venerdì 22 marzo 2019

Il ritorno ad un gold exchange standard





di Alasdair Macleod


Questo articolo fa capire che il ritorno ad un gold standard è l'unico modo in cui le nazioni possono contenere il costo del servizio del debito, dato che l'alternativa è rappresentata da politiche inflazionistiche che possono solo portare a tassi d'interesse molto più alti e alla distruzione della valuta. L'argomento è all'ordine del giorno, dato l'autolesionismo delle politiche economiche e geopolitiche americane che stanno già portando l'America verso una crisi. Nel frattempo si sono avverati i timori americani su una dominazione asiatica per quanto riguarda i risultati economici, monetari e politici globali. L'imminente crisi del credito rischia di uccidere il modello di welfare state occidentale, distruggendo le sue valute fiat, mentre la Cina, la Russia ed i loro alleati asiatici hanno i mezzi per prosperare.



La fragilità delle finanze statali

Sono convinto che le politiche monetarie sconsiderate finiranno per distruggere le valute fiat. La distruzione verrà dalle persone comuni, costrette dalla legge ad usare il denaro dello stato per regolare le loro transazioni quotidiane. Le persone comuni alla fine comprenderanno la frode dell'inflazione monetaria e scarteranno il mezzo di scambio dello stato, giudicandolo per quello che è: intrinsecamente privo di valore.

È una cosa che alla fine accade sempre. Ciò è stato dimostrato dall'esperienza e dovrebbe essere incontrovertibile. Per chi emette la valuta, il rischio che ciò accada aumenta quando i mercati del credito si destabilizzano e la fiducia nel full faith and credit, l'unico sostegno di una moneta a corso legale, inizia ad essere messa in discussione da coloro che la utilizzano dagli stranieri, o da entrambi. E quando accade, la valuta fiat inizia a perdere rapidamente il potere d'acquisto e l'intera struttura dei tassi d'interesse sale più in alto.

Le finanze dello stato si ritrovano poi nei guai, perché a quel punto avrà accumulato una combinazione letale di debito non rimborsabile e passività. Oggi, la maggior parte degli stati, compresi gli Stati Uniti, sono già intrappolati in questa trappola del debito, solo che la popolazione deve ancora rendersi conto delle conseguenze. La difficoltà per quasi tutti gli stati è il deterioramento delle loro finanze che alla fine spazzerà via le loro valute, a meno che non trovino una soluzione.

C'è una soluzione che, se presa, consentirà allo stato di sopravvivere. Potrebbe essere modellata sulla soluzione presentata da Steve Hanke (della John Hopkins University) di un cosiddetto comitato valutario, cosa che se strettamente osservata rimuoverà la capacità dello stato di creare denaro dal nulla. Egli suggerisce questa soluzione per il Venezuela e simili, affinché colleghino al dollaro la loro valuta. Ma qui stiamo valutando la possibilità di stabilizzare il dollaro stesso e tutte le altre valute ad esso collegate. Il comitato valutario in questo caso può essere solo collegato all'oro, che è sempre stato il denaro scelto dal mercato. In passato questa era la base di un gold exchange standard.

Il comitato valutario del professor Hanke è un sistema basato su regole progettate per ottenere la stessa cosa. Una volta che il sistema è in vigore, ogni unità monetaria messa successivamente in circolazione dall'autorità monetaria deve essere fisicamente coperta da un peso definito di lingotti d'oro. Questo era il metodo del gold exchange standard adottato dalla Banca d'Inghilterra secondo i termini del Bank Charter Act del 1844. Un comitato valutario moderno, composto da una valuta digitale, funzionerebbe allo stesso modo.

Un comitato valutario non è il miglior meccanismo attraverso il quale la valuta può essere resa scambiabile con l'oro. La sua debolezza è che si basa sullo stato che adempie ai suoi obblighi, quindi sarebbe meglio usare direttamente l'oro, sia in forma fisica che digitale. L'America ha rinnegato il suo gold exchange standard nel 1933/34, quando vietò per la prima volta la proprietà dell'oro e poi svalutò il dollaro. Quello era semplicemente un furto dello stato ai danni dei suoi cittadini. Pertanto devono essere presenti altre misure di salvaguardia per un gold exchange standard.

Un ritorno ad un gold exchange standard credibile porrà un limite ai tassi d'interesse e quindi ai costi dell'indebitamento pubblico. Invece di tassi nominali del 10%, del 20% e oltre, un gold exchange standard probabilmente ridurrà i tassi a lungo termine dell'indebitamento pubblico in un intervallo compreso tra il 2 e il 5%. Permetterà anche di progredire a quelle aziende con piani d'investimento fattibili. Non solo è una soluzione ovvia, ma è simile a quella adottata dal Regno Unito in seguito alle guerre napoleoniche.

Nel 1815 la Gran Bretagna aveva livelli d'indebitamento pubblico maggiori di quelli di tutte le nazioni avanzate (in rapporto alle dimensioni della sua economia), con la sola eccezione del Giappone. Introdusse la sovrana d'oro nel 1816, composta da 0,2354 once d'oro, come moneta circolante con un valore nominale di una libbra. Nei nove decenni seguenti, non solo abbassò il livello del suo debito pubblico da oltre il 200% del PIL a circa il 30%, ma la sua economia divenne la più avanzata e ricca al mondo. Ciò venne ottenuto col sound money, il cui potere d'acquisto aumentò in modo significativo, mentre migliorava la qualità della vita per tutti. Una sovrana era sempre una libbra, solo che ne comprava molte di più.

Le persone comuni erano incoraggiate a lavorare, spendere e risparmiare. Aspiravano a migliorare le loro famiglie. La stragrande maggioranza ci riuscì e per quei pochi sfortunati che finirono nel dimenticatoio, vennero istituite istituzioni filantropiche da filantropi di successo affinché fornissero alloggio ed occupazione. Sostenerli non è mai stata la funzione dello stato. Sarebbe troppo pretendere che fosse un mondo perfetto, o addirittura che tutti si comportassero bene, ma la differenza tra l'economia laissez-faire di successo in Gran Bretagna (con i suoi piccoli difetti) ed il socialismo burocratico che abbiamo oggi è decisamente eclatante.

La chiave sta nella creazione e nella conservazione della ricchezza personale, in contrasto con la redistribuzione socialista e la distruzione della ricchezza, la quale ha costantemente indebolito le economie un tempo di successo. Il futuro sta formando un collasso inflazionistico per tutti gli stati occidentali e il modo in cui accadrà è descritto più dettagliatamente nella sezione successiva. Per i politici preveggenti crea l'opportunità di uscire dal socialismo, perché la maggioranza silenziosa, che vuole solo la stabilità commerciale piuttosto che i sussidi statali, sosterrà un allontanamento dal socialismo distruttivo. Non è un compito semplice, perché tutto i consigli che un politico riceve oggi sono basati sul credo dell'inflazione e degli imperativi socialisti.



Perché e come si verificherà un crollo inflazionistico

I monetaristi sono pienamente consapevoli che se uno stato aumenta la quantità di moneta in circolazione, il suo potere d'acquisto diminuisce. La loro teoria si basa sui giorni in cui l'oro era denaro e descrive l'effetto delle importazioni/esportazioni di oro monetario sul livello generale dei prezzi.

I monetaristi puri presumono che ciò sia fondamentalmente vero per le valute fiat scoperte, ma c'è una differenza fondamentale: quando l'oro viene utilizzato come denaro per il settlement nel commercio transfrontaliero, si verifica un arbitraggio che corregge i differenziali di prezzo. Quando i prezzi sono generalmente bassi in un Paese, esso potrà vendere merci e beni in altri Paesi dove i prezzi sono più alti. L'oro fluisce quindi laddove i prezzi sono più bassi, bilanciando i prezzi tra i vari Paesi. Con le valute fiat scoperte, questo non accade.

Le valute fiat, guadagnate attraverso il commercio transfrontaliero, sono solitamente vendute nelle borse estere; di conseguenza il fattore determinante nei flussi commerciali non è più un arbitraggio basato su una forma di denaro comune. Il legame tra denaro e commercio è scomparso; e il fatto che gli stranieri mantengano o vendano la valuta guadagnata dalle esportazioni, dipende in gran parte dalla loro fiducia in essa. È una questione di speculazione, non di commercio.

Coloro che utilizzano una valuta emessa dallo stato sono separati da questi problemi, perché le valute estere non circolano sul mercato interno di una nazione. Invece di avere una forma di moneta accettata al di là dei confini nazionali, come per l'oro in passato, non esiste altro valore se non l'uso domestico. Per questo motivo il potere d'acquisto di una valuta fiat diventa una questione di fiducia, ed è tale fiducia che rischia di essere indebolita in una crisi del credito. Quanto meno uno stato è affidabile, tanto più rapidamente una valuta è a rischio di declino.

Questo è il motivo per cui il monetarismo, che era basato sull'oro come moneta onnipresente, non è più l'unico fattore determinante i valori delle valute. È vero che un aumento della quantità di moneta circolante svaluta lo stock esistente, ma se la popolazione nel suo complesso è pronta ad aumentare la sua preferenza per il denaro, solitamente espressa come un rapporto di risparmio, non ci sarà alcun effetto negativo sul suo potere d'acquisto.

Con le valute fiat entriamo in un mondo in cui le statistiche riflettono la quantità di denaro e mai la fiducia che le persone hanno in esse. Inoltre le statistiche possono dirvi tutto e niente, ma mai la verità. È possibile che un'economia crolli, ma dal punto di vista statistico sembra in buona salute come illustra il seguente esempio.

Immaginate per un momento che al tempo della Repubblica di Weimar esistessero gli statistici moderni ed i loro metodi. Le finanze pubbliche erano coperte per il 10% dalle tasse e per il 90% dall'inflazione monetaria. Era un governo le cui finanze erano gestite secondo le linee raccomandate dalla MMT di oggi.

Non vi è dubbio che un livello di tassazione basso fosse un incoraggiamento per le imprese e consentisse la ridistribuzione dei guadagni per gli investimenti. Un tasso di cambio in calo genera utili extra anche per le attività nel settore dell'export. I tassi d'interesse erano allettanti rispetto al tasso di inflazione dei prezzi e l'economia, dal punto di vista statistico, si stava espandendo rapidamente.

Questo era certamente vero quando misurato dal PIL nominale, la misura di base dell'attività economica di oggi. I prezzi ufficiali, che sono sempre gli ultimi raccolti e indicizzati, ritardano nel riportare la svalutazione monetaria di almeno un mese, forse due o anche tre. A questo dobbiamo anche aggiungerci che gli stati hanno sempre sottostimato l'inflazione dei prezzi, che è la conseguenza naturale di una precedente svalutazione monetaria. Pertanto gli economisti di oggi, anche dopo l'applicazione di un deflatore ufficiale dei prezzi al PIL nominale, avrebbero giudicato come straordinaria la crescita del PIL "reale" in Germania tra il 1918 e l'inizio del 1923.

È interessante notare che nel 2007 Joseph Stiglitz e una schiera di economisti e politici di sinistra pensavano che le politiche socialiste di Hugo Chavez avessero successo, poiché le statistiche suggerivano un'interpretazione simile per l'economia del Venezuela. Tuttavia, invece di considerare la Germania in boom, nel 1920 gli economisti (di tradizione classica ed Austriaca) la consideravano per quello che era. Persino Keynes lo scrisse nel suo Trattato sulla riforma monetaria, pubblicato casualmente alla fine del 1923 quando il papiermark alla fine crollò.

L'inflazione della Germania potrebbe essere stata un successo statistico, ma nascose la distruzione della ricchezza attraverso la svalutazione monetaria. Come disse Lenin: "Il modo per schiacciare la borghesia è di abbatterla tra le macine della tassazione e dell'inflazione".

In Germania i finanziamenti inflazionistici iniziarono prima della prima guerra mondiale per finanziare la corsa agli armamenti. Allo scoppio della guerra, la convertibilità dell'oro fu sospesa e il papiermark scoperto iniziò la sua deriva inflazionistica. La fonte principale del finanziamento pubblico era l'emissione di pezzi di carta senza valore e la loro circolazione come valuta a corso legale.

Questo trucco funzionò fino al maggio del 1923. A quel punto il potere d'acquisto del marco era calato costantemente ad un ritmo relativamente regolare. Ci vollero solo sette mesi affinché perdesse tutto il suo potere d'acquisto; lì la popolazione capì ciò che stava accadendo ed era disposta a scambiare i loro marchi per qualsiasi cosa. Era il katastrophenhausse, o crack-up boom, la fine di una valuta statale scoperta.

È il pattern presente in tutti i crolli di una valuta fiat, che, oltre alle valute esistenti oggi, si è ripetuto in tutta la storia del commercio post-baratto, senza alcuna eccezione nota. È il percorso lungo il quale viaggiano oggi il dollaro e le altre valute cartacee. Ora che stiamo entrando in un rallentamento statistico nella maggior parte delle economie mondiali, il finanziamento in stile Weimar è destinato a tornare al centro della scena. Il destino delle valute fiat, a meno che non sia evitato in qualche modo, sarà lo stesso.

La lezione di Weimar e dell'inflazione monetaria di oggi è che il periodo in cui la popolazione capisce l'inganno può essere prolungato: in Germania era il 1914-1923, seguito da un rapido crollo di sette mesi; oggi è dal 1971 che questa storia va avanti, ma il crollo potrebbe essere rapido come quello della Germania tra il maggio ed il novembre 1923.

Senza dubbio vedremo aumentare l'inflazione dei prezzi, ma tale statistica continuerà ad essere soppressa. Con il divario tra l'accelerazione dell'inflazione monetaria e il tasso ufficiale dell'inflazione dei prezzi, per un breve periodo abbiamo visto una ripresa statistica del PIL che dodici anni fa ha indotto Stiglitz e altri ad applaudire l'economia del Venezuela.



Un gold standard da solo non è sufficiente

Un grave problema per gli stati quando l'inflazione dei prezzi inizia a salire è il costo del prestito, perché i mercati, consci del declino del potere d'acquisto della moneta, spingeranno i tassi d'interesse più in alto, nonostante i tentativi ufficiali di sopprimerli. Finora il problema è stato coperto con successo dalle banche centrali che manipolano i mercati del debito pubblico e dagli statistici che mascherano il tasso reale dell'inflazione dei prezzi. In futuro gli sforzi per mantenere il controllo sulla realtà si intensificheranno e alla luce di un'altra ondata di svalutazione monetaria, è lecito domandarsi se i mercati consentiranno il proseguimento di questa frode. Altrimenti il potere d'acquisto delle valute fiat sarà visibilmente indebolito dall'erosione della fiducia della popolazione.

Non possiamo conoscere questo risultato fino a quando non sarà visibile. La crisi del credito del 2008 ha portato ad un'esplosione globale della quantità di denaro, in quanto le banche centrali hanno lavorato in tandem per salvare le grandi banche commerciali e l'intero mondo finanziario. Una seconda svalutazione monetaria coordinata a livello globale sta appena iniziando, in particolare in Cina. Un'ipotesi realistica è che questa volta il potere d'acquisto delle valute fiat sarà vittima di una grave overdose monetaria.

Stando così le cose, è inevitabile un aggiustamento al rialzo dei tassi d'interesse nominali imposto dai mercati. Il finanziamento pubblico diventa apertamente inflazionistico, imbarcandosi in un moderno equivalente del papiermark. In quale altro modo descrivereste un quantitative easing in accelerazione?

Una perdita di fiducia nelle valute fiat si riflette sempre nei prezzi dell'oro e dell'argento, che a tal punto dovrebbero essere molto più alti. Le criptovalute potrebbero aggravare il problema del denaro fiat diventando un'alternativa per quelle persone che non si accontentano più di detenere liquidità in depositi bancari.

Gli stati e le loro banche centrali saranno ad un bivio. Una direzione verso la stabilità monetaria è dura, ma porta ad un posto migliore. L'altra verso l'accelerazione della svalutazione monetaria è più agevole, ma porta al precipizio della distruzione monetaria.

Quale strada prenderà il vostro governo?

I governi occidentali sono mal equipaggiati per prendere questa decisione. Ci sono alcune persone nell'establishment politico che potrebbero capire la scelta, ma dovranno deliberatamente invertire la politica di governo dal socialismo e dalla regolamentazione dello stato al libero mercato e al sound money. Si ritroveranno a combattere l'establishment economico neo-keynesiano, gli inflazionisti che formano la stragrande maggioranza di esperti e consulenti. Questi neo-keynesiani popolano le banche centrali ed i dipartimenti del Tesoro dei vari stati del mondo. I ministri delle finanze ed i segretari di stato dovranno ridurre le loro basi di potere, il che va contro le loro ambizioni personali e gli istinti politici.

Ci vorrà una straordinaria prova di leadership per avere successo.

A favore di un coraggioso statista, ci saranno gli istinti del libero mercato della maggioranza silenziosa. È solo nei momenti di crisi che uno statista può radunare questo sostegno. In un contesto diverso, viene in mente Churchill nel 1940. La popolazione non conoscerà la soluzione, ma con la giusta direzione può essere guidata sulla via della salvezza economica e monetaria. La valuta dovrà essere stabilizzata rendendola convertibile in lingotti d'oro e la spesa pubblica dovrà essere ridotta, fino ad un quarto o un terzo nella maggior parte delle economie avanzate. Ciò significa inaugurare una legislazione che cancelli le responsabilità del governo, qualcosa che potrebbe richiedere uno stato di emergenza. Il messaggio all'elettorato deve essere: il governo non vi deve nulla. E affinché voi possiate badare a voi stessi, il governo deve incoraggiare le persone ad accumulare ricchezza personale rimuovendo la tassazione sui risparmi.

Ovviamente gli stati più socialisti dovranno affrontare la più grande sfida: ci sarà una tensione estrema tra realtà finanziaria e interessi radicati. Non c'è dubbio che le loro valute hanno più probabilità di fallire.

L'Eurozona affronta una sfida particolare, con una valuta che circola tra diciannove stati membri. L'opinione comune è che tutti i problemi dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) siano dovuti ad una valuta inflessibile. Qui è probabile che ci sarà una spaccatura, con la Germania e forse una fazione del nord che graviterà attorno alla protezione di un gold standard, mentre i PIGS premeranno per una maggiore soppressione dei tassi d'interesse e denaro facile infinito dalla BCE.



Gli Stati Uniti sono il fulcro del disastro

Gli Stati Uniti hanno un problema diverso, ma più preoccupante: rifiutano di accettare il loro declino come superpotenza dominante, trincerandosi in un mix di protezionismo ed autarchia. Di conseguenza il governo degli Stati Uniti sta prendendo decisioni distruttive. Dal momento che il presidente Trump è stato eletto, ha accelerato il finanziamento inflazionistico durante la fase finale del ciclo del credito nella convinzione che ciò avrebbe portato a maggiori entrate fiscali a tempo debito. Ha anche ripetuto l'errore già commesso nel 1930 con l'approvazione dello Smoot-Hawley Tariff Act, nella convinzione che il protezionismo commerciale possa in qualche modo rendere l'America di nuovo grande (MAGA). Invece ha fatto crollare il commercio globale, proprio come negli anni '30. MAGA è una combinazione fatale di tagli alle tasse e protezionismo commerciale. È una forma di autolesionismo che si ripercuote negativamente sui consumatori e sulle aziende americane. E non aiuta a promuovere buoni rapporti con i creditori americani, i quali per decenni hanno permesso all'America di vivere oltre i suoi mezzi.

Gli stranieri possiedono dollari in gran quantità, ricoprendo con una certa riluttanza il ruolo di banchieri dell'America. Ora stanno iniziando ad essere venditori netti come conseguenza di un eccesso di dollari nelle loro mani, in combinazione con le goffe manovre geopolitiche americane. I dati del TIC di dicembre mostrano che gli stranieri hanno venduto $91,4 miliardi, il maggior deflusso mensile durante la presidenza di Trump; e questo solo pochi mesi dopo che tutti credevano che gli stranieri stessero comprando ancora più dollari per pagare i propri debiti.

Mentre ignora la sua dipendenza dalle finanze straniere, l'America sta cercando di strangolare lo sviluppo economico e tecnico della Cina, ma è già troppo tardi. Washington sicuramente sa che gli Stati Uniti, il Giappone e la Gran Bretagna sono semplicemente piccole isole in un gigantesco mare eurasiatico. Eravamo stati avvertiti che sarebbe accaduto da Halford Mackinder oltre cento anni fa. L'America sembra proprio pronta ad autodistruggersi piuttosto che veder realizzata la profezia di Mackinder.

Di conseguenza il mondo intero viene gettato nel caos e il governo americano è al centro del problema. Possiamo aspettarci che la sua economia, insieme a tutte le altre, andrà significativamente male nei prossimi mesi. Sarà un incoraggiamento per una maggiore dose d'inflazione. L'espansione monetaria che sicuramente seguirà porterà ad un'accelerazione del declino del potere d'acquisto del dollaro, dal momento che gli stranieri passeranno dall'essere banchieri del dollaro ai venditori di dollari. Ciò porterà ad un aumento del valore delle preferenze temporali stabilite dai mercati e, a meno che la FED non contamini sufficientemente questo aumento alzando i suoi tassi, il dollaro non farà altro che scivolare.

Nelle attuali circostanze la soluzione Volcker del 1980-81 (rialzare i tassi d'interesse al 20% per stabilizzare la valuta) non sembra essere disponibile. Inoltre non sarebbe nel Dna dell'establishment invertire lo shock di Nixon del 1971 e ripristinare la copertura del dollaro con l'oro come mezzo per limitare l'aumento dei tassi di interesse. L'America, il vero colpevole per l'abbandono di Bretton Woods, scoprirà che è molto difficile cambiare il suo punto di vista con una tale incapacità economica ai posti di comando.



Il blocco SCO

Le cose sono molto diverse in Asia. Gli otto membri dello Shanghai Cooperation Organization, insieme a quelli che cercano di aderire, rappresentano circa metà della popolazione mondiale. È guidato da Cina e Russia, entrambi favorevoli all'oro. Si può dire che altri due miliardi di persone siano direttamente interessati dal modo in cui si sviluppa lo SCO, comprese le nazioni popolose del Sud-Est asiatico, del Medio Oriente e dell'Africa sub-sahariana. Ciò riduce la sfera d'influenza dell'America a circa un miliardo e mezzo di anime su una popolazione mondiale di sette. È la prova della lungimiranza di Halford Mackinder.

Cina e Russia hanno piani infrastrutturali significativi che stimoleranno l'attività economica eurasiatica almeno per il prossimo decennio, forse due. Se le economie avanzate crolleranno, ovviamente l'Asia ne risentirà negativamente, ma non tanto quanto temono gli osservatori della Cina. L'imminente crisi del credito rischia di colpire principalmente l'America, il Regno Unito, l'Europa occidentale ed i loro alleati militari ed economici. Il blocco SCO potrebbe sfuggirvi riportando solo danni minori se prenderà le giuste decisioni.

La minaccia per il futuro dello SCO deriva principalmente dalle sue attuali politiche monetarie, con la Cina in particolare che utilizza l'espansione del credito per manipolare l'economia. Ha cercato di controllare le conseguenze della politica monetaria interna attraverso severi controlli sui cambi, una strategia che finora ha avuto successo.

La crescente possibilità di un crollo del dollaro richiederà un cambiamento radicale nella politica monetaria cinese. Conosciamo la direzione che prenderà dalle azioni della Russia, della Cina stessa e degli altri membri dello SCO: integrare in qualche modo l'oro con le loro valute fiat.

Mentre è chiaro che la Cina e la Russia comprendono l'importanza dell'oro come sound money, non è chiaro se abbiano un piano credibile per la sua introduzione nei loro sistemi monetari. I russi sembrano avere una buona conoscenza dei problemi. La Cina anche, ma molti dei suoi consiglieri economici sono formati in scuole economiche occidentali, dove regnano le convinzioni inflazionistiche neo-keynesiane. Pertanto la Cina non è del tutto immune alle colpe che potrebbero distruggere il dollaro e altre valute occidentali, ma il messaggio centrale è che passerà al sound money quando sarà strategicamente ragionevole, nonostante i neo-keynesiani al suo interno.

Quasi nessuna delle nazioni nello SCO ha welfare state ingombranti e quindi possono essere capaci di contenere la spesa pubblica in caso di recessione economica. La Russia e la Cina non solo possono introdurre un gold exchange standard e farlo restare, ma i membri dello SCO e quelle nazioni legate ad esso possono introdurre i propri gold exchange standard, o in alternativa utilizzare rubli e yuan coperti con l'oro a cui ancorare le loro valute.

La direzione economica e monetaria presa dallo SCO nei prossimi anni potrebbe rivelarsi vincente, almeno rispetto alle difficoltà affrontate dall'Occidente. Un risultato del genere sarebbe immensamente positivo per l'umanità nel suo complesso e rappresentare un'ancora di salvezza per coloro che ancora credono nel socialismo finanziato dall'inflazione. Non si sa mai, potrebbe persino costringere i governi occidentali spendaccioni a riformare i loro modi e tornare a politiche monetarie sane.

L'effetto sul prezzo dell'oro dovrebbe essere ovvio. Si dice che nel 1923 gli studenti stranieri a Berlino fossero in grado di comprare case con la paghetta dei loro genitori, di solito in dollari o sterline. I dollari all'epoca erano buoni come l'oro. Oggi un comitato valutario, o un gold exchange standard, dovrebbe essere impostato ad un tasso significativamente più alto rispetto ai prezzi attuali in valuta fiat. L'oro è la massima protezione contro i furti mediante la svalutazione della moneta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 21 marzo 2019

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 21/03/2019


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin. Come avrete notato ho cambiato piattaforma dove pubblicarle, passando a Honest.cash.  È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://honest.cash/Francesco_Simoncelli/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-21032019-3103


La regolamentazione dell'inquinamento dell'aria non è la risposta





di Robert P. Murphy


1. Il ruolo del libero mercato

Obiezioni: il libero mercato funziona bene quando fornisce biciclette e computer, ma abbiamo bisogno di una forte regolamentazione statale per proteggere la qualità dell'aria.

Risposta: Un libero mercato si basa sul rispetto dei diritti di proprietà. Se una fabbrica è autorizzata a pompare la fuliggine nell'aria e questo danneggia le persone, il problema fondamentale è la mancanza di diritti di proprietà. Nessuno "possiede" l'atmosfera e diventa una "tragedia dei beni comuni". (Il sovrasfruttamento del bestiame in Inghilterra ha tormentato i pascoli "comuni" prima che venissero definiti e applicati in maniera più sensata i diritti di proprietà.) Quindi piuttosto che vedere l'inquinamento atmosferico come un "fallimento del mercato", dobbiamo considerarlo alla luce di diritti di proprietà mal definiti.


2. Il problema dell'inquinamento

Obiezioni: certo, si possono cacciare scuse e dire che non è colpa del mercato, ma da come stanno le cose in realtà, abbiamo bisogno degli stati per garantire che le imprese non inquinino.

Risposta: Lungi dall'essere il benefattore della qualità ambientale, storicamente le legislature e le corti in Paesi come l'Inghilterra e gli Stati Uniti hanno annullato i diritti tradizionali degli individui al fine di promuovere lo sviluppo industriale. Ed i peggiori abusi ambientali si sono verificati sotto i regimi comunisti, compreso il disastro di Chernobyl nel 1986, che è ancora considerato il peggior incidente di una centrale nucleare nella storia. Come osserva l'economista Richard Stroup:
I fallimenti del controllo centralizzato del governo nell'Europa orientale e nell'Unione Sovietica hanno destato ulteriore interesse per l'ambientalismo di libero mercato nei primi anni '90. La stampa ha scoperto ampie aree in cui l'aria era piena di una foschia marrone, gli occhi della gente bruciavano a causa dei fumi chimici ed i guidatori dovevano usare i fari a metà giornata. Nel 1990 il Wall Street Journal citò una dichiarazione dei medici ungheresi secondo cui il 10% dei decessi in Ungheria poteva essere direttamente correlato all'inquinamento. Il New York Times ha riferito che parti della città di Merseburg, nella Germania orientale, erano "permanentemente coperte da una polvere chimica bianca e un odore acre riempiva le narici delle persone".


3. Regolamentazione e correlazione della qualità dell'aria

Obiezioni: va bene, a volte anche gli stati sbagliano. Ma con un sistema di governo relativamente democratico e trasparente come negli Stati Uniti, la storia mostra chiaramente che una maggiore regolamentazione va di pari passo con un'aria più pulita.

Risposta: I principi economici della scarsità e dei compromessi si applicano alla qualità ambientale tanto quanto ai beni ed ai servizi convenzionali. Man mano che una società diventa più ricca, la sua gente può permettersi uno standard di vita più elevato. Ciò significa case più grandi, auto più belle, durata della vita più lunga e aria più pulita.

Può essere vero che l'attuale sistema giuridico (che è controllato dallo stato, non dimentichiamolo) non delinei i diritti di proprietà privata nell'atmosfera, e in tal senso sarebbe difficile per le normali forze di mercato fornire direttamente aria "più pulita ai consumatori" nel modo in cui può fornire "macchine più veloci" e "case più grandi" se è questo che la gente vuole comprare.

Inoltre dobbiamo renderci conto che l'aria più pulita ha un prezzo. Se dovessimo imporre le attuali norme EPA sulla qualità dell'aria nella Londra del 1890, o nella Pechino di oggi, è vero che migliorerebbero la qualità dell'aria ma ad un costo elevato per altri beni. È possibile che le persone colpite da una tale decisione si risentano per il fatto di essere costrette a spendere molto di più per "aria più pulita" e meno per cose come "energia e trasporti".

I miglioramenti storici nella qualità dell'aria, negli Stati Uniti ad esempio, non si sono verificati grazie alle normative statali. Nel migliore dei casi le normative statali potrebbero aver incanalato parte degli standard di vita in miglioramento (reso possibile dall'economia di mercato) nello sbocco specifico: migliore qualità dell'aria.

Tuttavia dobbiamo stare attenti a non accreditare alle normative statali quei miglioramenti che si sono verificati "naturalmente". Ad esempio, gli studiosi dell'AEI, Joel Schwartz e Steven Hayward, mostrano che la qualità dell'aria stava migliorando da decenni negli Stati Uniti, ben prima che il Clean Air Act del 1970 fosse approvato a livello federale.


Perché la qualità dell'aria è migliorata ancor prima che il governo federale iniziasse ad imporre le sue leggi in merito? Alcuni dei miglioramenti potrebbero essere attribuiti alle normarive statali ed eventualmente locali, ma una crescita economica regolare ha anche fornito aria più pulita come sottoprodotto non intenzionale.

Ad esempio, Schwartz e Hayward riferiscono che "l'affluenza crescente ha permesso alle famiglie di passare dal carbone ad un gas naturale più pulito e più efficiente per il riscaldamento e la cottura domestica". Inoltre i miglioramenti nella trasmissione elettrica hanno permesso alle centrali di essere situate vicino alle miniere di carbone e lontano dai centri abitati.

E anche se l'invenzione dell'automobile ha alla fine portato smog nelle grandi città, in realtà ha risolto la "crisi del letame di cavallo" della fine del 1800. In modo simile, anche in assenza di un intervento esplicito dello stato, i veicoli elettrici acquisiranno nel tempo una crescente quota di mercato, risolvendo in modo naturale alcuni dei problemi odierni sulla qualità dell'aria urbana.



Risorse


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 20 marzo 2019

Aggiorniamo i dati della FMQ





di Alasdair Macleod


La Fiat Money Quantity è un indicatore composto da denaro fiat sia in circolazione che disponibile per la circolazione, essendo parcheggiata presso la banca centrale sotto forma di riserve in eccesso (depositi delle banche commerciali). L'espansione della FMQ statunitense sin dal 1960 è mostrata nel grafico qui sotto.


Prima della grande crisi finanziaria del 2008/09, la FMQ si è espansa in modo consistente ad un ritmo medio annuo del 5,9%, indicato dalla linea tratteggiata. Le riserve in eccesso erano praticamente inesistenti e le riserve obbligatorie erano poco più di $10 miliardi. In seguito alla crisi della Lehman, il quantitative easing ha portato all'accumulo di riserve in eccesso poiché le istituzioni di deposito hanno venduto obbligazioni alla FED ed i loro conti di riserva hanno visto accreditati i proventi. Di conseguenza la FMQ è salita ad un ritmo significativamente più rapido rispetto al suo andamento di lungo termine:  alla fine dello scorso anno era $5.386 miliardi al di sopra la tendenza pre-Lehman.

E mentre i commentatori economici ora si preoccupano per l'apparente rallentamento della crescita monetaria, bisogna ammettere che la quantità di denaro fiat in circolazione rimane considerevolmente maggiore rispetto alla tendenza di lungo termine. Il divario tra le due quantità implica che la FED abbia spazio sufficiente per il tightening e senza dubbio è stata un'analisi di questo tipo che l'anno scorso l'ha incoraggiata a perseguire tale strategia.

Le riserve in eccesso avevano già iniziato a calare, con i conti di riserva degli istituti finanziari presso la FED che sin dal picco dell'agosto 2014 si erano contratte di oltre $1.100 miliardi. Il tapering è stato inizialmente presentato da Ben Bernanke in una testimonianza al Congresso nel maggio 2013, ma il tightening vero e proprio, con il quale la FED avrebbe venduto le obbligazioni agli istituti finanziari togliendo i proventi dai loro conti di riserva, è iniziato solo all'inizio del 2018, tre anni e mezzo dopo il picco delle riserve in eccesso.

Il periodo tra il picco delle riserve e il picco della FMQ (quarantuno mesi, fino a dicembre 2017) ha visto un aumento di $2.236 miliardi nella FMQ, un aumento di quasi il 17%. Chiaramente la diminuzione delle riserve in eccesso ha fatto salire la FMQ, poiché tale diminuzioen è servita per far salire i prestiti delle banche commerciali, rispondendo ad un precedente dibattito sulle conseguenze a lungo termine del quantitative easing. Poco dopo l'introduzione del QE, da una parte c'erano gli inflazionisti che hanno sempre voluto che lo stato emettesse ancora più soldi ignorando le conseguenze, e dall'altra gli analisti pratici che cercavano di capire le implicazioni di questo QE.



Lo scontro tra la MMT e la realtà

Ricordo che quando la FED ha avviato il QE e le riserve in eccesso sono aumentate da zero ad un paio di migliaia di miliardi di dollari in meno di cinque anni, c'erano preoccupazioni che un giorno queste riserve sarebbero state mobilitate per espandere il credito bancario. Presumendo una leva di dieci volte su una base di riserva, ciò implica che la prossima ondata di espansione del credito potrebbe ammontare a $20.000 miliardi in più di creazione di credito, e il QE porterebbe infine a livelli ancora più elevati il credito bancario.

La MMT ha una visione diversa, sostenendo che gli istituti finanziari nel loro insieme non potrebbero utilizzare le loro riserve in questo modo. Un esempio dell'approccio della MMT è un articolo di Paul Sheard, ex-Chief Global Economist presso Standard and Poor's. Sheard sostiene che il livello delle riserve bancarie non è sotto il controllo delle banche stesse, ma della FED. Cita un'identità contabile in base alla quale gli attivi di una banca centrale devono essere pari alla somma delle sue passività, il tutto semplificato come riserve bancarie più banconote in circolazione più depositi governativi.

L'errore è non riconoscere la proprietà delle riserve. Quando una banca ha riserve in eccesso presso la FED è libera di ritirarle e non deve trasferirle ad un'altra banca, sostituirle con denaro fisico o prestarle al governo in modo che il lato destro della sua equazione sia ancora in equilibrio con il totale del patrimonio presumibilmente immobile della FED (come invece afferma Sheard).

Se Sheard avesse ragione, la FED non avrebbe potuto pagare l'IOER alle banche commerciali. Né avrebbe potuto mobilitare le operazioni di pronti contro termine, uno strumento di mercato fondamentale per la politica di liquidità della FED. Infatti gli istituti finanziari sono liberi di ritirare tutte le loro riserve in eccesso e ridistribuirle nei mercati monetari, o acquistare obbligazioni commerciali, o prestarle ai clienti, o distribuirle in qualsiasi modo a loro piaccia in accordo con i regolamenti bancari.

Sheard ha torto e l'ennesima prova ci arriva da un documento pubblicato dalla Federal Reserve Bank di Minneapolis più di due anni dopo quello di Sheard.

Quindi la MMT è solo un guazzabuglio di sciocchezze. Tra l'altro Sheard è stato consultato per consigliare i giapponesi, offrendo la sua esperienza in varie commissioni governative. Il suo consiglio nel 1995 fu che le disgrazie del Giappone erano dovute ad una politica monetaria "timida" e ad una politica fiscale insufficiente. Sembra che Sheard sia un inflazionista, il cui approccio e punto di vista matematico concordano con gli argomenti della MMT.

Questi errori sono importanti da identificare prima di procedere a discutere le tendenze future dell'offerta di moneta, perché c'è un'ipotesi diffusa (ma sbagliata) sostenuta dagli inflazionisti: la FED controlla l'espansione del credito bancario attraverso la politica monetaria. Questa tesi non è corretta. La FED cerca di influenzare la domanda di moneta con la manipolazione dei tassi d'interesse e, se lo ritiene opportuno, espande o riduce la dimensione complessiva del proprio bilancio acquistando o vendendo asset, il che non è la stessa cosa del controllo.

Se le banche commerciali nel loro complesso cercano di ridurre i loro saldi di riserva, la FED o deve aumentare gli interessi pagati sulle riserve in eccesso, o aumentare i requisiti di riserva per ridurre o addirittura eliminare l'eccesso, o intensificare la sua attività di pronti contro termine, oppure liquidare alcuni dei suoi asset.

È la liquidazione forzata che i teorici della MMT non capiscono. E dopo la loro analisi fuorviante, le banche stavano riducendo le loro riserve in eccesso molto prima che la FED decidesse di avviare il tightening.



Perché le banche non stanno mobilitando completamente le riserve in eccesso

Ora possiamo capire se il sistema bancario americano, almeno in teoria, abbia ancora spazio per espandere i suoi prestiti e gli acquisti di obbligazioni. Secondo la FED lo scorso novembre le riserve obbligatorie erano solo $126,5 miliardi e le riserve in eccesso erano $1.648,8 miliardi. Tuttavia i banchieri desiderano mettere a frutto ogni dollaro invece di lasciarlo inutilizzato presso la FED. Chiaramente ci sono altri fattori in gioco.

Ora che abbiamo stabilito che la creazione di credito bancario non è sotto il controllo diretto della FED, dobbiamo trovare gli altri motivi per cui gli istituti finanziari statunitensi sono riluttanti a ridurre le loro riserve in eccesso. Potrebbe esserci stato un accordo non ufficiale tra le maggiori banche e la FED, il che era fonte di preoccupazione se se una grande banca avesse iniziato a ritirare tutte le sue riserve in eccesso, poiché le altre l'avrebbero seguita per non perdere il vantaggio. In tale misura le riserve in eccesso potrebbero non essere asset prestabili.

C'è un'altra ragione più solida, e cioè il sistema bancario statunitense ha subito una transizione da una base di regolamentazione incentrata sul moltiplicatore di denaro ad un nuovo regime che riflette i requisiti di liquidità di Basilea III. La FED richiede ancora una riserva del 10% sui depositi bancari e conti correnti i cui termini sono meno di sette giorni. Ma questo ora comprende un'attività di minoranza sui bilanci bancari ed è dove entra in gioco Basilea III. Pertanto le riserve in eccesso presso la FED sono un mezzo utile per mantenere liquidità e conformarsi alle normative bancarie internazionali.

C'è anche un altro problema che sta emergendo in un momento in cui la FED riduce il proprio bilancio e il deficit degli USA sta superando il livello dei mille miliardi di dollari. Le banche sanno dai piani della FED che ogni trimestre dovranno assorbire collettivamente circa $150 miliardi di titoli del Tesoro USA. In un momento in cui gli acquirenti stranieri stanno perdendo la loro propensione agli investimenti, c'è un motivo per cui un banchiere lungimirante preserva la liquidità.

In altre parole, una combinazione di normative e cautela lungimirante dei banchieri stanno limitando l'espansione del credito bancario. La prospettiva di un'ondata di nuovi titoli del Tesoro USA emessi per finanziare il deficit e le vendite di obbligazioni esistenti da parte della FED sta già indebolendo i prestiti al settore privato. Ed è per questo che la FED dovrebbe rivedere la sua politica monetaria.



Il corso futuro della FMQ

Sebbene gli istituti finanziari abbiano facoltà di attingere alle loro riserve in eccesso e trasformarle in ulteriore credito bancario, possiamo vedere le ragioni normative per cui questo non può accadere e perché le banche d'importanza sistemica potrebbero voler mantenere liquidità per acquistare titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Nel frattempo l'economia produttiva sembra sfracellarsi contro un muro di mattoni.

In questa fase la FED può solo indovinare se il settore produttivo dell'economia statunitense si stia prendendo una pausa e riprendere in seguito la sua traiettoria di crescita. Tuttavia la coincidenza tra la fase finale del ciclo del credito e lo stimolo fiscale di Trump è stata una preoccupazione opprimente da quando Powell è stato nominato presidente, motivo per cui la FED ha messo in atto i piani per preparare il bilancio ad un'altra crisi del credito.

Ciò che ha mandato all'aria questa strategia è stato il protezionismo di Trump, il quale ha funto da catalizzatore che ha improvvisamente inferto un duro colpo all'economia americana e globale. Ad essere onesti, il protezionismo di Trump non è stato l'unico fattore. L'UE si è adoperata per vietare il diesel e tutte le auto a benzina prima del 2040, danneggiando l'industria europea basata sul motore a combustione interna. Quando la FED ha iniziato il suo percorso di tightening, la Cina ha intrapreso una politica di pulizia del sistema bancario ombra e di altri strumenti non ortodossi di credito. I risultati erano prevedibili: rallentamento del commercio globale al picco del ciclo del credito.

La FED seguirà anche le conseguenze del protezionismo sugli afflussi di capitali esteri. Per diversi decenni i dollari guadagnati attraverso le eccedenze delle importazioni sono stati regolarmente reinvestiti nei titoli del Tesoro USA, finanziando i persistenti deficit di bilancio dell'America. Questo meccanismo di trasmissione tra i due deficit sta ora sbiadendo, come dimostrano i flussi che iniziano a invertirsi. Secondo i dati del TIC del Tesoro USA, a dicembre ci sono stati deflussi di capitali netti per $91,4 miliardi.

Inoltre le società americane sono state gravemente colpite dal protezionismo commerciale reciproco, perché i principali stati mondiali, in particolare la Cina, ha spinto le aziende nazionali a sostituire le fonti statunitensi con la tecnologia nazionale. Si tratta di mercati che vengono persi per sempre dai produttori statunitensi di chip e da altre industrie high-tech.

Per la FED la prognosi non è incoraggiante. La storia si ripete, a quanto pare... In particolare la coincidenza con lo Smoot-Hawley Tariff Act e la fase finale del ciclo del credito nel 1929. Possiamo essere ragionevolmente certi che gli economisti della FED non sono affatto consapevoli della pericolosità di questa coincidenza (devono avere una conoscenza della teoria Austriaca del ciclo economica, cosa che non hanno), quindi un crollo li prenderà sorpresa.

Quello che sanno o non sanno ce lo dirà solo il tempo. Il punto è che la coincidenza di eventi nella parte finale del ciclo del credito rende altamente probabile che sia le economie globali che quella statunitense non affronteranno solo un rallentamento temporaneo, ma scivoleranno in una recessione più profonda. Stando così le cose, la FED rivaluterà le sue politiche monetarie.

Un'importante conseguenza di un crollo è che la spesa pubblica aumenta in termini di costi di welfare mentre le entrate fiscali diminuiscono. Un deficit di bilancio sale rapidamente, ma il deficit di bilancio per il 2019 si sta già dirigendo verso i $1.200 miliardi sul presupposto che l'economia non entrerà nemmeno in una lieve recessione. Il cuscinetto delle riserve in eccesso detenute presso la FED non fornirà al sistema bancario un ampio margine di manovra, perché sono già state commesse in conformità con Basilea III. E sappiamo anche che con il decennale USA al 2,7%, le obbligazioni non sono valutate per un aumento imprevisto della loro offerta.

Il peso di questo finanziamento ricadrà sia sulla FED che sulle banche commerciali. Ma dobbiamo metterci nei panni di quest'ultime. Una recessione non porta solo a NPL diffusi, ma gli investimenti, come i CLO, iniziano ad andare a male rapidamente. I mercati azionari caleranno, indebolendo i valori delle garanzie collaterali. Inoltre, invece di dover trovare $450 miliardi in più ogni trimestre per i decennali USA, la cifra salirà, anche supponendo che la FED abbandoni i suoi piani di tightening. Se questa prospettiva non è visibile ai banchieri lungimiranti ora, lo sarà presto.

È una certezza che le banche che tenteranno di rimanere solvibili non faranno altro che indebolire l'economia in generale. Inizialmente l'effetto potrebbe essere un calo dell'inflazione dei prezzi, poiché i consumatori diminuiranno le spese e ci saranno inventari pieni di roba invenduta. La prima cosa che la FED sarà costretta a fare è abbandonare tutti i pensieri di un tightening e tornare ad un quantitative easing. Il QE dovrà fornire alle banche più liquidità e finanziare la maggior parte del crescente deficit di bilancio a tassi moderati.

Probabilmente sarà solo l'inizio. La FED gonfierà la massa monetaria per salvare lo stato e supportare le banche commerciali. La FMQ salirà ancora di più, minacciando una potenziale perdita di fiducia della popolazione nel potere d'acquisto del dollaro. Gli stranieri, dopo che per decenni hanno accumulato dollari, non saranno più tanto disposti ad acquistarli a causa della contrazione del commercio internazionale, e per questa ed altre ragioni li venderanno. Il potere d'acquisto del dollaro si indebolirà sui cambi esteri.

Ci potrà essere un solo esito: inflazione dei prezzi in salita mentre l'offerta di moneta arriva alle stelle. E una tale situazione sarà praticamente impossibile da contenere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 19 marzo 2019

No, i robot non soverchieranno gli esseri umani

L'emancipazione dai lavori usuranti procede a passi spediti. In questo modo figure professionali come i cosiddetti biker del food delivery potranno guardarsi intorno e cercare una nuova occupazione, migliore di quella finora svolta e per cui si sono tanto lamentati con lo stato. Tecnologia e progresso renderanno obsolete quelle professioni che richiedevano più tempo per essere portate a compimento con una resa inferiore a quella potenziale che può essere raggiunta con l'apporto di un miglioramento tecnologico. Lungi dall'essere raggiunto in ambienti socialisti, è sempre il libero mercato l'ecosistema che produce questi cambiamenti ottimali. L'unico neo in questo contesto è il ruolo della scuola pubblica, la quale sta progressivamente uccidendo la creatività dei ragazzini. Sin dagli anni '90 la chiave per trovare nuove nicchie di lavoro è in costante declino negli USA, ad esempio, e la creatività non è qualcosa che può essere "insegnata". Per competere con i robot abbiamo bisogno di un modello educativo che alimenti l'immaginazione e l'ingegno umano. La scuola dell'obbligo non è attrezzata per farlo, solo i modelli di apprendimento alternativi a quelli convenzionali lo sono.
_________________________________________________________



di Robert P. Murphy


Un numero crescente di ottimisti nei confronti della tecnologia sostiene ormai che l'intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante, sia nel governo sia nel mercato. Gli scettici temono che per quanto possa essere ben programmata, potrebbe finire per spodestare gli umani e conquistare le nostre istituzioni. Come vedremo, gli scettici trarrebbero beneficio da una migliore comprensione della teoria economica di base.

L'ottimista Vitalik Buterin, co-fondatore della rivista Bitcoin Magazine, ci chiede di immaginare "un servizio decentralizzato di cloud computing auto-replicante" che "inizierebbe a gestire un'attività automatizzata su un server privato virtuale, e una volta aumentati i suoi profitti noleggerebbe altri server e installerebbe il proprio software su di essi, aggiungendoli alla sua rete"("DAOs, DACs, DAs and More: An Incomplete Terminology Guide").


L'economia può cadere in un ciclo infinito?

In un post intitolato "Ascended Economy?", il blogger Scott Alexander si preoccupa che in condizioni come quelle descritte da Buterin, gli umani potrebbero alla fine ritrovarsi in quella che chiama "un'economia in ascesa", dove "l'attività economica si allontanerà sempre di più dal controllo umano fino a che alla fine non ci sarà alcuna relazione."

Le preoccupazioni di Alexander sono plausibili, ma una volta che introduciamo la teoria del valore soggettivo, specialmente nella tradizione Austriaca, scopriamo che non comprende minimamente come funziona il sistema profitti/perdite.

Alexander chiede innanzitutto al lettore di immaginare un'azienda che fa affidamento su un inventore umano per sviluppare batterie per auto elettriche, dove l'inventore ha l'obiettivo di aiutare altri umani. In seguito offre un esempio specifico di un'azienda di robot minerari che acquista "un input (acciaio) e produce un output (robot-minerario), che venderebbe sia per soldi che per acciaio". Poi ci chiede di immaginare una società mineraria che prende "un input (robot-minerario) e produce un output (acciaio)".

La preoccupazione è che l'economia potrebbe anche accidentalmente produrre un ciclo di feedback come questo, in cui non è coinvolto nessun essere umano, eppure le due operazioni "finiscono per affiancare l'universo con acciaio e robot minerari senza preoccuparsi che nessuno lo voglia".


Rompere le leggi della realtà

Questo è uno scenario intrigante, ma alla fine non ha senso. Non è realistico affermare che non vi siano input estranei o "perdite" nell'operazione, come se un robot e un'unità di acciaio possano perpetuamente produrre campioni fisici identici. Per prima cosa, ciò violerebbe le leggi della termodinamica.

Ma violerebbe anche le leggi dell'economia. L'unico modo in cui entrambe le attività potrebbero rimanere in piedi è se l'unità di acciaio avesse lo stesso valore di mercato di un robot, ora e per sempre. Ma questo implicherebbe che il rendimento nominale di questo settore sia zero. In altre parole, implicherebbe che un'unità di acciaio oggi abbia lo stesso valore di mercato di un'unità di acciaio da consegnare tra 10, 20 e 30 anni, il che sarebbe una straordinaria coincidenza soprattutto alla luce del fatto di tassi d'interesse positivi (a lungo termine).


Non dimenticate i diritti di proprietà

Eppure questi sono semplici cavilli. La vera difficoltà è che Alexander ha implicitamente presunto che le miniere di ferro (è così che si produce acciaio) non siano possedute, o siano possedute in una delle due operazioni nel ciclo. Non c'è pericolo che un robot "fuori controllo" crei migliaia di miliardi di copie di sé stesso senza l'approvazione umana, se gli umani possiedono le materie prime.

Infine, anche se i robot potessero in qualche modo moltiplicarsi solo manipolando la materia già all'interno del loro controllo, il problema sarebbe che i diritti di proprietà sono stati spiegati male. Se infastidisse gli umani sapere che il sistema solare si sta riempiendo di robot, assegnare diritti di proprietà ai vari segmenti di spazio sarebbe la soluzione.

In questo contesto, le preoccupazioni di Alexander non hanno nulla a che fare con l'impresa privata, e invece sono analoghe a qualcuno preoccupato di pascolare il bestiame nelle terre pubbliche.


Soggettività umana

Oltre a rispondere alla particolare illustrazione di Alexander, più in generale possiamo dire che la teoria soggettiva del valore mostra che i prezzi di mercato possono essere ricondotti al cliente finale. Ad esempio, l'approccio moderno, ovvero l'approccio che Carl Menger ha introdotto nei suo Principles of Economics (1871), afferma che le persone pagano determinate somme per le bottiglie di vino a causa dell'utilità marginale derivante dal loro consumo.

Una volta noti i prezzi delle bottiglie di vino, gli imprenditori possono effettuare calcoli economici e determinare quanto sarebbero disposti a pagare per i fattori necessari alla produzione di bottiglie di vino. Il fatto che i bevitori di vino (umani) offrano banconote da un dollaro per bottiglie di varia qualità, induce gli imbottigliatori ad offrire banconote da un dollaro per assumere lavoratori, comprare uva, costruire fabbriche per produrre bottiglie, ecc.

Per riassumere la questione: secondo il vecchio approccio classico, diremmo che una bottiglia di vino costa perché bisogna coprire i costi che servono per coltivare l'uva. Invece secondo l'approccio soggettivo, diciamo che i terreni arabili costano perché possono essere usati per produrre uva, che a sua volta ha un prezzo elevato perché può essere usata per produrre bottiglie di vino valutate soggettivamente dai clienti finali.

Sebbene gli economisti Austriaci come Mises si concentrassero esplicitamente sul fatto che i consumatori fossero i migliori intermediari del potere economico, potrebbe essere tecnicamente più accurato riferirsi a loro come clienti. La parola "consumatore" trasmette la connotazione che il prodotto o il servizio serva per un obiettivo personale, e questo non è sempre vero.

Come argomentato in modo eccellente in The Voluntary City: Choice, Community, and Civil Society (2009), una società volontaria non si baserà esclusivamente su organizzazioni a scopo di lucro. I fan del libero mercato sbagliano se dicono che non ci sarà alcun ruolo per enti di beneficenza, fondazioni, o entità religiose in un mondo di laissez-faire. Al contrario, senza mandati paternalistici e schemi di pagamento imposti da uno stato coercitivo, la società avrebbe bisogno di tali operazioni volontarie ma non commerciali. Eppure queste istituzioni sarebbero ancora incorporate nel più ampio nesso tra diritti di proprietà e prezzi monetari, e avrebbero comunque bisogno di rispondere ai valori dei loro clienti (contribuenti) paganti.

Abbiamo visto, quindi, che le preoccupazioni di Scott Alexander sono infondate. Finché esistono diritti di proprietà ben definiti, ogni operazione, controllata da una mente umana o da un algoritmo informatico, deve superare il test profitti/perdite. Questo benchmark lega in definitiva l'azienda ai giudizi di valore dei clienti ed è il modo del mercato di determinare se le risorse vengono utilizzate in modo efficiente. I tentativi di Alexander di interrompere l'influenza umana, o trarre beneficio da cicli chiusi di operazioni automatizzate, non funzionano. Le sole risorse che le macchine controllerebbero sarebbero quelle acquisite fornendo beni e servizi ai proprietari (umani) originali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 18 marzo 2019

Perché il lungo regno di Facebook è destinato a finire





di Brittany Hunter


Negli ultimi anni Facebook è passato dal facilitare il libero flusso di informazioni ad inibirlo attraverso censure incrementali e purghe di account. Ciò che è iniziato con il bando di Alex Jones la scorsa estate ha subito un'escalation con l'espulsione di centinaia di pagine, ciascuna di natura politica. E poiché sempre più persone diffidano delle motivazioni della piattaforma, una cosa è assolutamente certa: abbiamo bisogno di una maggiore competizione di mercato nel regno dei social media.

Facebook potrebbe sembrare troppo grande per fallire, ma state sicuri che non lo è. A meno che non sia protetto da un monopolio statale, ogni singolo prodotto e servizio è vulnerabile alle forze del mercato, anche a quelli considerati troppo potenti. Solo pochi mesi fa Sears, un tempo potente, ha presentato istanza di fallimento e ha deciso di chiudere 142 dei suoi grandi magazzini. Non è passato molto tempo da quando Blockbuster Video ha annunciato la sua chiusura. Queste istituzioni erano al vertice del loro settore ad un certo punto, ma ognuna non era in grado di soddisfare i propri clienti come una volta. Entrambi sono stati inevitabilmente sostituiti da servizi migliori come Amazon Prime e Netflix.

Facebook potrebbe sembrare diverso dalle altre entità di mercato, poiché tecnicamente non vende nulla alla maggior parte dei suoi utenti. Ma proprio come Sears e Blockbuster, il suo successo dipende dalla sua capacità di attrarre e mantenere i propri clienti. E sulla scia delle recenti epurazioni, e delle recenti violazioni della sicurezza, è del tutto possibile che, come Myspace e Friendster, Facebook non vivrà a lungo in questo mondo.



La situazione

Quando è stato annunciato che Facebook, YouTube, iTunes e infine Twitter avrebbero bandito gli account associati ad Alex Jones, ciò ha suscitato reazioni contrastanti da parte della popolazione. Da un lato Alex Jones è tristemente noto per aver costruito la sua carriera come istigatore e "troll", rendendolo un personaggio alquanto antipatico agli occhi della maggior parte del pubblico americano. Dall'altra parte la censura di Jones è preoccupante, poiché minaccia il futuro dei media indipendenti. Dopotutto, se questo può accadere a Jones, chi sarà il prossimo?

A dire il vero, Facebook è di proprietà privata ed è autorizzato a curare i propri contenuti come meglio crede. Tuttavia solo perché qualcuno può fare qualcosa non significa necessariamente che dovrebbe. E sicuramente non significa che, in quanto utenti di questa piattaforma, non dovremmo esprimere le nostre preoccupazioni.

Mentre l'estate finiva, i media indipendenti trattenevano il fiato in attesa di vedere come la decisione su "Jones" avrebbe avuto un impatto sui loro account.

Qualche mese fa la situazione è diventata concitata quando Facebook ha compiuto un ulteriore passo avanti e ha annunciato che avrebbe cancellato quasi 800 pagine che violavano i suoi termini di servizio. In particolare, queste pagine sono state accusate di "spamming", sebbene Facebook non abbia chiarito la natura di tale parola.

Tuttavia resta il fatto che molte delle pagine cancellate erano di destra e libertarie, portando molti a presumere che queste epurazioni fossero motivate dal punto di vista politico. E viste le precedenti accuse rivolte a Facebook per quanto riguarda la soppressione dei collegamenti e delle notizie di tendenza conservatrici, queste ipotesi non sembravano fuorvianti, anche se Zuckerberg ha affermato che il contenuto non era un fattore determinante.

Carey Wedler, redattore capo di Anti-Media, una piattaforma di notizie indipendente che da poco ha visto cancellata la sua pagina Facebook, ha dichiarato al FEE:
Secondo Facebook non siamo stati sospesi per i nostri contenuti, ma per "spamming" ed uso di pratiche "ingannevoli"; resta il fatto che non abbiamo mai impiegato questi sotterfugi e altre grandi pagine che impiegano strategie di post come la nostra, come Occupy Democrats (noto anche per condividere notizie false), non sono state rimosse. Curiosamente, a luglio, Facebook ci ha assegnato un rappresentante per aiutarci a gestire la nostra pagina. A settembre ci hanno anche dato $500 in pubblicità gratuita per aumentare i nostri contenuti, e queste azioni sembrano implicare che non avessero problemi con i nostri contenuti o le nostre pratiche.

La vicinanza delle epurazioni alle elezioni di medio termine era sospetta, ciononostante Facebook sostiene che la sua decisione di cancellare questi account era esclusivamente il risultato di violazioni in fatto di spam e non a causa del contenuto effettivo della pagina. Ciò ha permesso a Zuckerberg di sostenere con fermezza che Facebook non stava praticando la censura, ma stava semplicemente rafforzando le politiche già esistenti nei termini di servizio dell'utente.

Tuttavia qualche mese fa il popolare account libertario, "Liberty Memes", ha visto cancellata la sua pagina Facebook, aggiungendo più benzina al fuoco. A differenza delle altre epurazioni, Liberty Memes non è stato cancellato con il pretesto dello spam: Facebook ha ammesso apertamente che la pagina veniva cancellata a causa del suo contenuto.

Nell'era digitale è altamente probabile che ad un certo punto entrerete in contatto con contenuti che riterrete offensivi, o presumibilmente falsi. Mentre il contenuto offensivo può semplicemente essere ignorato, ogni individuo dovrebbe essere responsabile di determinare se le informazioni a cui viene esposto siano o meno credibili. Ma con l'isterismo derivato dalle cosiddette "fake news", Facebook si è assunto il compito di proteggere i suoi utenti da contenuti potenzialmente fuorvianti o addirittura offensivi. E anche se queste decisioni sono state prese nel tentativo di placare quegli utenti che vorrebbero vedere represso tutto il pensiero opposto al loro, ciò potrebbe inevitabilmente ritorcersi contro la compagnia.

Facebook non è andato tanto bene negli ultimi anni. Oltre ad essere stato incolpato sia per la soppressione dei valori conservatori che per l'elezione di Trump, il popolare sito di social media ha anche compromesso i dati dei suoi utenti in più di un'occasione. Infatti solo pochi mesi fa Zuckerberg si è ritrovato a testimoniare di fronte al Congresso. E dal punto di vista degli affari, le quote di mercato sono crollate del 7,5% nel corso dell'anno.

Nell'ultimo anno anche l'uso di Facebook è diminuito e oltre il 44% dei giovani utenti ha ammesso di aver eliminato completamente l'app dai propri telefoni. I giovani affollano siti come Snapchat, Instagram, YouTube e Twitter. E senza questa folla, Facebook potrebbe presto ritrovarsi nella disperazione di dover attirare utenti.

Come scritto su INC:
Recenti scoperte chiariscono che nell'ultimo anno un numero elevato di utenti ha cambiato il proprio rapporto con Facebook, a seguito degli scandali riguardo la privacy e la sicurezza dell'azienda. Con gli effetti a catena che si sentono ancora, più di sei mesi dopo Cambridge Analytica, è improbabile che la migrazione dall'app possa rallentare nel breve termine.

Quindi cosa significa questo per quelli di noi che sono insoddisfatti del comportamento di Zuckerberg e Facebook? Significa che la situazione è matura affinché nuove piattaforme prendano il suo posto.



Far seguire i fatti alle parole

Votare con i nostri dollari è una delle azioni più potenti che possiamo prendere come consumatori. Anche se le iscrizioni a Facebook non si pagano, ogni volta che effettuiamo l'accesso al sito e ci impegniamo attivamente con altri utenti, votiamo a favore della società. E molti di noi si sentono come se non avessero altra scelta.

Come scrittrice, sono la prima ad ammettere che personalmente mi affido a Facebook come mezzo per condividere il mio lavoro con gli altri. Infatti il pensiero di cancellare il mio account mi riempie di disagio. Dopotutto, se non sono su Facebook, come posso rimanere connessa con tutti i miei contatti in tutto il mondo? E poiché molti di noi sono così riluttanti a lasciarlo, Facebook ha mantenuto il suo potere nello spazio dei social media. Ma questa situazione può cambiare facilmente.

C'è un equivoco sul fatto che il processo di mercato sia passivo, visto che in realtà è vero il contrario. Affinché il mercato funzioni, i consumatori devono votare con i loro piedi e il loro denaro per sostenere i marchi ed i prodotti che preferiscono. Se un'azienda fa qualcosa contro cui un consumatore si oppone, il consumatore può decidere di portare la propria attività altrove o, in condizioni estreme, portare avanti proteste e boicottaggi come abbiamo visto di recente con marchi come Nike. I consumatori possono causare danni finanziari a queste aziende, devono solo scegliere di utilizzare questo potere.

Viviamo in un'era di confusione. Solo pochi anni fa era ritenuto impossibile che Bitcoin ed altre criptovalute potessero competere con le valute fiat. E mentre siamo ancora lontani da una vera e propria rivoluzione monetaria, le criptovalute si sono dimostrate una forza da non sottovalutare nel mondo della finanza. Se qualcuno ha qualche dubbio su questo, basta vedere quanti governi ed economisti keynesiani temono la sua adozione diffusa.

Nei primi giorni di Bitcoin, gli utenti erano in numero ridotto poiché la rete era ancora agli inizi e aveva bisogno di crescere. Ma negli ultimi due anni sempre più utenti si sono avvicinati al mondo delle criptovalute dopo essere stati disincantati dalle istituzioni finanziarie centralizzate. E Facebook non può far altro che seguire ciò che vuole il mercato. Inoltre molte delle alternative a Facebook utilizzano la tecnologia blockchain.

Minds, Telegram, Steemit, Mastadon e altre società di social media si affidano alla blockchain non solo per mantenere sicuri i dati degli utenti, ma anche per mantenere le reti decentralizzate e salvaguardate contro lo stesso tipo di censura che abbiamo visto su Facebook. Ma affinché una di queste piattaforme possa decollare, avrà bisogno di utenti disposti a costruire un social network che abbia imparato dagli errori dei suoi predecessori.

Sears e Blockbuster sono crollati perché nessuno dei due è stato in grado di adattarsi alla sua base di consumatori. Facebook spesso è andato contro i desideri e le esigenze dei suoi utenti e sta iniziando ad affrontarne le conseguenze.

Come dice Wedler:
Proprio come le persone di tutto lo spettro politico sono stufe del sistema attuale, così anche gli utenti dei social media sono frustrati dalle piattaforme principali che attualmente dominano il mercato. In entrambi i casi non solo sembra ovvio, ma anche vitale, che invece di tollerare gli attuali paradigmi, gli individui debbano agire concretamente per far conoscere le loro preferenze. Per quanto riguarda i social media, se un numero sufficiente di persone fa seguire i fatti alle parole, c'è un enorme potenziale per innescare un esodo verso piattaforme che meglio rispondono alle loro richieste ed aspettative.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 15 marzo 2019

Tutti amano le illusioni... almeno finché durano





di Francesco Simoncelli


Chi cade vittima di un'illusione? Coloro che vogliono che una cosa vada a tutti i costi come si prefigurano. In questo modo è facile far credere a questo tipo di individui cose che non stanno né in cielo né in terra, perché si propone loro uno scambio: la realtà per una promessa futura. Nel frattempo, prima che questa promessa futura possa finalmente avverarsi, c'è bisogno di mettere da parte la realtà e perseguire un percorso che apparentemente non dà frutti. Ma si suppone che questo sacrificio possa valerne la pena. Si suppone che rinunciare ad un qualcosa oggi per ritrovarsi qualcos'altro di migliore domani possa ricompensare l'attesa. Potremmo chiamarlo, finanziare un'illusione. I pianificatori centrali questo chiedono e giocando sulla plausibilità raggirano gli individui, facendo credere loro alla possibilità che esista un regno nello scibile umano in cui con un dito un gruppo ristretto di persone è in grado di direzionare un'economia. Attenzione a non confondere il finanziare un sogno col finanziare un'illusione: il primo richiede una visione chiara e precisa di cosa si vuole creare; mentre il secondo è uno Schema di Ponzi. Ecco perché le illusioni si lasciano amare, perché non si sa mai quando uscirvi in tempo e questo significa rimanere col cerino in mano una volta che cadono a pezzi.



ALL'ORIGINE DELL'ILLUSIONE

Nel nostro caso, quali sono queste illusioni e perché non si sa quando uscirne in tempo? Partiamo da quest'ultimo punto e la risposta è la seguente: perché non si ha la metodologia adatta per sondare la realtà che ci circonda. La deduzione, la logica, il pensiero critico, tutti questi strumenti non fanno parte dell'attuale bagaglio epistemologico della maggior parte degli individui. Essi sarebbero invece molto utili per dirimere quelle situazioni che rappresentano per noi un punto interrogativo. E sto parlando di una qualsiasi situazione. La Scuola Austriaca ci fornisce la sintesi di questi strumenti: la prasseologia, ovvero lo studio dell'azione umana. Da un "semplice" assioma siamo in grado di dedurre logicamente il corpo di regole del mondo economico. Ma questa metodologia non si ferma alla sfera economica, perché possiamo traslarla al resto delle conoscenze umane, aprendo un mondo totalmente diverso da quello che credevamo possibile.

Infatti il ragionamento logico non è altro che la ragion pura presente nel nostro intelletto che cerca disperatamente di dedurre la fenomenologia che la realtà mette al vaglio della nostra esperienza. Si viene a creare uno scontro turbolento in cui ragion pratica e ragion pura si mescolano e, se l'individuo perisce sotto i colpi dell'una o dell'altra, non farà altro che cadere vittima di una illusione spacciata da chicchessia. Deve invece trovare la chiave di volta nello scontro affinché emerga la ragion pratica pura, ovvero, l'epistemologia attraverso la quale arrivare ad una sintesi perfetta dei fenomeni a cui è sottoposto.

Ciò crea una visione delle cose chiara, nitida e netta, in modo che nessun agente malevolo possa insidiare gli strumenti di cui si dispone per sovvertire la realtà e far credere una cosa per un'altra. Il pensiero critico, l'epistemologia dell'azione umana, rifiuta l'ipse dixit e trasforma il ragionamento logico in una fucina di deduzioni che portano l'individuo a trarre conclusioni in linea con la natura dei fenomeni che si presentano alla corte della sua esperienza. Niente più fake news, niente più dissonanze cognitive, ma solo la ragione e la logica. La prasseologia non fa altro che suggerire il punto di partenza: l'azione umana. In sostanza, gli individui utilizzano questo principio apodittico per lenire uno stato di insoddisfazione: agire significa passare da uno stato di quiete ad uno stato in cui si arriva ad uno stato di maggiore soddisfazione. Ogni azione ha un costo di opportunità: ovvero, riconoscendo che viviamo in un mondo in cui la scarsità è protagonista, dobbiamo ottimizzare le nostre scelte per trovare il miglior uso alle risorse che utilizziamo.

Qui è dove ha origine una delle più potenti illusioni spacciate al giorno d'oggi: la scarsità è ignorabile. Se fosse vero, allora l'URSS sarebbe ancora in piedi. Da questa semplice plausibilità si originano a catena una serie di altre illusioni che intorbidiscono il pensiero critico degli individui che non si preoccupano dell'epistemologia. Immaginate la Terra, con tutte le sue risorse animate e inanimate, come un gigantesco inventario. Il modo migliore per allocare il lavoro e le risorse per soddisfare al meglio i desideri e le esigenze della popolazione umana? Coordinare la produzione e la logistica anche per un singolo bene di consumo (come una matita) può essere incomprensibile per qualsiasi individuo o gruppo di individui. Quali beni di consumo dovrebbero essere prodotti? Come dovremmo produrli? Come dovremmo produrre i beni capitali necessari per produrre beni di consumo? In che qualità e quantità? Quando aggiornare il processo? Quando abbandonare i progetti obsoleti e virare su altri percorsi?

L'economia è così dinamica e complessa che gestirla centralmente, come prescrive il socialismo, è fondamentalmente al di là delle capacità di qualsiasi gruppo di persone, non importa quanto intelligenti o ben intenzionate. Fortunatamente esiste una soluzione decentralizzata. I produttori e gli imprenditori rispondono agli incentivi del profitto, i quali sono una funzione dei prezzi. Questo in genere crea un fortunato allineamento nell'interesse. L'intensità della domanda e le circostanze dell'offerta si manifestano nei prezzi, di conseguenza i valori soggettivi vengono convertiti nei dettagli oggettivi richiesti per un'allocazione coerente delle risorse. Pertanto non è necessario pianificare la totalità dell'economia, ma determinare solo il modo migliore per eseguire un piccolo gruppo di attività localizzate utilizzando i prezzi come guida.

La cooperazione spontanea che deriva da questo sistema consente di allocare le risorse in modo più efficiente rispetto a qualsiasi alternativa. Ma ecco che entra in gioco la plausibilità, poiché gli spacciatori di illusioni dicono che ormai nel XXI secolo la scarsità è stata debellata, mentre invece il vero problema è la distribuzione. Sebbene questi due temi non siano indipendenti, la plausibilità scardina apparentemente la loro interdipendenza e consegna le chiavi di quello che era un processo senza controllo centrale ad un gruppo presumibilmente onnisciente di persone. Strutturando la plausibilità con altri elementi a sostegno (in modo da seppellire sotto di essi il cuore dell'illusione), come l'avanzamento tecnologico ad esempio, si pretende di creare un sistema economico in cui un'economia mista diventa l'elemento motore della prosperità. Non solo, ma che sia addirittura in grado di debellare per sempre i cicli economici.

Man mano che l'illusione cresce e procede di contraddizioni in contraddizioni, l'economia di mercato viene sempre più ostacolata.



L'ILLUSIONE SI SVILUPPA

Nel corso della storia economica abbiamo avuto diverse prove empiriche di come questo ragionamento sia fondato e dimostrato nella realtà. Anni fa, prima dell'era "Bernanke ha tutte le risposte", molti criticarono il Giappone per non essere riuscito a risolvere i suoi problemi. Molti pensavano che il Giappone avrebbe dovuto affrontare il casino che aveva creato e fare la cosa giusta. Era ampiamente accettato il concetto che solo lasciando fallire le banche e le industrie zombi, il Giappone avrebbe potuto ripulire il sistema e andare avanti. Invece il governo del Giappone ha fatto enormi deficit e ha accumulato ingenti debiti. Per decenni il Giappone ha evitato il disastro solo perché ha goduto di un grande surplus commerciale anno dopo anno. Oggi gran parte di quel surplus commerciale è svanito, ma permane il massiccio debito del Giappone.

Il Giappone è la prova vivente che i tassi d'interesse soppressi non garantiscono la crescita economica e la prosperità. Dopo il 2008 il Giappone ha deciso di mettersi a capo di un esperimento per stimolare la sua economia: la BOJ non solo ha espanso il proprio bilancio, ma ha gonfiato i mercati entrando pesantemente nel settore degli ETF, senza che il Paese facesse passi in avanti verso una riforma economica. Tutto ciò si è trasformato in un programma che serve a fare "tutto ciò che serve" per far barcollare in avanti l'economia.



Inutile dire che nel corso degli anni queste policy hanno fortemente distorto i prezzi delle azioni e le valutazioni. Per mantenere viva l'illusione, le banche centrali devono continuare ad espandere il credito e il debito in modo che l'economia non esca dai binari. Sarebbe piuttosto difficile vendere l'illusione se disoccupazione ed insolvenze salissero alle stelle. Ciò significa che le banche centrali rimangono intrappolate in una trappola costruita da loro stesse. Il mondo intero è su un percorso che rispecchia lo stesso percorso fallimentare intrapreso dal Giappone da quando la sua economia è andata in crash decenni fa. È un percorso che evita riforme reali e mette in pericolo le stesse persone che hanno causato molti dei nostri problemi. Non stiamo creando crescita reale della produttività o ricchezza reale, ma semplicemente aumentando il valore di determinati mercati e asset. Ciò avvantaggia coloro che possiedono tali asset e danneggia i poveri o coloro che non hanno nulla. Infatti fin dai tempi della Grande Recessione nel 2009, l'America ha vissuto uno dei più potenti boom della sua storia. La ricchezza delle famiglie è aumentata di circa $46.000 miliardi, o dell'83%, fino a raggiungere un massimo storico di $100.800 miliardi. Ma suddetto boom nella ricchezza in America è artificiale e si sta dirigendo verso un bust.

Il grafico qui sotto mette a confronto la ricchezza delle famiglie degli Stati Uniti (linea blu) con l'economia sottostante, o il PIL, (linea arancione). Se si fosse trattata di una crescita organica e sostenibile, la ricchezza delle famiglie sarebbe andata di pari passo col PIL. A partire dalla fine degli anni '90, la ricchezza delle famiglie si è disgiunta dal PIL in quanto la bolla dotcom ha contribuito a gonfiare i portafogli americani fino a quando non è scoppiata nei primi anni del 2000. A metà degli anni 2000 la bolla immobiliare degli Stati Uniti ha rafforzato la ricchezza delle famiglie fino al disastro del 2008. Ora eccoci nel 2019 e il divario tra la ricchezza delle famiglie e l'economia sottostante non è mai stato tanto grande. Questo gap senza precedenti significa che la prossima inversione sarà peggiore delle ultime due.


Tracciare la ricchezza delle famiglie degli Stati Uniti in percentuale del PIL è un altro modo di visualizzare la bolla: dal 1951 ai primi anni '90 la ricchezza delle famiglie ha avuto una media del 379% del PIL, mentre durante la bolla dotcom ha raggiunto il picco del 429%; il picco successivo è stato raggiunto durante la bolla immobiliare al 473% e attualmente siamo al 505% del PIL. Quando la bolla attuale scoppierà, la ricchezza delle famiglie potrebbe persino scendere al di sotto della media storica in reazione a come è salita negli ultimi decenni.


Negli anni successivi alla Grande Recessione c'è stato un'incredibile fermento per il divario crescente nella ricchezza e la disuguaglianza di reddito. Qui ci sono alcune statistiche che mostrano quanto sia ampio tale divario: l'1% superiore dei percettori di reddito negli Stati Uniti possiede il 35,5% della ricchezza privata del Paese, il 10% superiore possiede il 75% della ricchezza, il 20% superiore possiede l'87% della ricchezza, mentre il 50% in basso possiede solo l'1,1% della ricchezza totale. I media generalisti parlano di un problema inerente al capitalismo stesso e che l'unica soluzione sia una maggiore regolamentazione dell'economia, l'aumento delle tasse per i ricchi e così via. Questa narrativa è falsa, perché ignora del tutto il ruolo della Federal Reserve nel creare inflazione e le bolle negli asset che avvantaggiano i ricchi rispetto ai poveri.

I ricchi possiedono una quantità sproporzionata di asset come azioni, obbligazioni e immobili, la classe media è spesso ricca in immobili e povera di asset, mentre i poveri in genere affittano le loro case e hanno pochi asset. Quando la Federal Reserve crea una bolla negli asset, o gonfia il valore della ricchezza delle famiglie, i ricchi vedono la maggior parte dei guadagni (anche se solo sulla carta) mentre la classe media ed i poveri ne vedono molto pochi.

Nel caso dell'attuale boom della ricchezza delle famiglie, si tratta in realtà di una bolla insostenibile che scoppierà piuttosto che un permanente aumento della ricchezza. E quando accadrà, la disuguaglianza di ricchezza si ridurrà, poiché i prezzi gonfiati degli asset torneranno a livelli reali. Sostenere la crescita economica attraverso l'aumento dei livelli di debito avrebbe senso solo se "la crescita a tutti i costi" avvantaggiasse in modo uniforme tutti i cittadini, ma non è così. C'è una grande differenza tra crescita e prosperità. Inoltre una politica inflazionistica che mira a ridurre al minimo l'onere del debito e allo stesso tempo aggravare la crescita di tali oneri, penalizzerà seriamente la stabilità economica e sociale globale.



L'ILLUSIONE PORTATA AVANTI AD OGNI COSTO

E la situazione non è migliore in Europa, I cinque paesi dell'UE con il rapporto debito/PIL più alto nel terzo trimestre del 2018 sono stati Grecia, Italia, Portogallo, Belgio e Spagna. Il debito totale della Grecia è di circa il 182,2% del PIL e quello dell'Italia è del 133%. Anche se economie giganti come Stati Uniti e Giappone hanno fatto debiti enormi per anni, è ancora da vedere che cosa attende dall'altra parte del tunnel. La recente agenda politica italiana per alzare il deficit di bilancio al 2,4% per i prossimi tre anni è stata ridimensionata dall'UE. Un Paese che si sta già trascinando dietro enormi debiti e cerca di raccogliere nuovi fondi aumentando i deficit, è simile al sonnambulismo in una strada trafficata. Il rallentamento della crescita economica unito alle opzioni d'investimento a rendimenti ridicoli stanno trascinando queste economie indebitate verso l'insolvenza e un'altra recessione globale.

Fonte: OCSE

Molte persone pensano che l'idea di questo massiccio finanziamento del debito sia il punto al cuore dell'economia keynesiana. Keynes propose la spesa in deficit in periodi di recessione e depressione. L'idea era che l'investimento effettuato dallo stato avrebbe generato maggiori opportunità di impiego e avrebbe rinsaldato la fiducia delle imprese. Pensava che questo avrebbe dato una spinta all'attività economica, il che avrebbe aiutato le economie in difficoltà a riprendersi gradualmente dalla depressione. Il modello keynesiano è stato testato durante la Grande Depressione, quando venne utilizzata una grande spesa in deficit per contrastare la contrazione economica. Sebbene l'esperimento keynesiano non fosse esattamente un successo (la depressione durò 10 anni), i media generalisti spacciarono la storiella che questa spesa in deficit "salvò il capitalismo da sé stesso". Da allora molti economisti hanno favorito il finanziamento del deficit per stimolare l'attività economica.

In sostanza, venne rinforzata e gonfiata oltremodo l'illusione che una pianificazione centrale dell'economia era quello che ci serviva per scardinare e debellare per sempre le crisi. C'era bisogno di una giustificazione affinché tale illusione potesse essere portata avanti senza destare sospetti di fallimento tra gli attori economici. Quelle a cui assistiamo oggi sono le disastrose ed aberranti conseguenze di quella giustificazione. Keynes, infatti, non ha mai sostenuto il finanziamento a lungo termine del deficit. Secondo lui gli stati dovevano creare "abbastanza" surplus nei periodi di prosperità da utilizzare poi durante i periodi di difficoltà. Questa idea è stata tranquillamente ignorata dalle economie sviluppate che hanno fatto ricorso al finanziamento ininterrotto del deficit per stimolare la crescita economica.

La domanda ora è: tale strategia ha spianato la strada alla prosperità? Uno sguardo ravvicinato alle statistiche chiave suggerisce di no. Ad esempio, i tassi di disoccupazione sono ancora molto elevati nella maggior parte delle economie europee fortemente indebitate. Nonostante la ricorrente assistenza monetaria e il sostegno politico, la creazione di posti di lavoro è debole, implicando (ovviamente) che il finanziamento del debito è canalizzato verso attività non produttive.

Fonte: OCSE

Il deficit rappresenta una spesa in eccesso rispetto alle tasse e richiede di essere finanziato. Se il governo emette obbligazioni, la misura in cui sono sottoscritte (es. investitori privati, fondi pensione, assicurazioni, ecc.) non rappresenta un finanziamento inflazionistico, ma semplicemente dirottamento delle risorse di capitale da altri investimenti più produttivi. Se lo stato emette obbligazioni ed esse vengono sottoscritte dalle banche, allora vengono finanziate attraverso l'espansione del credito bancario e, a meno che tale credito non venga ritirato dai relativi clienti, è inflazionistico. Inoltre il deficit può essere finanziato dalla banca centrale, acquistando direttamente o indirettamente obbligazioni del Tesoro. E anche questo finanziamento è inflazionistico.

Quando lo stato spende i proventi di questi prestiti obbligazionari, nella misura in cui non sono finanziati dai risparmi del settore privato, mette in circolazione denaro extra. Questa valuta extra finisce per lo più nelle mani dei consumatori attraverso i pagamenti del welfare ed i pagamenti per beni e servizi. Ma dato che c'è un grado di inelasticità tra l'offerta di beni e servizi extra e la domanda per essi alimentata dall'inflazione, ci vuole tempo affinché i mercati rispondano alla domanda inflazionistica. Di conseguenza salgono i beni ed i servizi importati per colmare il divario, tanto più perché non sono influenzati, almeno inizialmente, dalle pressioni sui prezzi derivanti dall'inflazione monetaria.

È l'espansione del denaro e del credito per coprire un deficit di bilancio, supponendo che non vi sia alcun cambiamento nel risparmio totale, che porta ad un deficit commerciale. Ciò che accade al tasso di cambio dipende fondamentalmente da una cosa: se i proventi derivanti dalle importazioni vengono reinvestiti o semplicemente venduti sulle borse estere. I dati della bilancia dei pagamenti sono concepiti per catturare la posizione netta tra il commercio e i flussi di capitale, e sono queste cifre che vengono utilizzate nella relazione sul disavanzo.

Tutto ciò presuppone un ragionevole grado di stabilità economica, vale a dire, il commercio continua senza gravi problemi. Non è il caso alla fine di un lungo ciclo del credito, quando la cattiva allocazione del capitale nel settore privato è diventata così grande che prima o poi le forze di mercato innescano una correzione. È a quel punto che gli ostacoli ai flussi della bilancia dei pagamenti avranno probabilmente il maggiore impatto, scatenando e intensificando una liquidazione delle distorsioni accumulate nell'economia. Dato che adesso il debito USA ha sfondato i $22,000 miliardi, chi ha comprato le obbligazioni emesse dalla Tesoreria USA? Secondo i dati di quest'ultima, non i possessori esteri tra cui Cina e Giappone sono le entità più grandi. Anzi hanno scaricato bond USA e li hanno sostituiti con l'oro.



Oltre ai possessori esteri (-$105 miliardi), venditore netto è stata anche la Federal Reserve (-$204 miliardi). Chi ha comprato? Entità istituzionali americane (fondi pensione e trust fund previdenziali, +$20 miliardi) e, in larga parte, banche americane, fondi pensione, hedge fund, fondi comuni d'investimento (+$1360 miliardi).



Qualunque palliativo venga messo in campo però, le leggi dell'economia apodittiche faranno il loro corso. E tra questa c'è quella spesso citata dei rendimenti decrescenti, come ci mostra la Germania: 10 anni di stampa monetaria da parte della BCE e rendimenti dei bond ai minimi, ciononostante l'economia tedesca è in recessione.

La questione centrale in ogni analisi riguardo le prospettive economiche e monetarie future deve includere i deficit statali. Esso sequestra risorse scarse ed impedisce che vengano utilizzate in settore industriali produttivi. Mentre un'economia si sposta da un lieve calo del mercato azionario verso un crollo, i deficit di bilancio aumenteranno inesorabilmente, in particolare a causa del welfare state. Tuttavia i deficit commerciali non possono aumentare in blocco con i deficit di bilancio. L'unico modo in cui i conti nazionali possono essere bilanciati in un'economia a moneta fiat è che ci sia una contrazione degli obblighi bancari nei confronti del settore privato. Una contrazione del credito bancario sarà impossibile da fermare, e non importa quanto una banca sia ben capitalizzata secondo i canoni normativi.

Per quanto si possa ritardare una crisi del credito, tale ritardo ne aumenta la gravità e soprattutto l'imprevedibilità di quegli inneschi che fomenteranno una contrazione del credito bancario. Uno di questi è la prossima bolla subprime, ad esempio, ovvero i prestiti per auto i quali stanno vedendo aumentare vertiginosamente i fallimenti di coloro che hanno acceso tali prestiti. Impossibilitati a ripagare i loro oneri, i debitori vanno falliti e ciò si ripercuote sui bilanci bancari. Senza contare l'interconnessione odierna nei mercati finanziari... Il sistema a riserva frazionaria garantirà l'insorgenza di insolvenze bancarie e fallimenti diffusi.

Cina e Giappone in primis stanno portando la bandiera della liquidazione delle obbligazioni USA, cosa a cui seguirà una liquidazione di dollari. Il dollaro quindi calerà di valore e si verificherà un'implosione del credito bancario al settore privato. Non importa se le altre valute caleranno insieme al dollaro: la caduta sarà misurata nel suo potere d'acquisto e credibilità misurata in oro e criptovalute.

La differenza dall'esperienza degli eventi che hanno portato alla Grande Depressione è che il denaro di oggi è scoperto. Gli inflazionisti credono che i problemi degli anni '30 avrebbero potuto essere risolti se il gold standard fosse stato abbandonato, o se le riserve d'oro fossero state monetizzate. Sostengono che condizioni simili oggi possono essere evitate consentendo alla valuta di indebolirsi. La politica monetaria continuerà sicuramente ad essere spinta da queste ipotesi inflazionistiche. Le banche centrali, guidate dalla FED, dalla BCE, dalla Banca del Giappone e dalla Banca d'Inghilterra, coordineranno un'espansione monetaria aggressiva in un vano tentativo di impedire l'insorgere di una crisi. I banchieri centrali di oggi sono senza dubbio sullo stesso percorso che seguì Rudolf Havenstein, presidente della Reichsbank, durante l'iperinflazione della Germania del 1920-23.

Detto questo, due sentieri si dipanano dinanzi a noi: si lascia agire la pulizia del mercato con tutte le bancarotte del caso, oppure si distruggerà la valuta fiat nel vano tentativo di preservare lavori/attività obsolete e gli stati. La terza via in questo caso è solo perseverare nell'illusione.



CONCLUSIONE

I seguenti due link sono un riassunto più che esaustivo di come la politica monetaria straordinaria degli ultimi anni da parte delle banche centrali del mondo non abbia affatto innescato una crescita sincronizzata, bensì scatenato un'illusione sincronizzata globale. Come ripeto spesso, le leggi che governano l'economia sono super partes: possono essere temporaneamente aggirate, ma alla fine fanno pagare il prezzo di questo aggiramento. Più a lungo si persevera, più dolore economico ne scaturirà. È la legge dei rendimenti decrescenti e per quanto possano sembrare "intelligenti" ed "istruiti", i banchieri centrali rimangono pur sempre uomini con un limitato accesso alla conoscenza diffusa dei mercati.

  1. https://www.wsj.com/articles/free-falling-freight-rates-spell-trouble-for-shipping-11549560321?mod=hp_minor_pos13
  2. https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-02-13/europe-is-the-real-weak-link-for-global-economy-eyeing-trade-war

Sempre più debito si accumula. L'economia, appesantita e zoppicante per i pagamenti dei prestiti per auto, dalle rate del mutuo, dai pagamenti dei debiti societari e dagli interessi sul debito nazionale, barcolla... e poi cade. Questa non è una previsione, è un'osservazione. I cicli sono chiamati "cicli" perché si ripetono e il ciclo del credito non fa eccezione. Il bust segue il boom e sempre sarà così.

Le banche centrali, in tutto il mondo, hanno stampato circa $21.000 miliardi in nuova liquidità negli ultimi 16 anni e quasi tutto questo denaro è finito nell'economia finanziaria. È così che i ricchi sono diventati molto più ricchi durante suddetto periodo. I prezzi dei loro asset finanziari sono saliti, galleggiando su una marea crescente di denaro. Questo è anche il modo in cui il debito mondiale è salito a $250.000 miliardi, da soli circa $50.000 miliardi di 16 anni fa.

Con l'aumento dei prezzi degli asset finanziari, il Dow Jones, ad esempio, è cresciuto di quasi il 300% negli ultimi 10 anni, così come le garanzie di consumatori, imprese e speculatori, che potrebbero essere sfruttati per prendere in prestito ingenti somme nuove. A livello globale, il rapporto tra produzione e debito è passato dal tradizionale livello da 1,5 a 3,5 di oggi.

Tutti questi eccessi e assurdità saranno corretti. E il QE non è più come il classico martello nei treni da usare per rompere il vetro in caso di emergenza... smussato e inutilizzabile, è solo uno strumento che non avrà lo stesso effetto iniziale. Ma non ci vorrà molto tempo prima che saltino fuori altri strumenti: comprare ETF e lanciare enormi programmi per "infrastrutture" per "far ripartire l'economia". È qui che entra in gioco la fine dell'illusione. Ad un certo punto negli anni '90, dopo che il mercato azionario giapponese collassò di quasi il 70%, il Giappone versava più cemento degli Stati Uniti. L'idea era di "far ripartire l'economia" asfaltando anche i letti dei fiumi... costruendo ponti verso il nulla e strade dove nessuno voleva andare.

Poi sono arrivati i cinesi: hanno costruito fabbriche, strade, ponti e appartamenti a bizzeffe. La produzione di cemento, e l'uso di cemento, sono saliti a livelli impressionanti. Ora la FED ha interrotto il suo programma di normalizzazione a 300 punti base in meno rispetto al normale. In altre parole, invece di lasciar salire il suo tasso chiave tra il 5-6% (normale per la fine di un boom di 10 anni ed avere 500 punti base da tagliare come nella crisi del 2008) adesso si aggira intorno al 2,4%.

Ciò lascia alle autorità politiche poche munizioni monetarie, aspettatevi quindi deficit più grandi (anche finanziati dalla FED) ed ulteriori distorsioni economiche per fermare la correzione. Le vendite concrete nei mercati azionari/obbligazionari aumenteranno con l'avvio di progetti infrastrutturali. Per questo gli investitori dovrebbero guardare ad un hedging dei loro risparmi: oro e criptovalute. Più spese federali, in un'economia in crisi, significheranno tassi di inflazione più alti.

Dal 2003 gli Stati Uniti e l'Europa hanno goduto di un'era di bassa inflazione. Anche così, i prezzi sono aumentati ufficialmente di quasi il 40%, mentre il costo reale della vita per le persone reali è aumentato molto di più. Nei prossimi 16 anni dovreste aspettarvi che i vostri risparmi in denaro fiat perderanno valore ancora più velocemente... forse con prezzi da 2 a 3 volte superiori nel 2035 rispetto a oggi.