venerdì 13 marzo 2015
La grande disconnessione
di Francesco Simoncelli
Là fuori ci sono ancora persone che si ostinano a credere che le banche centrali siano degli istituti attraverso i quali è possibile raggiungere un nirvana economico nel quale trovare pace ed equilibrio. Immaginare e fantasticare sono delle prerogative assolutamente legittime per qualsiasi essere umano, ma la realtà dei fatti urla per dirci il contrario. Voglio dire, qual è la prova storica che prima d'ora le attuali azioni dei banchieri centrali sono state testate e sono andate a buon fine? Qualcuno ricorda il livello di espansionismo monetario a cui sono arrivate le varie banche centrali del mondo? La risposta è ovviamente no, perché la storia dell'economia non ha nulla che può essere paragonato allo scempio a cui stiamo assistendo oggi. Tutti i parametri che potevano essere taroccati sono stati manipolati affinché delle entità economicamente insostenibili potessero essere salvate. Ci sono ancora persone che si ostinano a definire l'attuale situazione economica un "effetto partorito dal neoliberismo". Su quali basi? Quando il "neoliberismo" ha avallato l'esistenza di una banca centrale?
Ron Paul ha speso un'intera carriera a predicare l'abolizione della FED. Murray Rothbard ha scritto lenzuolate di saggi e libri in cui argomentava contro questo colosso partorito dalla corruzione del capitalismo clientelare. Viviamo, quindi, in tempi per cui non esistono precedenti. Gli stessi banchieri centrali, per loro ammissione tra l'altro, stano andando alla cieca. Non hanno la minima idea di ciò che stanno facendo e a cosa porterà. Quando si agisce secondo questo modo di pensare, i dettagli che vengono trascurati raggiungono una mole enorme e con essi aumentano le probabilità di perdere il controllo.
C'è un "termometro" per saggiare il momento di rottura. La temperatura all'interno di questo termometro sta salendo. Infatti le banche centrali vogliono pungolare un asino che non vuole assolutamente muoversi nella direzione da loro desiderata, poiché Main Street è ancora gravata da un enorme peso che nel 2007 ha raggiunto il picco: debito privato. Sin da allora, e soprattutto sin dallo scoppio della bolla immobiliare, Main Street ha proceduto lungo un percorso di deleveraging che ha cercato di ripulire l'ambiente economico da tutti quegli errori accumulati nel tempo. E come potete vadere dal seguente grafico, sono tanti.
Ma mentre le forze di mercato hanno spinto per una salubrità all'interno dei mercati, le banche centrali hanno dovuto adempiere al compito per cui sono state create: salvaguardare il cartello delle banche ceommerciali e finanziare il debito degli stati. Entrambe queste due entità sarebbero dovute perire nell'ultima crisi che nel 2008 ha spazzato via tutte quelle follie basate sull'idea che l'equity delle case poteva essere utilizzato per sempre come bancomat e come perpetua lampada magica con cui soddisfare ogni proprio desiderio consumistico. Non è stato così. Ma mentre Main Street ha cercato di ripulire i propri bilanci dagli errori del passato, le banche centrali hanno operato per permettere al settore bancario commerciale di attutire i colpi che venivano dal libero mercato. Come? Fornendo un oceano di liquidità per coprire i buchi di bilancio. Ma la politica della ZIRP non si è fermata qui, poiché in questo modo non solo si è voluto caricare Main Street del pieno fardello di una pulizia dei mercati, ma si è voluto permettere ad entità palesemente decotte di continuare ad operare e permettere loro di staccare nuovi profitti.
Infatti l'abbassamento dei vari rendimenti della maggior parte dei titoli nei mercati, è dovuto al fatto che le banche commerciali e quelle istituzioni nelle quali è finito per prima il denaro di nuova creazione (es. hedge fund, fondi pensione, compagnie assicurative) hanno fatto scommesse in lungo e in largo per presentare dei bilanci in ripresa. Il rovescio della medaglia di questa situazione, di questa repressione finanziaria, è stato l'azzeramento artificiale del rischio nella maggior parte dei mercati. Pensate al mercato dei titoli di stato. Pensate al mercato dei junk bond. Questi sono solo due esempi, ma nel tentativo di voler riempire artificialmente dei buchi di bilancio attraverso l'ingegneria finanziaria, i banchieri centrali hanno creato una situazione più esplosiva di quella che volevano disinnescare.
MPS, UNA BANCA “MORTA PER SEMPRE”
Se vogliamo analizzare un caso molto più vicino a noi, ci basta guardare la cosiddetta banca più vecchia del mondo. O per meglio dire, la banca "Morta Per Sempre". La questione non è salvare o meno una banca, ma è evitare una reazione a catena che potrebbe invischiare il resto delle altre banche centrali europee e addirittura mondiali. Infatti, come per tutte le cose della vita, i cambiamenti avvengono al margine. Così anche per un contagio finanziario. Nel panorama economico attuale le passività di una banca sono l'attivo di un'altra, e questo significa che se una banca fallisce l'attivo di un'altra si riduce esponendola a sua volta ad un serio rischio di fallimento. Dato il mostruoso livello di leveraging durante il periodo di espansione monetaria della BCE, la fragilità dei bilanci bancari è monumentale. Basti pensare che, ad esempio, nel 2008 Deutsche Bank prestò a MPS circa €1.5 miliardi per ripianare vari buchi di bilancio e, in ritorno, la banca senese stipulò con quella tedesca alcuni contratti derivati sui tassi di interesse. Si pensava, scioccamente, che la banca centrale non avrebbe mai tirato il freno a mano. Si pensava, scioccamente, che si poteva ripianare un debito con un altro debito. Si pensava, scioccamente, che i tassi di interesse sul debito italiano sarebbero rimasti perennemente stabili. I conti non hanno tardato a deteriorarsi.
Al che, nel 2009, ha richiesto un salvataggio da parte dello stato italiano da €1.9 miliardi. Nel 2013 questa cifra è aumentata ad un totale di €3.9 miliardi. Ora ammontano a più di €5 miliardi. Monte dei Paschi non è altro che una dolina finanziaria, la quale non farà altro che risucchiare sempre più risorse. E' un'azienda fallita e sarebbe dovuta fallire già nel 2009 quando richiese per la prima volta la possibilità di attingere al denaro pubblico per restare a galla. Grazie ai continui artifizi contabili è riuscita a barcamenarsi nel corso degli anni arrivando fino ad oggi, ma più passerà il tempo più avrà bisogno di finanziamenti a buon mercato. Ma come è stato sottolineato poco sopra, le banche centrali hanno cercato di mantenere un ambiente economico artificialmente alterato attraverso la manipolazione dei tassi di interesse, in modo da permettere a settori privilegiati di poter accedere a finanziamenti convenienti che in un libero mercato non sarebbero mai e poi mai emersi. Infatti la ZIRP e il QE sono espedienti che possono "funzionare" una tantum, ovvero, possono aiutare a comprare tempo e rimandare per un po' il giorno della resa dei conti. Ma infine l'insostenibilità della loro perpetuazione mette i banchieri centrali di fronte ad un bivio: continuare ad inflazionare o affrontare una depressione.
A quanto pare si è scelta la prima opzione, sforando nel territorio dei tassi negativi. Danimarca, Svizzera ed Europa sono già finiti in questo territorio inesplorato. Si sta facendo letteralmente di tutto per salvaguardare quelle entità strettamente connesse agli interessi dei pianificatori centrali. Infatti l'ultima notizia riguardante la banca senese la vuole in partnership nientemeno che col Tesoro italiano, il quale diventerà l'azionista di maggioranza. Quest'ultimo coprirà le spese che MPS non riuscirà a ripagare dalla maturità dei Monti bond, obbligazioni emesse apposta per coprire i buchi della banca senese e sovvenzionati attraverso vari aumenti fiscali sul groppone degli italiani. Ma come ho avuto già modo di dire in altre occasioni, MPS non è altro che un gigante investimento improduttivo in attesa di implodere. La sua inutilità ai fini della produttività e della prosperità del capitalismo di libero mercato è scritta nelle azioni degli individui che non spenderebbero un centesimo per tenerla a galla in mancanza di coercizioni statali. E' per questo che, ad esempio, il suo titolo in borsa si è sfracellato negli ultimi 6 anni. Dai €25 ad azione nel lontano 2008, siamo arrivati adesso a 0.42 centesimi. E' per questo che negli ultimi stress test della BCE, è risultata la peggiore tra le varie banche italiane.
Di fronte a questa semi-nazionalizzazione il cambiamento è minimo, dal punto di vista politico. Se la gestione era direzionata (indirettamente) dal PD attraverso la fondazione, ora può essere direzionata (direttamente) attraverso il governo/Tesoro italiano. Si potrebbe avanzare che alcune banche sono più uguali delle altre, ma aiuta anche il fatto di possedere in pancia una grossa quantità di titoli di debito italiani. Però, come se non bastasse, aleggia nel cuore dell'Europa la proposta di costituire una sorta di bad bank per permettere alle varie banche commerciali europee di scaricarvi dentro tutto il pattume tossico che hanno accumulato fino ad ora. Crediti inesigibili, incagli finanziari e prestiti non performarti finirebbero in queste discariche a cielo aperto. Ma leggiamo da Wikipedia una voce decisamente interessante: "[...] La bad bank gestisce i crediti anomali ricevuti, correndo tutti i rischi che ne conseguono e godendo, pertanto, degli eventuali rendimenti. Essendo poco sicura la loro realizzazione, i rendimenti risultano potenzialmente più alti."
Ora, in un panorama economico in cui anche la spazzatura finanziaria è stata nettamente distorta dalla fame di rendimenti delle varie attività sostenute artificialmente dalle banche centrali, quanto tempo ci vorrà prima che le varie banche commerciali europee decidano di "investire" in queste discariche ambulanti grazie al nuovo QE di Draghi in modo da presentare alle persone bilanci "miracolosamente" ripuliti dalle sporcizie tossiche del passato? Come qualsiasi persona sana di mente capirebbe, questa è una follia. Infatti sarebbe solamente un'operazione di facciata e di ingegneria finanziaria per vendere un'illusione al posto della realtà. In questo modo non si farebbe altro che alimentare l'azzardo morale all'interno del panorama economico, poiché si azzererebbe ancora di più il rischio mettendo definitivamente una croce su una qualsiasi ultima vestigia di price discovery onesto. Stampare denaro per risolvere problemi non è mai stata una buona idea, e non lo sarà nemmeno stavolta.
Ma il vero problema qui non sono solo i crediti in sofferenza delle varie banche commerciali europee, bensì anche la gigantesca bolla del mercato obbligazionario. Date un occhiata al seguente grafico.
Viene rappresentata la percentuale di titoli di stato nei bilanci delle banche commerciali dei vari stati membri dell'UE. Sin dallo scoppio della crisi finanziaria le banche centrali hanno creato una quantità spropositata di nuovo credito, la quale è stata parte integrante della famosa strategia ZIRP. In questo modo si è abbassato artificialmente il tasso di interesse nel mercato monetario, convogliando i bond statali nel parcheggio delle banche commerciali, in quello degli hedge fund e in quello dei fondi pensione. Vorticando solamente nel circuito finanziario, il denaro di nuova creazione è andato fondamentalmente ad alleviare le sofferenze di quelle entità strettamente connesse ai privilegi garantiti dal cartello delle banche centrali. Detto in altro modo, si è congelato il ciclo economico: mentre Main Street cercava di percorrere il proprio sentiero di deleveraging dagli errori passati, alcuni istituti sono stati salvaguardati dalla lunga mano dell'interventismo centrale. Questo ha dato loro modo di sopravvivere e far guadagnare tempo ai pianificatori centrali affinché trovassero un modo per far ripartire l'economia.
Non esiste. E' per questo che l'economia stenta a ripartire. E' per questo che anche quest'anno non ci sarà alcuna ripresa. L'Italia, infatti, non è altro che una grande bomba ad orologeria pronta ad esplodere. I tassi ridicoli registrati nei rendimenti del suo decennale non sono altro che il risultato della repressione finanziaria della BCE e della FED (col QE2, il QE3 e gli swap di liquidità). La realtà dei fatti ci mette davanti ad un Paese ucciso dalle tasse in cui la spina dorsale del settore industriale è stata frantumata dall'ingordigia erariale e dalla burocrazia soffocante.
LA VASCA DA BAGNO KEYNESIANA
Ma la logica che sta dietro a tutti gli interventismi che finora abbiamo visto, si aggrappa alacremente alla storiella keynesiana secondo cui l'economia può essere paragonata ad una vasca da bagno e in caso di necessità un po' di liquidità al suo interno può fare la differenza in caso di "fiacchezza" o mancanza di domanda. Tutto qui? Secondo James Tobin sì. Basterebbe semplicemente compensare la quantità di "acqua" mancante e tutto andrà per il verso giusto. Ciò prevede un allentamento monetario per smuovere coloro che si erano adagiati sui risparmi, punzecchiandoli a spendere attraverso una manipolazione al ribasso dei tassi di interessi del mercato monetario.
In questo modo si rimetterebbe in moto un circolo "virtuoso" mediante il quale l'economia si sposterebbe verso la sua produzione potenziale (o PIL potenziale) e la piena occupazione. Fintanto che questi due parametri non verranno ragiunti, il keynesiano non si preoccuperà dell'inflazione. L'occupazione che si verrà a creare a seguito del pompaggio della domanda aggregata, grazie ad un'espansione monetaria della banca centrale, compenserà tutti i possibili squilibri che si potrebbero creare nel processo. Ovvero, una volta che la "macchina dell'economia" sarà ripartita, si potrà pensare a ripianare eventuali errori grazie ai surplus che si verranno a creare. Non c'è bisogno di aggiungere, e puntualizzare per l'ennesima volta, che tutte queste storie sono assolutamente assurde.
E per un motivo molto semplice: le economie globali non sono sistemi chiusi. I modelli in base ai quali i banhcieri centrali credono di poter direzionare a piacemento le economie sono sballati, e nonostante i continui fallimenti, essi perseverano testardamente a voler seguire una strada pericolosamente insidiosa. Non vogliono capire o ignorano l'ovvio: la medicina monetaria è sempre una scelta sbagliata quando si ha a che fare con un'economia che è satura di debito.
Ma la politica monetaria e la politica fiscale sono andate per i fatti loro, perseguendo il mito della domanda aggregata. Infatti mentre le banche centrali sono state attive per salvaguardare banche commerciali e stati, questi ultimi non sono rimasti con le mani in mano e sono andati in modalità "full keynesianism" aumentando pedissequamente le spese e cercando di stimolare dal punto di vista fiscale le economie. Aumentando le tasse sugli individui, i pianificatori centrali hanno battuto i pugni sostenendo di poter portare a Main Street la fantomatica ripresa di cui vanno blaterando da 6 anni a questa parte. Come? Redistribuendo la refurtiva fiscale che continuano a sottrarre al settore privato e concedendo pasti presumibilmente gratis. Pensate ai prestiti studenteschi. Pensate ai prestiti per automobili (non a caso la FIAT ha scelto questo momento per spostarsi negli USA). Concedere prestiti a prezzi stracciati non è la soluzione ai problemi, poiché dato lo stato putrescente dell'economia (come mostrano i dati sull'occupazione qui sopra) gli studendi sfornati dalle università, ad esempio, non troveranno affatto spazio in questo mondo del lavoro e sulla loro testa penderà un debito perenne che dovranno ripagare i genitori. Non sorprende, quindi, se i tassi di default stanno salendo e sempre più persone scelgono di iscriversi al libro paga dello stato sociale.
Ma la giustificazione addotta a questi programmi va oltre l'assurdo: bisogna offrire prestiti a prezzi stracciati affinchè le persone li possano ripagare. In un colpo solo si azzerano i diritti di proprietà e le preferenze individuali. Si annulla totalmente l'individuo, in sostanza. Cosa che a quanto pare al keynesismo piace molto, affongandolo nei suoi modelli DSGE e in una mole inquantificabile di numeri. Innanzittuto il denaro con cui viene concesso il prestito è sottratto dai contribuenti attraverso la violenza. Inoltre, affermare che si vogliono concedere prestiti per permettere alle persone di ripagarli agevolmente, per quanto possa sembrare lodevole, è in disaccordo con le preferenze individuali che incarnano l'essenza del tasso di interesse. I prestiti vengono concessi perché il prestatore ha una bassa preferenza temporale (preferisce avere il denaro nel futuro), mentre il mutuatario ha un'alta preferenza temporale (preferisce il denaro ora).
Definire il mercato privato "ingiusto" perché chiede un interesse "irragionevole" sui prestiti non è assolutamente un questione economica. E' una questione morale, e basandosi su quest'ultima lo stato riesce ad imporsi sugli individui. Argomenti plasuibili e moralmente "giusti" all'apparenza, ma in realtà economicamente errati e pericolosi. Interferire con questo processo porta a deturpazioni nel tessuto economico, poiché all'aumentare dell'offerta aumenterà anche la domanda. I prestiti statali equivalgono, quindi, ad una soppressione artificiale dei segnali di mercato che spezza in due il panorama economico: prezzi ufficiosi e prezzi ufficiali. Nel nostro caso, ad esempio, interessi ufficiali (o nominali) e interessi ufficiosi (o reali). L'economia si ritrova a viaggiare su due binari apparentemente paralleli, ma all'aumentare delle distorsioni aumentano le probabilità che i due binari alla fine si incontrino causando un incedente. Ciò è vero anche nel mondo dei prestiti ad interesse.
Questo perché lo stato è incapace di produrre alcunché e tutti i fondi che riesce ad incamerare sono dovuti ad un prelievo forzoso che scompone inevitabilmente gli equilibri imprenditoriali. Quindi se da un lato ci sono coloro che possono accedere ad un prestito "agevolato", ciò viene garantito da una redistribuzione del denaro a scapito di coloro che si vedono portare via i proventi delle loro dure fatiche. Questi ultimi potrebbero rivolgersi ad usurai, ma dal punto di vista economico l'emersione di questa figura non è altro che la conseguenza di un panorama economico distorto che spinge per far emergere il vero tasso di interesse per i prestiti. Se, infatti, lo stato non avesse sequestrato i guadagni degli individui, i prestiti usurai non sarebbero emersi affatto perché non ci sarebbero state le condizioni mediante le quali le preferenze soggettive dei mutuatari, schiacciate dal bisogno, avrebbero concesso all'usuraio di poter spingere oltre un certo limite il "prezzo".
Non fatevi ingannare, quindi, sono gli interventi centrali delle istituzioni pubbliche che danno inizio ad una spirale di eventi che diventano sempre peggiori all'aumentare della loro interferenza col libero mercato.
LA GRANDE DISCONNESSIONE
C'è una grande differenza, quindi, tra quello che ci viene detto e quello che vediamo, tra quello che i keynesiani prescrivono e quello che gli Austriaci sostengono. Non esiste più una sola economia, ma ne esistono due. Anche lo stato ha una doppia contabilità, e come accade in questi casi solo il mercato nero sta dicendo la verità sulla situazione reale degli individui. Di conseguenza i problemi vengono spazzati sotto il tappeto con una glaciale e spaventosa noncuranza. E' stata l'impossibilità di liquidare investimenti improduttivi che ha permesso l'accumulo degli oltre €300 miliardi di debiti della Grecia. E' stata l'impossibilità di liquidare investimenti improduttivi che ha creato una delle bolle immobiliari più catastrofiche nell'economia mondiale: la bolla immobiliare cinese. Alla fine, la verità dei fatti è che siamo immersi in un grande schema di Ponzi dove il bacino dei risparmi reali viene eroso costantemente a botte di nuovi debiti. I pianificatori centrali stanno cercando di disconnettere la percezione della realtà degli individui, dicendo loro di credere a quello che viene subdolamente sussurrato dai canali d'informazione ufficiali.
Quindi, secondo questo modo di pensare, dovremmo ignorare come la Grecia sia una dolina finanziaria. Ma soprattutto, dovremmo ignorare come il meccanismo cinese non sia affatto foriero di una crescita economica sostenibile attraverso la stampante monetaria. Anche perché, negli ultimi anni solo questo è stato fatto in Cina: accendere le rotative e a cascata far scorrere il denaro di nuova creazione per supportare i progetti della pianificazione centrale. Cos'altro sono le varie città fantasma, i centri commerciali vuoti, gli appartamenti vacanti, se non i figli deformi di un sistema capitalista clientelare al collasso? Su scala ridotta, è qualcosa che accadde anche in Grecia nel 2006 all'indomani delle Olimpiadi. E come è accaduto in entrambi i casi, gli errori e le sconsideratezze sono state nascoste sotto pile e pile di norme burocratiche con lo scopo di guadagnare tempo e presentare all'apparenza risultati positivi. In Cina, ad esempio, sono spuntate agenzie non governative che attingendo dall'espansione monetaria della PBoC, hanno pagato cifre fuori dal mondo per i terreni in modo da potervi erigere su delle cattedrali nel deserto. Così facendo, i governi locali credevano di poter vivere alla grande spuntando enormi guadagni dalle tasse sulle vendite dei terreni. Non è così, l'illusione del boom artificiale ha tratto in inganno le autorità cinesi.
La festa è finita quando la macchina esportatrice della Cina si è fermata a causa del raffreddamento degli Stati Uniti, dell'Europa e del Giappone. Infatti, non dimentichiamoci della terra dei samurai. Il capo della BoJ, Haruiko Kuroda, ha lanciato il programma di QE più ambizioso della storia. La banca centrale centrale giapponese sta ora fagocitando quasi tutta l'intera emissione obbligazionaria dello stato nipponico, nella speranza di ridare vigore ad un panorama economico presumibilmente preda della deflazione. La realtà dei fatti dimostra che non c'è alcuna deflazione in Giappone. Allora perché si sta facendo ricorso ad un programma il cui unico risultato è quello di annientare lo yen? Una parola: disperazione. I banchieri centrali del mondo sono disperati e la disperazione porta a fare cose insensate e altamente pericolose. I dati recenti su spesa al consumo, vendite al dettaglio e tasso di partecipazione alla forza lavoro rappresentano l'essenza di questa farsa.
Ma, hey, l'indice azionario Nikkei è ai massimi da 15 anni a questa parte, quindi per i pianificatori centrali va presumibilmente tutto bene. Hanno fiducia nell'effetto a cascata. Hanno fiducia che la vasca da bagno straborderà il liquido al suo interno e inonderà di nuova speranza Main Street. Non è ancora accaduto? Più della stessa cosa che finora non ha funzionato lo farà accadere! E' questo quello che pensa Kuroda. E' questo quello che pensa il resto della brigata di banchieri centrlali del mondo. E' questo quello che hanno sempre pensato i keynesiani.
Una normalizzazione della politica monetaria adottata dal Giappone è impossibile, data la mole di errori che via via è andata accumulandosi nel tempo. Un semplice aumento dell'1% del rendimento obbligazionario statale riuscirebbe a mandare in crash l'intero mercato dei titoli di stato giapponesi. Ed ora che Kuroda è impegnato a distruggere totalmente la credibilità dello yen, non ci vorrà molto prima che la fiducia in questa cartastraccia finisca nello zero più assoluto, cercando rifugio in asset reali. La BOJ, così come tutte le altre banche centrali, pensa di avere a che fare con un processo reversibile. Come ho spiegato anche in qust'altro articolo, utilizzando l'identià contabile di Fisher, ad esempio, si pensa di poter controllare inflazione e deflazione attraverso la quantità di denaro. Non c'è niente di più sbagliato. Questi esperimenti monetari stanno lasciando le banche centrali con enormi bilanci impossibili da sgonfiare.
La repressione finannziaria messa in atto dalle banche centrali ha distorto irreversibilmente un price discovery onesto all'interno dell'ambiente di mercato, scindendo la realtà in una ufficiale e in una ufficiosa. Nella prima gli indici azionari festeggiano e ci si aspetta una ripresa. Nella seconda le persone comuni sono costrette a portare il fardello della correzione dei propri errori e di quelli commessi dai privilegiati che sono stati salvati dalle loro sconsideratezze (e che continuano ad essere salvati). Queste due realtà viaggiano su rette parallele, ma diversamente dalla teoria queste si incontreranno. Non sarà affatto piacevole.
CONCLUSIONE
C'è una grande disconnessione nell'attuale panorama economico. Si tratta della realtà percepita da noi e da quella che i pianificatori centrali vorrebbero farci percepire. Una delle due è falsa. Arrivati a questo punto, credo siate in grado di tracciare una linea netta tra ciò che è vero e ciò che è falso.
giovedì 12 marzo 2015
L'ISIS non è il problema di lungo termine, lo è l'Arabia Saudita
Quando indagate su di un fatto in particolare, la prima cosa che dovete fare è seguire il denaro. Questa è una regola generale quando si indagano fatti concernenti la politica e l'economia. Nel caso che abbiamo in analisi oggi, dopo aver seguito i soldi bisogna seguire le armi. Scoprirete quindi che dietro la nascita dell'ISIS non c'è altro che una storia fatta di sovvenzionamenti e armamententi provenienti dagli Stati Uniti. E adesso lo zio Sam pare seriamente intenzionato ad imbarcarsi in una nuova avventura estera nel combattere un problema che esso stesso ha creato. A meno che gli Stati Uniti non si daranno da fare per comprendere quanto sia folle l'interventismo (politico ed economico) e che spendere denaro nel militarismo porta alla bancarotta, l'impero dello zio Sam farà la fine di tutti gli altri imperi caduti della storia.
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di John Robb
Ecco un nuovo modo per chiarire qualcosa che dovrebbe essere ovvio...
Per i politici di Washington e i finanzieri di New York, l'Arabia Saudita è un'isola di stabilità in un mare di caos. Un alleato affidabile, disposto a far scorrere il petrolio anno dopo anno. Un luogo che non è affatto vulnerabile all'instabilità che attanaglia regolarmente i suoi paesi confinanti.
Questa linea di pensiero è del tutto fuorviante. È vero il contrario.
In realtà, l'Arabia Saudita è estremamente fragile e gran parte del caos che vediamo in Medio Oriente è dovuto al modo in cui l'Arabia Saudita evita di cadere a pezzi. Peggio ancora, siamo principalmente noi da biasimare per questo esito. Alimentiamo questa farsa, e la nostra volontà di essere condiscendenti sta causando grandi danni.
Per dissolvere l'illusione della stabilità saudita, prendiamo in prestito dalla termodinamica un'idea molto intelligente chiamata struttura dissipativa. Tale idea è stata così buona che è valsa un premio Nobel in chimica ad Ilya Prigogine. Il modello di Prigogine ci fornisce un'idea di come tutto ciò che ci circonda, dalle strutture biologiche (es. batteri, scimmie, ecc.) passando per i fenomeni naturali (es. trombe d'aria) fino ai sistemi sociali (es. gli stati-nazione), tenda a raggiungere un certo ordine e a prevenire il collasso.
La parte importante di questa idea, per quanto ci riguarda, dice che le strutture dissipative crescono esportando o espellendo i prodotti di scarto in un ambiente esterno. In altre parole, raggiungono "l'ordine" marginalizzando il disordine.
Mettiamola in termini molto semplici. All'interno delle strutture biologiche, mangiare produce l'energia necessaria per costruire e mantenere un organismo. A sua volta, il consumo di alimenti produce disordine sottoforma di feci. Gli organismi espellono le feci nel mondo esterno, perché tenerle al proprio interno è pericoloso. Lo stesso processo vale per quasi tutte le strutture complesse. Con le automobili abbiamo i gas di scarico. Con i sistemi sociali complessi abbiamo la guerra e l'inquinamento.
Potremmo passare tutta la giornata a discutere di questa idea, ma cerchiamo di andare al sodo e applicarla al quadro saudita. L'Arabia Saudita è una struttura dissipativa particolarmente costosa, perché è estremamente rigida, anacronistica e immutabile. Per conservare questa struttura arcaica deve esportare una quantità incredibile di disordine (entropia) nelle regioni circostanti, nonostante le forze titaniche della globalizzazione stiano cercando di cambiare questa situazione. Disordini quali:
Questa entropia saudita ha danneggiato tutti nel mondo. Diffonde instabilità violenta in tutto il mondo, dal terrorismo del 9/11 all'ascesa violenta dell'ISIS in Siria, Iraq, Libia, Egitto, Pakistan, ecc.
Peggio ancora, i danni arrecati dall'Arabia Saudita aumentano di anno in anno, poiché cerca di resistere all'inesorabile attrazione gravitazionale di un sistema globale fluido, dinamico e strettamente integrato.
Ciò significa che anche se l'ISIS verrà sconfitto nei prossimi due anni, il sistema disfunzionale saudita produrrà subito dopo qualcosa di peggio.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di John Robb
Ecco un nuovo modo per chiarire qualcosa che dovrebbe essere ovvio...
Per i politici di Washington e i finanzieri di New York, l'Arabia Saudita è un'isola di stabilità in un mare di caos. Un alleato affidabile, disposto a far scorrere il petrolio anno dopo anno. Un luogo che non è affatto vulnerabile all'instabilità che attanaglia regolarmente i suoi paesi confinanti.
Questa linea di pensiero è del tutto fuorviante. È vero il contrario.
In realtà, l'Arabia Saudita è estremamente fragile e gran parte del caos che vediamo in Medio Oriente è dovuto al modo in cui l'Arabia Saudita evita di cadere a pezzi. Peggio ancora, siamo principalmente noi da biasimare per questo esito. Alimentiamo questa farsa, e la nostra volontà di essere condiscendenti sta causando grandi danni.
Per dissolvere l'illusione della stabilità saudita, prendiamo in prestito dalla termodinamica un'idea molto intelligente chiamata struttura dissipativa. Tale idea è stata così buona che è valsa un premio Nobel in chimica ad Ilya Prigogine. Il modello di Prigogine ci fornisce un'idea di come tutto ciò che ci circonda, dalle strutture biologiche (es. batteri, scimmie, ecc.) passando per i fenomeni naturali (es. trombe d'aria) fino ai sistemi sociali (es. gli stati-nazione), tenda a raggiungere un certo ordine e a prevenire il collasso.
La parte importante di questa idea, per quanto ci riguarda, dice che le strutture dissipative crescono esportando o espellendo i prodotti di scarto in un ambiente esterno. In altre parole, raggiungono "l'ordine" marginalizzando il disordine.
Mettiamola in termini molto semplici. All'interno delle strutture biologiche, mangiare produce l'energia necessaria per costruire e mantenere un organismo. A sua volta, il consumo di alimenti produce disordine sottoforma di feci. Gli organismi espellono le feci nel mondo esterno, perché tenerle al proprio interno è pericoloso. Lo stesso processo vale per quasi tutte le strutture complesse. Con le automobili abbiamo i gas di scarico. Con i sistemi sociali complessi abbiamo la guerra e l'inquinamento.
Potremmo passare tutta la giornata a discutere di questa idea, ma cerchiamo di andare al sodo e applicarla al quadro saudita. L'Arabia Saudita è una struttura dissipativa particolarmente costosa, perché è estremamente rigida, anacronistica e immutabile. Per conservare questa struttura arcaica deve esportare una quantità incredibile di disordine (entropia) nelle regioni circostanti, nonostante le forze titaniche della globalizzazione stiano cercando di cambiare questa situazione. Disordini quali:
- Un'ideologia fondamentalista nociva. Il Wahabismo del KSA alimenta sia l'ISIS sia al-Qaeda, e ha speso miliardi per diffonderlo in tutto il mondo.
- Migliaia di fanatici violenti. La stragrande maggioranza dei dirottatori coinvolti nel 9/11 era saudita, così come lo sono le migliaia di membri dell'ISIS. Le persone che non può controllare vengono mandate all'estero.
- Miliardi di finanziamenti destabilizzanti. L'Arabia Saudita ha fornito i finanziamenti iniziali sia ad al-Qaeda sia all'ISIS. E ha anche "investito" $10 miliardi nell'attuale dittatura militare egiziana.
Questa entropia saudita ha danneggiato tutti nel mondo. Diffonde instabilità violenta in tutto il mondo, dal terrorismo del 9/11 all'ascesa violenta dell'ISIS in Siria, Iraq, Libia, Egitto, Pakistan, ecc.
Peggio ancora, i danni arrecati dall'Arabia Saudita aumentano di anno in anno, poiché cerca di resistere all'inesorabile attrazione gravitazionale di un sistema globale fluido, dinamico e strettamente integrato.
Ciò significa che anche se l'ISIS verrà sconfitto nei prossimi due anni, il sistema disfunzionale saudita produrrà subito dopo qualcosa di peggio.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
mercoledì 11 marzo 2015
Dopo nove anni le persone possono dimenticare quanto sia doloroso un aumento dei tassi di interesse
Sebbene le voci si siano rincorse fino ad ora, non credo proprio che la FED sia disposta ad alzare i tassi. Ha mentito quando l'ha annunciato. Non dovrebbe sorprendervi. La FED, infatti, può influenzare i tassi, ma non può controllarli a piacimento. E i tassi dei bond? Nemmeno quelli controlla. Al limite potrebbe aumentare i tassi dei Fed Funds, il tasso al quale le banche prestano denaro ad altre banche. Ma ad oggi questo meccanismo è morto e sepolto: le banche non si fidano più l'una dell'altra. Stanno sedute su $2.6 bilioni di riserve in eccesso per precauzione e ultima linea di difesa in caso di panico. La FED paga per queste riserve lo 0.25%. Quei soldi rimangono sostanzialmente lì e non sono "investiti". Domanda: semmai la FED dovesse aumentare tale cifra, da dove prenderebbe il denaro per pagare l'importo maggiorato? Dai suoi profitti annuali, e questo significa meno fondi che rientrerebbero al Tesoro USA a fine anno e conseguentemente un deficit in ascesa. Quando la FED dice di voler alzare i tassi, di quali sta parlando precisamente? Come lo farà (se lo farà)? Per magia? Al prossimo comunicato stampa del FOMC apprenderemo per l'ennesima volta di dover portare ancora "pazienza" e che la FED non alzerà alcun tasso perché non ha la minima idea di quello che sta facendo.
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di James Rickards
E' un peccato che dobbiamo spendere così tanto tempo a parlare della Federal Reserve, però è il luogo da cui partire se si vuole capire molto di quello che sta succedendo nei mercati. In realtà, nulla è più importante — ma vorrei che non fosse vero.
Vorrei che le banche centrali potessero tornare ad essere istituzioni noiose che si prendono cura della massa monetaria e agiscono come un prestatore di ultima istanza (qui Rickards è ingenuo nel sostenere che la rimozione della "noia" nei confronti delle banche centrali sia un aspetto negativo, perché è stato proprio questo che ha permesso alle persone di vedere le banche centrali come enti manipoltraici i mercati, e principalmente grazie a Ron Paul, ndT), invece di essere delle mostruosità che manipolano e invadono ogni angolo dei mercati mondiali. Ma, purtroppo, questo è quello che abbiamo oggi.
Quando la FED manipola i tassi di interesse e il dollaro, influenza direttamente e indirettamente tutti i mercati del mondo — azioni, oro, immobili, commodities, titoli spazzatura, debito corporativo, ecc. Sebbene io non voglia che sia così, è importante comprendere ciò che la FED farà dopo.
Analizziamo due scenari: cosa accade se alza i tassi? E se non lo fa?
Risponderò a queste domande molto presto, ma prima vorrei fornirvi qualche informazione per aiutarvi a capire cosa c'è dietro questo dibattito. La FED ha certamente segnalato la sua intenzione di lasciar salire i tassi ed è ciò che i mercati si aspettano.
I titoli di tutto il mondo stanno già scontando questa decisione. Non ho mai visto niente di più sbandierato e più pubblicizzato nella mia carriera. C'è una buona ragione alla base. L'ultima volta che la FED ha aumentato i tassi era il 2006.
I tassi di interesse hanno toccato il fondo alla fine del 2008, quando sono arrivati a zero — e sono rimasti lì sin da allora. Sono passati sei anni e mezzo. Ma bisogna andare indietro ancora di due anni per trovare l'ultima volta che si sono alzati i tassi, in definitiva sono passati esattamente nove anni. Questo rappresenta un lungo periodo di tempo senza un aumento del tasso di interesse e la gente può dimenticare quanto possa essere sgradevole.
Ricordo ancora quando nel 1994 la FED aumentò i tassi, e fu un massacro. Quell'anno assistemmo al fallimento di Orange County, in California, e a quello di altri dealer. Il mercato obbligazionario ne uscì a pezzi.
La stessa cosa accadde nel 1987. Un sacco di persone ricordano il crollo dell'ottobre 1987, quando il mercato azionario scese del 22% in un solo giorno. Nel mercato di oggi, sarebbe l'equivalente di oltre 3,000 punti del Dow. Immaginate se il mercato oggi non scendesse di 300 punti, il che catturerebbe l'attenzione di tutti, ma di 3,000 punti. Un disastro. Questo è quello che accadde nell'ottobre 1987. Ma prima, nel marzo del 1987, ci fu un crollo del mercato obbligazionario. Il crollo del mercato obbligazionario precedette il crollo del mercato azionario di circa sei mesi.
Queste cose possono diventare sgradevoli ed è passato molto tempo dall'ultima volta che sono avvenute. È per questo che la FED ne sta parlando così tanto. Bisogna tornare indietro fino al maggio 2013, quando la FED stava ancora stampando denaro e acquistando titoli (acquisti di asset a lungo termine, come solgono chiamarli loro), per trovare traccia nei discorsi di Ben Bernanke di un possibile rallentamento di tali attività.
Non ha fatto nulla. Non ha tagliato gli acquisti e non ha sollevato i tassi — ne ha solo parlato — e ancora il mercato stava scontando tale possibilità. Abbiamo avuto il taper reale alla fine del 2014. Ora è finito, il QE3 è ufficialmente finito, quindi tutta questa storia è stata pubblicizzata per due anni.
I tassi sono rimasti a zero perché la FED stava cercando di pompare gli asset. Voleva che le banche e gli altri mutuatari prendessero in prestito denaro a buon mercato, comprassero case e azioni, facessero salire il prezzo degli asset, e creassero il cosiddetto effetto ricchezza. Questo avrebbe fatto sentire più ricche le persone, avrebbero quindi speso più soldi, e l'economia sarebbe tornata su un percorso autosufficiente.
Ovviamente non è accaduto niente di tutto ciò. I prezzi degli asset sono saliti, ma l'effetto ricchezza non c'è stato e l'economia rimane ancora molto debole. La FED non ha creato il tipo di crescita del 3.5-4% che sperava di creare quando ha dato inizio a tutto questo. Penso che se la FED potesse tornare indietro, non imboccherebbe mai più questa strada o almeno non la percorrerebbe per tutto questo tempo.
Ha incoraggiato tutti a prendere in prestito, sfruttare la leva finanziaria e generare disallineamenti nelle maturazioni (prendere in prestito dal mercato repo e comprare un po' di asset rischiosi, come azioni o altri beni). Come un'abile venditore, ha voluto dare alla gente un sacco di avvertimenti che prima o poi avrebbe aumentato i tassi.
Se sono un dealer, posso prendere in prestito denaro nel mercato repo e comprare un decennale qualsiasi, che fino a poco tempo fa rendeva il 2%. I miei costi di finanziamento sono pari a zero e guadagno il 2% dal mio bel decennale, ma posso anche sfruttare una leva di 10 a 1 perché posso avere margine di oltre il 90% nel mercato dei pronti contro termine.
Un utile del 2% sottoposto ad una leva di 10 a 1 equivale ad un rendimento del 20% sul capitale proprio, quindi con un titolo di stato come asset, non c'è bisogno di comprare junk bond. Finché i tassi sono a zero, è abbastanza facile ricavare il 10%, il 20%, o anche il 30% sul capitale proprio con un trade fortemente sottoposto a leva.
Potreste domandarvi: "Mi sembra un po' troppo facile; qual è il rischio?" Beh, non c'è alcun rischio di credito perché si possiede un titolo del Tesoro come asset. Il rischio è che potrebbero essere alzati i tassi a breve termine, mentre voi state seduti lì con denaro preso in prestito nel mercato repo e un decennale del Tesoro.
Tutto ad un tratto quel denaro diventerebbe più costoso, quello che sembrava un affare non lo è più, e si perderebbero soldi. La FED stava invitando tutti ad immergersi in queste folli operazioni di carry trade, a sfruttare questi disallineamenti nelle maturazioni, a fare un sacco di soldi e a ricostruire il bilancio delle banche: "Verrà il tempo in cui faremo salire i tassi, ma prima di ciò vi concederemo anni affinché possiate uscire da queste operazioni o proteggerle. Chiunque venisse colto in fallo, non potrebbe dire che non l'avevamo avvisato."
La FED intende alzare i tassi per normalizzare le cose. Ne ha parlato per quasi due anni, perché vuole che le persone ne siano ben consapevoli, ma i mercati non ascoltano tanto bene e c'è sempre qualcuno che non recepisce il messaggio.
Se mi guardo intorno, posso ancora notare come la leva finanziaria sia la protagonista: nel mercato azionario, ad esempio. Chuck Prince, ex-CEO di Citicorp, prima dell'ultima calamità finanziaria disse che bisogna ballare fino a quando c'è la musica. Ci sono alcune persone o che non ascoltano la FED o che non le credono.
La risposta breve è che mi aspetto un crollo del mercato. Penso che potrebbe gettare l'economia americana in una recessione, perché l'economia è fondamentalmente debole. Alcune persone sono state abbastanza intelligenti da uscire da questi carry trade, dando retta agli avvertimenti della FED, ma altre sperimenteranno un brusco risveglio.
Potrebbero ritrovarsi a scaricare le loro operazioni il più rapidamente possibile, e potremmo assistere ad una necessità esacerbante di liquidità. Immaginate, quindi, la FED che aumenta i tassi per la prima volta dopo otto anni.
Penso che ci saranno parecchie turbolenze e non sarà un atterraggio morbido. Oltre a ciò, l'idea che la FED avrebbe alzato i tassi si basava su una previsione di un'economia più forte e di una sorta di crescita auto-sostenuta.
Nessuno in economia, a Wall Street, nel mondo accademico, nessuno che io conosca ha mai assistito a previsioni tanto pessime quanto quelle della FED. Non lo dico per dispetto o per cercare di mettere in difficoltà qualcuno; è solo un dato di fatto. Anno dopo anno dopo anno sfornano queste previsioni di crescita, e ogni volta sbagliano. Non sono solo sbagliate di un po'; sono enormemente sbagliate.
Così, quando la FED dice: "Beh, pensiamo che l'economia sia abbastanza sana per un aumento dei tassi," questo è il primo segno che non lo è. Ci sono un sacco di dati. Stiamo assistendo ad un aumento delle inadempienze nei prestiti automobilistici, i salari reali sono stagnanti, la partecipazione alla forza lavoro continua ad essere molto bassa, il nostro deficit commerciale sta peggiorando anche a causa di un dollaro forte, e i mercati emergenti stanno rallentando insieme a Cina ed Europa.
Penso che sia assurdo credere che mentre il resto del mondo sta affondando, gli Stati Uniti in qualche modo non ne saranno influenzati.
La crescita è debole, quindi non solo mi aspetto una sua brusca interruzione perché le persone o non ascoltano o sono avide o tengono in vita troppo a lungo operazioni rischiose, ma anche perché la FED non ha capito nulla e potrebbe aumentare i tassi in un'economia molto debole.
Secondo me è probabile che l'economia degli Stati Uniti si avvicini ad una recessione, e probabilmente ad una qualche crisi nei mercati azionari. L'unico mercato che potrebbe sperimentare un rally è nientemeno che quello obbligazionario. Il decennale è ancora piuttosto interessante sulla base di tutto ciò che vediamo.
Tutto questo se i tassi verranno aumentati. Parliamo del caso in cui non venissero aumentati, perché questo è l'altro scenario. Pochissime persone si aspettano questo risultato, e io sono tra di queste. E' da sei mesi che lo sto dicendo, e sempre più persone se ne stanno convincendo.
Ho fatto un sacco di interviste in autunno in cui affermavo che secondo me la FED non avrebbe alzato i tassi nel 2015. Potremmo discutere del 2016 — è una data ancora piuttosto lontana — ma è meglio parlare del 2015.
Se torniamo indietro di sei mesi alla scorsa estate, il dibattito verteva su come la FED avrebbe aumentato i tassi nel 2015. L'unica domanda era questa: a marzo o a giugno? Io ero uno di quelli che dicevano che non l'avrebbe fatto. Bene, eccoci qui a gennaio e nessuno parla di marzo.
Anche Janet Yellen ha escluso marzo come mese per far salire i tassi, quindi ora abbiamo chi parla di aprile, chi di giugno e chi parla di luglio, ma sempre più persone dicono che ci vorrà fino a settembre prossimo. Bill Gross di recente ha dichiarato che potrebbe essere dicembre. Qual è la differenza tra dicembre 2015 e gennaio 2016? Non tanta.
Stiamo iniziando a sentire un sacco di dubbi sul fatto che possano essere aumentati. Non ho una sfera di cristallo e non ho un posto a sedere all'interno del consiglio della FED. Mi baso su ciò che dice la FED stessa.
Essa, infatti, afferma che la decisione dipenderà dai dati. Se li si guardano, sono deboli. So che abbiamo avuto questo terzo trimestre da urlo, ma c'è un sacco di rumore intorno a quella cifra e non pare sostenibile. Il quarto trimestre si è rivelato molto più debole e il primo trimestre 2015 potrebbe mostrare ancora più debolezze. Ancora non assistiamo alla risalita di quella cosa su cui la Yellen presta molta attenzione, ovvero, i salari reali; i quali sono stagnanti.
Ricordate che la FED ha un duplice mandato: cercare di ridurre la disoccupazione (o creare posti di lavoro, a seconda di come lo si vuole intendere) e la stabilità dei prezzi. A volte le due cose sono in conflitto e deve spingere di più sull'inflazione per creare posti di lavoro, mentre altre volte deve soffocare la crescita dei posti di lavoro per smorzare l'inflazione.
Non si possono fare sempre entrambe le cose, ma a volte è possibile. Qual è l'unico dato che mette d'accordo entrambe le parti del duplice mandato? Con molta probabilità i salari reali. Se salgono significa che c'è inflazione, e ci informano anche della buona salute del mercato del lavoro perché i lavoratori non possono ottenere un aumento o chiedere un aumento ai loro datori di lavoro o alle loro aziende a meno di una contrazione nel mercato del lavoro.
I salari reali rappresentano l'unico parametro a cui sta guardando Janet Yellen. Ma indovinate un po'? Sono scesi; e stanno ancora scendendo. Niente pare indicare, almeno per quanto riguarda i dati in analisi, che dovrebbe procedere ad aumentare i tassi. Penso che questo sia solo il risultato di una cattiva previsione. La FED prevede sempre una crescita più forte di quella che si verifica, e non appena se ne accorge, scopre che l'economia reale non è affatto dove si aspettava che fosse.
Ciò è interessante perché il mercato sta scontando un aumento dei tassi. E se non ci sarà? Arriveremo alla prossima estate con dei dati pessimi, e la FED metterà in chiaro che non aumenterà i tassi molto presto; quindi il vocabolo "pazienza" si trasformerà in "più pazienza", diventando la nuova espressione di riferimento. (A quanto pare ogni sei mesi o giù di lì spuntano nuove parole d'ordine!)
La FED ha fatto il QE1, il QE2, il QE3, poi ha promesso di alzare i tassi. Una volta che diventerà chiaro che non lo farà, penso che i mercati potrebbero aspettarsi di non vedere mai un fatidico aumento dei tassi.
Non mi sorprenderebbe vedere il QE4 nei primi mesi del 2016. Sarà molto interessante vedere cosa accadrà in quel momento, perché il mercato azionario potrebbe effettivamente schizzare in alto. Non sarebbe un rally basato sui fondamentali; ma sul denaro a buon mercato.
Il mercato si aspetta un restringimento. Se invece arriva un allentamento, o i tassi rimangono lì dove sono ora, i mercati potrebbero anche festeggiare. Non sono molto rialzista sul mercato azionario, ma se la FED non alzerà i tassi — e secondo me non lo farà — potremmo effettivamente assistere ad un rally delle azioni alla fine dell'anno, anche se alla base dell'euforia ci sarà il denaro gratis.
Credo che per allora le aspettative d'inflazione cominceranno a levitare, e questa probabilmente sarebbe una situazione positiva per l'oro. E' possibile che nella seconda metà di quest'anno l'oro e le azioni salgano insieme per la stessa ragione: la FED non può scappare da questo dilemma.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di James Rickards
E' un peccato che dobbiamo spendere così tanto tempo a parlare della Federal Reserve, però è il luogo da cui partire se si vuole capire molto di quello che sta succedendo nei mercati. In realtà, nulla è più importante — ma vorrei che non fosse vero.
Vorrei che le banche centrali potessero tornare ad essere istituzioni noiose che si prendono cura della massa monetaria e agiscono come un prestatore di ultima istanza (qui Rickards è ingenuo nel sostenere che la rimozione della "noia" nei confronti delle banche centrali sia un aspetto negativo, perché è stato proprio questo che ha permesso alle persone di vedere le banche centrali come enti manipoltraici i mercati, e principalmente grazie a Ron Paul, ndT), invece di essere delle mostruosità che manipolano e invadono ogni angolo dei mercati mondiali. Ma, purtroppo, questo è quello che abbiamo oggi.
Quando la FED manipola i tassi di interesse e il dollaro, influenza direttamente e indirettamente tutti i mercati del mondo — azioni, oro, immobili, commodities, titoli spazzatura, debito corporativo, ecc. Sebbene io non voglia che sia così, è importante comprendere ciò che la FED farà dopo.
Analizziamo due scenari: cosa accade se alza i tassi? E se non lo fa?
Risponderò a queste domande molto presto, ma prima vorrei fornirvi qualche informazione per aiutarvi a capire cosa c'è dietro questo dibattito. La FED ha certamente segnalato la sua intenzione di lasciar salire i tassi ed è ciò che i mercati si aspettano.
I titoli di tutto il mondo stanno già scontando questa decisione. Non ho mai visto niente di più sbandierato e più pubblicizzato nella mia carriera. C'è una buona ragione alla base. L'ultima volta che la FED ha aumentato i tassi era il 2006.
I tassi di interesse hanno toccato il fondo alla fine del 2008, quando sono arrivati a zero — e sono rimasti lì sin da allora. Sono passati sei anni e mezzo. Ma bisogna andare indietro ancora di due anni per trovare l'ultima volta che si sono alzati i tassi, in definitiva sono passati esattamente nove anni. Questo rappresenta un lungo periodo di tempo senza un aumento del tasso di interesse e la gente può dimenticare quanto possa essere sgradevole.
Ricordo ancora quando nel 1994 la FED aumentò i tassi, e fu un massacro. Quell'anno assistemmo al fallimento di Orange County, in California, e a quello di altri dealer. Il mercato obbligazionario ne uscì a pezzi.
La stessa cosa accadde nel 1987. Un sacco di persone ricordano il crollo dell'ottobre 1987, quando il mercato azionario scese del 22% in un solo giorno. Nel mercato di oggi, sarebbe l'equivalente di oltre 3,000 punti del Dow. Immaginate se il mercato oggi non scendesse di 300 punti, il che catturerebbe l'attenzione di tutti, ma di 3,000 punti. Un disastro. Questo è quello che accadde nell'ottobre 1987. Ma prima, nel marzo del 1987, ci fu un crollo del mercato obbligazionario. Il crollo del mercato obbligazionario precedette il crollo del mercato azionario di circa sei mesi.
Queste cose possono diventare sgradevoli ed è passato molto tempo dall'ultima volta che sono avvenute. È per questo che la FED ne sta parlando così tanto. Bisogna tornare indietro fino al maggio 2013, quando la FED stava ancora stampando denaro e acquistando titoli (acquisti di asset a lungo termine, come solgono chiamarli loro), per trovare traccia nei discorsi di Ben Bernanke di un possibile rallentamento di tali attività.
Non ha fatto nulla. Non ha tagliato gli acquisti e non ha sollevato i tassi — ne ha solo parlato — e ancora il mercato stava scontando tale possibilità. Abbiamo avuto il taper reale alla fine del 2014. Ora è finito, il QE3 è ufficialmente finito, quindi tutta questa storia è stata pubblicizzata per due anni.
I tassi sono rimasti a zero perché la FED stava cercando di pompare gli asset. Voleva che le banche e gli altri mutuatari prendessero in prestito denaro a buon mercato, comprassero case e azioni, facessero salire il prezzo degli asset, e creassero il cosiddetto effetto ricchezza. Questo avrebbe fatto sentire più ricche le persone, avrebbero quindi speso più soldi, e l'economia sarebbe tornata su un percorso autosufficiente.
Ovviamente non è accaduto niente di tutto ciò. I prezzi degli asset sono saliti, ma l'effetto ricchezza non c'è stato e l'economia rimane ancora molto debole. La FED non ha creato il tipo di crescita del 3.5-4% che sperava di creare quando ha dato inizio a tutto questo. Penso che se la FED potesse tornare indietro, non imboccherebbe mai più questa strada o almeno non la percorrerebbe per tutto questo tempo.
Ha incoraggiato tutti a prendere in prestito, sfruttare la leva finanziaria e generare disallineamenti nelle maturazioni (prendere in prestito dal mercato repo e comprare un po' di asset rischiosi, come azioni o altri beni). Come un'abile venditore, ha voluto dare alla gente un sacco di avvertimenti che prima o poi avrebbe aumentato i tassi.
Se sono un dealer, posso prendere in prestito denaro nel mercato repo e comprare un decennale qualsiasi, che fino a poco tempo fa rendeva il 2%. I miei costi di finanziamento sono pari a zero e guadagno il 2% dal mio bel decennale, ma posso anche sfruttare una leva di 10 a 1 perché posso avere margine di oltre il 90% nel mercato dei pronti contro termine.
Un utile del 2% sottoposto ad una leva di 10 a 1 equivale ad un rendimento del 20% sul capitale proprio, quindi con un titolo di stato come asset, non c'è bisogno di comprare junk bond. Finché i tassi sono a zero, è abbastanza facile ricavare il 10%, il 20%, o anche il 30% sul capitale proprio con un trade fortemente sottoposto a leva.
Potreste domandarvi: "Mi sembra un po' troppo facile; qual è il rischio?" Beh, non c'è alcun rischio di credito perché si possiede un titolo del Tesoro come asset. Il rischio è che potrebbero essere alzati i tassi a breve termine, mentre voi state seduti lì con denaro preso in prestito nel mercato repo e un decennale del Tesoro.
Tutto ad un tratto quel denaro diventerebbe più costoso, quello che sembrava un affare non lo è più, e si perderebbero soldi. La FED stava invitando tutti ad immergersi in queste folli operazioni di carry trade, a sfruttare questi disallineamenti nelle maturazioni, a fare un sacco di soldi e a ricostruire il bilancio delle banche: "Verrà il tempo in cui faremo salire i tassi, ma prima di ciò vi concederemo anni affinché possiate uscire da queste operazioni o proteggerle. Chiunque venisse colto in fallo, non potrebbe dire che non l'avevamo avvisato."
La FED intende alzare i tassi per normalizzare le cose. Ne ha parlato per quasi due anni, perché vuole che le persone ne siano ben consapevoli, ma i mercati non ascoltano tanto bene e c'è sempre qualcuno che non recepisce il messaggio.
Se mi guardo intorno, posso ancora notare come la leva finanziaria sia la protagonista: nel mercato azionario, ad esempio. Chuck Prince, ex-CEO di Citicorp, prima dell'ultima calamità finanziaria disse che bisogna ballare fino a quando c'è la musica. Ci sono alcune persone o che non ascoltano la FED o che non le credono.
La risposta breve è che mi aspetto un crollo del mercato. Penso che potrebbe gettare l'economia americana in una recessione, perché l'economia è fondamentalmente debole. Alcune persone sono state abbastanza intelligenti da uscire da questi carry trade, dando retta agli avvertimenti della FED, ma altre sperimenteranno un brusco risveglio.
Potrebbero ritrovarsi a scaricare le loro operazioni il più rapidamente possibile, e potremmo assistere ad una necessità esacerbante di liquidità. Immaginate, quindi, la FED che aumenta i tassi per la prima volta dopo otto anni.
Penso che ci saranno parecchie turbolenze e non sarà un atterraggio morbido. Oltre a ciò, l'idea che la FED avrebbe alzato i tassi si basava su una previsione di un'economia più forte e di una sorta di crescita auto-sostenuta.
Nessuno in economia, a Wall Street, nel mondo accademico, nessuno che io conosca ha mai assistito a previsioni tanto pessime quanto quelle della FED. Non lo dico per dispetto o per cercare di mettere in difficoltà qualcuno; è solo un dato di fatto. Anno dopo anno dopo anno sfornano queste previsioni di crescita, e ogni volta sbagliano. Non sono solo sbagliate di un po'; sono enormemente sbagliate.
Così, quando la FED dice: "Beh, pensiamo che l'economia sia abbastanza sana per un aumento dei tassi," questo è il primo segno che non lo è. Ci sono un sacco di dati. Stiamo assistendo ad un aumento delle inadempienze nei prestiti automobilistici, i salari reali sono stagnanti, la partecipazione alla forza lavoro continua ad essere molto bassa, il nostro deficit commerciale sta peggiorando anche a causa di un dollaro forte, e i mercati emergenti stanno rallentando insieme a Cina ed Europa.
Penso che sia assurdo credere che mentre il resto del mondo sta affondando, gli Stati Uniti in qualche modo non ne saranno influenzati.
La crescita è debole, quindi non solo mi aspetto una sua brusca interruzione perché le persone o non ascoltano o sono avide o tengono in vita troppo a lungo operazioni rischiose, ma anche perché la FED non ha capito nulla e potrebbe aumentare i tassi in un'economia molto debole.
Secondo me è probabile che l'economia degli Stati Uniti si avvicini ad una recessione, e probabilmente ad una qualche crisi nei mercati azionari. L'unico mercato che potrebbe sperimentare un rally è nientemeno che quello obbligazionario. Il decennale è ancora piuttosto interessante sulla base di tutto ciò che vediamo.
Tutto questo se i tassi verranno aumentati. Parliamo del caso in cui non venissero aumentati, perché questo è l'altro scenario. Pochissime persone si aspettano questo risultato, e io sono tra di queste. E' da sei mesi che lo sto dicendo, e sempre più persone se ne stanno convincendo.
Ho fatto un sacco di interviste in autunno in cui affermavo che secondo me la FED non avrebbe alzato i tassi nel 2015. Potremmo discutere del 2016 — è una data ancora piuttosto lontana — ma è meglio parlare del 2015.
Se torniamo indietro di sei mesi alla scorsa estate, il dibattito verteva su come la FED avrebbe aumentato i tassi nel 2015. L'unica domanda era questa: a marzo o a giugno? Io ero uno di quelli che dicevano che non l'avrebbe fatto. Bene, eccoci qui a gennaio e nessuno parla di marzo.
Anche Janet Yellen ha escluso marzo come mese per far salire i tassi, quindi ora abbiamo chi parla di aprile, chi di giugno e chi parla di luglio, ma sempre più persone dicono che ci vorrà fino a settembre prossimo. Bill Gross di recente ha dichiarato che potrebbe essere dicembre. Qual è la differenza tra dicembre 2015 e gennaio 2016? Non tanta.
Stiamo iniziando a sentire un sacco di dubbi sul fatto che possano essere aumentati. Non ho una sfera di cristallo e non ho un posto a sedere all'interno del consiglio della FED. Mi baso su ciò che dice la FED stessa.
Essa, infatti, afferma che la decisione dipenderà dai dati. Se li si guardano, sono deboli. So che abbiamo avuto questo terzo trimestre da urlo, ma c'è un sacco di rumore intorno a quella cifra e non pare sostenibile. Il quarto trimestre si è rivelato molto più debole e il primo trimestre 2015 potrebbe mostrare ancora più debolezze. Ancora non assistiamo alla risalita di quella cosa su cui la Yellen presta molta attenzione, ovvero, i salari reali; i quali sono stagnanti.
Ricordate che la FED ha un duplice mandato: cercare di ridurre la disoccupazione (o creare posti di lavoro, a seconda di come lo si vuole intendere) e la stabilità dei prezzi. A volte le due cose sono in conflitto e deve spingere di più sull'inflazione per creare posti di lavoro, mentre altre volte deve soffocare la crescita dei posti di lavoro per smorzare l'inflazione.
Non si possono fare sempre entrambe le cose, ma a volte è possibile. Qual è l'unico dato che mette d'accordo entrambe le parti del duplice mandato? Con molta probabilità i salari reali. Se salgono significa che c'è inflazione, e ci informano anche della buona salute del mercato del lavoro perché i lavoratori non possono ottenere un aumento o chiedere un aumento ai loro datori di lavoro o alle loro aziende a meno di una contrazione nel mercato del lavoro.
I salari reali rappresentano l'unico parametro a cui sta guardando Janet Yellen. Ma indovinate un po'? Sono scesi; e stanno ancora scendendo. Niente pare indicare, almeno per quanto riguarda i dati in analisi, che dovrebbe procedere ad aumentare i tassi. Penso che questo sia solo il risultato di una cattiva previsione. La FED prevede sempre una crescita più forte di quella che si verifica, e non appena se ne accorge, scopre che l'economia reale non è affatto dove si aspettava che fosse.
Ciò è interessante perché il mercato sta scontando un aumento dei tassi. E se non ci sarà? Arriveremo alla prossima estate con dei dati pessimi, e la FED metterà in chiaro che non aumenterà i tassi molto presto; quindi il vocabolo "pazienza" si trasformerà in "più pazienza", diventando la nuova espressione di riferimento. (A quanto pare ogni sei mesi o giù di lì spuntano nuove parole d'ordine!)
La FED ha fatto il QE1, il QE2, il QE3, poi ha promesso di alzare i tassi. Una volta che diventerà chiaro che non lo farà, penso che i mercati potrebbero aspettarsi di non vedere mai un fatidico aumento dei tassi.
Non mi sorprenderebbe vedere il QE4 nei primi mesi del 2016. Sarà molto interessante vedere cosa accadrà in quel momento, perché il mercato azionario potrebbe effettivamente schizzare in alto. Non sarebbe un rally basato sui fondamentali; ma sul denaro a buon mercato.
Il mercato si aspetta un restringimento. Se invece arriva un allentamento, o i tassi rimangono lì dove sono ora, i mercati potrebbero anche festeggiare. Non sono molto rialzista sul mercato azionario, ma se la FED non alzerà i tassi — e secondo me non lo farà — potremmo effettivamente assistere ad un rally delle azioni alla fine dell'anno, anche se alla base dell'euforia ci sarà il denaro gratis.
Credo che per allora le aspettative d'inflazione cominceranno a levitare, e questa probabilmente sarebbe una situazione positiva per l'oro. E' possibile che nella seconda metà di quest'anno l'oro e le azioni salgano insieme per la stessa ragione: la FED non può scappare da questo dilemma.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
martedì 10 marzo 2015
Il relitto dell'Hesperus monetario
Stockman non poteva prendere come base del suo articolo di oggi una metafora più appropriata: il naufragio dell'Hesperus. Ogni giorno appare una nuova falla nello scafo, mentre la tempesta si avvicina. E come se non bastasse sono le stesse banche centrali che rigirano i cannoni, o nel caso europeo i bazooka, e sparano sul proprio scafo. Questo è l'unico modo per spiegare come il nuovo QE della BCE si ritorcerà contro gli eurocrati, così come non ha fatto altro che indebolire ulteriormente le economie di USA e Giappone. Ma il desiderio di un'inflazione perpetua si origina dal fatto che l'economia mainstream presuppone che la crescita possa essere raggiunta solamente attraverso un aumento dell'inflazione che, a sua volta, spingerà gli imprenditori ad investire sulla base di profitti collegati ai prezzi crescenti. In realtà la maggior parte degli economisti non ha mai messo piede in un'azienda, non sa cosa voglia dire essere imprenditori. Infatti questi ultimi non espandono le loro attività solo perché "i prezzi salgono". Soprattutto ora, in questo ambiente economico, dove le manipolazioni delle banche centrali hanno distorto una vasta porzione di segnali economici. Come possono essere certi che la domanda per i loro prodotti sia aumentata in modo genuino e non perché è stata guidata dalle stampanti monetarie? Gli imprenditori non sono sciocchi. I banchieri centrali pensano di riuscire ad aiutare un sistema bancario commerciale europeo al collasso fornendo loro copertura e sperando che, attraverso un effetto a cascata, ciò possa ridare spinta all'economia di Main Street. Misure disperate per tempi disperati. Non funzioneranno. Le banche centrali hanno creato una trappola mortale e ci sono finite dentro senza accorgersene.
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di David Stockman
Per 73 mesi la FED ha sferzato i mercati monetari con l'anomalia finanziaria della ZIRP. Mai nella storia del mondo una banca centrale o un'altra autorità monetaria ha decretato che il denaro sarebbe dovuto essere gratis per i giocatori d'azzardo, o che ai risparmiatori doveva essere confiscata la loro ricchezza (duramente guadagnata) mediante rendimenti negativi al netto dell'inflazione e delle tasse. E, inutile dirlo, mai in un libero mercato risparmiatori e debitori hanno fatto affari allo 0% per sei anni consecutivi.
Ma ecco arrivare un'altra riunione della FED e l'annuncio che i nostri signori monetari saranno "pazienti" prima di invertire la ZIRP. Infatti ci sono indizi che l'era della ZIRP potrebbe estendersi oltre l'estate, cioè, superare gli 80 mesi.
Viene spontaneo porsi una domanda: questi fanatici ostinati si rendono conto che il denaro a costo zero ha un solo uso, e cioè finanziare le operazioni di carry trade dei giocatori d'azzardo di Wall Street?
Di conseguenza non sono da considerare più colpevoli di Longfellow che perì insieme alla sua bella figlia perché prese sttogamba la tempesta? Questi tizi presso la FED stanno addirittura alimentando la loro tempesta finanziaria, mettendo in pericolo Main Street che si è stupidamente inchiodata all'albero maestro della ZIRP.
La ragione per cui la ZIRP è ad esclusivo vantaggio dei giocatori d'azzardo finanziari è presto detta. Nessun imprenditore sano di mente finanzierebbe attrezzature, scorte o anche crediti con debiti giornalieri o anche di una settimana. E' più che evidente il rischio di un fallimento del business causa la necessità di liquidare precipitosamente beni lavorativi se i finanziamenti non potessero essere rinegoziati ai tassi d'interesse esistenti.
Allo stesso modo, nessun capofamiglia sano di mente acquisterebbe una casa, un'automobile o anche un tostapane con questi tipi di prestiti. E, sì, le istituzioni finanziarie che ogni giorno sperimentano il flusso e il riflusso degli eccessi e delle carenze di liquidità, usano il mercato monetario. Ma gestire le fluttuazioni nei saldi di cassa non richiede la ZIRP — soprattutto quando la maggior parte delle banche si alterna quasi ogni giorno tra l'essere fornitrici e utilizzatrici di fondi. I saldi di cassa del sistema finanziario possono essere cancellati allo 0.2%, al 2% o al 5%, con la stessa naturalezza.
Quindi la ZIRP non è altro che CDBV gratuiti (costi dei beni venduti) per i giocatori d'azzardo a Wall Street. Sono loro che raccolgono i proventi, cioè, lo spread tra il finanziamento gratuito erogato dalla FED e qualsiasi asset finanziario con un rendimento positivo o una prospettiva di guadagno a breve termine. E, sì, se i nodi arrivano al pettine, questi stessi giocatori d'azzardo possono liquidare i loro asset, ripagare i loro debiti e iniziare d'accapo il giorno successivo — a differenza delle imprese e delle famiglie comuni.
Detto in modo diverso, la ZIRP della FED è una sovvenzione gigante agli speculatori. A causa della follia assoluta della sua politica di comunicazione "trasparente", incarnata in vocaboli come "paziente" che ormai s'è capito che rappresenta una parola in codice per non aumentare i tassi nei prossimi due incontri, i trader non devono minimamente preoccuparsi di perdere i loro carry trade, né devono preoccuparsi della necessità di scaricare improvvisamente asset quasi illiquidi per rimborsare i loro prestiti (o liquidare opzioni e altre posizioni simili di "finanza strutturata").
La verità è che, in un libero mercato, i trader non possono ottenere rendimenti eccezionali dall'arbing sulla curva dei rendimenti. Il vigorish viene spiazzato. E il movimento indipendente dei prezzi degli asset e dei costi di finanziamento comprimono i rendimenti verso il valore del denaro e i differenziali di rischio incorporati negli attivi e nei passivi di ogni trader.
Per contro, la ZIRP è completamente disonesta e quindi profondamente sussidiata. E stando a quanto dice l'ABC dell'economia, quando una politica è basata su queste premesse ne verrà richiesta sempre di più. In sostanza, aggrappandosi ostinatamente alla ZIRP, la FED sta sistematicamente facendo regali ai giocatori d'azzardo, e in tal modo sta gonfiando sempre di più un mispricing degli asset finanziari e bolle finanziarie sempre più pericolose ed esplosive.
Infatti, dopo 73 mesi di ZIRP, come può un qualsiasi adulto razionale preoccuparsi se il primo aumento dei tassi dovrebbe avvenire a giugno o a settembre e se l'economia potrà tollerare un aumento del tasso dei fed funds da 12 bps a 25 bps?
La differenza è solo rumore del tutto irrilevante per l'economia di Main Street; non può assolutamente influenzare il calcolo economico di una singola famiglia o impresa.
Dopo aver bloccato il tasso del mercato monetario a zero per tanto tempo e dopo aver aver giustificato tale scelta con una caterva di scuse inconsistenti, gli occupanti dell'Eccles Building non si sono lontanamente accorti che tutta la discussione su quel piccolo rialzo dei fed funds è assurda. In effetti, se non fossero ipnotizzati dal loro incantesimo rituale, non penserebbero nemmeno per un momento che una variazione frazionaria del tasso del mercato monetario avrebbe un impatto sull'indebitamento, la spesa, gli investimenti e la crescita di Main Street.
Allora perché la FED persiste con questa farsa? Per due ragioni che non sono affatto difficili da discernere.
La FED sembra vivere su Marte perché non riesce proprio a capire che la manipolazione dei tassi d'interesse per riscaldare e raffreddare la macroeconomia è finita. Il canale della trasmissione monetaria è caduto vittima di un "picco del debito". L'economia di Main Street non riesce più a sperimentare un sussulto temporaneo, grazie a tassi d'interesse a buon mercato, perché i bilanci sono saturi.
Sin dalla crisi finanziaria gli unici aumenti effettivi per quanto riguarda il debito delle famiglie si sono registrati nei prestiti agli studenti (che sono garantiti dal bilancio dello Zio Sam) e nei prestiti per automobili (che sono garantiti da veicoli sopravvalutati). Detto in modo diverso, l'ultima volta è stato intaccato l'home equity; per anni i salari sono stati impegnati in queste operazioni finanziarie pericolose e le famiglie non hanno più nulla da dare in pegno.
Quindi ora le famiglie spendono solo quello che guadagnano, il che significa che le manipolazioni della FED sui tassi di interesse — che avevano una certa potenza 40 anni fa — non hanno più alcun impatto oggi. La politica monetaria keynesiana, attraverso la distorsione dei tassi di interesse del mercato monetario, è sempre stata un trucco da salotto una tantum.
Allo stesso modo, le macchinazioni della FED sui tassi di interesse non hanno indotto le imprese ad acquisire nuovi asset produttivi finanziati con capitale preso in prestito. Invece quasi l'intero aumento del debito aziendale — ed è notevole, essendo aumentato da $11 bilioni alla vigilia della crisi finanziaria fino a quasi $14 bilioni di oggi — è finito nell'ingegneria finanziaria. Ma i riacquisti di azioni e gli LBO non fanno espandere la produzione o la produttività. Si limitano solamente a far salire il prezzo degli asset finanziari esistenti, premiando ulteriormente i giocatori d'azzardo che popolano il casinò.
Dato il blocco totale del canale di trasmissione della politica monetaria a famiglie e imprese, perché mai i nostri pianificatori centrali monetari si aggrappano disperatamente alla ZIRP? A quanto pare anche se il canale di trasmissione è mal diluito, secondo loro il denaro a buon mercato potrebbe ancora fare un tantino bene. Inoltre non ha causato alcuna inflazione dei prezzi al consumo, essi sostengono, quindi cosa c'è di male?
Sì, e anche fare la danza della pioggia non fa piovere. Ma c'è una differenza enorme. I tassi di interesse a zero non sono affatto innocui. Rappresentano un'economia colossalmente avariata perché trasformano i mercati dei capitali in casinò.
In questo modo emerge prorompente un mispricing del rischio e del capitale, il che significa un livello crescente di investimenti improduttivi e capacità produttiva in eccesso; e questa è una condizione mondiale perché tutte le banche centrali sono impegnate nello stesso gioco: repressione finanziaria.
Come è ormai evidente nel caso del petrolio, del ferro, del rame, dell'elettronica di consumo e di molto altro, l'enorme eccesso di capacità causerà un crollo dei prezzi come se fossimo in tempo di boom. Presto si metterà in moto un ciclo fulminante di aggiustamento deflazionistico, crollo dei profitti e un tonfo nella spesa in conto capitale.
I nostri pianificatori centrali monetari sono intrappolati in un ciclo di feedback pericoloso. Dopo aver alimentato il boom con denaro a buon mercato, ora giustificano la proroga della ZIRP affermando di dover utilizzare lo stesso strumento per scongiurare una deflazione che essi stessi hanno causato.
Alla fin fine, non c'è nulla dietro al sipario dell'Eccles Building tranne una dottrina pretestuosa di effetto ricchezza. Le variazioni frazionali nel tasso del mercato monetario sono rilevanti solo per i trader e i computer che popolano il casinò. Oggi le parole nei comunicati stampa della FED, e i potenziali cambiamenti capillari di domani nel tasso di interesse del mercato monetario, riguardono solamente la fiducia degli speculatori.
La politica della FED è stata progettata per tenerli in ballo. Tale politica si basa sulla speranza delirante che il farmaco della ZIRP possa mantenere crescenti le medie del mercato azionario e scatenare un effetto a cascata di spesa che finirà nei numeri del PIL e dell'occupazione.
La storia dimostra senza ombra di dubbio che le bolle alimentate da un'espansione monetaria artificiale scoppieranno violentemente. Quindi siamo giunti nel momento in cui l'Hesperus naufraga e a differenza dello sciocco capitano di Longfellow, la FED non solo sta ignorando la tempesta in arrivo, ma ne sta alimentando l'intensità.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di David Stockman
Per 73 mesi la FED ha sferzato i mercati monetari con l'anomalia finanziaria della ZIRP. Mai nella storia del mondo una banca centrale o un'altra autorità monetaria ha decretato che il denaro sarebbe dovuto essere gratis per i giocatori d'azzardo, o che ai risparmiatori doveva essere confiscata la loro ricchezza (duramente guadagnata) mediante rendimenti negativi al netto dell'inflazione e delle tasse. E, inutile dirlo, mai in un libero mercato risparmiatori e debitori hanno fatto affari allo 0% per sei anni consecutivi.
Ma ecco arrivare un'altra riunione della FED e l'annuncio che i nostri signori monetari saranno "pazienti" prima di invertire la ZIRP. Infatti ci sono indizi che l'era della ZIRP potrebbe estendersi oltre l'estate, cioè, superare gli 80 mesi.
Viene spontaneo porsi una domanda: questi fanatici ostinati si rendono conto che il denaro a costo zero ha un solo uso, e cioè finanziare le operazioni di carry trade dei giocatori d'azzardo di Wall Street?
Di conseguenza non sono da considerare più colpevoli di Longfellow che perì insieme alla sua bella figlia perché prese sttogamba la tempesta? Questi tizi presso la FED stanno addirittura alimentando la loro tempesta finanziaria, mettendo in pericolo Main Street che si è stupidamente inchiodata all'albero maestro della ZIRP.
La ragione per cui la ZIRP è ad esclusivo vantaggio dei giocatori d'azzardo finanziari è presto detta. Nessun imprenditore sano di mente finanzierebbe attrezzature, scorte o anche crediti con debiti giornalieri o anche di una settimana. E' più che evidente il rischio di un fallimento del business causa la necessità di liquidare precipitosamente beni lavorativi se i finanziamenti non potessero essere rinegoziati ai tassi d'interesse esistenti.
Allo stesso modo, nessun capofamiglia sano di mente acquisterebbe una casa, un'automobile o anche un tostapane con questi tipi di prestiti. E, sì, le istituzioni finanziarie che ogni giorno sperimentano il flusso e il riflusso degli eccessi e delle carenze di liquidità, usano il mercato monetario. Ma gestire le fluttuazioni nei saldi di cassa non richiede la ZIRP — soprattutto quando la maggior parte delle banche si alterna quasi ogni giorno tra l'essere fornitrici e utilizzatrici di fondi. I saldi di cassa del sistema finanziario possono essere cancellati allo 0.2%, al 2% o al 5%, con la stessa naturalezza.
Quindi la ZIRP non è altro che CDBV gratuiti (costi dei beni venduti) per i giocatori d'azzardo a Wall Street. Sono loro che raccolgono i proventi, cioè, lo spread tra il finanziamento gratuito erogato dalla FED e qualsiasi asset finanziario con un rendimento positivo o una prospettiva di guadagno a breve termine. E, sì, se i nodi arrivano al pettine, questi stessi giocatori d'azzardo possono liquidare i loro asset, ripagare i loro debiti e iniziare d'accapo il giorno successivo — a differenza delle imprese e delle famiglie comuni.
Detto in modo diverso, la ZIRP della FED è una sovvenzione gigante agli speculatori. A causa della follia assoluta della sua politica di comunicazione "trasparente", incarnata in vocaboli come "paziente" che ormai s'è capito che rappresenta una parola in codice per non aumentare i tassi nei prossimi due incontri, i trader non devono minimamente preoccuparsi di perdere i loro carry trade, né devono preoccuparsi della necessità di scaricare improvvisamente asset quasi illiquidi per rimborsare i loro prestiti (o liquidare opzioni e altre posizioni simili di "finanza strutturata").
La verità è che, in un libero mercato, i trader non possono ottenere rendimenti eccezionali dall'arbing sulla curva dei rendimenti. Il vigorish viene spiazzato. E il movimento indipendente dei prezzi degli asset e dei costi di finanziamento comprimono i rendimenti verso il valore del denaro e i differenziali di rischio incorporati negli attivi e nei passivi di ogni trader.
Per contro, la ZIRP è completamente disonesta e quindi profondamente sussidiata. E stando a quanto dice l'ABC dell'economia, quando una politica è basata su queste premesse ne verrà richiesta sempre di più. In sostanza, aggrappandosi ostinatamente alla ZIRP, la FED sta sistematicamente facendo regali ai giocatori d'azzardo, e in tal modo sta gonfiando sempre di più un mispricing degli asset finanziari e bolle finanziarie sempre più pericolose ed esplosive.
Infatti, dopo 73 mesi di ZIRP, come può un qualsiasi adulto razionale preoccuparsi se il primo aumento dei tassi dovrebbe avvenire a giugno o a settembre e se l'economia potrà tollerare un aumento del tasso dei fed funds da 12 bps a 25 bps?
La differenza è solo rumore del tutto irrilevante per l'economia di Main Street; non può assolutamente influenzare il calcolo economico di una singola famiglia o impresa.
Dopo aver bloccato il tasso del mercato monetario a zero per tanto tempo e dopo aver aver giustificato tale scelta con una caterva di scuse inconsistenti, gli occupanti dell'Eccles Building non si sono lontanamente accorti che tutta la discussione su quel piccolo rialzo dei fed funds è assurda. In effetti, se non fossero ipnotizzati dal loro incantesimo rituale, non penserebbero nemmeno per un momento che una variazione frazionaria del tasso del mercato monetario avrebbe un impatto sull'indebitamento, la spesa, gli investimenti e la crescita di Main Street.
Allora perché la FED persiste con questa farsa? Per due ragioni che non sono affatto difficili da discernere.
La FED sembra vivere su Marte perché non riesce proprio a capire che la manipolazione dei tassi d'interesse per riscaldare e raffreddare la macroeconomia è finita. Il canale della trasmissione monetaria è caduto vittima di un "picco del debito". L'economia di Main Street non riesce più a sperimentare un sussulto temporaneo, grazie a tassi d'interesse a buon mercato, perché i bilanci sono saturi.
Sin dalla crisi finanziaria gli unici aumenti effettivi per quanto riguarda il debito delle famiglie si sono registrati nei prestiti agli studenti (che sono garantiti dal bilancio dello Zio Sam) e nei prestiti per automobili (che sono garantiti da veicoli sopravvalutati). Detto in modo diverso, l'ultima volta è stato intaccato l'home equity; per anni i salari sono stati impegnati in queste operazioni finanziarie pericolose e le famiglie non hanno più nulla da dare in pegno.
Quindi ora le famiglie spendono solo quello che guadagnano, il che significa che le manipolazioni della FED sui tassi di interesse — che avevano una certa potenza 40 anni fa — non hanno più alcun impatto oggi. La politica monetaria keynesiana, attraverso la distorsione dei tassi di interesse del mercato monetario, è sempre stata un trucco da salotto una tantum.
Allo stesso modo, le macchinazioni della FED sui tassi di interesse non hanno indotto le imprese ad acquisire nuovi asset produttivi finanziati con capitale preso in prestito. Invece quasi l'intero aumento del debito aziendale — ed è notevole, essendo aumentato da $11 bilioni alla vigilia della crisi finanziaria fino a quasi $14 bilioni di oggi — è finito nell'ingegneria finanziaria. Ma i riacquisti di azioni e gli LBO non fanno espandere la produzione o la produttività. Si limitano solamente a far salire il prezzo degli asset finanziari esistenti, premiando ulteriormente i giocatori d'azzardo che popolano il casinò.
Dato il blocco totale del canale di trasmissione della politica monetaria a famiglie e imprese, perché mai i nostri pianificatori centrali monetari si aggrappano disperatamente alla ZIRP? A quanto pare anche se il canale di trasmissione è mal diluito, secondo loro il denaro a buon mercato potrebbe ancora fare un tantino bene. Inoltre non ha causato alcuna inflazione dei prezzi al consumo, essi sostengono, quindi cosa c'è di male?
Sì, e anche fare la danza della pioggia non fa piovere. Ma c'è una differenza enorme. I tassi di interesse a zero non sono affatto innocui. Rappresentano un'economia colossalmente avariata perché trasformano i mercati dei capitali in casinò.
In questo modo emerge prorompente un mispricing del rischio e del capitale, il che significa un livello crescente di investimenti improduttivi e capacità produttiva in eccesso; e questa è una condizione mondiale perché tutte le banche centrali sono impegnate nello stesso gioco: repressione finanziaria.
Come è ormai evidente nel caso del petrolio, del ferro, del rame, dell'elettronica di consumo e di molto altro, l'enorme eccesso di capacità causerà un crollo dei prezzi come se fossimo in tempo di boom. Presto si metterà in moto un ciclo fulminante di aggiustamento deflazionistico, crollo dei profitti e un tonfo nella spesa in conto capitale.
I nostri pianificatori centrali monetari sono intrappolati in un ciclo di feedback pericoloso. Dopo aver alimentato il boom con denaro a buon mercato, ora giustificano la proroga della ZIRP affermando di dover utilizzare lo stesso strumento per scongiurare una deflazione che essi stessi hanno causato.
Alla fin fine, non c'è nulla dietro al sipario dell'Eccles Building tranne una dottrina pretestuosa di effetto ricchezza. Le variazioni frazionali nel tasso del mercato monetario sono rilevanti solo per i trader e i computer che popolano il casinò. Oggi le parole nei comunicati stampa della FED, e i potenziali cambiamenti capillari di domani nel tasso di interesse del mercato monetario, riguardono solamente la fiducia degli speculatori.
La politica della FED è stata progettata per tenerli in ballo. Tale politica si basa sulla speranza delirante che il farmaco della ZIRP possa mantenere crescenti le medie del mercato azionario e scatenare un effetto a cascata di spesa che finirà nei numeri del PIL e dell'occupazione.
La storia dimostra senza ombra di dubbio che le bolle alimentate da un'espansione monetaria artificiale scoppieranno violentemente. Quindi siamo giunti nel momento in cui l'Hesperus naufraga e a differenza dello sciocco capitano di Longfellow, la FED non solo sta ignorando la tempesta in arrivo, ma ne sta alimentando l'intensità.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
lunedì 9 marzo 2015
Il franco svizzero crollerà
di Keith Weiner
Mi sono sforzato per rendere il più leggibile possibile questo pezzo, e il più breve possibile. La mia diagnosi fornisce prove e ragionamenti a supporto. Non si può spiegare il crollo di questa moneta facendo riferimento ad un punto di vista convenzionale. "Stamperanno moneta all'infinito," può essere un modo di dire popolare, ma non è esatto. La distruzione incipiente non ha nulla a che fare con la quantità di denaro. E' una storia di ciò che accade quando i tassi di interesse scendono in un buco nero.
I Rendimenti Sono Scesi Oltre lo Zero
La curva dei rendimenti svizzeri sembra proprio una nave che affonda. Tutti i bond, tranne quelli a 20 e 30 anni, sono ora sotto la linea di galleggiamento.
Guardate quanto è sommersa in una sola settimana. La prima riga (gialla) rappresenta il 16 gennaio e quella sotto è stata presa solo una settimana dopo, il 23 gennaio. E' terrificante notare quanto sia affondata velocemente l'intera struttura dei tassi. Ecco un grafico del titolo decennale sin da settembre. Per confronto, il decennale statunitense non riuscirebbe ad entrare in questo grafico. Il decennale degli Stati Uniti attualmente paga l'1.8%.
Il rendimento del decennale svizzero ha fatto registrare 37 punti base venerdì 2 gennaio. Il lunedì successivo è sprofondato a 28, o -25%. Il 15 gennaio — il giorno in cui la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha annunciato la revoca del peg con l'euro — il rendimento è precipitato a soli 7 punti base. E' stata una caduta libera senza sosta sin da allora, fino agli attuali -26 punti base.
Che cosa può spiegare questo crollo epico? Perché l'intero mercato obbligazionario svizzero sta annegando?
L'annegamento è una metafora adatta. Nella mia tesi ho descritto alcuni presagi di un collasso finanziario e monetario. Quello principale ce lo abbiamo quando il tasso di interesse sui bond a lungo termine va a zero, ciò distrugge il capitale e assicura un onere maggiore sul debito. Se il tasso dei titoli a lungo temine è a zero, allora il valore netto di tutti i debiti è infinito. I debitori non possono portare un onere infinito. Come vedremo, qualsiasi sistema monetario che dipende dal ripagamento dei debiti deve crollare quando il tasso va a zero.
Penso che il franco sia arrivato alla fine. Con i tassi negativi fino a 15 anni, e 33 punti base scarsi sul trentennale, è tutto finito.
Non Stampare, ma Prendere in Prestito
Facciamo un passo indietro e guardiamo cosa è successo di recente. La BNS ha preso in prestito una grande quantità di franchi; sebbene la maggior parte delle persone dica che li abbia stampati, è impossibile capire questo disastro senza precedenti facendovi riferimento in modo così approssimativo. Non si tratta di stampare, ma di prendere in prestito.
Pensate ad un individuo che prende in prestito $100,000 per comprare una casa. Non c'è denaro contante nel suo conto in banca. Firma un mucchio di scartoffie, e si ritrova un debito da rimborsare, più la titolarità della casa. L'ex-proprietario prende il denaro.
Funziona allo stesso modo con qualsiasi banca centrale che vuole acquistare un asset. Alla fine la banca possiede l'asset e l'ex-proprietario il denaro. Questo denaro è il debito della banca centrale. E' sul suo bilancio nella voce passivi. La banca è debitrice.
E' vitale comprendere quanto detto, e può essere abbastanza controintuitivo. Se si pensa al franco (o al dollaro, all'euro, ecc.) come ad un tipo di denaro, e se si pensa che le banche centrali stampano denaro, allora si arriverà alla conclusione sbagliata: che nessuno deve niente a nessuno, e in effetti non esiste un debitore. Secondo questi parametri, il titolare dei franchi possiede denaro. Fine della storia.
Questa conclusione non potrebbe essere più sbagliata.
Certo, l'idea che la banca centrale ripaghi il suo debito è assurda. Per legge, il pagamento si considera effettuato quando il debitore paga in valuta — es. franchi in Svizzera. Tuttavia il franco è la passività della BNS di cui stiamo discutendo. Come può la BNS far fronte alle sue passività in franchi utilizzando i propri debiti in franchi come mezzo di pagamento?
Non può. E' una contraddizione in termini. Quindi è fondamentale capire che non esiste la possibilità di estinguere il debito quando si ha a che fare con la cartamoneta fiat. Si può ripagare un debito proprio utilizzando la valuta, ma quest'azione sposta semplicemente il problema, e nel nostro caso, il debito. Quest'ultimo non può sparire, in quanto il pagamento di un debito con un IOU non può farlo estinguere. A differenza di voi, la banca centrale non può liberarsi dal debito.
Tuttavia, può servire il proprio debito. Ad esempio, la Federal Reserve negli Stati Uniti paga interessi sulle riserve. Infatti la banca deve rimborsare i debiti. Sarebbe una calamità se saltasse un pagamento, o se la banca centrale andasse in default.
La banca centrale deve anche mantenere le sue passività, che usa per finanziare i suoi attivi. Se le banche commerciali ritirassero i loro depositi — e in genere hanno una scelta — la banca centrale sarebbe costretta a vendere i suoi asset. Ciò sarebbe in contrasto con il suo intento, per non parlare dello shock che si ripercuoterebbe sulle economie fragili.
Attenzione, però, una banca centrale può andare in bancarotta. Può essere difficile da credere, poiché la legge rende le sue passività a corso legale per tutti i debiti pubblici e privati. Alla banca centrale è consentito anche indugiare in atti di contabilità (e di leva finanziaria) che non sarebbero tollerati per una società privata. Può, quindi, presentare bilanci fuorvianti, ma anche se la legge chiude un occhio la realtà avrà la sua vendetta alla fine. L'imperatore può far finta di indossare splendide vesti regali, ma è pur sempre nudo.
Se le passività superano gli attivi, allora una banca — anche una banca centrale — è insolvente e le conseguenze si paleseranno abbastanza presto. Il flusso di cassa derivante dagli attivi diventerà presto o tardi insufficiente per pagare gli interessi sui debiti. Nessuna banca centrale vuole trovarsi nella posizione di dover prendere in prestito, ma non per acquistare asset, bensì per coprire un flusso di cassa negativo. Si tratta di una spirale di morte rapida. Dovrà abbassare in qualche modo il tasso di interesse sulle sue passività (che sono tipicamente a breve termine) per mantenere il costo del finanziamento del proprio portfolio sotto il reddito generato dagli attivi.
Questa situazione diventa sempre più difficile quando accadono due cose. Uno: il rendimento degli attivi diventa negativo. Come, ad esempio, il tasso più che negativio (e decisamente assurdo) dei bond giornalieri svizzeri: -400 punti base. Due: l'emissione di maggior denaro abbassa di più i rendimenti (come descritto in dettaglio più in basso).
Gli eventi forzano la mano della banca centrale. Segue un percorso in cui finisce per avere sempre meno scelte. Il che ci riporta ai tassi di interesse negativi sui bond a 15 anni.
La Mano Visibile della Banca Nazionale Svizzera
Così la BNS ha emesso franchi per finanziare i suoi acquisti di euro. Poi ha speso gli euro per qualunque asset nell'Eurozona che voleva acquistare, come i bund tedeschi.
E' ben noto che la BNS si è data da fare per mantenere il franco a €0.83 (o CHF1.2) . Ha inoltre contribuito ad abbassare i tassi di interesse in Europa. La BNS è stato un acquirente implacabile di obbligazioni europee.
Ciò ci porta alla questione di quello che ha fatto in Svizzera. La BNS ha scambiato nuovi franchi per euro. Ciò significa che gli ex-proprietari di quegli euro sono diventati proprietari di franchi, e cosa vi hanno comprato?
Pongo questa domanda in modo deliberato. Se si dispone di una banconota da 100 franchi, la si può mettere in tasca. Se avete CHF100,000, è possibile depositarli in una banca. Se avete CHF100,000,000 (o miliardi), allora comprerete un'obbligazione o un altro asset (depositare il denaro in una banca sposta sulla banca l'onere di comprare l'asset).
Il venditore dell'asset entra in questo trade perché comprende che in questo modo migliorerà la sua posizione: cede il bond perché al suo prezzo più alto (e quindi con un rendimento inferiore) ora può trovare un asset più attraente in base al rischio. Ciò comprende il proprio rischio di liquidità (che ovviamente aumenta all'aumentare della leva finanziaria).
Mentre la BNS (e molte altre) ha inesorabilmente spinto verso l'alto il prezzo delle obbligazioni, e quindi abbassato il rendimento, i venditori delle obbligazioni a rendimenti sempre più bassi li hanno scambiati per nuovi franchi.
La Teoria Quantitativa della Moneta sostiene che la domanda di moneta scende all'aumentare dell'offerta. Se la domanda di moneta scende, allora secondo questa definizione i prezzi di tutte le altre cose — tra cui i beni di consumo — aumentano. Si ritiene comunemente che la gente cerca di trovare un compromesso tra il risparmio di denaro e la spesa (es. consumi). La conseguenza è un aumento dei prezzi al consumo.
Io non sono d'accordo. Un investitore ricco può scaricare i suoi asset per andare in vacanza se non gli piace il rendimento dei suoi titoli. Una banca con un bilancio da miliardi di dollari non elargisce stipendi superiori se i suoi margini sono compressi.
Quindi che cosa scambiare con i titoli di stato? Se un investitore non vuole possedere un titolo di stato, che altro può desiderare di possedere? Acquista obbligazioni societarie, azioni, o locazioni immobiliari, spingendone in alto i prezzi e abbassandone i rendimenti.
E poi, in un sistema monetario disfunzionale, è possibile aggiungere auto d'epoca, dipinti, una seconda e terza casa, ecc. Queste cose servono come surrogati per gli investimenti. Quando un investimento non può produrre un rendimento adeguato, le persone si rivolgono ad asset non fruttiferi.
L'aggiunta di nuovi franchi perturba l'equilibrio dei rendimenti di tutte le classi di asset. Ogni volta che il prezzo dell'obbligazione sale, ogni proprietario di ogni asset denominato in franchi deve ricalcolare le sue preferenze.
Il problema è che la BNS non crea opportunità di investimento produttive quando versa più franchi nel sistema finanziario svizzero. Questi nuovi franchi inseguono asset già esistenti.
I rendimenti stanno scendendo. Dovevano necessariamente scendere.
Un Aumento dell'Offerta di Moneta e la Diminuzione del Tasso di Interesse
Fin qui la discussione ha disegnato l'immagine di una qualsiasi economia sviluppata. I tassi di interesse sono scesi per 34 anni negli Stati Uniti, per esempio.
In un libero mercato, l'espansione del credito sarebbe guidata da uno spread di mercato: rendimenti disponibili – costo del denaro. Se questo spread fosse troppo piccolo (o negativo), non ci sarebbero più prestiti per acquistare asset. Se aumentasse in grandezza, allora le banche potrebbero entrare in azione.
Tuttavia le banche centrali lo distorcono. Invece di essere un prezzo determinato dal mercato, il costo del denaro è fissato dalla banca centrale. Ciò va ad intaccare il modello di business di una banca, quella che viene eufemisticamente chiamata trasformazione della maturità – prendere in prestito a breve, prestare a lungo. Per una banca non è possibile prendere in prestito denaro da depositanti con conti quinquiennali per acquistare obbligazioni a 5 anni. La banca deve prendere in prestito a breve termine e comprare più a lungo, al fine di creare un margine di profitto ragionevole.
Se la banca centrale fissa il costo del denaro sempre più in basso, allora le banche possono far salire il prezzo dei titoli di stato sempre più in alto (il che provoca un rendimento sempre più basso per i bond a lungo termine). Questo non è affatto capitalismo, ma un teatro kabuki di pianificazione centrale. Tutte le regole sono specificate da un attore avulso dal mercato, che le può cambiare per convenienza politica.
Il risultato netto è un'emissione di credito ben oltre quello che potrebbe mai succedere in un libero mercato. Questo problema è aggravato dal fatto che la banca centrale non può controllare quali asset vengono comprati quando essa acquista bond. Infatti essa si limita a cedere contanti agli ex-possessori dei bond. Cerca di raggiungere un certo obiettivo — come mantenere basso il franco nel caso della BNS, o impedire fallimenti nel caso della FED — e non ha altra scelta che continuare a inondare il mercato fino a quando non raggiunge suddetto obiettivo. Negli Stati Uniti la marea crescente ha infine fatto galleggiare tutte le navi, anche quelle con parecchie perdite. Il risultato è un gradiente di credito più ripido e la banca può eventualmente forzare liquidità ai suoi debitori bersaglio.
La situazione in Svizzera fa sembrare un'inezia i problemi della FED. A differenza della FED, che ha un obiettivo relativamente ben definito, la BNS si è messa alla mercé del mercato valutario. Non aveva un particolare obiettivo, e quindi nessun budget particolare o costo specifico. La BNS stava lottando contro il mondo per sostenere una certa soglia. Mentre continuava a supportare il peg del franco con l'euro, la BNS ha messo pressione sui tassi di interesse svizzeri ed europei.
Qualcosa è cambiato con l'inizio dell'anno. Possiamo capirlo alla luce dell'arbitraggio tra i bond svizzeri e altri asset svizzeri. Il tasso di rischio per il rendimento degli altri asset deve essere sempre superiore a quello dei titoli di stato svizzeri (tranne forse al culmine di una bolla). Altrimenti perché qualcuno dovrebbe possedere asset ad alto rischio e a basso rendimento?
Pertanto ci sono tre possibili cause per il crollo dei tassi di interesse in Svizzera 10 giorni prima l'abbandono del peg:
- il tasso di rendimento degli altri asset ha guidato il calo dei rendimenti;
- pressioni di acquisto sul franco hanno costretto la BNS a creare più franchi, alimentando più acquisti di bond;
- il rischio degli altri asset stava aumentando (tra cui il rischio di liquidità dei loro proprietari)
Per la #1 ho dei dubbi. E' sicuramente il contrario. Non è il calo dei rendimenti sui beni immobili che ha fatto abbassare i rendimenti delle obbligazioni. Gli obbligazionisti sono stati indotti a separarsi dai loro bond a causa dell'espansione monetaria della BNS. Poi hanno usato i profitti per comprare qualcos'altro e , quindi, abbassarne i rendimenti.
Un fatto supporta la conclusione #2. Qualcosa ha costretto la BNS a rimuovere il peg. Le pressioni d'acquisto sono l'unica cosa che ha senso. La BNS ha raggiunto il suo stop-loss.
Il tasso di interesse ha continuato a diminuire anche dopo che la BNS ha abbandonato il suo peg. Perché? Motivo #3, aumento dei rischi. Pensate ad una banca che ha preso in prestito franchi svizzeri per acquistare asset dell'Eurozona. Questo trade sembrava sicuro con il franco ancorato all'euro. Quando la spina è stata staccata, la banca ha dovuto affrontare improvvisamente una perdita sconcertante in un lasso di tempo molto breve.
La reazione spropositata del franco nei minuti dopo il cambiamento di politica della BNS, è stata dovuta alla chiusura urgente delle posizioni di molti di questi giocatori. Il franco è passato da €0.83 a €1.15 in 10 minuti, prima di stabilizzarsi a circa €0.96. Per i bilanci denominati in franchi, l'euro si è spostato da CHF1.20 a CHF0.87, una perdita del 28%. Che cosa fareste se le vostre posizioni perdessero immediatamente così tanto? La maggior parte delle persone cercherebbe di chiudere le proprie posizioni.
Con chiusura intendo la vendita di asset dell'Eurozona in cambio di franchi. Dopodiché si passerebbe ad acquistare un asset denominato in franchi, come ad esempio un titolo di stato svizzero. E questo è proprio quello che è accaduto, come vediamo dall'incredibile discesa del tasso di interesse in Svizzera. I franchi che in precedenza erano stati utilizzati per finanziare l'aquisto di asset della zona Euro, verrebbero ora utilizzati per finanziare asset esclusivamente svizzeri.
In altre parole, una grande quantità di credito in franchi è stata utilizzata per finanziare asset della zona Euro. Questo è un grande mondo, e pertanto il carry trade intono al franco non sarebbe durato per sempre. Quando questi franchi sono tornati a casa e sono tornati a finanziare solo asset svizzeri, hanno rovesciato il mercato.
E l'intera curva dei rendimenti ora sta affondando in un mare di tassi negativi.
Le Conseguenze di un Calo del Tasso di Interesse
Nel frattempo, tassi d'interesse innaturalmente bassi stanno offrendo incentivi perversi alle corporazioni che possono emettere passività denominate in franchi. Sono ingozzate di credito, come le anatre messe all'ingrasso per il foie gras. Sicuramente questa situazione sta alimentando ogni sorta di investimento improduttivo, tra cui l'iper-costruzione di edifici. Gli ostacoli nell'avviare un business simile non sono mai stati così bassi, in quanto il costo del denaro non è mai stato così basso. La conseguenza è quella di spingere in basso il tasso di profitto, mentre i competitori espandono la produzione per inseguire rendimenti minori. Tutto grazie al credito sempre più conveniente.
Il tasso d'interesse artificialmente basso in Svizzera sta causando l'aumento del rischio e, allo stesso tempo, rendimenti in calo.
La situazione svizzera è davvero sorprendente. Bisogna tornare indietro di 20 anni per vedere un numero positivo nei suoi rendimenti — se 21 punti base possono essere definiti un rendimento.
Non è solo patologico, ma terminale. Questa è la fine.
Ormai in Svizzera non vi è più alcun incentivo per fare le cose giuste, come risparmiare e investire per il lungo termine. Tuttavia, non c'è mancanza di incentivi perversi per prendere in prestito di più e speculare sui prezzi degli asset distaccandoli ancora di più dalla realtà.
La speculazione ha una propria perversione. La speculazione è un processo che converte il capitale di un uomo nel reddito di un altro. Il proprietario del capitale, come ho osservato in precedenza, non vuole sperperarlo. Il destinatario del reddito, d'altra parte, è felice di spenderne un po'.
Dovremmo immaginare un tasso d'interesse calante (ad esempio, il boom del mercato obbligazionario) come una cannuccia che succhia il succo (capitale) dal sistema. Mentre il succo scorre, i proprietari di asset possono spendere, e un sacco di persone vengono assunte (in particolare nel settore dei servizi).
Ad esempio, immaginate un proprietario immobiliare durante una bolla immobiliare. Ogni anno il prezzo di mercato della sua casa cresce del 20%. Molti proprietari di case potrebbero prendere in considerazione un prestito impegnando come garanzia le loro case. Poi spendono questi soldi. Supponiamo che una casa salga di prezzo da $100,000 a $1,000,000 in un poco più di un decennio. Purtroppo, il debito sulla casa sale in modo proporzionale.
Gli asset finanziari in genere passano di mano più volte durante la loro salita. In ogni caso, i venditori possono spendere alcuni dei loro guadagni. Certo, i broker, i consulenti, i custodi e altri professionisti ottengono una fetta — e anche gli esattori delle tasse. Alla fine, i prezzi aumentano ma non il patrimonio netto. In altre parole, crolla il rapporto di capitale nel mercato.
Per comprendere il significato di quanto detto, considerate due imprenditori. Entrambi gesticono due cartolibrerie. Entrambi hanno un patrimonio da $1,000,000 suddiviso in stampanti, taglierini, macchine per la rilegatura, ecc. Uno dei due possiede le cose elencate; ha pagato in contanti quando le ha comprate. L'altro ha usato una serie di finanziamenti, e deve rispettare un pagamento mensile di circa $18,000. Entrambi i negozi hanno gli stessi costi, diciamo $6,000. Se i ricavi delle vendite sono nell'ordine dei $27,000, allora entrambi i proprietari potrebbero concludere che le loro attività vanno a gonfie vele. Che cosa succede se i ricavi scendono di $3,500? Il proprietario che possiede tutti i beni capitali, continuerà ancora ad andare bene. Il proprietario indebitato è costretto al default. Più si è indebitati, più si è vulnerabili ad un calo dei ricavi o dei valori patrimoniali.
Interessi in calo, e il relativo aumento dei prezzi degli asset, lanciano segnali euforici in tutta l'economia. Le persone si sentono più ricche (soprattutto se la stima della loro ricchezza è il valore del portfolio diviso i prezzi al consumo) e spendono liberamente. Purtroppo il succo da succhiare diventa sempre più poco. La produttività marginale del debito scende.
Immedesimatevi nel mutuatario. La capacità di ripagare gli interessi è in calo da decenni. Un tasso calante nel profitto va di pari passo con un tasso calante dell'interesse. Profitti inferiori sono causati da un interesse più basso, e questi ultimi sono la causa dei primi. Un business con meno profitti è meno in grado di pagare le spese per gli interessi. Chi potrebbe permettersi di pagare tassi che fino a pochi decenni fa erano considerati normali? È il capitale che crea le basi per il profitto, e che quindi permette di ripagare gli interessi. Ed è il capitale che viene eroso dai tassi in discesa.
Il flusso infinito di bolle è solo l'altra faccia della medaglia del consumo senza fine del capitale. In realtà, c'è una fine. Per la Svizzera non c'è modo di evitarla.
Perché Non Restringere l'Offerta di Moneta?
I monetaristi spesso ci dicono che la banca centrale può ridurre l'offerta di moneta così come può farla crescere, e il motivo per cui non è mai accaduto è, beh... la banca centrale è gestita dalle persone sbagliate.
Non sono d'accordo.
Per capire il perché, diamo un'occhiata a come una banca centrale espande l'offerta di moneta. Creando denaro dal nulla compra un asset da un precedente proprietario. Ora la banca possiede l'asset e il venditore possiede il denaro (che utilizzerà prontamente per acquistare un altro asset). Un prezzo dei bond inesorabilmente in aumento è molto divertente. Si chiama mercato toro, e ognuno sta facendo profitti nonostante sappia come stanno le cose (si sta consumando il capitale, come abbiamo detto in precedenza).
Come potrebbe funzionare una contrazione della massa monetaria? Sembra semplice, a prima vista. La banca centrale deve semplicemente vendere un asset e avere indietro il denaro. Quest'ultimo in realtà rappresenta le sue passività, quindi può semplicemente ritirarlo. E voilà. L'offerta di moneta si riduce.
Non così in fretta.
C'è un vecchio detto tra i trader: i mercati salgono e scendono. Una banca centrale che compra lentamente, ma inesorabilmente, continua a far salire il prezzo d'offerta delle obbligazioni. Che cosa scatenerebbe una vendita da parte della banca centrale? Cosa scatenerebbe anche solo una voce di una vendita da parte della banca centrale?
I prezzi delle obbligazioni scenderebbero drasticamente.
Il problema è che pochi possono tollerare un calo dei prezzi delle obbligazioni, perché tutti sono immersi nella leva finanziaria fino al collo. Pensate cosa comporta prendere in prestito e acquistare asset: i venditori consumano parte dei profitti e reinvestono i proventi in altri asset. C'è una base di capitali sempre più scarsa a sostegno di un mercato degli asset sempre più inflazionato — tutto fumo e niente arrosto. Un piccolo calo dei prezzi tra tutte le classi di asset potrebbe spazzare via il sistema finanziario.
I partecipanti al mercato sfruttano la leva finanziaria. Il credito a buon mercato non solo consente una cosa simile, ma la rende addirittura necessaria. In quale altro modo si possono tenere aperti i battenti senza l'utilizzo della leva finanziaria? Gli spread sono troppo sottili per sostenere chiunque non abbia utilizzato la leva.
Le banche sperimentano anche uno sbilanciamento della maturità: prendere in prestito a breve e prestare a lungo. Le conseguenze di un aumento dei tassi saranno devastanti, schiacciando le banche su entrambi i lati del bilancio. Dal lato dei passivi, il costo dei finanziamenti aumenterà ad ogni incremento del tasso di interesse. Sul lato degli attivi, le obbligazioni a lungo termine scenderanno di valore. Se i tassi a breve termine aumenteranno oltre una certa soglia, le banche si ritroveranno un flusso di cassa negativo.
Per esempio, immaginate di possedere un titolo decennale che paga 250 punti base. Per finanziarlo, prendete in prestito a 25 punti base. Bene, ora immaginate che il vostro costo di finanziamento aumenti a 400 punti base. Per ogni dollaro di obbligazioni che possedete, perderete 1.5 centesimi all'anno. Questo problema può anche affliggere la banca centrale stessa.
Vi ritrovate un problema di flusso di cassa. Siete in bancarotta.
La Morale della Favola
Il problema dei tassi in calo sta schiacciando tutto e tutti, ma innalzarli non risolverà il problema. Non dovrebbe sorprendere che, dopo decenni di distruzione del capitale — causata proprio dal calo dei tassi — le rovine di quello che una volta era un grande accumulo di ricchezze non possono essere riparate alzando il tasso di interesse.
Non vedo alcuna via d'uscita per la Banca Nazionale Svizzera e il franco all'interno del sistema del denaro fiat. A meno che la BNS non riesca ad uscire da questo caos, il franco è condannato. Non posso prevedere i tempi, ma credo che la miccia sia accesa e la polveriera può esplodere in qualsiasi momento.
Un giorno, ci sarà una bancarotta. Le voci mainstream ci assicureranno che sarà qualcosa di inaspettato. Poi ne seguirà un'altra, forse innescata dalla prima o forse no. Poi l'effetto sarà a cascata. Le passività di una parte sono gli attivi di un'altra. La bancarotta di A cancellerà gli attivi di B. Poiché B ha una leva spropositata, non potrà resistere a molte perdite e andrà fallito.
Nel bel mezzo di questo scempio, la gente si rivolterà contro il franco. Ad oggi è probabilmente la cartamoneta più amata. Tuttavia, non credo che ci vorranno tante minusvalenze in Svizzera prima che inizino a fioccare le vendite. La valuta cadrà a zero, ripetendo un percorso che il mondo ha visto già molte volte.
La gente la chiamerà iperinflazione (non mi piace questo termine). Chiamatela come volete, sarà la morte del franco. Non avrà niente a che fare con la quantità di denaro.
Due fattori possono ritardare l'inevitabile. Uno: la BNS può invertire la sua posizione riguardo l'euro. Questo comporterà vendere euro per acquistare franchi. Due: gli speculatori capiranno quanto sta accadendo e faranno front-running alla BNS. Dopo tutto, la BNS non acquisterebbe facendo arbitraggio. Sarebbe un acquirente obbligato (in questo scenario) e dovrebbe pagare il prezzo richiesto. Anche se la BNS non invertirà la sua posizione, gli speculatori possono acquistare franchi e attendere che accada. E, naturalmente, potrebbero anche acquistarli sulla base di una scarsa comprensione di ciò che potrà accadere intorno a loro, o per altri incentivi.
Bancarotte a parte, il franco è già sull'orlo di un baratro. Qualcos'altro potrebbe farlo inciampare e innescare il processo di crollo. Non c'è ragione di detenere franchi e non dollari. Il differenziale di tasso di interesse è enorme. I decennali del Tesoro degli Stati Uniti pagano l'1.8%. Confrontateli con quelli svizzeri che richiedono il pagamento di 26 punti base, e la differenza è di oltre 208 punti a favore del Tesoro degli Stati Uniti. Una volta che il rischio di un franco in ascesa sarà epurato dal mercato (a causa del tempo o dell'azione dei prezzi) avrà inizio questo trade. Un franco in discesa rispetto al dollaro, aggiungerà ulteriore spinta a questo trade. Un rivolo può diventare un torrente molto rapidamente.
Non mi sorprenderei se il processo di crollo del franco cominciasse la settimana prossima, e nemmeno se ci volesse un intero anno. Questo tipo di evento non è suscettibile ad una previsione precisa.
Ma una volta che il processo inizia sul serio, sarà esplosivo, irregolare e rapido (direi una manciata di settimane).
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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