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giovedì 6 marzo 2014

Perché essere anarco-capitalisti?





di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Oggi un gran numero di persone – probabilmente più che in passato – si definisce sostenitrice del libero mercato, nonostante l'implacabile propaganda contro di esso. E' una cosa grandiosa. Tali dichiarazioni di sostegno, tuttavia, sono seguite da un inevitabile ma: abbiamo bisogno dello stato per garantire la sicurezza e la risoluzione delle controversie, i servizi più importanti di tutti.

Quasi senza pensarci, quelle persone che sostengono il mercato desiderano assegnare allo stato la produzione dei beni e dei servizi più importanti. Molti favoriscono un monopolio statale sulla produzione del denaro, e tutti sostengono un monopolio statale sulla produzione di legge e dei servizi di protezione.

Questo non vuol dire che queste persone siano stupide o ottuse. Quasi tutti noi siamo passati attraverso un periodo di stato limitato – o "minarchico" – e non ci è mai capitato di esaminare da vicino le nostre premesse.

Per cominciare, dovremmo riflettere su alcuni principi economici di base prima di definire auspicabile l'intervento dello stato:

  • I monopoli (lo stato stesso ne è un primo esempio) portano nel tempo a prezzi più elevati e servizi più scarsi.
  • Il sistema di prezzi del libero mercato dirige costantemente le risorse laddove i desideri dei consumatori vengono serviti in maniera meno costosa (es. costo di opportunità minimo).
  • Lo stato, come spiegò Ludwig von Mises in Bureaucracy, non può essere "gestito come un'impresa." Senza il test profitti/perdite, con il quale l'impresa ratifica le decisioni di allocazione, un ente governativo non ha idea di cosa produrre, in quali quantità, in quale posizione, con quali metodi. Ogni sua decisione è arbitraria, un problema direttamente analogo a quello affrontato dalla pianificazione socialista (come analizzò anche Mises, questa volta nel suo famoso saggio “Economic Calculation in the Socialist Commonwealth”).

In altre parole, quando si tratta di prestazione statale abbiamo buone ragioni per aspettarci una scarsa qualità, prezzi elevati e un'allocazione delle risorse arbitraria e dispendiosa.

Ci sono molte altre ragioni per cui il mercato, l'arena delle interazioni volontarie tra individui, merita il beneficio del dubbio rispetto allo stato, e per cui non dovremmo affrettarci ad affermare che lo stato sia indispensabile senza aver prima indagato come l'ingegno umano e le armonie economiche del mercato possano fare a meno di esso. Per esempio:

  • Lo stato acquisisce le proprie entrare aggredendo individui pacifici.
  • Lo stato incoraggia la popolazione a credere che ci siano due regole morali: una che impariamo da bambini (astensione dalla violenza e furto) e un'altra che si applica solo al governo (che può aggredire gli individui pacifici in ogni modo).
  • Il sistema educativo, dominato dagli stati, incoraggia le persone a considerare moralmente legittima la predazione dello stato e moralmente sospetto lo scambio volontario.
  • Il settore pubblico è dominato da interessi che (non credo che "interessi" sarebbero stati intesi nel senso di persone) fanno pressione per prestazioni speciali a spese della collettività, mentre il successo nel settore privato arriva solo dopo aver soddisfato quello pubblico.
  • Il desiderio di accontentare i gruppi di pressione supera quasi sempre quello di compiacere le persone che vorrebbero veder ridotta la spesa pubblica (e la maggior parte di queste persone la vuole ridotta solo marginalmente).
  • Negli Stati Uniti la magistratura ha sfornato per più di due secoli decisioni assurde, con poco o nessun collegamento "all'intento originale."
  • Gli stati insegnano ai loro sudditi come sventolare bandiere e cantare canzoni in loro onore, contribuendo in tal modo all'idea che resistere ai loro espropri e alla loro grandezza equivale al tradimento.

Questo elenco potrebbe andare avanti all'infinito.

E' comprensibile che le persone non riescano a capire come la legge, che presumono debba essere fornita in modo top-down, possa emergere in assenza di uno stato, anche se c'è un sacco di materiale storico che dimostra proprio questo. Ma se nel corso della storia lo stato avesse monopolizzato la produzione di un qualsiasi bene o servizio, avremmo sentito grida di panico semmai qualcuno avesse voluto privatizzare di nuovo tale bene o servizio. Se lo stato avesse monopolizzato la produzione delle lampadine, per esempio, ci avrebbero detto che il settore privato non avrebbe potuto produrre lampadine. I critici avrebbero insistito che il settore privato non sarebbe stato in grado di produrre la dimensione o il wattaggio che la gente voleva; che il settore privato non avrebbe prodotto lampadine in assenza di un mercato limitato, poiché ne avrebbe tratto poco profitto; che il settore privato avrebbe prodotto lampadine pericolose e dannose per la salute; e così via.

Dal momento che finora abbiamo vissuto con produttori privati di lampadine, queste obiezioni sembrano risibili. Nessuno vorrebbe vivere in uno degli ipotetici scenari da cui ci mettono in guardia questi critici, quindi il settore privato non li produce.

In realtà, fonti di legge concorrenti sono state tutt'altro che rare nella storia della civiltà occidentale. Quando il re iniziò a monopolizzare la funzione legale, non lo fece per un desiderio astratto di ristabilire l'ordine, che già esisteva, ma perché raccoglieva tributi ogni volta che venivano dibattuti casi nelle corti reali. Le ingenue teorie sul bene della popolazione, che in qualsiasi altro contesto viene considerato insensato, non diventano improvvisamente persuasive.

Murray N. Rothbard amava citare Franz Oppenheimer, il quale identificò due modi per acquisire la ricchezza. I mezzi economici comportano un arricchimento attraverso lo scambio volontario: la creazione di un bene o un servizio per il quale le altre persone sono disposte a pagare volentieri. I mezzi politici, disse Oppenheimer, comportano "l'appropriazione del lavoro altrui."

Noi nel campo Rothbardian come vediamo lo stato? Non come il fornitore indispensabile di legge ed ordine, o di sicurezza, o di altri cosiddetti "beni pubblici." (La teoria dei beni pubblici fa comunque acqua da tutte le parti.) Lo stato, invece, è un'istituzione parassita che vive depredando la ricchezza dei suoi sudditi, nascondendo la sua natura predatoria ed anti-sociale sotto una patina di interesse pubblico. Si tratta, come disse Oppenheimer, dell'organizzazione dei mezzi politici per arrivare alla ricchezza. "Lo Stato," scrisse Rothbard,

è quell'organizzazione della società che cerca di mantenere il monopolio dell'uso della forza e della violenza in una determinata area territoriale; in particolare, è l'unica organizzazione nella società che ottiene le sue entrate non dal contributo volontario o dal pagamento per i servizi resi, ma con dalla coercizione. Mentre altri individui o istituzioni ottengono il loro reddito dalla produzione di beni e servizi e dalla loro vendita pacifica e volontaria ad altri, lo Stato ottiene le proprie entrate mediante l'uso della coercizione; cioè con l'uso e la minaccia della prigionia e delle armi. Dopo aver usato la forza e la violenza per ottenere le sue entrate, lo Stato si spinge oltre regolando e dettando le altre azioni dei suoi sudditi [...]. Lo Stato fornisce un canale legale, ordinato e sistematico per la predazione della proprietà privata; rende certa, sicura e relativamente "pacifica" la linfa vitale della casta parassitaria della società. Dato che la produzione deve sempre precedere la predazione, il libero mercato è antecedente allo Stato. Esso non è mai stato creato da un "contratto sociale," ma è sempre nato dalla conquista e dallo sfruttamento.

Se questa descrizione dello stato è vera, e penso che abbiamo buone ragioni per credere che lo sia, è lontanamente possibile limitarlo o addirittura auspicabile farlo? Prima di licenziare tale possibilità, dovremmo almeno considerare se possiamo vivere senza di esso: il libero mercato, l'arena della cooperazione volontaria, potrebbe davvero essere il grande motore della civiltà così come la conosciamo?

Qualcuno potrebbe dire, torniamo alla Costituzione ed ai Padri Fondatori. Sarebbe un miglioramento, senza dubbio, ma l'esperienza ci ha insegnato che lo "stato limitato" è un equilibrio instabile. Gli stati non hanno alcun interesse a rimanere limitati, quando invece possono espandere il loro potere e la loro ricchezza attraverso l'incremento del loro potere.

La prossima volta che vi trovate ad insistere sul fatto che abbiamo bisogno di uno stato limitato, chiedetevi perché mai non rimane tale. Forse state dando la caccia ad un unicorno?

Ed "il popolo"? Non è adatto a mantenere limitato uno stato? La risposta a questa domanda è tutta intorno a voi.

A differenza del minarchismo, l'anarco-capitalismo non si prefigge aspettative irragionevoli. Il minarchista deve capire come convincere il popolo che anche se lo stato ha il potere di ridistribuire la ricchezza e finanziare progetti simpatici che piacciono a tutti, in realtà non dovrebbe farlo. Il minarchista deve spiegare, uno alla volta, i problemi con ogni singolo intervento dello stato, mentre nel frattempo la classe intellettuale, le università, i media e la classe politica si uniscono contro di lui per trasmettere il messaggio opposto.

Invece di insegnare a tutti cosa c'è di sbagliato con i sussidi agricoli, cosa c'è di sbagliato con i salvataggi della Federal Reserve, cosa c'è di sbagliato con il complesso militare-industriale, cosa c'è di sbagliato con il controllo dei prezzi – in altre parole, invece di insegnare a tutti gli americani l'equivalente di tre corsi di laurea in economia, storia e filosofia politica – la società anarco-capitalista richiede che il popolo comprenda solo le idee morali di base: non danneggiare persone innocenti e non rubare. Crediamo che tuto il resto possa derivare da questi semplici principi.

C'è un enorme letteratura che scandaglia le obiezioni più frequenti – ad esempio, la società non finirebbe in un conflitto violento a causa di bande armate che lottano per primeggiare? Come verrebbero risolte le controversie se il mio vicino di casa ha scelto un arbitro ed io un altro? Un breve saggio non può rispondere a tutte le obiezioni, quindi vi rimando alla bibliografia anarco-capitalista di LRC, assemblata da Hans-Hermann Hoppe.

C'è una battuta che di recente gira molto: qual è la differenza tra un minarchista ed un anarchico? Risposta: sei mesi.

Se in linea di principio apprezzate la coerenza e la giustizia, e vi ooponete alla violenza, al parassitismo ed al monopolio, non vi costerà fatica. Cominciate a leggere, e vedrete dove vi porteranno queste idee.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 13 settembre 2013

Il Paradosso Libertario





di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Mentre i libertari cercano di convincere gli altri della loro posizione, finiscono per imbattersi in un paradosso interessante. Da un lato, il messaggio libertario è semplice: si tratta di premesse morali ed intuizioni che in linea di principio sono condivisi da quasi tutti, compresi i bambini. Non danneggiare nessuno. Non rubare. Fatti gli affari tuoi.

Un bambino dirà: "L'ho preso per primo." C'è un qualcosa di intuitivo in questa frase, in cui il primo utilizzatore di un bene precedentemente non posseduto detiene la priorità morale rispetto a coloro che arrivano dopo. Anche questo è un aspetto centrale della teoria libertaria.

Seguendo Locke, Murray Rothbard ed altri filosofi libertari hanno cercato di stabilire una tesi moralmente e filosoficamente difendibile su come si può classificare il possesso della proprietà. Locke sosteneva che in principio i beni della terra fossero posseduti in comune, mentre Rothbard sosteneva più plausibilmente che tutti i beni fossero inizialmente senza proprietario, ma questa differenza non influenza la loro analisi. Locke cercava di giustificare come qualcuno potesse rimuovere un bene dalla proprietà comune per il suo uso individuale, e Rothbard era interessato a come qualcuno potesse prendere un bene senza proprietario e rivendicarlo per il suo uso personale.

La risposta di Locke suonerà familiare. Osservò, innanzitutto, che "ogni uomo possiede la propria persona." Per estensione, ognuno possiede giustamente come sua proprietà quei beni a cui ha mischiato il suo lavoro. Coltivare la terra, raccogliere una mela – qualunque sia l'esempio, diciamo che la prima persona che si impossessa di una proprietà, in precedenza appartenente allo stato di natura e senza un singolo proprietario, potrebbe definirsi il suo proprietario.

Una volta che un bene (che prima era nello stato di natura) entra nel possesso di qualcuno per la prima volta, il suo proprietario non ha bisogno di continuare a lavorarci o trasformarlo per mantenervi il suo titolo di proprietà. Una volta che ha avuto luogo il processo iniziale di homesteading, i futuri proprietari possono acquisire la proprietà non mescolandovi il loro lavoro – che a questo punto sarebbe una violazione – ma comprandola o ricevendola come regalo da parte del legittimo proprietario.

Come ho detto, percepiamo intuitivamente un senso giustizia al centro di questa regola. Se l'individuo non possiede se stesso, allora quale altro essere umano lo possiede? Se l'individuo che trasforma un bene che in precedenza non appartneva a nessun individuo specifico non dispone di un diritto su quel bene, allora quale altra persona ce lo avrebbe?

Oltre ad essere giusta, questa regola minimizza anche i conflitti. E' una regola che tutti possono capire, sulla base di un principio che si applica a tutte le persone allo stesso modo. Non dice che solo i membri di una particolare razza o livello di intelligenza possono possedere una proprietà. Ed è una regola che definisce chiaramente i diritti di proprietà in modo che chiunque possa comprenderli, e che manterrà le controversie al minimo.

Sono poche le alternative a questa tesi del primo utilizzatore. Se non il primo utilizzatore, allora chi? Il quarto utilizzatore? Il dodicesimo? Ma se solo il quarto o il dodicesimo utilizzatore sono i legittimi proprietari, allora solo loro hanno il diritto di fare qualsiasi cosa con il bene. Questo è ciò che rappresenta la proprietà: la capacità di disporre di un bene in qualsiasi modo si voglia, a condizione che in questo modo il proprietario non danneggi nessuno. L'assegnazione del titolo di proprietà attraverso un metodo come la dichiarazione verbale, per esempio, non farebbe nulla per ridurre al minimo i conflitti; la gente griderebbe invano, ognuno rivendicherebbe la proprietà del bene in questione e la risoluzione pacifica del conflitto risultante sarebbe impossibile.

Questi principi sono facili da afferrare, e come ho già detto, coinvolgono intuizioni morali che praticamente chiunque afferma di condividere.

E qui arriviamo al paradosso libertario. I libertari cominciano con questi principi di base e cercano solo di applicarli in modo coerente a tutte le persone. Ma anche se le persone affermano di sostenere questi principi, e anche se la maggior parte delle persone che lo afferma crede nell'uguaglianza – ciò che sostiene il libertario applicando i principi morali a tutti, senza eccezione – il messaggio libertario diventa improvvisamente estremo, irragionevole ed inaccettabile.

Perché è così difficile convincere la gente su una cosa in cui credono già implicitamente?

La ragione non è difficile da trovare. La maggior parte delle persone eredita una schizofrenia intellettuale dallo stato che li ha educati, dai media che li fanno divertire e dagli intellettuali che li confondono con la propaganda.

Questo è ciò che Murray Rothbard voleva veicolare quando descrisse il rapporto tra lo stato e gli intellettuali. "La classe dirigente," scrisse,

sia che si tratti dei monarchi di un tempo o dei partiti comunisti di oggi, è in disperato bisogno di una élite di intellettuali affinché decanti apologie per il potere statale. Lo stato governa per editto divino; lo stato assicura il bene comune o il benessere generale; lo stato ci protegge dai cattivi sulla montagna; lo stato garantisce la piena occupazione; lo stato attiva l'effetto del moltiplicatore; lo stato ci assicura la giustizia sociale, e così via. Le apologie differiscono nei secoli; l'effetto è sempre lo stesso.

Perché gli intellettuali, a loro volta, forniscono questo servizio allo stato? Perché sono così desiderosi di difendere, legittimare e giustificare i corridoi del potere?

Rothbard aveva una risposta:

Siamo in grado di capire ciò che ne ricavano i governanti statali dalla loro alleanza con gli intellettuali; ma cosa ne ricavano gli intellettuali? Gli intellettuali sono quel genere di persone che credono che, nel libero mercato, saranno pagati molto meno di quello che la loro saggezza può offrire. Ora lo stato è disposto a pagare loro uno stipendio per giustificare il potere dello stato, e per quanto riguarda lo stato moderno, il personale nella miriade di posti lavoro nel welfare e nell'apparato statale normativo.

In aggiunta a tutto ciò, la classe intellettuale di cui stiamo parlando vuole imporre la sua visione, il suo modello, sulla società. Frederic Bastiat spende molte pagine del suo piccolo classico The Law su questo impulso: il concetto di intellettuale e di politico come scultori, e la razza umana come un ammasso di argilla.

Ciò che ci viene insegnato, quindi, da tutti i canali ufficiali, è qualcosa di simile: per il bene e per il miglioramento del genere umano, alcuni individui hanno bisogno di esercitare il potere sugli altri. Da soli, avremmo poco istinto filantropico (se non nessuno). Potremmo commettere il più vile dei crimini. Il commercio si fermerebbe, l'innovazione cesserebbe e le arti e le scienze verrebbero trascurate. La razza umana finirebbe in una condizione troppo degradata e spaventosa da contemplare.

Pertanto, una singola istituzione ha bisogno di un monopolio per utilizzare la forza fisica e per esercitare la capacità di espropriare gli individui. Questa istituzione garantirà che la società sia modellata secondo una forma adeguata, che venga raggiunta la "giustizia sociale" e che le aspirazioni più profonde dell'umanità possano avere una qualche possibilità di realizzazione.

Queste idee sono così radicate nella nostra mente che sarebbe un miracolo se la maggior parte delle persone le arrivasse a considerare solo lontamente come propaganda. Questa è semplicemente la verità sul mondo, affermano le persone; è il modo in cui vanno le cose, non possono andare in un altro modo.

E se invece potessero andare in un altro modo? E se esiste davvero un altro modo di vivere? E se dopo tutto la sfera della libertà non dovesse essere così confinata, ma potesse espandersi senza limiti? E se la presunzione generale contro il monopolio si applicasse allo stato così come avviene per qualsiasi altra cosa? E se il libero mercato, il creatore più straordinario di ricchezza e di innovazione mai conosciuto e il meccanismo di assegnazione più affidabile ed efficiente delle risorse scarse, risultasse migliore nel produrre quei beni per la cui creazione ci è stato detto di contare sullo stato? E se lo stato, il più grande assassino di massa della storia, il più grande freno al progresso economico e l'istituzione che ci mette l'uno contro l'altro in un gioco a somma zero di saccheggio reciproco, stia ritardando il benessere umano piuttosto che farlo avanzare?

Quando ci rendiamo conto di alcune delle implicazioni di questa filosofia politica, diviene chiaro quanto possa essere liberatoria.

Vuol dire che la tassazione è un oltraggio morale, in quanto coinvolge l'espropriazione violenta di individui pacifici.

Vuol dire che la coscrizione militare è un termine di fantasia che sta per sequestro ufficiale.

Vuol dire che le guerre dello stato non sono altro che omicidi di massa; vuol dire che la sospensione delle normali regole morali propagandata dai funzionari statali in tempo di guerra, è un chiaro tentativo di mettere a tacere quelle indagini morali che altrimenti si manifesterebbero in assenza di una propaganda statale.

E vuol dire che lo stato non è il glorioso garante del bene pubblico, ma è invece un parassita. Gli anarchici di sinistra erano grottescamente in errore quando condannavano lo stato come il protettore della proprietà privata. Lo stato non potrebbe sopravvivere in assenza della sua aggressione contro la proprietà privata. Da solo non produce nulla, e può sopravvivere solo grazie al lavoro produttivo di coloro che espropria.

Lo stato è l'opposto del libero mercato, nell'etica e nel suo comportamento, e tuttavia così pochi sostenitori del mercato si prendono la briga di esaminare le sue premesse. Continuano a credere in quanto segue:

  1. Il miglior sistema sociale è quello in cui viene rispettata la proprietà privata, le persone sono libere di scambiare tra di loro e non viene utilizzata la coercizione.

  2. Questo fino a quando si parla della produzione di determinati beni. Invece poi abbiamo bisogno di monopolio, coercizione, espropriazione, decisioni burocratiche – in altre parole, la contraddizione più eclatante dei principi in cui diciamo di credere.

A dire il vero, in un primo momento potrebbe non essere così facile immaginare la fornitura di determinati beni da parte del libero mercato. E comunque, non abbiamo bisogno di qualcuno "in carica"?

Ma per la stessa ragione dovrebbe essere altrettanto difficile immaginare il successo del libero mercato in sé: senza un responsabile decisionale della produzione, come possiamo aspettarci che i soggetti privati producano quello che la gente vuole, soprattutto quando di fronte abbiamo un numero virtualmente infinito di possibili combinazioni di risorse, ciascuna delle quali è richiesta in vari gradi di intensità da un numero inimmaginabile di possibili processi produttivi? Eppure questo è esattamente ciò che accade sul mercato, senza fanfare, tutti i giorni.

Non solo sono stato sorpreso dalla diffusione dell'anarco-capitalismo – uno sviluppo piuttosto sorprendente dal momento che va contro tutto ciò che viene insegnato alla gente a dare per scontato – ma anche degli attacchi contro di esso. Si potrebbe pensare che dal momento che siamo ancora una piccola minoranza, nessun periodico importante si preoccuperebbe di criticarci. Eppure avviene il contrario. Il motivo? Perché si rendono conto, come voi ed io, che cosa stanno a significare queste idee.

I libertari hanno portato avanti la critica più radicale dello stato. I Marxisti hanno dichiarato di favorire l'estinzione dello stato, è vero, ma questo non può essere preso sul serio. Il potere coercitivo dello stato svolge un ruolo centrale nella transizione Marxista dal capitalismo al socialismo. Come disse Rothbard: "E' assurdo cercare di raggiungere l'apolidia attraverso la massimizzazione assoluta del potere statale in una dittatura totalitaria del proletariato (o più realisticamente un'avanguardia scelta del cosiddetto del proletariato). Il risultato non può che essere lo statalismo massimo e, quindi, la schiavitù massima [...]."

E senza la proprietà privata, come sarebbero operate le decisioni di produzione? Da uno stato, naturalmente. I Marxisti pero' non lo definiscono uno stato. Rivolgiamoci ancora a Rothbard:

Con la proprietà privata misteriosamente abolita, quindi, l'eliminazione dello stato sotto il comunismo [...] sarebbe necessariamente un mero camuffamento per un nuovo stato che emergerebbe per controllare e prendere decisioni sulle risorse possedute comunitariamente. Solo che lo stato non verrebbe chiamato così, ma piuttosto rinominato in qualcosa come "Ufficio di Statistica del Popolo" [...]. Sarà una magra consolazione per le vittime future, incarcerate o uccise per aver commesso "atti capitalistici tra adulti consenzienti" (per citare una frase resa popolare da Robert Nozick), che i loro oppressori non rappresenteranno più lo stato ma solo un ufficio di statistica del popolo. Lo stato, anche stotto altro nome, avrà lo stesso puzzo.

Invece i sostenitori di uno "stato limitato" – che in pratica conferiscono allo stato un ruolo ancora determinante, ma per amor di discussione daremo loro il beneficio del dubbio – vogliono riformare il sistema. Se proviamo questo o quello, dicono, possiamo trasformare il monopolio della violenza e di espropriazione in una fonte di ordine e di civiltà.

Noi libertari siamo lontani un milione di miglia da questi punti di vista. Noi non consideriamo i funzionari del governo come "dipendenti pubblici." Che tristezza quando gli ingenui conservatori parlano di tornare ai fasti di quando il governo era sensibile alle persone, i cui funzionari eletti perseguivano il bene pubblico. La situazione che abbiamo di fronte oggi, contrariamente a ciò che vogliono farci credere questi conservatori, non è una sfortunata aberrazione. E' la lugubre norma.

Ci sono due, e solo due, versioni della storia sulla libertà e sul potere. Una guarda al potere, che si manifesta nello stato come fonte di progresso, prosperità ed ordine. L'altra conferisce alla libertà queste cose buone, insieme al commercio, l'invenzione, la prosperità, le arti e le scienze, la sconfitta di malattia ed indigenza, e molto altro. Per noi la libertà è veramente la madre, non la figlia, dell'ordine.

Alcuni protesteranno che esiste una terza opzione: una combinazione giudiziosa di stato e libertà è necessaria per la prosperità umana. Ma si tratta solo di un'apologia dello stato, poiché dà per scontato proprio quello che i libertari contrastano: lo stato come fonte indispensabile dell'ordine, all'interno del quale fiorisce la libertà. Al contrario, la libertà fiorisce nonostante lo stato, ed i frutti della libertà che osserviamo intorno a noi sarebbero più abbondanti se non fosse per la mano dello stato.

Possiamo trovare precursori dell'anarco-capitalismo qua e là nella storia intellettuale occidentale – Gustave de Molinari, per esempio, e negli Stati Uniti Lysander Spooner, Benjamin Tucker ed una manciata di altri. Ma prima di Rothbard nessuno l'ha sviluppato pienamente, seguito in modo coerente, o assemblato in un sistema coerente. Fu Rothbard che propose una tesi sistematica per l'anarchismo della proprietà privata sulla base dell'economia, della filosofia e della storia.

Pochissime persone hanno il coraggio o l'originalità di rompere radicalmente con i sistemi di pensiero esistenti, tanto meno sviluppare il proprio. Il coraggio e l'originalità sono marchi di fabbrica di Rothbard. Avendo argomentato su come funzionasse la propaganda dello stato, un uomo del suo genio avrebbe potuto insegnare dovunque voleva e godere del prestigio e del privilegio della parte più alta del mondo accademico. Si rifiutò di farlo. Invece lavorò spesso senza essere ringraziato, lasciandoci in eredità un elegante – e massiccio – sistema di apprendimento da cui possiamo imparare ed a cui possiamo aggiungere altri concetti mentre ci avviciniamo verso la meta designata dallo stesso Murray: una società veramente libera.

Possiamo essere grati di vivere in un'epoca in cui il lavoro di Rothbard – disprezzato, resistito e soppresso dai fornitori dell'opinione ufficiale – è prontamente disponibile.

E qui c'è un altro lato del paradosso libertario: anche se la nostra filosofia deriva da una sola proposizione (il principio di non aggressione), il suo sviluppo e la sua elaborazione ci forniscono una fonte inesauribile di piacere intellettuale mentre esploriamo come le caratteristiche della società umana possano funzionare insieme armoniosamente ed in assenza di coercizione.

La classe intellettuale ha il suo compito e noi abbiamo il nostro. Il loro è quello di confondere e di oscurare; il nostro è quello di chiarire e spiegare. Il loro è quello di obnubilare la mente; il nostro è quello di illuminarla. Il loro è quello di sottoporre l'uomo al dominio di coloro che violano i principi morali che tutte le persone civili sostengono di amare. Il nostro è quello di emanciparlo da questa sudditanza.

Vi lascio con il paradosso libertario finale: mentre da un lato insegnamo la filosofia della libertà, a patto che amiamo queste grandi idee, rimaniamo pur sempre i suoi studenti. Continuare ad esplorare e scoprire, leggere e scrivere, discutere e convincere. La violenza è lo strumento dello stato. La conoscenza e la mente sono gli strumenti del popolo libero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


sabato 24 dicembre 2011

Lo Stato Peccatore

«I santi padri facevano delle profezie intorno agli ultimi tempi: "Che cosa abbiamo fatto noi?", così si domandarono un giorno. E uno di loro, il grande Abate Ischirione diede una risposta: "Noi abbiamo osservato i comandamenti di Dio". Allora essi soggiunsero: "E quelli che saranno dopo di noi, che cosa faranno?" Ischirione rispose: "Questi arriveranno solo alla metà di ciò che abbiamo fatto noi". Insistettero ancora: "Che cosa sarà di quelli che verranno dopo di loro?" Ed egli disse: "Gli uomini di quest’epoca non saranno ricchi di opere buone. Però si alzerà contro di loro il tempo della grande tentazione e quelli che in questo tempo saranno trovati buoni, saranno più grandi di noi e dei nostri padri".» -- I Padri nel Deserto

(Grazie a
Luis Piz per l'apertura dell'articolo.)
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di Llewellyn H. Rockwell Jr.


[Speaking of Liberty (2003)]


Quasi nessuno parla della tavola delle virtù e dei vizi — che comprendono i sette peccati capitali — ma nel revisionarli, scopriamo che riassumono bene il fondamento dell'etica borghese, e forniscono una critica morale e solida allo stato moderno.

Ora, i libertari spesso non parlano delle virtù e dei vizi, soprattutto perché siamo d'accordo con Lysander Spooner che i vizi non sono crimini, e che la legge dovrebbe riguardare soltanto quest'ultimi. Allo stesso tempo, dobbiamo osservare che i vizi e le virtù — e la nostra concezione di ciò che costituisce un comportamento corretto e la cultura in generale — hanno un forte impatto sull'aumento e sulla diminuzione della libertà.

Lasciatemi illustrare. Un relatore in una conferenza al Mises Institute, due anni fa stava spiegando come i problemi del welfare, della carità, e del sostegno dei poveri potevano essere gestiti con mezzi volontari — cioè, attraverso la filantropia. La sua spiegazione era brillante, ma venne mossa un'obiezione.

Uno studente dall'India aveva una domanda. Che cosa succede se, disse, si vive in una società in cui la religione dice che la condizione di una persona nella vita è dettata da Dio, e quindi sarebbe un peccato cambiarla in un qualunque modo. I poveri, in questa prospettiva, si suppone che rimangano poveri, ed aiutarli violerebbe la volontà di Dio. Infatti, una persona caritatevole commetterebbe un crimine contro Dio.

Il relatore rimase lì in silenzio. Gli studenti nella stanza guardavano l'interrogante con le bocche aperte. Eravamo tutti sorpresi di fronte ad una realtà troppo spesso ignorata; e cioè, che l'etica che sorregge la nostra cultura, che noi spesso diamo per scontata, è essenziale per il funzionamento di ciò che chiamiamo una buona società, basata sulla dignità della persona, e sulla possibilità di progresso, di libertà e di prosperità.

Nel nostro paese e nel nostro tempo, un'economia produttiva di libero mercato, una sostenuta da un forte senso di responsabilità personale e da un impegno morale per la sicurezza dei diritti di proprietà, ha un grande nemico: lo stato interventista. È lo stato che tassa, regola, ed inflaziona, distorcendo un sistema che altrimenti funzionerebbe senza problemi, produttivamente, e per il grande beneficio di tutti, generando ricchezza, sicurezza e pace, e creando le condizioni necessarie per la fioritura di tutto ciò che chiamiamo la civiltà.

Il nome che Karl Marx diede a questo sistema fu capitalismo, perché credeva che il libero mercato fosse il sistema che dava potere ai proprietari di capitali — la borghesia — a scapito degli operai e dei contadini della classe proletaria.

Il nome capitalismo è un pò fuorviante, perché la libera impresa non è, infatti, un sistema di economia organizzato ad esclusivo beneficio delle classi possidenti. Eppure, i fautori del libero mercato non sono stati interamente insoddisfatti nel dover usare il termine capitalismo, proprio perché la proprietà del capitale e l'accumulo è davvero il motore che guida il funzionamento di un libero mercato produttivo.

Mentre il sistema non funziona ad esclusivo beneficio dei capitalisti, è certamente vero che la proprietà privata dei mezzi di produzione, e la creazione di questa classe di cittadini, è fondamentale affinché noi godiamo di tutte le glorie che un'economia produttiva dona alla società.

Insieme alla creazione di questa classe arriva la formazione di quella che viene chiamata l'etica borghese — un termine usato per descrivere ironicamente le abitudini della classe finanziaria. I Marxisti usano ancora la parola come se descrivesse una classe sfruttatrice. Più comunemente, è utilizzata dagli intellettuali per identificare un certo tipo di somoglianza e come prevedibile manca di un apprezzamento per l'avanguardia.

Di solito è usata per descrivere persone che hanno un affetto per la città natale, la fede e la famiglia, ed uno stile di vita sperimentale e comportamenti che costeggiano le norme culturali comunemente accettate. Ma coloro che usano il termine in modo derisorio non apprezzano generalmente la misura in cui l'etica borghese rende possibile lo stile di vita di tutte le classi, compresa la classe intellettuale.

La borghesia è una classe di risparmiatori e custodi del contratto, persone che sono preoccupate per il futuro più che del presente, persone con un attaccamento alla famiglia. Questa classe di persone si preoccupa di più del benessere dei propri figli, del lavoro e della produttività, piuttosto che del tempo libero e dell'indulgenza personale.

Le virtù della borghesia sono le virtù tradizionali della prudenza, della giustizia, della temperanza e della fermezza d'animo. Ognuno ha una componente economica — molte componenti economiche, infatti.

La prudenza sostiene l'istituzione del risparmio, il desiderio di ottenere una buona istruzione per prepararsi al futuro e la speranza di trasmettere una eredità ai nostri figli.

Con la giustizia viene il desiderio di proteggere i contratti, a dire la verità nei rapporti commerciali, ed il risarcimento per coloro che hanno subito un torto.

Con la temperanza viene la voglia di frenarsi, di lavorare prima che di giocare, il che dimostra che la prosperità e la libertà sono in ultima analisi, supportate da una disciplina interna.

Con la forza d'animo viene l'impulso imprenditoriale di mettere da parte la paura eccessiva e di andare avanti di fronte alle incertezze della vita. Queste virtù sono il fondamento della borghesia, e la base delle grandi civiltà.

Ma l'immagine speculare di queste virtù mostra come il lato virtuoso del comportamento umano trova il suo opposto nelle politiche pubbliche impiegate dallo stato moderno. Lo stato si erge contro l'etica borghese e la indebolisce, e il declino dell'etica borghese permette allo stato di espandersi a spese della libertà e della virtù.

Nella tradizione religiosa Occidentale, i Sette Peccati Capitali non sono gli unici. Vengono definiti Mortali dall'insegnamento tradizionale, poiché la loro conseguenza è la morte spirituale. Analizziamoli uno alla volta.



Vanagloria

Si parla anche di orgoglio, o, più precisamente, di orgoglio eccessivo o sproporzionato. Sappiamo che cosa significa per una persona essere eccessivamente vanagloriosa o orgogliosa. Vuol dire che mette i suoi interessi prima di quelli di chiunque altro, anche se ciò può provocare danni ad un altro. E' la sovrastima del valore di se stessi e degli interessi e dei diritti a scapito degli altri.

Nelle politiche pubbliche, possiamo pensare a molti gruppi di pressione che credono che i loro interessi siano più importanti di quelli di chiunque altro. Infatti, questo tratto di vanagloria descrive il clamore spaventoso per ogni sorta di nuovi diritti. Abbiamo lobbisti sulla disabilità che credono di avere diritto a violare i diritti di proprietà e la libertà di tutti gli altri.

Lo stesso vale per molti gruppi identificati da diverse categorie razziali e sessuali. Essi sono convinti dal loro orgoglio che debbano essere riconosciuti loro privilegi speciali. La legge e la sua eguale applicazione viene distorta dalle esigenze dei pochi contro i molti.

Questo non è certo il percorso per una pace sociale di lungo termine. Considerate il problema della discriminazione nelle assunzioni. Non riesco a capire perché qualcuno debba voler lavorare per un datore di lavoro che in realtà non lo vuole assumere. In un mercato competitivo, i datori di lavoro sono autorizzati a discriminare, ma i costi di assunzioni discriminatorie sono interamente a carico del datore di lavoro, il cui successo o fallimento è determinato dal consumatore.

Visto che i datori di lavoro sono in concorrenza tra loro, tutti possono trovare un posto per sé stessi all'interno della vasta rete di divisione del lavoro. L'orgoglio che porta a cortocircuitare questo processo non è nell'interesse a lungo termine della società.

Lo stesso vale per le nazioni. Non c'è niente di male ad avere un orgoglio naturale e normale per la propria nazione. Ma essere vanagloriosi e sopravvalutare il merito della propria nazione può avere cattivi effetti economici. Tra questi effetti negativi ci possono essere lo sciovinismo e l'aggressività in politica estera, così come il mercantilismo nella politica commerciale internazionale.

Se, per esempio, siamo così convinti che l'acciaio Americano è molto meglio dell'acciaio estero così da punire qualsiasi straniero che tenterebbe di venderci acciaio, siamo colpevoli di vanagloria. Stiamo anche danneggiando noi stessi economicamente, costringendo i consumatori di acciaio — in tutte le fasi della produzione — a pagare prezzi più elevati per acciaio di qualità inferiore a quella che prevarrebbe in un libero mercato.

Questo è uno stato di cose insostenibile. Qualsiasi settore che è protetto dalla concorrenza diventa sempre meno efficiente. La nazione che viene a praticare questa forma di mercantilismo può finire per produrre ogni sorta di cose inefficientemente, e scacciare nuove linee di produzione che sarebbero efficienti, ma viene impedito loro di emergere.

L'orgoglio nella politica pubblica può comportare un mancato utilizzo dell'intelligenza critica nel valutare il nostro sistema di governo. Potremmo dire, per esempio, che gli Stati Uniti sono la più grande nazione della terra. Ma questo significa che le nostre politiche fiscali e normative sono quello che dovrebbero essere e che a criticarle è in qualche modo anti-Americano? Assolutamente no. Affermare una cosa simile significa essere colpevoli di vanagloria.

La verità è che il sistema di governo degli Stati Uniti è gravemente viziato e tristemente in contrasto con la maggior parte di quello che i padri fondatori speravano di portare quando insediarono un nuovo governo.

Non avrebbero mai immaginato una cosa come il mostruoso Department of Homeland Security, o una tassa sul reddito, o una Federal Reserve, o un vasto impero militare che spende più della maggior parte delle altre nazioni del mondo messe insieme.

Queste istituzioni e il cambiamento della politica pubblica della cultura, in generale, hanno creato lo stato più vanaglorioso nella storia del mondo, soprattutto sotto la guida dell'attuale presidente, i cui discorsi e dichiarazioni danno un nuovo significato alla parola messianico.



Rabbia

La civiltà occidentale nel corso degli ultimi 2,000 anni ha considerato la rabbia come un vizio grave, perché porta alla distruzione piuttosto che alla pace e alla produttività. Da questa considerazione l'istituzione di tribunali per gli affari interni e della diplomazia per gli affari esteri.

Ma nel nostro paese, il tabù contro la rabbia negli affari pubblici è venuto ad essere violato, in particolare nei crimini di guerra degli eserciti federali durante la guerra civile. I civili vennero presi di mira deliberatamente. Le case vennero saccheggiate, le colture vennero bruciate, il bestiame ucciso. Questa era l'espressione della rabbia.

L'istituzionalizzazione della rabbia ha persistito sin da allora, in massacri di civili nelle Filippine, nel blocco della fame della Prima Guerra Mondiale, nel bombardamento delle città nella Seconda Guerra Mondiale, nella distruzione di chiese nella guerra in Serbia, e nella guerra in Iraq, 11 anni consecutivi.

Quando i funzionari dicono di essere arrabbiati e programmano di scatenare l'Inferno su qualche paese straniero, sono partecipi di questa morsa mortale, che ha anche effetti culturali.

L'uomo dietro al bombardamento del palazzo federale di Oklahoma City ha sviluppato il suo gusto per la rabbia durante la prima Guerra del Golfo. Molti degli assassini che hanno sparato nelle scuole pubbliche si sono rivelati in seguito degli ossessionati dai mezzi militari e dalle guerre.

Quale lezione sta imparando l'ultima generazione dai discorsi e dagli atteggiamenti della classe dirigente attuale e dalla sua sete di sangue? Rabbrividisco al pensiero.

L'arsenale militare moderno, combinato con una frantumazione di tutte le restrizioni su ciò che è ammissibile e inammissibile in guerra, ha scatenato sul mondo lo stato arrabbiato. La sua modalità implacabile in politica estera è la vendetta, ed il suo prodotto principale è la sofferenza umana e la morte.



Invidia

Ancora una volta, questa è una parola che non si sente quasi più. L'invidia non è la stessa cosa della gelosia. La gelosia è semplicemente il desiderio di godere della proprietà e dello status di un altro. L'invidia è il desiderio di nuocere a qualcun altro solo perché in possesso di qualche qualità, virtù, o proprietà. E' il desiderio di distruggere il successo o la fortuna di un altro.

Oggigiorno, temo che l'invidia venga scatenata nei confronti delle persone a causa delle loro realizzazioni personali. E vediamo il risultato dell'invidia nel welfare redistribuzionista.

Alcuni dicono che ciò che conta di più non è che il welfare aiuti i poveri, ma piuttosto che faccia male ai ricchi. Anche con la tassa di successione, che raccoglie poche entrate, ma causa grave danno alle aspiranti dinastie familiari.

Quanti discorsi del Congresso contro la classe finanziaria ed i ricchi sono guidati da questo peccato mortale? Troppi. Le politiche di antitrust che cercano di distruggere un'impresa solamente perché è grande e di successo sono il risultato dell'invidia. Ricordo un articolo di Michael Kinsley diversi anni fa sulla rivista Slate, che onestamente sollevò questa domanda: cosa c'è di sbagliato nell'invidia?

Niente, concluse. Infatti, osservando giustamente, è il fondamento di gran parte della politica pubblica moderna. Anche così, è un peccato mortale. E' una cosa che distruggerà la società se si lascia sfogare completamente. E in nessun luogo si può scatenare meglio se non all'interno della cultura dello stato, che attacca in ogni modo il successo negli affari e nella vita privata.

Un secolo fa, molte dinastie private avevano più ricchezza a disposizione del governo federale. Lo Stato Invidioso moderno avrebbe tollerato una cosa simile? Non credo proprio. Ogni ricchezza tranne quella dello stato è in palio, ma soprattutto la ricchezza dinastica.



Avarizia

Anche il peccato relativo al desiderare di agguantare quello che appartiene ad un altro, attraverso qualsiasi mezzo si possa immaginare, è socialmente dannoso. Attraverso i programmi di tassazione e di welfare, lo stato sta in effetti benedicendo il peccato di avidità.

Ora, cerchiamo di essere chiari. Desiderare qualcosa non è la stessa cosa del desiderio innocente di migliorare la propria sorte nella vita. Questo è un buon impulso, che spinge le persone ad avere successo. La cupidigia è diversa perché non gli importa quale mezzo viene utilizzato per raggiungere i propri obiettivi.

Invece dello scambio produttivo, la cupidigia ricorre al furto, privato o pubblico che sia. Abbiamo visto la cupidigia rivolgersi al clamore pubblico dopo il crollo dei prezzi delle azioni nel 2000 e successivamente, quando il popolo ha chiesto che la FED facesse qualcosa per fare in modo che i loro investimenti non andassero a gambe all'aria.

Anche qui, vediamo che il desiderio per il denaro supera la considerazione morale di come questo denaro debba essere acquisito. E quanto più lo stato alimenta il peccato dell'avarizia, tanto più ne vedremo, e l'etica borghese cadrà maggiormente in disuso.

Lo stato moderno non è altro che un avaro. Ha il suo sguardo costantemente fisso sulla nostra libertà, privacy, ricchezza e indipendenza, e li vuole prendere con ogni mezzo possibile. Nello stato avaro, la libertà è sempre in calo, la percentuale di ricchezza soggetta a tassazione sempre in crescita, e la possibilità per le istituzioni e per gli individui di prosperare al di fuori della benedizione del governo sempre in dubbio.



Gola

Pensiamo alla gola come esclusivamente legata al cibo. Ma può anche significare il desiderio eccessivo di comfort, lusso, e tempo libero a scapito del lavoro e della produttività. Le lobby dei cittadini anziani, quando richiedono che il pubblico fornisca un ambiente confortevole per tutti i settuagenari a scapito dei giovani lavoratori, stanno cadendo nel peccato mortale della gola.

Il problema non affligge solo gli anziani. E' un problema tra i poveri, che sono stati condizionati dal welfare a credere che hanno il diritto di vivere bene senza guadagnare i loro soldi. È interessante notare che i tassi di obesità tra i poveri superano di gran lunga quelli tra la borghesia.

La pervasività della gola si mostra anche nel carico spaventoso di debito dei consumatori. Questo implica un desiderio di consumare ora a prescindere dalle conseguenze successive. Al consumatore goloso non interessa il lungo termine, basta che il suo appetito venga soddisfatto oggi.

La Federal Reserve incoraggia questo peccato mortale, attraverso politiche di credito accomodanti e salvataggi, che creano l'illusione che non ci sia uno svantaggio a vivere nel presente a scapito del futuro. La stessa cosa con la politica di inflazione, che ci spinge a spendere denaro oggi perché avrà meno potere d'acquisto domani. L'inflazione istituzionalizza il peccato della gola e lo fa apparire razionale.

Basta solo un rapido sguardo ad una mappa dettagliata di Washington DC, per vedere la dimostrazione ultima della golosità, per la terra, il denaro ed il potere. Dal punto di vista dello stato, non ha mai abbastanza terra, denaro e potere. Mangia e mangia, cresce sempre più grasso, e si corre un rischio al solo palesare questa realtà.



Accidia

La storia di come il welfare abbia creato una classe accidiosa è vecchia, quasi non più contestata, ma non meno vera. La promessa di qualcosa in cambio di niente a spese di altri ha corrotto i poveri, ma anche gli anziani ed anche un altro gruppo: gli studenti di età compresa tra i 18 ed i 25 anni.

Per quanto riguarda i vecchi, è patetico vedere come una classe di persone che dovrebbe capeggiare la società con saggezza e con esperienza, ai più alti ideali, sia diventata un gruppo di vacanzieri con sempre più rughe in volto. Cerchiamo di essere chiari: in una società libera, non esiste un diritto alla pensione, e certamente nessun diritto ad una pensione confortevole. Tale concetto venne inventato alla fine del New Deal. Prima di allora, la pigrizia era qualcosa che doveva essere acquistata con i propri soldi. Ora, la si può godere attraverso lo stato tassatore.

Per quanto riguarda gli studenti, il nostro sistema scolastico li ha socializzati facendoli credere che più credenziali ufficiali si guadagnano, più si ha il diritto a ricevere qualcosa dalla società, un pagamento in cambio della benedizione della propria semplice presenza nel mondo. Parlate con chi è nel business delle assunzioni in questi giorni. Egli vi dirà che è estremamente raro trovare un giovane che capisce che l'occupazione non è un tributo pagato ma uno scambio tra il lavoro ed un salario. Tutte queste tendenze sono peggiori in Europa, dove il welfare scolastico è più generoso — ma stiamo recuperando terreno.

Il sovvenzionamento della pigrizia crea un circolo vizioso. Più lo stato premia il non lavorare, meno le persone avranno una vita indipendente dallo stato tramite risorse personali e finanziarie. I pigri sono naturalmente inclini a sviluppare dipendenze, che è esattamente ciò che vuole lo stato.

Nel frattempo, considerate la pigrizia dello stato stesso. Non c'è classe più avversa al rischio a quella burocratica. Che sia la fase di approvazione dei farmaci da parte della FDA o il dipartimento d'approvazione dei prestiti al HUD, far lavorare i burocrati è come far correre una una gara a dei maiali.

Alcuni anni fa, un burocrate federale ci inviò il seguente articolo, a cui si rifiutò di allegare il suo nome. Evidenziava:

Cosa attira le persone a lavorare per il governo? Cosa li tiene lì per tutta una vita? E' semplice: la sovracompensazione, enormi vantaggi, e grandi condizioni di lavoro. E' attraente iscriversi e quasi impossibile lasciarlo [...]. Cosa perderei se lasciassi il governo? La settimana lavorativa corta [...]. In questo momento, posso spendere l'8.7% del mio tempo di lavoro in vacanza. Ovvero, sei settimane all'anno in perpetuo [...]. Potrei anche dimenticare l'appellativo "bennies": per esempio, faccio un'ora di jogging al giorno, seguita da una doccia ed un piacevole pranzo. Mi mantiene in ottime condizioni per le mie vacanze. E sono sempre possibili escursioni per fare shopping durante il lavoro. Lo stress? Se il relax allungasse la vita, i burocrati vivrebbero fino a 150 anni.

Eppure, in quest'area, forse dovremmo esserne grati. L'unica cosa peggiore dello stato pigro è uno stato eccitato che si sveglia presto per toglierci la nostra libertà.



Lussuria

Si pensa che questo sia un problema personale. Ma vediamo la sua distruttività al lavoro in ogni politica del governo che non riesce ad apprezzare la famiglia come fondamento della società borghese. Nella vita pubblica di oggi, presumiamo che la famiglia sia superflua, quando invece è il baluardo fondamentale tra l'individuo e lo stato.

Economisti intelligenti come Ludwig von Mises e Joseph Schumpeter sostenevano che la famiglia è il terreno di formazione dell'etica del capitalismo. E' qui che impariamo a conoscere il male del furto e il rispetto per la proprietà altrui, a risparmiare ed a pianificare per il futuro, a mantenere la nostra parola data.

Non è un caso che i Marxisti abbiano a lungo cercato di distruggere la famiglia come istituzione, e ridurre tutta la società ad individui atomizzati che deficitano delle risorse per fornire sicurezza a sé stessi e quindi si rivolgono inevitabilmente allo stato, invece che ai genitori ed ai parenti, per un aiuto.

Questi sono i Sette Peccati Capitali, ed in ogni caso, ed in cento altri modi che non ho menzionato, la politica attuale del governo li incoraggia a scapito dell'etica borghese, che è l'etica del libero mercato, di una società che è produttiva, tranquilla ed affrancata dal potere arbitrario.

Perché sentiamo parlare così poco dei Sette Peccati Capitali? Forse perché nessuna istituzione è più golosa, avara, orgogliosa, o arrabbiata come lo è lo stato. Nel settore privato, le istituzioni di mercato correggono questi abusi nel corso del tempo. Nello stato, senza test di mercato e nessun controllo sui comportamenti non etici, questi peccati capitali prosperano nella vendetta.

Sono davvero molto preoccupato per il futuro della borghesia. Se ci fosse stato il pericolo che questa classe avrebbe potuto essere distrutta, circa 60 anni di politiche governative destinate ad ucciderla avrebbero raggiunto il loro obiettivo, ormai.

Eppure, non dobbiamo diventare compiacenti. Nella stessa misura in cui le lotte politiche attuali sono ridotte ad un conflitto di culture, il nostro miglior mezzo per combattere è quello di vivere e praticare l'etica borghese nelle nostre case, nella comunità e nelle imprese.

Cerchiamo invece di ricordare le quattro grandi virtù borghesi della prudenza, della giustizia, della temperanza e della fermezza d'animo, e, così facendo, faremo la nostra parte per costruire la libertà e la prosperità, anche nel nostro tempo. Che queste basi culturali della nostra civiltà non siano mai date per scontate.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 26 ottobre 2011

Quel Malvagio 1%

Iniziamo quindi a chiarirci le idee. Di quale 1% stiamo parlando? Perché viene accusato anche chi fornisce prodotti di pubblico consumo? Quali sono le sue colpe, quella di soddisfare nel miglior modo i clienti? Il capitalismo è il sistema economico ideale, paladino della libertà individuale ed elargitore di benessere per le masse (come il miglioramento dello standard di vita sottolinea). La stagnazione ed il declino economico, i problemi della disoccupazione di massa e la povertà in crescita sono il risultato di violazioni delle libertà individuali. Il governo ha paralizzato il sistema economico in una ragnatela di regole e norme che proibiscono la produzione di beni e servizi che le persone vogliono, mentre sostiene la produzione di cose che le persone non vogliono, rendendo la produzione totale sempre più costosa. La spesa, le tasse ed il deficit incontrollato del governo drenano capitali dal sistema economico, intralciando l'accumolo di capitali e incentivandone il decumulo i quali effetti funesti sono intensificati dalle politiche della FED.
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di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Il movimento di protesta "occupy" trae profitto dall'affermazione che il 99% viene sfruttato dall'1%, e c'è del vero in quello che dice. Ma hanno sbagliato nel definire le identità dei gruppi. Essi immaginano che il problema sia quell'1% di coloro che posseggono grandi ricchezze. Infatti, quell'1% comprende alcune delle persone più intelligenti e più innovative del paese – le persone che inventano, commercializzano e distribuiscono le benedizioni materiali per l'intera popolazione. Inoltre possiedono il capitale che sostiene la produttività e la crescita.

Ma c'è un altro 1% là fuori, coloro che vivono parassitando la popolazione e sfruttano il 99%. Inoltre, c'è una lunga tradizione intellettuale, risalente al tardo medioevo, che richiama l'attenzione sulla strana realtà che una piccola minoranza viva del lavoro produttivo della stragrande maggioranza.

Sto parlando dello Stato, che ancora oggi è composto da una piccola scheggia della popolazione, ma è la causa diretta di tutte le guerre, dell'inflazione, delle tasse, dell'irreggimentazione, e del conflitto sociale. Questo 1% è la causa diretta della violenza, della censura, della disoccupazione, ed anche delle grandi quantità di povertà.

Guardate i numeri, secondo i dati più recenti. La popolazione degli Stati Uniti è pari a 307 milioni. Ci sono circa 20 milioni di dipendenti del governo a tutti i livelli, il 6.5%. Ma 6.2 milioni di queste persone sono insegnanti nelle scuola pubbliche, dei quali possiamo dire che non siano veramente l'elite dominante. Ciò ci porta fino al 4.4%.

Siamo in grado di togliere un altro mezzo milione che lavora per le poste, e probabilmente anche gli stessi che lavorano per diverse agenzie dipartimentali. Probabilmente un altro milione non lavora in nessun braccio esecutivo dello Stato, e c'è anche l'incredibile manodopera presente in ogni lavoro del governo. I governi locali non causano problemi a livello nazionale (di solito), e lo stesso si potrebbe dire dei 50 stati. Il vero problema è a livello federale (8.5 milioni), da cui si possono sottrarre fannulloni, parassiti, e addetti ai servizi.

Alla fine, si finisce con circa 3 milioni di persone che costituiscono quello che viene comunemente chiamato lo Stato. In breve, possiamo semplicemente chiamare queste persone l'1%.

L'1% non genera ricchezza propria. Tutto quello che ha lo ottiene prendendo dagli altri sotto la copertura della legge. Vive a nostre spese. Senza di noi, lo Stato come istituzione sarebbe morto.

Qui veniamo al nocciolo della questione. Cos'è lo Stato e che cosa fa? C'è grande confusione su questo problema, in quanto non se ne parla affatto. Per centinaia di anni, le persone hanno immaginato che lo Stato potesse essere un'istituzione organica che si sviluppa naturalmente da qualche contratto sociale. O forse lo Stato è il nostro benefattore, perché fornisce servizi che altrimenti non potremmo avere.

Nelle aule e nelle discussioni politiche, c'è ben poco se non alcun discorso onesto su ciò che è lo Stato e cosa fa. Ma nella tradizione libertaria, le cose sono molto più chiare. Da Bastiat a Rothbard, la risposta è davanti ai nostri occhi. Lo Stato è l'unica istituzione nella società a cui è consentito dalla legge di usare la forza nei confronti delle persone e della proprietà.

Cerchiamo di capire attraverso un semplice esempio. Diciamo che andate in un ristorante e odiate la carta da parati. Potete presentare un reclamo e cercare di convincere il proprietario a cambiarla. Se non la cambia, potete decidere di non tornarci. Ma se irrompete nel locale, prendete i soldi dal registratore di cassa, comprate la vernice e coprite il muro con la nuova carta da parati, sarete accusati di illeciti penali e forse andrete in prigione. Tutti nella società concordano che avete fatto la cosa sbagliata.

Ma lo Stato è diverso. Se non gli piace la carta da parati, può approvare una legge (o forse nemmeno quella) ed inviare una nota. Può legiferare un cambiamento. Non deve fare la riverniciatura. Lo Stato può far ridipingere il posto a voi. Se vi rifiutate, siete colpevoli di comportamenti criminali.

Stessi obiettivi, mezzi diversi, due tipi di criminali molto diversi. Lo Stato è l'istituzione che ridefinisce sostanzialmente gli illeciti penali per rendersi esente dalla legge che governa tutti gli altri.

E' la stessa cosa con tutte le imposte, ogni regolamento, ogni mandato, e ogni singola parola del codice federale. Rappresenta la coercizione. Anche nel settore del denaro e delle banche, è lo Stato che ha creato e sostiene la FED ed il dollaro perché limita la concorrenza monetaria e bancaria con la forza, impedendo alla gente di emettere soldi in oro o argento, o innovarli in altri modi. E per certi versi, questo è l'intervento più terribile di tutti, perché permette allo Stato di distruggere i nostri soldi per capriccio.

Lo Stato è il nemico di tutti. Perché i manifestanti non capiscono ciò? Perché sono vittime della propaganda da parte dello Stato, distribuita con parsimonia dalla scuola pubblica, che tenta di incolpare per ogni sofferenza umana i soggetti privati e la libera impresa. Essi non comprendono che il vero nemico è l'istituzione che lava loro il cervello facendoli pensare nel modo in cui pensano.

Hanno ragione che la società è piena di conflitti, e che la concorrenza è selvaggiamente di parte. E' infatti il 99% contro l'1%. Hanno semplicemente sbagliato ad identificare il nemico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 25 luglio 2011

La Tragedia dell'Immigrazione

Un argomento trattato con lucido ragionamento senza strapparsi i capelli per far vedere che siamo tutti "più buoni" e dobbiamo espiare i nostri "peccati" fantasiosi. Rimanendo un attimo più vicini ai nostri lidi, vediamo come i colonialisti abbiano manipolato le menti degli africani (e non solo) che ormai pensano da "accattoni" e ritengono normale la situazione di fame, miseria e disperazione che invece è stata creata ad hoc dai colonialisti e viene, come ci ricorda nel video James Shikwati, perpetuata dallo spirito "amorevole" che manda soldi propri o rubati dalle tasse, il tutto coronato dalle spudorate bugie di utili idioti dello stampo di Bono. Insomma, un ottimo stratagemma per continuare ad avere lo Stato come punto di riferimento e sostentamento, fino alla prossima ondata di immigrati con "sorprendente" coincidenza temporale con bolle immobiliari.
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di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Ecco il problema. Se si da un lavoro al governo, anche uno che pare giustificato in astratto, userà il proprio potere per combinare un casino. Ciò è vero in una moltitudine di aree dal welfare alla guerra, ma è anche vero nell'area complicata dell'immigrazione.

Considerate quanto segue. I proprietari di Chuy's Mesquite Broiler a Phoenix e di altre 13 ubicazioni negli Stati occidentali sono stati rapiti dai loro popolari ristoranti e sbattuti in galera. A ciò seguirà un processo ed una certa bancarotta personale. Potrebbero affrontare 80 anni di prigione. Nel raid la "Difesa Nazionale" ha rubato i loro computer, i loro conti e di dati sugli impiegati e se n'è andata – proprio come una banda di ladri. La sola differenza è che questi energumeni operano sotto la copertura della legge.

E che male avrebbero fatto questi ristoranti? Stavano avvelenando la popolazione, stavano rubando i portafogli dei clienti, stavano mettendo in piedi una cospirazione segreta, stavano mandando droni predator contro le persone che odiavano, o cosa? Rinchiudere qualcuno a vita è una sentenza scioccante, quindi sicuramente la punizione deve essere bilanciata al crimine. Gli squilibrati che sparano uccidendo a caso prendono molto meno.

Quello che si presume abbiano fatto è aver ingaggiato persone che non avrebbero compilato a dovere i moduli burocratici. Tutto qui. Niente di più. E' stato fatto in nome delle leggi sull'immigrazione e su un maggior rigore verso gli illegali. I lavoratori stessi vengono lasciati in pace. I loro benefattori – ed i benefattori della società – sono coloro presi di mira dalle tattiche dello Stato di polizia.

Il governo sta rompendo un'intera serie di connesioni di lavoro volontarie che sono progettate a fornire alle persone buon cibo. Parliamo chiaro: malgrado molte persone sono contrarie all'immigrazione illegale, essa non ha niente a che vedere con coloro che vanno a lavorare e conducono una vita onesta facendo cose come lavorare nei ristoranti. Il problema con l'immigrazione illegale è connesso ad altri problemi che fanno impazzire le persone, come il welfare, partecipare ad atti criminali e richiedere servizi di sostegno finanziati con le tasse.

Le persone che trovano lavoro o altre cose da fare nel settore commericale sono un encomiabile aspetto dell'immigrazione, legale o illegale. Infatti ci sono milioni di lavori in questo paese che semplicemente non verrebero fatti all'attuale prezzo senza immigrazione, e ciò è vero per una vasta gamma di industrie dall'edile all'orticultura. Gli americani autoctoni si reputano troppo superiori per accettare questi lavori al prezzo di mercato.

Ed è un fatto vero che il governo, dato il potere che ha nell'imporre leggi sull'immigrazione, vuole essere più severo, non rastrellando tutti i lavoratori, il che sarebbe una cosa davvero terribile, ma perseguendo criminalmente i proprietari stessi delle attività, le persone che non solo forniscono lavori ma che forniscono anche del buon cibo alla gente. L'intera cosa mi fa inorridire.

Ma l'utilitarista avrà un'obiezione. Si, queste tattiche sono barbare, col risultato che sono deplorevoli per proprietari e per coloro a cui piace mangiare fuori, ma almeno aiutano a risolvere i problemi della nostra nazione con l'immigrazione illegale.

Davvero? Se i datori di lavoro sono spaventati del carcere a vita, non assumeranno. E ciò lascerà a datori di lavoro marginali il compito di fornire un lavoro. Questi includono il mercato della droga, traffici clandestini, mercati neri, prostituzione ed altre cose del lato più squallido della vita.

Oppure il risultato potrebbe essere nessuna assunzione, il che vuol dire darsi al crimine. In altre parole, questi sforzi tentano di frenare la parte migliore dell'immigrazione e di esaltare quella peggiore. Per tutto questo possiamo ringraziare il governo.

Provate a pensare al problema in termini del rischio che si corre a provare l'immigrazione illegale. Nessuno dall'altro lato del confine, affrontando una recinzione permeabile, pensa: correrò il rischio solo a condizione che potrò andare a lavorare da Chuy’s Mesquite Broiler.

No, correranno il rischio comunque. In modo da eliminare ogni possibile opportunità di lavoro per gli immigrati, l'amministrazione Obama dovrà incarcerare e terrorizzare un gran numero di persone, distruggendo la maggior parte della vita commerciale del paese. Questo è un piano catastrofico che equivale ad un cruciale attacco alla libertà ed alla nazionalizzazione dell'industria dei servizi (dovrei aggiungere che preferisco l'immigrazione illegale a quella legale, dal momento che abbiamo fin troppi cittadini capaci di votare sulla proprietà di altre persone e troppe poche persone che vogliono lavorare duro per vivere).

Proprio come George Bush usò la guardia nazionale come scusa per fare a brandelli la Carta dei Diritti, l'amministrazione Obama sta usando l'immigrazione illegale come scusa per raggiungere il sogno socialista di portare le relazioni datore di lavoro/impiegato interamente sotto il controllo del governo. E' una forma di micro-nazionalizzazione.

E perché? Qui l'ideologia socialista gioca un importante ed anche l'ideologia autoritaria anti-mercato, il protezionismo. Ma se si guarda più da vicino, si scoprirà che la mano di Obama è affiliata ai grandi sindacati che operano dietro le quinte. Non è che loro sono contro gli immigrati. I sindacati odiano qualsiasi impiegato che lavora per l'attuale salario di mercato. Visto che il loro potere e la loro influenza continua a diminuire, se non a Washington, stanno ricorrendo a tattiche sempre più disperate per puntellare il loro cartello traballante.

Si nota, quindi, che questo severo provvedimento non ha niente a che fare col nazionalismo o col razzismo o col mettere al sicuro i confini o qualsiasi altra cosa. Si tratta solo di rinforzare il potere dello Stato e dei suoi sindacati sull'economia americana, e rendere il resto di noi più povero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 28 aprile 2011

Il Collasso dell'Unione Europea

Peccato, le notizie spesso su Freedonia non sempre delle più positive. Come di solito accade ci si trova a discutere delle stronzate fatte da pochi idioti a favore di pochi idioti; infatti gli idioti in qurstione truffano i cretini che ancora credono in loro ed i primi spillano ai secondi fino all'ultimo centesimo in modo da vivere parassitando, in questo modo, la popolazione. Sta di fatto che il giochetto è stato portato oltre la soglia della sopportabilità ed ora devono vedersela con i guai che hanno causato. Il lato negativo è che quei pochi faranno pagare le loro stronzate a tutti.
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di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


L'agitazione politica che ha colpito la Finlandia sta solamente anticipando una serie di grandi cambiamenti. Il problema fondamentale è se la Finlandia debba pagare per i salvataggi degli altri Stati dell'Unione Europea. In reazione al sostegno dell'establishment per il salvataggio, gli elettori hanno cacciato il partito in carica a favore dei salvataggi ed hanno conferito una vittoria a sorpresa al partito conservatore critico nei confronti dei salvataggi. Contro ogni asspettativa, il dominio eterno dei social-democratici è alla fine.

Ma quello che colpisce più di tutto è il guadagno conseguito da un partito, in precedenza invisibile, chiamato Veri Finlandesi. Questo è l'unico partito che prende una rigida posizione: niente salvataggi. Accade anche che questo partito è, come prevedibile, nazionalista sui temi del commercio e dell'immigrazione. Ma questa non è la fonte dell'attrazione. I salvataggi sono nella mente di tutti. E si capisce che la rabbia debba essere evidente, se si infiamma il mondo della politica finlandese di solito calmo.

In tutta la storia, pochi temi sono stati così politicamente instabili come i salvataggi dei paesi esteri finanziati dalle tasse, specialmente durante tempi economici difficili. E' una politica che provoca cambiamenti politici drammatici. Il caso più famoso del ventesimo secolo è avvenuto nella Germania tra le due guerre, quando il risentimento nazionale contro i pagamenti alle nazioni vincenti sfociò nel governo Nazional-Socialista.

Non dovrebbe essere una sorpresa che i tarTASSATI finlandesi non hanno alcun interesse nel mandare il denaro delle loro tasse per salvare l'industria bancaria del Portogallo, un paese che si trova a circa 2,500 miglia e due giorni di viaggio. Anche i governi dovrebbero aver imparato che non è mai una buona idea approvare questeo tipo di politica. In questo caso, tuttavia, ogni nazione dell'Unione Europea è legata da un contratto politico a salvarne qualsiasi altra; i salvataggi sono insiti nella struttura reale di come il settore politico, finanziario e monetario è attualmente strutturato.

L'intero sistema dell'Unione Europea è afflitto da una malattia dovuta al denaro cartaceo. Crea un boom che gonfia il settore bancario, permette ai politici di spendere incontrollatamente ed incoraggia le imprese private ad espandere le operazioni in un modo insostenibile. Poi il bust arriva e tutto decade. Le entrate dei governi crollano, le banche sono minacciate dall'insolvenza e le bancarotte di massa sono quasi dappertutto.

C'è un bivio sulla strada, una via porta alla liquidazione e l'altra al salvataggio. Quando è disponibile il denaro creato dal nulla — e con il suo gruppo d'interesse, l'establishment bancario, che avverte della fine del mondo — indovinate quale via sceglieranno i politici? Ecco perchè agli Stati membri viene detto di sganciare 129$ miliardi (saranno di più) per salvare il Portogallo dai suoi problemi.

Non è che tuti i politici d'Europa (e degli Stati Uniti) amano il Portogallo così tanto per cui sono felici di elargire più denaro cartaceo. La paura reale è il contagio. Se il Portogallo parte, la Spagna e l'Italia sono le prossime e poi l'intero sistema traballante verrà giù, prima in Europa, poi in Inghilterra ed infine negli Stati Uniti. Questo è lo scenario che permette ai politici ancora una volta di insabbiare il problema piuttosto che confrontarsi con esso.

L'invenzione della Banca Centrale Europea non era stata creata per controllare l'espansione del credito in Europa? Philipp Bagus, nel suo libro The Tragedy of the Euro, identifica un difetto fatale. Non c'è niente che la BCE possa fare, anche se lo volesse, per le finanze sovrane degli Stati o per il sistema a riserva frazionaria che si nutrono del debito creato dal governo. La BCE può controllare le iniezioni di denaro, ma non può fermare la creazione del debito o le banche che ne traggono profitti.

La creazione del debito genera un suo boom insostenibile. Le finanze di un paese si correggono per riflettere la realtà ed il settore bancario va sotto pressione. Poi iniziano i salvataggi. Finisce per accadere che gli Stati (relativamente) parsimoniosi dell'Unione Europea finanziano quelli meno parsimoniosi. C'è un azzardo morale insito nella reale struttura dell'intero sistema.

Niente lo aggiusterà. I salvataggi sono solo aiuti temporanei fino al prossimo giro di dissolutezza alimentato dal credito. E non c'è assolutamente niente che la BCE possa fare per fermare ciò. Ogni Stato dissoluto sa che è troppo grande per fallire e che godrà di presunto accesso alle risorse finanziarie di ogni Stato nell'Unione Europea. Così il risultato sarà salvataggi continui e pericolosi, che condurranno alla totale bancarotta.

Per questa ragione ognuno sa che c'è di più in ballo che il solo Portogallo. L'intero sistema della finanza europea e degli accordi economici è rotto. Non può essere riparato con salvataggi di rattoppo. Ad un certo punto la falla nel sistema dovrà essere riparata (attraverso una valuta forte) o ci sarà un ritorno alle valute cartacee precedenti e l'Euro sarà ricordato come l'ennesimo esperimento fallito della pianificazione monetaria e regionale.

Si tenga a mente che questo è il terzo paese ad essere salvato di recente. Irlanda e Grecia sono venuti prima. E quei salvataggi hanno funzionato a malapena. Una volta che si inizia coi paesi piccoli, si procederà fino a quelli più grandi. E non c'è abbastanza denaro, in mancanza di iperinflazione, per salvare la Spagna, nientemeno che l'Italia.

La Banca Centrale Europea, che è stata meno irresponsabile rispetto alla FED nei giorni recenti, è la prima banca centrale del mondo a fare ciò che si doveva fare tre anni fa. Sta aumentando i tassi con l'intenzione di restringere il denaro. La FED dovrebbe e deve fare la stessa cosa. Ma c'è un problema. Se i tassi d'interesse reali riflettessero la realtà finanziaria – con nessun presunto salvataggio e nessun potere a creare nuovo denaro – salirebbero alle stelle.

Il caso del Portogallo e la reazione finlandese dovrebbe servire come sveglia. Tutti questi salvataggi e pacchetti di stimolo non possono nascondere il fatto che i governi ed i sistemi bancari degli Stati Uniti e dell'Europa sono fondamentalmente in bancarotta, sostenuti solo dal potere di creare denaro dal nulla. Ogni intervento sta solo funzionando per guadagnare tempo, ma non per affrontare il problema sottostante. Ed ogni volta che i problemi ritornano, sono peggiori di prima.

Non ci vuole un partito finlandese per capire l'ingiustizia dei salvataggi dei governi esteri. Né il nazionalismo né i salvataggi aggiusteranno il problema reale. Infine troveremo la strada per ritornare ad una moneta sonante. Ma ci aspetta un terribile scarpinata, e molti spasmi, lungo la strada.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


domenica 20 marzo 2011

Un'Altra Guerra di Obama

Interessante cosa il vento del "cambiamento" ha portato nel corso della storia e soprattutto dove ha "deciso" di soffiare ora. Stiamo per osservare un nuovo infognamento da parte dell'allegra brigata NATO in una nuova operazione bellica che costerà fior di quattrini (anche tutti voi la volete, ho indovinato?) a tutti i paesi che vi parteciperanno. Nonostante siano indebitati fino al collo hanno questa gran voglia di fare i "buoni samaritani" ed esportare un pò di "democrazia". Ma i buoni samaritani in questione non vogliono una ricompensa "spontanea", la pretendono. E forse è per questo motivo che in primis hanno deciso di fare i "buoni samaritani".
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di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Seguendo l'autorizzazione delle Nazioni Unite (pressate dagli Stati Uniti) per l'omicidio bellico in Libia, il regno portatore di morte del colonnello Gheddafi ha fatto sapere immediatamente che avrebbe smesso di uccidere. Ciò ha messo in pausa la guerra di Obama, per un pò. Il colonnello pazzo ha imparato una cosa o due sulla politica estera americana. Se fingi di favorire gli scopi stabiliti dell'impero e sei accondiscendente con i suoi dettami dichiarati, puoi fare qualsiasi cosa per cui un governo è strutturato: rimanere al potere a tutti i costi.

Gheddafi ha imparato questa lezione circa un decennio fa, quando, con molta più appariscenza, annunciò che avrebbe fermato il suo programma sulle armi nucleari e si sarebbe unito alla guerra contro il terorre. Gli Stati Uniti decisero quindi di classificare lui ed il suo governo tra i buoni del mondo ed iniziarono a sostenerlo come un esempio di saggia abilità di statista. Procedettero poi ad insediarlo ancora più in profondità ed a rafforzare il suo controllo dispotico sui cittadini, il tutto con la benedizione degli Stati Uniti.

Ma questa volta potrebbe non funzionare. Per settimane i funzionari americani hanno sminuito gli attacchi sanguinari di Gheddafi sulla sua gente, ma gli Stati Uniti hanno davvero un problema con dittature simili? Questo fatto è sconosciuto agli americani, ma nel Medio Oriente, e nelle nazioni arabe in particolare, gli interessi commerciali americani sono considerati come una forza di liberazione ma non il governo degli Stati Uniti. Per decenni gli Stati Uniti sono stati la chiave del potere delle dittature nel Medio Oriente, tra le quali troviamo l'Arabia Saudita, la Giordania e lo Yemen. Lascio da parte l'uccisione di centinaia di migliaia di civili iraqeni per liberarli.

Così sarebbe quasi uno scherzo che gli Stati Uniti spingano per andare in guerra contro la Libia in modo da salvare questo paese dalla dittatura. Molto probabilmente il vero movente qui è lo stesso che ha ispirato la guerra contro l'Iraq: il possedimento ed il controllo del petrolio. Ed anche se la libertà fosse il motivo dominante, quando mai nella storia moderna è stata effettivamente portata alle persone? Tutte le guerre degli Stati-nazione oggi finiscono in bagni di sangue di civili, distruzione delle infrastrutture, sconvolgimento politico senza fine (vedi l'Afghanistan e l'Iraq), grandi spese ed amarezza tutt'intorno.

La guerra non raggiungerà il suo obiettivo dichiarato. Potrebbe anche finire col radicare il potere di Gheddafi. Ma ipotizziamo che alla fine morirà, come Saddam Hussein. Che succede dopo? Il nuovo governo sarà scelto attentamente dal vincitore e non guadagnerà mai alcuna credibilità, proprio come in Iraq. Le persone non sopportano i conquistatori esteri anche peggio dei despota locali, e questo risentimento non è una buona base per un futuro di libertà.

Il presidente Obama probabilmente guarda alla prospettiva di guerra con un certo desiderio, proprio come Bush, Clinton, Bush, Reagan ed altri, fecero prima di lui. Ma questa volta c'è un problema. Gli Stati Uniti non possono semplicemente permettersi di essere considerati ancora una volta come promotori di una guerra nei confronti di un paese musulmano, sebbene è quello che stanno facendo, in un tempo in cui tutto il mondo sa che la politica estera degli Stati Uniti è basata principalmente sull'incitamento di sentimenti anti-islamici e nel possesso del petrolio.

Per questa ragione l'amministrazione Obama deve cercare la copertura delle Nazioni Unite e la cooperazione degli altri Stati arabi. L'Inghilterra e la Francia sono affidabili, ma non la Germania e nemmeno gli altri Stati arabi, quindi l'operazione potrebbe essere più complicata di quello che si supponesse.

Immaginiamo per un momento che il governo degli Stati Uniti voglia davvero liberare le persone della Libia da un uomo malvagio. Qual'è il modo giusto di farlo? C'è l'opzione assassinio, alla quale mi oppongo ma che sarebbe nondimeno una possibilità migliore della guerra. Che dire dei killer leggendari della CIA che possono sopprimere qualunque persona sul pianeta eseguendo pochi ordini dall'alto? Dove sono ora?

Ricordo che negli ultimi giorni prima dell'ultima guerra in Iraq, un portavoce di Saddam propose praticamente un duello tra Bush o Cheney e Saddam o il suo vice-presidente. Non fu una proposta poco seria. Questa sarebbe stata un'opzione migliore sia per l'Iraq che per l'America, ma poi il governo non avrebbe preso ciò che veramente voleva dalla guerra, che è una possibilità di distruggere le cose, spendere un mucchio di denaro, attizzare gli animi della popolazione nella frenesia della guerra ed inspirare un altro attacco di isteria nazionalista che aiuta a consolidare il potere del governo che muove guerra.

E' possibile opporsi a Gheddafi ed allo stesso tempo opporsi alla guerra contro Gheddafi? Assolutamente. Questa è una posizione che tutti gli americani dovrebbero adottare. Allo stesso modo, è possibile opporsi all'amministrazione Obama ma anche opporsi ad un esercito straniero che abbia intenzione di spodestarlo per liberarci.

Nei primi giorni di proteste in Libia contro Gheddafi, i manifestanti mostravano chiari segnali di opposizione a qualsiasi intervento estero. Questo è ancora il giusto approccio. Non ci dovrebbe essere nessuna guerra, nessun blocco, nessuna imposizione di una "no-fly zone" o di qualsiasi altra cosa. Gli Stati Uniti sono stati dei sostenitori di Gheddafi per un decennio. Il danno è già fatto. Andare in guerra aggraverà soltanto le cose.

Nell'interesse della libertà e dei diritti umani, dobbiamo dire no alla guerra. Dobbiamo anche dire no a tutte le forme di intervento estero che sostengono le dittature, finchè esse non diventano politicamente imbarazzanti per Washington D.C.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 1 febbraio 2011

Una Rivolta del Popolo Contro L'Impero

La storia si ripete. Lo Stato è condannato a fallire, l'interventismo è condannato a fallire, il socialismo è condannato a fallire. L'economia ha emesso la sua sentenza, il popolo egiziano l'ha sottoscritta; l'impero americano sta cadendo a pezzi. Come per il blocco sovietico lo zio Sam vede che la sua capanna gli sta crollando sulla testa a causa delle sue decisioni scellerate. Bernanke pare aver scelto la strada inflazionistica. L'Egitto potrebbe essere semplicemente la prima tessera del domino.
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di Llewellyn H. Rockwell, Jr.


Quelli della giovane generazione, persone troppo giovani per ricordare il collasso del blocco sovietico e degli altri Stati socialisti nel 1989 e nel 1990, sono fortunati a vivere tramite un altro emozionante esempio la sorte di uno Stato, apparentemente impenetrabile, ridotto all'impotenza quando affronta persone che chiedono libertà, pace e giustizia.

Sicuramente non c'è niente di meglio. Vederlo instilla in noi un senso di speranza, una brama di libertà che batte in ogni cuore di ogni essere umano ed in questo periodo può essere compresa.

Questo è il perchè tutti i giovani dovrebbero prestare attenzione a cosa sta accadendo in Egitto, alle proteste contro il regime di Hosni Mubarak come anche alla patetica risposta proveniente dal suo partner imperiale, gli Stati Uniti, che gli hanno dato 60$ miliardi in aiuti militari e in polizia segreta per mantenerlo al potere.

Gli Stati Uniti sono oggi nella stessa situazione in cui era l'Unione Sovieta nel 1989, mentre una serie di domino socialisti cadevano. Polonia, Romania, Ungheria, Germania dell'est, Bulgaria e Cecoslovacchia tutti sperimentarono un tracollo drammatico, mentre il regime sovietico, sostenitore di questi sistemi sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, sedeva e guardava impotente. I leader facevano vaghi discorsi sul bisogno di elezioni e transizioni pacifiche, mentre le persone li ignoravano completamente.

Cosa ha scatenato le rivolte? Ci sono considerazioni economiche, ovviamente. Un buon tasso d'inflazione in Egitto è considerato essere il 10% ed il deprezzamento della valuta va avanti come una massiccia punizione contro i risparmi e l'accumulo di capitale. La disoccupazione è alta, all'incirca come quella degli Stati Uniti, ma è ancora più alta per i giovani che sono preoccupati per il futuro.

La crescita economica è stata molto migliore negli ultimi decenni grazie a riforme economiche, ma questa tendenza (come nel blocco sovietico) ha solo continuato a creare aspettative in crescita e più richieste di libertà. Rimane il fatto che quasi metà della popolazione vive in terrificante povertà.

Il cuore del problema sembra far riferimento alle libertà civili ed alla vecchia convinzione che il paese è governato da un tiranno che deve andarsene. Mubarak non tollera alcun cambiamento al suo governo di legge marziale. Ci sono diecimila prigionieri politici nel paese ed è facile essere arrestati e torturati semplicemente riferendosi al dittatore col suo appellativo. La stampa è censurata, i gruppi d'opposizione sono soppressi e la corruzione corre libera. L'affinità di Mubarak per il potere non ha conosciuto vincoli: sceglie tutte le élite del paese basandosi solamente sulla loro fedeltà verso di lui.

Mubarak ha governato per 30 anni, e si, ci sono state elezioni ogni sei anni ma queste sono state viste solo come una farsa. I candidati dell'opposizione sono finiti perseguitati per una varietà di crimini inventati. La democrazia in Egitto è solamente uno slogan per il governo di un partito. Ed è questo che fa colpo: la scusa principale per la sua legge marziale è quella che è fin troppo familiare agli americani: la guerra al terrore (e non si preoccupa del terrore distribuito dai soldati stessi).

Probabilmente un argomento più importante riguarda la rivoluzione digitale e l'apertura dell'intero mondo verso internet – una specie di cosa che gli Stati Uniti citarono esattamente come la ragione delle rivolte anti-sovietiche alla fine degli anni ottanta ed all'inizio dei novanta. Molti giovani in Egitto sono tanto connessi al mondo tramite i social network quanto gli adolescenti americani, e sfruttano l'accesso al suono ed alla vista della modernità a cui il regime si oppone.

Per capire cosa sta guidando le proteste, considerate la data in cui sono iniziate: la Festa delle Forze Armate, 25 gennaio. Questa festa è stata creata da Mubarak solo nel 2009. Per la serie: calcolare male la situazione! Cosa molto scontata poi, la risposta del governo di bloccare quasi tutte le comunicazioni internet e smorzare tutti i servizi telefonici nel giorno in cui era pianificata la protesta. Ma non ha funzionato: grazie alla cosa che ora è chiamata "hacktivism" la rivoluzione è trasmessa in tutto il mondo da Twitter, Facebook, Youtube, anche Wikipedia viene aggiornata minuto dopo minuto. E la versione inglese di Al Jazeera dal vivo ha, come al solito, gettato vergogna sui media statunitensi.

Nel frattempo le voci ufficiali del governo degli Stati Uniti sono rimaste pateticamente nelle retrovie. Joe Biden e Hillary Clinton hanno rifiutato di descrivere Mubarak come un dittatore, mentre fiaccamente chiedevano con urgenza una transizione verso un'elezione – gestita e diretta dal regime di Mubarak. La leadership della protesta ha immediatamente visto questa dichiarazione per quello che era e l'ha rigettata in assoluto. E' insopportabilmente ovvio che gli Stati Uniti siano quasi i soli a sostenere più o meno Mubarak, ma ciò è esattamente cosa ci si aspetterebbe da un sostenitore imperiale di un despota.

Quali sono le richieste dei manifestanti? Non è complicato. Come nel 1989, l'unica richiesta è che il dittatore se ne vada. Ciò ha senso ed è la sola soluzione che si accorda con ciò che è giusto ed equo. Questo e solo questo stabilirà le basi per una transizione verso qualsiasi cosa. Cosa seguirà dopo ciò è qualcosa che deve essere deciso dagli egizi, i quali hanno avuto le loro bocche cucite per troppo tempo e non dalla CIA.

Quello che le rivolte evidenziano è una realtà fondamentale che il mondo troppo spesso dimentica. E' la connessione tra qualsiasi governo e qualasiasi popolo, in qualsiasi momento e luogo. Le persone superano di gran lunga il governo nei numeri e per questa ragione, e perfino quando il governo è pesantemente armato, ogni governo deve dipendere da un qualsiasi livello di consenso per continuare il suo dominio. Se un popolo intero si solleva e dice no, i burocrati e persino la polizia è senza poteri. Questo è il grande segreto del governo che è essenzialmente ignorato finchè il giorno della rivoluzione arriva.

Di più delle proteste anti-sovietiche della fine degli anni ottanta, le rivolte egizie rivelano cosa potrebbe infine accadere nella patria dell'impero stesso. Sotto le giuste condizioni, ed al momento giusto, potrebbe arrivare un giorno in cui la consapevolezza sarà compresa proprio qui in patria. Potrebbe accadere qui per la stessa ragione per cui potrebbe accadere dovunque.

Il governo lo sa e da qui il suo accumulo di armamenti e di implacabile propaganda. Le difficoltà per lo Stato arrivano quando la sua fame di potere genera ciò che Thomas Jefferson chiamava "un lungo treno di abusi" che crea un acceso desiderio dentro le persone di sollevarsi e chiedere libertà, dal momento che, dopotutto, è diritto delle persone, o no?, modificare ed abolire la forma di governo sotto la quale sono forzati a vivere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/