lunedì 14 aprile 2014
Il socialismo dell'Europa e della Svizzera ha reso gli immigrati un problema politico
di Frank Hollenbeck
Il partito populista svizzero, Unione Democratica di Centro, ha promosso e vinto un referendum per limitare il numero di immigrati nel paese. Il partito ha accusato gli immigrati di un abbassamento generale dei redditi e di "rubare" posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati ai cittadini svizzeri. Ha anche incolpato gli immigrati per una miriade di altri problemi minori, come la scarsità di case e gli imbottigliamenti stradali. L'esito del referendum dispone che la Svizzera debba rinegoziare entro tre anni l'accordo bilaterale con l'UE sulla libera circolazione delle persone, o revocarlo del tutto.
La reazione dell'UE alla votazione svizzera è stata rapida. Ha sospeso i colloqui con la Svizzera sulla sua partecipazione alla ricerca Horizon e ai programmi di Erasmus. Ha anche fatto trapelare la possibilità di ulteriori sanzioni e ha dichiarato che l'attuale accordo bilaterale tra l'UE e la Svizzera non permette scelte selettive sulla circolazione dei lavoratori.
La risposta disattenta dell'UE alla votazione svizzera, dimostra che i politici europei sono ciechi alle implicazioni del voto svizzero il quale, in realtà, riflette la punta dell'iceberg politico.
La Svizzera è un paese con uno standard di vita elevato e un tasso di sisoccupazione molto basso (4.1%). Eppure la maggioranza ha votato per cacciare gli immigrati. Avremmo potuto aspettarci scelte simili in paesi che stanno messi molto peggio, come la Grecia e la Spagna, dove i tassi di disoccupazione sono a livelli record e la disoccupazione giovanile sfora il 50%. Il partito anti-immigrazione della Francia, il Fronte Nazionale, ha ottenuto buoni risultati alle elezioni locali e si è prenotato per svolgere un ruolo di primo piano nel prossimo futuro. Purtroppo, la piattaforma economica del partito è a favore di un controllo ancora più centralizzato, barriere commerciali e protezionismo clientelare.
E' un peccato che il socialismo europeo abbia portato a questi sentimenti anti-immigrati. Molte di queste posizioni, dopo tutto, sono basate su falsità radicate in idee popolari sbagliate.
La prima falsità è che abbiamo una quantità fissa di posti di lavoro disponibili. Se fosse davvero così, allora le più grandi popolazioni avrebbero i tassi di disoccupazione più elevati. Un esempio semplice chiarisce questo punto. Supponiamo di avere 100 persone che producono 100 cose. Che cosa accadrà alla disoccupazione se aggiungiamo 100 persone a questa comunità? I nuovi saranno disoccupati? Certo che no, i 100 nuovi individui producono e consumano. I nuovi arrivati permetteranno alla comunità di produrre e consumare molto più di 200 cose, grazie alla specializzazione del lavoro.
La crescita economica deriva da due fonti. La prima è un aumento della base di capitale, la quale aumenta la produttività marginale del lavoro. La seconda dagli utili derivanti dalla divisione del lavoro. L'aggiunta di 100 persone permette un aumento generale del livello di vita di tutti gli individui nella comunità. L'immigrazione in Svizzera ha aumentato, non diminuito, il tenore di vita del cittadino medio svizzero. Conduce ad un aumento dei salari reali, non ad una diminuzione. Gli immigrati hanno permesso al cittadino medio svizzero di specializzarsi meglio in altri campi, raccogliendo profitti lungo le linee del vantaggio comparato. Ciò che è vero per gli scambi tra le nazioni (entrambe guadagnano), vale anche per gli scambi tra gli individui. Che fine avrebbe fatto il rinomato settore farmaceutico svizzero senza il 45% di impiegati (la maggior parte dei quali è costituita da scienziati altamente qualificati) non svizzeri che lo compongono?
La seconda falsità vuole che gli immigrati siano i responsabili della mancaza di immobili. Fissando la sua moneta a 1.2 franchi svizzeri rispetto all'euro, la banca centrale svizzera ha ceduto il controllo della sua offerta di moneta. Dal 2007 l'offerta di moneta (M1) è aumentata oltre il 100%. Ciò ha gonfiato una bolla immobiliare e ha portato ad un aumento generale dei costi degli affitti. Inoltre, le leggi d'uso del suolo ed altri impedimenti edili hanno creato la stessa carenza di immobili come in Francia.
Che dire della congestione del traffico? Naturalmente è il settore pubblico, e non quello privato, che è responsabile per la costruzione delle strade e l'organizzazione del flusso del traffico. Gli elettori svizzeri sembrano dimenticare che anche gli immigrati pagano le tasse, le quali vengono utilizzate per costruire le infrastrutture stradali.
Il referendum avrà un maggiore impatto sull'economia svizzera rispetto a quello che pensano molti commentatori. La Svizzera è fortemente dipendente da una miriade di multinazionali. Raramente queste corporazioni esitano quando si tratta di cambiare la loro struttura per essere più competitive. Caterpillar ha stabilito la sua sede europea a Ginevra, principalmente perché ha negoziato con il governo svizzero un importante accordo sulle imposte sui redditi d'impresa. Questo accordo fiscale ha giustificato gli stipendi sensibilmente più elevati che Caterpillar paga ai suoi dipendenti svizzeri. Non ha molto senso che Caterpillar resti a Ginevra se è limitata, o incerta , sul numero di stranieri che può assumere. Caterpillar può spostare facilmente la sua sede in un paese dell'Unione Europea che consenta una libera circolazione di lavoratori e capitale, soprattutto se può negoziare un altro accordo sulle imposte sui redditi d'impresa in quei paesi (ad esempio, Spagna o Portogallo) alla disperata ricerca di investimenti esteri.
Il referendum svizzero ci mostra che si sta avvicinando una tempesta, e gli eurocrati sembrano ignorare la necessità di rivedere il loro modello socialista. Il governo greco, per esempio, ha dimostrato chiaramente di preferire che la sua popolazione sprofondi nella povertà (44%), che la sua nazione venga declassata da "sviluppata" a "in via di sviluppo" e che il suo tasso di suicidi raggiunga livelli record, piuttosto che attuare riforme strutturali seriamente orientate al mercato.
Benjamin Franklin disse una volta: "La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa avere per pranzo," e le implicazioni sono molto importanti poiché la maggior parte lavora per il governo o dipende dal governo per il proprio sostentamento. Naturalmente, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile se i governi non potessero stampare denaro così liberamente. La tassazione diretta avrebbe reso chiaro alla popolazione che non esistono i pasti gratis.
Il socialismo svizzero ed il legame con l'euro hanno reclamato il loro pedaggio sull'economia svizzera, e molti immigrati ne pagheranno il prezzo. E' probabile che le cose peggiorino nel resto d'Europa, prima che possano migliorare.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
venerdì 11 aprile 2014
Bolla immobiliare 2.0
di David Stockman
Le grandi campagne di stampa monetaria della FED inondano i canyon di Wall Street con denaro a costo zero. Cioè, la nostra banca centrale canaglia consente agli speculatori ed ai giocatori d'azzardo di accumulare enormi posizioni patrimoniali con prestiti a breve termine quasi gratuiti. E' come assemblare un'auto con acciaio, pneumatici , batterie, elettronica e vernice praticamente a costo zero. (Vedi “Yellenomics: The Folly of Free Money”)
Questa equazione truccata dovrebbe produrre un "effetto ricchezza" e quindi ingannare le masse affinché spendano di più oggi, lasciando il futuro in mano ai loro conti IRA. Purtroppo, dopo tre bolle devastanti in questo secolo — dotcom, immobiliare e il crollo azionario del 2008-09 — le masse non stanno abboccando all'amo della FED.
Pertanto l'unico "effetto ricchezza" tangibile è quello che passa attraverso la stampante monetaria della banca centrale ed il conseguente aumento dei prezzi degli asset, permettendo ai ricchi di diventare ancora più ricchi. Dopo tutto l'1% possiede più del 40% degli asset finanziari, ed il 10% ne possiede quasi i quattro quinti.
Gli zeloti accademici che gestiscono la FED stanno armeggiando con un sistema perverso che dona enormi vantaggi agli strati sociali superiori. Ma la ZIRP punisce ed indebolisce Main Street, e non c'è modo migliore di vederlo se non nella falsa ripresa immobiliare in corso — soprattutto il mini-boom dei prezzi delle case eruttato a Phoenix, Los Vegas, Sacramento, California del Sud e Florida, gli stessi luoghi gravemente tartassati dal crollo del 2007-2009.
Gli speculatori e gli hedge fund, armati con denaro quasi gratis, sono sempre a caccia di un nuove "asset class" con cui fare carry trade. Così, quando i prezzi delle case sono scesi del 40-70% nei mercati subprime più devastati e hanno causato un massiccio aumento dei pignoramenti, i giocatori d'azzardo di Wall Street non hanno perso tempo. Ben presto i loro agenti hanno raggiunto i gradini dei tribunali, aumentando i pignoramenti nell'ordine delle centinaia e delle migliaia. E nel casinò americano alimentato dalla FED, niente attirerà di più il carry trade di queste "nuove asset class" con prezzi in costante aumento.
I prezzi delle case in molti di questi mercati erano morti stecchiti, ma improvvisamente sono saliti del 25-50% nel corso di una breve intervallo di 10-20 mesi nel 2012-2013. Ed è fondamentale capire la ragione di questa inversione scioccante: gli hedgies di Wall Street e gli amanti dell'LBO alimentano la frenesia di acquisto in luoghi come Phoenix senza mai svenarsi col portafoglio — dal momento che si vantano di comprare basso e vendere alto. Ma lo fanno inseguendo i fogli di calcolo dei modelli finanziari, credendo che ogni prezzo sia "a buon mercato" finché i suddetti modelli sputano fuori l'IRR previsto (tasso interno di rendimento).
Ed è qui che entrano in gioco gli effetti funesti del nostro regime monetario pianificato centralmente. Questi modelli postulano periodi di investimento da 2-5 anni ed incorporano la promessa che la FED manterrà i tassi di interesse "bassi" durante quell'intervallo temporale. Con costi bassi e carry trade stabili, i ventinovenni in abiti da $5,000 dollari arriveranno a Scottsdale (AZ) a cavallo di tosaerba John Deere per far funzionare le loro nuove asset class — cioè, ricoprire il ruolo di proprietari di case unifamiliari in tutte le zone residenziali. Dopo aver accumulato migliaia di tali proprietà nei tribunali, ora sono in affari nel neonato business "buy to rent."
Come fanno questi "padroni di casa" della Harvard Business School a sapere cosa inserire nelle spese di gestione provvisorie (es. le erbacce, le infestazioni degli alberi, la muffa in cantina, le riparazioni idrauliche, la manutenzione del tetto e le lamentele dell'affittuario)? Non lo sanno! Le enormi operazioni messe insieme da artisti del calibro di Blackstone (@ 40,000 abitazioni) e Colony Capital (@ 20,000 abitazioni) sono in realtà affari "virtuali" in cui quasi tutti ricoprono il ruolo di "appaltatori." Ma questo è un eufemismo per ex-carpentieri, broker nel campo dei mutui subprime e periti immobiliari che hanno perso il lavoro dopo il crollo del settore immobiliare. Ora sono stati riciclati come acquirenti, esperti, consulenti e operatori nell'attività principe di questa nuova generazione di padroni di casa. Ed il loro compito è quello di generare volume – proprio come ai tempi dei mutui subprime: nome diverso, stessa vecchia storia.
E' possibile, quindi, che gli econometrici di Wall Street stiano sfornando modelli che includano costi irrisori e insostenibili sugli interessi, sottovalutando pesantemente le spese di gestione? No — è assolutamente certo! Di conseguenza, i loro modelli li hanno spronati a fare offerte troppo alte per le proprietà immobiliari. A dire la verità, questa nuova banda di "padroni di casa" non è affatto composta da cosiddetti pesci piccoli; stanno semplicemente cavalcando l'ennesima bolla.
In realtà, gli speculatori veterani di Wall Street non sono diventati miliardari con l'imprudenza o con storie d'investimento non plausibili. Conoscono a menadito il ciclo boom/bust seriale della FED. Siamo ora al terzo round sin dal 1990 e la formula vincente è chiara. In primo luogo, accumulare il più possibile gli asset scoppiati (a seguito della bolla) dopo che si è toccato il fondo; poi "finanziare" questi investimenti con titoli spazzatura e titoli cartolarizzati quando i money manager vanno alla disperata ricerca di rendimenti; e infine dirigersi verso la rampa d'uscita non appena si registrano guadagnai per un paio di trimestri e si possono infinocchiare i ritardatari alla festa (es. fondi comuni e investitori azionari) con qualche proiezione di profitto.
Dato questo scenario, l'imperativo è la velocità, il volume, la crescita del fatturato e degli investimenti. Non sorprende, dunque, che l'ultima cosa a cui stavano pensando gli speculatori di Wall Street era dare fondo alle loro risorse per riparare i tetti, quando 24 mesi fa si sono buttati a capofitto nei mercati immobiliari. Invece hanno abbracciato modelli d'investimento "O&M Lite" (gestione e manutenzione) — fiduciosi che il ciclo economico brevettato della FED avrebbe permesso loro di estrarre il biglietto vincente prima (per così dire) che i tetti sarebbero davvero crollati.
La miracolosa ripresa dei prezzi degli immobili in questi mercati corrisponde ad una sola cosa: un'altra bolla immobiliare — questa basata su una forma istituzionale di mutui subprime piuttosto che mutui retail. In particolare, i laboratori di metanfetamina di Wall Street hanno già inventato una nuova variante di rifiuti tossici sotto forma di rendite cartolarizzate. Detto in modo diverso, ora stanno affettando e sminuzzando i flussi di reddito sulla base di modelli ipotetici che prendono in considerazione l'occupazione media, il volume d'affari degli affittuari, gli aumenti degli affitti, i costi di riparazione e molto altro. Tutto ciò non è testato e probabilmente inconoscibile, poiché questo settore — distaccato da quello degli affitti — è nato solo ieri.
In sostanza, non dovrebbe essere tanto difficile capire perché la bolla della finanza della FED sia così perversa. Basta considerare la tesi controfattuale: immaginate che non ci sia un carry trade sulle linee bancarie e su altri tipi di finanziamento utilizzati per finanziare la fase di accumulo degli asset; ipotizziamo che per soddisfare i loro compensi, i manager (impauriti dal reddito fisso) non siano costretti ad inseguire un rendimento fino in fondo allo spettro del rischio; e supponiamo l'assenza di mercati IPO che prevedibilmente si arroventano durante le ultime fasi di queste bolle sponsorizzate dalla FED.
In queste condizioni non avreste tipi con abiti da $5,000 a cavallo di John Deere diretti a Scottsdale, né econometrici da strapazzo intenti a riparare tetti. Avreste invece esiti di libero mercato, dove le famiglie che hanno scelto di affittare case unifamiliari darebbero soldi a "signorotti" finanziariamente sobri ed operativamente competenti. L'idea che Colony Capital di Los Angeles o Blackstone di Park Avenue posseggano economie di scala magiche nel mercato degli affitti familiari, è semplicemente folle.
Ancora più importante, in un libero mercato non avreste movimenti di prezzo del 35% in 15 mesi. Ciò potrebbe accadere nei mercati del grano durante un periodo di siccità, ma non nel segmento immobiliare dove il giro d'affari degli asset è lento, i costi di transazione sono elevati, la domanda organica è vincolata all'espansione dei redditi delle famiglie e non ci sono picchi di hot money.
Purtroppo, i possessori di dottorati che assecondano il nostro politburo monetario sono letteralmente degli idraulici monetari amanti dei numeri: immaginano di dover pompare aggressivamente la "domanda" nella vasca economica della nazione, altrimenti nota come PIL potenziale. Di conseguenza, il fatto che i prezzi delle case siano aumentati per 19 mesi consecutivi ed abbiano sperimentato i loro più grandi guadagni sin dal 2005, è la prova che il livello dell'acqua sta arrivando al bordo – proprio dove avevano sperato.
L'errore qui è l'incapacità di considerare la qualità e l'origine dei numeri, non soltanto le loro grandezze quantitative. I prezzi in aumento in questa bolla immobiliare 2.0 non sono dovuti alla domanda organica, salutare e sostenibile dei proprietari. Quest'ultima è una funzione legata all'aumento dei salari delle famiglie, cosa decisamente scarsa. In effetti, i redditi salariali reali sono saliti solo del 2% rispetto a sette anni fa, quando la prima bolla immobiliare aveva raggiunto l'apice.
In verità, la FED è finita in un rompicapo economico. Il suo strumento, la ZIRP, non genera altro che un ciclo di aumenti dei prezzi degli asset del tutto avulsi dall'economia reale di Main Street.
Emergono due fattori chiave da questa bolla immobiliare 2.0. In primo luogo, la percentuale di case vendute in cambio di contanti è aumentata dallo storico 10% al 50% — un aumento sbalorditivo se pensiamo che oggi le famiglie non sono tanto a filo col denaro contante. Ma i bidoni di denaro che sono stati scaricati nei quartieri residenziali dai nuovi proprietari di Wall Street, hanno disattivato il “mortgage loan governor” sui prezzi degli immobili residenziali — un meccanismo che storicamente ha mantenuto i prezzi delle case ancorati ai rimborsi, ai redditi ed a rapporti passivi/attivi prudenti.
La ZIRP della FED non solo ha fatto volare i prezzi delle abitazioni, ma ha anche buttato fuori dal mercato i salariati onesti. Nonostante i tassi di interesse sui mutui trentennali siano ancora ad un livello storicamente basso, 4.5%, il reddito medio per finanziare un mutuo su una casa standard ammonta a $52,000 — cifra del 30% superiore al picco della bolla immobiliare 1.0 nel 2006.
Il motivo è perverso. In quel periodo le famiglie con un reddito di $40,000 riuscivano finanziare il prezzo medio di una casa, grazie anche alla disponibilità di certe opzioni di pagamento ed altri mutui subprime che hanno gonfiato artificialmente il potere d'acquisto dei mutuatari. La pulizia di questo sistema ha necessariamente richiesto un sostanziale adeguamento verso il basso dei prezzi precedentemente in bolla, e li avrebbe mantenuti bassi per un certo periodo di tempo in modo che i redditi delle famiglie ed i prezzi delle case sarebbero potuti tornare al loro rapporto storico.
Invece i tipi con abiti costosi a cavallo dei John Deere hanno fatto aumentare artificialmente i prezzi delle case con l'ingegneria finanziaria, e il miglioramento del reddito delle famiglie è stato escluso dall'equazione. Così, con gli standard dei mutui ipotecari un po' normalizzati — la compensazione dei prezzi medi degli immobili è stata in gran parte vaporizzata dalla bolla finanziaria.
Alla fine, non abbiamo affatto una sana ripresa del mercato immobiliare, ma una che viene sorretta da una bolla finanziaria. Il tradizionale capofamiglia che compra la sua prima casa è una figura pressoché assente, perché le giovani famiglie sono sepolte sotto $1+ bilione di debiti studenteschi.
In secondo luogo, circa 20 milioni dei 50 milioni di mutuatari della nazione sono ancora economicamente sommersi — cioè, hanno contratto così tanto debito durante la bolla immobiliare 1.0 che non possono ripagare il vecchio mutuo e le loro spese di intermediazione salgono. Infine, anche quelle famiglie che non sono sommerse, sono costrette ad inseguire un aumento artificiale dei prezzi delle abitazioni causato dalle speculazioni con la ZIRP.
Per molti aspetti, dunque, il mercato immobiliare della nazione non è mai stato così malsano. Invece di milioni di speculatori appartenenti a Main Street che hanno creduto fino alla fine che i prezzi delle case sarebbero andati alle stelle, ora abbiamo qualche migliaio di speculatori istituzionali che se ne andranno dalla città sui loro John Deere il più velocemente possibile — non appena troveranno medici e dentisti che acquistino le azioni e le obbligazioni spazzatura che vengono emesse per finanziare i giocatori d'azzardo di Wall Street, figure emerse solo grazie alla politica della FED.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
giovedì 10 aprile 2014
L'equazione della FED per guadagnare dal mercato azionario
di Bill Bonner
L'altro giorno, da bravi cittadini, abbiamo fatto una chiamata alla SEC.
"Esiste un grande sistema per manipolare i prezzi delle azioni," abbiamo detto all'agente amichevole.
"Devo dirle che la chiamata viene registrata in modo da poter meglio servire il pubblico," ha risposto.
"Oh, non si preoccupi. La NSA la registrerà comunque."
"Sta parlando di un titolo specifico?"
"Oh, no... di tutti."
"Vuol dire uno scandalo come quello di Madoff?"
"No... no... Questo va molto, molto oltre lo scandalo Madoff. Stiamo parlando di una manipolazione molto più grande. Intenzionale. Conoscenza premeditata. Pompaggio di tutti i prezzi delle azioni. Bilioni di dollari."
"Chi è il responsabile?" ha chiesto l'agente... con un certo tono preoccupato della voce. Iniziava a sospettare di avere a che fare un pazzo.
"La FED, naturalmente."
"Uh... grazie..."
"Deve braccare quei bastardi."
"Uh... sì... ci daremo un'occhiata."
"OK, grazie. Pensavo che avreste dovuto sapere."
La scorsa settimana Wall Street si è risvegliata dal suo torpore e si è strofinata gli occhi. Gli investitori si sono scrollati di dosso le cattive notizie del Giappone e dell'Europa.
Per quanto riguarda le cattive notizie provenienti dagli Stati Uniti... importavano a pochi. Sì, l'economia è più debole di quanto si pensasse — con il peggior report sul mondo del lavoro in due anni. No, non c'erano neanche buone notizie provenienti dagli utili societari.
Ma hey — i valori degli asset non dipendono più dalla performance dell'economia di Main Street. Questo è un mercato manipolato. Il Dow è salito di oltre 100 punti, invertendo una tendenza preoccupante.
Sin dall'inizio dell'anno, le azioni degli Stati Uniti sono state sempre vendute. Ma martedì scorso gli investitori sono tornati in riga... e hanno ripreso coi loro deliri...
Sì! L'unica cosa che conta è che la FED sia sempre pronta. Le azioni sono manipolate al rialzo. Volontariamente. Consapevolmente. Intenzionalmente.
Janet Yellen può anche parlare di un tapering del quantitative easing (QE). Ma non può attuarlo realmente. L'economia ha bisogno di più sostegno da parte della FED. Ma la FED non mette denaro nelle tasche delle famiglie normali. Potete constatarlo dando un'occhiata ai posti di lavoro, ai salari o ai prezzi al consumo. Il CPI statunitense si è mosso di poco.
Questo perché l'intervento della FED rimane confinato all'economia finanziaria — dove denaro facile e credito facile partoriti dalla ZIRP e dal QE alimentano direttamente i mercati azionari, obbligazionari e immobiliari.
Guardate un qualsiasi grafico azionario... identificate i giri di QE... e vedrete che QE = guadagni in borsa. La liquidità spinge in alto soprattutto i prezzi degli asset, non l'economia reale.
I prezzi degli asset non riflettono i "fatti" genuini riguardanti imprese o consumatori. Sono distorti e contorti dalle autorità.
La scorsa settimana abbiamo notato che sin dal 2009 azioni, obbligazioni e immobili hanno aggiunto $21 bilioni al bilancio della nazione. Ma al tasso a cui l'economia sta creando ricchezza reale, ci vorranno 70 anni per recuperare il ritardo con i prezzi degli asset. Azioni, obbligazioni e immobili contano tutti su una crescita che non avverrà mai. O almeno non accadrà abbastanza presto da giustificare tali prezzi elevati.
Quello che ha fatto salire così tanto le azioni l'anno scorso è stata la FED che ha reso disponibile un sacco di liquidità — mentre il governo federale ne ha utilizzato di meno rispetto all'anno prima. Ciò ha lasciato un sacco di liquidità in eccesso a vagare in cerca di una casa.
Che cosa ha trovato? Azioni e immobili!
Molto probabilmente continueremo su questa strada. Adesso seguitemi...
- I federali pensano di poter gestire l'economia
- Considerano le recessioni e/o il calo dei prezzi degli asset come problemi da aggiustare
- Pensano di poter prevenire queste cose con più QE
In effetti... hanno ragione!
Senza il sostegno della FED, l'economia sarebbe probabilmente finita in recessione. Il PIL degli Stati Uniti è salito di $350 miliardi l'anno scorso. La FED l'ha compensato con $1.2 bilioni in QE. Anche così, l'economia ancora arranca. Senza, l'economia crolla. La FED non potrebbe tollerarlo, quindi deve continuare con il QE.
Nel frattempo, il governo federale sta assorbendo $400 miliardi in meno rispetto allo scorso anno a causa di un deficit di bilancio più basso. Questo lascia un po' di capitali a spasso e bisognosi di adozione. Chi se li prenderà?
Azioni! Immobili! Sì, caro lettore, probabilemtne vedremo ulteriori guadagni nel 2014.
Questo è palese manipolazione dei mercati. La FED non la nasconde. Anzi, ne è addirittura fiera.
Suvvia, SEC, mettete in carcere gente per molto meno. Casi da qualche milioncino. Ed i pezzi grossi? Che ne dite di una cospirazione da bilioni di dollari per aumentare i prezzi delle azioni?
Arrestate Janet Yellen! Vogliamo vederla sfilare nella classica "perp walk."
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
mercoledì 9 aprile 2014
La fine dell'austerità?
Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali il debito globale ha sforato i $100 bilioni. +$30 bilioni sin dall'inizio della Grande Recessione, e gli stati mondiali sono i responsabili principali. Proprio quelli che più si diceva fossero stati colpiti dall'austerità? Se questa è "austerità" ho paura a considerare il suo opposto. I bassi tassi di interesse forniti dalle politiche delle banche centrali hanno aiutato a creare questa situazione. Tenendo in vita attività decotte ed inutili per la prosperità del resto della popolazione, esse stanno lentamente erodendo il bacino della ricchezza reale da cui trae vigore il mercato, condannando ad una stagnazione perenne tutti coloro al di fuori della cerchia degli "amici degli amici." Ma al pubblico viene venduta un'altra storia. Tra gli oneri da ripagare basta togliere l'ammontare di interessi dovuti e "magicamente" le condizioni finanziarie degli stati migliorano. Solo i truffatori possono pretendere che un tale ragionamento possa contare.
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di Mark Thornton
Il presidente Barack Obama ha pubblicato di recente il suo bilancio in cui richiede la "fine dell'austerità." Si tratta di una dichiarazione davvero sorprendente, soprattutto perché arriva da un presidente il cui governo ha speso la più alta percentuale di PIL nella storia e ha accumulato più debito di tutti gli ex-presidenti messi insieme. Cosa intendeva dire con austerità?
In tutto il mondo ci sono dimostrazioni giornaliere di austerità. E' definita un veleno in tempi di crisi economica, mentre altri la definiscono come l'elisir delle depressioni economiche.
Il rifiuto dell'austerità da parte del presidente rappresenta la visione keynesiana che rifiuta l'austerità ed abbraccia un approccio alla recessione fatto di "spesa e prestiti" — aumento della domanda aggregata. Ciò che sta davvero rifiutando, sono i tagli infinitesimali al ritmo di aumento della spesa e gli ostacoli politici che si frappongono ai nuovi programmi di spesa.
Mentre i bilanci 2009-2012 sono risultati relativamente piatti, restano ancora superiori del 15% rispetto a quello del 2008 e del 75% superiori rispetto a quelli del decennio precedente. Questo balzo quadriennale della spesa è stato finanziato con $5 bilioni di aumento del debito nazionale. E questa si chiamerebbe austerità?
Il tipo di austerità che attira l'attenzione quotidiana della stampa di tutto il mondo è quella promossa dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. Questo approccio "austero" prevede tagli ai servizi pubblici ed aumenti delle tasse in modo da rimborsare, a tutti i costi, i creditori corrotti del governo. Questo approccio pro-bankster, esasperato dai media, non fa altro che generare manifestazioni di piazza violente.
Gli economisti della scuola austriaca rifiutano sia l'approccio keynesiano sia quello tutto-tasse del FMI. Anche se gli "austriaci" vengono spesso soprannominati "austerici," essi sostegno un'austerità vera. Quest'ultima comporta il taglio dei bilanci pubblici, riducendo stipendi, benefici salariali e prestazioni pensionistiche. Comporta anche la vendita di beni pubblici ed il ripudio del debito pubblico. Invece di aumentare le tasse, l'approccio austriaco sostiene una diminuzione delle tasse.
Nonostante tutto il trambusto in paesi come la Grecia, non c'è stata affatto austerità... tranne che nei paesi dell'Europa orientale. Ad esempio, la Lettonia è il paese più austero dell'Europa e anche una delle economie in più rapida crescita. L'Estonia ha attuato una politica di austerità che è dipesa in gran parte da tagli agli stipendi statali. Al contrario, non c'è un'austerità significativa nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale o negli Stati Uniti. Come spiega il professor Philipp Bagus: "Il problema dell'Europa (e degli Stati Uniti) non è troppa austerità, ma troppo poca — o una sua assenza."
Austerità vera significa vivere secondo uno stile di vita molto limitato. L'esempio migliore è il monaco che vive mangiando lo stretto necessario per sopravvivere, che indossa abiti semplici, che possiede una mobilia costituita da pochi pezzi, e che utilizza solo gli utensili necessari. I suoi giorni sono caratterizzati da lunghe ore di lavoro e di preghiera, senza tempo libero da dedicare a hobby o ad altre attività di svago.
L'austerità applicata ad un intero paese non deve necessariamente essere così dura e ascetica. Significa semplicemente che il governo deve vivere all'interno dei propri mezzi.
Se il governo dovesse adottare uno stile di vita come il "monaco libertario" di sopra, allora dovrebbe ridurre semplicemente le spese per la difesa, senza eserciti permanenti e armi nucleari. Il debito nazionale verrebbe totalmente ripudiato. Ciò comporterebbe alcune difficoltà di breve periodo, anche se la prosperità di lungo periodo sarebbe maggiore.
In realtà, l'austerità tipica non è poi così severa. I dipendenti del governo vedrebbero tagli a salari, benefici salariali e prestazioni pensionistiche, misure necessarie per equilibrare il bilancio. I maggiori tagli cadrebbero su politici, nominati e burocrati di alto livello. Dato che tali riduzioni arriverebbero quando la maggior parte della popolazione si troverebbe a dover affrontare tagli e difficoltà, e dato che i dipendenti pubblici sono in genere molto ben compensati, non è irragionevole aspettarsi che loro sopportino la maggior parte del carico di una politica di austerità.
Un settore particolarmente adeguato per i tagli è la regolamentazione del governo. Quest'ultima è un onere sui contribuenti, scoraggia l'imprenditorialità e ci rende meno sicuri. Un recente studio empirico ha scoperto che la regolamentazione è estremamente costosa e che "l'eliminazione del posto di lavoro di un unico regolatore farebbe crescere l'economia americana di $6.2 milioni e creerebbe quasi 100 posti di lavoro nel settore privato ogni anno."
L'austerità vera funziona meglio con tagli fiscali. Per aiutare la crescita bisogna comprendere che alcune imposte sono molto scoraggianti per la produzione. I tagli fiscali su investimenti e capitali stimolano l'attività economica e la produttiva.
Gli aumenti delle imposte suggeriti dal FMI non hanno alcun senso. In tempi duri, le politiche di governo dovrebbero essere guidate dall'idea di aumentare la produzione, non renderla più onerosa tramite tasse più alte. Un po' come se il nostro monaco asceta costringesse i cittadini comuni a seguire i suoi doveri e oneri.
Il presidente Obama ha anche suggerito una maggiorazione delle imposte (di nuovo), proponendo di rimuovere le "agevolazioni fiscali" per i pensionati ricchi. Questo sarebbe il primo passo verso un raid nei nostri conti IRA. Alcuni hanno persino suggerito che "l'austerità" dovrebbe estendere le tasse agli enti di beneficenza e alle organizzazioni no-profit ed altri hanno suggerito di togliere loro le esenzioni fiscali, che non rappresenterebbe altro che un aumento sottobanco delle tasse. Questi sono alcuni dei suggerimenti più stupidi, soprattutto nelle crisi economiche, e non rappresentano affatto un'austerità vera.
L'austerità non significa, per esempio, tagli di bilancio che eliminerebbero la raccolta dei rifiuti o il licenziamento dei vigili del fuoco, lasciando intatti l'esercito, l'istruzione e lo stato spione. Questa è solo una forma di estorsione che non risolve il problema. Rivela solo la vera natura e gli intenti di chi lavora nel governo.
Lo stimolo keynesiano non funziona. Neanche l'approccio del FMI funziona. Solo l'austerità vera funziona. Questo significa tagliare i redditi, i benefici salariali e le prestazioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. Questo da solo dovrebbe incoraggiarli ad avere una nave più piccola in futuro. Licenziare i regolatori, eliminare i regolamenti, tagliare le tasse e vendere gli asset del governo sarebbero tutte strategie utili nel processo di ripresa.
Il presidente Obama e il Congresso dovrebbero darsi da fare per decidere ciò che è meglio per l'economia e la popolazione americana, invece di arricchire se stessi e coloro che mangiano nella mangiatoia pubblica.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di Mark Thornton
Il presidente Barack Obama ha pubblicato di recente il suo bilancio in cui richiede la "fine dell'austerità." Si tratta di una dichiarazione davvero sorprendente, soprattutto perché arriva da un presidente il cui governo ha speso la più alta percentuale di PIL nella storia e ha accumulato più debito di tutti gli ex-presidenti messi insieme. Cosa intendeva dire con austerità?
In tutto il mondo ci sono dimostrazioni giornaliere di austerità. E' definita un veleno in tempi di crisi economica, mentre altri la definiscono come l'elisir delle depressioni economiche.
Il rifiuto dell'austerità da parte del presidente rappresenta la visione keynesiana che rifiuta l'austerità ed abbraccia un approccio alla recessione fatto di "spesa e prestiti" — aumento della domanda aggregata. Ciò che sta davvero rifiutando, sono i tagli infinitesimali al ritmo di aumento della spesa e gli ostacoli politici che si frappongono ai nuovi programmi di spesa.
Mentre i bilanci 2009-2012 sono risultati relativamente piatti, restano ancora superiori del 15% rispetto a quello del 2008 e del 75% superiori rispetto a quelli del decennio precedente. Questo balzo quadriennale della spesa è stato finanziato con $5 bilioni di aumento del debito nazionale. E questa si chiamerebbe austerità?
Il tipo di austerità che attira l'attenzione quotidiana della stampa di tutto il mondo è quella promossa dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. Questo approccio "austero" prevede tagli ai servizi pubblici ed aumenti delle tasse in modo da rimborsare, a tutti i costi, i creditori corrotti del governo. Questo approccio pro-bankster, esasperato dai media, non fa altro che generare manifestazioni di piazza violente.
Gli economisti della scuola austriaca rifiutano sia l'approccio keynesiano sia quello tutto-tasse del FMI. Anche se gli "austriaci" vengono spesso soprannominati "austerici," essi sostegno un'austerità vera. Quest'ultima comporta il taglio dei bilanci pubblici, riducendo stipendi, benefici salariali e prestazioni pensionistiche. Comporta anche la vendita di beni pubblici ed il ripudio del debito pubblico. Invece di aumentare le tasse, l'approccio austriaco sostiene una diminuzione delle tasse.
Nonostante tutto il trambusto in paesi come la Grecia, non c'è stata affatto austerità... tranne che nei paesi dell'Europa orientale. Ad esempio, la Lettonia è il paese più austero dell'Europa e anche una delle economie in più rapida crescita. L'Estonia ha attuato una politica di austerità che è dipesa in gran parte da tagli agli stipendi statali. Al contrario, non c'è un'austerità significativa nella maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale o negli Stati Uniti. Come spiega il professor Philipp Bagus: "Il problema dell'Europa (e degli Stati Uniti) non è troppa austerità, ma troppo poca — o una sua assenza."
Austerità vera significa vivere secondo uno stile di vita molto limitato. L'esempio migliore è il monaco che vive mangiando lo stretto necessario per sopravvivere, che indossa abiti semplici, che possiede una mobilia costituita da pochi pezzi, e che utilizza solo gli utensili necessari. I suoi giorni sono caratterizzati da lunghe ore di lavoro e di preghiera, senza tempo libero da dedicare a hobby o ad altre attività di svago.
L'austerità applicata ad un intero paese non deve necessariamente essere così dura e ascetica. Significa semplicemente che il governo deve vivere all'interno dei propri mezzi.
Se il governo dovesse adottare uno stile di vita come il "monaco libertario" di sopra, allora dovrebbe ridurre semplicemente le spese per la difesa, senza eserciti permanenti e armi nucleari. Il debito nazionale verrebbe totalmente ripudiato. Ciò comporterebbe alcune difficoltà di breve periodo, anche se la prosperità di lungo periodo sarebbe maggiore.
In realtà, l'austerità tipica non è poi così severa. I dipendenti del governo vedrebbero tagli a salari, benefici salariali e prestazioni pensionistiche, misure necessarie per equilibrare il bilancio. I maggiori tagli cadrebbero su politici, nominati e burocrati di alto livello. Dato che tali riduzioni arriverebbero quando la maggior parte della popolazione si troverebbe a dover affrontare tagli e difficoltà, e dato che i dipendenti pubblici sono in genere molto ben compensati, non è irragionevole aspettarsi che loro sopportino la maggior parte del carico di una politica di austerità.
Un settore particolarmente adeguato per i tagli è la regolamentazione del governo. Quest'ultima è un onere sui contribuenti, scoraggia l'imprenditorialità e ci rende meno sicuri. Un recente studio empirico ha scoperto che la regolamentazione è estremamente costosa e che "l'eliminazione del posto di lavoro di un unico regolatore farebbe crescere l'economia americana di $6.2 milioni e creerebbe quasi 100 posti di lavoro nel settore privato ogni anno."
L'austerità vera funziona meglio con tagli fiscali. Per aiutare la crescita bisogna comprendere che alcune imposte sono molto scoraggianti per la produzione. I tagli fiscali su investimenti e capitali stimolano l'attività economica e la produttiva.
Gli aumenti delle imposte suggeriti dal FMI non hanno alcun senso. In tempi duri, le politiche di governo dovrebbero essere guidate dall'idea di aumentare la produzione, non renderla più onerosa tramite tasse più alte. Un po' come se il nostro monaco asceta costringesse i cittadini comuni a seguire i suoi doveri e oneri.
Il presidente Obama ha anche suggerito una maggiorazione delle imposte (di nuovo), proponendo di rimuovere le "agevolazioni fiscali" per i pensionati ricchi. Questo sarebbe il primo passo verso un raid nei nostri conti IRA. Alcuni hanno persino suggerito che "l'austerità" dovrebbe estendere le tasse agli enti di beneficenza e alle organizzazioni no-profit ed altri hanno suggerito di togliere loro le esenzioni fiscali, che non rappresenterebbe altro che un aumento sottobanco delle tasse. Questi sono alcuni dei suggerimenti più stupidi, soprattutto nelle crisi economiche, e non rappresentano affatto un'austerità vera.
L'austerità non significa, per esempio, tagli di bilancio che eliminerebbero la raccolta dei rifiuti o il licenziamento dei vigili del fuoco, lasciando intatti l'esercito, l'istruzione e lo stato spione. Questa è solo una forma di estorsione che non risolve il problema. Rivela solo la vera natura e gli intenti di chi lavora nel governo.
Lo stimolo keynesiano non funziona. Neanche l'approccio del FMI funziona. Solo l'austerità vera funziona. Questo significa tagliare i redditi, i benefici salariali e le prestazioni pensionistiche dei dipendenti pubblici. Questo da solo dovrebbe incoraggiarli ad avere una nave più piccola in futuro. Licenziare i regolatori, eliminare i regolamenti, tagliare le tasse e vendere gli asset del governo sarebbero tutte strategie utili nel processo di ripresa.
Il presidente Obama e il Congresso dovrebbero darsi da fare per decidere ciò che è meglio per l'economia e la popolazione americana, invece di arricchire se stessi e coloro che mangiano nella mangiatoia pubblica.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
martedì 8 aprile 2014
Autodeterminazione individuale vs. Nazionalismo Ucraino o Russo, Parte II
[La prima parte di questo articolo la trovate qui.]
di Richard Ebeling
L'annessione della Crimea da parte del presidente russo Vladimir Putin ha riempito i titoli dei giornali di tutto il mondo, poiché sta tentando di invertire ciò che egli ha definito "la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo" – il crollo dell'Unione Sovietica. Ma occorre ricordare che questo conflitto ha le sue radici in due idee che hanno afflitto il mondo per oltre due secoli: il nazionalismo e l'interventismo del governo negli affari economici.
Nei primi anni del XIX secolo, la nuova idea nazionalista di autodeterminazione era considerata una logica estensione del concetto generale di libertà individuale e di libertà di scelta.
Proprio come un individuo dovrebbe avere la libertà di guidare la propria vita secondo i propri valori, credenze e ideali; proprio come dovrebbe essere libero di associarsi pacificamente con chi vuole sulla base di obiettivi condivisi o scambi reciprocamente vantaggiosi; allo stesso modo il popolo dovrebbe avere la libertà di scegliere in quale stato vivere.
Libertà e il governo sotto cui vivere
L'ideale liberale comprendeva il diritto individuale alla libertà di movimento. Cioè, se un individuo sceglieva di trasferirsi in un altro paese per vivere o lavorare, e finché restava pacifico nella sua condotta e pagava i suoi conti, allora non ci dovevano essere ostacoli giuridici che gli impedissero di migrare liberamente da una parte ad un'altra del mondo.
Così, se una persona non era d'accordo con il governo sotto cui viveva, o si considerava in qualche modo oppresso o perseguitato da sudetta autorità politica, aveva la libertà di "votare con i piedi" e trasferirsi presso una giurisdizione politica di suo gradimento.
Tuttavia, è stato anche sostenuto che le persone non dovrebbero lasciare la loro casa e paese a causa dell'oppressione di un governo tirannico. Dovrebbero essere in grado di influenzare e determinare la carica politica e, attraverso questa, le politiche attuate dal governo. Nacque così la necessità di un governo rappresentativo al posto delle monarchie assolute, le quali pretendevano di governare per "diritto divino."
È stato anche affermato, come nella Dichiarazione di Indipendenza americana, che quando un governo diventa opprimente, e dopo molti tentativi ragionevoli e pacifici di manifestare le proprie rimostranze, gli individui hanno il diritto di sostituire quel governo e formarne uno nuovo che farà rispettare i loro diritti inalienabili alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita onestamente. Questa fu la logica che i padri fondatori americani adottarono nella rivoluzione contro la Gran Bretagna e nel formare la propria nuova nazione e sistema politico.
Autodeterminazione e il diritto alla secessione pacifica
Ma perché gli uomini dovrebbero sopportare i costi umani e materiali del cambiamento violento, se non intendono più vivere sotto una particolare autorità politica? Così, sorse l'idea di un diritto alla secessione pacifica.
Se un gruppo di persone che ha condiviso una serie di valori e credenze comuni, o una lingua o una cultura, volesse formare il proprio paese (indipendente da quello a cui era appartenuto fino a quel momento), o si volesse unire ad un altro paese esistente tramite uno spostamento territoriale, dovrebbe essere libero di prendere tale decisione.
La premessa fondamentale di questo diritto alla secessione era da ritrovarsi nel diritto all'autodeterminazione dell'individuo. Lo spiego' con grande forza di persuasione l'economista austriaco Ludwig von Mises nel suo libro "Liberalism" (1927):
“Il diritto all'autodeterminazione, per quanto riguarda la questione della partecipazione ad uno stato, significa questo: ogni volta che gli abitanti di un determinato territorio, sia esso un villaggio, un intero quartiere o una serie di distretti adiacenti, rendono noto, mediante un plebiscito volontario, che non vogliono più rimanere in quello stato a cui sono appartenuti fino a quel momento, ma desiderano formare uno stato indipendente o trasferirsi in un altro altro stato, i loro desideri devono essere rispettati. Questo è l'unico modo per prevenire rivoluzioni e guerre civili o internazionali. . .
Il diritto all'autodeterminazione di cui parliamo, non è un diritto delle nazioni, ma piuttosto è il diritto di quegli abitanti in un territorio grande abbastanza da formare un'unità amministrativa indipendente. Se fosse possibile concedere suddetto diritto ad ogni singola persona, dovrebbe essere fatto.
Cio' non è fattibile solo a causa di considerazioni tecniche [es. forze di polizia e giustizia], le quali rendono necessario che una regione sia considerata come una singola unità amministrativa e che il diritto all'autodeterminazione sia limitato alla volontà della maggior parte degli abitanti di aree abbastanza grandi da contare come unità territoriali in grado di gestire un paese.”
Il collettivista si rivolge all'autodeterminazione nazionale
Il problema nacque tra il XIX e XX secolo quando l'idea del diritto individuale all'autodeterminazione, come spiegata da Mises, venne sostituita dal concetto collettivista di autodeterminazione nazionale.
Cioè, l'unità del processo decisionale non era più l'individuo, ma "il popolo" definito come un gruppo nazionale che condivideva alcune caratteristiche comuni (es. linguaggio, cultura, religione, etnia o razza) e una presunta "patria nazionale" su una particolare area geografica.
Una volta insediato, il governo che rappresentava quel gruppo nazionale doveva usare la sua autorità politica per imporre l'uso di una determinata lingua, o indottrinare tutti gli abitanti di tale "stato-nazione" nei costumi e nelle tradizioni di quel gruppo nazionale attraverso la scolarizzazione, la propaganda e restrizioni all'introduzione di influenze culturali "aliene" – a prescindere dalla volontà dei singoli cittadini di quel paese, compresi quelli che avrebbero potuto costituire una minoranza linguistica o culturale.
Interventi governativi contro le minoranze nazionali
Spesso, nella storia europea, i governi nazionali hanno discriminato duramente le minoranze linguistiche, etniche o religiose all'interno dei loro confini nazionali. Vennero utilizzate procedure di regolamentazione per impedire a tali minoranze di praticare certe professioni o mestieri. Vennero imposte tasse che a parole erano definite "neutre dal punto di vista della lingua," ma che finirono per prendere di mira alcuni settori dell'economia al cui interno c'erano molti membri delle minoranze, ponendoli in una situazione di svantaggio competitivo rispetto al gruppo nazionale di maggioranza.
Gli interventi del governo nell'economia (attraverso tassazione e procedure burocratiche) hanno imposto oneri di parte sugli individui e sui gruppi linguistici, etnici e religiosi minoritari; misure quasi sempre nascoste sotto la copertura della "salvaguardia" del patrimonio culturale, linguistico o storico del gruppo nazionale di maggioranza.
Qui possiamo osservare la cosiddetta "autodeterminazione nazionale" e gli attuali dilemmi interventisti nella crisi internazionale tra Russia e Ucraina. Questa parte d'Europa non ha mai avuto la possibilità di assorbire completamente le idee "dell'Occidente" riguardo la filosofia politica dell'individualismo, della libertà personale, della proprietà privata, del rispetto dei contatti e dello stato di diritto imparziale.
Il collettivismo della Russia imperiale e sovietica
L'unico scopo del governo è quello di saccheggiare gli altri attraverso privilegi politici, favori e "connessioni" con coloro che hanno autorità, questo concetto ha pervaso la Russia sia in epoca imperiale (prima della rivoluzione bolscevica) sia in epoca comunista nei settantacinque anni di pianificazione centrale dell'economia.
Nella vecchia Russia sotto la monarchia assoluta, lo zar era il proprietario nominale di tutte le terre e delle proprietà sopra di esse. Il possesso non era un "diritto" che apparteneva all'individuo, ma un privilegio concesso dallo zar ad una persona e ai suoi eredi.
Sia il plebeo che il nobile potevano vedersi togliere dallo zar tutto ciò che possedevano se fossero caduti in disgrazia o se si fossero opposti ai desideri del sovrano assoluto. Ciò includeva anche l'esilio nelle vaste terre desolate della Siberia.
Dopo la rivoluzione comunista del 1917, tutti i terreni di proprietà privata e il capitale vennero confiscati e trasferiti al nuovo stato socialista rivoluzionario. I mezzi di produzione erano controllati e gestiti dal nuovo governo sovietico attraverso un sistema globale di pianificazione centrale – ovviamente in nome del popolo e per il suo bene.
Con il governo socialista come singolo produttore e datore di lavoro, il destino di ogni persona all'interno dell'Unione Sovietica era determinato da come egli si sarebbe inserita nel "piano" socialista di costruire un radioso futuro collettivista.
Privilegi politici nella società sovietica "senza classi"
La cosiddetta "società senza classi" dell'Unione Sovietica era un intricato sistema di potere, privilegio e controllo comandato dal Partito Comunista. Le gradazioni di privilegio permeavano tutto il sistema sovietico: assegnazioni di appartamenti, accessi speciali a negozi di alimentari e cliniche mediche, accettazione in istituti di istruzione superiore e in resort, il tutto in base alla propria posizione all'interno della struttura del partito o all'occupazione nelle diverse imprese statali.
Il sistema sovietico funzionava in base al "rango" posseduto all'interno delle gerarchie di potere. Nella struttura del Partito Comunista i subalterni versavano un "tributo" a quelli sopra di loro sotto forma di "doni" e "servizi," ricevendo, a loro volta, "favori" e vantaggi per la loro lealtà e obbedienza. Un sistema che ricordava molto quello feudale tra signori e servi della gleba.
In tale sistema il concetto di "diritto" alla vita, alla libertà e alla proprietà non aveva alcun significato. L'unica regola era quella di prendere ciò che si poteva da qualsiasi accesso privilegiato alle risorse e ai beni posseduti e prodotti dallo stato.
Ingannare, manipolare e rubare quello che si poteva era la natura della "concorrenza" nel paradiso della pianificazione centrale socialista. L'unica "regola del gioco" era quella di non farsi prendere, cercando di rimanere "nelle grazie" dei propri superiori nella struttura comunista del potere e di usare gli altri in qualsiasi modo che potesse favorire il proprio interesse personale.
Ucraina e Russia, terre di saccheggio
Questo è il lascito ereditato da chi è salito al potere nella nuova e "democratica" Ucraina, così come è accaduto anche nella Federazione russa post-sovietiva.
Ogni partito politico che sin dal 1991 ha vinto le elezioni in Ucraina, ha usato il potere dello stato per arricchire i suoi membri più importanti e coloro che hanno fornito sostegno e fedeltà in cambio di privilegi e favori vari.
L'Ucraina, come la maggior parte delle altre ex-repubbliche sovietiche, è stata una terra di abusi, corruzione ed enormi saccheggi da parte di oligarchi plutocratici e gruppi di interesse in grado di manipolare le sale interventiste del potere politico.
In Ucraina le migliaia di persone che nel febbraio scorso manifestavano contro il governo corrotto e assassino di Victor Yanukovich, hanno mostrato il desiderio, e alcuni perdendo anche la vita, di volere un paese "nuovo" e più filo-occidentale.
Eppure tra questi ucraini c'è un numero significativo di ardenti nazionalisti che è più interessato alle proprie concezioni collettiviste che ad una società più aperta e libera, in cui ogni cittadino puo' scegliere volontariamente su questioni come lingua e cultura, e puo' vivere la propria la vita così come ritiene giusto.
A questo proposito la differenza principale tra Ucraina e Russia sin dal crollo dell'Unione Sovietica, è che la Russia è un paese più grande da saccheggiare e di gran lunga peggiore nel suo autoritarismo politico sotto Vladimir Putin.
Nulla accade in Russia senza collegamenti, "spinte" e tangenti. I diritti di proprietà non hanno alcun significato – un giorno avete un'attività e quello successivo puo' essere confiscata con false accuse; poi se il proprietario è russo puo' essere imprigionato e mandato in Siberia, se invece è straniero puo' essere espulso dal paese con relativa perdita del suo investimento.
I mezzi di informazione, in particolare la radio e la televisione, sono sotto il controllo monopolistico del governo. Anche i giornali "indipendenti" ed altri punti di informazione su internet sono soggetti a gradi coscienti di auto-censura sotto la minaccia di arresti. Agli occidentali vengono revocate le varie autorizzazioni ed i visti per risiedere in Russia, se malauguratamente decidono di diffondere informazioni che in qualche modo rappresentano una sfida o una minaccia per l'attuale sistema di potere russo.
Il dissenso in strada è spesso placato con la mano pesante della polizia, e con il pericolo di ammende elevate e periodi incerti di reclusione.
I conflitti etnici all'interno della Russia
Inoltre, il governo centrale russo, quelli regionali e quelli municipali hanno trattato con dispotismo alcune minoranze etniche nella Federazione russa. Diversi gruppi musulmani nella regione montuosa del Caucaso, in particolare i ceceni, hanno tentato di ottenere l'indipendenza nazionale.
Questa situazione ha portato distruzione e migliaia di morti, poiché il governo russo sotto Putin ha cercato di schiacciare le ribellioni in quella parte del paese. In risposta, i ceceni e altri gruppi affini hanno fatto ricorso ad attacchi terroristici indiscriminati a Mosca e, più di recente, in una stazione ferroviaria a Volgograd.
In molte parti del paese i russi sono arrabbiati e spaventati. I ceceni e gli altri gruppi nella regione meridionale della Russia europea sono stati maltrattati, derubati e in alcuni casi sono stati uccisi. Nonostante il fatto che ogni cittadino russo abbia libertà di movimento e residenza entro i confini della Federazione russa, i ceceni e altri gruppi sono stati costretti ad ottenere permessi di soggiorno o addirittura sono stati espulsi da Mosca e da altre città, solo a causa della loro etnia.
Il conflitto ucraino e russo per la Crimea
A Kiev si dice che la Crimea sia parte integrante dell'Ucraina e non può distaccarsene senza l'approvazione di tutto il paese. A Mosca si dice che la Crimea rappresenti una zona storicamente importante per la Russia, e il popolo della penisola dovrebbe decidere se aderire o meno alla Federazione russa.
Il problema è che la Crimea è popolata da tre gruppi: russofoni che costituiscono quasi il 60% della popolazione, ucraini che rappresentano circa il 25% delle persone e tartari musulmani che costituiscono crica il 12% della popolazione.
Se un referendum sul futuro della Crimea dovesse chiamare alle urne tutta la popolazione dell'Ucraina, o i rappresentanti nel parlamento di Kiev, la maggioranza ucraina voterebbe senza dubbio contro. La maggioranza di russofoni in Crimea sarebbe costretta a vivere in un paese al quale non si sente di appartenere.
Qualsiasi votazione in Crimea, anche se "giusta" e sotto il controllo internazionale per impedire "irregolarità," finirebbe inevitabilmente con la vittoria della maggioranza russa e l'unificazione alla Federazione russa. Cio' forzerebbe molti ucraini e tartari ad essere cittadini di un paese (la Russia) nel quale non vorrebbero vivere.
Dopo il comportamento criminale delle bande russofone "di difesa" e quello brutale delle forze militari russe sin dalla loro "non invasione," le minoranze ucraine e tartare si sentirebbero certamente frustrate e timorose se il risultato di un referendum fosse pro-Russia.
Nel contempo, dato che un numero considerevole di russofoni in Crimea ha sostenuto il movimento per l'annessione alla Russia, se la penisola dovesse rimanere all'Ucraina il risentimento e la rabbia nei loro confronti potrebbe facilmente tradursi in una spirale di "ritorsioni," o anche l'arresto e la detenzione di alcuni di loro come "traditori" alla madrepatria ucraina.
Questi possibili esiti rispecchiano l'effetto dell'autodeterminazione pensata in termini nazionalistici e collettivisti: deve decidere la "nazione ucraina nel suo complesso," o deve decidere la maggioranza all'interno della penisola di Crimea e imporre il risultato alle minoranze etniche e linguistiche.
Una soluzione per la Crimea più in sintonia con l'autodeterminazione individuale
Quale potrebbe essere una "terza via" liberale al posto di un referendum ucraino a livello nazionale o un plebiscito inneggiante a "chi vince si prende tutto"? Una soluzione a questo dilemma, come discussa da Ludwig von Mises, prevede che ogni villaggio e città in Crimea abbia un plebiscito in cui i residenti possano decidere tra l'indipendenza, la riunificazione con la Russia, o restare con l'Ucraina.
La nuova mappa politica della Crimea assomiglierebbe molto ad una scacchiera colorata: quei villaggi o città a maggioranza ucraina e tartara, sarebbero dello stesso colore dell'Ucraina; altre porzioni della Crimea, forse gran parte della penisola, sarebbero dello stesso colore della Russia; e alcune aree sarebbero di un colore diverso da quello dell'Ucraina o della Russia, se in quei distretti o città la maggioranza optasse per formare un governo separato.
Le minoranze etniche o linguistiche sarebbero sollevate dal disagio continuo di trovarsi circondate da una maggioranza di persone che parla una lingua diversa o pratica diversi costumi? Scomparirebbero discriminazione politica o favoritismo della maggioranza se venisse utilizzato il potere dello stato? Purtroppo, la risposta è solo una: "No."
Finché la gente crederà che regolamentare il commencio e l'industria, redistribuire la ricchezza e interferire nella libera associazione delle persone sia dovere e responsabilità del governo, il potere politico verrà usato a beneficio di alcuni e a spese di altri.
Ma un sistema di plebiscito locale nel determinare la formazione dei governi e dei confini delle entità politiche, darebbe ad ogni individuo più peso nel decidere il proprio futuro rispetto a quando è perso nella grande massa di persone del moderno stato-nazione. E come minimo tenderebbe a minimizzare il numero di persone che potrebbero trovarsi ad essere una minoranza etnica o linguistica.
Il fatto che alcune delle aree appartenenti ad una certa autorità politica potrebbero non essere contigue, ma separate da territori di altri paesi, non dovrebbe essere considerato un problema se tra di loro esiste un minimo di libertà di circolazione e di libero scambio. Un risultato particolarmente illuminante dell'Unione Europea è stata l'abolizione dei controlli alle frontiere, così la gente può muoversi liberamente tra i paesi membri (come fanno gli americani tra i vari stati degli Stati Uniti).
Se un metodo più liberale venisse applicato ovunque per risolvere questi tipi di controversie, allora i confini statali e le frontiere politiche non sarebbero più determinate dal sangue e dalla conquista, ma dalle scelte delle stesse persone che risiedono in tali aree.
Inoltre, potrebbero essere oggetto di revisione al cambiamento della demografia e delle preferenze delle persone. Un plebiscito potrebbe essere tenuto una volta ogni dieci o venti anni, come formalità. Oppure potrebbe essere tenuto ogni volta che, per esempio, i due terzi della popolazione in una zona presentino una petizione per indire un tale plebiscito.
Tale modo di definire i confini delle entità politiche non implica necessariamente il nazionalismo esclusivista. Gli abitanti di alcune regioni, città o distretti potrebbero voler formare stati separati o unirsi a quelli più grandi (multi-etnici, multi-linguistici e culturalmente diversi). Inoltre, nella misura in cui c'è libertà di movimento e di commercio, tutti possono trarre vantaggio dalla diversità della cultura mondiale e da una divisione del lavoro internazionale.
L'ideale dell'autodeterminazione individualista per il futuro
Purtroppo tante persone ed i loro governi non sono pronti per un tale sistema di tolleranza e rispetto nello stabilire gli affari politici e le linee di confine. Troppi ancora sostengono il punto di vista collettivista secondo cui il gruppo o la tribù possiede l'intero territorio di uno stato-nazione, compresi coloro che vivono, lavorano e muoiono al suo interno.
Ma possiamo desiderare che dopo un certo numero di guerre e campagne di terrorismo contro gli innocenti, le persone possano finalmente riuscire a vedere l'importanza e il valore del rispetto dei diritti e delle scelte degli altri individui con i quali vivono in questo mondo travagliato.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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