venerdì 12 aprile 2024

Le criticità che stanno affossando l'Eurosistema

 

 

di Francesco Simoncelli

Quali sono le vere minacce che l’Europa deve affrontare? Non c'è bisogno di un'analisi eccessivamente approfondita, sono anche disponibili nei libri di storia e possono essere ridotte a due principali: guerra e bancarotta (inflazione). Fare la guerra richiede nemici, che alla fine ti umiliano e la spesa in eccesso, nel frattempo, distrugge la tua economia. Le guerre costano denaro e devono essere finanziate in qualche modo: tasse, prestiti e inflazione. I deficit diventano una routine per rendere più facile agli stati accedere ai prestiti e gli investitori, temendo l’inflazione e desiderosi di trarre vantaggio dai tassi più alti nell’economia reale, si ritirano dalle aste del debito pubblico. Ciò lascia la banca centrale come unica fonte di finanziamenti e la stampante monetaria come l’unico modo per ottenerli.

Il punto centrale di avere decisori è che esse possano (presumibilmente) prendere decisioni migliori, per conto del pubblico, rispetto alla gente comune. Hanno dimostrato la loro superiorità diventando più ricchi e più potenti, più istruiti, con posizioni di maggiore responsabilità rispetto al resto di noi. Il grande economista italiano, Vilfredo Pareto, lo spiegò chiaramente: decide il 20% più ricco,l’80% più povero si adegua. Sempre.

Le élite vengono elette e nominate a vari incarichi nella burocrazia. Sono anche nei consigli di amministrazione di grandi aziende, insegnano in prestigiose università e scrivono articoli su riviste e libri in cui dicono al resto di noi cosa pensare. Ecco perché sono loro a decidere. Ma perché, allora, hanno preso alcune delle peggiori scelte della storia? Avrebbero potuto semplicemente decidere di fare quello che fa ogni capofamiglia: pareggiare il bilancio. Niente più deficit, limitare la spesa in rapporto alle entrate, ecc. Queste due semplici cose avrebbero ammansito il problema del debito oggi e non si dovrebbero accendere prestiti solo per pagare gli interessi su di esso, senza contare che non ci troveremmo di fronte ad una catastrofica crisi del debito.

Un’economia sana/onesta funziona quando le persone scambiano beni e servizi con denaro e poi usano quest'ultimo per acquistare beni e servizi da altri. Si tratta di un sistema in cui i vantaggi sono reciproci: stanno tutti meglio. Per quanto possa sembrare innocuo distorcere un singolo elemento di questa semplice equazione, il denaro, invece questa azione apparentemente superficiale ha un effetto domino devastante, andando a incrinare il rapporto tra acquirenti e venditori. Alcune persone non devono più dare per avere, devono solo mettere le mani su questo “nuovo denaro” a buon mercato. Non sorprende quindi che dal 2009 al 2023 il tizio con un hedge fund, una IPO, una SPAC, un capitale di rischio, o semplicemente un portafoglio d'investimenti abbia visto le sue azioni aumentare dell'87% al netto dell'inflazione. Il povero lavoratore, invece, ha depositato i suoi risparmi su un conto bancario, non ha incassato quasi alcun interesse e il suo valore reale è crollato del 45%.

E ora i lavoratori di tutto il mondo stanno perdendo la fiducia nei loro leader. Non c'è da sorprendersi se in prossimità delle elezioni europee ritornano storielle già confutate riguardo i presunti “bot russi”, o l'arruolamento di clown nel mondo della musica per spingere i giovani a votare. Perché? Perché le decisioni prese dalle élite si sono rivelate un fallimento dietro l'altro: Iraq, Afghanistan, Patriot Act, salvataggi bancari, tassi a zero per 10 anni, incentivi verdi, lockdown, piani parlamentari per ridurre l'inflazione, DSA, DMA, regolamentazione pervasiva in ogni angolo del commercio, ecc. Non fare nulla sarebbe stato di gran lunga preferibile. Le élite sono stupide? Perché hanno preso così tante decisioni sbagliate? Ho battuto su questo punto molte volte, ma eccone un altro: sebbene il futuro sia imprevedibile, le cose seguono degli schemi. Il potere corrompe, come ci ricorda Lord Acton, e c’è sempre un’élite che prende il controllo di una società. Nel corso del tempo questi “decisori” presumibilmente più intelligenti trovano il modo di rendere la propria vita più ricca, più sicura, o più illustre. Le guerre sono una perdita per la gente comune, non solo dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista delle vite umane perse... la maggior parte, se non tutte, sono quelle di coloro nei loro ranghi. Sono invece molto amate dall’industria bellica: piovono soldi nel loro settore e le loro azioni in borsa volano. Non solo, sono anche un ottimo modo per riciclare denaro. Regalie e sprechi fanno ben poco per aiutare la gente comune, ma sono ottimi per i parassiti, i truffatori e gli addetti ai lavori.

Alla luce di tutto ciò, perché la gente comune dovrebbe continuare ad andare d'accordo con le élite? Perché dovrebbe continuare credere a una sola parola di gente come la Von der Leyen? In particolar modo sulla scia della torbida questione che ruota attorno alla sua persona riguardo il caso Pfizergate. Anche ammettendo che esistano questi “bot russi”, davvero sono loro il problema alle prossime elezioni europee o lo scetticismo montante tra la gente comune dovuto al comprovato fallimento di politici, ammanicati, burocrati e addetti ai lavori a più livelli?

Ognuno, poi, recita il suo ruolo nel glorioso teatro della storia. Anche la gente comune, in un impero tardo e degenerato, ha le sue piccole parti: può ammutinarsi di fronte ai suoi generali incompetenti, o portarli in “trionfo”. Nel caso specifico rieleggere politici idioti, esultare per la propria distruzione e baciare gli stivali che li hanno presi a calci.


LA CRISI (MAI SOPITA) EUROPEA

Non c'è fallimento più grande, poi, di quello mostrato dalle regole di Maastricht in termini di sostenibilità economica e fiscale. Anzi, la situazione attuale richiederebbe ristrettezza fiscale e di bilancio, mentre invece ciò che abbiamo visto è un continuo emendare le regole del patto di stabilità. Senza un approvazione all'unanimità non si può cambiare il Trattato di Maastricht e sostituirlo con uno nuovo, ciononostante siamo stati abituati, soprattutto negli ultimi 4 anni, a vedere un aggiramento di quelle norme auto-imposte quando non erano più in sintonia con la realtà economica. Sin dal primo referendum in Irlanda per la sua adesione all'UE, il motto è stato “le regole sono sacrosante... finché non cozzano con i nostri obiettivi reali”. E infatti le leggi economiche, per quanto possano essere aggirabili, lavorano in background per ricordare la loro apoditticità. Leggiamo da Eurointelligence:

Nel nostro ultimo briefing prima della pausa pasquale vorremmo allertare i nostri lettori su un tema che ci preoccupa da tempo: la possibilità di un'altra crisi finanziaria in Europa. In generale siamo stati moderati nel lanciare segnali di tal genere. La principale eccezione è stata la crisi finanziaria mondiale e la sua cugina, la crisi del debito sovrano dell’Eurozona. Circa quindici anni dopo qui in Europa assistiamo a un’altra crisi finanziaria: una crisi del modello sociale e politico europeo con profonde conseguenze per la stabilità fiscale e finanziaria.

Il canarino nella miniera è il superamento dei deficit di bilancio in Francia e Italia, rispettivamente superiori al 7% e al 5% per il 2024. Questi numeri sono un sintomo, non una causa. Dietro a tutto ciò c’è la mancanza di crescita economica necessaria per sostenere il modello sociale europeo. La politica fiscale della Germania non potrebbe essere più diversa da quella di Francia o Italia, eppure la Germania è afflitta dallo stesso identico problema. [...]

Il modello europeo è stato alimentato da aziende oligopolistiche, fortemente sostenute dallo Stato attraverso una regolamentazione che ha inclinato la parità di condizioni a loro favore. L’industria automobilistica tedesca è un classico esempio e tutti lo hanno seguito. [...]

Ciò che sta uccidendo questo modello è un cambiamento nella tecnologia e nella frammentazione geopolitica. Tra i due diremmo che il primo è il più importante. Sempre più funzioni della nostra vita, che prima erano riservate a processi puramente meccanici, sono completamente o parzialmente digitalizzate. Le barriere all’ingresso sono crollate. La Cina è passata da zero a leader mondiale delle auto elettriche.

Le aziende europee non generano più profitti sufficienti per alimentare il modello sociale e per finanziare la ricerca a lungo termine. [...] Non sorprende che l’Europa abbia solo pochissime aziende tecnologiche.

In breve, il modello oligopolistico della vecchia tecnologia europea non funziona più in un mondo digitale. Abbiamo parlato dei tentativi dell’UE di contrastare gli sviluppi tecnologici attraverso la regolamentazione, ma questo è un modo per affrontare i sintomi, non le cause.

Dopo i molteplici shock mondiali di questo decennio, le conseguenze del declino tecnologico dell’Europa si traducono in tassi di crescita potenziale più bassi. L’Italia è arrivata prima: la crescita della sua produttività è stata vicina allo zero da quando ha aderito all’euro. La crescita della produttività del Regno Unito è crollata dopo la crisi finanziaria mondiale e da allora non si è più ripresa. È improbabile che la crescita della produttività tedesca si riprenda; il Consiglio tedesco degli esperti economici prevede una crescita potenziale di circa lo 0,5% fino alla fine di questo decennio. Con una crescita della produttività così bassa, il modello europeo è diventato finanziariamente insostenibile. Non sorprende che il sistema politico si stia frammentando ovunque. La tesi a favore dei deficit in Francia, ad esempio, è che sono necessari per mantenere Marine Le Pen fuori dai posti di comando. Ciò significa che persisteranno.

Ci aspetta una crisi fiscale, causata da una combinazione di calo della crescita della produttività e stallo politico. La tecnologia è la causa principale del declino; la geopolitica è ciò che l’ha accelerato. Le soluzioni che abbiamo sostenuto nel corso degli anni – una capacità fiscale comune, un’unione dei mercati dei capitali, appalti congiunti per la difesa per neutralizzare l’aumento della spesa per la difesa – sono più lontane che mai. A meno che uno di questi parametri non cambi, una crisi finanziaria è uno scenario molto plausibile.

In breve, l’UE è disfunzionale e questo è il VERO problema, non la tecnologia di per sé. L’euro stesso, con un tasso d'interesse comune, è fondamentalmente difettoso. Aziende come Alphabet, Meta, Microsoft e Apple non potrebbero esistere nell’UE perché, in nome della concorrenza e della diversità, essa le ucciderebbe prima che diventino abbastanza grandi da avere importanza. Le norme dell’UE rendono impossibile risolvere il problema di fondo e la tecnologia, inclusa l’intelligenza artificiale, e la geopolitica lo stanno semplicemente aggravando: l’UE è disfunzionale per sua natura. Senza risorse energetiche in grado di fornirle indipendenza energetica, senza capitali finanziaria in grado di fornirle indipendenza finanziaria, senza indipendenza tecnologica in grado di fornirle un bacino di valore aggiunto da cui attingere nei momenti di stress industriale. Se la BNS non avesse abbassato simbolicamente i tassi di recente, avanzando la scusa di voler anticipare le altre banche centrali in modo da non far apprezzare troppo il franco svizzero, la BCE sarebbe stata travolta entro giugno da un selloff senza precedenti sull'euro. Tra la BNS che abbassa i tassi e l'attacco speculativo allo yen, dove gli speculatori (sono pronto a scommettere europei) credono poco alla temerarietà della BOJ, la Lagarde può tirare (temporaneamente) un sospiro di sollievo nonostante la linea di politica di Powell sui tassi.

Lei stessa, in una delle ultime relazioni della Banca centrale europea, non può far altro che ammettere la debolezza dell'economia europea nel suo complesso... e in base a quanto descritto finora “debolezza” è un eufemismo. Inoltre non possiamo dimenticare l'assenza di risorse militari in grado di fornire indipendenza militare all'UE. Senza mezzi termini, l'Europa è disarmata e non è in grado di fronteggiare eventuali minacce solo con le proprie forze. L'emissione di bond di guerra mira, tra le altre cose, a mettere una toppa a questa mancanza fatale. L'obiettivo è quello di creare un esercito europeo e cestinare la NATO, che attualmente è solamente un'appendice degli USA e grazie a ciò colpire ulteriormente la credibilità di quest'ultimi. Non dimentichiamo, infatti, l'attuale guerra intestina in Occidente tra USA ed Europa.

Date queste premesse, Powell non ha fretta e nemmeno la Russia ha fretta, soprattutto perché l'Europa stessa sta facendo un buon lavoro per auto-distruggersi. Nel frattempo la Russia acquisisce esperienza militare sul campo, a costo di qualche unità persa o mezzo perso; invece l'Europa non ha guadagnato nulla dalla sua campagna a sostegno della guerra in Ucraina. Nessuna esperienza sul campo, nessun ritorno economico dai soldi gettati in quel buco nero e nessun risultato concreto.


LO SNODO DEGLI EURODOLLARI

Potremmo definire i keynesiani come individui la cui pretesa di conoscenza li porta a pensare che essi, con le loro soluzioni, siano in grado di rompere, finalmente, l'annoso ciclo economico che da sempre ha attanagliato le economie mondiali. Soprattutto negli ultimi 100 anni con una maggiore frequenza rispetto al passato. Questa presunzione li porta anche a sostenere una dimensione della politica fuori dalla realtà: manipolare l'arte della retorica per condurre la società verso un futuro colmo di prosperità e benessere. Inutile dire che il loro comando è critico affinché possano verificarsi entrambe le cose. Ecco quindi che abbiamo una leadership in Europa che pretende di avere soluzioni percorribili a una situazione insostenibile, come quella del debito pubblico ad esempio, attraverso la loro guida lungimirante. Il percorso sarà pieno di ostacoli, ma sono altresì convinti di poter arrivare a una conclusione in cui tutti vincono. Per quanto riguarda l'Europa, però, la soluzione propugnata è una in cui il comando/controllo sono pervasivi, permettendo in questo modo a una tecnocrazia “illuminata” di avere sempre e comunque “dati disponibili” in modo da aggiustare capillarmente tutte quelle storture che potrebbero emergere lungo la strada. L'essenza del piano della cricca di Davos per rimediare ad anni di lassismo fiscale e monetario è sostanzialmente questo, rendendo l'UE sulla scia dello stesso un blocco monopsonico che prenderebbe in mano le redini della leadership mondiale.

Le valute fiat digitali sono il manifesto di questa volontà ed è per questo stesso motivo che gli Stati Uniti si sono sganciati da questo treno diretto verso la loro distruzione a vantaggio invece dell'UE. I pianificatori centrali europei stessi sanno che un apparato burocratico come lo intendono loro ha bisogno di energia a basso costo e finanziamenti corposi, l'unico modo per ottenerli sarebbe stato quello di far fluire la prima da Est e far fluire i secondi da Ovest. Come unico blocco politico rimanente, e come unico blocco economico affidabile, avrebbe dovuto “sobbarcarsi” l'onere di prendere per mano il mondo e condurlo verso uno “nuovo”.

La connivenza degli Stati Uniti è terminata con la fine della presidenza Obama e della fine delle presidenze Bernanke/Yellen. Nel 2019 la crisi dei pronti contro termine ha segnato un punto di svolta e l'inizio di una guerra finanziaria tra Stati Uniti ed Europa: garanzie extra USA non erano più eligible nel mercato dei finanziamenti a termine. Lo shock che si è generato è stato tale da far ricordare il momento in cui il proverbiale “zio ricco” dice ai nipoti, avidi e succhia-soldi, di andare a cercarsi un lavoro, perché lui non pagherà più per i loro bagordi. Per quanto bistrattati, vituperati e declassati, i titoli del Tesoro statunitensi avrebbero rappresentato la chiave per accedere ai finanziamenti a termine negli USA, diradando la nebbia della confusione generata dalle società di rating. Ricordate, infatti, che esiste la realtà percepita (influenzabile attraverso narrative concorrenti) e la realtà reale, e quest'ultima ci stava suggerendo che garanzie di alta qualità erano solamente i bond statunitensi. Inutile ricordare che da lì s'è scatenato il pandemonio della “crisi sanitaria” e tutte le risposte distopiche che l'hanno caratterizzata. Un assaggio, potremmo chiamarlo, del mondo “nuovo” immaginato dai tecnocrati europei.

Davvero questo singolo atto ha scatenato il finimondo? No. Quello che si stava già subodorando era la volontà degli Stati Uniti di staccarsi dalla “soluzione” alla crisi del debito pubblico e dello stato sociale ideata dalla cricca di Davos. Breve digressione: quando pensate a questi personaggi dovete immaginare che esiste una cupola mafiosa al di sopra della testa della gente comune e, come ogni cupola mafiosa che si “rispetti”, essa è composta da varie cosche inclini a tradimenti, scissioni e guerre intestine. I confini nazionali, l'appartenenza a una nazione, non sono altro che strumenti di propaganda per giustificare agli occhi degli sprovveduti il continuo salasso, economico ed energetico, che permette a tale cupola di sopravvivere alla prova del tempo. In che modo? Per quanto possa essere fastidioso, antipatico e inconcludente, la maggior parte delle persone crede fermamente nel mantra/illusione “bisogna pagare le tasse”. Che sia per i servizi, le pensioni, o lo stato sociale, questa idea instillata sin da bambini accompagna la vita della maggior parte delle persone che cedono volontariamente i frutti del proprio lavoro e la propria energia a suddetta cupola mafiosa. Di conseguenza ogni cosca può usare come scudo umano la sua porzione di popolazione contro le altre cosche. In caso di guerra è un utile elemento di sopravvivenza e persuasione.

Attualmente i tecnocrati europei, come abbiamo visto nelle sezioni precedenti in questo saggio, stanno usando i contribuenti europei come mezzo per sopravvivere alla tempesta scatenata dall'emancipazione statunitense dal piano precedentemente concordato. Tale emancipazione è avvenuta per capriccio? Nient'affatto. Gli Stati Uniti si sono accorti che i tecnocrati europei avevano come sottoprodotto della loro campagna di risoluzione dei problemi una scalata ostile nei confronti dello zio Sam. C'è voluto del tempo, ma infine la confusione riguardo il dramma economico che hanno subito gli USA nel corso del tempo è diventato chiaro: gli eurodollari.

Cerchiamo di spiegare un attimo cosa sono, visto che è un tema alquanto ostico da comprendere per la maggior parte dei lettori. Nessuno sa di preciso quando sia venuto in essere questo sistema, c'è chi ipotizza negli anni '50 del secolo scorso sulla scia del Piano Marshall per aiutare l'Europa a riprendersi attraverso prestiti agevolati in dollari. Tali prestiti ovviamente sono stati trasformati in depositi presso banche commerciali locali e quindi trasformati in valuta locale. C'è chi sostiene, invece, che sia venuto in essere sulla scia delle linee di politica di Johnson e la Great Society, fattori che alimentarono il deficit pubblico americano e la stampa monetaria. Sta di fatto che il sistema eurodollaro non rappresenta altro che un prestito in dollari depositato all'estero e di conseguenza al di fuori della giurisdizione della Federal Reserve. E come ogni prestito del mondo moderno, esso si basa sulla riserva frazionaria. Il tasso di riferimento è il LIBOR e i più grandi depositi di eurodollari si trovano a Londra. Potremmo dire, quindi, che la City di Londra ha governato la politica monetaria statunitense attraverso il sistema bancario ombra, manovrando le leve dei dollari offshore o “ombra”. L'ipertrofia di questo sistema ha iniziato a mostrare criticità alla fine degli anni '60, quando i dollari “ombra” venivano incassati in oro e mandare all'aria il Gold Pool di Londra. All'epoca c'era ancora in piedi Bretton Woods quindi erano gli Stati Uniti il riferimento a livello di standard aureo del mondo e la corsa all'oro, che portò alla crisi con la Francia e la portaerei di De Gaulle fatta salpare per rimpatriare l'oro francese depositato presso Fort Knox, spinse Nixon a chiudere definitivamente la finestra dell'oro. C'era confusione riguardo le criticità emerse “dal nulla” e che travolsero gli Stati Uniti, ciononostante la scelta di abbandonare l'oro e abbracciare il petrolio, la cui offerta è molto più flessibile rispetto a quella del metallo giallo, servì a far guadagnare tempo agli Stati Uniti e replicare gli standard di Bretton Woods con l'oro nero.

Per quanto gli USA potessero guadagnare tempo, la scelta di un asset più flessibile nell'offerta non fece altro che acuire i problemi visto che da lì a poco avremmo assistito al più grande scoppio finanziarizzazione nella storia economica. Gli eurodollari non sarebbero stati usati solo come prestiti, ma anche come modo per finanziare la cartolarizzazione di titoli e alimentare il mercato dei derivati over the counter. Nel 1997 si stimava che quasi il 90% del totale dei prestiti internazionali passasse attraverso il mercato degli eurodollari. I depositi in eurodollari erano una fonte più economica di fondi perché erano liberi degli obblighi di riserva e delle valutazioni di assicurazione dei depositi. In sintesi, non c'era responsabilità davanti a qualsiasi agenzia governativa e la sua crescita era difficile da stimare. Infatti ancora oggi si parla di stime, con la BRI che parla di circa $100,000 miliardi. Se poi ci aggiungiamo anche la valanga di derivati OTC superiamo i $600.000 miliardi. Insomma un mercato andato fuori controllo e che avvantaggiava tutti tranne gli Stati Uniti. Per quanto i Titoli di stato statunitensi rappresentassero la garanzia ideale in tale schema, la spiralizzazione della finanziarizzazione ha incorporato anche altri tipi di collaterale in grado di funzionare lo stesso come base per accedere al mercato degli eurodollari. Questo per dire che in realtà il denaro non era più la valuta fiat, così come non lo è più neanche adesso, ma le garanzie collaterali e per la precisione i Titoli di stato statunitensi tra quelle migliori. È per questo motivo che il dollaro è rimasto, di facciata, la valuta di riserva mondiale: faceva comodo a tutti coloro che hanno usato per i propri scopi l'eurodollaro, dato che in caso di criticità chi subiva i peggiori danni erano gli Stati Uniti, anche se loro non avevano crisi sul territorio. Infatti possiamo affermare che la maggior parte delle crisi del secolo scorso erano sostanzialmente tutte importate dallo zio Sam.

Ecco perché, ad esempio, la Cina ne ha fatto incetta nel corso del tempo: se l'Europa godeva della propria affidabilità a livello internazionale, un player come la Cina avrebbe dovuto sgomitare (data la sua storia) per essere accettata e quindi porre garanzie di qualità.

Il dollaro digitale avrebbe definitivamente escluso qualsiasi tentativo futuro di bloccare questa fonte di finanziamenti praticamente infinita, non più legata alle decisioni della FED di chiudere un occhio di fronte a tale caos ma all'impossibilità di agire in qualsiasi modo per contrarlo. Un dollaro digitale avrebbe soprattutto sottratto potere al sistema bancario commerciale statunitense, la cui radicalizzazione territoriale rappresenta ancora un punto di forza dello stesso. Ed è stata tale radicalizzazione che ha impedito il disastro. Infatti l'esclusione delle garanzie collaterali extra USA nel mercato dei pronti contro termine statunitensi è arrivata proprio dalle grandi banche americane, o almeno una parte di loro, che ha iniziato il ciclo di smantellamento controllato del mercato degli eurodollari. Ricordiamo che i vari giri di QE successivi al primo erano tutti direzionati a salvare entità al di fuori degli USA, così come la Grande Crisi Finanziaria ha colto di sorpresa tutti. Infatti l'estate prima che scoppiasse il caos per la Lehman, il suo Ad, Dick Fuld, venne premiato come miglior banchiere del momento. Poi l'ottobre successivo il pandemonio. L'interconnessione del sistema finanziario è talmente intricata e aggrovigliata anche a causa del sistema bancario ombra che la fragilità dello stesso non ha fatto altro che incrementare con l'uso sconsiderato della leva tramite il mercato degli eurodollari. Ma chi avrebbe pagato per gli errori altrui? Gli Stati Uniti.

Il consenso delle grandi banche americane ha quindi deciso di darci un tagli avendo, infine, individuato il nodo gordiano di tutta questa storia. Powell è stato insediato nella sua posizione proprio per portare a termine tale operazione e non sorprende se, dovendo affrontare una rielezione nel 2021, abbia dovuto assecondare i mercati internazionali nel 2020 con l'aumento gigantesco del bilancio della FED. Non si era mai visto che la rielezione di un presidente della FED impiegasse 6 mesi e infatti c'è stata bagarre al Congresso su questo punto. Se fosse succeduta a lui la Brainard a quest'ora staremmo parlando di un storia diversa.

Il primo passo che ha fatto per guadagnare tempo è stato quello di rialzare i tassi nel mercato americano dei pronti termine fornendo un rendimento positivo di 5 punti base, placando la fame per rendimenti decenti alimentata da anni di ZIRP della coordinate central banking policy. Come già detto, chi poteva accedere a questo mercato erano principalmente istituti statunitensi che ponevano come garanzia titoli di stato americani; tutti gli altri sono stati esclusi. Il secondo passo è stato quello di sganciarsi dal LIBOR introducendo un nuovo tasso di riferimento per l'indicizzazione dei debiti statunitensi. Queste due mosse sono servite a schermare gli istituti finanziari americani da contagi sistemici esterni e ad aumentare il costo dei finanziamenti su tutta la linea. Il rialzo dei tassi da parte della FED nel 2022, arrivato guarda caso con l'inaugurazione del SOFR e l'abbandono del LIBOR, ha detto al mondo che la banca centrale americana si sarebbe ripresa il controllo della propria politica monetaria non appaltandola più ad agenti esterni che potevano fare il bello e il cattivo tempo con la credibilità degli USA. Se prima l'atteggiamento lassista da parte delle varie banche centrali incentivava prestiti/finanziamenti sconsiderati e l'uso della leva finanziaria senza alcun controllo nei mercati finanziari, un rialzo dei tassi e quindi un atteggiamento restrittivo nei confronti della politica monetaria rende più difficoltoso perseguire suddette azioni sconsiderate. Infatti alla FED importa poco contrarre i bilanci interni, quanto invece contrarre i mercati offshore del dollaro.

Da qui si capisce perché gli inglesi hanno lasciato che gli USA avessero la meglio a Bretton Woods, facendo prendere a pesci in faccia Keynes, e perché nel 1925 la FED assecondò la BoE nell'inflazionare il dollaro e quindi invertire il deflusso d'oro dalla Perfida Albione. Non c'era stata alcuna indipendenza dell'America dall'Inghilterra, solo a livello ufficioso. Con il rialzo dei tassi del 2022 possiamo dire che l'indipendenza degli USA dall'Inghilterra è infine completa.

Disperazione e panico si sono impossessati di coloro che fino al 2022 hanno approfittato degli eurodollari per vivere di pasti gratis, mentre adesso devono mettere in ordine la “propria casa” se vogliono sopravvivere alla tempesta finanziaria scatenata dalla volontà degli USA di riprendersi in mano il proprio destino monetario. Adesso il dollaro come riserva mondiale è davvero un vantaggio per gli USA e l'euro è scivolato addirittura al di sotto dello yuan come valuta di saldo commerciale internazionale. I guai socio-economici dell'Europa sono sostanzialmente auto-inflitti, dettati dalla sconsideratezza con cui ha sfruttato il mercato degli eurodollari. Le provocazioni deliberate degli ultimi anni alla Russia e l'essere guerrafondaia non servivano altro che a impantanare gli USA nelle paludi della guerra e spingerli a spendere più di prima. Dove credete che vengano riciclati i dollari inviati in Ucraina? Ecco perché il mantra del giorno è che senza gli Stati Uniti l'Ucraina è persa. In realtà, senza i dollari degli Stati Uniti l'Europa è persa. Paradossalmente per quanto costino di meno i titoli di stato statunitensi, essi sono più preziosi che mai al giorno d'oggi perché gli unici in grado di far accedere al mercato dei finanziamenti americano. Ecco perché la Yellen sta spingendo sul pedale fiscale e perché la FED sta anche cercando di restringere il suo spazio di manovra. Non solo, ma in questi periodi di risk-on su tutti i mercati, gli unici che ancora sono accettati come collaterale per avere accesso ai mercati ombra rimangono i titoli sovrani statunitensi. Questa percezione di sicurezza sta facendo contrarre non solo l'offerta di dollari “ombra”, ma anche di titoli tossici ombra che sono nati sulla scia dell'ipertrofia di tale mercato. Ciò per dire che i titoli europei non li vuole nessuno.

Ed ecco perché la line d'azione della cricca di Davos prevede di andare in default per il debito esistente, ripulire i bilanci ed emettere i cosiddetti perpetual bond come immaginati da Soros. Cosa sono? Niente di nuovo, visto che ricordano molto i Consol inglesi. Detto in poche parole, cancellazione del capitale dovuto per le obbligazioni attuali e concessione di una annualità (circa 2%) in interessi da pagare agli investitori. Per avviare questa transizione l'UE avrà bisogno di integrazione fiscale e di una tassazione diretta sui contribuenti degli stati membri; le prove di ciò vengono portate avanti con i recenti bond di guerra. Di certo sarà un grave danno di reputazione, ma quest'ultima può sempre essere ricostruita, mentre invece i bilanci devono essere ripagati e uscire da questa crisi con bilanci puliti è vitale per la sostenibilità di lungo periodo dell'UE. Da qui la volontà di trasferire poteri di spesa e tassazione a un governo centrale europeo e qualunque ostacolo sulla strada deve essere eliminato (es. Orban).

Durante il periodo della ZIRP mondiale e NIRP europea, i titoli trattati in Europa avevano raggiunto interessi negativi su quasi tutto lo spettro delle scadenze obbligazionarie sovrane. Addirittura il decennale italiano! Col rialzo dei tassi quei titoli hanno sommerso i bilanci in cui sono tenuti (prevalentemente banche commerciali europee) e succhiano fondi da quegli stati che li devono emettere. Non solo, anche il debito privato rappresenta un punto critico perché in Europa non esiste un commercial market come invece c'è negli Stati Uniti. Tutti gli snodi finanziari in UE passano attraverso il sistema bancario commerciale e questo lo rende un singolo punto di fallimento che non solo sta erodendo la capacità di finanziamento delle imprese, ma anche la solvibilità di quelle banche che sono arrivate in passato a concedere addirittura prestiti a tassi reali negativi. In breve, il debito pubblico/privato, per quanto possa essere più grande negli USA rispetto all'UE, è più gestibile nei primi piuttosto che nel secondo. Quindi abbiamo di fronte due realtà: gli Stati Uniti che stanno rimpatriando la politica monetaria, che sono indipendenti dal punto di vista energetico, che vedono capitale finanziario/sociale/economico che vola sui loro lidi; l'Europa che sta finendo i soldi degli altri, che è incapace di risolvere i propri problemi economici/finanziari senza il vantaggio di un mercato ombra che scarichi le responsabilità su altri, che ha una sistema bancario commerciale la cui unica salvezza è quello d'essere inglobato in quello centrale.

La soluzione statunitense, quindi, è stata quella di regionalizzare i guai economici e cercare di gestirli attraverso un soft landing basato sulla resilienza dei bilanci interni alla nazione. Per quanto si possa sperare che la (cosca a supporto della) FED possa avere la meglio sugli altri, ciò non toglie che Main Street rimane pur sempre la proverbiale “carne da cannone” usata per sostenere questa guerra. Il dolore economico sopportato, è questa la scommessa, sarà gestibile dalla popolazione americana, a differenza di quella europea che finirà tutte le frecce al suo arco ben prima. Di conseguenza l'occhio di bue sarà costantemente fisso sul contribuente europeo i guai dei relativi governi, lasciando più respire alla controparte statunitense. Senza dimenticare, poi, che a differenza del piano della cricca di Davos per l'UE, quello americano presuppone un minimo di credibilità aggiuntiva: cedole dei titoli sovrani parzialmente redimibili in oro.

Detto in parole povere, o l'Eurosistema viene lasciato disgregarsi oppure dovrà consolidarsi in un apparato di maggiore comando/controllo per sopravvivere; questo significa anche che l'UE sta cercando qualsiasi scusa per scatenare una crisi mondiale, facendo leva sulla guerra in Ucraina, e realizzare il proprio piano. Ne va della propria esistenza. Infatti la BCE è in una posizione in cui non può difendere sia l'euro che gli spread creditizi, soprattutto con l'energia che spinge verso movimenti di prezzo più alti. Se il petrolio dovesse raggiungere i $100 al barile, ad esempio, l'euro dovrebbe arrivare a 1.15 sul dollaro per non essere travolta, in particolar modo in questo momento storico in cui, per giustificare la moria di aziende, impone criteri ESG fuori di testa. Ecco perché la BCE ha disperatamente bisogno di tagliare i tassi; ecco perché Arabia Saudita e Russia sanno cosa sta succedendo e stanno approfittando di questa debolezza.


CONCLUSIONE

Le soluzioni “collettiviste” non funzionano e il motivo per cui non funzionano non è perché implicano un’azione collettiva. In fin dei conti lavoriamo tutti “collettivamente” – insieme, in una forma o nell’altra. Una società è un’impresa collettiva, così come una famiglia, una tribù o una città. Tutti coinvolgono gruppi di persone che lavorano più o meno insieme, seguendo determinate regole, con più o meno obiettivi comuni e guidati dal libero mercato che ci dice quanto valgono veramente le cose. E anche il prodotto più semplice, come una comune matita, impiega fino a un milione di persone diverse – da chi pianta l’albero a chi mette la vernice – con centinaia di competenze, macchinari, linguaggi e credenze diverse. L'essere umano è un animale sociale. Non può esistere a meno che due della sua specie non si uniscano e non può prosperare a meno che non lavori con gli altri per cacciare, raccogliere, costruire., scambiare i frutti di uno con i servizi di un altro. Il capitalismo è un’impresa collettiva: richiede scambi e interscambi pressoché costanti tra persone che non sono mai del tutto indipendenti le une dalle altre.

La differenza tra il capitalismo e il collettivismo è che il primo è volontario, mentre il secondo no.

L’élite collettivista – di cui molti pezzi grossi si trovano a Davos – non produce matite e, spesso, proprio niente. Non abbiamo scelta, siamo costretti a seguire le loro regole e linee di politica, che lo vogliamo o no. Tali linee di politica – che hanno sempre favorito gli addetti ai lavori a scapito di tutti gli altri – hanno rovinato l’Argentina per un periodo di 80 anni e ucciso circa 100 milioni di persone, in tutto il mondo, nel XX secolo. Anche il capitalismo ha le sue élite, i suoi capitani d'industria, ma sono élite solo finché forniscono beni e servizi a tutti gli altri. Quando falliscono vengono rapidamente messi da parte. Al contrario è quasi impossibile liberarsi delle élite collettiviste, una volta che hanno ottenuto il potere. Il vantaggio reciproco diventa il vantaggio per alcuni e non per altri (somma zero) e la gente comune diventa sempre più povera.

È importante ricordare che questa terribile situazione arriva sulla scia di stimoli monetari e fiscali senza precedenti imposti con la foglia di fico “ridistribuzione e aiuto alla classe media”, quando la realtà mostra che la repressione finanziaria, l'ipertrofia dello stato e il debito l'hanno devastata. Linee di politica che non hanno mai funzionato vengono perseverate e lo stato incolpa chiunque tranne se stesso per questi risultati nefasti. Per quanto si vogliano sbandierare numeri e previsioni ottimistiche del PIL, questa è l'opposto di un’economia forte o in ripresa. Deficit e debito si sono tradotti in più tasse, meno opportunità, meno risparmi, salari reali più deboli e una crescita assente.


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giovedì 11 aprile 2024

Aggiustare gli incentivi: il tapis roulant del denaro fiat ci impedisce di conservare valore

 

 

di Jimmy Song

Bitcoin cambia il nostro modello mentale e possiamo vederlo in molte persone che entrano nel suo ecosistema. Molti bitcoiner iniziano a risparmiare e a non vivere di stipendio in stipendio; molti iniziano a prendere la propria vita più seriamente e smettono di bere alcolici e giocare ai videogiochi; altri ancora iniziano a studiare la loro dieta e smettono di mangiare zuccheri, carboidrati, oli di semi e altre cose che hanno mangiato per tutta la vita; alcuni addirittura si sposano e iniziano ad avere figli; ci sono anche alcuni che iniziano a prendere sul serio la religione.

Questi risultati sono piuttosto sconcertanti. Cosa c’entra la moneta digitale con queste cose? Anche solo porre questa domanda significa ignorare l’ambiente in cui ci troviamo e la realtà del denaro fiat. È difficile vedere come ci influenza l'acqua sporca in cui nuotiamo, perché siamo immersi in essa. Solo quando ne usciamo possiamo vedere oggettivamente cosa stava succedendo.

Il denaro fiat ha degli incentivi terribili a tutti i livelli ed è l’effetto cumulativo di tali incentivi che crea il comportamento autodistruttivo che vediamo in così tante persone. Non dovremmo chiederci perché Bitcoin stia allontanando le persone dall’alcol, dovremmo chiederci in primo luogo perché le persone bevono troppo; non dovremmo chiederci perché i bitcoiner stiano avendo più figli, dovremmo chiederci perché le persone abbiano meno figli.

Queste sono le domande a cui cercherò di rispondere in questa serie di saggi. Dove sono andati storti gli incentivi del mondo moderno? Spoiler: il denaro fiat.

Nella prima parte di questa serie esaminerò gli incentivi individuali e il modo in cui essi cambiano il modo in cui viviamo a livello personale. Nei saggi successivi esplorerò la questione a livello di azienda/gruppo, nazionale/Paese e infine a livello mondiale. Questa serie sarà costruita dal basso verso l’alto e inizierò qui con gli incentivi a livello personale/individuale.


PERCHÈ CI MANCANO VEICOLI DI RISPARMIO

L’attuale sistema colpisce gli individui in molti modi diversi, ma quello più ovvio è la mancanza di strumenti di risparmio. In parole povere, non esistono buone riserve di valore nell’economia di oggi. Ogni potenziale riserva di valore presenta difetti critici che rendono il risparmio più difficile.

La ragione per cui non ci sono riserve di valore buone è perché ai nostri padroni keynesiani piace così. Il denaro che si trova in una riserva di valore non si muove, è parcheggiato e, sempre secondo loro, “non è produttivo”. Vogliono che esso circoli nell’economia e ne aumenti la velocità. Il motivo: equiparano il denaro in movimento alla prosperità; commettono lo stupido errore di pensare che la metrica della velocità rifletta la realtà.

I keynesiani sono famosi per commettere tali errori, misurando ad esempio il grado di occupazione come indicatore della salute economica. In un libero mercato velocità e occupazione hanno una certa correlazione, ma una volta che lo stato inizia a fare della seconda il suo obiettivo, ad esempio pagando le persone per scavare buche e riempirle, il parametro stesso diventa inutile. Tale comportamento intorbidisce i dati correlati e corrompe il sistema di misurazione.

Vale lo stesso ragionamento per la velocità del denaro. Quegli scambi effettuati attraverso lo stimolo dell’inflazione sono altrettanto inutili quanto scavare e riempire buche. Gli scambi davvero utili sono quelli effettivamente produttivi, come il denaro utilizzato per il materiale per costruire navi, non quelli improduttivi, come quei token finanziati con capitale di rischio per qualche scimpanzé su JPEG. Questo, tra l'altro, è il motivo per cui parametri come il “numero di sviluppatori” su un ecosistema altcoin sono fuorvianti. La metrica è influenzata da ricompense artificiali e molti di questi sviluppatori stanno facendo l'equivalente digitale di scavare e riempire buche pagati dalla pre-mining di un'altcoin.

Ai padroni keynesiani piace questo modo di contabilizzare l’economia basato su parametri, perché consente loro di giustificare qualsiasi cosa lo stato scelga di fare. Guerra? Ciò creerà posti di lavoro e stimolerà l’economia! Stato sociale? Ciò porterà più persone a spendere e questo aiuterà l’economia! Quasi ogni programma governativo può essere giustificato. L’unica azione dello stato che non piace ai keynesiani è il taglio della spesa. Gli economisti mainstream sono keynesiani per lo stesso motivo per cui proliferano i falsi profeti. Dicono ai governanti quello che vogliono sentirsi dire e razionalizzano le loro linee di politica.

Queste ultime non sono di per sé contrarie al risparmio, ma giustificano l’inflazione. E inflazionare è ciò che ogni stato vuole fare perché gli permette di spendere soldi che non ha. Affinché l’inflazione appaia produttiva dal punto di vista economico, è necessario che sia accompagnata da una certa razionalizzazione sui motivi per cui apporta benefici all’economia. Pertanto il risparmio viene reso più difficile rispetto alla gestione di un nodo su Ethereum.


RISERVE DI VALORE TRADIZIONALI

Prima di Bitcoin se volevate conservare valore a lungo termine avevate solo tre opzioni: immobili, che sono scarsi, ma hanno molti costi di mantenimento in tasse e manutenzione; le azioni, che sono vulnerabili a tutti i tipi di shock sia interni che esterni; l’oro, che è stato una grande riserva di valore per molto tempo, ma non lo è più dall’avvento del sistema bancario a riserva frazionaria.

Infatti l’oro è la ragione originale per cui il sistema bancario a riserva frazionaria esiste ed è diventato così redditizio. Per molti anni le banche hanno emesso prestiti sulla base di oro inesistente tramite certificati cartacei. Purtroppo questo processo continua ancora oggi, dove molti grandi depositari di oro emettono certificati cartacei. Ciò, a sua volta, gonfia l’offerta di oro sui mercati, quindi l’oro fisico è in realtà scarso, ma l’oro sintetico no. Come un'attrice di Hollywood, l'oro sintetico è per lo più falso.

Sono sicuro che se state leggendo questo pezzo avete già qualche dubbio sull'uso del denaro fiat come riserva di valore e non ho bisogno d'insistere su questo punto, ma per ragioni di completezza, spiegherò il perché. Il denaro fiat è estremamente liquido, ma perde valore molto rapidamente. Mantenere i vostri soldi in dollari è un ottimo modo per perdere denaro in un periodo di tempo ragionevole. L’espansione monetaria del dollaro è stata incredibile, con M2 che è passato da $289 miliardi nel 1959 a più di $21.000 nel 2023. Su base annua si tratta di una svalutazione di circa il 7% ogni anno. Come vedremo, questo numero non è una coincidenza.

Ci sono altre riserve di valore, come squadre sportive, oggetti da collezione, set Lego e persino barattoli di detersivi e sgombri. Su questi avremo altro da dire più avanti, ma basti sapere che tutti questi asset presentano svantaggi ancora più grandi dei tre di cui ci occuperemo ora: oro, azioni e immobili.


I PROBLEMI CON AZIONI, IMMOBILI E ORO

Ecco il problema con queste riserve di valore: in primo luogo hanno tutte grandi costi di transazione. Effettuare transazioni nel settore immobiliare è molto complicato. Non solo la liquidità oscilla costantemente, ma i tempi di regolamento sono molto lunghi e ci sono commissioni elevate, fino al 3%, da pagare ogni volta che acquistate o vendete. Con l'oro fisico c'è anche una spedizione da prendere in considerazione. Le azioni hanno commissioni e ottenere il giusto mix per diversificare adeguatamente le moltiplica di conseguenza.

Il secondo problema è che le azioni e il settore immobiliare richiedono un’enorme quantità di ricerca. In un’economia fiat bisogna fare soldi due volte: una volta per guadagnarli e una volta per tenerli. Non è necessaria una piccola quantità di ricerca per investire correttamente nel settore immobiliare o in azioni. Due case adiacenti possono avere valori radicalmente diversi, forse perché una ha fondamenta difettose o si trova in un distretto scolastico diverso. Due titoli azionari, anche nello stesso settore, possono avere valutazioni molto diverse, forse perché uno ha un management team particolarmente competente o ha accesso a un particolare brevetto che l’altro non ha. Quel che è peggio è che si tratta di una ricerca che non è realmente produttiva per nessuno. Affidarsi a una terza persona per la ricerca è un ottimo modo per farsi derubare dei propri soldi e quindi gli investitori immobiliari e azionari di successo fanno le proprie ricerche.

Per l'oro fisico c'è anche il problema di assicurarlo. Volete davvero tenere un lingotto d'oro da 400 once in casa vostra e correre il rischio che venga rubato? I beni fisici sono molto difficili da garantire ed è per questo che le banche hanno iniziato a farlo.

Il terzo problema è che esiste una dipendenza significativa da terzi. Gli immobili possono essere sottratti attraverso leggi sugli espropri; le società pubbliche possono avere team esecutivi che commettono appropriazione indebita e frode che potrebbero rovinare le vostre azioni; il deposito dell'oro può essere saccheggiato da uno stato per rimpinguare le proprie casse e anche l'oro privato può essere confiscato per diktat dello stato.


IL 7% ALL'ANNO

I gestori patrimoniali sanno che il 7% è il punto di riferimento per i rendimenti sugli investimenti dei loro clienti. Da dove salta fuori questa cifra? È il tasso al quale storicamente si è espansa l’offerta di denaro. Ottenere un rendimento del 7% annuo in azioni è considerato davvero positivo. La maggior parte del settore immobiliare non si avvicina nemmeno a questo livello e, sulla base dei dati che ho analizzato, l'oro certamente no.

L'effetto di non avere una buona riserva di valore a livello individuale è che c'è un intero gruppo di persone ricche che devono continuare a lavorare per conservare i propri soldi. Sono su un tapis roulant monetario, devono correre per restare nello stesso posto. E se conoscete persone ricche, questa è una delle loro caratteristiche distintive: trascorrono un'enorme quantità di tempo per gestire i propri soldi. Questo è uno spreco e uno dei motivi per cui quando ci sono più soldi, ci sono più problemi.


RINUNCIARE AL LAVORO EXTRA

C’è da meravigliarsi, quindi, se molte persone scelgano di non doversi occupare della gestione del denaro e finiscono per spenderlo? Questo è, dopo tutto, ciò che i padroni keynesiani vogliono: che manteniate vivo il flusso di denaro, indipendentemente dal fatto che sia per qualcosa di cui avete effettivamente bisogno o meno.

Perché non divertirsi adesso se il potere d'acquisto è comunque destinato a diminuire rapidamente? Perché non comprare un'auto, una borsa o una ciambella gourmet? Se è troppo lavoro tenere i vostri soldi, perché non spenderli in qualcosa che vi fa divertire ora?

Ciò è incoraggiato dall’altro lato dell’equazione fiat: il debito. Non solo risparmiare è davvero difficile, ma indebitarsi è davvero facile. La maggior parte delle persone che svolgono un normale lavoro hanno un'enorme disponibilità di debito. Nel prossimo articolo di questa serie vedremo che per i lavoratori autonomi o gli imprenditori il debito è più difficile da garantire, ma per i dipendenti aziendali il debito consente loro di anticipare i consumi. Cioè, possono avere qualcosa adesso invece di essere costretti ad aspettare e risparmiare con disciplina. Il debito ha creato molti adulti arroganti, viziati e immaturi.

Anche per gli individui ambiziosi, il desiderio di migliorarsi non sempre funziona. Molti imitano le startup nel tentativo di alimentare la propria crescita attraverso il debito, ad esempio attraverso i prestiti agli studenti. “Investendo” nella loro istruzione tentano di guadagnare più soldi in seguito. Solo che il numero di persone che entrano all'università la usano come una vacanza e, infatti, circa il 40% di coloro che entrano nei college non lo finiscono. Gli investimenti si trasformano in consumi perché non hanno disciplina.

La mentalità dell’alta preferenza temporale diventa molto più facile da alimentare grazie alla disponibilità di carte di credito, mutui, prestiti studenteschi, prestiti auto e persino prestiti personali. Il nostro sistema tenta gli individui con ogni tipo di consumo, tassando al contempo qualsiasi comportamento disciplinato.


INFLAZIONE DEI PREZZI DEGLI ASSET

La mancanza di buoni veicoli di risparmio, combinata con l’enorme disponibilità di debito, significa che si verifica una forte inflazione dei prezzi degli asset. Cioè, otteniamo valori folli per cose che sono percepite come scarse perché ci sono poche riserve di valore buone. Le persone investiranno in quasi tutto ciò che ha scarsità perché non vogliono perdere lentamente la loro ricchezza, pertanto otteniamo prezzi speculativi elevati per cose come le figurine di Michael Jordan, i dipinti di Rothko e i medaglioni dei taxi di New York City. Quando ci sono poche riserve di valore buone e gli asset liquidi come le azioni si limitano a tenere il passo con l’espansione monetaria, altri asset scarsi diventano più attraenti. Quando non esiste una buona riserva di valore, tutto diventa una riserva di valore scadente.

Ciò che è veramente ingiusto in questo particolare tipo di inflazione patrimoniale è che le persone che ne beneficiano sono in genere già molto ricche o semplicemente molto fortunate. Le squadre sportive hanno superato il rendimento annuo del 7% e così anche le azioni di Hamptons e Facebook prima che diventassero pubbliche. Ciò che accomuna tutti questi investimenti è che sono disponibili solo per i super ricchi. La ricchezza minima da investire in uno di questi elementi è di milioni e si parla di miliardi per le squadre sportive. Sono tutti veicoli che permettono ai ricchi di arricchirsi ancora di più.

Altri asset che hanno avuto buoni risultati sono diventati improvvisamente molto popolari. Molte opere d'arte moderna, medaglioni di taxi e persino figurine sportive avrebbero potuto essere acquistate in anticipo, ma ci voleva un po' di fortuna. Dopotutto, per ogni Rothko, ci sono migliaia di artisti che hanno prodotto dipinti simili ma non sono mai diventati popolari. Per ogni figurina sportiva, ci sono centinaia di figurine di sportivi che non sono riusciti ad avere una carriera decente.


ESSERE FORTUNATI PIUTTOSTO CHE BRAVI

Investire in asset che battono l’inflazione richiede un grande elemento di fortuna e ciò genera molto risentimento. La percezione è che le persone che ne hanno beneficiato si trovassero nel posto giusto al momento giusto. Tale fortuna non è poi così diversa nella sostanza dalla ricerca di rendite. Gli investimenti hanno così assunto un'etichetta di gioco d'azzardo, di conseguenza i valori delle persone nell’economia sono cambiati, passando da una mentalità orientata a fornire valore a una ijn cui si cercano diversi investimenti prima che diventino popolari.

Infatti questo elemento rappresentato dalla fortuna è presente anche nel settore immobiliare e in quello azionario. C'è ingiustizia in queste cose perché bisogna essere membri di una di queste comunità (che generalmente sono molto ricche) solo per sapere in anticipo in cosa investire; c'è anche necessità di contrarre quantità significative di debito necessarie per accedere a questi settori. Molte delle persone che si sono arricchite grazie all'inflazione dei prezzi degli asset non hanno fornito alcun valore a nessuno, sono state “fortunate”. Vale a dire, hanno lavorato duro per entrare nei gruppi giusti e ottenere influenza in modo da poter accedere a informazioni privilegiate, ma tale lavoro non aggiunge valore, quindi è più visto come fortuna.


RISERVE DI VALORE ILLIQUIDE E NON FUNGIBILI

Le riserve di valore come gli immobili, le azioni e le figurine di Michael Jordan sono veicoli di risparmio deboli perché non sono fungibili. Un pezzo di terreno non vale l’altro e una quota di IBM non è la stessa cosa di una quota di Google. La mancanza di fungibilità non significa solo una generale mancanza di liquidità, ma anche un rischio enorme. Questo è il motivo per cui i gestori azionari sono ossessionati dalla diversificazione. Ci sono tanti modi affinché un particolare titolo può andare male che metterli tutti nello stesso paniere è una follia.

Pertanto, a livello individuale, il denaro fiat fa sì che le persone lavorino molto più duramente per conservare il proprio valore o, se rinunciano a farlo e si indebitano, a impegnarsi in un consumo forsennato. C'è anche invidia sociale nei confronti delle persone ricche, perché molte di loro si arricchiscono perché sono fortunate piuttosto che abili e per aver aggiunto valore.

Le persone che vogliono mantenere la propria ricchezza devono lavorare molto duramente mentre coloro che non se ne preoccupano possono accumulare debiti. Gli incentivi del denaro fiat consistono nel lavorare il meno possibile consumando il più possibile.


BITCOIN RISOLVE QUESTI PROBLEMI

A livello individuale questi comportamenti che vediamo nell’economia fiat sono fortemente frenati in presenza di un buon veicolo di risparmio. Ci sono molti meno motivi per “investire”/scommettere se esiste una riserva di valore alternativa. Le persone più produttive possono continuare a fornire valore alla civiltà invece di lavorare per conservare il denaro che hanno.

Inoltre non avremmo così tanta inflazione patrimoniale. Ciò significa che asset come gli immobili possono andare a persone che lo desiderano per la loro utilità e non come investimento. La riserva di valore percepita in questi asset scompare e sempre più persone possono possedere case perché i costi diminuiranno naturalmente. Le persone possederanno solo le case che utilizzano e non quelle a scopo d'investimento. Allo stesso modo, i dipinti di Rothko, le figurine di Jordan e i set Lego avranno un prezzo in base alla loro utilità. Andranno alle persone che li apprezzano per la loro utilità e non a persone che cercano modi per proteggersi dall’inflazione.

Infine ci sarà molta meno disponibilità di debito, il che porterà a un consumo meno forsennato. Invece il capitale fluirà verso l’innovazione e l’imprenditorialità, un argomento che tratterò nella seconda parte di questa serie.

Purtroppo il denaro fiat ha creato degli incentivi terribili. Non solo la maggior parte delle persone preferisce essere pigra e fortunata piuttosto che lavorare sodo e brava, ma anche le persone che lavorano duro hanno solo un impatto positivo limitato a causa del tapis roulant su cui sono costrette a correre. Molti bitcoiner sono stati sganciati da questi incentivi monetari fiat e i loro comportamenti sono cambiati di conseguenza.

Infatti questo è il vero motivo per cui così tante persone nella comunità Bitcoin stanno rimettendo a posto la propria vita. La capacità di risparmiare e la libertà dal debito cambiano davvero il modo in cui viviamo.

Arrivate per i guadagni, restare per il cambiamento di vita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 10 aprile 2024

Mettiamo in prospettiva le perdite di capitale della BNS e della FED

 

 

di Alex J. Pollock

La banca centrale svizzera, la Banca nazionale svizzera (BNS), ha perso $3,6 miliardi nel 2023, dopo una gigantesca perdita di $150 miliardi nel 2022. Una volta contabilizzate queste perdite e averle opportunamente sottratte dal suo capitale, la BNS aveva ancora un capitale positivo di oltre $70 miliardi. Ciò gli conferisce un rapporto capitale/patrimonio totale di tutto rispetto pari al 7,9%. Tutti questi numeri vengono calcolati dopo aver valutato i suoi investimenti al mercato, come richiesto dalla legge, quindi il capitale è un capitale reale, valutato al mercato. Il valore di mercato delle riserve di oro della BNS è di $65 miliardi, di cui $1,9 miliardi in aumento di valore solo nel 2023. Poiché la BNS ha registrato una perdita complessiva per tale anno, non ha pagato dividendi ai suoi azionisti.

“La BNS mira a un bilancio solido con fondi propri sufficienti per poter assorbire anche perdite elevate”, si legge nella relazione. Questo sano principio finanziario è l’opposto della posizione ufficiale della FED.

La Federal Reserve ha fatto registrare una perdita gigantesca di $114 miliardi per il 2023. Aveva fatto registrare un profitto per l’intero anno 2022, ma ha iniziato a perdere denaro nel settembre di quello stesso anno alla notevole velocità di $2 miliardi a settimana. Le perdite della FED continueranno nel 2024: secondo la sua relazione dello scorso 28 febbraio, le perdite aggregate hanno raggiunto i $154 miliardi. Dal momento che la legge che governa la FED non le consente di mantenere “un bilancio solido con capitale azionario sufficiente per assorbire perdite elevate”, anzi le proibisce di farlo, le perdite ne hanno spazzato via il capitale di oltre 3,5 volte. 

Naturalmente i Congressi che hanno approvato il Federal Reserve Act e i suoi emendamenti non avrebbero mai pensato che essa potesse avere un giorno un capitale negativo – hanno semplicemente pensato che fosse impossibile che perdesse così tanti soldi.

L'attuale deficit di capitale è dimostrato dall'innegabile aritmetica al 28 febbraio: ha versato un capitale di $36 miliardi e minuscoli utili non distribuiti da $7 miliardi, per un totale di $43 miliardi. Capitale iniziale di $43 miliardi meno perdite di $154 miliardi = capitale attuale di -$111 miliardi.

Tuttavia non troverete questo capitale negativo, che è il vero capitale, riportato nel bilancio della Federal Reserve. Essa insiste sulla farsa di contabilizzare le sue ingenti perdite come un attivo, un cosiddetto “deferred asset”. Credete che le perdite possano davvero essere trasformate in un attivo? Voi no? Nemmeno io. Credete che le perdite dovrebbero essere sottratte dal capitale, come ha fatto la BNS? Anche io! In breve, la FED pubblica una cifra capitale fasulla, ma questa è la sua linea di condotta.

A differenza della BNS, la FED non possiede oro per contribuire a compensare il deprezzamento secolare della valuta fiat.

Nonostante le enormi perdite, il capitale negativo e gli utili non distribuiti negativi, la FED continua a pagare dividendi ai suoi azionisti. E non vincola i suoi investimenti o il suo capitale al mercato.

Tutto ciò costituisce un contrasto piuttosto interessante con la BNS.

Il bilancio della Federal Reserve combina i bilanci delle dodici banche regionali Federal Reserve (FRB). Ecco un aggiornamento sul capitale reale al 28 febbraio 2024 di tutte quante loro. Otto delle dodici FRB sono tecnicamente insolventi, con perdite superiori al 100% del loro capitale e quindi passività superiori ai loro attivi. Altri due FRB hanno perso il 98% e l’85% del loro capitale e si stanno avvicinando costantemente all’insolvenza tecnica. Solo due hanno ancora la maggior parte del loro capitale. Di tutte le FRB, la più grande e importante in assoluto è quella di New York. Inoltre presenta di gran lunga le perdite maggiori e il capitale più negativo. L’intero sistema presenta un enorme deficit di capitale. Ricordiamo che la seguente tabella mostra i numeri di capitale reali, non quelli inventati riportati dalla FED.

Capitale reale delle banche regionali Federal Reserve al 28 febbraio 2024

Questi numeri di capitale non includono, a differenza della BNS, alcun mark to market. La FED rivela ogni trimestre il valore di mercato delle perdite sul suo portafoglio, anche se non le inserisce nei suoi rendiconti finanziari. Al 30 settembre 2023 la perdita netta di mercato era pari a $1.300 miliardi. Un’ipotesi ragionevole alla fine di febbraio 2024 è che la perdita del valore di mercato fosse di circa $1.000 miliardi. Pertanto il valore del capitale di mercato sarebbe di -$111 miliardi in aggiunta ai -$1.000 miliardi = -$1.100 miliardi.

Vi piace una situazione in cui il capitale della vostra banca centrale sia positivo o negativo? Credo che la FED dovrebbe essere ricapitalizzata, ma essa stessa e la maggior parte degli economisti contesta fermamente tale soluzione. Come minimo il Congresso dovrebbe insistere su questa linea, come richiesto dal Loss Transparency Act della Federal Reserve, un disegno di legge presentato dal deputato French Hill affinché la FED mantenga libri contabili onesti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 9 aprile 2024

La facciata economica della Cina sta cadendo a pezzi

 

 

di Samuel Gregg

Non molto tempo fa i commentatori di tutto lo spettro politico ci avvertivano che l’economia cinese era destinata a superare quella americana. Gli Stati Uniti avevano bisogno, affermava un senatore, di “una politica industriale filoamericana per il XXI secolo” per scongiurare questa minaccia esistenziale.

Tale retorica ricordava la fine degli anni ’80, quando una serie di libri avvertivano gli americani che, a meno che gli Stati Uniti non adottassero una politica industriale di tipo giapponese (intervento del governo che sposta risorse verso un particolare settore o industria), erano destinati a essere superati economicamente da un Paese che l’America aveva schiacciato militarmente quattro decenni prima.

Nel 1990 l’economia giapponese entrò nel suo “decennio perduto” di stagnazione economica. Sebbene ciò fosse dovuto in gran parte a una politica monetaria a dir poco imperfetta, è stato anche il risultato di estesi interventi statali nell’economia giapponese attraverso la politica industriale: un punto ammesso niente meno che dal Ministero delle finanze giapponese nel 2002.

Modelli simili potrebbero manifestarsi oggi in Cina. L’economia cinese è definitivamente spenta e molti dei dilemmi economici di Pechino sono il risultato delle politiche dirigiste del regime comunista.

La più grande bomba a orologeria che Pechino deve affrontare è il disastro demografico. Grazie alla politica del figlio unico perseguita tra il 1980 e il 2016, la Cina si trova ora ad affrontare tutte le complicazioni legate a una piramide demografica rovesciata in cui una popolazione sempre più anziana è affiancata da un bacino di giovani sempre più ristretto.

Ciò significa una spesa sempre più accelerata per le pensioni, lo stato sociale e l’assistenza sanitaria, che eliminerà costantemente gli investimenti in cose come ricerca/sviluppo, infrastrutture e difesa. Non c’è da stupirsi se Pechino ora stia esortando le famiglie ad avere tre figli. Il problema è che, una volta stabiliti i modelli demografici, è difficile modificarli. Di conseguenza, come osserva lo studioso di politica estera Ryan Hass, la Cina ora “rischia d'invecchiare prima'ancora di arricchirsi”.

La demografia non è l’unica sfida che la Cina deve affrontare. Il Paese sta raccogliendo i frutti degli ultimi 15 anni di decisioni di politica economica sempre più incentrate sullo stato.

Prendiamo, ad esempio, la tanto pubblicizzata Belt-and-Road Initiative (BRI). Dal 2013 Pechino ha cercato di promuovere e investire sistematicamente in progetti infrastrutturali in tutto il mondo, in particolare nei Paesi che la Cina considera geopoliticamente significativi.

Fin dal suo inizio la BRI è stata caratterizzata da costi fuori controllo, tanto che, già nel 2015, le banche cinesi gestite dallo stato hanno iniziato a ridurvi la loro esposizione mentre le banche commerciali hanno cercato di evitarla del tutto. Ci sono anche prove che la BRI è stata a lungo segnata dalla corruzione da parte dei funzionari responsabili della sua gestione.

Tali problemi erano prevedibili quando c'è lo stato che gioca un ruolo pesante nel dirigere gli investimenti – un processo che ha subito una costante accelerazione in Cina dopo che Xi Jinping è salito al potere nel 2012. Ciò ha prodotto diffuse allocazioni errate di capitale in tutta l’economia, come risultato di banche controllate dallo stato che concedevano prestiti a imprese statali inefficienti e zombi.

Funzionari statali cinesi hanno persino riconosciuto che Pechino ha sprecato come minimo $6.000 miliardi in investimenti infruttuosi tra il 2009 e il 2014. Ciò non sorprende dato che la relazione di consultazione dell’Articolo IV del 2021 dell'FMI sulla Cina ha concluso che le imprese cinesi di proprietà statale erano, in media, solo l’80% produttive rispetto alle aziende private. Ciò, afferma sempre tale relazione, ha svolto un ruolo significativo nel continuo declino della produttività della Cina a partire dalla fine degli anni 2000.

Un problema correlato è l’uso aggressivo della politica industriale, soprattutto a partire dall’inizio degli anni 2010, sotto forma di sussidi, investimenti statali diretti e prestiti a basso costo. L’obiettivo era quello di cercare di sostenere la crescita in settori come la produzione avanzata, la tecnologia, il settore dei servizi, le infrastrutture e l’agricoltura.

Naturalmente se investite abbastanza denaro in un dato settore economico, otterrete dei risultati. Un’analisi approfondita di Scott Lincicome e Huan Zhu riguardo la politica industriale in Cina mostra enormi fallimenti in settori come i semiconduttori, le tecnologie 3G, gli aerei nazionali e la produzione automobilistica. Le stesse linee di politica hanno anche contribuito a far crescere la corruzione in molti settori economici, compreso il settore della ricerca/sviluppo, altamente sovvenzionato.

Queste e altre tendenze innervosiscono gli investitori esteri e ciò ci porta a un altro problema che i politici cinesi devono affrontare.

Gli investimenti esteri in entrata in Cina sono in calo ormai da due anni consecutivi: ora sono al livello più basso sin dal 1993. Questo sviluppo riflette una relazione complessa, dalle tensioni commerciali al disagio riguardo le intenzioni di Pechino nei confronti di Taiwan.

Alla base di questa flessione negli investimenti esteri c’è anche la diminuzione della fiducia tra i leader imprenditoriali esteri riguardo le future prospettive economiche della Cina. La Camera di Commercio dell’Unione Europea nel suo Business Confidence Survey del 2023 sulla fiducia delle imprese in Cina, ad esempio, ha rimarcato “un significativo deterioramento del sentiment delle imprese”. Più specificamente “il 64% degli intervistati ha riferito che fare affari in Cina è diventato più difficile nell’ultimo anno, il tasso più alto mai registrato; l’11% degli intervistati ha spostato gli investimenti fuori dalla Cina; l’8% ha deciso di spostare altrove gli investimenti futuri precedentemente pianificati per la Cina; e uno su dieci riferisce di aver già spostato, o di pianificare di spostare, la propria sede centrale asiatica (HQ) o il quartier generale della business unit fuori dalla Cina continentale”.

“Le incertezze nel contesto politico cinese”, secondo suddetta indagine, sono state fondamentali per questo deterioramento della fiducia. Le imprese straniere temono la crescente ambiguità su ciò che Pechino consentirà di fare alle imprese estere in Cina. Questa incertezza è stata sicuramente esacerbata dal fatto che l'Ufficio nazionale di statistica cinese sta diventando progressivamente più selettivo riguardo ai dati economici da rilasciare e ritarda regolarmente la pubblicazione di altri dati rilevanti. Nell’agosto 2023 la Cina ha smesso di rilasciare informazioni sul tasso di disoccupazione giovanile.

Queste tendenze indicano che la Cina sta per cadere in una stagnazione come quella giapponese degli anni ’90? È troppo presto per dirlo. Indicano, tuttavia, che i politici americani – indipendentemente dal fatto che il loro focus sia la sicurezza nazionale o il commercio – dovrebbero ricalibrare il loro approccio nei confronti di Pechino ed evitare di rimanere bloccati in una narrazione che presuppone che la Cina sia un colosso economico inarrestabile. In parole povere, le prove suggeriscono il contrario.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 8 aprile 2024

Ciò di cui gli USA hanno meno bisogno adesso è un taglio dei tassi

 

 

di David Stockman

Sin dal marzo 2008 lo strumento chiave della FED – il Federal fund rate – si è mantenuto su livelli negativi, se aggiustato all’inflazione, per oltre il 93% del tempo. E anche gli attuali tassi positivi riescono a malapena a superare la soglia dello zero e sono ancora molto, molto al di sotto dei livelli più sani registrati dal 1984 fino al 2000.

Tuttavia da quando il tasso di riferimento reale è diventato marginalmente positivo nel luglio 2023, il crescendo di tamburi a Wall Street per un nuovo ciclo di tagli dei tassi è diventato travolgente. Cosa diavolo c’era di così oneroso o economicamente opprimente in un tasso reale pari ad appena +1,82% a febbraio?

A sentire Wall Street si potrebbe pensare che l'economia statunitense stia per essere gettata nella fossa della recessione in assenza di una nuova tornata di tagli dei tassi, ma queste sono solo ridicole, stupide sciocchezze. L’unica ragione plausibile per tagliare i tassi dopo anni di denaro a costo negativo in termini reali è quella d'innescare e sostenere una nuova bolla nel mercato azionario già selvaggiamente gonfiato.

Si tratta di consentire agli speculatori amanti della leva finanziaria d'inseguire i prezzi delle azioni al rialzo. Infatti tassi più bassi innescherebbero l’espansione dei multipli PE riducendo allo stesso tempo il costo di finanziamento di tali posizioni tramite prestiti a margine più economici o premi di opzioni.

È davvero una situazione pietosa perché non esiste alcuna ragion di stato immaginabile che possa aiutare l’uno per cento a speculare di più e quindi inclinare ulteriormente la distribuzione della ricchezza finanziaria in cima alla scala economica.

Tasso di riferimento aggiustato all’inflazione, dal 1984 al 2024

I capi della FED e i loro scagnozzi a Wall Street insistono sul fatto che l’orrenda repressione dei tassi d'interesse mostrata qui sopra era tutta per rendere migliore la vita a Main Street: innescare livelli più elevati in investimenti aziendali, una maggiore costruzione di alloggi residenziali e un ciclo economico meno volatile.

Il problema, ovviamente, è che non esiste uno straccio di prova a sostegno di tali affermazioni.

Ad esempio, ecco un grafico del ciclo economico dal 1948 misurato dal tasso annuo di variazione del PIL reale. I minimi durante le ultime due recessioni sono stati più profondi rispetto a quelli delle 10 recessioni precedenti la Grande Crisi Finanziaria del 2007-2009. E a parte l’aberrazione del 2020, anche le riprese negli ultimi decenni sono state generalmente più deboli.

Qualche tempo fa Ben Bernanke ebbe persino il coraggio di elogiare la “Grande Moderazione” durante i suoi primi anni alla FED. Ciò implicava che, grazie agli sforzi e alle intuizioni superiori dei 12 membri del FOMC, la turbolenza storica del ciclo economico era stata completamente risolta.

Ahimè, quel discorso è stato pronunciato nel marzo 2004 e tutto ciò che si trova a destra di quella data nel grafico qui sotto suggerisce il contrario.

Tasso annuo di variazione del PIL reale, dal 1948 al 2023

Il passaggio alla dilagante stampa di denaro è iniziato con Greenspan nel 1987 e da allora è diventata progressivamente più aggressiva. A parte la famigerata bolla immobiliare di Greenspan del 2003-2006, che fu di breve durata, non c’è stato alcun aumento nella quota del PIL destinato all’edilizia residenziale. Infatti, su base uniforme, la tendenza è stata una diminuzione, e non un aumento, degli investimenti nell’edilizia residenziale.

Se l’obiettivo della politica sociale è offrire maggiori opportunità abitative ai più bisognosi, ciò può essere raggiunto attraverso sussidi diretti basati sul reddito, ad esempio sotto forma di riscatto di mutui, a costi molto inferiori e senza nessuno degli effetti collaterali negativi di tassi ipotecari artificialmente bassi.

Al contrario, i tassi d'interesse di mercato artificialmente repressi vanno a vantaggio dei ricchi, conferendo loro un valore in dollari molto maggiore che spesso utilizzano per mutui multimilionari e finanziare la loro residenza principale, per non parlare delle seconde e terze case.

Investimenti residenziali in percentuale del PIL, dal 1978 al 2023

Allo stesso tempo l'effetto collaterale dei tassi ipotecari artificialmente bassi rispetto a quelli di mercato è quello di causare un rialzo del prezzo del patrimonio immobiliare esistente, conferendo così enormi guadagni ai proprietari di case esistenti e barriere all’ingresso per le famiglie di nuova formazione che entrano nel mercato dei mutui per la prima volta.

Data la natura del patrimonio immobiliare residenziale, questo effetto collaterale è particolarmente acuto. Nel caso delle case unifamiliari, ad esempio, attualmente ci sono 86,2 milioni di unità abitative di proprietà (area arancione), ma il livello di nuove costruzioni nel trimestre più recente è stato di appena 993.000 unità su base annua (area nera).

Di conseguenza la nuova offerta ammonta solitamente solo all’1% dello stock esistente, il che significa che un sussidio attraverso gli interessi è dannatamente inefficiente se l’obiettivo è stimolare nuova offerta di alloggi.

Inoltre questa inefficienza non riguarda solo i 3,5-4,0 milioni di unità unifamiliari esistenti. L'effetto del prezzo di mercato incide sul valore di tutte le quote, in vendita o meno; e a tale inflazione del valore possono accedere i proprietari che non vendono e invece rifinanziano la loro proprietà o la usano in altro modo come garanzia.

In fin dei conti la vera questione per quanto riguarda l’edilizia residenziale è la distribuzione del reddito o il sostegno alle famiglie basato sui bisogni, non il livello di nuove costruzioni in sé. Di conseguenza il tasso ipotecario dovrebbe essere lasciato al mercato, con le risorse pubbliche incanalate esclusivamente attraverso pagamenti mirati e basati sulla verifica dei mezzi.

Nuova offerta rispetto allo stock esistente di case unifamiliari, dal 2000 al 2023

Non è neppure opportuno che i tassi d'interesse siano abbassati artificialmente per stimolare gli investimenti non residenziali o del settore commerciale. Come mostrato di seguito, i dati sugli investimenti netti delle imprese confutano completamente l'assioma del denaro facile. Mentre prima dell’era Greenspan gli investimenti netti delle imprese si aggiravano intorno al 5-7% del PIL, negli ultimi anni hanno raggiunto in media appena il 3%.

Inoltre va notato che qui stiamo utilizzando la misura aggiustata degli investimenti aziendali: nuovi investimenti al netto del consumo (ammortamento) dell'anno in corso rispetto al capitale sociale esistente. Dopotutto questo è in realtà la quantità che è disponibile dagli investimenti aziendali annuali per finanziare miglioramenti nella produttività o espansione della capacità.

Investimenti netti delle imprese in percentuale del PIL, dal 1965 al 2023

Se gli interventi iperattivi della FED e le manipolazioni dei tassi d'interesse sui mercati monetari e dei capitali non attenuano il ciclo economico (per non parlare di eliminare le recessioni), non stimolano maggiori investimenti immobiliari e non causano un aumento degli investimenti aziendali, allora gli unici macro settori rimasti sono i consumatori interni e il governo federale.

D’altra parte non c’è magia in tassi d'interesse più bassi, l’unica cosa che possono plausibilmente fare come una questione meccanica è far sì che i mutuatari accendano più debiti di quanto altrimenti accadrebbe in un libero mercato.

Perché i politici dovrebbero voler incoraggiare ancora più debito pubblico e delle famiglie nonostante i livelli altissimi già esistenti?

Nel periodo di massimo splendore della prosperità americana, nel 1955, il debito complessivo ammontava a soli $408 miliardi, pari al 99% del PIL. Alla vigilia dell’arrivo di Greenspan alla guida della FED, tali cifre erano salite lentamente, raggiungendo i $5.600 miliardi e il 117% del PIL nel secondo trimestre del 1987.

Ma dopo che la stampante monetaria è stata accesa ininterrottamente e i tassi d'interesse nominali e reali estremamente bassi sono diventati la norma, è iniziato il deragliamento: alla fine del 2023 il debito totale negli Stati Uniti ammontava a $52.700 miliardi e quasi al 190% del PIL.

Inutile dire che qualsiasi politica della banca centrale che miri esplicitamente o anche tacitamente a indurre ancora più prestiti e una leva finanziaria ancora più elevata rispetto alle entrate di governo federale e famiglie negli Stati Uniti non è nemmeno lontanamente razionale. Si tratterebbe semplicemente di un default meccanico del catechismo keynesiano, il quale sostiene erroneamente che i consumatori, i lavoratori, gli investitori, i risparmiatori e gli imprenditori che interagiscono liberamente nel mondo del commercio spendono di per sé troppo poco e risparmiano troppo.

Ahimè, questa è semplicemente dottrina statalista e non ha fondamento empirico, oltre a essere antitetica alla nozione stessa di libero mercato e libertà economica.

Debito delle famiglie e del governo federale, dal 1955 al 2023

Inutile dire che tutto il pompaggio monetario non è finito in un buco nero economico, senza lasciare traccia visibile sull’economia statunitense. Al contrario, ciò che è accaduto è stata la massiccia finanziarizzazione della vita economica americana, fenomeno che può essere misurato dal valore di mercato di tutti gli asset finanziari – azioni, obbligazioni, beni immobili – rispetto al reddito nazionale.

Infatti nel 1955 il valore di mercato degli asset finanziari delle famiglie (area nera) ammontava a $1.100 miliardi, pari al 267% del reddito nazionale (PIL). E mentre il livello in dollari è cresciuto fino a raggiungere i $12.800 miliardi nel secondo trimestre del 1987, il rapporto con il reddito nazionale è rimasto stabile.

Alla fine del 2023 gli asset finanziari totali delle famiglie (al valore di mercato) erano arrivati a quasi $119.000 miliardi e rappresentavano il 425% del PIL. Vale a dire, il tasso tendenziale di crescita economica è sceso dal 3,5% annuo prima di Greenspan ad appena l’1,5% annuo negli ultimi decenni.

Malgrado ciò un’economia più debole – gravata da $97.000 miliardi di debito totale – sta ora sfoggiando un carico di asset finanziari più elevato.

Un tempo i sostenitori di un'economia sana/onesta avrebbero definito il grafico qui sotto un castello di carte, e sicuramente lo è.

Non c’è da stupirsi se i fastidiosi piagnucoloni di Wall Street stiano disperatamente invocando un altro giro di droga monetaria.

Asset finanziari delle famiglie rispetto al PIL, dal 1955 al 2023

Tre sono gli indicatori che potrebbero segnalare un cambio di gestione dell'economia da parte della banca centrale americana, cambiamenti che la libererebbero dalla morsa degli speculatori di Wall Street e degli spendaccioni a Washington:

• Promulgazione di una moratoria su qualsiasi ulteriore acquisto da parte della FED di titoli del Tesoro americano o di debito garantito dal governo federale.

• La fine dei bailout, dei sussidi sui tassi d'interesse, delle operazioni di mercato aperto e di qualsiasi altra manipolazione di mercato a Wall Street.

• Ritorno a un modus operandi basato sulla finestra di sconto, come previsto dal mandato originale della FED, in cui le banche membri che necessitano di liquidità possono ottenere anticipi a fronte di solide garanzie commerciali e a tassi di interesse di mercato più uno spread di penalità.

Queste misure prenderebbero due piccioni con una fava. Senza la prospettiva di una FED che rastrella tutto il debito pubblico, i rendimenti obbligazionari aumenterebbero drasticamente e i guerrafondai e i grandi spendaccioni su entrambe le estremità di Pennsylvania Avenue si troverebbero finalmente ad affrontare il vero costo economico della loro dissolutezza.

Allo stesso tempo un rendimento obbligazionario nettamente più elevato metterebbe fine alla gigantesca bolla del mercato azionario che ha spostato la ricchezza verso la cima della scala economica. Dal 1989, ad esempio, il patrimonio netto dello 0,1% più ricco della popolazione è salito da $1.800 miliardi a poco meno di $20.000 miliardi. Si tratta di un guadagno di $138 milioni a famiglia.

Al contrario, il patrimonio netto aggregato del 50% più povero, ovvero 66 milioni di famiglie, è aumentato da $700 miliardi a $3.600 miliardi. Si tratta di un guadagno di soli $44.000 a famiglia.

Di conseguenza ognuno nello 0,1% più ricco ha guadagnato 3.100 volte più patrimonio netto rispetto alla metà più povera delle famiglie americane. E questo risultato sbilanciato non è dovuto al fatto che lo 0,1% più ricco fosse molto più ricco fin dall’inizio.

Infatti nel 1989 il patrimonio netto aggregato dello 0,1% più ricco era 2,45 volte quello del 50% più povero, ma nel terzo trimestre del 2023 era cresciuto fino a 5,45 volte. Questo cambiamento non aveva assolutamente nulla a che fare con il merito, l’abilità negli investimenti o il contributo alla vita economica americana; era semplicemente un prodotto dell’inflazione degli asset finanziari e della pronta capacità dei più ricchi di speculare con una leva finanziaria a basso costo, fenomeni entrambi alimentati dalla FED.

In breve, il drastico ampliamento del divario di ricchezza illustrato nel grafico qui sotto non è stato il risultato naturale del capitalismo di libero mercato che funziona sulla base del denaro sano/onesto. È stato invece il prodotto della dilagante stampa di denaro da parte della banca centrale americana, un’istituzione statale che era stata infiltrata da Wall Street.

Patrimonio netto dello 0,1% più ricco rispetto al 50% più povero, dal 1989 al 2023

Negli ultimi decenni la scusa della FED è stata o che l’inflazione non stava raggiungendo l’obiettivo del 2,00% dal basso o che eventuali riacutizzazioni temporanee della stessa erano transitorie e sarebbero presto rientrate nell’intervallo obiettivo. Di conseguenza non ha mai smesso di stampare credito fiat, aumentando il suo bilancio da $200 miliardi nel 1987 a $9.000 miliardi al picco nel 2022. Tale aumento di 45 volte ha ampiamente superato l'aumento di 5 volte, invece, del reddito nazionale (PIL) durante lo stesso periodo.

Già questo rapporto asimmetrico indica che la stampante monetaria della FED dovrà essere messa a tacere per un bel po’ di tempo. Ma ecco il punto: non c’è l’ombra di una prova che l’inflazione al 2,00% vada a beneficio dell’economia di Main Street o delle famiglie a reddito medio e basso. Come abbiamo ripetutamente dimostrato, i tassi di crescita economica reale, i livelli d'investimento, gli aumenti di produttività e gli standard di vita della classe media hanno tutti vacillato rispetto alle tendenze storiche da quando la FED ha iniziato a stampare pesantemente durante l’era Greenspan.

Ma ciò che un’inflazione pari o superiore al 2,00% in realtà fa è distruggere i magri risparmi delle famiglie di Main Street, che non possono permettersi di lanciare i dadi a Wall Street o investire in rischiose obbligazioni spazzatura, immobili cartolarizzati o altri asset ad alto rendimento. Di conseguenza anche se il patrimonio netto dello 0,1% più ricco è aumentato del 1.000% tra il terzo trimestre del 1989 e il terzo trimestre del 2023, il valore di un dollaro risparmiato da un consumatore medio nel 1989 valeva solo 41 centesimi alla fine di suddetto periodo di 34 anni.

Detto in modo diverso, la politica pro-inflazione della FED devasta la classe media e i salariati medi, anche se pompa enormi quantità di liquidità a basso costo nelle bische di Wall Street.

Deprezzamento del dollaro dal terzo trimestre del 1989

Ciò che i dottorandi che spacciano un obiettivo d'inflazione al 2,00% ignorano sempre è che l’inflazione è cumulativa e non vi è alcuna garanzia che lo stipendio di un particolare lavoratore manterrà il passo.

Ad esempio, ecco il salario medio nel settore manifatturiero (linea rossa tratteggiata) dal terzo trimestre del 1989 rispetto ai costi di cibo, energia e immobili.

Direi porprio che tutta questa inflazione non è stata esattamente un affare per il lavoratore medio nel settore manifatturiero, sempre che sia riuscito a mantenere il proprio lavoro. In realtà oggi ci sono 5 milioni di posti di lavoro ben retribuiti nel settore manifatturiero in meno rispetto a 34 anni fa.

In tal periodo la retribuzione oraria media dei lavoratori nel settore manifatturiero non è riuscita a tenere il passo con nessuna delle principali voci del costo della vita.

Variazione % cumulativa tra il terzo trimestre del 1989 e il terzo trimestre del 2023:

• Retribuzione oraria dei lavoratori nel settore manifatturiero: +156%

• IPC cibo: +157%

• IPC immobili: +188%

• IPC energia: +211%

In breve, l’inflazione non è un affare per i lavoratori salariati. L’intera idea di prendere di mira qualcosa di diverso dalla stabilità dei prezzi equivale a gergo accademico malcelato progettato per offuscare il vero obiettivo: generare ricchezza a Wall Street a partire dall’erronea nozione greenspaniana secondo cui “effetti ricchezza” e “riflusso verso il basso” sono un vantaggio per Main Street.

Ma quando si confronta il grafico qui sotto con i guadagni netti mostrati nel grafico sopra, le prove gridano piuttosto forte: l’inflazione è un pessimo affare per Main Street e una manna del tutto ingiustificata e ingiusta per Wall Street.

Variazione del salario medio nel settore manifatturiero rispetto all’indice dei prezzi al consumo per cibo, casa ed energia, dal terzo trimestre del 1989 al terzo trimestre del 2023

In secondo luogo, si affermerà che rendimenti obbligazionari significativamente più alti causeranno un aumento proporzionale dei tassi ipotecari, a scapito della classe media.

Sì e no. Secondo gli attuali dati governativi, il mutuo medio negli Stati Uniti è di $89.643, ma in questo caso la media non ci dice quasi nulla.

Come mostrato di seguito, il mutuo medio detenuto dal 20% più povero delle famiglie ammonta a meno di $15.000, mentre quello per il 50° percentile è di circa $55.000 e quello del 99° percentile è di $524.000. Quindi i benefici in dollari derivanti dai tassi ipotecari artificialmente bassi vanno in gran parte alle famiglie più benestanti.

Inoltr, se il governo federale vuole aiutare le famiglie a reddito medio per quanto riguarda i mutui, allora la soluzione non è quella di sovvenzionare quelli dei ricchi sopprimendo artificialmente i tassi d'interesse, ma di fornire trasferimenti mirati alle famiglie all’estremità inferiore della scala dei redditi. Un meccanismo per raggiungere questo obiettivo sarebbe una riduzione del tasso d'interesse ipotecario per chi acquista una casa per la prima volta.

Infine si sosterrà che una moratoria estesa sugli acquisti da parte della FED di debito pubblico o delle agenzie governative lascerà il sistema finanziario a secco in caso di crisi di liquidità.

Ma questa è la peggiore affermazione fasulla tra le tante. Se vogliamo una rottura radicale dall'abietta servitù della FED nei confronti di Wall Street, la risposta è chiudere il FOMC (Federal Open Market Committee) e far uscire completamente le operazioni della banca centrale dai canyon di Wall Street.

Infatti i primi ideatori della FED, guidati dal grande Carter Glass, fecero di tutto per mantenere la banca centrale il più lontano possibile da Wall Street. Ecco perché avevano previsto che la FED operasse attraverso 12 finestre di sconto regionali, dove le banche commerciali membri in ciascuna regione potevano ottenere prestiti, ma solo sulla base di solide garanzie commerciali e a un tasso d'interesse di mercato più uno spread di penalità.

Oggi il sistema bancario commerciale detiene più di $12.000 miliardi in prestiti e leasing, esclusi il debito del Tesoro statunitense e i titoli delle agenzie governative. Si tratta di una garanzia più che sufficiente per soddisfare qualsiasi rigore finanziario; inoltre cosa c’è di sbagliato nel richiedere alle banche di pagare tassi d'interesse di mercato più, diciamo, una penalità di 200 punti base qualora volessero usare il credito della banca centrale? Proprio niente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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