mercoledì 4 novembre 2026

L'Unione Europea oggi assomiglia all'Unione Sovietica

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La grande riorganizzazione”: https://www.amazon.it/dp/B0HPYSNV6X

Questo testo riprende il discorso temporaneamente lasciato in sospeso nella prima iterazione di quella che a tutti gli effetti sarà una trilogia. Se nel precedente il lettore aveva appreso quale fosse il terreno di scontro tra gli Stati Uniti e l'Europa, ovvero l'ecosistema finanziario, ora apprenderà qual è la strategia, il piano, messo in campo dall'amministrazione Trump, ovvero i cosiddetti NY Boys, per contrastare la capacità di soverchiamento impiegata dagli avversari, ovvero la ricca di Davos/City di Londra, per impedire che la vecchia colonia possa finalmente assaporare i frutti della propria indipendenza negati sin da quando gli inglesi si ritirarono in Canada per continuare ad avere un ascendente su quel territorio che, a loro veduta, possedevano di diritto. Questa è una storia di indipendenza, non di liberazione mondiale. E un tale momento storico offre finestre di opportunità per tutti coloro, Paesi inclusi, che vogliono ritagliarsi un nuovo ruolo, migliore rispetto al precedente, durante le fasi turbolente di transizione. Queste sono occasioni che raramente accadono e per gli individui acquisire chiavi di lettura chiare e complete, come quelle offerte nel mio testo, rappresenta un vantaggio competitivo di cui approfittare.

____________________________________________________________________________________


di Finn Andreen

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lunione-europea-oggi-assomiglia-allunione)

Considerando i recenti sviluppi dell'Unione Europea, sembra opportuno esaminare un meme che circola da tempo, ovvero “URSSE”. L'implicazione è, ovviamente, che l'UE stia iniziando ad assomigliare all'Unione Sovietica. Sebbene a prima vista possa sembrare una battuta di cattivo gusto, in realtà esistono molti punti in comune tra l'Unione Europea e l'Unione Sovietica, e le direzioni intraprese dall'UE – come il piano Letta e il piano Draghi – non faranno che accentuare ulteriormente queste somiglianze.


Le radici sovietiche dell'integrazione europea

All'inizio del 2025, il vicepresidente statunitense J. D. Vance mise in guardia gli europei contro “vecchi e radicati interessi” che si nascondevano dietro brutte espressioni di epoca sovietica come “disinformazione” e “mal informazione”. Sebbene si tratti chiaramente di un caso in cui chi la fa l'aspetti, c'è indubbiamente del vero in questa affermazione, dato che l'UE ha inasprito sempre di più le restrizioni alla libertà di parola (ad esempio, tramite il Digital Services Act e, più di recente, con il divieto dei social network per i minori).

Poi, qualche mese dopo, durante una visita in Moldavia, il presidente Macron ha sottolineato che “l'UE non è in alcun modo l'Unione Sovietica”. Questa affermazione non è casuale: una smentita così notevole e superflua da parte del presidente francese è densa di significato, in un momento in cui il meme “URSSE” sta diventando sempre più popolare. Infatti, un paragone tra l'UE e l'URSS non è ingiustificato. È vero, l'Unione Europea è molto più ricca e capitalista di quanto lo sia mai stata l'Unione Sovietica, ma, politicamente, i parallelismi esistono ed è per questo che l'acronimo URSSE viene ormai utilizzato spesso per descrivere l'amministrazione europea inefficiente, corrotta e centralizzata.

È importante notare, tuttavia, che queste somiglianze non sono una semplice coincidenza. Nel libro, EUSSR: The Soviet Roots of European Integration (2004), gli autori V. Bukovsky e P. Stroilov hanno svelato, grazie ad archivi declassificati a Mosca, “le discussioni segrete tra i leader occidentali e sovietici che pianificavano la creazione di uno Stato collettivo dell'Unione Europea”. Una delle massime priorità dell'URSS, al fine di contrastare l'influenza degli Stati Uniti in Europa, era quella di cercare di avvicinare l'Europa occidentale – attraverso un'UE rafforzata – a un modello sovietico riformato. La leadership sovietica guidata da M. Gorbaciov introdusse il concetto socialista di “Casa comune europea”, che avrebbe dovuto includere l'Europa occidentale, i Paesi del Patto di Varsavia e, naturalmente, un'URSS riformata.

Quest'idea fu pienamente accolta da molti leader socialisti dell'Europa occidentale dell'epoca, come il presidente francese F. Mitterrand e il primo ministro spagnolo F. González, i quali discussero la questione direttamente con M. Gorbaciov a Mosca. Non sorprende che sia Mitterrand che González fossero fortemente favorevoli a un'ulteriore integrazione europea a scapito degli stati nazionali; non solo furono sostenitori del Trattato di Maastricht (firmato nel 1992), ma anche due dei suoi più influenti artefici e promotori in seno al Consiglio europeo. In un incontro con il ministro degli Esteri spagnolo Ordóñez il 3 marzo 1989, Gorbaciov affermò: “Attraverso la nostra perestrojka, attraverso le nuove idee proposte dai socialisti dell'Europa occidentale, non ci stiamo allontanando gli uni dagli altri, stiamo facendo l'opposto”.

L'idea era che la “ristrutturazione” politica ed economica dell'Unione Sovietica, volta ad arrestarne il declino, si sarebbe allineata economicamente e ideologicamente alla futura UE. In questo contesto, non sorprende che l'Unione Europea odierna ricordi per molti aspetti la defunta Unione Sovietica. Come scrivono gli autori: “Per chiunque abbia anche solo una minima familiarità con il sistema sovietico, la sua somiglianza con le strutture in via di sviluppo dell'Unione Europea (UE), con la sua filosofia di governo e il suo ‘deficit democratico’, la sua corruzione endemica e l'inefficienza burocratica sono impressionanti”.


Verso uno Stato collettivo dell'UE

L'“Unione Europea” è un’amministrazione tecnocratica con sede a Bruxelles (Commissione Europea e Consiglio) e Strasburgo (Parlamento Europeo), e composta da stati nazionali semi-indipendenti, legati tra loro da un rapporto di potere simbiotico, che include la stabilità monetaria garantita dalla BCE e la redistribuzione tra stati, regioni e settori. Analogamente, l’URSS era composta da un apparato amministrativo con sede a Mosca (Consiglio dei Ministri, Gosplan, Comitato Centrale del PCUS) e da repubbliche socialiste nominalmente sovrane, con un sistema di erogazione del credito da parte della Gosbank e di redistribuzione tra repubbliche, regioni autonome e settori industriali.

Le somiglianze politiche e amministrative tra l'UE e l'URSS sono davvero sorprendenti, e lo sono ancor di più oggi. Anche sul piano economico, l'Europa ricorre eccessivamente alla pianificazione centralizzata, più di quanto sia necessario per una società sana. Sebbene abbia un settore privato molto più ampio di quello che aveva l'Unione Sovietica, le crescenti dimensioni del settore pubblico dell'UE, l'insostenibile debito pubblico e l'intollerabile pressione fiscale pesano chiaramente sulle economie europee in modi che ricordano fortemente la stagnazione della tarda Unione Sovietica.

Anche l'UE sta seguendo le orme dell'Unione Sovietica, privilegiando l'ideologia politica e il controllo normativo rispetto al libero mercato e al laissez-faire. La politica energetica dell'UE ne è un buon esempio: vi è un fervore quasi settario (“fidatevi della scienza!”), con la richiesta di “zero emissioni” ignorando la scienza stessa, la concorrenza e i costi, e con una profonda avversione per la Russia. Mentre Bruxelles subisce pressioni sempre maggiori, si allontana sempre più dalle leggi economiche e dalle realtà sociali, proprio come la leadership sovietica.

L'Europa sta iniziando a soffrire della stessa malattia da centralizzazione dell'Unione Sovietica: un centro troppo incompetente e disinteressato per rappresentare e difendere realmente gli interessi dei popoli europei. Di fatto, l'architettura politica dell'UE si muove verso il concetto organizzativo sovietico di “centralismo democratico”. Come scrive Alberto Mingardi, direttore dell'Istituto Bruno Leoni:

La tendenza a trasferire sempre più sovranità da diversi Stati membri a Bruxelles sta trasformando l'Unione Europea in una struttura inefficiente e centralizzata.

Pertanto, l'UE dovrebbe crescere attraverso le crisi e grazie alle crisi: qualunque sia il problema o la questione, essa potrebbe favorire la crescita di una porzione di sovranità nazionale, da preservare e portare a un livello superiore.

Mingardi allude al fatto che cause esterne vengono falsamente indicate come responsabili dell'attuale difficile situazione dell'UE, proprio come l'Unione Sovietica cercava di attribuire il suo declino al “sistema capitalista mondiale” e alla “corsa agli armamenti”. Nell'UE, queste “crisi” servono anche da pretesto per rafforzare il controllo sociale: globalizzazione, Covid-19, Russia, Stati Uniti, Cina, riscaldamento globale, immigrazione e così via.

Inoltre, proprio come il Consiglio dei Ministri dell'URSS, la Commissione europea è composta da grandi burocrazie non elette (32.000 “funzionari pubblici”...); entrambi sono organi non eletti che detengono il vero potere sul processo legislativo. Persino le denominazioni dei membri dell'UE presentano forti analogie con quelle dell'URSS, poiché i “Commissari” potrebbero essere chiamati “ministri dell'UE” e le Direzioni generali della Commissione “ministeri”. In entrambi i casi esiste un parlamento fittizio; il Parlamento europeo assomiglia al Soviet Supremo in quanto esiste principalmente per “timbrare” le decisioni prese dalla burocrazia esecutiva piuttosto che per rappresentare il popolo. La “deriva autoritaria della Commissione europea” è oggi innegabile.

Pochi negherebbero che anche l'UE abbia ormai una “nomenklatura” in stile sovietico: una nuova classe di “eurocrati” che gode di immunità legale, stipendi elevati e privilegi che li distinguono dalla popolazione generale.

La sempre più stretta cooperazione tra UE e NATO ricorda anch'essa l'URSS, dove le economie militari e civili non erano facilmente distinguibili. L'UE, e in particolare la Germania, si sta muovendo in questa direzione, mentre le spese per la “difesa” stanno esplodendo, usando il conflitto in Ucraina come pretesto: “A prezzi costanti del 2024, la spesa per la difesa dell'UE era di €234,2 miliardi nel 2020. È salita a €343,2 miliardi nel 2024 e si prevede che raggiungerà i €381 miliardi nel 2025. L'aumento reale nell'ultimo decennio, dal 2015 al 2025, è del 99%. Nel 2014, la spesa era al suo livello più basso in termini reali, pari a €188,5 miliardi”.

6

Espansione e collasso del progetto UE?

Gli esempi sopra riportati dimostrano che, per molti aspetti, l'UE si sta muovendo verso il modello sovietico, più vicino a quello che era stato pianificato se l'URSS non fosse crollata. Questo fa parte di una tendenza generale in atto da diversi anni nel mondo occidentale, volta ad aumentare il controllo tecnocratico statale sulla società in tutti i settori: opinione pubblica (restrizioni alla libertà di parola), proprietà privata (CBDC per il finanziamento pubblico del debito pubblico e il controllo del dissenso) e persino libertà di movimento (pass sanitario digitale, restrizioni sulle emissioni di anidride carbonica). Ironicamente, tutto ciò rientra nel piano globalista dell'oligarchia finanziaria occidentale.

Probabilmente la maggior parte dei cittadini rifiuterebbe questa evidente restrizione della libertà. In futuro, ci sarà ovviamente un'opposizione pubblica a questi piani; la questione è quando e quanto diffusa sarà questa opposizione. Affinché la maggioranza governata possa esprimere con fermezza la propria opposizione a tale evoluzione, deve prima esserne ampiamente consapevole. Pertanto, l'informazione e la sensibilizzazione su ciò in cui si sta trasformando l'Unione Europea (compresi i suoi governi nazionali, per lo più compiacenti) sono fondamentali. Anzi, questo nefasto sviluppo statalista dell'UE sta accelerando anziché rallentare. È quindi urgente agire ora per fermare l'ulteriore “sovietizzazione” dell'Unione Europea e tornare a difendere i principi delle Quattro Libertà, se la struttura sovranazionale dell'UE non può essere smantellata completamente.

Fortunatamente si può contare sull'arroganza, la corruzione, la disorganizzazione amministrativa e l'incompetenza burocratica dell'UE, tutti elementi inevitabili in ogni tentativo di centralizzazione del potere politico. Pertanto, proprio come l'esperimento comunista fallito in Russia, esiste anche la possibilità che la futura UE “sovietizzata” possa subire la stessa sorte. Con l'attuale leadership incompetente dell'UE, questa possibilità è probabilmente aumentata negli ultimi tempi. Come hanno scritto gli autori del sopraccitato libro: “L'UE continuerà ad espandersi in modo incontrollato, senza riuscire a fermarsi, fino a collassare per sfinimento, proprio come la defunta Unione Sovietica”.

Molti europei politicamente attenti potrebbero probabilmente riconoscere le proprie società nella seguente descrizione della tarda Unione Sovietica fornita dal professor di antropologia Alexei Yurchak: “Tutti nell'Unione Sovietica sapevano che il sistema stava fallendo, ma nessuno riusciva a immaginare un'alternativa allo status quo, e sia i politici che i cittadini si rassegnavano a mantenere la finzione di una società funzionante”.

Il problema in Europa è che questa consapevolezza politica non è ancora presente nella maggior parte degli europei. Finché (e se) tale consapevolezza non si cristallizzerà, non ci sarà una forte pressione pubblica in grado di opporsi ai piani dell'UE per un'ulteriore integrazione. Questa mancanza di comprensione può essere in parte spiegata dall'atteggiamento prevalentemente imprenditoriale della borghesia europea, privo di una forte coscienza politica, ma è anche il risultato di efficaci campagne di propaganda condotte per decenni dai media generalisti e dalle istituzioni statali per allineare l'opinione pubblica all'agenda dell'UE. Questo processo si protrae da così tanto tempo che, a differenza dei popoli sovietici, ancora pochi europei si sono resi conto che le loro libertà vengono erose e che i loro amati sistemi democratici stanno fallendo. La tragedia è che, quando si sveglieranno, potrebbe essere troppo tardi.

•••

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••

Nessun commento:

Posta un commento