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sabato 15 ottobre 2011

Un Testo Eelementare sul Lavoro e sui Disoccupati

Un addendum necessario all'articolo precedente sugli "inculados". Non si contano più le volte in cui le proteste finiscono davanti i luoghi del potere, ma non per protestare al fine di terminare questo monopolio dell'arroganza e della forza; bensì per utilizzare queste due caratteristiche affinché schiavizzino coloro che ancora annaspano per campare e vengano spennati a dovere per far continuare il sogno di coloro ingannati in primis dalla pianificazione centrale. Cosa si chiede? Protezione. "Gli evasori! Gli evasori! Aprite la caccia agli evasori!" Con la bava alla bocca, vengono accecati e direzionati (compiacenti o involontariamente) a prendersela col feticcio di turno senza considerare chi ha affossato il loro passato, affossa il loro presente ed affosserà il loro futuro. Il lavoro vuol dire produttività, non esiste il lavorare solo per il gusto di lavorare. (Per chi volesse approfondire la fallacia della "creazione dei lavori" da parte del governo, cliccare qui.)
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di Walter Block


[Mises Daily, 9 Marzo 2004]


Con l'economia dell'occupazione e della disoccupazione costantemente in discussione sulle pagine finanziarie e nelle campagne politiche, portiamo la nostra attenzione verso i fondamentali ed alla radice di alcuni luoghi comuni.

Se i media ci dicono che "l'apertura della fabbrica di XYZ ha creato 1,000 nuovi Lavori", siamo contenti. Quando la Compagnia ABC chiude e vanno persi 500 lavori, siamo tristi. Il politico che può fornire un sussidio per salvare l'ABC ha assicurato quasi certamente il sostegno della gente per essersi impegnato a preservare i lavori.

Ma il lavoro di per se non garantisce il benessere. Supponiamo che l'occupazione sarebbe scavare enormi buche e poi riempirle. Cosa succederebbe se nessuno vuole comprare i beni ed i servizi fabbricati dai lavoratori? Nell'Unione Sovietica, che si vantava di dare un lavoro ad ogni lavoratore, molti lavori erano semplicemente improduttivi. La produzione è tutto, ed i lavori non sono nient'altro che un mezzo verso questo fine.

Immaginate la Famiglia Svizzera dei Robinson abbandonata su un'isola dei Mari del Sud. Hanno bisogno di lavoro? No, hanno bisogno di cibo, abbigliamento, riparo e protezione dagli animali selvaggi. Ogni lavoro creato è una detrazione dalla limitata e preziosa manodopera. Il lavoro deve essere razionato, non creato, in modo che il mercato possa creare la maggior parte dei prodotti possibili dall'offerta di manodopera limitata, di beni capitali e di risorse naturali.

Lo stesso è vero per la nostra società. L'offerta di manodopera è limitata. Non dobbiamo permettere al governo di creare lavori oppure perderemo i beni e i servizi che altrimenti sarebbero stati creati. Dobbiamo riservare la manodopera preziosa per obiettivi importanti ancora lasciati incompiuti.

Alternativamente, immaginate un mondo dove le radio, le pizza, le scarpe da ginnastica e qualsiasi altra cosa che potremmo volere in continuazione piovesse dal cielo. Vorremmo un lavoro in questa utopia? No, ci dedicheremo ad altri obiettivi — studiare, scaldarsi al sole, ecc. — che porteremo avanti per il loro piacere intrinseco.

Invece di lodare il lavoro di per sé, dovremmo chiederci perché l'occupazione è così importante. La risposta è, perché viviamo nel bel mezzo della scarsità economica e dobbiamo lavorare per vivere e prosperare. Ecco perché dovremmo rallegrarci solo quando apprendiamo che questa occupazione produrrà cose che le persone in realtà valutano, ovvero, sono disposte a comprare con il loro denaro guadagnato. E ciò è qualcosa che può essere fatto solo dal libero mercato, non da burocratici e politici.

Ma cosa dire della disoccupazione? Cosa dire se le persone vogliono lavorare ma non riescono ad ottenere un lavoro? In quasi tutti i casi, i programmi del governo sono la causa della disoccupazione.





Salario Minimo

Il salario minimo sostiene che i salari devono essere fissati ad un livello determinato dal governo. Per spiegare perché ciò sia dannoso, possiamo usare un'analogia dalla biologia: ci sono certi animali che sono deboli paragonati agli altri. Per esempio, il porcospino è senza difese tranne per i suoi aculei, il cervo è vulnerabile tranne per la sua velocità.

Anche in economia ci sono persone che sono relativamente deboli. I disabili, i giovani, i minori d'età, gli inesperti — tutti sono attori economici deboli. Ma come gli animali deboli in biologia, hanno un vantaggio compensatore: la capacità di lavorare per salari inferiori. Quando il governo rimuove questa capacità imponendo scale di stipendi, è come se il porcospino fosse privato dei suoi aculei. Il risultato è la disoccupazione, che crea solitudine disperata, isolamento e dipendenza.

Considerate una persona giovane, non istruita, non qualificata, la cui produttività è $2.50 l'ora nel mercato. Che succede se viene fatta passare una legge che si richiede che venga pagato $5 l'ora? Il datore di lavoro che lo assume perderebbe $2.50 l'ora.

Considerate un uomo ed una donna la cui produttività è $10 l'ora, e supponiamo, a causa di discriminazione o qualunque altra cosa, che l'uomo viene pagato $10 l'ora e la donna viene pagata $8 l'ora. E' come se la donna avesse scritto in fronte: "Assumimi e gaudagnerai un extra di $2 l'ora."

Ciò la rende un'impiegata desiderabile anche per un capo sessista. Ma quando una legge sulla paga uguale dice che lei deve essere pagata come l'uomo, il datore di lavoro può assecondare le sue tendenze discriminatorie e non assumerla affatto — senza alcun costo per lui.



Valore Paragonabile

Che succede se al governo viene la brillante idea che le infermiere ed i camionisti dovrebbero essere pagati con lo stesso salario perché le loro occupazioni sono "intrinsecamente" di equale valore? Ordina che i salari delle infermiere vengano innalzati allo stesso livello, che crea disoccupazione per le donne.



Condizioni di Lavoro

Anche le leggi che forzano i datori di lavoro a fornire certi tipi di condizioni di lavoro creano disoccupazione. Per esempio, i raccoglitori stagionali di frutta e vegetali devono avere acqua fredda e calda e bagni moderni nelle cabine temporanee fornite loro. Ciò è economicamente equivalente a leggi sui salari perché, dal punto di vista del datore di lavoro, le condizioni di lavoro sono quasi indistinguibili dai salari monetari. E se il governo lo forza a pagare di più, dovrà assumere meno persone.



Sindacati

Quando il governo forza le imprese ad assumere solo lavoratori iscritti al sindacato, vengono discriminati i lavoratori non iscritti al sindacato, ponendoli in grande svantaggio o in una situazione di perenne disoccupazione. I sindacati esistono principalmente per tenere alla larga la competizione. Sono un cartello protetto dallo stato come qualsiasi altro.



Protezione dell'Occupazione

Le leggi che proteggono l'occupazione, che dispongono che nessuno possa essere licenziato senza un regolare processo, si suppone che proteggano gli impiegati. Tuttavia, se il governo dice al datore di lavoro che deve manetnersi l'impiegato non importa cosa, egli avrà la tendenza a non assumerlo affatto. Questa legge, che pare aiutare i lavoratori, impedisce loro di essere assunti. Stesso discorso per le tasse relative all'ingaggio ed altri contributi, che aumentano i costi dell'impresa e la scoraggiano dall'assumere più lavoratori.



Contributi

I contributi come quelli della Previdenza Sociale impongono pesanti costi monetari ed amministrativi all'impresa, aumentando drasticamente il costo marginale dell'assunzione di nuovi impiegati.



Indennità di Disoccupazione

L'indennità di disoccupazione ed il welfare provocano disoccupazione sovvenzionando l'inattività. Quando viene finanziato un certo atteggiamento — in questo caso il non lavorare — ne vogliamo di più.



Autorizzazione

Anche norme ed autorizzazioni provocano disoccupazione. La maggior parte delle persone sa che i dottori e gli avvocati devono avere delle autorizzazioni. Ma pochi sanno che anche gli allevatori di furetti, i falconieri ed i coltivatori di fragole devono averle. Infatti, il governo regola circa 1,000 lavori in tutti i 50 stati. Una donna in Florida che gestiva una mensa per i poveri in casa sua è stata di recente accusata di avere un ristorante senza licenza e fatta chiudere, e come risultato ora molti poveri sono affamati.

Quando il governo approva una legge che dice che certi lavori non possono essere eseguiti senza una licenza, erige una barriera d'entrata legale. Perché dovrebbe essere illegale per chiunque cimentarsi nel lavoro di barbiere? Il mercato fornirebbe tutta l'informazione di cui i consumatori avrebbero bisogno.

Quando il governo concede lo status legale ad una professione ed approva una legge contro la concorrenza, crea disoccupazione. Per esempio, chi fa pressioni per le leggi che impediscono a chiunque di entrare nel settore del taglio dei capelli? L'industria del taglio dei capelli — non protegge il consumatore da cattivi tagli dei capelli ma protegge se stessa contro la concorrenza.



Vendita Ambulante

Le leggi contro gli ambulanti impediscono alle persone di vendere cibo e prodotti alle persone che li vogliono. In città come New York e Washington DC, i sostenitori più rumorosi delle leggi contro gli ambulanti sono i ristoranti ed i grandi magazzini.



Lavoro Minorile

Ci sono molti lavori che richiedono poca formazione — come tosare l'erba — che sono perfetti per i giovani ragazzi che vogliono guadagnare qualche soldo. In aggiunta ai guadagni, il lavoro insegna ai giovani ragazzi cosa sia un lavoro, come gestire il denaro, come risparmiare e forse persino come investirlo. Ma in molti luoghi, il governo discrimina gli adolescenti ed impedisce loro di partecipare al sistema di libera impresa. I ragazzini non possono avere nemmeno un chioschetto dove vendere limonata.



La Federal Reserve

Generando il ciclo economico, la creazione di denaro della Federal Reserve causa la disoccupazione. L'inflazione non aumenta solo i prezzi; alloca malamente anche la manodopera. Durante la fase di boom del ciclo eeconomico, le imprese assumono nuovi lavoratori, molti dei quali sono tolti da altre linee di lavoro a causa dei salari più alti. Il sussidio della FED a queste industrie dura fino al bust. I lavoratori sono poi licenziati e sostituiti.



Il Libero Mercato

Il libero mercato, ovviamente, non vuol dire utopia. Viviamo in un mondo in cui intelligenza e capacità variano, in cui le preferenze di mercato cambiano, in cui l'informazione è imperfetta, tutto ciò può condurre ad una disoccupazione temporanea e generata dal mercato, che Mises chiamava "catallattica". Ed alcune persone scelgono la disoccupazione per aspettare un lavoro con una paga più alta.

Ma come società, possiamo assicurare che chiunque voglia lavorare abbia una possibilità di farlo respingendo leggi sul salario minimo, regole sulla comparabilità del valore, leggi sulle condizioni di lavoro, obbligo di appartenenza al sindacato, protezione dell'impiego, contributi, tasse sulla busta paga, indennità di disoccupazione, leggi sul lavoro minorile, welfare, norme, autorizzazioni, leggi contro gli ambulanti e creazione del denaro da parte del governo. La via del lavoro che conta è il libero mercato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 2 agosto 2010

Il libertarianismo è una parte della destra o della sinistra? Nessuna delle due. Noi siamo UNICI #5





di Walter Block







b. Diritti sulla proprietà privata

Anche Feser va contro i diritti sulla proprietà privata, superficialmente riferendosi alla persona ma realmente andando oltre. Questo lo qualificherebbe come un libertario di sinistra, ma per il fatto di questa particolare posizione è meglio caratterizzarlo come "di destra". Perchè? Perchè sta usando questa posizione per forzare una moralità da conservatore su di noi, cosa meravigliosa a dirsi, di matrice libertaria. Secondo Feser:
"...Se io sono il proprietario di me stesso, a ciò non necessariamente segue che io posso...fare qualsiasi cosa con me stesso, dal momento che è la mia proprietà io la uso – inclusa la pratica di certi atteggiamenti sessuali ed altri comportamenti disapprovati dai conservatori?....La risposta...è un fermo no".


E per favore ci dica perchè no?

Risponde Feser:
"La più profonda armonia della padronanza di se stessi e della morale conservattrice può essere solo vista...assistendo alla distinzione tra cosa noi possiamo chiamare padronanza di se stessi formale contro quella sostanziale. Supponiamo che Bob sia seduto su una panchina del parco, guardando pacificamente gli scoiattoli correre e Fred si avvicina furtivamente dietro di lui e lo strangola. Chiramente Fred ha violato i diritti della proprietà personale di Bob, invadendo lo spazio personale di Bob senza il suo consenso ed infliggendo direttamente un danno alla sua trachea. Ma supponiamo che Fred non vada vicino Bob, ed invece, da un centinaio di metri, attivi un dispositivo che succhia via tutta l'aria nelle vicinanze di Bob, lasciando Bob in un vuoto in cui egli sviene e subito muore. Fred ha violato i diritti della proprietà personale di Bob in questo caso?"
"Fred potrebbe essere dichiarato innocente sulla base che lui non abbia mai messo le mani addosso a Bob. Inoltre potrebbe insistere con moderata sincerità che lui non avrebbe avuto nessun particolare desiderio nell'uccidere Bob, ma invece voleva solo prendere tutta l'aria – la morte di Bob era semplicemente un...effetto collaterale. E Fred potrebbe anche sostenere che i diritti sulla proprietà personale di Bob non siano, in nessun caso, stati violati. Fred non ha privato Bob di nulla che possedesse per la virtù di essere padrone di se. Non ha mai preso, inflitto un danno o perfino toccato il collo o la trache a di Bob, nemmeno i suoi polmoni, braccia, gambe o qualsiasi altra parte del suo corpo. E' proprio così che accade poichè quelle cose non funzionano quando non c'è aria in giro, ma non è colpa di Fred".

"Sicuramente possiamo essere perdonati per considerare la difesa di Fred molto poco convincente, comunque cavillosamente ingegnosa. E' vero che non ha privato Bob di un qualsiasi diritto formale sulla proprietà personale; ha lasciato Bob e le sue parti del corpo, facoltà, etc. indisturbati, ma per quanto ciò possa essere buono...povero Bob! Chiaramente, però, ha privato Bob di ogni diritto sostanziale sulla proprietà di se. Ha messo Bob in una situazione che lo rende completamente incapace di esercitare le proprie volontà sulla propria persona, suelle facoltà e così via, rendendole talmente inutili come se Bob non ne fosse padrone affatto".


Ma la storia non finisce qui. Non solo, per Feser, questa dottrina sui diritti sostanziali getta un dubbio sulla formale padronanza del proprio corpo, ma si applica anche bene ad altri tipi di cose. Dice Feser:
"Anche l'uso non-invasivo della proprietà di qualcuno e le relative facoltà possono violare la padronanza di se di qualcun'altro, se ciò effettivamente annulla o disabilita la facoltà dell'altro di portare le proprie volontà ad incidere nell'ambiente circostante, cioè, se rende il possesso di qualcun'altro puramente formale e non sostanziale. Il soffocamento di Bob viola la sua padronanza di se (effetto invasivo), ma anche la rimozione di tutta l'aria intorno a lui è causa di violazione (effetto non invasivo). Tagliarvi una mano violerebbe invasivamente la padronanza del vostro corpo, ma quest'ultima sarebbe anche violata, non invasivamente, se invece...io attivassi un dispositivo che provoca la scoparsa di tutto ciò che provate ad afferrare con la vostra mano".


Da queste considerazioni Feser vuole ricavare il diritto, anzi no, l'obbligo, e per di più su basi libertarie, di proibire attraverso la legge la prostituzione, la pornografia, l'omosessualità; quest'ultima perchè i suoi atti privano i bambini dei loro diritti sostanziali di crescere felici ed in salute:
"...rispettare la padronanza di se stessi implica una presa di posizione conservatrice e risoluta per quanto riguarda...i diritti dei bambini".


Gordon replica alla frase di Feser:
«Fred ha ucciso Charles, in un senso perfettamente semplice. E' vero che non ha toccato Charles, ma perchè ciò è rilevante? I libertari sostengono, come quasi tutti gli altri, che le persone hanno diritto a non essere uccise. Non c'è un particolare punto di vista libertario su ciò che comporti l'uccidere qualcuno: se tu uccidi qualcuno, anche senza toccarlo, hai violato il suo diritto "formale" alla padronanza del suo corpo. Secondo questa linea, supponiamo che Fred avveleni l'acqua che secondo lui Charles sta per bere. Fred ha tentato, secondo la legge ordinaria, di uccidere Charles. I libertari non dovrebbero pensarla diversamente; e non c'è bisogno di modificare il principio della padronanza di se stessi per valutare simili casi».


La risposta di Gordon è buona. Eccone un'altra: ordinariamente, quando Charles siede in pace, respirando, non possiamo affermare che si sta impossessando dell'aria, dal momento che quetsa merce non è scarsa ed uno può solo impossessarsi o, di fatto, possedere beni di scarsa reperibilità. Comunque quando il congegno di Fred succhia via tutta l'aria intorno a Charles, l'ossigeno diventa scarso per il secondo, molto scarso in verità. Fred è quindi colpevole, secondo il codice legale libertario, di interferire con il pacifico impossessarsi di aria vitale da parte di Charles, uccidendolo di conseguenza. Questa invasione, o furto d'ossigeno, raggiunge il livello di omicidio. Immaginiamo che Fred incontrasse Charles nelle profondità del mare, dove entrambi stessero respirando aria dai loro rispettivi serbatoi. Dopo di che Fred prende, o meglio ruba, la riserva d'aria di Charles lasciandolo affogare. Non ci dovrebbe essere nessun dubbio che questo sia omicidio, non ci dovrebbe essere nemmeno nessun problema per un simile verdetto nel caso parallelo molto intelligente proposto da Feser.

Stesso discorso per ciò che riguarda il far "scomparire tutto ciò che provi ad afferare con la tua mano". Abbiamo una parola che definisce ciò nel vocabolario inglese. "Furto". Non c'è bisogno quindi di far nascere una diatriba tra i cosidetti diritti formali e sostanziali, riferiti alle persone o alle loro proprietà, e promuovere i secondi alle spese dei primi. Entrambi in questo caso sono almeno una cosa unica, se i concetti rilevanti vengono propriamenti capiti. Ma se le cose stanno così, allora questa distinzione non può essere usata, nemmeno, per far nascere una diatriba tra la teoria libertaria, che sostiene il diritto della liberta degli individui di occuparsi di prostituzione, pornografia, omosessualità, etc. ed i presunti diritti sostanziali dei bambini di essere liberi di assistere, possbilmente, a simili atti. L'errore di Feser è quello di sostenere, in effetti, che i diritti libertari possono entrare in conflitto. Non possono. Se ci fosse anche solo la parvenza di un conflitto, uno o l'altro (o possibilmente entrambi) devono essere in errore.

Secondo Rothbard:
"L'intero punto dei diritti naturali è che essi sono eterni ed assoluti ed i diritti di ogni uomo sono compossibili con i diritti di ogni altro uomo. In ogni situazione di apparente conflitto di diritti, il filosofo politico libertario deve cercare di eliminare il presunto conflitto ed identificare i diritti di chi devono prevalere, per scoprire chi è la vittima e chi è l'aggressore".



C. Ron Paul

Secondo il libertario e membro del congresso Ron Paul, il fatto che l'immigrazione abbassi i salari costituisce una ragione per opporvisi. Si oppone ad una politica di aperta immigrazione sulla base che:
"...in molti casi immigrati irregolari semplicemente incrementano la riserva di lavoro in una comunità, il che abbassa i salari".


Questo potrebbe o non potrebbe essere il caso, ma mettiamo che lo sia. Ancora non costituisce una ragione libertaria per opporsi all'apertura delle frontiere. Poichè, secondo questa filosofia, uno può possedere solo se stesso ed una proprietà, non può possedere il valore di ciò. Solo perchè gli immigrati prevedono l'abbassamento dei salari non significa che è avvenuta una violazione di diritti e questa potrebbe essere la sola ragione legittima per opporsi alla loro entrata nel paese.

Vuk critica Paul su simili basi, dicendo:
"Ron Paul sta sfacciatamente sostenendo (sic) il protezionismo, la rovina di una società di libera economia. Un gran numero di cinesi ci sta offrendo un ribasso dei prezzi, il che scalza la concorrenza dell'industria del nostro paese...".


Bè, nessuno è perfetto. Le credenziali libertarie di Ron Paul sono praticamente esemplari. Chiunque ha il diritto di commettere un numero ridotto di errori.


IV. Conclusioni


Il punto di vista di Rockwell sui conservatori, penso, sia decisivo:
"Il problema con i conservatori americani è che odiano la sinistra più dello Stato, amano il passato più della linertà, provano un grande attaccamento verso il nazionalismo più dell'idea di auto-determinazione, credono che la forza bruta sia la risposta a tutti i problemi della società e pensano che sia meglio imporre una verità piuttosto che rischiare di perdere un'anima eretica. Non hanno mai compreso l'idea di libertà come principio auto-determinante la società. Non hanno mai visto lo Stato come il nemico, il quale i conservatori danno ad intendere di favorire".

"Sto parlando ora della varietà di conservatorismo creato da William Buckley, non di quello Vecchio di Albert Jay Nock, John T. Flynn, Garet Garrett, H.L. Mencken e compagnia, poichè queste persone avrebbero respinto il nome conservatore come ridicolo. Dopo Lincoln, Wilson e Franklin Delano Roosevelt, cosa è conservato nel governo? I rivoluzionari che scacciarono un più blando dominio inglese non si sarebbero mai candidati in esso".
"Per quanto mi riguarda, spero che l'intero movimento conservatore vada in fiamme con il declino e la caduta dell'amministrazione Bush. I fascisti hanno fatto i loro giorni ed invece della libertà ci hanno dato la più stupida e sleale forma di grande governo imperiale che uno potesse immaginare. Hanno infangato il nome dell'America in tutto il mondo. Hanno rimbambito milioni di persone. Hanno saccheggiato e mandato in bancarotta il paese".


Comunque Rockwell è correttamente un oppositore non solo dei conservatori, ma anche dei liberali:
"Non voglio rivolgermi esclusivamente alla destra. La sinistra di solito...crede che il governo non possa far altro che spargere l'Inferno quando intraprende una guerra e spende denaro sui macchinari militari. Ma sulla politica interna, loro credono che lo stesso governo possa curare i malati, consolare gli afflitti, insegnare ciò che non è stato imparato e portare gioia e speranza nel suo insieme".
"Ogni parte presume che essa potenzialmente disponga del pieno controllo sul governo di cui ha il mandato per fare questa cosa contro quell'altra. Ciò che accade nella vita reale, ovviamente, è che il settore pubblico – sempre e comunque in cerca di più potere – risponde alle richieste di entrambi, garantendo ad ogni schieramento un programma positivo mentre esclude gli aspetti negativi. Quindi la sinistra col suo welfare e la destra con la sua politica guerrafondaia, noi finiamo con uno Stato che cresce sempre di più in grandezza ed invasività internamente ed all'estero anche".
"Ciò che nessuna delle due parti capisce è che la critica da loro offerta verso i programmi che non gradiscono, si applica anche ai programmi che li aggradano. Lo stesso Stato che ruba a me ed a te, che imbriglia il mondo della finanza e che rovina le scuole fa anche lo stesso – e peggio – ai paesi che il governo statunitense invade. Dal punto di vista dei tassati la destinazione del denaro non ha importanza, è tutto preso con la forza ed il tutto logora la capacità produttiva della società. Similmente lo Stato che usa il potere militare per imporre la sua volontà imperiale sui regimi stranieri – distruggendo proprietà e vite e facendosi infiniti nemici – è quello che la sinistra propone di mettere in carica per guidare la nostra economia".


E' facile vedere come il libertarianismo si stacca dalla corrente conservatrice. Ci sono membri del Vecchio Conservatorismo menzionati da Rockwell come Albert Jay Nock, John T. Flynn, Garet Garrett, H.L. Mencken. C'è anche Ayn Rand. Ma Gabriel Kolko, W.A. Williams, Ronald Radosh per quanto riguarda la sinistra, hanno dato grandi contributi al libertarianismo.

Io non posso leggere ed estrarre dati da ognuno dei membri del movimento libertario. Non è stato il mio scopo in questo saggio, nemmeno è nelle mie facoltà fare una cosa del genere. Comunque, nella mia valutazione, entrambi il libertarianismo di destra ed il libertarianismo di sinistra mancano dell'essenza di questa filosofia.

Finisco con un appello ad entrambi i colleghi libertari di destra e sinistra, con le parole eleganti di Oliver Cromwell:
"Io vi sollecito, per il corpo di Cristo, a pensare che potreste essere in errore"


...Non intendo in errore di un briciolo o di un pezzettino su cosa io ho criticato poco più sopra. Finchè queste cose avranno un seguito, potrei essere probabilmente tanto in errore su ognuno di questi specifici argomenti quanto su quelli che io critico. Ciò di cui sto parlando è uno scisma crescente all'interno del movimento libertario, tra libertari di destra e sinistra. Ognuno si sta muovendo verso una posizione, per come la vedo io, in modo da escludere l'altro, o rimuovere se stesso dall'altro. Questo sarebbe un tragico errore. Entrambi sono in errore a questo riguardo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Prima Parte

(2). Link alla Seconda Parte

(3). Link alla Terza Parte

(4). Link alla Quarta Parte



domenica 1 agosto 2010

Il libertarianismo è una parte della destra o della sinistra? Nessuna delle due. Noi siamo UNICI #4






di Walter Block







III. Contro il Libertarianismo di destra


A. Hans Hoppe

a. Conservatori

Secondo Hoppe:
"...i conservatori oggi devono essere libertari antistatalisti ed allo stesso modo...i libertari devono essere conservatori".


Non ho nessuna reale obiezione per la prima parte della frase. Di fatto sostengo caldamente l'idea che i conservatori si convertano all'anti-statalismo libertario. Comunque non penso di poter concordare con la seconda parte della frase: che i libertari diventino conservatori. Di fatto fare ciò sarebbe un'anatema verso il libertarianismo. Sicuramente Hoppe non può letteralmente pretendere che i libertari gettinino via la loro filosofia ed abbraccino i conservatori di oggi. L'unica via per armonizzare la seconda parte della frase con la precedente parte è di dire che i libertari dovrebbero allinearsi solo con quei conservatori che sono a loro volta diventati libertari, in conformità alla prima parte della frase. Ma questo è solo un modo molto complicato di dire che i libertari dovrebbero essere fedeli alla loro filosofia, un punto di vista che io entusiasticamente sostengo.

b. Immigrazione

Considero la visione di Hoppe sull'immigrazione come una ritirata dal libertarianismo e l'abbraccio di principi conservatori. Non discuterò questa questione qui poichè c'è già una letteratura non indifferente al riguardo.

c. Omosessualità

Si consideri la seguente frase di Hoppe dove egli chiede che gli omosessuali ed altri siano banditi dalla buona società:
"Naturalmente a nessuno sarebbe permesso di appellarsi ad idee contrarie alla volontà di preservare e proteggere il patto della proprietà privata, idee come la democrazia ed il comunismo. Non ci potrebbe essere nessuna tolleranza per democratici e comunisti in un ordine sociale libertario. Dovrebbero essere fisicamente separati e rimossi dalla società. Allo stesso modo in un patto fondato sull'intenzione di proteggere la famiglia e un modo di vivere incentrato sulla famiglia, non ci può essere tolleranza verso quelli che abitualmente promuovono stili di vita incopatibili con questo fine. Loro – quelli che invocano uno stile di vita non-incentrato sulla famiglia come, per esempio, edonismo individuale, parassitismo, adorazione della natura, omosessualità, comunismo – dovrebbero essere fisicamente rimossi dalla società anche, se uno volesse mantenere un ordine libertario".


Dite cosa volete a sostegno di questa opinione – è aspra, è ben scritta, da un calcio nei denti (intellettualmente parlando) ad alcuni gruppi che lo meritavano ampiamente – è ancora estremamente difficile riconciliarla col libertarianismo. Poichè in una società libera ci sarà sempre la probabilità che differenti gruppi tenderanno ad amalgamarsi in certe aree geografiche e stipuleranno perfino clausole restrittive che rafforzeranno solo i requisiti e le limitazioni sulla libertà di parola. In luoghi come alcune zone del Texas, Alabama, Mississippi, Arkansas, Louisiana, per esempio, c'è il piccolo dubbio che ciò sia all'ordine del giorno. Ma verosimilmente ci saranno altre aree del paese, per esempio, Santa Monica, Ann Arbor, Cambridge, Mass, Greenwich Village a New York, diavolo! tutta la Grande Mela per questo fatto, dove prevarrebbe legalmente la concezione opposta. Cioè, in quest'ultimi posti le citazioni positive di libera impresa, capitalismo, profitti, etc. sarebbero severamente punite dalla legge. Perchè il libertarianismo dovrebbe essere identificato con i primi punti di vista e non i secondi è un mistero. Sicuramente la filosofia libertaria sosterrebbe i diritti di entrambi i gruppi che agiscono in simili modi.

Lo stesso per l'omosessualità, è estremamente possibile che alcune aree del paese, zone di Gotham e San Francisco per esempio, richiederebbero questa consuetudine e bandirebbero totalmente l'eterosessualità. Se ciò è fatto tramite un contratto, diritti di proprietà privata, clausole restrittive, sarebbe completamente compatibile con il codice legale libertario.

Il proibire la propugnazione di idee che sono nocive alla società, inoltre, va sotto le leggi contro l'istigazione. Sono pienamente d'accordo con Hoppe che i punti di vista di democratici, comunisti, studi bizzarri di teoristi, etc. sono molti dannosi per la civiltà. Essi di fatto creano istigazione. Ma ecco ciò che Rothbard disse sulla proibizione dell'istigazione:
«Dovrebbe essere illegale...."istigare alla rivolta"? Supponiamo che Green esorti una folla: "Andate! Bruciate! Saccheggiate! Uccidete!" e la massa procedesse a fare ciò, con Green però che non partecipa a queste attività criminali. Dal momento che ogni uomo è libero di adottare o non adottare ogni tipo di azione che desidera, non possiamo dire che in qualche modo Green abbia determinato i membri della folla nelle loro attività criminali; non possiamo considerarlo, per le sue esortazioni, pienamente responsabile per i loro crimini. L' "Istigazione alla rivolta", quindi, è un puro esercizio del diritto di opinione di una persona senza essere a causa di ciò implicato in un crimine. Dall'altro lato è ovvio che se a Green accadesse di essere coinvolto in un piano o una cospirazione con altri per commettere vari crimini e che poi Green gli dicesse di procedere, allora sarebbe implicato nei crimini come gli altri – ancora di più, se lui fosse l'ideatore che ha capitanato tutta la gang criminale. Questa apparentemente è una distinzione impercettibile che in pratica è chiara – c'è una differenza abissale tra il capo di una gang criminale e un oratore sopra uno scatolone durante una rivolta; il primo non deve essere accusato semplicemente di "istigazione"».


Non c'è bisogno di dire che certe dichiarazioni non possono essere bandite da contratti, clausole restrittive, accordi condominiali, etc. in un regime di proprietà privata. Ma "rimuovere fisicamente (alcune persone)dalla società...se uno vuole mantenere un ordine libertario" suona molto male per un simile concetto ed è quindi erroneo, almeno dal mio punto di vista, nella prospettiva di una corretta teoria libertaria.


B. Edward Feser


a. Omosessualità, altri crimini senza vittime

Dal punto di vista di Feser:
«Supponiamo, per avere un quadro della situazione,...che i membri di un corpo governamentale locale credano che la fornicazione, la pornografia, l'omosessualità, etc. siano immorali e che l'organizzazione da parte di queste categorie di attività pubbliche inevitabilmente presenziate da giovani siano potenzialmente tanto corruttive per l'indole di quest'ultimi quanto lo sarebbe, diciamo, una marcia del Klu Klux Klan o di un partito nazista in una città dove le tensioni razziali siano già alte. Allora prenderebbe terreno, secondo il principio di padronanza di se stessi, la proibizione di ogni simile attività – che includerebbe materiali espliciti per "l'educazione sessuale" nelle scuole locali, una "fiera della pornografia" nell'università locale, parate del "gay pride" lungo la strada principale, affissioni di manifesti osceni ed esposizioni di materiali pornografici su riviste, e così via. Questi sono tutti contributi abbastanza ovvi per un atmosfera tendente a scalzare la possibilità per un bambino di sviluppare tratti caratteriali in armonia con una rettitudine sessuale, vista l'estrema difficoltà che i giovani hanno nel mantenere sotto controllo le pulsioni sessuali – specialmente se costantemente bombardati da messaggi insistenti che loro non dovrebbero essere tenuti sotto controllo. Lungo le stesse linee, il governo locale potrebbe proibire l'adozione di bambini per persone la cui scelta di "vita sessuale" abbia ragioni per essere considerata immorale, come anche per prevenire la corruzione morale di quei bambini. Potrebbe anche prevenire la formazione di tradizioni, come anche "matrimoni tra lo stesso sesso", che si possano pensare aventi un impatto negativo e drammatico sulla comprensione pubblica generale delle stesse e sull'obbligo verso le norme morali base, poichè simili tradizioni potrebbero risultare profondamente, anche se indirettamente, influenzanti la possibilità dei bambini di formare una sensibilità morale. Vizi privati generalmente riconosciuti come vizi, e mantenuti privati, non possono essere giustificatamente messi fuorilegge, ma la pubblica legittimizzazione giuridica degli stessi può e deve essere fatta».


Dichiara Gordon:
"Feser ancora vedeva se stesso come un libertario, ma aveva una visione tutta sua, come minimo, del libertarianismo. Ci potrebbe essere un caso in cui si è mostrato libertario, quando egli chiedeva con moralità da conservatore la limitazione della condotta omosessuale, dell'uso di droga e di altre bizzarre attività. Questi vizi, se permessi, potrebbero impedire lo sviluppo del carattere dei bambini. Come Feser interpretò il principio dell'auto-padronanza, i bambini dovevano avere il diritto di un ambiente pulito e morale. Da qui legislazioni morali di solito prese come la quintessenza dell'anti-libertarianismo erano di fatto pienamente libertarie".


Pregherei di scostarvi dall'asserzione di Gordon secondo cui il 'essere libertario di Feser sia solo "una visione propria". Sfortunatamente non lo è. Piuttostoè ben inserito nella matrice di ciò che sono stato a caratterizzare come libertarianismo conservatore. Il punto di vista di Feser sull'omosessualità, per esempio, è certamente molto vicina a quella di Hoppe, che abbiamo affrontato prima.

Ci sono seri problemi, almeno per il libertario, con la richiesta di Feser di occultare ciò che lui ama chiamare "vizi".

Prima di tutto i vizi che prende per disegnare il quadro generale possono essere definiti come "di sinistra". E quelli di destra? Anche loro possono portare la gioventù fuori strada. Per esempio, la corrida, la boxe, il football e il combattimento tra polli possono instillare crudeltà in quei giovani che non dovrebbero essere influenzati da questi. Le armi, anche se usate da adulti scrupolosi, possono danneggiare i bambini più giovani non essendo in grado di maneggiarle propriamente. Che dire della stessa eterosessualità? La vista di un uomo ed una donna che si tengono per mano mentre passeggiano per la strada non potrebbe causare gravi problemi psicologici a giovani omosessuali insicuri della loro identità sessuale? Perfino l'eterossessualità degli adulti è sgradevole per i bambini. La citazione poco sopra di Feser non permetterebbe a due uomini di camminare per strada stringendosi la mano; perchè questo fatto dovrebbe fare qualcuna differenza? Dipende esclusivamente da chi si sta importunando?

Secondo, tentiamo una reductio ad absurdum. Ci sono molte più azioni semi-omosessuali in giro rispetto a quelle che corrispondono alla filosofia di Feser. Ho in mente l'abitudine di atleti professionisti di dare un colpetto sulle chiappe dopo aver completato un obiettivo o un altro; la prassi dei giocatori di basket di saltare in aria e toccarsi l'uno lo stomaco dell'altro con la stessa porzione dei loro corpi; la piccola danza che i giocatori di football fanno nella zona finale dopo aver segnato una meta; i giocatori di football che si afferrano nella mischia; e non mi fate iniziare ad andare troppo vicino, sempre nel football, nella spiegazione di quali parti del corpo dei vari giocatori entrano in contatto con le altre, quando il mediano "tira su" la palla all'attaccante. Direi completamente disgustoso. Nel caso in cui la gioventù venga corrotta, questi atti perversi devono essere anch'essi occultati.

Terzo, Feser è incoerente. Dice ciò:
"Ogni comunità, qualunque sia la sua grandezza, se libera di imporre ogni restrizione sui suoi membri ogni qual volta lo volesse, farebbe in modo che tutti i membri della comunità acconsentissero a queste restrizioni. E' pienamente in armonia con il libertarianismo che, per esempio, un gruppo di Puritani decida insieme di stabilirsi in un territorio ed istituire una religione collettiva, oppure che un gruppo di comunisti metta in piedi una repubblica socialista. Cosa è escluso da Puritani o comunisti è l'imposizione di un simile sistema su tutti gli altri, in una comunità di cui i membri non aderiscono nella loro totalità".


Ciò è eloquentemente compatibile con una linea di piombo libertaria. Si lasci che ognuno faccia "le sue cose" e solo quello. Ma cosa è accaduto a questo atteggiamento lasseiz-faire quando Feser stava bandendo l'omosessualità, la pornografia, etc. dalla società in modo da proteggere i bambini? La visione corretta libertaria su ciò è che ogni comunità dovrebbe essere in grado di allevare i propri figli come desidera. In una società libera, associazioni di sinistra saranno in grado di sottomettere i loro giovanotti all'omosessualità, alla pornografia, etc. ma niente football, boxe, etc. ed associazioni di destra non dovrebbero essere proibite per legge dal seguire le abitudini opposte. In una società veramente libertaria, nessuno imporrebbe la sua volontà su quella degli altri, usando in verità i bambini come una scusa, come fa Feser.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Prima Parte

(2). Link alla Seconda Parte

(3). Link alla Terza Parte

(4). Link alla Quinta Parte



Il libertarianismo è una parte della destra o della sinistra? Nessuna delle due. Noi siamo UNICI #3






di Walter Block






f. Proprietà pubblica

Long è anche un sostenitore della pubblica (in aggiunta alla) proprietà privata. Si incammina nel tentativo di capovolgere il concetto di Hardin della tragedia delle risorse comuni, secondo cui ci sono fin troppi galli a cantare nel pollaio: se ci sono fin troppi proprietari, per esempio tutte le persone anche se sono residenti locali, ci sarà un abuso delle risorse, poichè ogni utente impone costi sugli altri che non prende in cosiderazione. Con un piccolo aiuto da Rose e Schmidtz, Long tenta di evadere ciò con la seguente motivazione:
«Ci sono alcuni casi in cui, almeno secondo alcuni parametri, il valore di una risorsa fisica è aumentata dall'incremento del suo uso...Questo è particolarmente vero quando la risorsa è legata in qualche modo ad una risorsa non-fisica , come un mercato o una festa di paese; dal momento che il "tener duro" si applica a queste risorse non fisiche, si applica anche, per certi versi, al terreno fisico su cui il mercato o la festa si tiene e le strade fisiche che conducono lì. Dal momento che ognuno trae beneficio dall'avere più persone alla fiera, ognuno ha anche più benefici dal creare accessi fisici nel territorio della fiera, ovviamente gratuiti».

"Ovviamente ci sono dei limiti. Se troppe persone arrivano, la fiera sarà troppo affollata per essere gradita. Ma ciò semplicemente mostra che alcuni beni hanno entrambi gli aspetti della tragedia delle risorse comuni e della commedia delle risorse comuni e quello che predominerà sarà deciso dalle circostanze. La proprietà pubblica potrebbe essere una soluzione efficente in alcuni casi e quella privata in altri (o una quantità di diritti di proprietà potrebbero essere divisi, alcuni in pubblici ed altri in privati)".


Dal mio punto di vista ci sono molti errori che sono stati commessi qui. Primo, Long fallisce nel fare distinzione tra uso e possesso. Per essere certi, il valore aumenterà con l'uso, almeno inizialmente, e poi diminuirà con l'affollamento, come Long correttamente nota. Comunque che ha a che fare ciò con l'argomento della discussione, che non è l'uso ma piuttosto il possesso? Immaginate letteralmente che il terreno della festa sia posseduto da decine, no, centinaia di migliaia di persone, non nel senso di un'azienda con molti azionisti ma piuttosto una comune, in cui molti molti di questi individui hanno il diritto di fare qualunque cosa voglia con la proprietà. Questo è una ricetta per un disastro economico, o come disse Hardin, una tragedia.

Secondo, è impossibile per una festa "pubblica" instaurare una competizione gli uni con gli altri in modo da permettere l'esclusione dei proprietari inefficenti, allo stesso modo che può avvenire con le proprietà private. Supponiamo per un istante che il terreno pubblico A per la fiera è buono, soddisfa gli avventori, etc. mentre il terreno pubblico B per la fiera no. Il primo, o qualsiasi altro preso in questione, naturalmente prevale sul secondo, come accade ogni giorno sotto l'impresa privata. Ci saranno sempre però alcune resistenze: proprietari privati della proprità pubblica B che rifiutano di stare al gioco. Long ammette che non ha soluzioni per questo problema della "reversibilità della proprietà pubblica".

Terzo, non è per nulla chiaro che il prezzo ottimale per l'ammissione sul terreno della fiera debba essere sempre la "gratuità" dello stesso, come asserisce Long. Questo sembra essere il caso dei posti macchina nei parcheggi dei centri commerciali fuori città, ma non per quelli localizzati in aree molto dense dove gli spazi di parcheggio sono a pagamento. E' poco chiaro il perchè Long pensi che un grande gruppo di proprietari "pubblici" vorrebbe essere alla pari con i guadagni e le perdite che fanno i privati nella determinazione dei prezzi ottimali, in questo caso.

Quarto, chi precisamente possa prendere qualsiasi decisione imprenditoriale circa la pubblica proprietà, come quelle che sono prese ogni giorno e di fatto ogni minuto, nelle aziende reali. Per esempio, supponendo che ci siano troppe poche persone alla fiera (chi determina ciò?): i prezzi dovrebbero essere abbassati? Se il prezzo è già zero, come Long pensa che dovrebbe essere, dovrebbe questo essere abbassatto ad un livello negativo (ad esempio dare a chi entra un regalo per attirarli a partecipare)? Supponendo che ci siano fin troppe persone alla fiera (chi determina ciò?) i prezzi dovrebbero essere aumentati? Dovrebbe essere costruita una rete intorno alla fiera? Dovrebbe essere bagnato il prato? Quanto spesso? Da chi? Dovrebbe parte (quanta?) dell'erba essere pavimentata per creare parcheggi? Per altri scopi? Qunati vigilanti dovrebbero essere ingaggiati per pattugliare il terreno della fiera ed occuparsi dei ladruncoli? Quali dovrebbero essere le qualificazioni di queste guardie? Dovrebbe essere installata, sul terreno della fiera, una fontana o una piscina? Di che tipo, a quale costo e da chi?

Long tenta di rispondere a domande simili ed offre "delle regole rovesciate" per proprietà come le strade, dove uno tipicamente usa ogni dato spazio sulla strada pubblica per un breve periodo di tempo, e per cose come un posto al parco, come i tavoli da picnic, un "chi primo arriva, bene alloggia", dove uno usa le risorse per un più lungo tempo, ma poi perde tutto il controllo dopo che se ne va. Ma come si può osservare dalla serie di domande qui sopra, che compongono solo la punta dell'iceberg, questi due aspetti difficilmente iniziano ad addentrarsi nei problemi dell'imprenditorialità e della gestione amministrativa.

Ecco un'altra delle difese di Long della proprietà pubblica:
"Immagino un mondo fatto di molti spazi privati, collegati da una struttura di spazi pubblici. L'esistenza di tale struttura potrebbe anche essere un pre-requisito per un completo controllo sul proprio spazio privato. Supponendo che un trasgressore venisse sulla mia terra ed io lo volessi scacciare. Se tutte le terre intorno alla mia sono anch'esse private, dove posso scacciarlo senza violare i diritti dei miei vicini? Ma se c'è un passaggio pubblico nelle vicinanze, ho un posto in cui scacciarlo. Così la disponibilità di spazio pubblico può essere un requisito morale fondamentale per il diritto alla libertà dai trasgressori".


Una risposta a questo dilemma potrebbe semplicemente essere lo sparare al trasgressore. Ancora meglio, forse, il proprietario può bandirlo nella proprietà privata dello specifico vicino da cui il trasgressore proveniva, senza violare i diritti del vicino. Ciò è così dal momento che la proprietà del vicino è servita come trampolino di lancio dal quale il trasgressore è venuto nella proprietà della vittima. Ovviamente quel vicino può fare la stessa cosa: bandire il trasgressore nella proprietà del vicino dall'altra parte, dalla quale il trasgressore è arrivato nella sua proprietà, e così via fino ad arrivare alla fonte del problema.

Nemmeno è chiaro come il ricorso alla proprietà pubblica risolverebbe il problema di Long con il trasgressore. Uno è invitato a pensare che anche il trasgressore è un membro della comunità e se c'è un parco pubblico o una strada pubblica confinante la proprietà della vittima della violazione, egli può scacciare il trasgressore in quest'area. Ma perchè questo dovrebbe essere il caso? Long riconosce che:
"Nel caso di homesteading, che presumibilmente non ricopre tutta la razza umana, ma solo gli abitanti del villaggio, essi acquisiscono un diritto di proprietà collettiva del passaggio; dal momento che sarebbe difficile per gli esseri umani nella totalità, o anche una parte sostanziale di questi, conciliare il proprio lavoro con una singola risorsa, così la questione dell'homesteading pone un limite superiore all'ammontare dei proprietari collettivi".


Bè, supponiamo quindi che il trasgressore non viene dal villaggio locale. Quindi la proprietà pubblica di Long non gli permette di occuparsi del problema in nessun modo, nemmeno accedere appieno al sistema dei diritti della proprietà privata.

Long dichiara:
"Dal momento che i collettivisti, come i singoli, possono conciliare il loro lavoro con risorse non possedute per rendere quelle risorse più utili ai loro scopi, anche i collettivisti allora possono richiedere i diritti di proprietà dell'homesteading. E dal momento che i collettivisti, come i singoli, possono essere i beneficiari di passaggi di proprietà dettati dalla libera volontarietà, anche i collettivisti allora possno richiedere i diritti di proprietà per eredità".


Ci sono problemi qui per ciò che concerne la nozione Austriaca di individualismo metodologico. Ovvero, il modo in cui Long descrive la questione, come se si parlasse di una persona a se stante, della collettività, da cui è lontano ed in antitesi, con gli individui che la compongono. Ma le cose non stanno così, infatti da un punto di vista logico non possono stare così. Una volta che tutti gli individui sono tolti dal gruppo, uno ad uno se c'è bisogno, non ci sarebbe più un "gruppo" che rimarrebbe. "Gruppo" o "collettività" è solamente una parola stenografica per ripetere i nomi dei membri. La "collettività" non può impossessarsi delle risorse; la "collettività", di fatto, non può fare nulla che non sia fatto dagli individui che la compongono. Alcuni individui possono di fatto diventare proprietari di terreni. E se la proprietà prende la forma di un passaggio dal villaggio fino al vicino lago, come Long la mette, allora così sia. Questi individui, e nessun altro, sono ora i legittimi proprietari di quel passaggio. Ma il problema di Long rimane che lui non ha avuto successo nel dimostrare la proprietà "pubblica". Tutto ciò che ha mostrato è un esempio di proprietà privata posseduta congiuntamente, o collettivamente se volete, da individui specifici. Nessuna novità. Non c'è bisogno di definirla una posizione "eretica". Abbiamo avuto per lungo tempo associazioni e corporazioni, possedute da molte persone.

Long si preoccupa circa:
«la posizione di quelli che non sono proprietari (specificamente, coloro che non possiedono una terra)...Un sistema costituito esclusivamente da proprietà private sicuramente non garantisce loro un "posto in cui stare". Se sono sfrattato da un lotto privato A, come posso andare in un lotto privato B, se non c'è nessuna strada pubblica o un parco connessi ai vari spazi privati? Se dovunque io passo si trova uno spazio sul quale non ho nessun diritto a stare senza un permesso, allora, sembra, che io esista solo per soffrire sotto i "Padroni del Mondo" (storica frase di Herbert Spencer)».


Forse io posso placare le paure di Long. Chiunque con un prodotto marginale in entrata al di sopra del livello di sussistenza può avere assicurato un "posto in cui stare". Poichè i mezzi di sostentamento non richiedono nient'altro che ciò; come puoi sopravvivere se non puoi stare nemmeno in un luogo? Fortunatamente quasi tutti si adattano a questo riguardo. Detto ciò ci sarà sempre un proprietario di terreni che vorrà affittare uno spazio a tutte queste persone, ovviamente su questa Terra, dove ci sono terreni confinanti con altri, ma molto poche persone simili. Ma che dire invece delle persone vicine ai confini e quelle che non vivono sulla Terra? Per esempio quale sarebbe la situazione di persone malate mentalmente sulla Luna? Specialmente lì, di sicuro, i guadagni non sarebbero sufficienti a garantire a queste persone un posto in cui vivere.

Comunque perfino sotto simili terribili circostanze il tragico scenario di Long non riesce nell'erosione totale e completa della figura della proprietà privata. Poichè tali persone dovrebbero preoccuparsi per cose più importanti che del solo posto in cui stare. C'è anche, lì come anche sulla terra, la questione di chi li nutra, chi li vesta, chi li accudisca. Presumibilmente ciò verrebbe fatto dai genitori, istituzioni caritatevoli o altri enti di beneficenza. Bè quelli che sono in questo caso responsabili per il loro benessere saranno presumibilmente in grado di aggiungere a questi costi l'affitto di spazi in cui stare, andare a spasso e crescere. I posti in piedi, in altre parole, non "mordono"; non è un elemento determinante, dal momento che sarebbe incorporato in questi altri problemi.

L'articolo di Long è una magnifica analisi libertaria sulla guerra, la giustizia e lo Stato. Ed ancora, ed ancora...Questo articolo è rovinato non nella sostanza, ma piuttosto dalla sua aderenza di sinistra al femminismo. Molto disturbante è il suo uso di pronomi femminili come nella seguente frase:
"Ma sembra che ci sia qualcosa di profondamente anti-libertario nell'attribuzione ad un aggressore morale, il potere di decrescere la legittima sfera d'autorità della sua vittima sulla propria persona e proprietà (enfasi aggiunta)".


Perchè Long dovrebbe fare ciò? L'unica risposta plausibile parrebbe essere che tiene in alta considerazione il movimento femminista, il quale non è rinomato per la sua aderenza ai principi libertari.

In un apparente e strano accavallamento tra libertari di destra e sinistra, Hoppe, che io definisco poco più sotto come un esempio di libertarianismo di destra, sembra appoggiare Long, che io ritengo un esempio di libertarianismo di sinistra, sulla nozione che non tutte le proprietà dovrebbero essere possedute privatamente; piuttosto alcune di esse dovrebbero essere di proprietà pubblica. Dichiara Hoppe:
"...gli assicuratori vorrebbero espellere criminali conosciuti non solo dal loro vicinato ma dall'intera civiltà, in lande selvagge oppure in frontiere lontane come la giungla Amazzonica, il Sahara o le regioni polari".


A sostegno della tesi che Hoppe in questo caso sia un libertario di sinistra, è l'interpretazione che la giungla Amazzonica, il Sahara e le regioni polari non sarebbero possedute da privati. Poichè se lo fossero i loro proprietari presumibilmente avrebbero qualcosa da obiettare, e vigorosamente anche, sullo scarico di criminali dalle aree "civilizzate" nelle loro proprietà. Ma questa interpretazione è problematica. Una spiegazione molto più ragionevole sarebbe quella secondo cui queste aree di frontiera sarebbero potenzialmente aperte alla privatizzazione, ma nell'immediato rappresentano terreni di confine troppo dispendiosi da sistemare. Quindi quelli che cercavano prove sull'essenza di sinistra di Hoppe circa la privatizzazione della terra, dovranno guardare da qualche altra parte.


B. Randy Holcombe

Il contributo di Holcombe al libertarianismo di sinistra al meglio della mia conoscenza è costituito da tre affermazioni. In una di esse egli sostiene che realmente non c'è una differenza sostanziale per i libertari, tra un'associazione di condominio da un lato ed un piccolo paese con un governo coercitivo dall'altro. Nel suo secondo cotributo a questo scritto, Holocombe prende la posizione secondo cui la proprietà comune anche, non solo quella privata, è compatibile col libertarianismo. Dal momento che io ho criticato la prima di queste sue pubblicazioni con una completa replica ed ho discusso l'altra nella mia critica poco sopra su Long, lasciate che sintetizzi la mia critica di questi due punti.

Nel primo caso ho accusato Holocombe di essere scarsamente attento nella distinzione tra coercizione ed accordo volontario. Superficialmente la piscina gestita da un piccolo paese ed un'associazione condominiale può funzioanre in modo simile. Ma ci sono tutte le differenze di questo mondo tra di loro da un punto di vista libertario, dal momento che una è basata sulla coercizione e l'altra su un accordo volontario. Allo stesso modo come, all'occhio dell'osservatore esterno, stupro e rapporto sessuale volontario potrebbero essere impercettibili. La donna potrebbe perfino essere a tutte le apparenze esterne una partecipante "entusiasta", ma costretta ad esserlo sotto la minaccia dello stupratore che ucciderebbe il suo bambino che dorme lì vicino. Ed infatti, che sia distinguibile o meno, per il libertario c'è una differenza cruciale tra lo stupro ed il rapporto sessuale basato sulla seduzione.

Nel secondo caso Holocombe dice che il governo è inevitabile. Bè se così fosse, perchè non abbiamo mai avuto un governo mondiale? Anche l'inevitabilità non è compatibile con la libera volontà, che, presumibilmente, Holocombe utilizza nella scrittura del suo artioclo. Egli è quindi colpevole di un'azione performativa nell'usare la libera volotà come mezzo per scrivere il suo articolo ed attaccare questo concetto.

Nel terzo caso Holocombe accenna ad un sentiero che è segnato da un centinaio di individui su un territotio vergine. Nessuno di loro inserì nell'impresa uno sforzo di homesteading per rivendicarne legittimamente il singolo possesso. Per fare ciò si sarebbero dovuti violare i diritti delle altre 99 persone. Da questo indiscusso fatto egli in qualche modo ne deduce che il sentiero in seguito diventa posseduto comunemente dall'intera razza umana, tutti i sei miliardi. Fallisce nel riconoscere che c'è una terza alternativa: queste 100 persone, e solo loro, sono i legittimi possessori del sentiero.


C. John Baden

Un altro libertario che non sostiene appieno i diritti della proprietà privata è Baden:
"Sono una persona che, insieme a mia moglie Ramona, alleva 500 pecore all'anno. Nonostante ciò noi pubblicamente appoggiamo il ritorno del lupo nelle aree selvagge".


Ciò a dispetto del fatto che:
"La reintroduzione di lupi necessariamente significa che più bestiame ed animali saranno predati".


E ancora:
"Nel Montana, come anche nell'Idaho, pochi argomenti sono più complessi ed emotivi di quelli riguardanti i lupi. Per tre generazioni le persone hanno calunniato, miticizzato ed ucciso i lupi. Di recente molti ambientalisti, incluso me stesso, hanno cercato di reintegrare questo antico predatore nel Parco di Yellowstone e nelle zone selvagge. Il ritorno del lupo ripristina un importante parte della tappezzeria ecologica che l'umanità ha scucito....Con una gestione accurata, umani e lupi possono coesistere. Perfino con 75 lupi nel nord-ovest del Montana, solo due vitelli sono stati uccisi lo scorso anno".


Se Baden, un allevatore del Montana, stesse parlando di rilasciare lupi nella sua proprietà, mentre costruisce forti recinti per mantenerli rinchiusi lì, sarebbe una cosa. I suoi vicini potrebbero sentirsi minacciati, ma questo è un altro problema. Comunque questo ambientalista non sta proponendo nulla del genere. Invece sta invocando l'introduzione di questo pericoloso predatore nelle terre selvagge, dove nessun recinto li terrebbe lontani dalle proprietà private di altri proprietari terrieri.

Se Baden fosse il tipico cocomero, sarebbe così: verde al di fuori, ma rosso all'interno. Allora sarebbe, solamente, un ordinario uomo di sinistra o un socialista coercitivo. Sono a buon prezzo. Ma questo qui non è chiaramente il caso. Infatti questo autore ha delle impeccabili credenziali a sostegno della libera impresa. In questo caso si, sarebbe appropriato definirlo un libertario di sinistra.

Al di là di come venga definito, una cosa è certa: è una violazione dei diritti della proprietà privata rilasciare lupi laddove possono avere accesso ad altre persone e alla proprietà privata di altri. Lasciamo che Baden si tenga i lupi per lui.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Prima Parte

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sabato 31 luglio 2010

Il libertarianismo è una parte della destra o della sinistra? Nessuna delle due. Noi siamo UNICI #2





di Walter Block




Ci sono molti problemi con gli argomenti precedenti.

  1. Questo forse il più importante. Dobbiamo ritornare alla storia della bibbia dove le persone erano pagate con differenti importi di denaro per fare esattamente lo stesso lavoro; o similmente, lo stesso compenso per fare differenti quantità di lavori. Perchè ciò è ingiusto da un punto di vista libertario? Non lo è infatti. Queste disparità possono essere interpretate come una concessione di doni differenti. Cioè, il datore di lavoro paga ognuno equamente per eguale produttività, ma poi fa una donazione spontanea per qualcuno e non per altri. Finchè tutte queste azioni sono volontarie, non c'è niente per cui un libertario debba porre obiezione. Se ci si basa solo su tale considerazione, Long dovrebbe decidere se la sua primaria fedeltà è verso il femminismo o il libertarianismo. Questo autore di fatto tocca un aspetto di ciò, quando parla della possibilità che il divario di salario tra uomini e donne possa essere dovuto all'effetto finale del datore di lavoro: pagare gli uomini più delle donne solo per il proprio piacere di fare ciò. Se le coste stanno così, non è forse un diritto del datore di lavoro? E se le cose stanno così, da dove scaturisce ogni possibile obiezione libertaria al divario dei salari?


  2. Muoviamoci dall'economia normativa a quella positiva e consideriamo le obiezioni di Long sulla tesi che nel libero mercato i salari tendono a basarsi sulle produttività marginali. Qui notiamo che questo autore ipotizza che c'è "una tendenza" per i datori di lavoro a pagare i lavoratori al livello del loro prodotto marginale in entrata (PME), ma in accordo con la tradizione Austriaca, si noti il fatto che ciò non è istantaneo. Comunque, egli sembra pensare che le donne sono sempre pagate meno rispetto al loro PME e che il mercato sia in effetti "pigro" a partare le due somme all'eguaglianza. Se il processo di mercato sarebbe istantaneo, il che ovviamente non è e nemmeno sarà mai, allora i salari delle donne aumenterebbero istantaneamente ai consoni livelli del loro PME, e non ci sarebbe nessuna ingiustizia almeno in questo caso. Ma perchè dovrebbe esserci un'inclinazione nel mercato, cosìcche l'imprenditorialità risulti necessariamente, negli stipendi bassi delle donne, in squilibrio? Perchè non i salari più alti del PME quando il mercato non è nel suo equilibrio o in egual misura a turni? Long lascia tutto in sospeso non fornendoci una risposta per questa sua ipotesi implicita ed assolutamente cruciale, però non sembra accorgersi nemmeno che non ce n'è bisogno.


  3. Forse il fatto che le lesbiche guadagnino di più rispetto alle donne eterosessuali convincerebbe Long che i salari di mercato tendono a non essere determinati da uomini sessisti che hanno pregiudizi verso le donne, sulla base di questa propensione. Poichè se gli uomini porci sessisti fossero invece in carica di prendere decisioni sui pagamenti, ed avessero dei pregiudizi in questa direzione ed inoltre non fossero fermati da considerazioni dettate dal profitto che li rendesse indulgenti in questi gusti, sicuramente riserverebbero la loro estrema ira verso le lesbiche le quali, presumibilmente, violano molto di più valori tradizionali rispetto alle donne eterosessuali.


  4. Long è su una fune scivolosa. Se dubita della teoaria della produttività marginale applicata al divario del salario tra uomini/donne, la logica lo obbliga ad articolare gli stessi contrasti anche alla stessa analisi del salario minimo di cui l'economia di libero mercato tratta. Cioè deve dire qualcosa circa le seguenti linee: si, il salario minimo porta alla disoccupazione per lavoratori poco abili; ma ciò è vero solo all'equilibrio e non siamo mai all'equilibrio. Per opporsi duramente alla legislazione del salario minimo, come fanno molti libertari di destra, si deve basare la propria analisi sugli orrori e la drammaticità dell'economia neoclassica. In contrasto noi sofisticati Austro-libertari di sinistra siamo molto simpatizzanti verso la legislazione del salario minimo dal momento che essa impiega molto tempo, tempo che i poveri semplicemente non hanno, a far salire i salari dei non specializzati ai loro livelli d'equilibrio in accordo col PME. Nel frattempo, la legge sul salario minimo può giocare un ruolo positivo. Il suo sostegno per le unioni in questo riguardo è molto più che poco allarmante, in ciò loro sono, e per una buona ragione, tra i sostenitori più forti della legislazione sul salario minimo nella società, eccetto i completi illetterati d'economia. Potrebbe essere che mentre Long è un libertario fedele quando si parla di libertà personali, ma lo sia di meno, molto meno, quando si parla di libertà economica, ciò dovuto alle sue equivocazioni economiche. E' molto più che curioso poi vedere un eminente libertario come Long sostenere un'istituzione che si occupa dei "furfanti" con la violenza.


  5. Cos'è questa cosa di criticare le decisioni prese liberamente da parte delle donne di stare a casa e prendersi cura dei figli? Non importa se ciò è fatto "su motivi morali (o) motivi di prudenziali". Il libertario semplicemente non deve avere a che fare con la critica " (della scelta della) donna di dare più importanza per le responsabilità casalinghe". Non è affare del libertario, ne di chicchessia, "combattere" il "sessismo" implicito nelle "aspettative culturali che portano le donne ad assumersi simili respondabilità".
  6. Si consideri l'affermazione di Long e Johnson secondo cui c'è una falsa ma "assai diffusa supposizione nel mondo dei datori di lavoro per cui" la produttività delle donne è più bassa rispetto a quella degli uomini. Probabilmente questa falsa supposizione non solo è assai diffusa, ma è di lunga data. Altrimenti difficilmente si potrebbe giustificare il continuo divario del salario. Se così fosse, ciò non assomiglierebbe a nulla se non ad un "grappolo d'errore" della teoria Austriaca del Ciclo degli Affari (TACA). Ma, come sappiamo dai nostri studi dei cicli finanziari, ogni simile conglomerato di errori non può durare a lungo senza la continuata interferenza statalista nei mercati. Sarebbe dissipato dal processo dei profitti ed eliminazione delle perdite di mercato.


  7. Riprendendo i nostri autori: "...datori di lavoro...non possono essere creduti se ci provano...stimando la produttività dei loro lavoratori...(il problema dello stimolo)". Con ciò si riferiscono al fatto che alcuni datori di lavoro potrebbero rinunciare ad una politica discriminatoria non-sessista al di fuori di motivazioni consumistiche. Ma se facessero così, lo starebbero facendo rigorosamente come consumatori, sebbene sia sulla proprietà della compagnia. Cioè non lo starebbero facendo come datori di lavoro, come questi autori sostengono.


  8. Dal mio punto di vista non è del tutto "errato" "pensare...che il potere politico (sia) l'unico problema", cioè, fin da quando il libertarianismo se ne è occupato. Considero il potere politico secondo le linee guida di Oppenheimer, per includere tutti ed i diversi inizi della violenza, o minaccia di questa, contro le persone innocenti. Ciò includerebbe, ovviamente, il governo; ma incorporerebbe anche altri comportamenti non civili come quelli perpetrati da bande di ladri o, perfino, dai singoli che brutalizzano vittime innocenti per motivi propri. Certamente ci sono altri problemi per cui i libertari si battono: cattivo respiro, scoppio di psoriasi, perdere a scacchi, cancro, ela lista va avanti. Ma, così, i libertari che fanno ciò non stanno agendo come libertari. Questa è una distinzione che è cruciale per una chiara comprensione di questa filosofia.


  9. Che dobbiamo farci con questa affermazione: "Sappiamo – indipendentemente dall'esistenza di un divario del salario – che il mondo degli affari è strapieno di sessismo (Quelli che non conoscono ciò possono verificarlo da loro stessi spendendo del tempo in quel mondo o parlando con quelli che hann ofatto ciò)". In un certo senso, ciò non lascia adito ad obiezioni. Potrebbe essere archiviato sotto la categoria "tutti lo sanno", nessuna persona ragionevole potrebbe obiettare qualcosa. Comunque se andiamo per vie aneddotiche, lasciate che anche io aggiunga il mio piccolo contributo. Si, tutti abbiamo sentito dei giochi sessisti nel mondo del business ed ,anche, i numerosi commenti sugli attributi fisici femminili. Ma quando si arriva a fine mese, la mia valutazione ufficiosa è quella che va principalmente nella direzione opposta all'aumento del divario di paga tra uomini e donne. Piuttosto si sposta del tutto verso un'incremento della paga di donne attraenti, come una sorta di ricompensa verso la bellezza. E questa osservazione non dovrebbe essere una grande sorpresa. Che altro potremmo ragionevolmente aspettarci da vigorosi maschi eterosessuali, se si trovano in una posizione in cui posso appagare i loro gusti? I loro veri gusti, che si senta forte e chiaro, non li portano contro le donne, ma, se sono in competizione con qualcuno, contro altri uomini che sono visti come invasori. In verità, il primo aneddoto era altamente obiezionabile. Dopo tutto stiamo discutendo di una questione importante: c'è un divario di salario tra maschi-femmine dal momento che la produttività è presa in considerazione, e se così, ciò è ingiusto da un punto di vista libertario? Ricorrendo ad aneddoti di tale sorta diventa inammissibile una qualsiasi seria analisi.


c. New Age


Secondo Long:

«è un dibattito aperto se le idee della New Age proveranno di essere favorevoli o sfavorevoli al libertarianismo. Io le considero favorevoli, nel complesso...Se l'espressione politica dell'etica cattolica era la monarchia e l'espressione politica naturale dell'etica protestante era la democrazia, allora l'espressione politica naturale dell'etica della New Age è l'anarchismo del libero mercato. Questo non significa che i seguaci della New Age odierna sono libertari. Alcuni lo sono; ma la maggior parte, sospetto, sono statalisti moderati della variante eco-sinistroide. Allo stesso modo anche i primi protestanti ne avevano qualcuno. Se il modello storico si ripete, comunque, allora alla continua crescita del movimento New Age i suoi aderenti troveranno la sua struttura organizzativa anarchica sempre più naturale, e graviteranno verso manifestazioni di quella stessa struttura nel regno politico. Da qui, suggerisco, che noi che speriamo di fondare una Nazione Libera dovremmo vedere il clima religioso emergente come una ragione d'ottimismo.»

Trovo ciò più che curioso. Da un lato mi unisco a Long nella speranza che i seguaci della New Age si convertiranno in massa al libertarianismo. Dall'altro sono tentato di scommettere che più gli ex-nazisti ed ex-comunisti abbracceranno un giorno la libertà rispetto ai persuasi della New Age. In ogni caso, non vedo nessuna prova che qualcuno tra i seguaci della New Age sia ora libertario. Sarei felice se qualcono, poi, mi potesse smentire su questo fatto. Ma da come stanno le cose, questo gruppo di persone sembra più associato con pratiche sessuali libertine, con la cultura della droga, con il vestiario hippie e, come per il resto, oscurantismo, relativismo ed altri tipi di irrazionalità, troppo impenetrabili per una discussione.

Ipotizziamo, comunque, che Long è totalmente corretto nella sua valutazione. Un giorno, forse presto, i nostri ranghi libertari saranno presi d'assalto da mille, anzi no, decine o centinaia di migliaia di Austro-libertari ex-seguaci della New Age, tutti che stringono forte volumi di Atlas Shrugged e Human Action, sentendosi razionali per la prima volta nella loro vita. Che c'è? Perchè dovremmo allearci con loro adesso? Anche peggio, quale è la ragione per cui ora dovremmo considerarli alleati? Ancora peggio di questo, qual è la ragione per considerarci parte di un movimento che ora (brividi e lamenti) include loro?

Non può essere negato che i punti di vista di queste persone, quando comprensibili, sono abbastanza allineati con i nostri quando si parla di libertà personali (fumare la marijuana e tutti i tipi e le varietà di fornicazioni che dovrebbero essere legali, particolarmente le più stravaganti) e di politica estera (benchè molti di loro siano pacifisti, i libertari sicuramente non hanno bisogno di aderire a questa dottrina). Ma quando si arriva alla libertà economica, queste persone alla sola idea gli viene la schiuma alla bocca per la rabbia.

Uno potrebbe ipottizarla come una cosa tra singoli contro una squadra, come esempio più compatibile per il libertarianismo. Cioè, i corridori su pista sono più libertari che i giocatori di basket, dal momento che i primi competono da soli ed i secondi sono parte di una impresa collettiva. Questa è una pretesa analogamente inverosimile con nessun sostegno di nessun genere. No, i secondi non sono, a causa di questo fatto, più libertari rispetto ai primi e gli hippie della New Age non sono ne libertari ne noi siamo associati con loro dalla volontà di assimilarli nella nostra filosofia, nemmeno in piccola parte.


d. Uguaglianza


Secondo Long:

«"In breve, l'uguaglianza di cui Locke e Jefferson parlano è un'uguaglianza nell'autorità: la proibizione di qualsiasi "subordinazione o sottomissione" di una persona su un'altra. Dal momento che qualsiasi interferenza di A sulla libertà di B costituisce una subordinazione o sottomissione di B su A, il diritto alla libertà segue apertamente dall'uguaglianza di "potere e giurisdizione".
"Come Locke spiega: essendo tutti uguali ed indipendenti, nessuno dovrebbe procurare danno ad un altro nella salute, nella libertà, nella vita, nei possedimenti....Ed essendo forniti di simili facoltà, condividendole tutte nella natura della comunità, non può essere accettata una qualsiasi subordinazione tra di noi che possa autorizzarci (sic) a distruggere un altro individuo, come se noi fossimo fatti per gli usi di un altro, come i ranghi delle creature inferiori sono per noi".
"Questa è una famosa frase pre-kantiana del principio secondo cui gli esseri umani non devono essere trattati come semplici mezzi per i fini degli altri (si osservi, inoltre, come entrambi Locke e Jefferson invochino l'indipendenza come un corollario di uguaglianza nell'autorità)".

"Ora possiamo vedere come entrambe le uguaglianze, quella socioeconomica e quella legale, non raggiungano lo scopo del radicalismo dell'uguaglianza Lockeana. Per nessuna di queste forme di uguaglianza si chiama in questione l'autorità di quelli che amministrano il sistema legale; tali amministratori sono tristemente necessari per assicurare l'uguaglianza tra quelli amministrati. Così l'eguaglianza socioeconomica, a dispetto delle baldanzose affermazioni dei suoi aderenti, non cabatte più la struttura esistente di potere rispetto a quanto faccia nei confronti dell'eguaglianza legale. Entrambe le forme di eguaglianza si rivolgono a questa struttura di potere per compiere determinate cose; ma facendo ciò, entrambe ammettono, e di fatto richiedono, una ineguaglianza nell'autorità tra quelli che amministrano la struttura legale e tutti gli altri".

"La versione libertaria dell'eguaglianza non è circoscritta in questo modo. Come Locke osserva, l'eguaglianza nell'autorità implica la negazione agli amministratori del sistema legale – e così al sistema legale stesso – ogni potere oltre quelli posseduti dai singoli dittadini:

L'esecuzione della legge di natura è in quella forma che si trova nelle mani di ogni uomo, con cui ognuno ha il diritto di punire i trasgressori di quella legge ad un livello tale che può impedirne la sua violazione....Poichè in questo stato di perfetta uguaglianza, dove naturalmente non c'è nessuna superiotà o giurisdizione di uno su un altro, ciò che chiunque può fare per la continuazione di quella legge, deve avere diritto a farlo.
"L'eguaglianza Lockeana coinvolge non solo l'eguaglianza davanti i giudici, legislatori e polizia, ma, di più importanza cruciale, l'eguaglianza con legislatori, giudici e polizia".

"Seguendo questo standard Murray Rothbard, nel suo appoggio all'anarco-capitalismo, risulta essere stato uno dei più consistenti e risoluti teoristi egualitari di tutti i tempi. Come autore di Egalitarianism as a Revolt Against Nature, Rothbard potrebbe rigirarsi nella tomba all'udire una simile descrizione di se stesso; ma, come possiamo vedere, ciò che Ayn Rand era solito dire del capitalismo si applica a maggior ragione all'eguaglianza: quest'ultima, correttamente compresa, è in molti modi un ideale sconosciuto – sconosciuto ad entrambi i suoi difensori e detrattori".»

Sono solo d'accordo con Long su una questione, ovvero che di fatto Rothbard si starebbe rigirando nella tomba all'udire i suoi punti di vista descritti come "egualitari", in tutti gli aspetti, e cose del genere. Poichè se c'è qualcosa di chiaro circa i punti di vista di Rothbard, è che lui era un oppositore, e non un sostenitore, di questa dottrina. Long "ha successo" nell'adattamento di Rothbard in questa posizione solo grazie ad una definizione stipulativa: egli ridefinisce l'egualitarianismo, o l'eguaglianza, come non-aggressione e poi, correttamente, insiste che sotto il libertarianismo tutti vorremmo, ricchi e poveri, nati fortunati e non, avere diritti uguali contro i quali non bisognerebbe essere aggrediti. Vero, ma non c'è bisogno di sforare nell'egualitarianismo o uguaglianza per affermare questo eminente punto libertario.

Long, comunque, erra nella sua analisi delle autorità. Il datore di lavoro ha autorità sull'impiegato. Come il direttore d'orchestra con i musicisti. Questo tipio di autorità non è del tutto problematica, in ciò si va dall'adesione volontaria per sottomettersi poi all'autorità di questi altri; per esempio, al datore di lavoro, al capo, il direttore, al caposquadra, etc. Se Long sta usando la parola "autorità" per presentare una qualsiasi altra relazione rispetto a questa, altrimenti lui sta solamente esprimendo, ancora una volta, l'assioma libertario della non-aggressione.


e. Femminismo


Secondo Long e Johnson:

«"...le tradizioni politiche del libertarianismo e femminismo sono entrambe principalmente corrette, acute, e di prima importanza in ogni battaglia per costruire una società giusta, libera e compassionevole. Non intendiamo provare a giustificare il significato di entrambi i termini, nemmeno provare la correttezza o l'acutezza del principio di non-aggressione, la critica libertaria sulla coercizione statale, la realtà e la diffusione della violenza maschile e la discriminazione contro le donne, o la critica femminista sulla società patriarcale".»

Rothbard si sarebbe rivoltato nella tomba alla possibilità che il femminismo fosse appoggiato dai "libertari". Altrimenti come avrebbe potuto scrivere queste parole: "...il perfetto non-senso della Liberazione delle Donne".

Si, alcuni uomini violentano alcune donne e le suddette guadagnano meno degli uomini, in generale, ma c'è veramente una lunga strada da fare prima che il libertarianismo da questi discernimenti abbracci il femminismo, in tutti gli aspetti. Non può essere negato, inoltre, che se le donne soffrono al paragone con gli uomini in queste situazioni, loro sono su un piano nettamente superiore per ciò che concerne il suicidio, la depressione, la carcerazione, la malattia mentale e la lunghezza della vita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Prima Parte

(2). Link alla Terza Parte

(3). Link alla Quarta Parte

(4). Link alla Quinta Parte




venerdì 30 luglio 2010

Il libertarianismo è una parte della destra o della sinistra? Nessuna delle due. Noi siamo UNICI #1



Saggio profondo ed articolato in cui vengono revisionate alcune posizioni di "noti" libertari, per evidenziare le caratteristiche di un buon libertario senza influenza alcuna da parte di contaminazioni esterne al movimento stesso.

Prima parte di cinque.


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di Walter Block

Recentemento ho pubblicato questo articolo: Block, Walter. 2010. "Il libertarianismo è unico; non appartiene nè alla destra nè alla sinistra: una critica sulle visioni di Long, Holcombe e Baden per la sinistra, Hoppe, Faser e Paul per la destra". Giornale degli Studi Libertari; Vol. 22: 27-70. E' lungo 44 pagine, pieno di note a piè pagina, riferimenti e tanto altro materiale scolastico di simile natura. Il saggio qui presente è una versione per non esperti dell'intero scritto. Molte persone sono troppo occupate e leggerebbero a fatica il brano saltando anche l'analisi dell'intera faccenda, oppure molte altre questioni. Ma questo argomento è fondamentale per i libertari, quindi ho pensato che avrei offerto il presente saggio come una versione più accessibile di quel lungo documento. Se avete domande, obiezioni, critiche su qualsiasi cosa che sto per dire qui, per favore date prima uno sguardo al documento completo pubblicato sul GSL, per le elaborazioni, le qualifiche, le restrizioni, che appaiono nelle note a piè pagina, nei riferimenti o all'appendice.

La politica economica libertaria è una filosofia unica. Non appartiene nè alla destra nè alla sinistra. Questa tesi è in chiaro contrasto con le visioni dei libertari di sinistra come Long, Holcombe e Baden i quali sostengono che il libertarianismo è una parte reale della sinistra, oppure del movimento femminista di sinistra, stesso dicasi con la prospettiva opposta dei libertari conservatori come Hoppe, Feser e Paul, nelle quali visioni il libertarianismo è un elemento costituente il movimento conservatore di destra.

Il presente documento difende la posizione del libertarianismo di centro, o la purità libertaria o la linea di piombo del libertarianismo, faccia a faccia contro gli altri due competitori per il mantello libertario: libertarianismo di sinitra e di destra. Scrivendo su LewRockwell.com non c'è nessun bisogno di definire accuratamente termini come "libertario", diversamente se fosse stato altrove. Incredibilmente tutti i partiti in questo dibattito sono dei fidati libertari. Non ci sono differenze tra di noi sull'assioma principale della non-aggressione, associato con i diritti sulla proprietà privata basati sull'homesteading. Tutte le parti cardinali di questa discussione si accordano a queste tre premesse di base. Le differenze sono nei termini e le relative implicazioni logiche di questi assiomi fondamentali. Nella seconda sezione prendiamo in analisi Long, Holcombe, Baden ed altri libertari New Age, femministi ed hippie. La terza sezione è dedicata allo svisceramento, simile al gruppo precedente, della destra conservatrice e tradizionalista di libertari come Hoppe, Feser e Paul. Concluderemo con la sezione quattro, tentando di corteggiare entrambi gli schieramenti a tornare nella corrente principale libertaria.


II. Contro il libertarianismo di sinistra


A. Roderick Long

a. violenza

Ecco una visione indicativa di Long:
«"Quando femministe radicali dicono che la supremazia maschile risieda in larga parte nei fatti di stupro – come quando Susan Brownmiller caratterizza lo stupro come "un conscio processo di intimidazione col quale tutti gli uomini mantengono in uno stato di paura tutte le donne" – i libertari di solito scartano questa opzione sulla base che non tutti gli uomini sono letteralmente stupratori e non tutte le donne sono letteralmente stuprate. Ma quando il loro stesso Ludwig von Mises dice che "l'interferenza del governo significa sempre azione violenta o la minaccia della stessa", il che consiste "come ultima risorsa" nell' "impiego di uomini armati, poliziotti, gendarmi, soldati, secondini e carnefici", e questa sua "caratteristica portante" porta "al rafforzamento dei suoi decreti di poter picchiare, uccidere ed imprigionare", i libertari applaudono ciò come una benvenuta demistificazione dello Stato. I libertari giustamente riconoscono che la violenza emanata con una legge è il significato che tutti i membri della classe dirigente mantengono tutti i cittadini in uno stato di paura, anche se non utti i funzionari di governo personalmente picchino, uccidano o imprigionino qualcuno, ed anche se non tutti i cittadini siano picchiati, uccisi o imprigionati; la stessa interpretazione solidale all'analisi del movimento femminista sullo stupro, non che ci sia tanta differenza".»

Sebbene Feser non abbia scritto come questa specifica citazione, avrebbe benissimo potuto dire:

«"...è l'essenza della moderna vita intellettuale che alcuni proclami, e molti altri che sono ancora più bizzarri – per esempio, che il matrimonio sia paragonabile allo stupro e ai rapporti sessuali è un'espressione di disprezzo per le donne (Andrea Dworkin), che il comunismo sovietico abbia funzionato avendo ucciso un'ammontare di 20 milioni di persone (Eric Hobswan), che la civiltà greca fosse rubata dall'Africa (Martin Bernal) – siano considerati come privi di interesse in una discussione. Ai più fetidi sproloqui è data la maggiore importanza, mentre il buon senso e la tradizione sono accantonati senza riserve".»

Ovviamente sono troppo erudito di carattere per qualificare i punti di vista di Long e Johnson a questo riguardo come "i più fetidi sproloqui". Invece, mi accontento di far notare che c'è una forte disanalogia tra uomini e donne da un lato ed il rispetto che lo Stato ci dovrebbe da un altro.

Si sa, ogni governo senza eccezioni è un violatore di diritti ma non tutti gli uomini sono stupratori o picchiatori di donne. E' interamente giustificato che tutti i membri della classe politica spargano la paura del governo. Lo Stato è il più grande violatore di diritti conosciuto all'uomo. La questione è totalmente differente quando si ritiene sensato che tutte le donne sono mantenute in un continuo stato di terrore da parte di tutti gli uomini. Brownmiller e Dworkin stesse forniscono un contro-esempio: durante la loro vita di tutti i giorni in cui lavorano, fanno compere, insegnano, scrivono, tengono conferenze; sarebbe complicato per loro fare tutte queste cose in un continuo stato di paura. La loro "paura" è più che altro teorica, politica e poetica. Ovviamente anche i comuni cittadini vanno incontro ai loro affari quotidiani senza mostrare la paura del governo, addirittura senza nessuna paura; sono stati educati fin dalla tenera età che "il poliziotto (di Stato) è nostro amico". La differenza è che i tirapiedi dello Stato comandano su di loro senza che le loro vittime se ne accorgano o meno. Questo semplicemente non è il caso riguardante tutti gli uomini e tutte le donne per ciò che concerne lo stupro. Questa non è tanto una differenza nella sostanza ma ultimamente si è dimostrata una differenza nella forma; una differenza nella forma sin dall'inizio. Come prova tutto ciò che dobbiamo fare è riflettere sul fatto che non c'è mai stato un governo che non abbia violato i diritti. Sicuramente la maggior parte degli uomini non ha mai stuprato nessuno, o nemmeno si è avvicinato a farlo.


b. La differenza del salario


Long e Johnson sono preparati circa "la realtà e la diffusione della...discriminazione verso le donne..."

Secondo Long:

«Le donne nel mercato del lavoro, di norma, guadagnano 75 centesimi per ogni dollaro che un uomo guadagna in un equivalente lavoro».


«Come si spiega questa differenza di salario? Sono state suggerite varie spiegazioni. Ma alcuni austriaci hanno dichiarato che esiste un'unica possibile spiegazione: le donne sono meno produttive degli uomini».
«Così è stato impostato l'argomento: se i datori di lavoro pagano un dipendente più del valore marginale della produzione in entrata di quel lavoratore, la compagnia perderà denaro e così sarà penalizzata (sic) dal mercato. Se i datori di lavoro pagano un dipendente meno del valore marginale della produzione in entrata di quel lavoratore, allora altre compagnie possono approfittarne offrendo salari più competitivi ed attirando il dipendente verso altri posti. Da qui i valori dei salari che sono impostati sia al di sopra che al di sotto della produzione in entrata marginale del dipendente, tendono a diminuire la competizione (vedi Mises e Rothbard su tale argomento). Il risultato è che ogni persistene disparità tra i salari di uomini e donne deve essere riportata ad una corrispondente disparità tra la loro produttività marginale».

«Come Walter Block dice: si consideri un uomo ed una donna con una produttività di 10$ l'ora e si supponga, a causa della discriminazione o per qualsiasi altra ragione, che l'uomo venga pagato 10$ l'ora e la donna 8$ l'ora. E' come se la donna avesse un piccolo cartello sulla fronte che dice "Assumimi e guadagnerai un extra di 2$ l'ora". Ciò la renderebbe una dipendente desiderabile anche per un capo sessista».

«Il fatto che la differenza del salario non sia stata ridotta dalla competizione in questo modo mostra che il divario si debba basare, quindi l'argomentazione scema via, su una reale differenza di produttività tra i sessi. Ciò non necessariamente deve essere preso come una relativa differenza nelle capacità, ma potrebbe invece essere ricondotto al carico sproporzionato dei lavori domestici che gravano sulle spalle delle donne – il che spiegherebbe anche il perchè il divario del salario è più grande per le donne sposate rispetto alle nubili (Walter Block riprende anche questo argomento). Da qui le preoccupazioni femministe circa la differenza del salario sono infondate».

«Non sono sicuro sul perchè questo argomento, se avesse successo, debba mostrare che il turbamento sul divario del salario sia sbagliato, piuttosto che mostrare gli sforzi per riequilibrare tale divario si dovrebbe prestare meno attenzione all'influenzamento dei datori di lavoro e più attenzione all'influenzamento delle norme meritocratiche (forse la risposta sarebbe che dal momento che le mogli possano liberamente scegliere se attenersi a tali norme, gli estranei non avrebbero le basi per condannare le norme. Ma dal momento che non possono scegliere liberamente le dipsosizioni saranno criticate (sic) – su basi morali, su basi giudiziose, o entrambe?)».

«Comunque non sono persuaso da questo argomento, che mi colpisce [pausa ad effetto] più da neoclassico...che da austriaco, poichè si ignora informazione imperfetta, il passaggio del tempo, etc. Certamente sono d'accordo con Mises e Rothbard che c'è una tendenza per i lavoratori ad essere pagati in accordo con la loro produzione marginale in entrata, ma la tendenza non riconosce (sic) se stessa istantaneamente o senza affrontare tendenze controbilancianti, e così, per come la vedo io, non permette l'inferenza che i salari dei lavoratori siano verosimilmente approssimati al valore della loro produzione marginale in entrata – proprio come l'esistenza di tendenze equilibrative non significa che l'economia stia per o sia vicina ad un equilibrio. Vorrei applicare a questo concetto l'osservazione che Mises fa sullo stato finale di quiete – benchè "il mercato si muova in ogni istante verso uno stato finale di quiete", questo stato "non sarà mai raggiunto" perchè "nuovi fattori disturbanti emergeranno prima che tale stato si realizzi».

«Prima di tutto molti datori di lavoro non sanno con massima precisione la produttività marginale in entrata dei loro dipendenti. Le aziende, dopo tutto, sono isole di pianificazione centrale – su scala ridotta in modo che i guadagni dalla coordinazione centrale generalmente superino le perdite, ma loro ancora sono epistemicamente (sic) impacciati dall'assenza di mercati interni...Un'azienda affronta il test sulla profittabilità su un'unità, non dipendente per dipendente, e quindi c'è un giusto spazio per un'ipotesi che coinvolge il pagamento dei lavoratori in accordo al loro profitto. Precisamente questo punto, in un altro contesto, è affrontato da Block stesso: "fare una stima della produzione marginale in entrata in atto e potenza degli impiegati...è difficile: ci sono prodotti combinati; la produttività dipende da come il lavoratore "si concilia" con gli altri; è impossibile mantenere un'occhio su una determinata persona per tutto il giorno; etc." Ma Block pensa che questo poco importi, perchè "ci sono quegli imprenditori che possono eseguire tali compiti e prosperare; e quelli che non possono raggiungerli affatto". Bè abbastanza vero, ma un imprenditore non deve risolvere quei problemi perfettamente per prosperare – come chiunque abbia speso tempo nell'attuale folle mondo industriale, un pò alla Dilbert, può testimoniare...».

«Anche se le donne generalmente non sono meno produttive degli uomini, poi, potrebbe ancora esserci un'assai diffusa supposizione nella parte dei datori di lavoro che esse lo siano ed alla luce della difficile determinazione della produttività di specifici soggetti questa supposizione potrebbe non essere facilmente nascosta, così qualsiasi distinzione nel salario basata su tale supposizione sarebbe resa più difficile per le forze di mercato da diminuire (simili supposizioni potrebbero altrettanto spiegare la differenza di salario tra le donne sposate e le nubili)».

«Da qui una differenza del salario potrebbe persistere anche se i datori di lavoro si concentrerebbero solamente sulla profittabilità, non avendo interesse alcuno nella discriminazione, e facciano del loro meglio per pagare salari esclusivamente sulla produttività marginale. Ma non c'è nessuna ragione di escludere anche la possibilità di discriminazione intenzionale ed indifferenza nel profitto. La discriminazione potrebbe essere un bene di consumo per i manager e questo bene potrebbe essere offerto nel pacchetto salari e benefeci dei manager; qualsiasi costo derivante dalle pratiche discriminatorie dei manager potrebbe così essere visto come un vero e proprio costo del libro paga. Forse alcuni manager ordinano rivestimenti di legno estrosi per i loro uffici ed altri manager pagano meno le donne per ragioni legate al sessismo; se la precedente categoria di comportamento può sopravvivere al test di mercato, perchè non la seconda?».

«Dovrei aggiungere che non penso che il mio scetticismo sulla teoria della produttività dei salari sia un qualsiasi tipo di critica al mercato. La tendenza per cui il punto di vista degli Austriaci è vero, vuol dire che i mercati sono verosimilmente più vicini a trovare accordi tra produttività/salari rispetto a cosa possa fare un sistema rivale (dal momento che la neoclassica competizione perfetta è incoerente ed impossibile, di conseguenza non conta come un rivale rilevante). Se i datori di lavoro si trovano in difficoltà a stimare la produttività dei loro lavoratori (il problema della conoscenza), o qualche volta non possono affidarsi alla prova (il problema dell'incentivo), non c'è nessuna ragione per sostenere che il governo possa fare meglio. I datori di lavoro sono certamente in una posizione (seppur imperfetta) migliore per valutare la produttività dei loro dipendenti piuttosto che alcuni remoti legislatori o burocrati, ed allo stesso modo loro hanno molte più ragioni di preoccuparsi del profitto della loro compagnia (anche se non è tutto ciò di cui si preoccupano) rispetto al governo. Quindi non c'è nessuna ragione per pensare che trasferendo l'autorità della facoltà di decidere dai datori di lavoro allo Stato, ciò possa portare i salari ad un qualunque migliore allineamento con la produttività. Le persone nel governo sono anch'esse degli alberi storti, e (data l'efficenza superiore della democrazia economica in paragone con la democrazia politica) sono anche meno costretti da qualsiasi sorta di attendibilità rispetto alle aziende private».

«Niente di ciò che ho detto mostra che uomini e donne sono egualmente produttivi; si voleva solo mostrare che, data la prevalenza delle norme culturali ed il potere delle connessioni, potremmo aspettarci di vedere una differenza tra i guadagni di uomini e donne anche se ci fosse uguaglianza nella produttività (il che è almeno una ragione per lo scetticismo sui vari proclami che loro non sarebbero ugualmente produttivi)».

«Vorrei aggiungere che anche se ci sono persistenti problemi – non da parte del governo, ma nondimeno connessioni potenzialmente dannose e simili – che i processi di mercato non eliminano automaticamente, non vuol dire che non si possa fare nulla per questi problemi senza un ricorso alla costrizione del governo. Questa è una ragione per cui simpatizzo di più per i movimenti del lavoro e i movimenti femministi rispetto a molti altri libertari di oggi. Nel diciannovesimo secolo i libertari videro un'oppressione politica come componente di fattori interconnessi al sistema politico, economico e culturale; non fecero ne l'errore di pensare che il potere politico fosse stato l'unico problema, ne l'errore di pensare che il potere politico potesse essere usato efficacemente e in sicurezza per combattere gli altri problemi...».
«Sappiamo – indipendentemente dall'esistenza della differenza del salario – che il mondo del lavoro è saturo di sessismo (quelli che ignorano ciò possono verificarlo da loro stessi spendendo del tempo in quel mondo o parlando con quelli che hanno fatto ciò). Una volta che abbiamo visto il perchè della teoria della produttività legata ai salari, sebbene corretta da come esposta, fa meno strada rispetto ai suoi sostenitori che di solito la supportano, non sembra quindi non plausibile sostenere che quel sessismo gioca un qualche ruolo nella spiegazione della differenza del salario e tale sessismo deve essere combattuto (ed anche se i divari nei salari fossero fondati su un divario genuino della produttività derivante dalla maggiore responsabilità delle donne per i lavori di casa, le aspettative culturali che portano le donne ad assumersi tali responsabilità dovrebbero focalizzarsi sul combattimento del sessismo). Ma non c'è nessuna ragione per lamentarsi di un "fallimento del mercato". Tale fallimento è tristemente un nostro fallimento. Invece dobbiamo combattere il potere – pacificamente, ma non sommessamente».


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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