Visualizzazione post con etichetta Asia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Asia. Mostra tutti i post

venerdì 10 luglio 2026

Il più grande elefante nella stanza: la centralizzazione è vitale per la cricca di Davos/City di Londra, non per i NY Boys

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-piu-grande-elefante-nella-stanza)

Il CFR è il braccio estero della Chatham House, istituzione inglese che per decenni ha letteralmente influenzato pesantemente la politica estera degli Stati Uniti. Questo almeno fino a quando i NY Boys hanno introdotto Trump sulla scena politica e geopolitica per far sentire il loro “Basta!”. La facilità con cui i comunisti, o più in generale la sinistra, è riuscita a fare leva sulla psicologia delle folle deriva sostanzialmente da una fonte progressivamente crescente di finanziamenti che è maturata con l'evoluzione del mercato dell'eurodollaro. Inutile dire che la City di Londra è sempre stata in prime linea per alimentare questo flusso e se ne è servita per espandere la propria rete di influenze nel sottobosco dei rapporti tra stati. Marx era il trampolino di lancio di quella rivoluzione “culturale” che avrebbe permesso all'impero inglese di sopravvivere al tempo e alla storia. Gramsci sarebbe stato colui che attraverso la “rivoluzione culturale” avrebbe sancito il copione finale con cui effettuare una colonizzazione “invisibile” di interi Paesi. L'ideologia woke odierna non è altro che l'iterazione moderna della conquista culturale, e poi politica, di una nazione. Ma senza un flusso costante e crescente di fondi, è impossibile tenere in piedi una simile macchina di propaganda (ecco perché Marx aveva come padrini due capitalisti e industriali londinesi che lo finanziavano).

L'aspetto monetario è tanto importante quanto quello filosofico e sociologico. Ecco perché è stata venduta la Federal Reserve agli Stati Uniti dai cugini inglesi affinché fosse la copia sputata della Banca d'Inghilterra e operasse le sette fasi della “Catena finanziaria della morte”. Il modello strutturale dell'economia odierna, santificata da Keynes, è quello impostato su debito e tasse di matrice inglese. Chi, come Hayek, provò ad attaccare questa impostazione in divenire venne accuratamente silenziato. E non è un caso che Hayek, ingiustamente accusato da diversi Austriaci di codardia, quando invece capì davvero come stavano le cose, venne minacciato accademicamente da Sraffa (stretto amico di Gramsci). La rivoluzione comunista era l'esperimento iniziale per soggiogare culturalmente la Russia; la rivoluzione della controcultura negli anni '60 negli Stati Uniti era lo stesso esperimento indirizzato però agli Stati Uniti. Infatti, dove viveva negli anni '60 Roszak, il padre putativo del movimento della controcultura?

L'amministrazione Trump e i NY Boys hanno capito un fatto cruciale: tutte le strade conducono a Londra e tutti i suoi finanziamenti conducono all'eurodollaro. Agire per prosciugare questi affluenti causa effetti a catena che agli occhi dei profani, e a quelli che si lasciano fuorviare da operazioni di intelligence (es. Trump plays 47D chess), sembrano azioni su più livelli. In realtà il livello è uno solo e il CFR sta semplicemente cercando di tenere le redini salde in ambito culturale e preparandosi per tenere vivi quanti più rivoli possibile in modo da tenere gonfio il mercato dell'eurodollaro nel post-Trump.

Il concetto che deve essere chiaro è solo uno: se si vuole impedire lo scoppio di una guerra mondiale, allora bisogna distruggere tutte quelle risorse che potrebbero innescarla. La guerra di propaganda, in particolare quella per fratturare il movimento MAGA, è stata avviata 5 minuti dopo il fallito attentato a Butler. Non c'è nessun “mistero” o “giallo”, quindi, solo una psy-op per intorbidire le acque. Infatti quando si analizza il “balletto diplomatico” iraniano la domanda che bisogna porsi è semplicemente una:  QUALE Iran smentisce? La confusione smette di esserci nel momento in cui si pongono le domande giuste e si viene indirizzati verso ragionamenti coerenti e logici. La fazione “costruttiva” in Iran è in trattative con l'amministrazione Trump e lo scopo in questo frangente storico è , per loro, attraversare progressivamente tutte le linee rosse della cricca di Davos/City di Londra. “Facciamo questo, o quello, firmiamo questo o quell'accordo, vediamo come reagiscono”. Israele e il Libano concordano un cessate il fuoco? Il minuto successivo Hezbollah “si sveglia” dal suo torpore. E che dire di Ever Lovely che ignora consapevolmente gli accordi Iran-USA? Oppure vogliamo parlare delle basi americane in Medio Oriente “distrutte”? Se davvero avessero fatto una tale fine, la testa dell'ammiraglio Brad Cooper sarebbe già stata tagliata via dal comando di CENTCOM.

Dal punto di vista militare, poi, ci sono storie che non ottengono adeguata copertura mediatica, come ad esempio le truppe iraqene che portano avanti un'operazione speciale vicino all'ambasciata americana laddove molto probabilmente si nascondevano spie iraniane; oppure l'avanzata dei curdi a nord. In sintesi, Washington sta usando il “tira e molla” dell'IRGC nei negoziati per ritorcerglielo contro: dateci le coordinate GPS da bombardare e indeboliremo ulteriormente la loro resistenza.

Come ho scritto nel mio ultimo articolo, chi sta conducendo le danze è Bessent. Le sue osservazioni al New York Economic Club non si limitavano alla politica economica: delineavano un cambiamento di rotta nell'economia politica interna, ovvero ripristinare la creazione di credito privato, rilanciare il Sistema Americano e ridurre il ruolo della Federal Reserve. Il filo conduttore è chiaro: un'alternativa “America First” al sistema post-2008 caratterizzato da banche centrali dominanti, banche commerciali limitate e dipendenza dai mercati finanziari. Il parallelismo con Hamilton è innegabile: egli non considerava il credito come un semplice sistema di finanziamento; lo vedeva come uno strumento di sviluppo nazionale, in grado di indirizzare i capitali privati ​​verso l'industria e la produzione. Il quadro di Bessent riecheggia questa tradizione: allineare le politiche per premiare la produzione interna, ricostruire il credito produttivo e riorientare i capitali verso la manifattura, le catene di approvvigionamento e i settori strategici, anziché verso una continua ingegneria finanziaria. Inoltre invoca la necessità di un uso più mirato dei bilanci pubblici e delle istituzioni quasi pubbliche per catalizzare gli investimenti nella reindustrializzazione, nella produzione avanzata e nelle capacità strategiche.

Ciò rende la sua critica all'ordine post-crisi più rilevante dei consueti dibattiti sui tassi di interesse. Dalla crisi finanziaria globale, la FED si è evoluta da prestatore di ultima istanza a gestore di fatto della crescita, della psicologia del mercato e della determinazione dei prezzi del rischio. Allo stesso tempo la regolamentazione post-Dodd-Frank ha posto le banche commerciali in una situazione di vincolo strutturale, mentre il credito privato si è espanso principalmente come arbitraggio nei mercati finanziari piuttosto che come naturale espressione di un sistema economico sano.

La ricetta di Bessent non è l'eliminazione della FED, ma il suo ridimensionamento. Sì, Warsh condivide questa tesi. Infatti c'è anche un'eco jacksoniana. Il quadro di riferimento “America First” di Trump, come la campagna di Andrew Jackson contro la Seconda Banca degli Stati Uniti, riflette un profondo scetticismo nei confronti del potere finanziario concentrato e isolato dalla responsabilità democratica. In quest'ottica l'espansione dei canali di credito, sia pubblici che privati, diventa un modo per aggirare gli intermediari finanziari consolidati e reindirizzare i capitali verso le priorità nazionali.

L'obiettivo è un cambiamento di sistema: uno in cui la creazione di credito, incanalata attraverso mercati e istituzioni, sostenga la formazione di capitale produttivo anziché l'inflazione degli asset, e in cui la crescita sia trainata meno dall'ingegneria finanziaria e più dall'innovazione, dalla capacità industriale e dal progresso tecnologico. La scommessa di Trump e Bessent è semplice: l'America sarà più forte quando la FED interverrà di meno e il Paese costruirà di più. Il messaggio è chiaro, quindi: la globalizzazione ottimizzata per i costi ha reso gli Stati Uniti vulnerabili a interruzioni delle forniture, coercizione geopolitica e fughe tecnologiche. La dipendenza non è più una caratteristica benigna del commercio; è una vulnerabilità strategica. Non si tratta di autarchia, ma di una ridefinizione delle priorità. Semiconduttori, sistemi energetici, produzione avanzata e infrastrutture informatiche vengono riconsiderati come capacità sovrane. Le catene di approvvigionamento vengono valutate meno in base all'efficienza e più in base alla loro capacità di resistere agli shock e alle pressioni degli avversari.

Le implicazioni economiche sono meno rassicuranti. La resilienza implica costi più elevati, un sostegno fiscale costante e il rischio di un'inflazione più persistente... ma Washington è disposta a pagare. Per i mercati, il cambiamento è strutturale. I capitali seguiranno le linee di politica nei confronti dei settori strategici, mentre l'esposizione alle catene di approvvigionamento di Paesi avversari sarà sempre più penalizzata.

Questo riorientamento porta con sé un certo gradiente di incertezza, soprattutto all'estero, dato che l'accesso al dollaro inizia ad essere un privilegio esclusivamente interno. La presunta de-dollarizzazione, dal 2022 in poi, è semplicemente stata una narrativa che è rimasta in piedi solo sulla carta. Infatti la domanda di dollari a livello mondiale è più viva che mai, soprattutto alla luce del cambio di passo finora descritto in questo articolo nei confronti del settore industriale e ancora di più nei confronti del settore finanziario. Come ho avuto modo di scrivere in un pezzo del marzo scorso, la crisi di liquidità ha come sua origine principale la riduzione del rapporto di leva nei bilanci americani e la contrazione del sistema private credit/equity. Da allora la situazione non ha fatto altro che scalare la marcia, soprattutto in quest'ultimo ambito. Per un settore, come quello del private credit, che si è sostituito alle banche commerciali per oltre un decennio ormai, ciò significa che le reazioni del comparto industriale sono più sensibili. Ciò a sua volta significa inventari giù, difficoltà economiche montanti per le industrie, spesa per investimenti in contrazione, licenziamenti. La vera domanda è: chi è attrezzato a resistere a questa pressione di vendita e cambio di passo? Infatti la risposta è presto individuata se si osserva CHI sta correndo forsennatamente verso le uscite per ottenere dollari: il mercato estero.

Uno di questi mercati, ad esempio è la Svezia. Il conseguente rallentamento economico a livello mondiale costringe il resto delle nazioni, esclusi gli Stati Uniti, a dover far fronte ai propri oneri finanziari vendendo valuta locale e riserve in cambio di dollari. Ciò ha un impatto significativo sul Forex, ma soprattutto sul mercato del petrolio: nonostante la discesa di prezzo dell'asset, i prezzi alla pompa rimangono alti. Questo perché l'apprezzamento del dollaro equivale, per il meccanismo sopraccitato, a una discesa delle altre valute (i cui costi per accedere alla materia prima salgono). Per estensione importatori ed esportatori, esclusi quelli americani, si ritrovano in grossi guai: i primi per i costi maggiorati, i secondi per i costi maggiorati riguardo la copertura sul rischio monetario. Un ottimo strumento di pressione geopolitica, senza dubbio, soprattutto su Londra e Bruxelles.

Questa situazione, apparentemente vantaggiosa per gli USA, ha però anch'essa un aspetto negativo. Ogni valuta ha un suo range di negoziazione, l'abbiamo visto sin dalla Brexit, ad esempio, dove alla sterlina è stato impedito di svalutarsi in rapporto all'euro per punire la “Little Britain”. Essa è stata continuamente trattata in una fascia di 0.83-0.89 rispetto all'euro. Lo stesso discorso si applica ai differenziali di tassi tra il decennale inglese e quello americano (+60bps), o quello americano e quello tedesco, o il pair USD/JPY (+160bps), ecc. Il DXY non fa eccezione. Al di sotto degli 85 l'emissione di valuta e debito rischia di essere talmente tanto grande da creare successivamente incapacità di ripagare questi oneri in futuro; al di sopra dei 105 questa incapacità diventa manifesta e morde forte, rischiando di creare una spirale di inadempienze e, paradossalmente, una spirale deflazionistica incontrollata (distruzione della domanda).

A livello puramente meccanico, escludendo gli intenti geopolitici, si tratta di due carry trade, uno nella valuta locale e uno in dollari (se la valuta locale si apprezza “troppo” rispetto al dollaro i debiti denominati in essa diventano difficili da ripagare e le esportazioni rallentano; viceversa se il dollaro si apprezza “troppo” rispetto alle valute locali, i costi degli input industriali creano difficoltà industriali e quindi rallentamento economico)... e se si esce al di fuori di suddetta fascia uno dei due va contro chi li esegue.

In questo contesto il proverbiale “canarino nella miniera” è il dollaro di Hong Kong. Avamposto della City di Londra in Asia, è uno di quei principali centri finanziari in cui il raccordo dell'eurodollaro è più presente. Quando il mercato dell'eurodollaro non è stressato, capitali in entrata finiscono inizialmente nell'Hang Seng Index e successivamente in tutta una serie di derivati finanziari. Quando invece monta lo stress nel mercato dell'eurodollaro, l'indice di borsa di Hong Kong scende e con esso si diffonde una disinflazione in tutti quegli strumenti finanziari che popolano il mercato finanziario ombra. In sintesi, il più recente calo dell'Hang Seng Index ci notifica un prosciugamento della liquidità mondiale.

E perché si sta prosciugando? Questa domanda necessita di due risposte, ovvero la comprensione di cosa sia la City di Londra e il motivo per cui la FED viene rimossa dal monopolio di emissione di nuove unità monetarie. Iniziando da quest'ultimo punto, gli USA hanno vissuto per parecchio tempo in una bolla in cui la classe dirigente ha esercitato massimo danno e massimo vandalismo nei confronti delle istituzioni americane. Si è semplicemente arrivati al punto in cui la Legge dei rendimenti marginali decrescenti ha fatto il suo corso per quanto riguarda la distruzione del dollaro: non c'era più alcun beneficio rimasto nel devastare una valuta che viene usata per proiettare potere. Di conseguenza una parte della classe dirigente americana, i cosiddetti NY Boys, hanno dato mandato politico a Trump affinché si invertisse il trend. Il GENIUS Act, lo STABLE Act e il CLARITY Act sono tutti tasselli dello stesso mosaico che puntano a un disegno generale in cui il Dipartimento del Tesoro americano si occuperà di emissione di credito interna, mentre la FED si occuperà solamente di gestire il valore nominale del dollaro con l'estero.

Per anni ci è stata venduta la storia della soppressione del prezzo dell'oro come mezzo per abbellire il cadavere putrescente del dollaro. E non fraintendetemi, era vera ad esempio dal 2002 al 2009, quando se si comprava all'apertura della borsa di New York e si vendeva alla chiusura si perdeva il 70% (nonostante in quell'arco temporale l'oro sia salito del 700%). Poi i tassi a zero, la ZIRP, la coordinated central banks policy hanno fatto il resto. Ma questa situazione è cambiata nel 2022 e con l'entrata in scena del SOFR, inversione che ha richiesto alla FED di scegliere una delle due strada davanti alle quali si trovava: o avrebbe contratto il suo bilancio del 90%, o l'avrebbe contratto fino a un certo ammontare e poi lasciato salire i prezzi delle garanzie collaterali (oro, Bitcoin). La scelta è ricaduta su quest'ultima via, dove l'oro è salito di prezzo ed è stata introdotta l'idea di creare un fondo sovrano nazionale con una riserva di Bitcoin pari a 1 milione di unità.

Gli Stati Uniti hanno intenzione di diventare un'economia più hamiltoniana di quanto non fossero prima, come lo sono ad esempio le economie di Russia e Cina. Ha funzionato per la Norvegia, ha funzionato per l'Arabia Saudita e sta funzionando per la Russia nonostante tutte le angherie che ha sopportato sin dallo scoppio del conflitto in Ucraina. Comprare oro, costruire un fondo sovrano, tenere basse le imposte sul reddito, tenere un tetto alle prestazioni dello Stato sociale, incamerare azioni di società strategiche (es. Intel, Fannie/Freddie, ecc.)... e poi col fondo sovrano finanziare i vari aspetti del governo federale. Per la precisione, gli asset collaterali saranno un mix, non solo T-Bill a breve termine, e questo include anche Bitcoin. Breve digressione qui. Blackrock è una azienda di medie dimensioni. Per quanto venga raffigurata come qualcosa in possesso di tentacoli ovunque, ha un equity ridicolo. Per Dimon & Co. è stato un gioco da ragazzi piegarla. Dal discorso di Fink a Davos lo scorso gennaio, abbiamo appreso che, pur di salvare la sua compagnia, ha deciso di ripudiare tutte quelle idiozie partorite gli anni precedenti da quello stesso forum. Quanto credete ci possa volere per i NY Boys se volessero reiterare lo stesso meccanismo nei confronti di Saylor ad esempio? Perché lui è ancora un'incognita in questo gioco. Potrebbe benissimo essere un proxy del Dipartimento del Tesoro americano per arrivare alla famosa riserva da 1 milione di bitcoin; oppure potrebbe essere benissimo un agente della cricca di Davos/City di Londra che sta accumulando liquidità per loro; potrebbe essere benissimo un tizio che s'è ritrovato per caso in una situazione più grande di lui.

Pensiamo per un momento al meccanismo delle azioni privilegiate. Se non sono convertibili, sono essenzialmente perpetual bond. Se le azioni vanno a zero e non sono convertibili, non si acquisisce l'equity della società. Questo significa che se le azioni privilegiate di Strategy non sono convertibili, se dovesse andare in bancarotta chi le ha acquistate non vedrebbe nemmeno un satoshi. Se invece sono convertibili, il prezzo di Bitcoin viene crashato perché viene venduto tramite le conversioni e lui è fregato. Questa è una di quelle situazioni che va osservata attentamente, soprattutto dopo il rimbalzo marcato che hanno fatto registrare suddette azioni (es. È stato salvato? Ha stretto un accordo sottobanco dietro le quinte? Ha un santo in paradiso e chi è?).

Il dato certo che abbiamo finora è uno: lo zio Sam attualmente possiede circa 200.000 bitcoin e per arrivare a 1 milione ne mancherebbero circa 800.000... la stessa quantità posseduta attualmente da Strategy.

Torniamo adesso alle doppie risposte riguardo la crisi di liquidità e passiamo alla seconda: la City di Londra. Esiste il posto fisico, il famoso miglio quadrato, con le sue regole, le sue norme e la propria amministrazione; poi esiste la metafora che io utilizzo per racchiudere il centro nevralgico di tutti quegli antichi poteri finanziari, i quali nel tempo hanno spostato la loro “capitale” muovendola prima da Venezia, poi da Amsterdam e infine a Londra. Avevano l'intenzione di spostarla di nuovo, a Dubai, e hanno avamposti a Singapore, Hong Kong, Tokyo, Vancouver, Teheran, Ankara, Washington DC, New York. Si tratta, in sintesi, di quel meccanismo dei vecchi poteri dell'Europa colonialista attraverso cui proiettano controllo. Da un lato quello finanziario (City), dall'altro il tavolo decisionale e di impostazioni delle linee di politica socio-politiche (Davos). Non sono esattamente la stessa cosa, non sono sovrapponibili, bensì rappresentano una convergenza di interessi. Ecco perché la Brexit è stata combattuta così tanto e Bruxelles ha fatto di tutto per riassorbire il Regno Unito, così come ha fatto di tutto per far eleggere Primi ministri inglesi che fossero allineati coi suoi punti di vista e sbarazzarsi di quelli che volevano riaffermare la sovranità inglese.

La City di Londra è il modo in cui scorrono i soldi, in cui i dollari vengono sottoposti a re-hypothecation. In realtà è meglio dire “era”, dato che dal 2022 gli Stati Uniti sono tornati a essere i decisori del costo del biglietto verde. Il cuore di questa strategia è stato il mercato dei capitali, è lì che sono state indirizzati gli sforzi per riorientare i flussi finanziari che hanno reso la City il principale sbocco. È questo il più grande “segreto” in bella vista che pochi hanno afferrato: chi ha un dannato bisogno di centralizzazione è la cricca di Davos/City di Londra, invece i NY Boys possono benissimo sopravvivere con una dose maggiore di decentralizzazione negli Stati Uniti. Ecco perché il Senato americano ha approvato una legge che vieta la CBDC sul suolo americano, mentre invece in Europa questo strumento rappresenta la linfa vitale e la sopravvivenza dell'attuale sistema. Il tutto si riduce a un unico motivo: gli eurocrati sono consapevoli che Tether e le stablecoin ancorate al dollaro toglieranno grandi flussi di capitali a Bruxelles e a Londra, quindi il sistema di comando & controllo incalzante che avanza in entrambe le giurisdizioni è propedeutico affinché il Super stato europeo abbia la capacità e la giustificazione economica, sociale e politica affinché possa bloccare i flussi in uscita.

Non dimentichiamoci un aspetto fondamentale: quello americano è un processo, tutti i problemi che attanagliano l'economia statunitense non saranno aggiustati in questa iterazione. 


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


venerdì 29 maggio 2026

I veri termini della vittoria di Trump

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-veri-termini-della-vittoria-di)

La City di Londra, per quanto potente, non è onnipotente. Appare tale perché è in grado di spostare le attenzioni nella direzione sbagliata e impedire di avere quelle discussioni chiave in grado di arrivare organicamente a ciò che deve essere aggiustato. Se non si ha idea di chi fomenta il caos, chi ha l'incentivo a farlo, allora è impossibile impedire a chi sposta le attenzioni nella direzione sbagliata di smetterla. In questo senso Israele è un'ottima distrazione. È una questione di chi ha vero potere e chi no; chi è un esecutore e chi è il mandante; chi ha la capacità di muovere il mercato del petrolio in su e in giù, insieme ai titoli dei giornali, per trasmettere la percezione che Trump ha perso il controllo e vuole salvare solo sé stesso. Questo stesso gioco è stato portato avanti negli ultimi 4 anni nei confronti di Putin e non è un caso che lui e Trump si siano parlati quando ancora Carlo si trovasse negli USA. E poi ha parlato con Xi. L'Iran in questo contesto è IRRILEVANTE, è solo un nodo in una rete molto più grande, una rete fatta di ombre che viene portata alla luce ed essendo questa l'arma difensiva più importante che ha tale rete, le mosse per preservarla saranno sempre più disperate e manifeste. La pressione che sta montando nel mercato obbligazionario inglese segnala che il governo Starmer possa essere alle battute finali. Qualcosa sta cambiando e se il cambiamento avviene tramite i Gilt, come avvenuto con la Truss, allora sarà un evento in sordina.

Niente di eclatante, soprattutto sulla scia del discorso di Carlo III al Congresso americano. Starmer, così come Carney in Canada, sono stati eletti per distruggere le nazioni da essi governate.

Lo stesso pattern di distruzione è stato imbastito in Medio Oriente. Tutti i Paesi mezionati da Trump riguardo gli Accordi di Abramo erano nell'orbita inglese e francese, usati per riciclaggio di denaro e altre macchinazioni geopolitiche. L'obiettivo, ora, è convincerli che è meglio l'orbita americana di Trump. Soprattutto con Russia e Cina che non supportano più l'Iran, o per meglio dire l'attuale catena di comando il cui vertice è l'IRGC. Ecco perché Trump parla di “cambio di governo”. Cina e Russia, in passato, sono penetrati in Iran per fare da contraltare ai colonialisti europei, i quali tramite il JCPOA e Total Energy hanno permesso a inglesi e francesi di determinare/impostare la linea di politica (ed economica) in Medio Oriente. Non erano lì perché credevano nella causa dell'Iran, ma per ragioni geopolitiche: la Russia otteneva il corridoio nord-sud fino all'Oceano indiano per bypassare lo Stretto del Bosforo e la Cina ampliava la sua Belt and Road Initiative. Chiaramente questa è un'analisi semplificata, ma tutto si riduce a questo: Trump sta riorientando le rotte commerciali/logistiche lontano dal Medio Oriente e dall'Europa, quindi i precedenti obiettivi geopolitici russi e cinesi possono essere abbandonati. Il più grande perdente qui è l'India, una delle ultime e più grandi colonie inglesi. Ecco perché Rubio la scorsa settimana è volato in India: per testare la volontà di Modi, perché sono le navi indiane quelle che si rifiutano di passare a Hormuz. Non solo, ma siglando gli Accordi di Abramo ciò porterà finalmente pace in Medio Oriente, rimuovendo quell'effetto destabilizzante rappresentato dalle macchinazioni anglo-francesi. E Israele potrà finalmente sviluppare la propria economia, uscendo da quella di guerra.

Il soft-power dell'IRGC, ovvero la confusione sull'apertura/chiusura dello Stretto di Hormuz e la propaganda mediatica (le uniche carte rimaste da giocarsi), è come un'opzione dove la funzione tempo rappresenta la variabile “impazzita”. Chi le ha trattate sa di cosa parlo: per tutto il periodo in cui le si possiede trattengono il 95% del loro valore, poi, a 4-5 giorni dalla loro scadenza, crollano in valore. Il tempismo nel roll-over di questo strumento finanziario è tutto, altrimenti piuttosto che una lieve perdita si viene spazzati via completamente. Dovete trattare l'Iran, quindi, o per meglio dire l'IRGC, come un'opzione: sta disperatamente cercando di vendere al mondo una certa percezione della realtà, mentre i burattinai al di sopra (Londra e Bruxelles) li spalleggiano rinforzando una tale illusione. Ma come con le opzioni, c'è una data nel futuro in cui scadono: c'è una data nel futuro in cui questo raggiro scadrà (es. la chiusura dei pozzi petroliferi, il meeting Xi-Trump, la Brexit automatica, il 4 di luglio, le midterm, ecc.). Non lo possiamo sapere in anticipo quale sarà lo “strike day” in questo caso, ma sarà uno di quelli elencati. Tutta questa storia ha senso, e la confusione viene diradata, nel momento in cui si pensa in modo strategico: il blocco statunitense dello Stretto è arrivato quando l'intelligence americana sapeva che l'Iran sarebbe stato costretto a scaricare il petrolio nel Golfo persico, o chiudere i pozzi, e ha calcolato questo evento facendolo coincidere con la data del meeting Trump-Xi. E quando è subentrato questo tipo di dolore alcune linee rosse sono state spostate, soprattutto quando Carlo III è andato via dagli USA: Zelensky e Aragchi hanno smosso, seppur di poco, le loro posizioni intransigenti. Unendo tutti questi puntini, quindi, si capisce che la funzione tempo dell'opzione sta degradando verso lo 0.

Tre sono le cose che contano per essere immuni alla propaganda sull'Iran:

  1. La curva dei rendimenti americana ha assorbito la precedente inversione;
  2. I mercati azionari/obbligazionari americani non sono affatto perturbati;
  3. Il mercato forward del petrolio è bearish.

I persiani hanno inventato il gioco degli scacchi, un gioco dove le informazioni sono sostanzialmente alla luce del sole. Il Texas Hold'em, invece, è un gioco puramente americano, dove le informazioni sono sostanzialmente nascoste. In quest'ultimo caso l'obiettivo è quello di spingere l'avversario a credere di “avere le carte giuste” e puntare più di quello che è disposto a perdere. È così che si fanno i soldi col poker. L'IRGC credeva che attirando gli USA in un confronto (non è una guerra questa) il campo da gioco sarebbe stato quello navale, e lì avrebbe dato loro un bel filo da torcere. Invece Trump, piuttosto che giocare a scacchi, ha preferito giocare a poker (non fraintendetemi, un azzardo anche questo) e ha dato all'IRGC un confronto aereo. È la stessa cosa può ripetersi su Bandar Abbas, con gli eserciti emiratini e sauditi che si prendono quel fazzoletto di terra e gli A10 che lo difendono. Ecco perché l'unica arma rimasta nelle mani dell'IRGC-City di Londra è la guerra di propaganda mediatica e le giravolte nelle trattative di “pace”. Su questa scia, è a dir poco “curioso” come quello che vale per l'Iran non vale “magicamente” per gli USA. E qui solo chi è in malafede dimostra palesemente di esserlo, avvalorando ancora di più la tesi che all'Iran è rimasta solo la propaganda mediatica in questo confronto. Questo a sua volta significa che la stampa e i commentatori sui social si strappano i capelli per il “blocco” iraniano dello Stretto, ma non coprono assolutamente l'efficacia del “contro-blocco” americano; si strappano i capelli per il vantaggio orografico iraniano, ma non applicano la stessa logica agli USA e ai loro alleati (sauditi ed emiratini potrebbero prendere Bandar Abbas e gli americani difenderlo con l'aeronautica, dato che gli iraniani praticamente non hanno più né quest'ultima né una Marina); si strappano i capelli per criticare la presunta assenza di un piano iniziale nel confronto con l'Iran, ignorando ingenuamente (o consapevolmente, se si vuole “pensare male”) che in passato il petrolio ha raggiunto picchi più alti e COME MINIMO era stato messo in conto che il petrolio potesse arrivare ai $150 al barile (salvo poi non arrivarci, o almeno finora non l'ha fatto dato che gli USA sanno cosa stanno facendo); si strappano i capelli per elogiare la presunta lungimiranza della Cina che ha immagazzinato barili di petrolio, dimenticandosi però che un conto è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$65.000 e un prezzo della benzina a ~$4, un altro è avere una popolazione il cui reddito medio annuale è ~$20.000.

Diffidate, quindi, da chi afferma che gli Stati Uniti sono stati sconfitti dall'Iran, o che a esso basta “sopravvivere” per vincere. Non sono questi i termini reali della vittoria. L'attuale fase di transizione ci porta in un mondo in cui non importa quale sia il prezzo del petrolio. La cosa che conterà davvero, e il vero termine della vittoria americana, è il controllo al margine sulla consegna dei barili di petrolio (qualunque sia il prezzo). E del controllo sul ritmo di consegna, potete star certi, è qualcosa di cui hanno discusso Trump e Xi. Soprattutto perché un altro obiettivo dell'amministrazione Trump è rendere obsoleti le strozzature geografiche mondiali, spostando la produzione di petrolio nel Golfo d'America. In questo modo verranno resi obsoleti i ricatti che potrebbero emergere se QUALCUNO prendesse come ostaggio suddette strozzature. L'unica che conterebbe, sarebbe il Canale di Panama (e i porti americani). Da “price taker” a “price setter” del prezzo del petrolio, ed è nelle città portuali americane che i Democratici sferreranno il loro attacco durante le midterm.

Gli americani iniziano a preoccuparsi delle midterm ad agosto. Quindi tutte quelle chiacchiere che sentite adesso sulla stampa italiana secondo cui Trump sarebbe a rischio a novembre, sono fasulle. Inoltre le recenti elezioni in Ohio ci dicono due cose principalmente. La prima è che gli americani hanno fiducia nelle parole di Trump secondo cui i prezzi della benzina scenderanno, ecco perché non ci sono disordini sociali (soprattutto negli stati rossi). La seconda è che i repubblicani stanno tirando su molti più soldi dei democratici per le elezioni, questi ultimi rimangono all'asciutto soprattutto perché Bessent sta tagliando loro tutti quei finanziamenti ombra tramite ONG e altre organizzazioni no-profit.

Lo stesso copione dell'Ohio l'abbiamo visto ripetersi in Kentucky, a dimostrazione che tutte le preoccupazioni per le midterm sono sentite all'estero e rappresentano un grimaldello per deturpare l'immagine che ha il popolo americano nei confronti di Trump. A ciò bisogna aggiungere che Massie, come altri nel movimento MAGA, ad esempio Marjorie Taylor Greene, sono elementi di divisione inseriti apposta dagli avversari per sabotare dall'interno. Potremmo chiamarla “Operazione Mitt Romney”: essere sempre allineati e votare sempre per le sciocchezze, per le cause ininfluenti e per quelle proposte di leggi “innocue” agli occhi degli avversari degli USA... ma quando si presenta davvero il momento di essere in linea con un cambiamento reale e dannoso per gli agenti esteri, ecco che scatta la trappola e gli asset infiltrati adducono giustificazioni e scuse per essere contrari. Nel suo discorso di concessione alle primarie Massie ha espresso ripudio per la guerra... quale? In Iran sono stati 10 giorni di bombardamento e un blocco tutt'ora in vigore, come a Cuba sostanzialmente, il tutto per riorientare le catene di approvvigionamento e le rotte logistico/commerciali dell'energia. Massie ha poi reiterato lo slogan “End the FED”... come? Non si accorge che già adesso è in corso un processo di trasformazione della stessa? Un ritorno a ciò che era prima del 1935? Davvero non ha idea di cosa Tether stia diventando per il mercato estero e interno del dollaro?

Oppure, la spiegazione più coerente: è sempre stato un asset divisivo che s'è guadagnato la fiducia dell'elettorato repubblicano a suon di “difesa dei principi”, salvo poi effettuare le vere mosse per cui era stato “reclutato”. Non fraintendetemi, alcune leggi da lui sostenute/presentate non erano affatto male (es. filiera della carne), ciononostante proprio questo conferma la tesi asset attivato in caso di necessità prima che si deprezzi definitivamente.

E in questo frangente storico, il deprezzamento degli asset infiltrati corre molto veloce. Soprattutto per un motivo: a chi fa più male un prezzo del petrolio a circa $110? Non agli Stati Uniti, non sono loro ad avere una curva dei rendimenti in sofferenza. Soprattutto non sono loro a rischiare di rimanere a corto di dollari. Senza contare che sono nel bel mezzo di una fase di transizione che li sta portando ad abbandonare il sistema estrattivo-keynesiano a favore di uno produttivo (Hamilton-Clay). Se ci uniamo che col SOFR adesso la FED controlla il front-end della curva dei rendimenti americana, l'uscita dalla conservatorship da parte di Fannie Mae/ Freddie Mac le permetterà di controllare anche il back-end. I guai sono tutti per gli europei, e per estensione canadesi, perché sin dal 2022 hanno portato avanti una “yield curve control” per impostare un tetto ai rendimenti delle loro obbligazioni. Il Canada infatti è un proxy che a mesi alterni vende/compra titoli del Tesoro americani per impedire che il rapporto di leva nel mercato dell'eurodollaro crolli bruscamente. Il problema: è una lenta erosione, man mano che le precedenti “linee rosse” vengono tutte attraversate al rialzo (es. 2,5%, 2,7%, 3%, ecc.). Infatti dov'è il trentennale statunitense? Laddove si trovava al momento del ciclo di rialzi dei tassi di Powell, mentre invece la Lagarde ha perso quasi 100 punti base nel differenziale di rendimento tra il decennale americano e quello tedesco. Questa è la ragione principale per cui gli USA possono permettersi di “tergiversare” sulla questione Iran.

Quello che molti commentatori faticano a capire è il concetto di tempo integrato nei processi industriali e commerciali. Se prendete ad esempio lo sconquasso causato dai lockdown nella filiera della carne, ciò è stato dovuto alla rottura della catena del rimpiazzo dei capi che necessitano tempo per essere allevati. L'offerta rimane indietro, mentre la domanda riprende e si intensifica: aumento dei prezzi. Ciò vale anche per gli altri settori industriali, poiché l'impegno di capitale per progetti che vedranno i loro frutti nel futuro sembrano nell'immediato carenti. Infatti la re-industrializzazione degli USA è un processo che richiederà come minimo una generazione per vederne i frutti maturi, mentre invece i commentatori parlano nel presente di “fallimenti”, “crisi”, “debiti impagabili” e “disastri economici”.

Nel momento in cui mettiamo insieme due elementi dell'esecutivo americano, come il Project Vault e il Defense Production Act, capiamo che gli sforzi imprenditoriali che vengono incentivati a livello federale vedranno, come minimo, i primi risultati da qui ai prossimi 5 anni. Il vantaggio in questo contesto è il prezzo “di favore” delle materie prime a cui possono accedere le aziende americane. Infatti già il cambiamento di atteggiamento è significativo: non più progetti industriali/imprenditoriali fatti per soddisfare gli appetiti degli azionisti (tipico modello inglese, dove la “mano invisibile” è la loro che tramite la finanziarizzazione dell'economia trattengono parte dei guadagni). Logistica, trasformazione, energia, sono caratteristiche che spingeranno i cambiamenti industriali nel tempo, non nel presente.

Stiamo assistendo allo stesso meccanismo che negli anni '30 Roosevelt usò, tramite i mutui trentennali a tasso fisso, per rilanciare la classe media e l'economia americana. Queste supply chain non possono essere ricostruite senza supporto alla base, senza lo smantellamento della finanziarizzazione che le ha reso eteree e ha allungato oltremodo la produzione di un bene. L'accorciamento del processo produttivo unito alle catene di approvvigionamento non è protezionismo, o autarchia, ma il modo per riorganizzare un'economia che era stata trasformata in un guscio vuoto.

Come ripetuto spesso, uno degli obiettivi di Trump è sbarazzarsi della volatilità del petrolio come arma in mano ai suoi nemici. Infatti il prezzo del petrolio dovrebbe essere l'argomento più noioso di questa Terra. C'è qualcuno che, ad esempio si preoccupa del prezzo del carbone? Solo i produttori e i consumatori. Il carbone è noioso. Perché? Perché nessuno può più inserire un pedaggio, o un punto di strozzatura, nel flusso di carbone. Quest'ultimo non è stato finanziarizzato affinché il mondo girasse attorno a esso come mezzo per influenzare il commercio globale. Non esiste alcun mercato dei futures strutturato sul carbone che abbia davvero importanza! Esiste invece con il Brent e se si ha il controllo su di esso, allora si ha il potere per muovere i mercati, per sbarazzarsi di presidenti, per far cadere governi, per finanziare intermediari e terroristi, ecc. In sintesi, è la base dell'instabilità mondiale... per come vengono gestiti gli affari OGGI. Rimuovete le strozzature geografiche e il petrolio tornerà a essere noioso. Questo è il termine della vittoria REALE perseguito da Trump. Raggiungerlo significa mandare in fumo tutto quel capitale che la City di Londra ha dispiegato in Iran per arrivare a questo momento storico... e questo è un altro termine della vittoria perseguito da Trump.

La manifestazione della superiorità americana si evince anche attraverso un mondo in cui il dollaro è dominante ma secondo i canoni di chi lo emette, non più di chi lo controlla indirettamente tramite il prezzo impostato altrove. Per quanto tutto questo possa sembrare un “far west” monetario, non è altro che ciò che esisteva negli USA prima della FED: banche commerciali con le loro banconote, coperte dall'oro, che facevano riferimento a stanze di compensazione regionali. Un sistema decentrato/distribuito senza un regolatore centrale unico. Per quanto possa sembrare instabile a leggerlo così, le crisi economiche erano ridotte ai minimi termini.

(Nota: il panico del 1907 venne invece gonfiato mediaticamente per dare l'impressione che si necessitasse di una versione americana della Banca d'Inghilterra, e col senno di poi, data anche la presenza di Wilson, sappiamo di chi fosse lo zampino.)

GENIUS Act, STABLE Act e CLARITY Act sono le tre componenti che permetterebbero di tornare a un sistema analogo a quello pre-Federal Reserve (senza contare che anch'essa verrà riformata affinché il suo statuto torni a quello pre-1935). Il percorso inverso dalla moneta puramente fiat a un sistema che potremmo chiamare Bretton Woods 2.0 passa per ovvi motivi da un periodo in cui il presunto “caos” del libero mercato si assesta verso un sistema più affine alla società che lo determina. Internamente, negli USA, ci saranno diversi “dollari digitali” emessi da varie realtà, mentre esternamente ci sarà Tether. Una novità? Niente più niente meno di quanto descritto da Hayek in, A Choice in Currency. Non sarà un mondo perfetto, nemmeno buono... senza dubbio sarà un mondo migliore rispetto a quello attuale. E se ci sono da fare compromessi in quella fase di transizione che porta a un mondo in cui le idee libertarie/Austriache diventeranno dominanti, allora questo è il momento per gettare tali basi. Un momento storico come questo, dove i libertari possono avere una reale occasione per affermare tra il pubblico più ampio le loro idee di miglioramento filosofico/sociale, è fondamentale da sfruttare se si vuole avere DAVVERO una possibilità di vincere. Il percorso è tortuoso, certo; impervio, senza dubbio; ma è la possibilità concreta di avere una strada chiara e definita che parte dal punto A (statalismo “sfrenato”) al punto B (libertarismo “sfrenato”) in cui il processo intermedio è finalmente percorribile.

Le stablecoin hanno il potenziale per essere tanto trasformative per il sistema monetario mondiale quanto lo fu l'abbandono di Bretton Woods. Una stablecoin come Tether, collateralizzata sostanzialmente da oro e Bitcoin, ha la possibilità di raggiungere tutti i Paesi del mondo... che le loro autorità monetarie lo vogliano o meno. Meglio se lo accetteranno volontariamente, perché è nel loro migliore interesse dato che il dollaro rimane la valuta di raccordo commerciale per eccellenza. Certo, forse dovrebbero scegliere l'oro in quanto tale o Bitcoin in quanto tale, ma stanno preferendo trattare tali asset come riserve piuttosto che come circolante. Immaginate un possessore estero di Tether, in particolare in Unione Europea: egli è più “pericoloso” rispetto allo stesso possessore di oro o Bitcoin, perché in questo caso trasferisce potere di leva a Washington a scapito di Bruxelles.

Non solo, ma l'ascesa delle stablecoin, oltre a rappresentare nuova domanda per i titoli del Tesoro americani, permetterà al governo federale di emettere più titoli sul front-end della curva dei rendimenti (rendendo tali titoli più attraenti). Questo è importante perché se il back-end sale, Washington non deve necessariamente pagare tassi alti per ripagare il suo debito. E anche se il back-end dovesse salire, ciò metterebbe pressione sugli altri decennali nel resto del mondo e loro si ritroverebbero in guai molto più seri. I tassi alti fanno male agli USA? Certo, ma stritolano letteralmente il resto del mondo. Vi basti vedere cosa è successo nel 2022: nonostante una flessione economica gli USA ne sono usciti bene, mentre la Cina è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, l'Inghilterra è dovuta intervenire per salvare il suo mercato obbligazionario, la BCE è dovuta intervenire per salvare il mercato obbligazionario della periferia europea.

Il cambiamento della FED sarà quello da una istituzione monopolistica che emette unità monetarie a una Exim Bank per l'eurodollaro, fino a tornare al suo mandato originale: prestatore di ultima istanza nel commercial paper market americano e impostazione del valore nominale del dollaro all'estero. Questo significa che tra i suoi “compiti” non figurerà più il QE, l'espansione del proprio bilancio, il savataggio di banche così come lo abbiamo visto finora, ecc. In particolar modo, la riduzione ulteriore dell'attuale bilancio sarà importante: maturazione dei titoli garantiti da ipoteca (ormai nel loro ultimo terzo di vita dato che sono vecchi di 18 anni) e maturazione dei titoli di stato americani. Inoltre Warsh è la cosa migliore che potesse capitare ad asset che sono garanzie ed equity, come oro e Bitcoin, dato che una linea di politica attuale e conclamata degli USA è quello di “gestire” gli asset che migliorano gli attivi di bilancio. Infatti questo è l'unico modo efficace per disinnescare le criticità del lato dei passivi. Quindi l'obiettivo di Trump, Bessent e Warsh è quello di “svegliare” tutti questi asset dormienti tramite un fondo sovrano che li valorizzi ai prezzi di mercato, ma questa è un'analisi che sfugge se ci si concentra solo sui debiti e non sugli attivi, ad esempio, o solo sull'offerta di denaro e non sulla domanda.

In sintesi, senza il controllo monetario e senza il controllo sui flussi monetari, in particolare per quanto riguarda il dollaro, il processo di re-industrializzazione americano sarebbe destinato a fallire miseramente. Ecco perché Trump, nel recente viaggio in Cina, è riuscito a staccare un accordo con Xi riguardo la commessa su 200 jet della Boeing (iniziali). Infatti pensate alla filiera industriale necessaria per costruire una macchina complessa come un aereo: dai sedili delle varie classi fino ai singoli chiodi da 1 pollice. E questo è anche il motivo per cui l'automotive è un settore cruciale ed è stato anch'esso riportato in patria: nell'alveo della difesa è imperante la costruzione di veicoli sul proprio territorio, il motivo per cui gli USA hanno avuto un vantaggio nella Seconda guerra mondiale.

Infatti i Bush, gli Obama e in generale i sodali dei globalisti hanno fatto di tutto per distruggere il sistema logistico e dei trasporti americani, in particolare la Marina. 

Il sistema bancario e finanziario inglese nella sfera d'influenza cinese (es. Singapore, Hong Kong, Africa orientale) sono da tempo coinvolti non solo nel riciclaggio dei proventi della droga, ma anche, e soprattutto, nel contrabbando di commodity. Qual è quindi l'interesse della Cina nel Canada in virtù del progetto A(merica)-R(ussia)-C(ina) che si sta sviluppando (e la recente visita di Trump in Cina sta rafforzando)? Condividere informazioni d'intelligence finanziaria. Il fatto che tutti i “pezzi grossi” si siano presentati insieme a Trump nel suo viaggio in Cina dimostra che essi “si parlano”.

Diversamente, quindi, da tutte le chiacchiere che sentite da una certa narrativa sulla stampa e sui canali d'informazione alternativi (gli stessi che gridavano al nemico quando parlavano di Russia e poi Cina), secondo cui la Cina vuole papparsi Taiwan, quello che farà Pechino invece sarà ridimensionare l'influenza inglese nella sua sfera d'influenza. Questo significa che nel mirino ha Hong Kong e Singapore, altro che Taiwan. L'interesse cinese nel Canada, quindi, non vuole un takeover silenzioso del Paese, bensì lo smantellamento sistematico di tutte le strutture finanziarie nel Pacifico e in Asia che fanno riferimento al Canada (e per estensione alla City di Londra). Questo perché il “centro commerciale ed economico” del mondo diventerà il Pacifico e non può diventarlo se prima non viene bonificato a dovere.

Dispiace rovinare i sogni dei commentatori sui social che ci raccontano della trappola di Tucidide che affrontano gli USA nei confronti della Cina. Non è così. Agli USA sta bene che la Cina sia dominante in Asia... fintanto che tale dominio non esca dai confini locali. Se la Cina rappresentasse davvero una minaccia reale nei confronti del primato americano, non si sarebbero fatti buttare fuori dal Venezuela, dall'Argentina, dal Canale di Panama, ecc. I cinesi temono e rispettano ciò che sono diventati gli USA dopo il 2022: un player che difende il dollaro e per estensione il suo primato nel mondo. Un futuro conflitto cinetico tra americani e cinesi è solo propaganda da chi ha più da perdere in questo nuovo contesto geopolitico: Londra e Bruxelles.


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


giovedì 30 aprile 2026

Perché Bitcoin è la moneta dei popoli liberi

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


di Alex Gladstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/perche-bitcoin-e-la-moneta-dei-popoli)

I governi autoritari di tutto il mondo ricorrono sempre più spesso alla repressione finanziaria per neutralizzare i loro oppositori. Sorvegliando e congelando i conti bancari, possono bloccare sul nascere qualsiasi forma di opposizione democratica. Allo stesso tempo le organizzazioni per i diritti umani, dalla Nigeria alla Russia fino a Hong Kong, si stanno rivolgendo a Bitcoin – una valuta digitale resistente alla censura che può essere utilizzata senza collegare le transazioni alle informazioni personali – per ricevere donazioni, pagare gli stipendi e garantire la continuità delle proprie attività, anche se i dittatori volessero censurare tali attività.

Cinquant'anni fa gli stati non potevano monitorare facilmente, o controllare, l'economia a livello individuale. La maggior parte delle transazioni quotidiane in tutto il mondo avveniva ancora in contanti, o al massimo con assegni cartacei, e non veniva registrata immediatamente in un database e non poteva essere utilizzata per modellare il comportamento dei cittadini o sorvegliare i dissidenti. Quel mondo è ormai lontano.

Oggi, con la predominanza della spesa digitale, la maggior parte delle transazioni è immediatamente visibile, o quantomeno facilmente rintracciabile dalle autorità in un secondo momento. Ciò che spendete dice molto di più su di voi di quanto voi possiate dire a parole. Gli stati possono vedere chi compra cosa, chi paga chi e chi dona a quale causa. I nemici dello stato (reali o immaginari) possono essere eliminati con un semplice clic, senza bisogno di un mandato dei tribunali. A volte, come nel caso della Cina, non è nemmeno necessario prendere una decisione per bloccare i finanziamenti a un critico. Uno strumento di intelligenza artificiale automatizza il processo, trasformando in realtà distopica l'idea di “precrimine” dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick.

Peggio ancora, le banconote o i crediti digitali a disposizione di chi vive sotto regimi autoritari sono progettati per svalutarsi drasticamente. I dittatori inflazionano regolarmente le proprie valute nazionali per finanziare stati di polizia, guerre, forze di sicurezza e stili di vita sfarzosi a scapito del tenore di vita dei cittadini comuni. Prendiamo l'Egitto come esempio lampante: Abdel Fattah al-Sisi è noto per aver ricevuto miliardi di dollari in aiuti internazionali, mentre svalutava da un giorno all'altro la sterlina egiziana, che negli ultimi dieci anni ha perso oltre l'85% del suo potere d'acquisto rispetto al dollaro statunitense. Sisi si aggrappa al potere, mentre le classi medio-basse pagano il doppio, o addirittura il triplo, per i beni di prima necessità rispetto a pochi anni fa.

Infine molte vittime della tirannia si trovano ad affrontare l'isolamento finanziario, anche se personalmente non hanno commesso alcun illecito. Le sanzioni internazionali imposte ai Paesi, unite alle linee di politica aziendali che emarginano diverse nazionalità, finiscono per danneggiare milioni di persone innocenti. A causa dei crimini dei loro governanti, i cittadini di Paesi come l'Iran, ad esempio, non godono delle reti di pagamento agevolate, dello shopping online, o dell'accesso a beni e servizi mondiali di cui beneficiamo noi nelle democrazie occidentali.

Nel mondo della promozione della democrazia, la repressione finanziaria non riceve la stessa attenzione riservata alle frodi elettorali, alla censura delle notizie, o ai prigionieri politici. Ciononostante questo tipo di repressione è forse la più profonda: non tutti sono giornalisti, o politici dell'opposizione, ma tutti usano il denaro. Solo circa il 13% della popolazione mondiale gode sia di una democrazia liberale con libertà di parola e diritti di proprietà, sia di una “valuta di riserva”, ovvero un'unità monetaria sufficientemente solida da indurre altri stati ad accumularla nelle proprie riserve. Il restante 87% dell'umanità è nato sotto un regime autoritario, o in un'epoca di crollo di una valuta fiat (emessa dallo stato e non coperta da una materia prima). In poche parole, gli attivisti per la democrazia si rivolgono a Bitcoin perché il sistema attuale non funziona per loro.


Una crisi bancaria per l'attivismo democratico

Il 16 giugno 2025 Ruslan Shaveddinov, attivista russo per la democrazia e responsabile del canale YouTube, Team Navalny, ha dichiarato che la sua “banca preferita”, Revolut, “ha ceduto alle pressioni del governo di Putin e mi ha bloccato i conti”. Anche due suoi colleghi, Dmitry Nizovtsev e Nina Volokhonskaya, sono stati privati ​​dei loro conti. Shaveddinov ha ipotizzato che Revolut avesse ceduto alle pressioni dello stato russo. Poche ore dopo i conti sono stati sbloccati, ma non prima che lo scandalo dimostrasse un punto ovvio: i conti bancari sono politici e possono essere attivati e disattivati a piacimento dai poteri forti. E se questi poteri forti sono le persone che si criticano, o a cui ci si oppone, allora la possibilità di utilizzare i servizi finanziari tradizionali potrebbe essere compromessa.

Gli attivisti in esilio come Shaveddinov devono fare molta attenzione alle loro finanze, ma per gli attivisti che vivono ancora all'interno di dittature è probabilmente già impossibile utilizzare i canali finanziari tradizionali. Secondo la Human Rights Foundation, 5,7 miliardi di persone vivono in regimi autoritari, il che significa che la stragrande maggioranza degli attivisti per la democrazia vive in luoghi in cui i pagamenti, la raccolta fondi e i risparmi sono completamente interrotti.

Consideriamo una semplice operazione logistica per un'organizzazione democratica in un regime autocratico come la Turchia. Se un donatore straniero desidera elargire una sovvenzione di $25.000 a un'organizzazione no-profit turca, effettua un bonifico bancario sul conto corrente dell'organizzazione in Turchia. Supponendo che i fondi vengano effettivamente svincolati dal Paese d'origine (cosa non sempre garantita, dato che le banche occidentali potrebbero considerare alcune destinazioni di pagamento troppo rischiose), la banca turca ricevente vedrà che l'organizzazione donatrice ha inviato $25.000 a un gruppo di attivisti e condividerà quindi tale informazione, in tempo reale o poco dopo, con i funzionari del regime. Nella migliore delle ipotesi i fondi saranno monitorati, o sequestrati; nella peggiore delle ipotesi il beneficiario verrà incarcerato, o addirittura fatto sparire, e l'intera organizzazione potrebbe essere chiusa o identificata come gruppo estremista, traditore, o terrorista.

Anche se i fondi stranieri dovessero raggiungere un gruppo di attivisti all'interno di un regime autocratico, non sarebbero in dollari statunitensi, bensì nella valuta locale: la lira turca, la sterlina egiziana, o la naira nigeriana, tutte valute che negli ultimi anni sono state svalutate di oltre il 50% dai rispettivi regimi. Inoltre è probabile che la transazione richieda settimane, se non addirittura mesi, per essere accreditata sul conto dell'organizzazione non profit, già a corto di risorse e ora, come minimo, sotto la lente d'ingrandimento del regime.

Questa è la routine quotidiana per le organizzazioni non profit che cercano di raccogliere fondi dall'estero, o di pagare il personale, o i fornitori di servizi all'estero. Il sistema bancario tradizionale non funziona più a sufficienza per finanziare il lavoro a favore della democrazia in contesti difficili. Non è abbastanza sicuro, non è abbastanza efficiente e non è abbastanza veloce.

È qui che Bitcoin brilla. Ora immaginiamo lo stesso scenario turco utilizzando la valuta digitale open-source: l'organizzazione no-profit beneficiaria comunica tramite messaggio crittografato con il donatore, fornendo un nuovo indirizzo Bitcoin (una stringa di numeri e lettere generata cliccando su “ricevi” all'interno di un wallet Bitcoin) e tutta la documentazione necessaria. Il donatore invia quindi semplicemente i fondi, che arrivano in pochi minuti (o secondi, se inviati tramite Lightning Network, un metodo per inviare Bitcoin in modo più economico, veloce e privato). Il donatore condivide queste informazioni con il proprio team finanziario (tutte le donazioni devono essere tracciate affinché le organizzazioni benefiche occidentali mantengano lo status di no-profit), ma in questo caso, il governo turco non ha idea che un supporto fondamentale sia arrivato giusto in tempo per il giornalista che indaga sulla corruzione, l'ambientalista che protegge una foresta, il sindacalista che coordina uno sciopero, l'artista che progetta un murale pubblico, o l'osservatore elettorale che si reca al seggio.

La donazione in Bitcoin è ora a disposizione dell'organizzazione no-profit locale, che può utilizzarla senza bisogno di autorizzazione da parte delle autorità. Forse il gruppo userà una piattaforma di scambio peer-to-peer su WhatsApp, o Telegram, per scambiare immediatamente i Bitcoin con banconote; forse pagheranno gli stipendi direttamente in Bitcoin, o acquisteranno beni e servizi presso il crescente numero di commercianti mondiali che accettano Bitcoin. Magari useranno un sito web come Bitrefill per pagare in Bitcoin la spesa, il noleggio auto, gli hotel, gli acquisti online, o le ricariche telefoniche; oppure forse conserveranno i Bitcoin per il futuro, piantando un seme che crescerà come un albero invece di “risparmiare” lire turche, che non germoglierebbero affatto. In ogni caso, dovrebbe essere evidente che Bitcoin, dal punto di vista logistico, rappresenta una rivoluzione per l'attivismo, un'innovazione arrivata proprio al momento giusto per aiutare le organizzazioni no-profit a orientarsi in un'era in cui il sistema bancario non è più adeguato alle loro esigenze.


Andare dove il dollaro non può arrivare

Per molti difensori dei diritti umani il dollaro statunitense non è sufficiente. Prendiamo il caso di Roya Mahboob, l'attivista umanitaria e imprenditrice afghana. Da bambina, a Herat, lei e la sua famiglia furono costrette a fuggire in Iran dopo la presa del potere da parte dei talebani nel 1996. In seguito, dopo l'invasione statunitense dell'Afghanistan nel 2001, i Mahboob tornarono nella loro città natale e Roya iniziò a notare i primi segni di sviluppo tecnologico. Scorse quello che descrisse come “una scatola in grado di comunicare con altre scatole” all'interno di un bar, ma alle ragazze non era permesso usare il computer. Perseverò e riuscì a convincere il proprietario del bar a lasciarglielo usare prima dell'apertura e divenne una preziosa specialista nella riparazione di computer. Fece lo stesso all'università locale e, dopo la laurea, fondò l'Afghan Citadel Software Company, che dava lavoro a donne in tutto l'Afghanistan, aiutandole a pubblicare i loro blog e consentendo loro di svolgere micro-lavori online. I pagamenti, tuttavia, rappresentavano un grosso problema.

Il denaro mobile non si è mai diffuso nel Paese, e PayPal e Venmo non erano disponibili per gli afghani. Il contante era problematico, poiché i parenti maschi lo confiscavano alle donne al loro ritorno a casa, ma molti afghani avevano cellulari e connessioni internet occasionali. Così Roya pensò: perché non provare con Bitcoin? Aveva sentito parlare dell'invenzione di Satoshi Nakamoto da un'amica di New York e decise di tentare. Nell'estate e nell'autunno del 2013, quando iniziò a pagare i suoi dipendenti nella nuova valuta digitale, un Bitcoin passò da un valore di $50 a oltre $1.000. Ma poi, quando il più grande exchange Bitcoin, Mt. Gox, iniziò a crollare e infine dichiarò bancarotta, il tasso di cambio scese in una serie di ribassi sotto i $200. Roya smise di pagare i suoi dipendenti in Bitcoin, ma non riusciva a togliersi dalla testa l'idea di una moneta che chiunque potesse usare, indipendentemente dal sesso.

Una delle prime dipendenti fu costretta a fuggire dall'Afghanistan. Alla fine si stabilì in Germania, dove poté accedere ai suoi Bitcoin utilizzando la sua frase di recupero (simile a una password, una frase di recupero può essere utilizzata per recuperare l'accesso ai propri Bitcoin). Quelle monete, che ora valgono considerevolmente di più, le permisero di rifarsi una vita. La sorella di Roya, Elaha, nel frattempo, riacquistava Bitcoin dalle ragazze che lavoravano nell'azienda di Roya quando queste avevano bisogno di fare acquisti e il commerciante non accettava la nuova valuta. Elaha conservò le monete e in seguito le utilizzò, con un valore venti volte superiore, per finanziare i suoi studi alla Cornell University. Nel 2014 Roya inaugurò l'organizzazione benefica Digital Citizen Fund per insegnare competenze alle giovani donne e ragazze afghane. Si assicurò di includere corsi di formazione su Bitcoin, arrivando a istruire oltre 25.000 donne e ragazze sulla valuta digitale e altre tecnologie.

All'inizio del 2021 Roya si rese conto che il governo afghano sostenuto dagli Stati Uniti, pur avendo avuto un impatto positivo sulle donne nel suo Paese, non sarebbe durato per sempre. Cercò di convincere i suoi genitori a convertire parte dei loro risparmi in Bitcoin, ma non vollero ascoltarla. Quell'estate Kabul cadde nelle mani dei talebani in poche settimane. La maggior parte delle persone in fuga perse tutto: il denaro non poteva essere trasferito oltre confine e la fuga improvvisa non diede ai cittadini il tempo sufficiente per liquidare e vendere i propri beni. Così i genitori di Roya, come molti altri, subirono una catastrofe finanziaria, ma non lei, né le ragazze che avevano scoperto la valuta digitale, il cui valore era custodito su Internet ed era accessibile tramite una password che poteva essere annotata, nascosta, inviata a un amico all'estero, o persino memorizzata.

Oggi, dopo oltre 1.300 giorni in cui alle ragazze afghane è stato impedito di andare a scuola, Roya continua a finanziare l'istruzione clandestina in Afghanistan con Bitcoin. Le insegnanti, che ricevono i pagamenti direttamente da Roya e dal suo team, possono spenderli sui mercati peer-to-peer, o scambiarli con denaro contante tramite contatti locali. È tecnologicamente impossibile utilizzare il sistema bancario basato sul dollaro per svolgere questo lavoro cruciale, ma con Bitcoin è semplice.


Libertà monetaria

La lotta per la libertà monetaria è profondamente radicata in molti movimenti democratici globali. Nonostante la questione della valuta venga perlopiù ignorata nei rapporti sui diritti umani, i meccanismi monetari sono al centro di alcune delle più grandi lotte democratiche a livello mondiale, sia dal punto di vista ideologico che logistico.

Basti guardare agli 85 anni di lotta per l'indipendenza e la democrazia in Togo, ex-colonia francese nell'Africa occidentale, incastonata tra Ghana e Nigeria. Quando l'impero francese si ritirò dai suoi possedimenti nella regione tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, emerse in Togo una figura tenace a favore della democrazia: Sylvanus Olympio. Leader visionario e fervente sostenitore dei diritti democratici nel Paese appena indipendente, uno degli obiettivi più importanti di Olympio era la libertà monetaria.

Nell'ambito del colonialismo francese, Parigi impose il franco coloniale (CFA) ai suoi sudditi, ottenendo il controllo e la rendita sulla manodopera e sulle risorse di quelle regioni. Olympio voleva porre fine a tale dominio e si fece promotore di una valuta controllata autonomamente per il suo nuovo Paese. Nel gennaio del 1963, pochi giorni prima che questa riforma venisse promulgata, Olympio fu assassinato da sicari paramilitari francesi e al suo posto fu insediato un dittatore di nome Gnassingbé Eyadéma. Gnassingbé avrebbe governato per oltre quarant'anni e suo figlio continua ancora oggi a opprimere il Togo. Gli elementi chiave del dominio della sua famiglia sono il sostegno militare francese e l'utilizzo del CFA da parte del Togo. L'accordo garantisce alla Francia il diritto di prelazione sulle esportazioni del Paese (tra cui petrolio, uranio e legname); storicamente ha permesso alla Francia di custodire e utilizzare come garanzia le riserve auree nazionali del Togo; e offre alla Francia un mercato enorme (il Togo è uno dei quindici Paesi CFA dell'Africa occidentale e centrale, che ospita trecento milioni di persone) per vendere merci a prezzi artificialmente elevati.

Farida Nabourema è un'attivista per la democrazia di terza generazione del Togo e la sua famiglia si batte per la libertà monetaria fin dai tempi coloniali. Suo nonno combatté contro i francesi e suo padre si oppose al regime di Gnassingbé, il che gli causò frequenti arresti e la successiva esclusione totale da qualsiasi servizio bancario, o finanziario. Anche Farida è diventata un'attivista, contribuendo a mobilitare nel 2009 oltre un milione di togolesi nelle piazze, quando era ancora una studentessa universitaria. Anche a lei è stato negato l'accesso ai servizi bancari, come a quasi tutti i membri del movimento democratico togolese. Poiché la dittatura di Gnassingbé controlla il sistema finanziario, il regime può facilmente censurare i “dissidenti”, rendendo molto difficile la mobilitazione e la crescita dei movimenti per i diritti umani e di protesta.

Farida sta contrastando la situazione su due fronti: in primo luogo contro il sistema del franco CFA e la mancanza di libertà monetaria in Togo, e in secondo luogo contro il controllo tirannico dell'attività economica esercitato da Gnassingbé. Lo sta facendo con Bitcoin. Quello che inizialmente era un utilizzo personale della valuta digitale per trasferire denaro sia all'interno del Togo che dall'estero a gruppi che promuovono la democrazia (cosa impossibile con i dollari statunitensi), sotto la guida di Farida si è trasformato in una tattica a livello nazionale per educare e rafforzare il movimento democratico, in modo che il governo non possa più paralizzarlo attraverso il cosiddetto debanking.

Vedendo l'impatto di Bitcoin sulla lotta per la democrazia nel suo Paese, Farida ha voluto condividere queste lezioni in tutto il continente. Nel 2022 ha inaugurato l'Africa Bitcoin Conference. Giunta ormai alla sua quarta edizione, la conferenza riunisce attivisti, educatori e imprenditori nell'ecosistema Bitcoin provenienti da oltre quaranta Paesi africani. I partecipanti condividono consigli e strumenti in un percorso comune per costruire un'economia africana peer-to-peer al di fuori del controllo statale. Per Farida, e per molti altri, non ci sarà democrazia in Togo, o in Africa, finché il denaro non sarà democratizzato e il controllo non sarà nelle mani del popolo. Considerano Bitcoin una delle poche soluzioni che offrono alle persone una via d'uscita sia dal colonialismo che dalla dittatura.


Una rivoluzione silenziosa

Il movimento democratico cubano rimane frammentato, isolato e gravemente sottofinanziato. Ciò è dovuto in parte alla difficoltà di far entrare e uscire denaro dal Paese. Nel 2021 il Partito Comunista iniziò a smantellare il sistema a due livelli del peso cubano, in cui i dipendenti statali guadagnavano pesos cubani, scambiati a un tasso di 24 per dollaro, mentre gli stranieri utilizzavano pesos cubani convertibili, scambiati alla pari con il dollaro. Il sistema di ancoraggio si rivelò insostenibile e il peso fu di fatto lasciato fluttuare liberamente. Questo provocò un'iperinflazione, con il peso che ora viene scambiato a oltre trecento per dollaro, decimando i salari della maggior parte dei lavoratori dell'isola.

Il nuovo piano statale per attrarre valuta estera pregiata è la Moneda Libremente Convertible (MLC), dal nome fuorviante, che funziona un po' come una carta regalo per i cubani, permettendo loro di acquistare articoli di qualità in negozi più raffinati. I commercianti che vendono carne, elettronica, o abbigliamento di buon livello accettano solo MLC. Tuttavia i pesos guadagnati con il tradizionale lavoro statale non sono convertibili in MLC e possono acquistare solo beni di prima necessità, pertanto i cubani devono chiedere a familiari, o amici all'estero, di “ricaricare” il loro conto MLC con euro, real, dollari canadesi e valute simili. Il regime raccoglie la valuta estera pregiata e accredita ai singoli individui la MLC, che possono utilizzare per acquistare ciò di cui hanno bisogno.

Per evitare questa miseria e la ricerca di rendite, un numero crescente di cubani si è rivolto al Bitcoin. Ho intervistato decine di cubani sull'isola che avevano iniziato a usare e risparmiare Bitcoin nel 2020, quando uno veniva scambiato a circa $5.000. Immaginate  di risparmiare il vostro stipendio in una valuta, il peso cubano, che è crollata del 90% rispetto a risparmiare in una valuta che si è apprezzata del 2.000%, se aveste optato per il Bitcoin. Questa è una decisione che moltissimi cubani hanno preso per necessità negli ultimi cinque anni.

Oggi a Cuba esistono scuole clandestine che insegnano ai cittadini come usare Bitcoin in modo sicuro, come spenderli e come educare i commercianti locali ad accettarli. My First Bitcoin, una guida educativa open-source sviluppata inizialmente in El Salvador, è stata trasformata dai cubani in una versione popolare sull'isola, offrendo agli adolescenti (e a chiunque altro) un modo semplice e accessibile per imparare a conoscere la valuta digitale.

Ora, a Cuba, prima che altrove, stanno prendendo piede nuovi strumenti basati su Bitcoin. Un esempio è eCash, una tecnologia per la privacy finanziaria inventata negli anni '80 dal crittografo David Chaum, che ha riacquistato popolarità negli ultimi anni dopo essere stata ricostruita a partire da Bitcoin. L'idea è che i Bitcoin vengano inviati a una “zecca” di eCash, che fornisce agli utenti “denaro digitale” completamente privato, trasferibile istantaneamente ed estremamente economico, spendibile anche in assenza di connessione Internet: una caratteristica molto utile a Cuba. Come funziona? Allo stesso modo delle carte di credito tradizionali: solo il commerciante, che deve ricevere informazioni alfanumeriche dal cliente, ha bisogno di Internet.

Ogni giorno le famiglie all'estero inviano rimesse a Cuba con Bitcoin, gli attivisti per la democrazia spezzano le catene finanziarie con Bitcoin e i comuni cittadini cubani scelgono di abbandonare il corrotto sistema peso-MLC per utilizzare Bitcoin. E il regime non può farci nulla. Questa è una rivoluzione silenziosa e pacifica che, lentamente ma inesorabilmente, sta arricchendo i singoli individui e offrendo loro una via di fuga dalla tradizione comunista del furto di stato.


Un'ancora di salvezza per i movimenti democratici

Negli ultimi cinque anni, in luoghi diversi come Bielorussia, Hong Kong, India, Nicaragua, Nigeria e Russia, i regimi autoritari hanno preso di mira i difensori dei diritti umani con la repressione finanziaria. In Bielorussia la stampa indipendente è stata sistematicamente privata dei servizi bancari; a Hong Kong qualsiasi azienda, o organizzazione affiliata al movimento pro-democrazia, ha visto i propri conti bancari congelati; in India il Primo Ministro, Narendra Modi, ha avviato una campagna di debanking, prendendo di mira il principale partito di opposizione del Paese, nonché ambientalisti, Amnesty International e attivisti contro la schiavitù; in Nicaragua il regime di Daniel Ortega ha privato dei servizi bancari persino la chiesa e le università per consolidare ulteriormente il controllo del dittatore; in Nigeria il governo ha congelato le app fintech utilizzate dalla Feminist Coalition (FemCo), il movimento al centro delle proteste #EndSARS del 2021, per bloccarne l'accesso ai finanziamenti; in Russia importanti organizzazioni a favore della democrazia, tra cui la Fondazione anticorruzione di Alexei Navalny, hanno visto revocato il loro accesso alle banche e i fondi confiscati.

In ogni caso, Bitcoin viene utilizzato a livello locale per sostenere la resistenza democratica, anche quando gli stati cercano di fermarla. In Bielorussia i pagamenti in Bitcoin sono diventati una pratica comune nell'attivismo, ampiamente utilizzati soprattutto da gruppi della società civile guidati da giovani come BYSOL, poiché l'alternativa digitale è più sicura rispetto al trasporto di banconote attraverso il confine. A Hong Kong i prigionieri politici incarcerati durante le proteste contro la Legge sulla Sicurezza Nazionale vengono ora rilasciati, ma a una condizione: non possono aprire conti bancari, pertanto alcune organizzazioni inviano loro sussidi in Bitcoin. In India gli attivisti antischiavitù a cui è stato negato l'accesso ai servizi bancari hanno trovato il modo di far arrivare fondi in Bitcoin ai loro partner all'interno del Paese, e in Nicaragua gli attivisti per la democrazia insegnano da anni a individui e gruppi della società civile come ricevere, risparmiare e spendere Bitcoin in modo che possano continuare il loro lavoro senza conti bancari. In Nigeria FemCo ha raccolto centinaia di migliaia di dollari in Bitcoin attraverso la tecnologia di raccolta fondi open source BTCPay Server, consentendo al gruppo di continuare a sostenere le proteste dopo che il governo ha bloccato i suoi tradizionali canali finanziari.

In tutti questi casi il dollaro non potrebbe funzionare: non può essere utilizzato per attività essenziali a tutela dei diritti umani. Bitcoin, invece, sì, e la sua rilevanza non potrà che aumentare nell'era delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). Le CBDC rappresentano un modo per i governi di riappropriarsi del potere dal settore privato, emettendo moneta digitale direttamente dalle banche centrali, anziché da banche o aziende tecnologiche, come avviene oggi. Le CBDC sono anche un modo per sostituire il contante cartaceo, che tutela la privacy, con una valuta digitale governativa soggetta a sorveglianza.

Secondo il CBDC Tracker della Human Rights Foundation, uno strumento online gratuito, più di 110 governi stanno sperimentando le CBDC, e alcuni regimi autoritari, tra cui Cina e Nigeria, le hanno implementate nella vita pubblica quotidiana. In un futuro dominato dalle CBDC, gli stipendi potrebbero avere tassi di interesse negativi o date di scadenza, e la conoscenza in tempo reale dei flussi finanziari da parte dei governi potrebbe diventare molto più precisa. Il denaro potrebbe persino essere programmato in modo che non sia possibile acquistare determinati beni. Ad esempio, in Thailandia il governo sta distribuendo un prototipo di CBDC con spese limitate a determinati venditori, acquisti ristretti a determinati beni e fondi che scadono dopo sei mesi. Questo è un incubo per le libertà civili, ma che può essere aggirato con Bitcoin.


Bitcoin, non crittovalute o blockchain

Una legittima obiezione sollevata da molti critici delle valute digitali è: che dire di tutte le truffe? Che dire di FTX, o di tutti gli schemi Ponzi legati alle crittovalute? In realtà le “crittovalute” sono, in senso lato, una gigantesca truffa. Delle oltre ventimila “crittovalute” esistenti, a parte Bitcoin e le stablecoin, poche hanno un'utilità reale. Quasi il 100% di questi token è stato lanciato con il solo scopo di arricchire i suoi creatori a spese degli investitori, i quali acquistano i token a un prezzo gonfiato nella speranza di guadagnare. Funziona più o meno così: un gruppo di persone crea “Democracy Coin” e poi convince un importante exchange a quotarla a 5 centesimi per token. Oltre ai costi di marketing, coniare cento milioni di token è praticamente gratuito, e cinquanta milioni vengono venduti agli addetti ai lavori a un centesimo per token. Quindi i creatori hanno già guadagnato $500.000 e i restanti token vengono offerti sul mercato. Il risultato: il token solitamente sale un po' all'inizio fino a essere scambiato a 10 centesimi (permettendo agli insider di guadagnare altri $500.000 o più) prima di crollare fino a frazioni di centesimo. Naturalmente gli insider hanno un prezzo prestabilito al momento della vendita, lasciando gli altri a mani vuote.

Questi imbrogli, ovviamente, non hanno nulla a che vedere con l'attivismo per i diritti umani, né li hanno FartCoin, DogeCoin o TrumpCoin. Sono semplicemente schemi per arricchirsi velocemente. Gli utenti dovrebbero sapere che vengono solo derubati. Ecco perché è fondamentale distinguere le “crittovalute” da Bitcoin, il quale offre una vera decentralizzazione, resistenza alla censura e scarsità digitale.

La prossima volta che qualcuno chiede informazioni su “crittovalute” o “blockchain”, chiedetegli: a quale token si riferisce? Solana? Ethereum? Zcash? Shiba Inu? Questo di solito porta a una conversazione molto più produttiva e specifica. E se non riescono a essere specifici, è un campanello d'allarme, soprattutto in un mondo in cui così tanti emittenti di token cercano di ingannare le organizzazioni non profit per indurle a usare i loro token, in modo da poter vantare una maggiore adozione nel mondo reale.

Bisogna ammettere che le stablecoin hanno effettivamente un'utilità umanitaria a livello globale. In molti Paesi sono persino più popolari di Bitcoin (soprattutto la variante Tether su Tron). Il che è comprensibile: la maggior parte delle persone vive in luoghi dove la valuta fiat è un disastro, con un'inflazione incredibilmente alta e quindi cerca rifugio nel dollaro. Una stablecoin è sostanzialmente un eurodollaro che si può tenere in tasca senza documenti d'identità: in pratica un dollaro offshore emesso al di fuori del sistema bancario statunitense, senza alcuna delle garanzie e protezioni offerte dal sistema bancario americano.

Le stablecoin offrono alle persone accesso al dollaro, il che rappresenta spesso un grande vantaggio rispetto alla valuta fiat locale, ma comporta numerosi rischi. In primo luogo tutte le stablecoin in circolazione oggi sono centralizzate e possono essere, e spesso lo sono, confiscate o censurate. In secondo luogo possono perdere il loro ancoraggio e azzerarsi, come è successo qualche anno fa con TerraLuna. In terzo luogo aumentano il potere statale e l'effetto rete della moneta statale. In prospettiva suggerisco che, nell'ottica di promuovere la democrazia, si considerino le valute digitali in tre modi: Bitcoin, stablecoin e tutte le altre.


Rispondere alle critiche rivolte a Bitcoin

Bitcoin, ovviamente, non è una panacea, ma gli attivisti per la democrazia lo sanno. Sanno come gestire la volatilità della valuta, come scambiarla con valute fiat locali come dollari, euro o pesos, e come utilizzarla con un discreto livello di privacy. O almeno, queste informazioni sono reperibili online ovunque.

La stragrande maggioranza dei critici di Bitcoin vive negli Stati Uniti, o in Europa, ed è accecata da un enorme privilegio finanziario. Ciò significa che la valuta con cui sono nati è accettata in tutto il mondo; per loro è facile acquistare azioni e obbligazioni per proteggersi dalla svalutazione; possono inviare denaro senza problemi ad amici e parenti; i governi locali proteggono i loro risparmi durante una corsa agli sportelli; il denaro non è soggetto a una censura politica così aggressiva. Ma questo vale solo per circa un miliardo di persone che hanno avuto la fortuna di nascere in Paesi con valute di riserva, stato di diritto, libertà di parola e diritti di proprietà. Gli altri sette miliardi di persone sul pianeta sono nate in Paesi con valute al collasso o regimi autoritari. La loro valuta è praticamente inutile al di fuori del loro Paese e il loro strumento di risparmio medio è qualcosa come banconote in declino, lamiere, o bestiame.

Molti intellettuali, giornalisti, accademici e politici occidentali rifiutano Bitcoin perché il loro sistema monetario ha sempre funzionato abbastanza bene per loro e considerano le alternative sciocche, dannose, o uno spreco. Questo ragionamento, basato su privilegi finanziari, svanirà man mano che più persone scopriranno la verità su Bitcoin e sulle falle del sistema monetario globale. Le critiche più diffuse a Bitcoin si dividono principalmente in tre categorie: volatilità e adozione, consumo energetico e criminalità.

Sulla volatilità e l'adozione. A questo punto gli utenti di Bitcoin sanno che il tasso di cambio col dollaro varia ogni giorno e attraversa cicli. Da un centesimo a oltre $100.000, il percorso di Bitcoin non è stato lineare. È meglio considerare Bitcoin come un ottimo strumento di risparmio a medio-lungo termine se si prevede di risparmiare per cinque anni o più. Se l'orizzonte temporale è inferiore, si tratta indubbiamente di un investimento più rischioso. Ma la maggior parte degli operatori per i diritti umani non risparmia capitali per molti anni. Utilizza Bitcoin per le sue altre caratteristiche: come mezzo per trasferire valore da un luogo all'altro al di fuori del controllo governativo. Una volta che Bitcoin raggiunge la sua destinazione, il destinatario può venderlo, scambiarlo con denaro contante o stablecoin, oppure spenderlo.

Gli utenti di Bitcoin in Paesi come Brasile, Costa Rica, Ghana e Kenya possono utilizzare app come Tando per spendere i propri Bitcoin con qualsiasi commerciante o fornitore di servizi. Ad esempio, potreste scendere da un taxi a Nairobi e chiedere se è possibile pagare con il servizio di moneta elettronica M-Pesa, che è lo standard in Africa. Se l'autista acconsente, potete utilizzare l'app Tando per pagare in Bitcoin. L'autista riceverebbe scellini kenioti senza dover sapere nulla di Bitcoin. Queste app stanno crescendo in numero e diffusione in tutto il mondo e, in combinazione con piattaforme di spesa come Bitrefill e Azteco, semplificano notevolmente le operazioni con Bitcoin per gli attivisti. Siamo solo all'inizio dell'adozione da parte degli esercenti. Square, che gestisce oltre quattro milioni di lettori di pagamenti digitali negli Stati Uniti e in altri Paesi, attiverà i pagamenti in Bitcoin a metà del 2025. Questo aiuterà gli attivisti e altri residenti negli Stati Uniti che desiderano integrare pienamente Bitcoin nella loro vita.

Sul consumo energetico. I miner Bitcoin, computer specializzati che utilizzano l'elettricità per proteggere la rete Bitcoin, sono come i veicoli elettrici: nessuno dei due produce emissioni. Come per i veicoli elettrici, ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è il mix energetico dell'elettricità che alimenta i miner. E la realtà è che il mix che alimenta la rete Bitcoin è più ecologico (il 52,4% dei miner utilizza risorse sostenibili) rispetto alla rete elettrica statunitense che alimenta i veicoli elettrici americani (solo il 40% di quell'energia proviene da fonti sostenibili) e sta diventando sempre più ecologico di anno in anno. Il mining di Bitcoin è un settore estremamente competitivo con margini di profitto minimi. I miner cercano incessantemente l'energia più economica sulla Terra e l'energia più economica è sempre l'energia non sfruttata, sprecata, o comunque inutilizzata. I miner non possono competere con gli acquirenti di energia residenziali, o industriali. Fallirebbero.

Al contrario, il mining è sempre più attratto da fonti energetiche di base: idroelettrica, nucleare, o geotermica, dove la domanda non corrisponde completamente all'offerta e l'energia a volte rimane inutilizzata; fonti energetiche intermittenti come l'eolico e il solare, che spesso producono energia in momenti della giornata in cui la domanda non raggiunge il picco; e il metano. In tutti i casi, i miner di Bitcoin sono ben disposti a pagare per consumare energia da queste fonti, riducendo il loro inquinamento praticamente a zero.

Sulla criminalità. Gli oppositori di Bitcoin, ovviamente, cercheranno di screditare qualsiasi utente definendolo “criminale”. E sebbene sia vero che tutti gli attivisti per la democrazia menzionati in questo saggio siano considerati criminali dai loro governi, non è questo il punto. Per comprendere meglio, possiamo paragonare gli utenti di Bitcoin a quelli di un'altra tecnologia open source: Signal. Chiunque può usare Signal, ma conferisce un potere asimmetrico ai singoli individui, non agli stati. Non è così significativo che Putin possa scambiarsi messaggi segreti con sua figlia, ma è significativo che decine di milioni di russi possano scambiarsi messaggi segreti e cospirare contro di lui. Allo stesso modo, non è così importante che i criminali possano usare Bitcoin (la maggior parte non lo fa, poiché è molto difficile acquistare o vendere grandi quantità senza lasciare traccia), dato che le grandi organizzazioni criminali hanno ottimi collegamenti bancari: i cartelli usano HSBC, Hamas usa banche con sede in Qatar, i dittatori controllano le proprie banche e così via.

In definitiva, i dittatori sono i veri criminali, e per loro Bitcoin è una catastrofe. L'invenzione di Satoshi Nakamoto restituisce il denaro al popolo, garantendogli libertà di parola, diritti di proprietà e mercati finanziari aperti. Questo è esattamente ciò che i dittatori temono di più, perché hanno bisogno di censura, confisca e mercati finanziari chiusi per sopravvivere. Ecco perché i tiranni criminalizzano i pagamenti in Bitcoin, a loro non piace il denaro che non possono controllare.


Introduzione a Bitcoin

Per tutti coloro che elargiscono sovvenzioni o che operano in organizzazioni non profit, integrare Bitcoin nel proprio lavoro vi renderà donatori o attivisti più efficaci, e ci sono alcuni passi immediati che potete intraprendere per iniziare. Se vi occupate di erogazioni, iniziate con l'erogazione di piccoli contributi in Bitcoin, anche solo per risparmiare tempo e stress al vostro team. Inviare un pagamento in Bitcoin in un contesto politico difficile richiede pochi minuti, a differenza delle ore o dei giorni che a volte occorrono per trasferire denaro attraverso il sistema bancario da Washington o New York a un Paese come il Sudan o la Birmania. Quando erogate una sovvenzione, chiedete al beneficiario se preferisce un bonifico bancario o Bitcoin: potreste rimanere sorpresi da quanti scelgono quest'ultima opzione. Una volta che i vostri contabili avranno erogato una sovvenzione in Bitcoin anziché tramite bonifico bancario, non vorranno più tornare indietro.

Se siete un'organizzazione della società civile che riceve finanziamenti, la prima cosa da fare è iniziare a usare Bitcoin. È molto più facile di quanto non lo fosse cinque anni fa: le app sono molto migliori e la valuta è più ampiamente accettata e conosciuta. Potete imparare con un libro (come quello che ho pubblicato io, ndT) oppure partecipare a un evento Bitcoin e chiedere aiuto. Un buon obiettivo è acquisire familiarità con la ricezione, la detenzione e la spesa di Bitcoin senza utilizzare servizi di custodia o fornire informazioni personali. Per chi combatte una dittatura, non è sicuro conservare Bitcoin presso un'azienda sotto il controllo del governo o collegare i propri Bitcoin alla propria identità. Tra i wallet per principianti con cui imparare ci sono Muun per Bitcoin on-chain, Phoenix o Wallet of Satoshi per Lightning Network, oppure Fedi o Zeus per eCash.

Il passo successivo consiste nell'imparare a ricevere passivamente donazioni in Bitcoin tramite un widget sul sito web della propria organizzazione, cosa che può essere facilmente realizzata con un software open source come BTCPay Server. I donatori spesso preferiscono donare Bitcoin perché non sono soggetti a imposte sulle plusvalenze quando vengono donati a un ente di beneficenza o a un istituto scolastico registrato. È fondamentale non utilizzare un servizio che preleva immediatamente i Bitcoin e li converte in dollari o euro; è preferibile imparare ad accettare Bitcoin direttamente e a conservarli in modo sicuro (senza affidarsi a un custode di terze parti) con l'aiuto di un'azienda come Casa o Unchained, che offre soluzioni di “custodia collaborativa”. In questo caso, invece che la vostra organizzazione detenga l'unica chiave privata (password) per accedere ai Bitcoin, viene creato un “account” con tre password, di cui due necessarie, ad esempio, per prelevare i fondi. Ciò consente di distribuire il rischio a livello geografico, o sociale, e di custodire i fondi dell'organizzazione in modo tale che le operazioni non vengano interrotte se una persona perde la password o si disconnette.

Una volta che avrete familiarità con la ricezione e la conservazione di Bitcoin, potrete iniziare a utilizzarli per erogare sovvenzioni, pagare gli stipendi, o acquistare beni e servizi nella vostra economia locale. Rimarrete sorpresi da quanti commercianti sono disposti ad accettare Bitcoin se richiesto. Dopodiché quando vi sentirete a vostro agio nell'effettuare pagamenti in un nuovo sistema in cui avete il controllo e nessuno può impedirvelo, sarà il momento di iniziare ad apprendere e integrare altre tecnologie e strumenti di intelligenza artificiale open source.

Leopoldo López, ex-prigioniero politico venezuelano e attivista per la democrazia, sta aprendo la strada a questa innovazione al World Liberty Congress, dove sta mettendo a frutto la sua pluriennale esperienza nella formazione di attivisti per progettare un nuovo tipo di apprendimento online. Gli utenti parteciperanno ai seminari online del World Liberty Congress utilizzando un protocollo sociale decentralizzato chiamato Nostr, accessibile a tutti. A differenza di Zoom o Teams, Nostr non richiede agli utenti di condividere informazioni personali con aziende o governi. Tutto ciò che serve per configurare un'app Nostr è una chiave pubblica e una privata (indirizzo email e password). Da lì si diventa proprietari dei propri dati e della propria identità online, potendo passare facilmente da un client all'altro come Primal o Damus, invece di rimanere intrappolati nel web odierno su YouTube, X o Instagram, impossibilitati a trasferire follower o post da una piattaforma all'altra. Nostr è inoltre integrato con Bitcoin, in modo che, partecipando a un corso online, gli insegnanti possano facilmente inviare piccole quantità di Bitcoin, che possono essere condivise con qualsiasi creatore online, indipendentemente dal luogo in cui si trova, senza bisogno di conti bancari o documenti cartacei.

Come spiega López, X è stato bandito in Venezuela, quindi la possibilità di accedere a una rete di comunicazione che non può essere semplicemente attivata e disattivata è enorme, soprattutto perché connette gli utenti anche a una rete monetaria globale altrettanto inarrestabile. Gli ultimi passi sono gli strumenti di intelligenza artificiale open source e il “vibe coding” per l'attivismo. Quest'ultima è una nuova tecnica, coniata dall'ex-direttore dell'IA di Tesla, Andrej Karpathy, che consente alle persone di utilizzare app basate sull'IA come Replit o Goose per creare nuove app, siti web, presentazioni, o report senza conoscere una riga di codice. Esistono anche agenti di IA che tutelano la privacy, come Maple, i quali possono aiutare i dissidenti in situazioni difficili. Armati di strumenti come Bitcoin, Nostr e vibe coding, gli attivisti di oggi sono più potenti che mai. Possono organizzare, effettuare transazioni e ampliare il loro lavoro senza dipendere da aziende che espongono i loro dati personali.

López non è l'unico attivista di spicco a utilizzare la “tecnologia della libertà”: anche Srdja Popovic, fondatore di Otpor!, il movimento di protesta non violento serbo che ha rovesciato Slobodan Miloševiæ, lo fa. Il suo Centro per le azioni e le strategie non violente applicate (CANVAS) fornisce ai movimenti pro-democrazia non violenti consigli e tattiche per il successo. CANVAS ha integrato la formazione su Bitcoin nel suo lavoro, come hanno fatto molti altri. Un breve elenco si trova sulla homepage della Bitcoin Humanitarian Alliance, un gruppo di una dozzina di organizzazioni non profit che si occupano di diritti umani e lavoro umanitario utilizzando Bitcoin come mezzo per ricevere donazioni, conservare fondi, pagare gli stipendi ed eludere i tiranni.


Denaro libero

Bitcoin è in crescita. Questa tendenza non si riflette solo nelle storie qui raccontate, ma anche nei dati. Quest'estate il Tech Policy Institute della Cornell Brooks School ha avviato il Global Bitcoin Adoption Index, un'iniziativa di ricerca che ha coinvolto 25.000 persone in 25 Paesi per valutare l'adozione di Bitcoin e stablecoin a livello mondiale. I risultati sono significativi: in molti grandi Paesi, comprese democrazie e autocrazie in declino come India, Kenya, Nigeria, Russia e Turchia, oltre un quarto dei cittadini dichiara di utilizzare o di aver utilizzato Bitcoin in passato. Ciò equivale a decine, se non centinaia, di milioni di persone. La curva di adozione ricorda quella di Internet verso la fine degli anni '90, quando molte persone in Paesi come gli Stati Uniti utilizzavano Internet ma ancora con modem a 56k e l'iPhone sarebbe arrivato solo dieci anni dopo.

Le conferenze su Bitcoin stanno proliferando in tutto il mondo in via di sviluppo, dal Sud-est asiatico all'Africa all'America Latina, e sono frequentate da numerosi utenti Bitcoin provenienti da decine di Paesi autoritari. I materiali didattici sono migliori, più diffusi e disponibili in più lingue che mai. Le applicazioni offrono una migliore esperienza utente, più opzioni e una maggiore connettività con il sistema finanziario in generale. Grazie all'avvento di innovazioni come Lightning Network ed eCash, la privacy degli utenti Bitcoin può essere più sicura che mai. E grazie all'aggiornamento di Square che ha permesso ai suoi quattro milioni di lettori di accettare Bitcoin e alle integrazioni di app come Tando in Kenya e Bitcoin Jungle in Costa Rica, decine di milioni di persone possono spendere Bitcoin nelle proprie economie locali senza doverli prima convertire in valuta fiat.

Anche il numero di sostenitori dell'ecosistema Bitcoin è in crescita. Ad esempio, la Reynolds Foundation è una nuova organizzazione benefica la cui missione, in parte, è quella di ridurre il “deficit democratico” nella filantropia. Secondo i suoi dirigenti, solo un dollaro su cento speso a livello mondiale per cause filantropiche è destinato alle libertà civili e al lavoro per la democrazia. E di quel dollaro, meno di dieci centesimi vengono spesi all'interno di regimi autoritari. Se la Reynolds Foundation e altre organizzazioni riusciranno a colmare questo deficit e a orientare la filantropia mondiale maggiormente verso il sostegno alla libertà, avranno bisogno degli strumenti giusti per svolgere un tal lavoro, ed è per questo che hanno iniziato a concedere sovvenzioni a organizzazioni come OpenSats che stanno costruendo l'infrastruttura Bitcoin a livello mondiale.

Presto tutti i finanziatori seri utilizzeranno Bitcoin, forse non per ogni donazione, ma per i finanziamenti che devono essere erogati rapidamente, laddove altri fondi non possono arrivare, soprattutto per sostenere le persone impegnate in attività a favore della democrazia in contesti politici difficili. Proprio come gli attivisti per i diritti umani hanno portato Twitter da nicchia a piattaforma mondiale attraverso eventi come la Primavera araba, essi potrebbero svolgere un ruolo di avanguardia simile nella diffusione dell'uso di Bitcoin. Se consideriamo l'adozione di sistemi di messaggistica privata crittografata (Signal, WhatsApp) da parte degli attivisti, rari nel 2010 ma quasi onnipresenti nel 2020, possiamo ragionevolmente ipotizzare che Bitcoin, che nel 2020 stava appena iniziando a diffondersi tra gli attivisti, diventerà una valuta standard per l'attivismo a favore dei diritti umani e non solo entro il 2030.

I governi, dal canto loro, stanno facilitando l'adozione di Bitcoin da parte delle organizzazioni non profit. Alcuni, tra cui gli Stati Uniti, sono attratti dall'idea di “riserve strategiche di Bitcoin”, in cui i governi potrebbero accumulare Bitcoin per integrare le riserve di hard asset come oro e petrolio. Altri sono interessati a utilizzare Bitcoin come valuta commerciale neutrale, o come mezzo per convertire le riserve energetiche in capitale. Persino leader che non desiderano che la propria popolazione utilizzi Bitcoin come moneta stanno normalizzando Bitcoin nella cultura attraverso le loro parole e azioni.

Le transizioni pacifiche sono molto più efficaci di quelle violente, e non abbiamo mai visto nulla di simile alla protesta mondiale pacifica di Bitcoin. Basta guardare i documenti depositati presso gli exchange (solo Coinbase ha segnalato oltre cento milioni di utenti, molti dei quali utenti Bitcoin, nel 2025), le decine di milioni di download di wallet autocustodial e gli oltre dieci milioni di dispositivi di cold storage venduti, per capire che il passaggio dall'uso del denaro tradizionale a Bitcoin è probabilmente la più grande protesta pacifica della storia. La parte più interessante è che si tratta di un'azione silenziosa e non coordinata, molto meno rischiosa rispetto allo scendere in piazza.

Ogni giorno la portata di Bitcoin è fonte di ispirazione, anche nei luoghi più oscuri. Ha aiutato le persone a sopravvivere sotto assedio ad Aleppo; ha sostenuto le famiglie in Libano; ha portato aiuti a Gaza, in Birmania e in Sudan; e ha persino contribuito a salvare i rifugiati nordcoreani bloccati nella Cina nord-orientale. Bitcoin garantisce diritti di proprietà, connette le persone al mondo e mantiene viva la resistenza, spesso in luoghi dove nient'altro può arrivare. Nel gennaio 2009, quando Bitcoin fu buttato nella mischia, Satoshi Nakamoto probabilmente non avrebbe mai immaginato dove avrebbe portato questa invenzione. Ma oggi possiamo affermare, quantomeno, che si è guadagnato il titolo di “moneta della libertà”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.