La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-lunica-influenza-del-canada)
Oggi vorrei parlare dei recenti eventi in Venezuela, in particolare dal punto di vista economico, e di chi sono i veri vincitori e vinti.
Cominciamo dall'ovvio. L'operazione Venezuela è una vittoria per l'America e per il popolo venezuelano. I consumatori e le aziende americane beneficeranno di prezzi più bassi, mentre le compagnie petrolifere avranno la possibilità di realizzare profitti maggiori.
Anche i venezuelani trarranno beneficio dall'aumento degli investimenti, dei posti di lavoro e dei profitti nel loro Paese. Ecco perché il loro mercato azionario è balzato del 50, 60, 70 e 80 percento dopo l'acquisizione da parte degli Stati Uniti.
E se ricordiamo che la sicurezza economica è sicurezza nazionale, allora il nuovo ordine in Sud America sostiene contemporaneamente la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, minando al contempo il nostro più grande rivale, la Cina. In guerra un accesso affidabile al petrolio è importante quanto un accesso affidabile alle armi cinetiche.
L'accesso a flussi di petrolio abbondanti e affidabili rappresenta un interesse strategico fondamentale. Rimuovere uno di questi flussi dalla sfera d'influenza cinese e portarlo nella nostra rappresenta un enorme passo in avanti verso questo obiettivo. Ma il più grande perdente di tutti non sono la Cina o la Russia, bensì il Canada.
Il Canada occidentale invia oltre quattro milioni di barili al giorno di greggio pesante alle raffinerie americane, attrezzate per gestire questo tipo di petrolio. Ma ora, con l'accesso agli ingenti flussi di greggio venezuelano, simile a quello canadese, gli Stati Uniti non hanno più bisogno di fare affidamento sul Canada per mantenere le raffinerie del Golfo d'America operative a piena capacità.
Invece le spedizioni di petrolio che in precedenza erano dirette in Cina vengono già reindirizzate alle raffinerie americane: decine di milioni di barili per un valore di pochi giorni dopo la cattura di Maduro. E mentre gli Stati Uniti stanno pagando il prezzo di mercato per quel petrolio, non sorprendetevi se i prezzi dell'oro nero inizieranno a scendere a causa di questo reindirizzamento.
Dopotutto l'aumento dell'offerta esercita una pressione al ribasso sui prezzi. Con gli investimenti americani che ricostruiscono l'infrastruttura petrolifera venezuelana, gravemente trascurata, possiamo aspettarci che la produzione e le esportazioni verso gli Stati Uniti non faranno che aumentare, a vantaggio sia del popolo americano che di quello venezuelano.
Ecco perché si tratta di una vittoria economica importante per le famiglie e le imprese americane, le quali beneficeranno di prezzi più bassi, grazie a maggiori forniture di energia. E poiché l'energia influenza il prezzo di tutto il resto in un'economia, i prezzi più bassi per prodotti come la benzina eserciteranno una pressione al ribasso su innumerevoli altri prezzi, offrendo sollievo dopo quattro anni di inflazione durante l'amministrazione Biden.
Quando andate al supermercato, pensate a quanto il prezzo del cibo che acquistate dipenda dai prezzi dell'energia. Innanzitutto agricoltori e allevatori alimentano i loro trattori e altri veicoli con gasolio e benzina; utilizzano anche fertilizzanti sintetici creati con gas naturale.
Ma come hanno fatto un gallone di latte, un cartone di uova, o un sacchetto di pane ad arrivare al supermercato? Ci sono arrivati su un rimorchio alimentato a petrolio. Quello che voglio dire è che sottovalutiamo seriamente quanto il prezzo dell'energia influisca su tutto ciò che facciamo e su tutto ciò che acquistiamo.
Abbassare i prezzi dell'energia significa esercitare una pressione al ribasso sui prezzi dell'intera economia. Questa è una vittoria sia per i consumatori che per le imprese americane.
E il controllo statunitense sul Venezuela rappresenta anche una seconda possibilità per le compagnie petrolifere americane di trarre nuovamente profitto da circa un quinto delle riserve petrolifere accertate del mondo.
Anni fa quelle stesse aziende riversarono investimenti in Venezuela per modernizzare l'intera industria locale. Queste compagnie petrolifere, però, si videro confiscare i loro beni materiali e copiare la loro proprietà intellettuale, mentre i comunisti “nazionalizzavano” il petrolio venezuelano.
Naturalmente il regime comunista s'è rivelato un disastro, come è successo ovunque, e l'industria petrolifera languì a causa del degrado delle infrastrutture, del calo degli investimenti e della produzione ben al di sotto del suo potenziale. Oggi il Venezuela pompa molto meno petrolio rispetto a venticinque anni fa, ma la situazione è destinata a invertirsi.
Il Venezuela riceverà sicuramente miliardi di dollari di investimenti dalle compagnie petrolifere americane, molte delle quali non vedono l'ora di riconquistare l'accesso alle più grandi riserve del mondo. Ciò significherà una manna dal cielo di posti di lavoro e reddito per il popolo venezuelano, che avrebbero potuto essere tutti del Canada e il che ci riporta alla storia del più grande perdente economico in tutta questa storia.
Non avrebbe dovuto essere così per il cinquantunesimo stato, ma invece di accogliere investimenti in petrolio e gas dagli Stati Uniti e costruire infrastrutture preziose come gli oleodotti, il Canada ha preferito dare priorità alle cause dell'estrema sinistra e a un programma anti-energetico.
Dopo i recenti eventi il Canada non solo sta perdendo il suo principale cliente di greggio, ma sta anche perdendo la sua unica vera leva nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti. Questa è una realtà economica che pochi esperti sembrano aver colto.
Per essere chiari, l'ondata di greggio venezuelano a basso costo non arriverà negli Stati Uniti dall'oggi al domani. Ci vorrà tempo, anni in realtà, per ricostruire l'infrastruttura petrolifera venezuelana e aumentare realmente la produzione e sostituire la maggior parte delle importazioni canadesi di greggio. Ma il destino è segnato.
Per una volta gli Stati Uniti sono saldamente al posto di guida e padroni del proprio destino (e del proprio emisfero).
La situazione economica qui va ben oltre il petrolio, sebbene sia questo ad aver attirato la maggior parte dell'attenzione. Il Venezuela è una vera e propria miniera d'oro di altre risorse naturali come terre rare, legname, bauxite (la principale fonte di alluminio), gas naturale e altro ancora. Il Canada ha appena perso non solo la sua influenza sul petrolio, ma anche quasi tutte le sue esportazioni.
Poiché l'economia canadese dipende molto di più dalle esportazioni rispetto a quella statunitense, e poiché quasi tutte le esportazioni canadesi sono dirette negli Stati Uniti, mentre relativamente poche delle nostre sono dirette in Canada, il rallentamento degli scambi commerciali tra i nostri due Paesi ha effetti molto diseguali.
In breve, si tratta di un danno gigantesco per il Canada e sarà devastante a lungo termine; qui in America, invece, è poco più di un ostacolo lungo il percorso.
Il presidente Donald Trump ha di fatto chiuso le porte al Canada, che avrà poche alternative all'apertura completa di tutti i suoi mercati alla libera e leale concorrenza.
Naturalmente il Canada può sempre scegliere di sprofondare ulteriormente nell'irrilevanza e nell'impoverimento economico continuando ostinatamente a snobbare i produttori, gli agricoltori e i lavoratori americani.
Vorrei concludere dicendo che se la Dottrina Monroe metteva in guardia gli europei dall'entrare nell'emisfero occidentale e il corollario di Roosevelt stabiliva l'intervento americano, allora il corollario di Trump ha posto un punto più sottile e più economico sulla questione, che può essere riassunto al meglio in cinque parole: l'America prima di tutto.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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