Visualizzazione post con etichetta John Miltimore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta John Miltimore. Mostra tutti i post

giovedì 16 settembre 2021

Un epidemiologo di Harvard dimostra che la tesi per i lasciapassare vaccinali è infondata

 

 

di John Miltmore

Uno studio medico pubblicato di recente ha scoperto che l'infezione da COVID-19 conferisce una protezione notevolmente più duratura e più forte contro la variante Delta rispetto ai vaccini.

“La protezione immunitaria naturale che si sviluppa dopo un'infezione da SARS-CoV-2 offre uno scudo migliore contro la variante Delta rispetto a due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, secondo un ampio studio israeliano", ha riferito lo Scientific American. "I dati appena rilasciati mostrano che le persone che contraggono un'infezione da SARS-CoV-2 hanno molte meno probabilità rispetto alle persone vaccinate di contrarre la Delta, sviluppare sintomi da essa o essere ricoverate in ospedale".

In altre parole, gli individui vaccinati hanno 27 volte più probabilità di contrarre un'infezione sintomatica da COVID rispetto a quelli con immunità naturale.


Un colpo fatale ai lasciapassare vaccinali?

Questa scoperta arriva nel momento in cui molti governi in tutto il mondo chiedono ai cittadini di acquisire "passaporti vaccinali" per viaggiare. New York City, Francia e le province canadesi del Quebec e della British Columbia sono tra coloro che hanno abbracciato i passaporti vaccinali.

Nel frattempo l'Australia ha reso l'idea di aumentare i tassi di vaccinazione una condizione sine qua non per revocare il blocco nelle sue giurisdizioni, mentre il presidente Joe Biden sta considerando di rendere illegali i viaggi interstatali per le persone che non sono state vaccinate per il COVID-19.

I passaporti vaccinali sono moralmente discutibili per molti motivi, non ultimo il fatto che la libertà di movimento è un diritto umano fondamentale. Tuttavia alcuni dicono che tali passaporti diventano ancora più insensati alla luce delle nuove scoperte provenienti da Israele e dalle rivelazioni del CDC.

Il professore della Harvard Medical School, Martin Kulldorff, ha affermato che la ricerca che mostra che l'immunità naturale offre una protezione esponenzialmente maggiore rispetto ai vaccini significa che i passaporti vaccinali sono sia non scientifici che discriminatori, poiché colpiscono in modo sproporzionato gli individui.

"Aver avuto la malattia COVID (molte classi lavoratrici) fornisce un'immunità migliore rispetto ai vaccini (molti professionisti), quindi l'obbligo della vaccinazione non solo è una sciocchezza scientifica, ma è anche discriminatorie e non etica", ha osservato su Twitter Kulldorff, biostatistico ed epidemiologo.

Né lo studio su Israele è una tantum. I resoconti sui media mostrano che non meno di 15 studi accademici hanno scoperto che l'immunità naturale offre un'immensa protezione dal COVID-19.

Inoltre la ricerca del CDC mostra che gli individui vaccinati vengono ancora infettati dal COVID-19 e trasportano la stessa quantità di virus nella gola e nel passaggio nasale rispetto agli individui non vaccinati.

"Le alte cariche virali suggeriscono un aumento del rischio di trasmissione e sollevano la preoccupazione che, a differenza di altre varianti, le persone vaccinate infette da Delta possono trasmettere il virus", ha osservato il direttore del CDC Rochelle Walensky a seguito di un focolaio a Cape Cod che includeva principalmente individui vaccinati.

Questi dati suggeriscono che gli individui vaccinati stanno ancora diffondendo il virus in modo molto simile agli individui non vaccinati.


La morale della favola

I passaporti vaccinali sono immorali ed un massiccio intervento statale anche in assenza di questi risultati. Non esiste un parallelo storico dove gli stati che tentano di limitare in questo modo i movimenti di persone sane a causa di un virus.

La giustificazione per tali passaporti non solo è sbagliata, ma assurda alla luce di queste nuove rivelazioni.

Le persone che hanno avuto il COVID hanno già una protezione significativamente maggiore dal virus rispetto alle persone che sono state vaccinate. Nel frattempo le persone che non hanno avuto il COVID e scelgono di non vaccinarsi possono prendere o meno una decisione poco saggia, ma mettono a rischio solo sé stessi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 16 febbraio 2021

Ciò che ha compreso il Dr. Ian Malcom sul nostro pianeta che noi invece non abbiamo compreso

 

 

di John Miltmore

Jurassic Park è un grande film che di recente ho rivisto con i miei figli e, con mia grande sorpresa, non si sono minimamente spaventati di fronte alle scene un po' più cruente.

La storia viene dalla mente del compianto Michael Crichton e contiene meravigliosi temi sull'imprevedibilità, l'arroganza, le conseguenze non intenzionali ed i pericoli della pianificazione centrale. Non ho carpito questi temi finché non ho letto il libro di Crichton l'anno scorso.

Come accade spesso, il romanzo è superiore al film. Crichton, si vede subito, non era solo un meraviglioso narratore, possedeva anche una straordinaria mente scientifica.


La scienza dietro le storie di Crichton

Sebbene non abbia mai praticato la medicina, Crichton ha frequentato la Harvard Medical School, laureandosi nel 1969. Al suo terzo anno, dopo aver pubblicato diversi romanzi con lo pseudonimo di John Lange, decise di voler scrivere a tempo pieno. Ma l'università non fu uno spreco di tempo, perché molti dei suoi tecno-thriller, tra cui Jurassic Park, contengono elementi di biotecnologia che ha appreso senza dubbio durante gli studi ad Harvard.

Crichton, che è morto di linfoma nel 2008, è stato prima di tutto un narratore, ma c'è un tema che attraversa gran parte del suo lavoro creativo: gli umani, come il Dr. Frankenstein, lotteranno per controllare i miracoli (ed i mostri) che creano.

Naturalmente chiunque abbia visto Jurassic Park ha familiarità con questo tema, che è rappresentato in modo memorabile dalle battute del Dr. Ian Malcolm (Jeff Goldblum).

"La mancanza di umiltà mi fa vacillare", dice Malcolm, dopo aver intravisto il mondo giurassico creato da John Hammond. "Non vedi il pericolo, John, insito in quello che stai facendo qui? Il potere genetico è la forza più incredibile che il mondo abbia mai visto, ma lo maneggi come un bambino che ha trovato la pistola di suo padre".

La "pistola di suo padre" è una metafora che non compare nel romanzo di Crichton (immagino che l'abbia pensata David Koepp, il quale ha co-scritto la sceneggiatura con Crichton), ma l'avvertimento di Malcolm a Hammond sull'intromissione in qualcosa che non capisce è abbastanza chiaro.


Per quanto il Malcolm di Goldblum sia grande, è meno interessante dell'Ian Malcolm nel romanzo. Guardando il film, è facile vedere Ian Malcolm come un ambientalista preoccupato da Hammond che sconvolge il delicato ecosistema del pianeta.

"Cosa c'è di così eccezionale nella scoperta? È un atto violento e penetrante che affonda gli artigli in ciò che esplora. Quella che tu chiami scoperta, io la chiamo stupro del mondo naturale", dice Malcolm.

Questa, francamente, è una versione hollywoodiana di Ian Malcolm. Sebbene implichi che la scoperta sia un atto penetrante, rifiuta con forza l'idea che gli esseri umani possano danneggiare il pianeta in qualsiasi modo significativo. Di fatto è John Hammond a preoccuparsi della capacità degli umani di danneggiare il nostro mondo e Malcolm lo disprezza per questo.


Distruggere il mondo

Leggete il seguente scambio che si svolge dopo che Hammond esprime sollievo conscio del fatto che "il disastro è scongiurato", perché i dinosauri non saranno in grado di fuggire dall'isola.

"Che disastro è?" disse Malcolm sospirando.

"Beh", disse Hammond, "non sono riusciti a liberarsi e invadere il mondo".

Malcolm si alzò facendo leva sui gomiti. "Eri preoccupato per questo?"

"Sicuramente è quello che sarebbe accaduto", disse Hammond. "Questi animali, privi di predatori, potrebbero distruggere il pianeta".

"Sei un idiota egocentrico," disse Malcolm con rabbia. "Hai idea di cosa stai parlando? Pensi di poter distruggere il pianeta? Mio dio, hai davvero un concetto contorto di potere". Malcolm si lasciò ricadere sul letto. "Non puoi distruggere questo pianeta, non puoi neanche avvicinarti a fare una cosa del genere."

"La maggior parte della gente crede," disse Hammond rigidamente, "che il pianeta sia in pericolo".

"Beh, non lo è," disse Malcolm.

Hammond risponde che "tutti gli esperti concordano sul fatto che il nostro pianeta sia nei guai". È qui che vediamo cosa Malcolm (e probabilmente Crichton) pensa di "tutti gli esperti" che dicono che la Terra è in pericolo a causa degli umani.

Malcolm sospirò. "Lascia che ti parli del nostro pianeta" disse. "Il nostro pianeta ha quattro miliardi e mezzo di anni, e la vita è presente su questo pianeta da tre virgola otto miliardi di anni. Dapprima i primi batteri e, in seguito, i primi animali pluricellulari, quindi le prime creature complesse nel mare e sulla terra. Poi le grandi epoche di animali: gli anfibi, i dinosauri, i mammiferi, ognuna delle quali è durata milioni e milioni di anni.

Le grandi dinastie di creature nascono, prosperano, si estinguono. Tutto ciò avviene in un contesto di continuo e violento sconvolgimento, catene montuose sollevate ed erose, impatti di comete, eruzioni vulcaniche, oceani che si alzano e si abbassano, interi continenti si muovono... Un cambiamento senza fine, costante e violento... Ancora oggi il più grande tratto geografico del pianeta proviene da due grandi continenti che si scontrano lungo la catena montuosa dell'Himalaya. Il pianeta è sopravvissuto a tutto. Di certo sopravviverà anche a noi".

Hammond, l'arrogante pianificatore, rifiuta di ricredersi. E se ci fosse una perdita di radiazioni, chiese?

"Supponiamo davvero che avessimo a che fare con una cosa del genere", disse Malcolm. "Diciamo che tutte le piante e gli animali muoiono e la Terra diventa rovente per centomila anni. La vita sopravvivrebbe da qualche parte: sotto il suolo, o forse congelata nei ghiacciai artici. Quando il pianeta smetterà di essere inospitale, la vita si diffonderà ancora una volta. Il processo evolutivo ricomincerebbe da capo. Potrebbe richiedere qualche miliardo di anni affinché la vita riacquisti la sua varietà attuale e, naturalmente, sarebbe molto diversa da quella che è ora, ma la Terra sopravviverebbe alla nostra follia, la vita sopravviverebbe alla nostra follia".

"Solo noi", disse Malcolm, "pensiamo che non sia così."

Hammond, poco convinto, inizia a parlare dello strato di ozono in regressione.

"Bene, ma se lo strato di ozono diventa più sottile ci saranno più radiazioni ultraviolette che raggiungeranno la superficie. Causerà il cancro alla pelle".

Malcolm scosse la testa. "La radiazione ultravioletta fa bene alla vita, è energia potente, promuove mutazioni, cambiamenti, molte forme di vita prosperano con più radiazioni UV".

"E molti altre moriranno", disse Hammond.

Malcolm sospirò. "Pensi che sia la prima volta che succede una cosa del genere? Non sai dell'ossigeno?"

"So che è necessario alla vita."

"Lo è adesso," disse Malcolm. "Ma l'ossigeno è in realtà un veleno metabolico, è un gas corrosivo, come il fluoro, che viene utilizzato per incidere il vetro. E quando l'ossigeno è stato inizialmente prodotto come materiale di scarto da alcune cellule vegetali (diciamo circa tre miliardi di anni fa) ha creato un crisi per tutte le altre forme di vita sul nostro pianeta: quelle cellule vegetali stavano inquinando l'ambiente con un veleno mortale, stavano espirando un gas letale aumentandone la concentrazione nell'aria. Un pianeta come Venere ha meno dell'1% di ossigeno. Sulla Terra la concentrazione di ossigeno salì rapidamente: cinque, dieci, infine al ventuno per cento! La Terra aveva un'atmosfera di puro veleno! Incompatibile con la vita!"

Hammond, irritato, gli dà ragione, ma non capisce cosa Malcolm sta cercando di mostrargli.

"Allora qual è il tuo punto? Verranno incorporati anche gli inquinanti moderni?"

"No", disse Malcolm. "Il mio punto è che la vita sulla Terra può prendersi cura di sé stessa: nel pensiero di un essere umano, un centinaio di anni è un tempo lungo: cent'anni fa non avevamo automobili, aeroplani, computer e vaccini... Era un mondo completamente diverso, ma per la Terra un centinaio di anni non sono niente, un milione di anni non sono niente. Questo pianeta vive e respira su una scala molto più vasta, non possiamo immaginare i suoi ritmi lenti e potenti, e noi abbiamo l'umiltà di provarci. Abbiamo vissuto qui per un battito di ciglia, se domani ce ne andremo, la Terra non sentirà la nostra mancanza".

"E potremmo benissimo andarcene", disse Hammond sbuffando.

"Sì", disse Malcolm. "Potremmo".

Malcolm sta dicendo che il concetto stesso di "distruggere il pianeta" è al tempo stesso assurdo e arrogante. Possiamo rovinarlo con una cattiva amministrazione e renderlo un posto meno bello e meno ospitale? Ovviamente, ma questa è una cosa diversa.

"Allora cosa stai dicendo? Non dovremmo preoccuparci per l'ambiente?"

"No, certo che no".

"Allora cosa?"

Malcolm tossì e fissò lontano. "Cerchiamo di essere chiari, il pianeta non è in pericolo, noi siamo in pericolo. Non abbiamo il potere di distruggere il pianeta o di salvarlo, ma potremmo avere il potere di salvarci". 


La lezione

Lo scambio tra Hammond e Malcolm è divertente, ma il suo messaggio finale non mi è stato chiaro immediatamente. Riflettendoci ora, penso sia molto più che chiaro: Malcolm sta dicendo che gli umani non hanno il potere di distruggere il pianeta, è il fatto che pensiamo di poterlo fare che rappresenta il vero pericolo.

Malcolm, nonostante tutta la sua arguzia, è piuttosto umile. A differenza di Hammond, non ha alcun desiderio di piegare la natura alla sua volontà o alle illusioni di grandezza. Come disse F.A. Hayek: "Il curioso compito dell'economia è dimostrare agli uomini quanto poco sanno veramente di ciò che immaginano di poter pianificare".

Gli umani, sta dicendo, si agitano sul palcoscenico nel loro momento fugace di gloria, dopodiché nessuno sentirà più parlare di loro. Mette l'uomo nel suo giusto posto nell'universo.

L'umiltà non è facile per gli umani. Siamo costruttori di Babele per natura e il XX secolo ne ha mostrato i costi.

È una lezione che Ian Malcolm ha appreso, ma John Hammond no. Ed è una lezione che tutti faremmo bene a ricordare oggi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 12 settembre 2019

Perché le spese universitarie sono così costose

Lo stesso identico ragionamento può essere applicato ad un'altra bolla subprime, gemella di quella dei prestiti per studenti, la quale ha anche numeri simili: la bolla dei prestiti per comprare automobili. Le ripercussioni dello scoppio di tale bolla si faranno sentire a livello mondiale, perché gli stessi atteggiamenti sono stati "esportati" altrove. Le banche centrali e le loro misure non convenzionali, gli economisti mainstream e il loro avallo a tali misure, il team Trump ed i geni in TV che ci dicono che questo boom nel mercato azionario può andare avanti indefinitamente fintanto che le banche centrali continuano a spingere più in bassi i tassi d'interesse, la cascata di IOU a tassi negativi, ecc. Sono figli deformi di un sistema economico/sociale ai suoi ultimi inning. Nessuna bolla ha mai evitato per sempre il suo ago. Nessuna valuta fasulla è mai sopravvissuta per più di qualche decennio.
_________________________________________________________


di John Miltimore


Come molti americani, Will Roberson ha preso in prestito molti soldi per frequentare il college. Questo 21enne ha acceso un prestito di quasi $150.000 per studiare al Morehouse College di Atlanta.



La crisi del debito studentesco

La sua vita è cambiata il giorno della laurea, quando Robert Smith ha annunciato che avrebbe pagato i prestiti agli studenti di tutti i 400 laureati. Un enorme fardello era magicamente andato via. Mentre possiamo provare sollievo per la storia di Roberson, la maggior parte degli studenti non si vedrà cancellare i propri debiti grazie all'aiuto di benefattori miliardari.

Gli americani devono oltre $1.560 miliardi in prestiti studenteschi, circa il 50% in più rispetto al debito totale delle carte di credito. Quasi il 70% della classe del 2018 ha sottoscritto prestiti studenteschi, con una media di circa $30.000.

Di recente il contendente alla presidenza USA, Bernie Sanders, ha twittato le sue preoccupazioni:


Il senatore del Vermont non ha torto sull'aumento dei costi (sebbene ignori l'inflazione), tuttavia trascura il fatto che è stata la politica federale in primo luogo ad incoraggiare innumerevoli studenti a conseguire titoli che non potevano permettersi.

La legge sull'istruzione superiore del 1965 indirizzava i dollari dei contribuenti a prestiti a basso interesse per gli studenti che frequentavano l'università. Anche se il programma è iniziato in piccolo, oggi circa il 90% di tutti i prestiti studenteschi sono erogati dal governo, il Dipartimento della Pubblica Istruzione sovrintende ora $1.300 miliardi di debiti.



Bancarotta

È improbabile che parecchi laureati possano rimborsare questi prestiti. Simon Galperin ha un debito studentesco di $235.000 ed effettua pagamenti mensili inferiori a $50. Non riesce nemmeno a coprire gli interessi, il che significa che il suo debito totale continuerà a crescere.

E i dati della Federal Reverse mostrano che quasi il 20% degli studenti che ha sottoscritto prestiti è inadempiente o prossimo all'inadempienza, andando a triplicare il tasso dei mutui. Nel frattempo il Brookings Institution prevede che fino al 40% degli studenti che si sono iscritti al college negli anni 2000 potrebbero diventare inadempienti entro il 2023.

A questi mutuatari disperati le proposte di Sanders e dell'altra contendente alla presidenza USA, Elizabeth Warren, di cancellare il debito studentesco sembrano comprensibilmente allettanti. La Warren ha proposto di trasferire ai contribuenti $50.000 di debito studentesco (per famiglia che guadagna meno di $100.000). Sanders ha superato la Warren, proponendo di spostare l'intero conto da $1.600 miliardi nel tentativo di "cancellare" il debito.

Tali mosse sovvenzionano gli americani che hanno frequentato il college con i salari di coloro che non lo hanno fatto. I dati del Bureau of Labor Statistics mostrano che gli americani istruiti, anche quelli che non sono riusciti a laurearsi, hanno un potenziale di guadagno maggiore rispetto a quelli che non hanno frequentato il college. Il piano di Sanders va a ripagare i prestiti della futura classe alta. Ciò avrebbe conseguenze impreviste.

Nel loro libro di successo Freakonomics, gli autori Steven Levitt e Stephen Dubner descrivono il potere degli incentivi economici (le pressioni a comportarsi in un certo modo) definendoli "la chiave per risolvere qualsiasi problema".

Offrire ciò che sembra "denaro gratis" ai giovani con poca esperienza nella gestione delle loro finanze si traduce in comportamenti economicamente irrazionali. Gli studenti possono richiedere prestiti senza sapere se la laurea che prenderanno permetterà loro di ripagare i debiti futuri.



Incentivi distorti

I prestiti federali hanno reso le spese universitarie molto più costose. Le università vengono pagate in anticipo, quindi non a loro importa se gli studenti si laureano, abbandonano, o vanno in bancarotta per i prestiti. Gli studenti in partenza vengono facilmente sostituiti. Fiduciosi che gli studenti abbiano accesso al credito facile (che può essere costoso nel lungo periodo), i college non hanno incentivi per controllare o a ridurre i prezzi di alloggio, tasse scolastiche e pasti.

Invece di cancellare il debito degli studenti, dovremmo affrontare gli incentivi contorti che lo causano. Gli studenti stanno iniziando a capire che le lauree non pagano sempre e optano per alternative: apprendistato, programmi imprenditoriali e campi di programmazione.

Dovremmo anche incoraggiare il pensiero costi/benefici. Non tutti i debiti degli studenti sono uguali. Se prendere in prestito $75.000 aiuta a laurearsi in medicina, quel debito aumenterà considerevolmente i propri guadagni anche dopo che è stato pagato. Ma prendere in prestito per una laurea in un'assistenza sociale, in cui i guadagni mediani sono inferiori a $50.000, è molto più rischioso.

La soluzione migliore è far uscire del tutto il governo federale dal settore dei prestiti.

Se le stesse università offrissero prestiti, gli incentivi le spingerebbero verso il controllo dei costi e la massimizzazione del successo degli studenti dopo la laurea. Un'altra opzione sono gli accordi di ripartizione del reddito, che consentirebbero a potenziali datori di lavoro o organizzazioni indipendenti di pagare le tasse scolastiche in cambio di una percentuale dei guadagni futuri degli studenti. Questo concetto, introdotto dall'economista Milton Friedman, sta diventando sempre più popolare soprattutto in America Latina.



Gli incentivi contano

Tali pratiche restituirebbero l'istruzione agli incentivi economici, con storie riguardo i debiti molto meno tristi. Incentivi migliori allineano gli interessi di professori, datori di lavoro, studenti e genitori, e non gravano i contribuenti (in particolare quelli che non hanno avuto la possibilità di frequentare l'università) delle scelte degli altri.

Quando i mercati vacillano, esempi recenti e dolorosi includono la bolla dei prestiti studenteschi e la crisi delle abitazioni, il colpevole è lo stato che interviene e deforma gli incentivi. Quando proviamo a modificare o "migliorare" le scelte degli altri senza comprendere le pressioni pertinenti, tali sforzi spesso falliscono.

Quindi la crisi del debito studentesco dovrebbe ricordarci le conseguenze dolorose dell'interferire con gli incentivi per manipolare le scelte degli altri. Eliminando la responsabilità, distruggiamo l'opportunità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/