martedì 30 giugno 2026

Canada e Regno Unito guidano la discesa dell'Occidente verso l'autoritarismo digitale

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di Sonia Elijah

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/canada-e-regno-unito-guidano-la-discesa)

“Il Grande Fratello vi osserva”.

Queste agghiaccianti parole tratte dal capolavoro distopico di George Orwell, 1984, non sono più solo finzione, ma stanno diventando una triste realtà nel Regno Unito e in Canada, dove le misure distopiche digitali stanno sfilacciando il tessuto della libertà in due delle più antiche democrazie occidentali.

Con il pretesto della sicurezza e dell'innovazione, il Regno Unito e il Canada stanno implementando strumenti invasivi che minano la privacy, soffocano la libertà di espressione e promuovono una cultura di autocensura. Entrambe le nazioni stanno esportando i propri sistemi di controllo digitale attraverso l'alleanza Five Eyes, una rete segreta di condivisione di informazioni di intelligence che unisce Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, istituita durante la Guerra Fredda.

Allo stesso tempo il loro allineamento con l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare con l'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG), che prevede un'identità giuridica universale entro il 2030, supporta una linea di politica mondiale per le identità digitali, come la Brit Card proposta nel Regno Unito e il Programma di Identità Digitale del Canada, che convogliano i dati personali in sistemi centralizzati con il pretesto di “efficienza e inclusione”. Sostenendo normative digitali estensive, come l'Online Safety Act nel Regno Unito e il disegno di legge C-8 in Canada, le quali privilegiano la “sicurezza” definita dallo Stato rispetto alle libertà individuali, entrambe le nazioni non solo abbracciano l'autoritarismo digitale, ma accelerano la spirale discendente di cui è preda ormai l'Occidente.


La rete digitale del Regno Unito

Il Regno Unito si è a lungo affermato come leader mondiale nella sorveglianza. L'agenzia di spionaggio britannica, il Government Communications Headquarters (GCHQ), gestisce il programma di sorveglianza di massa, un tempo segreto, nome in codice Tempora, operativo sin dal 2011, che intercetta e memorizza enormi quantità di traffico internet e telefonico mondiale sfruttando i cavi in fibra ottica transatlantici. La sua esistenza è emersa solo nel 2013, grazie ai documenti esplosivi trapelati dall'ex-collaboratore dei servizi segreti della National Security Agency (NSA) e informatore, Edward Snowden. “Non è solo un problema degli Stati Uniti. Il Regno Unito ha un ruolo determinante in questa vicenda”, ha dichiarato Snowden al Guardian in un articolo del giugno 2013. “Loro [il GCHQ] sono peggio degli Stati Uniti”.

A ciò si aggiunge l'Investigatory Powers Act (IPA) del 2016, anche soprannominato “Snooper's Charter”, che impone ai fornitori di servizi internet di conservare la cronologia di navigazione, le email, i messaggi di testo e le telefonate degli utenti per un periodo massimo di un anno. Le agenzie governative, tra cui polizia e servizi di intelligence (come MI5, MI6 e GCHQ), possono accedere a questi dati senza mandato in molti casi, consentendo la raccolta massiva di metadati relativi alle comunicazioni. Questa pratica è stata criticata in quanto permette una sorveglianza di massa su una scala che viola la privacy quotidiana.

Le recenti espansioni previste dall'Online Safety Act (OSA) conferiscono alle autorità maggiori poteri per richiedere l'installazione di backdoor nelle app crittografate come WhatsApp, consentendo la scansione dei messaggi privati alla ricerca di contenuti definiti “dannosi” in modo, però, molto vago: una mossa che critici come Big Brother Watch, un gruppo di difesa della privacy, denunciano come una porta d'accesso alla sorveglianza di massa. L'Online Safety Act, che ha ricevuto l'assenso reale il 26 ottobre 2023, rappresenta un'ampia normativa del governo britannico volta a regolamentare i contenuti online e a “proteggere” gli utenti, in particolare i minori, da “materiale illegale e dannoso”.

Implementata gradualmente da Ofcom, l'autorità britannica di controllo delle comunicazioni, la legge impone obblighi a una vasta gamma di servizi internet, tra cui social media, motori di ricerca, app di messaggistica, piattaforme di gioco e siti con contenuti generati dagli utenti, obbligando alla conformità attraverso valutazioni del rischio e pesanti sanzioni. A luglio 2025 l'Online Safety Act era considerata “pienamente in vigore” per la maggior parte delle sue principali disposizioni. Questo regime pervasivo, in linea con le tendenze mondiali in materia di sorveglianza promosse dall'Agenda 2030 per il controllo digitale, rischia di consolidare una rete di sorveglianza digitale sancita dallo Stato, privilegiando la “sicurezza” rispetto alle libertà fondamentali.

La piattaforma X di Elon Musk ha avvertito che la legge rischia di “violare gravemente” la libertà di parola, con la minaccia di multe fino a £18 milioni, o al 10% del fatturato annuo mondiale, in caso di inadempienza, incoraggiando le piattaforme a censurare contenuti legittimi per evitare sanzioni. Musk ha usato X per esprimere la sua opinione personale sul vero scopo della legge: “La soppressione del popolo”.

A fine settembre Imgur (una piattaforma di hosting di immagini popolare per meme e contenuti multimediali condivisi) ha deciso di bloccare gli utenti del Regno Unito piuttosto che conformarsi alle rigide normative dell'Online Safety Act. Ciò sottolinea l'effetto dissuasivo che tali leggi possono avere sulla libertà digitale.

Lo scopo dichiarato della legge è quello di rendere il Regno Unito “il luogo più sicuro al mondo per navigare online”. Tuttavia i critici sostengono che si tratti di un'audace manovra di potere da parte del governo britannico per incrementare la censura e la sorveglianza, mascherata da una nobile crociata per “proteggere” gli utenti.

Un altro sviluppo cruciale è il Data (Use and Access) Act 2025 (DUAA), che ha ricevuto l'assenso reale lo scorso giugno. Questa legge di ampia portata semplifica le norme sulla protezione dei dati per stimolare la crescita economica e i servizi pubblici, ma a scapito delle garanzie sulla privacy. Consente una maggiore condivisione dei dati tra agenzie governative ed enti privati, anche per analisi basate sull'intelligenza artificiale. Ad esempio, abilita i “sistemi di dati intelligenti” in cui le informazioni personali provenienti dai settori bancario, energetico e delle telecomunicazioni possono essere accessibili più facilmente, apparentemente a vantaggio dei consumatori, come i servizi personalizzati, ma sollevando timori di una profilazione incontrollata.

I miglioramenti alla sicurezza informatica ampliano ulteriormente le misure pervasive di sorveglianza del Regno Unito. Il prossimo disegno di legge sulla sicurezza e la resilienza informatica, annunciato nel discorso del Re di luglio 2024 e la cui presentazione è prevista entro la fine dell'anno, estende il Regolamento sui sistemi di rete e informativi (NIS) alle infrastrutture critiche, imponendo la segnalazione delle minacce in tempo reale e l'accesso del governo ai sistemi. Ciò si basa su strumenti già esistenti come la tecnologia di riconoscimento facciale, ampiamente utilizzata ormai negli spazi pubblici. Nel 2025 le sperimentazioni in città come Londra hanno integrato telecamere con intelligenza artificiale in grado di scansionare la folla in tempo reale, collegandosi a database nazionali per l'identificazione istantanea, evocando di fatto uno stato di polizia biometrico.

Il New York Times ha scritto: “Le autorità britanniche hanno di recente ampliato la supervisione dei discorsi online, tentato di indebolire la crittografia e sperimentato l'intelligenza artificiale per esaminare le richieste di asilo. Queste azioni, accelerate sotto il governo del Primo Ministro Keir Starmer con l'obiettivo di affrontare i problemi sociali, rappresentano una delle più ampie forme di sorveglianza digitale e regolamentazione di Internet mai adottate da una democrazia occidentale”.

A peggiorare ulteriormente la situazione, secondo il Times, la polizia britannica arresta oltre 30 persone al giorno per tweet e messaggi online “offensivi”, spesso in base a leggi vaghe, alimentando i giustificati timori di una polizia del pensiero orwelliana.

Eppure tra tutte le misure distopiche digitali del Regno Unito, nessuna ha scatenato maggiore indignazione della “Brit Card”, la carta d'identità digitale obbligatoria voluta dal Primo Ministro Starmer: un sistema basato su smartphone che di fatto trasforma ogni cittadino in un'entità tracciabile.

Annunciata inizialmente lo scorso 4 settembre come strumento per “contrastare l'immigrazione clandestina e rafforzare la sicurezza delle frontiere”, la Brit Card ha rapidamente ampliato il suo raggio d'azione, estendendosi a servizi essenziali quotidiani come assistenza sociale, servizi bancari e accesso ai luoghi pubblici. Questi documenti d'identità, memorizzati su smartphone contenenti dati sensibili come foto, nomi, date di nascita, nazionalità e status di residenza, vengono venduti “come la porta d'accesso a ogni tipo di attività quotidiana”, un punto di vista sostenuto dal Tony Blair Institute for Global Change e ripresa dalla Segretaria al Lavoro e alle Pensioni Liz Kendall, membro del Parlamento, nel suo discorso dello scorso 13 ottobre.

Questo sistema di catene digitali ha scatenato una forte resistenza in tutto il Regno Unito. Una lettera durissima, promossa dal deputato indipendente Rupert Lowe e sottoscritta da quasi 40 parlamentari di diversi partiti, denuncia la proposta del governo di introdurre una carta d'identità digitale obbligatoria, la “Brit Card”, definendola “pericolosa, invasiva e profondamente anti-britannica”. Il deputato conservatore David Davis ha lanciato un severo monito, dichiarando che tali sistemi “sono profondamente pericolosi per la privacy e le libertà fondamentali del popolo britannico”.

Davis ha intensificato le sue critiche citando una multa di £14 milioni inflitta a Capita dopo che degli hacker avevano violato i dati personali dei risparmiatori previdenziali: “Questo è l'ennesimo esempio del perché le carte d'identità digitali siano una pessima idea”. All'inizio di ottobre una petizione contro la proposta aveva raccolto oltre 2,8 milioni di firme, a testimonianza dell'ampia indignazione pubblica. Il governo inglese, tuttavia, ha respinto queste obiezioni, dichiarando: “Introdurremo un'identità digitale entro la fine di questa legislatura per contrastare l'immigrazione clandestina, semplificare l'accesso ai servizi governativi e migliorare l'efficienza. Presto ci consulteremo sui dettagli”.


L'aumento della sorveglianza in Canada

Dall'altra parte dell'Atlantico l'ondata di sorveglianza in Canada sotto il Primo Ministro Mark Carney, ex-governatore della Banca d'Inghilterra e membro del consiglio del World Economic Forum, rispecchia la traiettoria distopica del Regno Unito. Carney, con la sua agenda globalista, ha supervisionato una serie di leggi che privilegiano la “sicurezza” rispetto alla sovranità. Si pensi al disegno di legge C-2, una legge di modifica della legge doganale, presentata il 17 giugno 2025, la quale consente l'accesso ai dati riguardo le frontiere senza alcun mandato e la condivisione con le autorità statunitensi tramite accordi CLOUD Act (Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act), consegnando di fatto la vita digitale dei cittadini canadesi a potenze straniere. Nonostante le proteste dell'opinione pubblica che hanno portato a proposte di modifica in ottobre, il suo cuore – il monitoraggio rafforzato delle transazioni e delle esportazioni – rimane suscettibile di abusi.

A complemento di ciò il disegno di legge C-8, presentato per la prima volta il 18 giugno 2025, modifica la legge sulle telecomunicazioni per imporre obblighi di sicurezza informatica a settori critici come le telecomunicazioni e la finanza. Conferisce al governo canadese il potere di emettere ordini segreti che obbligano le aziende a installare backdoor o indebolire la crittografia, compromettendo potenzialmente la sicurezza degli utenti. Tali ordini possono imporre l'interruzione dei servizi internet e telefonici a specifici individui senza bisogno di mandato o supervisione giudiziaria, con la vaga motivazione di proteggere il sistema da “qualsiasi minaccia”.

L'opposizione a questo disegno di legge è stata feroce. In un discorso parlamentare, il deputato conservatore canadese Matt Strauss ha denunciato gli articoli 15.1 e 15.2 del disegno di legge, affermando che conferirebbero al governo un “potere incredibile e senza precedenti”. Ha paventato un futuro in cui gli individui potrebbero essere esiliati digitalmente, tagliati fuori da email, servizi bancari e lavoro, senza spiegazioni né possibilità di ricorso, paragonando la situazione a un “gulag digitale”.

La Canadian Constitution Foundation (CCF) e i difensori della privacy hanno fatto eco a queste preoccupazioni, sostenendo che il linguaggio ambiguo del disegno di legge e la mancanza di un giusto processo violano i diritti fondamentali sanciti dalla Carta, tra cui la libertà di espressione, la libertà personale e la protezione contro perquisizioni e sequestri irragionevoli.

Il disegno di legge C-8 integra l'Online Harms Act (disegno di legge C-63), presentato per la prima volta a febbraio 2024, il quale imponeva alle piattaforme di eliminare contenuti come lo sfruttamento minorile e l'incitamento all'odio entro 24 ore, rischiando la censura a causa delle vaghe definizioni di “dannoso”. Ispirato all'Online Safety Act del Regno Unito e al Digital Services Act (DSA) dell'UE, il C-63 è naufragato a seguito delle forti critiche per il suo potenziale di favorire la censura, violare la libertà di parola e per la mancanza di un giusto processo. Il CCF e Pierre Poilievre, definendolo “autoritarismo woke”, hanno guidato una petizione nel 2024 con 100.000 firme. La petizione è decaduta durante la sospensione dei lavori parlamentari nel gennaio 2025, dopo le dimissioni di Justin Trudeau.

Questi disegni di legge si basano su un precedente allarmante: durante l'era Covid l'Agenzia canadese per la salute pubblica ha ammesso di aver tracciato 33 milioni di dispositivi durante il lockdown – quasi l'intera popolazione – con il pretesto della salute pubblica, una palese violazione smascherata solo grazie a un'attenta e costante attività di controllo. Il Communications Security Establishment (CSE), autorizzato dal disegno di legge C-59, in vigore da tempo, continua la raccolta massiva di metadati, spesso senza un'adeguata supervisione. Queste misure non sono isolate; derivano da un problema più profondo, in cui i controlli dell'era pandemica sono stati normalizzati e integrati nelle politiche quotidiane.

Il Programma canadese di identità digitale, presentato come uno strumento “conveniente” per un accesso agevole ai servizi governativi, emula la Brit Card del Regno Unito ed è in linea con l'obiettivo 16.9 dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. È tuttora in fase di sviluppo e sperimentazione, con un lancio nazionale completo previsto per il 2027-2028.

“Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”. Il romanzo 1984 di Orwell ci avverte che dobbiamo resistere a questa deriva verso l’autoritarismo digitale – attraverso petizioni, proteste e richieste di trasparenza – prima che venga eretto un Grande Firewall occidentale, replicando la morsa cinese che controlla ogni tasto premuto e ogni pensiero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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