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venerdì 9 settembre 2022

Il caos pianificato della cricca di Davos e cosa succederà nel futuro prossimo

 

 

di Francesco Simoncelli

Settembre è un mese di confluenze. Non solo le elezioni di medio termine sono praticamente dietro l'angolo, ma a livello geopolitico molto sta per accadere. E questo non esclude, ovviamente, aspetti economici... sono quelli che contano davvero. La geopolitica è la risposta a problemi di natura economica, è sempre stato così. D'altronde, lo diceva anche Bastiat: dove non passano le merci passano gli eserciti. Con il mondo in riassestamento dal punto di vista di alleanze e strategie economiche per affrontare una crisi incalzante, il protezionismo e l'isolazionismo sono due processi che sono stati messi in campo per ostacolare e ritardare il più possibile le inevitabili conseguenze economiche di circa 50 anni di manipolazioni crescenti dell'offerta di denaro. Finché è stato possibile si è raddoppiata la dose, spinti dalla convinzione che "vivere al massimo col minimo sforzo" e "pagherà chi verrà molto dopo" fossero due proposizioni affidabili per costruire una società mansueta nei confronti di un'organizzazione top-down delle cose. Il welfare state ha reso le cose più semplici: promesse sontuose e briciole consegnate hanno annebbiato la vista della maggior parte delle persone, mentre la loro ricchezza reale veniva risucchiata verso l'alto in cambio di pezzi di carta senza valore.

Questo punto è importante: bisogna capire qual è la radice dell'impoverimento che, secondo la percezione della maggior parte delle persone, è arrivato d'improvviso nell'ultimo anno. L'inflazione dei prezzi non sta mordendo i portafogli delle persone da quando i notiziari ne hanno cominciato a parlare con una certa insistenza, questo ha rappresentato il punto di rottura. E come ogni cosa che si rompe, parliamo di un processo. La domanda non è "quando" si romperà qualcosa, bensì "come" si romperà. Questa consapevolezza permette a chi è preoccupato di capire come limitare o annullare del tutto quei comportamenti che condurranno inevitabilmente a un esito nefasto. Se ci si preoccupa del "quando", invece, si continuerà ad assecondare comportamenti sbagliati che infine avranno come esito la peggiore delle aspettative attese. Qual è quindi quel comportamento che la maggior parte delle persone dovrebbe limitare o annullare del tutto nell'attuale ambiente economico? La distruzione della ricchezza reale.

Cos'è ricchezza reale? Di certo non il denaro, esso è semplicemente uno strumento. È fondamentale non confonderlo con la ricchezza reale. Il denaro è uno strumento meraviglioso che gli esseri umani usano per facilitare gli scambi, la misurazione e il trasferimento di valore economico (cioè beni e servizi) attraverso il tempo e lo spazio. Il denaro, che si tratti di valuta fiat, oro, o Bitcoin, non è e non sarà mai ricchezza reale. Nemmeno le risorse naturali e minerarie sono ricchezza reale. La maggior parte delle nazioni sottosviluppate del mondo siedono su grandi quantità di risorse minerarie, eppure ciò non è correlato a crescita economica, sviluppo sociale e standard di vita elevati. Nella maggior parte dei casi vale il contrario. Sì, può essere vantaggioso avere tonnellate di risorse minerarie, ma sono solo ricchezza potenziale, non ricchezza reale. Una merce può essere estremamente preziosa oggi e priva di valore domani. Anche se si fosse fiduciosi che un determinato minerale non cesserebbe mai di essere raro e redditizio, sarebbe comunque sconsiderato incentrare la propria economia su una tale merce. Un modello simile lascia un'economia non diversificata, non competitiva e fortemente dipendente dalle importazioni e da altri input dall'estero per funzionare, oltre a essere vulnerabile a shock economici ed esterni.

L'URSS, ad esempio, era ricchissima di risorse naturali, ma esse erano totalmente in mano al governo centrale e sappiamo tutti com'è finita. Dubai, invece, oppure la Cina, hanno permesso al capitalismo di libero mercato di rilasciare (parzialmente) il suo potenziale e questo ha permesso a entrambe di prosperare. La povertà riguarda la privazione di beni e servizi che sono essenziali per il nutrimento, il benessere e la dignità umana, vale a dire case, vestiti, servizi sanitari di qualità, istruzione, servizi igienico-sanitari, acqua potabile, energia, ecc. La ricchezza, ovviamente, è l'opposto di tale privazione: l'abbondanza di beni e servizi. In termini socioeconomici, è la quantità e la qualità dei beni e dei servizi a cui le persone possono accedere. Comprendere che il denaro le risorse naturali sono ricchezza reale è di vitale importanza, in particolare dal punto di vista politico, perché nell'attuale mondo gestito da burocrati e tecnocrati, molti non hanno ancora afferrato questo concetto. Confondere denaro e risorse naturali con la ricchezza reale porta a politiche fuorvianti che si traducono in conseguenze rovinose.

Una società non ha bisogno di risorse minerarie per svilupparsi e diventare prospera, le basta commerciarle; una società ha bisogno di sistemi economici e monetari solidi per diventare prospera e rimanere tale. Un sistema economico superiore aumenta la quantità e la qualità dei beni/servizi disponibili riducendo costantemente il costo della vita, il che eleva gli standard di vita e rafforza la coesione sociale. La mente umana è la risorsa naturale più grande e più preziosa per creare ricchezza e prosperità socioeconomica. Non petrolio, gas e minerali preziosi. Il socialismo, attraverso il comando/controllo, riduce il potenziale della mente umana, riduce il raggio d'azione dell'azione umana. Tale compressione ha lo scopo di sopprimere i modi attraverso i quali gli individui possono fare a meno di organizzazioni top-down, a vantaggio invece di organizzazioni bottom-up. Senza contare che i socialisti sono anche malthusiani, alfieri di un pensiero che accarezza la riduzione delle menti pensanti. Meno persone, meno individualismo, meno creatività, più controllo.

Chiariti questi aspetti, c'è una maggiore consapevolezza del "come" l'ambiente economico è giunto a una rottura. La geopolitica, quindi, sta cercando di limitare le incrinature che via via si vanno formando, sacrificando al "dio" della correzione economica il proprio vicino.


UN MESE DI CONFLUENZE

Fine settembre è stata una data che, nel passato prossimo, è stata ripetuta fin troppo insistentemente. In primo luogo, ci sono le elezioni di medio termine che si avvicinano. La cricca di Davos, insieme ai suoi infiltrati nell'amministrazione Biden, sta accelerando il suo piano di takeover ostile degli USA attraverso un crescendo di tensioni con la Cina. Il viaggio della Pelosi il mese scorso a Taiwan era fondamentalmente intenzionato a questo scopo, per vedere la reazione cinese. La Cina, infatti, può vedere che la NATO ormai è una tigre di carta, incapace di offrire alcuna resistenza a un eventuale occupazione di Taiwan, quindi può giocare le sue carte con calma. La provocazione dei democratici serviva solo a riscaldare gli animi, creare una tensione crescente e distrarre dal castello di carte in caduta libera in Europa. Il blocco eurasiatico è compatto, intenzionato a resistere ai vecchi colonialismi del passato, i quali sono stati resuscitati con vigore sin da quando Obama è diventato presidente. Non solo, ma anche la Lega Araba è a bordo del treno euroasiatico e ha gli stessi obiettivi.

Poi c'è la Russia che organizzerà nuovi referendum in Ucraina nelle regioni del Donetsk e Lugansk (come in Crimea) per permettere alle persone di decidere se voler entrare nella sfera d'influenza russa oppure diventare indipendenti. Poi ci sono le elezioni inglesi, dove Johnson è stato letteralmente buttato fuori dall'ingerenza della cricca di Davos attraverso la City di Londra. Boris era un'assicurazione degli USA nel dopo Brexit. Poi ci sono le elezioni politiche italiane, dove Draghi è stato messo da parte dagli stessi USA come rappresaglia per il fato subito da Johnson. Conte, infatti, è sempre stato il portaborse della Merkel e più in generale dell'integrità dell'Eurosistema, ma non avrebbe fatto quel che ha fatto se non avesse avuto le spalle coperte da personaggi tanto potenti quanto quelli che compongono la cricca di Davos. Infatti il governo Draghi è stato fatto cadere sulla questione energetica.

E, cosa più importante, la nuova decisione della FED riguardo i tassi d'interesse. Inutile dire che chi si aspetta un'inversione di marcia non ha capito a che gioco sta giocando Powell. Gli ultimi due anni, infatti, ci hanno dimostrato che il grande monolite che raggruppava i pianificatori centrali, e che li faceva agire all'unisono come dimostrato dall'era di grande coordinamento della politica monetaria da parte delle principali banche centrali, si è infranto e si è principalmente diviso in due: da un lato il clan mafioso di Davos e dall'altro il clan mafioso del sistema bancario commerciale statunitense (non esistono solo questi due ovviamente, c'è anche la City di Londra, i BRICS, la Lega Araba, ecc.; insomma siamo di fronte a una guerra tra bande mafiose che si contendono il privilegio di governare sulle pecore che riconoscono il loro potere). Da un lato abbiamo una visione del mondo in cui il comando/controllo è pervasivo e capillare, un socialismo su larga scala come quello dell'URSS ma implementato "meglio" da coloro che hanno presumibilmente un piano migliore e "hanno imparato" dagli errori del passato. Per quanto possa essere un ossimoro, l'Europa doveva essere un laboratorio di socialismo liberale, ovvero la ricerca spasmodica da parte dei pianificatori centrali di un compromesso tra socialismo ed economia di mercato. La fantomatica "terza via". Inutile dirlo, s'è dimostrato un esperimento fallito, così come tutti i suoi predecessori che vogliono a tutti i costi trovare una ragion d'essere all'interventismo economico. L'Eurosistema e l'euro, infatti, si sono fondati sull'interventismo economico come cuore pulsante della loro vita e, adesso, della loro sopravvivenza, ma il risultato è stato solamente un incalzante e progressivo degrado economico/sociale.

Dall'altro lato abbiamo una visione del mondo che crede ancora nella formazione del capitale come volano per una crescita sostenibile dell'ambiente economico. L'introduzione di una CBDC metterebbe fine all'influenza che può esercitare il sistema bancario commerciale, spazzato via da quello centrale. In una società come quella americana questo non accadrà mai, soprattutto perché esso ha ancora un'influenza non indifferente a livello locale. Senza contare che "private equity" Powell è diverso da Bernanke e dalla Yellen. Non è il migliore dei mondi, ovviamente, ma è pur sempre un passo in avanti rispetto alla distopia lugubre avanzata dalla cricca di Davos attraverso il suo nuovo feudalesimo. Mi rendo conto che sarebbe ideale arrivare presto e subito verso un ambiente economico in cui la libertà è totale e in linea (senza censura) con i desideri degli individui, ma è qualcosa invece che funziona per gradi ed è l'economia di mercato stessa che trova nuovi modi per riaffermare la sua presenza (con Bitcoin ad esempio e la comprensione del suo funzionamento). Perché da questo punto di vista non esistono alternative: solo uno spostamento netto verso l'economia di mercato permette di avere prosperità e standard di vita elevati per tutti. E dato che il miglioramento è una delle aspirazioni più pulsanti nelle azioni degli individui, esisteranno incentivi crescenti a sfuggire a una situazione che invece peggiora le proprie condizioni di vita. Ecco perché, sostanzialmente, il socialismo e l'accentramento dei poteri sono sempre una ricetta per il fallimento.

 

SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

Come scritto già in precedenza, le azioni della FED sono indirizzate a mandare in bancarotta la cricca di Davos attraverso un prosciugamento del mercato degli eurodollari. Il rialzo dei tassi da parte della FED sta invertendo quei carry trade assurdi che avevano portato nel passato recente i decennali italiani, ad esempio, a rendere meno dei loro omologhi statunitensi. Inutile dire che se questa realtà è stata resa possibile, i meriti sono sicuramente dei tassi negativi alimentati dalla BCE, ma non bisogna dimenticare altresì che indirettamente è stata la FED a garantire questo schema garantendo l'apertura senza limiti dei mercati degli eurodollari. Questo, ovviamente, prima che arrivasse Powell, che la FED iniziasse a tirare il freno a mano e che le grandi banche statunitensi rifiutassero di usare bond europei come garanzia nel mercato pronti contro termine. Nel 2019, infatti, era diventato chiaro a tutti che l'insostenibilità pratica di suddetto schema avrebbe portato allo sfacelo l'economia statunitense in tempi da record, ma questo avrebbe significato anche guai seri prima per l'euro e il sistema bancario commerciale europeo. L'indebitamento di bilancio di quest'ultimo è nettamente superiore alla sua controparte statunitense e un suo crollo avrebbe significato sicuramente lo sfacelo anche degli stati europei. L'illusione di rendimenti ridicoli nei titoli di stato europei, Italia in primis, sarebbe svanita in un respiro e con esso la fine repentina dell'intero progetto socialista europeo.

Sebbene anche le banche centrali possano andare in bancarotta, esse possono essere ricapitalizzate attraverso una partita di giro mediante i relativi Ministeri del Tesoro. Certo, la credibilità poi sarebbe persa, ma dal punto di vista formale tornerebbero a essere operative. Questo però non si applica alla BCE, la quale è l'unica banca centrale che non godrebbe di questo schema di ricapitalizzazione. A causa delle sue azioni passate e la zuppa di acronimi usati in sostituzione di "stampa di denaro per salvare Paesi derelitti", la BCE ha fatto incetta di titoli di stato di dubbia qualità reale. Non è un caso che nell'ultima riunione sia stato inaugurato il TPI, o per meglio dire Tentiamo di Proteggere l'Italia.

Col rialzo dei tassi e la rimozione della garanzia di salvataggio chiamata "FED", la BCE è finita sotto pressione. Il suo bilancio, essendo pingue di titoli che adesso sono in netta perdita, è diventato negativo e allo stesso modo quello delle banche centrali nazionali europee. Infatti la FED non sta affatto combattendo l'inflazione con la sua politica di rialzo dei tassi, altrimenti avrebbe già dovuto lasciarli salire ben oltre il 10% (ecco perché tra le altre cose la stampa generalista parla di "pericolo basso di recessione"). No, sta cercando di non agitare le acque sui suoi lidi e al contempo mandare in bancarotta l'euro e l'Eurosistema aumentando le attenzioni sulla bolla obbligazionaria in UE; questo a sua volta sta mettendo pressione sulle banche commerciali europee anch'esse pesantemente invischiate nel trading di bond sovrani europei. Non solo, ma questo sviluppo farà tirare loro i remi in barca per quanto riguarda la concessione di prestiti, cosa che a cascata metterà pressione sull'economia più ampia e il settore commerciale (già gravemente incapacitato da caos nelle supply chain e inflazione dei prezzi).

Non sorprende quindi che l'euro sia precipitato sul mercato dei cambi raggiungendo la parità (e molto probabilmente raggiungerà i 95-90 centesimi) e che la fuga di capitali abbia trovato appetibile il dollaro. L'isolazionismo del sistema bancario commerciale statunitense, iniziato nel settembre 2019 con JPMorgan che mandò in crash il mercato dei pronti contro termine rifiutando come collaterale bond sovrani europei, sta fomentando tale processo. Tale isolazionismo è anche facilitato dal fatto che la ricaduta di un fallimento bancario negli USA sarebbe meno impattante rispetto alla controparte europea. Infatti la creazione del credito in quest'ultimo caso è più ad appannaggio delle banche commerciali e quando un'azienda va fallita si porta dietro anche il bilancio del creditore, ovvero la banca; negli Stati Uniti, invece, il credito viene principalmente creato attraverso il mercato del debito corporativo, quindi se un'azienda va fallita chi viene direttamente intaccato è il suo stesso bilancio. Suddetto indebitamento di bilancio di cui soffre ormai cronicamente il sistema bancario commerciale europeo, e di riflesso il tessuto industriale europeo, è figlio diretto del mercato degli eurodollari: il gearing di bilancio delle banche europee in termini di dollari è il modo in cui l'Eurosistema ha esercitato pressione sulla polita monetaria statunitense. E anche qui c'è una frattura: se prima si faceva leva sul LIBOR per sfruttare il meccanismo degli eurodollari, adesso non è più possibile con l'entrata in vigore negli USA del SOFR.

Non è un caso infatti che oltre all'entrata in vigore del SOFR, la FED abbia avviato un nuovo facility per quanto riguarda il mercato dei pronti contro termine in modo da attutire eventuali ricadute negative sul sistema bancario commerciale statunitense. Ovvero, detto in parole povere, ha appoggiato la decisione di JPMorgan e altri player dello stesso livello (es. Goldman Sachs, Wells Fargo) di mandare in bancarotta l'euro e la BCE. Come non aspettarsi, quindi, che i fondi non si spostino in massa negli USA? Ecco perché il mercato azionario statunitense sta reggendo il colpo e continuerà a reggerlo fino a tassi di riferimento della FED a circa il 6%. A questi livelli il Dow Jones può permettersi benissimo una nuova correzione del 10%, ad esempio. Da qui, però, emergono due domande: la cricca di Davos rimarrà a guardare? Come reagirà la FED alla contromossa della cricca di Davos?

Per quanto riguarda la prima domanda, e per quanto paradossale possa sembrare la risposta, il modo in cui può comprare tempo passa dall'oro. I più grandi possessori d'oro al mondo risiedono prevalentemente in Europa e una rivalutazione del metallo giallo potrebbe tappare i buchi di bilancio che si stanno formando nel bilancio della BCE e delle banche centrali nazionali. Se ci pensate bene, le direttive di Basilea 3 sono state promulgate praticamente per questo motivo. Infatti Basilea 3 è un tentativo di via d'uscita dal caos dei derivati sull'oro, da quel mercato sintetico che per anni ne ha manipolato al ribasso il prezzo spot. La seconda domanda, invece, ha avuto risposta in passato perché gli USA, sebbene possano guadagnare tempo sfruttando la bancarotta dell'UE e della cricca di Davos che la parassita, hanno problemi in materia fiscale e monetaria importanti. Prima o poi dovranno essere affrontati, soprattutto se il livello dei federal funds raggiungerà un livello critico (come il 6% ad esempio) e il dollaro raggiungerà un apprezzamento tale da invertire il flusso d'investimenti in entrata. Beh, è lecito dire che tornare a investire in Europa sarà possibile solo quando WEF e istituzioni satellite saranno andate in bancarotta. Ciononostante i flussi d'investimento sono come la marea: non continueranno a fluire solo in una direzione. Ecco perché era già in cantiere l'idea di finanziare il debito USA e il bilancio del governo federale attraverso l'emissione di un bond a 50 anni, come disse Judy Shelton un paio di anni fa. Ovviamente nessuno verrebbe attratto da questa prospettiva, visto che si tratterebbe solo di carta... ma se il coupon dell'obbligazione avesse anche un claim del 5%-10%, ad esempio, sull'oro del Ministero del Tesoro statunitense? Basilea 3 si trasformerebbe da una strategia per tentare di ricapitalizzare la BCE a un volano per il sistema bancario commerciale statunitense al fine di riaffermare il proprio dominio.

A tal proposito Russia e Cina non sono state ingenue ad accumulare ingenti quantità d'oro negli ultimi dieci anni e adesso a tentare di scalzare l'Occidente nel primato monetario attraverso un nuovo gold exchange standard.


TRANSIZIONE... AUREA

Non si tratta di divinazione, sono semplicemente le logiche conseguenze dell'economia keynesiana: alla fine il "lungo termine" è arrivato e qualcuno deve pagare il conto adesso. Felici di aver creduto alle frottole di chi ci ha preceduto in questo carosello? Se si consegna volontariamente il proprio corpo e i propri fondi, anche se raggirati, il contratto è valido e lo schema Ponzi è legittimo: ci si merita di essere derubati. Perché? Perché si è talmente ingenui da screditare le voci critiche, come hanno sempre fatto gli Austriaci, e anche di fronte alla realtà delle cose si continua a negare l'evidenza. Ancora una volta, è la natura di tutti gli schemi Ponzi e quello del denaro fiat non fa eccezione. Anni e anni di distorsioni economiche hanno creato economie grottesche a livello planetario e la Cina non fa eccezione. La sua gigantesca bolla immobiliare è sempre stata analizzata su queste pagine e la recente bancarotta di Evergrande ha rappresentato il primo tassello del domino di questo enorme castello di carte. E cosa cerca una nazione che praticamente vede in faccia il dissesto economico? Energia. Solo attraverso un'immissione proporzionale di energia per contrastare la dissipazione di quella utilizzata per alimentare progetti fallimentari, tale nazione può essere in grado di resistere alla rappresaglia di conseguenze negative.

Il piano del WEF e della cricca di Davos era quello di destabilizzare a tal punto la Russia affinché essa non solo si sarebbe ritirata subito dal conflitto, ma che avrebbe visto salire al comando un governo fantoccio connivente con la loro strategia di risucchiare risorse dalla ricca regione artica e quindi stabilizzare quanto più possibile la situazione traballante in Europa. La cricca di Davos non era pronta a una resistenza così strenue da parte dei russi, così come non era pronta a una FED così decisa a rialzare i tassi e impedire la scalata ostile di questa gente alla società statunitense. L'Europa, nei grandi schemi del WEF, sarebbe dovuta essere il nuovo punto di riferimento mondiale; acquisirà di certo questo interesse, ma come cratere di macerie economiche fumanti.

La Cina, quindi, è ben felice di stringere una forte alleanza con la Russia e, soprattutto, deliziarsi con tutte le risorse energetiche a sconto che può prendere da tale nazione in modo da tenere a bada i malumori interni. E nonostante tutto il controllo che si può immaginare per quanto riguarda la società cinese, "essere ricchi" porta con sé il desiderio di continuare a esserlo. Questo a sua volta vuol dire che le persone non prenderanno tanto alla leggera la possibilità che i loro risparmi o investimenti possano scomparire dalla sera alla mattina in un clic di mouse. Tenere a bada tali malumori interni è ancora più cruciale in un momento in cui la Cina sta cambiando il suo "modelli business", passando da una nazione incentrata sull'export a una in cui fornisce servizi al proprio interno. L'attuale mandato di Xi, infatti, è maturo per permettere alla nazione cinese d'intraprendere finalmente quel fatidico passo che la porterebbe ed emanciparsi dall'Occidente e ad avere voce in capitolo autorevole sul tavolo della geopolitica. Non è un caso, infatti, che la Cina stia vendendo a ritmo progressivo e costante i suoi titoli denominati in dollari. Inutile dirlo, vuole essere il punto di riferimento nell'alleanza nascente dei BRICS, ma, diversamente dagli USA, non vuole dominare il tavolo. Un player autorevole, non autoritario. È questo il motivo anche per cui l'India fa affari con la Cina: non vuole una replica del modello che per tanto tempo ha "garantito" promesse, sulla carta, e poi non le ha mai mantenute. Di conseguenza, in questo processo di transizione in cui le enormi bolle gonfiate sinora scoppieranno, avere un supporto energetico sicuro e a basso costo è fondamentale. Farà la differenza, permettendo anche eventuali allentamenti monetari per tentare un atterraggio morbido.

Un'altra coincidenza storica, se così la vogliamo chiamare, è l'estrema debolezza dell'Europa che permetterà l'ascesa dei BRICS. Sorpresa delle sorprese, la debolezza è arrivata prorompente sui lidi tedeschi rendendo, quindi, la Germania l'ultima base della cricca di Davos. Un Paese in crisi energetica non approva una nuova spesa da €500 milioni il giorno prima per "aiutare" l'Ucraina e poi, il giorno dopo, piange miseria affermando che la popolazione deve stringere la cinghia sottoponendola a ridicole e vergognose umiliazioni. Inutile dirlo ci stanno provando anche in Italia, ma "fortunatamente" questo Paese ancora gode di una certa scorribanda d'influenze estere, una tra queste quella degli Stati Uniti che gli ha permesso di tirare una boccata d'aria per quanto riguarda il gas (guardate la banca dati di Snam e fate il confronto tra le previsioni per ottobre tra i dati di giugno, poi quelli di luglio e infine quelli del mese corrente). Purtroppo il vassallaggio dell'Italia di fronte alla sfera d'influenza UE è troppo grande, a confronto di quello rispetto agli USA che invece ha delle pastoie più lasche, e questo la porterà a fondo insieme all'euro e all'UE stessa. L'emancipazione dell'Italia passerebbe da accordi economici con il nord Africa fondamentalmente e in particolar modo la Lega Araba la quale, nel prossimo futuro, diventerà un centro finanziario importante. E questo significa scalzare anche la City di Londra, la quale, senza le assicurazioni delle navi cargo che trasportano risorse energetiche dall'Asia all'Europa, è praticamente defunta. Ma la City è anch'essa a bordo del treno della cricca di Davos, quindi non aspettiamoci grossi cambiamenti di casacca a riguardo.

Discorso diverso sono gli Stati Uniti, i quali a livello energetico non sono così messi male. Sebbene l'amministrazione Biden, fantoccio della cricca di Davos, abbia fatto di tutto per mettere a repentaglio la sicurezza energetica nazionale, gli USA trattengono ancora una certa indipendenza. Inoltre il proprio sistema bancario commerciale non è così disastrato come quello europeo e giapponese. Questo a sua volta significa che, per quanto gli errori economici denominati in dollari debbano essere corretti, la loro portata è inferiore a quelli che affrontano quelle nazioni che nel tempo hanno sfruttato il sistema eurodollaro per attingere indirettamente alla fonte della FED. Il prosciugamento del mercato degli eurodollari, infatti, sta mandando in bancarotta tutte quelle nazioni che hanno stiracchiato il ciclo del credito a loro favore attraverso la compiacenza della FED. In sintesi, gli Stati Uniti si sono ritirati sulle proprie sponde per mettere a posto una situazione degenerata a livello socioeconomico e vogliono prima di tutto scrollarsi di dosso le infiltrazioni della cricca di Davos e in secondo luogo ripulire l'ambiente economico di tutti quegli errori accumulati finora. Per quanto possano essere duri anche per gli USA i tempi che verranno, hanno le carte in regola per riemergere da questa situazione senza troppe ossa rotte. Soprattutto perché stanno comprendendo come la sicurezza energetica passi anche dall'efficientamento di questo settore e dell'energia esistente attraverso il mining di Bitcoin.

A maggior ragione, quindi, Cina e Russia possono sedersi comode nel frattempo, nonostante anch'esse abbiano guai economici da affrontare, e aspettare che sulla riva del fiume passino i cadaveri dei Paesi concorrenti. Con gli USA che devono mettere ordine nella propria casa e l'Europa destinata a sfaldarsi, il blocco dei BRICS coglierà l'occasione per affermarsi sulla scena mondiale. Ma la sola energia non basta: è vero che è utile per attutire i contraccolpi del ciclo del credito, ciononostante esiste anche un dopo. Ovvero, si tornerà a commettere gli stessi errori? Oltre alla sicurezza energetica, ai BRICS serve credibilità e affidabilità sulla scena mondiale. Attualmente è quello che sta perdendo l'Occidente e che gli ha garantito il successo per tutti questi anni. Mises scrisse più volte come il denaro malsano/disonesto, o fiat, fosse altrettanto importante, forse più importante, di tutte le altre macchinazioni della pianificazione centrale. A pagina 455 in The Theory of Money and Credit troviamo la seguente citazione:

È impossibile cogliere il senso di denaro sano/onesto se non ci si rende conto che esso è stato concepito come strumento di tutela delle libertà civili contro le incursioni dispotiche da parte degli stati. Ideologicamente parlando, appartiene alla stessa classe delle costituzioni e della carta dei diritti.

Come scrisse poi anche in Economic Policy (pag. 65), tutti i governi, siano essi repubbliche democratiche o stati totalitari, sono suscettibili al dispotismo della stampa di denaro. Da questo punto di vista il gold standard ha un'enorme virtù: l'offerta di denaro è indipendente dalle politiche degli stati e dei partiti politici. Questo è il suo principale vantaggio, è una forma di protezione contro gli stati spendaccioni. Ma vicino a tale punto di forza ce n'è un altro altrettanto critico: basta un livello di autoritarismo blando per bandirlo. A differenza di Bitcoin, invece, dove è necessario un livello di autoritarismo estremo, quasi impossibile, per rendere (solo) scomodo il suo utilizzo. Di conseguenza il blocco euroasiatico si sta esponendo ad una sorta di gold standard, o commodity standard, rivisitato per acquisire credibilità agli occhi del mondo. Sulla stessa scia, stanno nascendo nuove compagnie di assicurazione in India quando si tratta di navi cargo e altri mezzi di trasporto via mare e terra. I BRICS, inutile dirlo, approfittando della situazione geopolitica emergente vogliono scalzare l'Occidente come polo esclusivo nell'affidabilità e credibilità dello stato di diritto. La City di Londra ha i giorni contati da questo punto di vista. Non solo, ma l'Iran di recente è stato accettato come membro dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, e ci ha informati che l'organizzazione sta stabilendo una nuova valuta per aggirare il dollaro e quindi regolare il commercio tra i suoi membri. A questo proposito Alasdair Macleod ha scritto un ottimo saggio che ci permette di capirne meglio gli sviluppi:

L'Unione economica eurasiatica (EAEU), costituita principalmente da un sottoinsieme di Paesi dell'Asia centrale e membri dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), ha annunciato piani per una valuta di regolamento commerciale coperta da un misto di materie prime e valute degli Stati membri.

[...] una valuta di regolamento commerciale può essere estesa dalle nazioni EAEU sia agli altri membri della SCO che ai membri BRICS non nella SCO. Potrebbe anche essere un sostituto accettabile del petrodollaro per i pagamenti delle esportazioni di petrolio in Medio Oriente.

I membri della SCO stanno commerciando tramite questa nuova valuta, ma il punto importante è che avrà una componente molto ampia basata sulle materie prime, compreso l'oro. Lo stesso Iran, però, sa benissimo che i fenomeni di mercato spontanei ed emergenti non possono essere ignorati, soprattutto quando si tratta di crescere in modo sostenibile e concorrenziale con Paesi già affermati e aventi una storia relativamente solida di affidabilità e credibilità. Ecco perché ha aperto la porta anche al commercio mediante Bitcoin.

L'oro può tornare ad avere un ruolo in questa schermaglia tra nazioni emergenti e cadenti grazie al suo valore storico, utilizzato come mezzo per trattenere e conquistare il denaro della pianificazione centrale: la fiducia. Questo esito è stato necessario non solo perché i danni della stampa di denaro sono diventati pervasivi e abnormi, quindi necessitanti pulizia, ma soprattutto perché il libero mercato ha partorito qualcosa di più drastico per mettere un freno alla devastazione economica degli ultimi 13 anni in particolare: Bitcoin.


CONCLUSIONE

Esistono due livelli di osservazione al giorno d'oggi: uno strettamente economico e l'altro geopolitico. Quest'ultimo è una storia che permette di comprendere meglio le scelte di politica monetaria cui abbiamo assistito oggi. Non si tratta di prudenza, perché per la prima volta il sistema bancario centrale non può fare nulla riguardo l'evoluzione del ciclo del credito, neanche dare l'illusione che possa "gestire" la situazione. Quello che si sta dispiegando è un trend primario, una correzione inevitabile che deve ripulire l'ambiente economico di tutti quegli errori che nel tempo sono stati accumulati. Un processo doloroso, ma da cui non si può sfuggire. Infatti quando il mercato del lavoro e quello immobiliare cedono, le famiglie devono aprire i loro salvadanai, accendere prestiti, o tagliare le spese. Le prove suggeriscono che stanno facendo tutte queste cose: i risparmi sono in calo, il debito è aumentato e le scorte di merce invenduta si stanno accumulando nei Walmart.

L'indice delle ore totali di lavoro nell'economia statunitense è ora a 119, esattamente dove era a marzo 2020, il che significa che non c'è stata crescita negli ultimi due anni. Se ci sono più posti di lavoro, significa solo che il reddito viene diviso tra più lavoratori e nel frattempo i salari orari hanno subito il calo più grande degli ultimi 15 anni: 3,9% aggiustato all'inflazione. Per quanto riguarda gli immobili il cosiddetto "affordability index" è tornato ai livelli di 14 anni fa e i costruttori sono riluttanti a costruire nuove case, il cui relativo indice è ai minimi da 14 mesi (in calo del 6% anno/anno). E le vendite di nuove case sono diminuite del 43% rispetto al massimo del 2020, per non parlare di quelle esistenti le cui vendite sono ai livelli più bassi da giugno 2020. I prezzi sono ancora vicini ai massimi storici, ma le relazioni più recenti ci dicono che stanno iniziando a calare. Il prezzo medio delle nuove case è sceso del 12% negli ultimi due mesi: a gennaio quasi 7 case su 10 avevano offerte d'acquisto; a giugno 4 su 10.

Questo è ciò che accade in una recessione.

Gli USA devono ancora fare i conti con $90.000 miliardi tra debito pubblico e privato. Allo stato attuale dell'IPC, una FED intenzionata a combattere l'inflazione dei prezzi significherebbe tassi d'interesse intorno al 10%. E se applicato a tutto il debito, ciò costerebbe all'economia $9.000 miliardi all'anno, ovvero più di un terzo del PIL totale. Di conseguenza la tesi proposta in questo articolo diventa più plausibile e coerente: la FED sta invertendo anni e anni di salvataggi indiretti a danno della propria economia (nel lungo termine), esponendo i cadaveri di tutte quelle realtà che ne hanno beneficiato e quindi comprare tempo per sé. E l'Europa è la prima tra coloro che più hanno parassitato il canale degli eurodollari. Quello che vedremo è qualcosa che non abbiamo più visto da molti anni: una guerra tra offerte d'acquisto, ma non per le case, per le azioni, o per il gas, bensì per il credito in dollari sempre più scarso. Infatti la FED sta facendo al mercato del credito statunitense quello che i russi stanno facendo al mercato europeo del gas: tagliare le forniture.


venerdì 29 luglio 2022

Il 2030 non sarà l'anno del Grande Reset, bensì del Grande Default



di Francesco Simoncelli

Le ultime letture dell'inflazione negli Stati Uniti hanno rappresentato uno shock per gli investitori tradizionali come non se ne vedevano da tanto. Sebbene ci si aspettasse un dato all'8,3%, la cifra in entrata dell'8,6% ha fatto crollare quel muro di presunta fiducia nel sistema bancario centrale che era stato eretto dal 2009 in poi con i vari giri di QE. Tutte le fantasie riguardanti il pieno controllo dell'economia, la possibilità d'interrompere e poi far ripartire il tessuto industriale, la capacità delle autorità di allocare correttamente risorse economiche scarse e il resto del copione keynesiano si sono infrante di fronte alla comprensione che l'interventismo economico crea solamente disastri. È un periodo storico, questo, in cui verranno rimessi in discussione tutti quei dogmi propagandati nel XX secolo, il più velenoso dei quali è stato quello che voleva l'apparato statale il fine ultimo della storia umana. Tale paradigma è ora messo in discussione dall'inevitabile fallimento della cosiddetta "terza via", ovvero quel compromesso tra socialismo ed economia di mercato che ha caratterizzato l'ascesa dell'apparato statale nel secolo scorso. Mises, nel suo straordinario Planned Chaos, ci metteva in guardia da questa scelta di policy scellerata, sottolineando come suddetto compromesso fosse una chimera: non può esistere e il presunto bilanciamento di entrambe le forze penderà inevitabilmente sul piatto del socialismo.

L'esistenza stessa dell'apparato statale si basa su tale compromesso e, di conseguenza, esso porta in sé i semi della sua stessa distruzione. Gli interventi si fanno sempre più capillare e invasivi che il meccanismo di comunicazione economica, i prezzi, trasmettono informazioni sbagliate e la mole di errori non può far altro che accumularsi inesorabilmente. Il risultato è la disintegrazione dell'apparato statale e la sostituzione di quest'ultimo con un nuovo paradigma. Ma con esso arrivano alla morte anche tutti quei costrutti che nel corso del tempo ne hanno giustificato l'esistenza affinché si potesse usarlo per soddisfare un desiderio umano atavico: vivere al massimo col minimo sforzo. Coloro dipendenti dal welfare state saranno i primi a pagarne le conseguenze e la disintossicazione sarà un processo molto doloroso, al quale farà seguito la slavina che si abbatterà sulle pensioni. Entrambi questi sistemi rappresentano passività non finanziate nel presente e che in futuro continueranno a rappresentare debiti pendenti. E badate bene, questi sono debiti che non possono essere svalutati attraverso un'inflazione di massa: possono essere cancellati solo con un default.

Gli investitori lo stanno capendo: tassi delle obbligazioni sovrane in ascesa. I pianificatori centrali lo sapevano già e questo fatto è confermato dalla recente volontà della FED di emanciparsi dal carrozzone globalista che aveva reso le principali banche centrali del mondo un gigantesco blob. La coordinazione storica avvenuta dopo il fallimento Lehman non aveva precedenti, introducendo per la prima volta nella storia economica occidentale i tassi a zero nelle politiche delle relative banche centrali e, in alcuni casi, addirittura negativi. L'interconnessione dei mercati mondiali, divenuta più pronunciata dall'inizio degli anni '90, è stata particolarmente intrecciata dall'esplosione del mercato degli eurodollari e dalle conseguenze del Dilemma di Triffin, i quali hanno praticamente fatto sconfinare il ciclo economico: dalle singole nazioni al mondo intero. Nel 1971 il sistema monetario statunitense è stato modificato: Milton Friedman fu l'apripista, suggerendo che non ci fosse più necessità dell'oro e l'offerta di denaro sarebbe dovuta salire in modo costante e prevedibile (raccomandava al 3% all'anno, all'incirca uguale alla crescita del PIL all'epoca).

Non passò molto tempo prima che la gente si rendesse conto che questo nuovo denaro era elastico e poteva essere usato come nastro adesivo per coprire crepe, buchi, lacune al posto della ricchezza reale. Volevate aumentare il prezzo delle vostre azioni, per esempio? Sarebbe bastato accendere un prestito e ricomprarle. Grazie ai tassi bassissimi del sistema bancario centrale si poteva prendere in prestito al di sotto del tasso d'inflazione dei prezzi, o al di sotto del tasso dei guadagni della vostra stessa azienda. Prendere in prestito al 3% per un titolo che rendeva il 4% quando l'inflazione era al 5%? Un gioco da ragazzi. O supponete che avreste voluto una nuova casa. Non c'era più bisogno di lavorare e risparmiare in modo da poterselo permettere; bastava prendere in prestito. E non c'era più bisogno di estinguere quel prestito, sarebbe semplicemente bastato rifinanziarlo... ancora e ancora... e ridurre ogni volta i vostri pagamenti mensili.

Non sembrava più esserci un limite a quanto "credito" offriva il nuovo sistema e il modo per andare avanti in questo nuovo mondo "finanziato" era entrare nella "finanza", non nella produzione. A poco a poco le famiglie che facevano fortuna realizzando prodotti manifatturieri sono stati sostituiti da gestori di hedge fund ed esperti di private equity; presto ci sarebbero stati molti più soldi che beni/servizi. Sì, il sistema aveva un difetto fatale: le persone che lo gestiscono non sono onniscienti, soffrono della cosiddetta "presunzione di conoscenza" descritta da F. A. Hayek in The Fatal Conceit. Il PIL degli Stati Uniti era di poco superiore a $1.100 miliardi nel 1971, ora è a $24.000 miliardi, un aumento di 21 volte; il debito federale nel 1971 era di soli $398 miliardi, ora sfora i $30.000 miliardi, un aumento di 75 volte. In altre parole, l'offerta di denaro è cresciuta tre volte più velocemente dell'offerta di beni e servizi. Questo ovviamente non è un esempio isolato, è successo dappertutto e ha portato a un lento, ma inesorabile, incancrenimento dell'economia mondiale. Sì, il mondo economico e sociale sta marcendo a causa del denaro fiat. Questo ha portato i policymaker a invertire la rotta, ovvero, far tornare in qualche modo a livello locale il ciclo economico, come ha provato a fare la FED nel 2018, ma l'interconnessione del sistema finanziario mondiale è arrivata a un punto che chiunque si voglia defilare farà cadere in modo molto più pronunciato gli altri. E con altri intendo, in modo particolare, l'euro e l'UE. Il sistema dell'eurodollaro è stato una manna per l'Europa perché in tal modo la FED ha salvato indirettamente gli europei sin da quando ha inaugurato la stagione dei quantitative easing, e questo Bernanke e la Yellen lo sapevano bene.

Con l'arrivo di Powell, e soprattutto la sua riconferma, qualcosa è cambiato. Gli Stati Uniti hanno manifestato la volontà di scendere dalla giostra dell'interconnessione finanziaria mondiale quando hanno dapprima iniziato un percorso di rallentamento della ZIRP, cosa a cui è seguita una crisi nel mercato dei pronti contro termine nel settembre 2019. La domanda è: la crisi di chi? Del sistema bancario commerciale europeo in realtà, il quale ha un indebitamento di bilancio nettamente superiore rispetto alle controparti statunitensi. Qual è il giunto di connessione tra i due? Il LIBOR.

La sua determinazione è impostata da 30 banche d'importanza sistemica mondiale, 29 delle quali europee e una sola statunitense (JPM). Questo ha significato, nel tempo, che lo stress proveniente dal sistema bancario commerciale in presenza di un cambiamento della linea di politica da parte della FED veniva subito recepito dalle banche europee piuttosto che da quelle statunitensi. Cos'è successo il primo gennaio di quest'anno? La FED ha cambiato riferimento per quanto riguarda la denominazione dei debiti interni: non più attraverso il LIBOR ma attraverso l'SOFR, impostato da sole banche statunitensi. E, come potete vedere dal grafico qui sopra, i tassi del LIBOR sono schizzati in alto proprio dal gennaio 2022 e la FED ha iniziato il suo percorso di rialzo dei tassi senza grossi danni al suo sistema bancario commerciale. È stato esattamente questo il catalizzatore del rally del dollaro nei confronti dell'euro. I pasti gratis sono finiti per l'Europa, la quale, attraverso la cricca di Davos, ha cercato di spingere gli USA ancora una volta sulla strada del lassismo monetario dapprima con la "crisi" sanitaria e poi con quella bellica in Ucraina. Da notare infatti che le decisioni di politica monetaria sono state fomentate dal Congresso statunitense e la FED s'è adeguata, almeno fino a quando non è entrato in vigore l'SOFR.

L'istituzione del WEF ha molti accoliti nei vari governi del mondo, quindi non sorprende che le risposte alle varie emergenze mondiali negli ultimi due anni siano state praticamente le stesse. Un'insolita sincronia, a uno sguardo disattento. Il cosiddetto Grande Reset promulgato dalla cricca di Davos altro non è che un tentativo di evitare all'Europa il Grande Default, perché la sconsideratezza monetaria/fiscale maggiore è avvenuta nel vecchio continente. Questo significa un'opera di demolizione controllata attraverso un controllo capillare crescente della società, da un lato, e l'acquisizione di una quantità enorme di risorse energetiche per portare a compimento tale piano, dall'altro. E quale nazione del mondo ha il bacino più grande di risorse di tal natura? La Russia.

Il piano, a grandi linee, prevedeva risucchiare risorse energetiche a basso prezzo dalla Russia attraverso il classico fantoccio da piazzare al comando e risucchiare capitali dagli Stati Uniti con un dollaro debole e una nazione allo sbando. Aver spinto la Russia sul campo di battaglia ha in parte soddisfatto la prima parte del piano, ciononostante la risposta di Putin è stata strategicamente spiazzante. Sul lato statunitense, invece, nonostante il degrado culturale attraverso la "woke culture", la continua propaganda contro le armi, la debolezza politica dimostrata dalle gaffe in serie di Biden e la possibile introduzione di una CBDC, hanno tutti fallito in quella che è stata a tutti gli effetti una scalata ostile al sistema USA. Le piccole/medie banche commerciali ancora hanno un potere non indifferente sul territorio, per non parlare del federalismo il quale permette ai singoli stati di emanciparsi da politiche federali che non ritengono adeguate a livello locale.

Da comunisti quali sono, quindi, la cricca di Davos ha cercato di attrarre capitali dall'estero fomentando guerre civili nel mondo, in particolare negli Stati Uniti. Incapaci di far fronte alle esigenze di energia e risorse economiche scarse necessarie per mantenere in piedi un gigantesco apparato burocratico quale è diventato l'UE, adesso stanno fagocitando il loro stesso sistema. La resistenza della cricca di Davos ai propri fallimenti è incarnata dal nuovo feudalesimo che si vuole introdurre nelle varie nazioni europee per comprare tempo, come ad esempio i lockdown energetici. Non solo, ma la pistola fumante di questo downshifting forzato e inutile è stato rappresentato dal recente accordo italiano in Algeria per il gas, dove la società fornitrice è posseduta per la maggioranza da Gazprom e la quantità promessa è inferiore a quella necessaria e a prezzi maggiorati. Questo si ripercuoterà inevitabilmente sul tessuto industriale italiano, soprattutto quello energivoro, che spalmerà gli aumenti dei costi sui prodotti messi in vendita.

Perché? Perché come i comunisti nella Russia sovietica si rifiutano di accettare che loro non saranno il futuro dell'umanità. Nel Capitolo 12 del mio libro, La fine delle fallacie economiche, ho spiegato perché l'Italia, ad esempio, ha continuato a percorrere un sentiero di stagnazione economica e sociale sin da quando è stata creata come nazione. Quello stesso male oggi imperversa in tutta l'Europa. Come diceva Mises, o esiste un'economia di mercato oppure no; non esiste una terza via. Gente come la cricca di Davos non ha alcun potere se questo non viene legittimato attraverso la percezione che è necessaria un'organizzazione top-down della società. E la scuola non è altro che la fucina attraverso la quale viene diffusa questa percezione, avallando la tesi secondo cui i piani individuali delle singole persone, con cui vogliono determinare la propria vita, devono essere collettivizzati. È questa idea che legittima l'esistenza di organizzazione come il WEF e, più in generale, il sostegno all'apparato statale. Come detto in precedenza, quest'ultimo porta con sé i semi della propria distruzione, ma nel processo la scia di povertà e miseria è tanto insopportabile quanto inevitabile. In particolar modo, ci si aggrappa sempre più all'idea che un simile stato di cose possa essere protratto indefinitamente nel futuro. In tal contesto, piuttosto che essere insultati, vengono osannati come salvatori personaggi, come Draghi, che si definiscono "socialisiti-liberali". Gente, questi sono tutti comunisti, collettivisti, ingegneri sociali; scegliete voi quel ruolo che più vituperate, ma inquadrate tali personaggi e le loro idee come antitetiche alla libertà e ai diritti di proprietà.

Non è un caso infatti che negli ultimi due anni siano state attaccate le piccole/medie imprese, realtà che ancora mantengono un piccolo, seppur considerevole, grado di decentralizzazione. Lo stesso lo possiamo dire per il sistema bancario commerciale medio/piccolo. L'idea di un welfare state ipertrofico è esattamente questa: rendere dipendenti la maggior parte delle persone da un apparato centrale e quindi annientare quanto più possibile l'imprevedibilità delle scelte umane operate in un framework più libero. L'idea delle CBDC è esattamente questa: annientare il sistema bancario commerciale medio/piccolo e centralizzare tutto nelle mani di un'unica istituzione. Meno variabili, più controllo.


CAPITALISMO & FEUDALESIMO

In sintesi, è l'idea stessa di capitalismo che viene attaccata... precisamente quel sistema organizzativo umano che ha permesso all'umanità di emanciparsi dallo stato di natura, e dal feudalesimo, ed entrare in un'epoca d'incredibile progresso. Il capitalismo, però, non può esistere senza un sistema bancario commerciale, o più in generale intermediari che si accollano un rischio e facilitano lo sviluppo industriale di un Paese. Ovverosia, sovvenzionare progetti che sono più grandi di quelli che potrebbe realizzare un singolo individuo con il suo solo risparmio. Ingegneri, valutazione del rischio, intermediazione dei finanziamenti sono una parte della coordinazione spontanea che emerge dal mercato nel momento in cui l'esigenza di un determinato asset diventa dominante. O per meglio dire, la sua domanda. Di conseguenza è necessaria, nelle condizioni attuali, un'infrastruttura che permetta al capitale di fluire dal livello individuale a livello di comunità, altrimenti gli esseri umani sarebbero ancora fermi al baratto. Infatti non bisogna dimenticare che il sistema bancario commerciale è stato un'evoluzione spontanea dell'interazione economica umana il quale ha permesso un progresso socio-economico portentoso; e non a caso esso è avvenuto agli albori del Rinascimento. Inutile dirlo, ha anche gettato i semi per lasciarsi alle spalle il sistema feudale e gettare i semi di quello che poi sarebbe diventato il sistema capitalista, quel sistema che ha permesso alle masse un'emancipazione senza precedenti dalla povertà.

Non fraintendetemi qui, il sistema bancario commerciale di oggi non ha niente ha che fare con quello dell'epoca e per una ragione fondamentale: dal libero mercato si è passati a un monopolio artificiale, come spiegato nell'articolo citato sopra. Il sistema bancario commerciale di oggi, soprattutto quello delle grandi banche, è terribile, rapace, un conglomerato alla ricerca di rendite, invischiato fino al midollo con la burocrazia statale? Assolutamente sì. Siamo disposti a sacrificare questa meraviglia emersa dal libero mercato e darla in pasto a un branco di eugenetisti con manie di grandezza? Questa è la scelta attuale cui ci troviamo di fronte. Nessuno qui vuole tessere le lodi di personaggi come Jamie Dimon ad esempio, ma attualmente è il tizio con un certo ammontare di potere che copre le spalle di Powell il quale, a sua volta, attraverso il rialzo dei tassi sta prosciugando il mercato degli eurodollari e quindi la fonte da cui la cricca di Davos trae il suo potere. Ovviamente non perché Dimon ci ama, bensì perché ama JP Morgan e il potere che può ricavare da una tale posizione di privilegio.

E potete star certi che lui, da greco, non salirà mai a bordo di un piano messo giù da un gruppo di eugenetisti/comunisti tedeschi capitanati da Schwab. Potremmo quindi concludere che allo stato attuale esiste una vera e propria guerra civile intestina nel sistema finanziario statunitense, dove Goldman Sachs, JPM, Wells Fargo e un paio di altre sono contrapposte a Blackrock, Vanguard, BNY Mellon e BofA che invece sono partner della cricca di Davos. Nel 2019, quando il mercato dei pronti contro termine saltò in aria, fu JP Morgan che disse chiaramente che non avrebbe più accettato debito sovrano europeo come garanzia e in quel frangente pose un countdown allo scoppio di una nuova crisi del debito europea... peggiore di quella del 2010. Goldman salì a bordo di questa strategia e quello fu il momento in cui si lacerò l'interconnessione tra sistema bancario commerciale europeo e statunitense. Anche perché, se ci pensate per un momento, chi sano di mente avrebbe potuto ancora accettare debito italiano prezzato a tassi ridicoli grazie solo alla NIRP della BCE?

Inutile girarci intorno, la BCE è formalmente in bancarotta, l'Italia è formalmente in bancarotta, l'intera UE è formalmente in bancarotta; così come l'euro. Le azioni della FED lo stanno semplicemente provando al mondo e stanno dicendo anche, forte e chiaro: "Non cadremo insieme a loro". Dopo il 2019 un altro colpo inferto alla cricca di Davos è arrivato lo scorso anno, quando la FED ha rialzato di 5 punti base il tasso dei reverse repo. In un mercato affamato di rendimenti decenti, e soprattutto positivi, con un tasso di risparmio salito alle stelle e un'economia bloccata a causa dei lockdown in cui l'attività di prestito languiva lungo la linea piatta, le banche statunitensi si sono letteralmente fiondate in suddetto mercato. I conti di deposito pingui di dollari sono una passività e senza un prestito sul lato degli attivi è un problema. Quindi la mossa di Powell, decisamente astuta, è stata quella di risucchiare dollari dai mercati con questo escamotage sul mercato dei pronti contro termine inversi. Inutile dirlo, però, tale scelta ha messo indicibile pressione sui mercati esteri che, avendo debiti denominati in dollari, hanno fatto fatica a pagare i loro oneri mensili. Non solo tra i mercati europei, ma anche quelli emergenti come la Turchia ad esempio. La bancarotta del Libano è diretta conseguenza di questo prosciugamento.


SICCITÀ, MA DI LIQUIDITÀ IN DOLLARI

L'aridità di dollari è la scelta precisa della FED di dichiarare indipendenza dal ruolo che le era stato cucito addosso di banca centrale del mondo. Il mercato degli eurodollari all'estero, in Europa e a Hong Kong, è stato utilizzato per gonfiare una delle bolle più grandi della storia finanziaria e far ricadere l'onere del salvataggio sulla FED. La compiacenza di quest'ultima negli ultimi dieci anni ha permesso a questo meccanismo di diventare ancora più sclerotico, ma col secondo rialzo dei tassi da parte di Powell è diventato chiaro che adesso chi parassitava questo sistema è da solo. La BCE in particolare, la quale di recente ha detto a parole che ha rialzato i tassi, ma rimangono in piedi tutti quei programmi di creazione di liquidità (APP, PEPP, TLTRO) messi in campo in precedenza più adesso il TPI. Un esercizio, alquanto goffo, di camuffamento del proprio panico. Allo stato attuale non esiste una classe di asset più sopravvalutata dei bond sovrani e in particolar modo il decennale italiano, il quale dovrebbe essere trattato come minimo a un rendimento del 35%.

Il prosciugamento della liquidità in dollari deve essere immaginato come un cappio che viene sempre più stretto intorno al collo dell'euro, il quale porta alla morte prima quelle nazioni economicamente più deboli ai margini e poi si spinge via via all'interno per stramazzare quelle (presumibilmente) più forti. La contrazione del credito (dollari offshore) avviata dalle decisioni della FED farà scoppiare la Everything Bubble che durante le politiche monetarie straordinarie degli ultimi 13 anni è stata gonfiata a livelli assurdi, oltre a conferire un potere senza eguali a lobby come la cricca di Davos. Potere come quello di lanciare una psy-op come quella in atto da 2 anni a questa parte, la quale prevede emergenze su emergenze per attuare un controllo capillare sulla società. Senza mercati dei capitali liquidi e un agente esterno che salvi la baracca in caso di necessità socializzando le perdite su altre popolazioni, gente come la cricca di Davos è finita.

È giusto ripeterlo, non bisogna prendere le parti delle bande in lotta in questo dramma ma solo osservare e trarre vantaggio dalla situazione. Come? Dapprima comprendere che la platea di asset controllabili da questi soggetti subirà una forte deflazione dei prezzi a causa degli interventi precedenti e che l'inflazione dei prezzi segnalerà quei processi di produzione più importanti per gli attori di mercato che dovranno essere potenziati. Senza considerare l'intermediazione degli scambi, la quale subirà un radicale cambiamento nel futuro prossimo e Bitcoin sarà protagonista. Certo, da Austriaco vorrei un mondo in cui oro e Bitcoin fossero gli asset principi nel settlement degli scambi e nell'organizzazione dell'intera società, ma non accadrà tanto presto. Di conseguenza ogni passo che andrà in tale direzione dovrebbe essere considerato una piccola vittoria lungo la strada verso l'obiettivo finale. Meno spesa pubblica? Meno tasse? Meno deficit pubblico? Meno politica monetaria? Meno interventismo in generale? Tutte ottime battaglie da appoggiare nel percorso verso un mondo più economicamente sostenibile e onesto. Dato il protocollo Bitcoin è un fine realizzabile e la maggior parte delle persone lo capirà man mano che si eroderà la fiducia nei pianificatori centrali, sia a livello di politiche monetarie che fiscali.


DOPO LO STATO: UNA SOCIETÀ BASATA SULLA CRITTOGRAFIA E LA DECENTRALIZZAZIONE

È la fine dell'apparato statale che sta creando "buchi di trama" all'interno della fiducia delle persone, soprattutto in quel sistema che in passato è stato decantato come colonna portante della società, visto che si sarebbe preso cura delle persone nel suo momento di maggiore necessità: il sistema pensionistico. L'inevitabile bancarotta di questo rappresenterà il tradimento finale, e di conseguenza l'epitaffio dell'apparato statale, nei confronti di tutti coloro ancora ingenui da credere che ci fosse redenzione per la burocrazia. Quest'ultima segue la Legge di Parkinson, ovvero, si espanderà in base al tempo necessario per conformarsi con essa, e tale fatto è incarnato, ad esempio, dall'espansione del Federal Register statunitense. Badate bene, però, suddetta espansione aumenta il potere della burocrazia, è indubbio ciò, ma crea allo stesso modo una società dipendente da essa. Famiglia, religione, costumi, tradizioni sono stati tutti fagocitati dal blob burocratico e con il declino dell'apparato statale s'è diffuso un "senso di tradimento" tra le persone. Da cosa è stato colmato questo vuoto incalzante? Dal credo che negli ultimi due anni ha imperversato maggiormente: il controllo totalitario.

Quel "senso di tradimento" è troppo forte da accettare per alcuni, quindi si sono votati anima e corpo al ricatto psicologico della propaganda mainstream. Ecco perché è stato relativamente facile abbindolare così tanti a credere alla narrativa demenziale del virus assassino, oppure alla narrativa demenziale buoni/cattivi tra Occidente e resto del mondo. A proposito, prima di riempirsi la bocca con i "valori dell'Occidente" è bene ricordare per cosa, ad esempio, uno come Assange è stato e continua a essere perseguitato, torturato e deportato.

Il momento storico è cruciale, perché con la bancarotta e la scomparsa dell'apparato statale ci sarà un enorme vuoto da colmare. I pianificatori centrali lo sanno ed è per questo che, in preda alla disperazione, hanno cercato di mantenere il controllo attraverso metodi dittatoriali e tirannici. La strategia ultima di tutti i despota che si ammantano di un velo d'ipocrita buonismo per vendere la loro putrida immagine nascosta. Il vero volto dello stato è uscito allo scoperto ed è orrendo. Il senso di tradimento ha pervaso la società. Ecco perché questa è una battaglia non solo per conservare la propria ricchezza, accumulata con sudore e fatica, ma anche per il corpo e l'anima; suddetto vuoto che si sta ampliando dovrà essere colmato con qualcosa di sostenibile, evolutivo e che impedisca una nuova discesa nel totalitarismo. Bitcoin, infatti, non è solo mero mezzo di scambio, ma anche denaro programmabile.

Bitcoin promuove il decentramento consentendo alle persone di coordinarsi tra loro mediante un sistema condiviso di regole o tradizioni, piuttosto che attraverso un mediatore; promuove l'indipendenza da particolari organizzazioni attraverso una maggiore dipendenza dalle reti P2P e dalla società nel suo complesso. La crittografia ci offre una grande opportunità per diffondere la libertà, infatti gli strumenti crittografici che abbiamo oggi sono economici, potenti e profondamente individualisti. Nessuno può puntare una pistola a un'equazione e il software crittografico funzionerà secondo le regole della matematica, indipendentemente dalle direttive dello stato. La crittografia deve essere pensata in primo luogo come una comunità non uno strumento di segretezza. C'è sempre qualcosa di segreto, ma non deve essere per forza un messaggio, invece può funzionare un po' come una chiave di un'auto: la sua forma è arbitraria e senza senso, ma il suo modello è associato a una serratura di una macchina che non può partire senza. La crittografia promuove l'indipendenza riducendo la necessità di fare affidamento sulla forza fisica per la difesa: è facile costruire una chiave crittografica che non può essere violata da un computer grande quanto la Terra anche se utilizzato per milioni di anni. La crittografia promuove il decentramento riducendo la necessità di coordinarsi tramite terzi: un protocollo ben scritto è sufficiente per consentire alle persone di collaborare e attenersi ai loro obblighi.

In una democrazia nessuna visione individuale può cambiare il mondo. In un libero mercato, invece, un singolo individuo (Satoshi Nakamoto, ad esempio) può cambiare il mondo.

Una comunità che unisce il segreto della crittografia, l'autenticazione a chiave pubblica e le firme digitali è una comunità volontaria legata insieme da contratti e dalla reputazione. Non richiede alcuna autorità centrale, perché i documenti di cui ci si avvale per stabilire la reputazione possono essere memorizzati su diversi computer. Se vogliamo che la gente si abitui all'idea che possiamo mettere da parte lo stato e che la libertà di associazione e la privacy sono diritti da esercitare e non da richiedere, tutto quello che dobbiamo fare è costruire una comunità basata sulla crittografia. Basta costruire le reti e le persone ne saranno attratte; una volta che le persone ci si abituano, saranno loro stesse a richiederle.

Il più grande esempio di comunità libera che può essere creata utilizzando la crittografia è senza dubbio Bitcoin. Quest'ultimo si basa su software libero e utilizza la crittografia a chiave pubblica per stabilire identità e garantire la validità dei messaggi inoltrati. Il software di Bitcoin può costruire messaggi firmati dalla chiave privata di un wallet, il quale dice che una certa quantità di bitcoin viene trasferita a un altro wallet. La storia di tutte le transazioni è memorizzata in una banca dati accessibile al pubblico chiamata blockchain. Essa è duplicata su molti computer e la quantità di bitcoin che contiene un wallet è conosciuta leggendo la blockchain. È così che Bitcoin utilizza il sistema di reputazione che ho descritto in precedenza. La crittografia assicura che i bitcoin si comportino come merci fisiche scarse, anche se sono semplicemente cifre su un computer. Nessuno può creare arbitrariamente nuovi bitcoin, perché non potrebbero essere ricondotti a uno storico valido sulla blockchain. Le transazioni non possono essere contraffatte perché richiedono una firma digitale da parte del wallet che li spende.

Il mondo in cui viviamo sta mutando e Bitcoin sta contribuendo a tale mutamento. È un'alternativa potente allo status quo, perché ci fornisce un esempio di legislazione libertaria. Il protocollo Bitcoin è una legge a cui bisogna conformarsi se si vuole interagire con la rete alla sua base. In caso contrario, si verrà respinti.


CONCLUSIONE

Adesso è una lotta di tutti contro tutti. Il debito mondiale ha raggiunto la cifra esorbitante di $305.000 miliardi, ben oltre il 350% del PIL mondiale. La FED ha dichiarato indipendenza dal resto del cartello del sistema bancario centrale mondiale e il suo compito, quindi, è quello di cercare di salvarsi esponendo il marciume economico/finanziario altrui. In particolare quello supervisionato dalla BCE e in questo modo mandare in bancarotta quelle élite che hanno acquisito potere e influenza grazie al mercato degli eurodollari offshore. Quest'ultimo è stato sfruttato allo stesso modo in cui una banca commerciale sfrutta la riserva frazionaria sui depositi presso di essa, portando inevitabili conseguenze economiche. Per quanto infatti siano decisivi e importanti i giochi di potere tra i pianificatori centrali, esiste un qualcosa di superiore alle loro scelte e che, una volta spinto alle estreme conseguenze, agisce in modo netto e perentorio. È un crescendo, una marea lenta e inesorabile che infine inghiotte tutti i giochi di palazzo. Infatti la saturazione dell'ambiente economico con debito impagabile ha aperto la porta alla Legge dei Rendimenti Decrescenti, la quale sta invadendo ogni aspetto della struttura di produzione man mano che le ingerenze degli ingegneri finanziari/sociali si fanno più pressanti.

La conoscenza non è più distribuita all'interno dell'ambiente di mercato per riflettere i desideri più urgenti degli individui, invece viene ostacolata e disturbata dalle frequenze assordanti rappresentate dal debito mondiale. Più di un decennio di credito super facile ha, quindi, incentivato le imprese a scommettere sui mercati finanziari piuttosto che su produttività, ricerca & sviluppo e profitti/perdite. Inutile dirlo, la nuova "corsa all'oro" è stata rappresentata dalla ricerca spasmodica di credito dal nulla. Il risparmio, che non è il deposito in banca o alla posta bensì un flusso (informazioni + capitale umano/strumentale), è stato progressivamente ucciso dalla politica ZIRP del sistema bancario centrale, la quale, a differenza degli Austriaci, non tiene conto del tempo. Per keynesiani e monetaristi questa variabile fondamentale dell'azione umana e dell'esistenza umana in generale, può essere ignorata perché non si confà ai modelli da loro delineati e che permetterebbero una gestione presumibilmente certosina dell'ambiente economico. Occorre tempo per creare risparmi e in questa parentesi le preferenze individuali si spostano verso il futuro, permettendo quindi la creazione di beni/merci di ordine superiore. Non solo, ma ciò incentiva una specializzazione superiore nella divisione del lavoro e quindi una concorrenza sostenibile d'imprese e lavoratori che possono ambire a profitti maggiori grazie alle loro competenze migliorate.

Invece, sventolando i feticci del "paradosso della parsimonia" e la "trappola della liquidità", le banche centrali hanno portato alle estreme conseguenze la cosiddetta "eutanasia del redditiero" di keynesiana memoria, in un gioco di stimolo della domanda che ha alterato cronicamente e strutturalmente l'ambiente economico. Questo per dire che al di là dei giochi di potere esistono leggi economiche che non si piegano ai capricci dei burocrati, ma che richiedono dazio per essere state ignorate. Ciò a sua volta ha significato che l'azzeramento di rendimenti decenti su tutti i mercati e il mismatch domanda/offerta per le aziende causato delle informazioni economiche distorte, hanno creato una nebbia sempre più fitta riguardo le scelte economiche sostenibili e redditizie. Lo stimolo della domanda, poi, ha fomentato una certa urgenza nello spendere il denaro creato ex novo, andando a stimolare pratiche di dubbia qualità come stock buybacks, fusioni/acquisizioni, LBO, ecc. Senza contare poi la scelta di votarsi al welfare state piuttosto che competere sui mercati. L'inflazione dei prezzi di oggi è semplicemente figlia di questi atteggiamenti insostenibili stimolati in passato. Il risparmio è stato disincentivato, spostando le preferenze individuali al breve termine: i beni di ordine inferiori hanno preso il sopravvento a scapito di beni e servizi che richiedono più lavoro e che distribuiscono ricchezza lungo tutta la filiera produttiva.

Emerge, quindi, una corsa ad approfittarsi della situazione piuttosto che uscirne, abbassando di conseguenza la qualità di ciò che viene prodotto (soprattutto se si tratta di progetti infrastrutturali). Bisogna capire che i problemi nelle supply chain non sono figli esclusivamente dei lockdown, ma un processo d'incancrenimento che si era protratto da tempo. I lockdown ne hanno solo aggravato la portata. La spirale di devastazione economica qui descritta viene temporaneamente attenuata da interventi centrali sempre più serrati per impedire che la situazione sfugga di mano, quando in realtà il fatto stesso che ne sia bisogno è sinonimo di perdita di controllo. Sussidi, prebende, controlli dei prezzi, bonus, mancette ed escamotage simili smorzano temporaneamente gli aumenti dei prezzi, solo per poi aggravarli a causa della misallocation delle risorse economiche scarse. Il lato dell'offerta è stato progressivamente impantanato in una stagnazione pluriennale, spingendo costantemente gli attori di mercato a scegliere investimenti finanziari "facili" piuttosto che sviluppare le loro capacità (creatività, inventiva, audacia). La ricchezza reale, quindi, è stata sprecata, gonfiando la Everything Bubble piuttosto che essere utilizzata per potenziare il bacino stesso della ricchezza reale. L'esito nefasto è stato quello d'incapacitare ulteriormente un orientamento verso il futuro da parte delle nuove generazioni, gettandole nella spirale negativa del debito studentesco, bolla immobiliare e carenti di formazione per il mondo del lavoro.

La Federal Reserve, sebbene voglia continuare a comprare tempo affossando in un colpo solo le mire espansionistiche della cricca di Davos e l'euro come agnelli sacrificali sull'altare delle correzioni necessarie per ripulire l'ambiente dei mercati saturi di debiti irripagabili, dovrà affrontare anch'essa la tempesta che ha alimentato senza sosta negli ultimi 13 anni in particolare. Aver dichiarato l'indipendenza rispetto al resto delle altre banche centrali occidentali è senza dubbio un vantaggio, ma ciò non altererà le conseguenze che derivano dall'aggirare le leggi dell'economia. Sono apodittiche e non possono essere violate. Quello a cui stiamo assistendo è l'ultimo giro di giostra dell'apparato statale e del suo strumento prediletto di comando/controllo, le valute fiat, affossati nientemeno che dalle contraddizioni che scaturiscono dalla loro stessa esistenza.

Questa non è l'era del Grande Reset, bensì del Grande Default.


lunedì 23 novembre 2020

Goldman Sachs, tieniteli pure i tuoi bilgietti della lotteria

 

 

di David Stockman

Il punto di partenza per comprendere la fantasia delirante del presente è questo: la narrativa mainstream è così corrotta dall'avidità, dall'indolenza, dal pensiero di gruppo e dalla volontà di potere che è diventata una ridicola caricatura di sé stessa. In parole povere, ciò che è ritenuto vero dai poteri forti è decisamente inaffidabile ed insostenibile.

Per esempio, stamattina lo zombi-box è stato incredibile in merito alle nuove previsioni del mercato azionario rilasciate del capo stratega azionario di Goldman Sachs, David Kostin. Secondo questo genio strapagato, il proiettile d'argento di un vaccino Covid è ora assicurato grazie all'annuncio della Pfizer, quindi presto torneremo alla normalità e il mercato azionario salirà a 4.300 sull'indice S&P entro la fine del prossimo anno (2021).

Salite tutti a bordo!

Stiamo parlando di un salto del 25% (con dividendi) dai numeri attuali se siete un troglodita vecchio stile che compra azioni in contanti. Ma per un'esperienza più piacevole, potete chiamare il vostro broker presso Goldman e ordinare call per il dicembre 2021. Ad esempio, si possono comprare 3900 strike call in scadenza per quella data a $115 per azione, il che significa un guadagno 3,5 volte i vostri investimenti semplicemente chiudendo gli occhi, premendo il tasto di acquisto e aspettare che Goldman accrediti i $400 di plusvalenza quando la sua previsione si avvererà.

Ciononostante è necessario ricordare che gli analisti sell side ora vedono gli utili annuali 2020 (dicembre) sull'indice S&P 500 arrivare a $91,80 per azione, per poi balzare di un 47% a $135,13 per azione entro dicembre 2021. Eppure, anche se tale previsione dovesse diventare realtà, il multiplo implicito PE al nuovo obiettivo di prezzo di dicembre 2021 sarebbe del 31,8X!

Proprio così. Se sborsate il premio di $115 per opzione su azioni, dovete credere che né Sleepy Joe, né Kamala Harris ed i loro compagni di sinistra, né il Covid, né una Washington bloccata, né una FED confusa e vacillante, né nessun altro sviluppo sfavorevole ostacolerà nei prossimi 14 mesi un ritorno alla normalità economica, un guadagno del 47% ed un multiplo di PE più del doppio della media storica!

Oppure, in alternativa, un multiplo PE del 18X sugli utili riportati a dicembre 2021 dovrebbe significare $240 per azione su base annuale per raggiungere l'obiettivo di Goldman Sachs. Stiamo parlando di un balzo del 73% dal picco storico pre-Covid a $139 per azione nel dicembre 2019 e del 164% rispetto al consenso (ottimistico) di Wall Street per il dicembre 2020.

Ma, ehi, non ridete. Questo è solo Goldman Sachs che rafforza la narrativa mainstream.

Ovviamente Goldman Sachs non basa le sue previsioni sul prezzo delle azioni sul tipo di guadagni che CEO e CFO devono riferire onestamente alla SEC pena la prigione: vale a dire, il reddito netto GAAP.

Invece vuole che voi crediate che i multipli siano "ragionevoli" attraverso l'uso di guadagni ex-item, che sono sempre del 10-30% superiori ai guadagni reali, visto che eliminano i presunti guadagni e perdite una tantum e gli elementi non monetari addebitati al conto economico del periodo corrente quali svalutazioni di avviamento o accantonamenti per ristrutturazione.

Ma ecco il punto: tutto ciò che finisce nel conto economico in un certo momento è un elemento monetario del passato (es. avviamento) o del futuro (es. accantonamenti per ristrutturazioni), e se porta un segno negativo rappresenta una dissipazione di risorse e valore aziendali.

Allo stesso modo, eliminare i guadagni e le perdite una tantum non è una procedura di livellamento neutrale rispetto ai guadagni totali, perché in ogni trimestre le perdite una tantum superano sempre i guadagni una tantum e spesso di molto.

Pertanto, durante il periodo annuale 2020 (settembre), gli utili GAAP sono stati registrati a $97,68 per azione o il 19% al di sotto della cifra ex-item di $120,48 per azione, mentre il deficit nella cifra annuale 2020 (giugno) era del 21%.

Negli ultimi 12 trimestri messi insieme, la cifra media ex-item di $142 per azione è stata superiore del 16% rispetto alla cifra GAAP di $122 per azione. Quindi potete considerare "ragionevole" il multiplo PE, ma anche in questo caso l'attuale previsione di Goldman Sachs riguardo il prezzo delle azioni incarna la madre di tutti gli ottimismi.

Cioè, i guadagni ex-item per l'indice S&P 500 sono ora previsti a $117,36 per azione per il periodo annuale 2020 (dicembre) e secondo Goldman Sachs saliranno a $175 per azione entro dicembre 2021.

Quindi siete invitati a credere che i guadagni ex-item aumenteranno del 50% nel giro di un solo anno e sarete comunque disposti a pagare 24,5 volte per tale miracolo nonostante un'economia in frantumi che non mostra alcun segno di ripresa ancora.

Crediamo, quindi, che l'aggettivo "sgangherata" caratterizzi in modo appropriato l'attuale narrativa mainstream, e questo in parte perché l'efficacia del vaccino è decisamente esagerata; e anche perché, nonostante le chiacchiere della FED, non pensiamo che le leggi dell'economia siano state abrogate e che la FED possa continuare a monetizzare indefinitamente il 100% dei deficit da $2.000-3.000 miliardi dello Zio Sam.

Tuttavia, se il prossimo anno non ci sarà la pallottola d'argento del vaccino, i fanatici del virus saranno nuovamente energizzati e pronti a colpire di nuovo. Proprio questo pomeriggio, ad esempio, uno dei più stretti collaboratori di Sleepy Joe, Andrew Cuomo, ha decretato che chiunque intrattiene più di 10 ospiti nella propria casa sarà soggetto a multa e arresto per presunta diffusione della peste.

Allo stesso modo, se l'Eccles Building non continuerà a comprare lo tsunami di bond dello Zio Sam, il mercato obbligazionario è un cataclisma in attesa di scatenarsi.

Per quanto riguarda il proiettile d'argento, si consideri ciò che effettivamente ha riferito Pfizer. Vale a dire, che da un bacino di prova di 43.538 partecipanti ora hanno risultati per 94 individui risultati positivi per Covid-19, di cui 86 nel gruppo placebo e 8 tra quelli che hanno ricevuto le vaccinazioni.

È così che ottengono la loro dichiarazione di efficacia al 90%, ma noi diciamo, whoa!

Questa conclusione si basa solo sullo 0,216% dell'universo di prova, ma il comunicato stampa della società, che ha consentito al CEO di vendere il 60% delle sue azioni con un enorme profitto, conteneva zero informazioni sul fatto che i 94 casi fossero rappresentativi di una popolazione studiata in relazione all'età, alle condizioni mediche, ecc. e se i casi reali di Covid tra i 94 fossero naso che cola, sintomatologia lieve, moderata, grave o potenzialmente letale.

La verità è che il comunicato stampa dell'azienda non era altro che un annuncio pubblicitario (apparentemente) legale. Albert Bourla ora è più ricco di $6 milioni, ma la cosa più sostanziale contenuta nel comunicato stampa era la seguente: "Oggi è un grande giorno per la scienza e l'umanità. La prima serie di risultati del nostro studio di fase 3 sul vaccino COVID-19 fornisce la prova iniziale della capacità del nostro vaccino di prevenire COVID-19", ha affermato il dott. Albert Bourla, presidente e CEO di Pfizer.

Questo ci porta al punto che l'irrefrenabile Jon Rappaport continua a sollevare. In altre parole, perché qualcuno dovrebbe pensare che una quota dello 0,216% dell'universo di prova sia significativa o affidabile?

Inoltre, perché la FDA dovrebbe accettare questo, o soprattutto l'intero protocollo di studio, sul quale il comunicato stampa dell'azienda comunica quanto segue: Lo studio sta continuando con le iscrizioni e dovrebbe continuare fino all'analisi finale quando si saranno accumulati un totale di 164 casi confermati di COVID-19.

Sì, dimenticatevi pure i 43.538 partecipanti e tutti gli sforzi per garantire la sua natura rappresentativa, perché Pfizer dichiarerà "missione compiuta" quando verrà raggiunto esattamente lo 0,377% (164 partecipanti) del campione.

Anche coloro a cui è stato piallato il cervello potrebbero dire: ma che diavolo!

E dopo di ciò potrebbero anche capire la truffa coinvolta in questa storia del vaccino e nella cosiddetta Operazione Warp Speed ​​sostenuta dalla Casa Bianca. Il motivo per interrompere lo studio dopo che è stato sentito meno della metà dell'uno percento dei partecipanti è che al giorno d'oggi non è possibile testare un vaccino infettando deliberatamente un paziente con il virus. Invece quello che bisognerebbe fare è mettere i piedi su uno sgabello e aspettare che i partecipanti contraggano la malattia e si infettino in natura. Cioè, nelle loro case, sulle autostrade e nella vita normale.

Ma ahimè, Fauci ed i suoi medici malfattori, come aspiranti Robespierre, hanno terrorizzato a morte la popolazione nel suo complesso, grazie anche all'aiuto di sindaci e governatori degli stati democratici e dei media generalisti. Quindi non escono di casa senza le museruole e senza prendere le distanze sui marciapiedi, nei corridoi e alle casse dei negozi di alimentari.

Allora, come diavolo si suppone che i partecipanti allo studio prendano il Covid in natura? Addirittura a quelli che partecipano allo studio sul vaccino di Pfizer non si può nemmeno dire di togliersi i dispositivi medici per aiutare la Pfizer a completare prima lo studio e vendere le decine di miliardi di vaccini.

Inutile dire che è per questo che solo lo 0,216% dei partecipanti (94) è riuscito a contrarre la malattia, che presumibilmente dilaga in America, durante i primi tre mesi del processo; e perché a questo ritmo ci vorranno 11 anni per ottenere un risultato anche solo dal 10% dei partecipanti.

Quindi c'è un motivo per cui normalmente ci vogliono 3-5 anni per fare una sperimentazione su un vaccino: sembra che persino la FDA non sia disposta a lasciare che le aziende farmaceutiche uccidano deliberatamente i pazienti che assumono placebo per accelerare il processo.

E questo ci porta ad un aspetto ancora più insidioso del mito del proiettile d'argento. Vale a dire, poiché ci vuole tanto tempo affinché i partecipanti alla sperimentazione vengano infettati in natura, il protocollo di studio presume che qualsiasi vecchio caso andrà bene lo stesso (anche se così lieve da essere appena sintomatico e curato a casa con il riposo e liquidi a profusione).

Come ha scritto Jon Rappaport:

Vedete, il produttore del vaccino inizia con 30.000 volontari SANI. Quindi se aspettasse che 150 di loro si ammalassero di polmonite grave, un caso grave di COVID, quanto tempo pensate che ci vorrebbe? Cinque anni? Dieci anni?

Il produttore del vaccino non può aspettare così a lungo.

Questi 150 casi COVID che il produttore del vaccino sta cercando sarebbero lievi. Solo un colpo di tosse. O brividi e febbre. Questo scenario richiederebbe solo pochi mesi per svilupparsi. E siate onesti, brividi, tosse e febbre non sono unici del COVID. Chiunque può avere tali sintomi.

PERTANTO, L'INTERO STUDIO CLINICO È PROGETTATO PER TROVARE 150 CASI DI “COVID” LIEVE E SENZA SIGNIFICATO CLINICO.

Di cui a nessuno importa e a nessuno dovrebbe importare.

Ma, come vediamo, Pfizer sta strombazzando la sua sperimentazione clinica del vaccino come una pietra miliare nella storia umana.

Ciò che Rappoport sta dicendo è che per la natura stessa del Covid, l'unico punto valido di un vaccino è proteggere la piccola minoranza che sviluppa casi gravi a causa dell'età, comorbidità o sistemi immunitari indeboliti. Ma al momento il CDC stima che circa 88 milioni di americani siano stati infettati, la stragrande maggioranza dei quali non lo sapeva nemmeno perché asintomatici o aveva avuto un decorso lieve della malattia ed era guarita a casa.

Infatti solo 500.000 di questi 88 milioni sono stati ricoverati, secondo i dati del CDC. E sulla base dell'ampio modo di conteggio del CDC, il numero di decessi CON Covid è ora pari a 231.000, la maggior parte dei quali si è verificata negli ospedali.

Quindi, indipendentemente da come si voglia impostare il ragionamento, più di 87 milioni degli 88 milioni di persone infette finora non erano in pericolo di vita e non sarebbero state aiutate anche se il vaccino Pfizer o qualsiasi altro vaccino fosse stato disponibile sin dal primo giorno.

Quindi ribadiamo: tra i 94 casi segnalati lunedì e un aumento di $1.500 miliardi in borsa, quanti casi hanno richiesto il ricovero in ospedale o hanno coinvolto anche un decorso grave della malattia?

Il comunicato stampa dell'azienda non l'ha detto, e neanche lo diranno quando arriveranno i 164 casi positivi del protocollo approvato dalla FDA.

Questo perché la base dello studio è "tutto fa brodo", quindi i risultati non possono dimostrare che il vaccino è efficace in individui che altrimenti subirebbero un decorso grave della malattia. Infatti, sulla base delle attuali metriche nazionali, tra un universo casuale di 164 persone infette, esattamente 0,57 persone sarebbero ospedalizzate e 0,26 persone sarebbero morte.

Forse anche Kostin sarebbe d'accordo sul fatto che non si può dimostrarne l'efficacia confrontando frazioni di una persona.

Tuttavia, dopo che il vaccino sarà stato ampiamente distribuito, diciamo, il prossimo giugno, l'universo dei vaccinati non sarà 8 anime che hanno contratto la malattia nello studio Pfizer fino ad oggi, ma decine di milioni. E se sui casi gravi non funzionerà e si segnaleranno anche poche centinaia di morti e/o ricoveri tra i vaccinati, ci sarà il panico nelle strade (tra l'altro già spaventate).

Come abbiamo detto, la narrativa mainstream è corrotta e marcia fino al midollo.

A pensarci bene, Goldman Sachs può tenersi suoi biglietti della lotteria da $115.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/