mercoledì 8 dicembre 2021

Green Armageddon, Parte #3

 

 

di David Stockman

L'evidenza geologica e paleontologica afferma in modo schiacciante che la temperatura globale media odierna di circa 15 °C e le concentrazioni di CO2 di 420 ppm non sono nulla di cui preoccuparsi. Anche se salgono rispettivamente a circa 17-18 °C e 500-600 ppm entro la fine del secolo, ciò potrebbe bilanciare o migliorare la sorte dell'umanità.

Dopotutto le civiltà fiorite durante gli ultimi 10.000 anni hanno occupato uniformemente la parte rossa del grafico qui sotto. Le suddette civiltà hanno caratterizzato: l'era minoica, l'era greco-romana, il medioevo e le rivoluzioni industriali e tecnologiche dell'era attuale. Allo stesso tempo, le numerose cadute nei secoli bui sono avvenute quando il clima è diventato più freddo (blu).

E questo è solo logica: quando è più caldo e più umido, le stagioni di crescita sono più lunghe ed i raccolti sono migliori, indipendentemente dalla tecnologia e dalle pratiche agricole del momento. Ed è anche meglio per la salute umana e della comunità in generale: la maggior parte delle piaghe mortali della storia si sono verificate in climi più freddi, come la peste nera del 1344-1350.

Eppure la narrativa della crisi climatica liquida sommariamente queste prove scientifiche mediante due dispositivi ingannevoli che invalidano l'intera storia del riscaldamento globale antropogenico.

In primo luogo, ignora l'intera storia della Terra pre-Olocene (ultimi 10.000 anni), anche se la scienza mostra che più del 50% delle volte negli ultimi 600 milioni di anni, le temperature globali sono ricadute nell'intervallo di 25 °C, o il 67% in più rispetto ai livelli attuali e ben oltre quanto previsto dai modelli climatici più sconvolgenti di oggi. Ma, cosa cruciale, i sistemi climatici planetari non sono entrati in un ciclo apocalittico: il riscaldamento è sempre stato controllato e invertito da potenti forze compensative.

Anche la storia che gli allarmisti riconoscono è stata grottescamente falsificata. Come abbiamo mostrato nella Parte #2, la cosiddetta salita degli ultimi 1000 anni in cui le temperature sono rimaste piatte fino al 1850 e ora stanno salendo a livelli presumibilmente pericolosi, è falsa. È stata fabbricata in modo fraudolento dall'IPCC (International Panel on Climate Change) per cancellare il fatto che le temperature nel mondo preindustriale del periodo caldo medievale (1000-1200 d. C.) erano più alte di quelle attuali.

In secondo luogo, si afferma falsamente che il riscaldamento globale sia una strada a senso unico in cui le crescenti concentrazioni di gas serra e soprattutto di CO2 stanno causando un continuo aumento termico della Terra. La verità è che le concentrazioni più elevate di CO2 sono una conseguenza ed un sottoprodotto delle attuali temperature in aumento naturale, non la causa.

La storia ora "cancellata" del pianeta ci dice la verità sulla CO2: durante il periodo cretaceo tra 145 e 66 milioni di anni fa, un esperimento naturale ha fornito la completa assoluzione per la ormai bistrattata molecola di CO2. Durante quel periodo le temperature globali sono aumentate drammaticamente da 17 °C a 25 °C, un livello molto al di sopra di qualsiasi altra previsione degli odierni talebani del clima.

Ahimè, la CO2 non era il colpevole. Secondo la scienza le concentrazioni di CO2 nell'ambiente calarono durante quella distesa di 80 milioni di anni, scendendo da 2.000 ppm a 900 ppm alla vigilia dell'estinzione dei dinosauri 66 milioni di anni fa.

Potreste pensare che questo fatto compensatore farebbe riflettere i cacciatori di streghe della CO2, ma ciò significherebbe ignorare di cosa c'è alla base dell'intera faccenda sul cambiamento climatico. Cioè, non si tratta di scienza, salute e benessere umani o della sopravvivenza del pianeta Terra; si tratta di politica e della ricerca incessante della classe politica/burocratica dell'ennesima scusa per aumentare il potere statale.

Infatti la narrativa sul cambiamento climatico è il tipo di mantra politico ritualizzato che viene inventato più e più volte dalla classe politica e dalla nomenklatura permanente dello stato moderno (es. professori, think tank, lobbisti, funzionari pubblici, burocrati, ecc.) al fine di raccogliere ed esercitare il potere statale.

Per parafrasare il grande Randolph Bourne, inventare presunti fallimenti del capitalismo, come la propensione a bruciare troppi idrocarburi, è la salute dello stato. Infatti la fabbricazione di falsi problemi e minacce che presumibilmente possono essere risolti solo con un intervento statale è diventato il modus operandi di una classe politica che ha usurpato il ruolo della democrazia moderna.

In tal modo le élite al potere si sono così abituate ad un tale successo senza ostacoli della loro strategia malefica che sono diventate sciatte, superficiali, negligenti e disoneste. Ad esempio, nel momento in cui si verifica un'ondata di caldo in estate, questi eventi meteorologici naturali vengono incasellati dai giornalisti nel mantra del riscaldamento globale senza nemmeno pensarci due volte.

Eppure non c'è assolutamente alcuna base scientifica per tutto questo tam-tam mediatico. Infatti il NOAA pubblica un indice delle ondate di caldo basato su picchi di temperatura estesi, che durano più di 4 giorni e che si prevede si verifichino una volta ogni 10 anni in base ai dati storici.

Come è evidente dal grafico qui sotto, gli unici veri picchi nelle ondate di calore che abbiamo avuto negli ultimi 125 anni sono avvenuti negli anni '30. La frequenza dei mini picchi delle ondate di calore dal 1960 in poi non è maggiore di quella dal 1895 al 1935.

Allo stesso modo, tutto ciò che serve è un buon uragano Cat 2 e tutti impazziscono parlando di cambiamento climatico causato dall'essere umano. Naturalmente questo ignora del tutto i dati del NOAA riassunti in quello che è noto come indice ACE (energia ciclonica accumulata).

Questo indice è stato sviluppato per la prima volta dal famoso esperto di uragani e professore della Colorado State University, William Gray. Utilizza un calcolo dei venti massimi di un ciclone tropicale ogni sei ore, poi viene quindi moltiplicato per sé stesso in modo da ottenere il valore dell'indice per tutte le tempeste per tutte le regioni per gli ultimi 170 anni (la linea blu è la media mobile a sette anni).

Il sottoscritto ha un riguardo speciale per l'esperienza di William Gray. Ai tempi del private equity, abbiamo investito in una società, Property-Cat, che si occupava dell'attività super rischiosa di fornire assicurazioni contro i danni causati da uragani e terremoti molto violenti. Stabilire correttamente i premi non era un affare da poco, ed erano le analisi, i database a lungo termine e le previsioni del professor Gray da cui dipendevano i nostri sottoscrittori.

Vale a dire, centinaia di miliardi di dollari di copertura assicurativa erano allora e vengono ancora sottoscritte con l'ACE come input cruciale. Tuttavia, se si esamina la media mobile a 7 anni (linea blu) nel grafico qui sotto, è evidente che l'ACE era alto o più alto negli anni '50 e '60 come lo è oggi e che lo stesso era vero per la fine degli anni '30 ed il periodo 1880-1900.

Quanto sopra è un indice aggregato di tutte le tempeste ed è quindi una misura completa. Ma per fugare ogni dubbio, esamineremo i dati sugli uragani a livello individuale. Le barre rosa rappresentano il numero di grandi tempeste Cat 3-5, mentre le barre rosse rifletteno il numero delle tempeste Cat 1-2 e quelle blu il numero di tempeste tropicali che non hanno raggiunto l'intensità Cat 1.

Le barre accumulano il numero di tempeste ad intervalli di 5 anni e riflettono l'attività registrata a partire dal 1851. Il motivo per cui presentiamo tre itnervalli, rispettivamente per i Caraibi orientali, i Caraibi occidentali e le Bahamas/Turks & Caicos, è che le tendenze in queste tre sottoregioni divergono nettamente. E questa è la pistola fumante.

Se il riscaldamento globale generasse più uragani, come sostiene costantemente il mainstream, l'aumento sarebbe uniforme in tutte queste sottoregioni, ma chiaramente non lo è. Dal 2000, ad esempio:

• i Caraibi orientali hanno avuto un modesto aumento delle tempeste tropicali di categoria più alta rispetto alla maggior parte degli ultimi 170 anni;

• i Caraibi occidentali non sono stati affatto insoliti e sono stati ben al di sotto dei conteggi durante il periodo 1880-1920;

• la regione delle Bahamas/Turks & Caicos, dal 2000, è stata in realtà ben più debole che durante il 1930-1960 ed il 1880-1900.

La verità è che l'attività degli uragani atlantici è generata dalle condizioni di temperatura atmosferica e oceanica nell'Atlantico orientale e nel Nord Africa. Queste forze, a loro volta, sono fortemente influenzate dalla presenza di un El Niño o La Niña nell'Oceano Pacifico. Gli eventi di El Niño aumentano il gradiente del vento sull'Atlantico, producendo un ambiente meno favorevole per la formazione di uragani e diminuendo l'attività delle tempeste tropicali nel bacino atlantico. Al contrario, La Niña provoca un aumento dell'attività degli uragani a causa di una diminuzione del gradiente del vento.

Questi eventi nell'Oceano Pacifico, ovviamente, non sono mai stati correlati con il basso livello di riscaldamento globale naturale ora in corso.

Il numero e la forza degli uragani atlantici possono anche subire un ciclo da 50 a 70 anni noto come oscillazione multidecennale atlantica. Ancora una volta, questi cicli non sono correlati alle tendenze del riscaldamento globale sin dal 1850.

Tuttavia gli scienziati hanno ricostruito l'attività dei principali uragani atlantici all'inizio del XVIII secolo (il 1700) e hanno trovato cinque periodi con una media di 3-5 uragani principali all'anno e della durata di 40-60 anni ciascuno; e altri sei periodi con una media di 1,5-2,5 uragani principali all'anno e della durata di 10-20 anni ciascuno. Questi periodi sono associati ad un'oscillazione decennale correlata all'irradiamento solare, che è responsabile dell'aumento/attenuazione del numero di uragani principali di 1-2 all'anno e chiaramente non è un prodotto dell'essere umano.

Inoltre, come in tutto il resto, anche le registrazioni a lungo termine dell'attività delle tempeste escludono l'attività umana, perché per la maggior parte del tempo negli ultimi 3000 anni, ad esempio, non c'è stata. Tuttavia, secondo un proxy per quel periodo in un lago costiero a Cape Cod, l'attività degli uragani è aumentata in modo significativo negli ultimi 500-1.000 anni rispetto ai periodi precedenti.

In breve, non c'è motivo di credere che questi precursori e tendenze a lungo termine siano state influenzate dal modesto aumento delle temperature medie globali dalla fine della Piccola Era Glaciale nel 1850.

Si dà il caso che la stessa storia sia vera per quanto riguarda gli incendi boschivi, la terza categoria di disastri naturali su cui si fiondano i talebani del clima. Ma in questo caso è stata una cattiva gestione forestale, non il riscaldamento globale causato dall'essere umano, che ha trasformato gran parte della California in una discarica di legna secca.

Ma non credetemi sulla parola, ecco cosa dice Pro Publica finanziata da George Soros: gli ambientalisti hanno talmente ingessato le agenzie di gestione forestale federali e statali che le minuscole "ustioni controllate" di oggi sono solo una frazione infinitesimale di ciò che Madre Natura stessa ha compiuto prima che arrivasse sulla scena la mano amica delle presunte autorità politiche di oggi.

Gli accademici ritengono che ogni anno nella California preistorica venivano bruciati tra i 4,4 milioni e gli 11,8 milioni di acri. Tra il 1982 e il 1998, i gestori del territorio dell'agenzia della California bruciarono, in media, circa 30.000 acri all'anno. Tra il 1999 ed il 2017 quel numero è sceso a 13.000 acri all'anno. Lo stato ha approvato nuove leggi nel 2018, progettate per facilitare la combustione intenzionale. Ma pochi sono ottimisti sul fatto che questo, da solo, porterà ad un cambiamento significativo.

Viviamo con un carico arretrato preoccupante. Nel febbraio 2020 Nature Sustainability ha pubblicato questa terrificante conclusione: la California dovrebbe bruciare 20 milioni di acri, un'area delle dimensioni del Maine, per ristabilirsi in termini di incendio.

In breve, se non ripulite e bruciate il legno morto, costruite un gigantesco acciarino che richiede solo un fulmine, una scintilla da una linea elettrica non riparata o la negligenza umana per accendersi in un inferno di fuoco. Come ha riassunto un ambientalista ed esperto con 40 anni di esperienza sulle spalle:

[...] C'è solo una soluzione, quella che conosciamo ma che ancora evitiamo: dobbiamo accendere un buon fuoco a terra e ridurre parte di quel carico di legname morto.

Infatti un'impronta umana notevolmente più grande nelle aree arbustive soggette ad incendi e nelle aree di Chaparral (alberi nani) lungo le coste aumenta il rischio che i residenti vi diano fuoco. La popolazione della California è quasi raddoppiata dal 1970 al 2020, da circa 20 milioni di persone a 39,5 milioni di persone, e quasi tutto tal incremento è avvenuto nelle aree costiere.

In tali condizioni, i forti venti naturali della California, che si alzano periodicamente, sono i principali colpevoli che alimentano e diffondono le fiamme. I venti di Diablo a nord e quelli di Santa Ana a sud possono raggiungere la forza di un uragano. Quando il vento si sposta a ovest sulle montagne della California e scende verso la costa, si comprime, si riscalda e si intensifica. I venti soffiano fiamme e trasportano braci, diffondendo rapidamente gli incendi prima che possano essere contenuti.

Tra le altre prove che l'industrializzazione ed i combustibili fossili non sono i colpevoli, c'è il fatto che i ricercatori avevano dimostrato che quando la California era occupata da comunità indigene, gli incendi avrebbero bruciato circa 4,5 milioni di acri all'anno. È quasi sei volte il periodo 2010-2019, quando gli incendi hanno bruciato una media di appena 775.000 acri all'anno in California.

Al di là dello spiacevole scontro di tutte queste forze naturali con le politiche statali sbagliate su foreste e arbusti, c'è in realtà una pistola fumante ancora più evidente.

Vale a dire, i talebani del clima non hanno ancora abbracciato l'assurda tesi secondo cui il presunto aumento delle temperature del pianeta abbia preso di mira lo Stato Blu della California per un qualche tipo di punizione divina. Tuttavia, quando esaminiamo i dati da inizio anno per gli incendi boschivi, scopriamo che, a differenza della California e dell'Oregon, gli Stati Uniti nel loro insieme stanno vivendo gli anni di incendio più deboli sin dal 2010.

Proprio così. Al 24 agosto di ogni anno, i territori bruciati ponderati ad una media di 10 anni sono stati di 5,114 milioni di acri negli Stati Uniti, ma nel 2020 sono risultati inferiori del 28%, a 3,714 milioni di acri.

Dati nazionali sugli incendi da inizio anno

Infatti ciò che mostra il grafico qui sopra è che su base nazionale non c'è stata alcuna tendenza al peggioramento durante l'ultimo decennio, solo enormi oscillazioni di anno in anno, alimentate non da un grande vettore di calore planetario ma dal cambiamento delle condizioni meteorologiche ed ecologiche locali.

Non si può passare da 2,7 milioni di acri bruciati nel 2010 a 7,2 milioni di acri nel 2012, poi di nuovo a 2,7 milioni di acri nel 2014, poi a 6,7 ​​milioni di acri nel 2017, seguiti da appena 3,7 milioni di acri nel 2020, e ancora litigare con i talebani del clima che il pianeta è arrabbiato.

Al contrario, l'unica vera tendenza evidente è che su base decennale negli ultimi tempi la superficie media degli incendi boschivi in ​​California è aumentata lentamente, a causa del triste fallimento sopra descritto delle politiche statali di gestione forestale. Ma anche l'andamento medio della superficie degli incendi, in lieve aumento sin dal 1950, è un errore di arrotondamento rispetto alle medie annuali della preistoria, quasi 6 volte maggiori rispetto al decennio più recente.

Inoltre la tendenza in lieve aumento sin dal 1950, come mostrato di seguito, non deve essere confusa con la falsa affermazione dei talebani del clima secondo cui gli incendi della California sono "aumentati ogni anno in devastazione", come riportato dal New York Times.

Infatti stanno confrontando gli incendi superiori alla media del 2020 con quelli del 2019, anno che ha visto una quantità insolitamente piccola di superficie bruciata: solo 280.000 acri rispetto ai 1,3 milioni e 1,6 milioni rispettivamente nel 2017 e nel 2018, e 775.000 in media nell'ultimo decennio.

Né questa mancanza di correlazione con il riscaldamento globale è solo un fenomeno della California e degli Stati Uniti. Come mostrato nel grafico qui sotto, l'estensione globale della siccità, misurata da cinque livelli di gravità, con il marrone come il più estremo, non ha mostrato alcuna tendenza al peggioramento negli ultimi 40 anni.

Estensione globale di cinque livelli di siccità, 1982-2012

Questo ci porta al punto di raccordo: non c'è alcuna crisi climatica, ma la bufala dell'effetto antropico ha contaminato così profondamente la narrativa mainstream e l'apparato politico nelle capitali di tutto il mondo che la società contemporanea sta decidendo di commettere un seppuku economico.

Questo perché, in contrasto con la falsa tesi secondo cui l'aumento dell'uso di combustibili fossili dopo il 1850 ha causato lo scollamento del sistema climatico planetario, c'è stata una massiccia accelerazione della crescita economica globale e del benessere umano. Un elemento essenziale alla base di questo salutare sviluppo è stato il massiccio aumento dell'uso di combustibili fossili a basso costo per alimentare la vita economica.

Il grafico qui sotto non potrebbe essere più chiarificatore. Durante l'era preindustriale tra il 1500 e il 1870, il PIL mondiale reale è cresciuto solo dello 0,41% all'anno. Al contrario, durante gli ultimi 150 anni nell'era dei combustibili fossili, la crescita del PIL globale è accelerata al 2,82% annuo, ovvero quasi 7 volte più velocemente.

Questa crescita più elevata, ovviamente, è in parte il risultato di una popolazione globale più numerosa e molto più sana, accadimento reso possibile dall'innalzamento del tenore di vita. Tuttavia non è stato solo il contributo umano a far salire vertiginosamente il livello del PIL.

Anche la fantastica mobilitazione del capitale intellettuale e della tecnologia hanno contribuito. Uno dei vettori più importanti è stata l'ingegnosità dell'industria dei combustibili fossili nello sbloccare l'enorme tesoro immagazzinato da Madre Natura durante i lunghi eoni più caldi e umidi degli ultimi 600 milioni di anni.

Inutile dire che la curva del consumo energetico mondiale corrisponde strettamente all'aumento del PIL globale mostrato sopra. Così, nel 1860, il consumo energetico globale ammontava a 30 exajoule all'anno e praticamente il 100% di esso era rappresentato dallo strato blu, etichettato come "biocarburanti" (es. legno).

Da allora il consumo energetico annuo è aumentato di 18 volte a 550 exajoule (100 miliardi di barili di petrolio equivalenti), ma il 90% di tale aumento è dovuto al gas naturale, al carbone e al petrolio. Il mondo moderno e l'economia globale di oggi non esisterebbero senza il massiccio aumento nell'uso di questi combustibili efficienti, il che significa che il reddito pro-capite e gli standard di vita sarebbero altrimenti solo una piccola frazione dei livelli attuali.

Sì, l'aumento della prosperità grazie ai combustibili fossili ha generato un aumento proporzionato delle emissioni di CO2. Ma contrariamente a quanto afferma la narrativa sul cambiamento climatico, la CO2 non è un inquinante!

Come abbiamo visto, l'aumento delle concentrazioni di CO2, da circa 290 ppm a 415 ppm sin dal 1850, equivale ad un errore di arrotondamento sia nel lungo trend storico sia in termini di carichi atmosferici da fonti naturali.

Per quanto riguarda il primo, le concentrazioni inferiori a 500 ppm sono solo sviluppi recenti dell'ultima era glaciale, mentre durante le precedenti ere geologiche le concentrazioni avevano raggiunto i 2400 ppm.

Allo stesso modo, gli oceani contengono circa 37.400 miliardi di tonnellate di carbonio sospeso, la biomassa terrestre ne ha 2.000-3.000 miliardi di tonnellate e l'atmosfera contiene 720 miliardi di tonnellate di CO2. Quest'ultima da solo è più di 20 volte le attuali emissioni fossili (35 miliardi di tonnellate) mostrate di seguito.

Naturalmente il lato opposto dell'equazione è che gli oceani, la terra e l'atmosfera assorbono continuamente CO2, quindi i carichi incrementali da fonti umane sono molto piccoli. Ciò significa anche che anche un piccolo cambiamento nell'equilibrio tra oceani e aria causerebbe un aumento/calo delle concentrazioni di CO2 molto più grave di qualsiasi cosa attribuibile all'attività umana.

Ma dal momento che i talebani del clima implicano falsamente che il livello "preindustriale" di 290 parti per milione esisteva dal Big Bang e che il modesto aumento sin dal 1850 è un biglietto di sola andata per l'inferno, sono ossessionati da un presunto equilibrio nel ciclo del carbonio senza alcun motivo valido.

In realtà, il continuo cambiamento dell'equilibrio del carbonio sulla Terra può essere accolto con un ragionevole: "E allora!?"


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


👉 Qui il link alla Prima Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/11/green-armageddon-parte-1.html

👉 Qui il link alla Seconda Parte: https://www.francescosimoncelli.com/2021/12/green-armageddon-parte-2.html

👉 Qui il link alla Quarta Parte: 

👉 Qui il link alla Quinta Parte:


martedì 7 dicembre 2021

La guerra che abbiamo vissuto e la nascita del nuovo

 

 

di Jeffrey Tucker

Ieri ero a Marshalls, dove le transenne tengono le persone in fila alle casse separate come bestiame in una mangiatoia. I clienti si avvicinano alla cassa dove c'è una persona mascherata dietro il plexiglass, pagano con tecnologia "touchless" e scappano via con la speranza di aver evitato un nemico patogeno che non possiamo vedere. Non possiamo vederlo ma di sicuro abbiamo istituzionalizzato dei modi per evitarlo, tutti codificati dalla “scienza” e imposti con la forza. E dalla paura, ovviamente.

Come gli adesivi "distanziamento sociale" sul pavimento, tutto questo apparato fa parte delle reliquie sopravvissute di un mondo impazzito. Nessuna prova dei vestiti, nessun profumo campione, ecc. Un dipendente si trova all'ingresso per imporre l'uso della mascherina ("Tenga la maschera sul naso!"). Fa tutto parte del "controllo dei virus", diventato una liturgia religiosa da circa 20 mesi a questa parte.

Questi segni e simboli del panico di massa stanno gradualmente scomparendo, lasciando dietro di loro tristezza, rimpianto, sogni infranti, traumi psicologici, cattiva salute, imprese rovinate, amicizie e famiglie spezzate, e una perdita di fiducia in una miriade di istituzioni che una volta davamo per scontato.

Le persone che hanno fatto questo al mondo si aggrappano ancora alla speranza di poter tornare indietro dai disastri che hanno creato, o almeno questo sembra essere il punto principale dell'obbligo di vaccinazione a livello nazionale e per gli stranieri che viaggiano. È la migliore speranza, così credono, per avere una copertura, quindi a loro giudizio tutti devono siringarsi per riavere la libertà! Abbiamo resistito ai loro dettami, per ignoranza dicono, quindi li hanno dovuti imporre con maggiore violenza.

Stiamo quindi passando dalla danza kabuki del Covid ad un sistema di aperta segregazione del puro contro l'impuro, una situazione che abbiamo già visto durante gli episodi moralmente più eclatanti della storia moderna. Mentre ai puri viene concessa la libertà, gli impuri non possono viaggiare, non possono partecipare alla vita pubblica e talvolta non possono fare acquisti o ricevere cure mediche.

Non importa che i dati non stiano al gioco: mentre esiste un certo beneficio per i vulnerabili se si vaccinano, il beneficio per la salute pubblica diventa di giorno in giorno sempre più inesistente, soprattutto visto il modo in cui le autorità sanitarie hanno ostinatamente negato ciò che almeno 106 studi hanno già confermato.

Quello che abbiamo passato è impossibile da descrivere in una frase, perché ci sono tante dimensioni in ballo; ha colpito e traumatizzato tutto e tutti.

Una volta ho provato ad immaginare come sarebbe stato il contraccolpo (era la fine di aprile 2020, scrivendo che la follia sarebbe continuata per un altro anno e mezzo). Ho scritto di una rivolta imminente contro le mascherine, contro i media generalisti, contro i politici, contro la vita solo su Zoom, contro il distanziamento sociale, contro il mondo accademico, contro gli esperti in generale e contro le autorità di sanità pubblica in particolare.

Avevo ragione, ma ero troppo in anticipo. Quello che era iniziato come un terribile errore di giudizio politico e burocratico, è diventato una politica radicata e poi una pratica generalizzata: ignorare i diritti umani fondamentali in ogni ambito della vita. Le scuole sono rimaste chiuse per un anno, mentre l'imposizione dell'assurdità è divenuta uno stile di vita.

Il risultato non è stato solo una carneficina, ma anche apprendimento: il passare del tempo ha evidenziato che stiamo vivendo non solo la morte di vecchie istituzioni, ma anche la nascita di nuove. È stato a dir poco emozionante da guardare.

Le restrizioni Covid e la "cancel culture" sono andate a braccetto, facendo fuori dallo spazio pubblico alcuni degli intellettuali più intelligenti. Hanno cancellato i loro account sui social media, i loro posti di lavoro ed il loro accesso al loro pubblico è stato strozzato. Questo perché i social media hanno aderito per diventare portavoce del regime. Il risultato è stato solo desolazione: tutto ciò che ha rafforzato la linea degli obblighi è stato consentito e qualsiasi cosa contraddittoria è stata bloccata. Le riviste scientifiche non sono risultate molto migliori.

Ma grazie alla volontà di sopravvivere, coloro ostracizzati hanno trovato altri modi per farsi sentire. I pesanti e ottusi blocchi informativi hanno fornito l'opportunità ad altre istituzioni di nascere e fiorire in tempi record. Ci sono nuove piattaforme video e social media che stanno facendo grandi affari.

Mi sono ritrovato a fare affidamento su Substack e altri nuovi luoghi per informazioni reali in un momento in cui i media generalisti hanno marciato in sintonia con il regime. Substack, ad esempio, è stata fondata con un investimento di $2 milioni nel 2017 e ora è arrivata a contare $84 milioni insieme a 213 dipendenti.

Il modello di business di Substack suona un po' come molti altri. Fondamentalmente consente ai suoi utenti di accettare abbonamenti che poi invia agli utenti per posta; consente ai suoi autori di rendere alcuni contenuti gratuiti e altri a pagamento. In altre parole, la piattaforma consente agli autori di fare praticamente ciò che fa il New York Times, ma senza tutte le terze parti e le impostazioni necessarie per creare una piattaforma di blog a pagamento.

Il vero vantaggio commerciale: si è rifiutato di censurare il materiale pubblicato. Infatti si è fatto casa di coloro che venivano censurati da altri social media. Sia gli utenti che gli autori hanno iniziato a fidarsi della piattaforma dopo che i suoi proprietari sono stati perseguitati dalla stampa generalista e hanno resistito a tutte le illazioni che sono piovute loro addosso. Sarebbe rimaste una piattaforma per la libertà di parola, punto. Non solo ha salvato Alex Berenson dalla morte su Twitter, ha ispirato innumerevoli nuovi intellettuali e scrittori che sono stati vittime della "cancel culture" del Covid.

Bitcoin e altre criptovalute hanno raggiunto nuovi massimi e un'adozione record anche in questi tempi, poiché il valore delle valute fiat si deprezza a causa di politiche monetarie sconsiderate. Non avendo mai chiuso nemmeno nei giorni più bui, né visto le sue operazioni rallentate, ha assunto il ruolo di rifugio sicuro in tempi pericolosi.

Inoltre sono già state fondate nuove università insieme a nuovi istituti di ricerca, organizzazioni di attivisti, programmi televisivi e podcast. Siamo di fronte ad un riallineamento politico.

Inevitabilmente anche la filantropia dovrà adeguarsi al nuovo. Il sostegno finanziario lascerà le istituzioni che ci hanno deluso durante i lockdown e si sono rifiutate di difendere i diritti umani. Per citare un esempio evidente tra tanti, la ben finanziata ACLU ha goduto di una lunga storia di posizioni impopolari in difesa delle libertà umane, fino a quando non ha deciso di buttare via tutto in difesa di una politica pandemica che non aveva alcun riguardo per i diritti umani e la libertà. Ci sono migliaia di altre istituzioni e individui che hanno fallito quando le loro voci erano più necessarie.

Ogni crisi della storia ha prodotto un riallineamento culturale e sociale. Le vecchie istituzioni dalla parte sbagliata sprofondano nel fango del loro stesso discredito, mentre nuove sorgono per prendere il loro posto, basandosi coraggiosamente sui principi e ispirando studenti, clienti, benefattori e la popolazione in generale. Questo era vero dopo la guerra civile americana e anche in tutto il mondo dopo le due guerre mondiali del XX secolo insieme alla guerra del Vietnam. Ciò che ha fallito viene spazzato via e ciò che è rimasto saldo acquista nuovo risalto.

Ciò che abbiamo vissuto ha caratteristiche di una guerra e avrà effetti sul cambiamento culturale. Molte persone sono state testate e molte persone hanno fallito. I fallimenti hanno rappresentato una cattiva scommessa per chi continua a far eco alle priorità del regime, ma ora si trovano su un archivio digitale sotto le etichette codardia, censura, cattiva scienza e disprezzo per i valori umani.

Più stimolante da osservare è stato l'emergere di un nuovo movimento politico/ideologico ed è definito dal suo impegno implacabile per i valori della libertà umana e la determinazione a celebrare ciò che veniva definito normale fino al 2019.

Questa nascita e crescita del nuovo è la volontà che gli esseri umani non siano costretti a vivere in gabbie e pensare solo ciò che i nostri padroni ci dicono di pensare. Siamo programmati per essere liberi, creativi e dire la verità, e non possiamo rispettare i sistemi che tentano di eliminare tutti questi istinti trattandoci invece come topi da laboratorio. Non... sia... mai.

Le folli regole imposte dagli stati negli ultimi 20 mesi potranno risultare ridicole e imbarazzanti a quasi tutti, ma il fatto che siamo andati d'accordo con tali assurdità è un triste commento sulla condizione umana.

Noi come società siamo solo ad un passo dall'abisso, in cui una campagna di paura continua a spingerci. Non sono sicuro che tutti lo sapessero finché non l'abbiamo vissuto.

Emergeremo da tutto questo più saggi, più forti, più determinati e motivati dalla nuova consapevolezza che la civiltà che diamo per scontata non è affatto scontata, bensì deve essere rafforzata quotidianamente dalla conoscenza, dalla saggezza e dal coraggio.

Non potremo mai più permettere ad una classe dirigente di esercitare una tale brutalità contro il popolo. Non è finita bene per i lockdown e tutti gli altri obblighi, forse adesso cominciano a rendersi conto di non essere gli autori della storia. Noi lo siamo, tutti lo sono.

Nessuno è nato eletto, tanto meno destinato, a comandare su tutti gli altri. Questa potente convinzione ha forgiato la modernità e cosa significa essere civilizzati. Non si tornerà indietro, non in questa fase del progresso umano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 6 dicembre 2021

La futilità di una politica monetaria

 

 

di Alasdair Macleod

Solo ora sta diventando chiaro al pubblico degli investitori che il potere d'acquisto delle valute fiat sta diminuendo ad un ritmo accelerato. Non c'è dubbio che il recente annuncio, secondo cui l'IPC USA è salito al 6,2% rispetto all'obiettivo di vecchia data del 2%, ha rappresentato un campanello d'allarme per i mercati.

Insieme alle altre principali banche centrali, è probabile che la reazione della FED sia quella di raddoppiare gli sforzi per sopprimere ancor di più i tassi d'interesse, in modo da mantenere bassi i rendimenti obbligazionari ed intatte le valutazioni delle azioni. L'alternativa porterà ad un grave shock finanziario, economico e monetario.

Questo articolo introduce il lettore ad alcuni degli errori di base dietro le valute fiat. Infatti spiega perché sono sbagliate le idee che i pianificatori monetari centrali hanno sui tassi d'interesse e come le banche centrali siano diventate prestatrici anticicliche, sostituendo la creazione di credito delle banche commerciali alle attività non finanziarie.

La base monetaria viene utilizzata dalle principali banche centrali nel vano tentativo di sostenere le finanze pubbliche e l'attività economica. Le conseguenze per la svalutazione monetaria saranno probabilmente più immediate e profonde dell'espansione ciclica del credito bancario.


Introduzione

Sta diventando chiaro che c'è stato un accordo non ufficiale tra la FED, la Bank of England, la BCE e probabilmente la Bank of Japan per non rialzare i tassi d'interesse. Lo confermano dichiarazioni notevolmente simili delle prime tre nei giorni scorsi. Quando, come dice il cliché, tutti cantano la stessa canzone, coloro che guardano hanno ragione a sospettare che stiano raddoppiando i loro sforzi per continuare a manipolare i mercati finanziari.

Che questi pianificatori monetari centrali siano all'oscuro di come funzionano denaro ed economia è un pensiero poco chiaro ai molti. Si presume che i cosiddetti esperti sappiano cosa stiano facendo, ma per quasi un secolo le università hanno promosso credenze stataliste nei loro corsi di economia, escludendo la teoria ragionata, cosa che ha portato alla situazione attuale. Tutto è iniziato con il movimento chartalista di Georg Knapp in Germania prima della prima guerra mondiale e poi è decollato con la Teoria Generale di Keynes pubblicata nel 1936. L'essenza di ciò sono stati i tentativi dello stato di disumanizzare l'economia: trasformare gli attori economici, cioè io e voi, in componenti prevedibili in un'economia matematica.

Il famigerato fallimento delle economie di comando dell'Unione Sovietica e della Cina maoista testimonia l'inutilità di queste politiche. Ma mentre i capitalisti occidentali si sentivano giustificati dal fallimento del comunismo, non riuscivano a capire le somiglianze di quest'ultimo con le loro politiche economiche. Perché la verità è che le economie occidentali erano e rimangono altamente socialiste, con le relazioni tra gli individui che effettuano transazioni sempre più ostacolate dagli stati. Il trionfo del capitalismo sul comunismo è stato breve, poco più di un gioco di potere, un'opportunità per l'Alleanza occidentale di spostare le sue basi missilistiche nell'Europa orientale appena liberata.

La propaganda secondo cui la funzione primaria dello stato è quella di controllare l'attività umana è stata così pervasiva ed efficace che non è più messa in discussione. Il capitalismo, nel senso che le imprese esistono per il profitto, è unanimemente dichiarato un male necessario e tollerato con riluttanza. Questo è anche creduto da coloro che sono indicati dai media come gli stessi agenti del capitalismo: i leader delle grandi imprese, i banchieri ed i magnati del petrolio. Essi aderiscono ad una nuova forma di filosofia marxista e partecipano alle riunioni per pianificare un mondo migliore: il loro mondo. La conferenza COP26 di Glasgow ne è l'ultima manifestazione, con i partecipanti apparentemente inconsapevoli che viaggiare su 118 jet privati ​​non è coerente con le loro credenziali ecologiche dichiarate.

La fonte di questa presunzione è l'ignoranza economica. Le università hanno prodotto studenti molto intelligenti che non sanno altro che matematica e statistica e pensano che questo li renda economisti. Ignorano le proprie esperienze di vita in campi come la divisione del lavoro, promuovendo invece la macroeconomia, principalmente un'invenzione keynesiana. La sua origine è nata dalla negazione della Legge di Say da parte di Keynes, una definizione ferrea della divisione del lavoro e del ruolo del mezzo di scambio:

La Legge di Say, ovvero che il prezzo aggregato della domanda della produzione nel suo insieme è uguale al prezzo aggregato dell'offerta per tutti i volumi di produzione, è equivalente alla proposizione secondo cui non esiste alcun ostacolo alla piena occupazione. Se, tuttavia, questa non è la vera Legge relativa alle funzioni di domanda e offerta aggregata, c'è un capitolo di vitale importanza della teoria economica che resta da scrivere e senza il quale tutte le discussioni riguardanti il ​​volume dell'occupazione aggregata sono inutili.

Respingendo nella prima frase una proposizione senza adeguata spiegazione (i pochi paragrafi che la precedono sono irrilevanti), nella seconda frase Keynes propone la sua nuova scienza, la macroeconomia, la quale diventa poi oggetto della sua Teoria Generale. Egli segna la separazione formale tra l'economia classica del libero mercato come scienza sociale e la nuova macroeconomia matematica statalista mascherata da scienza naturale.

Ma la proposizione di Keynes è preceduta da una congiunzione condizionale, supposizione per la quale non ci sono prove. Al contrario, l'evidenza è chiara: siamo specializzati nel nostro lavoro per massimizzare la nostra produzione che poi scambiamo con tutte le altre cose che soddisfano i nostri bisogni e desideri, ed il ruolo del denaro è quello di rendere le transazioni in questione il più efficienti possibile. E chiunque non sia impiegato e non abbia risparmi a cui attingere deve essere sostenuto da qualcun altro.

Le poche parole che seguono il condizionale "se" di Keynes sono la molla principale che alimenta il socialismo moderno e la convinzione degli statalisti e dei super-ricchi allo stesso modo che il loro contributo nei campi dell'economia e del denaro sia per il bene comune. Di conseguenza l'establishment ignora le somiglianze tra la nuova economia e la megalomania di Karl Marx.

Dati i motivi e le convinzioni stataliste prevalenti nei corridoi del potere, non sorprende che la politica monetaria sia gravemente imperfetta. E quando, come accade ora, c'è collusione tra le principali banche centrali per mantenere i tassi d'interesse fortemente repressi, dovremmo come minimo sospettare che non tutto vada bene e che tutto potrebbe essere in procinto di disfarsi.


Errori sui tassi d'interesse da parte del sistema bancario centrale

Gli statalisti hanno a lungo creduto che i tassi d'interesse siano usura imposta ai mutuatari da ricchi risparmiatori. Identificando i risparmiatori come la parte avida ed i mutuatari come le vittime, hanno costruito un caso morale per sopprimere i tassi d'interesse.

Nel perseguire il loro caso morale, gli statalisti hanno ignorato la realtà considerando il tasso d'interesse come il costo del denaro. Un prestatore che rinuncia all'utilità del mezzo di scambio è giustificato perché si aspetta un risarcimento per la perdita di quel possesso. Quando ad un prestatore viene promesso l'accesso istantaneo al proprio denaro, il risarcimento diventa un rimborso adeguato del rischio, costituito dalla somma dei rischi monetari e di controparte. Al giorno d'oggi il denaro è stato sostituito con una valuta di riserva, quindi un creditore penserà spesso al rischio di cambio come alla differenza tra il dollaro e quello della sua valuta nazionale.

Quando un prestatore rinuncia al possesso di denaro per un periodo definito, viene introdotto un ulteriore elemento di preferenza temporale che lo compensa per la perdita del possesso in base al tempo concordato con il mutuatario. Pertanto la condizione normale per le curve dei rendimenti tracciate su base temporale è positiva, con le scadenze più lunghe che generano interessi maggiori rispetto a quelle più brevi.

Un mutuatario è tenuto a vedere gli interessi in modo diverso. Per un imprenditore è il costo per ottenere capitale finanziario da investire in un progetto. Deve eseguire un calcolo economico che coinvolga tutti i suoi costi previsti, dall'investimento di capitale iniziale fino alla produzione finale, che con la sua stima del valore della produzione finale gli consente di calcolare un margine di profitto. Potrebbe affinare i suoi calcoli man mano che il progetto procede, il che potrebbe portarlo ad abbandonarlo e potrebbe avere difficoltà a rimborsare il creditore. Un prestatore deve anche tenere conto di questi rischi impliciti nei suoi calcoli di quale compenso chiedere. E quando un agente, o un organizzatore finanziario, agisce per conto del prestatore, quell'agente effettuerà questi calcoli per suo conto.

Questi sono i fattori fondamentali che determinano i tassi d'interesse in presenza di libero mercato e denaro sano ed onesto. C'è un'ulteriore considerazione: sono i creditori o i mutuatari che prendono l'iniziativa nella definizione dei tassi d'interesse? I finanziatori, come ipotizzava Keynes, cercano di ottenere il massimo rendimento dal loro capitale, costringendo i mutuatari a pagare inutilmente, oppure i mutuatari alzano i tassi d'interesse per attrarre il capitale necessario e procedere con un progetto imprenditoriale? Chi influenza il tasso?

La prova del libero mercato, prima che le banche centrali gestissero o imponessero loro politiche sui tassi d'interesse, viene fornita dal Paradosso di Gibson. Il seguente grafico copre il periodo dall'introduzione della sovrana d'oro da parte di Lord Liverpool come moneta circolante fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando il gold standard venne abbandonato. Mette a confronto l'indice dei prezzi all'ingrosso con il rendimento delle azioni Consol, i titoli di stato senza data che forniscono una pura indicazione di rendimento senza la distorsione dei fattori di scadenza.

Una stima dei valori finali della produzione è necessaria affinché un mutuatario stimi nei suoi calcoli quanto interesse può permettersi affinché un investimento sia redditizio. Garantendo un elevato grado di stabilità dei prezzi, la solidità monetaria a sostegno della moneta in circolazione consente di effettuare tale calcolo. Questo spiega perché i tassi d'interesse di libero mercato hanno seguito i prezzi all'ingrosso sotto il gold standard e sono rimasti correlati.

Ci furono periodi di moderata volatilità dei prezzi, ma questi erano principalmente dovuti al ciclo di espansione del credito bancario che portò alla circolazione di valuta extra, seguito da periodiche crisi bancarie e contrazioni del credito all'incirca ogni dieci anni. Ma la stabilità complessiva dei prezzi fornita dal gold standard permise comunque alle aziende di continuare a fare i propri calcoli nel modo più preciso possibile.

All'inizio dell'era del gold standard, le considerazioni interne ebbero un impatto maggiore sui prezzi all'ingrosso piuttosto che in seguito; ciò lo ritroviamo in una relativa instabilità dei prezzi tra il 1820 e il 1850 rispetto ai periodi successivi. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo i vantaggi combinati del libero scambio (l'accordo di libero scambio Cobden-Chevalier anglo-francese fu firmato nel 1860), l'adozione del gold standard da parte delle controparti commerciali britanniche e la crescente proprietà di monete d'oro da parte della popolazione in generale portarono ad una maggiore stabilità dei prezzi.

L'importanza della diffusione del gold standard è sottolineata dall'evidenza statistica nelle Tabelle 5 e 6 del libro di Timothy Green, il quale mostra come le monete d'oro in circolazione aumentarono notevolmente tra il 1873 e il 1895. Il totale coniato in tutto il mondo tra queste date fu di 5.809 tonnellate, di cui la produzione combinata di sovrane australiane e britanniche fu di 1.395 tonnellate, il 24% del totale mondiale. Sin dal 1817 l'ammontare britannico e australiano si aggiunsero alla produzione di monete, i quali rappresentano ulteriori 1.500 tonnellate per un totale di quasi 2.900 tonnellate, l'equivalente di 396 milioni di sovrane. Alcune di queste monete vennero ritirate per essere coniate di nuovo e, quindi, in suddetta cifra c'è un doppio conteggio.

Al contrario, le principali banche centrali e dipartimenti del Tesoro del governo di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Russia e Stati Uniti detenevano solo 2.013 tonnellate nel 1895, un quarto della quantità coniata in monete circolanti nei precedenti ventidue anni. Queste statistiche mostrano che le monete d'oro in circolazione costituivano una quantità significativa delle quantità combinate di denaro e misure più ampie dell'offerta di denaro, fornendo stabilità dei prezzi a livello internazionale in un momento di rapida industrializzazione globale e progresso tecnologico.

In contrasto con la correlazione tra prezzi e oneri finanziari all'ingrosso, il seguente grafico mostra la relazione tra il tasso d'inflazione dei prezzi e gli oneri finanziari all'ingrosso. Non c'è correlazione tra i due. Questo ci suggerisce che l'assunto sostenuto dai banchieri centrali, secondo cui l'inflazione (con cui intendono le variazioni del livello generale dei prezzi) può essere gestita manipolando i tassi d'interesse, è errato.

Questa era l'essenza del Paradosso di Gibson, il quale mostrava chiaramente che era vero il contrario di ciò che si aspettavano gli economisti statalisti, nessuno dei quali era in grado di risolvere il Paradosso. Per quanto ne so, non è mai stato trattato dalla Scuola Austriaca, che probabilmente ne è stata generalmente all'oscuro, e porta il nome di Gibson solo perché gli venne affibbiato da Keynes che poi lo ignorò. Una ricerca in tutti gli scritti di Ludwig von Mises non darà alcun risultato su Gibson e gli unici due riferimenti dovuti a Thomas Tooke riguardano solo il suo coinvolgimento con la scuola bancaria.


Obiettivi della politica monetaria

Dopo aver esaminato il ruolo dei tassi d'interesse, possiamo ora rivolgere la nostra attenzione alle conseguenze delle politiche delle banche centrali. Risolvendo il Paradosso di Gibson abbiamo un punto di partenza: la consapevolezza che i tentativi di gestire il tasso d'inflazione attraverso la manipolazione dei tassi d'interesse sono fallimentari. Ma la manipolazione dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali ha un'altra motivazione: ridurre il costo del prestito a spese dei risparmiatori.

Sopprimendo i tassi d'interesse, le banche centrali hanno apportato diversi cambiamenti distruttivi al commercio e all'economia per quanto riguarda il denaro e il credito. Espandendo i loro bilanci da un minimo che rifletteva principalmente la valuta circolante e le riserve richieste per le banche commerciali prima della crisi Lehman, la somma dei bilanci della FED, della BCE, della BoE e della BoJ è salita di oltre sei volte: da $4.000 miliardi a $25.400 miliardi. La FED ha espanso il proprio di circa dieci volte, la BCE di quasi cinque volte, la BoJ di oltre sei volte e la BoE di quasi sette volte.

Infatti le banche centrali hanno assunto il ruolo delle banche commerciali per quanto riguarda l'espansione del credito, diretta alle rispettive economie con una differenza importante: l'espansione del credito da parte del sistema bancario centrale è anticiclica rispetto al credito delle banche commerciali ed è diretta principalmente a finanziare la spesa pubblica anziché la produzione industriale. L'obiettivo dichiarato è sostenere la crescita dell'economia in generale, ma essendo anticiclica previene le recessioni salutari e sostiene i disavanzi pubblici. Le banche commerciali hanno riorientato la loro espansione del credito verso l'acquisto di titoli di stato, ritenuti il ​​rischio di prestito più basso, e finanziamento di attività puramente finanziarie. Ad esempio, il modulo H8 della FED che registra attivi e passivi delle banche commerciali negli Stati Uniti, mostra che i prestiti commerciali e industriali (riga 10) sono diminuiti ogni trimestre sin dal 3° trimestre del 2020.

In una certa misura, il calo dei prestiti commerciali riflette la delocalizzazione della produzione. Un ottimista punterebbe il dito al miglioramento dei flussi di cassa come elemento sostituente del finanziamento del debito, senza contare che l'espansione del credito bancario non include i cambiamenti nel livello del finanziamento obbligazionario. Questi elementi strutturali sono un fatto, ma non possono spiegare adeguatamente perché il credito ai produttori si stia contraendo in un momento in cui la domanda dei consumatori supera l'offerta di prodotti. La risposta logica è che, lungi dal migliorare le prospettive economiche, esse si sono deteriorate in termini di rischio di prestito. Le cifre del PIL sono quindi una guida inaffidabile riguardo le condizioni economiche, poiché il PIL viene indirettamente gonfiato dall'espansione dei bilanci delle banche centrali.

Il finanziamento anticiclico dell'intera economia in tutte le principali giurisdizioni è una descrizione adeguata per le azioni attuali delle banche centrali. Non ci vuole un genio per dedurre che senza l'espansione del credito del sistema bancario centrale, tutte queste grandi economie sarebbero sprofondate. Ciò è particolarmente vero per gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'UE, mentre il totale del bilancio della BoJ, a differenza degli altri, è diminuito nell'ultimo anno. Pertanto, mentre le attuali condizioni economiche persistono, possiamo aspettarci una continua espansione dei bilanci delle banche centrali senza alcun reale beneficio economico.

Ma la politica monetaria non può mai essere di natura commerciale. Non è compito di un organo burocratico che risponde solo allo stato esprimere giudizi sui prestiti commerciali. Le banche centrali che agiscono come prestatori anticiclici, un ruolo che richiede il giudizio di imprenditori in cerca di profitto, non possono fornire un risultato economico positivo. Mentre il ciclo di espansione del credito delle banche commerciali aveva i suoi mali, almeno coinvolgeva istituzioni capaci di giudizio commerciale. Ora, invece, sono state emarginate.

La politica monetaria è ora instradata verso una bancarotta incombente. Senza un cambiamento nella politica monetaria, l'unico risultato sarà un'ulteriore accelerazione dell'inflazione della quantità di denaro. E come abbiamo visto nel primo grafico, le conseguenze per i prezzi erano limitate dal gold standard, ma ora non esiste una tale limitazione e l'effetto negli ultimi tempi è mostrato nel grafico seguente.

Questo non può essere annullato e la svalutazione monetaria può solo accelerare a meno che i politici non abbiano il coraggio di affrontare le conseguenze: un atto deliberato per sciogliere tutte le distorsioni fermando le stampanti monetarie, cosa che farà crollare le loro rispettive economie.

Ciò è tanto probabile quanto una collisione della Luna con Marte prima che la situazione si deteriori al punto in cui i banchieri centrali saranno spinti a considerare di sostenere le valute fiat con un gold standard. Nel frattempo, avventurandosi nel mondo dell'espansione monetaria anticiclica sfrenata, le banche centrali si sono addentrate in un territorio pericoloso. Continuare a sopprimere i tassi d'interesse è ora un impegno più grande che mai, ma è probabile che le conseguenze per il potere d'acquisto delle valute fiat si manifestino molto prima di quanto generalmente previsto.


Anche le prospettive economiche si deterioreranno rapidamente

Oltre all'incapacità dei banchieri centrali di esprimere giudizi commerciali, le loro azioni allontanano ulteriormente le rispettive economie dal progresso economico. Si prevede che il rapporto tra valute, credito e imprese del settore privato si deteriorerà più rapidamente da qui in poi, man mano che riemergeranno i fattori di preferenza temporale. La relazione tra prezzi ed oneri finanziari in un'economia solida illustrata dal Paradosso di Gibson è stata distrutta dalla svalutazione del denaro fiat. Per troppo tempo l'attività economica è stata dominata da investimenti sbagliati alimentati da una diffusa aspettativa di profitti derivanti, però, dalla soppressione dei tassi d'interesse più che da una produzione realmente redditizia. Questa situazione è ora destinata ad essere sostituita da investimenti sbagliati derivanti dalle aspettative di un aumento dei prezzi. Può essere fermata solo lasciando che il libero mercato imposti i tassi d'interesse, ma nessun uomo d'affari nelle economie più importanti crede più nella libera impresa; crede solo nei profitti derivanti dalla speculazione, la cui radice è la svalutazione monetaria. Sono tutti dipendenti dalla soppressione dei tassi d'interesse e dall'aumento dei prezzi come meccanismi per arricchirsi.

Mentre i banchieri centrali persistono nel credere nello stimolo monetario, le conseguenze sono in realtà orribilmente distruttive.

• La soppressione dei tassi d'interesse ha incoraggiato le imprese ad accendere prestiti per progetti che altrimenti non sarebbero stati ritenuti redditizi. Quando le banche centrali saranno successivamente costrette a lasciar salire i tassi d'interesse in risposta all'aumento dei prezzi, questi progetti crolleranno o verranno salvati dallo stato. Ad ogni ciclo del credito questo onere si accumula.

• La soppressione dei tassi d'interesse trasferisce ricchezza dai risparmiatori ai mutuatari. Di conseguenza i risparmiatori riducono i loro risparmi a favore del consumo immediato, mentre i mutuatari approfittano della soppressione dei tassi d'interesse per beneficiare dell'effetto di trasferimento di ricchezza. Una bassa propensione al risparmio è associata ad una tendenza all'inflazione dei prezzi al consumo e ad una maggiore instabilità dei tassi d'interesse.

• L'aumento del denaro circolante è di maggior beneficio per coloro che lo ricevono prima che abbia fatto aumentare i prezzi a causa dell'aumento della sua quantità. Coloro che ne beneficiano maggiormente sono chi lo emette, lo stato e le banche autorizzate. Quando la valuta extra viene spesa, fa salire i prezzi, a scapito dei successivi destinatari. Le persone che perdono di più sono quelle lontane dai centri finanziari e quelle a reddito fisso, come i pensionati e coloro con un basso salario.

• Poiché le soglie fiscali non sono aggiustate agli effetti dell'inflazione, quest'ultima aumenta il carico fiscale sull'economia produttiva, riducendone la capacità di prosperare.

• La giustificazione keynesiana per il finanziamento inflazionistico è quella di stimolare l'economia. Fa leva sul fatto che gli attori economici non sono consapevoli dell'aumento della quantità di valuta e del relativo effetto sul potere d'acquisto. Invece l'aumento dei prezzi di beni e servizi di uso quotidiano viene attribuito all'aumento della domanda, dando l'illusione di migliori condizioni commerciali. Una volta che la maggiore quantità di denaro viene completamente assorbita dalla circolazione generale, l'effetto passa e si inverte addirittura, e sono necessari ulteriori stimoli per perpetuare l'effetto iniziale. Ma più questo trucco viene utilizzato, più ampiamente vengono comprese le conseguenze e meno efficace diventa.

• Più uno stato usa l'inflazione monetaria per finanziare la sua spesa, più è difficile controllarla. Gli aspetti pratici costringono i politici a continuare con il finanziamento inflazionistico, aumentando l'onere sulla produzione del settore privato. Gli interessi di uno stato e dei suoi elettori divergono, poiché il primo è sempre alla disperata ricerca dei benefici della svalutazione monetaria (es. trasferimento di ricchezza) a scapito del progresso economico.

• A meno che non venga in qualche modo fermato, il crollo di una valuta fiat distrugge l'attività economica, portando ad una diffusa indigenza e ribellione politica. Queste sono le condizioni che aprono le porte all'instabilità politica, alle dittature e all'estremismo.

Il primo test per stabilire se una delle principali banche centrali vedrà la luce e affronterà il problema dell'inflazione si svolgerà nei prossimi mesi man mano che aumenteranno le prove del calo del potere d'acquisto per le valute fiat. Di recente la FED ha assaporato uno shock con l'indice dei prezzi al consumo in rialzo del 6,2% contro le aspettative del 5,8% ed un obiettivo obbligatorio del 2%. Le sue affermazioni secondo cui l'inflazione è "transitoria" sono ogni giorno che passa sempre più assurde.

I gestori degli investimenti devono ancora contestare il punto di vista della FED, ma è probabile che sia solo una questione di settimane prima che i rendimenti sui titoli di stato inizino a riflettere la svalutazione monetaria. Spinti dalle teorie macroeconomiche, i gestori degli investimenti nei mercati obbligazionari tenderanno a pensare all'inflazione in termini di rendimenti reali piuttosto che nominali. Lo shock di un IPC in aumento al 6,2% aggiusta il rendimento attuale dei decennali USA dall'1,6% a -4,6%. Più gestori di fondi effettueranno questo calcolo, maggiore sarà la minaccia per i prezzi delle obbligazioni.

Un aumento dei rendimenti obbligazionari e la prospettiva di più alti in arrivo inizieranno ad indebolire le valutazioni del mercato azionario che da tempo è diventato il punto di riferimento per mantenere viva la fiducia economica. Per la FED, la BoE e la BoJ questo è stato particolarmente importante ed è la ratio alla base del quantitative easing.

Questo ci porta al Rubicone: di fronte alla perdita di potere d'acquisto di una valuta fiat, evidenziata da un livello generale dei prezzi sempre più elevato, una o più delle maggiori banche centrali abbandoneranno quella che è diventata una politica monetaria insostenibile?

In alternativa, continueranno tutti ad unire gli sforzi per sopprimere i tassi d'interesse ed accelerare l'espansione monetaria attraverso un aumento del QE per sostenere mercati finanziari e finanze pubbliche?

La prima che si defilerà metterà fine a tutti gli sforzi di espansione anticiclica per sostenere i mercati e l'illusione che tutto vada bene; metterà anche fine al controllo del sistema bancario centrale sui mercati e consentirà a questi ultimi di riaffermarsi sulle condizioni per il commercio interno e internazionale. Esporrà al voto del mercato le finanze statali, portando a quella crisi di finanziamenti che le banche centrali hanno cercato di prevenire per decenni.

Scegliere invece la seconda alternativa comporterà che le banche centrali coordinino apertamente il loro attacco ai mercati, un tentativo aperto di dominio continuo. In tal caso dovremmo aspettarci ulteriori misure, come un accordo monetario per garantire una stabilità continuativa reciproca e maggiori accordi di swap; dovremmo inoltre aspettarci repressioni in altri ambiti, come il tetto sui prezzi dell'energia e sui prezzi di altri beni ritenuti politicamente sensibili.

Questi sono tutti sintomi di un fallimento definitivo dello stato, ne abbiamo visti tanti nel corso della storia. La decisione di scegliere se affrontare la realtà o continuare a negarla è una scelta se la crisi incombente arriverà prima o dopo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 3 dicembre 2021

La stampa di denaro fiat non genera affatto crescita: l'esempio italiano

 

 

di Francesco Simoncelli

Un argomento quello di oggi che è stato trattato più e più volte su queste pagine, sia con analisi approfondite sia con analisi più agili e di breve lettura. Tutte avevano lo stesso messaggio: non esistono pasti gratis, nemmeno quando esiste qualcuno che può controllare la stampante monetaria per creare tanti foglietti di carta colorata con cui presumibilmente espandere il bacino della ricchezza reale. Anzi, gli stessi stampatori conoscono questa realtà e nonostante a parole siano alquanto populisti mettendo avanti il bene comune e altre favolette simili, sfruttano l'Effetto Cantillon annesso a questo privilegio per sé stessi e per la cerchia di clientes a loro strettamente connessi. Jerome Powell, in particolare, è l'esempio più eclatante. Inutile dire che questa è la più grande menzogna che è stata data in pasto alla popolazione: l'esistenza di un gruppo di individui che, attraverso il monopolio sulla merce più commerciata, sarebbero in grado di trasportare la società nel suo complesso verso lidi di prosperità. Il sottostante delle valute fiat è semplicemente una pericolosa banda di idioti che crede di poter fare il bello e cattivo tempo coi progetti di vita altrui. Una cosa a dir poco folle e, sinceramente, sconcertante da vedere quando gli accademici mainstream la giustifica con la stessa retorica con cui viene venduto il truffone monetario da 100 anni a questa parte. La storiella del full faith and credit sta venendo sotterrata progressivamente dalle politiche monetarie senza precedenti che gli accademici ritenevano impensabili per l'Occidente prima del 2009, ma non hanno commentato una volta che sono state attuate. Gli economisti Austriaci l'avevano visto arrivare, malgrado ciò sono sempre stati trattati come paria. Ma non è questo il punto in realtà, bensì la progressiva e sostenuta velocità con cui gli individui continuano ad essere privati delle libertà economiche attraverso il furto dei loro risparmi mediante tasse ed inflazione.

Il rendimento del decennale italiano, nel momento in cui viene scritto questo articolo, è solo dello 0,94%. Questo asset, a livello mainstream, è la spina dorsale dei fondi pensione, dei risparmi aziendali, della previdenza sociale, dei programmi assicurativi e di altre partecipazioni istituzionali. Ma a questo ritmo perdono il 2,06% dei loro soldi ogni anno visto che il tasso d'inflazione, in base alle cifre ufficiali, corre al 3%. Chi sano di mente accetterebbe questa proposta? Ecco perché i deficit dell'Italia sono ora finanziati quasi interamente dal denaro appena stampato della BCE e perché Draghi può "permettersi" di sfoggiare deficit fino al 9% nonostante le criticità economiche di cui soffre il Paese. Nel frattempo i prezzi salgono, ma gli stipendi rimangono al palo. Infatti la crescita dei salari in Italia è ferma allo 0,6% annuo e, con un'inflazione ufficiale al 3%, la perdita di potere d'acquisto si attesta a -2,4% annuo. È così che funziona la tassa dell'inflazione: ricade soprattutto sui poveri e sulle classi medie che non hanno modo di sfuggirvi. E, dulcis in fundo, come ho descritto nel mio ultimo articolo, la pressione fiscale in ascesa completa il quadro predatorio dello stato sulla popolazione.

Secondo la Lagarde, però, tutta la situazione attuale è transitoria e già per l'anno prossimo vedremo un miglioramento delle condizioni di inflazione e supply chain. Innanzitutto, poiché la Lagarde non sa nulla delle catene di approvvigionamento, non ha idea di cosa ci sia di sbagliato in esse o di come risolvere i guai annessi. In secondo luogo, le supply chain sono l'effetto del vero problema, non la causa. Terzo, una maggiore stampa di denaro peggiorerà, non migliorerà, il vero problema: l'inflazione monetaria. Solo negli ultimi due anni la BCE ha aggiunto alla sua base monetaria €4.000 miliardi e non c'è fine a questo delirio visto che, nonostante le chiacchiere della stampa mainstream su una crescita economica, i tassi non verranno fatti salire.

Negli ultimi nove anni la BCE ha mantenuto il suo tasso di riferimento chiave al di sotto del tasso d'inflazione, quindi i debitori hanno potuto ottenere denaro a tassi ridicoli. In un mondo normale le persone investono in aziende che producono beni e servizi, con profitto, e quest'ultimo rappresenta la ricchezza extra che le imprese creano, usandola poi per estinguere il debito. È così che la società prospera e progredisce. Ma in un mondo di denaro fasullo, perché preoccuparsene? È più facile prendere in prestito ed unirsi alla baldoria: riacquistare le proprie azioni per gonfiarne il prezzo, oppure acquistare i propri prodotti per aumentare i propri profitti.

C'è solo un problema in questa presunta macchina a moto perpetuo: peccato che tutto ciò ci renda più poveri. Non è per il bel tempo che la Svizzera è più ricca della Bolivia, bensì perché gli svizzeri hanno accumulato capitale per generazioni: risparmi, competenze, infrastrutture, fabbriche, macchine e, soprattutto, abitudini. Anche gli italiani erano abituati alla frugalità, ma molti anni di denaro fasullo e tassi d'interesse fasulli hanno preso il sopravvento: la mente della maggior parte degli italiani è poltiglia, le industrie manifatturiere se ne sono andate e l'outsourcing del know-how ha reso più competitivi gli asiatici. Inutile sottolinearlo, l'abitudine a risparmiare denaro è stata sterminata dai tassi d'interesse artificialmente bassi e continuerà ad essere uccisa, soprattutto perché capitale prezioso viene sperperato tra spesa pubblica crescente, aziende zombi e idee stupide. Il caso di Ita è emblematico.

E qui arriviamo al nodo gordiano di questa storia, della favoletta raccontata dalle autorità che si pavoneggiano per aver innescato la presunta crescita economica, ma che si guardano bene dal fornire il quadro generale. Comprendere la colpevolezza del sistema bancario centrale per il disastro inflazionistico che affligge l'economia italiana in particolare, significa partire dalla Grande Menzogna che sta alla base di tutte le macchinazioni dei banchieri centrali: il capitalismo di mercato tende naturalmente verso l'instabilità ciclica, la recessione ed il deficit cronico, quindi è compito delle autorità invertire la rotta e tornare su un percorso di piena occupazione. Da questa presunzione scaturisce un presunto requisito per lo "stimolo monetario" continuo: un'azione mediata dal ramo bancario dello stato per compensare le imperfezioni intrinseche del capitalismo che rallentano la crescita economica. Se davvero la politica della BCE ha ridotto l'instabilità ciclica e ha spinto la crescita economica sempre più vicino al suo potenziale di piena occupazione, allora la crescita della produttività sarebbe dovuta aumentare nel tempo in modo commisurato al dispiegamento più aggressivo delle sue politiche di "stimolo".

In questo contesto va notato che la crescita della produttività è una misura più pura dell'impatto della politica monetaria rispetto alla crescita totale del PIL reale. Questo perché quest'ultimo è in parte alimentato dalla demografia di lungo periodo e dalla crescita annuale dell'offerta di lavoro. La crescita della produttività ha mostrato un indiscutibile declino negli ultimi 30 anni, nonostante la politica monetaria, prima di Bankitalia e poi della BCE, sia diventata cronicamente più interventista. A scopo di analisi, possiamo suddividere il periodo 1970-2012 in cinque sottoperiodi che seguono grosso modo il progressivo aumento della politica di stimolo del sistema bancario centrale.

La crescita annua della produttività del lavoro è diminuita ad ogni fase, passando da circa il 4% nel primo sottoperiodo fino allo 0% di quello attuale.

Né i capi della BCE né i loro sostenitori possono affermare che la crescita della produttività a lungo termine non sia una misura appropriata dell'efficacia della loro linea di politica. La BCE sta spacciando una narrativa sulla crescita e sulla performance economica del tutto ingiustificata. È la Grande Menzogna atta ad offuscare una verità più profonda: il pompaggio di denaro è uno strumento autoreferenziale, anti-prosperità e pro-inflazione.

Servono solo il buon senso e l'osservazione per notare come la BCE sia diventata sempre più aggressiva nelle sue politiche di stimolo, ma l'esempio matematico che segue è quanto basta per far capire bene il punto a tutti:

Crescita del bilancio BCE / Crescita del PIL italiano annuo = rapporto di stimolo

• 1999-2010: crescita del bilancio BCE 9,4% / crescita PIL italiano 3,2% = rapporto di stimolo 294%;

• 2010-2020: crescita del bilancio BCE 11,2% / crescita PIL italiano 0,3% = rapporto di stimolo 3733%;

• 2015-2021: crescita del bilancio BCE 14,3% / crescita PIL italiano 0,1% = rapporto di stimolo 14.300%.

Quanto sopra, però, diluisce i dati del 2020 la cui scala sarebbe stata impensabile perfino due anni fa con tutti i giri di LTRO e QE cui avevamo già assistito, portando ad un nuovo livello di follia l'esperimento fiscale e monetario in cui siamo immersi. Infatti il bilancio della BCE è salito alle stelle, aggiungendo allo stock monetario esistente ben €4.000 miliardi, la stessa quantità a cui era arrivato in 20 anni di gestione. Alla cifra esorbitante di €8.000 miliardi, quindi, stiamo parlando di una distorsione epocale dell'ambiente economico. Sebbene i dati riguardanti il PIL siano solo fino al terzo trimestre di quest'anno, i numeri sono sconcertanti:

• 2019-2021: crescita del bilancio BCE 19,6% / crescita PIL italiano 0% = rapporto di stimolo 19.600%.

Alla fine della fiera, l'unico vero "strumento" di politica che possiede la BCE è la stampante monetaria; vale a dire, non può abbassare i tassi d'interesse, implementare il QE, allentare le condizioni finanziarie sui mercati, o "favorire" una migliore performance economica su Main Street se non espandendo il suo bilancio. Di conseguenza il rapporto tra la crescita del bilancio della BCE e la crescita del PIL (nominale) è una stretta approssimazione quantitativa del suo livello di "stimolo" ed in base a tale misura i risultati sono l'opposto di quanto dichiarato e perseguito: peggioramento dell'andamento della produttività mostrato nei periodi analizzati.

La verità è che tutto ciò che rimane ai banchieri centrali ormai è la loro narrativa, non più fatti (presunti o reali) o analisi. L'unico modo per mandare avanti lo spettacolo è con le chiacchiere ed incrociare le dita affinché niente vada storto. Lo stimolo monetario è diventato imprescindibile, pena il crollo scomposto dell'attuale assetto finanziario e sociale.

L'assurdo pompaggio di denaro da parte della BCE è così conveniente sia per gli speculatori sui mercati azionari/obbligazionari, sia per il debito degli stati spendaccioni che nessuno mette in discussione la narrativa dei banchieri centrali. Nessuno fa notare che l'imperatore della crescita economica è nudo.


giovedì 2 dicembre 2021

Quello che i progressisti non capiscono nel dibattito energetico su Bitcoin

 

 

di David Waugh

Bitcoin ha pochi fan tra i politici in Occidente, in particolare quelli della sinistra progressista. In risposta alla sua crescente popolarità come asset finanziario, questo gruppo sta portando avanti la narrativa secondo cui Bitcoin, a causa del mining, è dannoso per l'ambiente e dovrebbe essere regolamentato, se non vietato, per combattere il cambiamento climatico.

Per esempio:

Questa narrativa contro Bitcoin arriva in un momento in cui i progressisti stanno anche promuovendo piani per sostituire il consumer banking a favore di conti bancari presso la Federal Reserve, prendendo in considerazione l'implementazione di una valuta digitale e discutendo modifiche ai mandati della Federal Reserve al fine di promuovere gli obiettivi progressisti. L'esistenza di una forma di denaro redditizia e non statale potrebbe minacciare questa agenda se gli americani scegliessero Bitcoin in numero significativo, per non parlare anche della questione se gli attacchi al consumo energetico di Bitcoin riguardino davvero solo i suoi presunti effetti sul clima.

Mettendo da parte questa domanda, i progressisti che affermano che Bitcoin è uno spreco ambientale implicano che ha poco valore rispetto al suo consumo di energia. Questo non è corretto. Dal solo punto di vista umanitario, Bitcoin fornisce un valore significativo a coloro che si trovano nel mondo in via di sviluppo. Lo fa alleviando i problemi associati all'inflazione elevata, ai diritti di proprietà scadenti e ai servizi bancari limitati.

Come affermano Nic Carter e Ross Stevens nel loro Bitcoin Net Zero: "Gli eventi di iperinflazione generalmente derivano dalla cattiva gestione dei sistemi finanziari e dell'economia da parte dei governi centrali. Bitcoin offre al mondo un'alternativa: un solido sistema monetario al di fuori del controllo dei governi e delle banche centrali". 

Per milioni, forse anche miliardi di persone che vivono in Paesi in via di sviluppo con alta inflazione, diritti di proprietà scadenti e cattiva governance, Bitcoin è un mezzo per proteggere i propri risparmi e far crescere la propria ricchezza. Come hanno affermato Carter e Stevens: "Le persone in questi Paesi apprezzano le qualità istituzionali di Bitcoin, le quali scardinano con successo le impostazioni locali".

Ignorando la realtà economica di tanti nel Terzo Mondo, i progressisti non riescono a contestualizzare adeguatamente i costi energetici di Bitcoin.


Bitcoin e la sua proposta riguardo il valore umanitario

L'attuale sistema bancario centrale, utilizzato dalla maggior parte delle nazioni occidentali, necessita di una riforma. Detto questo, le banche centrali nel mondo sviluppato rimangono preferibili ai disastrosi sistemi finanziari che caratterizzano il Terzo Mondo.

Negli Stati Uniti il presidente non ha ancora preso il controllo della banca centrale e fissato direttamente i tassi d'interesse, come sta attualmente tentando di fare il presidente Erdoğan in Turchia. E mentre l'IRS vorrebbe curiosare su tutte le singole transazioni bancarie superiori a $600, il Tesoro USA non ha congelato i conti bancari dei consumatori come in Argentina nel 2002, né le banche americane hanno imposto limiti di prelievo arbitrari sui conti personali, un evento più recente in Libano.

Gli americani e altri Paesi sviluppati vivono attualmente in un sistema monetario e finanziario caratterizzato dalla repressione finanziaria: tassi d'interesse artificialmente bassi ed una valuta degradata come mezzo preferito per far fronte ad un elevato rapporto debito/PIL. Nonostante ciò non hanno sperimentato il grado di controllo del capitale o di iperinflazione che può distruggere intere società nel giro di pochi mesi.

L'iperinflazione, usando la definizione fornita da Philip Cagan negli Studies in the Quantity Theory of Money di Milton Friedman, è un aumento del livello dei prezzi del 50% o più al mese. Nella loro Hyperinflation Table, Steve Hanke e Charles Bushnell scoprono che, dalla prima guerra mondiale e dall'ascesa delle banche centrali, si sono verificati 57 eventi di iperinflazione in tutto il mondo.

Che aspetto ha l'iperinflazione per coloro che la sperimentano? Saifedean Ammous fornisce una panoramica dei suoi effetti sulla società nel suo libro, Il Bitcoin Standard:

L'iperinflazione è un fenomeno molto più pernicioso della semplice perdita di valore economico da parte di molte persone; costituisce una completa scomposizione della struttura della produzione economica di una società costruita nel corso di secoli e millenni. Con il crollo del denaro, diventa impossibile commerciare, produrre o impegnarsi in qualcosa di diverso che non sia l'essenziale della vita [...]. Prima si fugge verso i beni di lusso, ma presto si passa agli elementi essenziali della sopravvivenza, fino a quando gli esseri umani non torneranno ad un stato barbarico in cui devono badare a sé stessi e lottare per assicurarsi i bisogni più elementari della sopravvivenza.

La morale della favola è questa: l'iperinflazione uccide. E mentre i cittadini delle nazioni sviluppate non hanno ancora sperimentato i suoi effetti nell'era delle banche centrali, i politici progressisti in Occidente pensano che il loro sistema bancario centrale strettamente regolamentato sia superiore alle alternative. Poiché gli occidentali non hanno sperimentato l'iperinflazione, non capiscono perché le persone che vivono nel Terzo Mondo dovrebbero aver paura del denaro fiat e della sua eccessiva emissione. L'adozione diffusa di Bitcoin nei Paesi più colpiti dall'elevata inflazione ci suggerisce che sia preferito alla valuta locale, malgrado la sua caratteristica volatilità di prezzo.

Oltre a fornire protezione contro l'eccessiva emissione di valuta fiat, Bitcoin allevia anche i problemi correlati di diritti di proprietà individuali scadenti e servizi bancari limitati. Rispetto ad entrambi, Bitcoin consente alle persone di accedere ad una riserva di valore sicura su un registro globale decentralizzato. Ciò consente loro di costruire ricchezza in una "proprietà" su cui l'individuo è sovrano, perché Bitcoin non è soggetto a furto o confisca da parte dello stato, né fisicamente né tramite svalutazione della valuta.

Oltre alla funzione di riserva di valore, Bitcoin consente anche alle persone di prestare peer-to-peer e di accedere al credito. Queste funzioni fondamentali dell'attività bancaria facilitano l'attività imprenditoriale e stimolano la crescita economica. Lo stiamo già vedendo in Nigeria, dove le persone hanno scambiato più di $40 milioni di Bitcoin tramite prestiti peer-to-peer solo lo scorso agosto. Man mano che Bitcoin diventa sempre più adottato in tutto il Terzo Mondo, continuerà a consentire alle persone di uscire dalla povertà rafforzando i loro diritti di proprietà e dando loro accesso ai servizi bancari.

Infine Bitcoin riduce i costi associati alla migrazione. Immaginate di fuggire da un Paese disperato, affamato e devastato dalla guerra, o dalla persecuzione basata sulla vostra etnia, sistema di credenze, sessualità o qualsiasi altra cosa. Prima di Bitcoin i vostri risparmi, se foste stati tanto fortunati ad averne, sarebbero stati legati a beni fisici (bestiame o altro inventario aziendale, immobili, oro, ecc.) e sarebbero stati estremamente difficili da trasportare. E tutti i soldi che avevate sarebbero stati confiscati in qualsiasi punto lungo il vostro viaggio.

Con Bitcoin potete immagazzinare almeno parte della vostra ricchezza su un'unità USB ad esempio, oppure memorizzare il seed. Questa è un'applicazione potente: riduce il costo di opportunità di scegliere la libertà e consente ai migranti di lasciare le situazioni di crisi conservando parte dei loro risparmi.


Nozioni di base su Bitcoin

In termini tecnici, Coindesk definisce Bitcoin come una "valuta digitale che utilizza un protocollo peer-to-peer open-source per condurre, verificare e registrare le transazioni. È una forma di valuta decentralizzata non supportata da alcun governo o istituzione finanziaria, o ancorata al valore di qualsiasi merce come l'oro". L'offerta di bitcoin è limitata a 21 milioni di unità da un algoritmo che non può essere modificato. Può essere utilizzato come riserva di valore, unità di conto globale, per il settlement internazionale e online, e ai fini della sovranità individuale; può anche essere facilmente trasportato nel tempo e nello spazio. Viene trasferito peer-to-peer, il che significa che non richiede una terza parte come la banca centrale o lo stato.

Bitcoin è considerato da molti "denaro sano e onesto". Come dice anche Brian Curran: "Il denaro sano ed onesto conserva il suo valore nel tempo, funziona come mezzo di scambio ed è altamente divisibile per funzionare su larga scala". Storicamente l'oro è l'esempio più comune di denaro sano ed onesto, ma Bitcoin, poiché è digitale, migliora l'oro in termini di trasportabilità.

A causa della sua natura decentralizzata, Bitcoin è quasi impossibile da tirare giù. Quando il mining di Bitcoin è stato di recente vietato in Cina, le attività si sono spostate altrove. Per vietare Bitcoin, gli stati dovrebbero agire in un gioco sincronizzato di "colpisci la talpa" per eliminare continuamente i server che lo ospitano. Come Ralph Merkle descrive Bitcoin in DAO, Democracy and Governance:

L'unico modo per tirarlo già è spegnere tutti i server che lo ospitano. Il che è difficile, perché sono molti i server ad ospitarlo, in molti Paesi, e molte persone vogliono usarlo.

Qual è il valore di questa tecnologia, in terawattora (TWh)? Questa è una domanda importante. In mancanza di qualsiasi considerazione per questi problemi, i progressisti occidentali danno poco o nessun valore alla tecnologia, etichettandola come nient'altro che una "criptovaluta ecologicamente dispendiosa".


Affrontare le critiche sul dispendio di energia

L'estrazione di Bitcoin viene eseguita tramite un sistema di "prova di lavoro". I miner, in competizione tra loro, usano energia computazionale per risolvere problemi matematici in modo da poter aggiungere blocchi al registro Bitcoin. In caso di successo, vengono ricompensati con bitcoin di nuova emissione.

Attualmente il mining di Bitcoin rappresenta lo 0,04% del consumo energetico globale e lo 0,1% delle emissioni globali di carbonio. Nic Carter e Ross Stevens lo contestualizzano rispetto ad altre innovazioni moderne: "Stimiamo che Bitcoin abbia consumato 62 TWh di elettricità nel 2020, il che ha comportato 33 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica, insignificanti in termini globali".

Fanno questa affermazione perché confrontano il consumo di energia di Bitcoin con quello di altre innovazioni moderne, come la refrigerazione domestica statunitense (630 TWh) e le asciugatrici domestiche statunitensi (108 TWh).

Considerando che il mining di Bitcoin consuma poco più della metà dell'energia utilizzata dagli essiccatoi negli Stati Uniti, è corretto affermare che i costi energetici di un'innovazione che può fornire tanto sollievo economico alle persone del Terzo Mondo rappresentino solo uno "spreco"?

Oltre a quelli che sono i bassi costi energetici rispetto al valore fornito, il mining di Bitcoin sta diventando sempre più efficiente dal punto di vista energetico. Poiché Bitcoin può essere estratto da qualsiasi luogo con energia sufficiente per supportare l'operazione di mining, i miner si spostano verso la fonte più economica ed efficiente dal punto di vista energetico e possono usare l'energia sprecata dalle reti energetiche per "unire" domanda ed offerta. Ad esempio, la maggior parte delle risorse energetiche, in particolare le energie rinnovabili come il solare e l'eolico, sono sovradimensionate in termini di approvvigionamento energetico, poiché devono essere in grado di soddisfare i livelli fluttuanti della domanda.

Detto questo, ci sono molti giorni in cui queste risorse energetiche sprecano energia perché l'offerta è maggiore della domanda. Bitcoin presenta una soluzione a questo problema, perché è una risorsa di carico interrompibile, o controllabile, che può consumare energia in eccesso (con profitto per il fornitore di servizi) quando la domanda è bassa, ma essere interrotta/controllata quando la domanda è alta rispetto all'offerta.

In questo modo il mining di Bitcoin può aiutare a supportare la creazione di fonti di energia rinnovabile senza l'uso di combustibili fossili per sostenere i periodi di forte domanda.

Ne stiamo vedendo un esempio ora in Texas, dove i miner di Bitcoin usano il gas naturale bruciato come fonte di energia. Il senatore Ted Cruz ne ha preso atto, parlando al Texas Blockchain Summit:

Il cinquanta per cento del gas naturale che viene bruciato in questo Paese, viene bruciato proprio ora nel Permiano, nel Texas occidentale. Penso che sia un'enorme opportunità per Bitcoin, perché in questo momento si tratta di energia che viene semplicemente sprecata. Viene sprecata perché non ci sono apparecchiature di trasmissione per portare quel gas naturale dove potrebbe essere utilizzato nel modo in cui il gas naturale verrebbe normalmente impiegato; quindi viene semplicemente bruciato.


Sintesi

Come disse Friedrich Hayek 37 anni fa:

Non credo che avremo mai più una buona forma di denaro finché non lo toglieremo dalle mani dello stato. Cioè, non possiamo toglierlo violentemente; tutto quello che possiamo fare è introdurre in qualche modo furbo e tortuoso qualcosa che non possa fermare.

Probabilmente Bitcoin è il "modo furbo e tortuoso" di Hayek e molti politici occidentali, in particolare i progressisti, si stanno innervosendo poiché la sua adozione e l'uso come denaro non statale cresce. Il loro disagio probabilmente deriva dalla minaccia che tutto ciò rappresenta per gran parte della loro agenda fiscale e monetaria riguardo il mondo sviluppato. Tale disagio è stato pubblicamente espresso sotto forma di attacco al costo energetico di Bitcoin, un attacco privo di qualsiasi contesto ignorando il significativo valore umanitario di Bitcoin.

Se progressisti come Elizabeth Warren estendessero i loro valori di "sostegno al consumatore" per applicarli anche a quelli al di fuori del mondo occidentale, vedrebbero il valore di Bitcoin. E se guardassero onestamente al consumo energetico di Bitcoin rispetto alle sue applicazioni umanitarie e alla capacità di guidare l'innovazione nei mercati energetici, forse riconsidererebbero tutto l'impianto sgangherato della loro critica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/