lunedì 12 gennaio 2026

Lagarde e l'euro: perché la BCE non fornirà mai una valuta di riserva globale

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lagarde-e-leuro-perche-la-bce-non)

La Presidente della BCE, Christine Lagarde, ha nuovamente invocato un ruolo di leadership per l'euro nell'economia mondiale. Secondo la sua valutazione, l'Eurozona è oggi un osservatore passivo, costretto a subire gli shock provenienti da Washington e da altri centri finanziari. Diamo uno sguardo al mondo oscuro dei funzionari della BCE, che si considerano delle vittime.

Si presentano come i padroni del denaro: i banchieri centrali. La loro influenza sulla politica e sugli sviluppi economici del mondo reale non deve essere sottovalutata, soprattutto in tempi di debito pubblico in forte espansione. Sono il baluardo della politica, sono loro che, attraverso massicci interventi sui mercati monetari e obbligazionari, cercano di mantenere a galla i bilanci pubblici, a lungo sprofondati nella palude del debito. E sono sempre più in competizione tra loro adesso.


USA contro UE

Da quando gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno chiarito inequivocabilmente che la politica di “baci e abbracci” transatlantici appartiene al passato – alla luce della censura europea, dell'ampio interventismo statale e della trasformazione verde – la politica monetaria della BCE è stata sottoposta a un esame più approfondito da parte dei mercati.

La presidente della BCE, Christine Lagarde, è intervenuta a un evento organizzato da Business France a Parigi, pronunciando un discorso che ha suscitato scalpore a livello internazionale.

In un momento in cui la credibilità politica è sempre più oggetto di negoziazione sui mercati dei capitali, tali apparizioni inviano segnali che vanno ben oltre la sala conferenze.

Nel suo discorso Christine Lagarde ha dipinto un quadro generale insolito, una narrazione che si inserisce chiaramente nella guerra monetaria in corso contro gli Stati Uniti. Tra le righe, ha ipotizzato una generale perdita di fiducia nel dollaro, senza nominare esplicitamente il presunto colpevole. Ha insinuato che l'abbandono della politica climatica e la deregolamentazione dell'economia statunitense da parte di Donald Trump siano stati irregolari, minando la fiducia degli investitori nel mercato dei capitali americano.


Gli Stati Uniti stanno guadagnando terreno

Niente di tutto ciò potrebbe essere più lontano dalla realtà, però. L'economia statunitense sta attualmente crescendo di quasi il 4%, con investimenti di circa il 14% superiori alla media di lungo termine. Una potenza economica definita da stabilità e fiducia.

E tutto questo è una spina nel fianco per gli osservatori monetari nella Torre d'avorio della BCE e per i pianificatori centrali della Commissione europea a Bruxelles. Mentre il dinamismo alimentato dai mercati sta tornando negli Stati Uniti dopo gli anni soffocanti dell'amministrazione Biden, il modello europeo – guidato dalla pianificazione centralizzata e dal dogma della CO₂ – rimane profondamente impantanato nelle distorsioni economiche. Il divario transatlantico è evidente.

È davvero bizzarro quando Christine Lagarde parla di essere un'“osservatrice impotente” delle decisioni politiche prese altrove, soprattutto a Washington. La sua istituzione, la Banca Centrale Europea, che da tempo si è fusa con l'architettura di potere di Bruxelles in un'unità politica, svolge un ruolo centrale nel sostenere l'agenda eco-socialista di Bruxelles attraverso massicci interventi sul mercato obbligazionario.

La BCE non è stata una spettatrice, ma un'attiva artefice di questo corso di eventi. Mentre oggi la Lagarde finge il ruolo di osservatrice impotente, la sua banca è in realtà uno degli attori chiave che mantengono in vita questo fragile sistema, ora in rovina sotto i suoi occhi.


L'UE fa la vittima

L'Unione europea e la BCE amano impersonare il ruolo delle vittime. Gli stessi attori che riversano sui cittadini europei misure pesanti come il monitoraggio delle chat private, o leggi sulla censura come il Digital Services Act e il Digital Markets Act, proteggendo il loro potere dalle critiche, si presentano come vittime.

Ciò che Christine Lagarde chiede non è altro che un ulteriore radicamento dell'unione monetaria, il prossimo passo verso un'unione bancaria completa. Questa è la preparazione per ciò che Bruxelles ha già pianificato in sordina: il graduale consolidamento dei debiti nazionali sotto la supervisione della Commissione europea, mantenuti liquidi dalla stampante monetaria della BCE – un progetto di potere a cui Bruxelles e Francoforte si sono impegnati da tempo, a scapito del controllo democratico e della sovranità nazionale.


L'euro come valuta di riserva globale

Christine Lagarde vede l'euro come destinato a diventare una nuova valuta di riserva globale – una valuta, però, che ha perso il suo principale acquirente, la Russia, dopo la cessazione delle importazioni di gas russo e da allora l'euro ha gradualmente perso importanza a livello globale. Questo impulso è previsto, tra le altre cose, attraverso l'introduzione di stablecoin in euro, eurobond e riforme strutturali nell'economia dell'Eurozona.

La Lagarde lascia senza risposta la questione di chi effettivamente attuerà queste riforme strutturali. Probabilmente ha fatto riferimento al pacchetto di investimenti da €800 miliardi presentato dal suo predecessore Mario Draghi come una panacea universale per i problemi dell'Europa.

A Bruxelles, il consiglio di Draghi viene seguito, sprofondando a capofitto nell'indebitamento: il bilancio settennale previsto dalla Commissione europea ammonta a €2.000 miliardi, di cui €750 miliardi per l'economia climatica e €130 miliardi per il complesso militare-industriale della nuova economia clientelare.

Alla BCE nessuno nota la contraddizione: come può l'euro diventare una valuta di riserva globale affidabile in mezzo a queste montagne di debiti? Rappresentano niente meno che una massiccia espansione dell'offerta di moneta, esercitando una crescente pressione sul deprezzamento della valuta.

Chi deterrebbe volontariamente una valuta i cui debiti non sono garantiti né da garanzie reali, né da fonti energetiche, ma sostenuti esclusivamente da un contribuente europeo economicamente esausto e dalla stampa di moneta della sua banca centrale?


L'eredità velenosa di Draghi

Christine Lagarde e i suoi colleghi hanno ereditato il lascito velenoso del principio “Whatever it takes” di Draghi: il sostegno illimitato del debito statale tramite la stampa di moneta è diventato il fondamento della politica monetaria e fiscale europea. Mentre la Federal Reserve dimostra la stabilità dell'economia statunitense con tassi di interesse reali positivi, la BCE rimane l'indispensabile sostegno all'economia europea in contrazione e agli stati fortemente indebitati, un garante per il finanziamento di numerosi programmi socialisti nell'agenda delle varie capitali europee e di Bruxelles.

La BCE non è solo la custode dell'euro; è la rete di sicurezza e l'ancora di salvezza di un sistema che sarebbe crollato senza un sostegno monetario permanente. E i mercati, questo, lo sanno.

Di conseguenza quando la Lagarde parla di affrontare i problemi economici interni attraverso riforme appropriate, il mondo lo sa: la pompa di denaro verrà attivata per inondare i canali di sussidi prosciugati dall'economia clientelare verde. Capitale perso, fiducia persa. Con questo modus operandi, l'euro non diventerà mai una valuta di riserva globale.

I numeri lo confermano: circa l'84% del commercio globale è ancora fatturato in dollari e l'euro rappresenta circa il 7%, ben lungi dal competere con il biglietto verde.

Sebbene le riserve monetarie globali mostrino un quadro leggermente diverso – il 58% in dollari e il 20% in euro – ciò non cambia il verdetto: l'euro non è un vero concorrente del dollaro.


L'euro digitale è l'ultima speranza di sopravvivenza per la Commissione europea

La frattura ideologica tra Stati Uniti e UE diventa pienamente visibile una volta che la BCE introdurrà l'euro digitale. Dietro la facciata tecnocratica non si nasconde un mero passo di modernizzazione, ma un tentativo di ottenere il pieno controllo sui trasferimenti transfrontalieri, impedire la fuga di capitali e affermare la moneta unica europea come strumento politico di disciplina.

Il piano è chiaro: coloro che si oppongono politicamente – che si tratti del dogma climatico di Bruxelles, della guerra in Ucraina, o della crescente centralizzazione del potere – perderanno l'accesso al proprio wallet digitale, completamente controllabile in qualsiasi momento dall'alto. Un piano diabolico che mina la sovranità individuale, ormai prossimo al completamento.

Proprio come la censura, il monitoraggio delle chat e la mania di regolamentazione eco-socialista, ciò porterà inevitabilmente a un fiasco socio-politico.

Il Parlamento europeo ancora discute sull'introduzione del monitoraggio delle chat, o, in altre parole, la fine della privacy così come la conosciamo. Tutte le fazioni metteranno le carte in tavola e vedremo chi sta veramente dalla parte dei cittadini, chi difende i valori di una civiltà libera e chi sostiene i fondamenti della libertà civica. Molto probabilmente non saranno gli eurocrati.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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