La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-declino-della-moneta-fiat-nelle)
I governi presumono di poter stampare tutta la moneta che vogliono e che verrà accettata con la forza. Tuttavia la storia delle valute fiat è sempre la stessa: prima i governi superano i limiti di credito, poi ignorano tutti i segnali di allarme e infine assistono al crollo della valuta.
Oggi assistiamo in tempo reale al declino delle valute fiat nelle economie sviluppate. Il sistema di riserva mondiale si sta lentamente ma inesorabilmente diversificando, allontanandosi da un ancoraggio basato esclusivamente sulle valute scoperte per orientarsi verso uno misto in cui l'oro gioca un ruolo dominante.
I dati COFER dell'FMI mostrano che, sebbene il dollaro continui a dominare, la sua quota di riserve dichiarate è scesa verso il 50%. L'oro ha superato il dollaro e l'euro come principale bene rifugio delle banche centrali per la prima volta in 40 anni.
C'è una ragione per questo cambiamento storico: le economie sviluppate hanno superato tutti i loro limiti di indebitamento.
Il debito pubblico è costituito da emissioni di valuta e la credibilità delle nazioni sviluppate come emittenti sta rapidamente svanendo. Tutto è iniziato quando la BCE, la FED e le principali banche centrali mondiali hanno fatto registrare ingenti perdite. I loro attivi generavano rendimenti negativi, mentre l'inflazione e i problemi di solvibilità diventavano evidenti. Gli economisti e i governi tradizionali hanno minimizzato queste perdite, considerandole insignificanti, eppure esse dimostravano l'estremo rischio associato agli acquisti di asset effettuati negli anni precedenti.
L'inflazione è una forma di default graduale sugli obblighi emessi, e le banche centrali stanno evitando il debito dei Paesi sviluppati perché prevedono un deterioramento delle prospettive fiscali e inflazionistiche. Il debito sovrano non è più un bene di riserva.
Il debito pubblico mondiale ha raggiunto circa $102.000 miliardi, un nuovo record storico, ben al di sopra dei livelli pre-pandemia e vicino ai picchi toccati durante la più aggressiva espansione monetaria. Il debito sovrano ha alimentato questa crescita fenomenale, con Paesi come la Francia e gli Stati Uniti che hanno fatto registrare enormi deficit annuali anche in periodi non di crisi. La politica economica statunitense, nota come “Bidenomics”, è stata la prova più evidente di una politica fiscale imprudente, con deficit record e un aumento della spesa di oltre $2.000 miliardi in un periodo di forte ripresa economica.
Come si è verificata questa perdita di fiducia? Le nazioni con una forte sovranità monetaria non hanno una capacità illimitata di emettere valuta e debito; hanno dei limiti ben precisi che, una volta superati, generano un'immediata perdita di fiducia a livello mondiale. Le economie sviluppate hanno oltrepassato questi tre limiti, soprattutto a partire dal 2021:
• Il limite economico viene raggiunto quando un debito sempre più elevato porta a una diminuzione della crescita marginale. La spesa pubblica ha gonfiato il PIL, ma la produttività è stagnante e i salari reali netti sono invariati o in calo.
• Il limite fiscale deriva dallo spiazzamento degli investimenti produttivi da parte degli oneri finanziari e della spesa per i servizi sociali. Nonostante la repressione finanziaria, i bassi tassi di interesse e gli stimoli monetari, gli oneri finanziari assorbono quote sempre maggiori dei bilanci dei Paesi sviluppati, rendendo più oneroso il finanziamento degli obblighi pubblici, anche se l'indice dei prezzi al consumo annuo si modera.
• Il limite inflazionistico viene raggiunto quando il ripetuto finanziamento monetario della spesa pubblica erode la fiducia nel potere d'acquisto della moneta fiduciaria e l'inflazione cumulativa supera i salari reali, creando una crisi di accessibilità economica.
La recente combinazione di elevato debito nominale, aumento degli oneri finanziari e deficit fiscali strutturali nelle principali economie avanzate dimostra il superamento di ogni limite.
Le banche centrali comprendono la natura della moneta fiat e sanno che il debito sovrano non rappresenta più l'asset sicuro in grado di garantire stabilità e rendimenti economici reali, pertanto hanno reagito con un'ondata senza precedenti di acquisti d'oro. Gli acquisti ufficiali netti hanno superato le 1.100 tonnellate nel 2022 e si sono mantenuti al di sopra delle 1.000 tonnellate sia nel 2023 che nel 2024, più del doppio della media annua registrata tra il 2010 e il 2021. Nel 2024 le banche centrali hanno acquistato ufficialmente 1.045 tonnellate d'oro, segnando il terzo anno consecutivo al di sopra delle 1.000 tonnellate e prolungando una serie di 15 anni di aumenti netti. Tuttavia si stima che gli acquisti non ufficiali siano significativamente maggiori. I sondaggi mostrano che circa un terzo delle banche centrali prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi anni e oltre quattro quinti si aspettano che le riserve auree ufficiali mondiali continuino a crescere a causa delle preoccupazioni per l'inflazione persistente, la stabilità finanziaria e i problemi di solvibilità.
La domanda record di oro è una risposta diretta alla mancanza di fiducia nella sostenibilità delle passività in valuta fiat emesse da stati eccessivamente indebitati. L'oro non presenta rischi di default e non è soggetto al controllo delle banche centrali, il che lo rende un investimento adatto quando le stesse banche centrali dubitano della credibilità a lungo termine delle valute dei grandi Paesi.
Molti gestori di riserve ritengono che il modo in cui i governi aumentano massicciamente l'offerta di moneta durante le crisi, unitamente al lento ritorno alle politiche normali, implichi che l'inflazione e il controllo finanziario siano ormai componenti permanenti del sistema, anziché semplici soluzioni temporanee; pertanto l'acquisto di riserve auree rappresenta una sorta di polizza assicurativa contro la graduale tassazione dei risparmiatori attraverso rendimenti reali negativi e inflazione.
Un simile esito non significa un imminente crollo del dollaro, né un processo di “de-dollarizzazione”, bensì un'indiscutibile perdita di fiducia nelle valute fiat in generale, dall'euro e dalla sterlina allo yen e al dollaro stesso. Quest'ultimo, però, rimane la valuta fiat dominante, rappresentando l'89% delle transazioni mondiali e detenendo il 57% delle riserve mondiali.
Investitori e banche centrali si stanno orientando verso un ordine di riserva ibrido in cui le valute fiat coesistono con un'allocazione strutturalmente più elevata nei confronti dell'oro, ma anche con un utilizzo crescente di crittovalute decentralizzate.
Alcune banche centrali sono nel panico. La BCE mira a imporre l'uso dell'euro attraverso l'introduzione di una valuta digitale emessa dalla banca centrale, ma questo approccio errato riflette sia la disperazione che il desiderio di controllo. La FED e il governo statunitense stanno incentivando le stablecoin coperte da titoli del Tesoro come mezzo per stimolare la domanda di dollari. È un'idea migliore rispetto all'imposizione e alla repressione, soprattutto considerando che il governo statunitense è concentrato sulla riduzione del deficit e del debito. Tuttavia se il governo statunitense non accelera le misure per ridurre il debito attraverso politiche di crescita e tagli alla spesa, la fiducia nella sua valuta potrebbe indebolirsi rapidamente.
Nessun governo nelle economie avanzate vuole tagliare la spesa pubblica, fatta eccezione per l'amministrazione statunitense, che lo sta facendo con moderazione. Con economie che si trovano ad affrontare rapporti debito pubblico/PIL superiori al 100%, persistenti disavanzi primari e resistenza politica a seri tagli alla spesa, è probabile che chi emette valuta fiat rimanga intrappolato oltre i limiti economici, fiscali e inflazionistici.
Stiamo vivendo un cambiamento monetario storico che avrà implicazioni a lungo termine. Le banche centrali di tutto il mondo hanno smesso di credere alle promesse sulla carta e richiedono moneta reale. La prima nazione ad adottare politiche monetarie e fiscali solide vincerà... le altre perderanno.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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