venerdì 16 dicembre 2022

Economia e geopolitica del motivo per cui USA ed Europa sono ai ferri corti

 

 

di Francesco Simoncelli

L'articolo di oggi è uno di conferma. Sin dai primi mesi di quest'anno nella mia rubrica ho sottolineato come gli Stati Uniti siano un Paese spaccato, dilaniato da un'amministrazione Biden spostata nettamente verso le direttive del WEF e da un sistema bancario commerciale, o almeno una parte di esso, sul versante opposto. La prima intenzionata a distruggere ciò che rimane di buono nella terra delle libertà, in modo da far volare capitali oltreoceano e sostenere l'ascesa dell'UE sotto l'egida del Grande Reset; la seconda intenzionata a resistere e arginare i danni arrecati, non solo ma addirittura accettando la possibilità di lasciar agire una recessione in modo da mettere ordine nei conti della nazione. Il sistema bancario commerciale statunitense non ha nemmeno lesinato con il contrattacco, supportando la Federal Reserve nella sua campagna di rialzo dei tassi, la quale non ha intenzione di "combattere" l'inflazione, bensì di prosciugare il mercato degli Eurodollari all'estero e quindi indebolire il WEF là dove fa più male: i mercati dei capitali.

La miglior conferma di questa guerra intestina negli USA non poteva essere meglio descritta dal seguente grafico. In esso vengono riportate le rimesse settimanali della FED nei confronti del Tesoro USA: colate letteralmente a picco... e stiamo parlando di un minimo senza precedenti storici. Vedere per credere.

Come già spiegato altre volte, questa è una storia che si trascina da anni ormai e sebbene tutto il mondo fosse a bordo dello stesso treno fino al 2019, adesso le cose sono cambiate. Anzi, credo proprio che il treno del "cambiamento" non sarebbe dovuto partire nel 2020 e le tappe di questo dramma siano state forzate finora. Il piano del Grande Reset era qualcosa di condiviso da tutto l'Occidente, Stati Uniti compresi, e l'amministrazione Obama ne è testimone. Si supponeva dovesse essere un modo per superare i problemi di un tessuto socioeconomico portato alla sclerotizzazione da un interventismo monetario progressivo e invasivo, da cui non poteva esserci via di fuga individuale. D'altronde, dopo il primo QE, i successivi giri da parte della FED sono stati tutti volti a salvare l'UE non lo zio Sam.

Questo singolo fatto, unito poi alla distopia delle CBDC che rendono obsolete le banche commerciali, hanno rappresentato una fonte di strappo non indifferente all'interno della cupola mafiosa del Grande Reset. Detto in parole povere, non tutti erano ancora d'accordo. Questo singolo fatto si è cristallizzato con due eventi: la Brexit e l'elezione di Trump. Era pacifico a quel punto che quel piano giovava solo all'UE mentre faceva polpette delle altre nazioni, la volontà di uscirne era palese. L'ingegnerizzazione dell'SOFR è partita nel 2017, non prima, così come i timidi tentativi di sospendere la politica monetaria lassista da parte della FED. La vera dichiarazione d'indipendenza, però, è arrivata nell'autunno 2019 quando il mercato pronti contro termine statunitense è stato chiuso alle garanzie estere (soprattutto europee). Inutile dire che il player messo peggio a livello economico e finanziario è l'Europa, incapace di sopravvivere con le proprie forze a una tempesta recessiva.

La crisi sanitaria e successivamente quella bellica sono state architettate a tavolino per nascondere un segreto gigantesco: l'euro e l'UE sono falliti. Gli USA si sono mossi per schermarsi da questa implosione, erigendo nuove strutture pronti contro termine accessibili solo a realtà statunitensi e indicizzando i debiti interni a un tasso di riferimento esclusivamente statunitense. Di contro, però, essendo fazioni al pari di quelle mafiose, non si danno per vinte ed essendo popolate da psicopatici/sociopatici di prim'ordine, WEF in particolare, perorano la propria agenda anche quando è in contrasto con la realtà. In sintesi, se non riusciranno a raggiungere i loro obiettivi allora bruceranno il mondo nel tentativo di provarci. La cannibalizzazione della classe media europea ne è l'esempio. Per quanto Stati Uniti e Cina siano altrettanto disposti a far subire dolore economico alla propria classe media, la volontà dell'Europa è quella di spazzarla via del tutto lasciando spazio a una società spaccata in due: chi sarà indipendente e chi sarà dipendente in tutto e per tutto dal welfare state. La prova di questa volontà è la stupidità d'imporre tetti ai prezzi del'energia. Anche i sassi sanno che è un esercizio inutile e che si ritorce contro chi lo attua, quindi c'è precisa volontà di causare danni alla propria popolazione e non alleviarla da essi.

Inutile dire che una tale linea di politica, per essere perorata nel tempo, ha bisogno di sovvenzioni monetarie ed energetiche non indifferenti. Ovvero l'accesso a finanziamenti a basso costo e fonti energetiche a basso costo è indispensabile per sostenere un assetto artificiale come quello richiesto da un ambiente economico gravato da un tetto ai prezzi. Dal dicembre 2021 la quantità di dollari in mani straniere è calata di circa $4.000 miliardi e sulla scia di ciò è eruttato tutto il caos economico cui abbiamo assistito finora; immaginate cosa accadrà quante tale cifra raddoppierà la sua discesa ed è una certezza che accadrà poiché la FED ha smesso d'essere il salvadanaio del mondo (soprattutto dell'Europa).

Affinché il WEF sopravviva e i suoi sogni di gloria possano essere in qualche modo realizzabili è necessario che il mercato degli Eurodollari rimanga liquido, perché attraverso questo finanziamento artificiale a buon mercato è possibile far rimanere in piedi un'impalcatura altrimenti insostenibile. Il piano della cricca di Davos è un abominio agli occhi delle forze di mercato, per questo motivo richiede quantità ingenti e crescenti di risorse monetarie ed energetiche per essere portato avanti. E questo ci riporta al grafico con cui è stato aperto l'articolo di oggi, ovvero quello delle rimesse della FED al Tesoro USA. Si tratta di un'escalation di mosse e contromosse di geopolitica atte a indebolire l'altra parte: la rimozione di Draghi e di Boris Johnson, il coinvolgimento nel conflitto di strutture cruciali come il Nord Stream, la bancarotta di Credit Suisse, ecc. Tutti questi eventi hanno fatto tutti parte di una strategia dell'una e dell'altra parte in questo gioco per colpire i propri rivali. L'ultima in ordine cronologico è stata la caduta di FTX. Ebbene sì, cari lettori, anche FTX faceva parte di questa storia e, inutile sottolinearlo, era un asset per la cricca di Davos.


RICICLAGGIO DI DENARO À LA AFGHANA

Come scritto nella sezione precedente, l'Europa ha bisogno di finanziamenti a basso costo per cercare di comprare tempo. Gli Stati Uniti ne hanno da vendere, per così dire, visto che il loro comparto bancario è in condizioni nettamente migliori rispetto alla controparte europea, senza contare la ricerca dell'isolamento da parte dello zio Sam e la volontà di mettere a posto i conti della nazione. Oltre alla presenza dei finanziamenti a basso costo, comunque, serve anche una giustificazione. Movente e opportunità, potremmo dire. L'opportunità è quella della guerra e il fatto che sia stata fomentata ad hoc da parte dell'Europa, che ricordatelo non è la vittima in questa tragedia bensì il carnefice, ce l'ha ricordato di recente la Merkel in un'intervista al Die Zeit in cui ha affermato che gli accordi di Minsk erano in realtà un diversivo affinché si potesse armare l'Ucraina per una futura guerra contro la Russia. In questo senso, l'invio di risorse per "aiutare" l'Ucraina diventa un motivo più che solido di fronte alla maggior parte delle persone imbambolate dai media generalisti affinché si mobilitino ingenti capitali.

Prima il motivo era sanitario, adesso è diventato bellico affinché si continui a intervenire monetariamente. Se non fosse stato per il rialzo dei tassi da parte della FED, la BCE avrebbe già finanziato direttamente questa guerra. Invece deve fare ricorso a sotterfugi, seguendo malvolentieri la Federal Reserve nel percorso di rialzo dei tassi per non perdere il controllo dell'euro sui mercati dei cambi e tenendo in piedi, allo stesso tempo, tutti quei programmi di stampa di denaro che finora hanno caratterizzato il minestrone di lettere degli interventi attivi della BCE. Non solo, ma la parte diabolica di questo piano entra in gioco con l'amministrazione Biden, la quale, spingendo sul pedale degli "aiuti agli ucraini", indebita ulteriormente la nazione e cerca di tirare per la giacchetta la FED affinché monetizzi la quantità di nuovi debiti. La spesa militare, in sostanza, è stata armata e puntata contro gli stessi Stati Uniti. Il denaro che in teoria dovrebbe finire in Ucraina per aiutare la popolazione autoctona, poi "sparisce" e gran parte ritorna all'ovile sotto forma "d'investimenti" nelle nazioni dei benefattori. Un riciclaggio di denaro subdolo per tenere in piedi l'UE e tenere liquido il circuito degli Eurodollari

E FTX era un ingranaggio in questo macchinario. La partnership tra questo exchange e il governo ucraino venne inaugurata il 14 marzo di quest'anno, quando il sito web Coindesk aveva annunciato di aver aperto una pagina dedicata agli "aiuti" all'Ucraina. FTX si impegnava a “convertire le donazioni in criptovalute in depositi fiat” presso la Banca nazionale di Kiev, consentendo al governo sotto attacco di “trasformare bitcoin in proiettili, bende e altro materiale bellico”. Oleksandr Bornyakov, un funzionario del Ministero ucraino della trasformazione digitale, accennò a CoinDesk di una “imminente asta di NFT” per “dare l'impulso successivo al processo di raccolta fondi in criptovalute”. In un comunicato stampa che accompagnava l'annuncio della partnership FTX con l'Ucraina, Bankman-Fried spiegava che “all'inizio del conflitto in Ucraina, FTX ha sentito il bisogno di fornire assistenza in ogni modo possibile”. Prometteva che l'accordo avrebbe fornito “la capacità di fornire aiuti e risorse alle persone che ne hanno più bisogno”.

La pagina web di "Aid for Ukraine" è stata cancellata, ma è ancora possibile accedervi tramite l'Internet Archive. L'ultimo snapshot è avvenuto nel pomeriggio del 26 ottobre. Internet Archive ha catturato istantanee della pagina settimanalmente sin da quando è stata inaugurata e poi, senza ragione e all'improvviso, alla fine di ottobre viene cancellata, una manciata di giorni prima che scoppiasse la crisi FTX. Il primo novembre il governo ucraino ha creato un nuovo sito web per la causa, uguale in tutto e per tutto al precedente, solo che citazioni e riferimenti a FTX e al suo amministratore delegato erano scomparsi. Solo una strana coincidenza, o gli ucraini erano stati avvertiti di ciò che stava per accadere?

Prima di continuare a seguire questo fil rouge, è necessario evidenziare anche il ruolo di FTX nei confronti dei finanziamenti politici, a maggior riprova che fosse una scatola vuota il cui unico ruolo era quello d'intermediario tra i vari player cui dovevano finire i soldi. Prima che FTX saltasse in aria, Sam Bankman-Fried ha dato ai Democratici quasi $40 milioni per le elezioni del 2022, mettendolo al secondo posto dopo George Soros in quanto a denaro inviato ai Democratici. In questo modo è possibile apprezzare la grandezza del riciclaggio di denaro che qui si vuole evidenziare e che l'ingranaggio della guerra in Ucraina deve nascondere. Ma rimaniamo su quest'ultimo tema che ci interessa maggiormente, gli snapshot su Internet Archive mostrano che la registrazione dei fondi affluiti a Kiev non erano stati aggiornati da luglio. All'epoca la pagina web riportava che la "comunità" aveva raccolto oltre $60 milioni. La ripartizione della spesa sul nuovo sito "Aid for Ukraine" afferma che Kiev aveva speso un totale di $54.573.622 in donazioni entro il 7 luglio (es. attrezzature, veicoli, droni, armi e altre risorse). Una delle voci di spesa più importanti è stata di $5.250.519 per una “campagna mediatica mondiale contro la guerra”, i cui dettagli sarebbero stati “pubblicati solo dopo la nostra vittoria” per “motivi di sicurezza”.

Oleksandr Bornyakov del Ministero ucraino della trasformazione digitale ha dichiarato che Aid for Ukraine ha utilizzato FTX per “convertire le donazioni in denaro fiat a marzo”. L'amministratore delegato di Everstake ha anch'egli ringraziato “ogni donatore per aver contribuito in quei primi giorni, quando ogni centesimo e ogni minuto è stato fondamentale”. Presi insieme questi commenti suggeriscono che Aid for Ukraine è stato istituito esclusivamente per ricevere donazioni nelle fasi iniziali della guerra e la cifra di $60 milioni rappresenta la somma ricevuta e convertita nelle settimane immediatamente successive al lancio dell'iniziativa. Questa interpretazione è rafforzata dalla presentazione di Everstake durante una conferenza sulle criptovalute al Web Summit del 1° novembre.

Ma ecco uno snapshot del 1° aprile che inizia a far emergere i dubbi, il quale mostra che due settimane e mezzo dopo il lancio dell'iniziativa, la pagina web è stata aggiornata per affermare che “oltre $70 milioni” erano stati raccolti in criptovalute; la cifra è stata rettificata a “oltre $ 60 milioni” cinque giorni dopo. I registri di "Aid for Ukraine" mostrano che dal momento del lancio dell'iniziativa al 14 aprile, sono stati spesi in totale $45.103.538. Ciò significa che sono stati spesi solo $9.470.084 tra il 14 aprile e il 7 luglio, un periodo in cui la guerra si è trasformata in una "guerra di logoramento" come ha scritto il Guardian. Abbiamo quindi un vuoto di almeno $5,5 milioni che Aid for Ukraine ha affermato di aver raccolto nelle sue prime settimane e nei fondi che afferma di aver distribuito in Ucraina. La disparità è stata confermata in un tweet dall'account ufficiale di Aid for Ukraine, pubblicato la sera del 15 novembre, in cui si afferma che “su $60 milioni ricevuti, $54 milioni sono già stati spesi per le esigenze umanitarie e militari dell'Ucraina”. Ciò implica che non sono stati ricevuti ulteriori fondi dopo l'inizio di aprile e da allora il totale è rimasto invariato, nonostante la piattaforma fosse aperta alle donazioni. A dir poco insolito...

Il governo ucraino, FTX ed Everstake hanno tutti domande a cui rispondere: perché i fondi raccolti sembrano essere diminuiti nell'arco di pochi giorni? Perché da allora non sono state ricevute donazioni sulla pagina di "Aid for Ukraine" o sul suo nuovo sito? Quanto è stato donato dal presunto afflusso iniziale? Dove sono finiti gli altri soldi?

Le storie di potenziali scorrettezze finanziarie da parte dei funzionari ucraini e dell'esercito del Paese sono ignorate o completamente sepolte dai media generalisti occidentali. Una denuncia di agosto da parte del Kyiv Independent ha documentato abusi di vasta portata da parte di un'ala della Legione internazionale, tra cui molestie sessuali, saccheggi, minacce ai soldati e loro invio senza addestramento in missioni altamente pericolose. Sebbene il Kyiv Independent influenzi spesso la copertura dei media generalisti occidentali sul conflitto ucraino, questa storia è stata completamente ignorata. Quello stesso mese la CBS ha trasmesso un servizio investigativo che rivelava che solo il 30% delle spedizioni di armi occidentali in Ucraina ha raggiunto la linea del fronte. E poi, guarda il caso, quando si tratta di Ucraina i Democratici ai massimi livelli sono incredibilmente abili nel seppellire "storie imbarazzanti". Nel dicembre 2015 Joe Biden costrinse l'allora leader di Kiev, Petro Poroshenko, a licenziare il procuratore generale, Viktor Shokin, come condizione per la sottoscrizione da parte degli Stati Uniti di un prestito da $1 miliardo (tramite l'FMI) all'Ucraina.

Con il licenziamento di Shokin, si concluse anche l'indagine sul gigante energetico Burisma. Il che significava che il membro del consiglio più famoso di Burisma, Hunter Biden, figlio dell'allora vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, sfuggì allo scrutinio ufficiale. Oggi un miliardario politicamente connesso che ha utilizzato l'azienda FTX per derubare i propri clienti è diventato l'ultimo personaggio nella saga dei loschi aiuti statunitensi all'Ucraina. E sebbene il crollo della sua società sia una notizia da prima pagina, i media generalisti stanno accuratamente evitando di tirare in ballo l'Ucraina.

(Ulteriori fonti e riferimenti qui e qui.)


OLTRE AI MOTIVI GEOPOLITICI, CI SONO QUELLI ECONOMICI

La bancarotta di FTX, quindi, è servita per chiudere uno dei canali negli USA attraverso il quale si riciclava denaro per scopi tutt'altro che umanitari. Val la pena di ripeterlo: quando una situazione è fomentata ad hoc ed è contornata da una nuvola impenetrabile di menzogne, è lecito aspettarsi doppi scopi. Dal punto di vista geopolitico, la guerra in Ucraina serve a comprare tempo al WEF e ai suoi piani per destabilizzare Stati Uniti e il blocco multipolare dei BRICS che si sta formando. Fortunatamente le cose stanno andando abbastanza male per la cricca di Davos, quindi la guerra s'è trasformata in un mezzo attraverso il quale canalizzare risorse di capitale e far continuare a fluire la macchina degli Eurodollari. Il moltiplicatore keynesiano è quello strumento che "meglio funziona" durante una guerra. La Federal Reserve lo sa bene ed è per questo che non ci sarà alcun "pivot". Powell & Co. sono intenzionati a rimettere a posto le deformazioni economiche accumulate nel passato e se tale ribilanciamento richiede une recessione allora essa sarà la benvenuta. Questo era il messaggio che ha fatto passare tra le righe lo scorso agosto a Jackson Hole.

Powell sa che è una pessima idea invertire la rotta adesso e, in ogni caso, non sarà sufficiente a spingere nuovamente i mercati verso una corsa rialzista, perché le pressioni inflazionistiche sono più intese di quanto credano i mercati. Quella che si legge sui media generalisti, soprattutto quelli europei, di un ritorno rapido a un'inflazione al 2% è solo un pio desiderio, quando la storia mostra che una volta che l'inflazione dei prezzi sale sopra al 5% nelle economie sviluppate, ci vuole almeno un decennio per riportarla al 2%. Il rischio per il futuro è la stagflazione e un'inversione di marcia non farebbe nulla per portare i mercati più in alto in tale scenario. I periodi di stagflazione si sono dimostrati estremamente sfavorevoli per azioni e obbligazioni, anche peggio quando gli stati non sono disposti a tagliare la spesa in deficit, perché il crowding out del settore privato ostacola una rapida ripresa.

Le attuali aspettative d'inflazione suggeriscono che la FED smetterà di lasciar salire i tassi nel primo trimestre del 2023, aspettandosi una riduzione sorprendentemente accelerata dell'inflazione. Come può accadere quando i bilanci delle banche centrali si sono mossi a malapena, le iniezioni di liquidità nei mercati dei pronti contro termine inversi sono fuori scala e l'offerta di denaro si è a malapena corretta rispetto ai massimi storici del 2022? Per vedere una drastica riduzione dell'inflazione dei prezzi devono accadere tre cose:

  1. Tassi di riferimento molto più alti;
  2. Riduzione significativa del bilancio delle principali banche centrali;
  3. Stop alla spesa in deficit.

L'insostenibilità economica dell'interventismo monetario e fiscale è palese su più livelli, rendendo gli eccessi del passato recente un grave fardello da smaltire. Inflazione dei prezzi e calo della domanda sono gli ingredienti che la FED ha intenzione di usare per permettere un riequilibrio fisiologico delle forse di mercato e quindi la ricostruzione genuina della struttura di capitale. L'eterogenicità di tale bacino rende inutile qualsiasi approssimazione a livello di pianificazione centrale dello stesso, quindi l'unica cosa che davvero funzionerà è una rivalutazione degli input economici attraverso la libera interazione di domanda/offerta. Come abbiamo appreso durante la stagflazione degli anni '70, la cura per prezzi alti è esattamente prezzi più alti. O per meglio dire, la segnalazione di quei settori produttivi poco sfruttati e che devono essere "presi d'assalto" da parte degli imprenditori. Il tempo, attraverso l'output, lenirà l'aumento dei prezzi, ciononostante il dolore economico necessario da sopportare sarà proporzionale alla quantità di distorsioni economiche seminate nel passato.

Gli Stati Uniti hanno meni guai economici rispetto all'Europa ed è questa la carta che stanno giocando per ottenere un vantaggio. Il problema critico dell'UE non è solo che ha gozzovigliato con il mercato denominato nella propria valuta, ma l'ha fatto anche sfruttando indirettamente quello del dollaro. Quando i propri guai possono essere scaricati sulle spalle di qualcun altro diventa relativamente semplice apparire virtuosi e al contempo vivere al di sopra dei propri mezzi. Questa possibilità, da quest'anno, è definitivamente preclusa all'UE. Malgrado i sotterfugi che sta mettendo in piedi, da quelli geopolitici a quelli economici, per ritardare ancora un po' l'inevitabile, la devastazione economica che il socialismo europeo ha seminato sin dalla sua nascita deve essere purgata. Che sia per implosione dovuta ai propri errori e contraddizioni, oppure per esplosione a causa del prosciugamento del mercato degli Eurodollari, il baraccone improduttivo dell'UE è condannato.


CONCLUSIONE

Tutti sanno che non si può stampare denaro e aspettarsi di diventare ricchi. Ogni nazione che c'ha provato si è trasformata in un disastro: Germania, Russia e Cina. L'inflazione di massa ha distrutto l'economia dell'Argentina negli anni '90, dello Zimbabwe negli anni 2000 e del Venezuela negli ultimi anni. Potrebbero chiamarlo "stimolo" o "allentamento quantitativo", ma è sempre la stessa storia: spendere troppo e cercare di coprire l'eccesso stampando denaro. Alla fine tutte le bolle scoppiano e finora sono state registrate perdite per quasi $100.000 miliardi in azioni, obbligazioni, immobili e imprese private in tutto il mondo. Ed ecco la cosa importante: questo non è il tipico mercato orso.

Per diverse figure di spicco nell'ambiente finanziario, c'è ancora da scendere, ma è il dopo quello che più interessa e per Stanley Druckenmiller ci aspettano circa dieci anni senza rendimenti nei mercati (come accaduto dal 1966 al 1982). In quei 16 anni, in realtà, i rendimenti non sono stati piatti bensì hanno perso il 72% del loro valore in termini reali (vale a dire, al netto dell'inflazione). Sì, cari lettori, davanti a noi c'è un "Decennio oscuro": una crisi ne causerà un'altra, i prezzi saliranno, ci saranno carenze di cibo e carburante, le azioni scenderanno e si svilupperanno recessioni e/o depressioni. I vostri risparmi, le vostre pensioni, i vostri investimenti., il vostro lavoro, la vostra casa sono in pericolo.

Non ci sono molte cose nella vita in cui l'età è un vantaggio, ma alcune cose richiedono tempo. Ci vuole tempo per capire le cose e ci vuole esperienza per metterle in prospettiva. Potremmo subire un altro “shock energetico”? Sì. Le azioni potrebbero non andare da nessuna parte per i prossimi 31 anni? Sì. Potrebbe essere necessario pagare un tasso del 16% per accendere un mutuo sulla casa? Sì. E potrebbe andare molto peggio...

Negli anni '70 l'economia e le sue principali istituzioni non erano ancora state corrotte da 4 decenni di "stampa di denaro senza freni". Il debito era ancora contenuto; allora non c'era nessuna bolla nel mercato azionario, o nel mercato obbligazionario. Le persone si consideravano ancora uomini o donne, e non essere un "razzista" era facile: tutto quello che bisognava fare era trattare gli altri con rispetto. Non eravamo in una guerra per procura contro la Russia, la Cina era ancora una nazione del "terzo mondo" e non c'era più della metà della popolazione che faceva affidamento sul welfare state.

Oggi è una situazione molto diversa... e molto più pericolosa.


2 commenti:

  1. Il tetto al prezzo di qualsiasi cosa è una linea di politica idiota. Le carenze artificiali sono il risultato. Il tetto al prezzo del petrolio non dissuaderà la Russia dall'esportarlo, anzi verranno ridisegnate le mappe delle consegne in tutto il mondo. L'energia che fluiva verso ovest adesso fluirà verso est e verso sud. L'oleodotto ESPO vedrà il pieno utilizzo con l'aumento della domanda dal sud-est asiatico. Il capitale fluisce sia dove è necessario sia dove viene trattato meglio e quello che sta accadendo in Occidente è una grande linea di politica per congelarlo e intrappolarlo nei cosiddetti "fondi etici".

    Questa crisi energetica nell'UE è progettata per spezzare lo spirito del popolo europeo affinché accetti il controllo totalitario/centralizzato su tutto. È quindi una liena di politica tanto idiota quanto deliberata. Il volto esteriore dell'UE è quello dell'inevitabilità, mentre maschera le profonde divisioni che la stanno lacerando. Cina e India stanno già colmando i gap. Il petrolio russo verrà lavorato alle Bahamas, o in altri porti di stoccaggio, e poi rispedito alle raffinerie dell'UE. È tutto gioco di specchi, perché il tetto a un qualsiasi prezzo si trasforma sempre in un prezzo minimo che fa da trampolino.

    L'UE dovrà far fronte a prezzi alti e persistenti dell'energia, a un netto deflusso di capitali dovuto alla mancanza d'investimenti e a una valuta in calo mentre la sua competitività cadrà in picchiata sui mercati mondiali.

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  2. Ecco cosa si ottiene quando lo stato controlla l'energia: disastri e razionamenti. Gli stoccaggi della Germania si stanno esaurendo prima del previsto e se si fermano i tedeschi l'Italia segue a ruota. Inutile dire che questa situazione non giova affatto al bene comune, mentre invece permette ai pianificatori centrali di usare come arma la linfa vitale di un'economia. Contro chi? La popolazione stessa che dicono di voler "difendere". Questo gruppo di psicopatici sono disposti a sottoporre la popolazione a un tremendo dolore per i loro giochi di potere. L'energia è troppo importante per essere gestita da persone che non vengono toccate dal dolore che stanno causando. Infatti ciò di cui il mondo ha bisogno è che l'energia sia liberata dai capricci della politica e della burocrazia.

    Per decenni i cittadini europei hanno avuto accesso all'energia a prezzi economici grazie ai giacimenti di gas della Siberia occidentale, del Golfo di Ob e del Circolo polare artico orientale; ma poiché sono controllati dal governo russo, ora l'accesso è stato bloccato. Di conseguenza non c'è abbastanza energia per gli europei affinché possano soddisfare i loro bisogni. Durante un'ondata di freddo all'inizio di ottobre, gli europei si sono trovati in serie difficoltà per la diminuzione della fornitura di legna da ardere. La gente in Polonia ha persino bruciato la spazzatura per riscaldarsi. In Svizzera scaldare la propria casa a più di sessantasei gradi Fahrenheit vi avrebbe persino condannati fino a tre anni di prigione. Molti Paesi europei hanno del gas naturale immagazzinato, ma ai livelli di consumo attuali, sarà appena sufficiente per durare durante l'inverno.

    L'approvvigionamento adeguato di petrolio e gas esiste, così come i mezzi per fornirlo; e gli incentivi di mercato sono presenti per fornire agli europei l'energia di cui hanno bisogno. Ma i politici sono troppo occupati a giocare ai loro giochi di potere e le persone comuni ne sosterranno i costi.

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