venerdì 15 novembre 2019

Bitcoin serve a proteggersi





A partire dal 2008 le banche centrali hanno iniettato nel sistema finanziario globale una quantità senza precedenti di nuovi fondi. Insieme a grandi lacune nella distribuzione della ricchezza, ciò ha creato un profondo rischio sistemico e gli ultimi mesi hanno mostrato segni evidenti che questo rischio sta iniziando ad eruttare in ogni dove.

Di fronte a noi non c'è una semplice recessione, ma un potenziale cataclisma che colpirà duramente gli investitori normali, ma soprattutto i pensionati. Questo crash, o anche solo la sua minaccia, porterà gli stati a prendere provvedimenti straordinari nel tentativo di evitare una lunga depressione e tale azione scatenerà un livello incredibile di inflazione.

Mentre questi eventi accadono sotto i nostri occhi, l'unico barlume di ottimismo a cui far riferimento è l'emergere di Bitcoin come classe di asset in crescita. Questo nuovo strumento è una delle poche garanzie che le persone normali hanno per difendersi dal tipo di problemi qui descritti.

Man mano che esporrò la trama economica accaduta negli ultimi anni, ogni tanto interverrò con osservazioni sul perché penso che Bitcoin diventerà sempre più importante, anche rispetto ai tradizionali beni rifugio come l'oro. Dovrebbe essere ovvio, ma voglio essere esplicito: sono long su Bitcoin.



Benvenuti in un mondo negativo

Viviamo un momento storico mai visto in economia: le obbligazioni a rendimento negativo hanno superato per la prima volta il valore di $16.000 miliardi. Il rendimento obbligazionario tedesco a 30 anni è diventato negativo per la prima volta nella storia.

Ciò significa che gli investitori stanno pagando gli stati (e alcune società) per il privilegio di prestare loro denaro. Oggi date $10.000 al governo tedesco e tra trent'anni riceverete $11 in meno. Intuitivamente questo non ha molto senso: dato il valore temporale del denaro, i contanti che avete a portata di mano ora dovrebbero valere più del denaro ricevuto tra 30 anni, anche perché potreste non essere in giro tra 30 anni per spenderlo.

E inoltre c'è quella cosa che chiamiamo "rischio di controparte": la possibilità che il governo tedesco non vi ripaghi (certamente una bassa probabilità), o la possibilità che l'euro subisca un'inflazione significativa per quella data andando così a ridurre il potere d'acquisto reale dei vostri $10.000 (una probabilità molto più alta). I rischi di prestare denaro per 30 anni dovrebbero essere compensati da una certa ricompensa, ma con rendimenti negativi il creditore è penalizzato quando si assume questo rischio.

Questo di primo acchito potrebbe non sembrare un grosso problema, o al massimo una situazione che più o meno riguarda il mondo finanziario e quel tipo di persone che si preoccupa di rendimenti obbligazionari e pensano in punti base. Se solo fosse così...

I rendimenti negativi incidono prepotentemente, ad esempio, sui pensionati perché essi hanno un reddito fisso o possono aver comprato obbligazioni. Trascorrevate i vostri primi anni di lavoro a guadagnare, a risparmiare e forse ad investire in asset rischiosi (azioni); e man mano che vi avvicinavate all'età pensionabile avreste convertito gran parte delle vostre allocazioni in investimenti meno rischiosi, ad esempio le obbligazioni. Ciò vi avrebbe assicurato che i risparmi ottenuti con fatica non sarebbero svaniti in una recessione.

Dal momento che i tassi negativi consumano i risparmi, i pensionati ed i fondi pensione sono spinti a mantenere i loro soldi in asset rischiosi, o le azioni o il credito di qualità inferiore. Sostanzialmente i loro risparmi sono esposti al mercato azionario e a tutto il caos che ne può scaturire:
Questi tassi bassi sono stati ottimi per i mutuatari, inclusi governi, società e titolari di mutui, poiché il costo del servizio del debito è diminuito. D'altro canto i tassi d'interesse bassi e negativi sono stati dannosi per le pensioni ed i pensionati che stanno cercando di generare abbastanza reddito dai propri asset. Questi gruppi devono acquistare asset più rischiosi e dovranno accettare una maggiore volatilità per raggiungere i loro obiettivi.

La morale della favola è che nessuno sa davvero come andrà a finire visto che è una situazione che mai abbiamo visto prima.

I tassi negativi sono sconcertanti in sé, ma ricostruire la loro causa generante rivela altri grossi problemi, come vedremo tra poco.

Ecco a cosa serve Bitcoin: quest'ultimo, come l'oro, è un asset "non produttivo", una merce. Ciò significa che non genera di per sé un rendimento, sebbene ci sia stato un notevole apprezzamento dei prezzi durante i suoi dieci anni di vita.


Per ragioni che descriverò a breve, questa nuova risorsa è uno strumento per contrastare rendimenti sempre più negativi e diversificare i risparmi. Un'allocazione compresa tra l'1 e il 5% consente contemporaneamente di isolare i rischi in una piccola percentuale del portafoglio, mantenendo tuttavia un'esposizione ad un considerevole rialzo. È la dottrina del bilanciere incarnata. Possedere bitcoin è una delle poche scommesse asimmetriche a cui le persone di tutto il mondo possono partecipare.

Invece di rischiare una grande parte dei vostri risparmi in azioni per un rendimento positivo, potete utilizzare una piccola quantità di Bitcoin come opzione call su una nuova classe di asset, una che non è influenzata dalle stesse vulnerabilità che hanno creato i tassi negativi e altre malattie finanziarie che vedremo in seguito.



Come siamo arrivati ​​qui?

Quindi questi $16.000 miliardi di debito a rendimento negativo rappresentano qualcosa che non è mai accaduto prima e se ci volessimo basare solo sul buon senso capiremmo che in qualche modo sono innaturali. Com'è successo?

Negli ultimi 30 anni gli stati e in particolare le banche centrali sono stati molto attivi nell'intervento monetario (cioè influenzando l'offerta di moneta) e applicare misure anticicliche. Ciò significa che i gli stati vogliono sostanzialmente appianare i boom ed i bust a cui il ciclo economico è naturalmente soggetto.


Quando si verifica una recessione, o una depressione, la banca centrale interviene e "fornisce liquidità", il che significa che inietta denaro nel sistema bancario acquistando strumenti di debito statunitensi da alcune banche a prezzi superiori al mercato. Questo dà alle banche denaro extra da prestare e quindi i tassi d'interesse vengono praticamente abbassati su tutto il resto. Ciò introduce credito in modo innaturale che dovrebbe alimentare l'economia, incoraggiando le persone ad acquistare più cose e ad accendere più prestiti.

Quando l'economia si surriscalda troppo, la FED (la banca centrale americana) fa salire il prezzo del denaro e limita l'espansione del credito, anche se non l'ha fatto molto di questo negli ultimi 20 anni. Come vedremo, l'economia è diventata dipendente dal credito a basso costo.

Nel 2018 il mercato è crollato dell'11%, il peggior dicembre sin dalla Grande Depressione, mentre la FED cercava di riportare i tassi d'interesse ai livelli pre-crisi. Questo crash ha spinto il Fed Open Market Committee ad invertire la marcia per ridimensionare i tassi nel 2019. L'economia non tollera più i tassi d'interesse in aumento.



Post 2008

L'intervento della banca centrale è arrivato 11 anni fa: la crisi finanziaria del 2007/8 è stata così grave che la FED è andata oltre le sue solite misure. Ha drasticamente aumentato il suo acquisto di titoli del Tesoro (debito) statunitensi e ha iniziato ad acquistare cose come titoli garantiti da ipoteca.

Il grafico seguente mostra il livello della base monetaria USA, o la quantità di valuta circolante più il livello di riserve che le banche detengono presso la FED. Questo è uno dei miei grafici preferito, è semplicemente folle.

A partire dal 2008 sono stati creati oltre $3.300 miliardi (5X) di nuovi soldi.
Le barre grigie ombreggiate sono i periodi di recessione.

La parte complicata dell'intervento della banca centrale è che si tratta di un processo discrezionale guidato da un gruppo di persone relativamente piccolo. Quando l'intervento diventa troppo? Nel 2008 la risposta sembrava essere "quasi nessun importo è troppo".

Come potete vedere sopra, ciò ha comportato un'offerta di denaro quintuplicata. Perché ancora non abbiamo visto un'inflazione fuori controllo è un'altra storia per un post diverso.[1] Anche se non abbiamo visto schizzare in alto misure tradizionali (e direi ingannevoli) dell'inflazione come l'IPC e la PCE, tutta questa "liquidità" in più ha portato a bolle in importanti mercati come il settore immobiliare e quello azionario.

Aumento della base monetaria (blu) rispetto ai prezzi delle case statunitensi (arancione)

Aumento della base monetaria (blu) rispetto alle azioni (rosso)

Quindi ora il mercato immobiliare è più ipercomprato rispetto a prima del crollo del 2007 e il mercato azionario  ... beh, quasi due volte e mezzo più ipercomprato che mai.

Le banche centrali stanno cercando di "proteggerci" dalla volatilità che deriva dai flussi e riflussi naturali del ciclo economico.

I nostri amici in Europa hanno sostanzialmente percorso lo stesso processo, ma invece di tentare di "normalizzare" e restringere il credito negli ultimi anni, hanno spinto sull'acceleratore monetario per evitare il collasso.


Questo è ciò che ha mandato in territorio negativo i tassi obbligazionari in ​​Europa: la Banca Centrale Europea (BCE) ha acquistato obbligazioni nel tentativo di iniettare liquidità nell'economia, il che ha spinto i rendimenti obbligazionari verso il basso e nel processo danneggia chiunque faccia affidamento sul reddito fisso.

Ecco a cosa serve Bitcoin: la sua offerta monetaria non può essere ampliata da nessuno, per non parlare di un piccolo comitato di economisti. Ci saranno sempre e solo 21 milioni di token. Nessuno può decidere di provare a domare i cicli del credito con una politica monetaria "anticiclica".

Poiché la base monetaria di Bitcoin non può essere aumentata, una volta che avrete una certa frazione dell'offerta totale di Bitcoin, avrete sempre quella frazione. È letteralmente l'unica risorsa in assoluto ad avere questa proprietà e questo fatto da solo rende Bitcoin estremamente unico.



Alcool post-sbornia

Iniettare migliaia di miliardi di dollari nell'offerta di moneta non è qualcosa da cui possiamo facilmente tornare indietro, poiché la conseguente disponibilità di credito ha permesso alla nostra economia di evitare rallentamenti aumentando la "leva finanziaria" o usando il debito per finanziare l'espansione economica risultante.

Il debito delle imprese rispetto al PIL è più elevato di quanto non sia mai stato. Dalla Federal Reserve di Dallas. Le barre ombreggiate indicano una recessione.

Un modo in cui viene utilizzato questo credito a basso costo è per i riacquisti a leva di azioni proprie. In poche parole, quando un'azienda sfrutta i tassi d'interesse bassi (alimentati dall'intervento della banca centrale) per accendere un prestito e utilizzarlo per riacquistare le proprie azioni, andando a ridurre (in via definitiva) il numero di azioni in circolazione e ad aumentare artificialmente l'utile per azione, oltre ai prezzi stessi delle azioni. Ciò ha l'effetto collaterale di rendere più preziose le stock option di proprietà dei dirigenti.

I riacquisti sono più frequenti che mai e sono sempre più responsabili dell'apprezzamento dei prezzi. Fonte.

Quando le persone parlano di "finanziarizzazione" dell'economia, questo è esattamente uno dei principali sintomi. L'attività nell'economia reale è sostituita dalla semantica della contabilità.

Si scopre che i riacquisti di azioni sono ora la fonte dominante della domanda di azioni.

Dati da Goldman Sachs

È interessante perché crea un'importante dipendenza dal credito a basso costo nell'economia:
  • gli investitori comuni, i pensionati ed i fondi pensione sono stati cacciati dalle obbligazioni "sicure" e spinti ad investire in azioni e credito più rischioso (obbligazioni societarie) nella ricerca di rendimenti decenti, quindi c'è una certa dipendenza sistemica dal mercato azionario affinché salga o almeno mantenga il suo valore (soprattutto perché i fondi pensione sono molto sottofinanziati);
  • la parte del leone nel mondo delle azioni la fanno le società stesse (vedi Tabella qui sopra), finanziate con credito a basso costo;
  • quindi i prezzi delle azioni dipendono in gran parte dal fatto che il credito rimanga a basso costo.


Una breve nota sulle pensioni

Le pensioni pubbliche in America meritano una menzione particolare perché sono in pessime condizioni, ma per farla breve le loro prospettive di solvibilità non sono buone. Anche ipotizzando un tasso di rendimento ormai diventato una chimera (7,5% all'anno) resterebbero ancora sottofinanziate per $2000 miliardi.

Non esiste un modo privo di rischio per ottenere il 7,5%. Per ottenere rendimenti del genere è necessario esporsi al mercato azionario o, come al giorno d'oggi, debito societario di basso grado. In circostanze normali la volatilità dei prezzi e periodi di perdita sarebbero una garanzia per il tipo di asset che vi rende al 7,5% annuo.

Se assumiamo che le pensioni ottengano un tasso di rendimento più realistico, le passività non finanziate aumentano fino a $8000 miliardi.


Tenete presente che questo 7,5% di rendimento è atteso in un mondo in cui la maggior parte del debito pubblico sta ora scivolando in territorio negativo.

Nella disperata ricerca di rendimenti decenti, le pensioni fanno sempre più affidamento su grandi posizioni in allocazioni rischiose. Ad esempio, il sistema pensionistico degli insegnanti dello Stato di New York possiede $35 milioni di obbligazioni della General Electric con rating BBB. Se la storia della frode della GE risulterà vera, tali obbligazioni potrebbero essere declassate a BB, il che costringerebbe tutti i fondi pensione nazionali a scaricare le obbligazioni. Stiamo parlando di vendite con una perdita considerevole e probabilmente manderebbero in crash il mercato delle obbligazioni societarie.

A causa di questa fame di rendimenti decenti, la stabilità del nostro sistema pensionistico è ora basata sulla speranza che mercati azionari e obbligazionari societari non abbiano mai problemi.

Ecco a cosa serve Bitcoin: le pensioni potrebbero vendere la loro grande allocazione di immondizia obbligazionaria, che quasi sicuramente imploderà o subirà un downgrade in una recessione, e scegliere di esporsi in minima percentuale a Bitcoin.

Se le pensioni dipendono da asset estremamente rischiosi, ciò significa che ora dipendono dal credito facile per rimanere solvibili.



I grattacapi iniziano quando...
  • il credito non è più a basso costo: le società in rallentamento e fortemente indebitate come GE e AT&T non saranno in grado di continuare a riacquistare le loro azioni ed i prezzi di queste ultime scenderanno in modo significativo;
  • questo metterà un freno al mercato azionario e alimenterà declassamenti nel credito aziendale, un risultato disastroso perché
  • per legge i fondi pensione sono ora costretti a vendere obbligazioni societarie declassate in quanto non più investment grade (IG);
  • il che spingerà ulteriormente il mercato azionario a calare poiché le società non saranno in grado di pagare il loro debito sottoscrivendo nuovi prestiti;
  • cosa che sconvolgerà ulteriormente i fondi pensione e gli investitori comuni.

Come potete immaginare, questa storia potrebbe finire davvero, davvero male.

Immaginate di essere un pensionato costretto ad affacciarsi al mercato azionario perché avete iniziato a risparmiare in ritardo o non potete permettervi bassi tassi in credito sicuro. Mettete l'80% del vostro denaro in azioni. Poi un giorno si innesca il processo sopra descritto e la vostra ricchezza si dimezza, mentre il mercato va in crash. Questo vale anche per le pensioni.

Ecco a cosa serve Bitcoin: la mia ipotesi è che non sarà colpito tanto quanto il mercato azionario, supponendo che il suo prezzo non si apprezzi in uno scenario come quello descritto finora (uno scenario per il quale direi che Bitcoin è stato progettato) poiché percepito come un rifugio sicuro. La proprietà istituzionale di Bitcoin è quasi inesistente al momento, ma in una corsa verso le uscite (liquidità) le grandi istituzioni venderanno asset rischiosi, e non credo che queste istituzioni abbiano un volume sostanziale di BTC da vendere.

La volatilità di BTC ha già fatto molto per far uscire dal mercato le cosiddette "mani deboli", di conseguenza quelli rimasti in BTC sono posizionati long. Comunque resta una mia supposizione che in una fase di recessione il prezzo di BTC rimarrà neutro o salirà vertiginosamente.

Il mercato azionario, essendo stato alimentato dal credito facile, potrebbe benissimo vedere un calo del 60-70%. Tornare ai livelli attuali richiederà anni, forse decenni. Stiamo parlando di una depressione e di un gruppo di persone che non sono più in grado di finanziare le pensioni.



QE per sempre

Comunque quanto detto finora è tutto in teoria, perché non ci sarà un crash... non nella forma a cui siamo abituati. Fondamentalmente perché gli stati non possono permettere che ciò accada. Devono continuare a far scorrere la liquidità (leggi: credito a buon mercato), altrimenti avremo sostanzialmente un crollo completo delle azioni e del debito di bassa qualità, e quindi delle pensioni pubbliche (che possiedono grandi quantità di questi strumenti finanziari).

Le banche centrali dovranno continuare a creare denaro per continuare a far scorrere il credito a buon mercato, in modo che le società possano continuare a riacquistare le proprie azioni ed a sostenere il mercato azionario. Ciò continuerà ad aumentare l'offerta di moneta e aggraverà ulteriormente le bolle nel settore immobiliare e azionario. Queste bolle allargheranno costantemente il divario tra chi ha questi asset e chi non ce li ha.

Il tipo di recessione che la maggior parte delle persone si aspetta alla fine potrebbe non arrivare mai, dal momento che si farà tutto il necessario affinché non accada. Potremmo essere entrati in un nuovo regime monetario dopo i fuochi d'artificio nel 2008.

I tassi d'interesse a breve termine, controllati dalla FED, stanno tornando a zero nel tentativo di mantenere a galla l'economia.

Ecco a cosa serve Bitcoin: le banche centrali continueranno a gonfiare l'offerta di moneta finché non rimarrà nulla delle loro valute; non riesco davvero a vedere un'alternativa. Non c'è atterraggio morbido da queste bolle alimentate dal credito facile. Non esiste un modo chiaro per operare un sano deleveraging dell'intera economia mondiale.

dal punto di vista storico l'oro è stato un rifugio sicuro in tempi di contrazione ed inflazione, e anch'esso dovrebbe far parte in minima parte di un programma di diversificazione di asset. Però meglio non esagerare, perché al giorno d'oggi l'oro non è pratico: è difficile da verificare, difficile da tenere in custodia, non è facilmente divisibile ed è diventato piuttosto obsoleto dal punto di vista valutario. L'unico modo semplice per acquistare esposizione all'oro (ETF) è solo un proxy cartaceo. Sono soggetti allo stesso tipo di rischi se si verifica un crash ed i mercati finanziari vengono bloccati. Bitcoin conserva la liquidità nonostante un tale crash, perché gli stati non possono fermare la sua capacità di eseguire transazioni.

A differenza dell'oro, l'autenticità di un bilancio in Bitcoin è immediatamente verificabile e chiunque può custodirli in sicurezza autonomamente ed indipendentemente dalla quantità.

Non può essere confiscato, è perennemente e internazionalmente liquido, non conosce i confini e il settlement finale arriva dopo circa 10 minuti. Semplifica la fuga di capitali per quelle persone che non sono estremamente ricche o ben collegate. Ovviamente niente è sicuro, ma per i motivi finora descritti c'è una buona possibilità che Bitcoin funzionerà come un bene rifugio, proprio come l'oro, durante la prossima recessione.



Il quadro più ampio

Finora abbiamo parlato principalmente dei problemi nell'economia degli Stati Uniti. Le cose diventano davvero complicate quando iniziamo a parlare del crescente scontento internazionale nei confronti del dollaro USA.

Dalla conferenza di Bretton Woods nel 1944, il dollaro USA ha avuto il "privilegio" di essere la valuta di riserva del mondo. Ciò ha significato che c'è sempre stata una buona domanda per il dollaro, che a sua volta ha alimentato una domanda affidabile per il nostro debito pubblico sotto forma di buoni del tesoro (beh, fino a poco tempo fa almeno). Questo ci ha permesso di avere grossi deficit senza preoccuparcene troppo: ci saranno sempre altri Paesi che si metteranno in fila per estinguere il nostro debito acquistando buoni del Tesoro, giusto? Vogliono comprare petrolio, no?

Sfortunatamente non sembra che questa cosa durerà. Le banche straniere hanno smesso di acquistare titoli del Tesoro USA ad un ritmo allarmante.

Le partecipazioni di titoli del Tesoro USA in pancia alle banche centrali straniere sono precipitate (fonte)

Il debito pubblico degli Stati Uniti non ha più nemmeno un vantaggio in termini di rendimento, sebbene essi siano positivi a livello nominale. Una volta che gli investitori stranieri si proteggono per il rischio di cambio, i rendimenti delle obbligazioni statunitensi diventano ancor più negativi rispetto alle loro controparti europee citate all'inizio dell'articolo.

Le banche centrali straniere potrebbero non acquistare i nostri titoli del tesoro, ma stanno sicuramente acquistando oro.

Questa è la proverbiale scritta sul muro. Il resto del mondo si sta stancando di finanziare programmi ovviamente insostenibili di un altro Paese, come la previdenza sociale e l'assistenza sanitaria. I deficit di bilancio continuano a crescere a livelli record ($234 miliardi a febbraio 2019 e siamo sulla buona strada per raggiungere il record di $1000 miliardi durante l'anno). Le sparate indiscriminate di Trump su Twitter sono un bello specchietto per le allodole e far passare sotto traccia i $222.000 miliardi di debito in bilancio e fuori bilancio degli Stati Uniti. Anche se ora il dollaro è uno strumento conveniente per la maggior parte dei Paesi, i numeri sono inattuabili: gli Stati Uniti ad un certo punto non avranno altra scelta se non quella di stampare denaro per diluire il loro debito enorme.

I prossimi anni mostreranno scarsa domanda per i titoli di Stato, accumulo di oro da parte delle banche centrali e più invocazioni per sostituire il dollaro con una valuta digitale.

Economisti e politici di oggi come Stephanie Kelton e Bernie Sanders continueranno a spostare l'attenzione delle persone verso la MMT, un modo conveniente per ignorare i deficit ed imbrogliare elettori. La MMT è politicamente appetibile sia dalla sinistra che dalla destra: i politici adorano spendere soldi senza dover tassare e gli elettori amano le cose gratis. Continuerete a vedere MMT sotto forma di un Green New Deal o una sorta di spesa relativa alle infrastrutture, e i deficit arriveranno nella stratosfera.

La nostra capacità di ottenere finanziamenti dal resto del mondo diminuirà e una combinazione di FED, Tesoro USA e politiche fiscali più allentate produrrà notevoli quantità di nuovo denaro. L'inflazione dei prezzi risultante sarà storica.

Ecco a cosa serve Bitcoin: è una polizza assicurativa accessibile da tutti contro queste pazzie sempre più probabili.

Sì, le banche centrali stanno acquistando oro e probabilmente continueranno a farlo. Forse alcune hanno persino l'intenzione di riformare il sistema monetario ed inaugurare una sorta di gold standard 2.0. Circolano voci secondo cui la Cina stia lavorando ad una criptovaluta coperta dall'oro.

La realtà è che non potremo mai tornare ad un gold standard credibile. Il rimpatrio dell'oro per il settlement finale è incredibilmente costoso e soggetto ad errori. Anche mettendo da parte le difficoltà pratiche, l'oro (o qualsiasi altra cosa coperta dall'oro, che sia digitale o meno) avrà sempre un rischio di controparte. Quando Nixon abolì la redimibilità dei dollari in oro nel 1971, il dado era tratto. Quante probabilità ci sono che la Cina non agisca allo stesso in futuro quando i nodi della sua economia verrano infine al pettine?

Bitcoin è un asset al portatore completamente digitale e come tale non ha alcun rischio di controparte. Il settlement finale avviene entro una decina di minuti, non settimane. Il costo di conservazione è trascurabile, le funzionalità crittografiche come gli schemi multisignature e le abilità di scripting come il timelock consentono una programmabilità trustless che lo rende una risorsa finanziaria completamente nuova. Ma le sue caratteristiche fondamentali sono l'essere denaro onesto e sano e l'idoneità come bene di rifugio.



Da qui le cose possono diventare solo più folli

Non sono sicuro che Bitcoin funzionerà come penso. Nessuno può esserlo, ma sono sicuro che se quanto detto finora si dimostrerà vero anche solo in parte, il sistema finanziario nella sua forma attuale subirà un brusco cambiamento nei prossimi anni. Sono certo che non ci sarà ritorno dall'interventismo centrale che si è materializzato nel 2008, sia in termini di dipendenza dal credito facile, sia in termini di precedenti interventi.

Il tipo di intrusioni nei mercati da parte delle banche centrali che abbiamo visto negli ultimi 11 anni non ha eguali. Indipendentemente dall'affiliazione politica, la maggior parte delle persone che vi ha assistito riconosce che ci troviamo in un territorio inesplorato. La vita media di una valuta fiat è di 27 anni e da quando il governo degli Stati Uniti ha abbandonato l'oro si è impegnato in una frenesia inflazionistica che non ha dato alcun segno di rallentamento.

Bitcoin è stato progettato, intenzionalmente o accidentalmente, come uno strumento ideale in caso di eventi globali del genere, quando gli stati iniziano ad impegnarsi in sperimentazioni monetarie mai viste prima, quando i dipartimenti del Tesoro e altre istituzioni politiche iniziano a perdere la loro credibilità. La natura trustless rende Bitcoin la "valuta dei nemici" ideale e la resistenza alla censura significa liquidità incondizionata.

Ciò non significa che Bitcoin mostrerà tutto il suo potenziale nella prossima crisi economica, ma risulterà sciocco non averne una piccola quantità, sia che voi siate una pensionato alla disperata ricerca di rendimenti decenti, sia che siate un millenial disincantato da qualsiasi altra altra opzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Perché tutto questo tsunami di denaro non ha causato un'inflazione dei prezzi galoppante? Perché la FED ha iniziato a pagare interessi sulle riserve in eccesso (IOER), gli istituti finanziari e di depositi detengono tali riserve in custodia presso la FED e viene garantito loro un interesse alto e fuori mercato. Quindi non hanno dovuto affatto prestarle.

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giovedì 14 novembre 2019

Argentina: un Paese finito in un ciclo infinito di crisi finanziarie

L'Argentina continua ad essere un ottimo banco di prova per dimostrare come Bitcoin sia una valuta a tutti gli effetti, soprattutto quando lo stato mostra il suo vero volto. È notizia di questi giorni che sulla scia delle nuove elezioni, che hanno mostrato quanto gli argentini siano dementi visto che hanno supportato qualcuno alla cui spalle c'è la Kirchner, la banca centrale argentina ha irrigidito i controlli sui capitali, portando il limite dei dollari acquistabili dalle persone da $10.000 a soli $200. Tramite questo rigido controllo sui capitali, la banca centrale tenta di contrastare il tasso d'inflazione in continua crescita del Peso Argentino, il cui valore nell'ultimo anno si è praticamente dimezzato. Inutile dire come questo diktat si ripercuoterà amaramente sul tasso di cambio, perché sembra proprio che i pianificatori monetari argentini si ritengano abbastanza furbi da confutare la Trinità Impossibile. Non solo, ma adesso abbiamo un ulteriore fattore che potremmo aggiungere a quelli già noti della Trinità Impossibile: Bitcoin. Infatti su LocalBitcoins, piattaforma dedicata al trading p2p di criptovalute, sono stati registrati alcuni dei volumi più alti di sempre: a fine ottobre sono stati scambiati 14,1 milioni di Peso, equivalenti a circa $240.000. Ricordate: il denaro non è veramente vostro se vi serve un permesso per utilizzarlo.
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di Nicolas Russo


L'Argentina è un Paese noto per la sua costante instabilità politico-economica e le crisi ricorrenti. Dal ritorno della democrazia nel 1983, la società argentina ha attraversato due focolai di iperinflazione (1989 e 1990), una crisi nel 2001 e un default per il debito estero nello stesso anno. Negli anni seguenti fino ad oggi il Paese ha anche subito una catastrofica svalutazione della valuta nazionale, una stretta sui cambi, un aumento del debito pubblico e un'intera serie di eventi che hanno causato innumerevoli effetti indesiderati sulla qualità della vita dei suoi cittadini.

Tuttavia i problemi economici non sono iniziati negli anni '80. A quel tempo l'Argentina aveva già una lunga storia di numerose crisi che si erano sviluppate nel corso del XX secolo. Questi eventi fecero deviare il Paese dal promettente potenziale economico che dimostrò di avere alla fine del XIX secolo e gradualmente resero irriconoscibile quel passato di successo.

Le ragioni che spiegano questo declino non sono né poche né semplici da elencare, anche se negli ultimi decenni il Paese sembra aver intrapreso una performance ciclica che può essere spiegata dal continuo supporto di idee economiche sbagliate (tra gli altri fattori).

Secondo l'economista Esteban Domecq, il ciclo a cui l'economia argentina è stata sottoposta negli ultimi anni è il seguente: aumenta la domanda di programmi sociali dopo una brutta situazione economica; poi viene promosso l'intervento dello stato (ovvero l'aumento della spesa pubblica) che si traduce in indisciplina fiscale (deficit); questo deficit viene quindi finanziato con l'emissione di valuta e/o aumentando il debito pubblico (indisciplina monetaria e finanziaria), il che porta a svalutazione, inflazione e, nel peggiore dei casi, default; di conseguenza le crisi economiche si rincorrono, la disoccupazione cresce e la povertà dilaga; infine questi ultimi due fattori aumentano la domanda di programmi sociali e il ciclo ricomincia.

In questo circolo vizioso il fattore chiave è il deficit fiscale, dato che è l'innesco del default successivo. Il deficit fiscale, quel vecchio amico dell'economia argentina, non può esistere senza politiche statali che comportano squilibri. In altre parole, un governo che spende oltre i propri mezzi ignora le conseguenze negative che ciò potrebbe avere a lungo termine. Invece i policymaker si stanno concentrando sul presente per raggiungere i propri obiettivi politici. Dal punto di vista logico è l'implementazione di queste politiche il responsabile del ciclo sopra descritto.



L'ascesa del peronismo

Molte di queste idee hanno iniziato a diventare popolari con l'ascesa del peronismo a metà del secolo scorso, un evento che ha segnato un significativo "prima e dopo" nella politica nazionale. Ancora oggi i principi peronisti continuano a pervadere le menti dell'opinione pubblica: intervento statale nell'economia, disprezzo per il libero scambio, protezionismo, nazionalismo, "giustizia sociale", tasse elevate e la creazione di uno stato gigantesco che vada ad inglobare tutti gli aspetti della vita individuale. Queste politiche, nella mentalità generale, rappresentano i pilastri che devono prevalere per raggiungere la prosperità.

L'ascesa di queste idee, e il gran numero di seguaci che le sostengono, possono essere spiegati dalle stesse ragioni con cui è asceso il populismo in tutto il mondo: un leader carismatico con un'immagine potente; un discorso creato con cautela allo scopo di stabilire un'identità collettiva tra le masse; la creazione di un nemico comune colpevole di tutti i mali. Una volta al governo, i sostenitori dell'idea supportano la creazione di una rete di cittadini dipendenti dalle elemosine del potere statale, un gruppo che assicura al leader i voti nelle elezioni future.

Inoltre l'implementazione dei principi sopra elencati è stata replicata, "a modo suo", da quasi tutti i governi in Argentina sin dalla metà del secolo scorso. Durante tutto questo tempo le amministrazioni "non peroniste" non si sono allontanate molto dalle idee interventiste e hanno contribuito alla loro attuazione. Ciò ha avuto conseguenze disastrose sull'economia e ha portato a diverse crisi. Questi due fattori (la prolungata accettazione di principi errati e l'instabilità politica) fertilizzano il terreno per l'emergere di crisi cicliche che sembrano infinite.

D'altro canto la società argentina (nonostante le sue buone intenzioni) è in parte anch'essa complice di tutti questi eventi sfortunati. La predominanza di amministrazioni interventiste nella Casa Rosada negli ultimi decenni è stata avallata dal voto dei cittadini, supportando così idee nefaste che con il passare del tempo hanno aumentato il ripetersi delle crisi.

In breve, l'Argentina si è spostata dal liberalismo all'attuazione di idee completamente opposte. Sebbene le intenzioni degli argentini possano essere buone, hanno scelto la parte sbagliata. E a meno che non cambino drasticamente le loro azioni, si troveranno sempre più lontani dal benessere che tanto desiderano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 13 novembre 2019

L'assalto dei neocon alla Siria è finalmente finito





di David Stockman


Con un voto di 354 a 60 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha dimostrato che Washington è dipendente dalla guerra e che il livello di ignoranza, bellicosità e mendacia tra i rappresentanti del popolo ha raggiunto livelli spaventosi.

Dopo che Washington ha fomentato la disastrosa guerra civile siriana, la folla bipartisan al Congresso poteva avere il coraggio di votare per mantenere le forze statunitensi nel mezzo di un conflitto curdo/turco vecchio di secoli che ha implicazioni pari a zero per la sicurezza della patria americana.

Il pretesto, ovviamente, è che il califfato dell'ISIS tornerà in vita in assenza della resistenza armata delle forze curde-SDF posizionate nel quadrante nord-orientale della Siria; e da queste città, villaggi, fattorie e pianure polverose bombardate ed impoverite, la bandiera nera dell'ISIS attaccherà le metropolitane di New York City.

Ci vuole tanto a capire che si tratta di baggianate? Se la Siria tornerà unita, lo Stato Islamico non avrà alcuna possibilità di rinascere. E lasciare che la Siria torni integra è esattamente lo scopo e la conseguenza della coraggiosa decisione di Trump di rimuovere le forze americane dal confine tra Siria e Turchia.

Questa mossa ha aperto la strada all'accordo tripartito tra Turchia, Damasco e i curdi. Tale accordo dovrebbe:
  • ristabilire la sovranità siriana al suo confine con la Turchia (già sostanzialmente raggiunta);
  • stabilire una "zona cuscinetto" di circa 13 miglia (secondo la mappa qui sotto) che sarebbe off-limits per la SDF curda e che Ankara considera un'estensione della sua insurrezione separatista di lunga data;
  • gettare le basi per un ritiro del sostegno turco alle milizie ribelli al confine nord-occidentale (area blu) e alla manciata di città di confine nel nord-est curdo in cui erano penetrati prima del cessate il fuoco di oggi;
  • accogliere la formazione di una sorta di accordo di autogoverno limitato per i due milioni di curdi siriani domiciliati nel nordest siriano;
  • fornire uniformi militari regolari e buste paga siriane ai combattenti curdi ora iscritti all'SDF.

Inoltre una volta che questo accordo tripartito sarà finalizzato e attuato, si potrà pensare alla restante pulizia del gigantesco disordine politico e militare che Washington ha imposto alla Siria. Insieme ai suoi alleati russi, iraniani e ad Hezbollah, Damasco potrebbe vincere contro i rimanenti jihadisti nella provincia di Idlib (area marrone scuro), ora conosciuti come Hayat Tahrir al-Sham mentre in precedenza erano chiamati al-Nusra e ancor prima Al Qaeda.

In breve, la coraggiosa decisione di Donald di andarsene piuttosto che rimanere in quelle sabbie mobili per sempre ha spianato la strada ad una rapida fine della terribile guerra civile siriana. Quest'ultima ha causato oltre 500.000 morti, oltre 9 milioni di rifugiati, ha completamente rovinato l'economia siriana e le infrastrutture civili, e ha pericolosamente arroventato l'intero Medio Oriente.

Inutile dire che, con la Siria di nuovo unita e Damasco in grado di proteggere militarmente il proprio territorio con l'aiuto dell'aeronautica russa e dei distacchi militari degli iraniani e di Hezbollah, non ci sarà alcun califfato dell'ISIS che tornerà.

Né ci sarebbe motivo per i tossicodipendenti della guerra a Washington di sventolare l'ennesima minaccia del cosiddetto "Islam radicale" e di barbari dello Stato islamico.

Persino un rapido esame della storia ci ricorda che il califfato è stato "creato" e armato dagli interventi di cambiamento di regime di Washington in Iraq e Siria. Se i neocon non avessero spinto Washington nella rivolta siriana del 2011 con miliardi di armi e addestramenti militari, non ci sarebbe stata nessuna guerra civile in Siria; l'ISIS non si sarebbe impiantato a Raqqa e nel nord e nell'est della Siria; e Washington non avrebbe avuto motivo di armare i separatisti curdi, che erano stati a lungo una spina nel fianco di Damasco e considerati dai turchi una minaccia esistenziale.


E questo ci porta alla risoluzione idiota della Camera dei Rappresentanti e non riguardava affatto i curdi o l'ISIS. La verità è che il tentativo di Washington di distruggere la Siria rappresentava una proxy war contro l'Iran e la violazione dello spazio aereo e del territorio sovrani della Siria servivano a liberarli dalle forze iraniane, russe e da Hezbollah, che invece Damasco aveva invitato a partecipare nelle sue disposizioni in materia di governance e sicurezza.

Eppure è così che funziona l'Impero. Fate in modo che John McCain e Lindsey Graham abbiano voce in capitolo e vi ritroverete pazzi come quelli dell'ISIS e fazioni etniche armati da Washington e mobilitati contro di voi (e talvolta l'uno contro l'altro).

Ciò è accaduto in Siria infatti, come dimostrano chiaramente dagli scontri residui in questo preciso momento tra l'SDF sponsorizzato dal Pentagono e l'esercito siriano libero (FSA) sponsorizzato dalla CIA e sostenuto dalla Turchia.

In tal contesto è assolutamente vero che spesso le immagini valgono mille guerre, e quella qui sotto è un classico. Descrive il lavoro di alcuni F-15 americani che bombardarono una grande discarica di munizioni che le stesse forze statunitensi si erano lasciate dietro vicino a Kobani, al confine tra Siria e Turchia. Lo scopo, a quanto pare, era assicurarsi che non finissero in mani ostili.


Ancora una volta le forze "ostili" in questione non fanno riferimento a ciò che rimane dell'ISIS, il governo di Assad, le forze iraniane di Quds, o persino i guerrieri di Hezbollah da sud. Come ha chiarito il Pentagono, Washington ha bombardato quella che una volta era una grande fabbrica di cemento per salvarla dai nostri alleati, non dai nostri nemici.

Quei "combattenti turchi" erano chiamati Esercito siriano libero (FSA) e ora hanno sostituito quest'ultimo termine con "nazionale". Ma qualunque sia il titolo, non si tratta dell'esercito turco ma delle persone nella foto qui sotto che hanno attaccato le posizioni curde e commesso diverse atrocità.


I membri dell'esercito nazionale siriano, appoggiati dalla Turchia, si stavano preparando per l'operazione militare del 22 ottobre nelle aree curde della Siria settentrionale.

Inutile ricordare come queste persone prima si chiamavano Esercito siriano libero, ma pensiamo che un titolo migliore potrebbe essere Brigata Scelta del Senatore John McCain.

Il modo in cui questo presunto alleato è diventato improvvisamente una pericolosa minaccia contro i valorosi curdi è solo l'ennesimo esempio della dipendenza psicopatica di Washington dalla guerra.


Quando bisogna bombardare una ex-fabbrica di cemento che aveva armi al suo interno per un "alleato" (YPG/SDF sostenuto dal Pentagono) in modo che un altro "alleato" (la FSA araba finanziata dalla CIA) non le prendesse, e questo accade nel contesto di una nazione sovrana che Washington aveva attaccato e occupato illegalmente per la sicurezza interna, allora si capisce che è tutta una farsa!

Con un colpo decisivo, però, Donald ha mandato al diavolo gli psicopatici dipendenti dalla guerra di Washington.

Ciò non poteva essere più evidente quando Joe Biden ha attaccato Trump per aver ritirato circa 700 truppe americane al confine tra Siria e Turchia. Un attacco politico del tutto ridicolo, ma quando si tratta di azioni vergognose si può dire che Joe Biden è un esperto.

Ad esempio, Biden è stato uno dei primi entusiasti sostenitori dell'invasione dell'Iraq nel 2003. Oltre un milione di persone morirono in Iraq durante quella insensata calamità, tra cui 4500 soldati statunitensi e almeno 100.000 gravemente feriti; e peggio ancora, distruggendo lo stato iracheno e l'equilibrio etnico/religioso sotto il dominio baathista di Saddam Hussein, lo zio Joe ha aiutato ad aprire le porte all'inferno e a far emergere il flagello dell'ISIS.

Allo stesso modo, mentre era vicepresidente Biden ha sostenuto Hillary e le sue arpie col "tradimento" di Gheddafi dopo che quest'ultimo aveva rinunciato alle sue armi nucleari e al sostegno dei terroristi in Medio Oriente. Oggi la Libia è ancora nel caos, con decine di migliaia di morti a causa delle infinite battaglie tra signori della guerra e fazioni violente che si contendono il controllo di un'economia in rovina e di una società distrutta.

Eppure Biden ha il coraggio di attaccare il piccolo ma gradito passo di Trump verso il disimpegno!

Inoltre è stata la sopraccitata Brigata Scelta McCain a violare continuamente il cessate il fuoco e ad attaccare gli alleati curdi "innocenti" e "traditi", non le normali unità dell'esercito turco certificate dalla NATO. Quindi cos'è tutto questo fermento riguardo la scelta di Trump?

La preoccupazione per le azioni di bucanieri, criminali, mercenari e jihadisti in cerca di lavoro che in passato erano stati foraggiati dai miliardi di dollari di Washington; questa gente è stata arruolata principalmente perché la politica demenziale di Washington sul cambio di regime a Damasco ha distrutto l'economia siriana e l'ha trasformata in una fossa avvelenata di guerra.

Detto in altro modo, senza il libro paga infinito di Washington e la relativa fornitura di armi, la FSA ed i suoi eredi ora non esisterebbero e non avrebbero attaccato i soldati dell'SDD curdo perché anche quest'ultimo non sarebbe mai nato.

A dire il vero il Partito della Guerra ed i suoi megafoni mediatici stanno rivedendo la storia così in fretta da far arrossire l'altro zio Joe: Stalin. Il New York Times infatti ha avuto un ripensamento lampo sulle Brigate Scelte McCain, trasformandole nel più oscuro dei cattivi. Come ha ricordato Moon of Alabama, i leader dell'esercito nazionale siriano sono gli stessi di quelli della FSA su cui John McCain e la sua rete del Deep State hanno dato miliardi allo scopo di attaccare il governo legittimo a Damasco, non solo l'ISIS.

Solo poche settimane fa l'attuale governo provvisorio siriano si è riunito portando 41 diverse fazioni sotto il nuovo battesimo "Esercito nazionale siriano". Così facendo ha eletto Abdurrahman Mustafa come presidente e Salim Idriss come ministro della difesa.

Queste "brave" persone sono ritratte in questa foto tra l'esercito siriano libero (FSA) ed il senatore McCain nel 2013:


Salim Idriss ha chiarito le ambizioni del nuovo governo ad interim siriano quando durante la recente conferenza stampa dell'annuncio ha dichiarato: "Combatteremo tutte le organizzazioni terroristiche, in particolare l'organizzazione terroristica PYD/PKK ."

Proprio così. Idriss ha fatto carriera prendendo i soldi di Washington e non ha mai nascosto la sua agenda anti-curda. Eppure all'improvviso le teste di legno della Beltway sono state colte da amnesia e sono rimaste scioccate dal fatto che stia guidando l'attacco contro l'SDF curdo.

In altre parole, Washington ha seminato i semi del caos in Siria e ora versa lacrime di coccodrillo per le vittime della sua follia. Tuttavia una recente analisi di questa opposizione unificata (cioè le forze che ora attaccano i curdi) mostra che le fazioni coinvolte sono state protagoniste nella guerra civile siriana e sono state foraggiate da denaro, materiale e armi fornite da Washington.

Di conseguenza 11 di queste fazioni avevano combattuto battaglie contro Hayat Tahrir al-Sham (HTS), in precedenza Fronte di Al-Nusra e prima ancora al Qaeda; 27 delle 41 fazioni erano precedentemente impegnate nella lotta contro DAESH/ISIS; 30 fazioni hanno combattuto il regime di Assad; e 31 hanno combattuto l'YPG/SDF!

Proprio così. La maggior parte delle 41 fazioni che ora operano sotto lo stendardo dell'esercito nazionale siriano dichiara di aver combattuto contro i curdi armati da Washington, insieme a praticamente tutti gli altri.

Inoltre almeno 21 delle fazioni riunite nell'esercito nazionale siriano erano precedentemente finanziate e armate da Washington.

Ma ecco il punto: solo 3 di loro hanno ricevuto aiuto tramite il programma del Pentagono per combattere DAESH/ISIS; 18 di queste fazioni sono state addestrate dalla CIA attraverso la cosiddetta MOM Operations Room in Turchia.

Quest'ultima era un'operazione congiunta di intelligence degli "Amici della Siria". È stata organizzata allo scopo esplicito di sostenere l'opposizione armata ad Assad e al governo legittimo a Damasco. Quattordici fazioni erano anche destinatarie di missili guidati anticarro TOW forniti da Washington.

Eppure ora il NYT vuole farci credere che i 70.000-90.000 ruffiani armati nell'Esercito Nazionale Siriano erano semplicemente degli emarginati e disadattati che si sono riuniti spontaneamente e con cui Washington non aveva nulla a che fare!

I fatti sono così dannatamente ovvi che possiamo davvero dire i giorni dell'Impero sono contati. A partire dalle flagranti contraddizioni e le bugie che sono scaturite dalle labbra di ogni factotum e portabagagli del Partito della Guerra da quando Donald ha staccato la spina alla guerra in Siria: che l'azione di Trump sia una vittoria per i presunti avversari russi e iraniani, un tradimento nei confronti dei curdi, ecc.

Suvvia! Con il governo siriano ora sul confine nord-orientale, l'aeronautica russa che ha dato il via libera per entrare nei territori che Trump ha saggiamente lasciato liberi e i Quds iraniani e altre forze di terra alleate del governo siriano pronte ad intervenire, con quale faccia tosta Washington può dire che l'ISIS stia tornando?

Che a Washington piaccia o no, queste persone odiano i jihadisti sunniti fino all'ultimo uomo e ora hanno la volontà e i mezzi per mantenere lo Stato Islamico permanentemente sepolto sotto le macerie di Raqqa e delle altre città della Siria nord-orientale da cui sono stati cacciati.

L'unica ragione per cui il califfato si è insediato brevemente in questa regione abbandonata da Dio è che Washington e i petro-stati avevano impedito al governo siriano e ai suoi alleati di sorvegliare e proteggere il proprio territorio; e per un breve periodo l'ISIS ha saccheggiato i magri giacimenti petroliferi della Siria nel nordest e ha così finanziato le sue pretese di essere uno stato con un esercito.

Ma come mostra la mappa qui sotto, il califfato è sparito da tempo. E i resti delle forze jihadiste affiliate a Idlib (area viola) incontreranno presto le loro 13 vergini ora che Trump ha dato il via libera al governo siriano e ai suoi alleati russi/iraniani di finirle.

Inoltre è importante sottolineare che tutte le chiacchiere sui curdi sono esagerate. Hanno stretto un accordo con Assad. L'obiettivo della Turchia è l'istituzione di una "zona sicura" indicata dai segni bianchi sull'attuale parte controllata dalla Siria (area blu). Lo scopo è di spostare l'YPG/SDF, armata dagli Stati Uniti, a 20 miglia dal suo confine, dato il fatto che Erdogan considera il separatismo curdo e l'insurrezione armata una minaccia esistenziale per lo stato turco.

In ogni caso, entro pochi giorni l'YPG/SDF si sarà trasferito fuori dalla zona sicura, permettendo così alla Turchia di annullare definitivamente l'attacco e iniziare il rimpatrio di circa 3,6 milioni di siriani che sono fuggiti nei campi profughi in Turchia.


Quindi cosa c'è di sbagliato nel cessate il fuoco e nel piano per una "zona sicura" su cui hanno sostanzialmente concordato tutte le parti di questo conflitto insensato e sanguinoso?

Per quanto ne sappiamo gli unici obiettori sono gli abitanti della Città Imperiale che hanno portato questa piaga ai popoli coinvolti. Nel giro di pochi giorni, man mano che il cessate il fuoco verrà reso permanente, i Democratici passeranno alla prossima serie di punti anti-Trump... anche se i neocon nell'amministrazione Trump cercano sempre più di impedire alla pace di trovare un posto nel mondo.

Questo perché la loro agenda non ha nulla a che fare con i curdi o l'ISIS. Vogliono semplicemente che le aree blu della mappa qui sopra rimangano sotto il controllo degli Stati Uniti, in modo che gli alleati iraniani di Assad non le usino come un ponte di terra per spostare armi e rifornimenti nelle aree (gialle) controllate dal governo della Siria e del Libano.

Vale a dire, Washington non riconosce alcuna sovranità quando essa cozza col suo copione. Tuttavia i critici del cessate il fuoco sostengono che l'accordo è ingiusto con i siriani curdi, anche se gli stessi curdi l'hanno accolto con favore. Quindi l'attacco dei Democratici alla mossa di Trump in Siria è l'ennesima prova che la vecchia ala pro-pace del Partito Democratico è definitivamente morta. Infatti i Democratici alla Camera hanno votato all'unanimità (225-0) per tenere in pericolo 700 truppe americane.

Inoltre è evidente che Donald stia combattendo il consenso del Partito della Guerra e dei suoi sostenitori all'interno della sua stessa amministrazione. Quando si tratta di questioni di politica estera, HuffPost, NPR, PBS, Democracy Now, ecc. spesso usano gli stessi punti di discussione dei neocon, dei falchi di guerra liberal e dei repubblicani guerrafondai.

Ciò non sarebbe potuto essere più evidente nell'incessante uso improprio delle parole "pulizia etnica" e "genocidio" per descrivere l'invasione (minacciata) della Turchia.

Ma il Syrian Observatory ha riferito di recente che, contrariamente all'isteria generale, la violenza fino ad oggi è stata adoperata fondamentalmente contro le unità SDF curde. Secondo i suoi calcoli, 274 soldati SDF sono stati uccisi mentre combattevano contro gli invasori dell'esercito nazionale siriano in avanzamento verso le loro città e comunità.

Sfortunatamente nei primi otto giorni dell'offensiva turca sono stati uccisi anche 72 civili, ma in nessun modo si trattava di pulizia etnica.

Ancora più importante, tutte queste lacrime di coccodrillo ignorano completamente la storia del perché il sottile corridoio rosso raffigurato nella mappa qui sotto sia diventato improvvisamente importante dopo le intrusioni di Washington nelle antiche faide settarie e politiche della regione.

Tanto per cominciare, i curdi non sono morti in nome della sicurezza e della libertà americane. Hanno combattuto contro l'ISIS e hanno ricevuto volentieri denaro e armi americani in difesa delle proprie comunità dopo che Washington aveva scatenato i predoni armati dell'ISIS nelle loro regioni.

I 10.000 che furono uccisi nelle battaglie 2015-2017 contro l'ISIS morirono per proteggere le proprie case e villaggi dai barbari che arrivarono in veicoli militari statunitensi, con armi e artiglieria statunitensi abbandonate in Iraq o mandate alle forze anti-Assad in Siria... e che senza esitazione le hanno vendute allo Stato Islamico.


Dietro questa realtà c'è il fatto che le agenzie di intelligence statunitensi hanno rappresentato la forza dietro la "rivoluzione" in Siria contro Bashar al-Assad. La maggior parte dei combattenti sono stati addestrati ed equipaggiati in Giordania nei campi gestiti dalla CIA e da altre agenzie segrete occidentali. Il programma si chiamava Operation Timber Sycamore ed è stato avviato nel periodo 2011-2013.

Infatti ci sono prove schiaccianti che la primavera araba e il conflitto in Siria siano stati il ​​risultato di interventi esterni. Le armi sono state fatte passare dalla Libia e sono finite nelle mani di "ribelli" che si sono infiltrati in Siria, e le attrezzature fornite direttamente dagli Stati Uniti sono finite poi nelle mani di gruppi che alla fine sarebbero diventati l'ISIS. L'amministrazione Obama, Hillary Clinton, John McCain, John Bolton e molti altri erano tutti coinvolti in Timber Sycamore.

Di conseguenza i curdi siriani sono stati costretti a difendersi dalle incursioni dei barbari dell'ISIS nelle loro città e comunità, combattendo coraggiosamente e perdendo 10.000 combattenti.

Ma è qui che la trama si infittisce, perché i curdi sono finiti come mercenari di Washington per combattere e morire sia contro il regime di Assad sia contro i predoni dell'ISIS nel nord-est.

Così nel 2012 il Segretario di Stato Hillary Clinton si è recato a Istanbul per radunare il sostegno alle milizie anti-curde arabe/FSA durante una conferenza "Amici della Siria" convocata da Erdogan... milizie che oggi i Democratici di Clinton denunciano furiosamente.

Uno di quegli "uomini duri" di cui parlava la CLinton era il summenzionato Salim Idriss, l'attuale "Ministro della Difesa" del "governo provvisorio" inesistente della Siria e leader de facto delle forze mercenarie inviate dalla Turchia nella Siria settentrionale.
La verità è che la parte curda non stava molto meglio. Non c'è mai stata una lotta teologica o ideologica tra YPG e Daesh, è stata solo una rivalità per un territorio da spartirsi sulle macerie dell'Iraq e della Siria.

Infatti quando lo Stato Islamico è crollato, l'YPG ha aiutato i jihadisti a unirsi alle forze di al-Qaeda a Idleb, fornendo un passaggio sicuro attraverso il loro "Kurdistan".

Inoltre l'intrigo curdo era subdolo quanto quello tra le fazioni arabe e turkmene sostenute dalla Turchia. Vale a dire, nell'estate del 2014 i curdi iracheni del clan Barzani sono stati direttamente coinvolti nella conquista dell'ISIS nell'Iraq occidentale.

Di conseguenza nel giugno 2014 il figlio del presidente e capo dell'intelligence del governo regionale curdo-iracheno ha partecipato ad una riunione segreta della CIA ad Amman in Giordania, che prevedeva la cattura di Mosul e delle province sunnite dell'Iraq occidentale.

A parte qualche scaramuccia per spettacolo, i curdi Barzani a Erbil (Iraq) non hanno combattuto vere battaglie contro l'ISIS. Hanno semplicemente rinforzato i loro perimetri territoriali e li hanno mandati ad affrontare i sunniti. Peggio ancora, hanno permesso all'ISIS di schiavizzare i curdi non musulmani, gli Yezidi, durante la battaglia di Sinjar. Coloro che sono stati salvati devono il loro salvataggio al PKK turco e ai combattenti siriani YPG inviati nell'area.

Da lì l'ISIS è passato ad est e a nord della Siria. Ma avendo scatenato l'ISIS sullo stato siriano, Washington ha poi aggravato le cose incoraggiando il suo nuovo alleato curdo a perseguire il sogno di uno stato indipendente chiamato "Rojava" nel nord-est della Siria.

Inutile dire che la Turchia ha visto il progetto Rojava come un attacco all'integrità territoriale e alla sicurezza del proprio stato.

Nell'ottobre 2015 il Pentagono ha creato le forze democratiche siriane (SDF) come ala militare ufficiale del Rojava. L'SDF era principalmente composto da militanti YPG curdi-siriani, che hanno poi cacciato dalle loro case famiglie arabe e assire-cristiane man mano che lo stesso SDF espandeva l'area di controllo di questo stato proto-curdo in città e comunità storicamente non curde.

Successivamente, nel marzo 2016, è stata dichiarata l'autonomia del "Rojava" senza il minimo aiuto da parte dei curdi turchi e del clan Barzani, insediati nell'area gialla della penultima mappa.

Da qui il groviglio non ha fatto altro che intricarsi di più. Ad esempio, preoccupato che il PKK turco e il clan Barzani iracheno spianassero la strada alla creazione di un Kurdistan più grande, il governo iracheno ha inviato segretamente armi al PKK per aiutarlo a rovesciare il clan Barzani in cerca di indipendenza nel nord dell'Iraq.

Allo stesso modo, all'inizio del 2018 l'ambasciatore russo presso le Nazioni Unite ha rivelato che i curdi siriani avevano perdonato 120 leader di Daesh/ISIS e li avevano incorporati nell'YPG.

Per tutto il tempo Washington ha ignorato la storia del suo alleato curdo dell'ultima ora. In realtà l'YPG siriano era solo un ramo del Partito dei lavoratori del Kurdistan, o PKK, con sede in Turchia.

Quest'ultimo, a sua volta, è frutto di un'insurrezione marxista-leninista sostenuta dall'Unione Sovietica durante gli anni della guerra fredda, che combatté contro le dittature dei generali kemalisti membri della NATO. Con l'aiuto di Hafez el-Assad durante quel periodo, il PKK istituì un campo di addestramento militare nella pianura libanese di Bekaa, sotto la protezione della Forza di pace siriana.

Quando l'URSS crollò, il PKK aveva più di 10.000 soldati a tempo pieno e più di 75.000 riservisti. Questa guerra di liberazione ha distrutto oltre 3.000 villaggi e sfollato più di 2 milioni di persone, uccidendo oltre 50.000 civili. Nonostante questi immensi sacrifici alla fine è fallita.

Infatti, durante un'operazione congiunta con i servizi segreti turchi, statunitensi e israeliani nel 1999, il leader storico della rivolta curda-turca, Abdullah Öcalan, fu catturato e imprigionato sull'isola di Imrali nel Mar di Marmara. Il PKK in seguito è crollato, causando la fuga di un gran numero di attivisti e combattenti verso le comunità curde della Siria settentrionale.

All'inizio della primavera araba nel 2011, Abdullah Öcalan ha ricostruito il PKK dalla sua cella in base ad una nuova ideologia: dopo negoziati segreti con la NATO nella prigione di Imrali, ha abbandonato il marxista-leninismo a favore di una vaga forma di comunitarismo apolide. Quindi il curdo che aveva sempre lottato contro la Turchia per costruire il proprio stato, il Kurdistan, ora sostiene che ogni stato è in sé uno strumento di oppressione.

Poi è arrivato l'ennesimo voltagabbana. I militanti del PKK, che erano stati costretti a fuggire nel nord della Siria dopo la cattura di Öcalan, inizialmente hanno aderito all'impegno scritto del loro leader nei confronti di Assad: non avrebbero mai reclamato il territorio siriano.

Infatti all'inizio della guerra di Washington per il cambio di regime in Siria, i curdi hanno addestrato delle milizie per difendere il Paese che aveva dato loro rifugio e la nazionalità siriana.

Tuttavia, nell'ottobre 2014, Salih Muslim, che era uno dei copresidenti dell'YPG (la filiale siriana del PKK), ha preso parte a negoziati segreti con il presidente francese François Hollande e il presidente turco Erdogan. In quella sede gli è stato promesso che sarebbe diventato il capo del suo stato se avesse accettato di aiutare a ricreare il Kurdistan... in Siria!

Poco dopo il cosiddetto gruppo internazionale che era stato foraggiato da Washington per combattere l'ISIS, secondo il solito stratagemma della "coalizione dei volenterosi", ha offerto sostegno all'YPG. Di conseguenza è stata dichiarata la suddetta nazione del Rojava e il resto è storia.

Dubitiamo che Donald si sia preso la briga di informarsi sulla sordida trama di ciò che il Partito della Guerra a Washington abbia scatenato in Siria. Eppure in qualche modo è riuscito a smantellare tutte le bugie, gli stratagemmi, i miti e le storie auto-referenziali della Città Imperiale e ad arrivare all'essenza della questione: per uscire definitivamente da questa guerra bisogna consentire allo stato siriano di tornare di nuovo integro e alle parti interessate nella regione di elaborare gli accordi per la sua ricostruzione in un modo che soddisfi al meglio gli obiettivi delle parti coinvolte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 12 novembre 2019

Le spese pazze dell'Europa stanno rallentando la sua economia

Un fattore chiave che limita la capacità delle persone di generare beni e servizi è la scarsità di finanziamenti e, contrariamente al pensiero popolare, non riguardano il denaro in quanto tale ma il risparmio reale. Per un dato consumo di beni, maggiore è la loro produzione più grande sarà il bacino di finanziamenti o risparmi reali. La quantità e la qualità dei vari strumenti e macchinari (cioè l'infrastruttura disponibile) rappresentano un limite alla quantità e alla qualità della produzione di beni di consumo. Quindi l'introduzione di strumenti e macchinari migliori garantisce una maggiore produzione. Ciò significa che attraverso l'aumento dei risparmi reali è possibile costruire un'infrastruttura migliore e questo a sua volta costituisce la piattaforma per una crescita economica corposa. Quest'ultima genera una maggiore quantità di beni di consumo, che a sua volta consente più risparmi e anche più consumi. I risparmiatori sono coloro che creano ricchezza ed impiegano i loro risparmi per migliorare le infrastrutture. Poiché lo stato non produce ricchezza reale, ovviamente non può risparmiare e quindi non può "finanziare" alcuna attività. Pertanto deve deviare i finanziamenti (ovvero i risparmi reali) da chi crea ricchezza reale. I cosiddetti dati non possono confutare questa tesi, poiché essi da soli non possono andare contro il ragionamento logico. Una volta giunti alla conclusione che lo stato non può far crescere l'economia, possiamo rifiutare i vari studi econometrici che ci dicono l'esatto contrario. Bisogna rendersi conto che i dati da cui vengono prodotti i cosiddetti "fatti" sembreranno supportare le conclusioni della ricerca empirica, a condizione che il settore privato dell'economia generi abbastanza risparmi reali da sostenere attività produttive e non. Lo stato non può aumentare le sue spese senza ridurre i risparmi di chi produce ricchezza reale. Una volta che la capacità di questi ultimi viene ridotta, la crescita economica rallenta e nessuna somma di denaro creata dal nulla può farla crescere.
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di Daniel Lacalle


L'idea che gli stati non possano abbassare le tasse perché c'è un deficit, ma sono liberi di aumentare tutte le spese che vogliono anche se c'è suddetto deficit, la ritroviamo in molti proclami politici oggigiorno. I pianificatori centrali considerano sempre i problemi economici come una questione di domanda, di conseguenza rabbrividiscono all'idea di investimenti prudenti e propensione al risparmio. Quando la crescita del PIL, la formazione lorda di capitale e il consumo sono inferiori a quelli che i keynesiani vorrebbero, incolpano sempre il presunto problema del "troppo risparmio". Questa è una premessa ridicola basata sulla percezione che i cicli economici e l'eccesso di capacità non contano, e se le aziende e i cittadini non spendono quanto vuole lo stato, il settore pubblico dovrebbe spendere molto di più.

Questo è il motivo per cui i tagli delle tasse sono odiati e la spesa pubblica viene osannata: i primi danno potere ai cittadini mentre la seconda dà potere ai politici. Una visione sciocca dell'economia in cui i politici e alcuni economisti ritengono che voi guadagniate troppo e che loro spendano troppo poco.

La grande scommessa alla base degli enormi aumenti di spesa e tasse in tutta la zona Euro è: a) non avranno un impatto sulla crescita, b) miglioreranno i conti pubblici, c) supereranno le aspettative di bilancio.

Tuttavia disponiamo di prove empiriche che dimostrano che l'aumento di spesa pubblica e tasse generano l'effetto opposto: crescita economica più debole, debito più elevato e squilibri più ampi. La probabilità di incapacitare la crescita potenziale, peggiorare i conti pubblici e violare le stime ottimistiche è più che elevata.

Le prove empiriche degli ultimi quindici anni mostrano una serie di moltiplicatori fiscali della spesa pubblica che, quando positivi, sono molto scarsi (sotto 1) e nella maggior parte dei Paesi, in particolare con economie aperte e indebitate, un moltiplicatore fiscale della spesa pubblica più elevato ha sempre portato risultati dannosi.

I moltiplicatori fiscali sono particolarmente negativi in ​​periodi di debolezza delle finanze pubbliche e nessuno può negare che la zona Euro abbia esaurito il suo spazio fiscale dopo che la BCE ha aumentato il suo bilancio di oltre €3000 miliardi in ​​un decennio.

Una maggiore spesa pubblica non stimolerà la crescita nelle economie in cui il settore pubblico assorbe già più del 40% del PIL e dove i precedenti grandi piani di stimolo hanno generato più debito e stagnazione.

Aggiungere ulteriori aumenti fiscali alla formula è ancora più dannoso. L'FMI ​​ha di recente analizzato 170 casi di consolidamento fiscale in 15 economie avanzate dal 1980 al 2010 e ha scoperto un impatto negativo di un aumento delle tasse sulla crescita economica.

Ma questo è solo l'ultimo di una lunga serie, perché è la stragrande maggioranza degli studi empirici fino al 1983, e soprattutto negli ultimi quindici anni, che mostra un impatto negativo degli aumenti delle tasse sulla crescita economica e un impatto neutro o negativo degli aumenti della spesa sulla crescita. Inoltre studi sull'effetto di maggiori aumenti delle tasse sul gettito fiscale rivelano un impatto negativo sulle entrate. Infatti un aumento dell'1% dell'aliquota fiscale marginale può ridurre la base imponibile del 3,6%.

Il rischio per la zona Euro è enorme, perché uno dei motivi principali della sua stagnazione è proprio la catena di grandi di stimoli fiscali attuati negli ultimi due decenni. Dire che la Germania dovrebbe copiare la strategia fiscale della Francia, un Paese che è stato in stagnazione per tre decenni, va contro qualsiasi logica economica. Non ci sono prove che la Germania stia spendendo o investendo meno di ciò di cui ha bisogno, anzi il contrario.

Il problema della zona Euro non è la mancanza di spesa pubblica o tasse, ma l'eccesso di entrambi.

La serie di aumenti di spesa annunciata quotidianamente in Europa nasconde qualcosa di estremamente pericoloso: la BCE salverà per sempre la zona Euro, soprattutto perché gli effetti decrescenti della politica monetaria e fiscale sono evidenti.

I tagli delle tasse non funzioneranno se non saranno abbinati a miglioramenti dell'efficienza e ad un ridimensionamento marcato della burocrazia.

Caricare il settore privato con più tasse e aumentare una spesa pubblica già gonfia può portare la zona Euro al paradosso argentino. Ignorare la fonte da dove viene generata la ricchezza reale, nonché la creazione di posti di lavoro, e tartassarla con politiche confiscatorie, non farà altro che generare disoccupazione e stagnazione.

La zona Euro non può aspettarsi di raggiungere la crescita ripetendo gli stessi errori che finora non l'hanno innescata, indebolendo ulteriormente un'economia che invece deve scommettere sull'attrazione degli investimenti, sul rafforzamento della crescita e sul miglioramento della tecnologia e la competitività delle imprese.

Quando i politici gravano un'economia con costi fissi elevati e in crescita, senza dare priorità all'attrattiva degli investimenti, alla produttività e alla libertà economica, mettono a repentaglio il benessere che pretendono di difendere.

Il problema della produttività, della crescita e dell'occupazione non viene risolto ponendo ostacoli agli investimenti e aumentando le misure confiscatorie.

La crescita e lo stato sociale non vengono rafforzati ponendo come pilastri di un'economia la spesa politica e il debito.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 11 novembre 2019

La libertà di scelta, non la competizione, è ciò che contraddistingue il capitalismo





di Antony Sammeroff


Il capitalismo è stato spesso descritto come "un sistema di competizione", o un sistema "basato sulla competizione". Naturalmente questa affermazione è di solito accoppiata con un'orazione su come questa competizione "darwiniana" ci corrompa psicologicamente, contrapponendo tutti in una sorta di homo homini lupus senza fine.

Molti dei sostenitori del capitalismo hanno essi stessi assorbito acriticamente questa premessa. Si lanciano quindi in ferventi difese della concorrenza, esaltandone le virtù (reali o percepite). A mio avviso, questo è un errore. Accettare senza riserve il presupposto che il capitalismo sia un sistema di competizione, in contrasto con altri ipotetici sistemi di cooperazione (vale a dire socialismo e comunismo), finisce per inquadrare il dibattito secondo schemi di sinistra e giocare al loro gioco.



La concorrenza è feroce per le risorse controllate dallo stato

Questo non vuol dire che coloro che difendono la concorrenza non sollevino punti legittimi. Ad esempio: se non la concorrenza, qual è l'alternativa? Esiste un fornitore centrale di ciascun bene e servizio che possa decidere a nostro nome cosa sia meglio produrre?
In aggiunta a ciò, se la concorrenza è sbagliata sul mercato, allora perché non nella sfera politica? La democrazia va a farsi benedire se la concorrenza è un fattore corruttore, anche perché cosa fanno i candidati politici se non competere per la carica? Pensate alla competizione che tutto ciò genera tra i partiti politici, per non parlare della conseguente concorrenza tra imprese, individui e lobbisti per accaparrarsi il favore politico.

Sicuramente la democrazia è un "sistema di competizione" e ciò quindi rende la concorrenza un parametro di riferimento quando si parla di libertà e volontarietà nella società. I politici sono in competizione per quei processi che controllano la società, per il diritto di approvare e far rispettare le leggi che si applicano a tutti (che siano d'accordo con loro o meno), per costringere a pagare per la loro applicazione. Non si limitano a competere per una quota di mercato in cui il vincitore soddisferà meglio la domanda genuina degli attori di mercato.

Per il momento possiamo eludere gli argomenti economici più banali a favore della concorrenza, come l'aumento dell'efficienza e l'abbassamento dei prezzi dei beni promuovendo l'innovazione, poiché tutti li conosciamo già.



Il capitalismo riguarda lo scambio volontario

Questo non vuol dire, però, che la concorrenza sia necessariamente un male. Il problema sta nel definire il capitalismo come "un sistema di competizione" in confronto ad altri sistemi che sono presumibilmente "cooperativi". È uno stratagemma semantico. Coloro che professano questo errore possono crederci, ma non è vero. Il capitalismo non è "un sistema di competizione" più di qualsiasi altro sistema. Capitalismo (almeno nel suo ideale di libero mercato e laissez-faire) è un sistema di scambio volontario in assenza di coercizione fisica, furto, o frode, fondato sul diritto fondamentale di possedere e accumulare proprietà.

O, per essere brevi: il capitalismo è un sistema di scambio volontario basato sul diritto alla proprietà.

Si potrebbe persino dire che è proprio il capitalismo il sistema più influenzato dalla cooperazione.

Nonostante questa definizione, molti obietterebbero ancora sulla moralità dell'accumulo di proprietà. O forse se il diritto "negativo" alla proprietà, quando si tratta di ricchi, dovrebbe avere la precedenza sul diritto "positivo" all'assistenza sanitaria o all'istruzione quando si tratta di poveri. Possiamo persino discutere se il rapporto tra capitalisti e loro dipendenti sia davvero privo di coercizione data la disparità di potere tra i due gruppi. Infatti questi sono questioni che vorrei esplorare ulteriormente. Tuttavia nulla di tutto ciò costituisce una giustificazione per definire il capitalismo un sistema meno basato sulla concorrenza di altri.


Poiché esiste la scarsità, la concorrenza esisterà sempre in qualsiasi sistema

Dopotutto non è la presenza di proprietà privata o il libero scambio di merci che alimenta la concorrenza in un sistema capitalista, bensì la scarsità. In qualsiasi situazione di scarsità di risorse è inevitabile che vi sia una qualche forma di concorrenza per esse (oltre che sul modo in cui sono assegnate).

Se disponiamo di un sistema che consente lo scambio volontario, ne deriverà una certa concorrenza, ma ciò accadrebbe in qualsiasi sistema. Anche se avessimo una società completamente comunista e pianificata a livello centrale, il tempo delle persone sarebbe comunque limitato. Se foste un regista in questa società, probabilmente vorreste che quante più persone possano vedere i vostri film, come qualsiasi altro regista in fin dei conti. Questo vi metterebbe come minimo in una sorta di competizione con loro. Questo significa che anche il comunismo è un sistema di competizione?
Di certo sareste in competizione per l'unico cliente: la sponsorizzazione dello stato. La corruzione e il clientelismo sarebbero sicuramente il risultato. Chi realizza il film e chi no? Chi assegna il lavoro altamente desiderabile di essere un regista e il lavoro indesiderabile di essere uno spazzino o un raccoglitore di rifiuti? La competizione avrà inizio, ma invece di essere decisa dallo scambio libero e volontario di cineasti e investitori, sarebbe deciso da qualcun altro in modo più autoritario. (Per un'illustrazione particolarmente vivida e agghiacciante di come il comunismo sostituisce la concorrenza del mercato con la concorrenza completamente non democratica sull'ottenere il favore dalla struttura di potere corrotta dello stato, rimando il lettore al primo romanzo di Ayn Rand, We The Living.)

La competizione è solo una caratteristica del vivere in un mondo di scarsità ed esisterebbe in qualsiasi sistema. Il socialismo non può eliminare la concorrenza, né nessun altro sistema.



Il costo di opportunità significa che la concorrenza è ovunque

Le implicazioni di questi fatti riguardano qualsiasi circostanza di scarsità. Ad esempio, supponiamo che due amici vi invitino a cena la stessa sera. Potreste dover fare una scelta tra i loro inviti, il che comporterà far dispiacere uno di loro. Questo significa che l'amicizia è un sistema di competizione?

Non possiamo stare sempre con tutti i nostri amici, neanche con tutti nello stesso tempo. Anche se lo facessimo, siamo tenuti a dividere la nostra attenzione tra di loro. Inoltre possiamo intessere solo poche amicizie intime contemporaneamente e sicuramente non possiamo essere amici di tutti. Tutto ciò significa che, inevitabilmente, dobbiamo fare delle scelte.

Ognuno di noi prende decisioni su quali amicizie intessere in base ai propri giudizi di valore, consci o inconsci. Forse in base a quanto siamo felici con loro, da quanto tempo ci conosciamo, quanto abbiamo in comune, quanto abbiamo fiducia in loro o quanto si sono dimostrati leali, quanto ci arricchiscono o ci illuminano. Ci possono essere innumerevoli altri motivi, il fatto è che decidiamo.

Le persone che ritengono che trarranno vantaggio dalla nostra compagnia, per qualsiasi motivo, tenteranno di trascorrere del tempo con noi. Faremo invariabilmente delle scelte: con chi trascorrere il tempo in base ai nostri valori, al nostro programma e alle altre attività che siamo disposti a sacrificare per vedere i nostri amici. Questi sono fatti di base della vita, ma difficilmente rendono l'amicizia un sistema di competizione.

Allo stesso modo, sul mercato, il nostro tempo e le nostre risorse sono limitati. Effettuiamo azioni basate sul valore che traiamo dallo scegliere quel prodotto o quel servizio, in base all'utilità che pensiamo ci porteranno e sacrificando alcune opzioni. Forse sceglieremo una caffetteria perché fa un caffè più gustoso, o forse perché è bella esteticamente, o forse perché ha il servizio clienti migliore, o forse perché costa poco, o forse perché l'impresa dietro di essa vende solo prodotti basati sul commercio equo e cerca di assumere e formare persone svantaggiate. Il fatto è che decidiamo.
Ogni fornitore di servizi ritiene che trarrà vantaggio dalla nostra abitudine e tenterà di attirarci, esercitando una pressione al rialzo sulla qualità dei servizi e una pressione al ribasso sul prezzo (che potremmo identificare come una forma di concorrenza). Dato che gli esseri umani non sono infallibili, a volte qualcuno potrebbe comprare una caffettiera che non gli piacerà, ma a lungo termine, la concorrenza sarà probabilmente vinta dalla soddisfazione dei clienti.



I vantaggi della libera scelta

La meraviglia che ignoriamo quando focalizziamo la nostra attenzione sulla competizione, che deriva dalla scelta, è la capacità di scegliere. Ad esempio, supponiamo che due eventi ricreativi si svolgano la stessa sera. Ogni potenziale mecenate vorrà scegliere quell'evento che gli piace di più. Dire semplicemente che questi eventi sono "in competizione" significherebbe mancare completamente il punto: gli spettatori (che sono in maggioranza rispetto agli organizzatori di eventi) hanno una scelta tra due eventi.

Infatti c'è più cooperazione nel fornire alle persone beni e servizi di quanta ce n'è con la concorrenza. Per realizzare qualsiasi cosa sul mercato, è necessario collaborare con acquirenti, venditori, manager, dipendenti, fornitori, clienti, inserzionisti, promotori, esperti di marketing e così via.
Leonard E. Read, fondatore della Foundation for Economic Education, lo ha illustrato nel suo saggio più famoso, "Io, la matita", pubblicato per la prima volta nel 1958. In esso si osserva che nessuna persona sulla faccia di questa Terra sa come fare una matita. Il legno di cedro proviene dall'Oregon e i tronchi dalla California; la grafite viene estratta a Ceylon, mescolata con argilla nel Mississippi e poi trattata con una miscela calda che include cera di candelilla dal Messico per aumentarne la forza e la scorrevolezza; i sei strati di lacca provengono dai coltivatori di semi di ricino e dalle raffinerie di olio di ricino. Infatti quando contate coloro che producono e trasportano le apparecchiature coinvolte in questi processi, non potete fare a meno di meravigliarvi del fatto che milioni di persone hanno voce in capitolo nella sua creazione. Lavorano in sincronia, in collaborazione e, di conseguenza, potete comprare una matita per un penny.



La concorrenza sul mercato incentiva la scelta per contrastare la scarsità

Poiché le persone fanno scelte in presenza di risorse scarse e tempo limitato, la concorrenza sarà parte integrante di qualsiasi sistema economico fintanto che ci sarà scarsità. La caratteristica principale del capitalismo di libero mercato non è la concorrenza, ma la scelta. Invece di moderare la quantità di concorrenza in un'economia, l'intervento statale andrà a sostituire la concorrenza a servizio dei clienti, l'unico motivo che li convince a spendere volontariamente i loro soldi su una vasta gamma di beni e servizi in continua espansione. Possiamo paragonare questo con altri sistemi in cui la concorrenza si basa su chi può ottenere il favore di coloro che controllano le leve dello stato. È questa la vera legge della giungla.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/