mercoledì 2 settembre 2026

Il programma di Milei: porre fine allo Stato debitore responsabilizzando i politici per gli eccessi di bilancio

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/il-programma-di-milei-porre-fine)

Solo il contrasto rivela i propri errori. Javier Milei è l'antitesi della classe politica tedesca, e il paragone non potrebbe essere più netto.

Mentre la Germania continua ad espandere lo Stato, l'Argentina sta tagliando i sussidi e riducendo drasticamente le dimensioni della sua burocrazia pubblica; mentre Berlino accumula enormi debiti pubblici, Buenos Aires fa registrare un avanzo primario di bilancio; Friedrich Merz crede nel potere curativo dell'intervento statale, mentre Milei sta deregolamentando i mercati e spianando la strada a un boom degli investimenti.

L'Argentina ha realizzato una svolta economica, mentre la Germania continua il suo declino. L'economia argentina è in costante crescita, l'occupazione nel settore privato è in espansione e il tasso di povertà sta diminuendo rapidamente.

In un momento in cui la Germania raddoppia la posta in gioco sul debito, sull'industria degli armamenti e sulla pianificazione statale ecologista, Milei appare come una cometa che sfida sia la gravità politica sia le dottrine convenzionali di governo.

L'ultima iniziativa del presidente argentino è la cosiddetta “Catena Fiscale”.

Dietro il nome marziale si cela quella che si configura come una vera e propria rivoluzione fiscale. Milei ha presentato per la prima volta la proposta, con il suo caratteristico stile accattivante, durante un discorso televisivo al popolo argentino. Il disegno di legge deve ancora essere approvato dal Congresso, dove il suo partito, La Libertad Avanza, dovrebbe ottenere il sostegno delle fazioni parlamentari alleate in entrambe le camere.

Sebbene Milei non disponga di una maggioranza parlamentare propria, le sue alleanze si sono finora dimostrate straordinariamente solide.

Se approvata, questa legge romperebbe con una delle regole non scritte della politica moderna: il presupposto che i governi possano sempre comprare voti con una maggiore spesa pubblica, tasse più alte e un debito sempre crescente. La pratica di gravare sulle generazioni future e sui contribuenti con un'espansione del credito orchestrata politicamente, almeno per il momento, giungerebbe al termine.

L'idea di Milei è semplice: ai futuri governi argentini dovrebbero essere tarpate le ali prima ancora che siano in grado di spiccare il volo verso un'altra folle corsa alla spesa finanziata dal debito.

Il meccanismo è altrettanto semplice: se il bilancio federale dovesse rimanere in deficit per diversi mesi consecutivi, al Congresso verrebbe dato un termine per ripristinare l'equilibrio fiscale. Il mancato rispetto di tale termine comporterebbe automaticamente una paralisi del governo simile a quella statunitense. Le attività governative non essenziali verrebbero sospese automaticamente, senza ulteriori dibattiti parlamentari o trattative politiche. Il Presidente, il Vicepresidente, i ministri, i segretari di Stato e ogni membro di entrambe le camere del Congresso non riceverebbero un solo pèso di stipendio fino al ripristino del pareggio di bilancio.

Inoltre, tutte le nuove spese verrebbero congelate. Non si potrebbero stipulare nuovi contratti né assumere nuovi dipendenti pubblici. Ancor più grave, verrebbero sospesi anche i trasferimenti discrezionali dal governo federale alle province argentine.

Allo stesso tempo, la legge tutela le responsabilità fondamentali dello Stato. I pagamenti delle pensioni, i servizi sanitari, i sussidi di disoccupazione, così come gli stipendi degli agenti di polizia, dei membri delle forze armate e del personale penitenziario, rimarrebbero pienamente esenti da queste misure di austerità.

Per gli statalisti tedeschi, una proposta del genere è quasi impensabile. Piuttosto che confrontarsi con le idee o le politiche di Milei, preferiscono ignorarlo completamente. Per il cancelliere Friedrich Merz, Milei è diventato una sorta di campanello d'allarme. In un'occasione, durante un'intervista televisiva, Merz ha affermato che il presidente argentino stava rovinando il suo Paese e calpestando il suo popolo.

Una tipica risposta da Merz. Il cancelliere tedesco vede il mondo attraverso un prisma che distorce la realtà. Parla come un autentico credente nell'onnipotenza dello Stato, una convinzione che non è mai stata scossa da una vita trascorsa al sicuro all'interno dell'establishment politico.

Poi, di tanto in tanto, qualcuno rompe i ranghi all'interno del consenso della sinistra tedesca e dice ad alta voce ciò che molti pensano veramente di Milei. Lo definiscono “autoritario” e una minaccia per i diritti umani. Nell'aprile di quest'anno, il partito della Sinistra tedesca ha addirittura presentato una mozione parlamentare che descriveva Milei come “ultra-neoliberale”. Provenendo da uno dei partiti politici più statalisti della Germania, un'etichetta del genere dovrebbe essere considerata un complimento. Dice molto di più sui limiti intellettuali dei suoi autori che su Milei stesso.

Ciò che colpisce e al tempo stesso preoccupa è quanto la retorica della cancelleria tedesca si sia avvicinata al linguaggio volgare tradizionalmente associato alla sinistra politica.

Eppure, nemmeno Javier Milei riesce a soddisfare appieno i libertari tedeschi. Il loro leader intellettuale, Hans-Hermann Hoppe, ex-professore all'Università del Nevada, Las Vegas e allievo di Murray Rothbard, si è lamentato, a pochi mesi dall'inizio della presidenza di Milei, del fatto che quest'ultimo non avesse mantenuto la sua principale promessa elettorale: l'abolizione della banca centrale.

La critica mette in luce una debolezza fondamentale di molti libertari: vivono nel mondo teorico della logica da manuale. In tale contesto, sembra inconcepibile che l'abolizione della banca centrale da un giorno all'altro possa far deragliare l'intera presidenza di Milei. Non ci vuole molta immaginazione per visualizzare l'alternativa: un collasso finanziario seguito dalla caduta del governo, proprio il tipo di scenario che metterebbe a repentaglio l'intero progetto di riforma di Milei.

Ma non è compito di Milei accontentare tutti. Alla fine, ogni leader politico di successo delude quasi tutti i suoi elettori: non elargisce favori e non fa promesse vuote. Il suo programma di austerità intransigente sta disintossicando lo Stato, ripristinando l'economia di mercato, smantellando i sussidi e trasformando in perdenti tutti coloro che per lungo tempo hanno vissuto a spese dello Stato senza dare un contributo produttivo, sostenuti dal clientelismo politico piuttosto che da una reale necessità economica.

Se Milei manterrà la sua linea e l'Argentina continuerà a ritrovare stabilità, è probabile che passi alla storia del Paese come un riformatore libertario che ha saputo coniugare convinzione e prudenza. Gli statalisti tedeschi – da Friedrich Merz e Lars Klingbeil a Ursula von der Leyen – farebbero bene a prepararsi: potranno ignorarlo, ridicolizzarlo o insultarlo, ma la realtà ha la brutta abitudine di insinuarsi silenziosamente nella mente delle persone.

Come scrisse Nietzsche in Così parlò Zarathustra: “I pensieri che giungono al passo di una colomba guidano il mondo”. Talvolta, però, arrivano accompagnati dal rombo di una motosega.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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