(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-primo-anno-di-trump)
Sto iniziando a maturare l'idea che il disastro del 2008 sia stato lasciato accadere, nonostante tutte le criticità accumulate dal sistema eurodollaro e che infine avrebbero portato a una inevitabile rottura. Il 2008 è stato un evento che distrutto la liquidità negli USA e il loro accesso al capitale produttivo a svantaggio delle banche americane rispetto al resto del mondo. L'introduzione della Supplemental Leverage Ratio, Basilea 3, il Dodd-Frank Act e la conservatorship di Fannie/Freddie, sulla scia della Grande crisi finanziaria, puntano vistosamente in tale direzione. Ecco perché sono propenso a credere che gli USA siano sulla soglia di un boom del credito, nonostante la riorganizzazione/reindustrializzazione abbiano bisogno di ulteriore tempo per guadagnare trazione. Anche perché basta guardarsi un attimo intorno: chi è in condizioni economiche migliori di quelle statunitensi? Non che quelle statunitensi siano ottime su tutta la linea, anzi. In termini nominali ci sarà un rally, ma in termini reali saranno necessari altri 4-6 anni per rimettersi in piedi prima di poter muovere passi concreti in avanti. Questo articolo è di 4 anni fa, ma dà l'idea dello sfascio presente nel mercato immobiliare americano. Il private equity, sulla scia dei tassi bassi e la normativa a ripetizione sfornata dopo il 2008, ha fatto spesa di immobili e poi se le sono rivendute tra di loro facendo aumentare i prezzi, impedendo alla classe media di possedere una casa, costruire una famiglia e, peggio di tutto, di accedere al credito al consumo.
Il private equity, che ha distrutto il mercato immobiliare e funto da proxy per la cricca di Davos per drenare la classe media americana, godrà di un pasto gratis tramite i cittadini di NYC prima che la IPO di Fannie/Freddie rompa il loro giocattolo.https://t.co/nBe0m3DXP9
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 31, 2025
La rinascita della classe media americana passa per forza di cose dal mercato immobiliare: aggiustare il mercato dei mutui trentennali a tasso fisso, con copertura di equity credibile come oro, Bitcoin, flussi di cassa aziendali e titoli di stato americani. Un passo in avanti significativo è stato fatto quando la CFTC ha dichiarato ammissibili come garanzia per i prestiti Bitcoin e Tether. I QE, la ZIRP, il Dodd-Frank Act e tutte le altre storture/deformazioni economiche partorite da una FED popolata da vandali, così come il Congresso e le precedenti amministrazioni presidenziali, erano direzionati a distruggere/sabotare la capacità di formazione di ricchezza generazionale negli Stati Uniti. Un sabotaggio consapevole, tutto per mantenere liquido il mercato degli eurodollari disfunzionale (es. leva finanziaria spropositata) a vantaggio di Regno Unito ed Europa principalmente. In cambio è stata venduta all'americano medio la favoletta dei pasti gratis come l'università gratis o il sistema sanitario gratis, un'utopia progettata per trarre in inganno gli sprovveduti e risucchiare ulteriormente capacità produttiva dagli USA. E non è un caso che, proprio la settimana scorsa, Trump abbia preso contromisure contro il private equity esattamente in questo settore.
L'economia americana adesso sta tirando grazie anche agli enormi investimenti che si stanno facendo nel settore dell'intelligenza artificiale e, sebbene non si possano sapere in anticipo la portata dei ritorni, non è una situazione analoga a quella della bolla delle dot-com. Allora quel tipo di aziende che navigavano quel mercato non avevano clienti e il loro modello era tutto da dimostrare; i fornitori odierni di servizi di intelligenza artificiale hanno già clienti per i loro servizi e stanno costruendo infrastrutture che andranno a fornire servizi aggiuntivi che sono già richiesti. Quindi c'è una dinamicità complessiva che potrebbe dare una spinta agli USA nei prossimi 3 anni. Inoltre c'è un altro fatto: la costruzione di centrali energetiche per alimentare questa richiesta crescente, per alimentare i data center e rifare buona parte della rete elettrica nazionale necessita di molti lavori nell'alta manovalanza in quelle aree industriali che erano state in precedenza accantonate. Ecco perché i numeri della disoccupazione americana non spaventano, dato che la contrazione la stanno subendo i settori pubblico e quello dei colletti bianchi. Questa è una buona notizia perché viene progressivamente minimizzato il crowding out delle risorse da parte di coloro che sottraggono ricchezza reale, potenziando invece coloro che la creano. Come? Permettendo loro di avere una famiglia, ad esempio, una casa accessibile, finanziamenti a basso costo, ecc.
In questo senso la legge sulle stablecoin è stata fondamentale. Sulla scia dell'avvio del SOFR le banche americane sono tornate a ponderare il rischio di credito in base alla salute dell'economia interna, non a quella esterna. Come ho documentato nel mio libro, Il Grande Default, i vari giri di quantitative easing che hanno caratterizzato l'azione della FED nel corso dei 12 anni dal 2009 al 2021, in particolar modo, non sono stati altro che uno svuotamento dell'economia americana dalla sua essenza produttiva per tenere vivo un sistema decadente e al collasso che risiedeva altrove: Londra e Bruxelles. In questo senso le banche americane si sono trincerate nella liquidità finanziaria e hanno abbandonato al suo destino Main Street. Con questo nuovo assetto a livello di tassi di interesse e la rottura della catena del rischio che, tramite il LIBOR, teneva ancorati gli Stati Uniti al resto dei guai economici altrui, le banche possono tornare a fidarsi dell'operosità della classe media americana.
Ed è qui che si inserisce la nuova terminologia che bisogna affibbiare alla stagflazione: sgonfiamento del settore finanziario (necessità critica dato lo stress che si legge in diversi indicatori chiave) ed estensione del settore industriale (riportando in patria lavori e fabbriche definite chiave e strategiche). L'illusione dei beni di consumo a basso prezzo provenienti dalla Cina o di beni durevoli provenienti dall'Europa, con relativo appalto della produzione industriale a questi due player, ha indebolito progressivamente la capacità americana di creare ricchezza reale. Il Paese, come dicevo sopra, è stato svuotato. L'eccessiva dipendenza dall'estero s'è rivelato un potente anestetico di quella che era in realtà una demolizione controllata dall'interno. Questo era il compito ereditato delle 3 amministrazioni Obama, se prendiamo come riferimento gli ultimi vent'anni.
I dazi di Trump hanno rappresentato un monumentale “basta!”: la strada verso la chiusura di quell'arbitraggio nella bilancia commerciale che ha sempre rifiutato di chiudersi (fenomeno innaturale, quindi voluto ad hoc) e che faceva volare dollari facili all'estero.
IL QUADRO GENERALE
Ormai è inutile nasconderlo: un reset è in corso, ma non è quel reset che originariamente era stato preparato dalla cricca di Davos. Per molti anni è stata questa cerchia di individui che ha fatto da segnapasso a un cambiamento distopico della società e ha guadagnato l'onere dei riflettori. Il suo picco massimo è stato quando Powell ha iniziato a drenare il mercato degli eurodollari nell'estate del 2021 rialzando di 5 miseri punti base i tassi nei mercati dei pronti contro termine intermediati dalla FED. L'amministrazione Biden (oppure dovremmo dire Obama 3.0), non avendo il controllo di tale istituzione, ha usato il Dipartimento del Tesoro americano come proxy attraverso cui tenere liquido (per i player oltreoceano) suddetto mercato: lo scandalo USAID, lo scandalo (partito) in Minnesota dei centri scuola somali, lo scandalo delle ONG, la crisi conseguente dell'accesso alla sanità e alla casa, la rottura delle supply chain, ecc. Questo copione, se avesse avuto successo fino in fondo, avrebbe visto Kamala Harris o Nikki Healey al comando del Paese con conseguente distruzione definitiva degli USA come nazione prospera, la legittimazione dell'UE come centro di comando mondiale e l'uso dell'esercito americano come “strumento di persuasione” contro la Russia affinché venisse cacciata dall'Ucraina.
USAID, reprised https://t.co/acTq6q08pI
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 30, 2025
Tutto questo sarebbe stata l'apoteosi del sogno inglese, 300 anni anziano ormai, di rompere e penetrare l'impero russo (desiderio messo nero su bianco da Mackinder quando elaborò la sua tesi dell'Isola del Mondo, il cui vero obiettivo era impedire una fusione commerciale tra USA e Russia). Ora, un anno dopo l'insediamento di Trump, il mondo è completamente diverso. Il 2025 è stato di una importanza immensa: tumulti sociali in estate disinnescati, esplosione al rialzo di oro e argento, sobrietà fiscale nei conti federali, difesa degli interessi americani nel commercio mondiale e il “Grande Reset” dell'intero sistema monetario lontano dalle mani della City di Londra. Fortunatamente l'amministrazione Trump è stata brava abbastanza da resistere alle rappresaglie della cricca di Davos e portare avanti la sua agenda di guarigione della nazione.
Ma questa gente non se ne sta ferma a guardare in attesa di vedere sgretolarsi la quantità di privilegi e potere accumulati nei decenni. La “rivoluzione colorata” negli Stati Uniti, la guerra civile sostanzialmente, non è affatto finita, anzi si sta metastatizzando in forme diverse: Mamdani che liquida la città di New York fornendo riparo al private equity nel settore immobiliare (come abbiamo visto sopra) e alimentando le proteste di strada, il sindaco di San Francisco che vuole dare $5 milioni in sussidi alle “comunità disagiate” (nonostante la città abbia un bilancio di $1 milione), il governatore del Minnesota che chiama in causa la Guarda Nazionale contro gli agenti dell'ICE per aver fatto il loro lavoro, Portland che dopo Minneapolis potrebbe diventare la prossima in linea in quanto a caos sociale, ecc. Il fil rouge che collega tutte questi eventi è la guida Dem delle città coinvolte e degli stati coinvolti, nonché covo di cellule Antifa, gruppi conniventi con tali cellule e attivisti di associazioni “no profit” di sinistra. Mi fa ridere, poi, che tutto questo liquame putrido abbia la sfacciataggine di definirsi “spontaneo” e “no profit”, quando invece ci sono le PROVE che ottengono fondi ombra e sono capillarmente organizzati/direzionati/ scatenati dall'alto. Ecco perché è stato cruciale togliere fondi a tutta quella costellazione di parassiti che hanno pasteggiato con soldi pubblici e hanno minato dall'interno gli Stati Uniti.
JUST IN: @MarcoRubio announces that NGOs are being *CUT OFF* and all foreign aid will now go straight to national governments.
— Kyle Becker (@kylenabecker) January 3, 2026
"That is the model that we're breaking. We're not doing this anymore. We are not going to spend billions of dollars funding the NGO Industrial Complex."… pic.twitter.com/bsjrEkwdlL
Inutile girarci intorno: quella a cui stiamo assistendo negli USA, adesso, è un tentativo di rivoluzione colorata attivata tramite i canali di sinistra.
Ma questo va ben oltre i Dem e la sinistra, perché sappiamo benissimo chi è l'artefice di questi cambi al vertice: gli inglesi. Quest'anno sarà cruciale per l'amministrazione Trump, in vista soprattutto delle elezioni di medio termine. Il sentimento popolare la farà da padrone ed ecco perché egli spesso aggiusta il tiro nelle sue dichiarazioni: deve portare lentamente gli americani dalla sua parte e far vedere ciò che vede lui nelle deformazioni che emergono dalle profondità dello Stato profondo. Esso è popolato da una serie di infiltrati che per decenni hanno remato contro gli USA. E fortunatamente gli americani sono recettivi e stanno rispondendo positivamente, nonostante i media generalisti vogliano far credere il contrario e spaccino la scemenza “Trump è all'angolo”.
Bonificare questa palude significa soprattutto disinnescare la rete di potere che i Dem hanno costruito nel tempo e che è una propaggine di Londra. Non sarà facile, dato che gli animi si fanno sempre più tesi man mano che la cricca di Davos è costretta a mettere sul tavolo i propri di capitali per far sopravvivere la rete di privilegi e potere che ha acquisito nel tempo. A scapito degli USA, ovviamente. Il rischio che corre Trump quest'anno in particolare è l'attivazione infine del cosiddetto “Piano Podesta”: guerra civile e chiusura dei canali di sbocco marittimo negli stati a guida Dem. Facciamo un passo indietro e spieghiamo cos'è questo piano. Quando Hillary Clinton venne sconfitta alle elezioni presidenziali del 2016, Podesta, consulente del Partito democratico, aveva elaborato un progetto secondo cui alcuni stati a gestione democratica avrebbero dovuto avviare una secessione, o minaccia della stessa, dagli Stati Uniti. Gli stati sarebbero dovuti essere quelli verso cui fluisce gran parte del traffico mercantile navale. Se questo dovesse accadere e si staccherebbe tutto il filone occidentale e una parte di quello orientale (e gli sforzi in tal senso sono incarnati dalle varie proteste e manifestazioni represse anche con l'intervento militare), gli stati repubblicani e che difendono Trump si troverebbero isolati. Per questo motivo l'amministrazione Trump ha bisogno del supporto del settore militare, sia perché deve far piazza pulita nel Pentagono (infiltratissimo da agenti esteri), sia perché vuole avere il tempo di costruire degli approdi commerciali alternativi in Texas e Florida principalmente... e da qui capite tutte queste attenzioni sul Golfo d'America, sul canale di Panama, sul Venezuela e sulla Groenlandia.
Perché si stanno intensificando proprio ora queste proteste? Il fatto che ci stiano finendo di mezzo gli agenti dell'ICE è solo la scusante del momento, dato che qualsiasi motivazione sarebbe stata buona se si comprende la causa di fondo che rende virulenta l'opposizione a Trump: il mercato dell'eurodollaro.
Ed ecco spiegato anche il motivo per cui le proteste di strada contro gli agenti dell'ICE (la scusa del momento) si stanno intensificando. Il minimo comun denominatore rimane sempre uno: eurodollaro. https://t.co/EuBJtqEKjH
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 9, 2026
L'inizio del 2026 ha portato anche un'ulteriore consapevolezza: la LBMA ha perso il controllo del prezzo dell'oro e dell'argento. E presto seguiranno a questi anche i prezzi di altre commodity intermediate dalla LME.
“IL GRANDE RESET”?
Le grandi potenze industriali del diciottesimo e diciannovesimo secolo erano Europa e Regno Unito. Quando erano tali avevano tutte le ragioni per impostare il meccanismo di prezzo di tutti gli input industriali. In quanto potenze industriali era la norma, potremmo aggiungere. Peccato solo che al giorno d'oggi non viviamo più in quel periodo storico. Gli Stati Uniti oggi sono la principale potenza industriale del mondo e le voci di una sua dipartita in tal senso (guarda caso provenienti dalla stampa inglese) sono estremamente esagerate. La disintermediazione del meccanismo di prezzo dei metalli preziosi innanzitutto e delle relative catene di approvvigionamento, per poi passare al resto degli altri metalli di base. Il pensiero strategico dell'amministrazione Trump si basa principalmente su questo modello: gli USA sono la potenza industriale del mondo, quindi dovrebbero essere loro a impostare i prezzi degli input. Se questa premessa è vera, allora il 2025 che ha visto Scott Bessent drenare la LBMA di metalli preziosi fisici acquista di senso compiuto.
Il dollaro è stato svalutato consapevolmente nella prima metà dell'anno scorso e con essi sono stati comprati lingotti fisici. Non solo, ma la debolezza del dollaro è stata perseguita anche per mettere pressione sull'UE affinché accettasse i termini del nuovo assetto commerciale mondiale e ingoiasse i dazi. Infatti, non appena la Commissione europea ha ceduto su tutta la linea, la svalutazione del dollaro si è arrestata. Gli USA non sono soli in questa linea di condotta, dato che la Cina si avvicenda a essi quando c'è bisogno di far continuare il deflusso di metalli preziosi dall'Inghilterra. Poi l'attenzione si sposterà sul rame e su tutte le altre principali commodity industriali.
A quanto pare i tempi sono maturi affinché anche il mainstream ne parli. Ma voi, cari lettori, avete appreso di queste dinamiche dal sottoscritto quando vi ho ripetutamente parlato del progetto ARC e sul mio libro "Il Grande Default".https://t.co/FNVS2j7qlg
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 1, 2025
Cos'è anche successo nella seconda metà dell'anno scorso? Quasi tutti gli occhi sono rimasti puntati sulla FED che non ha tagliato i tassi per 3/4 dell'anno scorso e ha buttato dalla finestra la pazzia dell'inflation targeting al 2%, mentre i proventi dei dazi sono fluiti nelle casse dello zio Sam e hanno abbassato i deficit commerciali. Cos'è passato in secondo piano? La fine della vecchia politica monetaria del Giappone. Questo evento storico non sarebbe potuto accadere se prima la FED non fosse riuscita a riprendere il pieno controllo della propria politica monetaria passando al SOFR. Ciò a sua volta ha significato il controllo del front-end della curva dei rendimenti americana e, con la fine prossima della conservatorship di Fannie/Freddie, anche il controllo sul back-end. Inutile dire che entrambi, prima, erano pesantemente influenzati dal LIBOR e quindi dalla City di Londra. Trump, nel frattempo, vola in Asia e pone fine alla guerra tra Cambogia e Thailandia, parla con Xi (e l'argento sale di prezzo) e infine fa visita al Giappone.
Prima di proseguire nel discorso un breve appunto sulla telefonata con Xi. Nel 2011, al top dell'argento di allora, due notizie segnarono la exit liquidity dei manipolatori: l'aumento dei requisiti di riserva da parte del COMEX e l'uccisione di Bin Laden. Se valessero anche oggi le stesse regole, dove Londra, New York e SLV/GLD gestivano il triangolo della rehypotecation dell'offerta sintetica dei metalli preziosi, oro e argento sarebbero stati abbattuti nel prezzo. Invece accade il contrario. Questo ci suggerisce che le azioni di Trump sono in opposizione al “vecchio sistema”. Il modo in cui si contiene la City di Londra, e la si costringe “a più miti consigli”, è attraverso la consegna di metallo fisico, fenomeno che si fa più preoccupante per gli inglesi dato che la sterlina intermedia ancora un parte importante del sistema finanziario mondiale. E con entrambi i metalli in backwardation, il leasing degli stessi per gonfiarne l'offerta fisica è improponibile. Anche la Cina fa parte di questo schema e l'ipotesi ARC (America, Cina, Russia) non è un'alleanza, bensì una collaborazione commerciale laddove si può collaborare e una competizione (vagamente antagonistica) laddove non ci saranno accordi. I BRICS non hanno niente in comune tra di essi e sono nati per creare un'alternativa a un Occidente “unito” sotto il vessillo della cricca di Davos, ovvero le “vecchie regole”.
Torniamo alla visita di Trump in Giappone. Il nuovo Primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, è una sovranista, così come lo è la Meloni, ed entrambe sono ben viste dall'amministrazione Trump. Il Giappone, sotto questi auspici, sta ricostruendo il suo esercito, vuole seriamente aprire un canale diplomatico con la Russia per porre fine alle sue ostilità con essa risalenti ancora alla Seconda guerra mondiale e abolire la Camera dei consiglieri (creata dagli alleati affinché avesse potere di veto su qualsiasi legge l'esecutivo volesse approvare... molto inglese come clausola). Non solo, ma anche Bessent è volato in Giappone per parlare con Ueda, governatore della BOJ, per dirgli di normalizzare la politica monetaria e affrontare le aspettative d'inflazione. In questo contesto Powell ha tagliato i tassi di 25 punti base lo scorso dicembre, mentre Ueda li ha rialzati dello stesso ammontare... l'unica banca centrale a rialzarli. In questo modo il famoso carry trade sullo yen viene smantellato pezzo dopo pezzo dopo pezzo.
È fondamentale che venga terminato perché anche se gli USA avevano introdotto il SOFR, coi tassi a zero lo yen poteva essere usato come mezzo indiretto per accedere alla liquidità in dollari e quindi tornare a influenzare il front- end della curva dei rendimenti americana. Questo è un reset enorme perché se il carry trade sullo yen finisce e finalmente arriva la IPO di Fannie/Freddie, che ricordiamolo è stata ritardata a causa dello shutdown voluto dai Democratici, l'indipendenza finanziaria americana da Londra sarà completa. Ciò che mi aspetto dal 2026 è una normalizzazione del debito americano e giapponese, man mano che il prossimo governatore della FED taglierà fino al 3% i tassi di riferimento e Ueda farà piccoli passi fino ad arrivare a una situazione in un cui il differenziale tra i due tassi di riferimento, quello americano e giapponese, sarà di una forchetta tra 25 e 50 punti base. Già adesso, con un rendimento intorno al 3%, il trentennale giapponese val la pena di essere comprato; lo stesso discorso vale per il decennale intorno al 2%. Finalmente stiamo parlando di ritorni reali! E che succede quando il decennale giapponese scavalcherà la sua controparte tedesca? I flussi di capitali voleranno in Giappone.
Sono ormai 3 anni che la Lagarde sta portando una yield curve control in Europa e ogni volta che succedono casini, si affretta a comprare i decennali tedeschi per impedire che i bund non vengano più considerati gli asset “più sicuri” in Europa. Ma ciò che si sta sviluppando nel sottobosco di questa linea di politica insostenibile nel lungo periodo, e che la farà emergere come fallimentare alla fine, è la pressione dei mercati dei capitali e la linea di politica della FED. C'è un grande avvicendamento in atto. Infatti se guardate al differenziale di rendimento tra il decennale tedesco e quello italiano siamo arrivati a 65 punti base di differenza. Solo 3 mesi fa era a 80. Tutti i bond di quelle nazioni che fomentano la guerra stanno finendo in difficoltà.
Il gioco della Meloni per il momento è solo quello di sopravvivere (non aspettatevi grandi riforme quindi) e questo a sua volta significa che i vandali in Italia al soldo della cricca di Davos, anche nel suo governo, si scateneranno.
Questa è la chiave di lettura per comprendere il delirio di onnipotenza dell'Agcom nella vicenda Cloudflare: https://t.co/6UGKydyAz9 https://t.co/TdPx4XvMUx
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 11, 2026
Se io fossi Scott Bessent non mi preoccuperei degli attacchi esteri contro il back-end della curva dei rendimenti americani arrivati a questo punto, perché per mantenere il differenziale di rendimento tra il debito americano e quello europeo, a cui è ancorato il 90% del mercato dell'eurodollaro, la BCE deve lasciar salire i rendimenti tedeschi. Per di più, chi sano di mente comprerebbe debito tedesco con la sua economia in caduta libera? E notate anche un'altra cosa: non c'è stato alcun “Lunedì nero” sulla scia dei rialzi dei tassi da parte della BOJ. Chi si è strappato i capelli finora annunciando la morte del Giappone se la BOJ avesse continuato lungo il suo percorso, era chi aveva preso in prestito debito giapponese per poi accedere alla liquidità in dollari e tutte le strade portano inevitabilmente alla City di Londra. Il Giappone non è affatto in pericolo.
Quella a cui stiamo assistendo è una liberazione, a livello finanziario, dalla colonizzazione inglese. Questo è il “reset” di Trump e dei NY Boys.
PROSCIUGARE GLI AFFLUENTI, BONIFICARE LA PALUDE
Questo significa altresì staccare la spina alle influenze ombra di Londra e Bruxelles che ancora oggi infestano il Congresso, portando quest'ultimo dalla parte di Trump. E porre l'occhio di bue sopra gli agenti ICE, così come la denuncia di tutte le frodi finora scoperchiate come quella somala in Minnesota, serve semplicemente a guadagnare consensi tra la popolazione affinché non si faccia fuorviare dai canali mediatici controllati principlamnete da Londra.
REMINDER. “To all ICE officers: You have federal immunity in the conduct of your duties. Anybody who lays a hand on you or tries to stop you or tries to obstruct you is committing a felony. You have immunity to perform your duties, and no one—no city official, no state official,… pic.twitter.com/xoWDjOctLe
— Homeland Security (@DHSgov) January 13, 2026
L'immigrazione illegale è importante perché ci si libera delle frodi e ci si libera di persone che hanno posto una tremenda pressione sotto forma di domanda su case, assistenza sanitaria, auto, cibo, ecc. L'immigrazione illegale era la porta sul retro che giustificava sussidi a pioggia a ONG e associazioni noprofit. Una volta che si rimuove suddetta pressione, la Legge dei rendimenti marginali decrescenti, la Legge della domanda/offerta e tutti gli altri dispositivi della teoria economica permettono di vedere chiaramente come i prezzi delle case fossero anelastici, ad esempio, in relazione alla domanda al margine. In luoghi come il Texas, la rimozione della sopraccitata pressione ha fatto scendere gli affitti per gli appartamenti da una media di $2.000 a circa $1.200.
Non solo in Minnesota, anche in Ohio. La piovra Dem, principale propaggine negli USA della cricca di Davos, ha usato tutti i sotterfugi possibili (tra cui la mafia delle ONG) per estorcere ricchezza reale dagli USA e trasferirla all'estero.https://t.co/XrWwEgkDHz https://t.co/6PIgySPugq
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) December 30, 2025
Per contrastare il ribilanciamento degli Stati Uniti, tutte le altre principali banche centrali del G7 (esclusa la BOJ) hanno tagliato i tassi più aggressivamente rispetto alla FED. In questo modo hanno stimolato la crescita del credito stampando le loro divise per comprare dollari, in un mondo in cui Powell ne sta prosciugando l'offerta ombra, mentre il Dipartimento del Tesoro americano ha usato parte dei proventi incamerati dagli accordi commerciali e dal Treasury General Account (gonfiato durante lo shutdown) per comprare oro e Bitcoin. I dollari “stampati” dalla FED, diversamente da quello che dicevano i media generalisti e la “controinformazione” online, sono stati sterilizzati.
Come si disinnesca la City di Londra?
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 4, 2026
Taglio dei flussi monetari pubblici (es. USAID)
Taglio dei flussi monetari privati (es. Venezuela)
Si costringe a mettere i suoi capitali in gioco (es. squeeze su oro/argento)
Il colpo fatale arriverà un volta disintermediato il Brent.
L'obiettivo principale della cricca di Davos/City di Londra è quello di collassare il sistema attuale delle democrazie liberali che hanno ordito a costruire negli ultimi 400 anni. L'immigrazione e la violenza incontrollate sono il segno distintivo. L'amministrazione Trump e gli oligarchi dietro di essa, le grandi banche commerciali americane, hanno deciso di intraprendere un approccio diverso: “salvare” le democrazie liberali e non cedere il passo al nazionalsocialismo/totalitarismo. Questo esito lo si ottiene minimizzando la violenza internamente e non operando “cambi di governo” all'estero (uno sport prettamente di stampo inglese) bensì smantellando quei network nel sottobosco degli stati che alimentano “rivoluzioni colorate”. Questo a sua volta significa che le persone possono ancora fidarsi delle istituzioni, soprattutto se possono essere “riformate”. In questa direzione va la più recente “incriminazione” di Powell, ad esempio. Gli Stati Uniti sono gli unici a poter contrastare e “correggere” i piani della cricca di Davos/City di Londra, in particolar modo perché oltre ad avere capitale sviluppato (liquidità in entrata) hanno anche quello “ancora da sviluppare” (input delle materie prime).
In questo contesto la cattura di Maduro potrebbe benissimo essere assimilabile all'ipotesi che il sopraccitato progetto ARC abbia anche tra i suoi obiettivi non solo lo smantellamento della rete d'influenza finanziaria della City di Londra, ma anche quella politico-sociale.
🔴 EXCLUSIVA | Zapatero figura entre los 64 investigados en un expediente judicial de Nueva York por colaborar con el régimen de Maduro
— Vozpópuli (@voz_populi) January 5, 2026
Por @iblascor https://t.co/nk7xbHrx5o
Il Venezuela è solo un tassello in un mosaico più grande. Il riciclaggio di denaro del narcotraffico passa soprattutto dalle banche canadesi. Il Canada è la nazione in cui gli inglesi si rifugiarono quando persero la guerra d'indipendenza. E chi lo guida ora? Inoltre ricordate il documento National Security Strategy del mese scorso? Uno dei punti trattati in esso era lo smantellamento dell'architettura di quei “poteri ostili” nel suo emisfero. Di primo acchito si poteva pensare a Iran, Cina e Russia. Invece l'obiettivo reale sono le banche ombra offshore, i centri in cui viene riciclato il denaro per finanziare operazioni ostili agli USA e la rete di contrabbando di droga/armi che alimenta “settori” deviati dell'intelligence americana. E con questa chiave di lettura si capisce anche perché Russia e Stati Uniti, ad esempio, si stanno avvicinando dal punto di vista commerciale e collaborano in sordina per minimizzare le eruzioni di tumulti sociali incontrollati che potrebbero sfociare in guerre.
In Iran c'è una guerra civile sotterranea tra colonizzatori: francesi e inglesi. L'IRGC, ad esempio, è sempre stata una creatura della City di Londra per controllare il Paese. In questo senso l'Ayatollah potrebbe essere il prossimo Maduro.https://t.co/uDbD56zuOC
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 4, 2026
Esfiltrare Maduro ha significato mettere sabbia negli ingranaggi dello Stato profondo internazionale che s'era sviluppato in Venezuela: riciclaggio di denaro, traffico di esseri umani, traffico di droga, manipolazione del prezzo delle commodity. Ma ecco un altro punto: significa anche il prosciugamento di finanziamenti ombra per i servizi segreti inglesi e (in parte) per la CIA (che non dimentichiamocelo è ancora infiltrata da agenti ostili esteri). Oltre a ciò l'estromissione della Machado, pedina della cricca di Davos. Alla luce di quanto detto finora credo sia chiaro che Trump non voleva affatto un cambio di governo in Venezuela, bensì estromettere Maduro dal sopraccitato network criminale, una pistola continuamente puntata indirettamente alla tempia degli Stati Uniti. E per lo stesso motivo Bessent ha elargito la linea di swap in dollari da $40 miliardi all'Argentina, così facendo si chiude a tenaglia il Brasile (palesemente schierato col WEF, altro che BRICS). Perché, quindi, Maduro ha accettato di essere esfiltrato? Perché adesso? Perché è consapevole che Trump sta avendo la meglio sui suoi avversari.
Florida, Louisiana, Mississippi e l'Alabama possono quindi respirare ora che il Golfo d'America viene messo in sicurezza e bonificato dalle ingerenze sotterranee che vorrebbero portare a compimento il Piano Podesta, destabilizzando per il proprio tornaconto e sopravvivenza gli Stati Uniti. Il mio compito, come avrete notato cari lettori, è quello di mettere insieme i vari pezzi del puzzle sparpagliati e fornirvi il quadro generale così come nessun altro riesce a proporlo. E vedendo le cose in questa ottica tutte le azioni, le minacce e le vicissitudini diventano chiare, logiche e coerenti, mentre restano un enigma per tutti coloro che seguono la stampa generalista o ascoltano canali d'informazione che vogliono trasmettere una visione del mondo di come dovrebbe essere piuttosto di come È. E sebbene le molte sfaccettature, il mio focus su quella inglese è determinata dalla volontà dell'attuale amministrazione Trump di ridimensionarne i tentacoli sotterranei dato che è diventata una questione esistenziale per Washington.
E chissà se la prossima esfiltrazione non sia l'attuale famiglia reale inglese durante i festeggiamenti dei 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza americana.
CONCLUSIONE
Il declino di Bruxelles e della City di Londra è inevitabile, e il primo anno di Trump ha messo in evidenza questa inevitabilità. L'Unione europea, in particolare, è partita con l'idea di essere un'unione commerciale; poi è arrivata l'unione monetaria che è stata completata a metà. La restante metà è stata presa in prestito da Stati Uniti (salvataggi tramite FED ed eurodollaro) e Giappone (carry trade sullo yen). Lo stallo dal punto di vista industriale non è altro che un accartocciamento dovuto all'uscita di scena di Washington e Tokyo in veste di “zii ricchi” da sfruttare. Il fatto che la digitalizzazione dell'economia e la ricerca tecnologica sia andata avanti principalmente negli USA e in Cina, ha svelato il segreto di Pulcinella: Bruxelles ha coltivato una linea di politica di estrazione dai territori che controllava direttamente e indirettamente (tramite la legislazione sul digitale, ad esempio). Puro e semplice colonialismo. Non è un caso che la cricca di Davos abbia come riferimento il Superstato dell'UE: sono locuste che invadono un determinato di territorio di capitali, fagocitano voracemente risorse e ricchezza reale, infine tirano fuori i capitali immessi fino a quel momento. Ora riserva tale trattamento alla popolazione autoctona, affinché la classe dirigente possa sopravvivere.
YIKES
— Melissa Chen (@MsMelChen) January 14, 2026
China just posted a record-breaking $1.2 trillion global trade surplus. The EU's is up 18.1%. Germany's numbers are BONKERS - a staggering 108% surge in surplus, meaning that it now accounts for nearly a third of China's entire EU surplus.
The US has been aggressively… https://t.co/ikpiHIiADr
L'Unione europea si trova in un cul de sac perché l'industria digitale, salvo sporadiche eccezioni che non fanno testo nel contesto mondiale, è indietro di 30 anni come minimo, senza contare che s'è tagliata fuori da risorse energetiche a buon mercato. L'UE sarà addirittura superata dai Paesi arabi. Inoltre senza un'unione fiscale e obbligazionaria l'euro è destinato al fallimento, i surrogati sotto forma di bond SURE sono un palliativo per calciare il proverbiale barattolo. Senza contare che già da un po' i singoli stati membri dell'UE stanno impostando le proprie linee di politica dal punto di vista monetario tramite le proprie banche centrali nazionali e i pronti contro termine. Gli Stati Uniti faranno accordi con i singoli stati e solo alcuni all'interno dell'UE; l'Italia è uno di questi, sia per la sua posizione strategica sul Mediterraneo, sia per la presenza della Città del Vaticano. Una frattura importante la si vedrà inevitabilmente nel mercato monetario dove a fronte di un euro digitale rimandato dalla BCE, e che a tutti gli effetti sarà una CBDC, emergerà nel frattempo la concorrenza (guarda caso sponsorizzata da Unicredit) e che, sebbene all'apparenza innocua nei confronti dell'euro fisico stesso, tale versione digitale rappresenterà quella spaccatura in due dell'UE di cui ho spesso parlato.
Anche dal punto di vista commerciale questa frattura è evidente, contando il fatto che il commercio mondiale si sta spostando sulle rotte dell'Oceano Pacifico e su quelle dell'Artico (da qui le attenzioni sulla Groenlandia da parte degli USA, oltre alla sua posizione strategica in termini militari). Il commercio mondiale passa principalmente attraverso le vie d'acqua, soprattutto perché le vie di terra sono facilmente sensibili al sabotaggio. Tra Stati Uniti e Russia ci sono discorsi di futura collaborazione economica e degli interessi reciproci. I russi hanno tutto l'interesse ad avere un'alternativa alla Cina ora che l'Europa è fuori gioco, perché per loro quest'ultima verrà ignorata per almeno una generazione; infatti la Russia è stata costretta a “finire tra le braccia della Cina”, come disse a suo tempo Peskov, a causa delle linee di politica scellerate dei governi americani ed europei quando la cricca di Davos aveva ancora il sopravvento su di essi. Russi e cinesi non hanno niente in comune.
Di conseguenza l'impianto geopolitico del futuro non saranno i BRICS (Brasile e Sud Africa sono a marchio WEF, mentre l'India è uno “swing state” oltre al fatto che gli USA stanno facendo più affari con il Pakistan riguardo le terre rare ad esempio), bensì il modello ARC: America, Russia e Cina. Tutti e tre, pur restando avversari in una certa misura, cercano di collaborare per riequilibrare le rispettive economie e anche per riequilibrare i rapporti militari reciproci. Il punto di convergenza, quindi, diventerebbe il Pacifico e l'Artico (il Giappone avrebbe un ruolo fondamentale in questo contesto). In questo nuovo assetto l'Europa avrebbe un ruolo marginale.
L'incubo degli inglesi sin da quando Mackinder ha formulato la sua tesi geopolitica dell'isola del mondo: un canale di connessione nello stretto di Bering tra USA e Russia, sabotato a più riprese da Londra nel corso della storia. pic.twitter.com/AvENqQR6Qu
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 12, 2026
Il declino inevitabile della City di Londra, invece, è marchiato a fuoco da ciò che succede nei mercati dei metalli preziosi. La soppressione dei prezzi dei metalli preziosi era un modo per colonizzare indirettamente le industrie minerarie situate nei luoghi ricchi di minerali da estrarre. In questo modo i trader a Londra erano gli unici a fare davvero i soldi vendendo le commodity, mentre le industrie minerarie ottenevano briciole. I consumatori, pur non ritrovandosi alla fine di questa catena del disvalore, erano intrappolati nelle grinfie dei trader londinesi. Questi “intermediari” nei mercati dei futures erano i soli a risultare i vincitori. È una novità? No, lo sappiamo da cento anni, come minimo.
Esempio: il nickel. Il prezzo all'ingrosso è 90 centesimi a libbra. Sul mercato viene venduto da Rio Tinto a $2.50. E questa istituzione è una delle più grandi al mondo e ha la base nella City di Londra. Senza contare tutte le relazioni/connessioni bancarie che ha con le industrie minerarie nel Sud-est asiatico, in Indonesia e in Australia: esse, infatti, devono rivolgersi a banche come Standard Chartered, HSBC, o Barclays per ottenere prestiti e avviare le loro operazioni. Anche qui: indovinate chi ci guadagna su questi prestiti e sui profitti della produzione delle industrie minerarie per i primi 5-7 anni? E poi c'è quella che io chiamo “la porcata”: nel momento in cui viene concesso il prestito, queste banche aprono posizioni short sui metalli! Questa è colonizzazione finanziaria tramite il sistema bancario inglese e i mercati dei futures intermediati a Londra.
I due più grandi manipolatori dei prezzi dei metalli, inutile dirlo con sede nella City di Londra, stanno cercando di reagire alla strategia di USA e Cina di rimodellare i mercati delle commodity e prezzarne gli input in accordo con offerta e supply chain.https://t.co/CqkmMKPoYy
— Francesco Simoncelli (@Freedonia85) January 9, 2026
Uno dei motivi per cui i metalli preziosi, ultimamente, stanno esplodendo al rialzo è che questo circolo vizioso è stato progressivamente disinnescato. Grazie a compagnie come Franco Nevada, Wheaton Precious Metal, ecc. che hanno permesso il bypass del settore bancario per i finanziamenti in cambio di royalty su esplorazione e produzione (senza contare che sono molto più capaci nella valutazione del rischio delle compagnie minerarie). In questo modo le royalty vengono pagate solo quando si avvia la produzione, mentre non c'è il peso del servizio del debito durante le fasi di esplorazione. È un rischio d'investimento quello che corrono Franco Nevada et similia, ma almeno diventano partner ed è una situazione “win-win” per tutti dato che guadagnano dal flusso di cassa futuro una volta avviata la produzione. Diversamente dalle banche inglesi, il cui unico interesse è se l'azienda fallisce o meno, queste royalty company VOGLIONO che le aziende di cui sono partner abbiano successo.
Questo modello, sin dal 2005 circa, è cresciuto nel tempo e con il cambio di marcia intrapreso dagli USA negli ultimi 3 anni ha finalmente guadagnato trazione, emarginando gli intermediari e le relative connessioni bancarie a essi legati che avevano buttato in un fosso gli azionisti delle industrie minerarie, le industrie minerarie stesse e i dipendenti di queste. E diversamente da quello che raccontano i media generalisti, questo non è il classico schema “pump and dump”. Quando l'argento raggiunse il picco massimo precedente, a circa $50 l'oncia, quel fine settimana gli USA diedero l'annuncio di aver ucciso Osama Bin Laden e il COMEX annunciò un ampliamento dei margini di copertura per le posizioni long. Segnale, quello, che le bullion bank avrebbero protetto sé stesse e che avrebbero “ucciso” i long. Con quell'annuncio il prezzo crollò immediatamente di $5: vennero sentenziati a morte i prestiti a leva, mentre uno squeeze si portava via alcuni grossi player. Era il 2011 e sin da allora il COMEX, la LBMA e l'SLV hanno rappresentato un “triangolo della morte” per il prezzo dell'argento: il primo forniva il collaterale alla seconda affinché potesse avere la base attraverso cui supportare prestiti a leva e microgestire il prezzo dell'argento tramite un'offerta sintetica dello stesso. Almeno fino pochi mesi fa... cos'è cambiato? Cosa si è rotto? L'argento è in backwardation, c'è scarsità del metallo e i tassi di leasing a esso collegati sono schizzati in alto. Questa, come quella del 2011, è una battaglia tra giganti e le formiche devono fare attenzione a non essere schiacciate nel frattempo. È una questione di chi ha più soldi da gettare nel mercato per scavalcare gli avversari, soprattutto le posizioni short. E a questo giro, però, le scommesse e i contratti stipulati richiederanno la consegna dell'asset sottostante.
Sarà diverso stavolta? Dal punto di vista tecnico ce lo ha detto la soglia degli $83 l'oncia per l'argento. Dal punto di vista strategico le nuove soluzioni commerciali di Trump e le nuove soluzioni di collaterale per il dollaro di Bessent (metalli + Bitcoin) ce lo stanno dicendo, insieme anche a Cina, Russia e addirittura India. Non dimenticando, al contempo, che il mercato sintetico dell'argento è una fonte di introiti importante per la City di Londra.
Per ulteriori approfondimenti, poi, su questi temi a livello tecnico e orientativo, c'è sempre il servizio di consulenze del blog.
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