venerdì 6 novembre 2026

Anamnesi delle elezioni americane di medio termine

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/anamnesi-delle-elezioni-americane)

Ho appreso una grande lezione durante i miei anni di attività sul blog: un buon analista non reagisce istintivamente e repentinamente a un risultato/esito. Si ferma, raccoglie le ipotesi e solo alla fine propone una tesi. Questo significa che c'è bisogno di tempo per costruire un tale impianto, mano mano che i pezzi del puzzle entrano in scena. Solo dopo si può presentare una tesi coerente e logica. A maggior ragione se si tratta delle ultime elezioni di medio termine negli Stati Uniti, visto il chiasso che le ha precedute e che imperversa ancora adesso. Quattro elementi hanno permesso di costruire la tesi che vi esporrò in questo pezzo e che hanno rafforzato la mia analisi che, sin dal libro Il Grande Default, ho portato avanti. Il primo di questi è la necessità dell'amministrazione Trump di ridare credibilità/affidabilità alle istituzioni americane, in particolar modo ai vari Dipartimenti del governo. Un compito decisamente più difficile di quello che avrebbe previsto la distruzione totale. Trump ha dimostrato più volte che preferisce presentare un'offerta prima di radere al suolo qualcosa: carota o bastone. La stessa proposta presentata, ad esempio, all'UE, al Canada, all'IRGC. In essenza, stiamo parlando della proverbiale “arte di fare affari” per cui Trump è famoso.

In secondo luogo, la volontà di Trump di lavorare insieme ai Democratici. L'obiettivo America First è effettivamente quello di mettere al primo posto dell'agenda politica il Paese, non le questioni personali o le paturnie personali. Molti Democratici, invece, hanno dimostrato di essere esclusivamente intenzionati a fare opposizione a qualunque cosa dica Trump. Infatti è stato esilarante vedere come cambiassero opinione in base alle dichiarazioni di Trump su qualunque argomento: il balletto tra sostenere una tesi e poi il suo contrario è stato uno spasso. Ripulire questo partito dal miasma globalista che l'ha catturato è uno degli obiettivi di questa amministrazione.

In terzo luogo, abbiamo l'attacco militare all'Iran pochissimi giorni prima le elezioni. Se davvero Trump è stato punito alle urne dal suo elettorato per la guerra in Medio Oriente, l'ultima cosa che avrebbe dovuto fare era esattamente quella che invece ha fatto. Infine, e più importante di tutti, il seguente pezzo del New York Post. Anche con il Congresso sotto il controllo dei Democratici, il potere di veto di Trump potrebbe impedire al partito Democratico di realizzare il proprio programma legislativo:

Con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca e la sua penna per il veto pronta all'uso, non riusciranno a far passare nessuno dei punti principali della loro agenda.
Tuttavia esiste un ulteriore problema:

Il suo stesso schieramento [del Partito Democratico] non gli permetterà di collaborare con Trump durante i suoi ultimi giorni alla Casa Bianca.
Il NyPo suggerisce che i Democratici potrebbero negoziare accordi su temi quali la produzione di energia, le leggi sull'immigrazione e la spesa pubblica. L'editorialista del NyPo prevede invece che il partito darà la priorità allo scontro:

Purtroppo, si limiteranno alle parole, senza compiere alcun atto concreto a favore dei propri elettori.
Infatti i Democratici potrebbero riaccendere battaglie divisive su questioni come l'immigrazione, la spesa pubblica, le politiche climatiche e la partecipazione di persone transgender agli sport femminili, arrivando potenzialmente a tentare un nuovo impeachment contro Trump. Tutti temi volti a rallentare o bloccare un'agenda concreta di rinascita della nazione. Il pezzo si conclude con un avvertimento che potrebbe rivelarsi profetico:

Ma è altrettanto probabile che finiscano per causarsi una sorta di “postumi della sbornia” destinati a durare anni, ricordando agli americani chi sono veramente.

Prima di arrivare alla mia tesi, però, aggiungiamo ulteriore contesto. Nel 2024 i Repubblicani hanno ottenuto un pieno controllo politico e un chiaro mandato dagli elettori... ma pensavate davvero che Trump avesse la maggioranza? Il SAVE Act non è diventato legge in due anni; il CLARITY Act nemmeno. Il Congresso, e in particolare il Senato, non ha fatto altro che ostacolare Trump, costringendolo a governare tramite ordini esecutivi provvisori. Questi ultimi hanno dato adito a lunghe battaglie legali contro giudici attivisti che non sono mai stati chiamati a risponderne. John Thune, ad esempio, ha lasciato che oltre 100 disegni di legge, già approvati dalla Camera, si arenassero al Senato. Per due anni, gli elettori repubblicani hanno chiesto a gran voce l'approvazione di una normativa a tutela dell'integrità elettorale, ma Thune si è opposto. Chuck Grassley si è rifiutato di eliminare quella prassi che consente ai senatori di bloccare le nomine giudiziarie nel proprio Stato, impedendo così la conferma di tutti i candidati di Trump alla magistratura. Meno del 20% degli ordini esecutivi di Trump è stato trasformato in legge. È stato il Congresso meno produttivo della storia.

E vogliamo parlare anche di Massie che già a suo tempo avevo identificato come agente sabotatore? Infatti non ha perso tempo e subito ha mosso i primi passi per legare le mani a Hegseth. Vi invito a leggere il seguente tweet per capire il motivo per cui i mastini devono essere sguinzagliati contro Hegseth.

Senza dimenticare altri sabotatori/infiltrati ostili come Marjorie Taylor Greene e i pastori del verbo di Bannon come Tucker Carlson.

Ecco la mia tesi quindi: la sostituzione della classe politica... su entrambi i lati.

Il GOP era pieno di RINO, McConnell non è stato ricandidato, la Murkowski è stata sostituita. Quelli che Trump “ha perso” non erano i suoi, mentre i candidati più sono MAGA e più vincono. La vera notizia è chi li ha sostituiti. In Texas, Talarico ha battuto Paxton con il 55%; in Michigan, El-Sayed è il primo senatore musulmano della storia americana. La componente Obama-Clinton non ha più il pallino del gioco in mano. Quanto all'impeachment: servono 67 voti al Senato e i Democratici ne avranno solo 54. Non basta.

Ovviamente il grado di difficoltà da qui in poi aumenterà, ma ce lo dovevamo aspettare visto che uno degli avvertimenti di Chatham House è sempre stato uno: i globalisti non sarebbero riusciti a sopravvivere a due mandati di Trump. Come accadde nel 1980-1982, timidamente però, Trump ora sta cambiando il sistema americano a livello strutturale e questo tipo di cambiamento non viene percepito subito dalla popolazione. Richiede tempo. Se hai un elettorato con un'alta preferenza temporale, la perdita delle elezioni è una certezza. Infatti è interessante guardare la mappa del voto sovrapponendola a quelle contee dove sono aumentate di più le tasse sulla proprietà. Non è un caso che io abbia dovuto ripetere più volte la storia del carry trade sullo yen e il modo in cui i globalisti/comunisti si finanziassero (es. rete mondiale di sinistra nel sottobosco degli stati), infatti la vera guerra è finanziaria. Un cambiamento strutturale a livello monetario è in atto e non è stato facile spiegarlo alla popolazione. E io parlo a un'audience che ha un po' di conoscenza di questi temi: immaginate parlarne con una che non ha idea di dove sia l'Iran sul mappamondo.

Infatti uno dei temi più esplorati nel mio ultimo libro, La Grande Riorganizzazione, è quello del carry trade sullo yen: prendere in prestito in una valuta che presenta interessi infimi (yen) e investire in asset con rendimenti maggiori (titoli americani). Il rischio è nella valuta ovviamente, nel caso specifico il rapporto tra YEN/USD deve rimanere quanto più costante possibile. Ma quello che vi spiego io è che esisteva una terza “gamba” in quello che è stato un carry trade “anomalo”. Una terza gamba che è servita a sostenere i fondi pensione europei, i welfare state europei e tutta quella pletora di investimenti che hanno caratterizzato lo stile di vita dei globalisti a Bruxelles e nella City di Londra. Questa terza gamba è stata la ragione per cui Bessent è intervenuto questa estate per stabilizzare lo yen, vendendo euro, e invertire la debolezza della valuta giapponese e dei titoli americani (situazione impossibile in un carry tade “normale”). Il cammino che ha condotto fino a oggi l'amministrazione Trump è stato costellato da blocchi e rallentamenti da parte della cricca di Davos/City di Londra affinché continuasse il controllo della curva dei rendimenti europei da parte della BCE. La manipolazione dei rapporti monetari EUR/YEN e EUR/GBP, tramite l'eurodollaro, hanno permesso alla Lagarde di far comprare tempo all'euro e ai bond europei. Tempo che non meritavano e tempo che è stato sottratto alla “Little Britain” e alla classe media americana. Scatenare una crisi questa estate sia in Giappone che negli Stati Uniti, rendendo il Regno Unito l'innesco: ecco qual era il piano della cricca di Davos/City di Londra. Trump, prima, e Bessent, dopo, hanno capito il copione. Infatti il primo ha proceduto attaccando l'Iran e il secondo, poi, ha trincerato la posizione della BOJ. È per questo che pochi hanno compreso i veri termini della vittoria degli USA all'indomani dell'attacco all'Iran e che invece sono ben spiegati nel Capitolo 8 del mio libro.

Per quanto si voglia far passare Trump per folle, è stato messo lì da poteri che contano, come Wall Street. Non è un caso che Dimon, ad esempio, abbia apostrofato i suoi amici democratici a New York come dei completi idioti. Scommetto, poi, che vi era sfuggita l'intervista a Dimon stesso al Club of Chicago, dove ha rimarcato l'importanza di tenere l'oro negli USA. Il Capitolo 7 del mio ultimo libro va a spiegarne il motivo. Il risultato delle elezioni di medio termine è ordini di grandezza inferiore in importanza rispetto a dichiarazioni simili, dato che denotano una linea di politica sottostante. Dimon incarna quella costola di Wall Street che s'è mobilitata per portare Trump laddove si trova adesso. E attraverso di lui ha impostato una linea d'azione che passa per le garanzie collaterali. Esse scarseggiano, soprattutto in UE, costretta a un colpo di stato in Polonia per mettere le mani sulle riserve auree della nazione. Quindi non ci sono elezioni che possano invertire quanto iniziato nel 2021 da Powell con quei 5 punti percentuali in su nel mercato pronti contro termine. Fannie/Freddie verranno rimosse dalla conservatorship; gli USA si riprenderanno il controllo su tutto lo spettro della curva dei rendimenti; Bessent sta ancora vincendo la guerra finanziaria. 

Poco è cambiato rispetto a prima, sarà più difficile, ma come detto in precedenza non si può fermare questo trend. Non scordiamoci che c'è l'incontro Trump-Putin-Xi alle porte. Una cosa che ho sempre pensato è che Trump sia un ottimo parafulmine affinché gli altri possano fare quel che devono fare e rendere le riforme impostate finora irreversibili da parte di un eventuale governo democratico post-2028. Certo, adesso il Congresso si scatenerà contro gente come Bessent e Hegset, ma da quello che abbiamo presento di recente da gente come la giornalista Applebaum, moglie di Sikorski Ministro degli esteri polacco, e la senatrice Slotkin è che tutto il fuoco si concentrerà su Trump.



Saranno mesi difficili e gli ordini esecutivi potrebbero essere invertiti, ciononostante i passi in avanti sono stati rimarchevoli: il MAHA, il canale di Panama tolto ai cinesi, Maduro e il petrolio del Venezuela, gli investimenti (es. Audi), la ratificazione dell'accordo con la Groenlandia, la partnership con l'Argentina e il prezzo/filiera della carne, il prosciugamento dell'eurodollaro, la fine del carry trade sullo yen, il riorientamento delle rotte petrolifere, la pace in Medio Oriente e il Board of Peace atto a superare le vecchie istituzioni di stampo inglese, la fine degli aiuti militari a Israele e la capacità dei Paesi in quella regione di districare da soli le proprie divergenze.

Quindi cosa cambia? Praticamente niente, a livello interno, praticamente tutto a livello esterno. Trump rimane la parte più affidabile con cui contrattare investimenti e accordi. Lo sanno i russi; lo sanno i cinesi. Ecco perché hanno lasciato a piedi l'IRGC e per estensione Parigi/City di Londra: ciò che hanno da offrire queste ultime due non può superare le offerte che invece possono essere presentate dall'amministrazione Trump. È facile da capire: le elezioni di medio termine non cambieranno il fatto che il mercato dell'eurodollaro continuerà a essere prosciugato e verrà sostituito da un sistema fatto di stablecoin ancorate ad asset reali. L'unico evento in grado di fermare tutto questo è una guerra civile, cosa che i Democratici e i loro burattinai a Bruxelles/Londra non riusciranno a scatenare visto che l'esercito e Wall Street sono dalla parte di Trump.

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