diwali. Il Festival delle Luci è la festa più grande e più importante dell'anno in India e viene celebrata da quasi 1 miliardo di Indù in tutto il mondo. Tradizionalmente, il primo giorno del Diwali è considerato di buon auspicio per pulire la casa ed acquistare oro."
E che dire della Cina, l'altro elemento motore dei mercati emergenti per la domanda d'oro?
Le importazioni d'oro dalla Cina attraverso Hong Kong — una misura imperfetta, ma è tanto trasparente quanto i Cinesi su queste cose — sono scese del 29% tra Luglio e Agosto. Ma è la tendenza anno su anno che conta... ed a 53.5 tonnellate è in crescita del 22%.
Un altro modo di vedere le cose: Nei primi otto mesi di quest'anno, la Cina ha importato 512 tonnellate d'oro — più del totale dell'anno scorso, 428.
"Quello che sta succedendo ai metalli preziosi," dice Gary Dugan, "è che stanno diventando sempre più mainstream."
Mr. Dugan è il capo dell'ufficio investimenti per l'Asia e il Medio Oriente a Coutts — un ramo della Royal Bank of Scotland.
Dieci anni fa, gli investitori raramente possedevano oro nei loro portfoli. Ora, dice a Reuters, "Stiamo tornando alla normalità, e la normalità è che i metalli preziosi sono la parte fondamentale del vostro portfolio."
"Alcuni dei clienti chiedono dove andranno i prezzi dell'oro, e dico loro di non pensarci. E' una riserva di valore." Musica per le nostre orecchie...
Ecco un altro modo di vedere a come l'azione della FED sta spingendo l'oro: Si chiama rapporto di copertura in oro.
Misura la quantità di oro in deposito presso la banca centrale rispetto all'offerta di moneta totale. "Questo rapporto," scrive il capo dell'ufficio investimenti Scott Minerd di Guggenheim Partners, "tende a muoversi in modo sorprendente e cala durante i periodi di disinflazione o relativa stabilità dei prezzi."
Potreste non pensare di vivere in un periodo di "relativa stabilità dei prezzi," ma consideriamo le parole di Mr. Minerd: Il rapporto di copertura in oro è attualmente ad un minimo storico del 17%... aprendo la via a due possibilità allettanti.
"La media storica per il rapporto di copertura in oro," scrive Minerd, "è circa del 40%, il che significa che il prezzo attuale dell'oro dovrebbe più che raddoppiare per raggiungere la media."
C'è di meglio: "Il rapporto di copertura in oro è salito oltre il 100% due volte nel corso del XX secolo," soprattutto di recente col picco dell'oro nel 1980. "Se questo dovesse accadere oggi, il valore di un'oncia d'oro sarebbe superiore ai $12,000."
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
venerdì 30 settembre 2011
Oro: Ancora una Garanzia Contro i Problemi nei Mercati Finanziari
Di solito elaboro sempre un commento personale agli articoli che pubblico. Oggi no, perché voglio dare la priorità a questa scioccante notizia diffusa da Robert Wenzel:«I lettori di lunga data di EPJ sanno chi sia Philippa Malmgren. Era Assistente Speciale del Presidente per l'Economic Policy on the National Economic Council (Presidente Bush). Era anche un membro del Working Group on Financial Markets, conosciuto anche come il Plunge Protection Team. La sua lista di clienti include ogni azienda corporativa elitaria del mondo. (La lista è qui.) Ella sta ora dicendo, secondo il giornale finanziario più importante di Svezia (Dagens Industri), che si aspetta che la Germania ritornerà al Marco e che hanno già ordinato che questa nuova valuta venga stampata. Questo è quello che si legge sul suo sito web. Secondo lei infatti la Germania sta stampando Marchi: "Mi aspetto che arrivino notizie in giorni o settimane [...] I Tedeschi hanno annunciato che stanno re-introducendo il Marco. Hanno già ordinato la nuova valuta ed hanno chiesto che venga stampata rapidamente."»
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di Addison Wiggin
$1,800... $1,700... $1,600...
Non intendo spaventarvi oggi, cari lettori, ma un signore influente di cui rispettiamo il parere pensa che potrebbe andare a finire per andare molto più in basso.
Heh, non che lui stia vendendo.
L'oro è stato commerciato a $1,532 dollari durante la notte per poi risalire a $1,603 prima di questo articolo.
Questa è una perdita di $50 i naggiunta alla perdita di $100 di Venerdì. Anche esaminando l'azione nel contesto del grafico annuale, sembra drammatica.
Ad oggi, le persone che vogliono commerciare oro sul Comex, ancora una volta devono inoltrare ulteriori margini ai loro conti.
Ad alimentare il calo di Venerdì è stato l'annuncio dalla società madre del Comex, il CME Group: i margini dell'oro erano stati aumentati del 21%. Inoltre, i margini dell'argento sono stati sollevate del 18% e quelli del rame del 16%.
Una posizione iniziale su un contratto da 100 once d'oro avrà un costo di $11.475 in anticipo.
Questa è il terzo aumento del margine dell'oro da Agosto. Messi insieme, gli incrementi sono pari al 55%.
E oggi? Lo Shanghai Gold Exchange sta seguendo il Comex ed alzando i requisiti dei margini sui metalli preziosi.
"Anche con la recente correzione", commenta Byron King, "l'oro è ancora prezzato entro il suo range di trading a lungo termine" — come evidenziato da questo grafico:
A $1.500, l'oro rimarrebbe all'interno del "canale" che è in vigore da quasi tre anni.
"Abbiamo superato il trend al rialzo quando siamo andati oltre i $1.900," ha detto oggi alla CNBC il veterano di Vancouver Marc Faber. "Siamo ormai vicini a toccare il fondo a $1,500" — la parte inferiore del canale sopracitato, a quanto pare.
Ma... "Se questo non regge, potrebbe andare a fondo fino a $1,100-1,200."
Non che Faber sia preoccupato. Ha acquisto oro sin dall'inizio del canale — bè, probabilmente intorno allo stesso periodo in cui consigliammo il nostro Trade of the Decade all'inizio del 2000, quando l'oro era quasi a $300.
Quindi ecco una piccola prospettiva storica: l'oro ha sfondato i $1,000 nel marzo 2008, toccando brevemente i $1,010. Ciò si rivelò un picco alto che non sarebbe stato superato per 18 mesi.
A Novembre, il panico del 2008 era in pieno svolgimento, e l'oro era a $715. Questo è un calo del 29%.
Nel ettembre 2009, l'oro aveva recuperato i $1.000... e non guardò indietro.
"Con la storia come nostra guida", afferma Matt Insley presso il Daily Resource Hunter, "è chiaro che l'oro ha fatto questo genere di cose per tutta la sua massiccia fase di salita — sin dal 2005 ha visto cinque correzioni simili."
E adesso? Siamo in linea per un altro calo del 29%... che ci porterebbe a $1,350? Oppure qualcosa di più ripido, come avverte Marc Faber? Ci vorranno altri 18 mesi affinché l'oro recuperi i vecchi picchi e sfondi i $1,900?
La buona notizia è che non c'è bisogno di conoscere le risposte a queste domande per proseguire fiduciosi nel possedere oro. "Nulla è cambiato dalla scorsa settimana sul mercato dell'oro fisico", continua Mr. Insley. "Non c'è stata una scoperta di una vena d'oro, e non c'è chiaramente alcun sostituto. Così diversamente da una correzione di mercato, l'oro è ancora in alto nella nostra lista di risorse in cui investire ."
"Mi piace comprare ogni mese un po' d'oro," consigliava Faber il 6 Settembre, quando l'oro era al suo picco (per ora) di tutti i tempi a $1,921 dollari. "Quando si compra l'oro, esso è un'assicurazione contro il fallimento sistemico e le problematiche dei mercati finanziari".
Di cui ne abbiamo ancora molte.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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