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martedì 7 luglio 2026

Tsunami del debito: l'eredità di Alan Greenspan

La proposta di Judy Shelton sui Treasury Trust Bond incarna una classe speciale di debito pubblico pensata per ricollegare il dollaro all'oro pur tuttavia senza riportare formalmente gli Stati Uniti al classico gold standard. Il suo obiettivo dichiarato era quello di reintrodurre la disciplina di mercato nel sistema monetario, preservando al contempo un ruolo formale per il governo statunitense. La struttura è semplice, ma le implicazioni sono significative. Il Dipartimento del Tesoro emetterebbe un'obbligazione che non paga interessi periodici. L'investitore, invece, acquista lo strumento a sconto e riceve un pagamento predefinito alla scadenza. La caratteristica distintiva è l'opzione di riscatto: alla scadenza il detentore potrebbe scegliere tra il valore nominale in dollari o una quantità predefinita di oro. Questa scelta trasforma l'obbligazione in un referendum sul potere d'acquisto a lungo termine del dollaro. La Shelton ha presentato l'idea in una forma più simbolica: un titolo del Tesoro convertibile in oro con scadenza a 50 anni, emesso il 4 luglio 2026, in occasione del 250° anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, e con scadenza il 4 luglio 2076, in occasione del 300° anniversario. Ha anche fatto riferimento alle 261 milioni di once d'oro statunitensi, ancora registrate nei libri contabili a $42 l'oncia, mentre il valore di mercato è di gran lunga superiore. Secondo la sua impostazione l'oro non dovrebbe essere venduto, dovrebbe essere mobilitato come garanzia e strumento di credibilità. Questa distinzione è importante: la proposta non è quella di liquidare Fort Knox per finanziare il deficit, si tratta di utilizzare le riserve auree statunitensi come meccanismo di garanzia per uno specifico strumento. Un Treasury Trust Bond creerebbe un prezzo di mercato per la fiducia nel dollaro. Se gli investitori preferiscono i normali titoli del Tesoro, il segnale è che si fidano del dollaro, della FED e della politica fiscale; se invece preferiscono i titoli del Tesoro convertibili in oro, il segnale è diverso: il mercato desidera protezione contro il deprezzamento del dollaro, lo slittamento della politica fiscale o la discrezionalità monetaria. La FED continua ad esistere, ma il mercato riceve uno strumento in grado di misurare, in tempo reale, se gli investitori a lungo termine preferiscono il rimborso in valuta fiat o il rimborso indicizzato all'oro. L'implicazione sul dollaro è quindi sottile. Un Treasury Trust Bond non è anti-dollaro, è un tentativo di renderlo più credibile costringendolo a competere con l'oro all'interno della curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro. Gli Stati Uniti non abbandonerebbero il dollaro, bensì affermerebbero piuttosto che è sufficientemente forte da poter essere misurato rispetto all'oro. Per il metallo giallo l'implicazione è ancora più diretta: passerebbe da riserva passiva a garanzia monetaria attiva. Questo rappresenterebbe un importante cambiamento psicologico: l'oro non sarebbe più una copertura contro l'inflazione e una riserva della banca centrale, diventerebbe un punto di riferimento per la disciplina del credito sovrano. L'inversione di tendenza definitiva dall'eredità Greenspan. Questa, infatti, è la vera innovazione: una tale obbligazione non si limiterebbe a raccogliere fondi, ma rappresenterebbe un termometro della fiducia.

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di Jeffrey Tucker

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/tsunami-del-debito-leredita-di-alan)

Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, incarna una sorprendente svolta ideologica, passando da sostenitore del gold standard ad architetto del moderno sistema finanziario espansivo, alimentato dal debito. È scomparso all'età di 100 anni e questo rappresenta un buon momento per valutare la sua eredità e spiegarne l'importanza.

Negli anni Sessanta, da giovane economista influenzato da Ayn Rand e dall'Oggettivismo, Greenspan sostenne con forza il sistema aureo. Nel suo saggio del 1966, “Oro e libertà economica”, sostenne che la moneta coperta dall'oro fosse essenziale per il capitalismo. Essa impediva agli stati di inflazionare la valuta per finanziare lo Stato sociale o i deficit, prevenendo l'erosione dei risparmi e i cicli di boom & bust causati dalla manipolazione della moneta fiat. Considerava le banche centrali e la moneta scoperta come strumenti per la confisca occulta della ricchezza attraverso l'inflazione.

Fu proprio quel saggio a fargli guadagnare l'affetto di Ayn Rand. Divenne un membro stimato della sua cerchia ristretta in un periodo in cui tali circoli influenti dominavano la scena di Manhattan. Si guadagnò la sua fiducia mentre la sua società di consulenza acquisiva sempre maggiore influenza. I suoi clienti erano tra i più importanti di Wall Street. La sua vicinanza alla Rand e alla sua cerchia contribuì alla percezione, diffusa all'epoca, che le idee della stessa Rand fossero in ascesa, come dimostrava la costante crescita delle vendite dei suoi libri.

Una volta al potere, però, Greenspan operò all'interno del sistema che un tempo aveva criticato. Divenne noto per la sua politica monetaria discrezionale e flessibile, che privilegiava la stabilità e la crescita economica a breve termine rispetto a regole rigide.

Tra gli elementi chiave figurava la “Greenspan Put”.

I mercati si sono abituati ad aspettarsi che la FED riducesse i tassi di interesse e iniettasse liquidità durante le crisi per attutire il calo dei prezzi degli asset. Questo processo è iniziato con il crollo del mercato azionario del 1987 (Lunedì Nero), durante il quale Greenspan confermò la disponibilità della FED a fornire liquidità.

Questo fu l'inizio di quello che in seguito divenne noto come Quantitative Easing, o allentamento monetario quantitativo, come metodo per affrontare le turbolenze dei mercati. Rappresentò un ripudio totale delle linee di politica di Paul Volcker dal 1979 al 1982, l'ultima volta in cui questo Paese permise a una recessione economica di seguire il suo corso naturale anziché ricorrere a metodi artificiali di stimolo della domanda. Fu una prova della teoria della Scuola Austriaca, secondo la quale le recessioni servono a eliminare gli investimenti sbagliati e a preparare il terreno per una nuova prosperità.

Il test contribuì a creare le condizioni per il boom degli anni '80. Eppure, allo stesso tempo, abbiamo assistito a misure di deregolamentazione finanziaria e bancaria che avrebbero favorito nuove forme di finanziamento creditizio, offuscando le vecchie distinzioni tra risparmi e depositi a vista. Fu proprio questo cambiamento a modificare radicalmente il funzionamento del capitalismo.

Con una moneta solida e un libero mercato, il tasso di interesse rifletteva il tasso di risparmio. Gli investitori prendevano in prestito solo ciò che avevano a disposizione, mentre i risparmiatori venivano premiati per la loro parsimonia con alti tassi di interesse. Il tasso di rendimento del capitale finanziario tendeva a un equilibrio identico ai livelli di produzione industriale. Ciò significa che era sempre più conveniente risparmiare che assumersi rischi, a meno che non si avesse intenzione di intraprendere attività speculative imprenditoriali. Questo era l'equilibrio: risparmiare, investire, crescere.

Gli sforzi di Greenspan ribaltarono completamente la situazione. La Federal Reserve intraprese un nuovo esperimento che avrebbe premiato il debito più del risparmio attraverso un semplice stratagemma: abbassò i tassi d'interesse al punto che risparmiare rendesse meno che investire in azioni, in modo che chiunque potesse indebitarsi e investire, guadagnando di più sui mercati finanziari. Iniziò così quella che viene chiamata finanziarizzazione. Rovesciò i meccanismi tradizionali del capitalismo, introducendo un nuovo sistema di calcolo che smise di premiare il risparmio e iniziò a premiare la leva finanziaria al di sopra di ogni altra cosa.

Un risultato davvero notevole per un uomo che decenni prima aveva condannato proprio questo sistema!

Questa strategia fu riproposta in risposta alla crisi LTCM del 1998, al crollo delle dot-com (2000-2001) e al periodo successivo all'11 settembre. Gli investitori hanno incorporato nei prezzi questa protezione implicita contro i ribassi, come un'opzione put, incoraggiando una maggiore assunzione di rischi, l'utilizzo della leva finanziaria, il servizio del debito e una speculazione sfrenata.

Dopo lo scoppio della bolla delle dot-com e l'11 settembre, la Federal Reserve sotto la guida di Greenspan ridusse il tasso di riferimento a un minimo storico di circa l'1% tra il 2003 e il 2004, mantenendolo a quel livello. Ciò creò credito a bassissimo costo, alimentando i prestiti, la leva finanziaria e l'aumento dei prezzi degli asset (soprattutto degli immobili). Questo alimentò direttamente la bolla immobiliare di metà anni 2000, rendendo i mutui straordinariamente accessibili e incoraggiando i prestiti subprime.

Il risultato fu un azzardo morale e una cultura sfrenata di assunzione di rischi a scapito della prudenza finanziaria. La combinazione di salvataggi per i mercati (non necessariamente per le singole imprese) e tassi bassi alimentò la convinzione che la FED avrebbe sempre “ripulito” il mercato dopo le bolle speculative.

Ciò ha ridotto i rischi percepiti della speculazione, portando a una maggiore leva finanziaria, a mutui esotici e a una più ampia era di “finanziamento tramite debito” in cui l'espansione del credito ha superato la crescita produttiva. Lo stesso Greenspan parlò di “esuberanza irrazionale” nel 1996, ma non agì in modo decisivo per far scoppiare le bolle.

Il mandato di Greenspan ha coinciso con (e ha contribuito a favorire) un cambiamento strutturale verso livelli più elevati di debito pubblico-privato, la finanziarizzazione dell'economia e ripetute bolle speculative. La bolla immobiliare e la crisi del 2008 ne sono gli esempi più lampanti: la politica monetaria accomodante del periodo post-dot-com ha contribuito all'eccessivo indebitamento di famiglie e banche. Sebbene abbia difeso le sue azioni (sostenendo che le bolle sono difficili da individuare in tempo reale e che i bassi tassi di interesse non sono stati l'unica causa dei problemi del mercato immobiliare), le sue linee di politica hanno mascherato i crescenti rischi sistemici e hanno indirizzato gli Stati Uniti verso il disastro.

Negli anni successivi Greenspan espresse un giudizio favorevole sull'oro (ad esempio, definendolo la principale valuta mondiale e ammettendo, in conversazioni con Ron Paul, che la FED aveva cercato di imitare i segnali del gold standard). Riconobbe l'incompatibilità dello Stato sociale con la moneta forte, ma operò pragmaticamente all'interno del sistema.

Belle parole, ma guardate come si è comportato. I successori di Greenspan alla FED non hanno fatto altro che intensificare la sua apostasia, soprattutto Ben Bernanke, che è andato anche oltre, abbassando i tassi a zero e proteggendosi dalle conseguenze inflazionistiche riempiendo i caveau delle banche con denaro fasullo. Tutto questo ha creato innumerevoli istituzioni zombi, mentre la FED continuava a detenere nei propri bilanci questi asset fittizi e sopravvalutati.

Bernanke è stato succeduto da Janet Yellen, la quale ha cercato di attenuare i timori di inflazione all'inizio del 2021, poco prima che la svalutazione riducesse di un terzo il potere d'acquisto del dollaro. Non si tratta di un bilancio esemplare, per il quale Greenspan ha fatto da apripista.

Il giovane Greenspan vedeva l'oro come un freno agli eccessi dello stato e delle banche. Il Greenspan più anziano, esercitando un potere immenso alla FED, lo usò per appianare i cicli economici, con successo per un certo periodo (bassa inflazione, crescita stabile negli anni '90), ma al costo di costruire un'architettura finanziaria più fragile e dipendente dal debito.

Questa mentalità dell'“era Greenspan”, caratterizzata da politiche monetarie interventiste, ha influenzato i successori come Bernanke e continua a plasmare l'attuale contesto di elevato debito pubblico e bassi tassi di interesse (fino a poco tempo fa almeno), nonché le aspettative di interventi di salvataggio da parte della FED. Ha segnato un allontanamento decisivo dai principi di una moneta solida a favore di cicli di credito gestiti tramite la manipolazione della valuta fiat.

Stiamo ancora pagando un prezzo altissimo per questa cattiva gestione. Greenspan è la perfetta incarnazione del principio secondo cui le parole e i fatti devono coincidere, altrimenti si rischia di diventare uno strumento di ipocrisia e di una catastrofe che spazza via ogni convinzione intellettuale un tempo abbracciata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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venerdì 6 marzo 2026

Celata dagli inglesi, è tempo di riconquistare la via verso la prosperità

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/celata-dagli-inglesi-e-tempo-di-riconquistare)

Fu Churchill a nascondere questa via. Dapprima alla fine della Prima guerra mondiale quando, in veste di Cancelliere dello Scacchiere, riportò l'Inghilterra a un gold standard ai tassi pre-bellici. Lo shock risultate ebbe come esito il rafforzamento del dollaro, il cui effetto furono i famosi Ruggenti Anni Venti, mentre in Inghilterra ci fu una deflazione cavalcante. Le parti si invertirono quando i flussi andarono nella direzione opposta, costringendo la FED a svalutare il dollaro da $20 l'oncia a $35 l'oncia e la conseguenza fu la Grande Depressione (oltre a una deflazione dei prezzi come quella vissuta in precedenza dagli inglesi nel decennio precedente). Alla fine della Seconda guerra mondiale Roosevelt disse a Churchill: “Non abbiamo combattuto questa guerra per ripristinare l'Impero inglese”. Due settimane dopo aver proferito queste parole alla Conferenza di Yalta, Roosevelt muore... circostanza “curiosa”, così come il fatto che lo stesso Churchill non andò al funerale. La faccenda diventa ancor più “curiosa” se si aggiunge il fatto che Truman molto probabilmente perse contro Dewey.

Truman seguì il copione inglese del post-Prima guerra mondiale e, con Bretton Woods, torna al gold standard ma ai tassi pre-bellici. I “peccati” monetari delle precedenti guerre vennero di nuovo spazzati sotto il tappeto. Questo fece schizzare in alto il prezzo del dollaro e spinse le altre economie a cercare un'alterativa attraverso l'oro, il quale crebbe di prezzo fino al fallimento del London Gold Pool che decretò la fine formale di Bretton Woods. Come disse Rothbard all'epoca c'erano praticamente 3 sistemi monetari, fino a quando non arrivò la decisione di Nixon. Sotto questo punto di vista egli fermò la rapina delle casse pubbliche americane, un atto difensivo dato che dal 1950 al 1971 gli USA subirono un'emorragia di oro tra le 12.000 e le 13.000 tonnellate a vantaggio delle controparti europee. Ancora una volta, flussi e riflussi di capitale sulla scia di un prezzo dell'oro sbagliato. Il boom del secondo dopoguerra venne pagato dal bacino della ricchezza reale americano, in tutto il mondo.

Rileggere la storia e le decisioni sballate prese dalle amministrazioni americane attraverso le lenti “oligarchi americani” e “oligarchi inglesi” che si accordano per permettere all'impero di perseverare lungo la iterazione successiva permette di avere una comprensione superiore degli eventi che si sono succeduti. Soprattutto nei dieci anni successivi al 1971, quando prese il sopravvento il sistema del dollaro offshore. Infatti non è mai esistito un sistema monetario col dollaro come riserva, bensì uno con l'eurodollaro come riserva: il LIBOR, dopo gli Accordi del Plaza, avrebbe impostato il costo del flusso degli asset finanziari (compresi quelli americani) in tutto il mondo. La Federal Reserve non era affatto in controllo della politica monetaria della nazione, come minimo sin dal 1950. Il cosiddetto LIBOR standard termina nel 2008 con la Grande crisi finanziaria, lasciando spazio alla Coordinated central banks policy che sarebbe durata fino al 2021. L'introduzione del SOFR avrebbe rappresentato lo strappo tra i personaggi americani seduti nella Tavola Alta rispetto alle loro controparti inglesi e francesi. Ecco perché negli Epstein file possiamo leggere di come Bannon fosse stato reclutato sostanzialmente dagli inglesi per fare propaganda contraria a Powell.

Da questo ne consegue che l'identificazione dei guerrafondai di oggi non coincide coi guerrafondai di ieri. Una volta che si identifica con precisione il nemico, non si combatte più contro delle ombre bensì l'obiettivo è visibile e attaccabile laddove fa più male. La cosiddetta Pax Americana, in questo contesto, altro non era che l'uso della forza militare americana per permettere al mai scomparso impero inglese di riciclarsi in sordina nelle trame della storia moderna.

Se si pensa che nel post-Seconda guerra mondiale le mappe vennero ridisegnate per creare tensioni consapevoli nei vari Paesi del mondo, questa strategia del terrore era piuttosto utile per tenere vivo il flusso di denaro. Alimentare scontri ad hoc tra due etnie in conflitto storico e creare le motivazioni per interventi perenni o ricatti consapevoli nei confronti dei relativi governi. È in quest'ottica che si inserisce anche il periodo del terrore in Italia ed è in quest'ottica che va inquadrato anche oggi. Attentati, criminalità, terrorismo... tutti asset che si possono gestire in modo da ottenere risultati quanto più desiderabili possibile. È stato così con l'ISIS durante la presidenza Obama ad esempio, prima che intervenisse Putin e iniziasse a ripulire la Siria. È stato così in Medio Oriente, è stato così con India e Pakistan, ed è stato così anche con l'operazione Gladio in Italia. Ed è così oggi con i cartelli messicani e i loro partner di merende nelle banche canadesi. Ciò che conta è il flusso, la movimentazione di dollari che scorre all'estero e al di fuori della portata degli Stati Uniti. Il flusso istituzionale alimenta il flusso privato (criminalità organizzata, terrorismo) e, senza la necessità di possedere direttamente alcunché, è possibile comprare politici, oligarchi, magnati del petrolio. L'estensione del controllo dei flussi passa attraverso Camere di commercio, società di assicurazione, sindacati, stanze di compensazione, ecc. e queste vengono usate come una clava per dissimulare e far perdere traccia delle persone dietro le quinte. Se fossi io a tirare le fila del gioco agirei allo stesso modo: sventolerei tutti i tipi di feticci per impressionare gli altri e farli scagliare l'uno contro l'altro in modo da agire indisturbato.

Negli ultimi 125 anni l'Impero britannico ha mantenuto una stretta strategica sul Medio Oriente attraverso una calcolata politica di destabilizzazione geopolitica e finanziaria. Operando sulla base della massima “divide et impera”, i politici britannici hanno sistematicamente manipolato le tensioni religiose ed etniche per impedire l'emergere di stati nazionali sovrani e industrializzati nella regione. Un meccanismo primario di questa destabilizzazione fu la ridefinizione artificiale dei confini mediorientali in seguito al crollo dell'Impero Ottomano (per cui inglesi e francesi scatenarono la Prima guerra mondiale). Attraverso l'accordo Sykes-Picot e il successivo Trattato di Sèvres, inglesi e francesi spartirono la regione in mandati coloniali, assicurando che Paesi come Iraq, Siria, Libano e Palestina emergessero con conflitti etnici e religiosi intrinseci. Per gestire questo instabile assetto, l'intelligence britannica si avvalse di agenti operativi come T. E. Lawrence e Aubrey Herbert: specialisti per guidare i diversi movimenti per procura mediorientali e mantenere la regione in uno “stato cronico di naufragio”. La creazione dei moderni confini e stati mediorientali aveva lo scopo di fungere da perenne elemento di disturbo, tenendo le popolazioni locali l'una contro l'altra come pedine di un gioco imperiale molto più ampio.

L'Iran, storicamente noto come Persia, è stato un obiettivo centrale di questi disegni imperiali britannici. Già nel 1907 Re Edoardo VII orchestrò l'Intesa anglo-russa che divise esplicitamente l'Iran in sfere di influenza e ne neutralizzò l'autonomia per tenere sotto controllo le potenze rivali. La guerra finanziaria fu utilizzata come arma insieme alla diplomazia; ad esempio, nel 1911, gli inglesi approvarono un ingente prestito alla Persia utilizzando come garanzia i proventi dell'oppio della nazione, agganciando di fatto lo stato al debito coloniale. L'oligarchia britannica mantenne anche il controllo sulle vaste risorse dell'Iran attraverso istituzioni alleate come la British Bank of Middle East. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli inglesi cercarono disperatamente di mantenere il controllo sulle riserve petrolifere mediorientali per sostenere il loro impero finanziario. Quando personaggi come Enrico Mattei tentarono di negoziare accordi energetici equi e indipendenti con le nazioni mediorientali, tra cui l'Iran, il Ministero degli esteri britannico lo considerò una minaccia mortale per le loro relazioni coloniali e il controllo del petrolio. Mattei fu infine assassinato in un complotto con forti tracce britanniche.

Oggi i persistenti conflitti in Medio Oriente, inclusa l'ostilità tra Iran e Israele, sono la diretta conseguenza di questa vecchia strategia del divide et impera. Le moderne fazioni globaliste, allineate con le reti bancarie e di intelligence britanniche, hanno continuato ad alimentare queste guerre per procura per impedire l'integrazione economica eurasiatica. Innalzando minacce come la “Mezzaluna sciita” e trasformando le sanzioni in armi, queste forze mirano a mantenere l'Iran isolato e la regione nel caos. La minaccia perpetua dell'arricchimento nucleare iraniano è servita da comodo “spauracchio” per giustificare interventi senza fine e mantenere il complesso militare-industriale ben finanziato.

Gli inglesi e i loro alleati sanno che se alle principali potenze regionali fosse consentito di stabilizzare e sviluppare autonomamente il loro petrolio e le loro infrastrutture, come gli enormi corridoi ferroviari ed energetici attualmente in costruzione da Russia e Cina attraverso l'Iran, il controllo finanziario della City di Londra sui mercati energetici globali crollerebbe. Dal 1979 in poi Stati Uniti, Israele, Francia, Paesi Bassi, Svezia (patria della famiglia Wallenberg, quasi mai menzionata) e altri hanno continuato a fare affari con l'Iran, vendendo addirittura materiale bellico e altri armamenti. Ultima iterazione di ciò durante il JCPOA architettato a suo tempo da Obama: la prima compagnia che firmò contratti petroliferi fu la Total francese; poi, quando nel 2018 Trump impose le sanzioni sull'Iran, dovette svendere i suoi contratti a Gazprom. Già allora vennero gettati i primi semi del conflitto tra i membri della cosiddetta Tavola Alta e questa è una guerra che deve indirizzarsi per forza di cose ai poteri occulti che si celano dietro gli intermediari. Capite adesso perché, tra le altre cose è nato Bitcoin e nel Genesis Block c'è una pagina finanziaria di un giornale inglese?

La virtualizzazione degli asset reali, compreso il dollaro tramite l'eurodollaro, è stato un meccanismo per usare la finanziarizzazione con cui creare asset sintetici che avrebbero dovuto replicare 1:1 quelli fisici. O almeno sulla carta... Finché gli asset fisici rimanevano sepolti, la catena del valore poteva essere virtualizzata tramite intermediari (stanze di compensazione, società di saldo, società di assicurazioni, ecc.). Sottoporre a riserva frazionaria questo sistema ha avuto come sottoprodotto, tra le altre cose, la disparità di ricchezza che s'è andata sempre più ad acuire. Il bacino della ricchezza reale erano gli Stati Uniti, mentre Londra e Bruxelles hanno usato questa oca dalle uova d'oro per acquisire potere e influenza. Il denaro proveniente da canali illeciti è solo l'iterazione intermedia di un tale sistema, al cui apice ha i soldi della Tavola Alta stessa e sul fondo il “denaro pubblico” dei programmi di welfare. Lo smantellamento di questo sistema da parte dell'amministrazione Trump ha avuto come primo obiettivo la chiusura dei rubinetti pubblici (es. USAID) e adesso la chiusura di quelli privati (es. cartelli messicani), fino a costringere gli avversari a mettere in campo i propri di capitali. Sono ingenti, ma non infiniti. Ma se il flusso coinvolto negli asset sintetici è quello che tiene vivi Londra e Bruxelles piuttosto che gli asset fisici (dato che ne sono sprovvisti), qual è quella tecnologia che in sordina ha iniziato ad attaccare gli INTERMEDIARI? Qual è quello strumento che si fregia di superare la necessità di passare attraverso di loro? Bitcoin. E cosa c'è nel Genesis Block? Esatto, una pagina di un quotidiano inglese. E chi ha abbracciato con maggior vigore la “rivoluzione Bitcoin”? Gli Stati Uniti. Comincio a pensare che, come Internet, Bitcoin sia stato il primo colpo sparato nella guerra finanziaria oggi in atto. E questa semplice riflessione dovrebbe farvi capire quanto sarà importante in futuro, al di là del prezzo.

Come ho documentato nel Capitolo 7 del mio ultimo libro, Il Grande Default, ciò che conta davvero non è la velocità del denaro, bensì la velocità con cui si trasferisce la titolarità delle classi di asset. A cascata derivano, poi, riciclaggio di denaro e frodi nei titoli stessi. Cos'è la Banca d'Inghilterra se non un gigantesca compagnia che si dedica al passaggio di classi di asset? E le sue propaggini in giro per il mondo, come ad esempio Jane Street, Citadel, Blue Owl, non sono altro che incubatori per figure che poi verranno inserite in altri contesti finanziari di altre aziende. Jane Street, in particolare, di cui ho parlato su queste pagine riguardo alla manipolazione di prezzo di Bitcoin sui mercati finanziari, è una ripetizione di quello che accadde negli anni '80 con la frode delle S&L. Infatti quella fu un'operazione della CIA, ed è ormai noto che al suo interno ci sono infiltrazioni dell'MI6, per finanziare parte del proprio bilancio (il quale, ricordiamolo, è in parte segretato anche agli occhi del Presidente e del Congresso), come documentato dai libri Inside Job e The Mafia, CIA & George Bush. E gli insider ottengono l'accesso al ritmo con cui le classi di asset cambiano mano, oltre a ottenere l'accesso a prestiti a tassi zero se non addirittura negativi.

Notate, però, cosa è accaduto subito dopo la decisione della Corte Suprema di ritenere i dazi di Trump inadeguati col modo con cui sono stati imposti. L'argento è balzato in su del 9% e l'oro ha seguito l'esempio, mentre i mercati cinesi erano chiusi per festa. Se rapportiamo ciò alla difficoltà con cui non riusciva a superare la soglia dei $50, soprattutto nel 2011 quando venne usata la notizia dell'uccisione di Osama bin Laden per sopprimerne l'ascesa, è decisamente un netto cambio di passo e circostanze. Proprio perché quella di adesso È una guerra mondiale, la quale, però, è combattuta principalmente sui campi di battaglia finanziari. Infatti gli Stati Uniti stanno lasciando correre il prezzo di questi metalli per mettere pressione su Londra e sul suo controllo dei flussi nei mercati sintetici di hard asset come oro, argento, Bitcoin, ecc. L'obiettivo è distruggere la LBMA e la LME, la principale arma finanziaria in mano inglese per controllare la determinazione dei prezzi degli asset a livello mondiale (inclusi il dollaro, lo yen, i titoli del Tesoro americani, ecc.).

Tutto si riduce a chi ha il collaterale fisico rispetto a chi è esposto a leva riguardo lo stesso per controllarne il prezzo. Uno dei teatri di guerra di questo conflitto mondiale è il controllo del meccanismo di prezzo del collaterale fisico. Stati Uniti e Cina vogliono tale controllo, e sono disposti a rimpallarselo fintanto che non ce l'abbia Londra. La cosa importante è che quest'ultima non abbia più la possibilità di determinare il prezzo delle commodity tramite rehypothecation all'infinito nei mercati sintetici. Nel sistema in lenta definizione chi avrà collaterale a sua disposizione potrà entrare nei mercati digitali delle valute. Ecco perché dopo la decisione della Corte suprema americana sui dazi c'è stata l'inversione di tendenza dell'argento dopo un paio di candele di correzione nel settimanale ed è stato poi fatto fuori El Mencho, uno dei nomi di punta del cartello messicano. Chiamatela pure controffensiva di Trump, dato che l'UE ha rigettato la proposta di pace avanzata da Trump a Davos e Rubio alla Conferenza di Monaco, e subito dopo di ciò l'operazione “Epic Fury”. In quest'ultimo caso l'obiettivo ritengo fosse l'IRGC, che adesso è in “guerra civile”, e il sottostrato di influenze inglesi/francesi. La mia ipotesi che si sia impiegato un mix di strategia tra Venezuela e Messico, in entrambi i casi lo scardinamento di strati al di sotto di quelli governativi alla luce del sole. Stesso discorso in Iran, dove ha senso affermare che una o più fazioni nel Paese abbiano stretto un accordo con Trump. La tesi evitare la guerra ha altresì senso se la si inquadra in ottica blocco dello Stretto di Hormuz, perché chi ci perde sono principalmente gli europei. La conclusione, quindi, è la pressione su Bruxelles e Londra col paravento di una “guerra prolungata” in Iran, perché se fosse stato un pantano ordito da inglesi e francesi avremmo visto dichiarazioni diverse sul mainstream da parte loro.

La bomba nucleare in mano all'Iran avrebbe rappresentato la scusa perfetta per la “guerra infinita”. La cricca di Davos continua a essere pressata su ogni fronte: sugli Epstein file, sul mercato oro/argento, sulle midterm. Trump stava andando abbastanza bene finora, eccezion fatta per il SAVE Act, addirittura ottenendo riscontri positivi a livello pubblico dal suo uso di agenti ICE per elezioni oneste. A dimostrazione che fosse ancora sull'offensiva, insieme a Bessent sul fronte mercati. I tentennamenti iraniani circa i negoziati pubblici non erano altro che il balletto performato da Zelensky in Ucraina: un gioco di dilatazione dei tempi. Per la serie: allungare il brodo così sarebbero arrivate le midterm, forse le avrebbe perse e i restanti due anni di mandato sarebbero stati un inferno.

Non si può negare che il rischio è alto in questo caso. Comunque ci sono fonti di intelligence credibili che suggeriscono che l'AIEA fosse complice di tutto il teatrino iraniano riguardo l'assenza di armi nucleari sul suo territorio. La mia opinione è che la Corea del Nord abbia costruito la testata nucleare (pagata dagli inglesi), mentre l'Iran il missile che l'avrebbe ospitata. Al di là di ciò, però, la freddezza con cui l'operazione americana è stata accolta da parte degli europei dovrebbe essere rivelatrice. Infatti non giova alle economie europee e questo vi suggerisce chi sta perdendo veramente nell'attuale scontro in Iran. E gli inglesi sanno che il prossimo obiettivo sulla lista di Trump è la Turchia, dove la Fratellanza musulmana è da tempo un asset nelle mani inglesi.

Un'altra cosa rivelatrice è stata la sessione tra Trump e Merz, la quale ha avuto poca risonanza sulla stampa e sui media generalisti. A ragion veduta. La maggior parte delle persone non l'ha vista, ma così facendo s'è persa diversi punti chiave che ci dicono chi sta “vincendo”.

Sotto i nostri occhi si sta facendo la storia e in Iran 300 anni di storia sono improvvisamente evaporati. Tre fatti dirimenti sono accaduti l'altro ieri durante l'incontro tra Merz e Trump: c'è una frattura evidente tra le linee di politica inglesi e americane; una delle più grande compagnie assicurative del mondo, la Lloyd, è stata buttata fuori dal Medio Oriente e con essa i traffici inglesi nella zona; i Paesi del Golfo si sono uniti sotto un'unica bandiera e appoggiano l'operazione di Trump. Se tutto questo è “poco”, se tutti questi sviluppi non vengono considerati traguardi raggiunti da chi sta vincendo e si cade vittima della retorica “Trump non ha il polso della situazione” “non ha un piano” “sta perdendo”, allora non si ha la minima idea del motivo per cui l'Iran è stato attaccato.

Gli Stati Uniti non si stanno ritirando dal mondo: lo stanno riorganizzando attorno a relazioni di potere bilaterali in cui le materie prime e il dollaro sono le leve. Il diciannovesimo secolo sta infine cedendo il passo all'era moderna, dove la City di Londra era la principale zona di intermediazione delle materie prime e di altre attività (es. stanze di compensazione, società di assicurazioni, contratti, giurisprudenza, ecc.) attraverso la virtualizzazione degli asset fisici e l'impostazione indiretta del prezzo del dollaro. Da quando Trump e Bessent hanno assunto le loro rispettive cariche è iniziato il processo di cambiamento: forzare la consegna degli asset sottostanti ai contratti futures. Se in passato la fonte di liquidità ultima erano gli Stati Uniti, e il Comex insieme a LBMA e GLD/SLV rappresentavano il “triangolo della morte” per i metalli preziosi, sganciare il Comex ha indicato la volontà americana di smettere di pagare per i pasti gratis altrui. Come si ricostruisce una base industriale, e per estensione si fornisce sollievo alla propria classe media, se gli input necessari vengono prezzati altrove? È una questione di potere se ci pensate e Washington è in grado di prenderlo per sé facendo a meno degli inglesi.

È un questione anche di bancarotta degli Stati Uniti se avessero continuato lungo la strada dell'espansione indefinita di leva finanziaria e massa monetaria, solo per acquisire beni di consumo a basso prezzo che avrebbero lasciato solamente un buco crescente nei conti pubblici. Ma questo era lo scopo del Grande Reset ideato dalla cricca di Davos, pagato per intero dagli USA. Adesso invece sarà pagato da chi ha forte carenza di materie prime: Londra e Bruxelles. È così che gli USA hanno invertito il loro destino da agnelli sacrificali per permettere alle economie europee di andare in default su parte dei loro debiti ed emetterne di nuovi catturando i capitali mondiali a controllori privilegiati dei flussi finanziari. L'unico accesso rimasto agli europei a risorse energetiche affidabili è rappresentato dalla Scandinavia e dal North Slope (quest'ultima fonte, però, incerta a causa del fantomatico “cambiamento climatico”).

E sono propenso a credere che la chiusura dello Stretto di Hormuz non sia altro che una tattica perseguita dall'intelligente statunitense, perché, oltre alle compagnie di assicurazioni, scombussola anche la rotta del petrolio a livello internazionale. E chi ha più da perdere è ancora una volta l'Europa. Il Qatar ha chiuso i rubinetti del gas e la Russia si appresta a farlo anch'essa.

Come ripetuto diverse volte, l'ultimo contratto più importante rimasto nelle mani londinesi, ora che la LBMA e la LME sono sotto attacco, è il Brent. Tolto quello, gli altri intermediati a Londra (es. alluminio, zinco, nickel, ecc.) cadranno in rapida successione. Se il petrolio è la crisi del momento, il rame sarà poi la crisi del decennio. A gennaio S&P Global ha pubblicato uno studio in cui si prevede che la domanda di rame raggiungerà i 42 milioni di tonnellate entro il 2040, con un aumento del 50% rispetto ai livelli attuali; la produzione globale raggiungerà il picco di 33 milioni di tonnellate nel 2030, per poi diminuire. Il divario di offerta risultante: 10 milioni di tonnellate, pari al 23,8% della domanda prevista. L'Agenzia Internazionale per l'Energia, alla conferenza della Critical Minerals Association dello scorso dicembre, ha affermato che un deficit di approvvigionamento del 30% potrebbe materializzarsi entro il 2035. Le proiezioni di Wood Mackenzie sono a dir poco preoccupanti: la domanda di rame aumenterà del 24%, raggiungendo i 42,7 milioni di tonnellate all'anno entro il 2035, richiedendo oltre 8 milioni di tonnellate di nuova capacità mineraria e 3,5 milioni di tonnellate di rottami.

Il Cile produce circa il 25% della produzione mondiale di rame; il Perù aggiunge un altro 10-12%. Insieme questi due Paesi controllano circa il 40% dell'approvvigionamento minerario ed entrambi devono far fronte a carenze idriche, instabilità politica, ritardi nelle autorizzazioni e opposizione ambientale. Gli Stati Uniti hanno designato il rame come metallo critico nel novembre 2025, riconoscendone tacitamente la vulnerabilità strategica.

Pensate adesso al solo meccanismo di trasmissione dell'attuale conflitto con l'Iran. Il petrolio a $82 e in aumento influisce direttamente sui prezzi della benzina, i costi di trasporto aumentano e si riversano sui beni di consumo. Il gas naturale aumenta del 60% in Europa, facendo aumentare altresì i costi dell'elettricità, il che a sua volta fa aumentare i costi di produzione, che si ripercuotono sui prodotti finiti. I premi assicurativi per le spedizioni attraverso il Golfo Persico stanno già aumentando, aggiungendo punti base al costo di ogni merce che entra in contatto con l'acqua salata. Poi c'è il deficit di rame. Ogni veicolo elettrico, ogni pannello solare, ogni data center, ogni ammodernamento della rete costa di più, mentre i prezzi del rame superano i $13.000 a tonnellata (nuovi record a gennaio 2026). L'argento a $80 e oltre aumenta il costo di ogni cella solare, ogni contatto elettronico, ogni dispositivo medico. Le restrizioni sulle terre rare aumentano il costo dei magneti permanenti, che vengono utilizzati in tutto, dalle turbine eoliche ai motori degli F-35. Questo è l'ambiente in cui Londra e Bruxelles sono adesso intrappolati.

Ecco perché l'unica cosa che è rimasta loro per avere ancora un briciolo di considerazione a livello internazionale è l'impostazione dei quadri giuridici su qualsiasi tema, inclusa la libertà di parola. Controllo normativo e istituzionale su come si muovono i capitali intorno al mondo; da qui l'aggressività europea contro X ad esempio o le altre società americane. La loro ultima spiaggia è il controllo residuo sui flussi di denaro, non sul denaro stesso.

E adesso questa gente deve fare i conti con un sistema che si sta accartocciando su sé stesso, incapace di fermare un treno in corsa lanciato inevitabilmente contro un ponte fragilissimo. Uno degli obiettivi del governo Starmer è quello di rimpiazzare la Camera dei Lord con una “assemblea eletta”. Si tratta di un ulteriore assalto alla costituzione inglese, perché eliminando questa istituzione la si può popolare con elementi eterodiretti come accade col Parlamento. E chi può apporre il veto? Il re. È importante capire chi fa parte della Camera dei Lord: ci sono i pari a vita (eletti dal Primo ministro) e i pari ereditari. Sin dal governo Blair, che ha avviato questo trend, questi ultimi sono stati ridotti in numero sempre di più. Ciò che fece Blair, inoltre, fu rendere la Corte suprema del Regno Unito l'ente giuridico ultimo al posto della Camera dei Lord. Questa mossa del governo Starmer è sovrapponibile al diciassettesimo emendamento della Costituzione americana, il quale introdusse l'elezione diretta dei senatori. È intrigante notare come i fautori originali di quel cambiamento, tramite la loro pedina Wilson, lo stanno adottando adesso su di essi. Ricordate che Londra non è la City di Londra, e la Brexit automatica si avvicina: anche l'Inghilterra quindi è terreno di scontro nella guerra totale mossa dalla cricca di Davos. La missione iniziale era fregare gli USA e riciclarsi a Pechino, dove già erano stati inviati capitali mascherati da investimenti immobiliari. I cinesi hanno preso il malloppo e tenuto chiuso il mercato dei capitali, mentre gli americani hanno schivato il proverbiale proiettile d'argento tramite il SOFR. E adesso non tutte le voci all'interno della cricca di Davos parlano più all'unisono: alcune sono disposte a trattare, mentre altre no. Queste ultime, quindi, devono essere condotte a più miti consigli tramite pressioni economiche e geopolitiche su più fronti.

L'ordine postbellico che ha permesso un commercio globale senza attriti, catene di approvvigionamento just-in-time e la riduzione dei prezzi delle materie prime attraverso la finanziarizzazione è finito. Stiamo entrando in un periodo in cui il possesso fisico di risorse critiche conta più delle rivendicazioni contrattuali su di esse. Il mondo si sta frammentando lungo linee geopolitiche e le fratture attraversano direttamente le catene di approvvigionamento delle materie prime da cui dipende l'economia globale. 


CONCLUSIONE

Chi ha consegnato gli Stati Uniti nelle mani dell'impero inglese fu Woodrow Wilson. Egli era senza dubbio alcuno un asset britannico. Se poi guardate gli ultimi 100 anni di storia indossando queste lenti, la concatenazione degli eventi diventa molto più chiara e coerente. Riconsidererete qualunque posizione avevate sul post-Prima guerra mondiale, sulla Grande depressione, sul post-Seconda guerra mondiale, su Bretton Woods, sul periodo inflazionistico anni '70, ecc. Più vedrete il mondo attraverso queste lenti, più non potrete più fare a meno di non vederlo. In questo modo il “vero” nemico finalmente assume una forma definita e si può sconfiggerlo, dato che non si combatte più contro le ombre o contro un nemico sbagliato. I comunisti, i musulmani e altri sono solo fermate intermedie: tutte le strade conducono a(lla City di) Londra.

Quella che si sta combattendo ora è una guerra, una guerra tra oligarchi ovviamente, è la strategia è tutto. Chi guarda non deve abbandonare i propri principi di libero mercato, ciononostante per quanto si possa criticare la FED bisogna riconoscere in quest'ottica che il suo operato dal 2021 al 2024 è stato cruciale altrimenti BOE e BCE avrebbero preso il sopravvento. Lo stesso ragionamento vale per la strategia hamiltoniana intrapresa da Trump per ricostruire la classe media americana: la relativa sostenibilità è opinabile nel lungo termine, ma nel breve-medio è un innesco più che sufficiente. Trincerarsi stupidamente sui principi adesso non fa altro che rafforzare la capacità degli avversari, non solo dell'amministrazione Trump ma dell'umanità intera, di annichilire anche il minimo tentativo di cambiamento pratico e reale che potrebbe portare in futuro a un miglioramento davvero in linea coi principi di libero mercato e libertari.

Quello che stanno percorrendo adesso gli USA è il percorso più credibile dal punto A, socialismo, al punto B, capitalismo di libero mercato. Ci vorranno diverse iterazioni e non si esaurirà in una sola legislatura, ma questo è il messaggio che anche io ho comunicato nel mio ultimo libro, Il Grande Default: adesso è il momento per pensare in modo strategico e non essere “utili idioti” per i veri nemici.

Il periodo della pandemia è servito a tutti per aprire gli occhi di fronte a quanto possano essere spaventosi chi fa parte della cricca di Davos e non si fermerà davanti a niente pur di raggiungere i propri obiettivi. Gente, questa è una cricca che scaglia i propri assalti a livello istituzionale non individuale. E se sono necessari “strani compagni di letto” per arrivare a una loro sconfitta, o sostituzione come classe dirigente, allora la vittoria e la speranza di un mondo migliore sono la spinta che serve per fare questo salto. Negli anni '70 Rothbard disse che l'intero movimento libertario poteva riempire il soggiorno di un appartamento di New York; oggi, per un motivo o per un altro, chi è sostenitore o semplicemente affine a tale filosofia è aumentato esponenzialmente. E per certi versi l'amministrazione Trump va in quella direzione. Vedete, quando siete all'opposizione la “purezza” è tutto ciò che avete e la usate per persuadere quelle persone che hanno come minimo un'intuizione di quello che accadrà. Ma nel momento in cui non siete più opposizione e avete la possibilità di vincere, allora la politica è l'arte del pratico ed è possibile spostare l'asticella un po' alla volta verso principi sempre più radicali e in sintonia con l'anarco-capitalismo. È così che si migliora il mondo; è così che si crea fiducia nel futuro, speranza, ottimismo, si abbassano le preferenze temporali e, in ultima analisi, si percorre la via verso la prosperità.

Lo stesso Rothbard votò 3 volte per Pat Buchanan. Pat era perfetto? No. Era la migliore scelta al tempo? Sì. La politica è un conto, la filosofia politica un altro. E fondere le due cose significa condannarsi alla sconfitta, perché equivale a dire “non voglio costruire niente, voglio solo che tutto sia puro”. Ricordate il finale dell'imponente manoscritto di Tolkien, Il Signore degli Anelli? Frodo, alla fine, fallisce. L'anima più pura della Terra di Mezzo, se non di tutta Arda, viene conquistata dall'unico anello. Chi è che salva tutti (sebbene involontariamente)? A Tolkien ci vollero 10 anni per arrivare alla risposta, perché sapeva che l'opera che stava scrivendo era in realtà un enorme trattato di politica, geopolitica ed economia.


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giovedì 5 febbraio 2026

La narrativa dell'“oro digitale” non rende giustizia a Bitcoin

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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da Bitcoin Magazine

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-narrativa-delloro-digitale-non)

Gli esseri umani amano fare analogie per comprendere meglio le cose nuove. È perfettamente logico che ne cerchiamo una nel caso di Bitcoin. 

È un concetto nuovo per la maggior parte delle persone che ne sentono parlare per la prima volta, e può richiedere un grande sforzo per comprenderlo appieno. Usare l'espressione “oro digitale” per descrivere Bitcoin è incredibilmente appetibile, e anche se non si comprende il funzionamento della rete, si possono avere certezze: Bitcoin è raro, globale e una riserva di valore.

Questa narrazione ha funzionato bene, inaugurando l'adozione da parte di istituzioni e stati. La prima sezione dell'ordine esecutivo del presidente Donald Trump che istituisce la Riserva Strategica di Bitcoin afferma: “Grazie alla sua scarsità e sicurezza, Bitcoin è spesso definito ‘oro digitale’”.

Da un lato dovremmo celebrare questi incredibili traguardi raggiunti da Bitcoin. Abbiamo compiuto enormi progressi nell'adozione, promuovendo la narrativa dell'“oro digitale”, che non dovrebbe essere sottovalutata. Tuttavia, affinché Bitcoin raggiunga il suo vero potenziale, tale narrativa deve cambiare.

Bitcoin NON è “oro digitale”.

Etichettare Bitcoin così è un'errata interpretazione che riduce la forma di denaro più rivoluzionaria al mondo a una mera riserva di valore. I principi fondamentali di Bitcoin rendono completamente obsoleti anche gli attributi più desiderabili dell'oro, pur rappresentando al contempo un'alternativa più rapida, sicura e decentralizzata alle valute fiat.

Analizziamo nel dettaglio cosa differenzia Bitcoin dall'oro.


Scarsità & finitezza

Probabilmente il principale punto di forza dell'oro, e il motivo per cui è sopravvissuto come riserva di valore per migliaia di anni, è la sua scarsità. 

Si stima che negli ultimi 100 anni l'offerta di oro sia aumentata solo dell'1-2% annuo. Questo perché non esiste un reale incentivo economico ad aumentarne l'offerta attraverso l'attività mineraria. Oltre alla difficoltà di reperire nuovo oro, i costi di manodopera, attrezzature e conformità ambientale rendono il processo estremamente difficile da giustificare.

Per questo motivo l'oro ha mantenuto il suo valore nel corso della storia, con il suo status monetario che risale al 3000 a.C. Nel I secolo d.C., nell'antica Roma, si poteva acquistare una toga di alta qualità allo stesso prezzo in oro di un abito sartoriale di lusso oggi!

La scarsità dell'oro e l'impatto che ha avuto sulla società per migliaia di anni non possono essere sottovalutati. Tuttavia, nell'era di Bitcoin, continuare a misurare il valore economico in termini di un asset con un'offerta fluttuante è opinabile.

Bitcoin non è scarso, ma finito, con una disponibilità fissa di 21 milioni di unità. Non c'è una “corsa all'oro” per Bitcoin e, con il progresso tecnologico, non troveremo nuovi bitcoin su un asteroide.

Grazie ai progressi tecnologici e matematici, ora abbiamo la possibilità di acquistare e scambiare denaro contante con una quantità fissa. L'importanza di questa evoluzione non può essere paragonata all'“oro digitale”.


Microdivisibilità

Concordo sul fatto che l'oro sia tecnicamente “divisibile”, almeno se si ha a portata di mano un seghetto o un laser, oltre a una bilancia. Tuttavia “microdivisibile” non è un termine che descrive l'oro.

L'oro prospera nelle transazioni di grandi dimensioni, in cui vengono trasferiti beni e servizi costosi, ma quando si passa a transazioni più piccole, iniziano a sorgere problemi.

Qui a destra c'è l'immagine di 1 grammo d'oro che, al momento in cui scrivo, vale circa $108. Immaginate un mondo in cui prendete un panino da Subway e, in cambio, togliete l'angolo da un grammo d'oro...

Ciò non accadrà.

Le società più antiche nel corso della storia compresero questa limitazione dell'oro e agirono rapidamente per contrastarla, emettendo monete che rappresentavano una specifica concentrazione del metallo prezioso.

Sebbene possa essere difficile da stabilire con certezza, è possibile che la prima moneta con copertura aurea sia stato lo statere lidio del 600 a.C. Emesso in Lidia (l'odierna Turchia), la moneta fu inizialmente coniata con elettro (una lega di oro e argento) e con una composizione aurea di circa il 55%.

Nel 546 a.C. l'Impero Persiano conquistò la Lidia ed ereditò lo statere lidio. Sebbene i Cresi persiani inizialmente mantennero un'alta percentuale d'oro nelle monete, alla fine svalutarono la valuta aggiungendo metalli vili come il rame. Alla fine del V secolo a.C. lo statere lidio conteneva solo il 30-40% d'oro.

L'incapacità dell'oro di essere un bene microdivisibile è un difetto devastante, nonché la ragione per cui le società non sono mai state in grado di utilizzarlo realmente per un periodo di tempo significativo. Per effettuare piccole transazioni, i cittadini scelgono di consegnare il loro oro allo stato in cambio di monete 1:1, che, nel tempo, vengono inevitabilmente diluite e svalutate dalla classe dirigente, causando il collasso della società.

Non c'è un singolo esempio nella storia in cui un Paese che operava con un gold standard non abbia alla fine svalutato la propria moneta in cambio della microdivisibilità attraverso metalli vili e banconote. Questo, ancora una volta, è dovuto in gran parte al bisogno di piccole unità di conto per acquistare beni a basso costo.

Questo difetto fatale dell'oro viene infine risolto da Bitcoin. La più piccola unità di conto di bitcoin si chiama “satoshi” e rappresenta 1/100.000.000 di bitcoin. Oggi un satoshi equivale a circa $0,001, il che lo rende più microdivisibile del dollaro stesso!

Non c'è mai motivo di coinvolgere gli stati nelle transazioni Bitcoin, perché non c'è bisogno di un'unità di conto più piccola. Per questo motivo (tra molti altri), Bitcoin funziona perfettamente come moneta senza il coinvolgimento di alcun intermediario.

Considerando la divisibilità e le unità di conto di Bitcoin, è ridicolo anche solo paragonarlo all'oro, in qualsiasi forma o modo.


Verificabilità

Credo sia ragionevole supporre che, al momento della pubblicazione di questo articolo, la “verifica di Fort Knox” non si stata ancora avviata. Con la stessa rapidità con cui è diventata il titolo principale sui giornali, l'idea è scomparsa.

L'ultima verifica delle riserve auree degli Stati Uniti risale al 1974. Dopo decenni di teorie del complotto e speculazioni pubbliche, il presidente Gerald Ford decise di consentire ai giornalisti di entrare a Fort Knox. Le loro scoperte non destarono alcuna sorpresa e non si verificò alcuna perdita di oro nei locali.

Tuttavia questo accadeva 51 anni fa. Oggi ci troviamo in una situazione simile, con la curiosità del pubblico di nuovo stuzzicata.

Questa verifica pareva imminente, infatti Elon Musk avrebbe voluto trasmetterla in diretta streaming! Ora, però, inizia a sembrare l'elefante nella stanza di cui non dovremmo parlare.

A differenza delle verifiche dell'oro, che sono poco frequenti e manuali, la convalida di Bitcoin avviene automaticamente tramite il suo meccanismo di consenso Proof-of-work.

Circa ogni 10 minuti i miner aggiungono un nuovo blocco alla blockchain, verificando la legittimità delle transazioni, la fornitura totale di Bitcoin e il rispetto delle regole di consenso.

A differenza delle verifiche tradizionali, che si basano su intermediari terzi fidati, il processo decentralizzato di Bitcoin è trasparente e senza fiducia centralizzata, consentendo a chiunque di verificare in modo indipendente l'integrità della blockchain in tempo reale.

Non fidatevi, verificate.


Portabilità

Non ci vuole molto a sostenere che Bitcoin sia meglio “trasferibile” dell'oro. In parole povere l'oro in grandi quantità può essere estremamente pesante e richiedere navi e aerei specializzati per il trasporto transfrontaliero. Al contrario Bitcoin è conservato in un wallet che mantiene lo stesso peso fisico indipendentemente dalla quantità.

Tuttavia c'è una distinzione più ampia che non può passare inosservata: Bitcoin non ha bisogno di “spostarsi” fisicamente da nessuna parte.

La critica più comune a Bitcoin è che “non è reale” e “non può essere posseduto”. Tuttavia questo è uno dei maggiori difetti dell'oro. Per ricevere un pagamento consistente in oro, è necessario sostenere i costi necessari per trasportare materiali pesanti e di grande valore attraverso campi, oceani, o giungle.

Inoltre è necessario avere un elevato livello di fiducia nei confronti delle terze parti coinvolte. Durante le transazioni transfrontaliere di oro, si affida il proprio oro a:

  1. La terza parte che ha mediato la transazione;
  2. La squadra di consegna che porta l'oro alla stazione di esportazione;
  3. L'equipaggio dell'aereo o della nave che trasporta l'oro;
  4. L'altra squadra di consegna che porta l'oro;
  5. Chiunque si metta a capo della custodia e della manutenzione dell'oro.

Dall'altro lato Bitcoin consente di effettuare transazioni senza dover viaggiare o coinvolgere intermediari. Come discusso in precedenza, il protocollo di consenso della blockchain di Bitcoin permette agli utenti di inviare denaro oltre confine senza bisogno di una terza parte.

In questo modo non solo si eliminano i costi associati ai viaggi transfrontalieri e ai vari soggetti che potrebbero essere coinvolti, ma si elimina anche la possibilità di frodi, poiché tutte le transazioni sono pubbliche e on-chain, in modo che gli utenti possano vederle e verificarle.

Per la prima volta nella storia dell'umanità abbiamo il “denaro elettronico”. Conor Mulcahy di Bitcoin Magazine definisce il “denaro elettronico” come “una categoria di denaro che esiste esclusivamente in forma digitale e può essere utilizzata per facilitare le transazioni peer-to-peer elettronicamente. A differenza del denaro elettronico centralizzato, che in genere coinvolge intermediari come banche e processori di pagamento, il denaro elettronico decentralizzato è progettato per imitare le caratteristiche del denaro fisico, come l'anonimato e lo scambio diretto tra utenti”.

L'idea che una transazione peer-to-peer e senza intermediari potesse avvenire senza essere presenti di persona era solo una teoria prima della creazione di Bitcoin. I detrattori che liquidano questo progresso nelle capacità della nostra specie come “irreale perché non posso toccarlo” si renderanno presto conto di stare combattendo una battaglia persa in un mondo che diventa sempre più digitale.


Non tutta “l'adozione” di Bitcoin è uguale

Se il nostro unico obiettivo è far schizzare alle stelle il prezzo di Bitcoin, l'etichetta di “oro digitale” sarà sufficiente. Di certo, stati, enti sovrani, aziende e privati ​​continueranno ad affluire rapidamente e il loro numero continuerà a crescere.

Ma…

Se Bitcoin è la tecnologia di libertà trasformativa che crediamo sia, dobbiamo ripensare radicalmente al modo in cui la presentiamo e la condividiamo con il mondo. Per cogliere questa opportunità, dobbiamo dare priorità all'istruzione sulla novità di Bitcoin ed evitare analogie semplicistiche. Questo approccio consoliderà in ultima analisi il suo ruolo come pietra angolare della libertà finanziaria mondiale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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giovedì 29 gennaio 2026

Bitcoin è pronto per mandare in pensione l'oro?

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Walter Donway

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/bitcoin-e-pronto-per-mandare-in-pensione)

L'oro ha vinto la competizione – un plebiscito lungo quanto le civiltà consolidate – per essere incoronato come la scelta universale dell'umanità come riserva di valore e mezzo di scambio – come denaro vero e proprio. Ora, in meno di due decenni, è emerso un potenziale concorrente: Bitcoin, con il potenziale opinabile di rivaleggiare e persino superare l'oro.

L'amministratore delegato di MicroStrategy, Michael J. Saylor, afferma che Bitcoin “soppianta l'oro come riserva di valore non governativa" e lo descrive come “la proprietà suprema per la razza umana”. Per essere il più enfatico possibile, ha aggiunto: “Bitcoin è oro digitale. È un milione di volte migliore dell'oro e non c'è motivo per cui qualcuno non voglia usarlo come riserva di valore nel tempo”.

E in un brusco cambio di linea di politica, Donald Trump, fino a poco tempo fa apertamente scettico nei confronti delle crittovalute, ha firmato un ordine esecutivo che istituisce una riserva di Bitcoin negli Stati Uniti. Comprenderà circa 200.000 bitcoin confiscati in vari procedimenti penali, posizionandolo come una “Fort Knox digitale”, un passo verso l'elevazione di Bitcoin a risorsa strategica.

Per buona misura il Regno del Bhutan ha accolto Bitcoin tra le sue braccia, e “farà mining” utilizzando le sue abbondanti risorse idroelettriche. Di fatto il Bhutan trasformerà l'energia idrica in oro digitale, facendo meglio degli alchimisti, e diventando una delle prime nazioni ad adottare Bitcoin a livello nazionale. Entrambi gli sviluppi sottolineano un crescente riconoscimento del potenziale ruolo di Bitcoin come riserva di valore simile all'oro.

Il governo del presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha sostenuto la necessità di rendere Bitcoin una moneta a corso legale, sottintendendo che potrebbe funzionare come mezzo di scambio e “portare inclusione finanziaria, investimenti, turismo, innovazione e sviluppo economico al nostro Paese”.

Tyler Winklevoss, co-fondatore di Gemini Exchange, afferma: “Crediamo che Bitcoin stia rivoluzionando l'oro. Pensiamo che sia un oro migliore se si considerano le proprietà del denaro. E cosa rende l'oro, oro? La scarsità. Bitcoin ha un'offerta fissa, quindi è meglio della scarsità relativa [...]. È più portatile, più fungibile, più durevole. In un certo senso equivale a un oro migliore sotto tutti gli aspetti”.

Per migliaia di anni l'oro è stato il simbolo di bellezza e lusso, ricchezza, potere, gloria e affidabilità della civiltà. Le sue proprietà distintive – durevolezza, divisibilità, portabilità e valore intrinseco – hanno ottenuto il voto di fiducia duraturo della storia. Degna di nota è la naturale scarsità dell'oro in contrasto con la cartamoneta e i depositi bancari creati dai governi, i quali possono essere moltiplicati all'infinito e il cui valore è stampato sulle banconote. Molto prima dei moderni sistemi bancari, mercanti e governanti confidavano nel peso dell'oro come mezzo di scambio e di trasferimento di ricchezza oltre i confini.

Bitcoin è all'altezza di questo ruolo storico?


La carriera dell'oro: alcuni momenti salienti

Le prime monete d'oro, per quanto ne sappiamo, furono coniate dalla civiltà lidio intorno al 600 a.C. Oro e argento, naturalmente, erano moneta corrente, pura e semplice, nell'antico Egitto, in Persia, in Grecia e a Roma, tra gli altri imperi. Durante il tardo Medioevo l'oro divenne indispensabile per il commercio, in particolare nella vasta rete di fiere che collegava le economie europee in crescita. Queste fiere, che si tenevano in città come Champagne e Bruges, fungevano da centri in cui i mercanti di tutto il continente saldavano i debiti e negoziavano accordi commerciali a lunga distanza. Le monete d'oro e d'argento erano i principali strumenti di pagamento.

I mercanti di seta fiorentini che commerciavano con i produttori di tessuti fiamminghi non facevano affidamento sulle valute locali, soggette a svalutazione da parte dei monarchi desiderosi di finanziare le loro guerre. Portavano invece fiorini d'oro o ducati veneziani, unità di misura d'oro molto più riconosciute e accettate. Il commercio di lingotti sosteneva la finanza medievale, con importanti famiglie di banchieri come i Medici che garantivano che l'oro si muovesse in sicurezza tra le regioni attraverso le cambiali. Sebbene queste prime forme di strumenti bancari riducessero la necessità di trasferimenti fisici, in ultima analisi i saldi richiedevano ancora l'accesso all'oro fisico.

All'inizio dell'età moderna l'afflusso di oro e argento in Spagna e Portogallo dall'America Latina alimentò un'inflazione storicamente rara, ma anche il commercio globale, rafforzando l'importanza dei lingotti nelle reti commerciali che si estendevano dall'Europa alla Cina. Verso la fine del XVII secolo l'oro era diventato il fondamento dei sistemi monetari europei. La Banca d'Inghilterra, fondata nel 1694, si spinse molto oltre nella formalizzazione del gold standard, ancorando la sua valuta alle riserve auree, sebbene il parlamento si scontrò sui primi schemi per la cartamoneta e la riserva frazionaria.

Gli Stati Uniti, già formalmente basati su un sistema bimetallico (oro e argento), passarono all'oro de facto nel 1834 e de jure nel 1900, quando il Congresso approvò il Gold Standard Act. Il sistema garantiva che ogni dollaro in circolazione fosse garantito da una quantità fissa di oro, rafforzando la fiducia nella valuta. Il gold standard del diciannovesimo secolo istituzionalizzò ulteriormente la reputazione del metallo giallo come forza stabilizzatrice della finanza. Come osservò l'economista Milton Friedman, l'inflazione era praticamente inesistente durante quel periodo perché l'offerta di oro aumentava solo gradualmente, impedendo la creazione in eccesso di moneta. Questo quadro dominò il commercio e la politica economica globali fino alla Prima guerra mondiale, quando le esigenze belliche portarono molte nazioni ad abbandonare il gold standard a favore della moneta fiat.

Fu solo nel ventesimo secolo che i governi recisero il legame tra moneta e oro. Nel 1933 il presidente Franklin D. Roosevelt pose fine alla convertibilità diretta del dollaro in oro per i cittadini statunitensi. Il sistema di Bretton Woods, istituito dopo la Seconda guerra mondiale, mantenne un gold standard indiretto, con il dollaro statunitense ancorato all'oro e le altre principali valute ancorate al dollaro. Questo sistema durò fino al 1971, quando il presidente Richard Nixon chiuse la “finestra di scambio dell'oro”, recidendo l'ultimo legame ufficiale tra dollaro e oro. Da allora gli Stati Uniti (e gran parte del mondo) hanno fatto affidamento su valute fiat, coperte solo da decreti governativi, e l'inflazione è diventata permanente, dilagante e, a lungo termine, rovinosa. Nonostante questo cambiamento l'oro è rimasto un asset fondamentale per le banche centrali e gli investitori, a conferma della sua importanza duratura come riserva di valore.

Le stime suggeriscono che nel corso della storia siano state estratte circa 244.000 tonnellate d'oro, con una quota significativa dell'estrazione nel XX e XXI secolo, trainata dai progressi nella tecnologia mineraria e dall'aumento della domanda. Questa impennata nella produzione sottolinea la continua rilevanza dell'oro nelle economie moderne. Il presidente Trump ha promesso di visitare Fort Knox per verificare se l'oro sia davvero lì, in risposta alle persistenti voci contrarie.


Entra in scena Bitcoin: 2009

Bitcoin è apparso sulla scena in modo piuttosto misterioso nel 2009, introdotto in un white paper da Satoshi Nakamoto (un individuo o un gruppo). Bitcoin era concepito come una valuta digitale decentralizzata, un'alternativa alle tradizionali valute fiat [“moneta a corso legale” come dichiarato dalla legge]. Presenta un limite di offerta fisso di 21 milioni di “monete” e un “registro distribuito”, la blockchain, che registra tutte le transazioni in modo sicuro, trasparente e immutabile. A differenza dei sistemi finanziari centralizzati, in cui le banche agiscono da intermediari, le transazioni Bitcoin sono verificate da una rete di nodi decentralizzati (singoli utenti di computer) utilizzando un meccanismo di consenso noto come Proof-of-work (PoW). Questo processo coinvolge i “miner”, ovvero partecipanti che utilizzano un'enorme potenza di calcolo per risolvere complessi enigmi crittografici e quindi convalidare per consenso nuovi “blocchi” di transazioni. Una volta verificato, un blocco (unità definita di transazioni) viene aggiunto alla blockchain.

Il limite permanente dell'offerta di Bitcoin è regolata dal suo protocollo, che stabilisce che 21 milioni di bitcoin saranno il massimo che esisterà mai. Questa offerta fissa viene mantenuta attraverso un processo chiamato halving, il quale riduce la ricompensa per il mining di nuovi bitcoin ogni quattro anni circa, rallentando il tasso di nuova emissione. Questa scarsità è una caratteristica fondamentale che, secondo i sostenitori, rende Bitcoin simile all'oro nella sua natura deflazionistica.

La capitalizzazione di mercato di Bitcoin ha raggiunto livelli significativi, raggiungendo il massimo storico di oltre $1.800 miliardi. La seconda crittovaluta più grande, Ethereum, ha raggiunto la massima capitalizzazione di mercato di circa $228 miliardi. Ethereum non ha un'offerta massima fissa, consentendo l'emissione continua di nuovi token. Binance Coin, la terza crittovaluta più grande, ha raggiunto una capitalizzazione di mercato superiore a $90 miliardi nel 2021. Ha un'offerta massima iniziale di 200 milioni di token, con un meccanismo deflazionistico che brucia periodicamente i token per ridurne l'offerta totale, con l'obiettivo di raggiungere infine i 100 milioni di token. Domanda: Bitcoin è il contendente per sostituire l'oro o sono solo le crittovalute a competere tra di loro? Senza un limite all'offerta, Ethereum non sembra essere all'altezza.


Usi più ampi

È importante capire che Bitcoin, venduto oltre i $100.000, non è una “moneta” o una “banconota”; non è una valuta, sebbene sia un sistema di pagamento. Non può esistere o essere utilizzato al di fuori del cyberspazio. Un “wallet” Bitcoin è un'applicazione informatica ed è completamente diverso dall'oro o da qualsiasi altra valuta; le virtù di Bitcoin, infatti, non sono quelle di una valuta, sono quelle di un programma per computer, delle sue applicazioni e di una rete.

Sebbene inizialmente concepiti come un sistema di pagamento elettronico peer-to-peer (immediatamente utile, ad esempio, per le aziende di cannabis che non potevano avere conti in banca), Bitcoin e la tecnologia blockchain ora supportano una vasta gamma di applicazioni in diversi settori. Vengono utilizzati in ambito finanziario per transazioni transfrontaliere, rimesse e come protezione dall'inflazione nelle economie economicamente instabili. La tecnologia blockchain ha dato i natali alle piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi) che consentono prestiti e trading senza intermediari finanziari tradizionali.

Nella gestione della supply chain, le aziende utilizzano la blockchain di Bitcoin per monitorare la provenienza dei beni, proteggendone l'autenticità dalla contraffazione. I marchi del lusso la utilizzano per contrastare tali contraffazioni e i fornitori di prodotti alimentari la utilizzano per tracciare le fonti di contaminazione. Uno dei primi utenti, l'industria farmaceutica, ha sfruttato la blockchain di Bitcoin per migliorare la tracciabilità dei farmaci, proteggendoli dalla contraffazione e garantendo la conformità normativa.

Bitcoin rimane l'applicazione più nota della tecnologia blockchain, ma quest'ultima ha aperto una moltitudine di possibilità, molte delle quali ancora in fase iniziale di adozione. Il suo ruolo nel plasmare il futuro delle transazioni digitali è innegabile. La capitalizzazione di mercato di Bitcoin ha registrato una crescita notevole, superando i mille miliardi di dollari nei periodi di picco. Perché?

Gli investitori vedono Bitcoin come una copertura, una protezione contro l'inflazione, che era il ruolo tradizionale dell'oro. Bitcoin è stato adottato da aziende e istituzioni finanziarie che aggiungendolo ai loro portafogli, gli conferiscono legittimità. MicroStrategy, ad esempio, ha investito miliardi su Bitcoin, riflettendo uno spostamento strategico verso gli asset digitali. La tecnologia blockchain sottostante a Bitcoin ha un forte appeal tecnologico, offrendo trasparenza e sicurezza e attraendo coloro che sono interessati all'innovazione finanziaria.

Pertanto i sostenitori di Bitcoin dicono che esso svolga oggi una funzione simile a quella dell'oro: un asset decentralizzato e senza confini, immune alla manipolazione statale. Il predominio storico dell'oro, tuttavia, era dovuto a ben più della semplice scarsità. Si trattava di fiducia, liquidità e permanenza fisica. A differenza di Bitcoin, che si basa su meccanismi di consenso digitale e integrità crittografica, il valore dell'oro è evidente e tangibile.


Distinguere Bitcoin dalla tecnologia blockchain in generale

Il valore di Bitcoin come “denaro” si basa sulla sua accettazione e sul suo utilizzo. Il suo valore dipende dalla convinzione collettiva. L'ascesa di Bitcoin da un concetto oscuro a un asset finanziario ampiamente accettato non poteva, quindi, essere immediata o automatica.

Il white paper di Bitcoin introdusse un'idea allora radicale: un sistema monetario decentralizzato e “trustless”. I primi utilizzatori, in particolare crittografi e programmatori, minarono Bitcoin principalmente per testare il sistema. La prima transazione Bitcoin nota, il 22 maggio 2010, fu il pagamento di 10.000 BTC per due pizze (del valore di $41 all'epoca, e di quasi un miliardo di dollari oggi): un caso d'uso reale!

Il Dark Web e i mercati marginali entrarono poi in scena. Bitcoin trovò un “caso d'uso” di nicchia in mercati come Silk Road, dove gli utenti apprezzavano il suo pseudoanonimato. Quel periodo mise alla prova anche la capacità di Bitcoin nel facilitare le transazioni al di fuori dei controlli bancari tradizionali. E alcune aziende con grandi investimenti tecnologici come Overstock, Tesla (per un breve periodo) e persino alcuni governi hanno riconosciuto Bitcoin come un asset valido. Successivamente grandi aziende come MicroStrategy e Tesla (di nuovo) hanno iniziato a detenere Bitcoin nelle loro tesorerie aziendali. Da allora i futures su Bitcoin e gli ETF hanno reso più facile l'acquisto per gli investitori tradizionali.

In realtà gran parte del valore di Bitcoin non è in quanto denaro in sé, ma come sistema in grado, ad esempio, di personalizzare programmi come l'effettuazione di pagamenti irrevocabili che vengono depositati fino al raggiungimento di determinate condizioni o risultati. Ancora meglio, la valutazione del rispetto delle condizioni è completamente digitale e automatica. Queste rientrano nella categoria delle transazioni sicure e irreversibili che non richiedono la fiducia di terze parti. Mentre Bitcoin ha una programmabilità limitata attraverso funzionalità come wallet multi-firma e timestamp, Ethereum, in particolare, è associato a questi “smart contract”, pagamenti non rilasciati fino al raggiungimento di determinate condizioni (il raggiungimento di una data futura concordata, l'ottenimento di firme multiple, o la verifica del completamento di un evento/progetto/consegna nel mondo reale).

Queste caratteristiche desiderabili non appartengono alla crittovaluta in sé; alcune, ad esempio, sono sostituti di servizi legali: deposito a garanzia programmabile e trasferimenti di eredità automatizzati. Queste caratteristiche non caratterizzano Bitcoin come valuta, proprio come banche, conti correnti e mutui non sono caratteristiche dell'oro, anche se l'oro ne garantisce la stabilità del valore.


Un vero successore dell'oro?

Bitcoin si è ritagliato in tempi relativamente rapidi una nicchia di mercato di tutto rispetto come strumento di speculazione, ma non come riserva di valore o copertura dall'inflazione. Non gode dell'accettazione universale di cui l'oro ha goduto nel corso della storia. In tempi di crisi gli investitori continuano a riversarsi sull'oro come bene rifugio, proprio come facevano i mercanti medievali quando si trovavano ad affrontare condizioni commerciali incerte. Diamo un'occhiata ad alcuni dettagli specifici:

  1. L'oro ha un valore intrinseco dovuto alle sue proprietà fisiche e ai suoi utilizzi, comprese le applicazioni in vari settori. Viene utilizzato in gioielleria, elettronica, odontoiatria e applicazioni industriali. Al contrario, in assenza di forma fisica, il valore di Bitcoin deriva dalla sua accettazione, dalla sua rete e dalle sue applicazioni online. In sintesi: l'oro ha consolidato la sua commerciabilità praticamente in ogni tempo e luogo. Ha un elevato valore unitario (come ogni bene di lusso), quindi la ricchezza è facile da trasportare. Così è stato gradualmente scelto come la migliore tra tutte le materie prime con cui scambiare qualsiasi cosa, sapendo che manteneva il suo valore e poteva sempre essere utilizzato per acquistare qualsiasi altra cosa. Bitcoin per il momento è solo “denaro” nel cyberspazio. Avrà più importanza nel nostro futuro digitale e tecnologico? Probabile, ma ancora non ci siamo.

  2. Entrambi gli asset sono considerati “scarsi”, ma la scarsità dell'oro è naturale. Estrarre l'oro è arduo e costoso, quindi l'offerta cresce a un ritmo lento e stabile, mentre la scarsità di Bitcoin è imposta algoritmicamente. A differenza dell'oro, che non ha sostituti, Bitcoin compete con migliaia di altre valute digitali. Non c'è garanzia che un'altra crittovaluta non lo supererà in futuro. Non abbiamo ancora raggiunto il punto di chiusura del mining di Bitcoin per vedere se davvero non potranno mai esserne creati altri, legalmente o illegalmente – e quale sarà il ruolo delle decine di altre crittovalute, come Ethereum, che non hanno limiti all'offerta?

  3. L'oro ha storicamente mostrato stabilità di prezzo, mantenendo il suo valore durante periodi di inflazione. Bitcoin, pur guadagnando consenso, rimane altamente volatile, il che può influire sulla sua efficacia come mezzo di scambio. Ma, cosa fondamentale, abbiamo osservato questa volatilità abbastanza a lungo da sapere se è correlata negativamente all'inflazione della moneta fiat, la prova del nove del “denaro reale”?

  4. L'oro è universalmente accettato, mentre lo status normativo di Bitcoin varia a livello globale, influenzandone adozione e integrazione nei sistemi finanziari tradizionali. Bitcoin richiede l'accesso a Internet e potenza di calcolo per funzionare, il che lo rende vulnerabile a guasti tecnologici o restrizioni imposte dagli stati. L'oro è sempre stato il “tesoro di guerra” di una nazione: Bitcoin può ricoprire questo ruolo?

  5. L'attrattiva dell'oro sul mercato rimane la stessa da millenni. Le vendite di oro sono fortemente correlate alle festività del Capodanno cinese, del Diwali in India e del Natale occidentale. Questo, insieme al suo diffuso utilizzo nella tecnologia (in particolare circuiti stampati, connettori e contatti di interruttori), gli conferisce il valore intrinseco che, nel corso della storia, gli ha permesso di essere scelto come riserva di valore e mezzo di scambio. L'afflusso di capitali in Bitcoin è guidato dagli investitori che cercano di diversificare i portafogli con asset immateriali non correlati ad altri mercati, dall'attrattiva degli aspetti innovativi della blockchain per molti investitori esperti di tecnologia e dal suo potenziale di rendimenti vertiginosi in un investimento speculativo con volatilità di mercato.

  6. Un punto di forza dell'oro, spesso trascurato, è evidenziato dal contrasto con Bitcoin. L'oro è quasi universalmente compreso: l'agricoltore in India e il banchiere di New York comprendono il valore dell'oro; Bitcoin, al contrario, rimane un concetto esoterico. Comprendere la tecnologia blockchain, la sicurezza crittografica e la gestione delle chiavi private è tutt'altro che intuitivo. Chiunque scriva su Bitcoin e blockchain, e io non faccio eccezione, sa, anche mentre scrive, che i suoi lettori non capiscono nessuno dei due. Scusate, cos'è un “blocco”? Cosa si intendete con “mining” di Bitcoin? Se il concetto di “denaro” diventa irrimediabilmente esoterico per l'elettore, allora il potere dei suoi governanti diventa illimitato.


Verso un sistema monetario digitale mondiale?

Oggi vari stati stanno esplorando o implementando valute digitali delle banche centrali (CBDC), orientandosi verso sistemi finanziari digitali. A marzo 2024 le banche centrali di 134 Paesi, che rappresentano il 98% del PIL mondiale, si trovavano in diverse fasi di valutazione o lancio di valute digitali nazionali. La Banca Popolare Cinese è stata in prima linea con il suo yuan digitale (e-CNY), conducendo ampi progetti pilota e segnalando transazioni per un totale di circa $987 miliardi. La Banca Centrale Europea (BCE), per non farsi da parte di fronte alla principale dittatura totalitaria del mondo, ha avviato un progetto pilota pluriennale per l'euro digitale, con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'euro come valuta di riserva globale.

Gli Stati Uniti hanno mostrato interesse a partecipare a iniziative transfrontaliere di CBDC come il progetto mBridge. ​Forse con un residuo di conoscenze del passato, la Banca d'Inghilterra ha espresso scetticismo riguardo al lancio di una sterlina digitale (“Britcoin”) prima del 2030, citando la privacy degli utenti e i costi della tecnologia. Progetti come mBridge coinvolgono diverse banche centrali, tra cui Hong Kong, Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Cina, che collaborano per migliorare i pagamenti transfrontalieri tramite CBDC.

La tendenza è indescrivibilmente pericolosa. Considerato il modo in cui i politici gestiscono il denaro – tassando, prendendo in prestito, spendendo – il denaro stesso diventerebbe un mistero per la maggior parte dei cittadini, mai nelle loro mani, esistendo per sempre in un mondo di cyberspazio?

Anche oggi molti sostenitori accaniti dell'oro (non molto tempo fa derisi come “goldbug”) credono che per svolgere il suo ruolo, l'oro debba essere in loro possesso fisico. Al contrario, quante persone (e includo coloro che hanno speculato sulle crittovalute) potrebbero spiegare con sicurezza cosa rende Bitcoin un “bene rifugio”?

Se l'“oro digitale” condivide qualità con l'oro classico, la sua esistenza non è ancora stata dimostrata a tutti gli effetti; infatti non ha ancora dimostrato il potenziale teorico di sostituirlo. La sua offerta fissa, l'indipendenza dagli stati e la decentralizzazione offrono una valida alternativa alle valute fiat soggette a inflazione, ma la sua mancanza di valore indipendente, la volatilità, la dipendenza da tecnologie avanzate e la famiglia di crittovalute concorrenti sollevano dubbi sulla sua sostenibilità a lungo termine come “moneta onesta”.

L'oro, per il momento, rimane la riserva di valore per eccellenza, come lo è stato per millenni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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