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lunedì 17 marzo 2025

Chi è che sta davvero distruggendo l'Europa? L'UE stessa...

Probabilmente ancora non è chiara una cosa: al di là dei titoli sensazionalistici riguardanti il piano “faraonico” dell'Europa riguardo le spese militari (se lo chiamano RIARMO significa quindi che attualmente gli stati membri europei sono disarmati?), qual è il collateral alla base delle emissioni obbligazionarie? La speranza che verranno acquistate? Qual è il piano preciso? La strategia riguarda ogni Paese o è congiunta? Non esiste. Eppure c'è un'aria di euforia che ormai tutto è risolto e l'UE è risorta. Anzi, i fondi pensione (ma guarda un po' il caso...visto che la demografia li sta falciando, devono ricorrere a rendimenti più alti dagli investimenti per stare al passo con le prestazioni) sono ansiosi di poter acquistare questa paccottiglia. Se prendiamo un proxy qualunque, come la produzione industriale, notiamo che dopo tutta quella vagonata di soldi partoriti dal Next Generation EU le cose sono peggiorate. Con la FED che si fa gli affari propri e i rubinetti fiscali dello zio Sam chiusi su più livelli, così come quelli della BoJ, e presto anche quelli della PBoC che saranno necessari esclusivamente a livello interno, CHI comprerà i nuovi bond SURE europei senza che esistano garanzie credibili? Rimangono solo la BCE e la BoE. Questa storia del riarmo è una gigantesca farsa per nascondere una verità che diventerà sempre più impellente man mano che passerà il tempo, proprio perché le menzogne richiedono un progressivo afflusso di denaro per essere tenute in piedi mentre la verità si vende da sola: l'euro è finito e con esso l'UE. Un altro problema sorvolato dai commentatori con lo scolapasta in testa sono le materie prime. Le spese “faraoniche” immaginate dalla UE devono fare i conti con la scarsità del mondo reale: costruire qualcosa, che siano armi o altro, necessità di input. Se questi vengono usati per creare qualcosa che non è percepito come urgente, toglierà input a quelle industrie che invece soddisfano i bisogni più urgenti degli individui. Il risultato è un aumento dei prezzi. Non solo, ma essendo l'Europa una landa desolata dal punto di vista delle commodity, esse devono essere importate. Che si tratti, quindi, di armi o centrali nucleari, nonché il relativo propellente, le commodity dovranno venire dall'estero. Chi le fornirà? La Russia? Gli USA? La Cina? Tutte queste hanno buone ragioni per tenerle per sé, o farle pagare un occhio della testa. Trump non è un idiota visto che continua a parlare della Groenlandia (oltre alla posizione militare strategica). La notizia recente riguardo la Cina che abbandona le clearing house europee e si apre la propria, sottolinea una realtà scottante: i cinesi vendevano all'Europa perché costituita da una popolazione in media benestante. Questa ricchezza è stata persa sempre più in ostaggio dalla Commissione europea e dalla BCE per le proprie macchinazioni, quindi ne rimane poca per il resto. Ora è la povertà a essere incalzante, come evidenziato dagli Stati sociali ipertrofici. A meno che non si voglia un'inflazione dei prezzi galoppante, dovranno essere sgonfiati a vantaggio delle spese militari. Altrimenti se queste ultime vengono aumentate in concomitanza con quelle degli Stati sociali, dovrà aumentare altresì la tassazione anche. La situazione economica generale, inoltre, è un disastro, dato che le nazioni UE non riescono a resistere in un ambiente in cui i tassi di riferimento sono del 3%. Milei c'ha messo circa un anno per vedere i primi risultati della sua “terapia shock”, aspettatevi lo stesso lasso di tempo per gli USA... giusto in tempo per le elezioni di medio termine. “Short term pain, long term gain”, un concetto che in Europa non sanno nemmeno dove sta per casa. Non solo, ma l'inaffidabilità dell'UE è segnalata anche dal comparto bancario commerciale restio a concedere prestiti, nonostante i commentatori con lo scirocco nella scatola cranica piuttosto che un cervello parlino di “mutui agevolati”. E non scordiamoci un elemento essenziale: il piano della cricca di Davos e degli inglesi è quello di fregare gli obbligazionisti, operando un haircut del debito pubblico. Altrimenti perché non avrebbero remore ad affondare ancor di più nei debiti e fare promesse ancora più ardite e fuori dal mondo?

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di Drieu Godefridi

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/chi-e-che-sta-davvero-distruggendo)

L'idea fondante dell'Unione Europea era quella di costruire, attraverso la prosperità condivisa, una solidarietà e un senso di destino comune tra le nazioni d'Europa. Ecco perché sono state formate tre comunità: l'economia, il carbone e l'acciaio e l'energia nucleare. Fino al 2000 circa, in termini di crescita e innovazione, l'economia europea, anno dopo anno, era alla pari con quella americana.

Di quanto accadeva allora non rimane nulla. Nessuno degli attuali leader dell'UE si preoccupa del benessere finanziario degli europei. Il carbone è considerato il combustibile del diavolo e l'energia nucleare è aborrita dalle élite europee, le quali affermano di preferire le inefficienti e irregolari turbine eoliche. Dal 2000 l'economia europea è impantanata nella stagnazione, che è peggiorata dal 2008 e minaccia di raggiungere il suo apice nei prossimi anni, concludendosi con la distruzione dell'Europa.


Green deal

L'UE è una rete di istituzioni con cui un americano non troverebbe nulla di familiare, quindi diciamo solo che questa rete è dominata da un'istituzione: la Commissione europea. È una specie di “governo” europeo con il monopolio sulle iniziative legislative. Nulla viene votato nell'UE senza il consenso della Commissione.

Essa non nasconde il fatto che la sua priorità assoluta è il cosiddetto Green Deal: trasformare l'Europa in una “società a zero emissioni di anidride carbonica” entro il 2050. Ciò significa raggiungere un equilibrio tra le emissioni di gas serra prodotte e quelle assorbite in modo naturale o tecnologico. Le strategie chiave dell'UE per raggiungere questo equilibrio includono la riduzione delle emissioni aumentando l'uso di fonti di “energia rinnovabile” come solare, eolico, idroelettrico e biomassa, migliorando l'efficienza energetica di edifici, veicoli e industrie, oltre a spostarsi verso processi industriali a basse o zero emissioni, in particolare in settori come quello dell'acciaio, del cemento e dei prodotti chimici. Mirano anche a sviluppare tecnologie di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica (CCS) per assorbire e immagazzinare la CO₂ da fonti di combustione o dall'aria. L'anidride carbonica catturata viene solitamente immagazzinata in formazioni geologiche come giacimenti di gas naturale esauriti o vecchie miniere di carbone. In Europa, il fondale marino del Mare del Nord funge da luogo ideale per lo stoccaggio.

Il problema è che queste tecnologie sono estremamente costose. Imporle nel modo che richiede zero emissioni implica costi aggiuntivi impossibili da digerire per qualsiasi economia sviluppata. Questo è probabilmente il motivo per cui queste tecnologie CCS svolgono un ruolo marginale in Europa. La verità è che la riduzione delle emissioni di CO₂ in Europa è dovuta quasi esclusivamente all'industria che abbandona l'Europa. Questo è il piccolo sporco segreto del Green Deal: l'Europa sta riducendo le sue emissioni di CO₂ nella misura e in proporzione alla distruzione della sua industria.

L'industria devastata in Europa, tuttavia, rinasce immediatamente altrove nel mondo: in Asia orientale, in Sud America e, naturalmente, negli Stati Uniti. Ciò significa che le emissioni di CO₂ distrutte in Europa ricompaiono come per magia da qualche altra parte, prima che i prodotti di quella particolare industria vengano riesportati in Europa. Nella maggior parte dei casi, poiché trasportare qualsiasi cosa emette CO₂, il bilancio in termini di questo gioco di prestigio europeo nel ridurre le emissioni globali di CO₂ è negativo.

Il motivo dichiarato e la ragion d'essere del Green Deal è salvare il clima, che nei circoli europei è spesso scritto con la C maiuscola, il che la dice lunga sulla religiosità dell'intero approccio. Per “salvare il pianeta”, ci viene detto, dobbiamo ridurre le emissioni di CO₂.

L'unico modo tecnologico che conosciamo finora per ridurre le emissioni di CO₂ è l'energia nucleare. Le “élite” dell'UE, tuttavia, odiano l'energia nucleare: il loro vero obiettivo non è mitigare il cambiamento climatico e “salvare il pianeta”, ma forzare un'uscita dal capitalismo e tornare all'economia di sussistenza che è sempre stata l'ambizione, il sogno e l'orizzonte degli ambientalisti, molto prima che si parlasse di riscaldamento globale. “Il capitalismo sta uccidendo il pianeta”, viene scritto sul The Guardian.


Libertà di parola

Se c'è una realtà che i leader il cui potere è fondato sui miti detestano, è la trasparenza. Mentre nel 2020 il potere dei media generalisti americani consentiva ancora di far credere alla gente che il laptop di Hunter Biden fosse un'operazione di disinformazione russa, negli ultimi anni questo potere è stato ridotto a brandelli. Lo stesso cambiamento sta avvenendo in Europa, sotto l'influenza non dei social network europei, perché non esistono, ma di quelli americani, come X. L'élite dell'UE ha perso il controllo della narrazione. Gli europei si stanno allontanando in massa dalle bugie e dai miti del Green Deal.

Questo è qualcosa che l'UE non può tollerare. Con l'adozione del Digital Services Act (DSA), l'UE ha voluto darsi uno strumento con cui sottomettere le piattaforme americane, ed è obbligata a finanziare orde di censori per dare la caccia ai contenuti che non sono d'accordo con i dettami della Commissione Europea. L'UE ha richiesto una multa del 6% dei ricavi mondiali ai social media, cosa che ucciderebbe inevitabilmente tali piattaforme.

Questi censori senza volto, che non devono rendere conto a nessuno, dovrebbero rimuovere tutti i contenuti che incitano all'odio, alla discriminazione o alla transfobia. Nessuno di questi termini vaghi può essere definito rigorosamente. Data l'assenza di definizioni precise, i censori fanno quello che vogliono. L'arbitrarietà è totale. In pratica, essi reprimono i cosiddetti contenuti “di destra”, lasciando stare invece tutto ciò che è antisemita, islamista e marxista.

Questo, a quanto pare, è il punto. La sinistra europea, come quella americana, dedica un antagonismo illimitato a tutto ciò che non pensa faccia il suo vantaggio, non parla come essa, non sogna, non mangia o non lavora come essa.

Con l'introduzione di una legislazione come il DSA, l'Europa si sta affermando come un attore importante nel campo della censura, seguendo l'esempio di Cina, Iran, Russia e Paesi islamici, oltre a contribuire all'involuzione della civilizzazione del continente europeo. Dopo tutto, la libertà non è forse la definizione, la ragion d'essere e l'unico criterio distintivo della civiltà occidentale?


Confini aperti

Non passa settimana in Europa senza che un immigrato clandestino, un migrante recente, un richiedente asilo, o un afghano che si trovi nel continente europeo senza che nessuno sappia in quale veste, falcia deliberatamente pedoni, accoltella giovani donne, o massacra neonati e bambini piccoli. L'Europa sta vivendo la peggiore crisi migratoria dai tempi delle invasioni normanne e islamiche dell'Alto Medioevo.

Questa situazione senza freni non è una calamità naturale: è il risultato di una serie di decisioni politiche, condivise tra l'UE, la Corte europea dei diritti dell'uomo e gli stati membri. L'UE in particolare, essendo un mercato senza confini, ha creato e sviluppato un servizio di guardia di frontiera esterna, FRONTEX. Il problema è che, allo stato attuale del diritto europeo (UE + CEDU), queste guardie di frontiera forniscono un servizio di traghetto gratuito tra l'Africa e l'Europa. Il diritto europeo proibisce loro di respingere gli immigrati clandestini quando vengono intercettati. Sono obbligati a portarli nell'Unione europea in modo che possano esercitare tutti i loro “diritti”.

In Europa, ancora più che negli USA, una volta che un immigrato clandestino è nel continente, nella stragrande maggioranza dei casi, ci rimane: milioni di loro. Gli europei guardano con stupore le loro orgogliose città (Parigi, Berlino, Bruxelles, Roma, Londra) subire metamorfosi demografiche in tempo reale, mentre folle piene di odio marciano per le loro strade gridando slogan antisemiti e altre maledizioni prese in prestito dalla loro cultura nativa.


L'UE può essere salvata?

Una delle ragioni per cui la democrazia esiste è consentire un pacifico cambio di leadership e politica. Nelle ultime elezioni del Parlamento europeo, gli europei hanno votato in massa a destra, in reazione e rabbia contro le politiche della Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen. Ciò che ha fatto infuriare gli elettori è il Green Deal, che rende l'energia inaccessibile, e il caos migratorio, ora pesantemente tinto di islamismo e odio per gli ebrei.

Cosa è uscito da quelle elezioni? Una nuova Commissione von der Leyen! Con un programma diverso? No, con un programma ancora più radicale, ambientalista e censorio della prima Commissione von der Leyen. È come se gli americani avessero votato repubblicano al 60% e il presidente nominato fosse un socialista. Com'è possibile, quando l'Europa afferma di giurare di agire in base a “principi democratici”?

A quanto pare per due fattori. Il primo: il gruppo più numeroso nel Parlamento europeo è il Partito Popolare Europeo (PPE) di centro-destra. Questo gruppo è numericamente dominato da CDU/CSU tedesca, il partito dell'ex-cancelliera Angela Merkel. Il suo partito, tuttavia, è più a sinistra del Partito Democratico statunitense sulla maggior parte delle questioni politiche. Il suo sostegno all'ambientalismo più ottuso, e in particolare al Green Deal, è totale, pertanto quando si è trattato di imporre un nuovo presidente della Commissione europea dopo le elezioni di giugno 2024, CDU/CSU hanno scelto qualcuno tra i suoi ranghi che avesse forti convinzioni ambientaliste: Ursula von der Leyen.

Il secondo e più importante fattore è che l'UE è, in realtà, una democrazia Potemkin. Sembra all'apparenza una democrazia, ma in realtà è una burocrazia autoritaria. Non c'è alcuna elezione da parte dei cittadini di un parlamento degno di questo nome, nessuna trasparenza, nessun ricorso e, a quanto pare, nessun modo di eliminare l'organizzazione o una qualsiasi sua parte. I cittadini europei possono votare come vogliono, ma è un'élite auto-nominata all'interno delle istituzioni europee che decide il futuro dell'Europa. Queste “élite” faranno di tutto per mantenere sé stesse e la loro ideologia al potere. La scorsa settimana il quotidiano olandese De Telegraaf ha rivelato che la prima Commissione von der Leyen aveva finanziato ONG ambientaliste per fare pressione sui membri del Parlamento europeo — lunga vita alla separazione dei poteri! — e sui cittadini a favore del Green Deal.

Inoltre il Qatar si è infiltrato nel Parlamento europeo, comprando parlamentari per promuovere i propri interessi e la propria visione islamista del mondo. Che le persone votino a sinistra o a destra, non fa differenza: la Von der Leyen e il suo programma ambientalista di estrema sinistra sono ancora al potere. Si può misurare il senso di alienazione che devono provare gli europei, costretti a finanziare una burocrazia corrotta che lavora contro i loro interessi?

Quando si tratta di migrazione, economia, libertà di parola e democrazia, l'UE non è la soluzione a nessun problema. L'UE è il problema.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 5 febbraio 2025

Libertà di parola in America & censura europea

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Drieu Godefridi

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/liberta-di-parola-in-america-and)

• Ciò che conta è la solidarietà che si sta creando tra le principali piattaforme di social media statunitensi e la nuova amministrazione statunitense a sostegno della libertà di espressione.

• La nuova amministrazione statunitense non tollererà che un'Unione Europea, la quale sta scivolando verso l'autoritarismo e che allo stesso tempo dipende più che mai dal potere americano, imponga multe da decine di miliardi di dollari alle principali aziende tecnologiche americane.

• Sarebbe nell'interesse duraturo dell'Europa prepararsi al ritorno di una libertà di espressione senza restrizioni.

Chiunque voglia valutare la portata della deriva normativa dell'Unione Europea deve leggere gli articoli 34 e 35 del Digital Services Act (DSA).

Data la loro lunghezza è impossibile citarli integralmente qui, quindi ecco un estratto.

Articolo 34 del DSA, “Valutazione del rischio”:

1. Le piattaforme online di grandissime dimensioni e i motori di ricerca online di grandissime dimensioni identificano, analizzano e valutano diligentemente tutti i rischi sistemici nell'UE derivanti dalla progettazione o dal funzionamento del loro servizio e dei relativi sistemi, compresi i sistemi algoritmici [...] e includono i seguenti rischi sistemici [...] (a) la diffusione di contenuti illegali tramite i loro servizi (i quali includono “incitamento all'odio”); (b) tutti gli effetti negativi, reali o prevedibili, sull'esercizio dei diritti fondamentali, in particolare i diritti [...] alla non discriminazione; (c) tutti gli effetti negativi, reali o prevedibili, sul dibattito civico e sui processi elettorali, nonché sulla sicurezza pubblica; (d) tutti gli effetti negativi, reali o prevedibili in relazione [...] alla salute pubblica [...] e gravi conseguenze negative per il benessere fisico e mentale della persona [...].

L'articolo 35, “Mitigazione dei rischi”, obbliga queste piattaforme ad adottare un intero arsenale di misure preventive e repressive per impedire la condivisione di informazioni che scontentano la Commissione europea.

In breve, l'idea è di costringere queste piattaforme a pagare orde di funzionari pubblici per dare la caccia alle opinioni che non piacciono al Padrone europeo. La natura preventiva di queste misure significa che possono essere descritte come censura, perché i termini usati dal legislatore europeo — odio, non discriminazione, discorso civico, processo elettorale, sicurezza pubblica, salute pubblica, benessere — sono talmente vaghi che i censori con le forbici (digitali) tagliano dove vogliono, a capriccio del Padrone europeo.


Nel frattempo, negli Stati Uniti...

Elon Musk non ha mai nascosto la sua adesione al concetto americano di libertà di espressione, secondo cui essa è indipendente da quanto stabilito dalla legge.

Al contrario, secondo la Convenzione europea sui diritti dell'uomo, l'espressione è libera con eccezioni legali. Per molto tempo queste eccezioni sono state rare, con il risultato che l'espressione è rimasta quasi libera in Europa come negli Stati Uniti. Negli ultimi 30 anni, tuttavia, queste eccezioni europee alla libera espressione si sono moltiplicate (odio, discriminazione, razzismo, islamofobia, transfobia e così via) al punto che i cittadini europei, compresi quelli nel Regno Unito, vengono ora arrestati, processati e imprigionati per aver espresso idee inappropriate su Facebook, X e altri social media.

Ma allora, potreste chiedervi, perché i due concetti di espressione — libera negli Stati Uniti, censurata in Europa — non possono coesistere, ciascuno a modo suo, nei rispettivi continenti?

Il problema è che l'Unione Europea ha una concezione imperialista della sua regolamentazione. L'UE non regola l'Europa; vuole regolare il mondo. Fedele alle tradizioni giurisprudenziali tedesca e francese, l'UE si vede come una sorta di modello legislativo per il pianeta. Non solo sta prendendo l'iniziativa di regolamentare settori che prima non erano regolamentati, ma sembra anche aspettarsi che il resto del mondo segua l'esempio.

L'UE sta sostenendo le sue normative globali con sanzioni altrettanto globali. Apple è stata di recente colpita da una multa dell'antitrust europeo da $2 miliardi. Le violazioni del Digital Services Act (DSA) sono punibili con sanzioni calcolate in percentuale dei ricavi — quindi non più dei profitti — in tutto il mondo. Nel caso di aziende come Meta (Facebook) o X, stiamo parlando di multe che ammontano a miliardi di dollari. Dal momento che non sono in grado di innovare, gli europei tassano gli americani.

Tutte le “grandi piattaforme” che l'Unione Europea sta regolamentando con imperiale alterigia sono in realtà americane, pertanto nessuna di esse è soggetta all'UE. Come osserva l'esperto di tecnologia, Jason Oxman , “l'UE [è] diventata tanto sterile nell'innovazione quanto fertile nella regolamentazione”.

Ciò mette l'UE e il suo DSA in rotta di collisione con la nuova amministrazione Trump. Con incredibile ingenuità, l'8 gennaio i media tedeschi hanno chiesto che le sanzioni del DSA venissero applicate a X e a Meta (Facebook).

La notizia principale del 7 gennaio è stata il dietrofront, almeno per ora, di Mark Zuckerberg e del suo Facebook/Instagram e l'abbraccio del concetto muskiano di libertà di parola, più o meno come sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti. Che questo sostegno sia o meno egoistico è irrilevante. Ciò che conta è la solidarietà che si sta forgiando tra i principali social media statunitensi e la nuova amministrazione statunitense a sostegno della libertà di espressione.

Di conseguenza o la libertà di parola americana si imporrà all'Europa, o, cosa meno probabile — a meno che gli europei non mostrino un improvviso desiderio di tirannia — l'Europa imporrà la sua concezione alle piattaforme americane. Non può esserci coesistenza dei due concetti. Se l'UE avesse legiferato solo per l'Europa e avesse previsto sanzioni locali, i due concetti avrebbero potuto coesistere. L'arroganza della visione dell'UE di sanzioni globali rende improbabile questa coesistenza.


Il re europeo è nudo

Una previsione: la libertà di parola americana vincerà. L'Europa è debole e l'UE come burocrazia è sempre più odiata dagli europei, e non senza valide ragioni. Senza la NATO l'Europa non esisterebbe militarmente. Senza garanzie di sicurezza americane, l'Europa può prepararsi al ritorno delle truppe russe a Berlino. Soprattutto, l'Europa esporta più negli Stati Uniti di quanto importi. Nel 2022 il commercio di beni e servizi tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea ha totalizzato circa $1.300 miliardi. Le esportazioni statunitensi ammontavano a $592 miliardi e le importazioni a $723,3 miliardi, come Trump ci ricorda in ogni sua conferenza stampa.

La nuova amministrazione statunitense non tollererà l'imposizione di multe da decine di miliardi di dollari alle principali aziende tecnologiche statunitensi da parte di un'UE che sta scivolando verso l'autoritarismo e che allo stesso tempo è più che mai dipendente dal potere americano. Per immaginare il contrario, bisognerebbe essere stupidi come un burocrate tedesco.

Sarebbe nell'interesse duraturo dell'Europa prepararsi al ritorno di una libertà di espressione senza restrizioni.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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