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lunedì 3 giugno 2019

Vette assurde





di David Stockman


Nelle ore piccole della scorsa notte, Donald ha dato vita alla sua minaccia di colpire l'economia degli Stati Uniti con enormi dazi per insegnargli una lezione! Ma poi, almeno per poche ore, il mercato è diventato verde e come ha spiegato Zero Hedge, il ragionamento non poteva essere più contorto.

Vediamo un po'. Dopo mesi di bollettini di Kudlow e Mnuchin incentrati su un "progresso solido delle trattative", pensavamo che ci sarebbero state diverse migliaia di punti Dow sulla scia di un "affare fatto". Invece il contrario: nessun affare e un aumento dei dazi è stato un esito gradito a Wall Street.

Vale a dire, il casinò è così truccato che non c'è nulla che non possa essere fatto per farlo apparire verde quando gli algoritmi ed i day trader schiacciano il pulsante buy.

Per quanto riguarda i negoziati in corso con i cinesi, per quanto ne sappiamo sono andati avanti quasi senza interruzione sin dalla fine degli anni '90. Così come "i soldi ai margini", apparentemente anche "i negoziati commerciali ai margini" sono diventati un altro motivo sempreverde per comprare.

Quando si arriva a vette che fanno impallidere l'assurdità, praticamente qualsiasi idea è buona per portare avanti la farsa.


Questo è un segno che qualcuno sa qualcosa?

In realtà, è solo un'ulteriore prova del fatto che lo smantellamento del sistema si è metastatizzato a tal punto che nessuno ormai sa davvero nulla. L'intero baraccone di trader, politici, stenografi dei media e, forse, anche il Deep State, stanno brancolando nel buio.

Il mercato è tornato a rimbalzare dallo shock della scorsa notte nella speranza che si tratti di una specie di fugace momento di chiarimento e che le due parti torneranno a fare ciò che devono fare.

Questo perché Wall Street richiede un accordo commerciale e ha sempre creduto, sin dal secondo voto TARP del settembre 2008, che otterrà sempre e comunque ciò di cui ha bisogno per mantenere gonfiate le bolle.

Eppure ecco cosa ha detto Mnuchin ad un reporter:
Secondo Edwards Lawrence Mnuchin ha anche detto al vicepremier Liu "avete circa quattro settimane altrimenti quasi tutte le importazioni dalla Cina negli Stati Uniti si ritroveranno un dazio del 25%. Il presidente dice che parliamo di articoli per un valore di $325 miliardi. In altre parole, gli Stati Uniti ricordano sempre alla Cina che ha una pistola alla testa e il tempo stringe.

In realtà, non è affatto una pistola. Si tratta di una bomba a tempo da $140 miliardi che può esplodere su tutta l'economia statunitense e sull'intera filiera mondiale focalizzata sulla Cina, che ora trasporta merci per $7,2 miliardi nei porti degli Stati Uniti ogni giorno, contando le domeniche, le vacanze e le giornate di neve.

Sì, alcuni economisti keynesiani feticisti dei numeri o venditori ambulanti di strategie finanziarie dicono che non preoccuparsi, perché il potenziale dazio del 25% di Donald sui $563 miliardi di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ammontano a solo lo 0,7% del PIL.

Poi, come al solito, le cose non si verificano a livello macroeconomico, ma a livello microeconomico e sull'infinita cascata di effetti a catena sul futuro.

Ora è chiaro che:
  • la Fed è diventata una confusa torre di babele che sicuramente distruggerà la fiducia, non la instillerà;
  • Washington è divisa e paralizzata politicamente come mai prima;
  • il debito pubblico e l'indebitamento degli Stati Uniti sono in aumento, con volontà politica pari a zero nel voler arrestare l'emorragia;
  • il cigno arancione nell'Ufficio Ovale è quasi completamente fuori controllo.

Queste condizioni sarebbero abbastanza problematiche in tempi normali, figuriamoci adesso in cui i tempi sono tutt'altro che normali. Il sistema non può reggere GRANDI SHOCK, perché la FED è senza frecce al proprio arco, Main Street è sepolto nel debito e Wall Street è spaventato dalla fine delle bolle e delle speculazioni febbrili.

Eppure, data la possibilità di uscire presentatasi la scorsa notte, il casinò oggi mostrava la proverbiale intelligenza di una falena che si dirige verso la proverbiale lampadina. La determinazione onesta dei prezzi è morta e la prospettiva di una guerra commerciale incontrollata tra le due economie più grandi del pianeta non ha più risonanza di un albero che cade in una foresta.

Né la drammatica escalation della guerra commerciale di Donald è stata l'unica esplosione di assurdità di oggi. L'IPO di Uber fa impallidire la minaccia di una guerra commerciale, perché è l'ennesimo manifesto della gigantesca bolla tecnologia che è la fonte di calamità future.

Abbiamo solo bisogno di quattro cifre per cogliere la follia alla base di questa storia. La prima è $33,2 miliardi e rappresenta la somma di denaro che Uber ha speso per operazioni e spese generali negli ultimi tre anni (2016-2018). La seconda è $23,1 miliardi e riflette l'importo delle entrate nette generate da tutte queste spese.

La terza è la perdita operativa cumulativa della società, $10,1 miliardi, durante gli ultimi 36 mesi; numero peggiorato dalla perdita operativa di $1,1 miliardi registrata nel trimestre appena conclusosi.

Inutile dire che la quarta cifra è $86 miliardi e rappresenta un grosso "vedremo": una IPO in cui né la storia della società, né i punti al suo interno mostrano una tabella di marcia chiara anche per un solo centesimo di profitti.

Tuttavia le teste di legno alla CNBC lo hanno riassunto bene... Dopo aver notato il passato di Uber e le potenziali perdite, e l'ammissione del suo CEO che le perdite massime non sono state ancora registrate, Joe Kiernan ha individuato il problema: "Non faranno mai soldi, se devono continuare a pagare gli autisti!"

L'unica cosa più folle di questa, ovviamente, è la storia di copertina: le potenziali perdite perpetue di Uber sono considerate una buona cosa, perché accelereranno solo il giorno in cui si sbarazzerà dell'ultimo autista e diventerà una flotta globale di veicoli completamente autonomi.

Vale a dire, la tecnologia non esiste ancora, nemmeno lontanamente; è allo stadio 2 (super-cruise control) in un'evoluzione di almeno cinque fasi. Né sono stati immaginati i sistemi politici, normativi e di controllo della sicurezza che sarebbero necessari. E questo per non parlare dell'adozione da parte dei consumatori, in un mondo in cui anche gli aerei di linea hanno ancora piloti umani nella cabina di pilotaggio nonostante tutti gli automatismi.

In una parola, al cosiddetto mercato azionario è stato chiesto di comprare una fregatura da $86 miliardi, cioè un modello di business e una società che non esiste ancora in un'industria che non è stata neppure inventata. E l'ha quasi fatto.

Perché una fregatura? Nel 2014 le spese operative e generali della società sono state di $1,14 miliardi, ma quella cifra è esplosa a $14,3 miliardi nel 2018, rappresentando quindi un aumento di $13,2 miliardi.

Oltre alla sua incredibile capacità di spendere soldi, i ricavi di Uber sono cresciuti da $495 milioni nel 2014 a $11,27 miliardi nel 2018. Cioè, la crescita di $10,9 miliardi dei suoi ricavi non ha tenuto lontanamente il passo con i $13,2 miliardi di spese.

Peggio ancora, il tasso di crescita delle sue entrate sta rallentando bruscamente, il che significa che se non ha pareggiato la crescita delle spese con le entrate negli ultimi quattro anni, quali possibilità ha di farlo in futuro?

Dopo tutto, la crescita dei ricavi anno/anno è scesa dall'80% nel primo trimestre 2018 al 54% nel secondo trimestre, al 28% nel terzo trimestre e solo al 13% nel quarto trimestre.

Inoltre è facile individuare esattamente il perché la crescita dei ricavi è destinata a cifre singole: ogni autista di Uber risponde anche alle chiamate di Lyft, Juno e di un gruppo di nuovi arrivati che selezionano i migliori autisti e clienti di Uber dando ai primi salari migliori e migliori tariffe ai secondi.

In questo contesto, il grafico qui sotto è particolarmente preoccupante: il tasso di corse di Uber, o la percentuale delle registrazioni lorde (importanti poi per le entrate nette della piattaforma principale), è risultato in costante calo nel 2018. E il motivo per cui il tasso di utilizzo è diminuito dal 22% nel primo trimestre al 18% nel quarto trimestre non è un segreto di stato: stava perdendo autisti e opportunità di prezzo a causa della legione di concorrenti, e quindi ha dovuto alleggerire la pressione sugli autisti che a mala pena raggiungono il salario minimo.


Il grafico qui sotto mostra l'importo del profitto che Uber ricava dalla sua attività di core business, divisa per i ricavi. Ahimè, nel quarto trimestre del 2018 tale numero è diventato negativo!


Come ultimo esempio di come l'assurdità abbia raggiunto vette spropositate, prendete in considerazione il pattern di Uber sui suoi $12.000 miliardi di "mercato indirizzabile".

Proprio così. In una specie di cugino di secondo grado dei $14 miliardi dell'era delle dotcom, la società afferma di essere nelle fasi iniziali di catturare ciò che si stima essere un mercato indirizzabile totale di $12.000 miliardi, il quale include mobilità personale, consegna di cibo e spedizione merci.

Il PIL globale è di circa $80.000 miliardi, quindi dopo aver bruciato miliardi di dollari negli ultimi tre anni, Uber mira a catturare il 15% del PIL globale!

In effetti, l'S-1 della società ha mostrato di aver generato $9,3 miliardi di flussi di cassa negativi negli ultimi tre anni, compresi $2,5 miliardi di flusso di cassa negativo nell'anno appena conclusosi.

Inutile dire che non sappiamo quale multiplo sui $2,5 miliardi di inchiostro rosso serva per arrivare ad una valutazione di $86 miliardi... Ma, naturalmente, perché dovrebbe essere così importante?

Durante il 2018 l'81% delle aziende statunitensi ha avviato le proprie IPO come entità in perdita. Il grafico qui sotto mostra la percentuale di IPO con guadagni per azione negativi sin dal 1980: prima di Greenspan parliamo del 15-20% e da allora è stata in costante aumento.

Per le imprese tecnologiche lo scorso anno la cifra era ancora più elevata, all'84%. Non sorprende che l'ultima volta che accadeva una cosa del genere era il 1999 e il 2000. All'epoca l'86% delle aziende Internet che si rivolgeva a Wall Street non erano redditizie.


Quindi, sì, ci stiamo davvero stancando della guerra commerciale di Donald, ma in realtà non si capisce cosa sia peggio: se i suoi tweet pingui di ignoranza economica o le teste vuote a Wall Street che compravano azioni di una società che non ha un minimo di redditività passata presente e futura.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 18 ottobre 2018

I tassisti sono perseguitati dalla burocrazia, non dall'innovazione





di Bill Wirtz


Gli scoppi d'ira dei tassisti di tutto il mondo, quando si tratta di servizi di ride-sharing come Uber o Lyft, sono indicativi di un monopolio nelle sue ultime fasi di vita. Se i tassisti non fossero arrabbiati, allora ci sarebbe qualcosa di sbagliato.



Vittime del loro stesso monopolio

Nel saggio La Legge di Frédéric Bastiat, l'economista francese elabora le condizioni che portano al monopolio:
C'è in tutti noi una forte disposizione a credere che tutto ciò che sia lecito sia anche legittimo. Questa convinzione è così diffusa che molte persone hanno erroneamente affermato che le cose sono "giuste" perché la legge le rende tali. Così, per fare apparire il saccheggio giusto e sacro a molte coscienze, è solo necessario che la legge lo decretasse e lo sanzionasse. La schiavitù, le restrizioni e il monopolio trovano i difensori non solo tra coloro che ne traggono profitto, ma anche tra coloro che ne soffrono.

Ciò si riflette bene in un recente articolo del New York Post sulle difficoltà finanziarie dei tassisti di New York. Il pezzo racconta le storie personali di quei tassisti che si vedono appesantiti dal sistema delle licenze, ma conclude che bisogna incolpare Uber e Lyft per le loro difficoltà. I reclami di un guidatore sono spiegati come segue:
Dalla prospettiva del consumatore, è difficile capire come questa possa essere una brutta cosa. Aspettare 15 minuti per un taxi quando si hanno importanti obblighi di lavoro non è certamente adeguato alle esigenze dei nostri tempi. Per il consumatore la decisione non si basa solo su prezzi più bassi, ma anche su un servizio migliore, conducenti più amichevoli e automobili migliori.

L'attore Matthew Cherry ha risposto all'articolo ed è andato anche oltre.

È vero che i costi delle licenze sono elevati e che il passaggio ad un altro sistema non è necessariamente conveniente per tutti. Tuttavia non fingiamo che quello attuale di sistema non abbia avuto i suoi vantaggi. Per anni i tassisti hanno approfittato del sistema delle licenze e del medaglione obsoleto (un certificato rilasciato dalle autorità pubbliche che consente di guidare un taxi), perché ha limitato il numero di taxi legalmente autorizzati a circolare. Risulta che le tariffe possono essere molto più alte quando si è fortunati e si trova un taxi in 15 minuti. Confrontate tutto questo con un sistema in cui vi viene fornito un autista, arriva rapidamente e nessuno può entrare all'ultimo minuto.

I tassisti si considerano vittime dell'innovazione, quando in realtà è l'esatto opposto: la regolamentazione li soffoca.



I tassisti scioperano... e allora?

In Europa, il dibattito sulle app di ride-sharing è andato avanti con quelle che chiameremo "maniere meno cortesi".

Nella città francese di Lione un uomo di 26 anni è stato picchiato da un tassista che si era rifiutato di farlo salire a bordo del suo veicolo dopo che il ventiseienne gli aveva detto che da quel momento in poi avrebbe usato Uber. A Parigi un autista di Uber ha descritto in questo modo l'attacco dei tassisti al suo veicolo: "Quando il mio parabrezza ha iniziato a scricchiolare, ho avuto davvero paura." I tassisti avevano costruito un checkpoint al di fuori dell'aeroporto di Roissy a Parigi per intercettare gli autisti di Uber. Nello stesso attacco violento i passeggeri sono stati feriti da vetri rotti e sono stati riempiti di sputi. Nella capitale belga di Bruxelles, i tassisti hanno attaccato autisti di Uber e hanno danneggiato le loro auto. In risposta, il presidente della federazione dei taxi ha detto che poteva "capire la loro frustrazione".

A marzo i tassisti di Bruxelles hanno bloccato le strade principali che conducevano al centro della città, nel tentativo di attirare l'attenzione del consiglio comunale. Questo è stato uno dei tanti "scioperi dei taxi" in cui i tassisti arrabbiati hanno difeso il loro monopolio. Gli innumerevoli casi di attacchi violenti contro gli autisti di Uber lanciano una brutta ombra sull'industria dei taxi.

Detto questo, l'unica ragione per cui l'industria dei taxi è arrabbiata è perché le app di condivisione del traffico stanno generando un enorme successo, motivo di celebrazione dei consumatori. Il semplice fatto che i tassisti si arrabbino al pensiero di Uber e Lyft, indica che le tariffe stanno diventando più economiche ed il servizio sta migliorando.



Abbracciate la tecnologia

I lavoratori della Nokia si sono ribellati in seguito alla nascita degli smartphone della Apple? I progettisti di CD hanno acceso fuochi nelle piazze delle città per lamentarsi dell'arrivo dei lettori mp3? I vetturini hanno bloccato la costruzione della rete ferroviaria?

Deve esserci un punto in cui riconosciamo che la tecnologia ci avvantaggia tutti. Sì, è vero che alcune vecchie industrie perseverano, a volte attraverso un marketing aggressivo, trucchi intelligenti o sentimenti nostalgici del passato. Tuttavia la maggior parte delle vecchie industrie muore, perché semplicemente non soddisfa i bisogni dell'attuale generazione di consumatori. Abbiamo assistito alla morte delle cabine telefoniche, di MySpace e dei fax. Alla fine toccherà anche ai taxi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 2 febbraio 2018

I luddisti finiscono sempre tra le fila dei perdenti della storia





di Francesco Simoncelli


Vi siete mai domandati che fine hanno fatto coloro che accendevano i lampioni la sera? Ed i cocchieri? Che fine ha fatto la filiera che costruiva carrozze? La maggior parte delle volte che ascoltate coloro preoccupati per il futuro dei disoccupati, chiedetevi che fine abbiano fatto tutte queste figure professionali del passato. Nessuna carestia ha ridotto alla fame la società occidentale. Nessuna ondata di disoccupazione ha pervaso l'ambiente economico delle nazioni del primo e secondo mondo a causa della scomparsa di suddette figure. La divisione del lavoro ha fatto emergere nuovi lavori, i quali hanno permesso il re-indirizzamento di quelli precedenti in corsi più efficienti e produttivi. Produttivi per chi? Per i consumatori, i quali sono i re in un'economia di mercato. Essi decidono chi premiare o no in base a due semplici conclusioni: comprare, o astenersi dal comprare. L'ostilità nei confronti di strumenti in grado di ridurre il lavoro, si concentra tra i dipendenti di aziende specifiche che ne contemplano l'acquisto. Di solito la popolazione non se ne preoccupa più di tanto. In realtà, alla popolazione non importa come vengono prodotti beni e servizi.

I clienti agiscono nel loro interesse personale. Sono sempre alla ricerca di affari migliori. Non chiedono che tipo di strumenti abbia reso possibile questi affari. Non chiedono quanti dipendenti sono stati assunti o licenziati a seguito dell'uso di questi strumenti. In questo caso, "ciò che non si vede", ovvero i lavoratori disoccupati, sono dalla parte di coloro che favoriscono il libero mercato. Negli ultimi 250 anni gli stati occidentali non hanno avuto successo nel limitare l'uso di nuovi strumenti in grado di ridurre la mole di lavoro. È per questo che l'occidente ha sperimentato un notevole sviluppo economico, decennio dopo decennio. I dipendenti sono preoccupati per l'uso di tali strumenti, ma a meno che non siano membri di sindacati, probabilmente non avranno successo nel persuadere lo stato a limitare l'introduzione di uno strumento specifico, in un settore specifico, in una società specifica. I politici non rispondono a meno che i lavoratori non riescano a convincere un sacco di elettori alle elezioni successive. Le aziende in un settore specifico hanno maggiori probabilità di mobilitare grandi quantità di denaro per le campagne elettorali rispetto ai lavoratori.

C'è un altro fattore economico importante che ostacola l'introduzione di grandi restrizioni all'uso di nuovi strumenti: la maggior parte degli aumenti di produzione non deriva dall'uso di nuovi strumenti; proviene dall'aumento dell'efficienza di computer e software. È molto più economico migliorare i software piuttosto che inventare, brevettare, produrre, vendere e distribuire un macchinario. Al distanziarsi della produzione dalla manifattura e all'avvicinarsi ai servizi, le restrizioni all'uso dei macchinari diventano sempre meno rilevanti. Non esiste quasi più resistenza politica contro l'introduzione di un software specifico in un'attività imprenditoriale specifica. Questa è una buona notizia. Ci viene detto che l'uso della robotica computerizzata porterà ad una disoccupazione di massa. Finora non ci sono prove a sostegno di quest'affermazione. In ogni caso, che cosa può fare lo stato a questo proposito? Come può limitare l'implementazione di aggiornamenti dei software?

La risposta è, semplicemente non può. Allo stesso modo, l'emergere delle criptovalute rappresenta un cambiamento socio-tecnologico in grado di rendere obsoleti determinati tipi di lavoro. In particolar caso, gli intermediari, come quelli nel settore bancario e nel settore giuridico ad esempio. Inutile dire che ci sarà una certa resistenza all'inizio e soprattutto una campagna denigratoria nei confronti della novità. Poi, data l'inevitabilità del cambiamento, come è sempre stato poiché l'efficienza e il risparmio del tempo sono due delle caratteristiche più tenute in conto dalla maggior parte degli individui, si cercherà di affiancare la tecnologia emergente cercando opportunità per non rimanere indietro. Questo significa che tutte quelle realtà promettenti saranno "inglobate" o sostituiranno quelle obsolete, andando a guadagnare in modo repentino enormi quote del mercato.

Più il cliente sarà il fulcro delle attenzioni delle nuove realtà, più la loro possibilità di avere successo aumenterà.



UN CASO DI STUDIO: IL WALLET MELIS

Le prerogative proposte dal mondo delle criptovalute è quello di permettere agli individui di riportare nelle proprie mani il destino economico e finanziario dei loro risparmi. Niente più scartoffie da compilare, niente più terrore nei confronti di un'agenzia statale in grado di spiare i vostri movimenti, niente più fiducia in terze parti per gestire quanto guadagnato con duri sforzi, niente più appropriazione indebita da parte delle banche dei depositi dei clienti attraverso la riserva frazionaria. ricordate, le misure statali atte a "proteggere" la popolazione dai malfattori non sono indirizzate nei confronti di questi ultimi, ma a tenere in un recinto le persone oneste e rispettose della legge. Se davvero lo stato fosse in grado di debellare la criminalità, avrebbe già avuto successo, mentre invece tutte le misure messe in campo hanno fallito miseramente. Per non parlare dei fondi dedicati a tale lotta!

Tutto ciò che è rimasto è un conto in rosso e i criminali che possono farla franca. Le criptovalute, in questo contesto, non sono un mezzo per commettere atti illeciti, sono il mezzo di difesa della maggior parte delle persone contro le azioni dei criminali. La responsabilità individuale ritorna ad avere quell'importanza che aveva tempo fa, prima che il paternalismo delle istituzioni centrali cullasse le menti degli individui ignari e ne rubasse l'anima. In questo contesto è interessante analizzare un esperimento di mercato di cui ho potuto saggiare le potenzialità. Il suo caso d'uso è incentrato proprio sulla responsabilità individuale e sulla capacità di badare ai propri affari senza l'intromissione di enti terzi o la dipendenza da enti terzi. A scapito di dedicarvi porzioni ingombranti di tempo? No, perché vengono coniugate in esso efficienza e risparmio del tempo.

Tutti i processi di custodia a cui eravamo abituati in passato migliorati e potenziati in un ambiente adatto alle criptovalute. È esattamente questo quello che viene consegnato dal wallet Melis. Essendo alla ricerca di una soluzione pratica, efficiente ed intuitiva alla necessità di custodire le criptovalute, mi sono imbattuto in questo gioiello di software in grado di coniugare ciò a cui eravamo abituati con i vecchi conti correnti e la novità portata dalle criptovalute. Nel suo genere è unico, proprio perché conduce i clienti attraverso una transizione verso un nuovo mondo rassicurandoli con caratteristiche a loro già note.

Una di queste, ad esempio, è la possibilità di effettuare transazioni apponendo firme multiple. Ovvero, senza la presenza del numero di firme minimo, scelto al momento della creazione del conto sul wallet, è impossibile muovere i fondi. Questa opzione, ad esempio, può essere un ottimo appeal per i consigli d'amministrazione di un'impresa o più semplicemente per avere un conto co-intestato in famiglia. Ma il suo uso non è limitato ad un singolo dispositivo, bensì può essere ampliato ad un ventaglio di altri dispositivi come smartphone, iPad, computer portatili, ecc. L'importante è conservare la frase di backup con la quale abilitare sui propri dispositivi l'accesso ai fondi disponibili. Ovviamente il primo dispositivo su cui si installa Melis sarà automaticamente quello primario, avente caratteristiche particolari rispetto ai secondari, ma questa impostazione può essere cambiata in qualsiasi momento nella schermata delle impostazioni generali.

Ai fini della sicurezza ci sono altre due impostazioni molto interessanti: la possibilità di nascondere alcuni conti sul proprio wallet ed i limiti di spesa. La prima caratteristica permette agli utenti che subiscono un attacco esterno sul wallet, o vengono derubati di un dispositivo su cui hanno il wallet, di nasconderli mediante apposito clic nella schermata delle impostazioni generali. Solo il dispositivo primario potrà vederli tutti, quelli secondari invece non sapranno della loro esistenza e non potranno spendere i soldi depositati. La seconda caratteristica si può impostare giornalmente, settimanalmente, o mensilmente, in modo da tenere sott'occhio le proprie spese. Non solo, ma in caso di attacco di malintenzionati, una volta sforati i limiti di spesa i fondi restanti non potranno essere più spesi; inoltre in caso di cambiamento di tale impostazione, essa diventerà effettiva dopo che passerà il periodo di tempo impostato per il limite di spesa (Es. se viene impostato un limite di spesa settimanale, bisognerà aspettare una settimana prima che il cambiamento diventi effettivo qualora li si voglia spostare il limite di spesa da settimanale a mensile).

Anche chi sceglie di utilizzare un conto singolo può usufruire di una maggiore sicurezza indicando la firma del server Melis come misura protettiva aggiuntiva a quelle di base. In questo modo il codice di autenticazione a due fattori sarà una indispensabilità per poter trasferire i propri fondi, e non una formalità come nel caso in cui c'è assenza di firma del server. Tutte queste sono misure per assicurare all'utente la massima protezione dei propri fondi in linea con un ventaglio ampie di soluzioni alle proprie esigenze. In questo modo gli intermediari obsoleti vengono cancellati dall'equazione, potendo essere assorbiti nei nuovi settori che emergono in base ai nuovi standard oppure assumendo quegli individui che sono meglio preparati ad affrontare le condizioni mutate del mercato.

In entrambi i casi, il dinamismo del mercato spinge l'ambiente economico verso quei lidi in cui le esigenze degli attori di mercato sono soddisfatte. Non esiste pianificazione centrale che tenga, non esiste programma statico che possa tenere il passo con questo cambiamento imprevedibile ed impossibile da tracciare in anticipo. Solo gli imprenditori lungimiranti sono in grado di inquadrare al meglio la domanda futura dei clienti e di conseguenza offrire quel prodotto capace di rappresentare la summae essenziale di ciò che vanno cercando.

Le criptovalute, quindi, insieme a tutti quei servizi che possono nascere dalla loro adozione, scardinano tutti quei sistemi che nel corso del tempo si sono sedimentati grazie al privilegio di un'autorità centrale, la quale ha fatto di tutto per modificare l'ambiente di mercato affinché riflettesse le condizioni di crescita quanto più affini possibili ai suoi protetti. Non ha funzionato. Non funziona mai. La presunzione di conoscenza dei pianificatori centrali li porterà a sbattere sempre contro lo stesso muro: l'azione umana è una forza di mercato superiore a qualsiasi imposizione calata dall'alto. Infatti, come ho ripetuto varie volte, gli individui sono i migliori controllori di sé stessi quanto i migliori sabotatori.



CONCLUSIONE

Ovunque guardiamo, noteremo sia il potere creativo sia quello "distruttivo" dell'innovazione: le trebbiatrici ridussero l'occupazione agricola, poi i trattori misero fuori mercato le trebbiatrici; il telegrafo e le ferrovie misero fuori mercato i sistemi di comunicazione che si basavano sui cavalli; le auto mise fuori mercato l'industria dei cavalli; la produzione in serie di tessuti "distrusse" la domanda di oggetti fatti a mano; i grandi magazzini "hanno distrutto" i negozi più piccoli, ora i discount "stanno distruggendo" i grandi magazzini; i noleggi di videocassette cambiarono l'industria del cinema, ora Netflix e altri "hanno distrutto" i noleggi di videocassette, mentre il successo di Napster (nonostante la sua illegalità) ha predetto la fine della vecchia industria musicale; la crescita della Cina e l'outsourcing hanno rimodellato le industrie tradizionali nei Paesi sviluppati.

Il progresso economico riduce l'occupazione in un posto, e consente la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi. Durante il processo di liquidazione dei posti di lavoro, un enorme sviluppo economico è in grado di moltiplicare la produzione pro-capite entro una generazione, influenzando positivamente tutte le classi sociali. Allo stesso modo, le innovazioni nel mondo delle criptovalute e l'emersione di nuove attività ad esso legate sostituiranno quei servizi inefficienti e ormai incapaci di soddisfare le necessità degli attori di mercato.

Quella attuale, non è la fine della storia e del mondo. È solo la fine degli intermediari obsoleti.


venerdì 24 febbraio 2017

Automazione, robotica e libero mercato





di Francesco Simoncelli


Ogni tanto tornano di moda le chiacchiere concernenti luddismo ed occupazione. Come se secoli di evoluzione tecnologica non abbiano fatto altro che a peggiorare la vita della maggior parte delle persone! Di recente mi sono imbattuto in una vecchia agenda, la quale circa 20 anni fa poteva essere considerata all'avanguardia di ciò che necessitava una qualsiasi persona che doveva prendere appunti o farsi trovare pronta qualora la situazione lo richiedesse. Una volta aperta includeva un quadernino per gli appunti, post-it, calcolatrice, penne, matite, block-notes, ecc. Sicuramente valeva anche tanto all'epoca, malgrado fosse alquanto ingombrante. Ma poi il mercato ha pensato alle esigenza degli individui, sfornando, di recente, una meraviglia dell'avanguardia come lo smartphone. Tutti gli accessori che venivano intelligentemente inglobati in una agenda, e che potevano essere smarriti, nonché finire dopo un utilizzo intenso, sono stati accorpati in un aggeggio tecnologico che permette a coloro che lo utilizzano di avere a disposizione una quantità illimitata di risorse con cui organizzare la propria vita.

Perché nessuno è sceso in piazza per difendere i "diritti" e l'occupazione di coloro nella filiera delle agende? Eppure questo settore ormai è sorpassato grazie alle migliorie sfornate da un'industria telefonica ed informatica sempre sulla cresta dell'onda. Perché nessuno si scandalizza di come la stessa industria stia sottraendo quote crescenti di mercato al settore delle macchinette fotografiche? La verità è che, come diceva Orwell, ci vuole una lotta costante per comprendere ciò che si trova sotto il naso di tutti: la tecnologia rappresenta una delle migliori carte da giocare da parte degli attori di mercato per scampare alla scarsità delle risorse. Quest'ultimo aspetto è stato lo sprone sempiterno che ha spinto gli attori di mercato a specializzare sempre di più le proprie mansioni, in modo da permettere ad una porzione crescente della società di emanciparsi dal lavoro duro ed usurante, e, soprattutto, di convogliare gli sforzi produttivi verso settori che più lo richiedevano.

Popper usò l'esempio della lavatrice per far capire alle persone come quello strumento avesse permesso alle lavandaie di migliorare la propria vita e dedicare il loro tempo (risparmiato) per altri scopi. Allo stesso modo Frederic Bastiat, quando scrisse il suo geniale saggio, La Petizione dei Fabbricanti di Candele, non stava facendo altro che descrivere con arguzia l'insensatezza di coloro che, vedendo minacciato il loro orto e reticenti a re-inventare la propria posizione, cercavano di sfruttare la violenza dello stato per proteggere il loro business e creare una scarsità artificiale. Ma capita spesso che gli economisti che puntualizzano questo concetto fondamentale vengano tacciati di cinismo e insofferenza di fronte ai problemi della società.



SCETTICISMO, NON CINISMO

Prima di affrontare il discorso legato ai robot e all'occupazione, è meglio spiegare come gli economisti considerino l'ambiente economico circostante e traggano determinate conclusioni. Ovviamente, non in base ad un sentimento compassionevole nei confronti di questo o quel settore, ma facendo riferimento ad un ragionamento logico e a ciò che gli attori di mercato segnalano attraverso le loro azioni. Infatti sono queste ultime che contano davvero e non ciò che si pensa. Quando due attori di mercato si impegnano ad affrontare uno scambio volontario, lo fanno perché ritengono più di valore l'oggetto posseduto dall'altro attore di mercato e sono disposti a rinunciare a parte delle loro risorse, considerate quindi meno di valore, per entrarvi in possesso. A parole potrebbe anche dire di non essere interessato a tale scambio, per depistare o non dare nell'occhio o per qualsiasi altra ragione, ma infine conta ciò che le sue azioni dicono.

Gli attori di mercato possono anche negare l'evidenza, ma le azioni rimangono e, in assenza di coercizione, rappresentano l'immutabilità della realtà delle cose. Quindi l'economista si concentra su ciò che le forze di mercato segnalano, depurando le sue conclusioni da eventuali contaminazioni dettate dalla morale e da credenze popolari. Non c'è spazio per la reputazione o altri sentimenti esclusivi e diversi da attore di mercato ad attore di mercato, bensì l'analisi di cosa si sceglie e cosa comporta. Diversamente dalla politica, dove la percezione popolare è tenuta in alta considerazione, il ruolo dell'economista è quello di essere scettico nei confronti di quelle situazioni in cui la realtà dei fatti non è collimata da quello che si dice. Spesso, purtroppo, i motivi altruistici vengono addotti per ingannare gli attori di mercato, e questo accade con una certa frequenza nel mondo della politica. Quando scoperta questa trappola, allora l'economista viene attaccato con una fallacia ad hominem e si vede accusato di "cinismo".

Gli economisti comprendono come l'interesse personale sia un motivatore universale per le scelte individuali, mentre l'altruismo agisce con molta meno costanza. Così quando viene avanzata una spiegazione altruistica per giustificare il sostegno politico, ma esso va anche a migliorare l'interesse personale di colui (o del gruppo) che la propone, gli economisti tendono a scartare la spiegazione altruistica. Ad esempio, i sindacati spingono per l'aumento dei salari minimi al fine di "aiutare i poveri." Tuttavia questa misura va a vantaggio dei sindacati e di coloro che ne fanno parte poiché essi vedono aumentare artificialmente i loro guadagni e la domanda per i loro servizi, senza contare che aumenta anche il costo di coloro che non ne fanno parte. Ciò danneggia quegli stessi poveri che si suppone debbano essere aiutati.

Bisogna comprendere una cosa che gli economisti sono soventi ripetere: la scarsità è parte integrante di questo mondo. L'unico modo che si ha per smorzarne la presa sugli individui è quello di permettere agli attori di mercato di indirizzare la produzione verso quelle necessità ritenute da loro più urgenti da soddisfare, veicolando nell'ambiente economico segnali di mercato genuini. È così che vengono aiutati i poveri, fornendo incentivi ai produttori e non attraverso proclami partoriti dalla mente di un gruppo ristretto di individui.

È impossibile debellare completamente la scarsità, non esiste alcuna El Dorado o Paese di Cuccagna in cui i desideri degli individui sono istantaneamente soddisfatti. Esiste invece la capacità degli individui di portare ad un livello superiore la specializzazione del lavoro in modo da aumentare considerevolmente la disutilità del lavoro. Questo processo è avulso dalle capacità di un gruppo ristretto d'individui e delle loro promesse, poiché concernenti un campo limitato d'indagine. Essi, infatti, cercano d'adeguare le scelte degli attori di mercato alla loro ristretta lungimiranza in modo da far vedere come abbiano mantenuto fede alla parola data. Ma questo meccanismo finisce sempre in conseguenze non intenzionali ed eventi imprevisti che sconvolgono la visione originaria dei pianificatori.

Una legge inviolabile dell'economia, e a cui gli economisti fanno riferimento lasciandosi le chiacchiere buoniste alle spalle, è quella che recita: gli attori di mercato rispondono agli incentivi. Qualunque sia la natura di questi incentivi, gli attori di mercato saranno influenzati da essi e reagiranno di conseguenza. che si tratti di incentivi positivi o di incentivi negativi, gli attori di mercato li seguiranno fino alle loro conclusioni. Prendete, ad esempio, il trend welfaristico legato alle prestazioni sociali. Nonostante i continui interventi dello stato per condurre la società verso il nirvana della "piena occupazione", lo stato sociale sta crollando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Spacciando l'illusione secondo cui "tutti possono vivere sulle spalle di tutti gli altri", la miopia della pianificazione centrale sta conducendo quest'ultima verso un baratro.





Maggiori saranno le risorse incanalate in questi sistemi, più il bacino dei risparmi reali sarà prosciugato, più si avvicinerà la bancarotta dello stato. Il secondo grafico inchioda al muro le menzogne dello stato: nonostante tutte le promesse e gli stimoli fiscali, i redditi reali medi della maggior parte delle persone non sono migliorati. È cinismo questo? No, è scetticismo nei confronti di una teoria che fa acqua da tutte le parti sia in teoria che in pratica.

Quindi se da un lato abbiamo gli attori di mercato che rispondono ad incentivi negativi, dall'altro abbiamo gli stessi che rispondono ad incentivi positivi. Questi ultimi hanno come alfiere le migliorie fornite dalla tecnologia, nello specifico quelle della cosiddetta cripto-anarchia. Lo stato verrà smantellato pezzo dopo pezzo e al suo posto il mercato sta già lavorando per sostituirlo con qualcosa che gli attori di mercato desiderano. Gli incentivi negativi portano alla consumazione totale di quell'idea che rappresentano, mentre gli incentivi positivi gettano le basi per il nuovo corso degli eventi. Smantellamento e ricostruzione.

Queste due strade si scontreranno alla fine. Nel giro di una generazione vedremo come il futuro ci porterà una società decentrata, e non più accentrata. Lo stato appassirà sotto le forze di mercato che stanno spingendo verso un futuro più indipendente dai vincoli della pianificazione centrale, mentre quest'ultima verrà assaltata anche dalle politiche con cui essa stessa pensava inizialmente di sopravvivere. Gli economisti, in conclusione, vedono oltre le patine altruistiche spacciate da individui che, attraverso la coercizione, tentano di approfittarsi degli altri per soddisfare esclusivamente il loro interesse.



I ROBOT CI RENDERANNO PIÙ RICCHI, NON POVERI

In questo contesto si inseriscono le innovazioni tecnologiche nel campo della robotica che renderanno questo processo meno doloroso dal punto di vista economico. Infatti la presenza di macchine che permettono agli individui di risparmiare una delle componenti più importanti della vita, ovvero, il tempo, rappresenta la quintessenza dell'addomesticamento della scarsità da parte degli esseri umani. È stato questo singolo fatto, impercettibile alla massa, che ha permesso agli esseri umani di scavalcare le avversità della natura e imprimere nella storia la propria impronta. I macchinari hanno funzionato come ariete per sfondare quella povertà che per tanto tempo aveva fatto arrancare il progresso, salvo poi esplodere con magnificenza durante il XIX secolo. Fu proprio in quel periodo che gli attori di mercato si emanciparono enormemente dalla povertà e riuscirono ad avere accesso a lussi che in passato erano considerati ad esclusivo appannaggio delle classi nobiliari.

Infatti la polemica moderna intorno alle migliorie nel settore della robotica e dell'informatica non è niente di nuovo, proprio perché tali polemiche si sono ripresentate nel corso del tempo spacciate da quei gruppi che volevano solo ottenere consensi per interessi personali, avanzando motivazioni altruistiche come scudo e chiamando in loro soccorso lo stato. Prendete, ad esempio, la storia della prima macchina da maglieria inventata nel 1589. Durante la Rivoluzione Industriale seguirono la propaganda di coloro che affermavano che tale macchinario diabolico avrebbe causato disoccupazione di massa tra quei lavoratori che tessevano ancora a mano. Non era insolito addirittura vedere rivolte per le strade e gente che distruggeva tali macchinari.

Nonostante la rabbia dei lavoratori di allora, il principio d'uso di suddetto macchinario ancora è in uso oggi. C'è stata disoccupazione di massa con il ritorno della maggior parte delle persone a salari di sussistenza? No. Sebbene si siano susseguiti tempi duri a tempi sereni, ancora oggi la maggior parte delle persone può dedicare parte del proprio reddito per acquistare oggetti "superflui".

Scrive Gary North nel Capitolo 7 del libro, L'Economia cristiana in una lezione, acquistabile in formato ebook a questo indirizzo:

[...] Negli ultimi 250 anni gli stati occidentali non hanno avuto successo nel limitare l'uso di nuove attrezzature in grado di ridurre il lavoro.

È per questo che l'occidente ha sperimentato un notevole sviluppo economico, decennio dopo decennio. I dipendenti sono preoccupati per l'uso di tali attrezzature, ma a meno che non siano membri di sindacati, probabilmente non avranno successo nel persuadere lo stato a limitare l'introduzione di un macchinario specifico, in un settore specifico, in una società specifica. I politici non rispondono a meno che i lavoratori non riescano a convincere un sacco di elettori alle elezioni successive. Le aziende in un settore specifico hanno maggiori probabilità di mobilitare grandi quantità di denaro per le campagne elettorali rispetto ai lavoratori.

C'è un altro fattore economico importante che ostacola l'introduzione di grandi restrizioni all'uso di nuovi macchinari: la maggior parte degli aumenti di produzione non deriva dall'uso di nuovi macchinari; proviene dall'aumento dell'efficienza di computer e software. È molto più economico migliorare i software piuttosto che inventare, brevettare, produrre, vendere e distribuire un macchinario. Al distanziarsi della produzione dalla manifattura e all'avvicinarsi ai servizi, le restrizioni all'uso dei macchinari diventano sempre meno rilevanti. Non esiste quasi più resistenza politica contro l'introduzione di un software specifico in un'attività imprenditoriale specifica. Questa è una buona notizia.

Ci viene detto che l'uso della robotica computerizzata porterà ad una disoccupazione di massa. Finora non ci sono prove a sostegno di quest'affermazione. In ogni caso, che cosa può fare lo stato a questo proposito? Come può limitare l'implementazione di aggiornamenti dei software?

Ancora una volta, non si tratta di cinismo ma di scetticismo. Soprattutto perché, sebbene all'inizio le nuove invenzioni abbiano rotto equilibri precedentemente stabiliti, il mercato in assenza di ostacoli centrali avrebbe assorbito tutti quegli squilibri e avrebbe creato una situazione potenzialmente migliore. Infatti, nel caso particolare del macchinario da maglieria, all'inizio molti lavoratori rimasero senza lavoro, questo è vero, ma non fu affatto una situazione permanente perché verso la fine del diciannovesimo secolo l'industria tessile dava occupazione a 100 uomini per ogni uomo che impiegava prima. Come sosteneva anche Schumpeter, l'imprenditore è colui il quale spezza equilibri precedentemente stabiliti ed introduce nell'economia nuove variabili con cui raggiungere nuovi equilibri.

È una questione di opportunità che nel breve termine non sono visibili a tutti, bensì sono inizialmente visibili ad un piccolo bacino d'individui che, anticipandole correttamente, ne trae profitto e permette alla maggior parte delle persone di beneficiarne in un momento futuro nel tempo. Infatti ciò porta la produzione di quel particolare settore industriale ad un nuovo livello, facilitandone la specializzazione e quindi l'introduzione di nuovi prodotti in grado di soddisfare desideri di ordine superiore insiti nelle menti dei consumatori. Assicurando un flusso costante di beni di base in una particolare industria, l'inventiva umana creerà l'humus ideale da cui far fiorire prodotti nuovi e più complessi. Aumenterà quindi il tempo risparmiato e la raffinatezza dei beni sfornati.

Di conseguenza non dobbiamo temere le innovazioni tecnologiche che il futuro ci presenterà. Pensate a lavori usuranti, come il camionista, che potranno essere svolti da mezzi di trasporto senza guidatore. Pensate a lavori socialmente "umilianti", come lavorare nei fast food, che potranno essere svolti da chioschi automatizzati. Uber, per esempio, potrebbe presto diminuire significativamente la sua necessità di guidatori umani, ma questo non significa che queste persone saranno lasciate a morire di fame o senza lavoro. Infatti Uber sta espandendo i suoi servizi di consegna: farmaci, pasti e anche animali. Uber offrirà una varietà di servizi che richiederanno ancora dipendenti umani. Se, in futuro, i droni saranno in grado di sostituire i servizi di consegna, sarà solo una questione di tempo prima che nuove opportunità appaiano sul mercato.

Ma una critica comune a questo punto di vista recita che tali innovazioni sono principalmente ad appannaggio di quei lavoratori con abilità specializzate, come gli ingegneri che costruiscono macchine simili, gli scienziati informatici che sviluppano i software e quei lavoratori specializzati in grado di effettuare manutenzioni per i nuovi macchinari. E chi penserà ai lavoratori con abilità scarsamente specializzate? Sicuramente non tutti hanno il privilegio di studiare materie simili e svolgere tali lavori. Tale considerazione non tiene conto del fatto che il flusso di beni di base nei vari settori industriali permetterà alla maggior parte delle persone di accedervi ad uno sconto rispetto al passato.

Indirittemanente, tutti gli attori di mercato guadagneranno dai miglioramenti tecnologici attraverso un costo della vita in diminuzione. Infatti questo è quello accaduto durante l'intero ventesimo secolo, quando le ore di lavoro sono diminuite mentre gli standard di vita sono parallelamente aumentati. Dobbiamo considerare i fatti: l'innovazione rimuoverà dal mercato posti di lavoro obsoleti, ma aumenterà l'efficienza, ed il costo di beni e servizi diminuirà di prezzo.

Torniamo all'esempio precedente fatto con Uber. Mentre è un peccato che la macchine senza guidatore porteranno disoccupazione temporanea, il calo dei prezzi per il trasporto sarà un vantaggio per molti altri. Ciò potrebbe essere particolarmente utile per molte famiglie a basso reddito che spendono gran parte dei loro soldi per assicurare e mantenere in ottime condizioni un veicolo. Infatti molte famiglie non potrebbero affrontare una spesa imprevista di €1,000 e un'automobile da riparare è un rischio economico incombente, e l'aumento del trasporto automatizzato potrebbe ridurre notevolmente questi rischi per i bilanci familiari. Si renderebbero conto che non è più economico avere un veicolo ed optare invece per il trasporto automatizzato più conveniente. Poi si accorgerebbero anche che tale scelta lascerebbe nelle loro tasche più soldi da spendere per altre cose, o da risparmiare.

Mentre l'innovazione tecnologica può eliminare posti di lavoro di alcune persone, altre possono vedere molti benefici. Se i prezzi di abbastanza beni e servizi scenderanno, anche i salari più bassi saranno sufficienti a vivere comodamente. È così che aumenta il "reddito reale", ed è quello che conta di più.



AUTOMAZIONE E CICLO ECONOMICO

Un ultimo aspetto da considerare in questo articolo è la natura della disoccupazione che si viene a creare, soprattutto osservare l'affermazione secondo cui è temporanea. S’afferma che l’economia debba essere guidata verso i lidi della «piena occupazione», dimodoché la società possa dirigersi verso uno stato di beatitudine economica rappresentato da quel numero nirvanico del «PIL potenziale». Una bella promessa: chi non vorrebbe lavorare per guadagnare più soldi e comprare ciò che vuole? È un incentivo più che plausibile affinché qualcuno dia fiducia a qualcun altro che promette di mantenere quest’impegno. Questa fu la giustificazione che, negli anni Sessanta, economisti come James Tobin fornirono allo Stato affinché esso avesse carta bianca per intervenire nell’economia. Per fare che cosa? Solidificare le posizioni di privilegio concesse dal monopolio della violenza.

In un libero mercato, non esiste qualcosa come la piena occupazione, perché ognuno di noi, per un motivo o per un altro, può scegliere di restare senza lavoro e non darsi la pena di cercarlo. Chi siamo noi per interferire con una scelta simile? Non dovremmo. Questo tipo di disoccupazione volontaria fu definito da Ludwig von Mises disoccupazione catallattica. Il suo opposto, invece, fu chiamato disoccupazione istituzionale. L’emersione di questo tipo di disoccupazione è legata a un intervento positivo (attivo) nell’economia.

Infatti, a seguito d’un’espansione artificiale dell’offerta di moneta, si creano attività in bolla che attraggono risorse materiali e umane. Finché l’espansione va avanti, queste bolle continuano a gonfiarsi, e i settori in cui vengono impiegate le suddette risorse scarse sembrano produttivi come qualsiasi altro. Quando l’espansione s’arresta, queste bolle scoppiano, e restano inoccupate quelle risorse ch’esse avevano attratto artificialmente. Affinché la struttura del mercato riallochi tali risorse in accordo con le forze di mercato, c’è bisogno di tempo. Tempo affinché possano sorgere nuove attività in grado d’assorbire le risorse disoccupate. Ma, soprattutto, c’è bisogno che il mercato sia lasciato in pace, affinché esso possa pulire gli errori commessi in precedenza.

Oltre all’espansione artificiale dell’offerta di moneta, esiste un’altra causa della disoccupazione istituzionale: la burocratizzazione. L’eccessiva presenza di cavilli e norme cui conformarsi e il conseguente «ingessamento» del mercato del lavoro scoraggiano gli attori economici, in particolare gl’imprenditori, dal creare nuovi posti di lavoro. In questo contesto, viene sprecato non solo capitale umano, ma anche potenziali imprese che avrebbero potuto nascere a seguito della scomparsa di quelle improduttive e creare un ambiente più consono a una crescita economica in accordo con le forze di mercato.

Il capitalismo, infatti, ha permesso agl’individui d’entrare in possesso di tutti quegli oggetti che in passato erano a esclusivo godimento di coloro con un conto in banca munito di molti zeri. La produzione di massa ha permesso agl’individui comuni di godere del possesso d’oggetti che in precedenza erano fuori dalla loro portata. Il mercato è una benedizione per gl’individui: attraverso le meraviglie della sua produzione, esso permette un costante miglioramento degli standard di vita. Ma questo è potuto accadere solo perché sono stati progressivamente soddisfatti e garantiti nel tempo bisogni considerati primari dalla maggior parte degl’individui: cibo, riparo, vestiario, ecc. La mutevolezza della volontà dell’essere umano permette l’emersione di nuovi bisogni, che possono esser soddisfatti da coloro in grado di prevederli attraverso un calcolo imprenditoriale privo d’ostacoli.

Al persistere d’una crisi economica, vengono progressivamente distrutti quei bisogni che in precedenza erano stati garantiti dalla produzione di massa. La deviazione e lo spreco di risorse in attività improduttive lasciano meno spazio di manovra a quelle attività che, invece, sarebbero state accolte a braccia aperte dagli attori economici. Ciò porta, ad esempio, alla nascita d’attività uguali tra loro e al ritorno d’attività che pensavamo ormai facenti parte del passato. Nonostante ciò, il tasso dei fallimenti aumenta, perché la pianificazione centrale trasferisce ostinatamente (con la violenza) denaro e risorse laddove non sono necessari, condannando il resto della società a una lenta agonia.

La pianificazione centrale distrugge il tessuto economico per tenere vivi i propri interessi e quelli dei propri clienti. Cosi s’intacca il bacino dei risparmi reali, il cui flusso sarà costantemente ingurgitato da entità parassitarie che rappresenteranno solo un peso per la società. Esse risulteranno sempre attività in perdita, perché non assistite da un corretto sistema profitti–perdite. Non importa quante volte esse saranno salvate: il mercato premia con la redditività quelle imprese che soddisfanno i bisogni degl’individui, e punisce con le perdite quelle che non li soddisfanno. Quindi, esse possono essere salvate, ma continueranno a operare in perdita. È una situazione sostenibile nel lungo termine? Non credo proprio. È per questo che, nel lungo termine, esse moriranno.

Nel frattempo, però, crescerà la «misallocation» di risorse umane e strumentali, impedendo alle persone scoraggiate di rientrare nel mercato del lavoro. Questo significa più bocche da sfamare a carico del welfare state, nonché individui più timorosi di perdere il proprio posto di lavoro e disposti ad accettare condizioni lavorative peggiori. Per sbloccare questa situazione, le banche centrali fanno ricorso ad una politica monetaria ulteriormente allentata. La strategia è stata quella di far sopportare un lieve deleveraging al settore privato, gonfiando a dismisura quello pubblico, che è diventato la garanzia delle attività improduttive. Durante una fase di bust, il mercato privo d’ostacoli purga l’ambiente economico dagli errori commessi durante un boom artificiale, sgonfiando i prezzi di quegli asset ch’erano stati distorti dall’intervento esterno della pianificazione centrale, e restituendo un sano e onesto meccanismo di price discovery. Nel nostro caso, al mercato è stato impedito di ripulire totalmente gli errori commessi in passato, permettendo la conservazione d’attività che avrebbero dovuto fallire.

Ciò significa che anche i posti di lavoro al loro interno vengono conservati, mandando fuori mercato i salari di coloro che ne fanno parte. In parole povere, si tenta d’ammortizzare questa situazione svalutando l’unità monetaria; si derubano gl’individui di nascosto aumentando il valore monetario degli stipendi ma abbassandone quello reale.

Le dittature degli anni Trenta, malgrado fossero etichettate come l’onda del futuro, perirono sotto il peso gravoso delle proprie contraddizioni. Le forze di mercato prevalsero allora, e continueranno a prevalere oggi. Sono inarrestabili. Sono inesorabili. Rosicchiano lentamente la struttura dirigistica che intende imbrigliarne la volontà. Più diventa dirigistica la presa, più le forze di mercato sgretolano velocemente tale struttura. Ciò significa che il prossimo sulla lista è il keynesismo. La sua natura non è di stampo socialista: è mercantilista e interventista. Ma questo punto fu già affrontato nel 1776 da Adam Smith. Non c’è modo che una società fondata su tali basi possa prosperare.

Perché? Perché si basa su promesse che non possono esser mantenute. Quando i dirigenti politici vedranno crollare la fiducia nei loro sacerdoti, la gilda accademica keynesiana, essi non potranno più vendere all’elettorato la menzogna d’una salvezza attraverso lo stato. Crescita economica bassa e recessioni inaspettate sono la scintilla che conduce al barilotto di polvere da sparo: passività non finanziate. Ancor una volta, quindi, noi Austriaci potremo sfoderare la frase: «Ve l’avevamo detto, e vi avevamo detto anche perché».



CONCLUSIONE

Il futuro ci porterà lungo un percorso costellato da un maggiore decentramento sociale. Questo vuol dire che le forze di mercato torneranno ad essere le padrone incontrastate del panorama economico in cui siamo immersi, senza intromissioni ingombranti da parte di istituzioni centrali. I cambiamenti tecnologici di cui siamo testimoni sono due passi avanti alla pianificazione centrale. Ci sarà disoccupazione in qui settori industriali che la tecnologia trasformerà, ma sarà temporanea. Ognuno di noi in futuro potrà avere un'industria in miniatura nelle propria casa. Con le stampanti 3D ciò diventerà realtà. Questo vuol dire che gli operai in parecchi settori di mercato saranno "liberati" da lavori usuranti e riallocati in nuovi settori.

Dobbiamo temere questo cambiamento? No. I movimenti del mercato sono temporanei. Ciò che dobbiamo temere sono le interferenze degli istituti centrali che facilitano un'allocazione errata delle risorse scarse. Sono queste interferenze che tendono ad essere protratte nel tempo. Sono queste interferenze che prosciugano lentamente il bacino della ricchezza reale e impediscono ad una nazione di prosperare genuinamente. Dobbiamo temere nel futuro prossimo queste interferenza? No. La pianificazione centrale si sta auto-distruggendo.

Siamo nel bel mezzo di un cambiamento di paradigma. La società occidentale si sta spostando verso un'economia prevalentemente fatta di servizi. La manifattura ha fatto il suo corso. Non c'è progresso senza una rottura degli equilibri di mercato precedenti. Poi il mercato si adatta alle nuove tecnologie, ma questo è un cambiamento che deve essere abbracciato come ci ha insegnato la storia del primo macchinario da maglieria. L'innovazione non deve mai essere scoraggiata, perché con il progresso tecnologico arrivano più opportunità per l'umanità.


martedì 25 ottobre 2016

Uber & gilde statali





di Gary North


Uber ha venduto la sua fetta di mercato in Cina ad una società di ride-sharing cinese. Otterrà quasi il 20% della società cinese, più $1 miliardo in capitale.

Al momento della vendita, Uber China aveva un valore di $7 miliardi. L'azienda cinese aveva un valore di $28 miliardi.

Questo settore non esisteva cinque anni fa.

L'azienda cinese ha 15 milioni di automobilisti e 300 milioni di iscritti. Stiamo parlando di quasi tutte le persone degli Stati Uniti -- uomini, donne e bambini. È presente in oltre 350 città.

L'azienda cinese ha concorrenti locali.

Jia Yueting, capo di LeEco e genitore dell'azienda concorrente più piccola chiamata Yidao Yidao-yongche, ha detto in un post sui social media che l'azienda avrebbe offerto vari tipi di sconti per attrarre i passeggeri ed evitare che vi sia un monopolio nel mercato.

"Yidao presto avvierà una campagna soddisfatti o rimborsati", secondo la traduzione fornita da un portavoce di LeEco.

In tutta l'Asia, Uber e imprese concorrenti sono in lotta per le quote di mercato.

Questa categoria di servizi è spuntata dal nulla per diventare una forza immensa in tutto il mondo. Pensate a questo: è una categoria che si basa sulle auto di proprietà privata. L'immensità del mercato è tale che la categoria di servizio è enorme. E diventerà molto più grande. I flussi di denaro saranno immensi.

È la velocità di diffusione che mi stupisce.

I tassisti sono condannati. Essi sono regolamentati. Lavorano per monopoli che pagano le tasse per il privilegio di offrire corse. Sono stati eclissati in meno di cinque anni in tutto il mondo. Questo indica quanto fosse incerto il loro futuro. Non c'è modo che rimarranno una gilda significativa nel prossimo decennio.

La sostituzione di una gilda da parte del mercato decentralizzato è un faro per la libertà. I tassisti avevano controllato il mercato delle corse per 80 anni. Ciononostante la loro professione è visibilmente condannata a sparire.

Nessuno tranne i tassisti se ne preoccupa. Non hanno sostenitori nella popolazione in generale. Non vi è alcun coinvolgimento emotivo nei confronti dei tassisti. Non c'è fedeltà. Le persone con soldi da spendere prendono i loro telefoni cellulari e vanno alla ricerca di un accordo migliore. Ce ne sono molti.

Ci sono $1 milione di finanziamenti intorno alla categoria dei tassisti. Non saranno ripagati. Le banche che hanno prestato i soldi si troveranno ad affrontare enormi perdite. Eppure questi tipi di prestiti sembravano quasi privi di rischio cinque anni fa.



UN CAMPANELLO D'ALLARME PER LE GILDE

Si tratta di un campanello d'allarme per qualsiasi gilda che conserva il suo sostegno grazie alla regolamentazione statale. Quest'ultima funge da barriera all'ingresso. Ma è inutile una volta che la popolazione sceglie fonti decentrate di approvvigionamento.

Ciò cambierà l'economia dell'India. Ma ancora più importante, cambierà il suo sistema delle caste. Per millenni alcune professioni sono state assegnate a caste specifiche. Tale sistema sparirà tra 30 anni. E poi cosa accadrà?

Il marketing aprirà i mercati agli imprenditori indipendenti. Per una gilda non esiste una frase più terribile di questa: "Appaltatori indipendenti." Per dieci secoli la concorrenza sui prezzi è stata la strategia che ha frantumato le gilde create dallo stato. La concorrenza sui prezzi è il grande dono del World Wide Web. Una ricerca su Google può mostrare qual è il prezzo più basso di qualsiasi cosa. Questo processo è inarrestabile. Non c'è scampo per la maggior parte delle gilde. La popolazione abbandonerà la sua dipendenza dalle gilde, ricerca dopo ricerca.

Una ricerca sul Web si basa su un presupposto: "Posso usare le valutazioni online dei clienti per eliminare i fornitori ad alto rischio. Il mio punto di riferimento è il prezzo." La popolazione sta imparando che non vi è alcuna necessità per una regolamentazione statale. Il libero mercato può fornire protezione da fornitori di bassa qualità. Questo atteggiamento si diffonderà ad ogni servizio, ogni settore, nel prossimo quarto di secolo.

Gli stati hanno creato feudi attraverso la regolamentazione. Hanno creato gilde dipendenti che si basano sulla regolamentazione e le licenze per escludere innovatori con prezzi più competitivi. La popolazione ha accettato questa difesa della regolamentazione statale. Ma ogni ricerca sul Web per un accordo migliore indebolisce questa fede.

Il Web sta liberando i consumatori dalle catene della regolamentazione statale. Sta facendo lo stesso con i fornitori. Sta quindi sfatando l'illusione che ci sia bisogno degli stati per proteggere una cittadinanza apparentemente impotente da fornitori senza scrupoli e incompetenti.

Yelp consente alle persone di lasciare commenti contro i fornitori inefficienti. La ricerca sul Web sta fornendo una versione decentrata di Yelp contro la regolamentazione statale, i fornitori protetti, ed i mercati chiusi. Questo processo è inarrestabile. Si diffonderà in ogni angolo dei mercati locali. L'obsolescenza imposta dallo stato sta affrontando uno tsunami di acquirenti e venditori che stanno trovando il modo di concludere affari reciprocamente vantaggiosi -- affari in cui lo stato gioca un piccolo o nessun ruolo.

L'abitudine di fare ricerche sul Web è l'abitudine di evadere dalle gilde. Sta indebolendo un millennio di affari forzati, mercati chiusi e fiducia nello stato affinché protegga la popolazione. Non c'è modo che le gilde possano invertire questo processo. La concorrenza sui prezzi è semplicemente troppo forte come motivazione. Questa offerta è irresistibile: "Posso farlo per voi nel modo più conveniente."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 21 gennaio 2016

Perché gli amanti dello stato odiano Uber


Ricordo a tutti i lettori interessati che è in vendita la mia traduzione dell'ultimo libro di Gary North, L'economia cristiana in una lezione, acquistabile a questo indirizzo: http://bit.ly/1JUqFIt. Con questo manoscritto North, attraverso uno sforzo letterario pregevole, unisce ciò che è stato diviso per anni da un mondo accademico cieco e sordo alla centralità dell'individuo nell'analisi economica: etica ed economia. L'escamotage della chiave di lettura teologica è utilizzata per chiarire al lettore come una visione epistemologica chiara sia fondamentale per uscire dall'attuale pantano intellettuale in cui è finita la teoria economica moderna.

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di Gary North


La regolamentazione statale delle strade di Londra risale al 1635. Iniziò sotto il re Carlo I, il quale era un tiranno e la cui vita finì sul patibolo nel 1649.

Carlo decise che le strade erano troppo affollate a Londra, e quello di cui la città aveva bisogno era il controllo statale sul numero di vetture. Questa tradizione s'è estesa fino ad oggi. Nelle principali città lo stato regola l'offerta di taxi, e il risultato è stato un aumento dei prezzi e il peggioramento del servizio. La regolamentazione statale ha creato un oligopolio delle imprese di taxi, le quali utilizzano il potere dello stato per estrarre maggiore ricchezza dalle persone che vogliono usufruire del loro servizio.

Questo assetto di cose, naturalmente, viene lodato da coloro che credono che lo stato debba essere chiamato in causa per regolare le nostre vite. Di recente mi sono imbattuto in un articolo scritto da un individuo simile. È stato pubblicato su un sito dedicato alla regolamentazione internazionale delle economie del mondo: www.theglobalist.com. Il sito non spiega come questo possa essere fatto senza un governo mondiale con il potere d'imporre le sue regole. L'articolo è intitolato: "Rethinking the Uber Vs. Taxi Battle: How Uber could be part of the solution (instead of embroiled in controversy)". Il presupposto è che Uber non sia la soluzione.

L'autore ha scritto un libro di prossima pubblicazione. Il titolo dice tutto: Raw Deal: How the "Uber Economy" and Runaway Capitalism Are Screwing American Workers. Vi siete fatti un'idea. Odia il libero mercato. Odia Uber perché sta facendo un profitto a scapito dei politici e del loro oligopolio, l'industria dei taxi.



GRATIS PER TUTTI

Inizia a descrivere il libero mercato come un posto in cui tutto è gratuito. In realtà, è lo stato che fa questa promessa: strade senza pedaggi costruite con i soldi delle tasse. Come per tutte le imprese finanziate dallo stato, vi è una maggiore domanda rispetto all'offerta quando il costo scende a zero. Questa è nota come la tragedia dei beni comuni. È il risultato inevitabile della politica statale quando fornisce qualcosa di gratuito per tutti. Nel 1973 ho scritto un articolo su questo argomento: "The Free-for-All Society." È breve. Potete leggerlo qui.

Tuttavia, questa storia mostra anche che molti di questi regolamenti sono stati emanati per buone ragioni. Dovrebbero essere condotti alcuni studi specifici per capire le cause del recente aumento della congestione del traffico a San Francisco, a New York e altrove.

Ciò porterebbe ad intuizioni più definitive su quanto il ride-sharing possa contribuire alla congestione -- o quanto di ciò possa essere il risultato atteso da un'economia in crescita.

Guardando indietro ai fatti storici, quello che spesso ha chiamato in causa interventi normativi è stata la proliferazione e il conseguente caos di una maggiore presenza di veicoli sulla strada.

Con la popolarità del ride-sharing, non è difficile immaginare come questo nuovo servizio possa tradursi, città dopo città, in un'abbondanza di vetture, scarsa sicurezza e inadeguata tutela dei consumatori.

Ah, sì: "tutela dei consumatori inadeguata." Protezione fornita da chi? Dallo stato. Questo produce sempre oligopoli, prezzi più alti e servizi scadenti. Tale protezione è un racket.

Questa è la critica standard alla libertà: gratis per tutti. Ci viene detto che il sistema profitti/perdite produce il caos. Ci viene detto che è necessario lo stato per portare ordine. Per avere ordine, stabilità ed equità, ci dev'essere un agente statale con un distintivo e una pistola. Poi la deve puntare contro il fornitore di un servizio a prezzi competitivi e dire: "Questo è illegale. Non farlo più."

La storia dei servizi livrei ci mostra come sia importante considerare le nostre strade un servizio pubblico, con le metropolitane, gli autobus, i taxi e ora i veicoli del ride-sharing uniti insieme in un sistema di trasporto da cui dipende la popolazione.

Negli spazi urbani densi, le diverse componenti del sistema di trasporto devono essere coordinate.

Dev'esserci un equilibrio di "convenienze concorrenti", con il bene pubblico tenuto in prima linea in queste discussioni -- invece di concentrarsi su quali aziende vinceranno nella battaglia tra Uber, Lyft e Big Taxi. Concentrarsi su tale questione significa farsi sfuggire l'importanza del quadro generale.

Ha deplorato la terribile situazione della congestione. Ha deplorato il fatto che, laddove il libero mercato viene autorizzato a fornire servizi di trasporto, le strade sono intasate. È tutta colpa del libero mercato, il quale permette a chiunque d'aprire un'attività come tassista, cosa che porta a lunghe ore di traffico.

Egli non precisa come questa situazione possa essere risolta. Non ha una soluzione specifica. Ma sa questo: lo stato deve fare qualcosa.  E qualcosa sarà fatto: una fusione tra Uber e corse finanziate con le tasse.

Sarebbe terribile, ha detto, se fosse permesso a pulmini di condurre più persone esattamente dove vogliono andare, perché questo indebolirebbe le linee degli autobus urbani. Non possiamo permetterlo.

Abbiamo bisogno del "giusto mix" tra libertà e tirannia.

Se le aziende di ride-sharing iniziano ad offrire pulmini che vanno su e giù lungo le tratte più frequentate e più redditizie, distruggerebbero le entrate del trasporto pubblico.

Le metropolitane, gli autobus, le automobili personali, i camion, i taxi e i veicoli di ride-sharing on-demand formano un sistema di trasporto per lo spostamento delle persone e delle merci da un luogo all'altro.

Ottenere il giusto mix di queste diverse opzioni, in particolare nelle aree urbane affollate, può fare la differenza: avere mezzi di trasporto efficienti ed eco-sostenibili, o avere una congestione perenne di veicoli.

Per secoli i funzionari statali ci hanno promesso il giusto mix tra libertà e tirannia, ma non hanno mai fatto la scelta giusta. Se invece l'avessero fatta, ora non avremmo servizi come Uber.

È a Londra che possiamo vedere tutta la disperazione dell'oligopolio dei taxi. Hanno convinto i politici a prendere in considerazione nuove norme nei confronti di Uber. Se tali norme verranno approvate, Uber non potrà accettare alcun cliente prima che siano passati cinque minuti dalla chiamata. Ad Uber non sarà consentito inviare la posizione di una sua vettura sul cellulare del cliente. Questo perché la vettura potrebbe essere nelle vicinanze. Ciò è considerato intollerabile dai tassisti.

I politici e i tassisti pensano di poter ingannare la popolazione. Pensano che gli elettori che utilizzano Uber non lo capiscano. Questa non è tutela dei consumatori, è invece protezione di un oligopolio. Uber può informare i propri clienti di tali regole. L'ha già fatto.

Mi piace citare Joe Louis su Billy Conn. "Può correre, ma non può nascondersi."



CONCLUSIONE

L'eredità di Carlo I è sopravvissuta fino ai giorni nostri: la regolamentazione dettagliata delle nostre vite.

Passo dopo passo la tecnologia sta respingendo questi regolamenti. Passo dopo passo i consumatori stanno cominciando a riaffermare la propria autorità. Passo dopo passo l'estensione della libertà sta infliggendo colpi apoplettici al pensiero dei difensori di Carlo I e delle sue migliaia di eredi. Per queste persone il mondo intero è come un chiodo, e loro dispongono del martello statale. Secondo loro ogni problema ha la stessa soluzione: una maggiore regolamentazione da parte dello stato, e maggiori sanzioni negative nei confronti di coloro che partecipano allo scambio volontario.

Per 150 anni l'hanno passata liscia dal punto di vista intellettuale. Le scuole pubbliche finanziate con le tasse hanno concesso loro questo vantaggio. Ma ora non potranno più goderne. Internet fornisce tecnologie di liberazione. Le persone stanno riguadagnando il loro potere di scelta.

Chi si oppone a questo potere di scelta da parte del consumatore, lo fa in nome del potere statale. Ma convincono sempre meno persone. La popolazione sta diventando consapevole del fatto che ci sono alternative alla regolamentazione statale. Gli imprenditori in cerca di profitto e i clienti in cerca di benefici si stanno unendo grazie ad Internet, che non è controllato dallo stato. È iniziata una nuova era di libertà, e i difensori degli eredi spirituali di re Carlo I sono ora sulla difensiva.

Pensate ad Internet come ad un patibolo. Uno dopo l'altro, regolamento dopo regolamento, Internet sta decapitando questi piccoli tiranni. La concorrenza dei prezzi è la lama.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 18 giugno 2015

Uber e l'ABC dell'economia

Prima di leggere questo pezzo, consiglio a chi non l'avesse ancora fatto di leggere il saggio di Bastiat "Le Macchine". In questo modo riuscirete a capire che coloro che protestano contro Uber non sono altro che la manifestazione odierna dei luddisti. Ugualmente ai loro avi, vanno in giro a distruggere i beni di quei "portatori della novità". Infatti la fallacia ipocrita e meschina che spesso risuona nelle loro bocche, prevede l'attacco di Uber poiché aiuterebbe i suoi dipendenti ad evadere le tasse. Questo è un pensiero dettato dall'invidia. Vuole la distruzione della posizione di successo raggiunta da qualcun altro. E' come se un prigioniero scappasse di prigione e un altro degli incarcerati avvertisse la guardia. Invece di pretendere di essere esonerati dal pagamento delle tasse, i tassisti vogliono imprigionare chi è riuscito a trovare una scappatoia dalla camera a gas rappresentata dal fisco. Il cosiddetto "investimento" nelle licenze è semplicemente un investimento improduttivo, poiché sostenuto dal potere di coercizione dello stato che erige barriere all'ingresso per controllare quanto più possibile il mercato in questione. Diversamente dalla volontà pianificatrice dello stato, le forze di mercato creano quegli anticorpi che corrodono tali barriere. Possono essere sostenute attraverso politiche che precluduno l'uso della novità, ma alla fine vengono abbattute. Accade sempre. Anche perché, chi ormai pensa più alle lavandaie? A coloro che accendevano le candele per illuminare le strade pubbliche? Uber potrebbe portare all'estinzione della figura professionale del tassista, ma ciò non è un male. Il mercato, infatti, tende ad incrementare l'efficienza e a scacciare i lavori usuranti, permettendo agli individui di risparmiare tempo e risorse con i quali migliorare i beni e servizi esistenti.
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di James E. Miller


L'anno scorso il servizio Uber car-sharing, ha avuto il privilegio d'essere il bersaglio primario del disgusto sinistroide nei confronti del capitalismo. Non solo la compagnia ha sfidato le tradizionali barriere all'ingresso stabilite dai cartelli statali, ma si è anche guadagnata la diffidenza della stampa mainstream. Gran parte di questo antagonismo è stato trainato da un'osservazione poco dignitosa espressa dal dirigente Emil Michael, il quale avrebbe voluto scovare dati personali sconvenienti riguardo i giornalisti. Michael ha poi chiesto scusa per queste osservazioni e ha detto di non possedere niente di tutto ciò.

Ma i commenti della stampa, scandalosi e fuori luogo, hanno reso la vita difficile ad Uber. Durante tutto il 2014 sono stati scritti un sacco di articoli denigratori sul modello di business della compagnia. I progressisti che scrivono su The Nation hanno addirittura proposto di socializzare Uber, cosicché i guidatori avrebbero avuto una quota della compagnia (gli autori non si rendono conto che la socializzazione comporterebbe un controllo da parte dello stato piuttosto che da un sindacato operaio).

Ma alla fine, la stampa non può far altro che soffiare sul fuoco del risentimento pubblico. Stati e consigli comunali hanno sferratto l'attacco più grande a Uber, poiché hanno introdotto una serie di disegni di legge o per vietare il servizio, oppure per limitarne notevolmente l'accessibilità. Intere nazioni sono arrivate a vietare Uber all'interno dei loro confini.

Con un anno difficile alle spalle, non sembra come i tempi possano migliorare per Uber. Il modello di business della compagnia è ancora una volta sottoposto alle paranoie degli incartapesce, i quali non comprendono l'ABC dell'economia. Gli avversari di Uber nella carta stampata sono più agguerriti che mai, soprattutto perché secondo il loro giudizio i prezzi della compagnia sono sleali.

Alla fine del 2014, il servizio di ride-sharing si è preparato per le festività di Capodanno attuando quello che si chiama un "aumento dei prezzi". La logica è semplice: con una maggiore domanda di corse, ci dev'essere un modo per fornire il servizio ai clienti. Le corse non sono gratuite. Capodanno è un giorno in cui si possono incontrare più persone ubriache del solito, e tutti sono d'accordo che coloro che alzano troppo il gomito non devono guidare. Per questo motivo il servizio di Uber, che riporta a casa i festaioli sani e salvi, è un vero e proprio bene pubblico.

Ma gli imperativi morali non sempre rappresentano un buon modo di fare economia. Le risorse sono scarse, inclusi i guidatori e le vetture di Uber. Quindi la compagnia ha dovuto trovare un modo per bilanciare la domanda con un'offerta limitata, o per dirla in gergo economico, adeguarsi alla curva della domanda quando si sposta verso destra. E' qui che entrano in gioco gli aumenti dei prezzi ed è anche qui dove risiede la reazione anti-Uber.

Numerosi commentatori online hanno fatto del sarcasmo circa l'aumento dei prezzi dopo aver accettato il servizio. Anche se Uber aveva avvertito i clienti di questa evenienza, non è riuscito a frenare le lamentele. Alcuni degli indignati l'hanno definita "fare la cresta sui prezzi" – un termine destinato a suscitare il classico odio anti-capitalista. Nonostante tutte le lamentele, c'è una semplice ragione economica per un aumento dei prezzi.

Come ha scritto Thomas Sowell: "La prima lezione dell'economia è la scarsità: non c'è mai abbastanza di una qualsiasi cosa per soddisfare tutti coloro che la vogliono." La legge della domanda e dell'offerta dice che quando aumenta la domanda, aumenta anche il prezzo. Quanto più un prodotto, o un servizio, è richiesto, tanto più aumenta l'opportunità di profitto per il produttore. Però questa dinamica non verte esclusivamente sull'incrementare i profitti. Le variazioni dei prezzi permettono ai fornitori di poter scegliere tra le persone che richiedono i loro prodotti. Se la notte di Capodanno qualcuno è disposto a pagare $50 per un passaggio a casa e un altro è disposto a pagarne $60, il conducente di Uber sceglierebbe a chi offrire il servizio. In questo modo, la persona che vuole fortemente il servizio può pagare per il privilegio di ottenerlo rispetto agli altri.

Lo scopo del sistema dei prezzi è quello di garantire che le risorse vengano destinate a chi le richiede di più. E' per questa ragione che il socialismo – la distribuzione arbitraria di beni e servizi da parte di burocrati statali – non può funzionare. Se la notte di Capodanno Uber avesse offerto un prezzo universale per il suo servizio, ci sarebbe stata una carenza di corse. Per quanto le persone si possano lamentare di un servizio costoso, è sempre meglio del non avere alcun servizio.

L'aumento dei prezzi di Uber è il modo più efficiente per assicurarsi che coloro che desiderano i suoi servizi, li possano ricevere. Ma serve anche ad un altro scopo importante. Prima di Capodanno era scoppiato un altro scandalo in seguito alla crisi degli ostaggi a Sydney, Australia. Mentre gli ostaggi fuggivano, i guidatori di Uber sono stati chiamati in massa. La compagnia, al solito, ha risposto alla crescente domanda incrementando le tariffe. Tra l'altro l'aumento dei prezzi aveva attirato più guidatori sul luogo, permettendo all'offerta di tenere il passo con la domanda. I guidatori di Uber non sono automi che vanno dovunque ci siano dei problemi. Si trovano in questo business per racimolare qualche soldo, altrimenti avrebbero scelto un'altra professione. Il reddito supplementare è il modo migliore per attirare gli imprenditori e ogni guidatore di Uber agisce in proprio. Con l'aumento dei prezzi, Uber sperava di avere più guidatori disponibili per coloro che fuggivano da una situazione di pericolo.

Il piano non ha funzionato così bene. La reazione del pubblico è stata così negativa che la compagnia ha rilasciato delle scuse ufficiali e ha rimborsato tutti coloro che hanno utilizzato il servizio in seguito alla crisi degli ostaggi. Questo è stato un caso in cui l'incremento dei prezzi ha fallito. Un altro, a sorpresa, si è verificato alla vigilia di Capodanno, quando molti hanno scelto di non pagare l'aumento delle tariffe. Ciò che aveva economicamente senso, non è stato compreso come previsto – un altro esempio di scarsa lungimiranza da parte di Uber.

L'imprenditorialità richiede d'essere consapevoli delle opportunità di profitto. Come azienda, Uber ha riempito una nicchia economica offrendo ai consumatori corse a prezzi accessibili e personalizzabili. Ha sostanzialmente offerto un'alternativa al di fuori dei cartelli dei taxi. Per la sua alertness alla domanda, Uber è stato profumatamente ricompensato con quasi $10 miliardi di guadagni. Il successo, tuttavia, non è mai un evento isolato. E Uber è entrato in competizione con l'opposizione politica.

Per il momento Uber merita la sua popolarità nelle principali città poiché fornisce un ottimo servizio. Lamentarsi delle sue tattiche commerciali aggressive e proporre modi per limitarne il potere di mercato, è una strategia miope. Uber risponde al mercato. Il modello di business della compagnia non sempre è perfetto, soprattutto perché le creazioni dell'uomo sono intrinsecamente imperfette. Detto questo, non vi è alcuna ragione per cui la compagnia debba essere osteggiata così dalla stampa e dalla sinistra politica. Le intenzioni degli avversari di Uber sembrano voler danneggiare la compagnia piuttosto che tutelare i consumatori. E' solo una questione di tempo prima che la compagnia passi da disgregatore schumpeteriano ad impresa autorizzata dallo stato. E' un peccato, ma prevedibile in un'economia così strettamente allineata con lo stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/