venerdì 30 gennaio 2026

Da qui in avanti il gioco diventa più pericoloso



di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/da-qui-in-avanti-il-gioco-diventa)

Anche a costo di iper semplificare, quello a essere smantellato è il sistema basato sulle regole inglesi che ha caratterizzato il mondo sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tutti quei “ponti” residui della Guerra fredda tra russi e inglesi devono essere smantellati pezzo dopo pezzo dopo pezzo. Il Venezuela era uno di questi, così come Cuba, insieme a tutte le pacificazioni effettuate in Medio Oriente, in Asia e in Africa da parte dell'amministrazione Trump. L'arduo compito di sbrogliare il nodo gordiano creato dagli inglesi in giro per il mondo, ovvero situazioni di perenne conflitto in modo da essere sfruttate a proprio vantaggio, affinché sullo scacchiere geopolitico del mondo essi giocassero per vincere e gli americani giocassero per perdere. Nessuno vuol far passare i russi per i “buoni”, ma questa chiave di lettura ci permette di comprendere che le loro erano contromosse nei confronti del'emisfero occidentale, contro ciò che rimaneva dell'Impero inglese il quale agiva per tramite dell'Impero americano.

Qui il pensiero lineare va a morire. La stampa generalista, al soldo degli inglesi per la maggiore, è occupata a intorbidire le acque della comprensione facendo credere ai propri lettori che le cause che hanno portato al repulisti in Venezuela siano esclusivamente riconducibili al tema energetico. In parte, anche. Invece è una costellazione di ragioni che collegavano il Venezuela a una rete sotterranea di terrorismo internazionale, finanziamenti ombra tramite le banche canadesi, contrabbando di metalli preziosi, servizi di intelligence deviati, avamposto di destabilizzazione sociale all'estero, traffico di droga, traffico di esseri umani, ecc. Non ultima come piattaforma di sabotaggio indirizzata al superpotere americano: la difesa dei fossati oceanici, rivoltata contro gli USA generando un embargo de facto a livello commerciale. La bonifica del Golfo d'America è indirizzata a impedire un simile esito, il quale viene alimentato dai disordini sociali in precisi stati americani a guida Dem i quali hanno sbocchi marittimi e fluviali importanti. Ecco perché Trump “ha sguinzagliato” l'ICE in quei precisi stati.

Il guaio, se così lo vogliamo chiamare, è che il nemico adesso è in massima allerta dato che i canali mediante i quali controllava il mondo vengono chiusi o prosciugati a livello di finanziamenti facili. Parlo di nemico perché la distopia immaginata dai globalisti è di gran lunga peggiore rispetto al mondo immaginato dagli “isolazionisti” americani. Se questi ultimi riusciranno a portare a termine il loro obiettivo principale, ovvero fare gli interessi dell'America e chiudere i rubinetti del furto inglese ai danni della loro nazione, il resto del mondo ci guadagnerà in salute economica, sociale e geopolitica. E se una mossa è stata fatta, un'altra è già in cantiere. Per capire meglio questo gioco non dovete immaginare una partita di scacchi, ma una partita di GO.

La partita di GO tra Washington e Londra è un gioco di controllo delle aree, vengono conquistate aree del tabellone e rese quanto più stabili possibile. Osservando l'andamento del gioco, più le formazioni diventano stabili e, paradossalmente, più acquisiscono una instabilità latente, soprattutto quando si “attaccano” altre aree del tabellone di gioco. Di conseguenza gli USA hanno piazzato la loro pedina nera in Venezuela e tale mossa avrà ripercussioni su altre strutture in giro per il mondo che in precedenza erano sotto il controllo inglese e che, per reazione a catena, vengono destabilizzate. Londra, per la precisione la City di Londra, ha agganci sotterranei ovunque nel mondo e affinché Cina, Russia e Stati Uniti possano esprimere al massimo il loro “individualismo” internazionale, giocando singole partite di GO tra di essi, suddetti agganci e privilegi devono essere ridimensionati (se non smantellati in alcuni casi).

Il grande perdente qui è Londra. Infatti se prima essa controllava il flusso di finanziamenti che scorrevano da Caracas a Damasco, a Teheran, a Beirut, ecc. ora non più. Lo stesso vale per l'impostazione arbitraria dei prezzi dei metalli preziosi: il contrabbando di metalli preziosi fisici nelle petroliere venezuelane serviva a tenere credibile la LBMA. Man mano che i prezzi di tali metalli salgono, così se ne va la sua credibilità. Londra ha commesso fondamentalmente due errori.

Il primo è stato quello di mandare in onda un membro della Camera dei Lord il quale diceva di aver parlato con i suoi “amici” in Amerca, soprattutto nella comunità dell'intelligence, e che gli era stato assicurato che il National Security Strategy non avrebbe avuto seguito. In sintesi, presupponeva una forza dei legami inglesi con lo Stato profondo americano (ormai sulle barricate) tale da sovvertirlo. Non è andata così.

Il secondo errore è stato credere che Trump non avrebbe mai avviato un'operazione come quella di estrazione di Maduro, data la mole gigantesca di variabili che sarebbe potuta andare contro di lui (senza contare la presenza dell'MI6 sul campo). Le probabilità di vincere alla lotteria praticamente. Eppure, eppure... quello stesso giorno i sistemi di difesa russo e cinese hanno fatto cilecca nello stesso momento. Kill switch? Accordi sottobanco? Molto probabilmente la cosa ha a che fare con le “nuove armi a disposizione degli USA” di cui Trump ha accennato nel suo recente discorso a Davos, ma di cui non ha dato i dettagli. Se si combina il nuovo modo di fare guerra, entrato ormai nella quinta generazione, con la politica reale e una visione del mondo realistica, si ottiene la possibilità concreta di ridimensionare quell'appetito (inglese) vorace che ha cercato di schiavizzare il mondo tramite i suoi innumerevoli tentacoli. Non ci sarà mai alcuna City di Londra benevola e la cattura di Maduro ha rappresentato un passo in avanti verso un mondo migliore.

So benissimo che nessun governo è un governo benevolo, nemmeno quello Trump. Ciononostante è l'occasione concreta di cui approfittare per vivere una vita un gradino migliore rispetto all'alternativa immaginata dalla cricca di Davos. Se Trump userà il potere degli Stati Uniti per ricostruire non solo questi ultimi (come potenza regionale, non egemonica, e nemmeno colonizzatrice desiderosa invece di stringere accordi e instaurare partnership alla pari), sarà un bene per tutti: dal Canada all'Australia, dall'Africa al Medio Oriente fino al cuore dell'Asia. Lentamente, ma inesorabilmente, quell'infrastruttura estrattiva basata sul modello inglese potrà essere ridimensionata e minimizzata in tutto il mondo. Purtroppo non scomparirà del tutto, perché nel mondo ci sono persone malvagie e hanno ancora soldi a loro disposizione. E queste sono le stesse persone che hanno provato a scatenare una guerra mondiale spingendo la Russia ad attaccare per poi trasformare un conflitto regionale in uno internazionale. Le parole di Peskov, nel momento in cui la Russia è stata obtorto collo costretta a finire tra le braccia della Cina, erano significative a tal proposito. E qual è il modo migliore per disinnescare questa bomba a orologeria? Permettere alla Russia di diventare una vera economia. Come? Togliendo l'intermediazione dei contratti sul Brent crude a Londra.

Mettiamo che il prezzo del petrolio crolli nel range dei $50 al barile. I costi di estrazione della Russia sono all'incirca di $9 al barile. Ecco il punto: il governo russo prende la sua parte dall'estrazione di petrolio in base al prezzo. Se quest'ultimo dovesse scivolare sotto i $40 al barile, le compagnie petrolifere non pagano tasse al governo. È il classico schema delle tasse progressive: più è alto il prezzo del petrolio, più suddette compagnie devono versare nelle casse dello stato. Dal punto di vista di Putin, se vuole uscire dall'economia di guerra in cui si trova adesso il Paese, deve per forza di cose smettere di usare le entrate della vendita di petrolio per tenere su l'intera economia. Questo significa altresì stringere accordi commerciali con gli Stati Uniti, perché in caso contrario la Russia rimarrà un satellite della Cina. E io sono pronto a scommettere che durante il vertice in Alaska Trump e Putin hanno discusso di come rendere l'Europa una satellite della Russia.

I $40 al barile saranno inizialmente difficili da gestire per la Russia, soprattutto per quanto riguarda il suo avanzo commerciale, ma la costringerà a diventare finalmente un vero Paese e uscire dall'economia di guerra in cui è stata costretta a finire. E qui si inserisce l'operazione Maduro, per quanto riguarda l'aspetto petrolifero: ora gli Stati Uniti sono in controllo del rubinetto dell'oro nero che in precedenza scorreva a prezzi scontati in Cina. Per quest'ultima l'unica altra fonte rimasta a prezzi scontati è la Russia. Et voilà! Si capovolgono le parti e la chiusura della guerra in Ucraina è un passo più vicina. Inoltre una volta che l'Arizona riuscirà a svilupparsi a livello di indsutrie dei semiconduttori e dei chip, e gli Stati Uniti saranno in grado di fare a meno di TSMC, cadrà anche l'annosa questione di Taiwan e sarà ceduta volentieri alla Cina in segno di buoni propositi commerciali futuri in chiave ARC.

Se uniamo tutti i puntini quindi, come ho fatto nell'ultimo pezzo a mia firma, il quadro che esce fuori è uno in cui gli USA stanno bonificando il loro lato del tabellone di gioco da tutte quelle influenze estere che li usavano come bancomat e poliziotti del mondo (Pax Americana). Questo, per estensione, fa saltare tutti quegli interessi che erano stati costruiti in precedenza nel sottobosco degli Stati profondi. E più saltano in aria questi agganci, più la risposta sarà virulenta e violenta. Da qui l'intensificarsi della guerra civile in stati come il Minnesota. Con il restringimento dei canali politici e finanziari da cui attingere, la destabilizzazione degli Stati Uniti diventa sempre più prioritaria affinché la cricca di Davos/City di Londra possano ancora avere voce in capitolo nel nuovo assetto mondiale che si sta configurando. Come discusso in precedenza, l'attivazione del cosidetto Piano Podesta va in questa direzione: fomentare caos in stati chiave Dem e isolare gli USA chiudendo gli accessi a porti e sbocchi marittimi/fluviali. Inutile aggiungere che più ci addentreremo nel 2026, più le cose diventeranno instabili.

C'è molto in gioco adesso e non è detto che il piano dell'amministrazione Trump proceda senza intoppi. Gli sarà lanciato contro di tutto; tutti gli asset e le cellule dormienti verranno attivate. La posta in gioco è molto alta. Si tratta di chi detterà le regole nel prossimo assetto mondiale e la cricca di Davos non vuole rinunciare a tutti i privilegi acquisiti finora. Peccato per essa che molti di questi passavano attraverso la spoliazione degli Stati Uniti.

Qual era il ruolo di Fannie Mae e Freddy Mac prima che Obama ne derubasse gli introiti e le usasse come trampolino di lancio per impedire alla classe media americana di accedere al credito al consumo? Stabilizzatori della parte lunga della curva dei rendimenti americana. Precluso questo ruolo, i player esteri le hanno sostituite controllando de facto i tassi a lungo termine negli Stati Uniti e per estensione i tassi dei mutui. Questo a sua volta ha estratto capitale e ricchezza reale dei proprietari di case. La IPO di Fannie/Freddy porrebbe fine a questa estrazione, ma a causa dello stato in cui versano attualmente devono essere ricapitalizzate. Ciò significa un loro uplisting sul NYSE e “informare” i mercati dei capitali a reddito fisso che faranno da cuscinetto a qualsiasi attacco proveniente da Europa e City di Londra (come hanno già minacciato di fare vendendo titoli di stato americani e riserve in valuta estera). Un altro passo verso suddetta ricapitalizzazione: permettere di apporre come garanzia ai mutui hard asset come oro, Bitcoin e altri metalli preziosi, cosa che semplifica la vita ai mutuatari. In questo modo la varietà di equity da posizionare come garanzia aumenta e il pericolo di perdere la casa viene minimizzato. Insieme a ciò la riforma dei mutui trentennali a tasso fisso agevola ulteriormente la vita delle giovani famiglie. Questi cambiamenti epocali nel settore immobiliare sono propedeutici a un mutamento più ampio che permetterebbe agli Stati Uniti di ottenere un controllo saldo sul back-end della curva dei rendimenti americani in un momento in cui la cricca di Davos/City di Londra li hanno minacciati apertamente con un attacco al mercato obbligazionario.

Affinché Trump potesse staccare i migliori accordi commerciali, i tassi d'interesse dovevano rimanere alti e bisognava perseguire una linea di politica incentrata su un dollaro debole. Il prosciugamento del mercato dell'eurodollaro ha fatto rimanere a secco i player esteri, indebitati in dollari, e al contempo la debolezza della divisa americana ha fornito a Trump un grosso potere di leva commerciale. Qual è il problema? Chi legge analisi come le mie, conosce le criticità che rappresentano le banche centrali. Una stima a spanne sarebbe l'1% di chi si interessa di temi economici. Ecco il punto: immaginate Trump alla ricerca dell'optimum paretano (80/20) nei confronti della consapevolezza riguardo la FED in un contesto in cui la popolazione americana è spostata su uno spettro 99/1. In soldoni, al 99% della popolazione non interessa della FED o non vuole vederla riformata; senza contare la stampa finanziaria che vorrebbe la FED a capo del Paese in un ambiente post-Trump. Non si sognerebbe mai di dichiarare la banca centrale americana illegittima.

Se la scorsa estate, quando Trump ha per la prima volta portato all'attenzione del pubblico la questione Powell, egli si fosse dimesso e lasciato l'incarico alla sua vice (Lael Brainard, messa lì da Obama), allora sarebbe stato un agente dei globalisti come la Yellen e Bernanke prima di lui. Che fa Powell invece? Sta al gioco e poi va a Jackson Hole mettendo fine all'inflation targeting al 2% e dichiarando di attenzionare il mercato del lavoro per la linea di politica della FED (esattamente quello che Trump voleva). Il taglio dei tassi è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve FA' politica, diversamente da quanto dichiarato ufficialmente. Il focus sulla corruzione interna, sulla scia dello scandalo Minnesota e quindi sui costi extra non necessari per il nuovo edificio della FED, è lo strumento perfetto affinché Trump sposti la sopraccitata percentuale di persone che è consapevole della FED e stia dalla sua parte affinché venga riformata. La corruzione: la gente lo capisce questo.

Inoltre chi è stato cacciato: Powell o Lisa Cook? Questa è retorica inglese: sta usando le armi degli avversari a suo vantaggio. Puntando il dito contro il responsabile di facciata riesce a invischiare tutta l'istituzione contro cui si vuole scagliare. Powell è l'Emmanuel Goldstein del momento verso cui indirizzare la rabbia affinché Trump possa avere potere di leva politica necessaria per portare avanti la sua agenda di riforma. Questo significa ridimensionare i poteri della FED e liberarsi di tutta quella burocrazia bancaria ammassata sin dopo il 1935. In quest'ottica il destino della FED è quello di finire sotto la gestione del Dipartimento del Tesoro americano (per la precisione l'attuale intermediazione dei titoli di stato). Questa linea d'azione è la più efficace quando si tratta di portare a compimento nella pratica lo slogan “End the FED” senza che player ostili esteri sovvertano il Paese (leggi BCE o BOE).

Un tale spostamento macropolitico sarà fondamentale per muovere l'agenda dell'amministrazione Trump nella seconda parte del suo mandato. Continuerà a puntare il dito contro la radice della maggior parte dei problemi economici del Paese. E Powell, il cui mandato terminerà tra 4 mesi insieme a quello della Brainard, è la persona adatta per tirarsi addosso tutte queste attenzioni. Il ricambio incalzante presso il FOMC sarà tanto salutare quanto quello nella Corte Suprema durante il primo mandato di Trump.

Powell ha svolto un compito egregio durante gli anni di Biden, usando saggiamente la FED contro i globalisti. Il prossimo governatore avrà tutt'altro compito: abbassare i tassi internamente e tenere alti i costi del dollaro all'estero. Quest'ultimo punto significa negare ad attori ostili l'accesso alle linee di swap in dollari con la FED. Insieme a questa risorsa che verrà preclusa agli istituti bancari esteri, ce n'é anche un'altra: il mercato dei pronti contro termine. Non solo, ma essere accreditati ad accedervi significherà pagare comunque un tasso impostato a 50-75 punti base più in alto rispetto al tasso di riferimento della FED. Tolti questi due accessi ai dollari, l'unica cosa che rimane è la vendita di titoli di stato americani. Per quanto l'UE minacci di sbarazzarsene, insieme alle riserve in valuta estera delle proprie banche, il colpo derivante da una loro vendita in massa sarebbe temporaneo e, nonostante tutto, circoscritto (come vediamo dagli ultimi dati sui titoli di stato americani, ad esempio).

Poi c'è laquestione Groenlandia. Al di là dello scopo strategico-militare (rispetto all'UE) e commerciale (rispetto alla Russia), la Groenlandia chiuderebbe a tenaglia uno stato “canaglia” che sin dalla Guerra d'indipendenza americana ha rappresentato asilo per l'impero inglese: il Canada. Oltre al vantaggio militare-commerciale che la Groenlandia rappresenterebbe per gli USA, vi siete chiesti il perché di tale feroce acrimonia dell'UE su questo tema? Perché verrebbe tagliata fuori dall'ultimo posto rimasto da cui prende risorse: il Canada. Il Canada è sostanzialmente una “corporazione” inglese, un'appendice della corona inglese. Il Canada è stata una creazione inglese dopo la Guerra d'indipendenza americana affinché fosse come il Pakistan per l'India. Una nazione ostile agli Stati Uniti e in grado di portare avanti (e finanziare) opere di destabilizzazione finanziaria nei loro confronti grazie alle innumerevoli risorse naturali che possiede. A nome di chi? Ovviamente della City di Londra, la quale, ancora oggi, ricopre un ruolo critico per i mercati finanziari e l'idraulica degli stessi. Essa genera un terzo del PIL inglese. L'Inghilterra da sola è un Paese del terzo mondo, ora anche dal punto di vista socioculturale. La City stipula contratti assicurativi e contratti sui futures, fa girare i soldi a livello internazionale nel mercato del Forex (la sterlina inglese salda circa il 12% degli scambi nei mercati monetari), ecc.

Qualunque cosa possa intaccare questo stato di cose DEVE essere distrutto. Non importa quindi che si tratti di nazioni o singoli individui o gruppi di essi: viene mobilitato, o ricattato, qualsiasi asset organico o inorganico affinché questo stato di cose non cambi. Ecco perché, ad esempio, il CLARITY Act ottiene una opposizione così violenta. Se il GENIUS e il CLARITY Act andassero a rinforzare il controllo della City di Londra sui mercati, sarebbero già passati. Avrebbero creato una normativa negli Stati Uniti atta a sostenere il suo controllo ombra sui mercati finanziari mondiali; vivremmo già in un mondo in cui la BRI controlla tutto a livello di facciata e una CBDC concreta per le mani. Invece la stampa generalista e i canali dell'informazione alternativa ci dicono che il GENIUS e il CLARITY Act sono l'anticamera delle CBDC, ignorando consapevolmente come in questo modo le stablecoin ancorate al dollaro saranno solamente un layer secondario in cima a hard asset come oro e Bitcoin.

Le due leggi sopraccitate sono una minaccia per la City di Londra, invece, perché oltre a esserci suoi sodali nel Congresso americano, il suo potere di “persuasione” non conosce limiti. Questo non significa automaticamente che Brian Armstrong, ad esempio, sia a bordo della City, ma che potrebbe essere benissimo stato raggiunto da un “suggerimento d'azione” affinché creasse una scusa e il Senato potesse bloccare l'attuale iter del CLARITY Act.

E, sempre a proposito di Canada, la sua unità è messa in discussione dalla recente petizione in Alberta che chiede un referendum per la secessione. A essa si uniranno la Columbia Britannica e il Saskatchewan. Che questa sia una contromossa da parte dei NY Boys in risposta al fermento negli stati americani a guida Dem è dir poco una certezza.


CONCLUSIONE

Il prossimo appuntamento critico sono le elezioni di medio termine statunitensi. Le azioni dell'amministrazione Trump, ora, nei confronti dei manifestanti sono prioritarie visto che l'inverno non aiuta le proteste di piazza. Così come gli interventi per isolare tutte quelle influenze che potrebbero destabilizzare le prossime elezioni, come accaduto nel 2020. E il Venezuela era invischiato nello scandalo Dominion. Perché se non si affrontano ora, entro marzo dell'anno prossimo ci ritroveremo un Trump incapacitato a livello politico e sottoposto a impeachment.

È pacifico che l'UE voglia una guerra cinetica con gli Stati Uniti combattuta, però, per interposta persona. Ma vuole vincerla? No. Vuole un copione già visto durante la Prima e Seconda guerra mondiale: gente ammazzata e uno “zio ricco” che la sovvenziona per i successivi 80 anni. Questo è stato fatto alla Germania durante i due conflitti mondiali ed è quello che viene fatto oggi all'Ucraina. Quando si realizza che tutte le vecchie famiglie europee sono matrilineari, allora si capisce che si vuole combattere una “guerra guidata dagli estrogeni”. All'UE, alle fazioni alla base della stessa, non interessa vincere la guerra, vuole che quest'ultima causi abbastanza danni da ottenere un buon accordo quando le parti in conflitto si accordano.

La discendenza delle élite europee è matrilineare, una linearità addirittura vecchia di 900 anni in alcuni casi, e l'Europa è impostata su una base “femminile”. Per far capire meglio il punto, immaginate una donna per strada che dice fermamente no a un uomo presumibilmente insistente. La situazione attirerà l'attenzione dei passanti e ci sarà qualche coraggioso che affronterà l'uomo insistente per difendere la donna. Per secoli questo modello è stato riproposto: non si vuole la vittoria nella guerra, ma arrivare a un punto in cui l'altra parte, esausta, firmerà qualsiasi accordo pur di porre fine alle ostilità. Il problema con l'UE, però, è che non sarà mai abbastanza soddisfatta dei termini degli accordi e vorrà sempre di più... perché ormai è diventata incapace di fare qualsiasi cosa e può sopravvivere solo di sussidi.

Tutti quelli descritti in questo saggio sono i sintomi della fine dell'attuale ordine mondiale, che non significa solo la fine degli strumenti dell'OMC, bensì la fine di Westfalia, il trattato europeo del 1648 che stabiliva i principi della sovranità statale e avrebbe plasmato le relazioni internazionali fino ai tempi recenti. Ciò avrà enormi implicazioni per i mercati e non è positivo per i Paesi senza potere come l'UE, perché non esisterà più un sistema internazionale che li renderà credibili con delle regole ad hoc per loro. 


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