venerdì 20 settembre 2019

Tassi d'interesse negativi e l'oro





di Alasdair Macleod


Il motivo della forza del prezzo dell'oro è da ricercarsi nella mutevole relazione tra la preferenza temporale per l'oro monetario e un nuovo ciclo di soppressione dei tassi d'interesse per il dollaro. Le prove dimostrano che l'imminente recessione sarà probabilmente molto significativa, anche trasformandosi in una profonda depressione. Le bullion bank si stanno svegliando di fronte alla possibilità che i tassi d'interesse stiano per scendere sotto lo zero. Le leggi sulla preferenza temporale ci dicono che le bullion bank devono coprire con urgenza le loro posizioni short in previsione di una backwardation permanente per oro, argento e tutte le materie prime.

È già da un po' di tempo che scrivo di come una recessione globale possa arrivare entro la fine dell'anno. Inoltre, per molti dei miei interlocutori, il recente aumento del prezzo dell'oro è solo la prova di un'imminente crisi che attualizza la risposta inflazionistica delle banche centrali. Ma questo va a descrivere solo ciò che accade a livello superficiale, non la realtà sottostante.

Tra protezionismo commerciale ed una crisi creditizia ci troviamo di fronte ad un problema sul quale non è stata fatta quasi nessuna ricerca ufficiale, quindi è qualcosa che nemmeno gli analisti lungimiranti hanno preso in considerazione. Per quanto ne sappia, nessun economista mainstream ha sottolineato il mix letale che queste due dinamiche presentano insieme. Pochissimi riconoscono persino l'esistenza di un ciclo del credito, tradizionalmente chiamato ciclo commerciale o economico. Nemmeno il grande Mises lo definì un ciclo del credito, dopo averlo identificato e descritto con grande precisione nel suo Teoria del denaro e del credito, pubblicato per la prima volta nel 1912. Ma bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare: nella sua essenza è un ciclo del credito.

Ci sono molti economisti Austriaci che comprendono appieno il ciclo del credito, ma a ciò dobbiamo aggiungere la sinergia distruttiva della politica commerciale americana rivolta alla Cina. È stata fatta molta ricerca sulle cause di un ciclo creditizio; è stata fatta molta ricerca anche sulle conseguenze economiche dei dazi. Ma nessuno ha condotto ricerche sul potere distruttivo di questi due fenomeni quando avvengono nello stesso momento.

Queste erano esattamente le condizioni nell'ottobre del 1929, quando Wall Street si svegliò con la certezza che il Congresso avrebbe votato a favore dello Smoot-Hawley Tariff Act alla fine di quel mese. Lo shock per un calo del 35% del Dow nell'ottobre del 1929 fu solo un preludio ad un crollo più esteso dopo che il presidente Hoover approvò suddetta legge l'anno successivo. La ricerca economica sulla successiva depressione è stata condotta quasi interamente dagli inflazionisti che promuovono la reflazione, quindi è stata ignorata la sinergia distruttiva tra una crisi del credito e il protezionismo commerciale.

Non possiamo conoscere il futuro con certezza, ma possiamo indicare l'evidenza empirica che segue Smoot-Hawley e tracciare un allarmante parallelo con gli eventi di oggi. Così allertati, possiamo quindi sviluppare un caso teorico convincente per la sua ripetizione. Ogni settimana, i rapporti sullo stallo dell'economia globale ora salgono ai titoli dei giornali, avvicinando ulteriormente il parallelo. Tuttavia, con i mercati azionari vicini ai massimi storici, poco più di una lieve recessione, facilmente eliminata con un po 'più di inflazione monetaria, è l'aspettativa generale.

Ma la nostra conoscenza ci dice che quasi certamente ci aspetta un grande shock e qualsiasi analisi dovrebbe procedere includendo tale aspettativa. Questo articolo postula come l'aumento del prezzo dell'oro suggerisca che lo shock è più vicino di quanto gli analisti mainstream si aspettano. Prenderemo in considerazione ora le conseguenze inflazionistiche di un crollo inatteso al fine di prevedere i cambiamenti nel rapporto tra oro fisico e dollari fiat; una relazione che negli ultimi quattro decenni ha portato ad una massiccia espansione dei derivati ​​sull'oro. Comprendere quella relazione e perché ora sembra essere invertita richiede una conoscenza pratica della preferenza temporale, la base dei tassi d'interesse; e più specificamente il mutevole rapporto tra la preferenza temporale sull'oro e quella sui dollari.



Tassi d'interesse e preferenza temporale

Il proprio set di valori è l'illustrazione perfetta della preferenza temporale personale, che rappresenta la scelta tra possesso e non possesso. Ci saranno, ad esempio, libri acquistati per capriccio che ingombrano una libreria e non hanno alcun valore. Quindi la prossima volta che farete le pulizie finiranno al negozio di beneficenza: non c'è differenza nel valore del tempo, ciò che può essere inutile per il proprietario oggi e può esserlo altrettanto in futuro.

Poi ci sono le prime edizioni, che hanno un valore commerciale. I libri di questa categoria avranno un elevato valore attuale rispetto al loro non possesso. Ma forse i libri con il più alto valore personale sono quelli che hanno poco valore per chiunque altro: quella copia malandata del Beau Geste di Wren, o la traduzione dello Struwwelpeter di Hoffmann che leggevate da bambini. Potreste aver visitato il museo di Francoforte dedicato a Hoffmann e al suo famoso libro di racconti morali per bambini, quindi il valore del possesso di questi libri sarebbe di gran lunga maggiore rispetto al loro non possesso, anche se raramente aprite le loro pagine.

Questa è la base della preferenza temporale: il valore maggiore imputato al possesso rispetto al non possesso. I libri con un valore sentimentale avranno pochissimo valore per chiunque altro, mentre altre persone invece avranno i loro preferiti. Le preferenze temporali di ognuno sono diverse. In termini economici, esprimiamo questi valori variabili in termini di differenza tra possesso e non possesso. Il valore del possesso futuro è normalmente espresso come tasso d'interesse sul valore monetario oggi.

In teoria quasi tutto ciò che ha valore, ha una preferenza temporale; cioè, tutto ciò che le persone apprezzano di più e vogliono possedere adesso piuttosto che ad un certo punto in futuro. Un valore futuro, con pochissime eccezioni, è sempre inferiore a quello attuale, ed è la differenza tra i due su cui riflette un proprietario quando deve separarsi dal possesso di qualcosa per un determinato periodo di tempo.

Gli unici esempi che vanno contro la preferenza temporale sono casi speciali. Ad esempio, oggi un individuo potrebbe rinunciare ad un salario dignitoso per studiare in modo da poter guadagnare di più dopo aver superato diversi esami. In questo caso, il valore presente di un flusso di utili viene rifiutato a favore di prospettive potenzialmente migliori in seguito. O il filantropo che presta le opere gratuitamente ad una galleria pubblica in modo che un pubblico più vasto possa apprezzarle e la sua ricompensa è essere considerato un generoso filantropo e un pilastro della società.

Il proxy per la valutazione della preferenza temporale sui beni è il denaro e il modo in cui viene normalmente espresso è un tasso d'interesse monetario, spesso definito tasso originario. Il tasso d'interesse originario può essere specifico, valutato e applicato in un'unica transazione, come ottenere l'uso temporaneo di una macchina per un tempo definito; può essere un tasso consolidato attraverso l'applicazione del risparmio, che riflette le preferenze temporali di molti beni e servizi il cui possesso è temporaneamente posticipato.

La preferenza temporale è la considerazione principale dietro un tasso d'interesse, oltre ad altri elementi, come l'affidabilità e la situazione finanziaria del debitore. Per l'individuo che sacrifica la soddisfazione immediata di spendere i soldi messi da parte col risparmio, la preferenza temporale rifletterà i valori futuri scontati dei beni e servizi che altrimenti sarebbero stati acquistati.

Oltre alle preferenze temporali che riflettono i panieri di beni e servizi specifici, le persone avranno diverse preferenze temporali a livello individuale, come illustrato dall'esempio di una biblioteca personale. Si tratta pur sempre di un tasso marginale che di solito viene accettato come tasso d'interesse di mercato e quindi indica il valore complessivo della preferenza temporale al suo interno. Inoltre un tasso d'interesse deve essere maggiore della somma del tasso originario e della compensazione per tutti i rischi di prestito percepiti, al fine di creare flussi di risparmio per alimentare gli investimenti.

Stando così le cose, perché nei mercati finanziari il prezzo a termine di qualcosa ad una data futura è di solito superiore a quello attuale? La risposta è semplice: i prezzi a termine non rappresentano il possesso, ma l'estensione del non possesso. Invece di essere obbligati a pagare per il possesso oggi, un futures o un prezzo a termine consente ad un individuo di conservare più a lungo il denaro piuttosto che separarsene nel presente. E, supponendo che siano i mercati a stabilire i tassi d'interesse, con una preferenza temporale per il denaro superiore a quella dell'oggetto medio di consumo (al fine di creare flussi di risparmio di cui sopra), oltre all'aggiunta della compensazione del rischio finanziario, dovrebbe essere sempre superiore alla preferenza temporale pura applicata alla merce, all'oggetto, o persino ad un titolo di proprietà.

Pertanto i prezzi più elevati per le consegne future di materie prime e titoli di proprietà nei mercati finanziari sono principalmente un riflesso della preferenza temporale del denaro, oltre ai rischi associati al cambio della sua proprietà. A ciò dovrebbe essere compensata la specifica preferenza temporale per le singole materie prime, ma fintantoché sono in offerta adeguata, non sarà tanto significativa rispetto a quella del denaro.

Ciò significa che la rappresentazione finanziaria del tempo in un contratto futures o forward è normalmente un costo positivo. Questa condizione è chiamata contango. Dobbiamo anche considerare la domanda relativa e le caratteristiche di offerta del titolo sottostante tra la Data 1 e la Data 2, che possono temporaneamente aumentare la preferenza temporale di una merce al di sopra di quella del denaro. Se le caratteristiche della domanda sono tali che il valore di una consegna immediata prevale sulla preferenza temporale del denaro, allora abbiamo un backwardation. Ad esempio, attualmente potrebbe esserci una grave carenza, ma l'offerta della merce in questione dovrebbe essere più abbondante in una data futura. La backwardation è una condizione temporanea e non la normalità nei mercati finanziari.

Riassumendo la preferenza temporale ci dice che, tranne in alcuni casi specifici, il tasso d'interesse sul denaro, che rappresenta la preferenza temporale per tutti i beni e servizi, deve essere sempre positivo e includere un margine extra per garantire il flusso di risparmi. Inoltre questa è la base per tutti i prezzi nei mercati finanziari quando si tratta di posticipare la consegna o il saldo, che si chiama contango. Nei mercati normali la backwardation è sempre innaturale e temporanea, a riflesso di un eccesso di domanda rispetto all'offerta per una data precedente rispetto ad una successiva, ma non è mai una condizione generale.



I tassi d'interesse negativi creano backwardation permanenti

Il motivo per cui è essenziale comprendere il significato e le implicazioni della preferenza temporale è mostrare che i tassi d'interesse negativi sono innaturali e non concordano con l'azione umana. Potrebbe non essere uno shock per i mercati finanziari quando una banca centrale, la cui valuta non è la valuta di riserva mondiale, impone un tasso negativo alle riserve delle sue banche commerciali. Dopotutto una banca commerciale addebiterà comunque ai suoi debitori un tasso positivo, anche se potrebbe essere necessario essere fantasiosi quando si tratta di mantenere felici i depositanti. Ma questa situazione sta cominciando a cambiare, poiché sia gli stati che le grandi società ora sono in grado di emettere obbligazioni a tassi negativi. Come abbiamo visto dal nostro discorso sulla preferenza temporale, questa è una distorsione significativa dalla normalità, indicando che i mercati obbligazionari prevedono tassi negativi ancora più profondi nelle valute interessate.

Nella gestione dei tassi d'interesse, il presupposto delle banche centrali è che l'interesse è il prezzo del denaro. Questo è sbagliato per le ragioni sopra esposte. Ma invece di rendersi conto che tassi negativi più profondi non promuoveranno la ripresa economica, i modelli economici delle banche centrali prevedono che tassi negativi più profondi sono necessari nel caso in cui si materializzi una recessione.

Tuttavia questo è un territorio inesplorato per i policymaker e sono cauti sulla prospettiva di tassi negativi più profondi. Tassi d'interesse negativi più profondi saranno quasi certamente preceduti o accompagnati da un quantitative easing, il quale consente ad una banca centrale di ancorare i tassi a termine ed i rendimenti dei titoli di stato a zero o anche in territorio negativo. Se il mondo affronterà una recessione globale, è probabile che l'espansione monetaria sia l'unica linea di azione per le banche centrali e tassi negativi più profondi diventeranno cruciali nella politica monetaria.

Con la fase espansiva del ciclo del credito che si sta esaurendo, la storia ci dice che non solo stiamo entrando nella fase di bust del ciclo del credito, ma la guerra commerciale tra Cina e America probabilmente si sinergizzerà con la congiuntura negativa del ciclo del credito per innescare un crollo su vasta scala.

Stando così le cose, secondo i nostri presupposti tassi negativi più profondi diventeranno inevitabili. Il primo ad esplorare questo territorio pericoloso saranno probabilmente la BCE, la Banca Nazionale Svizzera e la Banca del Giappone (sebbene Danimarca e Svezia siano state l'avanguardia). I tassi sui prestiti della FED e della Banca d'Inghilterra sono ancora in territorio positivo, ma di fronte ad una crisi economica ciò potrebbe rapidamente cambiare. Il tasso d'interesse della FED è particolarmente importante, perché i mercati finanziari internazionali valutano tutto in dollari. E a meno che la FED non sia disposta a vedere un dollaro rafforzato da tassi negativi altrove, potrebbe avere poche opzioni se non quella di seguire la carovana della NIRP.

Se la FED introduce tassi di cambio negativi, allora le distorsioni sulla preferenza temporale avranno una svolta catastrofica. Tutti i mercati finanziari passeranno alla backwardation, riflettendo i tassi negativi imposti ai dollari. Ricordate, le uniche condizioni in cui la backwardation può teoricamente esistere nei mercati liberi è quando c'è una carenza di una merce per un saldo anticipato piuttosto che successivo. Eppure qui ci sono condizioni di backwardation imposte sul denaro, il che ci porta ad una conclusione: se sui mercati finanziari vengono imposti tassi negativi per il dollaro, quasi sicuramente porteranno ad una fuga dal biglietto verde, ma non in altre valute, bensì in tutte le materie prime e nelle criptovalute. La situazione attuale, dove sin dagli anni '80 i derivati ​​hanno gonfiato l'offerta di materie prime sopprimendone così i prezzi, finirà per invertirsi. Il potere d'acquisto del dollaro sarà indebolito da un tentativo di fuga dallo stesso; ed è improbabile che arrivi prima che la differenza tra le preferenze temporali negative per i dollari e quelle leggermente positive per gli oggetti di tutti i giorni promuova una fuga simile dai depositi bancari.

Sebbene possa sembrare una situazione da bianco o nero, c'è un'area grigia con tassi vicini allo zero, quando sono inferiori al tasso d'interesse implicito sull'oro, a causa della preferenza temporale relativa al metallo giallo. Qui va notato che il tasso d'interesse dell'oro quando la sterlina era coperta variava generalmente tra il 2 e il 4%, usando il rendimento del British Consol come proxy. Il FFR della FED sta già testando il limite inferiore della preferenza temporale storica dell'oro monetario, ed i mercati si aspettano che il FFR scenda ancora di più.



Tassi d'interesse negativi per i ​​dollari e l'oro

Questo ci porta a considerare come un tasso d'interesse negativo per i dollari andrà ad influenzare il prezzo dell'oro. L'oro è diverso dalle altre materie prime, perché è anche un mezzo di scambio. E sebbene non possa essere comunemente usato come tale nei mercati dei capitali, è ampiamente ritenuto riserva monetaria di valore dalle banche centrali.

L'oro ha una propria preferenza temporale monetaria e quando l'oro era denaro sappiamo dall'esperienza britannica del diciannovesimo secolo che la preferenza temporale dell'oro di solito manteneva un valore superiore al due per cento, e questo era ancora approssimativamente vero col tasso di leasing dell'oro negli anni '80.

Negli anni '80 l'oro è stato sempre più utilizzato come garanzia per i carry trade, portando ad un'esplosione negli affari per il mercato dei lingotti a Londra. Le banche centrali avevano accumulato lingotti come parte delle loro riserve monetarie e il prezzo dell'oro stava scendendo. Con la morte delle condizioni rialziste, la preferenza temporale dell'oro diminuì. Le banche centrali ed i dipartimenti del Tesoro alimentarono questa tendenza, essendo pronti a dare in leasing il loro oro in grandi quantità a banche specializzate nel mercato dei lingotti.

A quel tempo, una bullion bank poteva accettare in leasing oro da una banca centrale e usarlo come garanzia per investire in titoli di stato statunitensi. La preferenza temporale dell'oro era riflessa in un tasso di leasing in genere dell'1,5-2% (sebbene ci fossero picchi al 3-5%). I tassi di leasing facevano rima con il tasso originario dell'oro nel diciannovesimo secolo.

Nel frattempo i semestrali statunitensi fruttavano circa il 6% o più, permettendo alle bullion bank di staccare un profitto rispetto al tasso di leasing. Mentre i dati non sono mai stati pubblicati, Frank Veneroso, all'epoca importante analista indipendente del metallo giallo, tenne un discorso a Lima nel 2002 stimando che i contratti di leasing e gli swap per l'oro fossero compresi tra le 10,000 e 15,000 tonnellate. In altre parole, fino alla metà di tutto l'oro delle banche centrali era stato dato in leasing o sottoposto a swap.

Da allora il mercato a termine di Londra ha continuato a crescere. Le bullion bank hanno esteso le loro operazioni per offrire conti agli individui più ricchi di tutto il mondo, quasi interamente su base non allocata. Conti non allocati consentono a una bullion bank di possedere l'oro depositato presso di essa e di sfruttarne l'uso come garanzia per operazioni di carry trade e altre opportunità di arbitraggio sui tassi d'interesse. Questo mercato è diventato così sviluppato che gli addetti ai lavori hanno ipotizzato che per ogni oncia di lingotti fisici in possesso delle bullion bank ci possano essere centinaia di passività cartacee.

Oggi non abbiamo modo di conoscere il vero livello della leva dell'oro sintetico. Un'ipotesi di lavoro stima che sia tra le dieci o le venti volte, date le statistiche della Banca dei Regolamenti Internazionali sugli swap e forward OTC e le statistiche sui vault del LBMA. A ciò si devono aggiungere le passività dei conti non allocati che non sono registrate. In ogni caso, possiamo essere certi che negli ultimi decenni un tasso di leasing positivo sull'oro ha portato ad una sostanziale posizione sistemica scoperta, date le prove dalle statistiche di clearing giornaliere del LBMA.

Il tasso d'interesse in dollari che conta oggi è il tasso di mercato wholesale, USD LIBOR che corrisponde ad un contratto di leasing dell'oro. Al momento in cui scriviamo, il LIBOR a 12 mesi è all'1,949%. Il tasso forward a 12 mesi dell'oro è all'incirca lo stesso, il che implica che il tasso di leasing è zero. Con i tassi di leasing dell'oro che non riflettono alcuna preferenza temporale per l'oro, la sua offerta nei mercati è fortemente limitata. Guardatelo dal punto di vista di una banca centrale: se un contratto di leasing è in scadenza, non vi è alcun incentivo a rinnovarlo, in particolare data la controparte non quantificabile ed i rischi sistemici che possono sorgere nell'attuale clima economico globale.

Possiamo concludere che la base per l'arbitraggio sui tassi d'interesse prendendo in prestito oro si sta per schiantare contro un muro di mattoni. Non solo non c'è incentivo per chi lo dà in leasing, ma c'è anche un appetito in diminuzione da parte di chi lo riceve in leasing, perché le opportunità stanno svanendo. Le passività in oro sintetico vengono gradualmente ridotte, non solo cessando la creazione di nuovi obblighi, ma acquistando lingotti fisici. Ciò è stato particolarmente vero quando la curva dei rendimenti statunitense ha iniziato ad invertirsi negli ultimi mesi (a sua volta una backwardation della preferenza temporale), ed è stata la ragione principale per cui il prezzo dell'oro è passato rapidamente da meno di $1200 a oltre $1500.

Le bullion bank devono ora affrontare la prospettiva che la FED abbassi nuovamente i tassi d'interesse a zero, anche senza una crisi sistemica come quella ai tempi della Lehman. I trader, che spesso non sono profondamente analitici, collegheranno quasi sicuramente l'andamento dell'oro ad una crisi in stile Lehman, una volta che le preoccupazioni sulla liquidità del dollaro rievocheranno la bull run del metallo giallo da $750 a oltre $1900. Se i tassi torneranno allo zero bound ed il LIBOR rimarrà positivo, ciò rifletterà un rischio sistemico, non la preferenza temporale. Nel frattempo la preferenza temporale dell'oro aumenterà quasi sicuramente man mano che i mercati tenteranno di scontare una nuova ondata di espansione della base monetaria quando la FED cercherà di stabilizzare l'economia americana.

Le bullion bank sanno che sta per arrivare il giorno in cui la preferenza temporale dell'oro supererà quella del dollaro. Inoltre vi è la crescente minaccia di tassi negativi, poiché le condizioni economiche si deterioreranno ulteriormente. Mettendo da parte altre considerazioni, il cambio delle preferenze temporali suggerisce che la futura strategia di trading di una bullion bank dovrebbe essere l'opposto della loro posizione attuale: invece di detenere un piccolo stock di oro per finanziare una posizione in dollari, dovrebbero mantenere una piccola riserva di dollari per finanziare una posizione più ampia in oro fisico.

È per questo motivo che non solo il prezzo dell'oro sta aumentando, ma è probabile che continui a salire. È impossibile quantificare la misura in cui il prezzo dell'oro salirà quando le bullion bank si affretteranno ad invertire le loro posizioni short.



Le conseguenze

Oltre ad essere influenzata dalle sue condizioni di domanda ed offerta, la preferenza temporale dell'oro è essenzialmente indirizzata alla sua redditività, rappresentata dal suo uso come mezzo di scambio e riserva di valore. L'aspetto monetario lo collega al suo valore di scambio rispetto a tutte le materie prime, ed è questo aspetto che dovrebbe avvertirci che un backwardation dell'oro, a causa di tassi d'interesse negativi nel dollaro, preannuncerà anche una backwardation generale nelle materie prime.

Non dobbiamo dimenticare che i mercati anticipano eventi dove possono, quindi con una recessione che minaccia di trasformarsi in una depressione e con una incombente crisi del credito dietro le quinte, la prospettiva di tassi negativi verrà valutata in misura crescente nella relazione tra materie prime e dollari fiat. Supponendo che le prospettive economiche si oscurino a causa della coincidenza di dazi e fase di bust nel ciclo del credito, ciò significherà scacco matto per le banche centrali. Non sono attrezzate a livello tecnico per salvare la valuta a spese di fallimenti diffusi, non solo nel settore privato, ma anche in quello pubblico. Ed è quello che dovranno affrontare i mercati.

La situazione attuale presenta sorprendenti somiglianze con gli anni '30 e le prospettive per l'economia globale sono alimentate dagli stessi fattori. C'era il gold standard allora e oggi no, quindi gli effetti sui prezzi stanno già mostrando differenze. Né allora c'era una bolla da centinaia di miliardi di miliardi in derivati. Questa volta i peccati monetari dopo la fine dell'accordo di Bretton Woods faranno scontare tutte le deformazioni economiche finora nascosta sotto il tappeto, anche se i tassi del dollaro verranno abbassati a zero; ma se diventeranno negativi, maggiore sarà la backwardation sull'intero complesso delle materie prime. Più rapidamente le materie prime saranno acquistate in modo da poter vendere il dollaro, tassato con i tassi negativi, e più velocemente gli attori di mercato svaluteranno la valuta.

Con tutte le altre valute fiat rapportate al dollaro, ciò segnerà l'inizio di un processo che probabilmente farà crollare l'intero sistema delle valute fiat. Le bullion bank che saranno troppo lente nel riconoscere il cambiamento e non chiuderanno i loro obblighi in oro, o saranno costrette a derubare i loro clienti allocati in oro, o andare fallite; tutti i derivati ​​su materie prime dovranno affrontare un periodo di rapida contrazione degli interessi aperti.

Piuttosto che stabilizzare il sistema tramite un quantitative easing, sarà quest'ultimo che garantirà la crisi. Lo sviluppo di un problema nei mercati dell'oro, spingendo il prezzo dello stesso verso l'alto mentre alcune banche si ritroveranno intrappolate, è probabile che anticipi una più ampia crisi finanziaria e sistemica. Pertanto, con l'improvviso movimento dell'oro al rialzo unito alla sua forza persistente, possiamo ragionevolmente essere certi che stiamo assistendo all'inizio dello smantellamento del sistema monetario basato sul dollaro e che l'oro ha ancora molto da dire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Scuola Austriaca: teoria e pratica

Per chi si fosse perso le live di questi giorni, ecco i video su Youtube per vedere le puntate del podcast di Filippo Angeloni in cui sono stato ospite. Un mix ottimale di teoria e pratica per capire prima perché si viene a formare una tempesta finanziaria e in secondo luogo come proteggersi da essa.







giovedì 19 settembre 2019

Ogni giorno le armi impediscono migliaia di crimini

Questo è un interessante documento di lavoro del 2018 in cui si dice che un'intensa copertura mediatica delle stragi da arma da fuoco le arrivi addirittura ad incitare. Gli economisti Jay Walker e Michael Jetter volevano capire meglio i motivi dietro questi tipi di omicidi, quindi hanno esplorato un set di dati (dal 1 gennaio 2013 al 23 giugno 2016) e sono arrivati ad una conclusione: "La copertura mediatica delle stragi da arma da fuoco ha avuto un effetto statistico significativo sul numero di stragi nella settimana successiva". In altre parole, la copertura delle stragi di massa finisce per incoraggiarle. Circa 33.000 persone vengono ferite a morte negli Stati Uniti ogni anno. Circa due terzi di queste morti sono suicidi, il restante terzo è in costante calo da decenni. Nel 2015 circa 13.286 persone sono state uccise negli Stati Uniti da armi da fuoco in decessi non correlati al suicidio. Nel 1993 questa cifra era 18.253. Durante questo lasso di tempo, parte di una tendenza decennale di declino della violenza con le armi, le vittime di stragi di massa hanno rappresentato meno dell'11%. Gli Stati Uniti hanno assistito a sette stragi da arma da fuoco finora nel 2019 e hanno causato la morte di 58 persone innocenti. Se nel 2019 non si verificheranno più stragi simili, probabilmente rappresenteranno circa lo 0.1% delle vittime di armi da fuoco negli Stati Uniti. Inutile dire che ognuna delle 58 morti è una tragedia, ma in una nazione di 320 milioni di persone, le tragedie sono all'ordine del giorno: circa 10 persone annegano ogni singolo giorno, 100 muoiono ogni giorno in incidenti automobilistici, addirittura muoiono 500 persone per errori medici e 300 persone per influenza ogni 48 ore. In realtà le probabilità di morire in una strage da arma da fuoco sono estremamente basse, non più alte rispetto all'essere uccisi da un fulmine che uccide circa 44 americani ogni anno.
___________________________________________________________________________________


di Lawrence W. Reed


È una cosa che non cambia mai. Una frazione di secondo dopo che si è verificata una strage da arma da fuoco, gli ideologi ed i fanatici contrari alle armi rilasciano dichiarazioni in cui acclamano nuovi controlli sulle armi, nonostante le leggi vigenti abbiano fallito o le leggi che desiderano non avrebbero fatto alcuna differenza. Caso in questione: i tragici incidenti di Dayton, Ohio ed El Paso, in Texas, all'inizio di agosto 2019.

Il messaggio è chiaro: le armi causano violenza. Tassatele, sequestratele, vietatele, regolatele. Fate qualcosa, forse qualsiasi cosa! Tali reazioni istintive sono pericolose, scrive Charles W. Cooke su National Review: "Perché quando una nazione stabilisce una linea diretta tra le sue emozioni e le sue leggi, non mantiene la sua libertà a lungo".



Le armi non uccidono le persone, le salvano

La libertà non è l'unica cosa che potrebbe andare persa quando vengono approvate leggi sul controllo delle armi per placare le emozioni su ragione, prove, logica e diritti. Andranno sicuramente perse anche delle vite... molte.

Quante vite vengono effettivamente salvate dal possesso delle armi? Questa è una domanda estremamente importante che i fanatici contro le armi e gli ideologi ignorano. È una cosa che mi è venuta subito in mente quando ho saputo di un incidente qui nella mia città di Newnan, in Georgia, qualche giorno fa. Il titolo del Newnan Times-Herald diceva: "Uomo ricoverato in ospedale dopo essere stato ucciso fuori dal bar".

Poco dopo l'una di sabato mattina, 17 agosto, la polizia è arrivata al Fat Boys Bar & Grill per intervenire contro una sparatoria. Un cliente aveva minacciato altri clienti, spingendo la sicurezza del locale a buttarlo fuori con la forza. Infuriato per essere stato trattato in questo modo, ha detto che avrebbe preso una pistola "e avrebbe sparato in quella bettola".

Quest'uomo molto arrabbiato (e forse drogato) ha raggiunto la macchina di un suo amico nel parcheggio, ha afferrato una pistola calibro .40 all'interno dell'auto e ha iniziato a sparare in aria. Nel frattempo Ben McCoy, un uomo che ha assistito a tutto questo dall'interno del suo veicolo, aveva il suo fucile con sé. Prima che potesse usarlo è stato colpito quattro volte dall'uomo che brandiva la pistola, che poi è fuggito nel bosco.

Nonostante sia stato colpito al petto, allo stomaco, al braccio sinistro e alla coscia destra, McCoy si sta riprendendo e l'assalitore è stato arrestato. Nessuno è stato ucciso, ma la situazione sarebbe stata tragicamente diversa se Ben McCoy e il suo fucile non avessero distratto l'uomo armato.

Certo, in questo particolare incidente è brutto che un uomo innocente sia stato ferito, però non perdete di vista il fatto che la sua presenza armata ha impedito quello che avrebbe potuto essere un bagno di sangue. Accade molto spesso che i possessori di armi le utilizzino, o le brandiscano, e salvino vite, tranne a volte quella dell'assalitore. Ho scelto questo esempio perché è avvenuto nella mia città e volevo esprimere solidarietà al signor McCoy.



Efficacia delle armi

Ho controllato online e ho trovato alcuni numeri interessanti. Un buon sito Web con note a piè di pagina e riferimenti a fonti autorevoli è GunFacts.info. Qui ho imparato quanto segue:
  • Le armi prevengono circa 2,5 milioni di crimini all'anno, ovvero 6.849 ogni giorno. Molto spesso le armi non vengono utilizzate e non viene versato sangue (incluso quello del criminale).
  • Ogni anno 400.000 crimini potenzialmente letali vengono prevenuti grazie alle armi da fuoco.
  • Il 60% dei criminali condannati ha ammesso di aver evitato di commettere crimini quando sapeva che la vittima era armata. Il 40% dei criminali condannati ha ammesso di aver evitato di commettere crimini quando pensava che la vittima potesse essere armata.
  • I criminali riferiscono di evitare di entrare nelle case dove ci sono anche i proprietari perché temono di essere feriti.
  • Meno dell'1% delle armi da fuoco viene utilizzato per commettere un crimine.

Se dubitate dell'obiettività di quel sito web, val la pena di sottolineare che il Center for Disease Control, in una relazione richiesta dal presidente Obama nel 2012 a seguito del massacro di Sandy Hook, ha stimato che il numero di crimini evitati dalle armi potrebbe essere ancora più elevato: ben 3 milioni all'anno, o circa 8.200 ogni giorno.

Un'altra eccellente fonte di informazioni su questo argomento (e su molti altri problemi attuali) è la pagina dedicata al controllo delle armi di JustFacts.org.



Uso difensivo delle armi

In, "L'uso difensivo delle armi va oltre lo sparare ai malviventi", James Agresti ha fornito prove schiaccianti da più fonti che dimostrano che l'uso delle armi a scopo difensivo è più comune ed efficace rispetto a quanto vogliono far credere i fanatici anti-armi. Agresti afferma che "le persone che usano una pistola per scopo difensivo raramente danneggiano (e tanto meno uccidono) i criminali. Questo perché i criminali spesso scappano quando scoprono che i loro obiettivi sono armati."

John Lott, autore del libro "More Guns, Less Crime", è presidente del Crime Prevention Research Center, un'altra eccezionale fonte di informazioni su questo argomento. Scrive:
Tra il 66% ed il 32% di economisti e criminologi afferma che le zone senza armi hanno "maggiori probabilità di attirare i criminali". Un margine compreso tra il 60% e il 40% ritiene che le pistole in casa non aumentino i suicidi. E dal 62% al 35% afferma che le armi sono usate più spesso per autodifesa che nella commissione del crimine.

Questo potrebbe spiegare perché anche il New York Times non abbia ancora affisso un cartellone pubblicitario che urla: "Questa è una zona senza armi da fuoco. Non ci sono pistole qui."

Se potessimo confiscare i 350 milioni di pistole stimati nel Paese, non elimineremo l'uso offensivo delle armi da fuoco? Buona fortuna. C'è motivo di credere che una simile guerra alle armi da fuoco avrebbe più successo della guerra dello stato alle droghe? Perfino un bambino di quinta elementare potrebbe dirvi che finirebbe per essere disarmato solo l'innocente. I criminali non avrebbero problemi a tenere le loro armi, o ad ottenerne una un fiorente mercato nero.

Questo mi spinge a ringraziare i vari Ben McCoy nel mondo, i possessori di armi rispettosi della legge che sono tanto importanti quanto i poliziotti (e probabilmente anche di più) nello sforzo di mantenere gli innocenti sani e salvi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 18 settembre 2019

Perché il prossimo piano di stimolo della BCE è destinato a fallire





di Daniel Lacalle


Nel giugno 2014 ho scritto un articolo intitolato "Il piano di Draghi non aggiusterà l'Europa". In quell'articolo spiegavo che le sfide strutturali nella zona Euro (spesa pubblica elevata, cuneo fiscale eccessivo, mancanza di leadership tecnologica e dati demografici) non sarebbero state risolte da un ciclo di quantitative easing.

Ora la BCE vuole implementare un altro piano di stimolo. A quanto pare è finito il trionfalismo mostrato dalla Commissione Europea nell'agosto 2017 (leggi). La "forte ripresa" attribuita all'azione decisa dell'Unione Europea è praticamente scomparsa.

Il rallentamento della zona Euro non è simile a quello di altre economie. La BCE ha ridotto costantemente le stime di crescita e attualmente si aspetta un livello di crescita pari alla metà di quello che aveva previsto diciotto mesi fa.

È affascinante perché molti analisti tendono a discutere del rallentamento europeo come se lo stimolo monetario fosse stato abbandonato. Tutto il contrario. Ricordiamo che la Banca Centrale Europea riacquista tutti i titoli in scadenza nel suo bilancio e che ha lanciato una nuova iniezione di liquidità (TLTRO) a marzo di quest'anno.

Ecco perché è opportuno discutere la gravità del rallentamento dell'Eurozona nel contesto della catena di stimoli fiscali e monetari che sono stati attuati. Per comprendere il grave errore di inciampare costantemente sulla stessa pietra, dobbiamo comprendere le dimensioni dei programmi fiscali e monetari e i loro risultati dannosi.
  • 2008: "Piano di ripresa economica",200 miliardi di spesa pubblica, infrastrutture e "settori strategici" per creare "milioni di posti di lavoro".
  • "Piano di investimenti per l'Europa" 2014, di cui oltre €424 miliardi mobilitati e €77 miliardi approvati. Avrebbe dovuto "aumentare il PIL dell'Unione Europea dell'1,3% fino al 2020". Il PIL dell'Unione Europea è stato rivisto al ribasso dalla BCE fino alla metà della crescita stimata quasi due anni fa.
  • Direttiva sull'energia che mirava a mobilitare decine di miliardi di euro in investimenti in energia verde e creare "milioni di posti di lavoro".
  • Oltre due miliardi di euro di espansione monetaria. Il bilancio della Banca Centrale Europea ha raggiunto il 40% del PIL della zona Euro, rispetto al 18% nel caso della Federal Reserve.
  • TLTRO. Tre serie di iniezioni di liquidità nel 2014, 2016 e 2019.
  • Tassi negativi. Spesa in deficit finanziata a tassi negativi, debito spazzatura con rendimenti negativi, politica di tassi zero e aumento del credito concesso a tassi pericolosamente bassi (con la conseguente proliferazione di compagnie zombi).
  • Politiche fiscali straordinarie. I 19 paesi della zona Euro hanno risparmiato oltre €1.150 miliardi di interessi passivi grazie alla politica espansiva nei confronti di risparmiatori e pensionati, ma la stragrande maggioranza continua a finanziare la spesa pubblica e i deficit strutturali. Pertanto gran parte della riduzione dei deficit deriva dalla riduzione artificiale dei tassi, non dal miglioramento degli squilibri, cosa che fornisce un quadro distorto del rischio e nasconde molti squilibri di bilancio, poiché la spesa pubblica non è stata ridotta.

Possiamo solo comprendere l'entità del fallimento e il deterioramento dell'economia europea nel contesto di quella che è, sotto ogni aspetto, la più grande catena di stimoli mai attuata.

Quando molti analisti ci dicono che l'Europa "non è poi così male", o che "è solo un rallentamento", ignorano che tutto ciò è avvenuto durante uno stimolo monetario senza precedenti. I risultati non sono solo estremamente scarsi, ma sono anche profondamente preoccupanti.
Perché neanche il prossimo "bazooka" funzionerà.

Secondo Morgan Stanley, la Banca Centrale Europea potrebbe preparare un nuovo programma di riacquisti da €2,2 a €3,3 miliardi. Non solo riacquisto di obbligazioni degli stati, ma anche da banche e società.

Perfino l'Italia, nel mezzo di una crisi politica, sfoggia rendimenti reali negativi dei titoli sovrani. Il debito sovrano di tutti i Paesi dell'Eurozona mostra rendimenti negativi con scadenza a due anni e anche fino a sette anni. La Germania ha appena emesso un'obbligazione trentennale al -0,11%. È davvero necessario sopprimere artificialmente ancora di più i rendimenti?

Nella zona Euro ci sono già quattordici obbligazioni spazzatura quotate con rendimenti negativi e le obbligazioni ad alto rischio di banche e società sono quotate con rendimenti ridicoli del 3-4%.

Il problema della zona Euro non è la mancanza di liquidità, dato che naviga in una liquidità eccessiva da €1.800 miliardi, o tassi bassi quando sono già negativi. Il problema della zona Euro è proprio la pratica costante di utilizzare la politica monetaria come incentivo perverso per sostenere gli squilibri strutturali.

La politica monetaria funziona come un enorme trasferimento di ricchezza dai risparmiatori e dai settori produttivi della zona Euro a governi inefficienti e settori improduttivi che vengono costantemente rifinanziati, zombificando l'economia, ponendo ostacoli alla produttività e al cambiamento tecnologico. La catena di stimoli sopra descritta può essere riassunta in una frase: un enorme sussidio alla bassa produttività.

Perché ha funzionato negli Stati Uniti e non in Europa? Innanzitutto, perché non è vero che gli Stati Uniti debbano il loro miglioramento generale al quantitative easing. In una relazione di Stephen Williamson per la Federal Reserve, si documentava che "non esiste alcuna relazione tra una maggiore attività economica e un quantitative easing".

L'economia americana è la più dinamica, aperta e meno dipendente dal finanziamento bancario tra i principali Paesi del mondo. La Federal Reserve non ha mai rappresentato il 100% della domanda di titoli di stato, ha sempre tenuto d'occhio il mercato secondario. La BCE ricopre sette volte l'offerta di obbligazioni, secondo Deutsche Bank. Mentre in Europa la maggior parte dell'economia reale è finanziata dal debito bancario (170% del PIL), negli Stati Uniti è principalmente attraverso i mercati dei capitali. Ecco perché imporre tassi negativi è fuori da ogni logica. Indebolendo le banche e manipolando il costo del denaro, il meccanismo di trasmissione del credito si sposta inesorabilmente verso settori a bassa produttività, sovvenzionati, o zombificati. L'idea folle che i pianificatori centrali possano gestire con successo la curva dei rendimenti, rafforzando il meccanismo del credito ed evitando le bolle, è semplicemente ridicola. È esattamente come pensare che se una società sovvenzionata non funziona, è perché non ha abbastanza sussidi.

Giocare per essere come la Federal Reserve senza avere il dinamismo, l'apertura e il libero mercato degli Stati Uniti è una delle ragioni del fallimento degli stimoli monetari europei. L'uso della politica monetaria per perpetuare il modello interventista piuttosto che rafforzare l'iniziativa privata nei settori della tecnologia e dell'alta produttività, è un'altra. Ma soprattutto, il più grande errore è ignorare che gli Stati Uniti hanno la valuta di riserva mondiale, che viene utilizzata nell'87% delle transazioni globali mentre l'euro molto meno e addirittura calo.

Nella zona Euro i governi non hanno utilizzato il periodo di bassi tassi e alta liquidità per fare riforme strutturali, ma per far avanzare e rafforzare un modello dirigista ed interventista.

La Banca Centrale Europea è diventata ostaggio della propria politica. Una politica progettata per guadagnare tempo e attuare riforme strutturali è diventata una scusa per evitare il cambiamento.

Quando gli stimoli sono progettati, o utilizzati, per dirigere l'attività economica da parte dei politici, il risultato è sempre lo stesso: stagnazione e bassa produttività.

I rendimenti decrescenti delle politiche della Banca Centrale Europea non sono dovuti alla mancanza di azione, ma alla combinazione perversa di vari incentivi: ha costantemente incentivato i settori indebitati e obsoleti, scoraggiando quelli ad alta produttività ed i settori in crescita con l'aumento delle tasse attraverso la politica fiscale. Temo che le cose non cambieranno ed i risultati saranno deludenti come già successo prima.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 17 settembre 2019

No Deal Brexit: Cosa può accadere davvero





di George Pickering


Manca quasi un mese alla data in cui la Gran Bretagna dovrebbe lasciare l'Unione Europea e gli esperti mainstream stanno diventando sempre più consapevoli che la prospettiva remota di una Brexit No Deal è ora il risultato più probabile. Il nuovo primo ministro, Boris Johnson, ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di lasciare l'UE il 31 ottobre, sia con un accordo sia senza alcun accordo, e dato che l'UE ha ripetutamente rifiutato di tornare alla tavolo delle trattative, non è ancora chiaro se a questo punto sia possibile un risultato diverso da un No Deal.

Ciò ha indotto i commentatori a rivolgere la loro attenzione a cosa accadrà effettivamente se la Gran Bretagna lascerà l'UE il 31 ottobre senza che il Parlamento abbia approvato un accordo comune. Tuttavia molti nei media sembrano lottare sotto il peso di idee contrastanti: il desiderio di comunicare i fatti da un lato e il desiderio di convincere i loro lettori che la Brexit è un male dall'altro. Il risultato è stato una valanga di propaganda priva di sostanza, con i fatti concreti sul No Deal che lottano per emergere da un denso miasma di ipotesi allarmistiche e critiche isteriche.

Quindi, se accantoniamo il compito politicamente allettante di fare ipotesi su ciò che potrebbe accadere in caso di Brexit No Deal, cosa possiamo dire che accadrà con certezza? Naturalmente le complessità e le incertezze dell'intera situazione ci lasciano solo una manciata di fatti che possono essere affermati con certezza, e i seguenti fatti non saranno le uniche conseguenze di una Brexit No Deal.



Istituzioni e leggi

Se la Brexit arriverà il 31 ottobre senza alcun accordo, il Regno Unito perderebbe immediatamente il suo posto nella Commissione Europea, che è l'organo non eletto che esercita il potere legislativo ed esecutivo sugli stati membri dell'UE.

La Gran Bretagna ritirerebbe anche i suoi 73 membri dal Parlamento Europeo eletto pubblicamente, che è in grado di approvare, respingere o suggerire modifiche alla legislazione emanata dalla Commissione, ma non è in grado di avviare la legislazione.

La Gran Bretagna non sarà più vincolata alle leggi UE, attuali o future. Tuttavia è ampiamente previsto che il governo britannico adotti comunque la stragrande maggioranza delle leggi dell'UE, per evitare "buchi neri nelle leggi della Gran Bretagna".

In caso di Brexit No Deal, il Regno Unito lascerebbe immediatamente anche la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea e il ruolo della massima corte d'appello per i casi civili e penali nel Regno Unito verrà trasferito alla Corte Suprema del Regno Unito.

Tuttavia il Regno Unito rimarrebbe soggetto alla giurisdizione della controversa Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che è un'organizzazione non UE.



Commercio

In caso di Brexit No Deal, il Regno Unito lascerebbe immediatamente il mercato unico dell'UE, il che significherebbe che al Regno Unito non sarebbe più garantito il movimento libero di beni, servizi, capitali e persone tra il Regno Unito e i Paesi nell'UE, inclusa la manciata di Paesi extra UE nel mercato unico (Norvegia, Islanda, Lichtenstein).

Abbandonare il mercato unico significherebbe anche che il Regno Unito non dovrebbe più aderire alle norme uniformi che l'UE impone per garantire una "parità di condizioni" all'interno del mercato unico. Queste normative si applicano a tutti i livelli nei Paesi in cui sono imposte, non solo per le merci che sono scambiate tra gli stati membri, ma regolano anche gli standard alimentari, l'uso di prodotti chimici, l'orario di lavoro, le procedure di salute e sicurezza sul lavoro, ecc. Tuttavia, sebbene il governo del Regno Unito non sarà più costretto a rispettare tali regolamenti, può comunque scegliere di farlo.

Oltre a lasciare il mercato unico, una Brexit No Deal comporterebbe anche che il Regno Unito lasci immediatamente l'Unione Doganale dell'UE. Ciò significherebbe che il Regno Unito non dovrebbe più applicare gli stessi dazi e quote degli altri Paesi dell'UE quando negozia con Paesi terzi. In altre parole, il Regno Unito riacquisterebbe la capacità di stabilire autonomamente i propri dazi e di negoziare i propri accordi commerciali con altri Paesi, anziché seguire gli accordi commerciali dell'UE.

In sintesi, il Regno Unito si sposterà dall'interno verso l'esterno del muro commerciale dell'UE, perdendo il suo commercio senza dazi con i Paesi dell'UE, ma acquisendo la capacità di perseguire il libero scambio con Paesi terzi.



Pagamenti e sussidi

Se il Regno Unito lascia l'UE senza alcun accordo, il governo britannico non sarà più obbligato a continuare a versare il proprio contributo annuale di "quota associativa" al bilancio dell'UE, che ammonta ufficialmente a circa £19 miliardi all'anno. Tuttavia dal 1985 il Regno Unito ha ricevuto una riduzione o "sconto" sulla sua quota associativa, portando l'importo netto pagato a circa £15 miliardi all'anno. Il motivo per cui il Regno Unito riceve questo sconto è quello di compensare il fatto che le regole ed i criteri tipici per il calcolo della quota di adesione all'UE stavano penalizzando il Regno Unito, a causa del settore agricolo britannico decisamente piccolo e dell'elevata apertura al commercio non-UE rispetto ad altri Paesi dell'UE.

Lasciare l'UE senza un accordo significherebbe anche che il Regno Unito non continuerebbe più a ricevere pagamenti dal bilancio dell'UE. Questi pagamenti diretti dell'UE al Regno Unito ammontano a circa £4 miliardi all'anno e assumono principalmente la forma di sussidi agricoli nelle zone più povere della Gran Bretagna.



Immigrazione

Le conseguenze immediate di una Brexit No Deal sull'immigrazione non sono affatto chiare, ma si può dire con certezza che ai cittadini dell'UE non sarà più garantita la libera circolazione nel Regno Unito e diritti illimitati a vivere e lavorare lì. Il potere di determinare la politica di immigrazione del Regno Unito tornerà allo stato britannico, e pertanto tale politica sarà soggetta a cambiamenti in base ai mutevoli capricci di governi e primi ministri.

A dicembre il governo di Theresa May ha pubblicato un piano in cui si affermava che, in caso di Brexit No Deal, i cittadini dell'UE che già vivevano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 avrebbero conservato il diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito, sebbene il piano "renda più difficile" il trasferimento nel Regno Unito di nuovi migranti. Tuttavia nei mesi successivi si è formato un governo completamente nuovo con Boris Johnson come Primo Ministro, e il nuovo Ministro degli Interni, Priti Patel, si è impegnato a porre fine alla libera circolazione dei cittadini dell'UE e ad imporre restrizioni alle frontiere il primo giorno della Brexit No Deal, anche se le specifiche di questo nuovo piano rimangono poco chiare.



Il confine irlandese

Per la maggior parte dei politici e analisti mainstream, la questione del confine tra l'Irlanda del Nord (parte del Regno Unito) e la Repubblica d'Irlanda (parte dell'UE) è stata senza dubbio la più grande difficoltà dell'intero processo Brexit. A causa di numerosi fattori, tra cui la storia travagliata della regione, sia il Regno Unito che la Repubblica d'Irlanda respingono fortemente l'idea di imporre un confine rigido tra quest'ultima e Irlanda del Nord, anche in caso di Brexit No Deal. Tuttavia ciò creerebbe un grande buco nel muro commerciale dell'UE, nonché nei controlli sull'immigrazione post Brexit nel Regno Unito, consentendo la circolazione completamente libera e incontrollata di merci e persone tra l'UE e il Regno Unito lungo l'intero confine irlandese di 310 miglia. Come, o anche se, questo problema verrà risolto, rimane del tutto sconosciuto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 16 settembre 2019

La nostra costosa avventura con Lord Keynes

La macroeconomia è diventata una materia dominante nel mondo accademico e in quello delle notizie finanziarie dopo la pubblicazione del libro di John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money, nel 1936. Non molte persone l'hanno letto, io sì, ed è un ottimo espediente per contrastare l'insonnia. La premessa di base della macroeconomia è che possiamo fidarci delle capacità dei politici per quanto riguarda l'approvazione di leggi che i burocrati di ruolo possono amministrare in modo equo, coerente e sicuro, in modo che il principio di allocazione del libero mercato (l'offerta più alta vince) non possa diventare il principio alla base della distribuzione economica. Basta pensare ad una commissione che spaccia un cammello per un cavallo per capire il funzionamento di un'economia amministrata sotto la vigile supervisione delle agenzie di regolamentazione statali, che a loro volta dirigono la domanda e l'offerta, penalizzando gli offerenti onesti nella grande asta che incarna l'economia di mercato e avvantaggiando coloro autorizzati dallo stato. D'ora in poi, quando pensate alla "macroeconomia", pensate ad un tizio del governo che bussa a casa vostra e dice "salve, sono stato mandato qui dal governo per aiutarti".
___________________________________________________________________________________


di Alasdair Macleod


Nella General Theory of Employment, Interest and Money Keynes ha praticamente creato la macroeconomia, ma lui era un matematico, non un economista, e non comprendeva appieno il libero mercato, quindi non era qualificato per emergere come l'economista più influente del secolo scorso. Le sue idee sbagliate permeano ancora l'establishment, compresi i governi e i loro settori finanziari regolamentati. Dato che ci si sta rendendo conto che queste politiche hanno spinto le nazioni verso una crisi economica e finanziaria, è importante presentare una dissezione forense degli errori e delle motivazioni di Keynes.

Forse avremmo dovuto ascoltare Friedrich Hayek, quando disse che il suo amico Lord Keynes non era un economista. Questa affermazione è presente in una video intervista di Hayek con Leo Rosten del 1975.



Dobbiamo sorvolare la dichiarazione introduttiva di Hayek, perché nonostante l'ignoranza di Keynes in economia, è diventato l'economista più influente dopo che la sua Teoria Generale fu pubblicata nel 1936. Santificò una nuova specializzazione: la macroeconomia, la quale oggi domina la letteratura economica. Ha ispirato una serie di economisti influenti, che erano e sono tuttora suoi seguaci devoti. È stato anche la figura prediletta dell'establishment (cosa che Hayek non è mai stato). Vinse una borsa di studio ad Eton e frequentò la Cambridge University, dove suo padre teneva lezioni di economia e scienze morali. Fu a Cambridge che cadde sotto l'influenza di Alfred Marshall (1842-1924).

Marshall riteneva che i prezzi, o i dati passati, costituissero la base per la stima dei prezzi in futuro, mentre i fattori imprevisti li avrebbero solo influenzati (come le variazioni della domanda e l'interazione con le variazioni della domanda di altri beni). Minimizzò la soggettività dei consumatori come fece anche il suo predecessore, William Stanley Jevons, il quale credeva fermamente che i prezzi potessero essere modellati matematicamente. Marshall adottò un approccio quasi matematico, partendo da un'analisi basata sulla geometria ma evolutasi poi in calcolo differenziale. Ciò si scontrò con la tradizione Austriaca di Hayek, inaugurata da Carl Menger nel suo Principi di Economia pubblicato nel 1871.

L'affermazione di Hayek, secondo cui l'economia marshalliana si sbagliava nel voler ignorare la soggettività di Menger, era più di una critica mossa da una scuola d'economia ad un'altra. L'approccio di Marshall non ebbe seguito, mentre la teoria di Menger portò ad ulteriori scoperte da parte di coloro che la seguirono: von Bawerk, von Wieser, von Mises e ovviamente lo stesso Hayek.

Mentre le opinioni di Keynes superavano quelle del suo mentore, poneva anche una forte enfasi sull'analisi matematica dell'economia. In questo fu influenzato dagli insegnamenti di Marshall, oltre al fatto che Keynes credeva che il ragionamento filosofico sarebbe stato sostituito dalle ipotesi matematiche. Infarciti con ragionamenti induttivi, i dati avrebbero potuto essere utilizzati come base per fare previsioni generalizzate sugli esiti economici e costituire la base della gestione dell'economia da parte dello stato.

Adam Smith, Jevons, Marshall e Pigou presupponevano tutti una teoria dei prezzi basata sui costi di produzione. Tuttavia la nostra esperienza ci dice che questo non può essere vero, perché i produttori stimano un prezzo per il loro prodotto in base all'evoluzione delle scelte dei consumatori. Cercheranno di realizzare un profitto aggiustando il loro costo di produzione per soddisfarli, non viceversa. In un'economia di libero mercato, qualsiasi produttore che non riesce a rispondere ai comandi mutevoli dei consumatori, cesserà l'attività; pertanto il costo di produzione passa in secondo piano. Solo i monopoli statali riescono a lavorare in base ai costi.

Come cambieranno in futuro le preferenze dei consumatori, non si può sapere: la migliore ipotesi per i prezzi futuri è stimata da imprenditori qualificati immersi nei loro mercati di nicchia. L'approccio matematico/geometrico di Marshall (proiettare i prezzi sulla base della domanda e dell'offerta passate) non è altro che un esercizio "e se..." e non una base praticabile per la teoria dei prezzi. Se Keynes fosse stato consapevole di quello che stava succedendo altrove nel campo dell'economia, avrebbe potuto capire le fallacie insite nell'approccio di Marshall.

Keynes odiava il diciannovesimo secolo e questo spiega la sua antipatia per le teorie economiche di libero scambio teorizzate da pensatori del calibro di Cobden in Inghilterra e Bastiat in Francia. Altrimenti avrebbe anche compreso la teoria di Ricardo sul vantaggio comparato ed i benefici che ne derivano.

Peccato però che non fosse disgustato dagli scritti e dalle filosofie di Marx ed Engels, che costituivano una minaccia per l'establishment. Marx ispirò i primi organizzatori del Partito Laburista, fondato nel 1900 dopo essersi evoluto dal movimento sindacale e dai partiti socialisti del diciannovesimo secolo. All'inizio degli anni '20 superò il Partito liberale e diventò la principale opposizione ai conservatori, formando il suo primo governo nel 1924, dodici anni prima che Keynes pubblicasse la sua Teoria Generale. La minaccia per l'establishment si era infiltrata nel parlamento stesso.

Questa non fu una rivoluzione metodista. Originariamente redatto nel 1918 da Sidney Webb, un apologeta del comunismo sovietico e fondatore della Fabian Society, la Clausola 4 della costituzione del Partito laburista lo legava all'ambizione marxista di prendere sotto l'ala pubblica i mezzi di produzione. Questa minaccia all'establishment spinse l'ambizione di Keynes a trovare un altro modo affinché lo stato potesse controllare l'economia.

Prima della Grande Guerra, a Cambridge, l'ambiente accademico spalleggiava questi pensieri e molti professori erano in sintonia con il marxismo. Keynes voleva inventare un socialismo alternativo e nelle note conclusive della Teoria Generale scrive che "dalla fine del diciannovesimo secolo sono stati compiuti progressi significativi verso l'eliminazione di grandissime disparità di ricchezza e reddito attraverso la fiscalità diretta (es. imposte sul reddito, tasse e imposte sulla morte, ecc.) soprattutto in Gran Bretagna".

Non si fa menzione degli ovvi inconvenienti di una politica che cerca di livellare la ricchezza verso il minimo comun denominatore. L'elogio di Keynes alla ridistribuzione della ricchezza è puro e semplice socialismo. Garantisce allo stato un reddito considerevole da spendere per la propria burocrazia e altre ambizioni, mentre i benefici produttivi della creazione di ricchezza vengono completamente dimenticati.

Keynes è stato ed è tuttora visto da molti come una via di mezzo tra socialismo e mercati liberi. Ciò equivale a sostenere che peccare un po' non significa affatto peccare. Ma non si può essere selettivi sull'applicazione di una teoria generale. La ridistribuzione di una certa ricchezza è distruttiva e più viene trasferita, maggiore sarà il costo economico.

Naturalmente la ridistribuzione della ricchezza attraverso la tassazione non è l'unico metodo di distruzione della ricchezza. L'inflazione, la diluizione della massa monetaria, è il metodo più certo e meno rilevabile. Nella Teoria Generale Keynes evita di spiegare il ruolo del credito bancario nel gonfiare la quantità di denaro. È come se non fosse stato a conoscenza delle conseguenze inflazionistiche del Bank Charter Act del 1845, che rese legale la possibilità per le banche di espandere il credito. Evidenza, questa, a sostegno dell'affermazione di Hayek della sua ignoranza riguardo l'economia del diciannovesimo secolo.

Keynes non aveva alcuna familiarità con i progressi rivoluzionari della Scuola Austriaca, in particolare La teoria del denaro e del credito (1912) di Mises. Fino a quando non sarebbe stato tradotto in inglese, Keynes non avrebbe avuto spiegazioni adeguate riguardo il ciclo di espansione e contrazione del credito, il quale alimentò i boom ed i bust della seconda metà del diciannovesimo secolo. Nonostante la popolazione godesse di un aumento degli standard di vita grazie alla rivoluzione industriale, furono i bust periodici che alimentarono il sostegno al marxismo.

Il valore dell'analisi di Mises sul ciclo del credito non può essere sottovalutato; è un vero peccato per tutti noi che Keynes non fosse a conoscenza della letteratura economica Austriaca fino a quando non fu tradotta dal tedesco (troppo tardi per intaccare le credenze di un uomo il cui pensiero stava diventando mainstream). Suddetta letteratura contraddice l'assunto di Keynes secondo cui il ciclo economico può essere gestito, ma la mente di Keynes era decisa: uno stato benigno doveva progredire oltre la funzione di prestatore di ultima istanza e salvare le banche di rilevanza sistemica. Il compito successivo era giustificare interventi statali più ampi per impedire una ripetizione dei crolli di fine ottocento e, in particolare, una ripetizione della depressione degli anni '30.

Negli anni trenta Keynes si stava spostando dal ragionamento induttivo marshalliano ad uno che includesse il raggiungimento di un certo obiettivo. Per arrivarci dovette abbandonare elementi di economia classica che gli sbarravano la strada. Il suo obiettivo era quello di porre fine ai crolli periodici ed il suo pregiudizio lo portò in un mondo utopico senza di essi. Le note conclusive della sua Teoria Generale lo spiegano: secondo lui i tassi d'interesse elevati sono inutili perché incentivano il risparmio, non capendo che i tassi impostati da libero mercato sono un riflesso della preferenza temporale riguardo i beni. Continua dicendo che non sarebbe difficile: "[...] aumentare lo stock di capitale fino al punto in cui la sua efficienza marginale scenda ad un livello molto basso.  [...] Sebbene questo stato di cose sia abbastanza compatibile con una certa misura di individualismo, tuttavia significa l'eutanasia del redditiero, e, di conseguenza, l'eutanasia del potere oppressivo del capitalista di sfruttare la scarsità del capitale".

Questo è l'obiettivo finale dell'economia di Keynes. Con la ridistribuzione della ricchezza e lo stato che garantisce l'offerta di capitale a tassi d'interesse bassi, il sistema di risparmio che fornisce gli investimenti e il capitale circolante agli imprenditori diventerebbe ridondante. Lo stato otterrebbe il controllo dell'allocazione del capitale, garantendo così la piena occupazione. La Teoria Generale non è affatto un libro che spiega l'economia ai suoi seguaci, ma uno strumento di propaganda per condurli alla sua visione di un nirvana socialista/marxista.



Screditare la Legge di Say

Tra i molti ostacoli alla nuova economia di Keynes, il più significativo era la Legge di Say. Se ne liberò trasformandone l'enunciato, in modo da poterla smontare comodamente. Oggi se chiedete agli economisti la Legge di Say, molto spesso enunceranno la versione errata di Keynes. Il singolo riferimento alla Legge di Say nella Teoria Generale è all'inizio di pagina 26: "Pertanto la Legge di Say, secondo cui il prezzo della domanda aggregata della produzione nel suo insieme è uguale al suo prezzo di offerta aggregato per tutti i volumi della produzione, equivale a dire che non vi sono ostacoli alla piena occupazione. Se, tuttavia, questa non è la vera Legge relativa alla domanda aggregata e alle funzioni di offerta, allora c'è un capitolo di fondamentale importanza nella teoria economica che bisogna scrivere e senza il quale tutte le discussioni relative al volume di occupazione aggregata sono inutili."

La cosa più educata che si possa dire riguardo l'affermazione di Keynes è che non è falsa, ma è solo una delle conclusioni che si può dedurre dalla Legge, non la Legge stessa. Per comprendere la profondità di questa parodia, dobbiamo esaminare ciò che ci dice l'economia classica. Da quando l'uomo ha scoperto i benefici della cooperazione sociale, ha appreso che ogni persona ha abilità e caratteristiche personali che può usare per massimizzare la sua produzione. Scambiando la sua produzione con quella degli altri, soddisfa i propri bisogni e desideri, nonché quelli delle persone con cui interagisce. Il commercio tra individui è facilitato dall'uso di un bene comune, accettato da tutti, in un sistema di scambio indiretto. È la base della divisione del lavoro e la colla che cementa la cooperazione e la coesione sociale.

Detto in modo diretto, solo un ignorante può essere in disaccordo con la Legge di Say. Il gioco di prestigio di Keynes gl iserviva solo a superare l'ostacolo insormontabile che gli si è parato di fronte. Dalla sua manipolazione è emerso il fondamento della macroeconomia: ciò che accade a livello individuale è diverso a livello di comunità. Ma neanche questo può essere vero, perché la Legge di Say è una descrizione della cooperazione a livello di comunità. La creazione della macroeconomia deve quindi presumere che le nazioni non siano composte da comunità cooperanti, un'affermazione impossibile da accettare ma su cui Keynes getta le basi della sua teoria.

Dopo il rifiuto della Legge di Say, il resto del libro sviluppa le basi per la macroeconomia, un mondo separato dall'esperienza umana. Se una comunità prospera attraverso la divisione del lavoro, non c'è spazio per una terza parte in nessuna delle singole transazioni tra acquirenti e venditori. Keynes invece ci dice che a livello macro può esserci una terza parte: lo stato.

Le sue conclusioni alla Teoria Generale ci dicono che ridistribuendo la ricchezza da coloro che ne possiedono troppa a coloro che non la possiedono, emergeranno benefici economici per la società che supereranno il danno arrecato dalla pratica stessa. E poiché, in accordo con i principi della divisione del lavoro, alcuni consumi sono posticipati per un uso futuro (sotto forma di risparmi da immettere in investimenti di capitale), i risparmiatori devono essere eutanizzati insieme ai capitalisti sfruttatori. La creazione della macroeconomia da parte di Keynes è meno sostenibile dal punto di vista logico rispetto alle elucubrazioni di Marx in Das Kapital, perché Marx non ha macchiato i suoi sforzi con compromessi impraticabili.

L'establishment temeva il comunismo perché minacciava di derubare la borghesia. La macroeconomia di Keynes, che sembra essere fondata su una vaga forma di libero mercato, è stata accolta volentieri dall'establishment. È comunque socialismo sotto altre spoglie. È importante sottolineare che, passando la responsabilità della creazione di denaro agli stati e alle loro banche centrali, l'inflazione non scompare; le loro politiche sono analoghe a quelle di John Law, che in un'era precedente hanno portato alla bolla Mississippi e alla successiva distruzione dell'economia francese.

Ma è stata la natura della macroeconomia di Keynes, dedita al compromesso, che ha permesso la sopravvivenza del marxismo, mentre la natura intransigente della versione di Marx, nonostante la soppressione e il massacro dei suoi avversari, ne ha decretato la morte. Negli stati comunisti asiatici si stima che oltre cento milioni di persone siano morte per esecuzioni e fame. I sistemi politici dei due maggiori macellatori delle loro popolazioni, l'Unione Sovietica e la Cina, sono crollati, salvo pi reinventarsi come stati mercantilisti. Gli interventisti keynesiani devono ancora fallire in modo plateale, ma sono sulla strada giusta per farlo.



Le conseguenze economiche di Lord Keynes

Il socialismo keynesiano è sopravvissuto così a lungo perché non ha mai completamente strangolato la libera impresa. Finché gli individui hanno una certa libertà di dividere il proprio lavoro, manifestano una notevole capacità di adattamento alle circostanze imposte loro dagli stati.

Nei rari casi in cui gli stati limitano rigorosamente il loro onere economico ai loro settori produttivi, è stato dimostrato che il socialismo keynesiano è un costo economico e non un vantaggio. La logica supporta l'evidenza: se si distrugge la ricchezza di alcune persone, un'economia sta peggio. Non è necessario essere un economista classico o Austriaco per capirlo. Ciò che richiede una comprensione della teoria economica è spiegare perché il ciclo economico di Keynes non è affatto radicato nell'attività del settore privato, ma è la conseguenza dell'intervento statale, in particolare sul lato monetario. Il ciclo economico è solo il sintomo; il ciclo del credito è la causa.

Sostenendo un ruolo monetario per lo stato, Keynes ha reso il ciclo del credito considerevolmente peggiore e più destabilizzante. Le prove che indicano tale colpevolezza sono sistematicamente cancellate dalle fandonie macroeconomiche, dalle statistiche e da una maggiore svalutazione monetaria, un processo che non può continuare indefinitamente. L'eredità del debito che emerge di conseguenza intrappola sia gli stati sia i settori privati. Gli stati sono così sovraccarichi di debiti e passività future che la loro unica via di fuga sono tassi d'interesse negativi e accelerazione della svalutazione della valuta.

La scienza inventata della macroeconomia tende sempre a giustificarsi. Le banche stanno cessando di creare credito per l'economia produttiva, ad eccezione dei mutuatari più grandi e sicuri. I macroeconomisti lo notano a malapena. In realtà, l'inflazione ora non produce altri benefici se non la mera sopravvivenza per stati e grandi banche. Invece dell'utopia promessa, il socialismo di Keynes ci ha portato tutti sul precipizio che ha distrutto il comunismo negli anni '80.

Siamo ciechi di fronte alle conseguenze del rovesciamento della Legge di Say e degli altri principi di economia enunciati nel diciannovesimo secolo e successivamente sviluppati dai maestri Austriaci.

Se solo avessimo ascoltato Hayek, il sogno utopico di Keynes non si sarebbe trasformato in un incubo per tutti noi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 13 settembre 2019

Tassi negativi, inflazione dilagante e bolle: le banche centrali hanno espresso i loro terribili desideri





di Francesco Simoncelli


La classe politica è stata in netto fermento in Italia, soprattutto di recente, ma più in generale abbiamo assistito a scalate al potere di personaggi che con l'establishment poco c'entravano. Da Trump a Johnson i segnali di incertezza e miopia riguardo il futuro si sono accumulati a ritmo costante. E adesso il subbuglio in Italia, il quale ha catalizzato le attenzioni della maggior parte degli italiani. La natura di questo subbuglio è presto detta: nessuno vuole essere ricordato per le misure impopolari che devono essere prese a livello di gestione fiscale e contabile dello stato. L'Italia è in bancarotta, così come altre nazioni che per tutti questi anni si sono appoggiate alle politiche non convenzionali delle banche centrali. Non esiste più domanda fisiologica per il pattume obbligazionario degli stati, quindi i banchieri centrali sono usciti allo scoperto dimostrando che la presunta indipendenza delle istituzioni a cui sono a capo è solo una foglia di fico. Hanno creato un ambiente artificiale per i titoli di stato rastrellandone nei loro caveau quanti più possibile.

Senza contare la possibilità di fare soldi a pacchi da parte degli smart money che hanno fatto front-running alle decisioni delle banche centrali. Di conseguenza non sono stati i fondamentali di mercato a tirare giù i rendimenti di questi strumenti finanziari, bensì l'ipotesi che le banche centrali possano stampare tutto il denaro che vogliono senza effetti indesiderati. Inutile dire che le cose non stanno così e tra tassi negativi, inflazione dilagante e bolle in varie classi di asset e settori, siamo di fronte alla bancarotta seriale degli stati e dello strumento che tanto li ha caratterizzati sin dal ventesimo secolo: il denaro fiat scoperto.



TASSI NEGATIVI

Quello di fornire supporto attraverso acquisti massicci di titoli di stato ha caratterizzato le azioni delle principali banche centrali sin dal 2009. Sebbene sia stata la BOJ a dare il via nel mondo sviluppato a politiche monetarie non convenzionali, tale esperimento è stato ripreso in grande stile da Bernanke e poi portato a livelli estremi da Draghi. Come accade sempre, da misure temporanee sono diventate la norma e la banca centrale australiana è solo l'ultima ad aver affondato a piene mani nella follia della ZIRP. Ma c'è un elemento che sta diventando comune a tutte: nonostante tutti gli interventi messi in campo da dieci anni a questa parte, i problemi non solo sono rimasti latenti ma addirittura si sono ingigantiti. Di fronte a questa conseguenza non prevista, i banchieri centrali non possono far altro che alzare bandiera bianca. Nel caso particolare dell'Australia, stiamo parlando di una succursale della Cina che ha fatto fortuna negli anni in cui quest'ultima richiedeva materie prime a tutto spiano.

Col rallentamento della Cina, la filiera che si era venuta a creare sulle sue spalle si sta disintegrando mano mano e solo la stampante monetaria può reggere ancora un po' l'illusione di prosperità. Lo stesso vale in Europa, dove gli stati del Club Med per anni hanno parassitato la reputazione della Germania nascondendosi dietro la forza dei suoi rendimenti. Inutile dire che il trasferimento e la distruzione di risorse provenienti dalla Germania non hanno fatto altro che indebolire la nazione teutonica, quindi un suo rallentamento era una inevitabilità. In questo marasma i banchieri centrali non hanno mai preteso (ufficiosamente) di avere la soluzione, perché sono ben consapevoli che non possono controllare l'economia nel suo insieme. Possono influenzarla, così come è accaduto sin dal 1913, ma non dirigerla a piacimento. Le favolette che raccontano durante le conferenze stampa sono solo l'estensione di un'illusione che ormai ha raggiunto la sua data di scadenza.

L'unica cosa che i banchieri centrali sono in grado di fare è comprare tempo operando gigantesche ridistribuzioni della ricchezza verso l'unica istituzione di cui si preoccupano veramente: lo stato. È una partita di giro, in fondo, dove la classe produttiva viene spogliata progressivamente dei suoi averi per vedersela restituita sempre meno e vederla invece elargita a chi la spreca. In sintesi, è esattamente questo il motivo per cui le politiche monetarie stanno diventando sempre più inefficaci. Finché bacino della ricchezza reale si espande, la politica monetaria sembrerà "funzionare" e verrà erroneamente considerata come una fonte di crescita economica. Quando invece suddetto bacino diventerà stagnante o si restringerà, il pompaggio monetario smetterà di funzionare. Più aggressivo sarà il tentativo della banca centrale di rilanciare l'economia, più le cose peggioreranno. Perché? Perché la politica monetaria allentata implica il cosiddetto scambio di "something for nothing", indebolendo così il processo di creazione di ricchezza reale. Il cuore della ricchezza reale sono l'espansione della produzione e del risparmio.

Una politica monetaria allentata che mira a stimolare la domanda non servirà a niente, poiché un aumento della domanda non può sostituire i risparmi reali necessari per allocare correttamente le risorse economiche scarse. I banchieri centrali ritengono che attraverso politiche monetarie allentate l'economia possa poi crescere da sola, proprio come una pompa consente di pompare l'acqua da un pozzo (es. pump priming). Questa metafora è fuorviante poiché senza l'espansione dei risparmi reali non può verificarsi alcuna espansione dell'attività economica. Creare più foglietti di carta colorati non può sostituire beni capitali inesistenti necessari per l'espansione della ricchezza, che a loro volta permettono l'impiego di lavoro e capitale inattivi.

Come stiamo assistendo nostro malgrado, tutto ciò si tradurrà in impoverimento economico. Non è possibile generare qualcosa dal nulla. La chiave per una crescita economica sostenuta non sta nell'aumentare la domanda di beni, ma nel rafforzare il processo di creazione di ricchezza reale: l'aumento dei risparmi reali. Quest'ultimo fornisce supporto alle varie fasi della produzione e senza di esso non può avvenire l'espansione delle infrastrutture e quindi l'aumento della produzione di beni finali necessari per sostenere la vita e il benessere delle persone.

Capite benissimo, quindi, che convogliare le attenzioni degli individui attraverso una domanda artificiale verso una classe specifica di asset, qual i titoli di stato, ha creato una sequenza di ripercussioni a catena. I titoli di stato sono già di loro economicamente distorcenti, visto che basano le loro cedole sul furto, se ci aggiungiamo un ente che li acquista facendo pagare questa scelta anche a chi non ha mai avuto intenzione di acquistarli, diventiamo consapevoli del grado e della scala di questo raggiro. Infatti tutti stanno pagando a caro prezzo questa scelta nel momento in cui utilizzano il denaro fiat, depositano i risparmi in banca e fanno affidamento su piani pensionistici/assicurativi. Quegli istituti che si occupano di fondi assicurativi/pensione si sono ritrovati in un ambiente economico affamato di rendimenti decenti e dato che i loro obiettivi annuali prevedono una maturazione forzata di una certa percentuale di rendimenti sugli investimenti, sono stati costretti ad investire in asset sempre più rischiosi.

Come vediamo dal grafico qui sotto, non è un caso quindi che anche le obbligazioni societarie sono diventate tanto buone quanto i titoli di stato per quanto riguardava i piani pensionistici/assicurativi. Tanto per ripetere, non si è trattata di una domanda fisiologica, ma una domanda guidata dalle macchinazioni delle banche centrali. Senza contare che la BCE ha incluso nel suo programma di acquisto di asset anche i bond IG.


L'intera curva dei rendimenti dei titoli di stato tedeschi è negativa e l'economia tedesca si è contratta nell'ultimo trimestre, nonostante i tassi d'interesse negativi della BCE, nonostante i rendimenti negativi sui suoi titoli di stato e nonostante i rendimenti negativi tra molte obbligazioni societarie. In altre parole, l'economia tedesca, la quarta più grande al mondo, sta colando a picco a causa dei rendimenti negativi e ora la BCE vuole flettere i suoi muscoli per mandarli ancora più in negativo. Inoltre i tassi d'interesse negativi sono terribili per le banche, visto che distruggono il loro modello di business e non possono conservare capitali per assorbire le perdite.

Le banche europee sono malate e con i rendimenti negativi stanno ottenendo l'esatto contrario di ciò di cui hanno bisogno. Non c'è da stupirsi se i titoli bancari si siano costante sfracellati.

In Giappone, stessa cosa: ha utilizzato il QE per abbassare i tassi d'interesse molto prima che venisse usato il termine QE e ha avuto tassi di interesse vicini allo zero, o inferiori allo zero, per 20 anni. L'indice TOPIX Banks ha raggiunto il picco a 1500 nel 1989 e ora è a 129: è precipitato del 91% in questi 30 anni. Pertanto i tassi d'interesse a zero o negativi sono terribili per le banche a lungo termine e per estensione fanno anche male all'economia reale che si affida ad esse per l'infrastruttura finanziaria. Le banche commerciali forniscono servizi di deposito e permettono di accendere prestiti. Questa intermediazione creditizia è come un'utilità finanziaria. Le banche fanno soldi col differenziale tra i tassi d'interesse che applicano sui prestiti ai propri clienti e il costo di finanziamento di tali prestiti. Tale costo è principalmente una funzione dell'interesse che la banca paga sui depositi, sulle obbligazioni che ha emesso e simili.

Se i tassi d'interesse diventano negativi, lo spread di cui la banca ha bisogno per ottenere un profitto si assottiglia, ma i rischi aumentano perché i prezzi degli asset utilizzati come garanzia vengono gonfiati. All'inizio tutto sembra andare bene, ma dopo emergono i problemi. I tassi negativi spingono le banche a rincorrere rendimenti decenti per realizzare una profitto. Ad esempio, acquistano CLO garantiti da prestiti a leva con rating aziendale spazzatura. In altre parole, si caricano di rischi finanziari speculativi fino a diventare più precarie e instabili. Questo non è un segreto. La BCE, la Banca del Giappone e persino la Banca Nazionale Svizzera hanno ammesso che i tassi d'interesse negativi indeboliscono le banche. Quindi questo è il problema con i tassi d'interesse negativi e le banche: le distruggono dall'interno.



BOLLE

In termini di economia reale, i tassi negativi hanno un impatto ancora più distruttivo: distorcono o eliminano il singolo fattore più importante nel processo decisionale economico, ovvero, la determinazione genuina del rischio. Il rischio è valutato attraverso il costo del capitale: se il capitale viene investito in un'impresa rischiosa, gli investitori richiedono un rendimento maggiore per compensare il rischio e il costo del capitale per l'azienda rischiosa è più elevato. Se il capitale viene investito in un'attività a basso rischio, il rendimento per l'investitore e il costo del capitale per l'azienda dovrebbero essere entrambi inferiori.

Ma se le banche centrali spingono i tassi d'interesse al di sotto dello zero, questa funzione essenziale di un'economia non funziona più. Il rischio non può più essere valutato correttamente e l'esempio perfetto sono la vagonata di obbligazioni spazzatura in Europa che ormai vengono trattate a rendimenti negativi. Ciò dimostra che il sistema di determinazione del rischio in Europa è andato a farsi benedire.

Quando i rischi non possono più essere valutati correttamente, ci sono una serie di conseguenze tutte negative a lungo termine per l'economia reale: investimenti improduttivi, decisioni imprenditoriali errate, sovrapproduzione e sovraccapacità. In sostanza, bolle che infestano l'intero sistema finanziario. Ed i rischi annessi sono enormi, perché gli asset in bolla sono utilizzati come garanzia e il loro valore non è reale, bensì è gonfiato dalle macchinazioni delle banche centrali. Non è un caso, ad esempio, che si siano sviluppate grandi bolle immobiliari in città come Berlino e Monaco e in altri luoghi, mentre allo stesso tempo la Germania ha un piede nella recessione. E come "rimedio" a questa situazione, la BCE vuole intervenire nuovamente per portare i tassi d'interesse ancora più in profondità nel territorio negativo.

Per illustrare come ciò potrebbe accadere, ipotizziamo che le banche commerciali ottengano credito dalla BCE al -2% annuo: le banche prendono in prestito €100 e dopo un anno rimborsano €98. Tuttavia la BCE consentirà alle banche di prendere in prestito a tassi d'interesse negativi a condizione che poi prestino tale denaro. Rimanendo col nostro esempio: una banca prende in prestito €100 al -2% all'anno dalla BCE, poi presta questo denaro ai consumatori a -1% (dando loro €100 e recuperando €99 dopo un anno). Complessivamente la banca realizza un profitto di €1: guadagna €2 prendendo in prestito dalla BCE e ne perde €1 euro nel settore dei prestiti.

Ma ecco il punto: se qualcuno può improvvisamente ottenere un prestito ad un tasso d'interesse negativo, è prevedibile che la domanda di credito sfuggirà di mano. Per evitare che ciò accada, la BCE dovrà ricorrere al razionamento del credito: determinare in anticipo quanti nuovi prestiti desidera erogare. Il mercato del credito smetterebbe di funzionare come determinante onesto e imparziale di chi ottiene cosa, quando e in quali termini/condizioni; tali decisioni verrebbero prese solo dalla BCE.

Secondo quali criteri dovrebbero essere assegnati i prestiti? Chiunque richieda un prestito dovrebbe ottenerlo? I settori economici ad alta intensità di occupazione dovrebbero essere favoriti? I nuovi prestiti dovrebbero andare solo alle "industrie del futuro"? Le industrie "deboli" dovrebbero essere sostenute con credito aggiuntivo? O l'Europa meridionale dovrebbe avere più del Nord Europa? Queste domande indicano già che l'esito di una politica volta ad implementare tassi negativi è l'economia pianificata: comando e controllo.

Più che mai sarà la BCE (o i gruppi che influenzano le sue decisioni) a regnare su questa distopia: determinerà chi sarà finanziato, quale prodotto sarà meritevole di finanziamenti; chi sarà in grado di acquistare e consumare a credito; quali settori saranno promossi o soppressi; quali economie potranno crescere più forti di altre; quali banche commerciali saranno autorizzate a sopravvivere e quali no, ecc.

Benvenuti nell'economia pianificata della zona Euro.



INFLAZIONE DILAGANTE

Ma la storia non finisce qui, perché il processo verso tassi d'interesse sempre più bassi porta ad un'inflazione dei prezzi degli asset: azioni, case e terreni. Tutto diventa più costoso perché più basso è il tasso d'interesse, maggiore sarà il valore presente dei pagamenti futuri e quindi i prezzi di mercato degli asset. La politica dei tassi d'interesse artificialmente bassi facilita un'inflazione spropositata dei prezzi degli asset; una gigantesca bolla fatta di sola speculazione.

Inizialmente gli investitori incamerano rendimenti elevati, tuttavia col passare del tempo le prospettive di rendimento futuro peggiorano: i tassi d'interesse a zero inducono gli investitori a far salire i prezzi delle azioni e delle case fino a quando i rendimenti futuri previsti di tali asset si avvicinano al tasso d'interesse impostato dalla banca centrale. E se la banca centrale imposta tassi d'interesse negativi, i rendimenti previsti sul mercato possono persino scendere al di sotto dello zero.

Una volta che la politica della banca centrale spinge tutti i rendimenti a zero, o al di sotto dello zero, la determinazione onesta e genuina dei prezzi diventa un ricordo del passato. Il risparmio e gli investimenti si interrompono, poiché l'essere umano agente ha un tasso d'interesse originario sempre positivo, e risparmiare ed investire non paga più. La divisione dell'economia del lavoro si contrae, così come gli investimenti di sostituzione. Cosa peggiore, si inizierà a consumare il capitale esistente.

Il problema in tutta questa storia è come la maggior parte delle persone si fidi di tutto ciò che dicono questi istituti presumibilmente onniscienti. Dato che stanno conducendo il più grande esperimento monetario nella storia, sarebbe ragionevole che la maggior parte delle persone si ponesse invece delle domande e richiedesse risposte coerenti. È fondamentale scrutinare più a fondo gli obiettivi delle banche centrali, i loro mezzi per raggiungerli e le conseguenze a lungo termine delle loro azioni. Per farvi capire meglio, cari lettori, di quanto siano in realtà incompetenti le persone che popolano questi istituti e peggio ancora quanto sia imbecille la maggior parte delle persone sempre pronta ad osannare lo stato ed il suo stuolo di lacchè, vorrei riportare alla memoria un fatto accaduto di recente.

La Federal Reserve ha un cosiddetto doppio mandato: massima occupazione e stabilità dei prezzi. Per decenni (e nonostante la stagflazione degli anni '70) la FED ha ipotizzato una correlazione negativa tra questi due fattori (es. se la disoccupazione scendeva, allora l'inflazione saliva), nota anche come Phillips Curve. Negli anni '90 una metrica chiave dalla FED era il NAIRU, il quale si riferiva ad un livello teorico di disoccupazione al di sotto del quale si prevedeva che l'inflazione sarebbe salita. Si presumeva che tale livello fosse vicino al 5,5% (successivamente abbassato al 4,5%). Oggi il tasso di disoccupazione ufficiale negli USA è al 3,7%, ben inferiore al 4,5% del febbraio 2017.

Cos'è successo lo scorso luglio? La FED ha ammesso che la Phillips Curve è sempre stata inutile. Per decenni la FED ha utilizzato questo modello inutile per guidare le sue decisioni politiche.

Oggi la FED è ossessionata dal far salire il tasso di inflazione. Ha dimostrato di voler fare "tutto il necessario" per raggiungere l'obiettivo autoimposto del 2%. La FED ammette che misurare l'inflazione generale al consumo è molto difficile, quindi come si possono considerare rispettabili le azioni della FED quando le sue metriche sull'inflazione sono così imprecise? Tuttavia la misura preferita dell'inflazione della FED è rimasta stabile in un intervallo compreso tra l'1,3% e il 2,0% per oltre 4 anni. Allora, qual'è il problema? Con un'inflazione stabile, un tasso di disoccupazione ai livelli minimi degli ultimi 50 anni, azioni a prezzi record, perché la Federal Reserve sta cercando di manipolare in modo microscopico un'economia così ampia e complessa?

Così come non si doveva accettare senza scrutinio il valore della Phillips Curve, non bisogna accettare ciecamente l'affermazione secondo cui l'inflazione è troppo bassa. L'inflazione dei prezzi non è un fenomeno statico come i funzionari nelle banche centrali vorrebbero farci credere. L'inflazione è il furto del valore del nostro denaro.



Un tasso di inflazione del 2% riduce il potere d'acquisto del denaro del 50% in 36 anni. Il presidente della FED di New York, John Williams, ha dichiarato che sarebbe persino disposto a consentire all'inflazione di spostarsi al 3% per un periodo di tempo, dimezzando il valore del denaro in 24 anni. Pensateci: in un mondo con un'inflazione al 3%, se ereditate una somma di ​​denaro alla nascita e vivete fino a 72 anni, il valore del vostro denaro verrebbe tagliato a metà per ben tre volte.

Inoltre come possono i politici parlare di disuguaglianza di ricchezza senza parlare di banche centrali? L'inflazione fa più male alle persone più povere, perché la risorsa più grande per i poveri è la liquidità, non gli asset finanziari. A riprova che sono i risparmiatori ad essere danneggiati, a beneficio dei debitori... e il più grande debitore che esista è lo stato. Ciò a cui stiamo assistendo non è altro che la tesi esposta da Mises in Planned Chaos: non può esistere un'economia mista, o si è liberi o non lo si è; quanto più un'istituzione centrale aumenterà i suoi interventi nell'economia, tanti più danni causerà e tanto più la società scivolerà in un'economia socialista di comando.

Quanto più persisteranno le manipolazioni delle banche centrali (tassi negativi, bolle, inflazione dei prezzi dilagante), tanto più diventerà complicato gestire il sistema economico. E quanto più profonda diventerà la disfunzione, tanto più difficile sarà impedire una recessione correttiva (se non addirittura un reset).



LIBERO MERCATO E NUOVI PARADIGMI

È questa la fine del libero mercato? Cosa fa nel frattempo il libero mercato? Il processo che lo caratterizza non è affatto orientato a rendere efficiente l'attuale stato di cose, ma riguarda la creazione di valore. L'efficienza guarda al passato e non porta progresso, mentre la creazione di valore guarda al futuro ed è aspirazionale. Ciò che intendo è che l'efficienza riguarda armeggiare con processi e meccanismi già esistenti, con l'obiettivo di farli funzionare più velocemente, più agevolmente e con meno sprechi. Prendete in considerazione qualsiasi processo di produzione, all'interno di un'azienda o nell'economia nel suo complesso, che sia già efficiente o che si avvicini a tale stato. Ogni passo verso l'aumento della produzione ad un costo unitario inferiore rappresenta un miglioramento in termini di efficienza. Perché, in questa situazione, qualcuno dovrebbe prendere risorse ed ipotizzare sulla produzione di qualcos'altro? Non lo farebbe, perché sarebbe inefficiente e renderebbe l'impresa meno efficiente.

Ma questo è esattamente ciò che un'economia fa attraverso l'imprenditorialità: tenta nuovi tipi di produzione, nuovi tipi di beni, ecc. E il primo tentativo non è mai efficiente, molto spesso è piuttosto inefficiente e dispendioso. Ma laddove dovesse avere successo, viene creato nuovo valore. E poi, attraverso la scoperta competitiva e la gestione, il processo di produzione può essere migliorato grazie alla ricerca dell'efficienza. Se leggiamo questo processo in chiave schumpeteriana, possiamo affermare che si tratta di un'esplosione di alertness che lascia detriti dietro di sé ed è compito dell'economia in generale rimettere insieme i pezzi. La dinamicità di questo processo è il cuore del progresso umano, sia in termini sociali che tecnologici.

Vengono rimescolate le carte all'interno della struttura di produzione, trovando nuovi modi di fare le cose. Nuovi attori di mercato vengono premiati, rendendo obsoleti gli altri. Sebbene questo processo all'inizio preveda una spesa maggiore in termini di risorse allocate per arrivare ad un risultato, l'esito è un aumento della creazione di valore. E questo riguarda anche fenomeni come Bitcoin e le criptovalute, in particolar modo quando si parla di mining, che da processo dispendioso sta gradualmente diventando parte di economie di scala.
In altre parole, le criptovalute e le valute digitali stanno inaugurando una nuova era di sovranità economica competitiva e, con essa, il declino dell'egemonia degli stati. Questi ultimi sono nati sulla scia di rendimenti crescenti incentrati su violenza e coercizione; la transizione nell'era della polvere da sparo ha inaugurato l'ascesa del senso di nazionalità e un aumento dei ritorni sulla violenza, fino al crollo del muro di Berlino nel 1989. Basandosi lo stato solo su questi due meccanismi per mantenere il potere ed il controllo sugli individui, ha cercato di renderli sempre "più efficienti" (e di riflesso dannosi per gli attori di mercato in generale). Ma la staticità non è parte dei processi di mercato, come abbiamo osservato, perché non è stata questa la carta vincente che ha permesso agli esseri umani di progredire sempre più nel corso del tempo.

Poiché i ritorni sulla violenza sono diminuiti, come può essere testimoniato da ogni disastro militare che gli Stati Uniti hanno intrapreso sin dalla seconda guerra mondiale, gli stati stanno lentamente cadendo a pezzi. Cos'ha oggi rendimenti crescenti invece? Non è più la violenza, bensì le informazioni. Il passaggio dall'uno all'altro significa che anche la natura del sistema monetario cambierà. Il sistema monetario del vecchio mondo è stato costruito su Bretton Woods, una valuta di riserva globale coperta dall'imperialismo militare americano. Quel sistema è ai suoi inning finali e tutti lo sanno.
Gli stati e le banche centrali presumevano che avrebbero mantenuto il controllo sul sistema monetario indefinitamente; che avrebbero continuato a manipolare l'offerta di moneta per promuovere i propri interessi (benefici guidati dall'Effetto Cantillon) e nessuno avrebbe mai potuto cambiare tutto ciò. La loro presunta onniscienza ha accecato il loro giudizio, facendoli illudere di aver "battuto" il libero mercato. Baldanzosi hanno spacciato questa illusione ed i soliti boccaloni ci hanno creduto, soprattutto quelli che hanno frequentato i corsi di economia nelle università. Le principali etichette musicali si aspettavano di essere reinventate dalla Apple? Gli studi di Hollywood si aspettavano di essere superati da Netflix e Amazon? E gli stati nazionali ed i banchieri centrali pensavano davvero che la digitalizzazione e l'informatizzazione avrebbe invaso e trasformato tutti gli aspetti della società, ma si sarebbe fermata davanti al denaro?

La Legge dei Rendimenti Decrescenti ha fatto il suo corso e da questa sono nati Bitcoin e criptovalute: la riaffermazione del libero mercato di fronte ad una manipolazione senza fine.

Il denaro si è evoluto e ora si sta reinventando per la prossima ondata di rendimenti crescenti: free speech. Questo è il cambiamento di paradigma introdotto da Bitcoin ed è per questo che gli stati stanno cercando in tutti i modi di arginarlo. E l'ultimo tentativo è quello che passa attraverso valute digitali come Libra, le quali non sono altro che il triste escamotage per rendere "più efficiente" il denaro fiat. Infatti gli asset di riserva a copertura delle emissioni di Libra saranno costituiti da un paniere di valute più altri strumenti finanziari riconducili all'attuale establishment finanziario. Lo scopo è quello di espandere anche agli unbanked l'Effetto Cantillon e raggiungere qualsiasi portafoglio possibile per creare una domanda artificiale per tutti quegli asset alla base di Libra. Lo stato non scomparirà dall'oggi al domani, ma sarà fagocitato dall'ascesa delle piattaforme industriali (es. Google, Amazon, Walmart, Facebook, ecc.) che offriranno la loro versione di denaro.

L'unica cosa che possono fare gli stati è cercare di sfruttare ancora l'uso della violenza per regolamentare queste piattaforme, per mostrare alla popolazione la sua presunta necessità nel nuovo mondo dell'informazione, il che è simile a come il Papato una volta metteva voce sulla successione dei re. Ma nel tempo questo meccanismo si invertirà e saranno le piattaforme a stabilire sempre più i termini per gli stati. Data la velocità a cui si muovono le cose oggi, questa inversione non si svolgerà nel corso dei secoli, come con la transizione dal feudalesimo agli stati, ma nel corso di decenni, persino anni in alcuni luoghi.



CONCLUSIONE

Con la terza grande recessione di questo secolo che si avvicina alle porte delle maggiori economie mondiali, i banchieri centrali seguiranno il copione delle precedenti due, ma nel 2001 e nel 2008 avevano molto più spazio di manovra rispetto ad oggi. Con ZIRP e NIRP non esiste modo convenzionale affinché i banchieri centrali possano attuare politiche anticicliche. Due sono le strade che potranno essere seguite questa volta: portare le politiche monetarie non convenzionali a livelli estremi, oppure lasciare che le forze di mercato puliscano tutti gli errori economici commessi finora. Per come si stanno mettendo le cose e per quanto c'è in gioco, ritengo che la strada che verrà seguita sarà la prima: le banche centrali continueranno a stampare denaro, gli stati lo spenderanno, i deficit aumenteranno e il debito strozzerà quanto poco è rimasto della produttività dei mercati.

Gli stati e il cartello delle banche centrali sanno che se viene rimosso il sigillo statale sul denaro, il loro potere si scioglierà come neve al sole. Senza poter derubare la popolazione attraverso l'Effetto Cantillon, gli stati non sarebbero arrivati ad esistere fino ad oggi. Bitcoin e le criptovalute offrono agli attori di mercato uno strumento che promuove l'idea di indipendenza e libertà. Questa alternativa decentralizzata, il cui valore non è determinato dalle macchinazioni di banche centrali e stati, offrono un'opportunità per proteggere i propri risparmi ed emancipare le proprie scelte economiche giornaliere.

L'uso di Bitcoin e strumenti di pagamento alternativi per aggirare lo stato è un diritto fondamentale. Il denaro deve essere protetto dall'invasione di enti centralizzanti in modo che il libero mercato possa di nuovo permetterci di vedere la via verso la prosperità. Il fatto che negli ultimi dieci anni c'è stato un numero crescente di persone che ha usato questi strumenti proprio per suddetti motivi, ci fa notare il trend in atto: un giorno gli attori di mercato torneranno ad avere in gran conto i concetti di libero mercato, rafforzati da soluzioni decentralizzate che galvanizzeranno una rete di scambi gratuiti e volontari.