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martedì 15 luglio 2025

L'uscita di scena di Klaus Schwab annuncia un nuovo ordine mondiale (spontaneo)

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Paul Mueller

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/luscita-di-scena-di-klaus-schwab)

Il pensionamento di Klaus Schwab e la sua successiva caduta in disgrazia simboleggiano i cambiamenti tettonici in atto nell'attuale ordine mondiale. L'obiettivo di tutta la vita di Schwab è stato costruire un ordine mondiale globalista governato dalle élite internazionali e dalle Nazioni Unite. Ha fondato e diretto il World Economic Forum (WEF) per decenni e ha promosso questa visione di governance globale per il bene dei popoli del mondo.

Schwab e i suoi compatrioti nutrivano grandi ambizioni: rimodellare l'ordine globale con un “Grande Reset”. La conferenza annuale del WEF a Davos è stata probabilmente l'incontro tra élite globali più prestigioso degli anni 2010. Da questo incontro sono scaturite decisioni politiche, priorità globali, cooperazione internazionale e numerose iniziative. L'incontro di Davos ha promosso i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) in tutto il mondo, nell'ambito della visione di Schwab di promuovere il “capitalismo degli stakeholder”.

Durante la pandemia, il mondo ha visto per quello che era l'impulso totalitario dietro l'agenda globalista di Schwab. La reazione pubblica post-COVID è stata dura. Nel 2022 la conferenza di Davos ha iniziato a perdere slancio; nel 2023 e nel 2024 hanno iniziato a mostrarsi le prime crepe; nel 2025 era diventata in gran parte una barzelletta. Le persone in tutto il mondo hanno respinto il loro elitarismo globale verticistico.

Schwab ha visto il suo sogno di un capitalismo degli stakeholder quasi realizzato... quasi, perché poi l'ha visto crollare. Ma con lui fuori dai giochi e l'ordine globale da lui sostenuto in rovina, cosa succederà adesso? Il successo di Trump, emblematico di molti movimenti populisti di destra in tutto il mondo, è stato in parte guidato da rinnovate preoccupazioni per la sicurezza e l'innovazione.

Le élite globali sono praticamente addormentate al volante, o peggio, complici della stagnazione dell'Europa e dell'aggressiva espansione della Cina. Di fatto il movimento ESG, e più in generale il movimento ambientalista, hanno intrappolato i Paesi occidentali in costose formalità burocratiche, lasciando in gran parte indenne la Cina. La linea di politica “la propria nazione al primo posto” dà priorità allo sviluppo economico interno e alla rapida innovazione, ed entrambe queste cose migliorano la posizione strategica di un Paese a livello internazionale, aumentando al contempo gli standard di vita dei cittadini.

Molti nazionalisti populisti non vogliono alcun “ordine” internazionale, ma il principio “la propria nazione al primo posto” può davvero funzionare senza riferimento al resto del mondo? I populisti a volte sminuiscono il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” degli anni '90, definendolo una copertura per le élite affinché manipolino tutti gli altri. Questa caratterizzazione, sebbene in gran parte ingiusta, ha portato a richieste di “disaccoppiamento” dagli altri Paesi a favore di agende nazionaliste.

La strategia “prima la propria nazione” può essere valida, ma deve comprendere le regole del gioco. In politica estera un approccio più moderato e isolazionista può essere la scelta migliore, soprattutto quando si tratta di interessi nazionali a somma zero; ciononostante presumere che tutte le relazioni e le interazioni internazionali debbano essere a somma zero è un grave errore.

La maggior parte delle nostre interazioni con le persone, sia nel nostro Paese che a livello internazionale, si svolge nel contesto di uno scambio reciprocamente vantaggioso. Entrambe le parti traggono beneficio dalla possibilità di stipulare accordi volontari e commerciare tra loro. Ciò crea un ordine spontaneo e complesso, sia all'interno dei Paesi che tra i Paesi stessi. Mentre un rinnovato interesse per l'identità nazionale e per la prosperità rappresenta un gradito antidoto al cosmopolitismo omogeneizzante del dominio delle élite mondiali, dovremmo riflettere su come potrebbe presentarsi il panorama internazionale.

Un ordine globale può essere sia spontaneo che organico. Può essere al servizio degli individui attraverso accordi e associazioni volontari. Sebbene questo tipo di ordine non richieda pianificazione o direzione da parte dello stato, richiede ai governi di esercitare moderazione e limitare il loro interventismo. Burocrazia, tasse elevate, sussidi e ogni sorta di obblighi legali possono impedire la formazione di un sano ordine spontaneo.

Un importante esempio negativo di mancanza di moderazione è la gravosa regolamentazione delle catene di approvvigionamento e delle normative ambientali dell'Unione Europea. Queste norme distorcono, e in alcuni casi distruggono, l'ordine spontaneo. Sostituiscono processi decisionali e piani decentralizzati con i piani coercitivi delle élite globali; il risultato ha spaziato dalla stagnazione economica alle proteste, fino a una produzione energetica costosa e inaffidabile.

Nazionalisti e populisti dovrebbero impegnarsi a fondo per smantellare questi strumenti di controllo legali e normativi. E lo stanno facendo, ma non dovrebbero creare nuove barriere all'ordine spontaneo.

Quest'ultimo emerge dal basso verso l'alto, non dall'alto verso il basso. Si sviluppa attraverso lo scambio e l'associazione volontari piuttosto che attraverso la coercizione. Non è soggetto ai capricci, agli interessi, o all'ideologia di poche persone influenti come Klaus Schwab. L'azione volontaria dal basso verso l'alto significa che un ordine spontaneo sarà decentralizzato, adattabile, creativo e innovativo.

Creare questo ordine richiede regole chiare che si applichino equamente a tutti i livelli. Queste regole dovrebbero essere relativamente semplici e stabili. Non abbiamo bisogno di orde di burocrati o autorità di regolamentazione per “gestire” questo nuovo ordine mondiale. L'associazione volontaria significa anche libertà. L'ordine spontaneo che emergerà dal coordinamento decentralizzato sarà un sistema aperto, piuttosto che chiuso, in cui i nuovi entranti saranno i benvenuti.

In un ordine spontaneo, gli operatori storici hanno una capacità limitata di proteggersi dai nuovi concorrenti. I nuovi entranti, più piccoli e agili, imporranno ai player consolidati innovazione e miglioramento continui. Anziché avere fossati legali e normativi a protezione di gruppi di interesse consolidati, in un ordine spontaneo ognuno può perseguire le proprie iniziative nell'arena internazionale. Questa competizione libera e aperta libererà molta più creatività, innovazione e soluzioni organiche di quanto la precedente élite globale, Klaus Schwab e il WEF avrebbero mai potuto immaginare. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 25 febbraio 2025

La cricca di Davos cerca di limitare i danni

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Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Paul Mueller

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-cricca-di-davos-cerca-di-limitare)

Sebbene possiate esservi persi il promemoria, anche quest'anno i leader di tutto il mondo si sono riuniti a Davos, in Svizzera, per la conferenza annuale del World Economic Forum (WEF). Questa conferenza è stata un punto focale per promuovere la politica ESG globalista in tutto il mondo. I temi delle conferenze hanno incluso “Salvaguardare il pianeta” e “Ricostruire la fiducia”. Indipendentemente dal problema, i partecipanti si sono assunti la responsabilità di salvare il mondo da sé stesso.

Ma mentre il WEF e la comunità di Davos affermano di “unire governo, aziende e società civile per migliorare lo stato del mondo”, tendono a concentrarsi sull’esercizio del potere politico per implementare le loro strategie, come il “Grande Reset”. Ma la cricca di Davos è chiaramente sulla difensiva quest’anno nel tentativo di limitare i danni.

La loro agenda sul clima è crollata. Le alleanze globali per le emissioni zero (Glasgow Financial Alliance for Net Zero) inaugurate nel 2021 si sono disintegrate. La Net-Zero Insurance Alliance globale è crollata l'anno scorso. La Net Zero Asset Managers Initiative ha sospeso le sue attività all'inizio di questo mese dopo che il suo membro più grande, Blackrock, si è ritirato. E la Net Zero Banking Alliance ha visto la maggior parte delle principali banche statunitensi ritirarsi nell'ultimo mese, con quattro banche canadesi che hanno seguito l'esempio la scorsa settimana.

Anche il movimento globale per il cambiamento climatico ha sofferto di un destino simile negli ultimi due anni. La COP28 a Dubai è stata controversa a causa dell'attenzione della regione ai combustibili fossili. La speranza era di convincere i maggiori produttori di combustibili fossili a partecipare alla transizione verso l'energia verde. La COP29 in Azerbaigian ha rivelato quanto questo stratagemma sia fallito. Il presidente della conferenza ha rimproverato le élite europee per aver dettato le priorità ad altri Paesi e ha definito i combustibili fossili un dono di Dio. La presenza di migliaia di partecipanti provenienti da aziende e interessi dei combustibili fossili ha ulteriormente smentito la speranza degli attivisti per il clima di ridurne l'uso e la creazione di emissioni di gas serra.

La conferenza di Davos stessa ha subito un duro colpo l'anno scorso nella sua volontà di “ricostruire la fiducia”. Uno scambio infuocato tra il presidente della Heritage Foundation e il presidente argentino Javier Milei ha messo in imbarazzo l'elitarismo e la pianificazione politica di Davos. Questi colloqui erano sintomatici di cambiamenti politici più ampi in tutto il mondo. I partiti di centro-destra e “conservatori” hanno fatto enormi progressi in Francia e Germania. In Canada Justin Trudeau di sinistra si è dimesso a causa di una serie di pressioni legate ai risultati delle elezioni statunitensi. E naturalmente gli Stati Uniti hanno appena inaugurato il presidente Trump per un secondo mandato, con una rinnovata attenzione allo sviluppo nazionale dei combustibili fossili e nessuna propensione per i sogni dell'élite globale di una “transizione verde”.

Le élite di Davos stanno perdendo il dibattito sulle emissioni zero, un'economia circolare e un Grande Reset. Hanno perso molto terreno tra i miliardari della tecnologia e gli imprenditori della Silicon Valley che hanno un appetito insaziabile per l'energia a basso costo per alimentare i loro data center. Allo stesso modo non sono riusciti a riconoscere e fare appello agli interessi geopolitici nazionali. L'Europa ha sopportato il peso della loro “pianificazione” negli ultimi vent'anni e ne ha sofferto.

La crescita delle maggiori economie in Europa ha rallentato fino a strisciare negli ultimi quindici anni. L'economia della Germania era solo del 22,9% più grande rispetto al 2009. L'economia della Francia era solo del 19,9% più grande rispetto al 2009. Anche il Regno Unito ha visto la sua economia crescere solo del 25,6% (Grafico 1). Confrontate tutto questo con gli Stati Uniti, la cui economia è cresciuta del 43,6%. E non si tratta di un'aberrazione. La crescita sin dal 1995 è stata del 42,1% per la Germania, del 55,6% per la Francia e del 71,9% per il Regno Unito. Gli Stati Uniti, dall'altro lato, sono cresciuti del 106,7% sin dal 1995 in termini reali.

Grafico 1

La guerra tra Russia e Ucraina ha scosso l'Europa e ne ha cambiato le priorità. La rivalità tra Stati Uniti e Cina continua a scaldarsi, con una rabbia verso le élite di Davos per quello che è un doppio standard a favore della Cina. La cricca di Davos ha spinto per costosi e dispendiosi sussidi e mandati per le energie rinnovabili in Europa e negli Stati Uniti, mentre la Cina costruisce centrali elettriche a carbone come se non ci fosse un domani. Altri Paesi produttori di petrolio hanno solo finto interesse per una transizione verde. Rimangono attivi come sempre nell'estrarre petrolio dal sottosuolo e venderlo ovunque possono.

Di conseguenza il World Economic Forum e la sua rete di Davos hanno iniziato ad allontanarsi dalle loro impopolari posizioni su clima ed energia per parlare di più di intelligenza artificiale, tecnologia e business. Ma la domanda che dovremmo porci è: “Quale nuovo schema folle cercherà di imporre al mondo l'élite di Davos?”

Qualunque cosa sia, incontrerà un'accoglienza molto meno amichevole rispetto agli anni scorsi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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