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martedì 28 novembre 2023

La pianificazione centrale inefficiente e insostenibile della Cina

 

 

di Antonio Graceffo

Oltre cento anni fa Ludwig von Mises scrisse un libro sull’impossibilità di una pianificazione economica razionale e di successo in un ambiente socialista, eppure la Cina ci sta ancora provando, anche se la sua combinazione di mercati e socialismo si traduce in carenze ed eccedenze. Questo articolo esamina tre iniziative contemporanee approvate da Xi Jinping, ciascuna caratterizzata da un problema intrinseco: l’insicurezza alimentare, la crisi dell’invecchiamento e la bolla immobiliare. Ogni problema è stato creato dalla legislazione cinese stessa ed è stato aggravato da ulteriori leggi emanate per correggerlo.


Scarsità di cibo

La Cina è un importatore netto di cibo, capace di produrne solo il 66% di cui ha bisogno. Il Paese ha meno della metà dei terreni agricoli degli Stati Uniti e una popolazione quattro volte superiore. Per aumentare la sicurezza alimentare, forse in preparazione alla guerra, Xi Jinping ha ordinato di radere al suolo alcuni parchi pubblici e di riempirli di cibo. Nel frattempo ha anche definito un’agenda verde, incentivando i governi locali a piantare alberi. Per raggiungere le quote per entrambi gli obiettivi, alcuni governi locali stanno abbattendo le foreste per far posto ai terreni agricoli, distruggendo allo stesso tempo altre risorse per piantare alberi.

I terreni agricoli cinesi sono notevolmente meno produttivi di quelli statunitensi. La soia, ad esempio, un alimento base della dieta cinese, costa 1,3 volte di più per essere coltivata in Cina che negli Stati Uniti, e la resa è inferiore del 60%. Prima dell’espansione dei terreni agricoli imposta dallo stato, oltre il 24% della popolazione lavorava nel settore agricolo, rispetto a solo l’1,6% negli Stati Uniti. La Cina dovrebbe riassegnare i suoi agricoltori inefficienti a lavori nelle fabbriche e nei servizi, i quali contribuiscono maggiormente al PIL; ma coltivare questi nuovi campi richiederà invece lo spostamento dei lavoratori dal settore manifatturiero e dei servizi all’agricoltura, dove il loro contributo al PIL diminuirà.


Crisi dell'invecchiamento

Nel 1979 Pechino attuò una politica di pianificazione familiare che limitava la maggior parte delle coppie cinesi ad avere un solo figlio. Ciò aveva lo scopo di limitare le dimensioni della popolazione, garantire la prosperità economica e prevenire la fame. Il Paese si stava urbanizzando per editto e le famiglie più piccole erano più facili da ospitare nelle città, richiedendo appartamenti più piccoli e meno scuole e ospedali. Quella linea di politica mirava anche a ridurre l'indice di dipendenza del 68,1% per alleggerire il peso sul sistema sociale urbano.

Per convincere le persone a credere in questa idea, anche se non avevano scelta, il governo cinese inaugurò una campagna di propaganda con lo slogan “un figlio perfetto”, incoraggiando genitori e nonni a concentrare tutto il loro denaro e il loro amore su un unico figlio. Di conseguenza lezioni di canto, danza e musica, tutoraggio nel doposcuola e programmi di matematica e inglese diventarono attività standard per i bambini dai tre anni in su. I genitori potevano permettersi i prezzi elevati di queste lezioni extra perché utilizzavano la ricchezza combinata di sei adulti (la propria più quella dei loro genitori).

Nel 2010 il tasso di fertilità era sceso a 1,69 e l’indice di dipendenza aveva toccato il minimo storico di 37. Nel 2011 l’indice di dipendenza ha ripreso a salire a causa del crescente numero di persone anziane. Solo cinque anni dopo l’età media ha raggiunto i 35 anni, quindi il governo cinese ha iniziato a incoraggiare le persone ad avere più figli. Invece di rimuovere completamente il limite, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha adottato la linea di politica dei due figli, ciononostante il tanto atteso baby boom non è mai arrivato: il costo per allevare un figlio era già così alto da richiedere ricchezza intergenerazionale e la maggior parte delle famiglie sentiva di non potersi permettere un secondo. Allo stesso tempo il prezzo nominale degli appartamenti nelle principali città ha iniziato a raggiungere i livelli statunitensi, mentre il reddito medio si aggirava intorno ai $10.000 all’anno. Molti giovani hanno dovuto ritardare il matrimonio, il che ha ridotto ulteriormente la probabilità di avere più figli.

La soluzione del PCC è stata quella di aumentare il limite a tre figli nel 2021. Ancora una volta, le coppie non hanno reagito alla legislazione e il numero delle nascite ha continuato a diminuire. Dal 2015 la forza lavoro è scesa di circa venti milioni di unità; l’anno scorso la popolazione è diminuita di 850.000 persone; l’età media è ora di trentanove anni e il governo cinese prevede che quest’anno nasceranno solo sette milioni di bambini su una popolazione di oltre 1,4 miliardi.

Quando il Giappone e i Paesi europei sono entrati nella fase d'invecchiamento, erano già nazioni ricche e sviluppate. Hanno sfruttato la tecnologia per sostenere elevati standard di vita impiegando meno lavoratori. Al contrario, la Cina è ancora in fase di sviluppo: il suo PIL pro capite è circa un terzo di quello dell’Italia, o del Giappone, e meno di un sesto di quello degli Stati Uniti. La Cina continua a fare molto affidamento sul settore manifatturiero di fascia bassa e ad alta intensità di manodopera, sebbene anche questi posti di lavoro stiano diminuendo con il rallentamento dell’economia. Lo scorso agosto la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 21,3%, spingendo Pechino a smettere di riportare tale statistica.


La bolla immobiliare

Durante il periodo di rigido comunismo cinese, prima della graduale apertura dell'economia negli anni '80, i cittadini avevano poco, se non nessun reddito discrezionale e poche opportunità d'investimento. Una volta che l’economia ha iniziato a essere liberalizzata, le persone sono diventate più ricche; l’unica opzione praticabile per gli investimenti, però, era quella immobiliare (i cittadini, tuttavia, non possono possedere terreni ma solo acquisire un contratto di locazione fino a 70 anni che può essere trasferito e scambiato). Quando nel 1990 venne aperta a Shanghai la prima borsa valori cinese, le persone avevano già dieci anni di esperienza nel settore immobiliare, ma non capivano il mercato azionario e non si fidavano del controllo opaco dello stato su di essa. La maggior parte degli investimenti ha quindi continuato a confluire nel settore immobiliare.

Per raggiungere una crescita del PIL a due cifre, il governo cinese ha liberalizzato il credito attraverso le banche statali, che a loro volta hanno alimentato il settore edile e incentivato i governi locali a emettere obbligazioni per finanziare progetti di costruzione. Oggi circa il 20-30% del PIL è investito in proprietà e infrastrutture, e il patrimonio immobiliare rappresenta i due terzi della ricchezza delle famiglie. Il numero di nuovi progetti, nel frattempo, è stato visto come una misura di buon governo e di progresso verso la prosperità, indipendentemente dal fatto che fossero necessari o addirittura completati. Ciò ha portato alla creazione di “città fantasma” e di enormi complessi di appartamenti in aree scarsamente popolate come nella regione di confine con la Siberia.

I prezzi degli appartamenti sono aumentati, acquistati da persone come investimento e senza mai avere intenzione di viverci o di affittarli. Quest’anno il governo cinese ha dichiarato ufficialmente che “le case servono per viverci, non per speculare”.

Il rapporto debito/PIL della Cina ha raggiunto quest’anno il 280%, con le banche statali che detengono $8.400 miliardi di debito nel settore immobiliare. Il settore immobiliare rappresenta il 90% del reddito dei governi locali fortemente indebitati e circa l’80% dei veicoli di finanziamento dei governi locali (LGFV) – entità istituite per raccogliere fondi per infrastrutture e progetti di sviluppo – non hanno abbastanza soldi per pagare gli interessi. Se le vendite immobiliari dovessero interrompersi, i governi locali non sarebbero in grado di mantenere il flusso di pagamento degli interessi e, se i prezzi dovessero scendere, suddetti LGFV andrebbero in default. Di conseguenza alcuni governi locali hanno addirittura imposto prezzi minimi per evitare che i loro investimenti perdessero valore.

Nel contesto del rallentamento economico durante e dopo i lockdown, Pechino è tornata alla sua strategia tradizionale di fare affidamento sul settore immobiliare per stimolare l’economia. Xi Jinping ha implementato nuove linee di politica per incrementare i prestiti, con il risultato di 50 milioni di unità abitative invendute. I prezzi sono ancora artificialmente alti, quindi il mercato non può eliminarli. Se il governo cinese dovesse cessare ogni intervento nel mercato immobiliare e lasciare che i prezzi scendessero per soddisfare la domanda, molti prestiti potrebbero andare in default e danneggiare l’intero sistema finanziario.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 24 ottobre 2023

Una valutazione dell'espansione dei BRICS: ridimensionare le aspettative



di Antonio Graceffo

Al termine del vertice BRICS tenutosi a Johannesburg il 24 agosto 2023, è stato annunciato che il raggruppamento dei cinque Paesi formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa ne aveva invitato altri sei ad aderire: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Iran, Egitto, Etiopia e Argentina. Le nuove adesioni, che entreranno in vigore nel gennaio 2024, sono state definite “storiche” dal leader cinese Xi Jinping, mentre Vladimir Putin, impossibilitato a viaggiare a causa di un ordine di cattura della Corte penale internazionale, si è congratulato a distanza con i nuovi membri dei BRICS e si è impegnato a espandere la portata dell'influenza globale dell'intero gruppo.

Tuttavia, date le condizioni economiche e politiche nella maggior parte dei Paesi membri, così come i conflitti tra loro e gli interessi divergenti, gli obiettivi del gruppo allargato dei BRICS sono in gran parte irraggiungibili. Alla fine, in caso di successo, i BRICS si limiteranno a sostituire l’egemonia statunitense con quella cinese.

L'economista di Goldman Sachs Jim O'Neill ha coniato l'acronimo BRIC nel 2001 per designare le quattro economie in rapida crescita (il Sud Africa non era ancora incluso), il quale prevedeva che sarebbero potute diventare tra le più grandi del mondo entro il 2039. Negli ultimi anni Xi Jinping ha promosso i BRICS come rivali del Gruppo dei Sette (G7), ma rimangono poco organizzati e non hanno istituzioni o valuta proprie. La Cina, la Russia e, in una certa misura, l’India detengono la maggior parte dell’influenza politica ed economica nei BRICS.

Coloro che credono che i BRICS sconvolgeranno l’ordine internazionale possono citare diverse statistiche impressionanti. Con l'adesione dei nuovi membri, i Paesi BRICS contribuiranno con altri 400 milioni di persone, per un totale del 46% della popolazione mondiale. Inoltre rappresenteranno il 37% del prodotto interno lordo (PIL) globale (più del G7), il 42% della produzione mondiale di petrolio e percentuali significative di vari minerali critici. Inoltre si prevede che il gruppo cresca ulteriormente: quaranta Paesi hanno espresso interesse ad aderirvi.

I membri ritengono che i BRICS acquisiranno prestiti agevolati per lo sviluppo sostenuti dalla Cina, difenderanno i propri interessi, de-dollarizzeranno le loro economie, contrasteranno l’egemonia degli Stati Uniti e aumenteranno le proprie entrate da minerali e petrolio. Ciascuno di questi punti verrà discusso di seguito.


Mancanza d'interessi condivisi

Xi Jinping ha affermato che l’espansione dei BRICS “infonderà nuova vitalità al loro meccanismo di cooperazione e rafforzerà ulteriormente le forze per la pace e lo sviluppo nel mondo”. Eppure la Russia, il secondo membro più potente e sviluppato del gruppo, è attivamente impegnata in una guerra ed è ampiamente sanzionata dall’ordine internazionale; il membro proposto, l’Etiopia, è nel mezzo di una guerra civile; l’Iran è pesantemente sanzionato per il suo sostegno alla guerra in Ucraina e per le sue ambizioni in materia di armi nucleari; e, fino a poco tempo fa, l’Iran e l’Arabia Saudita erano coinvolti in guerre per procura in Siria e Yemen.

L'India, il Paese più popoloso del mondo nel luglio 2023, è impegnata in una disputa sul confine con la Cina, la quale ha provocato piccoli scontri militari nel 2020 e nel 2022. Le attività navali della Cina nell'Oceano Indiano hanno portato l'India a rafforzare i legami di difesa con gli Stati Uniti, l'Australia e il Giappone attraverso il dialogo nel cosiddetto Quadrilatero sulla sicurezza (QSD). Pochi giorni dopo il vertice dei BRICS, con una mossa che mette a repentaglio una cooperazione significativa per la pace globale e lo sviluppo economico, il Ministero cinese delle risorse naturali ha pubblicato una nuova versione della sua mappa nazionale che rivendica il territorio indiano e russo. L'India ha prontamente presentato una denuncia diplomatica.


De-dollarizzazione

Si è discusso della creazione di una valuta dei BRICS, che i relativi sostenitori ritengono potrebbe spodestare il dollaro. Sostituirlo nel commercio, tuttavia, sarebbe problematico: data la sua liquidità e la libera convertibilità, il dollaro è ampiamente utilizzato nel commercio mondiale e molte nazioni produttrici di petrolio ancorano a esso le loro valute, oltre a essere la valuta preferita per le riserve estere. In generale, nemmeno i Paesi BRICS vogliono detenere le varie valute dei loro membri come riserve. L’unica valuta tra i BRICS che viene utilizzata nelle riserve mondiali è lo yuan, che rappresenta il minimo storico di circa il 2,5%. La sostituzione del dollaro con una valuta dei BRICS non era nemmeno all’ordine del giorno nel loro ultimo vertice.


Mancanza d'istituzioni

L’unica istituzione BRICS esistente è la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB), che fino a poco tempo fa era una banca che trattava esclusivamente in dollari. Sostenuta e in gran parte finanziata dalla Cina, fornisce prestiti simili a quelli forniti da quest'ultima attraverso l’Asian Infrastructure Investment Bank e la Belt and Road Initiative. Nel 2016 la NDB ha iniziato a strutturare alcuni prestiti nelle valute di altri Paesi BRICS; ma data la bassa convertibilità e l’elevata instabilità delle valute dei relativi membri, la sua valuta di lavoro rimane il dollaro. All’ultimo vertice dei BRICS, la stabilizzazione delle valute dei Paesi membri era una priorità rispetto alla de-dollarizzazione.


Evitare l’economia mondiale guidata dagli Stati Uniti

Le dimensioni e la salute delle economie BRICS variano notevolmente. Le prospettive dell’India sono brillanti, con un PIL e un aumento degli investimenti diretti esteri. L’Arabia Saudita è una ricca nazione produttrice di petrolio con uno dei tassi di crescita più elevati del Gruppo dei 20 (G20). Il Brasile si trova ad affrontare una crescita lenta e un’elevata disoccupazione, ma sta andando meglio rispetto agli anni precedenti. Il Sudafrica è appena tornato ai livelli di attività economica pre-pandemici, ma la disoccupazione rimane elevata. L’inflazione argentina, nel frattempo, è salita sopra il 100%; l’Etiopia, nonostante la rapida crescita del PIL, rimane uno dei Paesi più poveri dell’Africa con un PIL pro capite di poco superiore ai $1.000 all’anno. Infine l’Egitto ha fatto registrare sia un aumento del PIL che un aumento della povertà.

Le principali economie dei BRICS sono Cina, India e Russia. Queste tre nazioni sono anche le principali potenze militari del mondo, dopo gli Stati Uniti. Probabilmente le nazioni BRICS con il maggior potere e influenza mondiali nella politica e nella diplomazia sono Cina e Russia, ma dall’inizio della guerra in Ucraina l’economia russa si è deteriorata e ora deve far fronte alla diminuzione delle riserve di valuta estera e alle sanzioni economiche. Di conseguenza essa sta diventando sempre più finanziariamente dipendente dalla Cina. Allo stesso tempo, poiché la Cina è alle prese con il calo del commercio e degli investimenti, la riduzione delle esportazioni e la disoccupazione giovanile da record, Pechino potrebbe avere difficoltà o addirittura essere impossibilitata a sostenere le altre nazioni BRICS. Se dovesse trovare una soluzione, i BRICS finirebbero solo per sostituire l’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti con un ordine guidato dalla Cina.

Un think tank indiano, lo United Services Institute (USI), ha accusato Pechino di voler dotare i BRICS di alleati cinesi per promuovere la propria agenda. L’USI ha affermato che la Cina sta cercando di costruire la propria influenza attraverso i BRICS come ha fatto attraverso altri gruppi, come l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e la Belt and Road Initiative.


Controllo dei minerali e del petrolio

Con la sua inclusione, l’Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio greggio, si unirà alla Cina, il più grande importatore di petrolio, in una coalizione economica che rappresenterà il 42% della produzione petrolifera mondiale. L’espansione dei membri colloca nel gruppo anche diversi membri dell’OPEC+. Ci sono indiscrezioni secondo cui i BRICS trarranno vantaggio dalla vendita di petrolio, ma i membri dell’OPEC+ nei BRICS non hanno annunciato che lasceranno l’OPEC, il quale controlla ancora la quantità e il prezzo del petrolio.

Con la loro espansione i BRICS avranno tre dei cinque maggiori produttori mondiali di litio, il 75% della fornitura mondiale di manganese, il 50% della grafite, il 28% del nichel e il 10% del rame. Tuttavia, come nel caso dei membri produttori di petrolio nei BRICS, non esiste alcun coordinamento tra i produttori di minerali per controllarne la quantità o il prezzo.

Inoltre l'opposizione ufficiale del gruppo alle restrizioni commerciali artificiali renderebbe impossibile il controllo dei prezzi delle materie prime. La Dichiarazione di Johannesburg II, enunciata dai BRICS, afferma chiaramente che essi “si oppongono alle barriere commerciali” e attribuisce la colpa del declino economico mondiale alla “frammentazione del commercio”.


La grande contraddizione

Alla fine molti degli obiettivi del gruppo, come la de-dollarizzazione o la regolamentazione del prezzo e della quantità di petrolio e dei minerali, sembrano improbabili per non dire impossibili. Nel frattempo l’obiettivo di sfuggire all’egemonia statunitense, se raggiunto, potrebbe portare semplicemente all’egemonia cinese. Tuttavia la più grande contraddizione dell’agenda dei BRICS viene rivelata dal discorso di chiusura di Xi Jinping, quando consiglia ai Paesi BRICS di evitare l’egemonia, la costruzione di blocchi e il sonnambulismo verso una “nuova Guerra Fredda”, dato che la sua visione è quella di costruire e dominare un grande blocco per contrastare gli Stati Uniti e il G7.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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